Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

I segreti della villa in collina di Daniela Sacerdoti

I segreti della villa in collina, è un romanzo della celebre autrice Daniela Sacerdoti, pronipote del famoso scritto­re Carlo Levi, edito dalla Newton Compton Editori. I segreti della villa in collina: trama, personaggi e curiosità Il passato spesso ritorna! Quante volte questa frase riecheggia in una conversazione ed è proprio questo il tassello fondamentale del libro “I segreti della villa in collina”. Un segreto che ripiomba direttamente dal passato, circoscritto tra le pagine di un vecchio diario di Callie, una timida cameriera appena giunta a Montevino, in Italia, dal Texas, in cerca di risposte sulla sua identità. La giovane ragazza ha da poco scoperto di esser stata adottata e di aver ereditato dalla madre, che non sapeva di avere, una splendida villa in collina, tanto maestosa ed immensamente bella, da lasciare senza fiato. Callie è pronta a varcare il cancello arrugginito di quell’abitazione, passo dopo passo, esplorando un luogo sconosciuto all’interno e grazie al quale conoscerà volti nuovi. Come la protagonista del romanzo pian piano scoprirà cosa le riserva la vita, così i lettori di questo suggestivo ed intrigante libro scopriranno, passo dopo passo, i caratteri e le emozioni che si nascondono dietro ogni parola. Ad un certo punto, così come Callie, percepisce nitidamente tutto ciò che la circonda, seppur con sofferenza, così il lettore sarà coinvolto in situazioni, vicende, tasselli del passato che si manifesteranno attraverso il presente. L’odore di cera emanato dai mobili, le voci in corridoio, la luce, ogni singolo dettaglio, grazie alla bravura dell’autrice, s’imprime nella mente di chi legge, in una lettura semplice e coinvolgente. Molto importanti gli elementi descrittivi propri dell’ambientazione in cui si ritrova la protagonista, così sensibile, ma al tempo stesso tenace. I colori, la tranquillità evocata da alcuni luoghi, i suoni della natura, tutto forma una cornice perfettamente sinuosa, che avviluppa il lettore, donandogli serenità. La protagonista, decisa a comprendere ciò che è stato del suo passato, si ritroverà a vivere in Italia, dove conoscerà una zia dal carattere ricco di acredine, e avrà anche l’occasione di innamorarsi perdutamente di un uomo. La componente legata alla famiglia è probabilmente un escamotage, il modo per la protagonista di recuperare le tracce del proprio essere. Mettersi in gioco, rivoluzionare completamente la propria esistenza è ciò che fa Callie, trasportando il lettore in una continua alternanza tra passato e presente. Uno incombe e l’altro si palesa attraverso il vivere quotidiano. Le parole, “come lucciole che sobbalzano”, si diramano tra luci, discussioni, montagne, fabbriche e ampi giardini. Il finale è tutto da scoprire, positivamente lascerà senza fiato. I segreti si “smaterializzano” palesandosi, divenendo qualcosa che appartiene alla protagonista, al suo mondo e incuriosendo il lettore. Parti descrittive, dialoghi, racconti scritti, o  monologhi interiori e flashback, sono un insieme perfettamente caratterizzante per un romanzo bello da leggere e dal quale lasciarsi coinvolgere.     Fonte immagine: ufficio stampa.

... continua la lettura
Culturalmente

Dispotismo illuminato: un lungo percorso di cambiamento

Con “Dispotismo illuminato” si indica il periodo storico che va dal XVIII al XIX secolo, durante l’Illuminismo, quando il potere era concentrato esclusivamente, e in modo assoluto, nelle mani del Re. In realtà le due parole – Dispotismo illuminato – rappresentano, dal punto di vista linguistico, un binomio superficialmente contraddittorio: la prima parola fa pensare ad un governo che concentra il potere esclusivamente nelle proprie mani. La seconda, invece, indica il secolo dei lumi, la luce che illuminava le menti. La fase finale dell’Illuminismo: il Dispotismo illuminato Il Dispotismo illuminato si identificò come un movimento innovatore, che propose nel tempo un vastissimo progetto di riforme, in diversi campi: dalla cultura alla politica. Tale progetto venne fatto proprio da alcuni sovrani assoluti che ne sposarono i principii e si proposero di utilizzarli per modernizzare i loro regni. Ciò avvenne soprattutto (ma non solo) nelle zone del centro e dell’Est dell’Europa (Prussia, Austria, Russia) ancora arretrate rispetto ad altre realtà e, in particolare modo, in riferimento allo sviluppo proprio dell’Europa occidentale. Proprio la politica riformatrice, “fuori dai canoni”, più aperta al cambiamento e illuminata dai lumi della ragione, spiega il concetto di Dispotismo illuminato. Le riforme proprie dell’arco temporale cui facciamo riferimento, interessarono anche l’Italia; il Regno di Napoli, ma anche la Lombardia, la Toscana, con progetti di tipo rivoluzionario e interventi a favore del commercio e dell’economia. Proprio la Toscana, grazie al Sovrano Leopoldo II, figlio di Maria Teresa, conobbe per prima le idee illuministe di Cesare Beccaria, tant’è che nel 1786 fu abolita la pena di morte. In concordanza con quanto detto si può sicuramente affermare che, grazie al periodo illuminista e, soprattutto, alla fase finale dell’Illuminismo, ossia il Dispotismo illuminato, i ceti sociali, ma anche i Re, furono protagonisti di notevoli cambiamenti, di natura sociale, economica, culturale, che lasciarono il segno. Le innovazioni ed i cambiamenti più evidenti si ebbero principalmente nella legislazione e nell’amministrazione dello Stato. Nel sistema fiscale erano annoverati numerosi privilegi e disuguaglianze che i sovrani abolirono per rendere il prelievo fiscale più equo e allo stesso tempo più efficiente. Il potere economico-politico della Chiesa nei singoli regni si indebolì a favore di quello del monarca: gli ordini religiosi furono ostacolati o soppressi, come nel caso dei gesuiti. Tutto convergeva nelle mani del Sovrano. Un periodo di riforme, cambiamenti e nuovi progetti Una delle Riforme più importanti, nate durante il Dispotismo illuminato, fu l’approvazione del Catasto, da parte di Maria Teresa d’Austria. A Napoli Carlo III di Borbone, abolì i privilegi dei nobili e degli ecclesiastici. Espulse i Gesuiti, provando a ridurne i poteri. E pose la propria attenzione sulle attività del Porto di Napoli. Ricordiamo che i Francesi, esuli per l’intolleranza religiosa di Luigi XIV, furono i primi ad utilizzare i termini di Deposto e Despotismo, recentemente riconosciuto dalla storiografia come Dispotismo. Sicuramente il Dispotismo illuminato si può considerare una versione secolarizzata della monarchia assoluta. Si provò a rendere uniforme la società, secondo i principii propri dell’Illuminismo, attraverso i lumi della ragione, in una sorta di connubio tra […]

