Libera di Lea Ypi | Recensione

Libera

“Libera: diventare grandi alla fine della storia” è un’autobiografia della filosofa e scrittrice albanese Lea Ypi, scritta nel 2022 e pubblicato in Italia da Feltrinelli. Le sue opere sono un vero e proprio punto di riferimento per chi cerca di comprendere le sfide storiche, politiche ed economiche delle società in transizione.

In Libera viene utilizzato il genere dell’autobiografia come pretesto per raccontare il duro regime comunista instauratosi in Albania nel 1946, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

La fine del socialismo reale e l’ingresso nella “Fine della storia” segnano una netta divisione nel libro, che si sviluppa in due sezioni: la prima in cui la libertà è un concetto quasi assente, e l’altra in cui questa parola diventa centrale, permeando ogni aspetto della vita quotidiana.

Con il crollo del regime, la società albanese subisce un radicale ribaltamento: non esistono più “compagni” e “controrivoluzionari“, ma individui liberi, artefici del proprio destino, impegnati a ridefinire le proprie relazioni e la propria identità. Questo sconvolgimento, che investe il linguaggio, le dinamiche sociali e gli stili di vita, segna una nuova era, definita dal crollo di poche fragili certezze e accelerando il processo di occidentalizzazione della società.

Libera: abbracciando la statua decapitata di Stalin

Libera è anzitutto il racconto del graduale declino del socialismo reale. L’Albania era un paese socialista sui generis, un’enclave nel mondo socialista, isolata dal resto dell’Europa Orientale comunista, dopo aver rotto i rapporti con l’Urss. Mentre si avvicina il collasso dell’ Unione Sovietica, e il resto dei paesi est-europei è in tumulto, nei Balcani il “Paese delle aquile” sembrava inerme a quegli stravolgimenti.

Una lattina di Coca-Cola, contenente un mazzo di fiori, simboleggia l’ingresso in una fase di transizione di un paese che continua a porre barriere, via via più deboli, all’inevitabile cambiamento. Quella strana lattina rappresenta la libertà: non si è certi del sapore reale della bevanda, ma tutti la bramano, arrivando persino a litigare per rivendicarne la proprietà.

Lea Ypi ci offre l’opportunità di assistere a scene di vita quotidiane in uno dei regimi socialisti più duri dell’Europa Orientale. Libera racconta cosa volesse dire essere una buona “compagna” nonostante la pesante eredità di una pessima biografia che perseguitava tutta la sua famiglia. Accompagniamo l’autrice fra i banchi di scuola, dove le maestre celebrano la grandezza del socialismo reale e l’eroica figura di Enver Hoxa. Siamo in attesa con lei nelle interminabili file per il pane.

Questo mondo lontano, antiquato, assurdo, da un giorno all’altro cessa di esistere. “Il comunismo, la società che aspiravamo a creare, il mondo libero dalla lotta di classe e in cui ciascuno si sarebbe pienamente realizzato, si era volatizzato”. Conclude l’autrice: “restava un’unica parola: libertà.

Diventare grandi alla fine della storia

L’evento più significativo del Novecento è simboleggiato dalla vendita di frammenti del Muro di Berlino ai turisti nei pressi dei chioschetti a Checkpoint Charlie. La caduta del Muro di Berlino non ha solo segnato la fine della tensione tra Est e Ovest, ma anche l’inizio di una nuova fase storica. Il filosofo statunitense Francis Fukuyama ha coniato il concetto di “Fine della storia” per indicare l’ingresso, alla fine della guerra fredda, in una nuova fase per l’umanità in cui la democrazia liberale prevale su qualsiasi altra ideologia, il capitalismo di matrice fordista ha prevalso sul comunismo sovietico. Il risultato finale è stata l’“americanizzazione del mondo”.

Riforme strutturali

Cosa ha significato subire sulla propria pelle “la fine della storia”? Questo il tema centrale della seconda parte dell’autobiografia.

Siamo sopravvissuti ai turchi. Siamo sopravvissuti ai fascisti e ai nazisti. Siamo sopravvissuti ai sovietici e ai cinesi. Sopravviveremo anche alla Banca Mondiale”. La lotta per la libertà di milioni di persone, appartenenti alle cosiddette società in transizione, viene tradita sin dall’inizio, quando le politiche di libero mercato cominciano a manifestare i loro effetti devastanti.

La formula proposta dalla Banca Mondiale è semplice: “modernizzare, risparmiare soldi, comprare nuove apparecchiature”. L’economia delle società in transizione avrebbe dovuto adeguarsi al modello occidentale per poi successivamente poter decollare e crescere. Tuttavia, questo processo sarebbe stato possibile solo a costo di ulteriori sacrifici per le popolazioni coinvolte. In sostanza, il modello suggerito prometteva prosperità futura, ma a fronte di gravi difficoltà e disuguaglianze nel presente. “La lotta di classe non era finita. Questo era già chiaro”.

Libera: il concetto di libertà

Libera è soprattutto una riflessione sul concetto di libertà. La ricerca della libertà, tanto agognata dai popoli sottoposti ai regimi socialisti, si scontra con le dure realtà del capitalismo globale, dove il progresso ed il cambiamento avvengono a costi e sacrifici altissimi per la società civile.  

Ma cosa vuol dire essere liberi nella fine della storia? È vera libertà l’abolizione delle protezioni sociali, come il welfare state, che consentirebbe di far esprimere tutte le proprie potenzialità agli individui?

 Sballottati come un fuscello dalle forze del mercato possiamo affermare che il “wind of change” tanto acclamato alla fine degli anni ‘90 si è rivelato più un tornado, lasciando dietro di sé nuove opportunità, ma anche ingiustizia e disuguaglianze.

Fonte immagine: Feltrinelli.it

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