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Eroica Fenice

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Jack Vettriano: l’arte della sensualità in uno stile noir

Jack Vettriano, o meglio Jack Hogan, nasce a Methil il 17 novembre 1951 ed è un pittore scozzese di origini italiane, onorato da Elisabetta II d’Inghilterra con l’Ordine dell’Impero Britannico. Il riconoscimento da parte di Elisabetta II d’Inghilterra è per i servizi resi alle arti visive in Gran Bretagna, ma esso è anche strettamente collegato alle vendite dei suoi quadri alle celebrità. Quello di Jack Vettriano è un successo ottenuto con fatica, nel corso del tempo; il pittore nasce in Scozia da una famiglia di origini italiane; vive in povertà e ed è costretto ad abbandonare gli studi. Comincia presto a lavorare, cambia diversi lavori e a ventuno anni, la fidanzata di allora, gli regala degli acquerelli, il dono destinato a cambiargli l’esistenza. Il giovane Vettriano da quel momento, prese a dedicarsi costantemente alla pittura, ricopiando con pazienza i quadri di Edward Hopper e degli impressionisti, firmandosi “Jack Hoggan”, non riuscendo però per molti anni a sfondare. La svolta avvenne con l’ammissione alla mostra annuale della Royal Scottish Academy, nel 1988. I visitatori, colpiti dalla sua tecnica, acquistarono tutte le opere esposte in un solo giorno. A quel punto il pittore decise di adottare lo pseudonimo con il quale è conosciuto: Jack Vettriano; si crede che lo pseudonimo del pittore nasca in realtà da una storpiatura del cognome della mamma, ma non si hanno informazioni dettagliate a conferma di ciò. Un dato è certo, da quel momento, la carriera di Jack Vettriano cresce notevolmente, con un successo esponenziale. Al centro delle opere del pittore, il tema dell’amore, a volte romantico, altre sensuale, altre frustrante, altre ancora fatale. I soggetti rappresentati sono donne eleganti, immensamente belle, raffinate, desiderio di uomini mediterranei, immersi in relazioni spesso clandestine, perverse e sensuali al tempo stesso. Un’arte apparentemente semplice, ma che in realtà, ad un’analisi più approfondita, sottolinea una forte solitudine, che nasce nei contorni dei personaggi ritratti, spesso soli, angosciati. Una sensualità dalle movenze eleganti, capaci di scatenare in chi le osserva pulsioni nascoste e intime. Al successo internazionale dell’artista si è aggiunto di recente anche quello italiano, e case editrici quali Adelphi, Sellerio e Rizzoli hanno utilizzato le riproduzioni dei quadri del pittore per libri, calendari e poster. Quello di Jack Vettriano è uno stile artistico senza tempo, che colpisce i suoi numerosissimi fans, nonostante frequentemente la critica lo additi semplicemente con l’etichetta di “artista erotico”, senza andare oltre. In realtà, il pittore italo-scozzese Jack Vettriano ha più volte affermato che le proprie opere nascono da esperienze di vita personali, dagli incontri con donne seducenti e sensuali, anche terribilmente ammaliatrici. Tutto ciò è inserito in un desiderio probabilmente nostalgico del passato. Il contesto e l’ambientazione delle opere di Jack Vettriano sono riconducibili agli anni cinquanta, rievocati con sensaulità e romanticismo e nei quali il pubblico del pittore si riconosce. Uno dei dipinti più conosciuti di Jack Vettriano è “Il maggiordomo cantante”, dove una domestica e un maggiordomo, nascosti sotto un ombrello per ripararsi dal sole, osservano un uomo e una donna che ballano. Naturalmente, menzionare […]

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Culturalmente

Porto di Napoli: un rapporto di interdipendenza con la città

Il Porto di Napoli è uno dei più importanti d’Europa, con i suoi 12 km di estensione dal centro della città verso la sua parte orientale. Il Porto di Napoli è delimitato a ponente dall’antico Molo San Vincenzo, volto alla difesa del porto, e a levante dalla diga foranea Emanuele Filiberto duca d’Aosta. Le prime opere portuali risalgono al Medioevo nell’ambito del porto romano di Vulpulum, seguite poi nei secoli dalla costruzione di numerose opere foranee. Storia del Porto di Napoli La fondazione del Porto di Napoli s’inserisce nell’ambito della colonizzazione greca. Il periodo più florido, e quindi lo sviluppo vero e proprio del porto in età greca, si ebbe alla metà del V secolo a.C. periodo durante il quale, grazie all’influenza ateniese, divenne uno dei più importanti del Mediterraneo. Per quanto concerne l’età romana, è certificata la presenza di un grande bacino ben protetto che occupava l’area di piazza Municipio. Infatti, proprio in quell’area, recentemente sono state rinvenute cinque imbarcazioni e l‘antica banchina portuale durante gli scavi per la realizzazione della stazione Municipio. Con lo svilupparsi della dominazione normanna, il porto conobbe un periodo di grande splendore; ma il periodo di massimo splendore si ebbe con l’avvento degli Angioini, nella seconda metà del XIII secolo, sotto il regno di Carlo I d’Angiò, grazie al quale il Porto di Napoli si ampliò, arricchendosi di nuovi edifici parallelamente allo sviluppo della città. Sotto il Regno dei Borbone (XVIII secolo) il Porto di Napoli si afferma come uno dei più attrezzati e forti a livello europeo. A Napoli attraccavano navi veneziane, genovesi, inglesi, turche, danesi ed altre. Anche la flotta militare mercantile, affidata all’intervento del ministro Acton, fu resa molto più potente. Fu il governo del ventennio a conferirgli l’importanza sempre crescente con la quale è giunto ed è conosciuto tutt’oggi. Il Porto di Napoli oggi Il Porto di Napoli rappresenta, come dice l’accezione stessa, una sorta di porta di ingresso della città partenopea, attraversata quotidianamente da innumerevoli turisti e cittadini, dove lavoratori e merci s’intrecciano. Attualmente la maggior parte dei traffici marittimi sono concentrati nei due moli principali: il Molo Angioino, il Molo Beverello, dove attraccano gli aliscafi che collegano Napoli con le isole del Golfo (Capri, Ischia, Procida) e Calata di Massa, da dove partono i traghetti e le navi veloci. Dal Porto di Napoli, essendo esso centrale, sono raggiungibili alcuni dei principali punti di interesse della città; tra questi, il Palazzo reale, il Maschio Angioino, Piazza Municipio, la Galleria Umberto e il Vomero, tutte facilmente raggiungibili a piedi. Ricordiamo che, il mare, nel tempo, ha rappresentato la principale risorsa per le città portuali, strumento fondamentale per gli scambi tra popolazioni, genti, culture e tradizioni. Grazie ai vari Porti, si sono innescati diversi processi di sviluppo locale e soprattutto una continua trasformazione degli approdi, degli elementi naturali e dell’ambiente costruito. Esistono città che, nel corso del tempo sviluppano un rapporto di interdipendenza con i propri porti, una tra queste è sicuramente Napoli; infatti, è proprio in questa ottica che il Porto di […]

