Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

Il giardino dell’amore inaspettato: il nuovo romance di Iona Grey per Newton Compton Editori

Recensione del romanzo di Iona Grey Il giardino dell’amore inaspettato Pubblicato durante l’estate da Newton Compton Editori, Il giardino dell’amore inaspettato è un romanzo emozionante e delicato di Iona Grey, il secondo pubblicato in Italia dopo il successo di Lettere a un amore perduto, edito Giunti. Anche questo romanzo è ambientato in Inghilterra, ma negli anni tra la prima e la seconda Guerra Mondiale.  Protagonisti delle vicende, una donna, un uomo ed una bambina, che alternativamente si scambiano voce e punto di vista, nel corso del romanzo, disseminando e raccogliendo misteriosi indizi di una particolarissima caccia al tesoro che ricongiunge passato e presente: la caccia al tesoro organizzata da Selina, la madre di Alice, per intrattenere in via epistolare la figlia Alice, che attende presso la tetra dimora dei nonni, che la ospitano malvolentieri, il suo ritorno da un lungo viaggio in Birmania in compagnia di suo marito. La narrazione, nel romanzo di Iona Grey, si svolge su due binari paralleli che, contrariamente ad ogni legge matematica, arriveranno a congiungersi: la giovinezza di Selina Lennox, raccontata a partire 1925, e la caccia al tesoro organizzata per Alice, una bambina dolcissima ed acuta che comunica le sue emozioni attraverso la pittura, nel 1936. Selina racconta, in una serie di lettere che serviranno a fare sentire alla figlia la sua presenza, anche se è lontana, e rivelarle il segreto della sua nascita attraverso una serie di indizi nascosti nella dimora di Blackwood, dove la bambina l’attende, la sregolata giovinezza di una donna dell’alta società, una donna splendida e piena di vita ma con un terribile dolore che cerca di offuscare con i suoi eccessi, una giovinezza vissuta tra feste, alcol, follie in compagnia di una comitiva di giovani annoiati ed eccentrici e discutibili avventure che spesso l’hanno condotta sulle pagine scandalistiche dei giornali londinesi, tali da far impallidire gli austeri genitori, preoccupati che, con una simile condotta, la loro secondogenita potesse non contrarre un buon matrimonio; l’incontro fortuito con Lawrence, un talentuoso artista squattrinato, inaccettabile negli ambienti che Selina è solita frequentare, con il quale la donna scopre, ciononostante, di condividere molto più di quanto può con gli uomini compassati, ricchi e viziati del suo ambiente, di essergli nel profondo immensamente più vicina che a loro, nonostante l’imperdonabile -agli occhi di una società classista- differenza di ceto; ed il matrimonio, già nell’aria da tempo, nonostante l’atteggiamento ribelle di Selina, con Rupert Carew, un gentiluomo serio e posato, vicino alla sua famiglia fin dai tempi della morte in guerra dell’amato fratello di Selina, Howard. La caccia al tesoro organizzata per la piccola Alice dissemina il romanzo di indizi utili al lettore per comprendere i segreti del passato e le conseguenze che questi hanno avuto sul presente, segreti rimasti, fino ad allora, inconfessati ed inconfessabili finanche alla propria figlia, per le complesse ricadute che questi hanno avuto sul presente, le scelte difficili e sofferte che la giovane donna ha dovuto prendere per tutelare sé stessa e sua figlia e che verranno improvvisamente messe tutte in […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

La staffetta antologica a cura di Vincenza Alfano: la presentazione nel primo weekend di In-Chiostro

Al via In-Chiostro, la rassegna letteraria che ricongiunge editoria e grande pubblico nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli: ogni fine settimana, dal giovedì alla domenica, per tutto il mese di settembre Ripartire dalla cultura, ripartire in sicurezza, nel pieno rispetto delle regole anti-covid ma con l’intenzione e la speranza di un ritorno graduale alla normalità: ogni fine settimana, dal 3 al 26 settembre la letteratura torna al centro della scena con una moltitudine di eventi afferenti alla rassegna In-Chiostro, eventi che ricongiungono editori, scrittori e pubblico, a lungo divisi e messi a dura prova dai difficili mesi del lockdown. La rassegna, nata dall’idea delle case editrici Valtrend, inKnot e Homo Scrivens dell’Associazione Campana Editori, vuole porsi come simbolo di rinascita, la letteratura diviene la fenice che risorge dalle ceneri di una triste stagione delle nostre vite che ha messo in ginocchio il settore della cultura, dell’editoria e dello spettacolo. La rassegna presenta un programma ricco di ospiti e di eventi, tra presentazioni di libri ed incontri con autori e curatori, offrendo finanche la possibilità di proporre i propri manoscritti alle firme editoriali ivi presenti. Ogni settimana, la manifestazione si tingerà di un diverso colore di in–chiostro, per indicare il genere letterario tematico di quella settimana: nel primo weekend (3-6 settembre), In-Chiostro Blu per narrativa, narrativa per ragazzi, poesia e attualità, nel secondo (10-13 settembre) In-Chiostro Rosso, per gialli, noir, storia e filosofia, nel terzo (17-20 settembre) In-Chiostro Giallo Senape, per cucina, salute, poesia e saggistica, mentre chiuderà la rassegna (25-26 settembre) In-Chiostro Verde, con arte, fumetti, fantasy, turismo, cultura napoletana e tecnologie Nella serata del 5 settembre, nel primo weekend della rassegna, si è tenuta una Staffetta Antologica: la presentazione dei due volumi Vizi capitali in cento parole e Napoli a 45 giri, entrambi editi da L’erudita, due raccolte di racconti curate dalla scrittrice napoletana Vincenza Alfano, due lavori nati dalla fucina letteraria L’Officina delle parole durante i duri giorni della quarantena. Due progetti corali cui aggrapparsi nei giorni della solitudine e della paura, perché la letteratura è ciò che ci tiene, nonostante tutto, ancorati alla vita, alle speranze, ai sogni. «Sono libri-laboratorio, sono piccoli gioielli, scrigni dai quali si attinge per esprimere le proprie emozioni e le storie con le parole essenziali ed efficaci, scrivere significa far affiorare le nostre fragilità, le nostre ossessioni. Attraverso la scrittura ci denudiamo» spiega la curatrice, con particolare riferimento alla brevità dell’esperimento letterario, denso, complesso ed affascinante, delle 100 parole in Vizi capitali; un «esercizio di semantica e di stile, vero gioco letterario» in cui gli autori dell’Officina, volti nuovi e già noti del panorama letterario napoletano, si sono di sovente impegnati. Napoli a 45 giri, la seconda antologia presentata nel corso della serata, è invece un più esteso esercizio di scrittura narrativa che fa parte di un ciclo (non soltanto Napoli raccontata a 45 giri, ma anche Roma e Milano), nel quale i 45 autori della raccolta si sono cimentati nella prova di raccontare Napoli scegliendo come […]

