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Eroica Fenice

Musica

Francesco Renga all’Augusteo con L’altra metà Tour

Ha iniziato il suo lungo e fortunato viaggio venerdì 11 novembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano “L’altra metà tour“, il nuovo tour di Francesco Renga, che conterà oltre 50 date ed approderà in Europa a maggio 2020, e che nella serata del 18 novembre ha inaugurato la stagione di concerti del Teatro Augusteo di Napoli, dove si esibirà anche nella serata del 19. L’altra metà tour di Francesco Renga, una nuova stagione per un grande artista Accompagnato sul palco dai suoi musicisti Fulvio Arnoldi (chitarra acustica e tastiere), Vincenzo Messina (pianoforte e tastiere), Stefano Brandoni (chitarre), Heggy Vezzano (chitarre), Phil Mer (batteria) e Gabriele Cannarozzo (basso), Francesco Renga presenterà al pubblico in tour il nuovo album, “L’altra metà” (2019), l’album da cui è tratto Aspetto che torni, il brano che Francesco Renga ha presentato al 69° Festival di Sanremo. L’altra metà è stato prodotto da Michele Canova Iorfida e contiene 12 brani dal sound e dal linguaggio contemporaneo, volti a rappresentare l’altra metà della sua vita e carriera artistica trentennale, carriera già costellata di grandi successi come Uomo senza età, Angelo, La tua bellezza, Vivendo adesso, Meravigliosa, Era una vita che ti stavo aspettando e Il giorno più bello del mondo, classici intramontabili dell’artista. L’altra metà, sulla scia già di Tempo Reale (2014), si propone come un nuovo album dal sound e dai linguaggi contemporanei e che ha quasi il sapore di un bilancio, caratterizzato da una nuova consapevolezza, presentato in un live che ha il pregio di saper spaziare tra passato e presente con continuità ed innovazione. «Il fascino e la bellezza del teatro, la vicinanza fisica con il pubblico. Poterlo guardare in faccia, toccarlo, sentirlo. E sapere che loro possono fare altrettanto. Lo spettacolo che andrà in scena è pensato proprio per questo, per vivere una serata ricca di grande magia».  Un tour coinvolgente, che sfrutta a pieno le potenzialità del teatro e la possibilità di reale interazione col pubblico, che è l’altra metà dell’artista -quella in cui l’artista, come in uno specchio, può rispecchiarsi e nel quale, a sua volta, anche il pubblico si rispecchia- , e che porta in scena, insieme ai brani inediti del nuovo album, i più grandi successi del cantautore udinese, che emozionano ogni volta la platea come fosse la prima, perché raccontano un sentimento che, nella sua semplicità, è complicato come null’altro ed è il vero motore del mondo: l’amore, in tutte le sue sfumature. Quello che resta, quello che se ne va, quello che non è mai iniziato ma è stato a lungo desiderato, quello verso i propri familiari, quello verso gli amici ed il proprio compagno. L’altra metà della mela, o, se si preferisce, l’altra metà del cielo. Quell’altra metà che pochi cantautori italiani contemporanei sanno cantare e celebrare bene, con spontaneità e poesia, quanto Francesco Renga. – Foto di Toni Thorimbert in comunicato stampa.

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Libri

Gatti di Shifra Horn, una storia d’amore edita Fazi

Le credenze popolari vogliono che il migliore amico dell’uomo sia il cane, affettuoso e fedele, e giudicano, al contrario, il gatto un animale infido, legato più all’ambiente che ai propri padroni, anzi, un animale indomito che padroni non ne ha e che non mostra verso i propri coinquilini umani alcun tipo di calore e di affetto spontaneo, che non sia legato ad una richiesta di soddisfacimento dei propri bisogni. Niente di più falso. Lo sapranno già i possessori di gatti – o, più propriamente, coloro che sono stati scelti da un gatto come compagni di vita, in un rapporto di totale parità – e, per chi avesse ancora dubbi o reticenze in merito, è senz’altro consigliata la lettura di Gatti, di Shifra Horn, una delle ultime uscite Fazi Editore: una storia d’amore, come dichiara l’autrice israeliana già nel sottotitolo del libro, la storia dell’amore profondo che l’ha sempre legata a questi animali e che, nel corso della loro troppo breve (rispetto alla durata di quella umana) vita l’hanno ricambiata con immancabile trasporto, un libro nel quale non potranno che riconoscersi gli amanti dei gatti tutti e che farà innamorare di queste creature anche i più diffidenti. Shifra Horn: una vita da amante dei gatti Shifra Horn, scrittrice israeliana, afferma di aver sempre vissuto circondata dai gatti, presenze fondamentali nella sua vita e che, accanto a suo figlio, l’hanno sempre accompagnata nelle varie fasi della sua vita e attraverso i suoi numerosi trasferimenti per lavoro – in barba alle credenze che vogliono i gatti legati all’ambiente più che ai loro padroni -, tra Tokyo e Gerusalemme, sebbene lei sia allergica ai gatti ma, si sa, al cuor non si comanda e un attacco allergico val bene una lunga sessione di fusa. Si ritroveranno tra queste pagine i divertenti aneddoti e le avventure domestiche di Zizi, la prima gatta di Shifra Horn, nera come la pece, Neko-Chan, una gatta giapponese senza coda che si dice porti fortuna, Sheeshee, un bellissimo esemplare di himalaiano dagli occhi blu, in simbiosi con l’autrice del libro, le sue figlie Levana e Shehora, il giorno e la notte, un’abile cacciatrice dal pelo bianco amante dei documentari in TV e una placida miciona dal pelo nero, devota al figlio dell’autrice. A metà tra diario di vita e un lungo racconto composto da aneddoti sparsi, Gatti di Shifra Horn è la storia della lunga e profonda passione che da sempre lega l’uomo al gatto, che instaura con lui un rapporto totalmente paritario, fondato sul rispetto, sulla reciproca fiducia e sull’empatia, perché pochi animali come il gatto sanno interpretare puntualmente gli stati d’animo dei propri amici umani, prestare assistenza e conforto e, a loro modo, prendersene cura. Il gatto, animale autonomo ed indipendente ma non per questo schivo, sa ascoltare, sa amare e, se congiunge il proprio destino e la propria quotidianità a quella di un umano, sarà per sempre e con assoluta fedeltà, per propria scelta volontaria e non per bisogno. Una storia d’amore, se vogliamo, basata su presupposti […]

