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Eroica Fenice

Libri

Le Lacrime di Napoli, il nuovo libro di Tania Rennella

Le Lacrime di Napoli, libro di Tania Rennella, edito da Giunti editore. Marie è una giovane donna parigina, vive a Napoli con suo marito e i suoi figli. Scopre il dramma che si svolge alle porte della città: cumuli di spazzatura che invadono le strade e spesso sono talmente tanto alti da formare delle vere e proprie colonne; dettagli di un ambiente che diventa invivibile e che scuote psicologicamente un’intera popolazione. Marie grida la sua rivolta e punta il dito contro le organizzazioni criminali che gestiscono in modo illegale i rifiuti tossici. Una pratica illecita resa possibile grazie alla negligenza, forma “elegante” dell’immoralità di coloro che sono consapevoli di quanto accade ma non si oppongono. Allarmata dal pericolo, questa giovane madre deve prendere una decisione immediata e crudele: trasferirsi a Parigi per proteggere i suoi figli oppure rimanere per salvaguardare l’unità della propria famiglia? Una scelta che metterà in discussione la sua vita e a dura prova le sue convinzioni. Le Lacrime di Napoli è un romanzo diretto, vivo, nel quale si percepisce un dinamismo estremamente coinvolgente, di quelli che scuotono (o almeno dovrebbero) le coscienze. Marie, donna tenace, parla della corruzione, chiave di lettura del romanzo, tema che non riguarda solo Napoli, ma il mondo intero, dove i valori veri sono stati sostituiti da avidità, potere e soprattutto indifferenza. Il libro nasce come spunto autobiografico e poi si trasforma in una vera e propria storia di quotidianità, quella della protagonista, Marie, che grida la propria rivolta, confrontandosi con se stessa; ella pian piano si rende conto attraverso piccoli passi che non è tutto come sembra, che il problema non sussiste solo a Napoli, ma che esso si estende anche altrove. Nel libro si respira l’immagine di una Napoli che i protagonisti guardano come un’opera d’arte, come una realtà ormai trascorsa; una città fatta di storia, patrimonio artistico e culturale, colori, musica, tradizioni. Le lacrime di Napoli è un libro la cui lettura è semplice e accessibile, grazie alla quale i lettori possono riflettere e prendere consapevolezza, parallelamente alla protagonista, Marie, dell’oggettiva realtà nella quale si è catapultati, ossia una città, Napoli, con mille difetti, ma in cui si respira amore. Marie, la protagonista è una mamma dolce e premurosa, attraverso la quale chi legge può comprendere i dettagli di una storia che riguarda tutti e non solo Napoli. La protagonista compie una scelta, sofferta, alla cui base c’è una scelta, ci sono le lacrime, come ricorda il titolo del libro. Le lacrime di Napoli getta il senso delle lacrime stesse, in quanto aspetto fondamentale del pianto che ha, soprattutto in letteratura, una duplice funzione, in quanto al pianto del personaggio, in questo caso Marie, fa eco quello del lettore; al tempo stesso, grazie a questo libro, molto profondo e intenso, si comprende quanto sia importante fare luce su aspetti spesso nascosti, su questioni di cui si preferisce non parlare. Il tempo che si trascorrere a leggere Le lacrime di Napoli, è simulacro di un’altra vita, che aiuti a vivere meglio il […]

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Nerd zone

Smartphone: significato della parola ed evoluzione nella società

Smartphone in elettronica è definito letteralmente “telefono intelligente”; esso è un dispositivo con capacità di calcolo, connessione e memoria, molto elevati, soprattutto in riferimento ai normali telefoni cellulari. Oggigiorno tutti utilizzano, uno smartphone, chi per lavoro, chi per divertimento, ma quand’è nato il cosiddetto “telefono intelligente”, e qual è la sua storia? La storia degli smartphone ha inizio negli anni novanta e si intreccia con quella dei cellulari in quanto, non vi era una reale distinzione tra le due categorie. Il termine smartphone appare per la prima volta il 23 novembre del 1992 con il modello IBM Simon, commercializzato da BellSouth a partire dal 1993. Il telefono di allora era un vero e proprio apparecchio, con diversi usi; tra questi, la funzione di calcolatrice, rubrica, calendario, invio fax e giochi. Quel telefono pesava mezzo chilo e la batteria durava meno di un’ora. Innovative ai tempi ma ridicole oggi le specifiche tecniche: il processore era un x86 da 16 Mhz, la RAM 1 MB e la memoria era espandibile tramite lo slot PCMCIA. Il sistema operativo era ROM-DOS, una versione di MS-DOS per embedded devices. Successivamente il termine si perse nella storia per ritornare nel 1997 ed utilizzato da Ericsson per descrivere al meglio il modello Ericsson GS 88. Da allora la tecnologia ha compiuto dei passi da gigante, arrivando a produrre degli smartphone all’avanguardia, sempre più sofisticati, con innumerevoli funzioni, con i quali è possibile non solo telefonare, ma anche, inviare e-mail, essere presente sui social, scattare delle fotografie di qualità, orientarsi e giocare. Gli smartphone attuali, permettono inoltre, di essere utilizzati in un arco temporale lungo, senza il rischio che possano scaricarsi. Proprio la durata della batteria fu uno dei motivi principali che portò al declino del primo cellulare della storia, ossia l’IBM. Il problema principale che fece fallire tutto fu proprio la batteria che, a causa dell’alto consumo energetico, non durava più di un’ora. Da lì in poi, la storia degli smartphone fu caratterizzata da una fase di forte decrescita: nel 2000 Nokia presentò l’evoluzione del palmare a colori, Nokia 9210 Communicator; due anni più tardi si presentarono RIM e HTC con i primi modelli di Blackberry e cellulari con Windows Mobile. Fino al 2007 quando Steve Jobs e l’iPhone dettero vita agli smartphone, così come sono conosciuti oggi. Naturalmente, la storia dell’IBM, il prototipo del cosiddetto smartphone, ha spianato la strada verso ciò che esiste oggi. Gli smartphone attuali sono più pratici, portatili e relativamente economici, adatti ad ogni esigenza, che sia la semplice ricezione di chiamate, alle mail, ai social. Gli smartphone nella società moderna Gli smartphone oggi hanno un ruolo centrale, soprattutto tra i più giovani, che lo utilizzano sempre più frequentemente. in cui il modo di comunicare è cambiato notevolmente, grazie all’utilizzo di internet e del telefono mobile. Con il cellulare, inoltre, si possono scattare fotografie di ottima qualità (solo con i migliori come questi https://www.dgtalkers.it/miglior-smartphone/). Esse possono essere caricate subito sul web e i nostri amici possono vederle grazie alle applicazioni dei social […]