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Culturalmente

Tesoro di San Gennaro: culto e devozione di un popolo

Il Tesoro di San Gennaro è unico nel suo genere.  Ha una storia di ben settecento anni ed è diventato immenso grazie alle numerose donazioni. Si è  mantenuto intatto senza mai subire spoliazioni e senza che i suoi preziosi fossero venduti. A proteggerlo, la Deputazione della Real Cappella del Tesoro, organizzazione laica voluta da un voto della Città di Napoli il 13 gennaio 1527 deputata prima alla sovrintendenza sulla costruzione della Cappella dedicata al Santo nel Duomo di Napoli, poi alla difesa della collezione da minacce esterne. Ancora oggi formata da dodici famiglie che rappresentano gli antichi “seggi” di Napoli. San Gennaro è il Santo più venerato e conosciuto al mondo, con numerosissimi devoti, e un tesoro a lui dedicato, unico e meraviglioso; fu nominato ufficialmente vescovo e martire patrono di Napoli, nel 1980 da Papa Giovanni Paolo II. Il Tesoro di San Gennaro rappresenta la storia di Napoli, un ambito quasi infinito che va al di là di ogni religiosità, e che colora di entusiasmo il popolo partenopeo. Per capirne l’immensa portata e valore, storico, religioso e culturale, basti pensare che il Tesoro di San Gennaro è più ricco delle collezioni reali di Russia e Inghilterra. Il fulcro di cotanta bellezza inizia dal “busto d’oro e d’argento” che custodisce le ossa del cranio, voluto da Carlo II d’Angiò, e dalla teca che conserva le ampolle del suo sangue, chiesta esplicitamente da Roberto d’Angiò. Ai due capolavori citati, si sono poi aggiunte, nel corso del tempo, altre meravigliose opere; tra queste la “mitra gemmata”  realizzata dall’orafo Matteo Treglia nel 1713; la mitra è un copricapo vescovile, realizzato con rubini, smeraldi e diamanti con un peso complessivo di ben diciotto chili. Altro oggetto di straordinaria bellezza è la leggendaria “collana” creata da Michele Dato nel 1679 e arricchitasi fino al 1879 di altre pietre preziose con le donazioni di regnanti di tutta Europa. Entrambe le opere furono fatte su commissione della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro per il busto Reliquiario del Santo. Meritano d’esser menzionati anche il “Manto di San Gennaro”, ricoperto e impreziosito con pietre preziose e smalti raffiguranti le insegne araldiche del casato, e il “calice” con coperchio chiamato “Pisside” in argento dorato. Peculiarità e caratteristica unica del tesoro di San Gennaro è che esso, così come le ampolle contenenti il sangue del Santo, appartengono esclusivamente alla città di Napoli e dunque al popolo, che ne è custode e garante, e lo conserva intatto da secoli. A tal proposito infatti, un documento del 1527, attesterebbe un “patto” che il popolo napoletano, stipulò con San Gennaro. Il patto prevedeva la costruzione di una Cappella, in onore del Patrono di Napoli, una volta cessata la terribile epidemia di peste che si era diffusa in tutto il regno. Trascorsi parecchi secoli, accanto alla Cappella, fu realizzata un’altra struttura, che contenesse tutto l’immenso patrimonio devoluto al Santo, ossia il Museo del Tesoro di San Gennaro. San Gennaro, definito dai napoletani “faccia gialla“, denominazione che nasce dal colore appunto giallo, del busto-reliquia; […]

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Culturalmente

Georg Simmel: il denaro come simbolo di modernità

Georg Simmel è stato un filosofo e sociologo tedesco; egli nacque a Berlino il 1° marzo del 1858. La sua opera principale è intitolata “Filosofia del denaro”, risalente al 1900; nell’opera, Georg Simmel, pone al centro del discorso, il denaro, come simbolo dell’epoca moderna. I riferimenti sono rivolti alla società del tempo, caratterizzata da rapporti umani pressoché distaccati, analizzati da Simmel nella prima parte dell’opera, per poi trattare, nell’ultima parte, le conseguenze di questa realtà fredda e basata sulla riduzione dei valori qualitativi e quantitativi. Una filosofia strettamente collegata alla psicologia, nella quale, la visione del mondo, si lega alla vita degli individui, mutando con il mutare di questa. La filosofia, secondo Simmel, non è oggettiva, in quanto ogni persona, in questo caso, il filosofo, analizza un “tipo”, ossia un modello personalizzabile alla ricerca di una verità, non assoluta, ma che evolve in base al contesto nel quale essa stessa si sviluppa e cresce. La visione del mondo e dell’uomo di Georg Simmel non è esclusivamente di tipo filosofico, essa si ricollega anche ad un ambito prettamente sociologico. Alcune delle più importanti riflessioni di Simmel, riguardano proprio l’ambito sociologico, in particolare nell’opera intitolata “Metropoli e personalità”, nella quale egli analizza alcuni dei caratteri fondamentali della metropoli del proprio tempo, fornendo degli importanti sputi di interpretazione applicabili alla società attuale. Le sue osservazioni circa la metropoli sono sia di carattere economico sia di carattere neuro-psicologico, collegabili ad una spiegazione psicologica e filosofica al tempo stesso; all’interno di queste due visioni, differenti tra loro, l’uomo – definito “metropolitano” – si muove, per adattarsi all’ambiente nel quale vive, sviluppando però un organo di difesa volto a proteggerlo dagli eccessivi stimoli. Quest’organo è l’intelletto, spesso contrapposto al cuore. L’uomo, in una visione di tipo economico, nella quale domina il denaro, sviluppa l’intelletto per reagire a tutto ciò e per acquisire un atteggiamento misurabile, in parte controllato, grazie al quale può rapportarsi con i suoi simili, utilizzando uno strumento che gli consenta di capire ciò che succede intorno a sé, monitorandolo e accettando esclusivamente determinati stimoli. Il denaro è la fonte e l’espressione della razionalità e dell’intellettualismo metropolitano ed è qualcosa di assolutamente impersonale, è un livellatore e riduce qualsiasi valore qualitativo ad una base quantitativa, portando quindi al determinarsi dell’ipertrofia della cultura oggettiva e all’atrofia della cultura soggettiva. Georg Simmel era uno studioso, filosofo e sociologo, spesso definito curioso e versatile; versatilità, spesso criticata, poiché definita mancanza di rigore. Simmel era un filosofo attento ai dettagli, capace di inserirli in una dimensione ampia, ossia la società metropolitana, nella quale ogni uomo cercava di sopravvivere. Una visione definibile “moderna”, riconducibile ai giorni nostri, che permette di collegare fenomeni distanti a stimoli, relazioni, esposizioni, dettagli, con vigore analogico. La modernità, quella che Georg Simmel già analizzava in passato, può essere paragonata ad una costellazione costituita da fenomeni ed elementi molteplici, non ordinati gerarchicamente, nella quale il passato si collega al presente, talvolta ripiombando in una dimensione nuova e al contempo il presente, si collega spesso al […]

