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Eroica Fenice

Libri

Carlotta Orefice: Quegli attimi di felicità che tutti dovrebbero vivere

La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare la giovane Carlotta Orefice, scrittrice, influencer e modella napoletana dal carattere e dalla personalità speciali, che grazie ai social dona tanta forza a chi, come lei, vive una disabilità. Carlotta, grazie per aver accettato l’intervista. Raccontaci di te, di cosa provi e come vivi ogni giorno. Ciao a tutti, grazie a voi. Io sono disabile, ho una tetraparesi spastica, però non ho mai rinunciato a niente, ho sempre camminato a testa alta senza mai fermarmi. Dico spesso, sono su una carrozzina, ma non mollo e non ho intenzione di farlo (afferma con un sorriso che le illumina il volto). Sono una ragazza piena di vita, ho molta voglia di vivere e divertirmi. Purtroppo ancora oggi sono tante le persone che vedono la disabilità come un ostacolo, ma io non smetto mai di ripetere che, la disabilità non deve essere assolutamente invalidante, perché anche noi, possiamo amare, provare dei sentimenti, formare una famiglia. Siamo persone come le altre. Carlotta, hai scritto un libro intitolato “Quegli attimi di felicità”, com’è nata l’idea? Quegli attimi di felicità è disponibile gratis come e-book o prenotatile nei Mondadori store. Attraverso il mio piccolo ma intenso libro, racconto in – solo – trentadue pagine la mia esistenza, la mia quotidianità”. Un libro di fondamentale importanza, tant’è vero che ho scelto di tatuarne il titolo sul mio braccio sinistro, come monito. L’idea del libro è nata per caso; io scrivevo sempre su un diario e un giorno una mia amica, mi propose la pubblicazione di questi scritti, raccolti appunto in – Quegli attimi di felicità. Il tuo profilo Instagram conta oltre 22mila followers, sei una vera e propria influencer,  oltre che scrittrice, quando è nato tutto ciò? Sì, ho oltre 22 mila followers e tantissima interazione, commenti, like, condivisioni; io stessa interagisco con chi mi segue, che mi dà forza ogni giorno, una potente carica che io ricambio, pubblicando foto colorate, belle e simpatiche, sorridendo sempre. I social mi danno molta soddisfazione; vi racconto una cosa a tal proposito. Una volta, proprio grazie ad Instagram, il papà di un ragazzo disabile mi contattò per dirmi che grazie a me, riusciva a guardare il figlio con occhi diversi. Un gesto che mi ha innanzitutto emozionato, donandomi tanta carica, più di quanta già ne abbia dentro me. Il successo sui social è nato quando ho cominciato a sfilare; disabilità e moda vanno a braccetto: guardavo le altre ragazze alte e sicure sfilare in passerella e decisi di dare un taglio diverso alla mia vita. Col tempo ho iniziato a sfilare, così come sono, grazie all’impulso di Benedetta De Luca. Posso dire che anche grazie alle sfilate ho ottenuto tanto successo. Posso chiederti, come ti vedi nel futuro? Bella domanda! Mi vedo come ora, ma può darsi che abbia un compagno accanto a me, e sicuramente con tanto amore da donare al prossimo. Bella e raggiante, con tanta forza ancora da donare e felice soprattutto. Carlotta, la società di oggi sembra essere […]

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Libri

Un giro di giostra: il romanzo di Roberto Colantonio

Un giro di giostra è il nuovo libro dello scrittore Roberto Colantonio, edito da GM Press. Un giro di giostra: sinossi del libro “Novembre 1992. La Prima Repubblica sta morendo sotto i colpi di “Mani Pulite”. Inizia lo sciopero dei dipendenti del Monopolio di Stato sui tabacchi; è l’epoca d’oro del contrabbando delle “bionde”, agevolato dal continuo stato di guerra nei Balcani, sull’altra sponda dell’Adriatico. Niente e nessuno sarebbe stato più come prima dopo questo gigantesco giro di giostra. Giuseppe, detto Jo, torna a Lava, il suo paese natale, alle pendici del Vesuvio, dopo aver inutilmente tentato la fortuna altrove. Rincontra il suo amore di sempre, Maria, che ha sposato il suo migliore amico. Insieme, i tre tenteranno il colpo che gli permetterebbe di lasciarsi Lava alle spalle.” https://www.gmpress.it/prodotto/un-giro-di-giostra/ “Fu come uno sparo”, si legge in un passo del breve ma intenso libro di Roberto Colantonio; una narrazione semplice, scorrevole che entra nella mente, conducendo inevitabilmente a riflettere. Le parole che compongono le pagine del libro sono quasi come degli “spari” che uno dopo l’altro, quasi a raffica, si posizionano lì, in una scrittura che abilmente racconta di un ragazzo tornato al proprio paese di origine, in Campania. Lava, il paesino dagli orrendi fili di plastica colorati posizionati davanti alle porte d’ingresso a fare da tenda e a togliere l’aria. La sensazione era quella di trovarsi in un grande zoo, col mostro (il Vesuvio) che dall’alto osservava tutto. Il protagonista di “Un giro di giostra”, Giuseppe, detto Jo, è piuttosto controverso, si potrebbe definire ermetico nel suo modo d’essere e comportarsi. Osserva quel paesino dal quale partì, con lo spirito di chi vorrebbe rivoluzionare tutto. Un paese buio, in cui tutto è spento, ma non le descrizioni minuziose dell’autore, Roberto Colantonio. Jo non chiede consigli, sembra quasi non voler agire e pensa, tanto, spesso e intensamente con rammarico a ciò che è stato e ciò che probabilmente non potrà più essere. Il titolo del libro probabilmente rappresenta un po’ la metafora dell’esistenza, una giostra che fin quando gira, diverte e riesce a cancellare, seppur per poco tempo, i pensieri, i problemi, i rimorsi, quasi confondendo la mente per poi fermarsi e far ritorno alla realtà, bella o brutta che sia. Una giostra sulla quale si decide di salire e dalla quale necessariamente bisogna poi scendere. Un po’ come le situazioni che Jo, il protagonista del libro, vive con gli altri personaggi, che gli fanno da spalla, in un ambiente che pullula di emozioni, suggestioni e rimembranze. La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare l’autore del libro intitolato “Un giro di giostra“, Roberto Colantonio, che con gentilezza e premura ha risposto a qualche domanda. L’intervista all’autore Roberto Colantonio Salve Signor Roberto Colantonio, innanzitutto complimenti per il libro. Come prima cosa Le chiedo, da cosa e come nasce l’ispirazione di scrivere un libro breve ma così ricco di significato, con una storia così “particolare”? “La ringrazio per le belle parole. Il libro ha avuto una gestazione molto lunga ed […]

