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Il ritratto vivente di Willem Jan Otten: trama e analisi del romanzo

Il ritratto vivente di Willem Jan Otten | Recensione

Il ritratto vivente di Willem Jan Otten è stato pubblicato nei Paesi Bassi e tradotto in italiano da E. Svaluto Moreolo. È un romanzo che colpisce in quanto ha una struttura insolita e profondamente simbolica: infatti a raccontare l’intera vicenda non è una persona, bensì una tela bianca. Questa scelta narrativa offre quindi un’angolazione innovativa e sorprendente. I temi principali de Il ritratto vivente sono: la creazione artistica, la paternità, la perdita e il bisogno di dare un senso alla creazione artistica.

Dettagli e temi dell’opera

Elemento Descrizione
Autore Willem Jan Otten
Voce narrante Una tela bianca
Protagonista Felix Vincent (pittore)
Temi chiave Creazione artistica, paternità, perdita, memoria

Trama e incipit de Il ritratto vivente

La storia è ambientata nello studio di Felix Vincent, un pittore che si è specializzato nella realizzazione di ritratti su commissione. Il ritratto vivente si apre con la tela che ha paura della sua fine, anche se il lettore non ancora ha capito che in realtà si tratta di lei fino a quando non inizia a raccontare dal principio come è arrivata a quella sua presunta “fine”. Racconta di quando si trovava nel negozio fino a quando un giorno non è arrivato un certo Felix Vincent che decise di comprarla e di portarla nel suo studio dove vi rimase per parecchio tempo. Tutto cambia quando un giorno, un uomo misterioso, Specht, commissiona un ritratto postumo del giovane figlio morto, Singer. Da subito emerge una tensione particolare attorno alla commissione, poiché il desiderio di Specht sembra non essere solo quello di immortalare il figlio, ma di “ricrearlo”. Da qui anche il titolo del libro.

La rivelazione su Singer e il segreto di Specht

La tela bianca osserva lo svolgersi degli eventi e racconta il processo creativo di Felix, rivelandone la dedizione e i dubbi. Felix, durante una serata con Minke Dupuis, un altro personaggio del romanzo, rivelò, dopo aver visto il magnifico ritratto di Singer, sia che Specht era in fin di vita, motivo per il quale non aveva ritirato il ritratto, sia che Singer non fosse suo figlio ma un suo schiavo. Di fronte a queste rivelazioni Felix reagì, non affrontando Specht in modo diretto, ma il dipinto stesso diventa un mezzo di confronto; infatti decise di dare fuoco a qualsiasi materiale Specht gli avesse lasciato come: cassette, foto, per proteggere la sua carriera ma soprattutto perché Singer gli ricordava il suo amico Tijn (durante la lettura scoprirete chi è per Felix). L’unica cosa a cui non diede fuoco fu una polaroid che scattò appena finì il ritratto: abbiamo così un cambio di prospettiva, dalla tela alla polaroid.

Significato e stile: una narrazione originale

La scelta di narrare la storia dalla prospettiva di una tela bianca è uno degli elementi più originali del romanzo. Questa narrazione insolita permette una visione distaccata ma intima degli eventi, rendendo l’arte testimone della vita. Il romanzo potrebbe ricordare, anche a partire dal titolo, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, in quanto anche lì il dipinto diventa il custode di una verità nascosta: mentre nel caso di Wilde esso riflette l’anima corrotta di Dorian, in Il ritratto vivente il quadro si trasforma in un simbolo per riscrivere il passato.

Il ritratto vivente è un romanzo che colpisce per la sua profondità tematica e per la scelta narrativa unica; il punto di vista della tela bianca che osserva e giudica permette di trasformare l’arte in testimone delle nostre vite. L’opera lascia un senso di inquietudine che deriva dalla consapevolezza che, come Specht, anche noi spesso cerchiamo di manipolare i ricordi per renderli meno dolorosi.

Fonte immagine: Iperborea

 

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