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Libri

Marcus Malte e il ragazzo: cambio di rotta per lo scrittore

Marcus Malte, pseudonimo di Marc Martiniani, è uno scrittore francese il cui successo, almeno sino ad oggi, è legato al genere poliziesco. Con “Il ragazzo”, edito da Fazi Editore, lo scrittore Malte, cambia decisamente rotta, inoltrandosi in un ambito completamente diverso. Trama e sinossi del romanzo di Marcus Malte “Il ragazzo”, è un romanzo ambientato agli albori del Novecento; ha per protagonista un ragazzo senza nome che si aggira per le campagne della Francia meridionale. Non ha mai visto altro essere umano se non la propria madre, che porta sulle spalle. La donna, moribonda, chiede che le proprie ceneri siano sparse in mare, e il figlio decide di assecondarne la volontà. Dopo ciò, il ragazzo senza nome s’incammina alla scoperta del mondo e degli uomini che lo popolano. Prova ad avvicinarsi ai suoi simili, nonostante non sappia parlare, e non conosca nessun linguaggio per comunicare con gli altri. Nel suo lungo percorso costellato di tante iniziazioni, girerà la Francia insieme a Brabek, l’orco dei Carpazi, lottatore filosofo; scoprirà i segreti del sesso grazie a Emma, che per lui sarà amante, sorella e madre al tempo stesso; conoscerà la barbarie e la follia dell’uomo durante la guerra, dove tornerà selvaggio fra le trincee e si farà un nome per la sua brutalità, indirizzata stavolta ai suoi simili. Soltanto alla fine, abbandonati gli strati di forte violenza cieca e riguadagnato il suo stato di purezza originale, potrà finalmente sentire, forte, l’odore della madre e, con esso, il richiamo del mare. Con “Il ragazzo“, Marcus Malte presenta un romanzo notevolmente profondo che in Francia è stato un grande successo: pubblicato da una piccola casa editrice indipendente, ha vinto il prestigioso Prix Fémina e ha raggiunto i vertici delle classifiche. L’autore si inserisce nella tradizione e nel mito dell’enfant sauvage con una voce originale, dando vita a un’importante riflessione su cosa significa essere uomo e ricordandoci come eravamo, come siamo stati e come potremmo tornare a essere. Una storia coinvolgente, nella quale, il protagonista, pur non parlando, si rivolge e arriva al lettore, in modo profondo e diretto. Il protagonista senza nome, “Il ragazzo”, è al contempo un animale, uno spirito della foresta, un demone, una creatura della quale non si comprendono pienamente le caratteristiche. La narrazione procede dettagliatamente, grazie all’abile penna di Marcus Malte, il quale riesce a proporre un libro, costituito da quattro capitoli, contrassegnati dalla presenza di date, diverse tra loro. Ogni capitolo rappresenta una storia, e in ognuno di essi il ragazzo senza nome prova sensazioni, emozioni differenti, in un pullulare di caratterizzazioni ambientali, sentimentali, sociali e culturali. Ovviamente, sembra quasi scontato affermarlo, il tema principale del libro: “Il ragazzo”, che ne ricorda anche il titolo; ragazzo senza nome, e senza un linguaggio, che si configura come personaggio e protagonista del romanzo. Un dualismo che consente allo scrittore di spaziare con le parole, in una cornice narrativa dinamica e variegata, nella quale   trovare risposte, analizzare le varie avventure che caratterizzano il protagonista. “Il ragazzo” è una rappresentazione e al contempo […]

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Libri

Gocce: raccolta poetica della scrittrice Lavinia Alberti

Spesso le parole di un libro o di una raccolta, si dispongono come delle Gocce, che gradualmente bagnano la mente di chi legge. Sicuramente catturare l’attenzione dei lettori con una raccolta di poesie non è semplice, ma riuscire nell’intento arrecherà molte soddisfazioni all’autore o all’autrice in questione. Ne è consapevole la scrittrice siciliana Lavinia Alberti, la quale, con una scrittura che racconta delusione, nostalgia, speranza, attese e ricordi malinconici, ha esordito con la sua prima raccolta poetica intitolata Gocce edito Controluna. Lavinia Alberti nasce a Torino nel 1991, ma di fatto è siciliana, di Palermo, città nella quale ha studiato. Ha una formazione umanistica e una passione per il giornalismo, la musica e l’arte in tutte le sue declinazioni. Laureata in Lettere moderne e in Teatro, cinema e spettacolo multimediale all’Università di Palermo. Gocce, edita da Controluna a gennaio di quest’anno, è una raccolta poetica scritta di getto. Si tratta di un lavoro che nasce da una profonda esigenza interiore, da una pulsione intima e fragile al tempo stesso, dal desiderio di dar sfogo ad esperienze di vita: delusioni, nostalgie, attese, speranze o amari ricordi. Le poesie di Lavinia Alberti, sono racchiuse in 87 pagine, suddivise in 4 atti; ognuna di esse, proprio come delle gocce, si delinea come presenza, testimonianza. Grazie alle poesie raccolte in Gocce, si capta la voglia concreta di lasciare una o più testimonianze della propria vita e della propria anima, che nei versi poetici ritrova un valore e una sua affermazione. Leggendo man mano tutte le poesie, si è travolti da un ritmo leggero grazie all’incontro tra rime e il lettore si ritrova, involontariamente, catapultato in processo di conoscenza di sè, una concretizzazione della propria realtà interiore. Questo perchè le gocce “poetiche” non sono altro che microtraumi di una poetessa, che attraverso la poesia, riesce ad ascoltare finalmente la propria voce interiore, offrendo strumenti di lettura anche al proprio lettore. In questo modo anche le ferite più dolorose si rimarginano nella loro ricostruzione metaforica e la scrittura ne diventa testimone. I versi di Gocce, godono di una musicalità ricercata e fortemente simbolica, che permette alla scrittrice di fare i conti con i propri fantasmi e gli abissi per proprio Io.Attraverso una scrittura leggera, memorabile ed enfatizzata dai ricordi personali, il lettore si ritrova in un vortice di emozioni e riflessioni spesso taciute o semplicemente riposte in un angolo. Infatti a trarre vantaggio da questa narrazione non è solo l’autrice, che può finalmente sentirsi libera di raccontarsi e raccontare, ma anche il lettore, che prende consapevolezza di una crescita interiore necessaria. Ed è questo il punto forte di Gocce: l’autrice, Lavinia Alberti invoglia il lettore a leggersi e capirsi, senza troppe metafore e figure retoriche da salotto. Segretamente le parole, poste l’una dopo l’altra, suscitano emozioni, sensazioni, sogni, speranze, ideali, passioni, desideri, speranze, timori, aspettative, intuizioni. È come se ogni poesia, rompesse gli schemi del silenzio, rendendo il lettore consapevole, in una percezione tematica e metaforica, che va oltre ogni limite, attraversando mente e cuore. Tale visione […]

