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Eroica Fenice

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Chiara Montani al suo romanzo d’esordio: Il mistero della pittrice ribelle

Recensione de Il mistero della pittrice ribelle, romanzo d’esordio di Chiara Montani Chiara Montani, architetto e arteterapeuta, pubblica il suo romanzo d’esordio Il mistero della pittrice ribelle con la casa editrice Garzanti: un romanzo davvero imperdibile per gli amanti del romanzo storico, dell’arte rinascimentale e del mistero, un romanzo dalle mille anime dove amore, arte, storia e mistero si mescolano con grande abilità, sullo sfondo, incantevole ritratto, della Firenze medicea. “La mia esperienza nel campo della arti figurative, la fascinazione per le epoche passate e per i misteri sepolti, unitamente al mio amore per Firenze costituiscono il terreno da cui è germogliato il primissimo seme di questa storia. L’idea era quella di un romanzo ambientato nel mondo dell’arte, proprio a Firenze nel suo periodo d’oro“: con queste parole l’autrice racconta il suo romanzo, che mescola abilmente realtà ed invenzione, con minuzioso studio non soltanto della vita e della società del tempo, delle personalità storiche ivi citate e delle loro biografie. Si apprezza la voce ed il ritmo di un ottimo narratore, nel procedere incalzante ed appassionante del racconto, e al contempo si avverte lo sguardo dell’architetto, fine conoscitore d’arte, nelle descrizioni, tanto accurate da dar modo al lettore di vedere, nella sua mente, quelle opere d’arte – si pensi, ad esempio, al modo in cui Chiara Montani racconta la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, personaggio centrale nel romanzo, con le sue opere fatte di equilibrio ed universi impassibili: è il mistero che avvolge i suoi dipinti a fornire la base all’autrice per tratteggiare una personalità di uomo ermetico, schivo, arguto e misterioso. Nel romanzo, ritroviamo sia il Piero della Francesca artista sia l’intellettuale, seguace delle dottrine neoplatoniche: il suo genio è, dunque, rappresentato a 360° e, nell’immaginazione dell’autrice, si arricchisce di straordinarie doti investigative, che forniscono brillantemente la soluzione al mistero-minaccia che aleggia in tutto il romanzo. Il romanzo ruota, infatti, attorno alle misteriose vicende che uniscono i destini di Lavinia, personaggio immaginario e voce narrante, una giovane e coraggiosa donna con una straordinaria ed innata, nonché insolita per l’epoca, passione per l’arte unita ad talento naturale; suo zio, il pittore Domenico Veneziano, e Piero della Francesca, un tempo allievo del Veneziano, giunto a Firenze dal vecchio maestro – che ora ha preso a bottega un nuovo aiutante, Francesco – perché richiamato da una lettera, apparentemente da parte di Domenico, che ne richiedeva l’urgente ritorno a Firenze per questioni delicate e della massima importanza. È proprio da questa lettera che prende avvio l’intricata vicenda, nella quale si susseguono delitti e misteri che sembrano avvolgere ed intrappolare, come le prede del ragno nella tela, i tre protagonisti, riportando alla luce tragici eventi del passato, verità perdute e bugie nascoste per decenni che nascono da un affresco maledetto, che ha determinato la rovina di più di un’artista e che, ora, sembra determinato a distruggere tutto ciò che di più caro hanno i protagonisti del romanzo. Denso di colpi di scena e di avventura quanto di pagine di storia dell’arte d’incredibile minuzia, Il mistero […]

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Dita Kraus, la libraia di Auschwitz: un libro di memorie

Recensione dell’autobiografia di Dita Kraus, La libraia di Auschwitz: una lunga vita combattuta tra il peso della memoria e il coraggio di guardare avanti. Esce per Newton Compton Editori nel mese di gennaio, il mese più di ogni altro consacrato alla memoria poiché il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, il libro di memorie di Dita Kraus, classe 1929, una sopravvissuta all’Olocausto ceca, oggi novantunenne, che racconta la sua vita nell’autobiografia La libraia di Auschwitz, attraverso le sofferenze e le peripezie che l’intero popolo ebraico ha dovuto affrontare nel corso del Novecento: da un’infanzia serena, trascorsa in compagnia dei genitori in un quartiere borghese di Praga, alle prime difficoltà economiche dettate dalle leggi raziali, al trasferimento nel ghetto della città fino alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, dove la donna ha trascorso gli anni della sua adolescenza, ed i lavori forzati all’interno e fuori dal campo, fino alla liberazione e al ritorno in patria, seguito poi dal trasferimento, definitivo, nella terra promessa d’Israele e alla scelta della vita comunitaria del kibbutz al seguito del marito Otto, anch’egli un sopravvissuto all’Olocausto incontrato nel lager, deceduto nel 2000, autore per Newton Compton de Il maestro di Auschwitz. L’anziana donna vive tutt’oggi in Israele, circondata dall’affetto dei familiari, dove nel corso degli anni ha avviato e continuato la sua opera di diffusione e sensibilizzazione sull’argomento, a partire dai disegni, recuperati negli anni successivi alla liberazione del campo, che i bambini internati nel campo di Auschwitz hanno realizzato sulle pareti della baracca a loro destinata e su carta, inconsapevoli del triste destino che li attendeva poco dopo, in compagnia dei giovani responsabili della loro tutela all’interno del campo: tra questi, Dita, custode dei pochi libri del campo, e per questo definita “libraia“, e Otto. Oltre che un invito a conoscere e ricordare ciò che è stato, l’autobiografia di Dina Kraus è un omaggio alla storia di un popolo esule, costretto a continue sofferenze, trasferimenti, improvvisi cambi di rotta: a valle della propria esperienza di vita, la donna afferma di non sentirsi del tutto a casa a Praga, dove tuttavia è nata e riposano le spoglie dei suoi cari, né del tutto a casa in Israele, nel luogo dove oggi riposano le spoglie del marito ed abitano i suoi familiari ancora in vita, dove si è trasferita, giovanissima, a seguito del marito, cambiando vita più e più volte, passando dall’esperienza della vita comunitaria, percepita sempre come provvisoria, del kibbutz, dove ha vissuto sette anni esercitando le più varie professioni, al trasferimento all’interno di un campus scolastico, dove i coniugi hanno trovato lavoro come insegnanti. Provvisorio è l’aggettivo che la donna è stata costretta ad associare alla propria situazione e ai repentini cambiamenti della sua vita, di volta in volta, a causa delle dure discriminazioni, della costante assenza di cibo, nel ghetto e ancor di più nel lager, della difficile integrazione nello stato d’Israele, in un luogo definito dai suoi compagni come la patria promessa, una patria della quale lei, tuttavia, non conosce neppure la […]

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Il segreto di Avium, il nuovo fantasy di Giulia Gubellini