... continua la lettura
Libri

La casa della seta: il nuovo romanzo di Kayte Nunn

La casa della seta è il nuovo romanzo avvincente romanzo della celebre autrice Kayte Nunn, edito da Newton Compton Editori. Trama, personaggi e curiosità L’insegnante Thea Rust arriva in un collegio nella campagna britannica ma non ha idea di quello che l’attende. Da oltre centocinquanta anni, infatti, La casa della seta è un rifugio per ragazze che si trovano in situazioni difficili; un edificio antico, fitto di ombre e misteri , tanti, forse più di quelli che la protagonista riesce ad immaginare. È la fine del 1700 e Rowan Caswell lascia il suo villaggio per lavorare nella casa di un mercante di seta inglese. Si tratta di una realtà completamente nuova per lei e il suo talento erboristico attira fin da subito pericolose attenzioni. Negli stessi anni a Londra, Mary-Louise Stephenson sogna di diventare una designer di seta, un lavoro, fino a quel momento, appannaggio degli uomini. Ha con sé un brandello di stoffa preziosa, che probabilmente cambierà per sempre il suo destino. La casa della seta è un libro che incuriosisce sin dalla prima pagina, avvincente e coinvolgente al contempo, con protagoniste femminili in netta maggioranza rispetto a quelli maschili. Man mano che si legge, infatti, si ha la sensazione che siano le donne a “reggere il gioco”, mentre i personaggi maschili sembrano quasi subalterni. È come se solo le donne tessessero i fili intrecciati della narrazione, conferendole vivacità, colore e significato ed appassionando i lettori. Un romanzo, all’interno del quale il destino si diverte a mescolare le carte, che procede spedito, senza troppe divagazioni, semplice da leggere e difficile da lasciar andare una volta terminato. Tra passato e presente, tasselli storici, identità sovrannaturali, la narrazione diventa sin dalle prime pagine fortemente ammaliante. Ogni capitolo che compone il libro stupisce e lascia col fiato sospeso, in un’ambientazione che metaforicamente si sdoppia, tingendosi di diverse sfumature, travolgendo sia le protagoniste, sia il lettore. La casa della seta: la bravura nell’abile penna di Kayte Nunn La celebre autrice del libro La casa della seta, Kayte Nunn, riesce a creare una vera e propria alternanza di passaggi espositivi, descrittivi, narrativi, che conferiscono dinamismo al romanzo. Si tratta di un libro sicuramente studiato, dietro al quale si nascondono molti tasselli e parecchie intuizioni, nulla è lasciato al caso. Sicuramente c’è molto pathos nell’accurata descrizione della storia ma, al tempo stesso, è riscontrabile una forte precisione nell’attribuzione caratteriale ed identificativa dei personaggi, della donna-chiave del romanzo. Punti di vista, anafore e meccanismi interni, moralmente significativi, pesano, senza mai prevaricare la scena, in modo leggero, con parole che non si sovrappongono ai livelli propri della narrazione. La casa della seta si rivela nel complesso come un grande, un fitto mistero, che esplode quasi al termine della lettura, dopo un susseguirsi di depistaggi, ostacoli, impedimenti. Dal punto di vista analitico, possiamo affermare che La casa della seta è un libro costruito su una serie di connessioni tra ciò che esiste e ciò che invece è già presente nell’ambiente, nella propria mente, nell’inconscio. Leggendo la storia, si apprenderanno […]

... continua la lettura
Culturalmente

Divina Commedia: dal prossimo 21 febbraio in onda su Rai 5

La Divina Commedia, o semplicemente Comedia, è l’opera più nota ed apprezzata di Dante Alighieri; è di qualche giorno fa la notizia che dal prossimo 21 febbraio il capolavoro della letteratura italiana approderà in tv narrato da una donna. La grandezza del Sommo Poeta, Dante Alighieri, non smette mai di sorprendere e affascinare, e nonostante siano trascorsi ben settecento anni dalla sua morte, una delle opere principali, la Divina Commedia, debutterà per la prima volta in televisione.  Sette secoli ci separano dall’opera cardine del lavoro intellettuale e poetico di Dante: tempo di bellezza, storia, religione, conflitti. Non sono poi tanti, e sembreranno ancor meno, lasciandosi trasportare dalla liricità di quei versi, ascoltandoli attentamente, con amore. La Divina Commedia: le suggestioni della famosa opera in tv Un evento unico proposto da Rai 5, in onda dal 21 febbraio. Interprete dei versi della Commedia, Lucilla Giagnoni, che darà voce e volto ai suggestivi versi della celebre opera, portando Dante oltre la soglia del teatro. “Dagli abissi dell’Inferno alla faticosa salita del Purgatorio fino alla sinfonia del Paradiso, nella Commedia, dunque, tutto, “converge verso la Vergine Madre, figura umanissima, che non parla, ma mostra che c’è un altro modo per stare al mondo che non sia il dominio o il possesso. Ma piuttosto unire gli opposti, dare armonia ai contrari. È un messaggio ancora attualissimo”, ha dichiarato l’attrice interprete dell’opera, Lucilla Giagnoni. Ma che cos’è  la Divina Commedia? Bene, secondo molti studiosi, essa può essere considerata il Medioevo realizzato come arte. Leggendo Dante Alighieri e nello specifico la Divina Commedia, si ha la sensazione che le parole dei vari componimenti diventino quasi un’emissione musicale. Un docile fluire di sensazioni e suggestioni che ancora oggi allietano l’animo. In quest’opera, capolavoro letterario italiano, si può distinguere strutturalmente il mondo intenzionale da quello definito effettivo, ossia ciò che il Poeta ha fortemente desiderato e ciò che ha realizzato. La realtà diventa una figura attraverso la quale si modella la poetica dell’autore, prende forma, per così dire. Un capolavoro senza tempo che continua ad affascinare Dante Alighieri iniziò la composizione della Commedia durante l’esilio, si presume intorno al 1307. Il titolo originale è Commedia, o meglio Comedìa, secondo quanto definito dallo stesso Poeta; l’aggettivo Divina fu aggiunto dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante. Si tratta di un Poema allegorico, un viaggio nell’aldilà, nei regni ultraterreni, dove il Sommo Poeta incontrerà prima Virgilio ed infine Beatrice. La Commedia è divisa in 3 Cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna delle quali si suddivide a sua volta in canti: il numero è di 34 canti per l’Inferno (il primo è di introduzione generale al poema), 33 per Purgatorio e Paradiso, quindi 100 in totale. Un grande progetto quello realizzato dallo scrittore toscano, che oggi rivive grazie a diverse puntate trasmesse in televisione, su Rai 5 in seconda serata, dal 21 febbraio. Tre canti al giorno, della durata di circa trenta minuti, intratterranno i telespettatori, fino al 25 marzo, quando ebbe inizio il viaggio dantesco. L’opera dantesca costituisce un vero […]