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Culturalmente

Frasi d’amore in spagnolo: le quattro più famose

La lingua spagnola ha da sempre affascinato tantissime persone, soprattutto chi utilizza e conosce le frasi d’amore del passato, ancora oggi attuali. Esistono una serie di frasi in spagnolo che raggruppate, vanno a formare una vera e propria classifica. In quest’ottica si comprende quanto il successo della letteratura latino-americana e le vicende politiche dell’America Latina negli ultimi decenni abbiano ridato lustro a una lingua che aveva perduto una parte della sua popolarità. Inoltre, l’utilizzo delle nuove tecnologie, fortemente sviluppate in questi ultimi tempi, porta sempre più persone, ad informarsi ed acculturarsi, tramite internet. Per quanto concerne lo spagnolo, le frasi d’amore più cliccate sono numerose, ma in questo contesto, riporteremo quelle più diffuse e belle. Al primo posto troviamo, “Donde no puedas amar, no te demores”, frase celebre di Frida Kahlo, che significa “Dove non puoi amare, non ti fermare”; frase eloquente, fortemente metaforica, che invita a non fermarsi nei luoghi dove non c’è amore. Sicuramente è una frase dal forte valore simbolico, famosa e particolarmente utilizzata da quanti cercano in rete oppure utilizzano frasi d’amore in spagnolo. Altra frase, al secondo posto nella classifica delle frasi d’amore in spagnolo, c’è “Todo lo que hablan de ti”, ossia “Tutto mi parla di te”. Si tratta di una frase d’amore che non necessita di troppe spiegazioni, essendo breve e coincisa; è molto utilizzata in Spagna, soprattutto nelle canzoni. D’altronde lo spagnolo è una fortemente lingua musicale, armonica, dai suoni soavi e  ricca di sfumature di significato. Ecco perché, spesso, una frase o un qualsiasi concetto espresso in lingua spagnola, potrebbe apparire più accattivante o poetica, per il solo fatto che la lingua scelta per esprimerlo sia appunto, lo spagnolo. Al terzo posto nella classifica, troviamo: “Estar contigo o no estar contigo es lamedida de mi tiempo”, che significa, “Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo”. Si tratta di una frase di Jorge Luis Borges, il quale non descrive l’amore in maniera diretta ma come se fosse una dedica rivolta all’amato di chi scrive. Al quarto posto, citiamo una frase di Pablo Picasso: “El amor es el mayor refrigerio de la vida”, che significa “L’amore è il maggior rinfresco della vita”. Una delle poche frasi nella quale il celebre artista non rivela il suo spirito mai accontentabile. Egli stesso più volte affermò: “morirò senza essere amato”. In questa prospettiva, tale frase d’amore in spagnolo, diventa ancora più significativa, soprattutto perché riferita ad una personalità famosa ed inquieta come il pittore iberico. All’ultimo posto una frase che rappresenta l’emblema dell’amore nell’esistenza umana. La frase è di George Sand, ed è la seguente: Solo hay una felicidad en la vida – amar y ser amado, ossia. Essa significa: “C’è solo una felicità nella vita: amare ed essere amati”. La frase in questione è dunque davvero perfetta per tutti coloro che in fondo al loro cuore sono convinti che l’amore sia la forza che si cela dietro ogni gesto e ogni umano desiderio. Le quattro frasi riportate, sono quelle più […]

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Culturalmente

Complotti, i cinque più famosi: storia e curiosità

Un complotto è un’azione condotta da più persone, attraverso un accordo segreto, volto ad alterare o sovvertire una situazione sociale consolidata. Nel corso della storia, sono parecchi i complotti, o le cospirazioni, che si sono succedute, alcuni più famosi, altri meno. In Italia, spesso si è parlato di cospirazioni in riferimento all’omicidio di Aldo Moro e gli omicidi di tanti altri politici, giudici, poliziotti, giornalisti e imprenditori avvenuti durante i cosiddetti “anni di piombo”, uno dei periodi critici della guerra fredda. Storia del complotto La storia del complottismo è piuttosto antica. Il momento preciso in cui la cosiddetta “teoria della cospirazione” divenne un metodo politico esplicito e consapevole, utile per giustificare le proprie azioni politiche, fu quello della Rivoluzione Francese (1789) e gli anni successivi, il cosiddetto periodo del Terrore. La stessa Rivoluzione Francese, fu definita un complotto; essa era ritenuta funzionala all’esigenza di imporre un nuovo ordine: identificare dei cospiratori era infatti più facile da far accettare all’opinione pubblica che non dichiarare in modo oggettivo il naturale declino della monarchia e della Chiesa che per secoli aveva condizionato la vita dei sudditi. Al di là dell’aspetto prettamente storico, ancora oggi, vi sono diversi complotti, noti e al tempo stesso curiosi. Basta navigare un pò nel web, per rendersi conto di quanti siano i complotti, reali o ipotetici, che si susseguono nelle varie pagine di attualità, ma anche di storia, cultura, curiosità. Abbiamo stilato una classifica nella quale sono menzionati i cinque complotti più famosi.  Il più recente, il primo della classifica, risale al 2017, anno in cui un campione di basket dell’Nba, Kyrie Irving, ha dichiarato al mondo che la terra non è rotonda, ma piatta. Un’affermazione che ha avuto un seguito importante, rimbalzando rapidamente sul web e ottenendo svariate condivisioni e teorie di supporto. In realtà, dopo poco, l’autore del post, il campione Irving, si è scusato per la propria affermazione, ammettendo di credere ad un vero e proprio complotto. L’uomo, ha poi affermato di non riuscire ad accettare l’ordine precostituito delle cose. In realtà quanto ha dichiarato, si basa sul una netta smentita (personale) delle fotografie degli astronauti, oppure alle decine di spedizioni spaziali. Un altro famoso, il secondo nella classifica dei cinque complotti più famosi, è quello relativo all’11 settembre 2001, quando vi furono gli attacchi aerei contro le Torri gemelle. In realtà proprio quegli attacchi vennero rivendicati da Al Qaeda ma, nonostante ciò, presero il via, una serie di investigazioni ufficiali e sul crollo del World Trade Center di New York. La conclusione alla quale si giunse, fu che i grattacieli fossero precipitati al suolo per cedimenti strutturali. Una delle teorie più diffuse sostiene che il governo americano fosse a conoscenza dell’imminente attacco e non abbia fatto nulla per impedirlo, intendendo anzi sfruttarlo come pretesto per innescare la guerra in Medio Oriente. Naturalmente non si hanno notizie certe a tal proposito, essendo un ipotetico complotto, dietro al quale si nasconderebbe una vera e propria teoria. L’avvento di internet e della tecnologia, ha sicuramente influenzato le idee […]