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Culturalmente

La gioia di vivere di Henri Matisse: fusione uomo-natura

La gioia di vivere è un celebre dipinto di Henri Matisse del 1906; l’opera è conservata a Merion, presso the Barnes Foundation. Henri Matisse è il rappresentante più conosciuto del fauvismo. Il movimento dei Fauves è il contributo francese alla nascita dell’espressionismo. I fauvisti, tendevano ad abolire la prospettiva e l’utilizzo dei chiaroscuri, preferendo pennellate libere ed esplosive. Uno dei dipinti più noti di Henri Matisse, è La gioia di vivere, che rappresenta un vero e proprio sconvolgimento del pensiero pessimista che accompagnava numerosi artisti del tempo. Così come suggerisce il nome del famoso dipinto, La gioia di vivere, è un nuovo modo, non più negativo, di guardare ed osservare l’esistenza. Lo stesso Matisse, durante la propria esistenza, cercò di raggiungere una condizione di piena felicità e gioia, fondamentali a qualsiasi essere umano, per vivere bene la propria vita. Dunque, proprio quest’ottimismo, questa voglia di positività, si legge nelle opere del pittore, il quale mescola colori allegre e strutture semplici, che contribuiscono a creare un dinamismo che va oltre il semplice sguardo complessivo. L’opera rappresenta dei nudi femminili dipinti a macchie, senza rispettare i colori naturalistici. Nel dipinto Henri Matisse ripropone il tema di Cèzanne delle bagnanti, elaborandolo secondo la propria visione personale, posizionandole in uno scenario innocente, dalle sembianze paradisiache, all’interno del quale l’umanità gioiosa si muove, danzando gioiosamente. All’interno del dipinto, uno dei fattori da sottolineare, è l’uso di colori piuttosto innaturali; infatti, si può notare a tal proposito, l’uso del colore rosa, sia per raffigurare un albero, sia alcune parti del corpo umano, per sottolineare una sorta di fusione uomo-natura. I critici d’arte, suppongono che l’utilizzo “sbagliato” dei colori, sia in realtà il modo, attraverso il quale Matisse, invitava chi osserva, a guardare il bello attraverso la semplicità, senza lasciarsi schiacciare da dinamiche predefinite, dalla quotidianità. La gioia di vivere, rappresenta un’immagine mitica del mondo come vorremmo che fosse, dove non esistono differenze tra mondo naturale e umano e tutto è armonico. Uomo e natura si fondono in una sorta di ritorno al primitivo. Sullo sfondo, Matisse, propone il ritmico motivo del girotondo, immagine dinamica della visione propria dell’artista. Le figura immerse in una sorta di vortice, sembrano quasi elevarsi al cielo. I colori, il dinamismo, quelle figure, esprimono gioia e sinuosità al tempo stesso, caratteristiche proprie dell’identità artistica del pittore. La tecnica è leggermente puntinista e per questo motivo l’opera fu criticata da Signac, che lo definì «un dipinto con colori ripugnanti».  Henri Matisse è stato con Pablo Picasso, suo rivale e amico, un grande maestro della pittura del XX secolo. Si è dedicato ai nudi, ai paesaggi e al tema della felicità di vivere: «Bisogna guardare tutta la vita con gli occhi di un bambino», amava dire. In realtà, quella di Henri Matisse rappresenta un’estrema semplicità definibile lineare, un linguaggio plastico e sinuoso al tempo stesso, del tutto nuovo per l’arte occidentale; tutto ciò è realizzato grazie ad una riduzione cromatica così sottile che gli consentì di raggiungere quella dimensione spirituale da lui tanto desiderata. La […]

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Culturalmente

Ferdinando d’Aragona: le imprese e l’unione con Isabella di Castiglia

Ferdinando d’Aragona o di Trastamara nacque il 10 marzo del 1452 e si spense il 23 gennaio del 1516. Ebbe in vita numerose cariche: fu un sovrano spagnolo, Re di Sicilia dal 1568 al 1516, sovrano consorte di Castiglia dal 1474 al 1504 e ancora Signore d’Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca e Corsica, Conte di Barcellona e delle Contee catalane dal 1479 al 1516, Re di Napoli dal 1504 al 1516 e dell’Alta Navarra dal 1512 al 1516, Reggente di Castiglia dal 1507 al 1516. Ferdinando d’Aragona e il matrimonio “evento” con Isabella di Castiglia, tra Reconquista e grandi scoperte Il 23 ottobre del 1469, a Valladolid, venne celebrato il matrimonio tra gli eredi delle due più importanti corone di Spagna: Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. Si tratta di un avvenimento particolarmente importante culturalmente e socialmente, che, sancirà, con le nozze, l’unione politica tra i due regni di Castiglia e Aragona. Isabella e Ferdinando D’Aragona, saranno i primi monarchi a ricevere l’appellativo onorifico di “maestà cattoliche”, tuttora riservato ai re di Spagna. I famosi “Re Cattolici” furono grandi protagonisti di due importanti eventi storici quali la “Reconquista” e la Scoperta dell’America. Per affermare e soprattutto rafforzare la propria identità cattolica, i monarchi si impegnarono all’evangelizzazione dei propri nuovi territori (in particolare Granada, le Canarie, le Americhe), decretando inoltre l’espulsione di ebrei e musulmani, ma anche cristiani, visionari, omosessuali e molti atri ancora, in un accanito e spietato crescendo inquisitorio che non si fermò di fronte ad alcuna istanza. Oltre all’azione religiosa, i due sovrani, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, rivolsero le proprie attenzioni anche all’Italia; infatti, per contrastare l’influenza francese in Italia, si allearono in Italia con gli Asburgo, il papa, Venezia, Genova, Milano e l’Inghilterra nella Lega Santa (1495). Inoltre, attraverso una serie di campagne in Italia, il controllo della corona di Aragona sul Regno di Napoli venne rinforzato. Questo, unitamente alla lunga decadenza economica che colpì l’area di Barcellona in seguito alla Peste Nera, allontanò sempre di più le esigenze del ceto mercantile (Bisognoso di sostegno e di pace) dal Re d’Aragona (Sempre più bisognoso di denaro e di tasse per la propria politica militare ed espansionistica in Italia). Per quanto riguarda l’unione in matrimonio, tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, essa è definibile oggigiorno, un vero e proprio “evento”, di notevole entità, non solo storica, ma anche sociale. Le nozze di coloro ai quali fu data l’accezione di “re cattolici”, avevano riunito le due anime della Spagna. Quella aragonese, mediterranea, disponeva di una posizione egemone sul Mediterraneo occidentale, con i regni collegati di Sicilia, Napoli e Sardegna insieme a saldi rapporti con molti degli altri principati della penisola italiana. La Castiglia, da parte sua, poteva contare sull’ardimento dei propri guerrieri, sulla ricchezza delle greggi e su uno spirito d’avventura ancora sorgivo, sostenuto da una forte spinta demografica. Persino le ricerche linguistiche erano all’avanguardia: quella castigliana fu la prima grammatica redatta di una lingua moderna. Dunque due regni uniti, almeno apparentemente, ma in realtà perfettamente contrapposti e […]

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Campania Felix: storia di una regione antica e fertile

