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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

TuttoPizza 2018 alla Mostra d’Oltremare di Napoli

Dove, se non a Napoli, capitale mondiale della pizza, poteva tenersi Tuttopizza, il salone internazionale della pizza, che presenta tutte le novità e le innovazioni in questo settore? Dal 21 al 23 maggio la Mostra d’Oltremare di Napoli ospita Tuttopizza 2018, la terza edizione del salone internazionale della pizza organizzata da Raffaele Biglietto, che può vantare una lunghissima esperienza nel settore fieristico e Sergio Miccu, presidente dell’Associazione Pizzaioli Napoletani, che compie 20 anni, dedicato agli operatori del mondo Ho.Re.Ca. (hotellerie-restaurant-catering) specializzati nel ramo pizzeria. La terza edizione di quest’anno, oltre a riconfermarsi come un valido punto d’incontro tra appassionati, venditori ed addetti ai lavori, ha promosso le novità legate al mondo della pizza, forte dallo scorso anno del titolo di patrimonio dell’Unesco, presentando elaborate pizze gourmet, accostamenti audaci e nuove tecniche di lavorazione, senza però dimenticare quella che è la tradizione italiana ed in particolare campana: molto spazio è stato infatti dedicato agli espositori di prodotti locali come la mozzarella di bufala, il fiordilatte di Agerola, l’olio extravergine di oliva, alcune tipologie di pomodori e di farine tipicamente napoletane. Presenti alla fiera nomi del calibro di Perrella, Molino Caputo e Rosso Pomodoro, la Torrente, Birra Poretti, Nastro Azzurro e tantissime altre eccellenze campane ed italiane. Nel corso dell’evento, della durata di tre giorni, si susseguiranno seminari, masterclass, cooking  show con i nomi più noti dell’ambiente, incontri di confronto e di aggiornamento professionale. Nell’ambito della fiera si svolgerà, inoltre, il Trofeo Tuttopizza, quest’anno duplicato rispetto alle precedenti edizioni perché alla gara classica riservata a team composti da 5 persone, che si terrà il 22 maggio, si terrà il 23 maggio quella a tema Gluten Free, tema a cui è dedicata un’area intera all’interno della mostra. Tuttopizza 2018, gli Artigiani del Gusto protagonisti al Villaggio del Gusto di Perrella Tra le numerosissime novità -come la cola piemontese Molecola, totalmente italiana, offerta e presentata nello stand di Perrella nelle varianti classica, senza zucchero e decaffeinata- e le innovazioni presentate nel salone, notevoli le proposte degli Artigiani del Gusto al Villaggio del Gusto di Perrella, prodotti d’eccellenza campana: come pomodori sia rossi che gialli, olio extravergine d’oliva, formaggi e salumi e conserve, presentati agli operatori della ristorazione. Vero motivo di vanto e fiore all’occhiello del progetto è la Farina Intera realizzata dal Molino Varvello, in collaborazione dell’Università degli Studi di Bologna, la sola farina bianca che, grazie alla Lavorazione Fedele, riesca a mantenere le parti più nobili del chicco di grano. A presentare al pubblico questa portentosa e salutare novità, che ha anche il beneficio di ridurre la glicemia postprandiale sia in soggetti sani che in sovrappeso, è Diego Vitagliano, promotore della Farina Intera in Campania, nel giorno d’apertura, lunedì 21 maggio alle 12:00, in un’incontro moderato dalla giornalista enogastronomica Laura Gambacorta e da Giuseppe Gargiulo. Ciascuno dei sei momenti denominati “Incontri di Gusto” sarà poi seguito da un momento di “Mani in pasta” che vedrà protagonisti i più noti pizzaioli del momento, accanto a Laura Gambacorta, e da numerosi cooking show.

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Teatro

I Miserabili, da Victor Hugo a Luca Doninelli, al Mercadante

I Miserabili di Victor Hugo, grande romanzo storico ambientato a Parigi negli anni successivi alla Restaurazione, va in scena in prima nazionale dal 25 aprile al 6 maggio al Teatro Mercadante di Napoli, nell’adattamento teatrale di Luca Doninelli e con la regia di Franco Però. “Quella di portare I Miserabili sulle tavole di un teatro di prosa è un’impresa temeraria, una sfida per chiunque sia disposto a sopportare un grande insuccesso piuttosto che un successo mediocre. Millecinquecento pagine che appartengono alla storia non solo della letteratura, ma del genere umano. Come l’Odissea, come la Commedia, il Chisciotte o Guerra e Pace.” afferma Luca Doninelli a proposito dell’audace impresa di portare in scena il capolavoro di Victor Hugo, attuale come non mai, com’è proprio di ogni grande classico, nel portare in scena il labile confine tra ciò che è bene e ciò che è male, il divario tra chi ha tutto e chi non ha nulla, tra chi ha il suo ruolo nella società e chi vive ai margini di essa, emarginato, escluso, miserabile. “I Miserabili” di Luca Doninelli, specchio di una società dilaniata dai contrasti Miserabile è chi non riesce ad integrarsi in una società per cui è un reietto, un escluso, un emarginato. Un miserabile non è mai al suo posto, mai al posto giusto, perché non esiste un posto giusto. Miserabile è chi fugge da tutto e da tutti, ma soprattutto da sé stesso. Miserabile è Jean Valjean (Franco Branciaroli), un uomo che ha passato vent’anni in carcere per aver rubato poco più che bambino, in preda ai morsi della fame, una pagnotta. Miserabile è Jean Valjean, che miserabile nell’animo lo è diventato nel corso di vent’anni di lavori forzati, che lo hanno cambiato e reso un uomo diverso. Miserabile è Jean Valjean che, una volta riconquistata la libertà con appiccicata addosso un’etichetta che non gli apparteneva, non ha trovato altra via che il furto, ma un vescovo (Alessandro Albertin), donandogli dell’argento da rivendere, con la sua generosità gratuita lo ha riammesso al mondo. Miserabile è Jean Valjean, che, rinnegato il suo nome ed il bagno penale, costruitosi una nuova identità di sindaco e uomo giusto, vero benefattore, trema tuttavia dinnanzi alla miseria che ben conosce e all’ipotesi che questa possa tornare a perseguitarlo. I Miserabili è una storia di peccato e redenzione, che indaga la miseria insita non soltanto negli stadi più bassi della società di metà ottocento francese, tra galeotti ex-prostitute, accattoni, modelli di strada e studenti squattrinati, ma anche negli stadi più alti. Forse miserabile è il commissario Javert (Francesco Migliaccio) che, dall’alto della sua posizione sociale, guarda con disdegno la miseria umana attorno a sé ossessionato dalla figura di Jean Valjean, ne fa l’emblema della criminalità e, credendolo capace di ogni nefandezza, nella cieca ricerca di giustizia a tutti i costi dedica la sua intera vita alla persecuzione di quest’uomo che, tra mille cambi d’identità, fugge per non dover fare i conti con sé stesso. Miserabile è, forse, chi non crede nella redenzione e […]

