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Eroica Fenice

Food

Tre Coni 2019: la degustazione con i migliori maestri gelatai d’Italia a Napoli

Tre Coni 2019: un’esplosione di gusto e dolcezza Sulla splendida terrazza panoramica Angiò dell’Hotel Reinassance Mediterraneo di Napoli, giovedì 30 maggio si sono riuniti i migliori maestri gelatai d’Italia per l’evento Tre Coni 2019, premiati dalla guida Gelaterie d’Italia, seconda edizione dell’evento firmato Città del Gusto Napoli Gambero Rosso. L’evento, davvero imperdibile per i più golosi, riunisce l’eccellenze d’Italia insignite del premio Tre Coni 2019 ed offre una prelibata degustazione di gelato artigianale, prodotto non più stagionale ma vero e proprio evergreen, adatto a tutte le stagioni, tutte le occasioni e a tutti i palati: si stima un consumo annuale di almeno 7 kg di gelato pro capite! Alimento sano, nutriente e completo, vantando materie prime di qualità e venendo incontro alle esigenze di tutti, il gelato si conferma uno dei prodotti dolciari (e non solo, come a breve scopriremo!) preferiti dagli italiani, in grado di soddisfare finanche specifiche esigenze o intolleranze alimentari, nelle versioni vegan, gluten free e senza lattosio, che ne mantengono tuttavia inalterato il gusto e la freschezza. La serata evento Tre Coni 2019 offre un perfetto connubio di gusti della tradizione e nuove tendenze e sperimentazioni: è stato possibile assaggiare varianti innovative e rivisitazioni dei gusti più tradizionali e gelati dai gusti davvero inediti ed insoliti, in grado di stuzzicare la fantasia oltre ogni immaginazione, oltre che il palato. Troviamo infatti più varianti del classico ed intramontabile gelato al cioccolato (Cioccolato sgarbato di Stefano Roccamo – “Stefino” da Bologna, con latte di capra, ma anche la meravigliosa Spiaggia Nera di Maratea di Emilio Panzardi – “Gelateria Emilio” da Maratea, PZ, con rosmarino, ed il delicatissimo Cioccolato di Gianfrancesco Cutelli – “De’ Coltelli” da Pisa, il cioccolato bianco affumicato di Alessandro Scian – “L’insolito Gelato” – Cordenons, PN e quello proposto da Claudio Zanette – “Chocolat” da Mestre, VE), creme deliziose ed innovative come quella alla meliga e lime (Alberto Marchetti – “Alberto Marchetti da Torino), ai fiori di tassaraco e salsa ai petali di rosa antica (Giancarlo Timballo – “Fiordilatte” da Udine), al timo e limone (Dario Benelli – “La Gourmandise” da Roma) e la superba Bufaletta, a base di bufala e fragole, gustosa come una cheesecake (Davide Frainetti – “Caffè del Duomo” da Terracina, LT). Chi ha voglia di freschezza e di frutta, potrà trovare la leggerezza e la delicatezza di un sorbetto nei gusti Yozu delle sei servito con chips di polenta (Antonio Mezzalira – “Golosi di natura” da Gazzo, PD) e Fiori d’arancio (Candida Pezzolli – “Oasi American Bar” – Fara Gera d’Adda, BG), o il gelato alla mandorla e mandarino di Raffaele Del Verme – “Di Matteo” da Torchiara, (SA). Notevoli ancora il gelato al chinotto di Maurizio Profumo – “Profumo” da Genova, allo zabaione di Marco Serra – “Marco Serra Gelatiere” di Carignano (TO) e la mitica brioche “con un pensiero stupendo di Raffaele Cuomo – “Cremeria Gabriele” di Vico Equense (NA), il gelato asparagi e mandorle di Guido Rocci e Emanuele Monero – “Ottimo! Buono non basta” da Torino, “La […]

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Food

La pizzeria Lombardi a Santa Chiara ospita Wine & The City

Wine & The City nella pizzeria Lombardi a Santa Chiara: i sapori della tradizione impreziositi dall’ottimo vino delle cantine Terredora di Paolo Pizza e vino, si sa, è un connubio vincente. Il 15 maggio la pizzeria Lombardi a Santa Chiara ha ospitato un evento di Wine & The City, la rassegna di eventi dedicati a Napoli e al suo buon cibo, che celebra “l’ebrezza creativa”: si è tenuto un laboratorio per tutti gli appassionati di pizza, che hanno potuto apprendere dal maestro, e cimentandosi loro stessi, mani in pasta, l’arte della preparazione di un buon impasto, che sia leggero, digeribile e gustoso. Merito del maestro pizzaiolo, senz’altro, ma indubbiamente anche della materia prima utilizzata: le farine del Mulino Caputo, di due tipologie diverse (la blu, più adatta alla pizza, e la rossa, per altri impasti) ed il lievito secco 100% italiano di Mulino Caputo, presentato in quest’occasione e donato ai partecipanti al laboratorio, per provare a riprodurre tra le mura domestiche le tecniche osservate in pizzeria. Al laboratorio è seguita una degustazione che ha dato modo ai visitatori di conoscere ed apprezzare il nuovo menù e gli interni rinnovati della pizzeria Lombardi, di recente rinnovata nel design e nella gestione. Ciò che non cambia negli anni, quando si tratta della pizzeria Lombardi, tra le più antiche e prestigiose della città (la sua fondazione risale al 1922), è la qualità degli ingredienti e la capacità di mescolare abilmente tradizione ed innovazione, attingendo a piene mani al patrimonio culinario ed agronomico della nostra terra. Sono infatti state offerte le tradizionali montanare al ragù, ma anche quelle al pesto e alla genovese, piatto principe della tradizione napoletana, e ben quattro tipologie differenti di pizza: la Marinara rivisitata, che coniuga pomodoro del piennolo e pomodoro san Marzano, la Margherita con Bufala, la Lombardi, specialità della pizzeria condita con pomodorini gialli, pomodoro del piennolo, provola affumicata e pancetta arrotolata, ed infine la Bresaola e Burrata, che ai due ingredienti aggiunge rucola, dell’ottimo Grana e l’aroma dei limoni di Sorrento. Le pizze sono state seguite da due dolci simbolo di Napoli, la Pastiera, dolce tradizionale pasquale ma che, in fondo, non è mai fuori stagione, ed un delicato Babà farcito con crema e fragoline, Ad accompagnare le pizze e ad esaltarne i sapori, tre vini delle cantine Terradora di Paolo, frutto della sapiente tradizione vitivinicola irpina: il rosato Rosaenovae Irpina DOC, un ottimo Greco di Tufo DOC ed un Aglianico DOC. – Fonte immagine: pagina Facebook ufficiale della Pizzeria Lombardi a Santa Chiara

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Libri

La donna scomparsa di Sara Blaedel: il nuovo giallo firmato Fazi (Recensione)

