Memorie di un rettile di Silje O. Ulstein | Recensione

Memorie di un rettile

Memorie di un rettile, il cui titolo originale è Krypdyrmemoarer, è il debutto letterario dell’autrice Silje O. Ulstein nel panorama dei thriller nordici ed è addirittura definito il miglior giallo d’esordio negli ultimi decenni in Norvegia, in quanto è riuscito a riscuotere un notevolissimo successo nella nazione natia e in tutto il mondo.

L’autrice di Memorie di un rettile

Silje O. Ulstein è una scrittrice norvegese nata nell’anno 1984. La sua formazione accademica ha seguito due fasi principali: dopo aver conseguito il suo master in letteratura all’Università di Oslo, segue un corso di scrittura creativa all’Accademia (Skrivekunstakademiet) di Bergen, famosissima per aver formato altri scrittori norvegesi conosciuti, rivelandosi un corso che le ha trasmesso gli insegnamenti necessari per scrivere un best seller come Memorie di un rettile. Vive attualmente ad Oslo.

La struttura del romanzo e i personaggi

La struttura di Memorie di un rettile è sostanzialmente un meccanismo narrativo, inusuale da trovare all’interno dei thriller tradizionali: ad ogni capitolo, si assume il punto di vista di uno dei tre personaggi principali che sono Liv, Roe e Mariam, che variano nel contesto sociale e anche nel tempo. La scelta, che all’inizio sembrerebbe azzardata e poco comune, rivela tutti i suoi scopi nel progredire del racconto, dove ogni risposta apre nuovi quesiti in questo gioco tra l’autrice e il lettore. Liv, la prima protagonista, è il vero highlight del romanzo ed è anche la figura di cui leggiamo di più nella prima metà del racconto. La ragazza si presenta come una studentessa dall’infanzia difficile, che sfoga i suoi disagi con vizi di varia natura, quali alcol e droga. La giovane sviluppa un rapporto morboso e malato con Nero, il suo pitone moluro. Trova nell’animale un certo conforto che nessun pari è in grado di fornirle, rappresentando per la protagonista un simbolo di freddezza e rinascita; in fondo, qualcosa a cui aspira anche lei. Mariam è decisamente differente dalla nostra prima protagonista, essendo una mamma premurosa appartenente alla borghesia norvegese, che, dopo un insulso litigio, non riesce più a trovare la figlia Iben al centro commerciale, scappata dalla rabbia nei confronti della madre. La donna dovrà affrontare perizie legali, indagini, e dovrà scontrarsi con il timore di non essere una buona mamma. Roe rappresenta l’ultimo fra i protagonisti: è un poliziotto al margine, asociale, non sopporta collaborare con i propri colleghi a causa di traumi passati – un personaggio che lavora al caso di Iben, che rappresenta il ponte fra colpevolezza e redenzione.

Cosa funziona del libro

Memorie di un rettile è un thriller che riesce a tenere il fiato sospeso del lettore fino all’ultima pagina, con ogni capitolo che ribalta le certezze del capitolo precedente. La struttura del romanzo si rivela un efficace stratagemma letterario nella seconda parte, che è senz’altro quella più avvincente. L’indagine prende piena solo a metà del libro, mentre tutti gli elementi a noi utili vengono piazzati tutti nella prima metà, dimostrando l’abilità della scrittrice di produrre un thriller di qualità. Il romanzo è, inoltre, un modo per osservare la vera società norvegese contemporanea con una lente d’ingrandimento proveniente proprio da una scrittrice del posto: sotto la parvenza superficiale di una cittadina tranquilla in provincia, esistono diversi gruppi sociali, segreti e tensioni che raramente vengono lasciate trapelare, i cui risultati sono disastrosi – il prodotto finale è una storia magistrale, un thriller psicologico che racconta di una società macchiata dalla violenza, vendetta e dall’oscurità più perversa.

Fonte immagine: Amazon

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