... continua la lettura
Libri

Il weekend di Charlotte Wood: il romanzo dell’amicizia nella terza età

Recensione del romanzo di Charlotte Wood Il weekend, un’imperdibile uscita NN Editore Il weekend, l’ultimo romanzo di formazione della pluripremiata autrice australiana Charlotte Wood sul tema dell’amicizia, esce ad agosto per NN Editore, nella collana La Stagione. Tematica fondamentale, e collegata al macro-tema dell’amicizia, è la vecchiaia: sono protagoniste, infatti, tre donne ultrasettantenni amiche da quarant’anni, e che ciononostante sembrano non ricordare più cosa fosse a tenerle unite. Una forza misteriosa e segreta ha tenuto unite nel corso di tre lunghe e diversissime vite, caratterizzate da alterne vicende, tre complesse personalità, Jude, Wendy e Adele: rispettivamente, una donna forte e decisa, austera e determinata, ma int­­rappolata da trent’anni in una relazione con un uomo sposato che non le dedica che i suoi ritagli di tempo, un’intellettuale di successo ormai divenuta un’anziana svampita e trascurata, vedova di un uomo che ha amato moltissimo e disperatamente attaccata ad un cane decrepito e sofferente,  che tiene in vita perché mantenga lei attaccata alla vita, ed un’attrice di teatro che rimpiange i lontanissimi fasti del passato, bella come allora, ancora desiderabile, nonostante l’età, ma non più desiderata, priva di solide prospettive future, di risparmi, di certezze. La quarta protagonista del romanzo di Charlotte Wood, un più che vivido fantasma sullo sfondo, è la defunta Sylvie, l’amica che è stata traît-d’union del rapporto tra le tre donne, il collante che le teneva unite in un delicato equilibrio tra personalità fortemente contrastanti, che adesso si trovano riunite nella villa di villeggiatura della donna, col compito di svuotare l’appartamento dai ricordi di una vita intera e dal ciarpame accumulato negli anni, prima di metterlo in vendita. Il racconto si svolge interamente, tra diversi cambi di prospettiva che spalancano al lettore le porte dell’animo di ognuna delle tre donne e talvolta fanno luce sul loro passato, nel corso di un unico fine settimana, così fondamentale per le loro vite. Si diceva, per questo motivo, che è Il weekend è un romanzo di formazione: l’evoluzione delle tre donne, colpite da tre diverse epifanie chiarificatrici nel finale del romanzo, le condurrà a mutare profondamente rispetto agli esordi, a leggere in una nuova alba un nuovo, insperato inizio, anche nella terza età, il coraggio di rialzarsi dopo una batosta, nonostante la stanchezza di una lunga vita vissuta, nonostante le delusioni, nonostante la sofferenza di un corpo, appesantito e affaticato, che non risponde più all’immagine che di esso ha l’anima, sempre giovane e pronta a rinnovarsi. Il romanzo di Charlotte Wood svela in una incantevole prosa dai tratti fortemente letterari, in una storia orchestrata con precisione millimetrica, il mistero e la forza dell’amicizia nella terza età, un caposaldo incrollabile nonostante le bugie, i tradimenti, i conflitti irrisolti ed i rancori mai sopiti, i segreti che inevitabilmente, come saggiamente ricorda Jude, prima o poi saltano fuori. Ma è proprio quando il passato diventa per la prima volta sorprendentemente chiaro che è possibile guardare avanti e volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti futuri, programmare un domani, trovare a 75 anni la forza di ricominciare.

... continua la lettura
Libri

Il romanzo della rosa. Storie di un fiore raccontate da Anna Peyron

Recensione del saggio di Anna Peyron Il romanzo della rosa. Storie di un fiore Anna Peyron è la vivaista fondatrice del Vivaio Anna Peyron a Castagneto Po, specializzato nella coltivazione di fiori, soprattutto rose antiche e botaniche. Proprio alla rosa, che, nelle parole del curatore della prefazione Ernesto Ferrero è “una lente attraverso la quale si può mettere a fuoco la storia del mondo“, è dedicato il saggio Il romanzo della rosa. Storie di un fiore, uscito nel mese di giugno per Add editore. Attraverso la rosa, un fiore dalle mille incarnazioni e personalità, che di volta in volta assume nomi e tratti simbolici di un’epoca, è possibile ripercorrere la grande storia negli snodi in cui questa s’intreccia con la storia del fiore. Nelle pagine del saggio di Anna Peyron – che è romanzo perché vi compaiono, comparse o protagonisti, come Giuseppina Bonaparte, innumerevoli personaggi – il lettore scoprirà tratti inediti dei grandi nomi della storia: la passione della moglie di Napoleone, Giuseppina Bonaparte, e la sua grandissima competenza nella coltivazione delle rose, nell’ibridazione e nel collezionismo di rose e piante rare, donate all’imperatrice dallo stesso Napoleone, che si appropriava di queste rarità durante i suoi viaggi, tali da rendere il maestoso giardino della Malmaison, la residenza dell’imperatrice, un modello sempre più imitato nell’alta società, al punto che, caduto l’Impero, vi sopravviverà il gusto per i giardini e per la coltivazione delle rose sovra ogni altro fiore, simbolo di potere, bellezza, purezza ed eleganza non soltanto presso l’aristocrazia e l’alta borghesia europea, ma anche presso gli strati meno agiati della popolazione, dove la rosa, vero e proprio lusso, assurgeva a simbolo di una sorta di comunanza di gusti e d’interessi -e dunque un tratto di ricercatezza- con i nobili, un modo per sentirsi parte di quel mondo patinato, di quella società. Attraverso personaggi e luoghi diversi, dalla Francia, all’Inghilterra, fino alla Cina alla Russia e alle Americhe, inseguendo la scia del profumo della rosa, Anna Peyron ricostruisce, dall’Ottocento ad oggi, la storia della passione per la coltivazione di rose, una passione che ha radici ben lontane (difatti della bellezza e della purezza della rosa ci parlano le fonti letterarie fin dai tempi di Omero) e che conoscerà il suo picco in Europa grazie alla figura di Giuseppina Bonaparte, vera e propria mecenate di artisti e uomini di scienza cui si devono varietà di rose apprezzate ancora oggi. Un saggio ben scritto, ricco di ritratti inediti di uomini e donne della grande storia, di luoghi, di profumi e di curiosità, che ripercorre, come nelle tappe di un romanzo, senza ricorrere ad un uso eccessivo di tecnicismi -il che rende il romanzo godibile anche per chi non fosse un esperto in materia-, le tappe della storia della rosa, protagonista indiscussa dei giardini di ogni tempo, nelle sue mille, profumatissime e coloratissime varietà. Un saggio-romanzo che adoreranno tutti coloro che si lasciano sedurre dalla poesia senza tempo di una rosa. Immagine copertina: ufficio stampa