Sara Blaedel ritorna in libreria con La donna scomparsa, il quarto romanzo edito Fazi Editore di una delle voci danesi più interessanti del panorama letterario attuale, decisamente imperdibile per i lettori di noir e thriller. Protagonista è ancora una volta l’investigatrice Louise Rick, del Servizio Investigativo Speciale di Copenhagen, dove si occupa di persone scomparse insieme al collega e ormai convivente Eik Nordstrøm: lavorare a stretto contatto col proprio partner, mescolando carriera e vita privata, non è mai una cosa semplice, tantomeno lo è se si svolge un lavoro ad alto tasso di rischio e di stress come quello in polizia. Ma come giustificare la sparizione improvvisa di Eik, che lascia l’ufficio per una rapida commissione senza però farvi più ritorno, gettando Louise nel panico? Ma non finisce qui. Eik non è certo una donna e il titolo del romanzo di Sara Blaedel allude alla sparizione di una donna: nelle stesse ore, nella campagna inglese una donna danese, Sophie Parker, viene uccisa da un colpo di fucile che trapassa la finestra della villetta nella cucina di casa sua, intenta a preparare la cena assieme alla figlia adolescente. Il più classico incipit dei gialli: uno sparo misterioso nel buio, un cadavere, le indagini che cercano di far luce sull’accaduto. Se non fosse che, però, la donna uccisa risultava da anni, in Danimarca, nell’elenco delle persone scomparse: e a denunciarne la scomparsa, sedici anni prima, risulta essere stato Eik, il compagno di Louise: una sovrapposizione di casi che vedrà Louise districarsi pericolosamente tra lavoro e sentimenti. Chi è questa donna e perché è stata uccisa? E soprattutto, perché Eik è scomparso? Quale sarà il rapporto tra i due casi? La donna scomparsa di Sara Blaedel: al di là del bene e del male Ci sono azioni e temi ampiamente discussi e dibattuti dal punto di vista etico, temi che non riescono a mettere d’accordo le coscienze e che, semplicemente, per la loro stessa natura vanno al di là del bene e del male: il suicidio assistito, non ammesso in Danimarca, è uno di questi temi ed è sicuramente un azzardo trattare un argomento così spinoso e delicato in un romanzo: chi ne ha diritto? Che diritto ha l’uomo di togliersi la vita, se questa è divenuta troppo dura e fonte di sofferenza a causa di malattie gravissime ed inguaribili, e che diritto ha la medicina di aiutare un uomo a farlo, a darsi una morte dignitosa laddove ci si renda conto che la propria vita non lo è più? Ma quella di Sara Blaedel è un’operazione che non ha nulla di superficiale e che anzi, offre diverse prospettive sul medesimo argomento: quella medica, quella teologica, quella della legge, quella del paziente e quella dei suoi cari, che possono o meno comprendere ed accettare, per quanto possibile, una decisione che libererà il paziente dalle sue sofferenze ma le cui conseguenze si ripercuoteranno sull’intero nucleo familiare: il romanzo tratterà, infatti, la tematica anche e soprattutto dal punto di vista di chi resta e che […]

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Musica

Enzo Avitabile porta Acoustic World al Teatro Cilea

Acoustic World: un viaggio nella Wold Music con Enzo Avitabile Il maestro Enzo Avitabile è al Teatro Cilea di Napoli con Acoustic World dal 14 al 17 marzo, un concerto che ripropone in chiave acustica (formazione in trio, con Gianluigi Di Fenza alla chitarra, il fratello Carlo Avitabile alle percussioni e con la collaborazione di Emilio Ausiello al tamburo) parte del suo vasto repertorio, proponendo brani tratti dai suoi lavori dal 2003 ad oggi, attingendo dagli album “Salvammo o’ Munno“, “Sacro Sud“, “Festa farina e forca“, “Napoletana” e “Black Tarantella“. In una serata d’incantevole poesia, Enzo Avitabile (voce, arpina, fiati e tamburo) guida il suo pubblico in un lungo percorso fatto di tradizione ed innovazione attraverso la World Music, della quale Enzo Avitabile, abilissimo sperimentatore e contaminatore di generi, è probabilmente il più grande interprete italiano, mescolando tendenze jazz, tradizione napoletana, blues e soul in una carriera lunga un trentennio e costellata di successi, che ha visto collaborazioni con i più grandi artisti della musica nera, come James Brown, Tina Turner, Randy Crawford e Afrika Bambaataa. Enzo Avitabile, esibendosi su un palco disadorno e adorno solo della bellezza della musica, diverte e coinvolge il pubblico con grandi classici ormai iconici come Soul Express e Napoli Nord (Megl’ na tammurriat’ ca na guerr’), ma con uno sguardo sempre al sociale e agli ultimi della terra, dei quali Enzo Avitabile è stato definito il poeta, con brani di grande impatto emotivo ed impegno come Tutt’egual song e criatur’, dedicata a tutti i bambini che vivono e soffrono situazioni di degrado e disagio, A nomm’ e’ Dio, che ci racconta le innumerevoli vittime cadute in nome di Dio, Man e man, una bellissima richiesta di solidarietà e fratellanza, e Attraverso l’acqua, un brano mai come oggi di grande attualità, scritto con Francesco De Gregori, che racconta la tragedia delle migrazioni, Don Salvatò, poesia in musica che vincitrice del Premio Luigi Tempo e definita “a metà tra preghiera laica e canto randagio“. Trovano spazio, come componente fondamentale della nostra cultura, il canto devozionale, con Faccia gialla, che racconta del Santo Patrono della città di Napoli, San Gennaro, il cui sangue “nun è acqua” e rinnova ogni anno il miracolo e, con esso, la speranza del suo popolo. In chiusura, un doveroso omaggio a Pino Daniele, con Terra Mia, e a Sergio Bruni, grande interprete della canzone classica napoletana, con Carmela. Enzo Avitabile canta il sud, non come ubicazione geografica ma come stato dell’anima, condizione umana: cantore del sud d’Italia e delle periferie, nato e cresciuto nel difficile quartiere di Scampia, ma anche cantore del sud del mondo, delle sofferenze ma anche delle speranze umane che non hanno colore: una musica che, veicolo da sempre di messaggi e tradizioni, si apre al prossimo, attraverso la contaminazione di stili e generi e, perché no, finanche attraverso il plurilinguismo, con un sentimento di solidarietà e fratellanza, nella comune ricerca della pace. – Foto tratta da: Avvenire

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Cinema e Serie tv

Sex Education, la nuova serie originale Netflix (Recensione)

