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Eroica Fenice

Attualità

India e omosessualità: non è più un reato

India e omosessualità ora non sono più un binomio contrastante: l’omosessualità non è più un reato. Una decisione storica da parte della Corte Suprema indiana, che ha depenalizzato l’omosessualità con una sentenza arrivata dopo anni di battaglie. D’ora in poi, in India, essere omosessuali non sarà più un crimine. La Corte Suprema ha infatti abolito l’articolo del codice penale che prevedeva il carcere per le persone che avessero relazioni omosessuali. Prima della Nuova legge costituzionale, la legge prevedeva fino a dieci anni di carcere per chi commettesse atti definiti “innaturali”, come recitava la sezione 377 del Codice penale, ora abolita. Si trattava di una pena introdotta dai colonialisti britannici in epoca vittoriana, rimasta in vigore fino ad ora, nonostante la società indiana sia molto cambiata nel corso del tempo. India e omosessualità: la parola a un collegio Il collegio, composto da cinque giudici, era presieduto da Dipak Misra. “Criminalizzare l’omosessualità è irrazionale e indifendibile”, ha dichiarato convinto il presidente, illustrando quanto stabilito. Anche l’Unione europea apprende con soddisfazione la decisione della Corte Suprema indiana, sottolineando l’importanza dell’uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Dunque una decisione storica, arrivata dopo settimane di discussione, in riferimento ad una legge che da ben 157 anni puniva come offese contro natura, i rapporti tra persone dello stesso sesso. Nel verdetto emesso dalla Corte Suprema è stabilito che «il sesso consenziente tra adulti in uno spazio privato, che non sia dannoso per i minori, non può essere negato poiché oggetto di una scelta individuale. La Sezione 377 è discriminatoria e viola i principi costituzionali». Una sentenza che arriva dopo decenni di discussioni e battaglie. Nel 2009 l’Alta Corte di Delhi aveva preso decisione definibile analoga, poi cancellata però nel 2013 dalla Corte Suprema. Ritornata in agenda nel 2017, la Sezione 377 del Codice penale è stata ora definita «arbitraria e manifestamente indifendibile». Secondo delle stime non ufficiali, ma in riferimento ad una stima provvisoria effettuata dal governo indiano nel 2012, gli omosessuali nel Paese dovrebbero essere più di due milioni e mezzo. Una grossa fetta di popolazione, in uno dei paesi con la più alta densità demografica al mondo. Ed è con questa depenalizzazione, che l’India diventa il 124esimo paese al mondo dove i rapporti omosessuali non sono più considerati reati penali.

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Interviste

Notte della Tammorra Napoli tanti ospiti e non solo musica

Torna l’atteso appuntamento con la Notte della Tammorra a Napoli, sabato 8 settembre in Piazza del Plebiscito alle ore 21. Tradizionalmente la notte della Tammorra si svolge a Ferragosto, ma quest’anno per motivi legati al crollo del ponte di Genova, si è preferito rimandare l’evento. Tanti gli ospiti che parteciperanno alla famosa Notte della Tammorra: Carlo Faiello Ensemble con Saverio Coletta, Fulvio Gombos, Francesco Manna, Gianluca Mercurio, Pasquale Nocerino e Francesco Sicignano. A seguire, Marcello Colasurdo, Antonella Morea, Patrizia Spinosi e Fiorenza Calogero. In occasione della sua partecipazione alla Notte della Tammorra, Fiorenza Calogero, ha risposto ad alcune domande circa l’importanza della musica folkloristica e sulle caratteristiche proprie della tradizione musicale napoletana, alla quale rivela di essere emotivamente legata. Notte della Tammorra, intervista a Fiorenza Calogero Sicuramente è risaputo che il folk è una delle tradizioni più antiche di Napoli, cosa rappresenta per te e quanto conta nel tuo repertorio? Il repertorio folk  mi è appartenuto, sin da quando ho iniziato a lavorare da professionista con il maestro Roberto De Simone; la mia è stata una scelta,  seguire un unico ramo che fosse quello della tradizione, della musica folk appunto e del cantare nella mia lingua. Ho scelto di seguire un’unica strada, costruendo poi una sorta di percorso di ricerca, di rivalorizzazione della musica della mia città e della lingua della mia terra. Personalmente ho scelto di seguire una coerenza per uno stile che amo tanto e che mi intriga da sempre. Nonostante lo faccia da 25 anni, non passa un giorno che io non scopra nuove cose, nuovi repertori, brani, e artisti. Dunque, si può dire che io stessa mi ritenga “fedele nei secoli” per quanto riguarda la musica napoletana e quindi la musica folk. La musica Folk, è un’espressione musicale che metonimicamente “significa” e rappresenta una città. La musica tradizionale è il fulcro della Notte della Tammorra, durante la quale ogni artista può esprimersi con canti, balli, deliziando sinfonicamente i presenti, dando sfogo alla propria voce interiore. La canzone napoletana può essere considerata un bene culturale, in quanto “testimonianza di civiltà”, una vera e propria incursione di suoni, ritmi, canti e danze in riva al mare, un raduno di tamburi, percossi per scacciare via i demoni che giornalmente possono tormentare, una serie di canti che spaziano tra amore e poesia, dediche e metafore devozionali, ma anche danze dinamiche, portatrici di bellezze celate e spesso dimenticate: tutto questo caratterizzerà la Notte della Tammorra di Napoli. La notte della Tammorra sarà una grande notte di festa con tanta musica e tanti artisti, cosa si prova a prendere parte ad un evento di tale portata e così tanto coinvolgente? La notte della Tammorra è un evento a cui sono molto legata, non è la prima volta che partecipo; l’evento nasce dall’intelligenza e dalla grande passione di Rachele Cimmino, quindi dall’Associazione Il Canto di Virgilio, Carlo Faiello, perché è giusto che a Napoli come in Puglia si possa inneggiare la taranta. È giusto che a Napoli si possa dare spazio a quello che […]