... continua la lettura
Food

SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a piazza Dante

SfogliateLab, il noto brand di bar-pasticceria di Vincenzo Ferrieri con sede storica a piazza Garibaldi, apre un secondo punto vendita a piazza Dante, 80, il primo luglio, a vent’anni dall’apertura della prima sede: un’apertura che è anche rinascita, un buon auspicio per lasciarsi alle spalle un periodo terribile: è al padre Salvatore, guarito dal Coronavirus, che il figlio Vincenzo dedica quest’apertura, un nuovo inizio denso di speranze e preludio di un successo garantito dalla fama della brand, ormai baluardo della tradizione pasticciera napoletana da tre generazioni, tra storia e creatività. Stanchi del solito aperitivo a base di patatine e olive? Niente paura! Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo di SfogliateLab   Sabato 25 luglio Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a base di sfogliatelle rustiche nella nuova sede di SfogliateLab: un ottimo menù a base di sfogliatelle ricce rustiche, connubio di tradizione ed innovazione per soddisfare ogni palato, da gustare in compagnia. Una deliziosa sfoglia croccante, come insegna la tradizione, che avvolge -letteralmente- i sapori tipici della cucina napoletana: salsicce e friarielli, peperoni, melanzane, provola, ricotta e salame. Per chi invece avesse voglia di dolce, nel menù del nuovo punto vendita SfogliateLab non possono di certo mancare le celebri Sfogliacampanelle, sfogliatelle ricce dolci classiche, al cioccolato, al pistacchio, ricotta e pera o in altre varietà in una particolare forma conica che ricorda, appunto, una campanella. Ma la fantasia di Vincenzo Ferrieri non si ferma qui: il nuovo bar-pasticceria di piazza Dante reinventa una ricetta tipica della tradizione dolciaria italiana in una presentazione decisamente originale e iconica della nostra città. Si tratta del Mokamisù, un tiramisù, preparato nella sua ricetta classica, servito all’interno di una moka che il cliente può portare a casa con sé. Un oggetto immancabile nelle case degli italiani e, particolarmente, dei napoletani, dove il caffè è oggetto un vero e proprio culto, un rito che si ripete più volte in un giorno e che ha del sacro in tutte le sue fasi, dalla preparazione fino alla degustazione. Cantava Domenico Modugno, nella celebre canzone dedicata al caffè di Modugno e Pazzaglia, “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’/ e nisciuno se spiega pecché / è ‘na vera specialità!“. Una presentazione innovativa di uno dei dolci più apprezzati e conosciuti tanto in Italia quanto all’estero della nostra tradizione dolciaria nazionale, che di certo attrarrà tanto i turisti quanto gli affezionati avventori napoletani del locale. Al centro di piazza Dante, ai piedi della statua del Sommo Poeta uno striscione recita: “Essere napoletani è meraviglioso”. Seduto ad uno dei tavolini di SfogliateLab, centrale rispetto alla piazza, gustando le sue ultime prelibatezze in una delle piazze più belle e vitali della città, è impossibile dubitarne. Foto di Serena Schettino  

... continua la lettura
Libri

Nessuno ti chiama per nome: l’ultimo romanzo di Tommaso Occhiogrosso

Recensione del romanzo di formazione di Tommaso Occhiogrosso Nessuno ti chiama per nome. Un’estate con Sashi Edito Les Flâneurs (2019), Nessuno ti chiama per nome è un romanzo di formazione di Tommaso Occhiogrosso che racconta il delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta, dall’ingenua inconsapevolezza del bambino alla sempre più lucida, e a tratti triste, presa di coscienza che caratterizza la maturità. Un romanzo di formazione che si svolge nel corso di un’estate –Un’estate con Sashi è il sottotitolo- e che vede il giovanissimo protagonista, Carmine, un sensibile ragazzino di Oria, crescere, conoscere, comprendere da un evento di cronaca che non lo riguarda in prima persona, ma che prende a cuore come se la cosa lo riguardasse, quanto sia spessa, tra gli adulti, la coltre dell’indifferenza, avendo loro perso ormai irrimediabilmente tutto l’ardore, la generosità e l’altruismo del bambino che fa del bene senza ricavarci nulla. Carmine è un ragazzino diverso, di una diversità vissuta sempre con imbarazzo, ma che si rivela un dono, com’è ricchezza ogni diversità: ama leggere, disegnare, rifugiarsi nel suo mondo, dal quale osserva tutto e molto comprende di ciò che agli altri è precluso. Il disegno, più che una passione, è un dono: le figure di Carmine hanno vita propria, così vicine al reale da sostituirsi ad esso: come Sashi, la giovanissima nomade, la zingarella scomparsa disegnata da Carmine seguendo le indicazioni di suo padre, che ne denuncia la sparizione invano, perché di sua figlia, l’ultima tra gli ultimi, non importa a nessuno. Sashi non è che un ritratto affisso in città, dove ogni passante posa distrattamente lo sguardo, come lo poserebbe su una pubblicità e con molta meno attenzione di quella che dedicherebbe ad un necrologio. È un’invisibile, un’emarginata: come Carmine, cui nessuno presta attenzione, che è l’unico ad interessarsi alla scomparsa della ragazza e a darsi da fare a ritrovarla per come può, con l’ausilio di un giovane prete, Don Lorenzo, e della sua bicicletta. La bicicletta, oggetto del desiderio nei primi capitoli del romanzo, emblema della condivisione con i propri coetanei e della desiderata e difficilissima accettazione nel gruppo, così fondamentale per ogni adolescente, richiamata alla mente dall’immaginazione e divenuta poi pretesto per recarsi ogni giorno in caserma e avere l’opportunità di disegnare i tratti così particolari dell’appuntato Carbone e cercare di scorgere l’uomo dietro l’appuntato, diventerà poi, lasciato il mondo delle idee per incarnarsi nel reale, il mezzo per la libertà, ciò che permetterà a Carmine di estendere il suo raggio d’azione per operare all’interno della società: ritrovare Sashi, anche se non toccherebbe a lui farlo, anche se della sua scomparsa non importa a nessuno. Nel Carmine di Tommaso Occhiogrosso riecheggiano grandi figure della letteratura, riferimenti espliciti o chiaramente allusi nel testo: l’Arturo di Elsa Morante e il Cosimo di Calvino nel Barone rampante, che dall’alto del suo albero, lontano ed escluso dalla società dei suoi simili, ma avvantaggiato da una straordinaria ampiezza di vedute dovuta alla sua posizione solo apparentemente marginale, osserva, comprende, e fa del suo meglio per essere utile a coloro […]