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Teatro

Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo al Palapartenope

Dopo due anni di assenza dal palcoscenico, torna al Teatro Palapartenope di Napoli il musical “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo” di David Zard, produttore discografico italiano recentemente scomparso, noto al grande pubblico per il successo planetario del musical “Notre-Dame De Paris“, ispirato all’omonima opera di Victor Hugo, successo replicato con “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo”, che, anche in questa nuova tournée, non smette d’incantare ed emozionare, come se fosse la prima volta, l’affezionato pubblico con il tragico amore degli sventurati amanti veronesi nella più celebre e romantica opera di Shakespeare, portata in scena in un’opera ricca di pathos e di fortissimo impatto scenico, garantiti dalla straordinaria equipe di attori, ballerini ed acrobati e dalle musiche di Gérard Presgurvic, curate da Vincenzo Incenzo nell’adattamento italiano. Ama e cambia il mondo, il monito di Romeo e Giulietta La scena si apre nella Verona rinascimentale, dilaniata dai conflitti tra le due potenti famiglie Montecchi e Capuleti, in antica tenzone. Alla prima appartiene Romeo (Davide Merlini), alla seconda la giovane Giulietta (Giulia Luzi), innamorati fin dal primo sguardo, scambiato fugacemente durante un ballo in maschera organizzato dal padre di Giulietta, il Conte Capuleti (Graziano Galatone, il Febo di Notre-Dame De Paris) per presentarle il suo promesso sposo, il conte Paride. Un amore travolgente, che sfida le rivalità familiari stringendo un’unione segreta e si consuma, fugace, nel tempo di pochi giorni: durante l’ennesima scorreria, Tebaldo (Gianluca Merotti) cugino di Giulietta, uccide Mercuzio (Luca Giacomelli Ferrarini), amico fraterno di Romeo che, per vendicarlo, ne uccide l’assassino ed è per questo esiliato dalla città su ordine del Principe Escalus (Leonardo Di Minno). Ancora una volta, è l’odio a separare due famiglie e due giovani colpevoli solo d’amarsi: Giulietta, pur essendo in segreto sposata con Romeo, è promessa ormai a Paride, e con la morte nel cuore guarda Romeo andar via e con lui i loro sogni. Verrà loro incontro Frate Lorenzo (Emiliano Geppetti) che, grazie ad un filtro che simula morte apparente, permetterà a Giulietta di sfuggire al matrimonio con Paride ed attendere il ritorno di Romeo e ricongiungersi con lui, prontamente avvertito. Celebre la tragica conclusione di un piano perfetto guastato dalla sorte avversa ad un amore nato sotto una cattiva stella, piano mandato a monte da una lettera mai arrivata: credendola morta davvero, Romeo si dà la morte un attimo prima che lei si risvegli e possa, a sua volta, non trovare altro modo per riunirsi a lui se non attraverso il pugnale. L’ardente amore di Romeo e Giulietta, magistralmente interpretato da Davide Merlini e Giulia Luzi, non smette di commuovere ed emozionare con la freschezza della loro gioventù ed  irrompe sulla scena con la portata rivoluzionaria di un messaggio universale: ama, e cambia il mondo. Il cambiamento, se c’è, è possibile solo attraverso l’amore, incarnato qui da Romeo e Giulietta, martiri dell’odio atavico che ha diviso Montecchi e Capuleti per secoli, adesso stretti in un unico, immenso ed ormai irreparabile dolore. Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo: le […]

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Cinema & Serie tv

Puoi baciare lo sposo: le unioni civili al cinema

Puoi baciare lo sposo, commedia diretta da Antonio Genovesi, è in tutte le sale dal primo marzo 2018. Leggera, ironica e molto attuale, la commedia porta al cinema la tematica delle unioni civili (regolamentate dalla cosiddetta “Legge Cirinnà” , entrata in vigore nel giugno 2016) che, contrariamente a quanto oggi accade negli altri paesi europei, ha diviso gli italiani e li divide tutt’ora. Puoi baciare lo sposo… senza dover espatriare L’amore ti coglie improvvisamente e stravolge i piani, mette tutto in discussione. È quel che accade ad Antonio (Cristiano Caccamo), ragazzo italiano che, come tanti, ha cercato fortuna e realizzazione personale all’estero e, probabilmente, anche la possibilità di esprimere il proprio io e vivere la propria normalità senza censure, senza timore del giudizio. L’incontro fortuito con Paolo (Salvatore Esposito, smessi i panni di Genny Savastano della serie Gomorra) cambia le priorità e combatte la paura di mostrarsi: la voglia di unire indissolubilmente la propria quotidianità, il proprio vissuto e il proprio destino, nella buona e nella cattiva sorte, alla persona che si ama, supera perfino – sebbene con qualche timore ed ostacolo – la paura di dover, finalmente, presentarsi alla propria famiglia per chi si è davvero e vivere in Italia la propria omosessualità. Perché, come dice Paolo, “a fare i gay a Berlino sono bravi tutti”, la vera sfida è esserlo in Italia, e ancor di più esserlo col beneplacito delle rispettive famiglie di origine. La giovane coppia si ritroverà dunque costretta ad affrontare il viaggio di ritorno in Italia, per comunicare alle due famiglie il progetto, in compagnia dei bizzarri coinquilini Donato (Dino Abbrescia), uomo cui la crisi di mezz’età ha dato modo di scoprire il femminile dentro di sé, e la svampita Benedetta (Diana Del Bufalo). Giunti nel paese d’origine di Antonio, Civita di Bagnoregio, un affascinante borghetto semi disabitato in provincia di Viterbo, la coppia incontrerà le resistenze dei genitori di Antonio ed in particolare del padre, un Diego Abatantuono qui nei panni di sindaco progressista, accogliente e di larghe vedute, fin quando non si tratta però di suo figlio: se si è mostrato disposto ad accogliere immigrati per ripopolare Civita, e a favorire l’integrazione di questi nel tessuto sociale, presentando Civita come “il paese che accoglie tutti“, mostra totale chiusura di fronte all’omosessualità del figlio, che ha sempre rifiutato di vedere, ed in particolar modo di fronte alla sua scelta di unirsi civilmente ad un altro uomo, uomo che Antonio, aspirante attore, ha conosciuto sul set di un musical, definito da suo padre “la versione gay del teatro“. Rifiutando il suo dovere di sindaco di unirli in matrimonio, si dimostra sindaco (solo apparentemente) progressista, padre omofobo. Ad accondiscendere ai desideri di Antonio, dopo iniziali resistenze, è soltanto sua madre (Monica Guerritore), che pone però alcune condizioni: il matrimonio dovrà esser celebrato in una pittoresca chiesa di Civita – interessante a questo proposito il ruolo della Chiesa, nel film tollerante e aperta all’amore in ogni sua forma -, dovrà esser presente anche la madre di Paolo e, soprattutto, […]