Sex Education è una delle ultime uscite Netflix: la serie originale è stata rilasciata l’11 gennaio ed ha subito riscosso un gran successo presso il pubblico, che ne chiede a gran voce una seconda stagione (da poco confermata), merito della sua innegabile freschezza ed originalità: un teen drama leggero e spontaneo, divertente, autoironica e non banale, nulla di scontato o già visto. Al centro della serie, la sessualità adolescenziale. Ma dimenticate gli esperti e smaliziati protagonisti dei più noti teen drama americani: Sex Education punta a rappresentare la realtà della sessualità inesperta ed immatura di un gruppo di adolescenti alla scoperta di sé e dell’altro, una sessualità fatta di incertezze, insicurezze, approcci spesso goffi e mille domande troppo imbarazzanti da porre, ma delle quali si sente improvvisamente l’urgenza. E a soddisfare quest’urgenza provvederà Otis, protagonista della serie, un sedicenne timido, introverso e sensibile, un ottimo ascoltatore e fidato consulente, tanto inesperto con le ragazze quanto esperto, indirettamente, in materia sessuale, grazie all’imbarazzante ed invadente madre, terapista sessuale di mestiere. Sex Education: uno scorcio di adolescenza reale, tra primi amori ed incertezze Sex Education è una serie schietta ed onesta, autoironica e brillante, che racconta l’adolescenza in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, tra la voglia di sentirsi adulti e la paura di fallire, anche e soprattutto in una sfera delicata come quella sessuale. Non è mai semplice raccontare in tv la sessualità, l’adolescenza e tantomeno la sessualità adolescenziale senza cadere nei soliti, stantii cliché. Siamo abituati a vedere, nella stragrande maggioranza dei teen drama, teenagers di navigata esperienza sessuale, sempre infallibili e sicuri di sé: ma siamo davvero sicuri che questa immagine corrisponda alla realtà delle nostre prime esperienze, della nostra adolescenza? Sicuramente no. Ciò che ricorderemo con un sorriso ed un velo d’imbarazzo sarà l’emozione, la curiosità, la voglia di conoscere e conoscersi e, perché no, qualche figuraccia o qualche bugia, che nasconderemo come il più grave di tutti i peccati perché, si sa, in adolescenza la verginità è un taboo. Lo sa bene Otis (Asa Butterfield), un “adolescente represso” (secondo la diagnosi clinica che sua madre ne ha fatto), che ne sente angosciosamente tutto il peso, lo sa bene il suo migliore amico Eric (Ncuti Gatwa), adolescente in lotta con sé stesso e contro la propria omosessualità. Due ragazzi diversi, uno timido e riservato, a suo agio nell’anonimato, e l’altro estroso ed eccentrico, sempre in cerca di attenzioni, ma accomunati dal comune, triste destino degli “sfigati” del college: destino dal quale li tirerà fuori Maeve (Emma Mackey), una ragazza dal look alternativo emarginata dal gruppo per alcune maldicenze sul suo conto, quando proporrà a Otis di fondare insieme a lei, tra le mura scolastiche, un centro d’ascolto di terapia sessuale, resasi conto delle notevoli competenze di Otis in questo ambito, piuttosto insolite in un ragazzo vergine. Ritroviamo nella serie tutti i personaggi, i topòi viventi cui siamo abituati: gli sfigati, il bullo, la cheerleader, il campione della squadra di basket (qui, in realtà, si tratta di un […]

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Libri

Giornata della memoria 2019: 4 libri da leggere e rileggere per non dimenticare

Il 27 gennaio, Giornata della memoria, è la ricorrenza internazionale in cui si commemorano le vittime dell’Olocausto: il 27 gennaio 1945 infatti le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz: l’apertura dei cancelli del lager rivelò al mondo le terribili ed inumane atrocità che si lì commisero per anni e che portarono alla morte di oltre 15 milioni di persone: uomini, donne e bambini colpevoli di essere ebrei -ben due terzi degli ebrei d’Europa hanno perso la vita a causa della Shoah-, dissidenti politici, rom, omosessuali, disabili. La giornata della memoria ci ricorda che è accaduto davvero, e che ricordare è un dovere morale e civile. Ecco 4 libri da leggere nella giornata della memoria, perché leggere, raccontare e tramandarne il ricordo è il modo migliore per non dimenticare. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (Primo Levi): 4 libri da leggere nella Giornata della Memoria Il bambino col pigiama a righe, John Boyne Il bambino col pigiama a righe, da cui è stato tratto l’omonimo film, racconta la commovente storia della profonda amicizia di due bambini, Bruno, il figlio di un alto ufficiale nazista, e Shmuel, un bambino ebreo “col pigiama a righe”, detenuto di un campo di concentramento che sorge nei pressi della nuova abitazione dove vivono l’ufficiale nazista e la sua famiglia. Un’amicizia che viola i confini di ciò che è consentito, di ciò che è lecito, di ciò che è prudente, e si nutre dell’amore, della solidarietà e dell’innata voglia di vivere dei bambini, che, ignari delle crudeltà che si consumano a pochi passi da loro, si divertono con poco e traggono da ogni giornata, finanche nel lager, almeno una ragione per sorridere. Storia di una ladra di libri, Markus Zusak Il romanzo ambientato nella Germania tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’40, da cui è stato tratto l’omonimo film e che è edito in Italia anche col titolo “La bambina che salvava i libri“, è narrato in prima persona dalla Morte e racconta le vicende della piccola Liesel, la cui famiglia adottiva, in pieno regime nazista, nasconde in casa – in spregio ad ogni regola e prudenza- un giovane ebreo scampato alle violenze della Notte dei Cristalli, il figlio di un uomo che, un tempo, aveva salvato la vita al padre adottivo di Liesel. Un romanzo intenso ed avvincente, che racconta un’amicizia proibita, che sfida ogni regola ed è più forte della Storia. Diario, Anne Frank Un classico: Diario, di Anne Frank, è il racconto degli ultimi anni di vita di una quindicenne piena di sogni, idee, desideri, rinchiusa in un appartamento di Amsterdam, per sfuggire ai rastrellamenti nella Germania nazista ed aver salva la vita,  col solo conforto del suo diario, abbandonate le amicizie, la scuola e le consuetudini della sua vita. Il diario di una quindicenne alla scoperta di sé stessa, del proprio io e delle persone che vivono attorno a lei, e che mai come allora, in questa triste prigionia, le sembra di conoscere bene. Le pagine di un diario […]

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Libri

Nestor Burma e il mostro di Léo Malet per Fazi Editore (Recensione)