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Culturalmente

I più famosi e importanti luoghi letterari italiani

La letteratura ha sempre affascinato molte persone nel corso del tempo, donando un’impronta culturale notevole all’Italia e ai luoghi in cui, ancora oggi, è possibile riconoscere le tracce di un passato letterario Ogni poeta ha ritagliato nel corso del tempo e delle proprie opere, un vero e proprio percorso, creando una società nella quale ogni lettore possa riscontrare una o più tracce di ciò che legge. Il lettore in molti casi è uno spettatore, egli si aspetta che la propria immaginazione possa in qualche modo concretizzarsi, diventare un contenuto visibile non solo nella propria mente. E questo è quello che accade con il riscontro letterario di numerosi siti di interesse, che rimandano ad autori della letteratura italiana. La letteratura, un tempo un insieme di concetti funzionali di base semiotica-linguistica, è diventata nel corso del tempo un vero e proprio approccio ermeneutico di natura culturale, di impronta filosofica e anche sociale, oltre che ambientale. I cosiddetti luoghi di interesse letterario sono notevolmente cresciuti, sviluppandosi nel complesso delle location da visitare per carpire l’identità dell’autore cui ancora oggi si legge l’impronta letteraria. Si può certamente affermare che in molti casi il legame tra testo letterario e un luogo specifico non si limita ad una semplice descrizione, ma si intreccia in una serie di questioni di natura diversa, tra loro concatenate. In molti casi si parla di una vera e propria “geografia del racconto”, poetico o letterario che esso sia, come nel caso di Giorgio Caproni, il quale sottolineò l’importanza (quasi necessaria) di proporre un’indagine di natura ambientale, attraverso la descrizione di luoghi, spazi, aree significative della letteratura italiana. Luoghi letterari, Vallecorsa e Fondi In Italia sono numerosi i luoghi d’interesse riconducibili ad autori famosi, poeti, scrittori che, nel corso del tempo, hanno lasciato in eredità una fitta rete di scritti, suggestioni, emozioni. Tra i luoghi letterari di maggior interesse e fruizione turistica in Italia ricordiamo Vallecorsa e Fondi: due comuni nel Lazio (il primo in provincia di Frosinone, il secondo in provincia di Latina) che hanno fatto da sfondo al capolavoro di Alberto Moravia, “La Ciociara”; rappresentano due dei comuni più visitati negli ultimi due anni, per la bellezza dei luoghi e le suggestioni che essi sprigionano. Luoghi letterari, Verona e la Chiesa di Santa Margherita de’ Cerchi a Firenze Uno dei siti più conosciuti e sicuramente tra i più visitati, è la casa di Giulietta: la storia d’amore più famosa di tutti i tempi ha i suoi luoghi a Verona; proprio in quell’area si trova la casa di Giulietta Capuleti, eroina resa immortale dall’opera di William Shakespeare, e il famoso balcone dal quale invocava il suo Romeo. Una menzione speciale va alla Chiesa di Santa Margherita de’ Cerchi: la chiesa di Firenze che, secondo quanto si apprende dalla leggenda, fece da sfondo al primo incontro tra Dante e Beatrice e dove il sommo poeta sposò Gemma Donati. Si dice anche che lì sia sepolta la stessa Beatrice, anche se gli storici restano molto scettici. È un luogo molto suggestivo grazie al quale […]