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Teatro

Gianfelice Imparato in Ditegli sempre di sì al Teatro Diana

Dal 13 fino al 24 novembre Gianfelice Imparato e Carolina Rosi saranno al Teatro Diana con Ditegli sempre di sì, con la regia di Roberto Andò e prodotto da Elledieffe, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo diretta oggi da Carolina Rosi. Si tratta di uno dei primi testi di Eduardo De Filippo (una prima stesura dell’opera risale al 1925), portato in scena dal grande drammaturgo napoletano per la prima volta nel 1932 assieme ai fratelli Titina e Peppino e nel 1997 dal figlio Luca. Opera coinvolgente e divertente, di straordinaria fortuna, e la prima in assoluto in cui Eduardo De Filippo affronta la tematica della follia. Non è mai semplice misurarsi e rendere omaggio ad una delle personalità simbolo della cultura napoletana nel mondo, ma l’impresa è senz’altro riuscita al regista Roberto Andò, alla sua prima esperienza con il teatro di Eduardo, e all’interpretazione magistrale di Gianfelice imparato e Carolina Rosi, in virtù della loro lunga e vasta esperienza teatrale, di una profonda conoscenza del teatro di Eduardo e dei rapporti lavorativi e personali con Luca De Filippo, del quale Carolina Rosi è stata per oltre vent’anni compagna. Ditegli sempre di sì: il Michele Murri di Gianfelice Imparato ci mostra il labile confine tra follia e sanità La scena si apre in un tipico salotto borghese napoletano: erroneamente dimesso come ormai guarito dal manicomio nel quale era stato rinchiuso, grazie all’ottimismo di uno psichiatra fin troppo fiducioso che rassicura la sorella Teresa circa l’ottima salute del fratello e la incoraggia a non contrariarlo in nulla (da qui il titolo dell’opera), Michele Murri (Gianfelice Imparato) torna a casa dalla sorella Teresa (Carolina Rosi), una vedova che vive con la sua cameriera in un appartamento in affitto e subaffitta la stanza del fratello ricoverato ad uno stravagante studente con velleità poetiche. Michele non è, tuttavia, un pazzo furioso, ma un perfetto gentiluomo, uomo d’affari socievole, cordiale e brillante, la cui difficile esperienza del manicomio viene nascosta a tutti, affinché non si comprometta, affinché la società dei sani non lo etichetti come un uomo pericoloso e lo escluda dalla propria realtà, impedendogli di reintegrasi in essa come uomo d’affari e di rivestire adesso il ruolo di marito, giudicato con razionalità da Michele Murri come funzionale e quasi propedeutico al suo rientro nella società borghese, fondamentale per ottenere tranquillità e rispettabilità. Ma Michele Murri, sebbene le apparenze dicano il contrario, pazzo lo è davvero: è un maniaco ossessivo della precisione e, prendendo puntualmente ed eccessivamente alla lettera tutto ciò che gli viene detto dagli inquilini del palazzo dove vive, una serie di bizzarri tipi umani, ne distorce le parole smascherandone i piani segreti, le ipocrisie e le vanità, fino a creare una fitta trama di equivoci e fraintendimenti che ci condurranno con vivacità fino alla conclusione, lapidaria e beffarda, dell’opera: la confessione disincantata che il confine tra follia e sanità è in realtà ben più sottile di ciò che s’immagina, che l’insensatezza regola i rapporti umani e che i presunti sani, in […]

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Cinema e Serie tv

Sono solo fantasmi, l’ultimo film di Christian De Sica presentato al Metropolitan

È stato presentato in anteprima al Cinema Metropolitan di Napoli, sito in via Chiaia, 149, Sono solo fantasmi, il nuovo film di e con Christian De Sica, Carlo Buccirosso e Gian Marco Tognazzi: un cast stellare che si cimenta nel genere, pioneristico in Italia, dell’horror-comedy, una assoluta novità che dal 14 novembre verrà proposta in tutte le sale cinematografiche italiane e che ha visto impegnarsi nella produzione anche il figlio di De Sica, Brando, attore e regista, passione che unisce i De Sica e che si tramanda da generazioni, tre generazioni che s’incontrano e si ricongiungono in questo nuovo film. Napoli ancora una volta set a cielo aperto, città promossa a simbolo, in Sono solo fantasmi, del “non è vero, ma ci credo“: una Napoli lontana dalle cronache e dai luoghi comuni che la vogliono intrappolare nel ruolo, senz’altro svilente e riduttivo, di città della Camorra, com’è De Sica stesso a sottolineare in conferenza stampa, ma una Napoli magica e meravigliosa, che abbraccia, invece, l’esoterico, l’ultraterreno. Perché, si sa, “a Napoli ci sono più fantasmi che a Milano“: in poche altre città italiane come nella bella Partenope è vivo il culto dei morti, che parlano attraverso i sogni, vivono e rivivono nelle leggende metropolitane e nutrono la superstizione dei cittadini. Sono solo fantasmi: un Christian De Sica lontano dai cliché si misura con l’ombra del padre Al centro delle vicende narrate, Thomas, Carlo ed Ugo: un trio di fratelli al verde che, alla morte del genitore, riallacciano i rapporti per dividersi l’eredità di un padre assente, donnaiolo, ricco ed inaffidabile, per poi scoprire che nulla è rimasto loro, tutto è stato perduto al tavolo da gioco, ad eccezione di un’antica casa (da riscattare entro 40 giorni, pena la messa all’asta dell’immobile) nel centro storico di Napoli, infestato, a quanto pare, da misteriose presenze. Di lì, l’idea: perché non fare della superstizione dei napoletani un business, in grado di dare una svolta alle loro vite? Tra il serio (da parte di Ugo, grande appassionato dell’occulto) ed il faceto, i tre fratelli si cimenteranno nella sottile arte del ghost busting in salsa partenopea, guadagnandosi la stima dei sempre più numerosi clienti che faranno ricorso alle loro prestazioni per liberarsi di indesiderate presenze, imbattendosi nello spirito senza requie della temibile Janara del Vesuvio che, offesa per la poca considerazione mostrata dai tre acchiappafantasmi, minaccia l’incolumità della città. Un cast di attori a tutto tondo, quello di Sono solo fantasmi, che funziona e propone un’idea innovativa di comicità, che mescola le caratteristiche del genere horror alla commedia all’italiana. Un De Sica calato in un ruolo comico, ma quanto mai lontano dai cliché che legano la sua immagine all’immancabile cinepanettone natalizio,  è affiancato qui da Carlo Buccirosso e Gian Marco Tognazzi, che nella finzione cinematografica prende il nome del padre Ugo: e non è soltanto l’unico richiamo dei due figli d’arte ai genitori. L’intero film, difatti, vede Christian De Sica misurarsi costantemente con l’ombra -in tutti i sensi- del padre Vittorio, con sé stesso e […]