Le avventure del sarcastico e politicamente scorretto investigatore privato Nestor Burma, nato dalla penna del maestro del noir Léo Malet, tornano in libreria con una delle ultime uscite Fazi Editore. In Nestor Burma e il mostro (prima edizione 1945), il caldo di agosto vede il celebre investigatore e la sua Agenzia Fiat Lux a corto di casi e alle prese con la spietata concorrenza di un giovane giornalista, che cerca di soffiargli gli incarichi per guadagnarsi il titolo di “detective che ha messo k.o. il mistero” e, con esso, le prime pagine dei giornali. Un affronto decisamente troppo grave per l’astuto investigatore che, impigrito dal caldo e dall’assenza di casi da seguire, viene coinvolto da un giovane amico, Jacques Bressol, quindicenne strillone di professione, nelle morti apparentemente accidentali, ma fin troppo ravvicinate per trattarsi di una coincidenza, di due ragazzini che lavoravano con lui. Bressol sembra infatti convinto, sebbene non possa dimostrarlo, che le due morti non solo non siano accidentali come sembrano, ma anche da attribuirsi ad una gang rivale. La bizzarra coincidenza che vede morire nel giro di poco due ragazzini in perfetta salute non passa inosservata all’investigatore, che inizierà ad indagare, parallelamente alla polizia francese, sul caso dei due ragazzini, fino alla drammatica scoperta che dietro la morte di uno dei due c’è avvelenamento da arsenico, nascosto nei cioccolatini che il ragazzino sembra aver ricevuto in regalo dal padre, Frédéric Tanneur, un tassista col vizio dell’alcool e del gioco, una labile memoria e una pessima fama. Il colpevole ideale per un delitto efferato e apparentemente inspiegabile. Nestor Burma e il mostro: riuscirà l’investigatore a mettere k.o. il mistero? Se tutti gli indizi sembrano convergere sul padre del ragazzino e di questo sembra esser fermamente convinta la polizia francese, che ufficialmente segue il caso, Nestor Burma, un po’ per spirito di contraddizione e un po’ per reale convinzione dell’innocenza dell’uomo, cerca altre strade, altre spiegazioni, senza il timore di indagare nelle torbide frequentazioni del tassista e, soprattutto, senza il timore di pestare i piedi ai malavitosi sui quali getterà luce nelle sue indagini. Coraggio che rasenta la spavalderia e l’incoscienza e che darà a questo noir i toni di un vero e proprio thriller. Tra continue rivelazioni e colpi di scena, gli immancabili flirt di Burma, con la sua innata e spiccata predilezione per le belle donne -unico e vero punto debole dell’investigatore- e travolgenti scene di pura azione, il lettore vedrà Nestor Burma, alla ricerca della verità e del vanto di aver messo k.o. il mistero, destreggiarsi abilmente, dando prova di scaltrezza e furbizia, oltre che di coraggio, tra loschi individui e pericolosi ed impalpabili mostri, che agiscono nell’ombra e colpiscono alla cieca, senza lasciar traccia di sé. [amazon_link asins=’8893254468,8896904072′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’1c8f2750-14c4-11e9-8b8f-0d7a9e036486′]

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Teatro

Il senso del dolore di Maurizio de Giovanni al San Ferdinando

Debutta la sera di S. Stefano al teatro San Ferdinando, dove resterà fino al 13 gennaio, lo spettacolo Il senso del dolore, con la regia di Claudio di Palma, trasposizione teatrale del celebre giallo di Maurizio De Giovanni (Einaudi, 2007) appartenente al ciclo del Commissario Ricciardi, il commissario che, muovendosi nella Napoli degli anni ’30, risolve brillantemente i casi lui sottoposti affidandosi a quella che, più che una benedizione, è una vera e propria maledizione, ciò che lui chiama “Il Fatto” e che lo ossessiona fin da quando era bambino: l’abilità di sentire dentro la propria testa – come ossessivamente ripete Claudio Di Palma, che in scena veste i panni del Commissario Ricciardi – le ultime parole dei defunti, ne coglie le espressioni, gli ultimi gesti mentre la vita va via, eppure continua a persistere, nelle parole e nei suoi atti estremi, anche dopo la morte, che altro non è che un velo attraverso il quale un occhio attento può scorgere ciò che nasconde. Il senso del dolore di Maurizio De Giovanni: la dolorosa percezione della persistenza della vita anche dopo la morte Ciò che il Commissario Luigi Alfredo Ricciardi chiama “Il Fatto”, quasi a voler esorcizzare una particolare sensibilità che egli stesso vive come una maledizione, è la netta percezione della persistenza della vita, che si rinnova in continuo nei suoi momenti estremi, anche dopo la morte, lasciando risuonare la sua voce nella testa di chi riesce a squarciare il velo tra i due mondi: non il gioioso prosieguo della vita ultraterrena che aspettano i fedeli, ma il senso del dolore, il presentimento di questo, che continua anche dopo la morte nelle anime che non avranno mai requie. Dolore che il Commissario Ricciardi, testimone sensoriale della persistenza dei defunti, fa proprio e rivive in ogni vittima, in ogni anima che incontra: ne Il senso del dolore, Ricciardi indaga sulla morte del tenore Arnaldo Vezzi, amico del Duce, genio della musica ma uomo detestabile, sgozzato nel suo camerino del Teatro San Carlo mentre si preparava ad andare in scena con lo spettacolo “I Pagliacci” e ritrovato lì, riverso in un lago di sangue, mentre Ricciardi ne ancora l’ultima risata e le ultime note del suo canto. Molti avrebbero avuto più di un movente per uccidere il tenore, come scopre dalle dichiarazioni di Don Pierino, sacerdote appassionato conoscitore dell’opera, degli addetti ai lavori del teatro, del suo agente e della stessa vedova. Molti avrebbero avuto più di un movente, ma nessuno ne avrebbe tratto alcun vantaggio. Sarà proprio “Il Fatto”, maledizione e insieme fondamentale alleato nella risoluzione di ogni caso, unito alla ferma convinzione che ogni azione umana, in particolare quelle delittuose, è spinta dalla fame o dall’amore, a guidare il Commissario Ricciardi verso lo scioglimento del caso, che si presenta agli occhi dello spettatore in tutto il suo realismo, la sua crudezza, il suo dolore che persiste anche in seguito alla risoluzione: dolore del quale Ricciardi non si libera, dolore del quale Ricciardi è schiavo e che vive e rivive dentro […]

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Teatro

Sal Da Vinci al Cilea con Sinfonie in Sal Maggiore – Christmas edition

A Natale 2018 Sal da Vinci porta in scena Sinfonie in Sal Maggiore – Christmas edition Sal Da Vinci porta al teatro Cilea lo spettacolo Sinfonie in Sal Maggiore, nel cartellone del teatro Augusteo dello scorso anno, rivisitato in chiave natalizia, una Christmas edition che debutta proprio la sera del 25 dicembre, e resterà in scena fino al 13 gennaio. Sinfonie in Sal Maggiore, ideato e scritto da Sal Da Vinci, è un portentoso concerto, portato in scena da Sal Da Vinci, accompagnato da suo figlio Francesco e da un’orchestra di cinquanta elementi, diretta dal maestro Adriano Pennino, inserito nella cornice del viaggio, della crociera. Sinfonie in Sal Maggiore è uno spettacolo ricchissimo che alterna monologhi del cantante, che ricorda i momenti più significativi della sua carriera e della sua vita personale, esilaranti sketch comici e musica, in un viaggio attraverso la celebre canzone napoletana, italiana ed internazionale, viaggio su una love boat capitanata da Gianni Parisi, che trasporta i passeggeri, divertenti e macchiettistici viaggiatori (Ciro Villano e l’esuberante Floriana De Martino, dal varietà televisivo Made in Sud) alla riconquista del proprio partner, da Napoli a New York: un lungo viaggio che hanno intrapreso i nostri avi, alla ricerca di nuove opportunità oltremare, e che riviviamo sul palco con Sal Da Vinci, napoletano ma nato a New York, che celebra in musica la tradizione napoletana che ci ha resi celebri nel mondo – con brani come la commovente Caruso e le più divertenti e ballabili Pigliate ‘na pastiglia e Tu vuò fa’ l’americano – ma anche la musica italiana e di fama internazionale, con brani come Un amore così grande e Il mondo, ma soprattutto con un omaggio al Frank Sinatra di New York, New York, il cantante italoamericano che, nelle parole di Sal Da Vinci, “seppe cantare Napoli“. Un viaggio attraverso i ricordi, testimoniati dalla canzone classica napoletana ed italiana, di una generazione di emigranti, in viaggio verso la Statua della Libertà e verso un mondo migliore, un viaggio che ci ricorda quanto questa storia -l’esodo di migliaia di giovani ogni anno- sia, tutt’oggi, profondamente attuale, storia che si riflette nella dialettica tra le generazioni e nel rapporto tra padri e figli, portato in scena in musica da Sal Da Vinci e dal figlio Francesco, cantante come suo padre. Un viaggio che ci ricorda quanto sia fondamentale mantenere vive le proprie origini, e fare della musica un’occasione di comunione, di ricongiungimento: perché la musica ha la straordinaria capacità di ricordarci chi siamo e, al contempo, unire le persone ed i popoli diversi. – Foto di: NapoliToday