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Libri

Il cacciatore di alisei: un romanzo di Carlo Venco

Il cacciatore di Alisei è un libro di Carlo Venco, edito da Il Frangente; un viaggio appassionato tra le parole grazie a un velista, l’autore, che compie il giro del mondo da solo. Trama del libro Il romanzo racchiude in sé un fortissimo desidero di libertà grazie alla quale si esce dagli schemi predefiniti propri di una quotidianità che probabilmente non dà emozioni, per vivere una vita avventurosa. Leggendo il libro, splendido nella propria semplicità, sembrerà di viaggiare tra le parole mosse dal vento alla ricerca, appunto, degli alisei. Proprio come questi venti definiti costanti in egual modo procede la narrazione, regalando però emozioni e suggestioni proprie di una scrittura accorta sì, ma profondamente appassionata. Il cacciatore di alisei: alla ricerca di una posizione libera Proprio nel vento l’autore sembra ritrovare sé stesso dapprima sulle ali degli alianti, infine spinto dalle vele di Ipanema sui mari e sugli oceani: raccontando un viaggio personale, che sorprende e ammalia al tempo stesso. Il cacciatore di alisei presenta una vita avventurosa, non standardizzata, libera, col vento sul viso, senza alcuna remora o preoccupazione che sia. Si naviga con l’autore e attraverso le sue parole, si procede spediti lungo le coste del Mediterraneo (Croazia, Grecia, Malta); poi la prima traversata della vita, dai Caraibi alle Azzorre, l’uso del sestante e la navigazione astronomica. Un insieme di elementi caratterizzanti che rendono dinamica la narrazione, dandole il giusto peso, senza mai appesantirne l’identità che mira a scorgere e quindi a lasciarsi pervadere da un senso di pace e libertà che allontani dalla quotidianità e dagli aspetti pesanti o negativi che spesso la caratterizzano. A un tratto, mentre si legge, si scorge questa frase, che non può non attirare l’attenzione: «Solo chi sapeva calcolare la propria posizione in mare, poteva tentare di distinguersi…» è forse il passaggio più rappresentativo del libro, poiché esso fa luce sulla struttura portante del romanzo. Sicuramente trovare una propria posizione non è semplice, e ovviamente non è facile nemmeno distinguersi. Ma leggendo Il cacciatore di alisei è possibile accorgersi che in realtà sono proprio queste difficoltà apparentemente legate – solo – al mare a contraddistinguere anche la vita quotidiana. E quindi l’acqua diviene elemento identificativo di una realtà che l’autore Carlo Venco vive e descrive in prima persona, emozionando, come un’onda che travolge in modo soave.  Un libro in cui vien fuori tutta la passione dell’autore, con ricchezza di contenuto, suggestioni, emozioni e una libertà talmente desiderata che sembra trasudare da quelle parole. Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Culturalmente

Poesie da leggere in estate: un mare di parole

In estate aumenta il tempo libero a disposizione e gli appassionati lettori ne approfittano per leggere qualcosa in più, immergendosi in dimensioni letterarie fatte di poesie e romanzi. I versi che caratterizzano una poesia, posizionati uno dopo l’altro, rappresentano l’identità perfetta della lettura senza eccessi. È pur vero che il genere poetico non piace a tutti: c’è infatti tra i lettori chi lo ritiene troppo essenziale e poco coinvolgente e altri ancora dichiarano di aver difficoltà a comprendere i versi. Per gli amanti delle poesie, invece, con l’arrivo della “bella stagione” si apre un mondo. Poesie da leggere in estate: il vasto patrimonio poetico italiano Per quanto concerne la letteratura italiana, Giovanni Pascoli decantò la bellezza e la suggestione estiva con una breve poesia, osservando fuori dalla propria finestra gli elementi naturali e caratterizzanti della bella stagione, quasi essenziali nella loro delicatezza immensa. Il componimento in questione si intitola “La Rosa delle siepi” e rimanda ad un verso prettamente estivo, ricco di parole semplici ma coinvolgenti dalle quali lasciarsi rinfrescare, immaginando nella propria mente lo scenario descritto. Proprio il paesaggio citato, con la presenza di una finestra ed una bicicletta, richiama un’immagine estiva, con la calura che imperversa e la lettura a dare nuova linfa ed energia vitale. Sempre nell’ambito della letteratura italiana, ricchissima di autori e poeti, anche il grande Salvatore Quasimodo dedicò una propria menzione all’estate in una poesia omonima, attraverso il richiamo ad un animale caratteristico della stagione: le cicale. In essa, il celebre poeta italiano affermò di nascondersi con le cicale per osservare le stelle, all’ombra di un pioppo che quasi ostruiva tutta la visuale. Naturalmente le due poesie citate sono testi brevi, che potrebbero andar bene e dunque piacere a chi si approccia per la prima volta al genere poetico. Gli appassionati lettori disporranno sicuramente di una propria raccolta di poesie preferite, indipendentemente dalla lunghezza delle stesse. Una cosa è certa: serve ispirazione per scrivere poesie e gli autori del passato ne hanno dato grande prova, con capolavori ancora oggi apprezzatissimi e, soprattutto, oggetti di studio tra i banchi di scuola, come segno rappresentativo di un Paese ricco di storia e cultura. Tuttavia, anche per leggere, soprattutto poesie, occorre una forte sensibilità o inclinazione che dir si voglia; prediligere questo genere non è da tutti e non tutti ne trovano giovamento. A tal proposito, come non ricordare Gabriele D’Annunzio che nel 1903 pubblicò i primi tre libri, intitolati Maia, Elettra e Alcyone, delle Laudi del cielo della terra del mare e degli eroi. Una catarsi attraverso le bellezze della natura, le sinfonie sprigionate dagli elementi che contraddistinguono l’ambiente, in cui s’intrecciano i versi delle cicale e degli uccelli ed i suoni di alberi, fiori, cespugli, che risuonano sotto alla pioggia. Un perfetto simbolismo accompagna il lettore, in una sorta di antropormorfizzazione della natura. La natura è amata soprattutto d’estate, quindi citare la forte intensità della poesia di D’Annunzio era quasi necessario in una sfera che rimanda alla bella stagione. Dalla natura si trae beneficio, così […]