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Riflessioni culturali

Vedi Napoli e poi muori, storia e significato del famoso detto

Tutti hanno sentito almeno una volta il famoso aforisma «Vedi Napoli e poi muori», che pronunciò il rinomato scrittore tedesco Goethe, rimasto estasiato dalla bellezza, dalla posizione della città e dalle meraviglie spesso decantate di Napoli. Napoli è un insieme di cose, cultura, gastronomia, storia, arte, musica, folklore, tradizioni popolari, ma è soprattutto una città che ha tanto da offrire e tanti tabù da sfatare. Spesso, la frase «Vedi Napoli e poi muori», è utilizzata con accezione negativa, in riferimento alla morte, all’annullamento della vita terrena, ma in realtà essa racchiude in sé molti significati ricchi di spunti d’interpretazione. Il famoso aforisma può essere infatti, metafora di bellezza, di convivialità, ma anche di accoglienza, e soprattutto di rinascita. Una visita a Napoli può regalare una rinascita, una nuova visione del mondo. Vedi Napoli e poi muori, una citazione conosciuta in tutto il mondo «Vedi Napoli e poi muori» è un detto popolare, oltre ad essere una citazione conosciuta in tutto il mondo, nell’ambito della letteratura straniera e naturalmente anche italiana. Sono numerosi i turisti che ogni anno scelgono di trascorrere qualche giorno a Napoli, visitando le sue innumerevoli bellezze, lasciandosi inebriare dal calore che caratterizza la città. Goethe giunse a Napoli nel febbraio del 1787, egli volle conoscere l’Italia, e in particolar modo Napoli, della quale si innamorò scrivendo versi meravigliosi, decantando peculiarità artistiche, storiche e culturali. Scrisse «Vedi Napoli e poi muori», passata alla storia come una delle sue citazioni più importanti, dichiarando di esser profondamente ammaliato dal clima che si respirava in città e dalla “napoletanità”, un refuso che significava e significa ancora oggi, tante cose. Infatti, si può affermare che gli abitanti di Napoli vivono filosofeggiando, dispensando musicalità, oltre che cantata, anche nel modo di esprimersi (infatti il dialetto  napoletano è definito ufficialmente una lingua) accompagnando con il proprio sguardo caloroso, ed il proprio abbraccio festoso, quanti giungono in visita da ogni parte del mondo. Quel diverso modo di vivere, colpì anche Goethe, il quale parlò di una vera e propria attitudine all’esistenza, un modo diverso di intendere la vita, che continua a manifestarsi ancora oggi, definendo unici i napoletani, che guardava con profonda ammirazione, come dichiarò più volte. Dunque, oggigiorno si può dire che Napoli è facile bersaglio di chi spesso la prende di mira, denigrandola, sottolineando i difetti, le mancanze, trascurandone però i pregi. Probabilmente ciò avviene perché conoscere a fondo una metropoli non è un’impresa semplice, ci saranno sempre dei fattori, delle peculiarità che rimarranno sconosciute. Ricordiamo che la denominazione Napoli, deriva dal greco antico Nea polis, ossia città nuova; accezione perfettamente adattabile ad una grande metropoli quale essa è e da utilizzare come aggettivo. Napoli è nuova per tante cose, è nuova per le sorprese che continua a regalare, è nuova per le numerose proprietà linguistiche che acquisisce nel corso del tempo, è nuova perché arricchisce di elementi essenziali prima sconosciuti. Ecco perché, prima di morire, bisognerebbe visitare almeno una volta Napoli, splendida città, vivendo la complessità e anche i difetti della città, con […]

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Libri

Michael Dobbs, “Il giorno dei Lord” edito da Fazi (Recensione)

Michael Dobbs torna con Il giorno dei Lord. Lo abbiamo recensito! Michael Dobbs nasce nel 1948, ed è uno scrittore e politico britannico; dal 2010 è membro della Camera dei Lord. È autore di una trilogia a sfondo politico incentrata intorno a Francis Urquhart (House of Cards, To Play the King e The Final Cut), da cui è stata tratta una serie televisiva della Bbc e, successivamente, di Netflix. Il giorno dei Lord è il suo ultimo capolavoro, pubblicato il 7 giugno scorso, edito da Fazi Editore. Il libro è definibile un vero e proprio thriller politico, con protagonisti umani e quindi perfettamente credibili. Il giorno dei Lord, la trama del romanzo di Michael Dobbs Una volta all’anno, le persone più importanti d’Inghilterra si riuniscono tutte insieme in una stanza. La regina Elisabetta e il principe ereditario Carlo, il Primo Ministro, giudici, vescovi, leader spirituali e temporali. Vi sono anche le prime generazioni, tra queste abbiamo il figlio del primo ministro britannico e il figlio della presidente USA. L’occasione è data dalla cerimonia d’apertura del Parlamento, l’evento-cerimonia di Stato più rilevante dell’anno, un accadimento che affonda le sue radici nella storia dell’Inghilterra; infatti, quattrocento anni prima, nella stessa occasione, Guy Fawkes aveva cercato di far saltare in aria tutti i presenti. Ora è il turno di un nuovo gruppo di congiurati, stranieri, i quali decidono di prendere d’assalto la Camera dei Lord. Per un giorno intero, ben ventiquattr’ore di accesa tensione, le congiunture di carattere politico-diplomatiche si intrecciano a quelle di natura personale e verranno tutti presi in ostaggio: i terroristi terranno sotto scacco una nazione e il mondo intero, il tutto in diretta tv. Ma dovranno fare i conti con Harry Jones, parlamentare ed ex militare pluridecorato in crisi matrimoniale, noto sia per il suo innato coraggio sia per la sua capacità di indispettire i superiori per eccesso di intraprendenza. Tutto ciò si svolge in uno scenario sconcertante e verosimile al tempo stesso, che si conclude con un sorprendente colpo di scena. Il giorno dei Lord, temi e stile La narrazione è coinvolgente e avvincente al tempo stesso; i personaggi sono ben delineati, infatti grazie anche al tessuto narrativo ben compatto, e al contempo semplice, si riesce dopo poche pagine quasi a prevenire quanto accade, sempre però con una forte tensione, che non smette mai di sorprendere. C’è una forte uniformità espressiva, infatti si ha la sensazione che dietro all’autore vi sia un intero mondo, in un “gioco” di incubo e premonizione. Lo sfondo in cui si snoda l’intera vicenda è quello di una società che annebbia positivamente tutto ciò che possa esistere, persone, cose, strutture, strade. La non chiarezza, il non sapere cosa stia per accadere e la forte tensione sono tutte caratteristiche proprie della letteratura horror, genere al quale appartiene il romanzo. Esiste un pensiero spaventoso che genera minaccia o paura, intese come rottura degli schemi nei quali si vive quotidianamente. Dunque, la letteratura horror o dell’orrore si veste di una bidimensionalità che causa ribrezzo, paura, ma non […]