Esce per Magazzini Salani Il segreto di Avium, il primo capitolo della nuova saga fantasy di Giulia Gubellini È uscito a settembre 2020 in tutte le librerie per Magazzini Salani il primo capitolo di una nuova, promettente saga fantasy di una giovane autrice italiana: si tratta de Il segreto di Avium di Giulia Gubellini, un romanzo per ragazzi che non lascerà delusi gli affezionati alla saga di Harry Potter e alle Cronache di Narnia e che si rivela una lettura entusiasmante, divertente e profonda al contempo, godibile ad ogni età, una storia emozionante della quale il lettore, arrivato all’ultima pagina, non potrà fare a meno di desiderare di conoscere il continuo. Protagonisti del romanzo sono Giglio e Rosa, due orfani cresciuti in un istituto, totalmente all’oscuro delle proprie origini, che, frugando nell’archivio dell’istituto, entrano per caso in possesso di due ciondoli misteriosi, che permettono loro di attirare un treno volante che conduce in un mondo fantastico, Avium, oltre il confine del cielo, abitato da uomini e donne alati come uccelli. Un mondo immensamente lontano e diverso dal loro, nelle cui vicende, ciononostante, i due fratelli, svegli, dall’indole curiosa e con una straordinaria propensione a cacciarsi nei guai, finiscono per trovarsi coinvolti: il viaggio verso il regno misterioso di Avium diviene per i due fratelli un viaggio ben più impegnativo ed introspettivo, benché avventuroso, alla ricerca di sé e delle proprie origini. Il segreto di Avium si rivela un romanzo esaustivo e coerente, oltre che appassionante e ben scritto: risultano particolarmente apprezzabili le ambientazioni fantastiche, curate sapientemente e nei minimi dettagli da Giulia Gubellini, ed una narrazione dinamica e ricca di colpi di scena, che svela la natura di questa terra poco alla volta, incentivando così il lettore a proseguire voracemente nella lettura. L’autrice infatti ha ricostruito tanto il presente quanto il passato del suo mondo immaginario e di tutti i suoi abitanti, cogliendo l’occasione di trattare temi sociali rilevanti, quali l’integrazione dei popoli, l’emarginazione e la tolleranza. Nello straordinario mondo di Avium, infatti, un tempo caratterizzato dalla pacifica convivenza degli Alati, Spennacchiati, Ancestrali e Senza-Piume – questo è il nome con cui ci si riferisce agli uomini della terra – tutti uniti nel bene comune e nell’intento di far prosperare Avium, al tempo del Regno della dinastia delle Aquile Reali, oggi governa un Imperatore usurpatore, convinto della superiorità della razza degli Alati e strenuo persecutore di Ancestrali, Spennacchiati e Senza-Piume, salito al potere in circostanze tragiche ancora tristemente ricordate dagli abitanti di Avium che hanno il coraggio di opporsi, in segreto, al potere, formando il circolo dei Ribelli della Fenice, i cui membri si riconoscono dall’evocazione di una formula che Giglio, inconsapevolmente, ha sempre richiamato alla mente per darsi forza nei momenti di difficoltà. “All’ombra dell’aquila il volo del passero è gentile, il volo del merlo è leggero, il volo del gufo è saggio. All’ombra dell’aquila il cielo è vasto!” Il romanzo, sebbene non manchino i riferimenti ai grandi nomi della letteratura fantasy, che ogni lettore del genere ama e conosce, […]

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Cosimo Alberti in Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria

Recensione del libro di Cosimo Alberti Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria Cosimo Alberti, autore del libro Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria, è un talentuoso artista poliedrico: scrittore, attore di teatro e televisivo, che ha raggiunto la notorietà grazie al personaggio del vigile Cerruti nella longeva soap napoletana Un posto al sole, seguitissima in tutt’Italia, grande appassionato e conoscitore del folklore, delle tradizioni e dei canti e balli popolari, che ha avuto il merito di portare, grazie al suo ruolo in Un posto al sole, in televisione. A lui, però, piace immaginarsi, in una vita passata al cospetto della dea Cibele, ai balli devozionali, “coribante che danzava estasiato al canto” di Marcello Colasurdo, sacerdote officiante del rito, mentre nella presente fidato amico e collaboratore nelle feste popolari e devozionali che si è occupato, tra l’altro, della prefazione del libro che ha per oggetto la passione comune per la tammurriata, il tradizionale ballo sul tamburo, le sue origini, le diverse tipologie di tammorra, i miti e le leggende popolari sulla sirena millenaria, Partenope. Non si fa fatica ad immaginarli così, Cosimo Alberti e Marcello Colasurdo, coribante e sacerdote, per chi avesse avuto il piacere di vivere con loro il trasporto della tammurriata nella serata conclusiva di In-Chiostro organizzata dalla casa editrice Valtrend o in un’altra occasione, godere del ritmo della musica incalzante e naturale, che ricorda il battito del cuore, del canto liberatorio che ancora oggi, con la mente, riporta gli appassionati ai canti devozionali che hanno innestato il pathos dei riti pagani nel culto mariano, molto presente in Campania e, più in generale, nel meridione. Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria è diviso in tre sezioni. La prima sezione, denominata La Sirena Danzatora, riguarda, come da titolo dell’opera, la tammurriata o “ballo sul tamburo”, ne ripercorre le origini e ne delinea le diverse tipologie, presentando, finanche, un calendario delle feste nelle quali ancora oggi è possibile rivivere quest’antica tradizione tipica delle feste devozionali. La seconda, interessantissima sezione, denominata Chi t’ ‘o conta ‘nce mette ‘a jonta, ovvero “Un fatto raccontato si arricchisce sempre della fantasia di chi lo racconta” è un’antologia in prosa di racconti, sapientemente rielaborati dall’autore del libro, miti e leggende su Napoli e sulla Campania: dalla storia della Sirena Partenope alla vicenda, mitica anch’essa, della nascita della tarantella, dalle origini – invero lontanissime dall’America – di Halloween fino al commovente episodio, tra storia e leggenda, di Corradino di Svevia, decapitato poco più che fanciullo alla corte angioina. L’ultima sezione, Santa Partenope dei dannati, è un’affascinante antologia poetica che spazia dalla tematica amorosa, cara alla poesia lirica, a ritratti paesaggistici che non potranno lasciare indifferente chi ama questi luoghi. Il libro di Cosimo Alberti è un pittoresco affresco di Napoli, della Campania e delle sue origini e tradizioni popolari, che la rendono unica al mondo. “Una volta giunti a Napoli, se avete gli occhi per vedere vi accorgerete subito di quanto magica essa sia. Essa emana un mistero che la rende unica […]

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Naviga le tue stelle di Jesmyn Ward: un inno alla perseveranza