... continua la lettura
Libri

La casa e il mondo: il Bengala di Rabindranath Tagore

Recensione di La casa e il mondo, il romanzo edito Fazi del premio Nobel Rabindranath Tagore Torna in libreria per Fazi Editore, con una nuova traduzione, La casa e il mondo, uno splendido ritratto dello Stato del Bengala all’alba del Ventesimo secolo, dello scrittore Premio Nobel per la Letteratura Rabindranath Tagore, il primo scrittore non occidentale a ricevere questo riconoscimento nel 1913. La casa e il mondo è uno splendido romanzo a tre voci -tre potentissime voci l’una profondamente diversa dall’altra- che racconta non soltanto lo Stato del Bengala sconvolto, nei primi anni del Novecento, dalle rivendicazioni del movimento indipendentista indiano contro la dominazione britannica ma, in senso più ampio, il conflitto tra il proprio universo interiore, gli universi interiori di ognuno e la realtà storica che fa da sfondo alle complesse vicende dell’io che conosce altri io. Un romanzo dalla prosa delicata, poetica ed elegante che conduce il lettore attraverso le fila del racconto, congiungendo microcosmo e macrocosmo e svelandone i punti di contatto e le contraddizioni. La casa e il mondo spalanca le porte sugli universi interiori di tre individui dalle personalità diverse e fortemente contrastanti, ne svela i segreti ed i pensieri più intimi, permettendo al lettore di riconoscere quelle voci come caratteristiche di quei personaggi e spingendolo a cambiare continuamente punto di vista, empatizzando ora con una voce, ora con l’altra. Il lettore incontrerà così, in principio, Bimala, nelle prime pagine del romanzo una perfetta moglie indiana, che ha bisogno di adorare il marito per poterlo amare, che ricerca in lui un rapporto gerarchico e “verticale”, una subordinazione che Nikhil, un uomo colto e moderno ma mite e politicamente moderato, dedito più alla speculazione filosofica e spirituale che all’azione, non desidera per un rapporto tra pari ma che accetta come “pegno” necessario alla donna che ama e rispetta profondamente. Vorrebbe sentire la voce più vera dell’io, al punto da spingerla a lasciare il gineceo domestico per conoscere il mondo fuori dalla porta di casa, mondo nel quale lei afferma di sentirsi fuori luogo, a disagio, ma che Nikhil desidera che lei conosca affinché possa sentirsi libera davvero in una condizione scelta e non costretta dalle convenzioni sociali. La terza, imponente voce del romanzo è quella di Sandip, leader radicale del movimento indipendentista indiano, un io forte e avido, un incantatore d’anime che risponde alla legge naturale del volere per il soddisfacimento del proprio ego. Una personalità incredibilmente carismatica che riesce ad attrarre Bimala con la forza delle proprie idee, a tirarla fuori dall’isolamento domestico con l’irresistibile nenia della propria oratoria, rendendola la personificazione della dea della rivoluzione. Sandip è l’uomo forte verso il quale Bimala vorrebbe riversare la propria adorazione, l’adorazione di cui lei sente di aver bisogno per poter amare un uomo, un uomo dall’ego fortissimo, abituato ad ottenere sudditanza e verticalità nei rapporti che instaura. Al contrario, quella di Nikhil è una personalità mite moderata, che nell’adorazione della moglie vede una sudditanza che reputa svilente in un rapporto tra pari e nella lotta armata, […]

... continua la lettura
Libri

La ballata dell’usignolo e del serpente: l’atteso prequel di Hunger Games

Recensione dell’attesissimo prequel della saga di Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente A otto anni dall’uscita dell’ultimo romanzo della trilogia di Hunger Games, Il canto della rivolta, accompagnata dal fortunatissimo esordio cinematografico della saga con Jennifer Lawrence nel ruolo di Katniss, Josh Hutcherson nel ruolo di Peeta e Liam Hemsworth in quello di Gale, la saga distopica di Suzanne Collins torna in libreria con l’atteso prequel La ballata dell’usignolo e del serpente, edito Mondadori come i precedenti. Protagonista delle vicende raccontate nel romanzo, questa volta ambientato molti anni prima che si svolgessero gli Hunger Games vinti da Katniss e Peeta, è Coriolanus Snow, quello che i fan della trilogia hanno già imparato a conoscere nel ruolo del Presidente Snow, Presidente di Capitol City e acerrimo nemico di Katniss Everdeen, delle libertà individuali e della rivolta che lei porterà avanti nel corso della trilogia. Nell’universo distopico ricreato da Suzanne Collins, in questo prequel la guerra che ha distrutto la pace di Panem è già trascorsa, ma il ricordo è ancora troppo recente e la ferita troppo fresca. Gli abitanti di Capitol City, ricchi casati nobiliari i cui nomi richiamano tempi gloriosi ormai andati, hanno perso i loro cari in una guerra da tutti loro ritenuta giusta e necessaria, sebbene dolorosa, per imporre la guida di Capitol sui Distretti, territori i cui nomi vengono semplicemente numerati da 1 a 12, abitati da uomini che vivono in condizioni via via peggiori, che lavorano per la ricchezza e lo sfarzo di Capitol City, che sono ritenuti appena umani e che, soprattutto, ogni anno dalla fine della guerra sono tenuti ad offrire in sacrificio, nel giorno della Mietitura in diretta tv, due Tributi: un giovane uomo ed una giovane donna, di età compresa tra i 12 ed i 18 anni, che dovranno raggiungere Capitol City per combattere in un’arena, sotto i riflettori televisivi, all’ultimo sangue, finché ne sopravviverà uno soltanto, incoronato vincitore di quella edizione degli Hunger Games. Nell’anno della narrazione, si svolge la Decima edizione, la prima che vedrà i Tributi guidati ognuno dal proprio Mentore, uno studente dell’Accademia che dovrà sostenerli dall’esterno dell’arena e aiutarli, per quanto possibile, in modo da facilitarne la vittoria. L’ambizioso Coriolanus è figlio di una nobiltà decaduta, ha perso i genitori a causa della guerra e vive, oramai ridotto in una decorosa ed insospettabile miseria, con l’altezzosa nonna che, sdegnosa della propria condizione, non smette di curare il proprio giardino di rose bianche (le stesse che l’anziano Presidente Snow curerà fino all’estremo nella trilogia), e la cugina Tigris. Gli Hunger Games diverranno per il giovane Coriolanus, col ricco premio destinato al Mentore del vincitore, un’occasione imperdibile di riscatto personale e familiare da una condizione che non si confà al suo casato distrutto dalla guerra, in una Capitol City che vede emergere personaggi dal casato inferiore o addirittura originari dei Distretti ma immensamente più facoltosi. Coriolanus sarà mentore di Lucy Gray Baird, una misteriosa ragazza del Distretto 12, il più povero ed emarginato, che incanta i telespettatori […]

