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Eroica Fenice

Riflessioni culturali

Riforma goldoniana: la rivoluzione del Teatro

La Riforma goldoniana è un importantissimo progetto teatrale promosso da Carlo Goldoni, uno degli autori più fecondi della letteratura italiana –oltre centosessanta titoli- mossi dall’intento di rivoluzionare la commedia tradizionale. I tratti più significativi della Riforma goldoniana Innanzitutto la Riforma goldoniana si oppone alla cosiddetta Commedia dell’arte, rivolta ad un pubblico ampio e finalizzata esclusivamente al divertimento; tale Commedia si basava su schemi fissi, predefiniti, spesso ritenuti banali, con forme di comicità volgari e grossolane. L’intento principale di Carlo Goldoni e della Riforma da egli promossa, fu quello di correggere i caratteri errati della Commedia dell’arte. Superare quella standardizzazione era di fondamentale importanza, soprattutto per dare valore ed identità al teatro, rivoluzionandolo. Ovviamente il cambiamento proposto da Goldoni avanzò in modo graduale, per far sì che il popolo, gli spettatori si abituassero a qualcosa di nuovo, sconosciuto. Quali furono le principali novità? Goldoni innanzitutto abbandonò il canovaccio, un breve riassunto della trama, partendo dal quale poi, gli attori si trovavano ad improvvisare la trama. A sostituirlo il copione, un testo scritto, in cui erano riportate integralmente le battute che l’attore doveva imparare a memoria. Altra novità importante riguardò le maschere tipiche della Commedia dell’arte, sostituite da personaggi veri, psicologicamente definiti, nati grazie alla reale osservazione della società. Sparirono i ben conosciuti personaggi stereotipati, che il pubblico era abituato a vedere in scena; tra questi Pulcinella, Arlecchino. Un altro aspetto profondamente rivoluzionato, nell’ambito della Riforma goldoniana, riguarda il linguaggio. Anch’esso infatti, si basò sull’esigenza di realismo propinata da Goldoni, ossia all’intento di rendere quanto avviene sulla scena, quanto più collimante con la realtà e dunque con la vita reale. Una lingua chiara e semplice, senza mai scadere nella volgarità, e nel gergo. “Il teatro deve essere apprezzato da tutti”, e quindi non solo dai ceti bassi, ma anche dai borghesi. Man mano prenderà piede sempre più il dialetto veneziano, lingua d’arte, usato soprattutto nell’ultima fase della produzione goldoniana. In tal senso, si spiega anche la scelta dei personaggi; essi derivano direttamente dalla realtà nella quale Goldoni vive, la realtà storica della Serenissima, governata dall’aristocrazia, fortemente osteggiata. La classe sociale che l’autore sceglie nell’ambito della propria Riforma è la borghesia, ritenuta valida, l’unica in grado di governare Venezia e nei confronti della quale Goldoni nutre una profonda stima. Ricordiamo che a Venezia il teatro era molto radicato, sia per la presenza di sale sia per le compagnie che vi lavoravano. La Riforma goldoniana infatti, non intende solo modificare un genere letterario ma piuttosto “rivoluzionare” seppur gradualmente, lo spettacolo, intervenendo direttamente su esso e sui rapporti con il mondo esterno, con la società. Per Goldoni, il teatro è una sorta di impresa commerciale che deve obbedire a determinate “leggi di mercato”, provando a soddisfare i gusti e le richieste del pubblico. Per quanto concerne i contenuti, profondamente collegati al linguaggio scelto, Goldoni costruisce dialoghi non fondati su battute autosufficienti, ma basati sull’interazione comunicativa, proprio come avviene nei reali. La Riforma goldoniana prese il via con la celebre opera intitolata “Momolo cortesan”, una commedia […]

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Libri

Pausa caffè con gatti: il nuovo romanzo di Charlie Jonas

Pausa caffè con gatti è il nuovo romanzo di Charlie Jonas edito da Garzanti. L’autore tedesco Charlie Jonas, nella stesura del suo amabile romanzo, si è ispirato a qualcosa che realmente esiste; in una libreria del Canada, è infatti possibile comprare libri e adottare gatti. Qualcosa di estremamente dolce e tenero al tempo stesso; cultura e amore insieme. Trama e curiosità “Si aggirano furtivi tra i tavolini, dormono sugli scaffali, usurpano le sedie più comode. Sono loro i veri padroni della caffetteria più famosa della città: i gatti, come la dolce Mimi. Sarà forse per questo che proprio lì, in quel luogo, si susseguono avvenimenti straordinari. Ascoltando il suono delle fusa, dolce melodia, tutto sembra più facile, ogni scelta meno difficile, ogni errore meno irrimediabile. Perché tutti hanno ostacoli da superare e scuse da fare, ma i gatti possono aiutare a trovare il coraggio di cambiare”. La narrazione inizia con la vicenda di Susan, una signora che ha sempre vissuto in Germania e che dopo la morte del marito ha preferito non viaggiare più. Un delicato intervento chirurgico al quale dovrà sottoporsi si tramuta in occasione di viaggio. La donna sceglie Ischia, isola del Golfo di Napoli, come destinazione della propria vacanza. La ben nota “ isola verde “è descritta con qualche stereotipo che probabilmente non tutti condivideranno, possiamo dire che l’autore ne sottolinea le sembianze “all’italiana”, ma ciò è solo un dettaglio e non influirà sulla storia vera e propria. Tuttavia, la digressione sul viaggio di una delle protagoniste, permetterà evadere dall’immagine standardizzata dell’ambientazione unica che spesso contraddistingue tanti romanzi, e si configura come una nota di freschezza per Pausa caffè con gatti. La Signora Susan decide dunque di viaggiare, inizialmente per poco tempo, e poi dilatando sempre più i giorni di vacanza. Decisa più che mai, l’unico “problema” è Mimì, il suo gatto, dalla quale non si è mai allontanata. Il gatto, che diventerà il fulcro dello splendido romanzo, sarà affidato alle amorevoli cure di Leonie, proprietaria di una caffetteria. Grazie alla presenza di Mimì, alle fusa che dispensa a tutti, senza pensarci troppo, alla tenerezza del suo sguardo, alla morbidezza del manto che avvolge il suo corpo, la caffetteria diventerà un luogo magico, amato e ben voluto da tutti. Un luogo dove nell’aria si respira amore, all’interno del quale ogni cosa si tinge di semplicità. Mimì diventa, pagina dopo pagina, il gatto di tutti, e la sua presenza stravolgerà la vita delle tre protagoniste del romanzo. Pausa caffè con gatti: amare incondizionatamente il proprio amico a quattro zampe Charlie Jonas sottolinea l’importanza di avere con sé un animale, in questo caso un gatto, che dona amore incondizionatamente. Convivere con un animale non è semplice, occorre assumersi delle responsabilità, che saranno poi ripagate incommensurabilmente, grazie al rapporto speciale che si crea con i propri amici a quattro zampe. Proprio su ciò verte il romanzo intitolato Pausa caffè con gatti. Le protagoniste, grazie ad uno stile scorrevole e semplice, senza artefatti, vivono la quotidianità con tutto ciò che essa […]