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Teatro

Che disastro di commedia, la pièce di Mark Bell debutta all’Augusteo

“Che disastro di commedia“, la disastrosa pièce tragicomica ideata dal regista inglese Mark Bell e prodotta da AB Menagement, debutta all Teatro Augusteo di Napoli e ne apre col botto la stagione teatrale venerdì 25 ottobre, dove resterà fino al 3 novembre. Lo spettacolo, nato nel 2012 nel pub londinese “The Old Red Lion”, un massimo di 60 spettatori a serata, una scenografia costruita (e poi distrutta) dagli attori stessi ed il titolo originale di “The play that goes wrong“, ovvero, letteralmente “La commedia che va storta“, riesce, pur andando puntualmente storta (come nei piani), a conoscere uno straordinario successo ovunque giunga, successo che, dalla sala del pub, l’ha condotta al Duchess Theatre di Londra nel 2014 e da lì in tutto il mondo, aggiundicandosi anche alcuni importanti riconoscimenti, come il Best New Comedy agli Olivier Awards nel 2015. Non fa eccezione il Teatro Augusteo, dove Che disastro di commedia ha intrattenuto piacevolmente il pubblico, regalando qualche ora di genuino divertimento. Che disastro di commedia: quando tutto va storto, ma va alla grande così Difficile a credersi, ma qualche volta tutto va storto eppure va bene così: ce lo mostra Che disastro di commedia, un irresistibile spettacolo comico metateatrale nel quale tutto, ma davvero tutto, riesce ad andare storto, finanche quando il pubblico non riuscirebbe più, ormai, ad immaginare un esito peggiore. La compagnia, in un gioco metateatrale che coinvolge anche il pubblico, mette in scena quello che viene presentato come il miglior lavoro, il più riuscito ed il più completo, dal punto di vista del cast e delle risorse impiegate, il primo vero e proprio spettacolo teatrale della sfortunata e sgangherata compagnia Sant’Eufrasio Piedimonte, che si cimenterà nella pièce tragica Delitto a villa Haversham, un misterioso omicidio avvenuto negli anni ’20 nel West End, ambizioso progetto che, con risolvi esilaranti ed innumerevoli gag, da tragedia si trasformerà in una vera e propria commedia degli equivoci e degli errori. Al centro della scena, l’investigatore Carter che dovrà fare chiarezza sulla improvvisa e misteriosa morte di Cecil Haversham, aiutato (ed avversato) dal fratello fidanzata Florence, il suo amante e fratello della vittima, il più caro amico della vittima ed il suo maggiordomo. Si tratterà di omicidio o suicidio? Chi avrebbe potuto giovarne? Che disastro di commedia propone un tipo di comicità semplice, ma davvero efficace, basata su un’incredibile sovrabbondanza degli effetti comici tradizionali: tra battute dimenticate, palesi errori di regia, un cadavere che a tratti si muove e ricompare da vivo sulla scena, repentini cambi di attori, gag e ripetizioni, oggetti che scompaiono e ricompaiono altrove, giochi di luci, musiche e colori volti ad enfatizzare gli attimi più grotteschi e paradossali dell’esibizione, e soprattutto una traballante scenografia che crolla in pezzi sotto gli occhi del pubblico mentre gli attori, stoici eroi, cercano di portare avanti lo spettacolo, il pubblico non può che sentirsi coinvolto e genuinamente divertito da una pièce che risulta esilarante ed originale pur sfruttando quelli che sono gli elementi più tradizionali della comicità di ogni tempo. Una disaster […]

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Food

Pastars apre nel cuore di Napoli: al via nel giorno di S. Gennaro

Nel giorno di S. Gennaro, anche Pastars ci regala un piccolo miracolo: pasta gratis per tutti! Nel giorno di S. Gennaro, l’inaugurazione di Pastars in via Benedetto Croce, 48, un format di fast food innovativo che sceglie di puntare su un piatto della nostra tradizione, la pasta, e fin dal suo esordio promette di essere tappa fissa degli avventori -turisti, ma anche studenti e lavoratori- che percorrono quotidianamente le vie del centro storico, ci regala un piccolo miracolo: pasta gratis a pranzo ai primi 100 visitatori, che dovranno successivamente lasciare una recensione e/o un selfie sui canali social di Pastars. Non c’è niente che gli italiani amino di più della pasta: piatto ricco e tradizionale della nostra cucina, che unisce nord e sud, non manca mai a mezzogiorno nelle case degli italiani e la nostra fantasia ha saputo inventare mille diverse ricette, dalle più semplici ma gustose alle più complesse ed elaborate, per soddisfare i palati più esigenti. Menù tradizionale, format innovativo: Pastars propone una vasta scelta di piatti tipici della tradizione culinaria napoletana, dal ragù alla genovese, dalla pasta e patate fino al classico scarpariello, passando per un pesto arricchito con mandorle e un ottimo pomodorino giallo con ceci, dando al cliente la possibilità di scegliere non soltanto la propria ricetta preferita ma finanche il formato di pasta che preferisce tra una decina di opzioni differenti, scelta che spazia dai rigatoni alle penne e dai paccheri fino ai fusilli freschi, con una particolare attenzione alla qualità delle materie prime, 100% made in Italy: la pasta utilizzata è infatti quella prodotta a Gragnano, dallo storico pastificio “Antiche Tradizioni di Gragnano“, luogo rinomato e conosciuto fin dal XVI secolo proprio per la qualità dei propri pastifici. Pastars, un progetto nato da imprenditori campani legati alle proprie origini, alla propria terra e a ciò che essa può offrire, offre un servizio eco-solidale e sostenibile ad un prezzo contenuto e popolare, che guarda alla qualità, alla tasca e all’ambiente: lì potrete trovare un ricco menù da asporto servito (entro soli 120 secondi dall’ordinazione!) con posate biodegradabili, vassoio, bicchieri e piatto in cartone, pronto per essere consumato in loco o altrove, trasportabile comodamente con un pratico vassoio in cartone con due cavità per inserire il piatto di pasta e la bibita scelta. L’attività è del tutto plastic free e si propone di utilizzare soltanto materiali riciclabili: finanche l’acqua è servita in lattina o in vetro. Nella stessa direzione va anche la scelta di variare il menù in base alla disponibilità stagionale delle materie prime, in modo da favorire la scelta di prodotti naturali a km 0, con un ridotto impatto ambientale e la possibilità di privilegiare i prodotti del territorio campano nelle diverse stagioni.  