Da dove nasce e perchè la denominazione Campania Felix? La Campania è una terra antichissima, ricca di storia e cultura, che nel tempo non ha mai smesso di sorprendere, testimone ancora oggi di un passato glorioso che la rende unica nel mondo. La letteratura antica riguardante la storia e l’identità vera e propria della Campania e delle relative caratteristiche geografiche è particolarmente vasta, sono numerose le testimonianze (alcune frammentarie) sulle accezioni toponomastiche attribuite alla regione. Polibio, storico greco, individuò i punti di forza dell’eccellenza della regione: la fertilità, la bellezza, la vicinanza al mare, la possibilità di fruire di scali; e fu Plinio a definirla con un attributo ancora oggi spesso citato ed utilizzato, dall’immenso valore simbolico, destinato a grandissima fortuna, ossia “Campania illa Felix”; essa comprendeva territori che si estendevano dalle pendici del Monte Massiccio (a nord) fino a lambire l’area flegrea e vesuviana (a sud). In seguito alla divisione Augustea, l’Italia fu divisa in undici regioni o province, raggruppando il Lazio e la Campania, dal Tevere fino al Sele, con a capo Capua (Capoa), escludendo la porzione dell’Irpinia e precisamente la zona inferiore delle attuali provincie di Benevento e Avellino, che andarono a far parte della Puglia e della Calabria. Per questo motivo Plinio distingueva la Campania Antiqua, cioè quella del primo periodo, meno estesa e collocata intorno a Capua, dalla Campania Nova, quella della divisione augustea, che comprendeva anche una parte del Lazio, cioè la Campania di Roma. Dunque, la Campania antica (Antiqua) andava dalle pendici del Monte Massico, al Nord, fino ai Campi Flegrei a Sud. Fu Plinio il Vecchio a parlare di “Campania Felix”, sia per sottolineare la fertilità della regione, sia per distinguere la Campania antica, cioè la Campania di Capua, dalla Campania “nuova”, la quale, comprendeva una porzione dell’attuale Lazio. Attualmente, delle terre un tempo appartenenti alla Campania Felix è rimasto ben poco, eccetto le testimonianze di un passato glorioso. Plinio il Vecchio, in realtà, non fa riferimento esclusivamente al suolo, particolarmente fertile e adatto alla coltivazione, ma la scelta di associare l’aggettivo “Felix” al nome della regione sembrerebbe nascere da una vera e propria esigenza di dare un valore distintivo alla Campania, notevolmente estesa. La denominazione di Campania Felix fa riferimento al territorio chiamato “Terra Leborina”, citata nella “Carta anonima del Regno di Napoli”, detta “Della libreria della stella”, del 1557. Campania Felix, un’accezione ancora usata La denominazione ancora in uso di “Campania Felix” conferita alla Campania in epoca romana rimanda a quell’ampia fase di unificazione politica che vide un territorio di ampie dimensioni rifondato come un’unica grande struttura agricolo-urbana, a seguito della guerra annibalica che segnò la confisca dell’ager campanus ai Capuani sconfitti. Ossia l’inizio della fase di unificazione politica che successivamente diede luogo ad una vera e propria attività globale di rifondazione agricola, basata sulla sua suddivisione in centurie, che nei secoli ha acquisito la valenza di struttura permanente di supporto ai vari insediamenti. In Campania esiste un patrimonio in cui il passato si presenta in tutte le sue possibili […]

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Culturalmente

San Biagio dei librai: una cultura tra passato e presente

San Biagio dei librai: un viaggio alla scoperta di questa strada così caratteristica a Napoli | Opinioni San Biagio dei librai è il nome con il quale si fa riferimento ad una delle strade più antiche di Napoli, meglio nota come Spaccanapoli, in quanto essa divide, essendo perfettamente lineare, la parte antica della città tra Nord e Sud. Via San Biagio dei librai è la parte centrale di un antico decumano inferiore (con tale termine si indica una delle tre antiche strade dell’impianto urbanistico, elaborato nel VI secolo a.C. e quindi collegato all’epoca greca, che costituisce il fulcro storico di Napoli), il quale deve il suo nome alla Corporazione dei Librai che lì nasceva; inoltre, uno dei più famosi librai appartenenti alla Corporazione fu il padre di Giambattista Vico, famoso filosofo e storico napoletano. Molto probabilmente, l’accezione San Biagio dei librai si collega anche alla presenza di una piccola chiesetta del XVII secolo dedicata appunto a San Biagio, ormai chiusa da tempo. San Biagio è il santo protettore della gola. Gli appassionati di libri non possono non visitare San Biagio dei librai. Gli stessi napoletani ammettono di visitare più volte, durante l’anno, la famosa strada, particolarmente amata soprattutto dagli studenti, per la presenza di bancarelle e di piccole ma caratteristiche librerie, con, esposti, libri di tutti i generi. Immergendosi tra scaffali colmi di libri (anche edizioni rare), si possono trovare e consultare tantissime librerie o le sedi di alcune tra le più importanti case editrici locali, la cui attività è amplificata dalla presenza di molte istituzioni formative superiori e universitarie. Poco distante, infatti, si trova la sede dell’Università Orientale di Napoli, la Facoltà di Architettura dell’ateneo Federico II, ma anche il Conservatorio di San Pietro a Majella, l’Accademia di Belle Arti e alcuni punti di riferimento dal notevole valore storico, come il Liceo Classico Genovesi, situato nell’antico Palazzo delle Congregazioni e all’interno del quale studiarono noti protagonisti della cultura del ‘900, come il filosofo Benedetto Croce, e il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, il cui ingresso fronteggia una grande statua di Dante Alighieri, poeta, padre della lingua italiana, riprodotto da Tito Angelini; opera lì posizionata il 13 luglio 1871. Ovviamente, oltre che per i fattori di notevole rilievo culturale, San Biagio dei librai è famosa anche per un altro motivo, di natura filosofica: in un palazzo al numero 112 di Via San Biagio dei librai nacque Giambattista Vico.  Visitando la zona, si può infatti notare che, proprio in corrispondenza della stanza dove Vico, mente illustre di Napoli, trascorse infanzia e adolescenza, c’è una targa che recita: “In questa camerata nacque il XXIII giugno MDCLXVIII Giambattista Vico. Qui dimorò fino ai diciassette anni e nella sottoposta piccola bottega del padre libraio usò passare le notti nello studio. Vigilia giovanile della sua opera sublime. La città di Napoli pose”. Devozione a San Biagio, cultura e religione La devozione a San Biagio si amplificò soprattutto grazie alle monache armene, che arrivarono a Napoli durante la guerra iconoclasta, ossia contro le immagini, portando le reliquie del […]

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Culturalmente

Monumenti famosi: un viaggio dall’Italia alla Cina

I monumenti famosi, architettonici o artistici, sono delle opere create dall’uomo, nel corso del tempo, dal profondo significato storico e culturale. L’importanza di un monumento può essere di natura architettonico-artistica, tecnico-artigianale e storico-scientifica. Sono diversi i monumenti famosi, che rappresentano il fulcro dell’identità storica e artistica di una determinata località Monumenti famosi e Italia: un connubio cantato dai poeti civili della nostra Penisola in tutti i secoli, infervorati dalla vastità del patrimonio artistico e culturale che l’Italia mette a disposizione. Italia, custode di capolavori ammirati da tutto il mondo, irriducibile giacimento di monumenti e simboli culturali che ne hanno fatto la fama come Patria dell’arte, è squisito serbatoio di edifici storici e meraviglie intramontabili. Per omaggiare la grandezza artistica italiana, ripercorriamo  la storia dei suoi monumenti famosi ubicati lungo lo stivale più invidiato del mondo per l’unicità dei suoi tesori! Monumenti famosi in Italia Palazzo Ducale di Venezia Antica sede del Doge e delle magistrature della Serenissima, è situato a piazza San Marco, contigua all’omonima basilica, ed è considerato uno dei simboli di maggior fama della città di Venezia. Dagli affascinanti tratti bizantini e orientaleggianti, il Palazzo Ducale appartiene al gusto gotico veneziano. Segue tutte le vicissitudini storiche della città di Venezia. Il corpo principale, robusto, si regge su esili colonne in una squisita antitesi architettonica. Tra gli interni, una pinacoteca aperta al pubblico, e distribuito tra le facciate e le stanze del Palazzo Ducale un cospicuo numero di opere d’arte, alcune delle quali perdute durante gli incendi che hanno devastato il monumento negli anni. Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze La terza Chiesa europea in ordine di grandezza, simbolo della città di Firenze. La sua costruzione fu voluta dalla Signoria di Firenze e i lavori per l’edificazione furono interrotti e ripresi varie volte da personalità artistiche di rilievo quali Giotto o Brunelleschi, autore della celeberrima cupola. Conosciuta anche come Duomo di Firenze, la cattedrale attrae immediatamente per le sue dimensioni monumentali e per il fatto di presentarsi come un blocco unitario: le differenze stilistiche tra le parti emergono da un’analisi più approfondita. Duomo di Milano Terza chiesa cattolica al mondo, è tra i monumenti famosi che più meritano di essere visitati e ammirati. Cattedrale dell’arcidiocesi di Milano, è dedicata a Santa Maria Nascente ed è frutto della volontà di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, il quale fu il primo a volerlo coperto interamente di marmo bianco. La vicenda edilizia legata al duomo è assai articolato: fu ultimato solo a distanza di cinquecento anni dall’inizio della sua costruzione. Colosseo Conosciuto anche come Anfiteatro Flavio, è il più grande anfiteatro del mondo e come tale annoverato tra i Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Inaugurato da Tito nell’80 d.C., in piena epoca Flavia, divenne ben presto emblema della città imperiale che proponeva svaghi e intrattenimenti al popolo. Infatti il Colosseo era adibito agli spettacoli dei gladiatori e a manifestazioni pubbliche di diverso genere. Cessa di essere utilizzato dopo il VI secolo; in seguito, infatti, svolse prevalentemente la funzione di cava da […]