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Culturalmente

Guerra e pace di Lev Tolstoj: la storia che si affianca alla realtà

Guerra e pace è un romanzo di Lev Tolstoj, scritto tra il 1863 e il 1869, considerato da molti il più grande romanzo storico dell’Ottocento. Lev Tolstoj è uno dei più grandi autori di tutti i tempi, sicuramente tra i più celebri scrittori russi. L’autore, sul quale ancora oggi si dibatte, provò a convincere nelle ultime pagine di Guerra e Pace, uno dei suoi capolavori, che i cosiddetti “grandi uomini, in realtà non contano niente”. Guerra e pace: un romanzo che oltrepassò i confini Lev Tolstoj iniziò a scrivere il suo romanzo molto presto, a trentacinque anni. La personalità, già perfettamente delineata, e quell’ideologia che ammaliò i lettori dell’illustre romanzo, nascono dalla capacità dello scrittore di infondere nel proprio romanzo una forte maturità, accostata ad una altrettanto forte capacità d’introspezione psicologica. Guerra e Pace s’inserisce in un contesto storico importantissimo, tant’è che l’opera diventò una vera e propria epopea caratterizzata da due concetti chiave (utili a comprendere meglio il fitto tessuto narrativo del romanzo). Uno degli aspetti primari, notevolmente importante, è basato sulla convinzione che “La storia non è fatta dai grandi condottieri (tra i quali Napoleone, descritto con parole non propriamente floride) ma da gruppi di individui, ossia il popolo, ma anche i ricchi, i nobili, gli umili, i generosi, i sognatori“. Le prime edizioni di Guerra e pace, furono pubblicate a partire dal 1865, sulla rivista Il Messaggero russo, ma due anni dopo, l’opera, immensa in bellezza e testo, aveva già rotto gli argini, oltrepassando i confini letterari, diventando qualcosa di grande ed ambizioso. Sicuramente con Guerra e Pace si delinea la grandezza di Lev Tolstoj, che si contrappone per certi versi alla grandezza ideologica che lo caratterizzava, sulla quale ancora oggi gli storici si soffermano. L’intento dello scrittore russo apparve subito chiaro: sconfessare l’ideologia romantica della guerra, stravolgendo le gerarchie ideali esistenti, fornendo una versione caricaturata dei personaggi. Napoleone Bonaparte: secondo Tolstoj un condottiero vanitoso e stratega Tra i vari personaggi storici presenti nell’opera, grande rilievo (non propriamente in chiave positiva) fu data a Napoleone Bonaparte, colpevole di credere d’essere l’artefice del proprio destino, descritto come un bambino che sopra ad una carrozza si crede il conducente. Ricordiamo che il condottiero venne ritratto sul campo di battaglia di Borodino, in Russia. In quell’occasione, nonostante la vittoria, l’esercito francese subì gravissime perdite. Nel romanzo, ogni aspetto di relativo a Napoleone Bonaparte, è annotato da commenti di vari autori: tra questi Nikolaevich che sottolineò il contrasto tra la nullità dell’imperatore e la sua autostima sopravvalutata. All’interno del romanzo, si configura l’immagine del popolo russo, ben distinto dalle personalità storiche, che si muove all’unisono, senza pianificazione, strategie, con una visione funzionale che gli consente di trasformare la guerra in un evento glorioso. Il popolo russo e Napoleone Bonaparte, sono due aspetti rilevanti del romanzo, poiché permettono di distinguere tra personaggi storici e personaggi umani, ben delineati da Tolstoj. Il mondo storico permette di dare una configurazione storica alla trama, mentre il popolo sottolinea l’agire umano, la verità, senza artefatti, e dunque la morale. […]

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Musica

Giacomo EVA presenta il suo primo Ep: Sincero

Giacomo EVA, cantautore italiano, presenta il suo primo Ep intitolato “Sincero”, già disponibile in tutti gli store digitali. L’ artista ha partecipato a programmi di fama nazionale come XFactor e AMICI, è autore, tra gli altri, di Dear Jack e per Francesco Renga nel 2019 firma “Aspetto che torni” in gara al Festival di Sanremo. Tra i brani che compongono l’Ep, “Azzurro scontato”, in cui suoni melodiosi accompagnano la canzone, mentre la voce dell’artista, quasi come se stesse sussurrano, dà forma concreta a tutto, armonicamente. Voce e pianoforte si alternano in un “abbraccio forte e stretto” così come canta Giacomo EVA; un abbraccio musicale che arriva dritto al cuore con semplicità, grazie a parole che lasciano il segno e teneramente parlano d’amore. Un amore sognato, che si palesa attraverso le parole che compongono il testo di “Azzurro scontato”. Squarci di realtà, parole brevi e perfettamente collimanti, brandelli di vita, esistenza, pezzi di sè, dolore, paura, invincibile voglia di cure e silenzi: tutto converge verso un amore sognato. L’ amore sopra tutto e tutti; al di là di ogni possibile insufficienza quotidiana, lontano da tutte le tessere di un’esistenza a tratti difficili, logorante ma al contempo bella per altri aspetti. A chi non capita di vivere un momento di ansia, anche solo per una banalità che causa preoccupazione in noi? L’ansia, purtroppo oggigiorno è una costante e riguarda un po’ tutti. “Cara ansia”, altro singolo contenuto nell’Ep, è un brano che emoziona ad ogni nota. Giacomo EVA canta l’irrefrenabile voglia di vivere semplicemente, senza ricordi inquinati dall’ansia, che a volte toglie il fiato. Uno stato d’animo, una lettera rivolta a sé stesso. L’autore e cantate Giacomo EVA rivela di non aver timore a parlare del modo in cui combatte contro quel mostro chiamato “ansia” attraverso le proprie canzoni. “Solo che vorrei un pò di giorni senza che poi tu ritorni” riassume l’essenza del brano, meravigliosamente vero e tristemente realistico, che sembra accomunare tante… tantissime persone.  “I miei regali” è un brano che rappresenta un vero e proprio atto di sincerità da parte del celebre artista. Una canzone intrisa di sinfonie perfettamente accordate tra loro; nota dopo nota tutto si trasforma in emozione, scuotendo l’anima di chi ascolta. Giacomo EVA, autore che si identifica e che si contraddistingue per le varie sfaccettature che caratterizzano la sua musica, ha scritto un testo all’interno del quale un amore precario si fa spazio contro ogni uragano, trionfando grazie alla bellezza dei sentimenti. Sicuramente il timbro e la voce soave del cantautore aiutano a lasciarsi travolgere dalla melodia dei suoi brani. Due elementi fortemente caratterizzanti, che confluiscono in canzoni nelle quali è possibile riconoscersi. “Sincero”, oltre ad essere il titolo dell’Ep, è anche un brano ivi contenuto; ascoltando la canzone, ci si accorge che voce e pianoforte si alternano in una commistione perfetta. Il brano, dal sapore retorico e metaforico, così come gli altri, è un modo attraverso il quale Giacomo EVA racconta come un amore potrebbe guarire una malattia d’amore. Non è un gioco di parole, può sembrarlo, ma in realtà […]