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Culturalmente

Lingue del sì: l’italiano come affermazione di unità

L’italiano fa parte delle cosiddette lingue del sì, in riferimento ad una tripartizione delle lingue romanze, ad opera del Sommo Poeta Dante Alighieri, che nel De vulgari eloquentia, operò una distinzione tra tre filoni in base alla loro particella affermativa: • Lingua d’oïl, diffuso nella Francia del nord, antecedente al francese attuale; • Lingua d’oc, diffuso nella Francia del sud, progenitore dell’occitano; • Lingua del sì, ossia l’italiano. La nascita dell’Italiano L’italiano, come le altre lingue romanze, deriva dal latino volgare. Con la caduta dell’Impero Romano, il latino venne utilizzato esclusivamente come lingua scritta, mentre, in riferimento alle diverse varietà di latino parlato nelle tante regioni appartenenti all’Impero, nacquero lingue diverse. Ricordiamo che la lingua latina, infatti, era stata in un certo senso “imposta”, dai Romani, come lingua dell’Impero, andandosi però a sovrapporre alle altre lingue già esistenti e formando dei substrati linguistici. In Italia, notevolmente frammentata, nacquero diversi volgari (alcuni dei quali ancora oggi si possono identificare con i dialetti utilizzati nelle diverse aree geografiche del Paese) che da lingue esclusivamente parlate, cominciarono ad essere utilizzate anche in forma scritta. I primi documenti volgari in Italia, sono: L’Indovinello veronese, dell’800 circa, è un documento scritto in pergamena spagnola; all’interno del testo è possibile leggere un volgare ancora in fase di sviluppo; infatti, a tal proposito, nell’ambito delle “lingue del sì”, i filologi e i linguisti si dividono tra coloro che vedono nel documento un primo esempio di volgare e chi invece, un’attestazione del tardo latino. Altra testimonianza importantissima è L’Iscrizione di Commodilla, o meglio il Graffito di Commodilla; esso si trova nelle omonime catacombe a Roma e risale al IX secolo: è considerato la prima testimonianza di una lingua intermedia tra latino e volgare. Ed infine I Placiti Capuani: risalenti al 960 d.C., rappresentano il primo documento scritto in volgare italiano ad oggi pervenuto a noi. Queste tre menzioni costituiscono i primi esempi di quella lingua che sarà poi l’italiano, e rientrano quindi nelle lingue del sì. Per quale motivo l’italiano rientra nelle lingue del sì? Le cosiddette lingue del sì erano così menzionate, per il modo di intendere e quindi pronunciare, l’affermazione –sì – nelle rispettive lingue. L’italiano era quella più aggraziata, più dolce e dunque, molto probabilmente, per questo motivo è detta “del (dolce) sì”. In realtà, la particella sì, linguisticamente è rimandabile a Dante Alighieri, non a caso definito un vero e proprio linguista;  il Sommo Poeta, nella Divina Commedia, parla dell’italiano come lingua del sì. Precisamente nella Cantica de l’Inferno, ad un tratto si legge: “Il ‘bel pese là dove il sì suona’ è l’Italia”. Era quella la definizione che Dante Alighieri attribuiva all’Italia, a partire da quell’unico e dolcissimo suono dell’affermazione, diventata poi simbolo di appartenenza e vanto, propri della cultura italiana. Ricordiamo che la Divina Commedia è in realtà un insieme di tentativi linguistici, dal dialetto fiorentino, dalle parole volgari, alle parole derivanti dal francese, tant’è che è il registro linguistico proprio della celebre opera letteraria è stato definito una sorta di “risemantizzazione” […]

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Cucina e Salute

Ricette Kosher in Italia: ecco le più famose e apprezzate

Le ricette Kosher, di origine ebraica, sono sempre più conosciute ed apprezzate in Italia, e molti piatti assaporati nel nostro Paese derivano da una tradizione antica, spesso di stampo religioso. Una vera e propria scelta spirituale, che nutre non solo il corpo, ma anche l’anima. Le ricette kosher sono conformi alle leggi della Torah, cui il popolo ebreo fa capo e che i Rabbini, oggi come anticamente, seguono con rigoroso rispetto. Alcune regole sono molto rigide e dettagliate e riguardano la modalità di macellazione della carne, ma fungono anche da linee guida per i fedeli. Kosher significa dunque, adatto, idoneo ad essere consumato secondo il credo o dogma ebraico. Coloro che osservano maggiormente le regole sono gli ebrei ortodossi. Con il trascorrere degli anni, la cucina Kosher si è diffusa anche in Italia e sono tanti i ristoranti, siti in varie città, che propongono ricette tipiche di questa tradizione divenuta oltre che religiosa anche culinaria. Ricette Kosher in Italia: alcune ricette semplici e sfiziose Una delle ricette Kosher più famose in Italia, è il Pèsach (letteralmente Pasqua, anche se si prepara durante tutto l’anno, poiché molto richiesto); si tratta di un piatto a base di azzimo, uova, pinoli, cioccolato e miele. L’impasto viene fritto in abbondante olio e servito con miele. Ricordiamo che il pane azzimo è una delle costanti della cucina Kosher: viene preparato solitamente il sabato, impiegato in diverse ricette, dolci o salate e molto apprezzato anche in Italia. Naturalmente le ricette Kosher in Italia, non sono solo preparazioni dolci, ma anche piatti salate. Sicuramente un altro piatto particolarmente apprezzato è quello che ha come ingrediente uno dei capisaldi della cucina Kosher, ossia le patate. In Italia, nelle preparazioni Kosher, questi tuberi vengono utilizzati per la realizzazione del cosiddetto “Kugel dolce di noodles”. Al quale solitamente si aggiunge anche uvetta e in alcuni casi un pizzico di cannella per servirlo come se fosse un vero e proprio dessert, nonostante possa essere considerato un primo piatto, o un contorno salato. La “Piccola Gerusalemme” italiana della cucina Kosher Come abbiamo detto, le ricette Kosher in Italia sono molte, notevolmente apprezzate in diverse località del Paese. Alcune preparazioni si sono tramandate di generazione in generazione, e oggi sono delle vere leccornie! Proprio a tal proposito, in Italia, esiste un Paese, definito una “piccola Gerusalemme”, dove le tradizioni, soprattutto gastronomiche, si sono perpetuate nel tempo. Una di queste riguarda proprio le ricette Kosher, che a Pitigliano sono particolarmente richieste. Pitigliano fu paragonato a Gerusalemme dagli Ebrei livornesi nel 1854, quando la comunità ebraica presente in quella zona, decise di edificare luoghi sacri come il forno per le azzime, la macelleria Kasher, la sinagoga, oggi luoghi di cultura o trasformati in ristoranti e piccole taverne. Uno dei piatti cardine che rientra nelle ricette Kosher italiane, in questo caso appartenenti alla cucina perugina, si chiama “Lo sfratto dei Goym”. Si tratta di un dolce diventato oramai italiano ma originariamente Kosher. È sostanzialmente un biscotto di farina di grano tenero, zucchero, impasto senza lievito, irrorato di vino bianco e farcito […]