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Cucina e Salute

Cene vegane, alcuni consigli: gusti diversi ma stessa bontà

Le persone che scelgono uno stile di vita vegano, sono in crescita e preparare delle cene che quindi accontentano i gusti di tutti i commensali, spesso non è semplice. Il menù da realizzare per delle cene vegane, va studiato in tutti i dettagli, con largo anticipo, soprattutto per riuscire a reperire tutti gli ingredienti, spesso non facili da trovare. Durante le cene vegane, uno dei consigli più semplici da seguire, è quello di preparare un primo piatto a base di riso, da condire poi con verdure, latte di cocco e curry. È una ricetta facile da preparare, gustosa e carina da presentare. Inoltre, in questo caso, anche l’apporto calorico, è giusto, e quindi non si avranno problemi dal punto di vista nutrizionale. Un altro consiglio per organizzare cene vegane di qualità, è quello di preparare un ricco aperitivo, con tante piccole leccornie, quali, polpettine di pane (ovviamente senza latticini e senza uova) insalate a base di avocado e semi vari, condite con spezie, frutta secca e noce moscata e degli spiedini, con pomodorini e formaggi senza lattosio. Quelle elencate sono una serie di preparazioni veloci, ma buone, che contribuiranno a donare gusto e colore ai propri aperitivi, senza impiegare troppo tempo. Chi sono i vegani Chi sceglie di adottare un’alimentazione vegana, rifiuta ogni cibo di derivazione animale. I vegani sono nati nel 1944 quando due animalisti britannici, D. e E. Shrigley crearono la Vegan Society britannica, lasciando la Vegetarian Society (la più antica organizzazione vegetariana mondiale) poiché dissentivano sullo sfruttamento animale nella produzione di latticini. Consigli pratici e adatti ad ogni occasione Naturalmente, i semplici consigli cui si faceva riferimento in precedenza, sono applicabili nell’ambito delle cene vegane preparate in casa. Per quanto riguarda le cene fuori, un vegano è perfettamente consapevole che potrà frequentare solo determinati ristoranti, pub, pizzerie, nella maggior parte dei casi, luoghi conosciuti, che propongono, oltre ai piatti tradizionali, anche preparazioni vegane. Spesso, può essere utile scegliere un ristorante giapponese; solitamente il menù giapponese piace a tutti, e un vegano avrà ampia scelta, tra hosomaki o uramaki con riso, alga nori e avocado, ma anche cetrioli/daikon, zuppa di miso, the verde o gelsomino. Un altro consiglio per delle cene vegane preparate in casa, è quello di evitare i cosiddetti piatti pronti, da riscaldare e servire; tali alimenti, infatti, potrebbero contenere tracce di panna, burro, o comunque, derivati animali spesso nascosti. Quando si struttura un menù per cene vegane, è opportuno non modificare delle ricette tradizionali, che prevedono l’utilizzo di derivati animali. In questo caso, il risultato sarebbe quello di portare in tavola dei “piatti modificati” ai quali mancheranno troppi ingredienti, che risulterebbero poco appetibili. Il consiglio che sembra in realtà il più banale, è quello di essere creativi e semplici al tempo stesso. Spesso si pensa che le verdure, onnipresenti nelle cene vegane, siano poco appetibili, in realtà non è così. Le verdure, se cucinate in modo saporito, e quindi non esclusivamente al vapore o alla griglia, risulteranno appetibili e di forte eco. Oltre ai piatti da preparare […]

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Fun e Tech

Youtuber italiani, chi sono e cosa li rende famosi

Scopriamo insieme chi sono gli youtuber italiani più famosi! YouTube è la piattaforma web che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video per eccellenza; negli ultimi tempi è utilizzata soprattutto per seguire una figura che negli ultimi anni ha avuto sempre più sviluppo e spazio nell’ambito del web: lo youtuber. Gli youtuber italiani sono tantissimi, sia coloro che registrano molti iscritti, sia quelli che, pur avendone pochi, riescono comunque a raggiungere un determinato pubblico. Esistono diversi canali YouTube che offrono contenuti vari, dalle rubriche di cucina, ai consigli make-up, dai suggerimenti o influenze di tipo commerciale, al mondo dei libri. Insomma, un vero e proprio mondo cui attingere e ispirarsi. YouTube, dopo Google, è la piattaforma web più visitata, con oltre un miliardo di utenti al mese che accedono ad oltre 4 miliardi di video al giorno. Gli utenti del web guardano i video principalmente per due motivi: per imparare qualcosa e risolvere un problema oppure semplicemente per passare del tempo. Dunque, ogni youtuber è perfettamente consapevole, in base all’impronta che decide di dare al proprio canale, della tipologia di video da pubblicare e del pubblico cui essi sono rivolti. Più il video sarà originale e attinente al tema del canale, più esso diventerà “appetibile”. Nel nostro Paese, i video più seguiti, sono quelli degli youtuber italiani che si occupano di ASMR, una vera e propria tecnica di rilassamento. Gli youtuber italiani che scelgono i video ASMR sono vari, ma tra i più seguite c’è “Chiara ASMR”; Chiara è una giovane ragazza che sussurra ai propri iscritti parole dolci, melodie, producendo suoni, sinfonie, e che è riuscita a collezionare quasi cento milioni di visualizzazioni su YouTube con l’arte di abbassare i toni. A giugno 2018 una ricerca del dipartimento di Psicologia dell’Università di Sheffield ha dimostrato che, mentre si guardano i video ASMR, nelle persone che provano i famosi formicolii, la frequenza cardiaca si riduce significativamente, in media di 3,14 battiti al minuto, e aumenta notevolmente il rilassamento. La youtuber citata ha scelto di improntare il proprio canale sull’ASMR, che non tutti amano, non tutti comprendono e, soprattutto, di cui non tutti beneficiano, ma, con tenacia e passione, è riuscita a collezionare sempre più visualizzazioni, regalando piacere e gioia a chi la segue. YouTube: crescita progressiva di contenuti YouTube è in progressiva crescita, quindi è importante seguire con costanza tutte le fasi di produzione e pubblicazione dei video, oltre a tutti i contenuti strettamente collegati, come: informazioni, descrizioni, didascalie, sottotitoli. In questo senso è importante stabilire una relazione duratura con i propri iscritti, interagendo con loro in modo costante. Ovviamente YouTube offre anche la possibilità di divertirsi e sorridere, con video leggeri e ironici al tempo stesso. Anche l’umorismo è un elemento interessante, in quanto crea uno spirito di gruppo. YouTube aiuta a instaurare un rapporto speciale tra follower e youtuber, facendo diventare i contenuti quasi una proprietà comune. È il caso di due youtuber italiani, Sofia Scalia e Luigi Calagna, ovvero i “Me contro Te”, la coppia […]