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Libri

Il segreto di Mr Willer: il nuovo romanzo di Chicca Maralfa

Il segreto di Mr Willer è il nuovo avvincente romanzo dell’autrice Chicca Maralfa, edito da Les Flaneurs Edizioni. Trama e caratteri della narrazione “Mr Willer è uno spregiudicato conduttore di successo su Twitch, con ben quattro milioni di follower. Il suo comportamento spesso sopra le righe e a tratti strano ha fatto di lui il più importante opinionista nazionale della rete. Babilonia, il suo canale web, è un prodotto unico. Mr Willer, con prontezza diabolica e arguta saccenza, va costantemente alla ricerca del peggio, scavando a fondo, amplificando notevolmente la risonanza dei temi trattati, scatenando disordine e scombussolando gli equilibri. Ma come spesso accade, ben presto l’uomo si troverà a fare i conti con qualcosa di inaspettato, ossia con le conseguenze delle proprie azioni. Non è una notte qualunque a Milano quella in cui il pubblico ministero Roberto Natali si troverà a indagare su Mr Willer, in un clima torbido che metterà in discussione l’esistenza dell’uomo”. Un libro estremamente coinvolgente, un giallo, all’interno del quale improvvisamente qualcosa o qualcuno irrompe a destare scompiglio. Il lettore sarà travolto da tutto ciò, da una trama piuttosto intricata, che porta con sé i caratteri ed i misteri propri di un personaggio apparentemente imbattibile. I due personaggi principali sono descritti con attenzione e con forte precisione, sembra quasi di poterli prefigurare nella propria immaginazione. Leggendo, capitolo dopo capitolo, questi ultimi prendono forma grazie ad un “corpus narrativo” degno dello stile cui appartiene il romanzo. Mr Willer ed il sostituto Procuratore Natali costituiscono l’asse portante di un libro che lascia senza fiato. Tutto è al proprio posto, tutto collima, nonostante la narrazione sia densa di misteri ed interrogativi sparsi qua e là. Il segreto di Mr Willer – un romanzo dal forte spessore narrativo I temi trattati sono tanti e ben inseriti all’interno di ogni capitolo, tra scelte, azioni, vita quotidiana, notizie false, successo, spregiudicatezza e solitudine. Il successo che contraddistingue Mr Willer non lo rende invincibile, anzi; l’indagine che lo vede coinvolto mette a nudo gli elementi più intimi del suo essere. È proprio questo aspetto che dona una nuova “veste” al romanzo, una configurazione che lo allontana leggermente dallo stile giallo. La vicenda si colora di vari tasselli ma la linearità del libro permette di leggere rapidamente ciò che accade, al passo con la narrazione, basata su un linguaggio semplice e non troppo pretenzioso. Uno degli elementi che sicuramente sorprenderà il lettore è la “doppia anima” di Mr Willer, che verrà fuori pagina dopo pagina. Il protagonista è lo spregiudicato, quanto omofobo, cinico, insopportabile speaker radiofonico che ama ascoltare la propria voce, come un narcisista senza tempo ma è anche altro. Scoprirlo grazie all’abile penna dell’autrice sarà inevitabile e lascerà senza fiato. Non è tutto come sembra. Nulla, nessuna cosa è lasciata al caso. Non c’è niente che non confluisca in qualcosa di spiegabile. Misteri, suggestione, indagini, ma anche connivenza e convivenza di tanti segreti costituiscono e costellano l’avvincente ed interessante romanzo, catapultando il lettore in una serie appassionante di riflessioni e considerazioni. […]

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Libri

La bambina venuta dalla foresta: il nuovo romanzo di Glendy Vanderah

La bambina venuta dalla foresta è il nuovo romanzo di Glendy Vanderah, edito da Newton Compton. Si tratta di un libro che sta riscuotendo una grande fama mondiale, tradotto in ben quattro lingue. Trama e presentazione del romanzo Con il cuore a pezzi per la perdita di sua madre, Joanna Teale decide dedicarsi nuovamente ad una delle sue passioni, ossia la ricerca universitaria sugli uccelli che nidificano nelle foreste dell’Illinois. Una sorta di sfida con se stessa, con la quale dimostrare che un ostacolo non può fermarla. La protagonista si getta a capofitto in questa nuova ed interessante impresa, che però viene improvvisamente interrotta dall’apparizione di una misteriosa bambina, che si presenta alla sua porta a piedi nudi e coperta di lividi. La piccola afferma che il suo nome è Orsa, e dice di essere stata mandata dalle stelle per assistere a cinque miracoli. La trama è ricca e suggestiva, misteriosa e fantasiosa al tempo stesso, nulla è lasciato al caso: parola dopo parola, pagina dopo pagina, il mondo reale, spesso doloroso e difficile da comprendere, si mescola con qualcosa di estremamente straordinario, ispessendosi di significato e bellezza. Jo e Orsa, le due protagoniste, sono due essenze segnate da cicatrici e dolori. Jo in cerca di dimostrare a tutti e a se stessa che, nonostante tutto, al di là del dolore, può ancora vivere in modo normale; dal canto suo, Orsa, alla ricerca di miracoli e meravigliosamente ammaliata. La bambina venuta dalla foresta è un libro molto interessante, profondo, che tocca gli angoli più nascosti del cuore, riuscendo a tenere alta l’attenzione. Con stupore, meraviglia e anche un alone di mistero, la protagonista “accompagna” il lettore in un vero e proprio viaggio esistenziale e personale, costituito da tanti tasselli, uno diverso dall’altro. Tutto confluisce in una narrazione ricca di elementi di risonanza, belli e a tratti tristi. La protagonista darà prova della propria forza dopo la perdita della mamma. Il dolore che prova non ferma il suo lavoro di etologa a contatto diretto con la natura, nella quale si immerge senza remore. Tanti i temi trattati, di notevole spessore, sui quali l’autrice si sofferma con una particolare sensibilità, che arriva dritta fino al lettore. Toccare i cuori e al contempo accarezzarli non è facile, e farlo attraverso le parole ancor meno. In questo riesce bene Glendy Vanderah in un romanzo che sprigiona emozioni, ammaliando e alimentando ragionate riflessioni di forte spessore. L’impasto linguistico che l’autrice crea, ha la capacità di descrivere ed identificare in modo coinciso e chiaro i luoghi ed i personaggi dello splendido romanzo, coinvolgendo emotivamente ma anche razionalmente, il lettore. È un po’ il “miracolo della scrittura”, così come il quinto miracolo con il quale familiarizza il lettore, scorrendo tra le pagine del romanzo. Ovviamente il finale sarà tutto da scoprire, ma presenta delle ottime premesse.   Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Libri