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Interviste vip

Sergio Mari l’ex calciatore diventato scrittore

Sergio Mari è un ex calciatore diventato attore e scrittore. Ho avuto la possibilità di intervistarlo, dopo aver letto uno dei suoi libri,  Racconti,  una raccolta nella quale è sempre forte l’attenzione al mondo del pallone. Il calcio ma anche altri temi quali la musica, la radio, i concerti con gli amici. Tutto scritto in veste di racconto, in cui passato e presente coincidono, l’uno nelle rimembranze dell’altro. Dopo quindici anni di carriera calcistica si è reso conto di aver  vissuto in una sorta di “gabbia”. Più che un’intervista è stata una chiacchierata piacevole con una persona dotata di forte simpatia. Sergio Mari, l’intervista Come hai scritto nella Prefazione del tuo libri “Racconti”, “il futuro che ti era davanti, quando in punta di piedi hai dato le spalle a pallone, ti prometteva altre stelle, tra cui un mare dove nuotare tutti i giorni”, questa affermazione è sicuramente metafora di nuova vita, di una nuova esistenza. Cosa hai voluto affermare già nelle prime pagine del tuo libro, affidandoti a una metafora così evocativa? Era il mare sereno del futuro a cui facevo riferimento, quello che immaginavo di vedere dopo aver preso la decisione di lasciare il mondo del calcio. Era un’immagine ottimistica: chissà, ancora, cosa mi accadrà di bello? Quando si è giovani non si sta molto sul presente, si viaggia con la fantasia, troppo forse; amiamo il domani, l’anno prossimo, il futuro ce lo prospettiamo molto più bello dei giorni che stiamo attraversando. Con gli anni, invece, mi sono reso conto che l’armadio, dove avevo riposto i ricordi del calcio e che avevo messo solo in un angolo del mio cervello, l’ho dovuto riaprire. Erano là dentro le cose migliori, le gioie, le persone belle che avevo conosciuto. Il futuro che avevo atteso non mi aveva regalato, nell’attraversarlo, le stesse gioie che mi aveva riservato il passato. Non è stato un gesto nostalgico il mio, ma solo un recupero oggettivo, un giusto riconoscimento a un mondo, quello del pallone, che mi aveva permesso di crescere e a cui avevo dato un’importanza limitata. La mia introduzione al libro suona come un: “Scusate, mi sono sbagliato, riparliamo dei miei anni di calcio.” Certo, poi, per parlarne lo faccio a modo mio, senza santificarmi per il calciatore che sono stato, ma cercando di mettere in evidenza aspetti psicologici che il pubblico sportivo non può conoscere e parlando di personaggi finiti troppo presto nel dimenticatoio. Che tipo di autore è Sergio Mari? Mi spiego meglio, leggendo si possono notare le varie caratteristiche degli autori, vi sono quelli molto selettivi, quelli metodici, quelli fantasiosi, quelli critici. In che categoria ti poni? Sono ipercritico di me stesso, mai contento di quello che scrivo, almeno nelle prime tre stesure di un libro o di un racconto. Di solito alla quarta mi piaccio. Ho una mia tecnica, ma non un metodo, nel senso che posso stare giorni senza scrivere, perché sto elaborando i temi, le scene, l’ambientazione, i dialoghi, per poi mettere il fiume di idee su carta. […]