Recensione del monologo di Jesmyn Ward Naviga le tue stelle Esce il 3 dicembre per NN Editore Naviga le tue stelle, l’illuminante monologo sulla tenacia ed il coraggio di credere nei propri sogni che la premiata scrittrice statunitense Jesmyn Ward ha tenuto alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico alla Tulane University, in Mississipi, dove la donna insegna Letteratura creativa, a partire dall’esperienza, tutta in salita, di una donna afroamericana del Sud che si confronta con un mondo razzista e sessista. Il libro di Jesmyn Ward si presenta davvero come un piccolo gioiello, in ogni sua parte e forma. Ad un contenuto illuminante, brillante e d’ispirazione si addice una forma che sia all’altezza, ed è questo il risultato raggiunto da questa pregiata edizione: un volumetto tascabile blu notte dai dettagli dorati, adornato delle magnifiche illustrazioni di Gina Triplett, che donano un’incantevole cornice ed arricchiscono il racconto, breve ed intenso, di una vita di sacrifici, di duro lavoro, di perseveranza, di cui è esempio la nonna dell’autrice, cui il monologo è dedicato, una donna che, nell’America del Sud degli anni Quaranta, ha dovuto lavorare duramente per tutta la vita per permettere, lei che un’istruzione non aveva potuto permettersela, ai suoi figli di diplomarsi, studiare, renderla fiera, attraverso lo studio ed un lavoro che li emancipasse da una condizione di povertà e schiavitù mascherata da lavoro, privo di tutele, di certezze, di stabilità. Se la vita è dura per tutti, per alcuna è più dura che per altri: obiettivo di questa nonna e dei suoi figli è stato garantire un’istruzione che potesse strappare i suoi figli ed i suoi nipoti non a tutte le asprezze della vita, ma a quelle che una vita priva d’istruzione ti conduce, spesso, inevitabilmente: tanto più se si tratta di afroamericani dell’America del Sud. Ma l’istruzione, se si vuole intendere con questo termine l’ottenimento di un diploma di fine ciclo, scopre ben presto Jesmyn Ward, è fondamentale ma non è tutto. L’istruzione è un processo lungo, complesso, un percorso che segue una vita intera: non si smette mai d’imparare, di formarsi, di crescere. La laurea non è il traguardo, ma soltanto un nuovo trampolino di lancio, che permetterà alle nuove leve d’inserirsi nel mondo del lavoro, fronteggiarne le sfide, lottare per i propri sogni, con incrollabile fede e perseveranza. Perseveranza è qui la parola chiave: la forza di chi non si arrende alle sfide del domani, di chi non si crede già arrivato, di chi accetta che la vita non sia semplice, e che forse la chiave del successo è proprio questa, accettare che la vita non è semplice, che la realizzazione è un processo lento, e che ciò che conta è raggiungere la meta, non il tempo impiegato a raggiungerla né il percorso scelto, strettamente soggettivo e soggetto a innumerevoli fattori anche e soprattutto indipendenti dal proprio volere. L’indulgenza, verso sé stessi e gli altri, non è una debolezza: è umanità.  Realizzazione è, dunque, fare il meglio che si può con le carte che la vita ci ha messo […]

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Cambieremo prima dell’alba, il nuovo romanzo di Clara Sánchez

Recensione di Cambieremo prima dell’alba, l’ultimo romanzo della famosa autrice spagnola Clara Sánchez Esce nel mese di novembre Cambieremo prima dell’alba, l’ultimo, atteso romanzo di Clara Sánchez, autrice spagnola in cima alle classifiche in tutto il mondo, edito Garzanti, nella collana Narratori Moderni come tutti gli altri successi dell’autrice (Il profumo delle foglie di limone). I lettori che ne hanno apprezzato le precedenti pubblicazioni apprezzeranno certamente quest’ultima, al centro della quale, com’è solito nei romanzi di Clara Sánchez, vi è una voce femminile forte e coraggiosa, quella di Sonia, impiegata in un lavoro stagionale come cameriera in un resort di lusso a Marbella, affascinante località di mare sulla Costa del Sol, in Andalusia, presa d’assalto ogni estate da sceicchi, ricchi uomini d’affari e personaggi dello spettacolo. La giovane donna è impiegata soltanto temporaneamente presso il resort di Fabián, un uomo che dell’accoglienza ha fatto un vero e proprio culto, per sostituire un’amica, non ha mai lavorato come cameriera e non è mai entrata in contatto col lusso e la raffinatezza, vivendo in difficoltà economiche ed impegnata com’è a risparmiare ogni centesimo per riscattare sé stessa e la propria madre da una situazione di indigenza nella quale sente, colpevolmente, di esser finita per assecondare le mire imprenditoriali, finite male, del proprio ex-fidanzato. Lavorando al resort, la donna entra in contatto con la vita, in apparenza perfetta, che ricchezza e lusso garantiscono, e fa la conoscenza della famiglia reale saudita, ospite del resort assieme ad un nutrito seguito di addetti alla sicurezza e cameriere personali: il sultano e le sue due mogli, Sultana e Amina, la cui avvenenza e giovinezza è, tuttavia, schermata e nascosta da pesanti veli. È nel rapporto con le due principesse, prima soltanto professionale e poi sempre più intenso, ed in particolare nel rapporto con la più giovane tra le due, Amina, sorprendentemente somigliante nell’aspetto a Sonia ma in tutto e per tutto diversa da lei, che la donna scopre che non è tutto oro ciò che luccica e che anche la vita di una principessa, apparentemente baciata dalla fortuna, può nascondersi un grandissimo dolore, e che è fin troppo facile immaginare di entrare nei panni dell’altro, quando si crede che l’altro, vivendo nel lusso e nello sfarzo, non abbia problemi di sorta, molto più difficile e pericoloso è, invece, entrare davvero nei panni dell’altro. Entrare nei panni dell’altro può costituire una gabbia dalla quale è difficile, se non impossibile, uscire: è così che la protagonista del romanzo di Clara Sánchez scopre una fitta rete di inganni tali da rendere impossibile il sottrarsi e non restarne invischiati, prigionieri, costretti da catene invisibili. Chi non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di vivere una vita che non è la propria, sfuggire alle proprie catene ed indossare i panni di un altro, anche solo per qualche giorno? Ebbene, sfuggire alle proprie catene non significa liberarsi delle catene, ma soltanto indossare quelle di un altro. Cambieremo prima dell’alba, romanzo sull’indipendenza femminile Il tema dell’indipendenza femminile, nel confronto tra Sonia e Amina, così […]

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Edna O’Brien: Ragazza, una vita tra orrore e rinascita