Il falso manoscritto: il nuovo romanzo di Jesùs Valero

Il falso manoscritto è il nuovo romanzo dell’autore Jesús Valero edito da Newton Compton Editori. Trama del romanzo e breve sinossi Mentre lavora al restauro di un’antica chiesa di Donostia, Marta Arbide ritrova un manoscritto antico celato dietro ad una falsa parete. È il diario di Jean de la Croix, un monaco medievale al quale, mille anni prima, fu affidata la missione di portare al sicuro una misteriosa reliquia, nascondendola ai sicari che, per ordine di papa Innocenzo III, volevano impossessarsene. Il contenuto di quelle pagine è così sconvolgente che Marta decide di far luce sulla storia di Jean, aiutata nelle ricerche da un sacerdote dal passato oscuro, Inigo Etxarri. Dalla ricerca di indizi, e con numerosi (forse troppi) interrogativi, nascerà un viaggio attraverso i secoli, che condurrà i due personaggi cardine del romanzo, fino all’anno trentatré, a poche ore prima della morte di Gesù. Un viaggio di parole, fatto di misteri e tanti dubbi, accompagnerà il lettore sin dalle prime pagine. Chiese, antichi tasselli del passato, elementi di via quotidiana, costellano la ricca ed avvincente narrazione, facendo luce su scorci di inesorabile bellezza, avvolti in una densa nube di mistero: tutto ciò condurrà il lettore in un’epoca storicamente lontana, ma ricca di mistero e suggestione. Il falso manoscritto: mistero e suggestione La lettura de Il falso manoscritto è dinamica: la trama, abilmente costruita su fatti storici e personaggi ricchi di pathos, rende tutto particolarmente misterioso. Facile la comprensione del testo, che si snoda tra periodi storici (essenzialmente tre) molto diversi tra loro. Tale caratteristica però, non costituisce affatto un problema, anzi: gran parte degli elementi di vivacità del romanzo, infatti, sono dati dai tasselli e da quanto appartiene e contraddistingue, identificandole, le varie epoche storiche. Un oggetto misterioso, riesce a dare vita ad una serie di intrecci ed interconnessioni, ma anche a varie “coincidenze” di carattere storico e non storico, che accompagnano in una lettura diversa dal solito. Il falso manoscritto può essere definito un thriller di ambientazione storica, adatto non solo a chi ama il genere, ma perfettamente adattabile ai gusti di tutti. Il falso manoscritto sollecita la curiosità del lettore, proponendo un intreccio essenziale ed utilizzando il ragionamento come “metodo d’indagine”: pagina dopo pagina, si prosegue in modo imprevedibile, per provare a scoprire la verità su un oggetto misterioso. Si può sicuramente dire che nulla è lasciato al caso, nemmeno il finale, probabile preludio di un secondo libro. Ma soprattutto, quell’oggetto tanto ricercato, potrebbe semplicemente non esistere ed aver suggestionato, con un forte velo di curiosità, i protagonisti. Sicuramente un romanzo dalle tante facce, definibile quasi “tridimensionale”. Il binomio perfetto tra storia e realtà, al quale però si aggiunge un terzo fattore, il mistero. Attraverso i dialoghi fra i personaggi (non solo quelli principali) e le ambientazioni sembra quasi di calarsi nelle epoche storiche visitate nel tempo. Un romanzo, Il falso manoscritto, che potrebbe rivoluzionare la storia della chiesa, così come potrebbe certamente cambiare la visione di quanti credono di non amare il genere.   Immagine in evidenza: […]

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Libri

I giorni più belli: il romanzo d’esordio di Giancarlo Melosi

I giorni più belli è l’avvincente romanzo d’esordio di Giancarlo Melosi, edito da Newton Compton Editori. Trama de “I giorni più belli” di Melosi “La famiglia Di Segni è una delle molte famiglie che abitano a Roma, nel serraglio degli ebrei, dove la sera si chiudono i cancelli e nessuno può più entrare né uscire. Michael, nonostante la giovane età, è un ottimo capofamiglia; è un cerusico, specializzato nella cura delle malattie curabili con elementi naturali, ma, a causa delle pesanti difficoltà economiche, vive in una casa fatiscente insieme alla moglie Ruth e la loro piccola Ariela. Un giorno, Michael viene convocato dal banchiere Agostino Chigi detto il Magnifico, da tempo affetto da una patologia che non gli dà scampo, tormentandolo giorno e notte. Il potente e ricco mecenate vive nel fasto di Villa Chigi con la moglie Francesca Ordeaschi, ex cortigiana, e pur di guarire è disposto anche ad ignorare che il giovane sia ebreo”. Si comprende quasi subito che in realtà, all’interno di quel serraglio, con tantissime persone ammassate, le cose non andavano bene. Il lettore, sin dalle prime pagine, ascolta pianti della piccola protagonista, Ariel, figlia di Michael, affamata. Un romanzo affascinante, in una Roma antica, ai tempi di Michelangelo e Raffaello, una città affascinante all’interno della quale una famiglia ebrea lotta contro i pregiudizi e le maldicenze di una società nefasta. Un mondo nel quale gli ebrei non possono vivere liberamente in una quotidianità pullulante, dinamica, vivace che, però, la famiglia protagonista dell’interessante romanzo intitolato “I giorni più belli” non può vivere. “Bastarono pochi minuti per arrivare a destinazione”. Così si legge in un passo di questo intenso romanzo: in realtà, tale frase, apparentemente semplice, esprime pienamente un concetto importante che richiama un parallelismo nel libro. In pochi minuti si comprende la grandezza narrativa dell’autore Giancarlo Melosi che, con grande padronanza linguistica, riesce a descrivere luoghi, personaggi, dinamiche interpersonali, quotidianità, storie. I giorni più belli: riflessione su ciò che è stato Sicuramente si tratta di un libro fluttuante e in perenne evoluzione, realistico, terribilmente vero. La lettura spesso lascia senza fiato, soprattutto per le tante informazioni in ciascun capitolo, ognuno con un titolo fortemente eloquente. L’esperienza degli ebrei, in questo caso “al Serraglio”, è certamente di fondamentale importanza per comprendere la fitta trama, apparentemente semplice, ma in realtà notevolmente acuta. Le vicende che coinvolgono il protagonista rappresentano il fulcro strutturale e tematico del romanzo, il vettore compositivo che orienta la lettura, scatenando innumerevoli emozioni e riflessioni. L’autore Giancarlo Melosi, riesce a trasmettere lo spirito proprio dei protagonisti, ma anche le relative condizioni sociali (piuttosto precarie) attraverso dettagli realistici, mescolando realtà ed invenzione. I giorni più belli è un romanzo con una forte identità storica, che accompagna il lettore in descrizioni accurate tra vita quotidiana, ingiustizie e tasselli apparentemente mancanti che si congiungono in un finale che sicuramente sorprenderà.   Immagine in evidenza: www.newtoncomptoneditori.com