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Culturalmente

Commedia dell’arte: storia e peculiarità

La commedia dell’arte: indagine sulla sua storia e sulle sue peculiarità. La commedia dell’arte, o commedia all’italiana, è un genere teatrale molto particolare, che si sviluppò in Italia a partire dal XVI secolo. È una tipologia teatrale definita appunto “particolare” in quanto si contraddistingue per l’assenza di un copione. Gli attori, otto uomini e due donne, basavano la propria interpretazione su un canovaccio (trama) e improvvisavano in scena, seguendo le regole di quella che oggi viene chiamata ‘recitazione a soggetto’. La commedia dell’arte si è sviluppata con successo, fino agli anni della cosiddetta riforma goldoniana, quindi fino alla metà del XVIII secolo. La peculiarità della commedia dell’arte era la forte empatia che si instaurava tra gli attori e il pubblico che assisteva alle rappresentazioni; ogni persona si sentiva rappresentata e al contempo si divertiva a riconoscersi nei personaggi della scena. Quando nasce la Commedia dell’arte La prima volta che viene utilizzata la denominazione “commedia dell’arte” risale al 1750 ne Il teatro comico di Carlo Goldoni. In quest’opera, l’autore descrive quegli attori, professionisti, che recitano riempiendo la scena, usando delle maschere e improvvisando le loro parti ed usa la parola “arte” intesa come vera professione, mestiere, ovvero l’insieme di quanti esercitano tale attività-lavoro. La commedia dell’arte affonda le sue radici nella tradizione dei giullari medievali che, in occasione di ricorrenze o festività, allietavano corti e piazze con farse o barzellette, raccontate ed interpretate da attori solisti, in un modo abbastanza ridicolo e satirico. La funzione scenica degli attori della commedia dell’arte Nella commedia dell’arte, gli attori, oltre a saper recitare, dovevano dimostrare di avere doti in ambito musicale, scenico, acrobatico, affinché la recitazione non fosse un’azione scarna ma ogni personaggio diventasse interprete di una scena. L’arte che scaturisce da questa tipologia teatrale ha una forte funzione scenica, volta a mettere in rapporto, e al tempo stesso contrastare, gli aspetti propri della quotidianità, che sulla scena si susseguono e nei quali chi assiste, si riconosce. Una delle caratteristiche principali di tale commedia è la tipizzazione dei personaggi, ognuno dei quali si esprime mediante un linguaggio dialettale, con la lingua della propria regione di appartenenza; tutto ciò per abolire quella barriera che spesso intercorreva tra attori e pubblico. La commedia dell’arte andrà a sostituire, in Italia, “la commedia colta” per due secoli e si diffonderà rapidamente anche in Europa, influenzando poi altri autori come Molière e Shakespeare, che però indirizzeranno il teatro verso altre direzioni. Molti degli attori della commedia dell’arte si travestivano da Arlecchino, Brighella, Pulcinella, Pantalone, Rugantino, Capitan Fracassa, riscuotendo molto successo alle corti di Londra, di Pietroburgo, di Madrid, di Parigi e di Vienna. Quando recitavano, gli attori si esprimevano con la mimica dell’intero corpo; alcuni di essi erano soliti indossare una maschera che copriva la parte superiore del volto, ma che lasciava libera la bocca. La commedia dell’arte, col passare del tempo, è diventata troppo scontata e ripetitiva, motivo per il quale è stata poi soppiantata da altri generi teatrali, certamente più moderni, e con una serie di elementi fondamentali, […]

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Altri

Unire più video in un unico file, come e con cosa farlo

Sono sempre più numerosi gli utenti del web alla ricerca di soluzioni rapide per unire più vide in un unico file. Compiere tale operazione potrebbe sembrare complicato, ma in realtà, esistono molti programmi web e  applicazioni che ci possono aiutare in tal senso. Una delle soluzioni potrebbe essere, Moavavi, ossia un video Editor che non solo unisce i video in un unico file e permette inoltre di elaborare i filmati in molti modi diversi. Sul loro sito c’è un interessante e semplicissimo tutorial che riportiamo sintetizzato nei suoi punti salienti. Il programma, così come anche gli altri esistenti sul web, dispone di una finestra di benvenuto, attraverso la quale è possibile scegliere cosa fare e quindi come iniziare. Una volta aggiunti tutti i file multimediali, li si può elaborare in modi differente. È possibile aggiungere transazioni che rendano più scorrevole il filmato, o che uniscano le varie clip tra di loro. Ogni programma contiene diverse categorie di transazioni tra le quali scegliere. Aggiungere una transazione è molto semplice, basterà fare clic sulla relativa icona nella libreria (nella quale si trovano i frammenti di video sui quali lavorare) trascinarla sulla sequenza temporale e inserirla tra due pezzetti di video. Svolta questa operazione, si potrà salvare il file video, scegliendo il formato di che si preferisce. Per farlo, bisognerà cliccare sulla casella “esporta”, dalla quale si apriranno diverse finestre, che consentiranno di scegliere tra le varie opzioni. Numerosi sono i formati tra i quali poter scegliere, AVI, MPEG, WMV, MP4, FLV, MKV, MOV. Una volta scelto il dispositivo sul quale esportare il video, basterà semplicemente cliccare su “avvia”. Ovviamente, basterà cercare in rete per rendersi conto della vastità di programmi ed applicazioni esistenti per unire più video in un unico file. È bene precisare che questi programmi, sono dotati di caratteristiche differenti, in base alle esigenze degli utenti. Vi sono applicazioni che consentono anche di montare i diversi spezzoni e poi unirli in un unico file. Altri ancora consentono di aggiungere una musica di sottofondo al montaggio; oppure degli effetti di contrasto, luminosità, intensità di tono, sfumature, cromie. Non tutti i software sono gratuiti ma sul web ne esistono vari che possono essere utilizzati gratuitamente. Tra questi, Avidemux e OpenShot Video editor, per citarne alcuni. Da non dimenticare, il vecchio, ma sempre funzionale Windows Movie Maker, uno dei più utilizzati da sempre, soprattutto tra i giovanissimi, che è possibile scaricare anche su Windows 10.