Recensione di Ragazza, il nuovo romanzo di Edna O’Brien pubblicato per Einaudi «Prima ero ragazza, adesso non più.» Esce per Einaudi l’ultimo romanzo di una delle voci più interessanti del panorama letterario, l’autrice irlandese Edna O’Brien (Ragazze di campagna, 1960) che, nel suo ultimo romanzo – che nel titolo ricorda quello del suo discusso esordio – volge lo sguardo, questa volta, lontanissimo dalle campagne irlandesi, all’attualità e ad un recente fatto di cronaca particolarmente cruento: il rapimento e la riduzione in schiavitù, in Nigeria, di un gruppo di studentesse da parte delle milizie jihadiste nel 2014. Il racconto delle tragiche vicende di Boko Haram prende l’avvio dalla lucida consapevolezza che quell’evento ha segnato uno spartiacque tra il prima ed il dopo nella vita della giovane, allora ragazza, Maryam: «Prima ero ragazza, adesso non più.»  Il tempo della narrazione è un tempo fluido, un eterno ed angoscioso presente che non tiene conto dei giorni che passano e si susseguono tutti uguali: giorni, da quello del rapimento che l’ha vista, da giovane studentessa piena di sogni, ridotta schiava ed inerte oggetto sessuale nel campo dei miliziani, in cui il tempo è scandito dal ritmo delle violenze, del duro lavoro, delle umiliazioni dell’anima e del corpo. Maryam e le sue compagne sono donne che si spengono, si chiudono in se stesse e si abbandonano lentamente, fino a lasciar volare le proprie anime lontano da quei corpi martoriati, che non appartengono più a loro. Il lettore non conoscerà mai la durata esatta della permanenza della protagonista al campo di prigionia, perché è la protagonista stessa a perdere il contatto con la realtà ed il trascorrere del tempo, in un eterno e brutale presente. Il nuovo romanzo di Edna O’Brien è caratterizzato da una prosa asciutta, brusca e cruda: l’orrore è mostrato con violenza, quasi ostentato, ma la narrazione della dura vita nel campo lascia spazio a rari momenti di bellezza e lirismo, nella riscoperta solidarietà tra donne sconosciute ma accomunate dalle tragiche circostanze, vittime dei medesimi carnefici, private della propria fede, del proprio nome, della propria volontà, piegate ma non spezzate fino in fondo e, invece, custodi, in segreto, di una forza inarrestabile alimentata dalla rabbia e dall’odio. Le vittime degli jihadisti formano una comunità dalla quale è impossibile uscire davvero, anche se si riesce a fuggire dal campo, ma sono tante quelle che, vittime della sindrome di Stoccolma, arrivano ad abbracciare il credo e lo stile di vita del carnefice, sopportando in silenzio ogni sopruso perché assuefatte al dolore ed incapaci, ormai, di immaginarsi lontane da lì. Maryam è segnata, nel corpo e nell’anima, per sempre: non potrà tornare ragazza. Non è semplice reintegrarsi nella società civile, complice la diffidenza del tessuto sociale d’origine, restio a lasciarvi penetrare la sposa di un miliziano, sia pure costretta, e la pressoché totale indifferenza ed impotenza delle istituzioni. Ragazza è un romanzo femminista e coraggioso, dove l’unico raggio di speranza, l’unica rete di supporto, l’unica ancora di sostegno è costituita dalla solidarietà femminile tra le vittime di […]

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Bae Suah in Notti invisibili, giorni sconosciuti per Add Editore

Recensione di una delle ultime uscite editoriali Add, l’onirico romanzo coreano Notti invisibili, giorni sconosciuti di Bae Suah Pubblicato da Add Editore, Notti invisibili, giorni sconosciuti è il primo romanzo pubblicato in Italia dell’autrice coreana Bae Suah, il racconto, onirico e visionario, di un giorno ed una notte in una Seoul dalle atmosfere fantastiche, distorte e vagamente disturbanti. Nel romanzo di Baeh Suah, gli elementi della trama – luoghi, personaggi, finanche frasi ricorrenti, che delineano personaggi e situazioni sempre diverse eppure così simili – si soprappongono e si rincorrono, annullando i confini tra un personaggio e l’altro, un luogo e l’altro, una storia e l’altra. La realtà diventa fluida, priva di punti di riferimento: la realtà perde ogni contatto col reale, in un caos allucinatorio in cui i piani del reale e dell’immaginario si fondono continuamente ed il lettore non sa mai di quale personaggio sta davvero leggendo le azioni ed i pensieri e se questi sono reali o immaginari. Il romanzo ha, nei suoi tratti grotteschi e disturbanti, un che di kafkiano: l’autrice, difatti, è, oltre che una talentuosa scrittrice, traduttrice di Kafka e Pessoa in Corea. Persi in una città di sogno, che di Seoul ha soltanto il nome e talvolta neppure questo, divenendo semplicemente la “città segreta”, uno, due, tre personaggi s’inseguono, sconfinando continuamente l’uno nell’altro: è difficile finanche definirne la quantità precisa, data la labilità dei contorni. Protagonista del racconto, Ayami, o forse Yoni – un nome sanscrito che simboleggia la sessualità femminile -, un’ex attrice ventinovenne, o forse quarantanovenne, che lavora in un bizzarro teatro sonoro, un teatro per non-vedenti dove però si ripete ogni giorno sempre lo stesso spettacolo. È il suo ultimo giorno di lavoro: il teatro chiuderà per sempre i battenti, ma la donna ha già un’alternativa. Le è stato chiesto di accompagnare un poeta straniero, che poeta non è, a trovare la sua ispirazione in giro per la Corea. Ma forse Ayami, o Yoni, la protagonista del breve e complesso romanzo di Bae Suah, non è soltanto un’ex attrice ed ex impiegata del teatro sonoro: è una poetessa, l’operatrice telefonica di una linea erotica, una donna smarrita, un’insegnante di tedesco, una donna già morta che rivive nel sogno disturbante di uno scrittore di gialli. Nella disturbante e confusionaria realtà disegnata da Bae Suah in Notti invisibili, giorni sconosciuti, l’ordine lascia definitivamente lo spazio al caos, in un viaggio allucinatorio in cui il lettore, dimenticherà perfino di star leggendo un romanzo e s’inserirà, come immerso, nell’atmosfera surrealista e kafkiana del romanzo, vivendo, con questi personaggi, l’esperienza di un viaggio allucinatorio, paranormale e distopico.

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L’ultima testimone: il potente romanzo d’esordio di Cristina Gregorin

Esce nel mese di settembre per Garzanti il romanzo d’esordio di Cristina Gregorin, che ha ricevuto la menzione speciale della giuria del Premio Calvino L’ultima testimone è il potente romanzo d’esordio di Cristina Gregorin, edito Garzanti, che, ha ottenuto la menzione speciale della giuria del Premio Calvino, uno dei più prestigiosi premi letterari per scrittori esordienti del panorama nazionale. Triestina di nascita, l’autrice sceglie di raccontare -citando testualmente l’intervista che l’autrice ha concesso alla casa editrice – “un confine che ha segnato la sua storia [di Trieste] e quella di migliaia di individui“, un patrimonio di storie familiari, tramandato di padre in figlio e che per molti e molti anni è rimasto al di fuori dei libri di Storia. È proprio la memoria ad essere un elemento fondamentale di questo libro, che alterna vicende del passato, raccontate dalla protagonisti anziani, baluardo della memoria storica ed ultimi testimoni di una stagione che si è conclusa, giovani istriani negli anni ’30 ora induriti dall’esperienza della guerra e dell’esilio e vicende del presente nelle quali il passato torna, richiamato a galla, a rivivere. Trieste, città di confine ricca di misteri e segreti e vera protagonista del romanzo, vive e rivive, attraverso le pagine del romanzo di Cristina Gregorin, la sua affascinante storia di crocevia di popoli, culture e lingue, in pace ed in guerra. Francesca è, suo malgrado, ultima testimone di un evento che ha segnato la sua vita e che l’ha cambiata per sempre, segnando uno spartiacque tra il prima ed il dopo: un evento del passato che la donna, una dottoressa di mezza età nel presente, è chiamata a rinvangare, a riportare in superficie dal suo inconscio, che credeva di averlo rimosso dalle ultime parole in punto di morte di Bruno, un novantenne che, in un tempo molto lontano, fu amico di sua nonna Alba: “Cercate Francesca Molin, perché solo lei conosce la verità“. A mettersi sulle tracce di Francesca è Mirko, nipote di Bruno, del quale raccoglie le ultime parole in punto di morte, uno storico che cercherà di far luce su una verità che non conosce e non sospetta, su eventi mai registrati vecchi di settant’anni, dei quali gli ultimi testimoni, resi stanchi e reticenti dall’età, non hanno voglia di parlare, ad eccezione di qualcuno, desideroso di liberarsi del fardello portato per anni solo sulle proprie spalle: il fardello di una generazione di uomini e donne senza più una patria, il fardello della guerra, dell’esilio, del sentirsi stranieri nella propria patria, straziata dalla contesa di fascisti e titini: un mondo lontano, a tratti ineffabile e difficile da comunicare alle nuove generazioni, che si scopre, nel romanzo di Cristina Gregorin, mai così vicino, ad un passo dalla rivelazione dei suoi più oscuri segreti, in tutte le sue contraddizioni, perché dal passato, per quanto lo si ricacci con forza nei meandri più segreti della propria anima, non si può fuggire e bisognerà tornare, prima o poi, a fare i conti, portando a galla, in un processo quasi catartico, con dolore ma anche […]