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Libri

Blu, il nuovo romanzo di Giorgia Tribuiani

Blu è il nuovo romanzo dell’autrice Giorgia Tribuiani, edito da Fazi Editore. Trama “Blu è in realtà Ginevra, una diciottenne intrappolata in un circolo vizioso fatto di scaramanzie e rituali ossessivi. La ragazza è fidanzata, ma in realtà proprio quell’amore lei non riesce a sopportarlo e, divorata dai sensi di colpa, non lascia quella persona. L’unico suo vero amore è nei confronti dell’arte, con e attraverso la quale riesce ad esprimersi pienamente, senza nascondersi, oscurando qualsiasi mania o gesto ripetitivo”. Blu è blu, ma in realtà non lo è. Ha diciassette anni ma in realtà ne potrebbe avere anche otto. È una giovane donna, ma anche una bambina. “Questo” o “quello” non esistono: convivono, in un romanzo estremamente interessante e scattante. Piano piano il lettore imparerà a conoscere Blu, personaggio fuori dal comune, non semplice da capire, raccontato in seconda persona da qualcuno di cui non si conosce l’identità. Il libro può essere definito un vero e proprio “romanzo di formazione”, magari di difficile comprensione, almeno nei primi capitoli. Blu: un romanzo il cui filo psicologico è simile alla narrativa di Italo Svevo Sicuramente occorre una buona dose di concentrazione nella lettura, forte attenzione ad ogni minimo dettaglio, descrizione, frammento; solo così si riuscirà a progredire insieme alla protagonista del romanzo. Ricordiamo che uno dei dogmi su cui pone le basi il “romanzo di formazione” è quello della crescita personale di uno o più personaggi, attraverso il superamento di varie prove. Possiamo sicuramente dire che per il lettore accade una cosa simile: inizialmente Blu sembrerà un libro un po’ fuori dagli schemi, inusuale. Però la narrazione, pagina dopo pagina, troverà un proprio senso, insieme alla protagonista principale che vivacizza il tessuto narrativo. Leggendo Blu, viene fuori un vero e proprio universo artistico, quasi pittorico, all’interno del quale la protagonista, seppur con manie e fisime, si muove con leggiadria. Al contempo questo elemento si mescola alla visione femminile, o meglio, verso uno stile poetico femminile. È come se l’autrice si sdoppiasse per raccontare i disturbi di Blu, che magari alla fine del romanzo sarà chiamata in un altro modo, o assumerà un’altra dimensione personale. Un anelito di mistero e suggestione, abbraccia le parole del fitto romanzo, grazie alla bravura dell’autrice Giorgia Tribuiani. Raccontare i problemi di una ragazza la cui mente è piena zeppa di ossessioni, non è semplice. Comprenderli ancora meno. Potrebbe però accadere che proprio una narrazione, così ricca e vivace e così contrastante e a tratti dilaniante, risulti utile a chi soffre di una patologia simile, fungendo da supporto o conforto. Alla maniera di Italo Svevo, potremmo dire, l’autrice ripercorre cosa si nasconde dietro a quei gesti ossessivi, ripetitivi, ostinatamente perfetti. Così come ne La Coscienza di Zeno, in Blu si evidenzia una condizione psicologica che non ha una propria dimensione, strana, ma al tempo stesso affascinante, che si pone al limite tra passato, presente e un futuro incerto. Blu è tutto ciò: l’identità di una ragazzina appassionata d’arte, ripetutamente sbilanciata, afflitta da un disturbo di cui è […]

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Culturalmente

La Teoria della finestra rotta: studio sulla criminalità

La Teoria della finestra rotta è uno studio di carattere criminologico, secondo il quale i segni chiari del crimine, ma anche del comportamento antisociale e dei disordini civili, creano un ambiente urbano che incoraggia ulteriormente criminalità e disordine. Teoria della finestra rotta: gli ambienti degradati favoriscono la criminalità L’importante Teoria fu introdotta nel 1982 in un articolo basato sullo studio delle scienze sociali e demografiche a cura di James Q. Wilson e George L. Kelling. Cosa succede se si rompe un vetro di una finestra di un edificio (seppur fatiscente) e non viene riparato? La conseguenza è che probabilmente presto saranno rotti anche tutti gli altri. Lo stesso concetto può essere applicato alla società, o meglio, ad una comunità. Se quest’ultima presenta segni di disfacimento e degrado, senza che nessuno agisca, lasciando che tutto vada nel verso sbagliato, si genera criminalità. Prima dell’affermazione e lo sviluppo della tesi vera e propria, furono numerosi gli esperimenti e condotti sul campo soprattutto in America, e anche le ipotesi susseguitesi nel tempo. Diversi studi scientifici e di tipo psicologico, avvalorano la teoria della finestra rotta. È stato infatti sottolineato che un esempio di disordine, come ad esempio i graffiti o i rifiuti, può incoraggiarne altri come, ad esempio, il furto, o altri reati più gravi, dunque atteggiamenti inclini alla criminalità. In realtà, la teoria della finestra rotta, stabilisce che non sono gli ambienti in sé a determinare un atteggiamento di tipo criminale, ma la presenza in questi luoghi, di elementi “deleteri”, “fuori dal comune”, da emulare. In questo senso tutti quei fattori di degrado urbano e disfacimento e disordine sociale, contribuiscono e talvolta peggiorano la situazione, configurandosi come elementi da seguire ed imitare. La Teoria della finestra rotta ha sempre affascinato gli studiosi di ogni parte del mondo e ancora oggi ci si interroga sui vari fattori scatenanti, per provare a capirne di più e sulle considerazioni (opinabili e soggettive) che da essi scaturiscono. Nel corso del tempo sono stati condotti esperimenti di vario tipo, proprio per provare a capire bene in cosa consista tale Teoria. Uno degli esperimenti principali riguarda un parcheggio di biciclette accanto ad un recinto con un vistoso avviso “No Graffiti”. Ad ognuna delle biciclette parcheggiate viene appiccicato un volantino, in modo tale che il proprietario debba rimuoverlo per usare la bicicletta.  Se sul recinto non vi sono graffiti, il 33% getterà a terra il volantino; ma se invece vi sono graffiti, la percentuale salirà al 69%. Questo è solo uno degli esperimenti condotti, ma anche gli altri sono svolti su questa falsariga, alternando comportamenti corretti, moralmente e socialmente giusti, in luoghi degradati. Sicuramente si tratta di “prove sociali” basate su una forte impronta di tipo psicologico, oltre che comportamentale. Gli atteggiamenti di violenza e criminalità, secondo i due studiosi che svilupparono la Teoria della finestra rotta, creano un circolo vizioso, all’interno del quale le persone si dividono in due categorie: coloro che decidono di sottostare al sistema e quindi subiscono e coloro che invece ne fanno parte. In questo […]

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Culturalmente

Il carnevale degli animali: la celebre opera di Camille Saint-Saens

Il carnevale degli animali è un’opera molto celebre, composta da Camille Saint-Saens nel 1886, durante un periodo di riposo del compositore a Vienna. Camille Saint-Saens, fu un compositore, pianista e organista francese; la sua celebre opera fu eseguita pubblicamente per la prima volta nel 1922 diretta da Gabriel Pierné. Il carnevale degli animali: fascino senza tempo L’opera venne eseguita per la prima volta nel 1887, in forma strettamente privata, in occasione del martedì grasso. In realtà, l’idea di realizzarla in tale modo fu dell’autore stesso, il quale desiderava che l’opera fosse realizzata in pubblico solo dopo la sua morte. Secondo il compositore stesso e i critici del tempo, ma anche attuali, Il carnevale degli animali si contraddistingue per l’ironia e la forte retorica con cui paragona celebri artisti parigini a vari animali. L’opera si compone di quattordici brani, relativamente brevi e molto suggestivi, ciascuno dedicato ad un animale. Il primo componimento, La marcia reale del leone, descrive l’andamento sicuro e deciso dell’animale, sottolineato da accordi molto intensi. Il leone si prospetta come un animale fiero e forte, superiore agli altri, sui quali predomina. Con musicalità nettamente marcata si alternano archi e pianoforte. Il secondo brano che costituisce l’opera è Galline e galli. La musica rende orecchiabile anche lo starnazzare delle galline che chiassosamente cercano di farsi notare dai galli. Tutto è perfettamente reso con pianoforte, violini, viola e clarinetto. Il terzo brano è dedicato agli Emioni (degli animali velocissimi, asini e cavalli). La corsa veloce degli asini selvatici è resa dalla melodia sinfonica di due pianoforti, che con andamento rapido conducono agli arpeggi finali, altrettanti tali. Tartarughe è il simulacro dell’ironia propria dell’opera; quella nota simpatica e retorica soprattutto che la contraddistingue, rendendola immortale. Camille Saint-Saens sceglie il celebre Can-can dell’Orfeo all’Inferno di Jacques Offenbach, originariamente un travolgente balletto, proposto in versione lenta, in un certo senso adattato all’andatura di certo non rapida, delle tartarughe. Non manca un altro riferimento famoso nel quinto brano; si tratta de La Danza delle silfidi di Hector Berlioz, che anche in questo caso conferisce ironia al brano. Il protagonista è l’elefante che ovviamente è contrapposto alla leggiadria delle silfidi, creature leggiadre ed aggraziate: l’opposto rispetto al grande, goffo e simpatico elefante. Il sesto componimento è dedicato ai Canguri, i cui salti scattanti sono realizzati grazie a brevi successioni di note dei pianoforti; tutto è caratterizzato da un anelito di mistero e suggestione che accompagna e quasi “presenta” il brano successivo. Fraseggi, alpeggi, ma anche gli archi ed i pianoforti, accompagnano in un misterioso ed affascinante acquario, che dà il nome al settimo componimento. Gli strumenti scelti conferiscono briosità al brano, esprimendo musicalmente il suono onomatopeico delle bollicine che si intravedono nell’acqua, in un’atmosfera quasi onirica. Gli asini sono i protagonisti dell’ottavo componimento, il cui raglio è reso dall’alternanza tra note acute e basse, dei violini. Il titolo: Personaggi dalle orecchie lunghe può essere letto in chiave metaforica. Si allude ai critici che spesso si presentano con chiave saccente e saputa. A loro si riferisce il celebre […]