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Teatro

Fluctus – Storia d’Oltre Oceano al teatro Salvo D’Acquisto: intervista alla compagnia Chevordì

La nuova compagnia teatrale Chevordì porterà in scena mercoledì 12 dicembre alle ore 21:00 al teatro Salvo D’Acquisto lo spettacolo Fluctus – Storia d’Oltre Oceano, liberamente ispirato al celebre monologo teatrale di Alessandro Baricco, Novecento, che narra l’affascinante storia dell’omonimo pianista che visse tutta la sua vita su una nave, senza mai toccare terra, facendo del microcosmo della nave e della sua musica il suo universo. Ma Fluctus, la storia di Novecento rivisitata dalla compagnia Chevordì, ci racconta la magia di questa leggenda da un punto di vista differente, in un susseguirsi di flashback e ricordi di chi l’uomo che visse sospeso sull’acqua e che faceva volare le dita sul pianoforte lo ha conosciuto. Ci siamo fatti raccontare quest’esperienza da Chiara Primavera, sul palco insieme alla compagnia Chevordì Come nasce la vostra compagnia? La nuova compagnia Chevordì rinasce nel 2018, dopo aver fatto il suo primo debutto sulla scena nel 2017 con una commedia brillante. Dato il grande successo si è poi deciso di rifondarla con nuovi componenti e un obiettivo di crescita, che ci ha portato anche alla decisione di trovare una nuova dimensione espressa attraverso un genere diverso, puntando alla prosa impegnata. Novecento è già un monologo teatrale: quali sono state le maggiori difficoltà nell’approcciare al testo teatrale di Baricco per ricreare qualcosa di nuovo e diverso? È come se questo qualcosa di nuovo e diverso si fosse impresso nella nostra immaginazione fin dalla prima lettura: vedendolo non come un monologo, ma come un potenziale mezzo per espandere il carattere di Novecento e raccontare tutte le sue sfumature attraverso una e più voci allo stesso tempo. Fluctus indaga il personaggio di Novecento per come appare agli occhi di chi lo ha conosciuto: da dove nasce questa idea? Vogliamo raccontare di Novecento come essere umano e non come leggenda: per farlo diamo voce a chi lo incontrò su quella nave e lo conobbe come persona e non come personaggio. Il pianoforte ha un ruolo fondamentale nel testo di Baricco. Che ruolo ha la musica nel vostro spettacolo? La musica è il perfetto anello di congiunzione, visto come eredità che Novecento ha lasciato ad ogni persona che è salita sul Virginian. In questo modo vive ancora nella memoria di chi ha ascoltato la sua musica e attraverso di essa. Progetti futuri della compagnia? In progetto ci sono altre repliche di Fluctus in una delle chiese sconsacrate più belle di Napoli, al centro storico. Inoltre vogliamo continuare la nostra collaborazione con l’ONLUS Bambini senza confini e intraprendere una partnership con una rete di scuole e licei a Napoli e provincia. Il resto è tutto da vedere, siamo pronti a cogliere ogni occasione e aperti a tutto. Non ci resta che augurare in bocca al lupo alla compagnia Chevordì ed invitarvi ad assistere allo spettacolo e lasciarvi travolgere ed emozionare dalla poesia di questa storia senza tempo! – Fluctus – Storia d’Oltre Mare Data unica: mercoledì 12 dicembre, ore 21:00 Teatro Salvo D’Acquisto, via Morghen, 58. Con, in ordine di apparizione: Antonio Aliberto Chiara Primavera […]

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Teatro

Serena Autieri torna all’Augusteo con #LaSciantosa – La prima influencer

Serena Autieri torna al teatro Augusteo di Napoli dal 7 al 16 dicembre con “#LaSciantosa – La prima influencer“, in un’edizione nuovissima, che si avvale dell’appassionata partecipazione del pubblico per dare vita ogni giorno, sulla scena, a qualcosa di diverso, un one woman show più che mai coinvolgente, che porta sul palco dell’Augusteo le canzoni senza tempo della tradizione napoletana e lo trasforma in un Cafè-Chantant, dove Serena Autieri si esibisce, nel ruolo della Sciantosa, accompagnata dalla Serendipity Orchestra, diretta dal maestro Enzo Campagnoli, e dal talentuoso ballerino Alessandro Durso. Uno spettacolo che celebra la figura della sciantosa, la femme fatale dei cafè-chantant che ammaliava il pubblico con la sua voce e la sua bellezza tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma soprattutto, nella celebrazione della grande canzone classica napoletana, celebra Napoli e la sua magia, la sua forza e il calore del suo popolo. Elvira Donnarumma, La Sciantosa di Serena Autieri Il coinvolgente spettacolo in musica porta in scena, attraverso le più conosciute canzoni della tradizione musicale napoletana, la storia di privazione, emancipazione ed infine successo di Elvira Donnarumma, detta “Capinera” per la sua folta chioma nera, una delle sciantose più famose di tutti i tempi, regina dei cafè-chantant che ottenne la stima di Eleonora Duse e Matilde Serao e alla quale Serena Autieri presta la voce, interpretandone, con la sua grinta e il suo entusiasmo, tutta la forza e la voglia di vivere, seguendone la carriera artistica, i sogni, le speranze, le ambizioni ed i sacrifici. E, nel seguire la carriera di Elvira Donnarumma e delle altre più o meno celebri sciantose, del Salone Margherita così come del piccolo locale di periferia decisamente più equivoco di un cafè-chantant, Serena Autieri, in una performance coinvolgente e con grandi effetti di spontaineità garantiti dai siparietti con l’orchestra e il ballerino-macchietta Alessandro Durso, regala al pubblico le atmosfere della Napoli di inizio Novecento attraverso classici che fanno cantare, divertono, emozionano e commuovono, non diversamente da quanto doveva accadere nei locali dell’epoca: “I’ te vurria vasà“, “Guapparia“, “Cumme facette mammeta“, “Lilì Kangy“, “Santa Lucia luntana“, “O’ surdato ‘nnammurato“. Una Serena Autieri instancabile, bellissima ed in piena forma, totalmente calata nella parte e assolutamente a suo agio, che dà prova di divertirsi assieme al pubblico e lo coinvolge, scendendo a più riprese tra la gente ed invitando gli spettatori a prendere parte al canto e alle coreografie accanto a lei, sul palco, come lei stessa afferma a proposito dello spettacolo di Vincenzo Incenzo: “È sempre emozionante interpretare la Sciantosa, un personaggio a cui sono molto legata e che mi fa sentire connessa alle mie radici. In particolare, Elvira Donnarumma fu emblema di femminilità e di una sensualità sana che va valorizzata. La Sciantosa, nella sua accezione più positiva, è un modello di donna che ammiro e che reputo molto attuale per la sua capacità di influenzare mode e costumi. Questo ruolo mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e di crescere artisticamente. Oggi sono una sciantosa più consapevole, felice di godere dello spettacolo […]