... continua la lettura
Culturalmente

10 Febbraio: Giorno del ricordo delle Foibe, per vittime ed esuli

Il 10 febbraio è il “Giorno del ricordo delle foibe”, sancito con una legge del 2004: esso si configura come una vera e propria commemorazione. Un tragico evento storico per tanti anni lasciato nel dimenticatoio, ancora oggi poco studiato tra i banchi di scuola, ma sul quale negli ultimi anni, si prova a fare luce. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a tal proposito, ha recentemente dichiarato: “Per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell’esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia”. 10 febbraio: il ricordo delle vittime delle foibe non può e non deve svanire Tra il 1943 e il 1947 quasi diecimila italiani, vivi e morti, furono gettati all’interno di cave carsiche, chiamate appunto foibe. L’Istria e la Dalmazia furono teatro di questo vero e proprio scempio ideologico; in quei territori, infatti, i partigiani slavi si vendicano dei fascisti, torturando e massacrano migliaia di persone, gettate poi nelle foibe. Il fenomeno tragico relativo all’uccisione di tanti italiani nelle foibe apparve per la prima volta sulla stampa nell’ottobre del 1943, ovvero subito dopo gli eventi storici collegati alle foibe istriane. Nonostante la stampa del tempo fosse pienamente controllata dal regime fascista, il massacro delle foibe fu presentato all’opinione pubblica (anche se piuttosto ristretta) come un massacro, presentando già i contorni drammatici che oggi conosciamo. A cadere dentro le foibe non furono solo fascisti, ma anche cattolici, liberal-democratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Una vera e propria carneficina, una pagina triste della storia italiana, che ancora oggi fa rabbrividire. Le vittime erano legate l’una all’altra con un fil di ferro stretto ai polsi, successivamente schierate sugli argini delle cavità. Colpiti da tanti proiettili, al fuoco delle mitragliatrici, precipitavano tutti nel baratro. Uno strumento atroce con il quale si eliminavano quanti avrebbero potuto creare problemi o dissidi allo Stato comunista jugoslavo. La “Giornata del ricordo delle foibe” è diventata legge nel 2005 e ogni 10 febbraio si ricordano le vittime di quella strage. Il ricordo diventa anche il modo per divulgare quanto accadde, soprattutto nelle scuole, rivolgendosi ai più giovani, scuotendo le coscienze di tutti, per far sì che tutto ciò non si verifichi più. Ricordiamo che oltre alle vittime delle cosiddette foibe, si commemorano anche gli esuli istriano-dalmati. Il 10 febbraio è soprattutto un momento di riflessione, in particolar modo per dare dignità a tutte quelle persone tragicamente ed ingiustamente uccise. Vittime della storia e di un sistema repressivo che non ammetteva ragioni. Il “Giorno del ricordo delle foibe” è rivolto anche ai familiari delle vittime ed ai loro discendenti, affinché si annulli ogni polemica, ogni dubbio che non ha ragione d’essere, esprimendo vicinanza. Un ruolo di fondamentale importanza, non solo in questo giorno, ma sempre, ha l’operato nelle scuole, per diffondere la conoscenza di quegli avvenimenti e puntare al superamento di preconcetti e risentimenti, per  rendere davvero giustizia alle vittime. [Immagine in evidenza: https://www.laciviltacattolica.it/articolo/il-massacro-delle-foibe-e-il-silenzio-di-stato/]

... continua la lettura
Libri

Piranesi: il nuovo suggestivo romanzo di Susanna Clarke

Piranesi è il nuovo romanzo dell’autrice Susanna Clarke, famosissima scrittrice inglese di romanzi fantasy. Il romanzo, edito da Fazi, suggella il ritorno eclatante della Clarke con un libro che ha molto da dire e che sicuramente coinvolgerà dalla prima all’ultima pagina. Piranesi: trama e dettagli della narrazione Piranesi vive in una casa spettrale, non si sa da quanto tempo, probabilmente da tanto, forse da sempre. Ogni giorno visita, esplorando, i grandissimi saloni sui vari piani della struttura, i corridoi, le statue, scoprendo i misteri che avvolgono tutto e di cui fa menzione su un diario. I saloni più alti non si vedono nitidamente a causa della fitta coltre di nebbia che li avvolge, mentre delle maree imprevedibili che risalgono, non si comprende bene da dove, sommergono i saloni inferiori. Piranesi si confronterà con le proprie paure, fobie, crogiolandosi in una serie infinita di interrogativi che coinvolgeranno anche il lettore. Ovviamente non è solo ed improvvisamente si troverà a fare i conti con tante possibili minacce e soprattutto con diversi ricordi che non combaceranno. L’ambientazione è da scrutare con attenzione e potrebbe facilmente confondere, anche se, come viene detto all’interno del libro, “La casa ha tre livelli”, paragonabili ai diversi personaggi che compongono il romanzo, come tanti tasselli man mano identificabili. La scrittura è accorta, anche se lascia spesso sulle spine, con l’utilizzo di frasi spezzate o allusioni. Piranesi è uno dei personaggi all’interno del romanzo; egli si muove con un alone di mistero, in un ambiente avvolto in una fitta coltre di interrogativi. Insieme a lui c’è l’Altro, che però incontra solo due volte a settimana (così come viene annotato nel diario che il protagonista scrive), un personaggio che non è facile identificare, spesso assorto nei propri pensieri, altre volte pungente, altre ancora sarcastico, si potrebbe dire poco aperto, particolarmente dedito alla vita intellettuale. Piranesi e l’Altro sono alla ricerca di una grande verità, che però si rivela difficile da scovare e si perde in segreti, enigmi ben tessuti, rivelazioni, considerazioni personali e tanto altro ancora. Il diario di cui Piranesi fa menzione nel corso della narrazione descrive alcuni particolari (che sembrerebbero tipici di una casa dell’orrore) utili al lettore. Ogni tassello, ogni particolare merita attenzione. Nulla è da tralasciare. È facile, così come il protagonista stesso afferma più volte, perdersi in duecento metri di larghezza, propri di un salone, oppure imbattersi in qualche statua ricoperta di alghe. Naturalmente tutto ciò contribuisce a rendere il libro ancor più interessante e non distoglie, come si potrebbe pensare, dalla storia vera e propria, anzi, aggiunge elementi fondamentali per capirne pienamente il significato. Piranesi è un libro estremamente suggestivo, all’interno del quale le annotazioni del personaggio principale, dal quale il romanzo prende il nome, fungono da “guida” per capire quanto succede o almeno provare a farlo. Il lettore avrà la sensazione di procedere in un labirinto di parole, immerso in un’ambientazione spettrale che però nasconde un fitto significato. Procedendo in questa interessantissima lettura, si ha spesso la sensazione che possa accadere qualcosa da un […]