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Culturalmente

Attrici italiane: da Eleonora Duse a Monica Bellucci

Le attrici italiane sono tante e, soprattutto quelle del passato, hanno lasciato un’eredità importante che percorre due direzioni differenti: una riguarda l’elaborazione di elementi recitativi precorritori connotati dal genere, mentre l’altra la capacità di intrattenere il pubblico. Sicuramente ogni attrice possiede in sé l’arte di piacere, data dalla commistione di diversi elementi tra i quali, la bravura, la spontaneità, la propensione alla recitazione, l’interpretazione. Le prime attrici di fama, da Carlotta Marchionni ad Eleonora Duse Le attrici italiane che hanno fatto la storia del Paese sono tante, a partire dal Settecento con Carlotta Marchionni. Ella inaugurò il paradigma dell’attrice moderna, con tutte le caratteristiche umane e psicologiche collegate alla recitazione e quindi all’interpretazione. Ma le menzioni si arricchiscono con Giacinta Pezzana nell’Ottocento, esponente del tardo Romanticismo, considerata l’attrice più propensa e vicina all’emancipazione, fortemente impegnata anche nel sociale e con una ricca carriera. Infine come non citare, tra le attrici italiane del passato che hanno fortemente condizionato il mondo dello spettacolo attuale, Eleonora Duse, figura innovativa di attrice-artista, da molti considerata piuttosto controversa e ricca di sfumature diverse. Ricordiamo che il mondo dello spettacolo, il cinema e il teatro, hanno subito nel corso del tempo, dei notevoli sviluppi, a passo con il progresso tecnologico e collegabili al forte impatto di tipo psicologico, sociale e culturale che un’attrice può avere sul pubblico. Oggi chi recita è consapevole dell’aurea e delle responsabilità che riversa in un certo modo, sullo spettatore. Le interpretazioni sono ricche di pathos, di sentimento, e talvolta toccano temi importanti. C’è da dire che sicuramente il ruolo della donna-attrice è mutato nel tempo, anche grazie agli effetti dell’emancipazione femminile, che ha permesso di interpretare ruoli diversi da quelli canonici di figlia, moglie o sorella sempre “sottomessi” o “nascosti” dietro ad una figura maschile. I canoni artistici e la bellezza delle attrici italiane del passato Tra le attrici italiane più conosciute abbiamo Sophia Loren, Gina Lollobrigida e Virna Lisi, che risultano essere le più menzionate sia sul web che nell’ambito di classifiche o interviste; meravigliose donne del passato che ancora oggi portano alla mente, grazie alle vecchie pellicole, ricordi di un mondo lontano, semplice e puro, senza troppi fronzoli. Sophia Loren rispecchia una filosofia definibile pragmatica, di tipo neorealista, che va al di là di ogni bellezza estetica, per approdare alla tradizione vera e propria, cruda nei suoi dettagli più veri. Gina Lollobrigida è ricordata come la “bersagliera” in Pane, Amore e Fantasia. Vincitrice di numerosi premi, tra i quali il Golden Globe nel 1961 con il film Torna a Settembre. La “Lollo”, così come oggi è giocosamente chiamata, ha attraversato ogni arte e in ognuna di esse ha lasciato il segno. Ecco perché, quando si parla di lei, non c’è gossip che tenga: ciò che veramente conta è la sua grandezza immensa. In questa sede è impossibile non citare anche la grande Anna Magnani, definita da Totò “donna di cappa e spada”: una donna di grande forza, che amava improvvisare. Tra le sue caratteristiche principali la voracità e l’autoironia […]

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Libri

Mio fratello rincorre i dinosauri: un libro intensamente vero

Leggendo Mio fratello rincorre i dinosauri si può affermare che questa storia, in realtà, appartiene a tutti e non solo a chi la racconta. Mio fratello rincorre i dinosauri è un libro di Giacomo Mazzariol, edito da Einaudi; una storia coinvolgente, che trasporta in una dimensione unica sin dalle prime righe. Trama di un libro che arriva direttamente al cuore «Ci sono voluti dodici anni perché Giacomo imparasse a vedere davvero suo fratello, a entrare nel suo mondo. E a lasciare che gli cambiasse la vita». Giacomo sogna da sempre di avere un fratello, ma l’arrivo di Giovanni riesce a sconvolgere ogni sua aspettativa. Suo fratello, infatti, soffre della sindrome di down. Da subito Giacomo immagina che possa avere dei “poteri”, proprio come uno di quei supereroi che ama tanto. Con il trascorrere del tempo però capirà che quella realtà che immaginava è lontana dalle sue fantasie e dovrà faticare per stabilire un rapporto con il fratello. Mio fratello rincorre i dinosauri è un romanzo che arriva direttamente al cuore, attraverso la cruda realtà, spesso lontana dalla nostra immaginazione. Giacomo Mazzariol scrive un vero e proprio romanzo di formazione, in cui nulla è inventato. Un libro intenso, pieno di significato, che stupisce, sorprende, commuove e fa riflettere. La narrazione stupisce, ma infondo è così che succede con i supereroi, riescono sempre a creare meraviglie. Mio fratello rincorre i dinosauri: un percorso denso di empatia L’io narrante, Giacomo, ci accompagna in un percorso fatto di sorrisi dolci e amari al tempo stesso, di consapevolezze che man mano prendono forma, ma anche convinzioni e desideri. Mio fratello rincorre i dinosauri, grazie alla carica emotiva ivi contenuta, riesce ad andare oltre i pregiudizi che troppo spesso attanagliano la realtà, consentendo di guardare il mondo da un’altra prospettiva. Spesso il mondo è diverso da come lo si può immaginare e proprio in ciò è racchiusa la forza e la carica narrativa del romanzo. Un aspetto importante del libro è quello di trattare una malattia, la sindrome di down, in modo assolutamente non banale, senza minimizzare, ma dandole valore. Proprio tale patologia, però, permette a uno dei protagonisti di svelare il proprio sguardo sul mondo, spiegare le ali e volare con la propria immaginazione, al di là dei pregiudizi, delle banalità, delle cattiverie. Proseguendo nella lettura, ci si accorge che in realtà proprio la sindrome di down permette di “riabilitare” la vera personalità di due fratelli così diversi, ma legati da qualcosa di indissolubile che li porta a crescere insieme, ognuno con la ragione dell’altro, con una serie di alti e bassi: talvolta divertenti, altre volte stupefacenti, altri ancora tristi. Leggendolo si può dire che quella storia in realtà appartiene a tutti. Non soltanto a chi la racconta ma alla società tutta. Immagine in evidenza: uffico stampa

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Culturalmente

Designer italiani: in che modo le idee diventano realtà

I designer italiani sono tanti, famosi e meno famosi, e ovviamente citarli tutti sarebbe impossibile. Da Achille Castiglioni ad Antonio Citterio, da Fabio Novembre a Bruno Munari, da Enzo Mari a Mario Bellini, questi sono solo alcuni dei nomi dei designer italiani più famosi e meglio conosciuti. Chi sono i designer e cosa fanno? Possiamo sicuramente dire che un designer rappresenta un intermediario tra l’immagine di ciò che si vuole realizzare e la concretezza. Ovviamente per svolgere tale professione occorre una buona formazione ma anche una serie di conoscenze in ambito sociale, strutturale, architettonico ed artistico. I designer sono dei veri e propri “creatori di idee” che realizzano, in modo concreto, qualcosa di astratto. L’identità dei designer italiani L’identità propria dei designer italiani ha una origine differente rispetto alle altre. In Italia, l’ambito del design ha molte caratteristiche vicine alle correnti artistiche sviluppatesi agli inizi del Novecento, che hanno poi influenzato la storia successiva, modificando il settore. Storicamente, grazie al Futurismo, designer quali Giacomo Balla, Fortunato Depero, Enrico Pranpolini ebbero modo di progettare degli spazi espositivi, libri e manifesti, volti a ricostruire l’universo, rallegrandolo, secondo i principi propri del Manifesto della Ricostruzione futurista dell’universopubblicato l’11 marzo 1915. Sicuramente, è chiaro sin da subito che in questo ambito diventa molto importante l’aspetto grafico, incline ad una maggiore cura del carattere esteriore e pittorico. Possiamo affermare che i designer italiani nacquero in un periodo ricco di pulsioni, espressioni, influenze culturali, artistiche, intellettuali; tale “rivoluzione” culturale, propria del Novecento, affondava le radici in un ambito storico che propinava forme antropomorfe, essenziali, pulite. In questo contesto s’inseriscono Baldessarri e Nizzoli, i quali svilupparono progetti ed allestimenti nuovi, in un certo senso “moderni”. Il Design come elemento di comunicazione I designer italiani finora citati sono solo alcuni dei più famosi; tra gli altri, è impossibile non menzionare Ettore Sottsass, considerato come il promotore del design volto alla critica sociale e quindi in un certo senso alla comunicazione. Sottsass, fotografo, architetto e designer, riuscì a trasformare i grandi e asettici macchinari elettronici del tempo, utilizzati in ufficio, in oggetti belli da vedere e soprattutto “pezzi” che sapessero comunicare qualcosa, dalla critica alla gioia, dalla denuncia sociale ai canoni di bellezza. Con il trascorrere del tempo, in Italia il design è diventato l’originale modello di “cultura”, che aiuta a reinterpretare l’evoluzione del Paese, a partire dalla zona di sviluppo, la Lombardia, analizzandone le varie componenti che ancora oggi esistono. Sicuramente, i designer italiani di oggi sono molto più consapevoli, e programmatici, rispetto al passato e ciò avviene in riferimento ai mutamenti del mercato in cui si trovano ad operare ma anche alla rivoluzione culturale, artistica e intellettuale, avvenuta in questi anni. L’idea di design è mutata nel tempo, come il significato stesso del termine e dell’operato dei designer. Oggi si può andare oltre l’immaginazione anche grazie ai progressi della tecnologia e ogni designer riesce a far parlare uno o più prodotti, con la visualizzazione delle funzioni che esso rivestirà e attraverso un progetto concreto, che gradualmente prenderà forma. […]