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Libri

Nestor Burma e la bambola: un altro successo di Léo Malet edito Fazi

Le avventure del detective privato Nestor Burma ritornano in libreria con “Nestor Burma e la bambola”, un nuovo successo dell’inconfondibile penna di Léo Malet per Fazi Editore.  Ancora una volta, ritroveremo l’irriverente e perennemente al verde Nestor Burma, il celebre investigatore privato nato dalla fantasia del maestro del noir francese Léo Malet, che, armato di pipa, impermeabile e lingua affilata, sventa il crimine nella fredda e piovosa città di Parigi; questa volta impegnato in un difficile caso che vede per protagonisti due anziani signori, che promettono al nostro squattrinato detective una cospicua somma di denaro in cambio del suo aiuto a smascherare un medico abortista che ben tre anni fa si è reso colpevole della morte della loro giovane nipote, un’avvenente diciottenne, una vera “bambola”, citando Burma, da sempre piuttosto sensibile alle attrattive del fascino femminile. Una “bambola” che merita giustizia, per la sua troppo giovane età, per la compassione che suscitano i due fiduciosi vecchietti, disposti a sacrificare tutto il loro patrimonio per dare giustizia al ricordo dell’amata nipotina e, perché no, per il lauto pagamento che spetterà al detective, su cui già pregusta di mettere le mani, assillato dai creditori. Riuscirà il nostro detective a risolvere brillantemente il caso? Un’altra brillante avventura: Léo Malet si conferma il maestro indiscusso del noir francese   Ma non sarà soltanto per il suo atavico bisogno di soldi che Nestor Burma si offrirà di aiutare l’anziana coppia di coniugi: i due riporranno in lui una tale commovente fiducia e dimostreranno un tale desiderio di giustizia (e forse vendetta) che l’uomo non potrà esimersi dall’accettare l’incarico, tanto più se questo vede per protagonista una così bella e giovane ragazza e se si preannuncia un caso difficile ed interessante: come dimostrare qualcosa che è accaduto così tanto tempo fa e sulla base di pochi e deboli indizi, forniti da due vecchietti che si affidano al polveroso diario di una ragazzina e al loro fiuto? Quale occasione migliore per riportare l’Agenzia Fiat Lux in auge, farsi pubblicità, ritornare a far parlare di sé e così ritornare a far quadrare il bilancio? Il movente che spingerà Nestor Burma ad accettare questo incarico non sarà soltanto il bisogno economico, ma la vanità stuzzicata di un uomo abituato ad essere dipinto come “il detective che mette k.o. il mistero” e che da troppo tempo, ormai, sente la nostalgia delle prime pagine dei giornali, con tutto ciò che ne consegue, anche dal punto di vista economico. Ancora una volta, in questo romanzo di Léo Malet le attitudini e le capacità che abbiamo imparato ad apprezzare in Burma saranno utili allo scioglimento del caso: un innato fiuto per gli intrighi (e per le belle donne), una mente acuta e veloce, sarcasmo e perspicacia, la capacità di servirsi dell’aiuto di poliziotti e giornalisti per arrivare ai suoi scopi, facendo creder loro di star rendendo loro dei servigi e continuando invece a mantenere una propria autonomia di pensiero e di azione sfruttando le occasioni che queste collaborazioni possono rendere, una intelligente (e […]

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Teatro

L’amico ritrovato all’Orto Botanico: intervista a Paolo Cresta

“Ho esitato un po’ prima di scrivere che avrei dato volentieri la vita per un amico… Ma sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia.” (Hans Schwarz) Nella calda serata del 7 luglio, per la rassegna Brividi d’Estate di Il Pozzo e il Pendolo, il Real Orto Botanico di Napoli ha ospitato L’amico ritrovato, il celebre e toccante romanzo di Fred Uhlman riletto ed interpretato dall’attore Paolo Cresta, accompagnato da Giacinto Piracci alla chitarra elettrica, che ha evidenziato i momenti più toccanti del romanzo di Uhlman, che racconta un incontro, quello tra Hans Schwarz, figlio di un medico ebreo, e il conte Konradin von Hohenfels, giovane rampollo di una nobile famiglia ariana nella Stoccarda degli anni ’30, che ha i caratteri di un’epifania. L’incontro casuale tra i due sedicenni tra i banchi di scuola, raccontato dalla voce di Paolo Cresta, si rivelerà per entrambi illuminante e quasi salvifico: anime solitarie e sorprendentemente simili, con un altissimo senso dell’amicizia ed un innato senso di lealtà, i due si scopriranno complementari e reciprocamente necessari ed il loro rapporto, pur consumandosi nel breve tempo di un anno, non si esaurirà mai davvero, tanto che, a 30 anni dalla loro separazione, Hans afferma che Konradin entrò nella sua vita in un giorno di scuola del 1932, “per non uscirne mai più“. Di Hans e Konradin, della potenza delle parole e del sempre attuale testo di Uhlman abbiamo parlato con Paolo Cresta. L’amico ritrovato è un grande classico. In che modo ha lavorato sul testo di Uhlman per adattarlo allo spettacolo? Da alcuni anni, nella mia attività di narratore ho voglia di portare in teatro la Letteratura, quei libri che mi hanno emozionato e lasciato qualcosa, o che spesso mi sono stati consigliati da persone a me care. Il lavoro è nel trasformare un testo che è nato per essere letto e va quindi traslato, viene “tradotto” in un altro linguaggio espressivo, in una nuova forma. Si tratta di impossessarsi di un testo, farlo vibrare, renderlo tridimensionale. Che ruolo ha la musica in questa operazione? La musica, insieme al testo, ha la capacità di raccontare. Sono fortunato, perché lavoro con grandi musicisti, come Giacinto Piracci, che è stato accanto a me questa sera. Musicisti di grande talento che sono in grado di far raccontare alla musica non soltanto ciò che dice il testo, ma ciò che, nella nostra interpretazione, siamo noi a voler tirare fuori. La musica legge tra le righe. La composizione della musica di questa sera è frutto del lavoro di Giacinto Piracci, è tutto originale e pensato per questo spettacolo ed è fantastico. L’amico ritrovato è non soltanto un grande classico, ma uno dei testi cardine della letteratura per ragazzi. Le è già capitato di proporlo a gruppi di giovani e giovanissimi? È da una decina d’anni che mettiamo in scena L’amico ritrovato. Lo abbiamo fatto anche per le scuole, con risultati straordinari, ottenendo dagli studenti silenzio ed attenzione. È […]