... continua la lettura
Culturalmente

Legge Bacchelli: supporto e tutela economica agli artisti

La Legge Bacchelli, particolarmente nota tra gli artisti, prevede la tutela di quest’ultimi, su ampia scala, in caso di necessità. Una Legge che aiuta “Coloro che hanno dato fama al Paese” Il nome della norma, approvata in Italia durante il Governo di Bettino Craxi, l’8 agosto 1985, nasce in relazione allo scrittore italiano Riccardo Bacchelli, la cui condizione ispirò il legislatore ad approvare la disposizione salva-artisti. La legge Bacchelli consente al Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo una comunicazione ufficiale al Parlamento, di concedere un assegno straordinario vitalizio a favore dei cittadini italiani, di chiara fama, che abbiano dato lustro alla Patria con i meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro, dello sport e nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari e che versino in stato di particolare necessità. È importante precisare il fine ultimo di tale norma che prevede un sussidio non di carattere pensionistico, pronto ad aiutare coloro i quali hanno dato il proprio appoggio alla Patria. La Legge Bacchelli garantisce un sostegno economico ai cittadini (artisti, attori, autori, poeti, scienziati e artisti) di chiara fama. Tra i primi beneficiari di questo sussidio la poetessa ed autrice Alda Merini, in grave crisi economica, morosa nei confronti di una nota compagnia telefonica; la Merini, lesse un articolo incentrato proprio su questa legge, e decise di chiedere aiuto a Pippo Baudo. Aiuto che arrivò dopo molto tempo, ma che le permise di saldare i debiti contratti. Situazione analoga anche per il campione italiano del ciclismo, Gino Bartali al quale fu proposto il vitalizio (che ricordiamo si affianca alla pensione ma non si sostituisce ad essa) ma rifiutò, consigliando di darlo a persone più bisognose. Legge Bacchelli: cosa è cambiato dall’approvazione del 1985? Nell’elenco dei beneficiari della legge, compaiono circa venticinque persone, tra le quali scrittori, cantanti, ma anche giornalisti, registi, poeti e sportivi. Tra questi non tutti sono volti conosciuti, infatti alcuni sono noti, altri meno, ma ognuno si è distinto per attività a favore della Nazione e per i benefici arrecati al Paese. In realtà coloro che potrebbero usufruire del “sussidio” sarebbero complessivamente ventisette, ma, il fondo stanziato a sostegno degli artisti, non è sufficiente a coprire tutte le richieste, poiché sarebbe necessario un incremento. La somma di denaro concessa grazie alla Legge Bacchelli, (circa 24mila euro annui) può essere revocata qualora venga meno lo stato di necessità o intervengano condanne penali definitive. Il Fondo è stato recentemente incrementato con il Decreto legge dello scorso 14 agosto 2020. Una legge importante, soprattutto perché si configura come un vero e proprio “soccorso pubblico” in caso di decadenza economica. Un tempo, gli artisti potevano confidare nella gentilezza e “carità” di parenti ed amici qualora avessero avuto problemi finanziari, ma con l’approvazione della Legge Bacchelli tutto cambiò. Qualcuno un tempo affermò che “Con la cultura non si mangia”, considerazione opinabile, però è pur vero che quanti hanno contribuito ad accrescere il vasto patrimonio artistico, culturale, storico del Paese meritano un riconoscimento, […]

... continua la lettura
Libri

Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni

Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni è il nuovo libro dell’autore Franco Matteucci; si tratta di un romanzo ben intessuto, scorrevole e coinvolgente al tempo stesso. Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni: una fitta rete di misteri L’ispettore Marzio Santoni, soprannominato “aka il Lupo Bianco” per il suo ineccepibile fiuto, con l’assistente Kristal Beretta indaga sulla morte improvvisa di Ugo Franzelli, l’anziano medico condotto di Valdiluce da qualche anno in pensione. Un uomo misterioso, che custodiva tanti misteri, la cui morte lascia un vero e proprio baratro di interrogativi, menzogne, donne, proibizioni e tanto altro ancora. All’indagine piuttosto difficile si affiancano una serie di elementi concomitanti, che intralciano il lavoro dell’ispettore Santoni. Un vero e proprio giallo, all’interno del quale confluiscono tanti tasselli pronti a spezzare il filo della narrazione, creando nuovi scenari che, improvvisamente, si ricongiungeranno con i vecchi. Un abile gioco di parole e una narrazione eloquente rendono la storia particolarmente suggestiva. Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni prospetta un orizzonte piuttosto dettagliato, proprio di un genere letterario ben definito cui esso appartiene, ossia il “giallo”. L’ispettore Santoni si trova dinnanzi a sé un problema, ossia un omicidio, al quale però si concateneranno tanti altri tasselli apparentemente secondari. Il genere letterario proprio del romanzo giallo propina uno scenario di tipo sì investigativo (nella maggior parte dei casi), ma definibile come “cognitivo”: c’è un crimine, esiste una parte incriminata, un’indagine e uno o più individui sui quali inevitabilmente si sofferma l’attenzione del lettore. Ma, non è detto che proprio tali personaggi siano quelli principali. Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni si caratterizza per una narrazione che non genera solo emozioni, ma che trasmette delle vere e proprie pulsioni, trasportando la mente in un’altra dimensione. Un romanzo giallo dallo stile efficacemente suggestivo Un libro che inevitabilmente incuriosisce e riesce a tenere viva l’attenzione del lettore, con ragionamenti, scenari improvvisi, comparse inaspettate, comportamenti, brandelli di quotidianità, cose materiali ed immateriali. Tra rivelazioni incrociate e scambi di accuse, l’ispettore Santoni deve fronteggiare un caso terribilmente intricato, in cui ogni ricostruzione è un pasticcio, ogni ingrediente è un indizio. Oltre all’elemento psicologico tipico del genere, Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni, assume una veste importante anche dal punto di vista prettamente ambientale. La narrazione prende forma in un piccolo paesino toscano, lontano dal caos della vita quotidiana, dalla cosiddetta urbanizzazione che tutto travolge, diramandosi tra boschi e vegetazione, e conquistando il lettore con la vivacità propria del luogo e il comportamento accorto e perspicace dell’ispettore. Curioso l’atteggiamento dell’ispettore Santoni che è come se mettesse una distanza tra sé ed i propri collaboratori, dando loro del “lei”, nonostante si conoscano e lavorino insieme da tempo. Quell’elemento che potremmo definire prossemica e che probabilmente rientra in una precisa intenzione stilistica dell’autore, non verificandosi nella lettura vera e propria. Non c’è nessuna barriera tra il lettore e il romanzo, anzi. È proprio come se chi legge entrasse a far parte della storia, di un giallo perfettamente contornato, all’interno del quale è possibile raccogliere frammenti […]