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Cucina & Salute

Smettere di fumare, come farlo e quali sono i benefici

Recenti studi affermano che i fumatori in Italia aumentano sempre più, nonostante siano ben chiari i rischi legati al fumo e le relative patologie indotte da esso crescano a dismisura. Smettere di fumare non è semplice, ma esistono dei metodi alternativi che aiutano ad affrontare tale percorso. Presupposto fondamentale per poterci riuscire è prepararsi a tale passo, con grande anticipo, creando una sorta di tabella che comprenda tutte le strategie utili a concentrarsi sull’obbiettivo, soprattutto per non scoraggiarsi o demotivarsi. È importante scegliere una data entro la quale smettere definitivamente di fumare; molti fumatori, solitamente, concentrano l’azione in un arco temporale di due settimane, durante le quali bisognerà prepararsi psicologicamente a compiere tale passo. Sono da evitare quei giorni particolarmente frenetici, nei quali si hanno molte attività da svolgere e si tende ad essere più stressati; tutte situazioni e circostanze che aumentano nella persona  la tentazione di accendere una sigaretta. Altro fattore da non sottovalutare, per smettere di fumare, è la vicinanza di persone care, che possano motivare e quindi aiutare a compiere definitivamente e senza ripensamenti, questo passo. Ad esempio, informare la propria famiglia rispetto a questa decisione, magari un giorno prima rispetto al giorno prestabilito, è uno stimolo di notevole importanza. Questi sono alcuni dei passaggi cardine di una decisione così importante e soprattutto salutare. In quest’ottica, appare necessario sottolineare che, al di là di tutto, ciò che veramente conta è capire le motivazioni per le quali si decide di smettere di fumare. Bisognerà ricordare ogni giorno la propria decisione, come vettore verso il quale convergere. Uno dei problemi principali quando si smette di fumare, è quello dell’astinenza. Come risolvere l’annoso problema dell’astinenza? Le sigarette contengono nicotina, una sostanza che crea una fortissima dipendenza. Quando si smette di fumare, l’organismo ha bisogno di tempo, affinché possa abituarsi all’assenza di nicotina, e dunque, attraversa una vera e propria fase di astinenza. Un processo sicuramente spiacevole, con il quale bisogna necessariamente fare i conti, ma che è possibile superare con strategie opportune messe a punto prima di intraprendere tale strada.  Ad esempio, per gestire al meglio i sintomi propri dell’astinenza si può modificare il proprio stile di vita e ricorrere a farmaci blandi, molti dei quali sono in vendita in farmacia senza ricetta. Esistono inoltre alcune applicazioni (scaricabili sul proprio cellulare) e delle linee telefoniche alle quali rivolgersi. La voglia irrefrenabile di fumare, dura solitamente 5-10 minuti, durante i quali bisogna assolutamente distrarsi, affinchè la mente possa concentrarsi su altro. Bisogna ricordare, inoltre, che esistono dei gruppi di ascolto ai quali rivolgersi quando si decide di smettere di fumare. Capire se nella propria zona esistano gruppi di ascolto è semplice basterà chiedere al proprio medico di base. Smettere di fumare e sconfiggere la dipendenza da nicotina Quando un fumatore smette di fumare, dovrebbe tener presenti due aspetti fondamentali; non si tratta solo di sconfiggere una dipendenza, bensì due. La dipendenza da nicotina è doppia: da un lato essa è una dipendenza fisica (data dalle sostanze contenute nella sigaretta) e dall’altro è una dipendenza […]

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Culturalmente

Paesi dell’Unione Europea: quanti e quali sono

L’Unione Europea, o semplicemente UE, è un’organizzazione internazionale politica ed economica, che annovera attualmente 28 paesi membri, 27 non appena sarà formalizzata l’uscita del Regno Unito. I Paesi dell’Unione Europea coprono una superficie non particolarmente estesa, facendone la settima entità mondiale per estensione. Non tutti i paesi membri, però, fanno parte della zona euro, e altri ancora sono candidati per l’ingresso nell’Unione. Quali sono i Paesi dell’Unione Europea? I 28 paesi membri dell’Unione europea sono: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. Il Regno Unito, col referendum che si è tenuto lo scorso 23 giugno 2016, ha votato a favore della Brexit, ovvero per l’uscita dall’Europa. Si stima che l’Unione Europea conti al proprio interno, tra i 28 paesi che ne fanno parte, circa 503 milioni di abitanti, una percentuale molto bassa, soprattutto in riferimento alla popolazione mondiale e al numero abbastanza alto di Paesi membri e nonostante l’UE registri un prodotto interno lordo di notevole entità. I paesi fondatori dell’Unione europea sono l’Italia, il Lussemburgo, la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi e la Germania, all’epoca ancora divisa tra parte ovest, aderente all’unione, e quella est nel blocco dell’Unione Sovietica. Quando è nata l’Unione Europea? L’Unione Europea nacque venticinque anni fa, con i trattati di Maastricht. Il trattato definitivo sull’Unione Europea venne firmato il 7 febbraio 1992 nella cittadina olandese di Maastricht dai dodici Paesi allora parte della CEE. Nel corso del tempo, l’UE è cresciuta sempre più e continua a crescere, anche grazie ai vari paesi che attendono di entrare a farne parte. I paesi al momento candidati sono: Turchia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Albania. Nel 2010 anche l’Islanda si era candidata, per poi ritirarsi nel 2015. Un caso a parte è quello del Montenegro, che ha adottato unilateralmente l’euro già nel 2002, dal momento che prima lo stato aveva in vigore il marco tedesco L’ultimo Paese ad aver aderito all’Unione Europea è la Croazia, nel 2013.  

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Fun & Tech

Microsoft Office gratis se si è studenti

Microsoft Office gratis? Sí, se sei studente o insegnante Microsoft Office 365 Education comprende una varietà di servizi che consentono di collaborare e condividere i progetti scolastici ed include Office Online (Word, PowerPoint, Excel e OneNote), 1 TB di spazio di archiviazione di OneDrive, Yammer e siti di SharePoint. In tal modo le applicazioni principalmente utilizzate, come ad esempio Word o PowerPoint, possono essere reperite gratuitamente online, ed è possibile quindi scaricare direttamente dal proprio computer, documenti vari, oppure salvarli nello spazio di memoria virtuale del sito web Office. Anche se si decide di scaricare l’abbonamento direttamente sul proprio pc, la versione utilizzabile online è identica e facile da utilizzare. Tuttavia alcuni istituti consentono agli studenti di installare gratuitamente le versioni complete delle applicazioni di Office in un totale di 5 PC o Mac. Se il proprio istituto offre questo vantaggio aggiuntivo, apparirà il pulsante “Installa Office” nella home page di Office 365 dopo aver completato l’iscrizione. Come si fa ad avere Microsoft Office gratis? Naturalmente, per utilizzare Microsoft Office gratis è necessario che l’università o l’istituto scolastico che si frequentano abbiano aderito al programma di Microsoft Student Advantage (ma la maggior parte lo ha già fatto) e  occorrerà dare prova di essere effettivamente degli studenti. Farlo è facile, è possibile autenticarsi e quindi dimostrare di essere uno studente regolarmente iscritto, anche con l’e-mail personale fornita dall’università. Per usufruire di Office 365 basterà seguire le seguenti indicazioni: Innanzitutto bisognerà accedere alla Webmail studenti dal portale della propria università. Sarà poi necessario autenticarsi con codice fiscale e PIN (lo stesso PIN che si utilizza per l’accesso al Portale Studenti). All’interno della pagina web della posta elettronica, cliccare sull’ingranaggio in alto a destra per entrare nelle impostazioni del profilo. Cercare e cliccare la voce “Impostazioni delle app personali – Office 365”. Cliccare sulla voce “Software”. Selezionare Lingua e Versione. Verificare i requisiti di sistema e avvia l’installazione della versione più recente di Office cliccando su “Installa”. Infine, salvare l’eseguibile di Office 365 e installarlo. Microsoft Office 365 è già utilizzato da tanti studenti e sono numerosi gli atenei italiani, ma anche le scuole, che aderiscono. Una possibilità in più per gli studenti, nativi digitali, e anche per gli insegnanti, i quali potranno lavorare utilizzando il proprio computer e i servizi garantiti da Microsoft Office, innovativi e intuitivi. – Foto di: Webgeneration