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Teatro

I fiori del latte: Biagio Izzo porta la terra dei fuochi al teatro Cilea

Dal 29 novembre al 16 dicembre il teatro Cilea di Napoli ospita “I fiori del latte“, lo spettacolo ideato da Eduardo Tartaglia con protagonista Biagio Izzo ed un cast d’eccellenza (Mario Porfito, Angela De Matteo, Stefano Jotti, Stefano Meglio, Ivan Senin). Lo spettacolo, che ha il suo punto di forza nella difficile arte del far ridere di gusto così come di far riflettere, affronta il tema, tristemente attuale, della cosiddetta “terra dei fuochi“, la Campania, ed in particolar modo la zona tra la provincia di Caserta e quella di Napoli, da anni al centro di vicende legate allo smaltimento abusivo di rifiuti tossici e al conseguente inquinamento ambientale, che ha causato, e causa ancora, milioni di vittime. I fiori del latte:  una commedia che è anche denuncia sociale Siamo nel comune fittizio di Casal Di Sotto Scalo e i cugini Scapece, Aniello (Biagio Izzo) e Costantino (Mario Porfito) sono finalmente ad un passo dalla realizzazione del sogno di una vita, quello in cui hanno investito tutte le loro energie e risorse: l’apertura del caseificio “Fiori del latte”, un caseificio tradizionale e dai sapori genuini, all’insegna della qualità, estraneo agli additivi chimici e ad ogni altro artificio. Un caseificio che aspira, insomma, ad ergersi a modello di connubio perfetto tra le innovazioni della tecnica, con un design innovativo ed accattivante (il logo della mozzarella morsa strizza l’occhio al logo Apple, una mela morsa) e i sapori e le tecniche della tradizione, vantando prodotti sani e naturali in una zona, invece, tristemente nota alle cronache per lo sversamento di rifiuti tossici. Immane è lo sconcerto dei due cugini alla scoperta che anche il terreno su cui pascolano le bufale del loro allevamento nasconde bidoni contenenti sostanze sospette che hanno causato la morte degli animali dell’allevamento e alcuni preoccupanti casi di avvelenamento. Cosa fare, dunque? Portare avanti il sogno di una vita, e con esso perseverare nell’inganno e nell’omertà di chi sceglie per proprio comodo di chiudere gli occhi, oppure dar retta alla propria coscienza e denunciare i traffici illeciti, con tutti i rischi che questa coraggiosa azione comporta, in primis il naufragio del caseificio ancor prima che apra? Quella che i cugini Scapece si troveranno a dover prendere è una difficile decisione che investe la morale, oltre che gli affari, che comunque continuano a tentare i due allevatori seducendoli con la certezza, più che l’ipotesi, di lauti profitti se l’attività va in porto e la magra consolazione che, in fondo, l’esportazione della merce porterebbe lontano i problemi e con essi le preoccupazioni che avvelenano loro l’esistenza almeno quanto i rifiuti tossici hanno avvelenato quelle terre. D’altronde, si sa, “occhio non vede, cuore non duole“. Sarà il desiderio di riscatto per queste terre avvelenate dall’uomo, queste terre che, ciononostante, l’uomo lo nutrono, a suscitare un moto di ribellione, di sdegno: ed è lo stesso sdegno, la stessa rabbia che non manca di provare ogni onesto cittadino di fronte al male che s’infligge alla nostra terra e ai nostri figli per sete di guadagno, […]

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Libri

Miliardario a cinque stelle di Tash Aw (Recensione)

Da ottobre 2018 è in tutte le librerie, per Fazi Editore, Miliardario a cinque stelle, di Tash Aw, una delle voci più interessanti del panorama contemporaneo, la cui prosa definita “agile e senza fronzoli” (The New York Times) è stata accostata al neo-premio Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro. Vera protagonista di questo romanzo, la sfavillante e caotica Shanghai, cuore pulsante dell’economia e della finanza cinesi. Come una New York asiatica, Shanghai offre a tutti la possibilità di emergere dalla fiumana di lavoratori sottopagati giunti in città dalla provincia, sognando la svolta della vita, e diventare grandi nomi dell’economia e della finanza, ma allo stesso tempo svela quanto sia facile crollare miseramente, quanto fragile sia questo castello di carta, quanto frenetica sia la vita nella società contemporanea e quanto lo sia soprattutto in una città come Shanghai, che non si ferma mai e che macina vite, sogni, progetti, con la stessa facilità con cui li lascia prosperare. È in questa città che approdano i cinque personaggi di cui seguiremo le vicende nel romanzo. Miliardario a cinque stelle, l’ultimo romanzo di Tash Aw: il sogno americano in chiave cinese Cinque vite che s’intrecciano, cinque voci, cinque vittime, cinque carnefici: Shanghai è il porto in cui approdano cinque vite in cerca di riscatto, di rinascita, di fortuna, tutti ugualmente perseguitati da un passato da cui cercano di fuggire e che, inevitabilmente, li raggiunge e ne condiziona l’esistenza quanto più cercano di cambiarla. Phoebe, una lavoratrice clandestina che si costruisce una falsa identità di sofisticata ventenne in carriera, fatta di manuali di seduzione e di auto-miglioramento, borse griffate rigorosamente contraffatte e cura maniacale dei profili social, con l’obiettivo di trovare un buon partito, Gary, una giovanissima pop-star con un passato segnato da miseria e violenza, che ha scalato le classifiche con la stessa rapidità con cui è sprofondato nell’oblio, Justin CK Lim, ricco rampollo dell’imprenditoria immobiliare del tutto privo del cinismo da freddo calcolatore che ci si aspetterebbe da lui e per questo soffocato dalle aspettative della famiglia, Leong Yinghui, brillante imprenditrice che nasconde un’esistenza fatta di solitudine e malinconia, tanto bisognosa d’affetto da legarsi a chiunque le presti attenzione, Walter Chao, un misterioso e carismatico imprenditore dei cui affari si sa molto poco e che, sotto mentite spoglie, scrive manuali di auto-miglioramento che insegnano a diventare un “miliardario a cinque stelle”. Tash Aw delinea abilmente cinque esistenze e cinque personaggi di diversa estrazione e con vissuti personali molto diversi tra loro, ma accomunati dallo stesso desiderio di riscatto sulla vita che li ha privati di qualcosa di fondamentale: un’istruzione, un’infanzia felice, la libertà di vivere secondo la propria etica e non secondo mero calcolo utilitaristico, una famiglia, l’amore. “A Shanghai va così. Dicono che abbia le dimensioni di una piccola nazione, ma non è vero, è più grande, è quasi un continente intero, con un cuore profondo e sconosciuto come le foreste dell’Amazzonia e vasto e selvaggio come i deserti africani. Le persone vanno lì come esploratori, ma presto spariscono; svaniscono senza […]