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Culturalmente

Isole italiane: bellezza, cultura e scenari unici

Le isole italiane attirano ogni anno tantissimi visitatori, sia d’estate che durante il resto dell’anno. Ogni isola si colora delle sfumature proprie della natura morfologica che la contraddistingue, regalando scenari unici e rari: spiagge bianche, acque cristalline, rocce dalle forme più disparate, ciottoli colorati. Un insieme di fattori che contribuiscono a determinarne l’identità, rendendola una diversa dall’altra. Isole italiane: il grande potenziale italiano In Italia le isole sono circa 800. Alcune di queste sono abitate mentre altre sono molto amate durante il periodo estivo, grazie a una densità demografica piuttosto bassa. La più grande delle isole del Mediterraneo è la Sicilia, scelta sempre più frequentemente per il vasto patrimonio artistico, culturale e storico che la caratterizza; meravigliose sono le spiagge tra cui al primo posto spicca San Vito Lo Capo. Ogni spiaggia si tinge delle proprietà della macchia mediterranea, creando un vero e proprio paradiso naturale incontaminato. Naturalmente ogni isola differisce dalle altre non solo per la conformità del territorio, ma anche per la tipologia di turismo che la contraddistingue. Ricordiamo inoltre che nelle isole italiane considerate “maggiori” lo sviluppo economico e industriale ha contribuito, nel tempo, a determinare mutamenti e diversità non solo ambientali, ma anche di carattere sociale e culturale. Le due isole maggiori della Penisola italiana sono circondate da arcipelaghi minori; sono ventotto le isole che si raggruppano attorno alla Sardegna, di cui solo otto sono densamente abitate, mentre ventidue si trovano attorno alla Sicilia. In prevalenza si spargono dal Tirreno ai mari di Sardegna e Sicilia. Isole italiane: scenari diversi per esigenze varie Alcune tra le isole italiane, sono luoghi meravigliosi ma impervi; tra questi sicuramente rientra l’isola di Montecristo in Toscana, luogo ripido e remoto, noto anche grazie alle varie citazioni letterarie  alle varie apparizioni cinematografiche. Una terra quasi magica, incontaminata e nella quale il tempo sembra essersi fermato in uno spazio dai confini contornati dai colori del tramonto. Proprio in riferimento ai cosiddetti confini altra isola italiana importante è Lampedusa, tra le più belle e più scelte non solo d’estate, che rappresenta l’ultimo lembo di territorio italiano prima dell’Africa. Magnifica isola a sud della Sicilia forma, assieme all’isola di Linosa e allo scoglio di Lampione, l’arcipelago delle Pelagie (ovvero “isole d’alto mare” secondo l’etimologia greca). Terra di confine tra due mondi, Lampedusa racchiude caratteristiche ambientali di due continenti assai diversi: l’Africa e l’Europa. Basti pensare che dista 210 km dalle coste siciliane e solo 152 km da quelle africane. Oltre alla Sicilia e alla Sardegna, che sono le principali isole italiane, esistono moltissime altre realtà che meritano di essere conosciute per la loro bellezza. Alcune di queste isole sono grandi e conosciute mentre altre più piccole e quindi meno note, ma non per questo meno belle. Tra le isole italiane più belle è opportuno menzionare anche Ischia, isola del Golfo di Napoli assieme a Capri e Procida. La cosiddetta isola verde dista circa 33 km dalla città di Napoli e nel corso degli anni è divenuta una delle mete più gettonate da chi decide […]

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Libri

I cieli di Philadelphia, il nuovo romanzo di Liz Moore

I cieli di Philadelphia è un libro della scrittrice Liz Moore, che, con una narrazione quasi disarmante, ed estremamente coinvolgente, spiega che, al di là delle cosiddette “apparenze”, dovute, nel caso del suo romanzo, ad una serie di attività socialmente e legalmente errate, possa esserci in realtà, un forte umanità desiderosa di riscatto. I cieli di Philadelphia: trama La storia segue Mick Fitzpatrick sulle piste di un assassino seriale che sceglie le sue vittime tra prostitute disperate, alla ricerca di pochi spiccioli per acquistare una dose di droga. La trama del libro è una sorta di percorso investigativo che si perde tra le diramazioni delle storie, tra gli abitanti dei quartieri, e tra la drammaticità di alcuni eventi. Due storie parallele, quella di Kacey, sorella minore che vive per strada, prostituendosi, e la storia di Mickey, il cui unico scopo è quello di ritrovare la sorella, improvvisamente scomparsa dal quartiere. Il percorso che la giovane deve compiere per ritrovare la sorella, non è facile: Mickey si confronterà con verità scomode, relazioni pericolose, immagini distorte di una realtà pericolosa. I Cieli di Philadelphia è un romanzo nel quale, i due personaggi principali, riescono, grazie alla penna della scrittrice, a far sentire la propria voce; ciò riguarda soprattutto Mickey, sorella maggiore, che con affetto e dolore, protegge la sorella minore, nonostante i rancori di una vita. Si tratta di un romanzo nel quale si respira un forte senso di assenza, quella di un genitore che, lascia due figlie ancora piccole. Un romanzo poliziesco o una saga familiare? Il romanzo potrebbe essere considerato una saga familiare, ma al tempo stesso un poliziesco, anche se la versatilità del testo, lo rende particolarmente polivalente, donandogli un’identità quasi “mista”. Le parole poste dalla scrittrice l’una dopo l’altra, come tasselli, perfettamente incastrati, rappresentano un continuo susseguirsi tra passato e presente. La mancata affettività del passato, sembra essere ancora fervida, e soprattutto si tramuta in senso di responsabilità da parte della sorella maggiore. La ragazza è quasi ossessionata dal voler ritrovare la sorella, nonostante il rapporto spesso conflittuale, dettato da mancanze e traumi. I cieli di Philadelphia è un romanzo oggettivamente realistico, che mette in luce quanto quotidianamente può accadere in uno dei quartieri più malfamati, città simbolo della Rivoluzione americana, ossia Kensington. Fortunatamente quel degrado, non solo sociale, ma anche culturale, non sembra coinvolgere la protagonista-detective, chiave del romanzo, che senza sosta cerca la sorella, nonostante l’atteggiamento di sfiducia di qualcuno, e le tante persone che le dicono di non rincorrere chi non smette di correre. Immediatamente mettendo in chiaro l’oggetto principale della sua scrittura, Liz Moore apre il romanzo (e lo chiude) con la lista di tutte le persone della vita di Mick distrutte dall’eroina. I cieli di Philadelphia: linguaggio scorrevole e intrecci ben identificabili Il linguaggio utilizzato dalla scrittrice Liz Moore, è semplice e scorrevole, descrive uno scenario americano all’interno del quale si delineano aspetti tra loro contrastanti, rapporti divergenti e interazioni sconfinate. Il tessuto narrativo de I cieli di Philadelphia, permette di comprendere come, […]