... continua la lettura
Libri

Il mio tuffo nei sogni: un libro di Marco D’Aniello

Il mio tuffo nei sogni è un libro difficile da “etichettare”. Non è un romanzo, non è un’autobiografia a tutti gli effetti, può essere considerato una storia di vita, tra cadute e successi, di un ragazzo, Marco D’Aniello, che non ha smesso mai di sognare. Il mio tuffo nei sogni: un esempio di felicità oltre ogni limite Da bambino speciale a campione di nuoto: nel 2019 conquista il record italiano assoluto nella categoria Juniores cinquanta metri stile libero ai Campionati Nazionali della FISDIR. Marco D’Aniello è un giovane ragazzo che non si lascia abbattere e tra fragilità e forza, difficoltà e conquiste riesce a farsi spazio, a trovare la propria dimensione. Circondato dall’amore incondizionato della sua famiglia ha fatto dello sport la sua energia ridondante, che è uno dei sintomi dell’autismo. È salito sul gradino più alto del podio ed è diventato un esempio di felicità. Marco è un sognatore e grazie alla sua tenacia scopre che può trionfare e diventare un esempio per gli altri. Naturalmente, oltre quella forza e quell’energia, si nasconde un mondo di fragilità, che viene fuori leggendo Il mio tuffo nei sogni nel quale la giornalista Rossella Montemurro, grazie all’idea dello scrittore Lorenzo Laporta e con la complicità di Cinzia e Roberto, i genitori di Marco, racconta la sua storia. Marco D’Aniello, consente, grazie al suo libro, di gettarsi a capofitto nella sua esistenza, fatta di tanti elementi belli e brutti che hanno costellato la sua vita. Una storia che tocca nel profondo, fin dentro l’anima, rende spesso indignati, ma al contempo riesce a far sorridere e riflettere, attraverso una serie di interrogativi. Il mio tuffo nei sogni è un racconto di vita, nuda e cruda, ma anche una storia di notevole speranza, che dà forza e permette di guardare al futuro con più forza, con la stessa tenacia con cui lui, Marco D’Aniello, guarda i risultati raggiunti e i tantissimi che sicuramente riuscirà ancora a raggiungere. Un campione sportivo e un maestro di parole, un ragazzo dall’incredibile forza interiore che motiva con un libro da leggere tutto d’un fiato. La lotta tra vincitori e vinti porta a combattere senza fermarsi mai, sperando, anche in caso di vicende che sembrano non avere un lieto fine. Questo è quanto si comprende grazie alla prefazione de Il mio tuffo nei sogni, curata e scritta da Mara Venier. Sport ed amicizia, tenacia ed energia, negatività e positività, poli apparentemente in contrapposizione ma perfettamente collimanti grazie alle parole del libro, che racconta in modo semplice la storia di un vincitore. Vittima di bullismo, un trascorso doloroso che però gli ha permesso di arrivare dov’è oggi, diventando un esempio per molti giovani ed emozionando con il suo libro, il suo vissuto. Una storia che nasce dal cuore, attraverso le parole di una donna, mamma Cinzia, che non ha mai smesso di sperare, nonostante vent’anni fa, quando è stato diagnosticato l’autismo a Marco, si sapesse ben poco di tale patologia. Il suo primo approccio in vasca, fino alla scoperta di potenzialità incredibili, […]

... continua la lettura
Food

L’isola d’Ischia e la tradizione dei Piennoli di pomodoro

L’isola d’Ischia si distingue nel mondo per le diversità morfologiche, culturali, storiche e gastronomiche che la contraddistinguono, confluendo in un territorio senza tempo. Gastronomia, tradizione e storia dell’isola d’Ischia Famosi sono i cosiddetti “Piennoli di pomodoro”, realizzati sin dai tempi antichi, secondo tecniche particolari e suggestive, tramandate da una generazione all’altra. Sull’isola d’Ischia, il pomodorino del Piennolo è famoso e in qualsiasi ristorante o abitazione si vada a mangiare, si potrà assaporare il gusto antico di tale alimento, in un mix di storia e bontà. Per quanto riguarda i “Piennoli” c’è però da fare una distinzione di natura etimologica, infatti, essendo un termine dialettale, c’è chi lo chiama “Piennolo” e chi invece lo definisce “Piennulo”. Il periodo di realizzazione è solitamente l’estate, quando fa caldo e quindi si hanno a disposizione pomodorini rossi e ben maturi. Gli abitanti di Ischia rivelano che ad essere utilizzate sono le cosiddette “schiocche”, ossia i primi grappoli di pomodorini. Ciò perché la possibilità di un improvviso temporale sarebbe inevitabilmente dannosa e potrebbe compromettere la raccolta, rendendo vana la maturazione dei Piennoli che, ricordiamo, permettono di avere i frutti, quantomeno nell’accezione più scientifica del termine, a disposizione durante i mesi freddi. La gastronomia di Ischia si differenzia proprio per la ricchezza e la varietà di elementi a disposizione; tutto ciò che un tempo rappresentava fonte di sostentamento per le famiglie dell’isola, oggi è un vanto per quanti conservano tali tradizioni. Nel corso del tempo, essendo il territorio dell’isola molto fertile, gli abbondanti raccolti di pomodori richiedevano una tecnica di conservazione che ne preservasse l’integrità nel tempo. Si pensò a diverse soluzioni, tra le quali le conserve, la preservazione in bottiglia, essiccati o in barattolo (le cosiddette bottiglie di pomodoro) ed infine la scelta ricadde sul rinomato e tutt’oggi apprezzatissimo Piennolo. Passeggiando lungo le strade interne di Ischia, è impossibile non notare dei pergolati in legno, tettoie o semplicemente pareti in tufo verde, tipico dell’isola, dai quali come una cascata scendono enormi “grappoli” di pomodori, intrecciati l’uno con l’altro. Come realizzare “U Piennolo”  Dopo aver raccolto le prime “schiocche” di pomodori ben maturi, ovviamente coltivati secondo tecniche biologiche, senza prodotti chimici, esse vengono posizionate su un filo di canapa, legato a cerchio; in questo modo verrà fuori un grande grappolo, il cui peso varia in base alla grandezza dei pomodori, appeso poi alle pareti o alle tettoie di cui prima facevamo menzione, in luoghi ben asciutti, protetti dalla pioggia e ventilati. Tale metodo permetterà di conservare a lungo i pomodorini e soprattutto è un’ottima soluzione per garantire quel sapore dolce e al tempo stesso lievemente acidulo che caratterizza “U Piennolo” Una curiosità circa la realizzazione del Piennolo riguarda lo spago o la corda utilizzati per crearlo; ad Ischia, infatti, si usano anche i rami di ginestra. Questa scelta permetterà di avere un duplice vantaggio: con la ginestra basta un unico avvolgimento perché i pomodori aderiscano perfettamente al ramo. Il secondo vantaggio è che i pomodorini sono abbastanza distanziati tra loro e ciò crea una maggiore distribuzione e […]

... continua la lettura
Culturalmente

Bromuro di argento e fotografia: uno scatto nella storia

Il Bromuro di argento è un sale dal colore giallo chiaro, ottenuto facendo reagire argento e bromo (un non metallo liquido a temperatura ambiente). La scoperta della fotografia rappresenta un ambito ben documentato, con attestazioni e documenti storici, a differenza di tante altre discipline, le cui origini non sono perfettamente riscontrabili o si perdono nel corso del tempo. Uno degli elementi chimici più usati tra tutti gli alogenuri in ambito fotografico, è proprio il bromuro di argento. La fotografia nella storia, tecniche e supporti L’utilizzo del Bromuro di argento nell’ambito della fotografia fu osservato dal chimico Joseph Swan. Tale procedimento prevedeva lo scioglimento del bromuro in una soluzione di acqua e gelatina aggiungendo poi il nitrato d’argento. Tutto ciò portava ad una vera e propria cristallizzazione dei grani di argento che, avvicinandosi l’uno all’altro, daranno poi vita all’immagine, seppur non ancora visibile. Lo scienziato osservò che in particolar modo gli alogenuri d’argento, cloruro, bromuro e ioduro, portavano alla formazione di un’immagine su un supporto. Nel corso del tempo, il procedimento al bromuro di argento, divenne tanto famoso da essere commercializzato in tutto il mondo, soprattutto in America. Il primo a dare risalto a tale procedimento, dopo Swan, fu Peter Mawdsley, che mise in vendita carte da stampa la cui realizzazione si basava sull’utilizzo della gelatina di bromuro d’argento e che prevedevano un’immagine latente, non immediatamente visibile. La differenza, tra le carte a base di gelatina di bromuro d’argento e quelle all’albumina era la struttura molecolare dell’argento. Nelle prime, infatti, la composizione propria della struttura rimaneva invariata. I procedimenti fotografici introdotti dal 1839 a oggi sono stati circa centocinquanta, tra negativi e stampe. Naturalmente si tratta di tecniche antiche, oggigiorno affinate grazie ai moderni mezzi tecnologici e ai supporti sempre più avanzati. Tutto ciò però, ha condotto ad una vera e propria evoluzione nello sviluppo delle fotografie, sempre più belle e precise. Ovviamente, ogni procedimento storico, si connota per un meccanismo interno di differenziazione rispetto all’altro. Dal bromuro di argento alla fotografia moderna Ricordiamo che l’utilizzo della carta risale al Novecento, sui diversi supporti di emulsioni positive, quindi destinate a quella che era la riproduzione dell’immagine negativa ottenuta su lastra di vetro o pellicola. Le carte al bromuro, presentano una sensibilità molto accentuata, motivo per il quale sono utilizzate esclusivamente per effettuare gli ingrandimenti. Oggigiorno la fotografia è alla portata di tutti, chiunque può immortalare un panorama, un volto, un monumento, anche solo con la fotocamera del proprio cellulare, e di certo non è necessario un processo di sviluppo tanto lungo e delicato come quelli del passato. La globalizzazione ma anche gli specifici mutamenti economici e sociali hanno inevitabilmente condotto ad un radicale cambiamento, sia dei supporti per scattare le fotografie, sia delle modalità utilizzate per stamparle. Cambiano i procedimenti ma senza le prove dirette del passato non si riuscirebbe a realizzare tutto ciò che si ottiene oggi, con i supporti fotografici. Bromuro e fotografia creano una combo perfetta che, a distanza di anni, è ancora utilizzata per affinare le tecniche di zoom. Un procedimento chimico, nato […]