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Culturalmente

Endecasillabi della letteratura italiana: i nove più belli

L’endecasillabo è una figura della metrica italiana, utilizzata in letteratura da numerosi poeti nel corso dei secoli. Con il termine endecasillabo, si indicano i versi in cui l’ultimo accento, tonico e ritmico, cade obbligatoriamente sulla decima sillaba. L’endecasillabo è il verso principale e più utilizzato della poesia italiana: si trova in tutte le strofe e le strutture metriche più importanti, come la terza rima, o terzina dantesca, l’ottava, la ballata, la canzone, il sonetto. È sempre stato usato anche da solo in sequenze di endecasillabi sciolti. Storia dell’endecasillabo Probabilmente la paternità dell’endecasillabo è da attribuire a Giacomo da Lentini, noto esponente della Scuola siciliana. Lentini compose poesie in forma dialogata, ma egli è principalmente ricordato per l’invenzione del sonetto e appunti, degli endecasillabi. Gli endecasillabi italiani sono quasi sempre “canonici”, hanno cioè accentata, oltre alla decima, almeno anche la 4° sillaba (in questo caso si parla di endecasillabo a minore) o la 6° (endecasillabo a maiore). Sono numerosi gli esempi di splendidi endecasillabi che caratterizzano la storia della letteratura italiana, da Dante ai giorni nostri. A tal proposito, abbiamo stilato una classifica, nella quale verranno menzionati nove splendidi endecasillabi. Nove splendidi endecasillabi: le nostre scelte Il primo e sicuramente uno dei più celebri è: “Nel mezzo del cammin di nostra vita // mi ritrovai per una selva oscura”. I primi due noti versi endecasillabi della prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri, ossia l’Inferno. Il sommo poeta descrive, in questi versi,  un viaggio, intrapreso da egli stesso, che si è smarrito, finendo in una selva oscura; proprio la selva oscura rappresenta, allegoricamente, la strada errata dell’esistenza umana. La Divina Commedia o semplicemente Commedia, è un poema allegorico, scritto in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia terzine dantesche). Altro endecasillabo famoso è: “Al cor gentil rempaira sempre amore”, canzone di Guido Guinizzelli, definita “canzone dottrinale” in quanto le argomentazioni dell’autore si discostano dal genere propriamente lirico per accostarsi alla riflessione filosofica. Al terzo posto della classifica degli splendidi endecasillabi, ritroviamo l’endecasillabo in un’altra opera dantesca, ossia la canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore” che si compone di soli endecasillabi.  Tale testo in realtà riprende gli usi e le abitudini metriche di Cavalcanti e Guinizzelli. Si tratta di una canzone perfettamente inserita nello stile proprio dello Stilnovo, formata da cinque stanze di quattordici versi endecasillabi ciascuna, con schema della rima AB BC AB BC CD DC EE. Naturalmente, oltre agli stilnovisti, anche altri poeti, hanno composto poesie e liriche, rifacendosi allo schema metrico dell’endecasillabo. Tra questi poeti, ritroviamo Torquato Tasso, con la meravigliosa Gerusalemme Liberata. “Canto l’arme pietose e ’l Capitano // che ’l gran sepolcro liberò di Cristo”. Celebri versi proemiali della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso; la famosa opera in questione, non solo si basa sulla presenza di rime alternate e baciate, ma in particolar modo il metro scelto è appunto, l’endecasillabo, o meglio, l’ottava di endecasillabi. Lo stesso Torquato Tasso definì l’ottava di endecasillabi come una scelta maestosa, ma anche eccellente ed acuta al tempo stesso. Un altro splendido […]

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Attualità

Museo archeologico di Napoli, un esempio di gestione sostenibile

Lo scorso primo dicembre, l’iniziativa OpenMANN, ossia la campagna di abbonamenti del Museo Archeologico di Napoli (MANN), che consente di accedere in modo gratuito alle mostre temporanee per 365 giorni, si è dimostrata essere una vero e proprio successo. Il Museo archeologico di Napoli è stato classificato come esempio di gestione sostenibile Il carattere sostenibile e le scelte orientate in questa direzione, rappresentano un tema sempre più conosciuto e accreditato in Europa, ma anche in Italia, grazie a campagne improntate sul rispetto e sull’utilizzo di spazi, luoghi, materiali, che non vadano a deturpare o inquinare l’ambiente circostante. L’iniziativa del MANN, unica nel suo genere, e soprattutto nell’ambito della gestione di musei autonomi, nasce dal desiderio di dialogare in modo sempre più diretto e intenso con il territorio. La card, che è declinata in diverse tipologie in base alla fascia di età (young, ordinaria e family), è acquistabile a un prezzo di lancio scontato fino al 7 gennaio. Il MANN è tra i musei più importanti di Napoli e del mondo; esso vanta un ricchissimo patrimonio artistico, disposto in una superficie espositiva complessiva di 12.650 m². Dal 2015 il Museo è gestito dai direttori nominati dall’ex Ministro Dario Franceschini nell’ambito della riforma del sistema museale nazionale. In questi ultimi anni, tre per la precisione, il Museo archeologico di Napoli ha attraversato una fase di crescita senza eguali, arricchendosi soprattutto dal punto di vista prettamente comunicativo e tecnologico, raddoppiando il numero di visitatori e diventando uno dei musei esempio, della cosiddetta gestione ecosostenibile. Attualmente il direttore è Paolo Giulierini, che oltre a sottolineare la propria soddisfazione per il piano gestionale di tipo sostenibile, che sta dimostrandosi eccellente, conta di realizzare un grande museo che sia sempre più legato alla città. Entro il 2019 verrà riaperto il Braccio Nuovo, un settore di circa 4.400 mq di superficie coperta su quattro piani, che ospiterà un ristorante, una caffetteria, un enorme auditorium e l’ala tecnologica pompeiana. Da un punto di vista progettuale, il prossimo grande obiettivo è l’apertura dell’ala sotterranea che andrà a collegarsi con le stazioni della metropolitana di Napoli. Dunque, dal punto di vista gestionale, il MANN si chiede cosa in realtà il turista chiede al museo stesso, nel momento della visita. Il turismo è cultura, e in quanto tale necessità di rispetto, che è possibile realizzare attuando strategie e pratiche sostenibili. I Musei, in questo ambito, diventano veri e propri luoghi di interazione culturale, ma anche di integrazione sociale, volti a rispondere alle esigenze variegate di tutti. In questa filosofia di pensiero ma anche di gestione, s’inserisce  la scelta del direttore del Museo archeologico di Napoli.