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Sopravvissuti di Vincenza Alfano: la presentazione da IoCiSto

Recensione di Sopravvissuti di Vincenza Alfano, presentato il 3 ottobre da IoCiSto: la cultura sopravvive al coronavirus Scritto e programmato per l’uscita in libreria del lockdown, Sopravvissuti di Vincenza Alfano è un racconto lungo, edito Polidoro, dalla struttura e potenza narrativa degna di un romanzo vero e proprio, intenso e denso nella sua brevità. L’autrice lo presenta sabato 3 ottobre a piazza Fuga, da IoCiSto, dialogando con Titti Marrone e Guido Pocobelli Ragosta: è la prima presentazione del libro, uscito il 29 settembre, ed una delle primissime presentazioni dal vivo a Napoli, dopo le restrizioni imposte dal Coronavirus. “Siamo tutti sopravvissuti“, spiega Vincenza Alfano al suo pubblico. Ognuno di noi è sopravvissuto a qualcosa: un dolore, un lutto, una sconfitta. Adesso la sopravvivenza, dopo la pandemia, ha assunto addirittura un significato collettivo. La sopravvivenza di cui si racconta in questo breve romanzo pone uno spartiacque tra il prima e il dopo, in cui nulla più è come prima e non potrà più tornare: una perdita che lacera, una perdita prematura, inaspettata, innaturale, che rende necessario a chi resta ricostruire un nuovo equilibrio, un puzzle fragile che si compone attorno ad una tessera mancante e fondamentale. Il romanzo di Vincenza Alfano si snoda attraverso due nuclei tematici: la perdita e la sopravvivenza, che è la ricomposizione, difficile e delicata, di un nuovo equilibrio che faccia posto alla perdita, inserisca una virgola lì dove sarebbe stato forse più semplice mettere un punto. Quella di Mara, la protagonista del romanzo, la cui anima si spalanca lentamente al lettore, è la storia di una donna che, nel momento del dolore, in un primo momento sceglie la solitudine per metabolizzarlo, camminando sulla linea sottile che divide il conosciuto dall’ignoto, l’insondabile, ma guarisce davvero solo quando incontra le solitudini ed il dolore degli altri, quando comprende che ognuno è sopravvissuto a qualcosa e sta cercando di rimettere insieme i pezzi, e che non è possibile salvarsi da soli. La perdita alla quale si sopravvive, malgrado tutto, in questo breve romanzo è quella di una figlia. Una giovane vita, quella di Camilla, spezzata da un incidente in maniera brusca, improvvisa: qualcosa cui un genitore, che non accetta di poter sopravvivere al proprio figlio, perduto così bruscamente, non si può rassegnare. Una notizia che piomba all’improvviso nel salotto del Vomero di Mara e Alfredo, una famiglia borghese, nella pacata serenità di una domenica mattina. Una famiglia normale, come tante. Una notizia percepita ancor prima che confermata, col sesto senso di un genitore, che sa già ma non vuole accettare. Il dolore intenso vissuto fin dal primo istante, la paura, lucidissima, di finire per non ricordare più una voce, un odore un tempo consueto e caro, e la consapevolezza che questo rischio sia reale, perché una voce, un odore, un tocco costituiscono un’essenza, sono parti di un universo che si è infranto e che non sarà possibile ricostruire, sono frammenti che il vento implacabile del tempo porterà via. Sopravvissuti è un romanzo denso di dolore e di poesia, di forza e di […]

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Libri

L’orizzonte ci regalerà le stelle, il nuovo romanzo di Ruta Sepetys

Recensione del nuovo romanzo di Ruta Sepetys, L’orizzonte ci regalerà le stelle Esce nel mese di luglio per Garzanti il nuovo romanzo dell’acclamata autrice statunitense Ruta Sepetys (Avevano spento anche la luna, 2011), L’orizzonte ci regalerà le stelle, un toccante romanzo storico ambientato nella Spagna franchista, a Madrid nel 1957.  Un romanzo storico che cerca di far luce su una pagina tetra della storia spagnola e sul coinvolgimento degli Stati Uniti in questa storia attraverso le vicende di alcuni personaggi, le cui vite s’intrecciano nell’estate del ’57 a Madrid: Ana, orfana di insegnanti dissidenti, ridotta in povertà e costretta a vivere con la sorella Julia, il cognato Antonio, il fratello Rafa e la piccola Lali in una baracca di periferia, sopravvivendo con i pochi proventi dei lavori umili cui figli di repubblicani possono ambire; Fuga, un eroe misterioso del quale, per tutto il romanzo, il lettore non scoprirà mai il nome, un aspirante torero che combatte per riscattare il destino dei più fragili; Purification, una ragazza piena di giovanile entusiasmo e acute domande messe a tacere dalla rigidità monastica, dal cieco dogmatismo e dal silenzio omertoso dell’orfanatrofio dell’Inclusa, dove presta volontariato, Daniel, un giovane fotoreporter texano di madre spagnola, giunto a Madrid con i genitori, imprenditori petroliferi in affari con Franco, ricco di curiosità per un paese fino ad allora sconosciuto, o conosciuto soltanto attraverso i racconti della madre, e così impenetrabile per chi cerchi di carpirne i segreti dall’esterno. Perché, come ripete Purification, “siamo tutti più belli con la bocca chiusa“. “Esiste una categoria di cose indicibili, un cassetto buio dove vivono in esilio le verità inesprimibili. Non parlare. Non raccontare.” La temutissima Guardia Civil (“uomini di vernice con anime di vernice“), il Generalisimo Franco, il dittatore cattolico e nazionalista in carica per un trentennio, la censura, la povertà, l’umiliazione dei repubblicani, il mistero degli orfani, sempre di più, adottati da ricche famiglie cristiane per somme di denaro sempre più alte: i segreti più oscuri di Madrid, le sue contraddizioni, le sue ambiguità e le sue mascherate atrocità si sveleranno a Daniel, nel corso del romanzo, attraverso l’obiettivo della sua fotocamera, in grado di raccontare su pellicola storie che la voce non oserebbe riportare ma che è giusto e necessario far venire alla luce, perché la verità è più forte della paura. La fotografia diviene la porta d’accesso ad un mondo che, agli occhi di un turista americano, è precluso: un mondo incomprensibile ed inenarrabile, sul quale una rigidissima censura pone il suo controllo; l’obiettivo diventa uno sguardo -penetrante, ma scomodo ed invadente- che si allunga pericolosamente su zone ombrose che tali devono restare. Il romanzo di Ruta Sepetys è, com’è proprio dello stile dell’autrice, verosimile ed accurato nella ricostruzione di luoghi, usi e costumi della Spagna franchista, ricostruendone con abilità il clima facendo anche riferimento, in molti punti del romanzo, a vere e proprie fonti storiche quali quotidiani dell’epoca ed interviste, senza per questo risultare tedioso, poco originale o privo dell’elemento romanzesco: la struttura narrativa è, al contrario, solida e […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Cosimo Alberti e Maurizio de Giovanni chiudono la rassegna In-Chiostro