... continua la lettura
Attualità

Sebastian Colnaghi: fusione tra natura e web

Intervista a Sebastian Colnaghi giovane ricercatore italiano, oltre che appassionato di web. Un lavoro bello quanto rischioso il suo, che lo ha portato a scoprire, con un team di biologi, la Vipera del Meridione. Salve Sebastian, grazie per aver accettato questa intervista.  In cosa consiste il Suo lavoro? “Il mio lavoro consiste nella ricerca di alcune specie di rettili presenti in Sicilia. Nello specifico il mio impegno è volto all’individuazione delle vipere presenti sul territorio, per poi procedere alla misurazione e alla documentazione fotografica. Da circa due anni collaboro con Matteo Di Nicola, un biologo ricercatore di Milano, un lavoro certosino che svolgo non solo in Sicilia ma anche in altre regioni d’Italia come la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e l’Abruzzo, che sono diventate per me meta privilegiata di spedizioni finalizzate alla ricerca dei rettili presenti sul territorio nazionale. Il mio secondo lavoro che svolgo pienamente sui social è quello di sponsorizzare gadget e prodotti su Instagram”. Un lavoro sicuramente molto impegnativo, soprattutto per il degrado ambientale che purtroppo sempre più affligge i diversi territori e ambienti naturali. Qual è stata la ricerca più difficile e dove? “Molte volte stando sul campo sono esposto a tantissime intemperie come forti temporali e ad un clima molto variabile. Una delle mie ricerche più difficili è stata l’anno scorso in un weekend sull’Etna alla ricerca della Vipera aspis con il mio amico biologo; abbiamo dormito in un bivacco, tra pioggia, vento ed intemperie che hanno messo a dura prova le nostre ricerche, è stata un’esperienza unica, sofferente ma nel contempo entusiasmante. Nel lavoro di ricerca possono capitare pure delle disavventure come quando l’anno scorso, per una mia distrazione sono stato morso da una Vipera aspis, ma per fortuna è andato tutto per il meglio e con le dovute medicazioni il morso non ha prodotto nessuna conseguenza negativa”. Sebastian, cosa può dirci della Vipera aspis? “In Sicilia e nel Meridione è presente la Vipera aspis, nella sottospecie hugyi, un rettile estremamente importante per il controllo delle popolazioni di micromammiferi e, quindi, per l’equilibrio degli ecosistemi; una straordinaria specie, purtroppo minacciata dall’uomo che la teme inutilmente. Il veleno della Vipera aspis è una complessa combinazione di tossine, proteine ed enzimi con un’azione emotossica, molto variabili in funzione della specie, in ogni caso ogni morso è molto soggettivo, dipende dallo stato di salute della persona e dalla quantità di veleno che ha in quel momento l’animale. Normalmente negli ospedali, per tenere sotto controllo gli effetti del veleno vengono somministrati dei farmaci classici come cortisone, antibiotici o anticoagulanti nel caso di pazienti anziani più vulnerabili. Solo in presenza di reazioni sistemiche importanti si inietta il siero, non tanto per un concreto pericolo di vita, quanto più per ridurre la durata e l’intensità del veleno”. Quante specie ha trovato in Italia fino ad oggi?! “Negli ultimi anni sono state tantissime le specie di rettili che sono riuscito ad avvistare come ad esempio decine di esemplari di Vipera aspis e Vipera berus, per quanto riguarda i serpenti appartenenti alla […]

... continua la lettura
Libri

Quando la montagna era nostra: dell’autrice Fioly Bocca

Quando la montagna era nostra è il nuovo romanzo dell’autrice Fioly Bocca, edito da Garzanti. Un libro estremamente interessante sin dalle prime pagine, che riesce a catturare l’attenzione, coinvolgendo in una lettura senza eguali. Quando la montagna era nostra: breve sinossi  La protagonista del romanzo, Lena, conosce benissimo ogni meandro del bosco, ogni angolo, tutto ciò che lo porta poi a tramutarsi in un alpeggio. Riconoscerebbe ogni angolo di quegli spazi, la natura che l’ha sempre circondata; l’ambiente dov’è cresciuta amorevolmente insieme alla sua famiglia, intriso di ricordi del passato. Quello della protagonista è un vero e proprio amore per la montagna, per quello scenario così affascinante, che non smette mai di stupirla, nonostante lo conosca quasi alla perfezione. Passione che condivide con colui che era il suo primo amore, Corrado, rientrato improvvisamente a sconvolgerle l’esistenza. Erano due ragazzi, si amavano. E ora il cuore è pronto a battere nuovamente per lui, contro ogni distanza, ma tormentato da tanti ricordi. Fioly Bocca: una narrazione semplice e diretta Grazie alla scrittura che contraddistingue l’autrice, Quando la montagna era nostra è un libro che si lascia gustare, in modo semplice, senza artefatti, proprio come la natura che lo contraddistingue. Ogni parola che compone il romanzo, come il tassello di un puzzle, accompagna il lettore con amore e delicatezza, tra eventi famigliari, sofferenza, un labile velo di malinconia e quel senso di protezione che solo chi ama la montagna può comprendere del tutto. Ogni personaggio di questo interessante quanto coinvolgente libro, è fortemente radicato al territorio, all’identità ad esso collegata. Ed è proprio questo il tassello che aggiunge maggiore suggestione alla lettura, la presenza del mondo naturale che mette radici nei cuori delle persone. Sicuramente esplorare e soprattutto descrivere i sentimenti non è facile, in particolar modo a seguito di determinate decisioni. Eppure, la scrittrice, Fioly Bocca, riesce a farlo, delineandoli con estremo realismo, accompagnando il lettore in una storia coinvolgente. La protagonista del suo romanzo, Lena, ha lasciato andare quello che era il suo amore, col quale condivideva anche la passione per la montagna, per quei luoghi cosi incontaminati e tanto ricchi. Lena comprende che i ricordi rappresentino il “punto focale” del presente e pagina dopo pagina, l’autrice mostra il suo viaggio interiore, attraverso le immagini del passato, la meraviglia dei sentieri, della vegetazione, dell’amore puro. Il tema amoroso è trattato dall’autrice in modo accorto, senza cadere in sentimentalismi eccessivi, semplicemente accompagna il percorso morale della protagonista, che si ritrova a riflettere su se stessa e sull’ambiente nel quale vive. Quando la montagna era nostra offre una profonda riflessione su quell’insieme di correlazioni, ma anche su tutti quei rimandi di suggestioni emotive, ragionamenti oggettivi sulla realtà e sulle possibilità che essa offre, tutto inserito nella magnifica cornice narrativa di un libro che sorprenderà sin dalla prima pagina. La narrazione prende forma in un arco temporale misto, oscillando tra passato e presente, nel corso dei quali si riconoscono gli elementi propri della natura, il vento che soffia e che quasi “taglia” la pelle, […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Film 007: James Bond e i film più belli da vedere