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Culturalmente

Decameron, le più belle novelle di Boccaccio

Novelle di Boccaccio, quali leggere assolutamente! Il Decameron è l’opera più celebre di Giovanni Boccaccio, tra le più lette e studiate dagli studenti italiani. Giovanni Boccaccio, nel 1349 inizia a scrivere il Decameron, concluso probabilmente intorno al 1351, un tempo relativamente breve per un’opera così ampia e complessa. La struttura è di tipo circolare: il Decameron è raccolta di cento novelle inserite in una cornice narrativa, che prende le mosse da un tragico fatto storico. Per sfuggire alla peste del 1348, che aveva ucciso il padre dello scrittore, un gruppo di dieci amici si rifugia in una villa fuori Firenze. Sette donne e tre uomini trascorrono dieci giornate (da cui il titolo dell’opera) intrattenendosi vicendevolmente con una serie di racconti narrati a turno. Un personaggio alla volta è infatti eletto re della giornata, con il compito di proporre un argomento che gli altri narratori sono tenuti a rispettare. Ogni novella presenta un tema e delle connotazioni proprie, che rispecchiano la struttura narrativa e complessiva del Decameron. Ogni novella racchiude in sé una propria bellezza, data dai temi e dagli argomenti trattati, che si susseguono uno dopo l’altro. Alcune novelle di Boccaccio da non perdere Tra le novelle di Boccaccio più belle, sicuramente possiamo menzionarne una della seconda giornata, raccontata da Filomena, intitolata “Andreuccio da Perugia”. La novella s’incentra sulla figura di Andreuccio, un mercante napoletano la cui storia sventurata si conclude bene, nonostante una serie di peripezie. Con le peripezie d’Andreuccio si scopre la vita nascosta di Napoli. La città viene descritta minuziosamente da Boccaccio che la colloca e descrive con le peculiarità tipiche dell’estate. Il percorso fatto da Andreuccio è una sorta di percorso d’iniziazione, che passa attraverso sentimenti di delusione, rabbia e poi soddisfazione. La novella è un susseguirsi di colpi di scena e risulta essere molto dinamica, ma soprattutto di facile comprensione. Un’altra novella da citare tra le più belle, è senza dubbio quella incentrata sulla figura di Federico degli Alberighi, (nona novella, quinta giornata) dal quale essa prende il nome; il narratore è Dioneo, il quale invita gli uomini ad amare spontaneamente, senza consentire alla fortuna di intervenire a guidare le proprie azioni. La novella presenta una struttura molto simmetrica, dove ogni vicenda assume un significato simbolico ben preciso. La vicenda richiama un’esemplare caso di trasformazione delle condizioni di vita dei personaggi e ribaltamento dei valori a cui i singoli personaggi si sentono legati. Gli argomenti del Decameron sono di carattere diverso: ad esempio, nella seconda giornata si raccontano avventure a lieto fine, nella quarta si tratta degli amori infelici, mentre la quinta è dedicata alla felicità che premia gli amanti dopo che hanno superato particolari difficoltà. È questo il caso, della novella intitolata Chichibìo cuoco, (quarta novella, sesta giornata) raccontata da Neifele. Chichibìo è uno sciocco cuoco veneziano al servizio del banchiere fiorentino Currado Gianfigliazzi. Il tutto è reso comico grazie all’uso della dialettica tra le classi e la battuta pronta di Chichibìo. La novella in questione, mostra la dialettica differente che si instaurava tra […]

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Cucina & Salute

Perché viene il singhiozzo? Risposte e rimedi

Il singhiozzo è un fastidio banale che colpisce prima o poi tutti; esistono diversi rimedi, alcuni di questi semplici, per combatterlo o addirittura per far sì che esso vada via rapidamente. Tra i rimedi più conosciuti, annoveriamo: bere, sorseggiando, dell’acqua; oppure trattenere il respiro per qualche secondo; o ancora, chiedere a qualcuno di spaventarci. Sono questi dei “rimedi” banali conosciuti da tutti, a volte utili, altre volte non del tutto utili. Che cos’è e perché viene il singhiozzo? Quindi perché viene il singhiozzo? È bene specificare anzitutto che il singhiozzo è un fenomeno scatenato da contrazioni ripetute e involontarie del diaframma. La causa che lo scatena è l’irritazione del nervo frenico, che ha il compito di controllare le contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare, appunto, il singhiozzo. Il tipico suono onomatopeico, “hic”, che si ripete continuo e fastidioso per alcuni minuti, è dovuto al fatto che ogni contrazione del diaframma si conclude con una brusca chiusura della glottide, la valvola che separa l’apparato respiratorio da quello digerente. Ecco, dunque, che esso è del tutto involontario e si protrae (spesso) per molti minuti, verificandosi più volte durante l’arco di una giornata. Tra i rimedi più utilizzati e conosciuti, ne esistono cinque, che sembrano essere i più utili. 5 rimedi per combattere il singhiozzo Dopo aver visto perché viene il singhiozzo, vediamo come porvi rimedio. Al primo posto, un suggerimento che ha ben 2000 anni, dettato da Ippocrate, ossia quello di trattenere il respiro per 10-15 secondi, in modo da consentire al diaframma di rilassarsi. Questo è il più conosciuto ed antico rimedio contro il fastidiosissimo singhiozzo. Sull’efficacia i pareri sono discordanti, in parecchi casi funziona. Al secondo posto, un rimedio abbastanza strambo, ma che risulta essere tra i più utilizzati per combattere il singhiozzo, ossia, bere un bicchiere di acqua al contrario. Tale metodo consiste nell’appoggiare le labbra sulla parte opposta del bicchiere dal quale si è soliti bere, quella che normalmente “tocca” il naso. Naturalmente è un consiglio che per quanto possa essere divertente e parecchio utilizzato, non ha fondamento scientifico. In generale il singhiozzo tende a passare rapidamente, solo in rari casi diventa difficile farlo cessare. Se fatica ad andare via, oltre ai due metodi indicati precedentemente, può risultare utile ingerire un cucchiaino di zucchero. Il terzo rimedio, infatti, sottolinea l’importanza dello zucchero nella “cura” del singhiozzo. Occorre riempire un cucchiaio di zucchero di canna (o miele), tenerlo in bocca per cinque secondi, deglutire e bere dell’acqua. La sensazione di dolcezza provocata dallo zucchero favorisce la comunicazione tra il cervello e lo stomaco riducendo la pressione sul diaframma. Oltre allo zucchero, dei rimedi molto utili possono essere le tisane, ma anche gli infusi, che spesso si rivelano particolarmente adatte a questo genere di fastidio. Il quarto consiglio è quello di bere, sorseggiando, o comunque molto lentamente, delle tisane; soprattutto la tisana al finocchietto sembrerebbe aiutare molto in quanto favorisce la digestione. Basta far bollire un pentolino di acqua e versare un […]