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Food

Tre Coni 2019: la degustazione con i migliori maestri gelatai d’Italia a Napoli

Tre Coni 2019: un’esplosione di gusto e dolcezza Sulla splendida terrazza panoramica Angiò dell’Hotel Reinassance Mediterraneo di Napoli, giovedì 30 maggio si sono riuniti i migliori maestri gelatai d’Italia per l’evento Tre Coni 2019, premiati dalla guida Gelaterie d’Italia, seconda edizione dell’evento firmato Città del Gusto Napoli Gambero Rosso. L’evento, davvero imperdibile per i più golosi, riunisce l’eccellenze d’Italia insignite del premio Tre Coni 2019 ed offre una prelibata degustazione di gelato artigianale, prodotto non più stagionale ma vero e proprio evergreen, adatto a tutte le stagioni, tutte le occasioni e a tutti i palati: si stima un consumo annuale di almeno 7 kg di gelato pro capite! Alimento sano, nutriente e completo, vantando materie prime di qualità e venendo incontro alle esigenze di tutti, il gelato si conferma uno dei prodotti dolciari (e non solo, come a breve scopriremo!) preferiti dagli italiani, in grado di soddisfare finanche specifiche esigenze o intolleranze alimentari, nelle versioni vegan, gluten free e senza lattosio, che ne mantengono tuttavia inalterato il gusto e la freschezza. La serata evento Tre Coni 2019 offre un perfetto connubio di gusti della tradizione e nuove tendenze e sperimentazioni: è stato possibile assaggiare varianti innovative e rivisitazioni dei gusti più tradizionali e gelati dai gusti davvero inediti ed insoliti, in grado di stuzzicare la fantasia oltre ogni immaginazione, oltre che il palato. Troviamo infatti più varianti del classico ed intramontabile gelato al cioccolato (Cioccolato sgarbato di Stefano Roccamo – “Stefino” da Bologna, con latte di capra, ma anche la meravigliosa Spiaggia Nera di Maratea di Emilio Panzardi – “Gelateria Emilio” da Maratea, PZ, con rosmarino, ed il delicatissimo Cioccolato di Gianfrancesco Cutelli – “De’ Coltelli” da Pisa, il cioccolato bianco affumicato di Alessandro Scian – “L’insolito Gelato” – Cordenons, PN e quello proposto da Claudio Zanette – “Chocolat” da Mestre, VE), creme deliziose ed innovative come quella alla meliga e lime (Alberto Marchetti – “Alberto Marchetti da Torino), ai fiori di tassaraco e salsa ai petali di rosa antica (Giancarlo Timballo – “Fiordilatte” da Udine), al timo e limone (Dario Benelli – “La Gourmandise” da Roma) e la superba Bufaletta, a base di bufala e fragole, gustosa come una cheesecake (Davide Frainetti – “Caffè del Duomo” da Terracina, LT). Chi ha voglia di freschezza e di frutta, potrà trovare la leggerezza e la delicatezza di un sorbetto nei gusti Yozu delle sei servito con chips di polenta (Antonio Mezzalira – “Golosi di natura” da Gazzo, PD) e Fiori d’arancio (Candida Pezzolli – “Oasi American Bar” – Fara Gera d’Adda, BG), o il gelato alla mandorla e mandarino di Raffaele Del Verme – “Di Matteo” da Torchiara, (SA). Notevoli ancora il gelato al chinotto di Maurizio Profumo – “Profumo” da Genova, allo zabaione di Marco Serra – “Marco Serra Gelatiere” di Carignano (TO) e la mitica brioche “con un pensiero stupendo di Raffaele Cuomo – “Cremeria Gabriele” di Vico Equense (NA), il gelato asparagi e mandorle di Guido Rocci e Emanuele Monero – “Ottimo! Buono non basta” da Torino, “La […]

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Food

La pizzeria Lombardi a Santa Chiara ospita Wine & The City

Wine & The City nella pizzeria Lombardi a Santa Chiara: i sapori della tradizione impreziositi dall’ottimo vino delle cantine Terredora di Paolo Pizza e vino, si sa, è un connubio vincente. Il 15 maggio la pizzeria Lombardi a Santa Chiara ha ospitato un evento di Wine & The City, la rassegna di eventi dedicati a Napoli e al suo buon cibo, che celebra “l’ebrezza creativa”: si è tenuto un laboratorio per tutti gli appassionati di pizza, che hanno potuto apprendere dal maestro, e cimentandosi loro stessi, mani in pasta, l’arte della preparazione di un buon impasto, che sia leggero, digeribile e gustoso. Merito del maestro pizzaiolo, senz’altro, ma indubbiamente anche della materia prima utilizzata: le farine del Mulino Caputo, di due tipologie diverse (la blu, più adatta alla pizza, e la rossa, per altri impasti) ed il lievito secco 100% italiano di Mulino Caputo, presentato in quest’occasione e donato ai partecipanti al laboratorio, per provare a riprodurre tra le mura domestiche le tecniche osservate in pizzeria. Al laboratorio è seguita una degustazione che ha dato modo ai visitatori di conoscere ed apprezzare il nuovo menù e gli interni rinnovati della pizzeria Lombardi, di recente rinnovata nel design e nella gestione. Ciò che non cambia negli anni, quando si tratta della pizzeria Lombardi, tra le più antiche e prestigiose della città (la sua fondazione risale al 1922), è la qualità degli ingredienti e la capacità di mescolare abilmente tradizione ed innovazione, attingendo a piene mani al patrimonio culinario ed agronomico della nostra terra. Sono infatti state offerte le tradizionali montanare al ragù, ma anche quelle al pesto e alla genovese, piatto principe della tradizione napoletana, e ben quattro tipologie differenti di pizza: la Marinara rivisitata, che coniuga pomodoro del piennolo e pomodoro san Marzano, la Margherita con Bufala, la Lombardi, specialità della pizzeria condita con pomodorini gialli, pomodoro del piennolo, provola affumicata e pancetta arrotolata, ed infine la Bresaola e Burrata, che ai due ingredienti aggiunge rucola, dell’ottimo Grana e l’aroma dei limoni di Sorrento. Le pizze sono state seguite da due dolci simbolo di Napoli, la Pastiera, dolce tradizionale pasquale ma che, in fondo, non è mai fuori stagione, ed un delicato Babà farcito con crema e fragoline, Ad accompagnare le pizze e ad esaltarne i sapori, tre vini delle cantine Terradora di Paolo, frutto della sapiente tradizione vitivinicola irpina: il rosato Rosaenovae Irpina DOC, un ottimo Greco di Tufo DOC ed un Aglianico DOC. – Fonte immagine: pagina Facebook ufficiale della Pizzeria Lombardi a Santa Chiara

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Libri

La donna scomparsa di Sara Blaedel: il nuovo giallo firmato Fazi (Recensione)