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Culturalmente

Frasi inglesi (con traduzione): le 10 più belle e significative

10 frasi inglesi belle, quelle che devi assolutamente conoscere!  L’inglese è la terza lingua più parlata al mondo (dopo lo spagnolo ed il cinese) e la letteratura inglese è tra le più affascinanti al mondo. Chi non si è mai emozionato leggendo Shakespeare, o non ha riflettuto a lungo sugli enigmatici aforismi di Oscar Wilde? Leggere i classici in lingua originale, si sa, permette di assaporarne davvero il “gusto“,  di coglierne le sfumature. In fondo, ogni traduzione, per quanto fedele, è “tradimento”, in quanto non è sempre possibile riportare un universo culturale e linguistico in un altro così com’è. Napoletani che state leggendo quest’articolo, pensate ad esempio a quanto possa essere difficile tradurre in un’altra lingua, ma anche soltanto in italiano, una parola come “cazzimma“! Ma il mondo anglofono non è soltanto mondo di poeti: artisti, registi, pittori, politici, uomini dello spettacolo e del mondo della tecnica che, con le loro parole, hanno lasciato il segno. Abbiamo per questo raccolto una rassegna di belle frasi in inglese con traduzione. 10 frasi inglesi belle, let’s start!  “Ever tried, ever failed. No matter, try again. Fail again, fail better!” (Samuel Beckett) “Ho sempre tentato, ho sempre fallito. Non importa, ci provo di nuovo. Fallisci ancora, fallisci meglio!” Uno di quegli aforismi in inglese che sprona a non arrendersi mai, a non darsi mai per vinti, perché è meglio provare ed affrontare un fallimento piuttosto che restare nell’immobilismo, non provarci affatto ed affrontare il rimorso. “All you need is love.“ (John Lennon) “Tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore.” L’amore: il centro permanente della vita dell’uomo, bisogno di amare e di essere amati. Amore per il proprio partner, per i propri familiari, per il proprio lavoro, per le proprie passioni. Amore per la vita stessa. Uno dei più semplici ma al contempo più belli aforismi inglesi! “Stay hungry, stay foolish.“ (Steve Jobs) “Siate affamati, siate folli.” Un invito ad essere sognatori, a non accontentarsi mai, ad essere “affamati” di vita, di successi, e avere il coraggio di crederci e perseguirli. “Life isn’t about finding yourself. Life is about creating yourself.“ (George Bernard Shaw) “La vita non è scoprire sé stessi. La vita è creare sé stessi.” È possibile costruire sé stessi con impegno e dedizione: non è dalla vita che dobbiamo dunque aspettarci delle risposte, perché queste sono fin dall’inizio dentro di noi. La vita è, in questa prospettiva, un dispiegarsi continuo di possibilità: sta a noi scegliere e diventare artefici del nostro futuro. “Be yourself: everyone else is already taken.” (Oscar Wilde) “Sii te stesso: gli altri sono già tutti presi.” Essere sé stessi è la chiave del successo ed è da preferirsi al vivere indossando una maschera, fingendosi diversi da ciò che si è. Altre 5 frasi inglesi belle “I can resist everything, except tentation.” (Oscar Wilde) “Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.” Resistere a tutto, tranne che alle tentazioni, equivale a non resistere, in verità, a nulla, perché solo ciò che costituisce per noi una tentazione ci seduce […]

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Libri

Libri horror: 5 letture a tema Halloween

Avete intagliato le zucche e fatto scorta di dolcetti? Anche quest’anno è arrivata la festa di Halloween. Tra un dolcetto ed uno scherzetto, ritagliamoci del tempo per qualche lettura a tema: ecco 5 libri horror da leggere e rileggere per entrare in pieno nell’atmosfera della festa più spaventosa dell’anno e vivere una notte di Halloween davvero da brivido. Si consiglia ai deboli di cuore di tenere accesa la luce durante la lettura, e ai più spavaldi di leggerli alla luce di una torcia! Libri horror: 5 suggerimenti per trascorrere la notte di Halloween in (terrificante) compagnia Dracula, di Bram Stoker Lo avete già letto? Pazienza, vorrà dire che lo rileggerete. Tra i libri horror suggeriti non poteva mancare un horror che ha fatto la storia del genere, Dracula, da cui sono stati tratti numerosi film. E in una notte come questa, non possiamo che consigliarvi caldamente anche la visione del film “Dracula di Bram Stoker” di Francis Coppola, con un eccezionale Gary Oldman nel ruolo del conte Dracula e Anthony Hopkins nel ruolo di Van Helsing. Il romanzo di Bram Stoker, maestro dell’orrore e del giallo, è un grande capolavoro della letteratura gotica scritto in forma epistolare e si ispira alla figura del sanguinario Vlad III Principe di Valacchia e trasmette in pieno, attraverso le missive, il crescente senso di angoscia dei protagonisti, di fronte all’inarrestabile minaccia (ed, insieme, seduzione) costituita dal vampiro. Dieci piccoli indiani, di Agatha Christie Chi conosce le incredibili doti di giallista della Christie, non potrà mettere in dubbio la sua innata capacità di creare suspense, forse ancor di più nei romanzi privi della figura di un detective, sia esso Poirot o Miss Marple. Senza un detective a mettere in ordine i tasselli della storia, questa sembra svolgersi da sé, in una corsa inarrestabile verso l’infausto destino dei personaggi, ed è proprio questa l’impressione che si ha leggendo Dieci piccoli indiani: un pericolo imminente ed inarrestabile perché invisibile, l’assassino è in casa, è tra noi, ma non si vede, ed intanto è libero di agire, indisturbato. Col suo carico di tensione ed inquietudine, Dieci piccoli indiani, vero capolavoro della Christie, merita di diritto di entrare in questa classifica di libri horror da rileggere ad Halloween. Il Baco da Seta, di Robert Galbraith I fan più accaniti della Rowling sapranno che, in realtà, si nasconde l’autrice di Harry Potter dietro lo pseudonimo maschile, autrice che, con la saga dell’ispettore Cormoran Strike, si è rivelata essere una giallista dalla fervida e torbida immaginazione. Lo mette ampiamente in luce questo secondo romanzo (che potrete leggere senza difficoltà anche senza aver letto il precedente, Il Richiamo del Cuculo, in quanto ogni capitolo è autoconclusivo), che racconta il macabro omicidio di uno scrittore, le cui spoglie vengono presentate come in un banchetto, in una vera e propria messa in scena del suo ultimo romanzo, inedito. Tortura, cannibalismo, necrofilia ed ogni forma di violenza sconvolgeranno il lettore che s’immergerà in queste pagine. Racconti dell’orrore, di Edgar Allan Poe Non potrebbe mancare in questa rassegna […]