Il 26 settembre si chiude la rassegna In-Chiostro, un ciclo di incontri, letture e presentazioni che ha coinvolto l’editoria napoletana ed i suoi lettori nella splendida cornice del Chiostro di San Domenico Maggiore, con un doppio appuntamento molto atteso dal grande pubblico: alle 18:45 la presentazione del libro Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria di Cosimo Alberti, artista eclettico: attore di teatro, cinema e televisione, scrittore e grande appassionato e conoscitore di tammorra, un ballo tradizionale campano inserito di recente anche nella longeva fiction napoletana Un posto al sole, seguitissima in tutt’Italia, dove Cosimo Alberti interpreta il ruolo di Salvatore Cerruti; seguirà successivamente il reading di Troppo freddo per settembre, l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, autore icona di Napoli in Italia e nel mondo giunto alla notorietà con la serie, anche televisiva, dei Bastardi di Pizzofalcone e del Commissario Ricciardi. Una serata d’incontro tra editori, scrittori e pubblico sulle note della tammorra di Cosimo Alberti e della splendida narrazione di Maurizio de Giovanni Fare musica, fare spettacolo, fare cultura è possibile anche nell’era post-Covid: ormai lo sa bene l’affezionato pubblico di In-Chiostro, ma mai come in questa sera si è instaurato un legame profondo tra palco e pubblico grazie al ritmo “naturale, congenito, perché riprende il battito del cuore” della tammorra di Cosimo Alberti e della voce, potente strumento di narrazione, di Maurizio de Giovanni, che legge, accompagnato dal sax di Marco Zurzolo,  frammenti del suo ultimo romanzo che ha per protagonista l’irresistibile Mina Settembre, la nuova, indomabile voce femminile, inconsapevolmente bellissima, dello scrittore napoletano, già protagonista del romanzo Dodici rose a Settembre, ed un estratto del breve romanzo scritto per La Repubblica, Il concerto dei destini fragili, un romanzo polifonico sulla fragilità, riscoperta tristemente durante i duri giorni del lockdown. Musica e voce s’incontrano, in questa serata, per ricreare e rinforzare quel filo che congiunge l’arte ed i suoi fruitori che il Covid aveva bruscamente spezzato. Tony Saggese accompagna Cosimo Alberti in un intenso viaggio attraverso la storia e la geografia della tammurriata, danza tradizionale popolare campana, della quale Alberti identifica ben 7 varianti, quante sono, secondo la leggenda, le Madonne:  è una danza popolare devozionale, liberatoria, sacra e profana, dal suono profondo e dal ritmo incalzante, come la narrazione di Cosimo Alberti, che spazia dalle leggende popolari fino ai racconti e alla poesia. La tammurriata è un tramite per tramandare la tradizione e la cultura del nostro popolo, ricordarlo oggi, inserirci in quella scia che va dai canti pagani pre-cristiani fino al culto mariano, una danza ed un canto che ancora oggi mantengono la loro impronta fortemente liberatoria, un’invocazione “al sole che deve rinascere, riscaldare la città e permetterle di risorgere dalla cultura: quello che è, dunque, lo scopo di questa manifestazione“, chiarisce Mara Iovene, editrice Valtrend. La rassegna In-Chiostro si è conclusa in bellezza, in una serata densa di poesia e spettacolo, nella piena riuscita del proprio intento: ricominciare lì dove si era messo un punto, trasformare quel punto in una virgola. Ristabilire il contatto umano, […]

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Libri

Il giardino dell’amore inaspettato: il nuovo romance di Iona Grey per Newton Compton Editori

Recensione del romanzo di Iona Grey Il giardino dell’amore inaspettato Pubblicato durante l’estate da Newton Compton Editori, Il giardino dell’amore inaspettato è un romanzo emozionante e delicato di Iona Grey, il secondo pubblicato in Italia dopo il successo di Lettere a un amore perduto, edito Giunti. Anche questo romanzo è ambientato in Inghilterra, ma negli anni tra la prima e la seconda Guerra Mondiale.  Protagonisti delle vicende, una donna, un uomo ed una bambina, che alternativamente si scambiano voce e punto di vista, nel corso del romanzo, disseminando e raccogliendo misteriosi indizi di una particolarissima caccia al tesoro che ricongiunge passato e presente: la caccia al tesoro organizzata da Selina, la madre di Alice, per intrattenere in via epistolare la figlia Alice, che attende presso la tetra dimora dei nonni, che la ospitano malvolentieri, il suo ritorno da un lungo viaggio in Birmania in compagnia di suo marito. La narrazione, nel romanzo di Iona Grey, si svolge su due binari paralleli che, contrariamente ad ogni legge matematica, arriveranno a congiungersi: la giovinezza di Selina Lennox, raccontata a partire 1925, e la caccia al tesoro organizzata per Alice, una bambina dolcissima ed acuta che comunica le sue emozioni attraverso la pittura, nel 1936. Selina racconta, in una serie di lettere che serviranno a fare sentire alla figlia la sua presenza, anche se è lontana, e rivelarle il segreto della sua nascita attraverso una serie di indizi nascosti nella dimora di Blackwood, dove la bambina l’attende, la sregolata giovinezza di una donna dell’alta società, una donna splendida e piena di vita ma con un terribile dolore che cerca di offuscare con i suoi eccessi, una giovinezza vissuta tra feste, alcol, follie in compagnia di una comitiva di giovani annoiati ed eccentrici e discutibili avventure che spesso l’hanno condotta sulle pagine scandalistiche dei giornali londinesi, tali da far impallidire gli austeri genitori, preoccupati che, con una simile condotta, la loro secondogenita potesse non contrarre un buon matrimonio; l’incontro fortuito con Lawrence, un talentuoso artista squattrinato, inaccettabile negli ambienti che Selina è solita frequentare, con il quale la donna scopre, ciononostante, di condividere molto più di quanto può con gli uomini compassati, ricchi e viziati del suo ambiente, di essergli nel profondo immensamente più vicina che a loro, nonostante l’imperdonabile -agli occhi di una società classista- differenza di ceto; ed il matrimonio, già nell’aria da tempo, nonostante l’atteggiamento ribelle di Selina, con Rupert Carew, un gentiluomo serio e posato, vicino alla sua famiglia fin dai tempi della morte in guerra dell’amato fratello di Selina, Howard. La caccia al tesoro organizzata per la piccola Alice dissemina il romanzo di indizi utili al lettore per comprendere i segreti del passato e le conseguenze che questi hanno avuto sul presente, segreti rimasti, fino ad allora, inconfessati ed inconfessabili finanche alla propria figlia, per le complesse ricadute che questi hanno avuto sul presente, le scelte difficili e sofferte che la giovane donna ha dovuto prendere per tutelare sé stessa e sua figlia e che verranno improvvisamente messe tutte in […]