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Teatro

La Divina Commedia, il musical al Palapartenope

Dopo il debutto nel 2007, la più grande opera della letteratura italiana e di tutti i tempi, la Divina Commedia, è in scena al Teatro Palapartenope di Napoli dall’8 all’11 febbraio, in una monumentale opera musicale curata dall’attenta, coraggiosa e curiosa regia di Andrea Ortis e con le musiche di Marco Frisina, vera autorità nel campo della celebrazione del Sacro in musica. Grazie ad un suggestivo gioco di luci che sfrutta le ultime tecniche di proiezione 3D, lo spettatore vive con Dante, in un’esperienza multimediale, il viaggio interiore che lo condurrà, attraverso i tre mondi ultraterreni, dalla sofferenza alla salvezza, in un percorso che è allegoria del percorso di ogni uomo e della fatica dell’espiazione del peccato, dalle bassezze del male alle profonde ed inenarrabili altezze del Divino. L’opera racconta in due atti il dramma tutto umano dell’essere scisso tra il terreno ed il celeste, tra corpo e spirito, essere fisico e metafisico insieme, attratto e trascinato dal basso, che lo seduce con i suoi effimeri piaceri, ma naturalmente tendente verso l’alto: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Inferno, XXVI) A distanza di secoli dalla sua composizione, ancora oggi la Divina Commedia non manca di colpire per la sua profonda umanità e attualità, la capacità di parlare, a distanza di secoli, allo stesso uomo divorato dalle stesse passioni e con lo stesso desiderio di riscatto, per il suo essere, nel cammino di un uomo solo, l’allegoria del cammino dell’umanità intera, opera riproposta attraverso un’opera musicale innovativa e suggestiva, che non tradisce la Commedia dantesca neppure negli usi linguistici (notevole l’uso del volgare nei dialoghi e nel canto e dei passi più belli e conosciuti della Divina Commedia, qui ripresi con fedeltà), ma che ricrea, a partire da questa, un’esperienza nuova e di forte impatto emotivo. La Divina Commedia: un viaggio musicale tra Inferno, Purgatorio e Paradiso Dante Alighieri (Antonello Angiolilli), giunto “nel mezzo del cammin di nostra vita”, ha smarrito sé stesso nella selva oscura del peccato, né più riesce a trovare la luce. A indicargli la via del perdono è il poeta latino Virgilio (Andrea Ortis), che accompagnerà Dante, unico uomo vivo a compiere questo cammino e poterlo raccontare, attraverso i due regni ultraterreni dell’Inferno e del Purgatorio: oltre, non gli sarà concesso proseguire, perché nato prima di Cristo e dunque impossibilitato ad accedere ai Regni Celesti, ma sarà sua guida verso il Paradiso la candida Beatrice (Myriam Somma e Noemi Bordi). Lo spettatore visiterà l’Inferno, a tinte fosche ed atmosfere lugubri, assieme a Dante e Virgilio e rivivrà con loro l’eterna dannazione delle anime prave, che giammai possono “isperar veder lo cielo”, perché cadute troppo in basso, irrimediabilmente lontane dalla luce. Un viaggio attraverso i vizi più perversi e le passioni più laceranti, passioni nelle quali, talvolta, è impossibile non immedesimarsi, come nel travolgente amore adultero di Paolo e Francesca, che ancor dopo la morte non li abbandona, o nella sete di conoscenza mai placata di Ulisse. “E quindi uscimmo […]

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Cinema & Serie tv

Benedetta Follia, Carlo Verdone torna al cinema

Con Benedetta Follia, in tutte le sale italiane dall’undici gennaio, torna al cinema Carlo Verdone, nel suo ventiseiesimo film da regista, attore e sceneggiatore, ormai icona del cinema italiano, che, anche in questo ultimo film, non manca di mettere in scena la follia presente nella vita quotidiana dell’italiano medio, follia indagata spesso e quasi elemento caratteristico dei film di Verdone, che ritroviamo qui finanche nel titolo. Accompagnato in questa impresa dalla giovane Ilenia Pastorelli, alla sua seconda prova di attrice dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, Carlo Verdone è ormai in vetta alle classifiche fin dal debutto nelle sale. Nel mezzo del cammin di nostra vita… mi ritrovai in una benedetta follia Guglielmo Pantalei (Carlo Verdone) è un uomo di mezza età che, nel difficile momento del divorzio da sua moglie, cerca debolmente di riorganizzare la sua vita e si trova a fare i conti con la sua miserabile esistenza: un negozio di articoli religiosi e sacri ben avviato, ereditato da suo padre senza troppo entusiasmo, una ruggente motocicletta ferma in garage, antico cimelio di una giovinezza e di una spensieratezza che sembrano lontanissime, un matrimonio sfasciato dopo venticinque anni di vita comune. Un’esistenza neppure così tragica, ma grigia ed orribilmente piatta, priva di slanci e di stimoli, una vita di giorni che passano sempre uguali, senza lasciar nulla, che lentamente lo sta conducendo alla depressione. A strapparlo via dal torpore è la giovane e frizzante Luna (Ilenia Pastorelli), borgatara romana assunta come commessa nel negozio di Guglielmo e che, con i suoi abiti provocanti e privi della modestia che si addice al suo ruolo, si muove tra paramenti sacri e reliquie come un elefante in cristalleria. Una benedetta follia, che proverà, con l’entusiasmo e l’irriverenza della sua giovane età, a restituire un po’ di gioventù e di colore alla vita di un uomo che si accingeva a trascorrere una senilità all’insegna della rinuncia e del grigiore. Lo convince così ad installare un’app di incontri, grazie alla quale la donna gli organizzerà alcuni, folli appuntamenti al buio, che si risolveranno in scene di esilarante comicità, che indagano con ironico disincanto il fenomeno Tinder. Quello tra Guglielmo e Luna è l’incontro di due generazioni diverse e due modi differenti di concepire la vita, un uomo e una donna lontani per età, estrazione sociale e interessi, ma che troveranno l’uno nell’altra la via. Luna, una giovane sbandata, alle prese con un passato difficile che cerca di nascondere, ma che ancora la tormenta. Guglielmo è il classico protagonista verdoniano. Se nel passato è stato un giovane vivace, dinamico e spregiudicato, nel quale lo spettatore può facilmente riconoscere Ivano Vecchiarutti, il burino che Verdone era solito interpretare assieme a Claudia Gerini in Viaggi di nozze e altri film, oggi Guglielmo è un uomo profondamente insicuro, nostalgico e smarrito di fronte ai cambiamenti, che non riesce a trovare da solo la forza, dentro di sé, per dare una svolta alla sua vita e provare ad uscire dalla sua confort zone, sebbene sia esattamente questo […]