... continua la lettura
Libri

Primo piano sul cadavere: la prima indagine di Nestor Burma

Recensione di una delle ultime uscite Fazi Editore, il primo romanzo di Lèo Malet della serie dell’investigatore privato Nestor Burma, Primo piano sul cadavere Uscito per la prima volta nel 1985 col titolo originale di Gros plan du macchabée, e finora inedito in Italia, Primo piano sul cadavere è la prima avventura dell’investigatore privato Nestor Burma, l’eroe noir del politicamente scorretto nato dalla penna di Léo Malet, uscito nel mese di maggio per Fazi Editore, come gli altri titoli della serie. In questo primo caso, incontriamo un Nestor Burma più giovane e con meno esperienza ma nondimeno arguto e sarcastico, un anticonformista dalla battuta pronta ugualmente donnaiolo e squattrinato, se non di più, tale da reggere con tranquillità il confronto con la sua versione più anziana ed esperta che il lettore ha imparato ad apprezzare nelle precedenti pubblicazioni Fazi. Gli esordi di Nestor Burma nel mondo dell’investigazione privata sono nella Francia degli anni Quaranta in un set cinematografico dalla sceneggiatura che ricorda un film in bianco e nero: lui, bello e tenebroso, attore di successo e gran seduttore, e lei, una bellezza mai sfiorita nonostante l’avanzare dell’età. Sul palco, Nestor Burma malamente truccato e travestito, una comparsa sul set non prevista dalla sceneggiatura ma fortemente richiesta, anzi pretesa, dalla primadonna della produzione, che non è l’attrice protagonista bensì l’attore protagonista, Julien Favereau, che ha ricevuto una lettera di minaccia e ha ingaggiato Burma affinché lo segua sul set come guardia del corpo, per proteggerlo da eventuali aggressioni. Ma, una volta terminate le riprese, l’attore torna nel camerino e muore improvvisamente sotto gli occhi dell’investigatore. Nella stanza, nessuno oltre alla vittima, che si scoprirà essere un uomo insensibile e cinico nei confronti del quale tutti avevano fondati motivi di disprezzo e risentimento, e al suo protettore, un investigatore che non ha alcuna simpatia verso la vittima, che pure lo ha ingaggiato e verso la quale ha, suo malgrado, un debito morale: scoprire l’identità del suo assassino, costi quel che costi. È in questo caso che Nestor Burma avrà il suo primo incontro con il giornalista del Crépuscule Marc Covet, alle prime armi come lui, presenza fissa negli altri capitoli della saga: è questo caso che determinerà la fama del giornalista e dell’investigatore privato, due personalità fino ad allora sconosciute, che sfrutteranno le luci della ribalta e la stampa scandalistica per acquisire una certa notorietà nelle rispettive professioni. L’intrigo della prima, brevissima ma coinvolgente avventura dell’investigatore privato ideato da Malet è semplice e scorrevole, si lascia leggere avidamente fino all’imprevedibile conclusione del racconto, reso piacevole dal sagace umorismo di Nestor Burma, che conduce il lettore il lettore attraverso scene del crimine, interrogatori, conquiste di avvenenti bariste ed agenti di polizia come sempre messi alla berlina, commentando gli eventi con la sua inconfondibile ed irresistibile ironia: il segreto di una saga noir che si riconferma tanto avvincente quanto divertente. Fonte immagine: Ufficio Stampa.

... continua la lettura
Libri

Il rifugio di Tana French, un thriller edito Einaudi

Recensione de Il rifugio, il thriller di Tana French edito Einaudi In tutte le librerie dal mese di maggio Il rifugio, il nuovo entusiasmante capitolo della serie edita Einaudi dell’autrice statunitense Tana French sulla squadra omicidi della polizia di Dublino (Nel bosco, Il collegio, L’intruso), un romanzo avvincente e ben strutturato che mette d’accordo gli amanti del thriller e quelli delle investigazioni alla Law & Order e tiene il lettore col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Al centro delle vicende raccontate nel romanzo – che coprono un lasso temporale piuttosto breve ma che vede un’evoluzione nei protagonisti – un crimine terribile ed inspiegabile che unisce lavoro e vita privata, il presente con un passato sepolto dal dolore. Teatro delle tragiche vicende e forse vero protagonista del racconto, un luogo che sa parlare all’anima fragile, alle paure e ai rimorsi nascosti dietro all’apparenza forte e pragmatica dell’investigatore Michael “Scorcher” Kennedy: Broken Harbour, quella che un tempo era la ridente località di villeggiatura in riva al mare della classe media irlandese, con villini a schiera abitati da allegre famigliole con bambini, divenuto in seguito alla crisi economica un luogo squallido e spettrale, ricco di villini in costruzione e mai terminati, o di villini acquistati ed ormai impossibili da vendere e dunque lasciati in stato di abbandono, in preda alle ingiurie del tempo. In un villino all’apparenza ridente, un’oasi felice in mezzo a vialetti dove l’erba cresce alta ed incolta, vive la famiglia Spain: Patrick, Jenny ed i loro figli Emma e Jack. Una giovane coppia affiatata, insieme fin dagli anni del liceo, con un buon lavoro ed una bella casa, due bellissimi figli biondi e allegri: un ritratto familiare idilliaco, troppo perfetto per sembrare reale, di una bellezza troppo luccicante per non essere artificiosa. È ciò che pensa Michael Kennedy quando, giunto sulla scena del delitto, che è anche il luogo di memorie infantili dolorose e sepolte, trova davanti ai suoi occhi una scena che pare raccapricciante anche ad un detective consumato, e che turba profondamente il suo più giovane partner, inesperto ma molto acuto ed empatico, Ritchie Curran: Patrick giace riverso sul pavimento in una pozza di sangue, sua moglie è accanto a lui, gravemente ferita ma, inspiegabilmente, ancora viva. Al piano superiore, i due bambini sembrano riposare sereni nei loro letti, ma sono già immersi nelle profondità di un sonno eterno dal quale non si sveglieranno mai più. Se tutto, meno che le testimonianze dei parenti e degli amici che descrivono i coniugi come una coppia molto unita anche dopo la perdita del lavoro di Patrick, esclude la presenza di un quinto attore sulla scena e dunque lascia pensare ad un crimine passionale, troppi elementi distraggono gli investigatori: una cronologia web maldestramente cancellata, troppi baby-monitor sparsi per la casa e soprattutto degli anti-estetici buchi nelle pareti che stonano in un villino curato fin nei minimi dettagli. Sarà compito dei detective Kennedy e Curran, attraverso lunghe investigazioni sul campo ed estenuanti interrogatori, svelare il mistero di Broken Harbour: Michael, con […]

... continua la lettura
Culturalmente

Come sedurre una ragazza: l’adulterio femminile da Madame Bovary a Lady Chatterley

La seduzione è l’arte di esercitare un irresistibile fascino magnetico tale da rendere impossibile il fallimento amoroso: è l’arte di Giacomo Casanova, l’avventuriero e scrittore veneziano divenuto poi emblema di tutti i seduttori della letteratura, al pari di Don Giovanni, nomi che sono è ormai sinonimi di seduttore, maestro indiscusso nella sottile arte della seduzione, che, tra lusinghe tali da soddisfare la vanità femminile, frasi belle ad effetto, giochi di sguardi e mille altre tecniche seduttive riesce immancabilmente a sedurre una ragazza. A mostrarci abilmente come sedurre una ragazza sono però anche due classici della letteratura, tacciati dalla critica del loro tempo di immoralità ed oscenità, con delle protagoniste femminili tra loro diverse ma indimenticabili, due donne che hanno fatto scandalo per le forti e sensuali passioni da cui si sono lasciate travolgere: Emma Bovary, la protagonista di Madame Bovary di Gustave Flaubert, pubblicato nel 1856, e Connie Chatterley, la celebre adultera di L’amante di Lady Chatterley, il discusso romanzo erotico di David Herbert Lawrence del 1928. Come sedurre una ragazza: Madame Bovary e Lady Chatterley a confronto Due donne sensuali, passionali, due indimenticabili eroine della letteratura, due adultere che hanno fatto sognare i lettori ed indignare la critica, due romanzi troppo grandi e moderni per il loro tempo: usciti a circa 80 anni di distanza l’uno dall’altro, Madame BovaryeL’amante di Lady Chatterley sono stati ugualmente tacciati di oscenità ed immoralità per il contenuto considerato immorale dell’uno e fortemente erotico dell’altro, letture pruriginose e sconvenienti, ma che in realtà si dimostrano acuti spaccati della società borghese tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, intrisa di ipocrisie e moralismi, costruita su fragili apparenze. Quelle stesse apparenze che spingeranno Clifford Chatterley, il marito di Connie reso paraplegico dall’esperienza della guerra e dunque inadatto alla procreazione, a chiedere alla moglie di trovarsi un amante purché lei rimanga incinta e provveda a fornire un erede, in modo da mettere a tacere le malelingue, non sospettando che a sedurla sarà il rude guardiacaccia Oliver Mellors, un uomo in tutto e per tutto diverso da lui, un uomo rozzo e dai modi diretti che le farà riscoprire i proibiti, ma così naturali e spontanei, piaceri dell’eros in un modo che il marito non ha mai saputo, impegnato di giorno in affari di lavoro e di sera in letture preziose e conversazioni brillanti. Connie Chatterley scoprirà così i piaceri della sessualità vissuta non più come dovere coniugale da adempiere nei confronti del proprio marito, perché rientra tra i doveri di una brava moglie, ma come appagamento del corpo e dello spirito, Connie scoprirà sé stessa ed il proprio desiderio di appagare e sentirsi appagata attraverso l’incontro con un uomo che non potrebbe essere più diverso da lei e dal suo ambiente, ma che nella naturalezza dell’atto sessuale stabilisce con lei un dialogo franco, onesto, sullo stesso piano, ciò che non sarebbe affatto possibile stabilire in società perché la gerarchia sociale lo impedisce. Dal canto suo, Emma Bovary non ricercherà il piacere in uomini […]