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Culturalmente

Pittori italiani del Novecento: la pittura come espressione

L’arte, e soprattutto la pittura, hanno da sempre affascinato tantissime persone, di generazione in generazione, attraverso colori, forme, movimenti, dinamismo, “pennellate” di colore e d’identità. Con il trascorrere del tempo, la pittura si è colorata di nuovi aspetti e tendenze, e infatti non ha mai smesso di sorprendere. In particolare modo in Italia, a partire dal Novecento, sono diversi i pittori che attraverso le proprie opere, catturano e ammaliano l’attenzione di chi osserva estasiato. I pittori italiani di questo periodo sono numerosi e sperimentano un proprio linguaggio del tutto personale. Pittori italiani del Novecento: tendenze ed espressioni pittoriche Una delle icone della pittura del Novecento è Amedeo Modigliani; uomo dall’indomabile bellezza, dotato di un animo inquieto, e di una bravura che lo ha reso immortale. Soprannominato “Modì” o “Dedo” è uno dei più importanti artisti italiani del Novecento. Pittore e scultore, Modigliani incarna l’artista romantico per eccellenza, impulsivo e dal temperamento forte. La pittura di Modigliani non si riduce al semplice espressionismo, va ben oltre, calandosi in un’ottica ricca di sinuosità. L’artista dipinge se stesso, la propria quasi irrefrenabile inquietudine, con forme che si rivelano cristalline agli occhi di chi guarda. Ogni personaggio sopraffà l’immagine, e ogni immagine è una sintesi che spesso si rivela spietata, brutale. Modigliani era solito ritrarre donne, nelle quali, attraverso i volti spesso non riconoscibili, allungati, modificati, non perfetti, si riscontrava una forte disarmonia, che però, era al tempo stesso ricca di pathos. Per quanto concerne la pittura, è bene ricordare che la bellezza di un quadro dipende, non tanto dalla firma, quanto piuttosto dalle emozioni che da esso scaturiscono, anche a distanza di tempo. Un altro grande pittore italiano, non studiato sui manuali scolastici, ma degno di menzione, è Roberto Bompiani. L’artista muove i suoi primi passi durante gli studi presso l’Accademia di San Luca, presentando una serie di saggi allegorici, quali La Filosofia, La Giustizia e altri ancora. Durante gli anni ottiene diversi incarichi: inizialmente lavorò per la villa del principe Borghese ad Anzio, realizzando opere per la corona spagnola. Pittori del Novecento: il distacco dalla cultura Neoclassica Al di là del modo con il quale un pittore dipinge una propria opera, gli artisti del Novecento sono spinti dalla necessità di staccarsi dai canoni della cultura neoclassica; tutto ciò avviene per adattarsi ad un programma che sia composto di più sfumature e funzioni e quindi raggiungere un pubblico più vasto. Carlo Carrà è il primo pittore ad abbracciare questo nuovo linguaggio pittorico, con composizioni controllate e sempre sinuose. Il pittore riproduce prevalentemente ambientazioni naturali, paesaggi, ma anche tematiche che si rifanno ai primordi dell’umanità. Lui stesso affermò: «Era necessario uscire dalla formula futurista. E allora, la pittura metafisica mi è servita per ritornare a rivedere i problemi spaziali degli antichi». Carrà, celebre pittore italiano, apprezzato ancora oggi, realizza la sintesi perfetta tra realismo lirico e natura, con soggetti che spesso si naturalizzano. La pittura è anche creatività, e quando essa si allontana dalle forme proprie della natura, o non evoca forme umane, può essere […]

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Culturalmente

Filosofi famosi: da Socrate a Sartre, da Kant a Eco

I filosofi famosi sono tutti quelli che solitamente si menzionano nei manuali scolastici e che si studiano tra i banchi: da Kant ad Hegel, da Aristotele a Socrate, da Marx a Nietzsche, sono solo alcuni dei filosofi più famosi. Naturalmente la lista dei filosofi famosi, cresce anche in relazione all’area geografica di studio; ad esempio, se si prende in esame l’Italia, i filosofi più importanti non apparterranno all’epoca post rinascimentale, e saranno vari, tutti diversi tra loro. In riferimento al mondo, saranno altrettanto numerosi e soprattutto caratterizzati e conosciuti per le identità e i pensieri nettamente diversi rispetto a quelli italiani. Filosofi famosi: i pre-socratici Ricordiamo che la storia della filosofia occidentale ha inizio nell’antica Grecia, dove si avvertiva un forte bisogno di conoscenza e parecchie erano le cosiddette scienze, studiate. I filosofi del tempo, s’inserivano proprio in quel tipo di società, per provare a spiegare la realtà in modo scientifico, attraverso il pensiero e il ragionamento. Possiamo distinguere i cosiddetti filosofi pre-socratici, tra i quali, Talete, Pitagora, Eraclito, Empedocle, per citarne alcuni tra i più famosi. Nel pensiero dei pensatori citati, è evidente la necessità di una cooperazione tra retorica e dialettica, il cosiddetto “fare filosofico” che sarà poi ripreso successivamente da Leibniz. Il pensiero di Leibniz s’inserisce nel dibattito metafisico sulla sostanza, aperto da Cartesio. Talete, Pitagora, Eraclito, Empedocle, possono essere definiti filosofi famosi, poiché la loro ricerca dell’infinito ancora oggi si concentra su una serie di analisi e pensieri da parte di studiosi e scienziati. Particolarmente interessante la “dottrina dei contrari”: per Eraclito, infatti, la legge segreta del mondo risiede nel rapporto di interdipendenza di due concetti opposti, che, in quanto tali, lottano fra di loro ma, nello stesso tempo, non possono fare a meno l’uno dell’altro. Dai filosofi razionalisti agli empiristi Uno dei filosofi empiristi più famosi, è sicuramente Immanuel Kant; il pensatore, conosciuto ed apprezzato ancora oggi, si colloca in un’epoca di transizione tra Illuminismo e Romanticismo. Nel 1788 Kant pubblica la Critica della ragion pratica, all’interno della quale il filosofo tedesco descrive una realtà che si allontana da ogni possibile esperienza. Seguirà poi la Critica della ragion pura, nella quale Kant distingue tra “bellezza libera” e “bellezza aderente” per quel che riguarda il sentimento del bello. Con Kant, la ragione rappresenta lo strumento per sconfiggere ogni forma di dogmatismo per giungere all’autonomia dell’uomo. Il suo pensiero è considerato uno dei fondamenti del pensiero moderno, un’espressione di realtà moderna che però si ri-collega ai filosofi di cui precedentemente abbiamo fatto menzione e a quel carattere scientifico che li contraddistingueva. Quindi, la ricostruzione della vita, dall’infanzia in poi, è mirata a mettere in luce una matrice comune ai cammini storici dei diversi popoli, prospettiva che collega i vari filosofi in epoche diverse ma con pensieri fortemente collimanti. Freud: un filosofo neuroculturale L’idea della rappresentazione della realtà, trova spazio anche in un altro filosofo, spesso definito saggista, ossia Sigmund Freud. A lui si deve la nascita della psicoanalisi e l’idea che la parte più importante della psiche sia sommersa e […]