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Libri

Delitto al luna-park di Léo Malet, Burma torna in libreria

Nel novembre 2017 la Fazi Editore pubblica, per la collana Darkside, una riedizione di Delitto al luna-park (1957), giallo del narratore Léo Malet, maestro del noir francese al pari di Georges Simenon, autore delle avventure del commissario Maigret. Protagonista del romanzo di Malet è l’investigatore privato Nestor Burma, il cui esordio letterario avviene nel 1943 col romanzo 120, Rue de la Gare, primo di una lunga serie di racconti e di misteri. Tra questi, mini-serie in una serie più grande, ve n’è una dedicata ai misteri della città di Parigi: quindici racconti dedicati ognuno ad un arrondissement parigino, questo al dodicesimo. Delitto al luna-park, un nuovo caso per Nestor Burma In una calda giornata di maggio, l’investigatore privato Nestor Burma attende invano la sua segretaria Hélène alla stazione, di ritorno da Cannes. Un imprevisto le impedisce di raggiungerlo, e l’uomo, libero da impegni professionali, decide di trascorrere la giornata in giro per la città di Parigi. Entra in un luna-park, spinto dal desiderio di distendersi, avvinto e trascinato dai mille colori, dalle voci, dalle risate di un caldo pomeriggio di maggio. Di certo non immune al fascino femminile, Burma segue, rapito, una sconosciuta dalle gambe tornite sull’ottovolante, ma è ignaro di essere, a sua volta, osservato e pedinato: durante il giro in giostra, subirà un aggressione che metterà a repentaglio la sua vita.  Curioso incidente, considerando che, appena un anno prima, un incidente simile era costato caro ad una giovane, nello stesso luna-park. Alcuni elementi sono comuni a molti dei più grandi investigatori privati della letteratura: come Sherlock Holmes di Conan Doyle e Poirot di Agatha Christie, anche il Nestor Burma di Léo Malet si muove lontano dalle istituzioni ed è, inoltre, caratterizzato da uno spirito anarchico che forse lo avvicina maggiormente a Sherlock Holmes, rispetto al pacato e flemmatico Hercule Poirot. Come entrambi gli investigatori, anche Burma, di natura acuto e piuttosto diffidente, sembra non tenere in gran considerazione le opinioni della polizia, incaricata di seguire il suo caso: mentre questa gli intima di tenersene alla larga – non essendo, nei fatti, in servizio -, Burma non può tenere a bada il suo desiderio di condurre parallelamente le sue indagini, che lo porteranno in direzioni differenti e ben più lontano delle indagini ufficiali, svolte dalla polizia francese. Il suo apporto sarà, infatti, fondamentale per la risoluzione del caso e il lettore non potrà fare a meno di affezionarsi a questo anarchico investigatore che insegue le sue indagini quasi di nascosto, tra flirt e fumo di pipa, altro elemento caratteristico e quasi prototipico della letteratura noir. E lo sa bene Lèo Malet, che più volte ammicca al lettore di gialli, affamato di misteri, tratteggiato in alcuni punti quasi con aspetto caricaturale. Nello spazio circoscritto del XII arrondissement parigino, Burma sembra muoversi, col suo sarcasmo e il suo pragmatismo privo di ogni tatto ed eleganza, finanche espressiva, se non quando si tratta di parlare con una bella donna, con la grazia di un elefante in cristalleria: eppure sono proprio la sua carica esplosiva […]

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Cinema & Serie tv

The Greatest Showman, la magia del circo al cinema

Dal 25 dicembre è al cinema The Greatest Showman, per la regia di Michael Gracey, una meravigliosa commedia musicale che racconta la nascita del Greatest Show on the Earth, il sontuoso ed ammaliante circo P. T. Barnum, dal nome del suo fondatore, interpretato da Hugh Jackman. Il film, che ha già ottenuto tre nominations ai Golden Globes, vede finalmente la luce ed arriva sul grande schermo dopo sette anni di lavoro, in un’annata particolarmente proficua per il genere della commedia musicale, che sembra riemergere dalle sue ceneri, come una maestosa fenice. La colonna sonora, rilasciata all’inizio del mese di dicembre, è ad opera dei compositori Justin Paul e Benji Pasek, reduci dal recente successo conosciuto con La La Land: successo che ha tutte le carte in regola per esser replicato con The Greatest Showman. The Greatest Showman: sognare in grande è possibile A million dreams, citando uno dei brani più belli del film, è quello che P. T. Barnum si impegna a realizzare, per sé e per la sua famiglia. Ma non soltanto: nel circo, egli prova a stupire ed ipnotizzare l’enorme pubblico che ogni giorno cerca nel suo spettacolo la via di fuga alla grigia quotidianità, trovandola nel magico mondo del circo, gioia e festa per gli occhi e per l’animo di grandi e piccini, universo incantato popolato da animali esotici, illusionisti, acrobati, trapezisti e freaks, creature insolite da vedere, come nani e donne barbute: uomini e donne fino a quel momento vissuti ai margini della società adesso cantano e si esibiscono insieme sul palco scenico, sfidando il giudizio dei benpensanti. Quello di Barnum è il circo degli eguali, dove il bianco può danzare assieme al nero, la donna barbuta può essere, almeno per una sera, la prima donna, regina della scena, il nano può indossare una rispettabile divisa da condottiero e condurre in parata una sfilata di magnifici cavalli bianchi. Siamo nell’America del XIX secolo. P.T. Barnum è l’umile figlio di un sarto, bambino curioso e dalla fervida fantasia, che non verrà stroncata da un’infanzia dai contorni dickensiani: rimasto orfano e senza un posto dove stare, troverà l’ancora di salvezza in un impiego presso una compagnia di navigazione, che gli permetterà di guadagnare abbastanza da poter chiedere in sposa Charity (Michelle Williams), ragazza di buona famiglia della quale egli era innamorato dai tempi in cui, con suo padre, si recava presso la sua famiglia a prendere ordinazioni sartoriali. I due vivranno insieme a New York una vita umile ma dignitosa, caratterizzata dall’armonia familiare e dal costante desiderio di Barnum di regalare a sua moglie una vita degna di quella che conduceva con i suoi genitori, e alle sue figlie un’infanzia più serena della sua. Il momento della svolta avverrà, paradossalmente, quando Barnum perderà il lavoro, a seguito della bancarotta della compagnia di navigazione: con una rischiosa operazione finanziaria, riuscirà a convincere la banca a concedergli un prestito tale da permettere la costruzione del circo che, dopo un iniziale momento di crisi, conoscerà fama mondiale, grazie alle sue straordinarie attrazioni e […]