... continua la lettura
Libri

Eugenia di Lionel Duroy: uno sguardo sulla Romania nella Seconda Guerra Mondiale

Un romanzo di formazione superbo, crudo e necessario: questi i tre aggettivi che più si addicono ad Eugenia del reporter francese Lionel Duroy, uscito in Italia per Fazi Editore in occasione della Giornata della Memoria. Superbo, perché magnificamente scritto, con uno stile che avvince e coinvolge il lettore. Crudo, perché mostra senza paura e con schiettezza quanto possa essere meschina la natura umana quando si lascia andare all’insensatezza e alla bestialità. Necessario, perché, citando non impropriamente Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“. Eugenia di Lionel Duroy: il coraggio di andare fino in fondo Eugenia è una studentessa alla facoltà di Lettere della città universitaria di Iași nei difficili anni che precedono l’inizio della Seconda Guerra Mondiale ed il coinvolgimento della Romania al fianco della Germania nazista. Figlia di bottegai, uomini semplici e privi di grandi ideali, conosce la professoressa Irina Costinas, ostile al clima antisemita e nazionalista che s’inizia a respirare in Romania, una donna forte e risoluta che diventerà ben presto il suo mentore e con la forza delle sue idee la spingerà, per la prima volta, ad aprire gli occhi con sguardo critico sul mondo che la circonda, a svincolarsi dal credo comune ed avere il coraggio di andare controcorrente, perfino contro le ideologie dell’adorato fratello maggiore Stefan, politicamente coinvolto ed in prima linea, tra gli estremisti più fanatici, contro quella che veniva definita la minaccia ebraica, presenza preponderante ed avvertita come sempre più ingombrante sul suolo romeno. L’occasione si offrirà alla giovane Eugenia nell’incontro -vero e proprio spartiacque nella vita di Eugenia- con lo scrittore di origini ebraiche Mihail Sebastian, autore di Da duemila anni, romanzo in cui ci si interroga sulle cause che hanno fatto degli ebrei oggetto di risentimento, odio e persecuzione nella storia. Un uomo fragile e malinconico, che ha rinunciato a tutto, finanche alla libertà, meno che alla scrittura, un uomo di cui la giovane donna s’innamorerà perdutamente, non ricambiata o debolmente ricambiata con un tenue e riconoscente affetto, essendo l’oggetto di ogni sua attenzione la mutevole, sfuggente e frivola attrice teatrale Leny, anche lei ebrea. Sullo sfondo di questo triangolo amoroso, si svolge un decennio di storia della Romania, dal ’35 al ’45, dai primi coinvolgimenti politici ed attentati ai danni degli ebrei del Movimento Legionario della Guardia di Ferro di Codreanu ai pogrom di Bucarest e Iași, fino all’alleanza con la Germania nazista, la persecuzione degli ebrei e degli zingari, la Resistenza, la disperata impresa di Russia, alla quale prenderà malvolentieri parte il fratello minore di Eugenia Andrei, un animo sensibile e delicato, ed infine la conclusione del conflitto mondiale. Un decennio denso di vicende in cui Eugenia diverrà una donna coraggiosa e risoluta che, spinta da un amore proibito, dalla vergogna dei propri connazionali e dal bisogno e desiderio di dire la verità, si trasferirà a Bucarest dove intraprenderà una brillante carriera di reporter che la porterà a vivere e raccontare in prima persona non soltanto gli eventi fondamentali della storia romena contemporanea, ma a conoscere per […]

... continua la lettura
Libri

Ida Contiello con Lo spirito di sopravvivenza per BookSprint Edizioni

Edito da BookSprint Edizioni, Lo spirito di sopravvivenza, di Ida Contiello, autrice ed imprenditrice napoletana nel campo dell’estetica, è l’autobiografia di una giovane donna che, alle prese con una madre affetta da una forte depressione e dalla sindrome bipolare, destreggiandosi tra la separazione dei genitori, la cura della madre e le normali preoccupazioni di ogni adolescente, fra cui la scuola, il lavoro precario e le prime storie d’amore, è riuscita a rialzarsi, a ritagliarsi lo spazio che ogni giovane donna merita, scoprendo dentro di sé la forza per salvarsi e per mettere se stessa e la propria vita al primo posto, senza che ciò possa essere scambiato per egoismo, con l’obiettivo di ritrovare nella realizzazione affettiva e lavorativa la serenità, preclusa da una vita difficile. Ida Contiello racconta lo spirito di sopravvivenza, ovvero il coraggio di rialzarsi Ida Contiello, una giovane donna che è stata figlia e madre insieme, si mette a nudo in Lo spirito di sopravvivenza, un breve racconto intimo ed introspettivo che mostra chiaramente quanto, dalle situazioni più difficili, possa nascere quella forza, quell’energia, quel coraggio, che nessuno di noi sospetta di avere e che probabilmente non sarebbero mai venuti fuori senza necessità. Una forza che nasce dalle avversità, che spinge all’autoconservazione, alla sopravvivenza e che invita a scegliersi, per reagire al dolore e provare a crearne qualcosa di buono, risorgendo come una fenice dalla cenere. Perché amarsi è sempre la scelta giusta da fare, “l’inizio di una lunga storia d’amore che dura tutta la vita“, citando Oscar Wilde, qualcosa di ben diverso dall’egoismo e che, anzi, è in totale contrasto con esso, perché senza stabilire un sano rapporto d’amore e di stima con se stessi, accettando i propri limiti ed errori e cercando di individuare i propri punti di forza, non sarà possibile instaurare alcun rapporto autentico con gli altri. L’amore per sé è, infatti, la conditio sine qua non per amare gli altri, perfino chi ci fa soffrire: si riesce così a comprendere ed accettare il proprio universo interiore, metabolizzare la propria sofferenza ed imparare a conviverci per trasformarla in qualcos’altro, per poter accettare e perdonare gli altri, a loro volta portatori di un bagaglio di vita, di emozioni e di esperienze a noi segreto. Un racconto delicato e autentico di dolore e di coraggio in cui l’autrice, che vive la scrittura come auto-terapia per superare i conflitti interiori e raccontare finalmente ciò che fino ad ora non ha osato narrare neppure a se stessa, non vuole porsi come esempio ma, anzi, si mostra in tutta la sua umanità per raccontare come dal dolore più profondo possa nascere una forza che è in tutti noi, lo spirito di sopravvivenza che ci accomuna tutti. Foto in evidenza: https://www.booksprintedizioni.it/libro/racconto/lo-spirito-di-sopravvivenza