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Cucina e Salute

La Pastiera: la bontà ed il gusto della variante ischitana

La Pastiera, dolce tipico napoletano, tra i più apprezzati non solo in Campania, è stata riconosciuta come “Prodotto Agroalimentare Tradizionale”. Così come per ogni dolce, ne esistono molte varianti, ognuna con caratteristiche organolettiche diverse, in grado di catturare anche i palati più sopraffini. Rispetto alla ricetta napoletana, probabilmente in molti avranno assaggiato o sentito citare la variante ischitana, diversa da quella tradizionale. Pastiera ischitana e Pastiera napoletana: quali sono le differenze Gli ingredienti propri della ricetta tradizionale sono: la frolla, lo strutto (che spesso viene sostituito dal burro, soprattutto da chi sceglie una dieta vegetariana) e la crema col grano. Per quanto riguarda questo ingrediente, è stato attestato che storicamente veniva preparato esclusivamente in casa, quindi con tempi di ammollo e cottura molto lunghi. Etimologicamente, sembrerebbe che il nome ‘Pastiera’, derivi molto probabilmente dall’abitudine che un tempo prevedeva l’utilizzo della pasta cotta al posto del grano. Ad Ischia, conversando con le donne di un tempo, si scopre che in realtà non esiste una vera e propria ricetta standard, ma che ogni famiglia realizza la pastiera rifacendosi a vecchie tradizioni tramandate da generazioni.  Ed è così che ad ogni cucchiaio di grano si associa una buona dose di fantasia, storia e passione e anche qualche segreto, uniti a dolci ricordi.  La ricetta della Pastiera ischitana prevede una preparazione molto lunga, nella quale si annovera tra gli ingredienti, la crema pasticciera, aromatizzata con bucce d’arancia o di limone. Come abbiamo detto, il ripieno tradizionale napoletano, non prevede la crema pasticciera, ma, aggiungendola si otterrà un composto più omogeneo e ricco di sapore. Oltre alla realizzazione della crema pasticciera, che in tanti frullano per evitare grumi (soprattutto perché la consistenza del grano non piace a tutti) esistono alcuni alcuni accorgimenti sui quali ancora si dibatte. Qualcuno spennella sulla superficie della pastiera, il tuorlo dell’uovo, per renderla più lucida. Ad Ischia, così come dolcemente raccontano le tante persone che vivono sull’isola verde, questa tradizione è considerata una vera e propria eresia. Non si aggiunge né uovo, né zucchero a velo, e nemmeno la cannella, soprattutto perché in questo caso il dolce tipico pasquale rischierebbe di scurirsi e presentare un brutto aspetto. Sull’isola d’Ischia, e ovviamente in Campania, così come nel resto dell’Italia meridionale, mangiare è un momento importante, che va oltre la semplice necessità di nutrirsi. Indipendentemente dal culto religioso che si abbraccia, la Pastiera è un dolce che rappresenta una vera e propria “istituzione culinaria”. Il grano, le uova, la ricotta, la pasta frolla, le essenze, sono tutti elementi che s’intrecciano tra loro, creando un mix perfetto di storia, cultura e tradizione. Storia e tradizione in un dolce amato da tutti Storicamente, è noto che la ricetta originale della tradizione napoletana, prevede che la Pastiera sia nata in un convento, a San Gregorio Armeno: tutto grazie a una suora che, nel Settecento pensò di abbinare gli ingredienti simbolo della Pasqua cristiana alla ricotta e ad altri ingredienti da poco arrivati dall’Oriente, come la cannella. Inoltre, si narra che la Pastiera fece sorridere Maria Teresa […]

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Libri

The Good Lord Bird: il nuovo romanzo di James McBride

The Good Lord Bird è un romanzo di James McBride, edito da Fazi Editore. L’autore, attraverso la storia di John Brown, storico guerrigliero antischiavista, scrive una storia affascinante e al contempo particolarmente coinvolgente, ricordando quanto determinati temi possano essere ancora attuali. Trama e identità storica del romanzo Nel 1859 gli Stati Uniti d’America non sono ancora una repubblica, ma un insieme di Stati nettamente diversi tra loro. Il Nord, progressista e liberale contrappone il suo stile di vita a quello del Sud, conservatore e ancora in larga scala schiavista. La situazione, piuttosto precaria, non sembra esser destinata a durare a lungo, giacché sono sempre più nitide le voci di coloro che si oppongono alla schiavitù. In questa prospettiva definibile multietnica e culturalmente differente, si espongono sia persone di colore, sia bianchi, che sottolineano l’immoralità della schiavitù. Proprio in questo contesto si fa strada la figura di John Brown, uno statunitense di origine irlandese che, rifacendosi ai propri ideali di libertà e alle sacre scritture, inizia un lungo percorso volto a liberare le persone di colore dalla loro condizione di schiavitù. John Brown, un giorno non molto diverso dagli altri, arriva in un piccolo paese del Kansas schiavista, nella bottega dell’Olandese gestito da Pa, un anziano uomo di colore, barbiere di professione e predicatore del vangelo. La narrazione del romanzo intitolato The Good Lord Bird è particolarmente coinvolgente e mette in luce l’atteggiamento piuttosto “grottesco” di Jhon Brown, vero e proprio protagonista. Tenace e competitivo, guida una vera e propria battaglia per rendere giustizia a tutti, creando una società egualitaria. The Good Lord Bird: un libro che invita a riflettere L’uomo crede fortemente in ciò che fa, ogni azione, parola o gesto è pensato, anche attraverso degli episodi ironici, nati da equivoci che danno dinamicità al romanzo. Elementi storici e probabilmente inventati (in realtà non si comprende se l’autore scelga volutamente di non chiarire questo aspetto o se realmente essi siano frutto dell’immaginazione) si mescolano in una narrazione che coinvolge il lettore senza mai stancare. Il ritmo incalzante della scrittura, il susseguirsi di eventi, imprese, trepidazioni, episodi, permette di riflettere sia sulla storia dell’America, sia su un tema importantissimo: la schiavitù della popolazione nordafricana. James McBride utilizza un linguaggio semplice, che consente di non perdere il filo del discorso, in particolare modo quando si trattano temi delicati e importanti. Ovviamente la nota ironica che caratterizza buona parte del romanzo rappresenta una componente di notevole spessore, soprattutto perché crea i presupposti per una avventura “comica”, all’interno della quale si giustappongono personaggi principali e secondari, livelli di analisi e conversazione, degni di nota. Temi, ma anche caratteristiche e caratterizzazioni interne al romanzo, ambientazioni, sono pensati probabilmente per non rischiare che il lettore si annoi. The Good Lord Bird è un romanzo diverso dal solito; sicuramente mescolare l’identità storica dell’America, ad episodi piuttosto bizzarri, non è semplice, e magari proprio in questo si consolida la forte risonanza che il romanzo ha avuto. Immagine in evidenza: Fazi editore