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Cinema & Serie tv

Assassinio sull’Orient Express, Poirot torna al cinema

Dal 30 novembre torna al cinema in Assassinio sull’Orient Express il celebre investigatore Hercule Poirot, nato dalla penna di Agatha Christie, la più grande giallista del ventesimo secolo, riletto da Kenneth Branagh, che nella pellicola interpreta magistralmente l’investigatore belga dai lunghi baffi e dall’intuito infallibile. L’Orient Express è un treno da cui i lettori -adesso anche spettatori- non scendono mai: a 41 anni dalla morte della scrittrice, Assassinio sull’Orient Express è ancora il suo titolo più venduto e senza dubbio uno dei più riusciti, la cui nuova trasposizione cinematografica registra già un ottimo esordio al botteghino. Assassinio sull’Orient Express: la morte viaggia in prima classe “Ha un suo fascino un groviglio di estranei, costretti insieme per giorni, con nulla in comune a parte il bisogno di recarsi da un luogo ad un altro, che non si rivedranno mai più.” – dal trailer Istanbul, 1934. L’Orient Express è stato un treno che collegava Parigi a Istanbul: luogo d’incontri, di viaggi, di storie che s’incontrano e si passano accanto, senza mai toccarsi. O quasi mai. Sarà questo treno a fare da sfondo alle intricate vicende di dodici sconosciuti che non dimenticheranno facilmente questo viaggio. Hercule Poirot, di ritorno nella sua Londra da un viaggio in Israele, affitta per sé una cabina sul lussuoso treno, dotato di ogni comfort e pronto a soddisfare ogni necessità dei suoi passeggeri, tra legni pregiati, comodi sofà, cocktail e banchetti per palati fini. Suoi compagni di viaggio saranno un’eterogenea compagnia: una vedova a caccia di marito, un fisico austriaco, un medico ispanico, un antiquario truffaldino e il suo segretario, un maggiordomo, un’anziana principessa e la sua governante, una missionaria, una coppia di conti. La moltitudine e varietà dei personaggi offre occasione per presentare un cast d’eccellenza, che comprende Johnny Depp, Penelope Cruz e Michelle Pfeiffer. Il piacevole viaggio si trasforma in un incubo quando una tempesta di neve causa una sosta forzata nei Balcani: sarà questo il set ideale, ristretto e circoscritto, per le indagini di Hercule Poirot, che si riveleranno necessarie quando, nel cuore della notte, verrà assassinato con efferati colpi di pugnale uno dei passeggeri. Sospettati, tutti gli altri: nessun altro sarebbe potuto entrare o uscire dal treno, bloccato dalla tempesta su un binario a strapiombo sui Balcani. Il Poirot di Kenneth Branagh riprende fedelmente il Poirot di Agatha Christie: riprende le manie ossessivo-compulsive del singolare investigatore, infastidito da una cravatta allentata o da un granello di polvere e altrettanto metodico e scrupoloso nel lavoro, ma porta in scena soprattutto quell’interesse così spiccato per la natura umana in tutte le sue sfaccettature, affinché chi vive e conosce ogni giorno il crimine non perda la facoltà di riconoscerlo e di riconoscere il bene, nonché una spiccata curiosità e uno straordinario istinto, che lo portano sempre a capo dei misteri apparentemente più irrisolvibili. Il segreto del suo successo? Ordine, metodo e celluline grige. La facoltà dell’anziano investigatore di riconoscere il bene e il male verrà messa a dura prova, in Assassinio sull’Orient Express, quando, una volta rivelate […]

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Teatro

La Principessa Sissi al Palapartenope: il musical

La Principessa Sissi al Palapartenope: il musical. Il 25 e 26 novembre la Compagnia Corrado Abbati, in collaborazione con Alessandro Nidi, porta in scena il musical Principessa Sissi al Palapartenope di Napoli, incentrato sulla figura della ben nota principessa Sissi, Elisabetta di Baviera, sposa di Francesco Giuseppe d’Asburgo e Imperatrice d’Austria, che ha incantato il mondo intero e ispirato adattamenti teatrali e cinematografici, come i film con Romy Schneider, e finanche una serie animata. Il musical è una riscrittura della storia d’amore fra la giovane principessa e suo cugino Franz, imperatore d’Austria, e racconta le peripezie che condurranno la principessa bavarese sul trono. Melodie romantiche, arie a tratti liriche, danze tradizionali ed intermezzi comici si mescolano sul palco, a comporre uno spettacolo ricco e godibile, appassionante e divertente. La Principessa Sissi al Palapartenope: l’amore trionfa alla corte di Vienna La scena si apre in Baviera, dove il duca Max di Baviera (Corrado Abbati), uomo alla mano, semplice e cordiale, a dispetto di ciò che ci si aspetterebbe dal suo lignaggio, cresce le sue due figlie Elena, detta Nené (Antonietta Manfredi), ed Elisabetta, detta Sissi (Cristina Calisi), all’aria aperta, in armonia con la natura e abituate a seguire la legge del proprio cuore, più che la rigida etichetta di corte. Nel frattempo a Vienna l’arciduchessa Sofia (Lucia Antinori) s’impegna a trovare una degna sposa a suo figlio, il giovane Francesco Giuseppe (Francesco Bertoni), imperatore d’Austria. La scelta dell’austera regnante ricadrà sulla nipote bavarese Nené, figlia primogenita del duca Max, beneducata, mite ed assennata come si conviene ad un’imperatrice. L’arciduchessa organizzerà dunque un incontro tra suo figlio, la zia Louise (Antonella Degasperi) e le due belle cugine a Ischl, residenza estiva nella quale l’imperatore avrebbe festeggiato il suo compleanno, incontro finalizzato ad un fidanzamento ufficiale con la prima che, emozionata ed agitata all’idea di esser stata scelta per diventare sua sposa, è tesa all’idea dell’incontro col cugino che non incontra da anni, cugino che è ormai imperatore d’Austria. Tuttavia Franz, contrario alle mire materne e ben più propenso a scegliere da sé la propria sposa, s’innamora, ricambiato, della ben più spontanea ed esuberante Sissi, cugina minore, del tutto allergica alla rigida etichetta di corte e ben più a suo agio tra i boschi e in mezzo ai divertimenti semplici cui era abituata in Baviera, incontrandola un giorno nel bosco, senza conoscerne l’identità. Colpi di scena e forti passioni irrompono alla corte di Vienna quando Francesco Giuseppe scoprirà l’identità della bella fanciulla di cui è innamorato, dichiarazione d’amore che vedrà Sissi combattuta tra seguire il proprio cuore e lasciarsi trasportare dai propri sentimenti, obbedendo ciecamente all’amore che lei stessa prova per il cugino, e il timore d’infrangere il sogno dell’amata sorella, senza il sostegno della quale Sissi sa di non poter essere mai davvero felice, seppur riuscisse a coronare il suo sogno d’amore. Come in una favola -e, in effetti, la storia d’amore tra la principessa Sissi e Francesco Giuseppe è passata alla tradizione popolare come una favola- , l’intrigo si risolverà da sé, […]

