Mexican Gothic di Silvia Moreno Garcia | Recensione

Mexican Gothic

Mexican Gothic di Silvia Moreno Garcia: tra romanzo dell’orrore e realismo magico

Elementi di realismo magico e letteratura gotica si fondono in Mexican Gothic, di Silvia Moreno Garcia, romanzo edito Oscar Mondadori che ha conquistato ampie fette di pubblico, divenendo virale sui social più frequentati dai giovanissimi, come TikTok. Una protagonista caparbia e glamour, una vecchia dimora che sembra stregata, una famiglia isolata dal mondo e che coltiva un legame morboso e disturbante con la casa e chi la abita: la trama del romanzo è lineare, ma si arricchisce di volta in volta di elementi che inquietano il lettore e lo spingono a proseguire voracemente con la lettura, mentre il mistero della  casa e dei suoi abitanti s’infittisce.

Ambientato nel Messico degli anni ’50, Mexican Gothic ha per protagonista Noemì Taobada, una giovane brillante ed estroversa che viene inviata da suo padre presso l’antica dimora del marito di sua cugina, High Place, situata in un luogo isolato, perché allarmato dal tono delle strane lettere che la cugina scrive alla famiglia d’origine, lettere che lasciano presupporre un disturbo psichiatrico che la donna non manifestava prima del matrimonio e che il marito, Virgil Doyle, si rifiuta non soltanto di curare, ma perfino di ammetterne l’esistenza. 
Noemì è dunque costretta a lasciare Città del Messico e le sue attrattive mondane per soccorrere Catalina, la cugina a cui è estremamente legata, un’inguaribile romantica la cui fantasia è alimentata dai romanzi gotici della letteratura inglese, che non ha potuto fare a meno d’innamorarsi e di sposare Virgil, un uomo misterioso che incarna, ai suoi occhi, l’eroe romantico. Un matrimonio veloce, rapido, che ha destato la perplessità della famiglia ma che non ha permesso agli interrogativi di emergere in precedenza perché, dopotutto, Catalina ha compiuto, nel matrimonio, – sebbene affrettato e con oscuro lord inglese – quanto ci si aspettava da una giovane donna. Aspettative ben diverse da quelle coltivate da Noemì, civettuola e sagace, desiderosa d’apprendere ed affermare la propria voce nel mondo prima di legarsi ad un uomo.
High Place, la residenza dei Doyle, si presenta fin da subito come un’antica dimora ormai decadente, sinistra, spettrale: è l’austero simbolo dei fasti, ormai lontani, della famiglia inglese, emigrata in Messico al tempo dei ricchi possedimenti minerari ora perduti. Una residenza, forse, un tempo maestosa, ma adesso soltanto tetra e trascurata. Il male che sembra attanagliare la giovane moglie sembra essere strettamente collegato alla natura della casa stessa, che manifesta i suoi effetti su tutti gli abitanti: la servitù, efficiente seppur nel suo innaturale mutismo, i membri della famiglia Doyle, chiusi in loro stessi e diffidenti nei confronti degli estranei, al punto tale da rifiutare ogni contatto col mondo esterno, l’anziano patriarca, ormai cadavere putrescente eppure ancora vivo, la giovane Catalina, ammalatasi di tubercolosi e sempre più spesso in preda a deliri psicotici, perfino Noemì stessa, vittima di incubi e allucinazioni paralizzanti. 
Ben presto Noemì si rende conto che curare Catalina e portarla via da High Place non è l’impresa facile che suo padre si aspettava: ma, quel che è peggio, si rende conto che non sarà un’impresa facile neppure lasciare la casa, con o senza Catalina, perché è la casa stessa ad opporre la sua resistenza. Quel che entra in contatto con High Place, resta parte di High Place per l’eternità. Noemì, tuttavia, non si arrende alla casa, alla paranoia, a sé stessa, essendo disposta a fare letteralmente qualsiasi cosa per lasciare la casa e portare con sé Catalina. 

Mexican Gothic è un horror ben costruito, che si avvale di una prosa scorrevole e godibile e di numerosi colpi di scena e che ben si presterebbe ottimamente ad una trasposizione seriale o cinematografica, che alcuni rumors non escludono. Un horror gotico in chiave femminile e femminista, il cui motore è la volontà di autoaffermazione di una donna, Noemì, laddove quella delle altre era stata piegata dalla ferocia del potere machista, che qui assume forme e caratteri particolarmente inquietanti e disturbanti.

 

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A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

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