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Cinema & Serie tv

Il cinema oltre i Balcani: in Bulgaria arriva Runaway Smartphone

Il cinema è uno dei pochi strumenti a disposizione con i quali si riesce ad oltrepassare i confini culturali, sociali, storici e politici. Un esempio di cinema “avanzato” è quello dei Balcani. Un aspetto importante di questa realtà è il rapporto tra il territorio e la relativa produzione cinematografica, la quale si lega a fondamenti storici, culturali, sociali, spingendo la produzione stessa a livello internazionale, oltre quei confini che creano l’area di riferimento da cui tutto ha origine. In questo ambito, è opportuno stilare un’analisi di settore (in questo caso cinematografico) ed intervistare esperti, quali registi e produttori, che rappresentano una fonte inesorabile di informazione, volta alla costruzione di un disegno preciso che sappia identificare e dare forma a lavori e progetti che costituiscono l’ambito cinematografico vero e proprio. Tra i temi principali vi è la voglia di raccontare i contrasti tematici legati alla vita quotidiana, con uno sguardo realistico e diretto al tempo stesso. La maggior parte dei temi sono rivolti ai giovani, che spesso ignorano storia e cultura del Paese di appartenenza, o ancora, si allontanano dal mondo cinematografico, perché troppo complicato, poco attraente. È evidente quindi una diversificazione tematica, che metta in risalto sia il ruolo del cinema inteso come mezzo di propaganda, sia la relativa funzione morale e sociale nel riflettere i problemi della società. Runaway Smartphone, oltre lo spazio e il tempo Uno dei film che ricalcano perfettamente questa duplice intenzione morale e sociale è Runaway Smartphone, film interamente realizzato in Bulgaria e prodotto dalla casa di produzione Amrita Art, diretto da Maxim Genchev. La produttrice, Zlatina Filipova, ha risposto ad alcune domande sul film che uscirà il prossimo 18 marzo in Bulgaria. Le è stato chiesto da cosa nasce la tessitura interna del film, le dinamiche sceniche, la narrazione, i testi: “Il nostro film parla del viaggio nel tempo, e quando si parla di viaggio nel tempo, si parla di Fantasy, giusto? L’idea nasce dal fatto che tutti i bambini sognano di viaggiare nel tempo e nello spazio, per questo ho voluto fare un film del genere per i bambini bulgari”. La trama tratta di tre adolescenti che cercano di raccogliere soldi per cure mediche cui deve sottoporsi il loro fratellino più piccolo. Le loro avventure continuano con la ricerca di un tesoro sotterrato ed uno straordinario iPhone si trasforma in una macchina che li porta indietro nel tempo. Un agente segreto viene mandato per recuperare il telefono, che in realtà è stato sviluppato dalla NASA come prototipo di macchina del tempo, e che è stato venduto per sbaglio. Nell’aspettare che il ragazzo col telefono ritorni dal passato, l’agente segreto deve rimanere in Bulgaria e integrarsi con la gang locale di mafiosi. Per quanto riguarda gli adolescenti, la signora Filipova ha sostenuto: “La linea principale del film è costituita dalle avventure dei ragazzini nel passato, nel futuro e nel presente. Quindi tre stratificazioni sociali e temporali. Erano anni che non si facevano film bulgari di questo genere, per cui volevamo riprendere una bella tradizione passata, […]

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Culturalmente

Quindici anni senza Alberto Sordi

Il 23 febbraio 2003 moriva a Roma Alberto Sordi, uno dei più grandi attori della storia del cinema italiano, con circa duecento film, trasfigurazione esemplare dell’italiano del ‘900. Alberto Sordi nacque a Roma nel 1920, attore, regista, comico, sceneggiatore, cantante e doppiatore italiano. Sordi ha interpretato di tutto, poiché proprio questa polivalenza era qualcosa che ha sempre caratterizzato la sua fisicità e la sua energia, era una persona ghiotta di emozioni e personaggi, fattore che l’ha avvicinato agli attori della “commedia dell’arte”; ha interpretato una serie di maschere diverse, tutte con una propria identità, colorate di svariate emozioni e colori. Punto di riferimento stabile, per il pubblico italiano, fedele a se stesso e a coloro che lo apprezzavano. Capiva cosa desiderasse il pubblico. E tramutava quella risposta, in qualcosa di lieve e disincantato, conquistando con battute e sorrisi, con la semplicità che lo distingueva. Non fu da subito apprezzato Sordi, infatti per molto tempo fu reputato un “sottoprodotto”, successivamente rivalutato e particolarmente apprezzato. La sua filmografia, i suoi lavori erano e sono tutt’oggi l’incarnazione perfetta del realismo popolare, di quanto caratterizzava la società del tempo, con una sottile ma intensa critica alla corruzione della nobiltà romana, al tempo ancora esasperatamente legata alla chiesa. Nel film “Il Marchese del Grillo”, è riscontrabile proprio questo fattore critico che caratterizzava le sue interpretazioni, lucide manifestazioni dallo spirito polivalente dell’attore, c’è ironia nella sua recitazione, ma c’è anche critica, c’è malcontento, tutti ben celati da un apparente ironia disincantata. La satira di Sordi si contraddistingueva per una certa dose di grazia, di buon senso, cosa che la satira di oggi non sembra avere. Si ride deformando i personaggi dei quali si parla, attraverso una superficialità che sembra irradiare tutti i settori del cinema, del teatro e della televisione. Sordi mette in scena le esperienze reali delle persone, della gente comune, con personaggi semplici, ironici ma razionali e pungenti al tempo stesso. Rappresenta personaggi semplici, cittadini comuni, ma anche gente corrotta, senza timore di critica. Un altro dei capolavori di Alberto Sordi, è indubbiamente “Il Vigile”, film del 1960 nel quale interpreta Otello Celletti. E’ bene ricordare che il 1960 rappresenta un anno di pieno boom economico ed automobilistico soprattutto, infatti si inaugura L’autostrada del sole, ed il personaggio di Alberto Sordi interviene una logica del tempo, immettendosi in un circuito di abitudini ed attitudini consolidate, ognuna delle quali ha una propria identità. Il film è sapientemente divertente, mostra un Sordi piuttosto esuberante, col quale si evince chiaramente che l’Italia di ieri non è troppo distante dall’Italia di oggi. Il “Vigile” uscì in concomitanza con un altro capolavoro, ossia “La dolce vita”, di Federico Fellini, il quale simpaticamente gli attribuì l’appellativo di Albertone, volto a sottolineare la straordinaria forza interpretativa dell’attore, spesso esagerata e colma di caratterizzazione pungente, ma anche oggettiva e razionalmente realistica. Un ricordo di Alberto Sordi a quindici anni dalla sua scomparsa A quindici anni dalla sua scomparsa, Sordi continua a regalare sorrisi, con i numerosi film di cui fu protagonista, e […]