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Teatro

Sei personaggi in cerca d’autore al Mercadante

Quest’anno il teatro Mercadante di Napoli ospita, dal 25 ottobre al 12 novembre e con la regia di Luca De Fusco, uno dei testi teatrali chiave del Novecento: Sei personaggi in cerca d’autore, di Luigi Pirandello, autore emblematico di un secolo tra incertezze e repentini cambiamenti, in cui tutto è in discussione. L’opera, realizzata negli anni ’20, non incontrò il favore del pubblico, per il suo carattere decisamente innovativo, che rompe gli schemi classici della rappresentazione teatrale e porta sulla scena con tutta la sua forza il metateatro, disintegrando lo spazio teatrale, senza più confini col reale. Sei personaggi in cerca d’autore, tra finzione e realtà La scena si apre su di un palcoscenico in allestimento, dove una compagnia di attori si accinge a provare un’opera di Pirandello stesso, Il giuoco delle parti, ignara del reale giuoco delle parti che sta per svolgersi di lì a poco sotto gli increduli occhi degli attori e del Capocomico (Paolo Serra). D’un tratto irrompono sulla scena sei personaggi, che affermano di essere in cerca d’autore, in cerca di qualcuno che possa permetter loro di portare sulla scena il loro dramma familiare.  Portatori di una realtà più vera ed immutabile della vita stessa, i personaggi sono distinti dagli uomini anche nel colore. Come fotografie d’epoca, in bianco e nero, i Sei personaggi in cerca d’autore si stagliano sullo sfondo portando alla luce un fardello che, di fatto, è reale ed immutabile come una fotografia: né il tempo la scalfisce o la muta, né è possibile replicarla fedelmente, così come sarà impossibile alla compagnia di attori replicare il dramma dei Sei personaggi senza tradirne l’essenza, per come questi la sentono, senza tramutarlo in qualcos’altro, qualcosa che i Sei personaggi sentono come lontano, estraneo ed artificioso. Il loro dramma è quello di un Padre (Eros Pagni) che, decisosi ad abbandonare sua moglie (Federica Granata) per permetterle di sposare un altro uomo, a suo giudizio più adatto a lei, la allontana finanche da suo figlio (Gianluca Musiu) e ne perde le tracce, ritrovandole soltanto quando questa, vedova e con tre figli, bussa alla sua porta per cercare aiuto, ignara del fatto che la Figlia Maggiore (Gaia Aprea) si era già venduta a quell’uomo, senza sapere chi fosse, per sostenere la madre ed i fratelli minori (Silvia Biancalana e Maria Chiara Cossia) in grosse difficoltà economiche. Lo stesso uomo che, seppur avendo ripudiato sua moglie, continuò per lungo tempo ad osservarne la vita da lontano e i figli crescerne, fino al di lei trasferimento, spiando perfino la più grande delle figlie di sua moglie all’uscita dalla scuola, bambina dalle lunghe trecce che è oggi donna e che reca dentro di sé la traccia della vergogna. Quella portata sulla scena dai Sei personaggi in cerca d’autore è una storia di dolore e miseria irriducibile nella rappresentazione scenica degli attori, perché più vera del teatro, più vera degli uomini stessi, che non riescono a portarla in scena fedelmente e tale e quale i Personaggi la sentono perché imprigionati nella mutezza del loro essere uomini, […]

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Food

Bell e Kavr apre a via Duomo, nel cuore di Napoli

La nota rosticceria e friggitoria napoletana Bell e Kavr, perla della tradizione street food partenopea, fa il bis, e non soltanto per la bontà dei suoi prodotti. Il 2 ottobre alle ore 12 si è tenuta l’inaugurazione del nuovo punto vendita di Bell e Kavr nel cuore di Napoli, in via Duomo 248, punto strategico ad angolo con via San Biagio dei Librai. La prima sede, in via Portamedina, nella Pignasecca, si è già distinta per lo straordinario connubio di qualità, tradizione ed innovazione, vero e proprio santuario dello street food e tappa obbligata per i tantissimi frequentatori abituali di Montesanto. Bell e Kavr tra tradizione ed innovazione Il nuovo punto vendita, situato ad angolo tra San Biagio dei Librai e via Duomo, presenta due invitanti vetrine: quella che affaccia su via Duomo offre gli straordinari prodotti di rosticceria e frittura a cui siamo già abituati. Troviamo infatti la classica pizza a portafoglio, arancini, crocchè di patate e frittatine di pasta dalla doratura perfetta, sia nella versione classica, sia con pasta e patate o besciamella, carne trita e piselli, sia in altre varianti rivisitate con tocco gourmet – come le fantasiose miniporzioni di frittatine di pasta decorate con pomodorini e scaglie di parmigiano, o con zucchine alla scapece -, riscoperta dei sapori tradizionali della cucina napoletana in un’intrigante versione street food che mescola tradizione ed innovazione in ricette gradevoli alla vista, oltre che al palato e all’olfatto, continuamente sollecitati dal profumo di prodotti che, per l’appunto, si presentano come il nome del locale promette: Bell e kavr. La vetrina che affaccia invece su San Biagio dei Librai presenta una novità, l’Officina della Tradizione, un angolo in cui verranno preparate le colazioni con prodotti freschi, salumi e formaggi tipici affettati al momento, tutto di altissima qualità, come l’Auricchio nero e il prosciutto crudo di Norcia, ma anche mozzarella di bufala e legumi di vario tipo. Ad attendere i clienti, oltre alla consueta qualità, un ambiente giovane e accogliente e personale cortese e sorridente, che renderà il pasto un’esperienza piacevole sotto ogni punto di vista. Non resta che augurare in bocca al lupo alla grande famiglia di Bell e Kavr per questa nuova avventura e far presto visita al nuovo punto vendita.

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Attualità

Il quartiere Soccavo contro la nuova antenna telefonica

Dal mese di agosto il quartiere Soccavo, della periferia occidentale napoletana, lotta contro l’installazione di un’antenna telefonica sul tetto di un edificio nel Parco Primavera, di via Giustiniano, una zona ad altissima densità di popolazione. Il 20 settembre, Soccavo scende in piazza per difendere il proprio diritto alla salute e il rispetto delle normative relative all’installazione di ripetitori, le cui onde risultano, nel tempo, fortemente nocive, laddove proprio in queste ore sta sorgendo un’antenna che mina la serenità e la salute di tutti. Antenna telefonica in un centro abitato: un serio rischio per la salute di Soccavo I primi sopralluoghi per l’installazione dell’antenna di base radio per telefonia mobile sono avvenuti nelle prime settimane del mese di agosto, ma solo negli ultimi giorni sono incominciati i lavori per l’effettiva installazione, vissuta dai soccavesi come una tragica realtà. Vivo e forte è lo sdegno e la disapprovazione degli abitanti del Parco Primavera, di via Giustiniano e del quartiere Soccavo intero, che ha visto con orrore concretizzarsi un serio rischio per la salute di tutti. “Noi ci opponiamo a questa costruzione. Impensabile che si possa installare qui un’antenna telefonica. In questo parco vivono persone ancora in chemioterapia e il parco giochi adiacente è frequentato da molte famiglie con bambini. Saremo costretti a vendere gli appartamenti in cui viviamo.” dichiara un’abitante del Parco Primavera, e aggiunge: “Non ci sembra corretto che questa decisione sia stata presa dagli abitanti del palazzo senza prima interpellare il resto del parco”. Nella mattinata del 20 settembre, vediamo protestare madri e padri di famiglia, preoccupati per l’avvenire e la salute dei loro figli, timori che sembrano esser confermate dalle parole di Pina Tommasielli, di Medici per l’ambiente e che, purtroppo, ad oggi non trovano alcuna risposta nelle istituzioni. “L’Agenzia Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) classifica le onde elettromagnetiche ad alta intensità come potenzialmente cancerogene. In questi casi, vige il principio di cautela. In una zona che sia densamente abitata, dove sorgono case, uffici e scuole, non è opportuno inserire elementi potenzialmente nocivi, com’è chiaramente sancito dalla carta di Maastricht.” I potenziali danni del ripetitore saranno percepiti non nell’immediato ma nel tempo, con danni riscontrabili negli anni a seguire. Ancora una volta, si assiste al dramma tutto italiano delle popolazioni abbandonate di fronte al rischio, impotenti ed incapaci di mettervi un freno, senza i dovuti monitoraggi ambientali e sanitari. Popolazioni che, però, non si arrendono, ma scendono in piazza per una giusta lotta, perché nessun bene è più prezioso della salute.