I Film 007 sono una vera e propria icona dell’ambito cinematografico; nati dalla penna di Ian Fleming, sono diventati nel corso del tempo famosi in tutto il mondo, tanto da incuriosire e appassionare sempre più persone. Il personaggio principale dei Film 007 è James Bond, un elegante e raffinato agente segreto sotto copertura, il cui motto: “Bond, James Bond” è stato utilizzato in ben venticinque pellicole. Una delle curiosità principali della sigla che accompagna la parola Film, ossia – 007, riguarda la cosiddetta “Licenza di Uccidere”. Il numero “7” identifica invece l’agente. Nei romanzi di Fleming si fa riferimento ai precedenti “00”: morti in azione o dispersi. Un aneddoto che affascina ancora oggi. Il primo agente 007 debuttò nel 1954, da allora numerosi attori hanno interpretato i diversi film che vedono protagonista indiscusso l’affascinante ed enigmatico agente. Da Barry Nelson a Peter Lorre; da Roger Moore con ben sette film da protagonista a Daniel Craig. Ma come non ricordare Timothy Dalton, Pierce Brosnan, Sean Connery. Film 007 più famosi: azione, successo e bellezza Ricordiamo che i film della saga 007 sono ben 25 e quindi scegliere quelli più rappresentativi o semplicemente i più belli è piuttosto difficile; Bond è un personaggio polivalente, mutevole, e dunque ogni film ha qualcosa di speciale che lo rende unico. Uno dei primi film 007 s’intitola “Missione Goldfinger”; è il 1964 e James Bond è interpretato da Sean Connery. Il celebre ed indimenticabile film rivela ambientazioni ricche di particolari, e un cambiamento nella scelta delle attrici donne, non più bellezze esotiche, ma celebri attrici americane. Inoltre, Missione Goldfinger, rappresenta un trampolino di lancio per Sean Connery, che si preparava ad altre interpretazioni, ansioso di farsi conoscere. Il terzo film della serie 007 è ricordato ancora oggi, oltre che per la trama perfettamente intrecciata, anche per una delle scene più famose che lo caratterizza. In un importante frame del film, l’attrice Shirley Eaton dovette sottoporsi a ore di trucco per diventare completamente color oro. Subito dopo l’uscita della pellicola circolò una leggenda metropolitana secondo la quale la Eaton sarebbe realmente morta a causa della vernice durante la lavorazione del film. La notizia ovviamente era falsa. Un altro film 007 che vale la pena menzionare è: “Vivi e lascia morire”, interpretato da Roger Moore, nel 1973. Si tratta del primo ruolo di Moore nei panni di James Bond. Importantissimo l’accompagnamento musicale di Paul McCartney, scritto proprio per il film, che sinfonicamente “scorta” lo spavaldo quanto narciso Bond, prima negli Stati Uniti e poi in Sud Africa. Un aneddoto curioso circa questo film 007 riguarda proprio le scene girate in Africa; in particolar modo le scene d’amore, che furono tutte eliminate a causa dell’Apartheid. Inoltre, in “Vivi e lascia morire“, i produttori decisero di diversificare il personaggio di Bond interpretato da Roger Moore rispetto a quello recitato da Sean Connery: ad esempio non ordina Vodka Martini, ma Burbon liscio, fuma sigari e non sigarette. Come sottolineato in precedenza, Roger Moore è stato l’attore che per più volte ha […]

... continua la lettura
Culturalmente

Pasifae: tra mitologia, sacrificio e pregiudizio

Pasifae è un personaggio della mitologia greca, moglie del re di Creta Minosse e madre del Minotauro, la cui storia è strettamente legata. Pasifae e la leggenda del Minotauro Secondo la leggenda, infatti, Minosse, dopo aver consacrato un altare a Poseidone, pregò affinché facesse sorgere dagli abissi un toro che doveva poi essere sacrificato dal re stesso in nome del dio del mare. Minosse però, considerando il toro troppo bello per essere sacrificato, decise di prenderlo con sé, nella propria mandria, facendo sacrificare un altro toro. Poseidone quindi, per vendicarsi dell’oltraggio subito dal re, fece innamorare Pasifae del toro che l’uomo aveva rifiutato di sacrificare. Per soddisfare il proprio mostruoso desiderio, la regina chiese aiuto a Dèdalo, trasferitosi a Creta per sfuggire ad una condanna per omicidio, che le costruì una vacca di legno cava, rivestita della pelle dell’esemplare di femmina da lui più amato, nella quale entrare per consumare un rapporto fisico. Il toro, montando la finta vacca, fecondò Pasifae che diede alla luce il Minotauro. Analizzando la figura mitologica di Pasifae, tanto importante e notevolmente apprezzata, vediamo che si configura come un vero e proprio esempio di amore mostruoso. Pasifae, rappresenta un tassello negativo generato dall’errore, dal cosiddetto sbaglio dettato da irrefrenabili pulsioni. Il personaggio mitologico appartiene all’immaginario collettivo e soprattutto culturale, tra miti, visioni e testimonianze storiche di cui ancora si può trovar traccia nel mondo moderno. In riferimento a Pasifae e al mito cui si collega, analiticamente, la parola chiave da associare, è “allegoria”; le figure brutali, orrende, spaventose, consentono di oltrepassare tutti i limiti propri del tempo, dello spazio, della cultura, e osservare una nuova prospettiva i cui simboli si prefigurano come figurazioni e trasposizioni di concetti astratti. Dunque il significato simbolico attribuito al mito di Pasifae riflette un rituale strettamente legato alla comparsa della prima luna nuova in estate; si può parlare di una vera e propria iniziazione, un percorso tramite il quale si giunge alla nascita dell’Universo, all’interno del quale si osservavano Terra, Luna e Sole, ed in cui  Pasifae rappresentava il Sole e Minosse la Luna. In questo contesto, Pasifae rappresenta l’incarnazione della Dea-Luna che, mediante la sua sacerdotessa, ogni anno si univa al Re, secondo un rituale d’epoca matriarcale legato al culto della Madre Terra. Pasifae è considerata una donna-regina, i pregiudizi, i dogmi dell’epoca, condannavano fortemente un comportamento come quello descritto.  Nella figura mitologica ancora oggi studiata ed analizzata, alberga il carattere drammatico, a tratti tragico, di un personaggio – donna prima di tutto, che vive un sentimento avvertito come vero ed intenso.   Fonte immagine: Wikipedia.