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Teatro

Teatro Polifunzionale di Ischia e gli sfida-Match d’improvvisazione teatrale

Trasformare un palcoscenico in una monumentale città romana, oppure in un bizzarro supermercato, o ancora, in un castello gotico, questo è quanto riescono a fare i cosiddetti “improvvisatori” durante un match di improvvisazione teatrale. L’improvvisazione, appunto, è una fusione tra teatro e gioco: un match, dove tutto ciò che vedi un istante prima non c’era, non esisteva e un istante dopo non esisterà più. Si pensa che la “improvvisa”, come si dice in gergo, sia qualcosa che viene quasi naturale, che rappresenti una dote straordinaria insita in chi improvvisa appunto, ma ovviamente non è così: l’improvvisazione è una questione di mestiere, così come affermava saggiamente Dario Fo, “bisogna avere una pratica chiara, occorre aver dentro delle -metope-, per parafrasare gli antichi, ossia degli andamenti, averli già pronti, quasi in riserva e pronti ad essere utilizzati”. In questo contesto, la scena si trasforma in luogo di alterco, dove il compito dell’attore-improvvisatore è quello di saper reggere il confronto con il pubblico, senza poter far riferimento ad un copione già scritto. Ed è così che, dopo il divertente esordio delle precedenti edizioni, ad Ischia è tornato in scena, gli scorsi sabato 28 e domenica 29 gennaio, al Teatro Polifunzionale, l’originale show recitativo ed artistico, con una scricchiolante ed esilarante due-giorni di match all’insegna della improvvisazione teatrale, con Luigi Mennella e la Compagnia STRANI TIPICI dell’Associazione Culturale “Laboratorio Artisti Precari”. L’ambiente scenografico è quello di una partita di hockey su ghiaccio, sport nazionale in Canada, paese in cui negli anni ’70 sono nati i Match dalla fortunata idea di due attori appassionati di hockey, in cui le due squadre si sfidano a vicenda su temi sconosciuti. La dinamica teatrale e narrativa è piuttosto semplice e intuitiva: in scena si contrappongono due squadre di giocatori chiamati a contendersi la vittoria improvvisando su temi a loro sconosciuti, mentre un rigoroso arbitro, assegna a proprio piacimento, categorie, tempi, dinamiche ed anche i più improbabili falli. Dopo la lettura del tema le squadre hanno soltanto 20 secondi di tempo per trovare un’idea di partenza e creare, dal nulla, una cornice narrativa che sia idonea a quanto chiesto, che rispetti i temi, le categorie e soprattutto che sappia allietare il pubblico. Alla fine di ogni improvvisazione l’arbitro potrà segnalare ed assegnare dei “falli”, ossia degli errori di tecnica teatrale (ad esempio: fuori tema, mancanza d’ascolto, cliché…) ed i capitani delle squadre dovranno dare delle spiegazioni che siano plausibili e anche divertenti creando un ulteriore momento di spettacolo. Il vero protagonista delle serate è il pubblico, chiamato a suggerire ai vari concorrenti i temi da recitare improvvisando e votando con dei cartoncini forniti all’inizio della serata, dopo ogni improvvisazione per l’una o per l’altra squadra, nel caso di sabato e domenica, le due squadre contrapposte erano Rossi vs Blu e Belli vs Brutti, entrambe di Ischia. Improvvisazione teatrale, un racconto immediato con il corpo Dunque nella patinoire del Teatro Polifunzionale di Ischia si sono affrontate due squadre briose, dai componenti Match di improvvisazione teratrale ironici e divertenti; creare una […]