Sara Blaedel ritorna in libreria con La donna scomparsa, il quarto romanzo edito Fazi Editore di una delle voci danesi più interessanti del panorama letterario attuale, decisamente imperdibile per i lettori di noir e thriller. Protagonista è ancora una volta l’investigatrice Louise Rick, del Servizio Investigativo Speciale di Copenhagen, dove si occupa di persone scomparse insieme al collega e ormai convivente Eik Nordstrøm: lavorare a stretto contatto col proprio partner, mescolando carriera e vita privata, non è mai una cosa semplice, tantomeno lo è se si svolge un lavoro ad alto tasso di rischio e di stress come quello in polizia. Ma come giustificare la sparizione improvvisa di Eik, che lascia l’ufficio per una rapida commissione senza però farvi più ritorno, gettando Louise nel panico? Ma non finisce qui. Eik non è certo una donna e il titolo del romanzo di Sara Blaedel allude alla sparizione di una donna: nelle stesse ore, nella campagna inglese una donna danese, Sophie Parker, viene uccisa da un colpo di fucile che trapassa la finestra della villetta nella cucina di casa sua, intenta a preparare la cena assieme alla figlia adolescente. Il più classico incipit dei gialli: uno sparo misterioso nel buio, un cadavere, le indagini che cercano di far luce sull’accaduto. Se non fosse che, però, la donna uccisa risultava da anni, in Danimarca, nell’elenco delle persone scomparse: e a denunciarne la scomparsa, sedici anni prima, risulta essere stato Eik, il compagno di Louise: una sovrapposizione di casi che vedrà Louise districarsi pericolosamente tra lavoro e sentimenti. Chi è questa donna e perché è stata uccisa? E soprattutto, perché Eik è scomparso? Quale sarà il rapporto tra i due casi? La donna scomparsa di Sara Blaedel: al di là del bene e del male Ci sono azioni e temi ampiamente discussi e dibattuti dal punto di vista etico, temi che non riescono a mettere d’accordo le coscienze e che, semplicemente, per la loro stessa natura vanno al di là del bene e del male: il suicidio assistito, non ammesso in Danimarca, è uno di questi temi ed è sicuramente un azzardo trattare un argomento così spinoso e delicato in un romanzo: chi ne ha diritto? Che diritto ha l’uomo di togliersi la vita, se questa è divenuta troppo dura e fonte di sofferenza a causa di malattie gravissime ed inguaribili, e che diritto ha la medicina di aiutare un uomo a farlo, a darsi una morte dignitosa laddove ci si renda conto che la propria vita non lo è più? Ma quella di Sara Blaedel è un’operazione che non ha nulla di superficiale e che anzi, offre diverse prospettive sul medesimo argomento: quella medica, quella teologica, quella della legge, quella del paziente e quella dei suoi cari, che possono o meno comprendere ed accettare, per quanto possibile, una decisione che libererà il paziente dalle sue sofferenze ma le cui conseguenze si ripercuoteranno sull’intero nucleo familiare: il romanzo tratterà, infatti, la tematica anche e soprattutto dal punto di vista di chi resta e che […]

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Musica

Enzo Avitabile porta Acoustic World al Teatro Cilea

Acoustic World: un viaggio nella Wold Music con Enzo Avitabile Il maestro Enzo Avitabile è al Teatro Cilea di Napoli con Acoustic World dal 14 al 17 marzo, un concerto che ripropone in chiave acustica (formazione in trio, con Gianluigi Di Fenza alla chitarra, il fratello Carlo Avitabile alle percussioni e con la collaborazione di Emilio Ausiello al tamburo) parte del suo vasto repertorio, proponendo brani tratti dai suoi lavori dal 2003 ad oggi, attingendo dagli album “Salvammo o’ Munno“, “Sacro Sud“, “Festa farina e forca“, “Napoletana” e “Black Tarantella“. In una serata d’incantevole poesia, Enzo Avitabile (voce, arpina, fiati e tamburo) guida il suo pubblico in un lungo percorso fatto di tradizione ed innovazione attraverso la World Music, della quale Enzo Avitabile, abilissimo sperimentatore e contaminatore di generi, è probabilmente il più grande interprete italiano, mescolando tendenze jazz, tradizione napoletana, blues e soul in una carriera lunga un trentennio e costellata di successi, che ha visto collaborazioni con i più grandi artisti della musica nera, come James Brown, Tina Turner, Randy Crawford e Afrika Bambaataa. Enzo Avitabile, esibendosi su un palco disadorno e adorno solo della bellezza della musica, diverte e coinvolge il pubblico con grandi classici ormai iconici come Soul Express e Napoli Nord (Megl’ na tammurriat’ ca na guerr’), ma con uno sguardo sempre al sociale e agli ultimi della terra, dei quali Enzo Avitabile è stato definito il poeta, con brani di grande impatto emotivo ed impegno come Tutt’egual song e criatur’, dedicata a tutti i bambini che vivono e soffrono situazioni di degrado e disagio, A nomm’ e’ Dio, che ci racconta le innumerevoli vittime cadute in nome di Dio, Man e man, una bellissima richiesta di solidarietà e fratellanza, e Attraverso l’acqua, un brano mai come oggi di grande attualità, scritto con Francesco De Gregori, che racconta la tragedia delle migrazioni, Don Salvatò, poesia in musica che vincitrice del Premio Luigi Tempo e definita “a metà tra preghiera laica e canto randagio“. Trovano spazio, come componente fondamentale della nostra cultura, il canto devozionale, con Faccia gialla, che racconta del Santo Patrono della città di Napoli, San Gennaro, il cui sangue “nun è acqua” e rinnova ogni anno il miracolo e, con esso, la speranza del suo popolo. In chiusura, un doveroso omaggio a Pino Daniele, con Terra Mia, e a Sergio Bruni, grande interprete della canzone classica napoletana, con Carmela. Enzo Avitabile canta il sud, non come ubicazione geografica ma come stato dell’anima, condizione umana: cantore del sud d’Italia e delle periferie, nato e cresciuto nel difficile quartiere di Scampia, ma anche cantore del sud del mondo, delle sofferenze ma anche delle speranze umane che non hanno colore: una musica che, veicolo da sempre di messaggi e tradizioni, si apre al prossimo, attraverso la contaminazione di stili e generi e, perché no, finanche attraverso il plurilinguismo, con un sentimento di solidarietà e fratellanza, nella comune ricerca della pace. – Foto tratta da: Avvenire

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Cinema e Serie tv

Sex Education, la nuova serie originale Netflix (Recensione)