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Culturalmente

Primavera: tre poesie italiane per celebrarne la bellezza

La primavera è una stagione di rinascita, di fiori che sbocciano e della natura che si risveglia. Questa stagione si caratterizza per i mille colori che la contraddistinguono, accompagnandola dolcemente, delineandone i contorni; essa al contempo è anche cultura, consapevolezza, conoscenza, apertura e lo sapevano bene gli autori e poeti della letteratura italiana, che hanno lasciato una traccia di questa splendida stagione, nei propri versi. A tal proposito come non menzionare la conosciuta quanto spesso criticata poetessa ed autrice Grazia Deledda, che scrisse un componimento intitolato appunto, “Primavera”. Tale poesia rappresentò per l’autrice italiana un’occasione di riscatto, in quanto fu la prima donna italiana a ricevere un Premio Nobel. È risaputo che nella scrittura della Deledda gli elementi naturali, i colori si fondono, quasi personificandosi; tutto ciò ha voce umana e rappresenta lo specchio delle condizioni dell’uomo. Ne risulta un interessante gioco fra parola e silenzio, fondamento del linguaggio dell’autrice. È quasi come se lo sguardo dei personaggi, attivi e cognitivamente presenti, si aprisse a nuove prospettive, con un’energia che risolleva, sprigionando il profumo dei peschi in fiore, che nonostante il vento si piegano, ma non cadono. Così l’uomo, così le parole dell’indimenticabile autrice e poetessa sarda. Secondo la psicologia moderna, uno dei fattori principali relativi all’influenza positiva che la primavera esercita sul nostro umore è sprigionato dal colore. Le giornate diventano più lunghe ed è bello uscire a passeggiare all’aria aperta, leggere un libro su un vivido prato verde, osservare qualche nuvola candidamente bianca dalla forma buffa, assaporando tutto ciò con leggerezza. È proprio il tema della leggerezza, o meglio, dell’essenzialità, sua caratteristica predominante, che contraddistingue un’altra poesia, adatta alla primavera. Si tratta di “Prato”, un componimento del celebre autore e poeta italiano Giuseppe Ungaretti, appartenente alla raccolta Allegria di naufragi. Una poesia semplice e coincisa, essenziale, che esprime in poche righe la bellezza della stagione primaverile. “La terra s’è velata di tenera leggerezza come una sposa novella”, si legge all’inizio. Una metafora davvero significativa, che esprime l’energia propria dell’esistenza umana, del mondo, descrivendo come la natura riprenda a popolarsi, a prendere vita. La primavera prende forma nelle poche parole della poesia in modo spontaneo, con qualche elemento che si rivelerà essere indimenticabile. Leggere più volte il componimento aiuterà a comprenderne pienamente il significato, proprio come accade con la primavera: ogni giorno se ne assapora la bellezza, semplicemente vivendola. Solitamente si dice che il freddo tipico dell’inverno fiacca i corpi, intorpidendo i sensi, e la primavera li ritempra, costruendo una sorta di cerchio magico in cui danzare, amandosi. Forse è semplicemente una metafora, troppo sentimentale per qualcuno, ma, probabilmente l’amore, bello o brutto che sia, spinse un altro stimatissimo autore e poeta italiano a scrivere un componimento in cui, in preda ad una delusione sentimentale, egli sperava di scorgere la primavera. Il poeta in questione è il celebre Cesare Pavese e la poesia s’intitola proprio “Primavera”. Il componimento è dedicato a Constance Dowling, attrice americana di cui il poeta si innamorò perdutamente. Il testo fa parte di una silloge di dieci […]

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Libri

La donna che realizzava i sogni: il nuovo romanzo di Phaedra Patrick

La donna che realizzava i sogni è il nuovo romanzo di Phaedra Patrick edito da Garzanti Trama: una dolce protagonista alla ricerca di se stessa Martha è una dolce bibliotecaria dal carattere buono e docile e c’è una cosa che proprio non riesce a fare: dire no. Sempre pronta a dedicare del tempo agli altri, in modo spontaneo ed altruista. Ama il proprio lavoro, anche se presto comincerà a percepirlo quasi come una morsa dalla quale liberarsi. Un giorno le viene recapitato un pacco misterioso; al suo interno è contenuto un libro di fiabe datato, con riportata una dedica, firmata da sua nonna Zelda. Qualcosa non quadra: la dedica risale a tre anni dopo la sua scomparsa. Potrebbe essere semplicemente un errore, ma Martha non può fare a meno di pensare che qualcuno le abbia mentito sulla morte di sua nonna. Si tratta di un romanzo dolce e misterioso al tempo stesso, nel quale la protagonista traccia i confini del proprio passato per far luce sul presente. Ogni dettaglio rappresenta un tassello importante, un elemento in più della narrazione. Lo stesso libro di fiabe, quelle che la nonna e la mamma raccontavano alla protagonista, è avvolto in un alone di mistero. La donna che realizzava i sogni è un romanzo appassionante, con il quale l’autrice quasi invita ad uscire dalla propria confort zone, da quel “guscio” che spesso imprigiona e non lascia respirare. La protagonista è tenace, vuole scoprire i dettagli del suo passato, desidera fortemente che tutto possa venire alla luce. Lei, che ha sempre pensato agli altri, per una volta è decisa più che mai a dedicare del tempo a se stessa. La donna che realizzava i sogni: narrazione tra passato e presente Uno dei temi principali è l’importanza della famiglia, come base sulla quale fondare i propri desideri, ma anche il terribile dolore che purtroppo caratterizza i distacchi, la morte e la necessità di aggrapparsi a qualcosa che consenta di alleviare il dolore. Forte attenzione è dedicata ai libri, che l’ altruista Martha tratta con gentilezza e passione, come se fossero reali. Una delle caratteristiche più belle del libro, quella che gli conferisce maggior leggerezza, mentre il lettore prova insieme alla protagonista a scoprire la verità, è la presenza tra un capitolo e l’altro di favole. L’ autrice sceglie di inserire una serie di racconti che piacevolmente accompagnano durante la lettura, senza mai distrarre del tutto chi legge. Sono scritte dalla protagonista stessa, con amore e dedizione ed ambientate in un passato la cui essenza forse non è troppo lontana. Da ciò emerge una trama perfettamente intrecciata, che permette di attribuire diversi significati all’esperienza umana ed individuale; è proprio questa veste simbolica che fa del romanzo La donna che realizzava i sogni un libro con il quale ci si può identificare, incoraggiato dalla scrittura fortemente motivazionale dell’autrice. La dimensione estensiva del personaggio principale, Martha, alla quale sarà facile affezionarsi, consente di creare un rapporto con il passato, nonostante una serie di personaggi “secondari” consiglieranno alla giovane protagonista di non scavare troppo a fondo […]