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Teatro

Oscar W a San Domenico Maggiore per Vissi d’Arte

Oscar Wilde al teatro: celebre autore irlandese di fine Ottocento, poeta, drammaturgo e romanziere, dandy, esteta. Personalità enigmatica e brillante, ha fatto dell’arguzia nelle parole e della spregiudicatezza nell’agire i suoi caratteri distintivi, che ne hanno fatto uno dei personaggi più discussi della sua epoca. La rassegna Vissi d’Arte, realizzata dal TRAM di Napoli, ha già abituato il pubblico, nelle scorse sere, a vedere l’arte catapultarsi sulla scena in tutta la sua concretezza. Abbiamo visto note opere pittoriche prendere vita e raccontarci la loro storia e splendide rivisitazioni in chiave teatrale di arti figurative. Ma pochi personaggi, al pari di Oscar Wilde, hanno saputo fare della propria vita -citando Gabriele D’Annunzio- un’opera d’arte. Straordinaria opera d’arte è Oscar W, pièce teatrale di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni, portata in scena il 3 settembre al Convento di San Domenico Maggiore, per la rassegna Vissi d’Arte. Oscar Wilde al teatro Oscar W: una vita tra genio e sregolatezza, ascesa e declino A vestire i panni di Oscar Wilde è Mariagrazia Torbidoni, che con il suo trasformismo e la sua irresistibile mimica incarna il genio dalla conversazione brillante e il vissuto scandaloso, la grande vittima dell’ipocrisia dell’Inghilterra vittoriana, che prepotentemente s’impone sulla scena con la forza evocativa delle sue stesse parole, estrapolate dalle sue opere, in un lungo monologo. D’altronde, quali parole mai potrebbero raccontarlo meglio di così? Si incontra sulla scena il drammaturgo, convinto che il teatro trarrebbe giovamento dalla mancanza degli attori e che la critica teatrale più utile sia quella che non si fa. L’esteta, che fa del bello la sua unica religione. L’abile  e brillante comunicatore, in grado di intrattenere, ammaliare e atterrire, allo stesso momento, l’interlocutore. L’amante generoso, che sacrifica finanche sé stesso. L’amante assassino, perché ognuno uccide l’oggetto del suo amore, come il pittore Basil Hallward che, involontariamente, col ritratto di Dorian Gray uccide e corrompe l’anima del giovane di cui è innamorato. L’uomo fragile, che può resistere a tutto, tranne che alla tentazione. Quella raccontata in Oscar W è la parabola di una vita tra ascese e rapidi declini, luci ed ombre: l’artista innalzato a tal punto dal pubblico, che lo acclama e disprezza insieme, rapidamente cade, affossato dalle critiche di una società oscurantista. Si ripercorre così sulla scena la tormentata storia d’amore con Alfred Douglas, ostacolata dal padre di questi, che denuncerà l’artista, costretto a scontare il reato di sodomia con la pena carceraria. A prendere parte al processo che vedrà Oscar Wilde condannato all’abisso è il pubblico stesso, improvvisamente catapultato nella finzione di una trasmissione televisiva: inquietante monito di quanto la notorietà possa facilmente innalzare ed affondare un uomo sotto gli occhi della società tutta. Attraverso un vorticoso intreccio di eventi e personaggi che appartengono tanto alla vita quanto alle opere – frequenti le citazioni ed i riferimenti al celebre romanzo Il Ritratto di Dorian Gray -, lo spettatore verrà trascinato nella vita di un’artista che è essa stessa arte e sa riscoprire tra le righe delle sue opere la traiettoria esistenziale dell’artista. Oscar Wilde […]

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Libri

Harry Potter: due nuovi libri il prossimo autunno

Se il 2016 è stato un anno ricco di novità per i Potterheads di tutto il mondo, con l’uscita del primo capitolo della nuova trilogia di Animali Fantastici e il debutto teatrale di Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, non si può dire nulla di meno del 2017. Quest’anno cade infatti il ventesimo compleanno di Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo capitolo della saga firmata da J.K. Rowling (e ricordiamo anche il tour di cine-concerti a tema, approdato in Italia proprio quest’anno), ed è stato annunciato un film intero sul personaggio di Lord Voldemort, oltre ad essere previste le riprese del secondo capitolo di Animali Fantastici (nelle sale nell’autunno 2018). Quanto all’autunno 2017, trapelano emozionanti novità: in ottobre, alla British Library di Londra, verrà inaugurata la mostra A History of Magic, dedicata al magico mondo di Harry Potter e aperta fino al febbraio 2018. In occasione della mostra, la casa editrice britannica Bloomsbury pubblicherà due nuovi libri dedicati al celebre mago. Di cosa tratteranno i due nuovi libri di Harry Potter? I due nuovi libri di Harry Potter non saranno veri e propri nuovi capitoli della saga, quanto piuttosto approfondimenti al mondo magico, argomenti meno frequentati, verso cui i fan più appassionati però possono nutrire curiosità, come sono già stati i volumi Il Quidditch attraverso i secoli, Le Fiabe di Beda Il Bardo e Animali Fantastici e Dove Trovarli, che differisce totalmente dal film, tutti editi Salani. I due libri saranno infatti intitolati Harry Potter: A History of Magic, the book of exhibition (Harry Potter: Storia della Magia, il libro della mostra) e Harry Potter: a Journey through the History of Magic (Harry Potter: un viaggio attraverso la Storia della Magia). Nonostante i titoli simili, i due volumi si presentano molto diversi fra loro. Il primo s’incentra totalmente sulle materie di studio alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, come l’arte di preparare pozioni o di predire il futuro attraverso la Divinazione, la Trasfigurazione e gli Incantesimi, ma anche la Storia della Magia e la Difesa contro le Arti Oscure. Il secondo volume, invece, tratterà più approfonditamente la storia del mondo magico, attraverso eventi e tappe significative, e presenterà interessanti curiosità circa l’antica stregoneria, le creature magiche e le leggende legate alla magia.