Sex Education è una delle ultime uscite Netflix: la serie originale è stata rilasciata l’11 gennaio ed ha subito riscosso un gran successo presso il pubblico, che ne chiede a gran voce una seconda stagione (da poco confermata), merito della sua innegabile freschezza ed originalità: un teen drama leggero e spontaneo, divertente, autoironica e non banale, nulla di scontato o già visto. Al centro della serie, la sessualità adolescenziale. Ma dimenticate gli esperti e smaliziati protagonisti dei più noti teen drama americani: Sex Education punta a rappresentare la realtà della sessualità inesperta ed immatura di un gruppo di adolescenti alla scoperta di sé e dell’altro, una sessualità fatta di incertezze, insicurezze, approcci spesso goffi e mille domande troppo imbarazzanti da porre, ma delle quali si sente improvvisamente l’urgenza. E a soddisfare quest’urgenza provvederà Otis, protagonista della serie, un sedicenne timido, introverso e sensibile, un ottimo ascoltatore e fidato consulente, tanto inesperto con le ragazze quanto esperto, indirettamente, in materia sessuale, grazie all’imbarazzante ed invadente madre, terapista sessuale di mestiere. Sex Education: uno scorcio di adolescenza reale, tra primi amori ed incertezze Sex Education è una serie schietta ed onesta, autoironica e brillante, che racconta l’adolescenza in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, tra la voglia di sentirsi adulti e la paura di fallire, anche e soprattutto in una sfera delicata come quella sessuale. Non è mai semplice raccontare in tv la sessualità, l’adolescenza e tantomeno la sessualità adolescenziale senza cadere nei soliti, stantii cliché. Siamo abituati a vedere, nella stragrande maggioranza dei teen drama, teenagers di navigata esperienza sessuale, sempre infallibili e sicuri di sé: ma siamo davvero sicuri che questa immagine corrisponda alla realtà delle nostre prime esperienze, della nostra adolescenza? Sicuramente no. Ciò che ricorderemo con un sorriso ed un velo d’imbarazzo sarà l’emozione, la curiosità, la voglia di conoscere e conoscersi e, perché no, qualche figuraccia o qualche bugia, che nasconderemo come il più grave di tutti i peccati perché, si sa, in adolescenza la verginità è un taboo. Lo sa bene Otis (Asa Butterfield), un “adolescente represso” (secondo la diagnosi clinica che sua madre ne ha fatto), che ne sente angosciosamente tutto il peso, lo sa bene il suo migliore amico Eric (Ncuti Gatwa), adolescente in lotta con sé stesso e contro la propria omosessualità. Due ragazzi diversi, uno timido e riservato, a suo agio nell’anonimato, e l’altro estroso ed eccentrico, sempre in cerca di attenzioni, ma accomunati dal comune, triste destino degli “sfigati” del college: destino dal quale li tirerà fuori Maeve (Emma Mackey), una ragazza dal look alternativo emarginata dal gruppo per alcune maldicenze sul suo conto, quando proporrà a Otis di fondare insieme a lei, tra le mura scolastiche, un centro d’ascolto di terapia sessuale, resasi conto delle notevoli competenze di Otis in questo ambito, piuttosto insolite in un ragazzo vergine. Ritroviamo nella serie tutti i personaggi, i topòi viventi cui siamo abituati: gli sfigati, il bullo, la cheerleader, il campione della squadra di basket (qui, in realtà, si tratta di un […]

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Libri

Giornata della memoria 2019: 4 libri da leggere e rileggere per non dimenticare

Il 27 gennaio, Giornata della memoria, è la ricorrenza internazionale in cui si commemorano le vittime dell’Olocausto: il 27 gennaio 1945 infatti le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz: l’apertura dei cancelli del lager rivelò al mondo le terribili ed inumane atrocità che si lì commisero per anni e che portarono alla morte di oltre 15 milioni di persone: uomini, donne e bambini colpevoli di essere ebrei -ben due terzi degli ebrei d’Europa hanno perso la vita a causa della Shoah-, dissidenti politici, rom, omosessuali, disabili. La giornata della memoria ci ricorda che è accaduto davvero, e che ricordare è un dovere morale e civile. Ecco 4 libri da leggere nella giornata della memoria, perché leggere, raccontare e tramandarne il ricordo è il modo migliore per non dimenticare. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” (Primo Levi): 4 libri da leggere nella Giornata della Memoria Il bambino col pigiama a righe, John Boyne Il bambino col pigiama a righe, da cui è stato tratto l’omonimo film, racconta la commovente storia della profonda amicizia di due bambini, Bruno, il figlio di un alto ufficiale nazista, e Shmuel, un bambino ebreo “col pigiama a righe”, detenuto di un campo di concentramento che sorge nei pressi della nuova abitazione dove vivono l’ufficiale nazista e la sua famiglia. Un’amicizia che viola i confini di ciò che è consentito, di ciò che è lecito, di ciò che è prudente, e si nutre dell’amore, della solidarietà e dell’innata voglia di vivere dei bambini, che, ignari delle crudeltà che si consumano a pochi passi da loro, si divertono con poco e traggono da ogni giornata, finanche nel lager, almeno una ragione per sorridere. Storia di una ladra di libri, Markus Zusak Il romanzo ambientato nella Germania tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’40, da cui è stato tratto l’omonimo film e che è edito in Italia anche col titolo “La bambina che salvava i libri“, è narrato in prima persona dalla Morte e racconta le vicende della piccola Liesel, la cui famiglia adottiva, in pieno regime nazista, nasconde in casa – in spregio ad ogni regola e prudenza- un giovane ebreo scampato alle violenze della Notte dei Cristalli, il figlio di un uomo che, un tempo, aveva salvato la vita al padre adottivo di Liesel. Un romanzo intenso ed avvincente, che racconta un’amicizia proibita, che sfida ogni regola ed è più forte della Storia. Diario, Anne Frank Un classico: Diario, di Anne Frank, è il racconto degli ultimi anni di vita di una quindicenne piena di sogni, idee, desideri, rinchiusa in un appartamento di Amsterdam, per sfuggire ai rastrellamenti nella Germania nazista ed aver salva la vita,  col solo conforto del suo diario, abbandonate le amicizie, la scuola e le consuetudini della sua vita. Il diario di una quindicenne alla scoperta di sé stessa, del proprio io e delle persone che vivono attorno a lei, e che mai come allora, in questa triste prigionia, le sembra di conoscere bene. Le pagine di un diario […]

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Libri

Nestor Burma e il mostro di Léo Malet per Fazi Editore (Recensione)