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Cucina & Salute

Rimedi per il raffreddore: cinque soluzioni naturali

Rimedi per il raffreddore, ne abbiamo scelti 5 completamente naturali  Il raffreddore o rinite è un fastidioso “nemico” che soprattutto nelle stagioni fredde, colpisce moltissime persone. Naturalmente non è una patologia grave, ma starnuti, naso chiuso, occhi rossi, mal di testa, sono piuttosto fastidiosi e chiunque vorrebbe che passassero subito. Esistono diversi rimedi naturali per curarlo, che possono sostituirsi ai medicinali. I consigli più semplici sono quelli che si presume tutti conoscano, ossia, stare al caldo, riposare e bere molta acqua, ma anche latte caldo con miele, brodi o minestre. Oltre a seguire queste banali indicazioni, esistono però, dei veri e propri consigli naturali. Abbiamo stilato una classifica che menziona i cinque rimedi più efficaci e più utilizzati dagli italiani, quando sono raffreddati. Classifica dei cinque rimedi per il raffreddore naturali più conosciuti Al primo posto dei rimedi per il raffreddore citiamo un alimento utilizzato in cucina, ossia il sale; naturalmente non è da bere, bensì da inalare, magari aiutandosi con delle siringhe di plastica, nelle narici. Certo, la sensazione non è delle migliori, ma il risultato è molto efficace; tale rimedio, si sostituisce alle varie soluzioni saline spray esistenti in commercio, e decongestiona rapidamente le vie respiratorie. Al secondo posto, un altro rimedio naturale a base di aglio, limone, acqua calda e un cucchiaino di miele. Un rimedio molto antico, che si sussegue da generazione a generazione. Preparare questo “sciroppo” è semplice, basterà mescolare per bene il succo di un limone, con lo spicchio d’aglio tritato, il miele e un pochino di acqua calda. Da bere 2 o 3 volte al giorno per tutta la durata dei sintomi. Si presume non abbia un sapore gradevole, ma in tanti raccontano di averlo sperimentato personalmente e di averne tratto beneficio. Ricordiamo che il raffreddore è una malattia virale che colpisce le vie aeree superiori, e talvolta anche quelle inferiori, con insorgenza di mal di gola e tosse. Proprio a questo proposito, se dovesse insorgere il mal di gola, un altro rimedio naturale, (il terzo) sono i gargarismi alla salvia, ma anche con acqua tiepida salata, menta o limone. L’importante è farli più volte al giorno, in modo da ridurre l’infezione. Una caratteristica importante di questi composti creati con elementi naturali, è che essi possono essere conservati, chiusi ermeticamente, in frigorifero, per 2-3 giorni e quindi riutilizzati giorno per giorno. Soprattutto se si utilizza la salvia, il liquido ottenuto per infusione, può essere conservato all’interno di un barattolo, anche per 5 giorni. Naturalmente le tisane possono essere tutte utili, in caso di raffreddore, in quanto le bevande calde aiutano la fluidificazione dei muchi e quindi liberano le vie respiratorie. Per chi, non ama il tè, un effetto simile lo si può ottenere, bevendo ad esempio zuppe calde, tisane, caffè solubile, ma anche semplicemente acqua calda. Al quarto posto bisogna menzionare lo zenzero, come ottimo alleato per la cura del raffreddore e non solo. Molte persone conoscono i benefici derivanti dallo zenzero, che può essere consumato sia fresco, a pezzettini, sia in polvere, e […]

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Culturalmente

Leda e il cigno, riemerso l’affresco a Pompei

Ritrovato a Pompei l’affresco di Leda e il cigno, un’opera d’arte tra mistero e scandalo Pompei, un ritrovamento sicuramente eccezionale che lascia a bocca aperta: è infatti emerso un affresco, nella camera da letto nella grande domus di via del Vesuvio, raffigurante Leda, la maestosa e bella regina di Sparta, mentre viene ingravidata da Giove, il re degli dei, che pur di averla si trasforma in cigno. Certamente un ritratto particolarmente esplicito, ricco di cromie e contrasti di colore, ma anche sfumature mozzafiato, che ne sottolineano non solo l’oggettiva bellezza, ma anche la precisione nella realizzazione. Leda e il cigno: arte e mito a Pompei Il mito racconta che Giove, innamorato di Leda, si tramutò in un cigno per possederla sulle rive del fiume Eurota. Nella stessa notte lei giacque anche con il marito Tindaro. Dopo queste unioni, da due enormi uova nacquero i Dioscuri, Castore e Polluce, ed Elena e Clitennestra. Un’altra versione del mito ascrive entrambe le coppie di gemelli Castore e Clitennestra e Elena e Polluce alla progenie di Zeus. Un affresco definito «unico» dal direttore generale del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna, il quale ha dichiarato: «interessante proprio per questa sua particolare iconografia, così esplicita e sensuale, un’immagine che nella cittadina romana, che pure quel mito arrivato dalla Grecia lo conosceva bene, non si era mai vista». Sono ancora in corso i lavori di pulitura, ma tale scoperta sottolinea ancora una volta come la lava abbia preservato dei grandi capolavori, che ancora oggi possono essere ammirati. Nel ritratto si distinguono lo sfondo rosso colore del vino, il vasto utilizzo del rosa che rende ancora più esplicita la bellezza della regina ritratta, la gradazione di bianchi e cerulei del cigno. L’affresco, spiega Massimo Osanna, «è stato scoperto durante i lavori di riprofilatura dei fronti di scavo». L’area nella quale è stato ritrovato appartiene ad una casa che affaccia sul lato orientale di via del Vesuvio. Secondo quanto rivela il direttore Osanna, si ipotizza che il proprietario dell’abitazione sia stato un ricco commerciante oppure un ex liberto. Inoltre, per proteggerlo, gli ambienti adiacenti ad esso non saranno riportati alla luce, proprio per evitare che cotanta meraviglia possa danneggiarsi o subire danni. Per quanto concerne la splendida Leda, sarà presto visibile ai numerosissimi visitatori che ogni anno giungono a Pompei.   Foto da: ANSA.it