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Libri

Il mio nemico mortale di Willa Cather

Quest’anno la Fazi Editore ha pubblicato il breve ma intenso romanzo di Willa Cather (1873-1947), vincitrice del Premio Pulitzer, Il mio nemico mortale, precedentemente edito Adelphi, affascinante spaccato di vita di un’alto borghese caduta in disgrazia, raccontato da una giovane amica, Nelly, che è cresciuta nel mito della ricca e spregiudicata Myra Driscoll. E quello di Myra Driscoll è davvero un mito, quello di una gioventù esemplare per spirito di ribellione e forza d’animo: ricca ereditiera, la giovane Myra abbandona lo zio e tutte le sue ricchezze per inseguire il suo sogno d’amore, incarnato dall’affascinante Oswald Henshawe, totalmente sprovvisto del senso degli affari. Il gesto audace e romantico dell’intraprendente Myra diventa presto una leggenda presso famiglia e amici, tanto da fare della donna, nell’immaginario collettivo, il simbolo di una perfetta felicità coniugale e di una ricerca della felicità che sfida le convenzioni sociali e le differenze economiche. Il mio nemico mortale, un sogno che s’infrange Nelly è molto giovane e carica di aspettative quando incontra per la prima volta Myra, dopo averne sentito a lungo parlare dalla sua famiglia. Prova un misto di curiosità e soggezione in presenza di questa colta e abile comunicatrice, così diversa dal marito, che appare un uomo banalmente ordinario. Con un’ombra di delusione scopre, però, che il matrimonio da favola che immaginava e su cui tanti racconti avevano ricamato, non è diverso da un qualsiasi altro matrimonio: lapidarie sono le parole di sua zia che, quando la giovane le chiede se la coppia fosse felice, risponde che si tratta di una coppia felice come la maggior parte della gente. Crolla in questa frase il mito di un’amore folle e irrazionale, di un’incontrollabile felicità, che non è scalfita dalle difficoltà economiche che la coppia affronta né dagli anni che passano: Myra e Oswald appaiono il perfetto ritratto di una coppia alto-borghese caduta in disgrazia, che tende, più che altro, alla reciproca sopportazione e, da parte soprattutto di Myra, a rimproveri e accuse nei confronti del coniuge, definito nemico mortale.   Ma nemico mortale non è solo il coniuge: è anche il demone dell’insoddisfazione, insito nella donna, che la fa sentire inadatta alla vita che vive e in perenne ricerca di qualcosa di più. Lo stesso demone che l’aveva spinta ad abbandonare le ricchezze familiari quando era una giovane aristocratica viziata ed annoiata, alla ricerca di nuove avventure con un giovane di diversa estrazione sociale. Lo stesso demone che ogni giorno le rinfaccia questo errore e nega la felicità e la spensieratezza dei primi anni, prima che la monotonia ed i problemi economici prendessero il sopravvento. S’incrina negli anni un rapporto, nato dalla leggerezza tipica della giovinezza, di fronte ai problemi concreti della quotidianità: è la donna a rinfacciare al marito la sua totale mancanza di concretezza e abilità pratica, la sua inettitudine, mentre a sé stessa adduce frivolezza, materialismo e un perenne senso d’insoddisfazione. Il mio nemico mortale è il racconto del declino di un matrimonio che aveva fatto scalpore proprio perché esempio di un amore fuori dal […]

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Attualità

Matematica: nessuno vuol più insegnarla

La matematica è da sempre la bestia nera degli studenti italiani: ma a quanto pare essa continua a spaventare questi studenti quando, una volta adulti, compiono le loro scelte e s’immettono nel mondo del lavoro. Essa sembra non attirare più neppure i professori, o almeno non abbastanza professori da coprire le quattromila cattedre vuote in tutta Italia. Nessuno sogna più di diventare insegnante di matematica. Il problema si avverte principalmente alle scuole medie, dove le cattedre restano vuote in tantissime regioni italiane, soprattutto al Nord, e neppure i vincitori del Concorso Scuola 2016 riusciranno a colmare questa assenza: si calcola che saranno pronti a ricoprire il ruolo un numero di docenti di matematica che copre appena la metà delle cattedre vuote. Cattedre di matematica vuote: le cause Sono molteplici le cause che hanno portato a questo allarmante abbandono di massa della docenza da parte dei laureati in matematica e discipline scientifiche affini, devastante crollo numerico del quale risentiranno, ancora una volta, gli studenti italiani, costretti alla preparazione discontinua di supplenti, che per altro non sarà neppure così facile trovare: i bocciati al concorso superano, in gran parte delle regioni italiane, i promossi. In Lombardia per matematica e scienze alle medie i promossi sono stati 372 per 915 posti, in Piemonte sono stati 234 su 552 posti, in Toscana e in Sardegna 39 su rispettivamente 197 e 99 posti. Il problema agita presidi e sindacati. Si esprime a riguardo il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: “La mancanza di alcune professionalità nella scuola è anche il frutto dello svilimento, negli anni, del valore della docenza dovuto alla scarsa attenzione che c’è stata nei confronti del sistema di istruzione, sia in termini di investimenti, che di capacità di visione.” Di certo oggi la scuola non è più il porto sicuro che è stata in passato e sono sempre meno i giovani col sogno dell’insegnamento e della cattedra, che oggi sembra lontana e irraggiungibile come non mai. Agli aspiranti docenti vien ricordato, fin dagli anni universitari, che quello dell’istruzione è ormai un mondo saturo, incapace di assorbire le nuove leve. Vengono mostrate agli aspiranti docenti le privazioni, i sacrifici cui ci si espone se si intraprende una strada che oggi è definita rischiosa e spesso diretta al precariato. Ma, se per le facoltà umanistiche resta ancora una larga fetta di studenti interessata all’insegnamento, non si può dire lo stesso per quelle scientifiche, in cui gli studenti desiderano lavorare nella ricerca o nell’impresa, allettati anche da guadagni e condizioni lavorative probabilmente più gratificanti di quelle che otterrebbero come insegnanti. Il mercato del lavoro, e soprattutto quello della ricerca, sottrae i matematici alla docenza e, se non si può costringere nessuno ad intraprendere una carriera che non desidera, bisogna comunque notare le allarmanti conseguenze di questo fenomeno. Giorgio Bolondi, ordinario di Matematica alla Libera Università di Bolzano, osserva le responsabilità che l’istituzione universitaria ha in questo fenomeno: “L’università deve farsi carico del problema: non laureiamo abbastanza matematici, i nostri corsi di laurea vedono ancora l’insegnante come un sottoprodotto […]

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