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Libri

Il silenzio di Laura, di Paula Fox: un nuovo successo Fazi Editore (recensione)

Tra le recenti uscite Fazi Editore consigliamo la lettura de “Il silenzio di Laura“, dell’autrice statunitense Paula Fox, ripubblicato dalla casa editrice dopo una prima edizione italiana del 2004. Un libro tanto breve quanto crudo ed incisivo, caratterizzato da dialoghi secchi e frasi spezzate, una straordinaria attenzione per i mille dettagli e le più intime riflessioni dei personaggi che incontreremo in queste pagine. Personaggi che ci raccontano che, talvolta, la famiglia può essere il peggiore degli incubi, la gabbia da cui fuggire ma da cui non sempre si ha la forza di scappare. Il silenzio di Laura di Paula Fox: la lucida analisi di una famiglia disfunzionale Il romanzo si apre in medias res: Laura Maldonada e suo marito Desmond Clapper, si accingono a preparare un party d’addio in una stanza d’albergo di New York nel giorno della vigilia della loro partenza per un lungo viaggio in Africa. Invitati, la figlia di Laura, Clara, l’eccentrico fratello omosessuale della donna, Carlos, e il malinconico editor Peter, amico di famiglia della coppia. Le apparenze rimandano ad una normale cena di famiglia, ma nulla è come dovrebbe essere: l’impressione è quella di assistere all’imbarazzante e freddo primo incontro tra estranei, impressione che si fa certezza quando Paula Fox, attraverso un sapiente uso del discorso indiretto libero, immette il lettore nelle riflessioni dell’uno e dell’altro personaggio, sorvolandoli tutti e senza rivelare mai troppo di ognuno: i membri di questa bizzarra e disfunzionale famiglia non s’incontrano, infatti, da anni. Non mostrano alcuna confidenza, alcuna empatia. Sembrano galleggiare nell’aria frasi sospese, mezze parole che rimandano ad un vissuto comune, lontano. Grande assente alla riunione di famiglia, ma non per questo meno presente dei personaggi sulla scena, Alma, l’anziana madre cubana di Laura e nonna di Clara. Minimo comun denominatore di questi personaggi è senz’altro Laura, che Paula Fox tratteggia come una donna singolare e piena di contrasti, fredda ed egoista, appassionata ed irascibile, un mostro dalla quale nessuno, ineluttabilmente, riesce a sottrarsi: il “silenzio” evocato nel titolo è il silenzio di chi non riesce più a comunicare davvero neppure a sé stesso, come dà mostra di fare la donna, che trattiene chiuse dentro di sé per tutta la serata le emozioni -qualsiasi esse siano- suscitate dalla telefonata che riceve in apertura del romanzo. Il microcosmo della stanza d’albergo, del quale l’autrice ci fa avvertire finanche la sensazione di claustrofobia provata dai personaggi, si fa metafora dell’isolamento: ognuno ripiegato su sé stesso, senza lasciare alcun margine di apertura verso l’altro. Ognuno sembra insofferente alla presenza dell’altro e non sembra desiderare altro che fuggire, scappare lontano, perché “le famiglie si stringono fra di loro in una morsa di ferro che definisce. In qualche modo, bisogna rompere la morsa.” Lontano da Laura, che li tiene legati ed avvinti con la sua forza, lontani da un’assenza fin troppo presente, quella di Alma, lontano probabilmente da sé stessi, il “luogo” da cui più di tutto questi personaggi desiderano fuggire, ricreando illusorie identità da dare in pasto ai familiari, per riempire chiacchiere e silenzi […]

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Culturalmente

Poesie d’amore famose, le 7 più belle della letteratura italiana

Poesie d’amore famose, le migliori 7 di poeti italiani. Fin dai tempi più antichi, l’amore ha ispirato, più di ogni altro sentimento, ogni espressione artistica: musica, pittura ma soprattutto letteratura e poesia. Sono innumerevoli, nella tradizione letteraria non soltanto italiana ma europea, le poesie sull’amore, e le più belle sono forse proprio le poesie d’amore italiane: dai trovatori provenzali ai rimatori siciliani e poi toscani dello Stilnovo, fino alla Vita Nuova di Dante, dalle rime d’amore del Petrarca – così spesso richiamate, nello stile, nelle poesie d’amore italiane e finanche nelle altre letterature europee fino alla prima età moderna- fino a quelle del Leopardi, per arrivare ai più moderni Montale ed Ada Merini, il sentimento amoroso ha ispirato generazioni e generazioni di poeti e ci ha regalato alcune tra le poesie più belle di ogni tempo. Scopriamo insieme 7 tra le le più belle poesie d’amore. Le più belle poesie d’amore di poeti famosi: 7 meravigliose dichiarazioni d’amore La nostra carrellata di poesie d’amore di poeti famosi non può che cominciare con Cavalcanti e Dante. Voi che per li occhi mi passaste ‘l core, Guido Cavalcanti Voi che per li occhi mi passaste ’l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia, che sospirando la distrugge Amore. E’ vèn tagliando di sì gran valore, che’ deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d’amor che m’ha disfatto 10da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse: un dardo mi gittò dentro dal fianco. Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto, che l’anima tremando si riscosse veggendo morto ’l cor nel lato manco. La poesia non ha sempre cantato gli effetti positivi di Amore – qui personificato – sull’amante: i dardi infuocati che colpiscono l’io lirico nella poesia del Cavalcanti, con un’immagine topica nella letteratura stilnovista ma non soltanto, che vede negli occhi dell’amata la sua più crudele arma ma anche la sua più efficace arma di seduzione, lasciano il povero amante trafitto e sofferente, senza possibilità di salvezza. Salvezza che potrebbe arrivare soltanto dall’amore della donna amata, invece impietosa ed insensibile alle lusinghe di Cupido. Tanto gentile e tanto onesta pare, di Dante Alighieri Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: sospira Dante, padre della lingua e della letteratura italiana, è tra gli autori di poesia d’amore migliori di sempre. Il sonetto, tra le rime della Vita Nuova (1292 circa) in lode di Beatrice, ci descrive una donna-Angelo caratterizzata da una grazia ed un’umiltà quasi ultraterrene: […]

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