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Culturalmente

Idiomi: uso, caratteristiche e varietà della lingua

Gli idiomi indicano indifferentemente una lingua o una varietà di lingue. A tal proposito, occorre un particolare riferimento all’ambito linguistico in cui s’inseriscono gli idiomi. Un termine, una parola, assume un significato diverso in base a diversi fattori, si dice quindi che esso abbia varie accezioni. Con maggior precisione si potrebbe dire che gli idiomi fanno riferimento alla lingua in uso, propria, di una determinata nazione. Ogni idioma presenta proprie fattezze, proprietà e maniere, risultando fondamentale nell’ambito della linguistica generale. Dal punto di vista prettamente linguistico, gli idiomi, per essere considerati tali, devono poter essere isolati nei propri costituenti, ossia nelle parti che li caratterizzano, le quali devono risultare perfettamente distinguibili. La lingua, detta anche idioma, è un sistema di comunicazione vocale o segnico proprio di una comunità umana. Indica quindi il modo concreto e determinato storicamente in cui si manifesta la capacità del linguaggio umano dal quale si distingue in senso proprio. Gli idiomi possono essere classificati in base a diverse caratteristiche, tra queste, prima tra tutte, la convenzionalità, in quanto il relativo uso e significato non è assolutamente prevedibile, ma può essere analizzato isolando i costituenti (ossia le parti) che lo compongono. Altra caratteristica molto importante è il senso figurato, poiché, essi generalmente implicano l’uso di metafore, allusioni, metonimie, in grado di farne comprendere il significato preciso. A tale caratteristica, si collega anche il cosiddetto senso proverbiale, legato all’utilizzo informale degli idiomi, utilizzati in circostanze familiari. Il significato degli idiomi non è definibile letterale, ma derivando da quello letterale, viene reso convenzionale, anche se non in modo del tutto arbitrario. Ciò riguarda soprattutto le frasi idiomatiche, cui accennato precedentemente, che si rivestono di un significato spesso metaforico, allusivo. Naturalmente, con il termine “idiomi”, non si indica esclusivamente la lingua propria di una nazione, ma un insieme di frasi, cliches, proverbi e allusioni, indicati come “frasi idiomatiche”. Tra le più diffuse frasi idiomatiche italiane, abbiamo: “Pietro torna indietro”, “chiodo schiaccia chiodo”, “avere un diavolo per capello”, “da che pulpito viene la predica”; potrebbero sembrare delle filastrocche, ma in realtà sono delle espressioni dal particolare significato, dal valore morale e retorico, con una specifica peculiarità enfatica. Gli idiomi, permettono di riscoprire l’uso implicito di determinate accezioni, talvolta arcaiche o in disuso, che promuovono una rivalorizzazione territoriale, sociale e linguistica; ovviamente, un idioma caratterizza la lingua parlata, adattandosi inevitabilmente alle esigenze proprie del linguaggio scritto. Lo status degli idiomi, si rifà alla relativa funzione sociologica corrispondente, ossia alle caratteristiche ambientali, sociali, territoriali, individuali, scolastici. E lo status stesso riguarda un sistema, l’insieme degli idiomi, nella relativa totalità. Gli idiomi permettono di comprendere la validità di una lingua, mostrando le diverse accezioni e usi. Ogni località possiede una varietà differente di idiomi, il cui significato si denota in base alla categoria di appartenenza. Ad esempio, ogni regione possiede molteplici varietà regionali, (idiomi) che si contraddistinguono per l’uso e per i vari livelli di significato. Immagine in evidenza: https://www.estambul.net/wp-content/uploads/2015/03/idioma-estambul-net-3.jpg

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Fun e Tech

Social network: quali sono i più conosciuti ed utilizzati

Il termine social network tradotto in italiano significa “reti sociali”; essi rappresentano una sottocategoria dei social media. Il primo social network ad essere riconosciuto come tale fu lo statunitense Sixdegrees.com, lanciato nel 1997 dalla MacroViewCommunications con sede a New York. Si tratta del primo sito ad offrire agli utenti la possibilità di creare un proprio profilo pubblico online, di gestire una lista di contatti e di interagire con altri utenti attraverso messaggi privati. Nella storia del web tutto ebbe inizio nel 2002, quando Internet divenne una piattaforma multinazionale, all’interno della quale gli utenti possono condividere contenuti, basando le proprie attività sull’interconnessione tra produttori e utilizzatori finali. Inoltre, l’avvento dei cosiddetti social network è stato favorito dall’evoluzione delle nuove tecnologie di connessione, che consentono uno scambio di contenuti molto più rapido rispetto al passato. Quali sono i social network più famosi Tra i più famosi social network il primo da menzionare per utilizzo e fama è Facebook, creato e sviluppato nel 2004 da Mark Zuckerberg; ovviamente è uno dei tanti social esistenti, che però si distingue tra tutti poiché le ultime stime parlano di circa 175 milioni di iscritti nel mondo (in Italia circa 7 milioni). Facebook, almeno inizialmente, non presentava nessun aspetto che lo discostasse dagli altri social esistenti: era semplicemente una community, grazie alla quale tutti potevano creare un profilo personale e comunicare con amici, parenti, anche di vecchia data, oltre a poter postare foto o video. Altro social network famoso è Twitter, il cosiddetto “social dei cinguettii” (dal quale deriva il nome, legato al verbo inglese “to tweet”, appunto, cinguettare) nato nel 2006. Si tratta di una piattaforma gratuita, che permette di condividere messaggi non superiori ai 140 caratteri, con la possibilità di allegare anche foto o indicare la propria posizione geografica; tale social network è utilizzato anche da numerosi professionisti, per pubblicizzare attività commerciali e per instaurare un rapporto diretto con le persone. Naturalmente, ogni utente può liberamente creare una propria pagina, cioè un profilo in cui inserire informazioni come nome e cognome, foto profilo, copertina, breve biografia personale ed eventualmente un sito. Oramai sono sempre più numerose le persone, che si tratti di aziende o di semplici utenti, che possiedono un blog o un sito personale, curati nei minimi dettagli e ai quali si dedicano costantemente, condividendo anche aspetti personali, o anche solo per farsi conoscere. A tal proposito, un altro social network molto utilizzato è Instagram; si basa proprio sulla condivisione di contenuti (brevi video o fotografie) da gestire con i cosiddetti “hashtag”, ossia delle parole chiave che permettono delle interazioni rapide e ad ampio raggio di azione. Instagram attualmente risulta il social network più utilizzato dalle aziende per monitorare i comportamenti e le attitudini commerciali degli utenti. Un altro dei tanti social network esistenti, particolarmente indicato per chi desidera investire nella propria attività e farsi conoscere, è Linkedin: un social network disegnato specificatamente per chi è interessato a fare business. L’obiettivo del sito è quello di registrare membri che condividano con gli altri le proprie […]