... continua la lettura
Libri

Roberta Calandra, il nuovo romanzo: Otto, tutti siamo tutti

Otto, tutti siamo tutti è un romanzo dell’autrice Roberta Calandra, edito da Croce. Nonostante nella prefazione il romanzo sia definito «un libro difficile», la lettura procede spedita, in modo piuttosto scorrevole, generando pagina dopo pagina, un immenso piacere e corroborando la curiosità del lettore. Otto: trama e contenuti del nuovo romanzo di Roberta Calandra Il numero Otto se posto orizzontalmente rappresenta il simbolo dell’infinito, e descrive al meglio questo romanzo. La storia, racconta infatti, le infinite possibilità che la vita ha in serbo per ognuno, fondandosi su un aspetto fondamentale per tutti, l’amore, inteso come forza inarrestabile. I protagonisti Elena e Giacomo, rivestono e rivivono otto esistenze differenti, continuando ad amarsi come il primo giorno, sempre con maggiore enfasi ed intensità, vivendo insieme alla storia che inevitabilmente trascorre. Un libertino e una rivoluzionaria prima, poi due poeti romantici dell’Ottocento, poi due prigioniere di un lager, ed infine, semplicemente un uomo e una donna, in una condizione diversa rispetto al ruolo iniziale. Elena è una bella donna di circa quaranta anni, dagli occhi chiari e dai boccoli dorati; accanto a lei, Giacomo, il suo uomo, giovane e ansioso al tempo stesso. Un romanzo, costellato da tante parti, ambientazioni, sentimenti, decisioni, istinti, desideri, emozioni incontrollabili che prendono forma pagina dopo pagina. La forte presenza storica nel romanzo, descrive l’amore, ma anche le difficoltà e la tristezza di determinati eventi, tra “genio”, “nascite” e “bello”. La parte storica, abilmente narrata, tra amore e sensazioni contrastanti, nell’orrore di “quel tempo”, è ben scandita. Entra dentro, attraverso gli occhi e s’imprime nella mente. Si legge di persone private della libertà, costrette a compiere azioni spregevoli. L’inizio nella fine e la fine dell’inizio: contrapposizioni e giustapposizioni di un romanzo L’abile penna dell’autrice Roberta Calandra riesce ad alternare momenti di apparente tranquillità, sentimentalismo, abbracci quotidiani, ad istanti terribilmente tragici, che nessuno mai vorrebbe vivere. Si legge, si vive insieme ai protagonisti, si piange delle loro disgrazie, ci si interroga. Tutto d’un fiato. Ad un tratto si legge in un passaggio del libro, «una strana scritta appare improvvisamente: NN, Notte e Nebbia»: la notte, che rappresenta la rinascita per le protagoniste del libro, e la Nebbia che fortunatamente non permette di comprendere cosa realmente accada. Otto è un romanzo senza nebbia alcuna, dove tutto appare chiaro, nessuna foschia. C’è un inizio ed una fine, e c’è l’inizio nella fine; può sembrare un controsenso, ma in realtà, leggendo Otto, si riuscirà a comprendere tutto ciò. Nulla è lasciato al caso, tutto è disposto, e dopo poche pagine anche il lettore sarà ben predisposto (mente e cuore) verso tale lettura. Il tempo che torna e accarezza ciò che è stato, un passato che ha il sapore del presente, presunti cambiamenti e frammenti di vissuto. Otto è un libro che prende, la sua struttura interna lo rende ben affine ai desideri dei lettori appassionati. I due personaggi principali sono sempre lì, come presenze, non di certo silenziose, che però assumono sembianze diverse.  Immagine: Roberta Calandra

... continua la lettura
Food

Francesca Pace: food blogger per passione, food lover da sempre

Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare la famosa food blogger Francesca Pace, un’esplosione di ricette, sapori e colori, dalla spiccata bravura. Annovera tantissimi followers su Instagram, dove propone ricette sempre originali, facili da preparare e alla portata di tutti. Ciao Francesca, grazie per aver accettato questa intervista, quando nasce la tua passione per la cucina? “La passione per la cucina nasce quando ero piccola piccola. Sono nata tra farina, uova e burro: i miei infatti avevano un forno artigianale che ha visto il succedersi di cinque generazioni. Quindi il profumo di cose buone mi ha accompagnata per tutta la vita senz’altro. Poi, proprio perché entrambi i miei genitori lavoravano in negozio dalla mattina alla sera, spesso andavo dalle nonne. La mia frase più famosa è “faccio io, faccio io”; mia nonna mi racconta che a 3-4 anni avvicinavo la sedia al piano di lavoro in cucina e pretendevo di aiutarla a fare le cose più difficili”. Qual è il piatto più difficile da cucinare o l’alimento che non ami preparare? “Il piatto più difficile per me da preparare è il pesce. Non lo amo e non amo toccarlo ed è per questo che ricordo con un pizzico di terrore la notte in cui ho dovuto pulire il mio primo capitone però ci sono riuscita”. A quando risale la tua “comparsa” sul web? “Il mio blog nasce del 2011 come un contenitore di ricette. A dirla tutta io nasco “sul forum”, quando Facebook, Instagram e gli altri social ancora non esistevano (oddio mi sento vecchia!). Instagram è stata una evoluzione naturale. Amando molto la fotografia questo social parla con le immagini e quindi lo sento più adatto a me. Su Instagram do consigli per quella che è la mia esperienza. Parlo di cibo, soprattutto, che può essere quello che ho mangiato in un ristorante ma anche quello che ho cucinato. Cerco sempre di lasciare un segno e ovviamente dico anche come mantenersi in forma dopo aver mangiato lautamente”. Cosa o chi ti ispira nella preparazione dei piatti? “Mi lascio ispirare dai colori e soprattutto dalla stagionalità. Amo andare nei mercatini di frutta e verdura, ne ho proprio uno bellissimo dietro casa e poi faccio la spesa in modo che le materie prime siano ottime, genuine e possibilmente a km 0. Essendomi laureata in Scienze e tecnologie alimentari la qualità per me è fondamentale e ho molti amici agronomi che mi “spacciano” prodotti favolosi e spesso di nicchia”. Sperimenti prima di proporre un piatto-ricetta? È mai successo che qualche idea non ti riuscisse come pensavi? “Non sperimento mai! Sono quella che vuole una -vita spericolata-. Mi è capitato di fare degli showcooking dove non mi ero preparata la ricetta ma è andata comunque benissimo. Oppure, sempre durante uno showcooking, è successo che mancasse un ingrediente o non funzionasse il piano cottura e ho dovuto rimediare in qualche modo. Il piano B e il sapersi adattare sono cose fondamentali”. Oggigiorno i social occupano un ruolo fondamentale per farsi conoscere, quando hai deciso […]

... continua la lettura