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Libri

Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio: il nuovo libro di Barbara Frale

Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio è il nuovo romanzo dell’autrice e storica italiana Barbara Frale, edito da Newton Compton. Un libro di grande caratura, interessante ed oggettivamente bello da leggere, che catturerà l’attenzione in modo semplice ed efficace. Trama e caratterizzazione narrativa del romanzo di Barbara Frale Il giovane Leonardo da Vinci è già abbastanza noto, grazie al lavoro di apprendista presso la celebre bottega del Verrocchio. Ma oltre alla fama, una serie di nemici ed avversità fanno pressione sulla sua vita. La stessa città dove vive non rappresenta più un posto sicuro, e dunque, quando Lorenzo il Magnifico, suo protettore, gli offre quella che si rivela come una vera e propria possibilità di riscatto, Leonardo accetta senza indugio. Si reca a Milano, dal duca Ludovico il Moro, alleato dei Medici. Diventerà uno dei talentuosi artisti che contribuiranno a far splendere la corte degli Sforza. Una collaborazione sicuramente ottimale per tanti aspetti, che gli farà ottenere fama e successo, ma che ben presto si trasformerà in qualcos’altro. In questo libro mistero e scienza si fondono, diventando tutt’uno con la narrazione, semplice ed intrigante al tempo stesso. Nulla è lasciato al caso, e si nota, di fondo, l’ampia e accorta documentazione dell’autrice Barbara Frale. La scienza matematica degli autori del calibro di Leonardo Da Vinci, si trasforma in un narrazione letteraria, in un romanzo ricco di particolari storici, psicologici, culturali. Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio offre la possibilità al lettore di lasciarsi trasportare integralmente; ciò avviene grazie ad una scrittura accorta, piuttosto semplice, che grazie ad una giustapposizione di eventi, successioni cronologiche, episodi personali, intrighi, legami, permette di entrare a far parte del romanzo stesso, andando a ritroso nel tempo. Molto significativo anche il Prologo, che con suggestione ed intrigo, aiuta a capire cosa poi accadrà nelle pagine del libro. Un manoscritto perduto, quello stesso testo che proprio Leonardo da Vinci studiò con attenzione: “Una finestra aperta su un orizzonte di questioni irrisolte”. Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio: un romanzo scorrevole ed avvincente Leonardo da Vinci fu un pittore e scultore di grande fama, ancora oggi amato; egli riusciva a catturare l’essenza di ciò che poi raffigurava, proprio come avviene nel libro. Al di là della grandezza del “genio”, c’è la figura dell’uomo che vive i gli elementi storici, sociali, culturali del proprio tempo, confrontandosi con una realtà non sempre facile. La scrittura è sicuramente fluida, e sconfinando in vari elementi caratterizzanti e divagazioni di natura storico-artistica, conferisce al romanzo una identità ben definita, diventando anche strumento di conoscenza. Tutti gli elementi del romanzo Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio confluiscono in un finale tutto da scoprire, che però verrà fuori pagina dopo pagina, senza lasciare nulla al caso. La descrizione degli eventi, perfettamente incastrata tra le pagine dell’interessante libro, condurrà direttamente verso nuove direzioni. Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio rivela un artista che l’autrice definisce come fortemente carismatico, pieno di energia, con uno sguardo talmente magnetico da riuscire […]

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Libri

La battaglia del leone di Venezia: il nuovo libro di Giulio Castelli

La battaglia del leone di Venezia, dell’autore Giulio Castelli, è un romanzo storico, appassionante ed interessante al tempo stesso, pubblicato da Newton Compton Editori. Trama e caratterizzazione Venezia, 1644. Marco Civran è il figlio di un mercante veneziano. Suo padre, come probabilmente ogni genitore desidera, vorrebbe che suo figlio imparasse un’arte, un mestiere, ma Marco ha tutti altri progetti… o meglio, tutt’altro per la testa: si è invaghito di Thea, la sorella di un amico greco, e ha intenzione di corteggiarla. Una serie di peripezie, vicende incatenate ed eventi storici, prenderanno piede delineando i tasselli del romanzo; il lettore, così come il protagonista, ben presto si troverà catapultato in un mondo caotico e indomito, in cui tutto sembra precario. Ricordiamo che il romanzo storico è un genere particolarmente amato dai lettori, soprattutto negli ultimi anni è diventato uno dei capisaldi della letteratura mondiale. La battaglia del leone di Venezia è un libro nel corso del quale si alternano verosimilmente episodi storici ed eventi di varia natura, in un tessuto narrativo ricco di colpi di scena. Curiosità, realtà distinte, caratterizzazioni sociali, culturali ed etiche diventano i fili invisibili che guidano il lettore in una nuova dimensione, a spasso nel tempo. La battaglia del leone di Venezia: un romanzo avvincente e multiforme Il libro di Giulio Castelli, si può sicuramente definire un testo multiforme, capace delle più incredibili azioni e comportamenti, ben delineate da eventi e personaggi, che abilmente grazie alla penna dell’autore si destreggiano al suo interno. Il romanzo è caratterizzato da una forte elasticità che lo rende adatto ad ogni lettore, anche coloro che non sono propriamente appassionati del genere. L’autore, scrittore e saggista, riesce a creare una struttura malleabile, rielaborando dati dell’esperienza reale, e creando quindi un’opera che arricchisce le conoscenze di chi legge. La ricostruzione storica alla quale facciamo menzione si allinea perfettamente con il carattere notevolmente avventuroso che contraddistingue il libro. Ogni evento, ogni tassello storico, reale o supposto catapulta in una realtà della quale si riescono a designare i confini grazie a personaggi ed ambientazioni degne di nota. Lo sfondo storico è la Guerra di Candia, quinto conflitto turco-veneziano, combattuta tra Impero Turco e Repubblica del Leone. Un conflitto che durò ventiquattro lunghi anni e vide gli Ottomani trionfare, dopo aver rischiato più volte. L’elemento storico dunque fa da padrone in questo ampio romanzo: sono infatti tante le pagine che lo compongono, ma sullo sfondo, si intravede anche una piccola nota sentimentale. L’amore tra battaglie, capitani, pascià, dignitari turchi ed il protagonista che a volte sembra essere persino lontano da tutto ciò. In questo contesto, e con una trama ben assortita di elementi storici, tutto è delineato minuziosamente. Oltre all’impronta storica che identifica e rende unica La battaglia del leone di Venezia, la lettura sarà sicuramente amata anche per il forte senso di avventura che quasi rende “vive” le tantissime pagine, confluendo in un finale tutto da scoprire. Nulla è lasciato al caso, ogni frammento o comportamento che sia, si veste con le caratterizzazioni proprie del […]

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