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Teatro

Rotta per l’aldilà, regia di Giuseppe Iacono

Rotta per l’aldilà è il libero adattamento di Giuseppe Iacono, in forma di reading musicato, tratto dall’ultimo romanzo breve di Mark Twain, dal titolo Visite in paradiso e istruzioni per l’aldilà. Il testo è basato sul vero racconto di un marinaio, conosciuto nel 1866, durante un viaggio di Twain verso il Nicaragua e, secondo quanto narra la leggenda, passato a miglior vita per un tempo sufficiente a dare un’occhiata a cosa succede lassù tra le nuvole e tornare a riferire. Le musiche originali sono di Gennaro Di Meglio e Francesco Falanga, eseguite dal vivo da Francesco Falanga; mentre le scenografie sono di Jean Manuel Martinez. L’opera, che andrà in scena il prossimo 20 gennaio al Teatro Polifunzionale di Ischia,  non è certamente semplice poiché si tratta di un racconto fantastico sulla vita ultraterrena in chiave di reading dinamico e musicale; infatti il regista sottolinea, con estrema professionalità, i motivi che lo hanno spinto a scegliere d’interpretare (essendo egli stesso protagonista) “uno spettacolo del non facile”. “È stato a causa di un regalo; stavo preparando un altro adattamento da Twain, quando una cara amica mi ha regalato Visite in Paradiso ed istruzioni per l’aldilà, sicura che mi sarebbe piaciuto, dato che Twain è uno dei miei autori preferiti e l’argomento pure. Posso affermare che l’altro adattamento è ancora in fase di preparazione, perché mi venne naturale e scontato cominciare proprio da Rotta per l’aldilà, che dopo una prima lettura mi sembrava già pronto, con tutti gli elementi caratterizzanti discendenti, quali voce, chitarra e via”. Questo è quanto ha affermato il regista, con tono sapientemente ironico e fortemente razionale, con le idee chiare e le mente già proiettata allo spettacolo vero e proprio. Giuseppe Iacono è un noto regista e attore ischitano, conosciuto e apprezzato dal pubblico dell’isola e non solo, dato che i suoi lavori di regia e teatro sono sparsi un po’ in giro per il mondo. Intensa la sua attività con Sogno di una notte di mezza estate, spettacolo itinerante tenutosi ai Giardini La Mortella, splendida location ischitana, e I fantasmi del castello, rappresentazione notturna al Castello Aragonese di Ischia. Numerose sono state le cooperazioni con il Teatro Polifunzionale di Ischia, da ricordare lo spettacolo Elsinore Circus, in collaborazione con l’Associazione teatrale Artù, liberamente ispirato all’Amleto di William Shakespeare. Un grande classico rivisto in maniera circense che dona morbidezza narrativa e linguistica, arricchendo il dramma con atmosfere colme di caratterizzazione scenica, ma al contempo grottesche. Uno dei lavori più conosciuti è sicuramente il lungometraggio L’Ultimo Tango. Lo Spaghetti Noir, girato esclusivamente sull’isola, ha visto la partecipazione di centinaia di comparse ischitane, molti attori conosciuti dal palcoscenico ischitano e altri di fama internazionale. Da sottolineare, inoltre, che il prossimo 20 gennaio, a due ore dallo spettacolo Rotta per l’aldilà, Giuseppe Iacono sarà presente in una nota trasmissione tedesca, Grenzenlos, su Sat.1, in un documentario su Napoli che lo vedrà protagonista tra gli intervistati. Rotta per l’aldilà, l’intenso lavoro di Giuseppe Iacono Dunque un intenso lavoro quello del regista Giuseppe Iacono, che ha deciso […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Fuga in Egitto alle antiche terme comunali di Ischia

