Cör, gli amori di Villa Artemisia di Martina Michelotti

Cör, gli amori di Villa Artemisia di Martina Michelotti

Cör, gli amori di Villa Artemisia è un libro di Martina Michelotti.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con l’autrice.

Salve Martina Michelotti, come nasce Cör, gli amori di Villa Artemisia?

Ci sono tante risposte possibili. Il romanzo nasce da un sogno di bambina (diventare una scrittrice) ed è parte di un percorso (diventare una brava scrittrice).
Ho coltivato il sogno con disciplina facendomi trasportare dal romanticismo che mi contraddistingue e che fa parte di questa storia.
Se dovessi scegliere una risposta, direi che il libro è nato perché desideravo creare un immaginario, e desideravo che fosse un luogo sicuro anche per chi lo avrebbe letto, un luogo di sogno eppure estremamente reale. Così sono nati il romanzo e l’universo raccontato in Cör,  gli amori di Villa Artemisia.

Cosa significa il titolo del suo libro?

Significa cuore in dialetto piacentino.

Come mai ha scelto un titolo così particolare?

Desideravo che il titolo fosse legato alla terra in cui il romanzo va in scena (la val Trebbia) e ho scelto questa parola perché il dialetto piacentino è una lingua che parla davvero di sentimenti.
Il Cör è caparbio e resiliente, ruvido, e allude all’esigenza di essere. C’è un’espressione: “Am piansa al Cör”, significa che si è esposti a un’emozione forte, che scuote il nostro mondo come un terremoto e ci cambia. Esattamente come fa l’amore, e il mio romanzo parla di quel tipo di amore.

Quando nasce la sua passione per la scrittura?

Le mie passioni per lettura e scrittura sono iniziate con la scuola elementare. A casa dei nonni, mi esercitavo a leggere sul quotidiano che arrivava ogni giorno e che si chiamava (e si chiama) Libertà. In casa mia, leggere il giornale era una faccenda da fare ogni giorno, leggere e sapere era importante. Perciò fin da bambina, in qualche modo i concetti di libertà, scrittura e lettura, si sono collegati e sono ancora il filtro che uso per approcciarmi al mondo: da allora nasceva in me la consapevolezza che la scrittura fosse un mezzo potentissimo, mi pareva una cosa difficilissima e una responsabilità. Ho pensato voglio davvero scrivere, leggendo i primi romanzi che ho amato: erano i romanzi di Licia Troisi, le Cronache del Mondo Emerso. Poi sono venuti Harry Potter, le Cronache di Narnia, tantissimi classici. Ci sono romanzi che hanno formato me come persona e la mia scrittura.

Crede che la scrittura possa essere definita una forma d’arte?

Questo non lo so, ma posso dire con certezza che la mia scrittura proviene dall’arte e ne è molto influenzata: sono una pittrice, un altro modo di esprimersi e filtrare il mondo con l’immaginazione. Tutto l’immaginario della mia scrittura nasce della seduzione per l’arte.

Come lega l’arte, la sensualità, la pittura, alla scrittura?

Per me sono modi di essere, comunicare e di raccontarci agli altri. Ci sono sensazioni che sono intime e collettive, semplici eppure complesse, antiche e contemporanee di cui mi interessa raccontare, per esempio a proposito del rapporto con la natura o del sentire femminile, non conosco altri modi di raccontarle se non dipingere o scrivere, e mi piace leggerle in un libro o in un quadro.

Qual è stata la parte più difficile da scrivere?

La parte in cui Iside scopre la verità sulla sua famiglia, in cui Rosa scopre la vera identità di suo fratello, e la relazione tra Geremia e suo padre, che cambierà la vita di Rosa.
Ci sono tradimenti e perdoni, amori condivisi: il mondo di ogni personaggio cambia e si scontra con quello degli altri, ognuno ha a che fare con il passato e con il futuro.
È stato difficile rappresentare, con taglio cinematografico, diverse forme d’amore e relazioni familiari nella loro complessità, nella loro intimità e nel loro svolgersi.
Cör è un intreccio di diverse storie che coinvolgono più generazioni (quella di Rosa, dei suoi fratelli e dei suoi genitori, di Iside e della sua famiglia), ma è anche un incrocio di generi (romance, romanzo di formazione, c’è un mistero da svelare, ed è una storia queer).
Volevo che parlasse di vita, che scorresse con la stessa familiarità, pur seguendo le regole della scrittura.

Perché i lettori dovrebbero scegliere Cör, gli amori di Villa Artemisia? 

Uno dei messaggi di Cör è che una persona può essere romantica (e credere nei propri sogni), e allo stesso tempo estremamente consapevole.
Rosa, la protagonista, vive un percorso.
Si immerge nel primo amore (i primi amori) e nelle esperienze legate all’orientamento sessuale e all’autodefinizione; allo stesso tempo, acquisisce consapevolezza del mondo, si scontra con le aspettative sul corpo delle donne, l’ansia di definire sé stessi e il proprio futuro, le guerre passate (la storia della sua terra, la val Trebbia) e presenti, l’importanza dei diritti, la capacità di perdonare.
In questo romanzo, Rosa ha diciassette anni e si forma come persona, e credo che la formazione come persona non finisca mai, tutti ogni giorno cresciamo, ci miglioriamo. Io spero che Cör sia vissuto come un viaggio e che i lettori, leggendolo, si sentano a loro agio in questa avventura.

Ringraziamo l’autrice Martina Michelotti per aver risposto alle nostre domande. 

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