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Culturalmente

Ischia letteraria: i versi dei letterati dedicati all’isola

Ischia è un’isola del Golfo di Napoli, conosciuta sin dall’epoca romana per le innumerevoli caratteristiche del territorio, il clima mite e la forte presenza termale e, soprattutto, per essere stata decantata nel corso del tempo da letterati e poeti che hanno creato l’immagine di Ischia letteraria. Giovanni Boccaccio: prima testimonianza letteraria di Ischia-Ponte La prima testimonianza letteraria su Ischia è di Giovanni Boccaccio; il poeta del Decameron, descrisse la bellezza dell’isola con parole semplici e toccanti al tempo stesso. “Ischia è una isola assai vicina di Napoli, nella quale fu già tra l’altre una giovinetta bella e lieta molto, il cui nome fu Restituta, e figliuola d’un gentil uom dell’isola, che Marin Bòlgaro avea nome”. La magnificenza dell’isola è descritta da Boccaccio proprio nella sua opera più celebre, il Decameron, attraverso la storia di Pampinea, narrata nella quinta giornata dell’opera. La storia è tratta dalla leggenda di Fiorio e Biancifiore, leggenda che Boccaccio aveva già raccontato nel Filocolo. Il re Federigo d’Aragona chiuse la bella Restituta nel palazzo arabo-normanno che porta il nome di Cuba. Sulle tracce della donna amata, Gianni arrivò a Palermo e intravide Restituta dietro una finestra del palazzo. Durante la notte Federigo scoprì i due amanti addormentati e ordinò che fossero legati ed esposti nudi sulla pubblica piazza, prima di essere arsi vivi. Grazie alla testimonianza dell’ammiraglio Ruggeri di Lauria, i due giovani furono perdonati perché identificati come la figlia di Marin Bòlgaro e il nipote di Gian di Procida, sostenitore degli Aragonesi e uno dei capi della rivolta dei Vespri. A tal proposito, chiunque raggiunga Ischia recandosi poi ad Ischia Ponte, di cui è simbolo il celebre Castello Aragonese, potrà notare che una delle piazzette è dedicata proprio al Boccaccio. Ricordiamo che proprio il Castello Aragonese fu un centro culturale, artistico e storico, soprattutto a partire dal ‘500, con la ricca produzione letteraria di Vittoria Colonna; ella, come altri animi nobilmente letterari, scelse Ischia come fonte di ispirazione per le proprie opere. Vittoria Colonna è una figura emblematica per la storia di Ischia letteraria; trascorse quasi un trentennio nel Castello Aragonese, fonte di ispirazione per i propri sonetti che rappresentano un tassello del ciclo delle poesie d’amore. Si tratta di opere giovanili, semplici e spontanee, il cui corpus narrativo principale è costituito dalle rime in morte dello sposo Ferrante d’Avalos (sposato nel 1509). Ricordiamo che Le Rime di Vittoria Colonna hanno una storia editoriale un po’ complessa, poiché la poetessa non ne autorizzò mai la stampa e circolavano solo attraverso uno scambio privato di codici manoscritti inviati in dono a importanti personaggi dell’epoca. Ciò ha reso difficoltosa anche una sistemazione cronologica delle rime, generalmente distinte “amorose” e “spirituali”. I tanti volti letterari di Ischia Oltre alla forte impronta culturale e storica del Castello Aragonese, è importante menzionare anche tutti quegli scenari che possono essere definiti  veri e propri luoghi letterari su un’isola che si tinge di diverse sfumature. In ogni angolo, in ogni prospettiva, è possibile ascoltare l’eco di un passato che fa ancora rumore, […]

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Culturalmente

Laurearsi in Lettere: pro e contro di questa scelta

Lettere è una facoltà umanistica molto apprezzata, soprattutto dai tanti iscritti che ogni anno la scelgono; ovviamente, come ogni facoltà, anche laurearsi in Lettere espone a dei pro e a dei contro. Ricordiamo che in Italia il numero di laureati in Lettere è molto elevato. Tuttavia su questa facoltà si riversano ancora tante critiche e, spesso, pregiudizi. Facoltà di Lettere: una laurea non professionalizzante Uno dei pro relativi alla laurea in Lettere è, certamente, il forte spessore intellettuale e razionale che si crea nello studente iscritto a tale facoltà. Prevedendo esami di letteratura, storia, filosofia e pensiero linguistico, tra gli altri, lo studente, una volta laureato, sarà propenso al ragionamento. Saprà in che modo porsi dinanzi ad un certo argomento, esprimendo con cognizione il proprio punto di vista o opinione che sia. Tra gli studenti di Lettere, c’è chi erroneamente pensa di trovare subito una occupazione (ad esempio nel mondo della scuola): cosa sbagliata. Ricordiamo che le facoltà umanistiche non sono professionalizzanti e, dunque, laurearsi in Lettere abilita sì all’insegnamento ma occorrerà un lungo percorso post laurea per poter entrare, finalmente, nel mondo della scuola. Ovviamente è errato supporre che non ci sia, in assoluto, lavoro per i laureati in Lettere in quanto il problema, almeno in Italia, è dato dal numero di posti disponibili, nettamente inferiore rispetto a quello di coloro che terminano il percorso di studi. Ciò potrebbe configurarsi come un elemento a sfavore che però riguarda tutte le facoltà. Laurearsi in Lettere è una vocazione Studiare Lettere è una vocazione e non tutti possono comprenderne l’essenza, altri ancora si limitano a guardare dall’esterno, giudicando chi lo fa. Questo percorso universitario permette di interpretare, indagare, andando oltre ad una semplice lettura di libri che ogni studente appassionato possiede, avendo accesso ad una realtà che si colora di diverse sfaccettature, in un confronto continuo. Ovviamente la volontà e la passione sono due elementi importanti ma sempre rapportati alla realtà che ci circonda. Al di là della particolare inclinazione culturale che entusiasma gli studenti iscritti alla facoltà di Lettere, un elemento a sfavore può riguardare la confusione circa gli sbocchi lavorativi. Se si sceglie l’insegnamento, il percorso è lungo, se si sceglie l’editoria, si tratterebbe di una scelta di difficile realizzazione; uno degli ambiti può essere anche quello della ricerca o dei reperti antichi ma si barcollerebbe nel buio, con iter da seguire altrettanto prolungati. Ciò che motiva gli studenti e i laureandi in Lettere, oltre, naturalmente, alla volontà di studiare ed apprendere dai classici che hanno concorso, nel tempo, a determinare la cultura attuale, è anche il progresso tecnologico che, negli ultimi tempi, ha interessato e coinvolto anche le facoltà umanistiche. Infatti, i tanti contenuti presenti in rete impongono delle buone capacità critiche, da adottare in percorsi lavorativi specifici, per riuscire a selezionare le notizie utili e quindi veritiere dalle fake. Laurearsi in Lettere è un traguardo importante, soprattutto per quanti continuano, nonostante tutto, a scegliere tale facoltà, consapevoli dei pro e dei contro. Ecco perché diventa importante analizzare con […]