Candele e luce azzurra soffusa, calda, a solleticare l’anima, in sottofondo la magnifica voce di Fiorenza Calogero nota artista napoletana, tornata ad Ischia dopo aver preso parte all’ultima edizione della Festa di Sant’Anna. Una suggestiva atmosfera data da un amabile gioco di luci soffuse e dall’utilizzo di candele, colora le Antiche Terme Comunali di Ischia, divenute una preziosa ed emozionante pinacoteca, resa speciale, fino al 28 gennaio – dalle opere che compongono la mostra collettiva Fuga in Egitto, ideata dall’assessorato alla cultura del comune di Ischia. «L’idea della mostra nasce dalla volontà di esplorare con un gruppo di artisti le tematiche legate ad un soggetto che ha avuto una larghissima fortuna nella storia dell’arte. Un tema, quello della Fuga in Egitto, che si inserisce in qualche modo nella scia del Natale, ma che riporta anche alla quotidianità. Con gli artisti che hanno accolto l’invito ci siamo chiesti: cosa accade quando la stella cometa, che è il simbolo del presepe, sparisce? Con essa spariscono anche le speranze? La vita di ogni giorno ci mette alla prova, come accade per la Sacra Famiglia che deve mettersi in viaggio, ma la speranza non viene meno». Queste le parole dell’assessore alla cultura del comune di Ischia, Salvatore Ronga. Fuga in Egitto: la speranza di avere un futuro migliore Ciò che alimenta la Fuga in Egitto spesso, è la speranza; la speranza di un mondo migliore, la speranza di poter avere un futuro dignitoso, la speranza di non dover combattere una guerra atroce e senza significato. Ed è allora che la speranza si riscontra nella bellezza dell’arte, che sia una fotografia, un quadro, un dipinto, una frase incisa nero su bianco o semplicemente una sinfonia. La fuga non sempre è sinonimo di codardia o mancanza di responsabilità. Spesso è l’unica via per sopravvivere e non sottostare alle stragi, e per alimentare la speranza in un futuro migliore. Come hanno fatto, di recente, tanti cristiani perseguitati nelle guerre che insanguinano l’Iraq e la Siria. Il male è la guerra, non chi fugge da essa. «Sono molto felice dell’impegno e della dedizione con la quale ogni artista ha interpretato il tema che ha scelto, all’interno di un racconto, – prosegue l’assessore Ronga – la forza e la potenza di questa mostra è il progetto sotteso. Non è una collettiva nella quale ogni artista partecipante lavora per conto proprio ignorando cosa stiano facendo gli altri.» Probabilmente è proprio questa collaborazione reciproca, il mettere insieme diversi artisti, con caratteristiche e competenze differenti, il vero segreto della suggestione che la mostra stessa emana. C’è bellezza soffusa, c’è magnificenza abilmente proporzionata, c’è gradevolezza e al contempo fiducia, auspicio. Denotazioni somatiche che narrano mescolanza di etnie, ad Ischia la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, come narrata nel Vangelo di Matteo, diventa il modo per raccontare ospitalità ed inserimento; ciò si materializza anche attraverso l’abile occhio fotografico di Lucia De Luise, fotografa estremamente brava e conosciuta, che ha fotografato alcuni ischitani con tratti somatici tendenzialmente mediorientali sul porto d’Ischia, (come richiamo degli […]

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Teatro

Nu bancolotto fortunato al Teatro Polifunzionale di Ischia

Nu bancolotto fortunato è uno spettacolo portato in scena dalla compagnia “Artisti per caso” presso la sala del Teatro Polifunzionale di Ischia, con la regia di Teresa Sasso. I vari interpreti sono tutti perfettamente inseriti nel contesto narrativo, sapientemente ironico al punto giusto e particolarmente razionale alla fine dell’opera. Quest’ultima presenta una chiarissima metafora sulla vanità delle cose che caratterizzano l’esistenza con diversi riferimenti sul carattere immateriale di essa e delle ambizioni. L’azione prende vita nel soggiorno di casa Lo Pazzo. La stanza è arredata con semplicità, tutto è al posto giusto, senza troppi particolari a distogliere l’attenzione. Sul fondo della scena vi è una porta ed un mobile basso su cui sono disposti accuratamente degli oggetti, tra cui un dipinto raffigurante il defunto capostipite della famiglia, Don Anselmo Lo Pazzo, proprietario del “bancolotto fortunato”. All’alzarsi del sipario la scena è vuota. Si ode il campanello d’ingresso suonare più volte, come da chi ha fretta di entrare. Nu bancolotto fortunato: un’opera teatrale intrisa di comicità al Teatro Polifunzionale di Ischia Una rappresentazione all’insegna dei colpi di scena, in cui le dialettiche e le dinamiche comportamentali dei vari personaggi sono fortemente intrise di un oggettivo realismo, contornato da un’intensa comicità che contribuisce a dare un taglio più leggero all’opera. Un teatro fortemente comico, ma con una notevole impronta razionale; un teatro che si colora di mille sfumature e sfaccettature di significato, in cui ogni cosa sembra essere creata per regalare un’emozione oltre ad un sorriso. Un teatro che permette di riflettere attraverso l’esempio di una famiglia borghese, i cui membri presentano ciascuno una propria identità, data da mille caratteri diversi, convinzioni, pensieri, credenze e modi d’essere. Sulla scena di Nu bancolotto fortunato tutto è fortemente dinamico, dalle conversazioni in dialetto napoletano alle movenze dei vari interpreti, tutti ben posati e carichi di spessore narrativo. I colori della scenografia, le musiche di sottofondo, i dialoghi e i complementi di arredo che contornavano la scenografia sono armonicamente tratteggiati. Usare l’ironia è semplice, soprattutto perchè con essa è facile coinvolgere il pubblico e contemporaneamente accostarla alla razionalità, alla piena presa di coscienza di ciò che in realtà caratterizza l’esistenza di alcune persone, di quelle stesse persone che rincorrono un numero, appellandosi alla fortuna. Saperlo fare con sapienza non è da tutti. Gli “Artisti per caso”, grazie anche alle scelte registiche della Sasso, hanno portato al Teatro Polifunzionale di Ischia in scena un’opera che ha contribuito ad intrattenere il pubblico presente in sala, con interpreti simpatici e dai caratteri scenici molto vicini a quelli della persona “tipo” che appartiene alla società attuale.

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