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Applicazioni per modificare le foto, 4 consigli

Le 4 applicazioni per modificare le foto più efficienti e facili da utilizzare Scattare fotografie è una passione che accomuna sempre più persone, soprattutto da quando esistono dei dispositivi, come gli smartphone, che permettono di immortalare momenti, frammenti di vita, scenari fantastici, in un solo gesto e con semplicità. Sono sempre più numerosi coloro che ogni giorno cercano applicazioni per modificare i propri scatti, che sia il colore, o semplicemente il formato. A tal proposito le applicazioni per modificare le foto sono innumerevoli, sempre più facili da utilizzare e spesso gratuite. Le migliori 4 applicazioni per modificare foto 1. Snapseed Al primo posto si posiziona Snapseed, un’applicazione particolarmente intuitiva e soprattutto molto utile a chi possiede un profilo Instagram. Grazie a questa applicazione, infatti, è possibile non solo ritoccare le fotografie, dalla luminosità, al formato, ma anche ritoccare esteticamente la foto stessa. Dunque, una serie di effetti che renderanno lo scatto ancor più bello e più appetibile per il web. Facile da utilizzare, efficiente e scaricabile gratuitamente. 2. VSCO Al secondo posto, troviamo VSCO, molto conosciuta, soprattutto dai possessori di iPhone. Questa applicazione si avvale di molti filtri, diversi tra loro, che permettono di utilizzare cromie ed effetti eleganti e simpatici al tempo stesso. Funziona come una sorta di social network sulla cui piattaforma è possibile cercare e seguire le persone che realizzano gli scatti più belli, ma senza la possibilità di scrivere o commentare. Leggermente più difficile da utilizzare rispetto alla precedente, è scaricabile gratuitamente. 3. Photolab Un’altra applicazione degna di nota, che offre agli utenti anche la possibilità di inserire cornici alle proprie foto, è Photolab, che si posiziona al terzo posto. Consente di editare le fotografie in modo abbastanza intuitivo, con numerose possibilità di scelta, dalle cornici, agli adesivi. Elaborare degli scatti fotografici con questa applicazione è semplice e soprattutto divertente, con effetti di ritocco basici o più elaborati. L’applicazione è scaricabile in modo gratuito. 4. Aviary Per chi invece desidera un’applicazione che offra più possibilità, al quarto posto c’è Aviary. Risulta essere più impegnativa da utilizzare rispetto alle precedenti, poiché consente di agire modificando in modo avanzato lo scatto. Aviary è una applicazione molto scaricata, che permette non solo di applicare gli effetti base, ossia quelli per modificare luminosità, contrasto, ed esposizione della foto, ma anche di ritoccare l’immagine. Inoltre, si possono aggiungere degli effetti grafici molto interessanti, cancellare determinati elementi della foto che non piacciono e al contempo regolare l’immagine. Applicazione gratuita su dispositivi iOS, ma alcuni effetti in essa contenuti sono a pagamento. Ben quattro applicazioni degne di nota, conosciute e annoverate tra le più scaricate sia su dispositivi iOS che Android. La scelta è vasta, l’applicazione scelta dipenderà dal modo in cui l’operatore intenderà agire sulla fotografia.

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Culturalmente

Giardino pensile di Palazzo Reale riapre al pubblico

Riapre al pubblico il celebre giardino pensile di Palazzo Reale; la cerimonia ufficiale si svolgerà giovedì 22 novembre, alle ore 11.30. I lunghi lavori di restauro hanno coinvolto anche una complessa installazione del maestro giapponese Uemon Ikeda. I giardini sono stati del tutto restaurati, con la facciata che dà su via Acton di Palazzo Reale, e a breve saranno riaperti alle visite sia dei napoletani sia dei tantissimi turisti che visitano la città. Una bellissima ed esclusiva passeggiata pensile, grazie alla quale si potrà godere di una vista mozzafiato sul porto di Napoli. Storia del Palazzo Reale Il Palazzo Reale di Napoli è un edificio storico di notevole importanza storica e culturale; esso è ubicato in Piazza del Plebiscito, nel centro storico di Napoli, dove si trova l’ingresso principale: l’intero complesso, compresi i giardini e il Teatro San Carlo, si affaccia anche su piazza Trieste e Trento, piazza del Municipio e via Acton. Fu la residenza storica dei viceré spagnoli per un arco temporale molto lungo, poi della dinastia borbonica, interrotta per un decennio all’inizio del XIX secolo dal dominio francese con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, e, a seguito dell’Unità d’Italia, fu ceduto nel 1919 da Vittorio Emanuele III di Savoia al demanio statale; attualmente è adibito a polo museale, in particolare gli Appartamenti Reali, ed è sede della biblioteca nazionale. Riapertura del giardino pensile Finalmente, dopo un lungo periodo di restauro, giovedì 22 novembre, i giardini saranno restituiti ai visitatori, napoletani e non. Sarà possibile passeggiare sospesi tra cielo e mare, ammirando davanti a sé il maestoso Vesuvio ma anche le navi ormeggiate nel Porto. La pavimentazione dell’Ottocento è stata rifatta, con un attento lavoro di recupero delle fondazioni in tufo, che sostituiscono quelle in cemento. Si potranno ammirare degli splendidi marmi di colore grigio e bianco, i quali contornano la fontana centrale: tagliati uno per volta, con un lavoro particolarmente delicato, volto a rispettare e salvaguardare il disegno ad aquilone che dà risalto alla posizione della vasca. Tutto intorno le panchine di marmo bianco in stile neoclassico. La parte in ferro della galleria centrale verrà ricoperta da rose rampicanti e fiori, e sono stati piantati diversi arbusti, ma anche piante verdi e colorate che ornano le splendide aiuole. Tutto in linea con quelle che erano le colture originarie, per non causare storpiature ad un complesso monumentale di natura storica e di fondamentale importanza per Napoli. Un luogo rinato, questo giardino pensile, che saprà emozionare tra storia e modernità.

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