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Libri

Giuliana Sgrena e il suo Dio odia le donne: un saggio per riflettere

Giuliana Sgrena e il suo saggio “Dio odia le donne”, edito da ilSaggiatore | Recensione “Dio odia le donne” è un saggio profondo ed intenso che la giornalista Giuliana Sgrena propone in un momento storico e sociale particolarmente importante. Nella società attuale, infatti, i diritti delle donne continuano ad essere usurpati, messi da parte o completamente dimenticati, a favore di una realtà sempre più maschilista, esattamente come in passato. “Dio odia le donne”, pubblicato nel 2016 da ilSaggiatore, è un libro che spazia tra le convenzioni, frutto di un vero e proprio condizionamento sociale, dovuto ai dogmi della religione, e uno studio dei Credo monoteisti. Nel libro, infatti, Giuliana Sgrena si concentra sulle tre grandi religioni monoteiste, sia per l`importanza che esse rivestono nel mondo, sia per l`impossibilità di prendere in esame tutte le altre fedi, essendo svariate. Il volume si apre con un flashback sull’infanzia dell’autrice, costretta ogni mattina ad ascoltare i suoi compagni delle scuole elementari, gestite da suore, pregare per lei perché figlia di un comunista, mentre l’autrice rivela di non aver pregato neppure in Iraq, dove fu rapita il 4 febbraio 2005 dall’Organizzazione del Jihād islamico, mentre si trovava nella capitale irachena per realizzare una serie di reportage per il suo giornale, il Manifesto. La trama del libro: tra discriminazioni e sottomissioni In termini di discriminazioni, soprattutto rivolte alle donne, le religioni monoteiste sono tutte solidali. Ogni donna è etichettata come figlia di Maria o figlia di Eva, come l’origine del peccato. In uno scenario all’interno del quale il ruolo della donna è fortemente condizionato e, in alcuni casi, sottomesso, i monoteismi diffondono una serie di regole, di tradizioni, intorno ad una divinità maschile, che hanno come scopo primario quello di aumentare il controllo sociale sulla donna, spesso grazie alla sua rassegnazione, alla sua complicità e, ancora più spesso, attraverso l’assuefazione a soprusi reiterati. Si delinea così, nel libro, grazie alle parole di Giuliana Sgrena, un velo che quasi copre quella lotta costante tra diritti, pari opportunità ed eguaglianza ma anche tra femminismo e religioni che giustificano forme di violenza ed assoggettamento. Leggendo le pagine di “Dio odia le donne”, splendido libro, realistico e con una nota di profonda tristezza, è possibile accorgersi di una denuncia rivolta ad una serie di fenomeni estremi, tra i quali l’infibulazione “faraonica“, il controllo sessuale femminile e lo stupro di guerra; il saggio spiega, in modo conciso e senza giri di parole, che la “sottomissione”, cui spesso le religioni sottopongono le donne, è perfettamente riscontrabile anche nelle tragedie che purtroppo attanagliano la realtà e che vedono protagoniste sempre le medesime. Giuliana Sgrena risale alla radice stessa dell’assoggettamento femminile, mostrando quanto ancora oggi la “legge della religione” riproduca il rapporto di subalternità che la donna ha rispetto all’uomo. Giuliana Sgrena: il punto di vista di una narratrice atea In “Dio odia le donne”, è come se il sistema patriarcale quasi implodesse, con una sorta di ruotare autistico su sé stesso; a ciò consegue l’esclusione di tutto ciò che sé stesso non è, di tutto ciò che è Altro. […]

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Culturalmente

Ritratti a matita: quando nascono e come si realizzano

Ritratti a matita: cosa sono e quando sono nati I ritratti a matita sono delle rappresentazioni solitamente, come suggerisce il nome stesso, di volti, di persone, particolarmente realistici. Il ritratto è definito come una rappresentazione di un modello reale, di un essere (una persona) da parte di un artista che si impegna a riprodurre i tratti o le espressioni caratteristiche. Ricordiamo che la matita, strumento fondamentale per la realizzazione dei ritratti, come è conosciuta attualmente, fu creata nella seconda metà del XVI secolo, in Inghilterra, dove venne scoperto un giacimento di grafite pura. L’attuale forma della matita si deve a due italiani, Simonio e Lyndiana Bernacotti. Si tratta di una anima di grafite inserita in un profilo cilindrico o esagonale, solitamente di pioppo. Per quanto concerne le matite colorate, esse hanno fatto la loro comparsa solo all’inizio del XX secolo. Prima, si usavano dei pastelli di cera colorati. Le matite colorate sono state inventate da un altro produttore tedesco (la cui azienda è tuttora leader nel mercato), Johann-Sebastian Staedtler. Nell’arte, il ritratto a matita non è esclusivamente una mera riproduzione meccanica delle fattezze, ma un vero e proprio processo creativo, che mette in gioco anche la sensibilità artistica di chi lo realizza. Storicamente, il ritratto si è affermato in epoca medievale fino a raggiungere una completa dignità artistica nel Rinascimento, soprattutto grazie ai pittori italiani e dell’Europa settentrionale. Naturalmente nel corso del tempo si è evoluto, in base a tecniche e formule stilistiche differenti e sempre più avanzate. L’uso della “sanguigna”, la matita più utilizzata per i ritratti Una delle tecniche più utilizzate per realizzare dei ritratti a matita, è quella con la matita sanguigna. La tecnica nasce nel Rinascimento e l’esempio più conosciuto è l’autoritratto di Leonardo Da Vinci, famosissimo, e soprattutto molto importante poiché ha cambiato per sempre il significato di quel genere artistico. Proprio la matita, da molti artisti è stata definita una sorta di “bacchetta magica” che consente di realizzare e “toccare”, con caratteri pari alla realtà, perfettamente collimanti tra loro, oltre che lo sguardo (nel caso di un ritratto) anche l’anima nascosta dietro ad esso. Come si realizzano i ritratti a matita? Per disegnare dei ritratti a matita è necessario avere una buona concentrazione, sfruttare bene la luce a disposizione e provare e riprovare con tenacia, affinando man mano la propria tecnica. Non esistono delle regole ben precise: il disegno è un’abilità per la quale si è portati o meno, è questione di predisposizione o inclinazione alla materia, ma è possibile, tramite un buon corso, migliorare e realizzare progetti sempre più ambiziosi! Dopo aver cominciato a delineare un ritratto, bisogna captare attentamente i punti di luce attraverso le zone più luminose che permetteranno di risaltare i caratteri somatici della persona ritratta. Nei ritratti a matita, la luminosità ma anche le zone d’ombra sono molto importanti, poiché determinano il successo dell’opera, dandole un tocco di originalità. Quando si disegna un ritratto a matita bisogna utilizzare un tratto leggero che non sarà poi difficile da cancellare qualora ci […]

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