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Culturalmente

Spicciati: anche un centesimo può fare la differenza

Spicciati: una bottiglia-salvadanaio per i giovani | Intervista Spicciati è un’iniziativa molto importante, ideata e lanciata dall’associazione senza scopo di lucro Start Italy, ed ha ottenuto il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Dal primo gennaio 2018 l’Italia non conia più le monete da 1 e 2 centesimi. Il loro costo di produzione supera il loro valore (che arriva a 4,5 centesimi per la moneta da 1 centesimo e a 5,2 centesimi per la moneta da 2 centesimi). Abbiamo raggiunto Gian Maria Miliacca, presidente di Start Italy, che si è gentilmente prestato ad una nostra intervista per conoscere meglio il progetto Spicciati. L’intervista per sapere di più su Spicciati In cosa consiste l’iniziativa? “Spicciati è un supporto innovativo e creativo al tempo stesso. L’idea di raccogliere i centesimi è stata esplorata più volte. Ma per la prima volta sarà realizzata su grande scala, con una metodologia di distribuzione che progressivamente coprirà tutta l’Italia”. Anche un solo centesimo fa la differenza e raccoglierlo per poi materializzare tante iniziative, che vedono protagonisti i giovani, è un grande risultato. L’iniziativa Spicciati sarà un ausilio rivolto a tutto campo a giovani start up. Le monetine da 1,2 e 5 centesimi, i cosiddetti “ramini”, potranno essere raccolte in una bottiglia-salvadanaio, reperibile in diverse tabaccherie, delle varie città italiane. Le tabaccherie coinvolte nel progetto sono circa 55 mila, un dato importante, che sottolinea quanto altrettanto importante sia il progetto lanciato da Start Italy. Ma qual è il ruolo delle tabaccherie nell’ambito dell’iniziativa? “Abbiamo pensato alle tabaccherie anzitutto per la loro presenza sul territorio: sono circa 55 mila i punti di raccolta in tutta Italia. Ed anche perché il tabaccaio è una figura di cui tutti i cittadini si fidano”. Le tabaccherie presenti sul territorio sono numerose e in costante crescita, secondo le stime finora accertate, quindi sceglierle come punto di riferimento è una decisione fortemente significativa. Chiunque, ogni giorno, entra in tabaccheria e ogni cittadino potrà avere la possibilità di raccogliere le monetine in rame, per favorire start up e giovani in iniziative sostenibili, volte all’agricoltura e al territorio. Cosa rappresenta la cosiddetta bottiglia-salvadanaio? “Per raccogliere i centesimi, si userà come raccoglitore una bottiglia creata appositamente, che riteniamo essere il salvadanaio più economico e al tempo stesso familiare per i cittadini. Crediamo fortemente nelle potenzialità dei giovani e dell’Italia e siamo altresì convinti che se tutti contribuiranno, potremo raggiungere grandi risultati in termini di raccolta e progetti sostenuti”. La bottiglietta nella quale saranno raccolte le monetine e i centesimi si contraddistinguerà grazie al colore del tappo, che sarà arancione. La cifra raggiunta, inoltre, sarà aggiornata in tempo reale sul sito dell’iniziativa. I progetti che i giovani potranno presentare, tramite i bandi che verranno pubblicati a partire da settembre 2019, riguardano le aree strettamente correlate alle risorse e alle caratteristiche dell’Italia del futuro. Dunque, meno “ramini” e maggiore possibilità di crescita per giovani e start up, con un aiuto concreto: questa è l’idea di fondo del progetto denominato Spicciati? “In realtà sarebbe meglio […]

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Culturalmente

Leggenda o legenda? Tutto ciò che c’è da sapere

Leggenda o legenda, due parole diverse nella grafia ma anche nel significato. I dubbi circa la grammaticalità di una versione o dell’altra, sono tanti, infatti, sempre più numerose le persone che ogni giorno menzionano tale interrogativo sui diversi motori di ricerca. La prima, legenda, identifica una nota esplicativa, la seconda, leggenda, invece, un mito. Legenda deriva dal verbo latino lego, legis e ha il significato di leggere, ma può anche significare, legare o collegare. Un termine che invita a leggere quanto è riportato a margine di una pagina, per carpirne il significato, il testo o la figura a cui è riferita. Tuttavia, la parola legenda ha anche un altro valore, che è quello della attribuzione al simbolo di un significato occasionale, diverso da quello originario. Per esempio, se su una carta geografica si vogliono distinguere delle aree diverse, come le zone coltivate, lo si può fare, colorandole con cromie differenti. Ogni colore indicherà una zona, e l’attribuzione del significato o la spiegazione del contenuto, sarà riportata a margine della carta con una serie di puntini colorati, che indicano le varie zone. Per la parola leggenda invece, il ragionamento è un altro: la parola infatti si riferisce alla narrazione di una realtà tramandata oralmente. La leggenda è dunque una storia raccontata, della quale però non si hanno riscontri nella storia, in quanto essa è radicata nella coscienza popolare. Naturalmente l’evento originario, che poi viene tramandato, appunto la leggenda vera e propria, è nel tempo modificata, arricchita di nuovi elementi. Le leggende sono utilizzate anche nell’ambito dei testi indirizzati ai bambini, come ad esempio le favole, all’interno delle quali si fa riferimento ad una vicenda tramandata, ricca di particolari talvolta anche divertenti e che a volte racchiudono una metafora. La leggenda, secondo quanto riportato dai vocabolari e i dizionari più comuni, «è un racconto tradizionale di argomento generalmente religioso o fantastico, arricchito di elementi sorpannaturali». Abbiamo per esempio la leggenda del mostro di Loch Ness, la leggenda di Beowulf, la leggenda delle sirene. In quest’ottica, sono sicuramente da citare le cosiddette leggende metropolitane, dette anche urbane, ossia storie insolite, fuori dal comune, raccontate dalla gente e che mutano, man mano che si tramandano. Sono storie ipoteticamente reali, definite però leggende, e attribuite sempre a qualche altra persona. Si tratta di notizie che stuzzicano l’attenzione di chi ascolta, stimolando una forte curiosità, e dando vita ad un vero e proprio passaparola, che fa in modo da creare una vera e propria catena di eventi concatenati in un unico racconto, appunto la leggenda. La leggenda è tipica di determinati ambienti, nella maggior parte dei casi essa si sviluppa soprattutto in città, ma ovviamente, in passato, era legata ad ambienti rurali e rivendicavano un vero e proprio bisogno di appartenenza a una società. Per quanto concerne i significati del termine leggenda, esso può riferirsi anche all’iscrizione che si legge sulle medaglie, e, nei francobolli, quella, per lo più relativa al soggetto grafico, che eventualmente viene stampata oltre alle indicazioni dello stato di emissione e del […]

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