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Napoli e Dintorni

La staffetta antologica a cura di Vincenza Alfano: la presentazione nel primo weekend di In-Chiostro

Al via In-Chiostro, la rassegna letteraria che ricongiunge editoria e grande pubblico nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli: ogni fine settimana, dal giovedì alla domenica, per tutto il mese di settembre Ripartire dalla cultura, ripartire in sicurezza, nel pieno rispetto delle regole anti-covid ma con l’intenzione e la speranza di un ritorno graduale alla normalità: ogni fine settimana, dal 3 al 26 settembre la letteratura torna al centro della scena con una moltitudine di eventi afferenti alla rassegna In-Chiostro, eventi che ricongiungono editori, scrittori e pubblico, a lungo divisi e messi a dura prova dai difficili mesi del lockdown. La rassegna, nata dall’idea delle case editrici Valtrend, inKnot e Homo Scrivens dell’Associazione Campana Editori, vuole porsi come simbolo di rinascita, la letteratura diviene la fenice che risorge dalle ceneri di una triste stagione delle nostre vite che ha messo in ginocchio il settore della cultura, dell’editoria e dello spettacolo. La rassegna presenta un programma ricco di ospiti e di eventi, tra presentazioni di libri ed incontri con autori e curatori, offrendo finanche la possibilità di proporre i propri manoscritti alle firme editoriali ivi presenti. Ogni settimana, la manifestazione si tingerà di un diverso colore di in–chiostro, per indicare il genere letterario tematico di quella settimana: nel primo weekend (3-6 settembre), In-Chiostro Blu per narrativa, narrativa per ragazzi, poesia e attualità, nel secondo (10-13 settembre) In-Chiostro Rosso, per gialli, noir, storia e filosofia, nel terzo (17-20 settembre) In-Chiostro Giallo Senape, per cucina, salute, poesia e saggistica, mentre chiuderà la rassegna (25-26 settembre) In-Chiostro Verde, con arte, fumetti, fantasy, turismo, cultura napoletana e tecnologie Nella serata del 5 settembre, nel primo weekend della rassegna, si è tenuta una Staffetta Antologica: la presentazione dei due volumi Vizi capitali in cento parole e Napoli a 45 giri, entrambi editi da L’erudita, due raccolte di racconti curate dalla scrittrice napoletana Vincenza Alfano, due lavori nati dalla fucina letteraria L’Officina delle parole durante i duri giorni della quarantena. Due progetti corali cui aggrapparsi nei giorni della solitudine e della paura, perché la letteratura è ciò che ci tiene, nonostante tutto, ancorati alla vita, alle speranze, ai sogni. «Sono libri-laboratorio, sono piccoli gioielli, scrigni dai quali si attinge per esprimere le proprie emozioni e le storie con le parole essenziali ed efficaci, scrivere significa far affiorare le nostre fragilità, le nostre ossessioni. Attraverso la scrittura ci denudiamo» spiega la curatrice, con particolare riferimento alla brevità dell’esperimento letterario, denso, complesso ed affascinante, delle 100 parole in Vizi capitali; un «esercizio di semantica e di stile, vero gioco letterario» in cui gli autori dell’Officina, volti nuovi e già noti del panorama letterario napoletano, si sono di sovente impegnati. Napoli a 45 giri, la seconda antologia presentata nel corso della serata, è invece un più esteso esercizio di scrittura narrativa che fa parte di un ciclo (non soltanto Napoli raccontata a 45 giri, ma anche Roma e Milano), nel quale i 45 autori della raccolta si sono cimentati nella prova di raccontare Napoli scegliendo come […]

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Libri

Il weekend di Charlotte Wood: il romanzo dell’amicizia nella terza età

Recensione del romanzo di Charlotte Wood Il weekend, un’imperdibile uscita NN Editore Il weekend, l’ultimo romanzo di formazione della pluripremiata autrice australiana Charlotte Wood sul tema dell’amicizia, esce ad agosto per NN Editore, nella collana La Stagione. Tematica fondamentale, e collegata al macro-tema dell’amicizia, è la vecchiaia: sono protagoniste, infatti, tre donne ultrasettantenni amiche da quarant’anni, e che ciononostante sembrano non ricordare più cosa fosse a tenerle unite. Una forza misteriosa e segreta ha tenuto unite nel corso di tre lunghe e diversissime vite, caratterizzate da alterne vicende, tre complesse personalità, Jude, Wendy e Adele: rispettivamente, una donna forte e decisa, austera e determinata, ma int­­rappolata da trent’anni in una relazione con un uomo sposato che non le dedica che i suoi ritagli di tempo, un’intellettuale di successo ormai divenuta un’anziana svampita e trascurata, vedova di un uomo che ha amato moltissimo e disperatamente attaccata ad un cane decrepito e sofferente,  che tiene in vita perché mantenga lei attaccata alla vita, ed un’attrice di teatro che rimpiange i lontanissimi fasti del passato, bella come allora, ancora desiderabile, nonostante l’età, ma non più desiderata, priva di solide prospettive future, di risparmi, di certezze. La quarta protagonista del romanzo di Charlotte Wood, un più che vivido fantasma sullo sfondo, è la defunta Sylvie, l’amica che è stata traît-d’union del rapporto tra le tre donne, il collante che le teneva unite in un delicato equilibrio tra personalità fortemente contrastanti, che adesso si trovano riunite nella villa di villeggiatura della donna, col compito di svuotare l’appartamento dai ricordi di una vita intera e dal ciarpame accumulato negli anni, prima di metterlo in vendita. Il racconto si svolge interamente, tra diversi cambi di prospettiva che spalancano al lettore le porte dell’animo di ognuna delle tre donne e talvolta fanno luce sul loro passato, nel corso di un unico fine settimana, così fondamentale per le loro vite. Si diceva, per questo motivo, che è Il weekend è un romanzo di formazione: l’evoluzione delle tre donne, colpite da tre diverse epifanie chiarificatrici nel finale del romanzo, le condurrà a mutare profondamente rispetto agli esordi, a leggere in una nuova alba un nuovo, insperato inizio, anche nella terza età, il coraggio di rialzarsi dopo una batosta, nonostante la stanchezza di una lunga vita vissuta, nonostante le delusioni, nonostante la sofferenza di un corpo, appesantito e affaticato, che non risponde più all’immagine che di esso ha l’anima, sempre giovane e pronta a rinnovarsi. Il romanzo di Charlotte Wood svela in una incantevole prosa dai tratti fortemente letterari, in una storia orchestrata con precisione millimetrica, il mistero e la forza dell’amicizia nella terza età, un caposaldo incrollabile nonostante le bugie, i tradimenti, i conflitti irrisolti ed i rancori mai sopiti, i segreti che inevitabilmente, come saggiamente ricorda Jude, prima o poi saltano fuori. Ma è proprio quando il passato diventa per la prima volta sorprendentemente chiaro che è possibile guardare avanti e volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti futuri, programmare un domani, trovare a 75 anni la forza di ricominciare.