... continua la lettura
Culturalmente

Espressioni dantesche e la loro spiegazione: le 5 più belle e famose

La Divina Commedia, tra le opere più importanti e studiate non soltanto della letteratura italiana ma mondiale, è caratterizzata da un altissimo tasso di memorabilità: sono tantissime le terzine e le espressioni dantesche che hanno fatto scuola e sono entrate nella mente e nel cuore dei lettori, ad imperitura memoria, per la loro bellezza, la loro musicalità e per la grande attualità di versi che, sebbene scritti in pieno Medioevo, risultano ancora oggi sorprendentemente moderni, dotata com’è la Divina Commedia, come d’altronde ogni grande classico immortale, della capacità di parlare agli uomini di ogni dove e di ogni epoca, perché portatrice di verità e di valori universali. Scopriamo dunque quali sono le più famose espressioni dantesche e la loro spiegazione “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita.” (Inferno, I, vv. 1-3) Tra le più famose espressioni dantesche non può mancare l’incipit più memorabile della letteratura mondiale, i tre versi che danno inizio alla Commedia e al viaggio di Dante attraverso i tre regni ultraterreni. Giunto alla metà della sua vita terrena (35 anni circa), Dante si rende conto di aver smarrito la via del bene e di essersi compromesso col peccato. Il suo obiettivo sarà dunque perseguire la salvezza dell’anima, ma per farlo dovrà uscire dalla selva ed attraversare i tre regni che lo condurranno, ancora vivo, al cospetto di Dio dopo aver attraversato tutte le umane sofferenze ed essersi purgato di ogni vizio. “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese colui de la bella persona che mi fu tolta, e’l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona mi prese del colui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense.” (Inferno, V, vv. 100-107) Nel famosissimo quinto canto dell’Inferno, Francesca da Rimini racconta a Dante e Virgilio le circostanze nelle quali nacque il suo amore, proibito e condannato, per il cognato Paolo, che ha condotto entrambi alla morte per mano del marito di lei (che per l’omicidio verrà punito tra i Traditori dei Parenti) e successivamente al cerchio dei Lussuriosi. L’amore nasce dall’incrocio dello sguardo tra due cuori gentili, nobili d’animo, e non lascia scampo all’amato: chi è amato, viene a sua volta colpito dai dardi d’amore e si innamora a sua volta, al punto che il sentimento non si esaurisce neppure dopo la morte: difatti Paolo e Francesca, uniti dallo stesso crudele destino, non sono stati separati neppure nella morte. L’anafora (Amor, ripetuto ad inizio verso per ben tre volte) sottolinea quello che è il motore e la causa di ogni piacere e di ogni dolore, ovvero la signoria di Amore, un Dio al quale è impossibile sottrarsi. “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Inferno, XXVI, vv. 118-120) Con queste famosissime parole, Ulisse, relegato con Diomede tra gli Astuti e Consiglieri Fraudolenti, convinceva i suoi compagni a sfidare i limiti […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

The Aeronauts, Eddie Redmayne e Felicity Jones su Amazon Prime Video

The Aeronauts, un film scritto e diretto da Tom Harper e distribuito in esclusiva da dicembre 2019 sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video, è la meravigliosa storia del più alto volo in mongolfiera dell’Inghilterra vittoriana, quello della mongolfiera Mammoth che salì all’altezza di 39.000 piedi segnando un record che ha scalzato il precedente (23.000 piedi) ed è destinato a restare imbattuto per oltre 45 anni, un’audace impresa che vede per protagonisti il giovane scienziato e meteorologo James Glaisher (Eddie Redmayne) e la coraggiosa pilota Amelia Wren (Felicity Jones), due attori che rivediamo insieme con piacere dopo l’emozionante e commovente performance ed il successo de La teoria del tutto. Obiettivo dell’impresa, l’esplorazione dei cieli, il progresso dell’umanità attraverso la conoscenza dei misteri della meteorologia, una scienza vera e propria tutta da scoprire, a dispetto di chi ritiene i pioneristici studi di James Glaisher, deriso dalla comunità accademica e dalla stampa, i deliri di un indovino che si diletta a prevedere il meteo. Il racconto s’ispira ad una storia vera: lo scienziato James Glaisher, brillantemente interpretato dall’attore Premio Oscar Eddie Redmayne, fu affiancato nell’impresa, in realtà, da Henry Coxwell, operazione rischiosa ed audace e ancor più sorprendente se si considera che fu compiuta senza l’ausilio delle moderne tecnologie. The Aeronauts, una storia di coraggio Il film si ambienta nella Londra del 1862 quando il signor Glaisher, deciso ad avvalorare con delle prove i suoi studi, ancora  soltanto teorici, cerca l’appoggio di una comunità scientifica caratterizzata da un baronato ostile alle novità con una spedizione al fianco di una impavida pilota, Amelia Wren, una femminista ante litteram che non si rassegna al proprio ruolo preconfezionato di angelo del focolare e che, avendo già assaporato col marito tragicamente morto in un incidente l’esperienza del volo, sceglie di mettere a servizio della scienza, dando il proprio fondamentale contributo, le proprie competenze acquisite sul campo. Una donna, in prima istanza, esuberante e scenica, che decolla in cima alla mongolfiera danzando per il suo pubblico, dimenandosi con maestria sulle corde di sostegno del pallone, suscitando la disapprovazione del metodico e freddo scienziato, affascinato, all’apparenza, solo dai numeri e dalle sue misurazioni e piuttosto cieco di fronte alla bellezza attorno a sé: due personaggi che verranno profondamente cambiati dall’esperienza vissuta e dai rischi cui si sottoporranno, e che sapranno trovare in sé stessi e nell’altro il perfetto connubio tra la razionalità ed il pragmatismo della scienza e lo sguardo denso di estatica meraviglia dell’artista, che si posa su ciò che vede e sa apprezzarlo senza necessariamente comprenderne i misteri, due personaggi che rovesceranno, infine, gli stereotipi che vogliono che lo scienziato sia un uomo, tutto sommato, privo di spirito e la donna, al contrario, una creatura irrazionale asservita soltanto ai moti del proprio animo e dunque del tutto priva di virile praticità. The Aeronauts è una storia di coraggio, audacia, caparbia che sfiora l’incoscienza per amore della scienza da un lato, per amore del brivido dall’altro. Soli tra le nuvole, in un viaggio di circa 90 minuti, James […]