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Libri

Il romanzo della rosa. Storie di un fiore raccontate da Anna Peyron

Recensione del saggio di Anna Peyron Il romanzo della rosa. Storie di un fiore Anna Peyron è la vivaista fondatrice del Vivaio Anna Peyron a Castagneto Po, specializzato nella coltivazione di fiori, soprattutto rose antiche e botaniche. Proprio alla rosa, che, nelle parole del curatore della prefazione Ernesto Ferrero è “una lente attraverso la quale si può mettere a fuoco la storia del mondo“, è dedicato il saggio Il romanzo della rosa. Storie di un fiore, uscito nel mese di giugno per Add editore. Attraverso la rosa, un fiore dalle mille incarnazioni e personalità, che di volta in volta assume nomi e tratti simbolici di un’epoca, è possibile ripercorrere la grande storia negli snodi in cui questa s’intreccia con la storia del fiore. Nelle pagine del saggio di Anna Peyron – che è romanzo perché vi compaiono, comparse o protagonisti, come Giuseppina Bonaparte, innumerevoli personaggi – il lettore scoprirà tratti inediti dei grandi nomi della storia: la passione della moglie di Napoleone, Giuseppina Bonaparte, e la sua grandissima competenza nella coltivazione delle rose, nell’ibridazione e nel collezionismo di rose e piante rare, donate all’imperatrice dallo stesso Napoleone, che si appropriava di queste rarità durante i suoi viaggi, tali da rendere il maestoso giardino della Malmaison, la residenza dell’imperatrice, un modello sempre più imitato nell’alta società, al punto che, caduto l’Impero, vi sopravviverà il gusto per i giardini e per la coltivazione delle rose sovra ogni altro fiore, simbolo di potere, bellezza, purezza ed eleganza non soltanto presso l’aristocrazia e l’alta borghesia europea, ma anche presso gli strati meno agiati della popolazione, dove la rosa, vero e proprio lusso, assurgeva a simbolo di una sorta di comunanza di gusti e d’interessi -e dunque un tratto di ricercatezza- con i nobili, un modo per sentirsi parte di quel mondo patinato, di quella società. Attraverso personaggi e luoghi diversi, dalla Francia, all’Inghilterra, fino alla Cina alla Russia e alle Americhe, inseguendo la scia del profumo della rosa, Anna Peyron ricostruisce, dall’Ottocento ad oggi, la storia della passione per la coltivazione di rose, una passione che ha radici ben lontane (difatti della bellezza e della purezza della rosa ci parlano le fonti letterarie fin dai tempi di Omero) e che conoscerà il suo picco in Europa grazie alla figura di Giuseppina Bonaparte, vera e propria mecenate di artisti e uomini di scienza cui si devono varietà di rose apprezzate ancora oggi. Un saggio ben scritto, ricco di ritratti inediti di uomini e donne della grande storia, di luoghi, di profumi e di curiosità, che ripercorre, come nelle tappe di un romanzo, senza ricorrere ad un uso eccessivo di tecnicismi -il che rende il romanzo godibile anche per chi non fosse un esperto in materia-, le tappe della storia della rosa, protagonista indiscussa dei giardini di ogni tempo, nelle sue mille, profumatissime e coloratissime varietà. Un saggio-romanzo che adoreranno tutti coloro che si lasciano sedurre dalla poesia senza tempo di una rosa. Immagine copertina: ufficio stampa

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Food

SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a piazza Dante

SfogliateLab, il noto brand di bar-pasticceria di Vincenzo Ferrieri con sede storica a piazza Garibaldi, apre un secondo punto vendita a piazza Dante, 80, il primo luglio, a vent’anni dall’apertura della prima sede: un’apertura che è anche rinascita, un buon auspicio per lasciarsi alle spalle un periodo terribile: è al padre Salvatore, guarito dal Coronavirus, che il figlio Vincenzo dedica quest’apertura, un nuovo inizio denso di speranze e preludio di un successo garantito dalla fama della brand, ormai baluardo della tradizione pasticciera napoletana da tre generazioni, tra storia e creatività. Stanchi del solito aperitivo a base di patatine e olive? Niente paura! Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo di SfogliateLab   Sabato 25 luglio Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a base di sfogliatelle rustiche nella nuova sede di SfogliateLab: un ottimo menù a base di sfogliatelle ricce rustiche, connubio di tradizione ed innovazione per soddisfare ogni palato, da gustare in compagnia. Una deliziosa sfoglia croccante, come insegna la tradizione, che avvolge -letteralmente- i sapori tipici della cucina napoletana: salsicce e friarielli, peperoni, melanzane, provola, ricotta e salame. Per chi invece avesse voglia di dolce, nel menù del nuovo punto vendita SfogliateLab non possono di certo mancare le celebri Sfogliacampanelle, sfogliatelle ricce dolci classiche, al cioccolato, al pistacchio, ricotta e pera o in altre varietà in una particolare forma conica che ricorda, appunto, una campanella. Ma la fantasia di Vincenzo Ferrieri non si ferma qui: il nuovo bar-pasticceria di piazza Dante reinventa una ricetta tipica della tradizione dolciaria italiana in una presentazione decisamente originale e iconica della nostra città. Si tratta del Mokamisù, un tiramisù, preparato nella sua ricetta classica, servito all’interno di una moka che il cliente può portare a casa con sé. Un oggetto immancabile nelle case degli italiani e, particolarmente, dei napoletani, dove il caffè è oggetto un vero e proprio culto, un rito che si ripete più volte in un giorno e che ha del sacro in tutte le sue fasi, dalla preparazione fino alla degustazione. Cantava Domenico Modugno, nella celebre canzone dedicata al caffè di Modugno e Pazzaglia, “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’/ e nisciuno se spiega pecché / è ‘na vera specialità!“. Una presentazione innovativa di uno dei dolci più apprezzati e conosciuti tanto in Italia quanto all’estero della nostra tradizione dolciaria nazionale, che di certo attrarrà tanto i turisti quanto gli affezionati avventori napoletani del locale. Al centro di piazza Dante, ai piedi della statua del Sommo Poeta uno striscione recita: “Essere napoletani è meraviglioso”. Seduto ad uno dei tavolini di SfogliateLab, centrale rispetto alla piazza, gustando le sue ultime prelibatezze in una delle piazze più belle e vitali della città, è impossibile dubitarne. Foto di Serena Schettino  

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