... continua la lettura
Fun e Tech

PlayStation 4, i 5 videogiochi più giocati di sempre

Dal rilascio di PlayStation 3 la Sony ha investito molto sulla evoluzione del mondo videoludico, proiettando l’utenza verso l’interazione online. Nel corso degli anni ha proposto ai propri clienti numerosi servizi: a partire da un account PlayStation Network è possibile usufruire di servizi come lo storico PlayStation Plus, abbonamento che offre pacchetti di videogiochi gratis a cadenza mensile e di poter giocare online (solo su PlayStation 4); arrivando al più recente PlayStation Now che permette agli utenti di giocare in streaming. Oltre ai vari servizi gratis e a pagamento, popolare è anche il sistema di trofei integrato che permette di arricchire il proprio profilo PlayStation Network con dei “traguardi” raggiunti per ogni videogioco giocato. Ogni videogioco è infatti composto da un numero definito di trofei, suddivisi in categorie di prestigio, in ordine bronzo, argento, oro e platino: quest’ultimo è ottenibile soltanto una volta ottenuti tutti gli altri trofei. Nel corso degli anni, sono stati tantissimi i videogiocatori a possedere una console Sony, ad acquistare, giocare e di conseguenza a sbloccare trofei di videogiochi. Questi dati statistici sono stati utilizzati dalla squadra di Gamstat per effettuare delle stime sui videogiochi delle console Sony, ad esempio per scoprire quali siano i 5 videogiochi più giocati di sempre su PlayStation 4. I 5 videogiochi più giocati di sempre su PlayStation 4: i più apprezzati dai videogiocatori 1. GTA V Il famosissimo quinto capitolo del titolo principale di casa Rockstar conquista il podio con più di 80 milioni di giocatori. Il merito del primo posto è dovuto alla godibilissima e longeva trama che impegna il videogiocatore per parecchie ore con numerose missioni, assieme a GTA online che aumenta infinitamente le possibilità di intrattenimento. 2. Fortnite Il videogioco che ha portato alla ribalta il genere dei battle royale si aggiudica la seconda posizione con ben 65 milioni di giocatori. La singolare combinazione di meccaniche sparatutto con l’esplorazione di un mondo gigante e la costruzione di fortezze è risultata a dir poco vincente, intrattenendo milioni di videogiocatori online. Il gioco ha conosciuto, inoltre, un’immensa popolarità tra i giovanissimi dovuta ai numerosissimi gameplay sulle piattaforme YouTube e Twitch, seguiti ogni giorno da milioni di utenti. 3. Call of Duty: Black Ops III Il terzo capitolo della apprezzata serie Black Ops di Call of Duty si aggiudica il terzo posto con circa 63 milioni di giocatori. I meriti vanno alle meccaniche di gioco che rendono il titolo uno dei più apprezzati del suo genere, gli sparatutto in prima persona. 4. Minecraft Il fortunato titolo di Mojang è stato un successo mondiale, rivoluzionando il modo di intrattenere attraverso una piattaforma videoludica. Si guadagna il quarto posto tra i 5 videogiochi più giocati di sempre su PlayStation 4 con ben 41 milioni di giocatori. Le meccaniche di gioco intuitive, le illimitate possibilità date al giocatore per interagire col mondo generato casualmente e le componenti multigiocatore garantiscono numerose ore di divertimento. 5. FIFA 18 Il simulatore calcistico di EA Sports, fortunatissimo format di fama sempre crescente, dal ’93 ai giorni nostri, […]

... continua la lettura
Culturalmente

Cerchi e gironi infernali dell’Inferno dantesco: i 7 episodi più memorabili

“Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate” (Inferno, III, 9) È la sera del Venerdì Santo dell’anno 1300. Queste le parole che Dante e Virgilio leggono sulla porta d’ingresso dell’Inferno dantesco, un chiaro monito per chi entra: dall’Inferno non c’è via d’uscita, non riponga, chi vi entri, alcuna speranza di rivedere la luce. L’Inferno dantesco è un luogo di dolore, sofferenza, perpetua dannazione. Un luogo di buio, fiamme, sangue, sterco, insetti e demoni. Un luogo in cui l’ingresso di Dante e la sua successiva uscita, dopo aver sondato le profondità del dolore e della cattiveria umana, è consentito perché “vuolsi così colà dove si puote” (Inferno, III, 95), perché Dio ha deciso che Dante, un uomo che si era smarrito nella selva del peccato, dovesse compiere questo viaggio di purificazione attraverso cerchi e gironi infernali, per poi raggiungere il Purgatorio ed infine il Paradiso, quale esperienza esemplare per gli uomini tutti per riportare il suo messaggio di speranza e di salvezza, che l’uomo raggiunge in vita e nell’Aldilà seguendo la doppia guida della Ragione e della Fede. Tra cerchi, bolge e gironi infernali: la struttura dell’Inferno di Dante Ma com’è strutturato l’Inferno di Dante? Si tratta di una voragine conica che da Gerusalemme (al centro delle terre emerse, secondo la geografia medievale) culmina al centro della terra, dove si trova Lucifero. Subito dopo la porta dell’Inferno, il vestibolo è occupato dagli ignavi, coloro che non scelsero di schierarsi né con Dio né con Lucifero e che per questo sono rifiutati dall’uno e dall’altro, relegati nell’estrema periferia dell’Inferno. Superato il fiume infernale Acheronte, il baratro infernale è diviso in nove cerchi, il primo dei quali è il “limbo“, abitato dalle anime sagge che non conobbero Dio perché nate prima del Cristianesimo, mentre nei successivi otto vengono punite varie categorie di peccatori secondo la legge del contrappasso. Dal secondo al quinto cerchio si puniscono gli Incontinenti, coloro che non seppero resistere agli impulsi della carne. Oltre la Città di Dite, il settimo cerchio è diviso in tre gironi infernali, che ospitano vari tipi di Violenti, rispettivamente Omicidi, Suicidi e Sodomiti, mentre le bolge del nono cerchio ospitano vari tipi di Fraudolenti. Oltre il Pozzo dei Giganti, il nono cerchio, ove vengono puniti i peccatori più vicini di ogni altro a Lucifero, i Traditori. Scopriamo dunque quali sono i cerchi ed i gironi infernali più famosi e terribili, i più memorabili dell’Inferno dantesco. Cerchi e gironi infernali, gli episodi più memorabili Inferno III: gli Ignavi e Celestino V Tra gli episodi più memorabili, certamente c’è l’incontro con gli Ignavi, coloro che “vissero sanza ‘nfamia e sanza lodo” (III, 36), non scelsero di schierarsi con Dio né contro di lui e che per questo sono relegati nel vestibolo dell’Inferno, costretti a correre dietro un’insegna mentre vengono perpetuamente punzecchiati da vespe e mosconi. È il primo approccio di Dante con i dannati dell’Inferno, anime ritenute da Virgilio perfino indegne dello sguardo del sommo poeta (“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa“, III, 51), che riconosce tuttavia […]

... continua la lettura