Le avventure del sarcastico e politicamente scorretto investigatore privato Nestor Burma, nato dalla penna del maestro del noir Léo Malet, tornano in libreria con una delle ultime uscite Fazi Editore. In Nestor Burma e il mostro (prima edizione 1945), il caldo di agosto vede il celebre investigatore e la sua Agenzia Fiat Lux a corto di casi e alle prese con la spietata concorrenza di un giovane giornalista, che cerca di soffiargli gli incarichi per guadagnarsi il titolo di “detective che ha messo k.o. il mistero” e, con esso, le prime pagine dei giornali. Un affronto decisamente troppo grave per l’astuto investigatore che, impigrito dal caldo e dall’assenza di casi da seguire, viene coinvolto da un giovane amico, Jacques Bressol, quindicenne strillone di professione, nelle morti apparentemente accidentali, ma fin troppo ravvicinate per trattarsi di una coincidenza, di due ragazzini che lavoravano con lui. Bressol sembra infatti convinto, sebbene non possa dimostrarlo, che le due morti non solo non siano accidentali come sembrano, ma anche da attribuirsi ad una gang rivale. La bizzarra coincidenza che vede morire nel giro di poco due ragazzini in perfetta salute non passa inosservata all’investigatore, che inizierà ad indagare, parallelamente alla polizia francese, sul caso dei due ragazzini, fino alla drammatica scoperta che dietro la morte di uno dei due c’è avvelenamento da arsenico, nascosto nei cioccolatini che il ragazzino sembra aver ricevuto in regalo dal padre, Frédéric Tanneur, un tassista col vizio dell’alcool e del gioco, una labile memoria e una pessima fama. Il colpevole ideale per un delitto efferato e apparentemente inspiegabile. Nestor Burma e il mostro: riuscirà l’investigatore a mettere k.o. il mistero? Se tutti gli indizi sembrano convergere sul padre del ragazzino e di questo sembra esser fermamente convinta la polizia francese, che ufficialmente segue il caso, Nestor Burma, un po’ per spirito di contraddizione e un po’ per reale convinzione dell’innocenza dell’uomo, cerca altre strade, altre spiegazioni, senza il timore di indagare nelle torbide frequentazioni del tassista e, soprattutto, senza il timore di pestare i piedi ai malavitosi sui quali getterà luce nelle sue indagini. Coraggio che rasenta la spavalderia e l’incoscienza e che darà a questo noir i toni di un vero e proprio thriller. Tra continue rivelazioni e colpi di scena, gli immancabili flirt di Burma, con la sua innata e spiccata predilezione per le belle donne -unico e vero punto debole dell’investigatore- e travolgenti scene di pura azione, il lettore vedrà Nestor Burma, alla ricerca della verità e del vanto di aver messo k.o. il mistero, destreggiarsi abilmente, dando prova di scaltrezza e furbizia, oltre che di coraggio, tra loschi individui e pericolosi ed impalpabili mostri, che agiscono nell’ombra e colpiscono alla cieca, senza lasciar traccia di sé. [amazon_link asins=’8893254468,8896904072′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’1c8f2750-14c4-11e9-8b8f-0d7a9e036486′]

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Teatro

Il senso del dolore di Maurizio de Giovanni al San Ferdinando

Debutta la sera di S. Stefano al teatro San Ferdinando, dove resterà fino al 13 gennaio, lo spettacolo Il senso del dolore, con la regia di Claudio di Palma, trasposizione teatrale del celebre giallo di Maurizio De Giovanni (Einaudi, 2007) appartenente al ciclo del Commissario Ricciardi, il commissario che, muovendosi nella Napoli degli anni ’30, risolve brillantemente i casi lui sottoposti affidandosi a quella che, più che una benedizione, è una vera e propria maledizione, ciò che lui chiama “Il Fatto” e che lo ossessiona fin da quando era bambino: l’abilità di sentire dentro la propria testa – come ossessivamente ripete Claudio Di Palma, che in scena veste i panni del Commissario Ricciardi – le ultime parole dei defunti, ne coglie le espressioni, gli ultimi gesti mentre la vita va via, eppure continua a persistere, nelle parole e nei suoi atti estremi, anche dopo la morte, che altro non è che un velo attraverso il quale un occhio attento può scorgere ciò che nasconde. Il senso del dolore di Maurizio De Giovanni: la dolorosa percezione della persistenza della vita anche dopo la morte Ciò che il Commissario Luigi Alfredo Ricciardi chiama “Il Fatto”, quasi a voler esorcizzare una particolare sensibilità che egli stesso vive come una maledizione, è la netta percezione della persistenza della vita, che si rinnova in continuo nei suoi momenti estremi, anche dopo la morte, lasciando risuonare la sua voce nella testa di chi riesce a squarciare il velo tra i due mondi: non il gioioso prosieguo della vita ultraterrena che aspettano i fedeli, ma il senso del dolore, il presentimento di questo, che continua anche dopo la morte nelle anime che non avranno mai requie. Dolore che il Commissario Ricciardi, testimone sensoriale della persistenza dei defunti, fa proprio e rivive in ogni vittima, in ogni anima che incontra: ne Il senso del dolore, Ricciardi indaga sulla morte del tenore Arnaldo Vezzi, amico del Duce, genio della musica ma uomo detestabile, sgozzato nel suo camerino del Teatro San Carlo mentre si preparava ad andare in scena con lo spettacolo “I Pagliacci” e ritrovato lì, riverso in un lago di sangue, mentre Ricciardi ne ancora l’ultima risata e le ultime note del suo canto. Molti avrebbero avuto più di un movente per uccidere il tenore, come scopre dalle dichiarazioni di Don Pierino, sacerdote appassionato conoscitore dell’opera, degli addetti ai lavori del teatro, del suo agente e della stessa vedova. Molti avrebbero avuto più di un movente, ma nessuno ne avrebbe tratto alcun vantaggio. Sarà proprio “Il Fatto”, maledizione e insieme fondamentale alleato nella risoluzione di ogni caso, unito alla ferma convinzione che ogni azione umana, in particolare quelle delittuose, è spinta dalla fame o dall’amore, a guidare il Commissario Ricciardi verso lo scioglimento del caso, che si presenta agli occhi dello spettatore in tutto il suo realismo, la sua crudezza, il suo dolore che persiste anche in seguito alla risoluzione: dolore del quale Ricciardi non si libera, dolore del quale Ricciardi è schiavo e che vive e rivive dentro […]

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Teatro

Sal Da Vinci al Cilea con Sinfonie in Sal Maggiore – Christmas edition

A Natale 2018 Sal da Vinci porta in scena Sinfonie in Sal Maggiore – Christmas edition Sal Da Vinci porta al teatro Cilea lo spettacolo Sinfonie in Sal Maggiore, nel cartellone del teatro Augusteo dello scorso anno, rivisitato in chiave natalizia, una Christmas edition che debutta proprio la sera del 25 dicembre, e resterà in scena fino al 13 gennaio. Sinfonie in Sal Maggiore, ideato e scritto da Sal Da Vinci, è un portentoso concerto, portato in scena da Sal Da Vinci, accompagnato da suo figlio Francesco e da un’orchestra di cinquanta elementi, diretta dal maestro Adriano Pennino, inserito nella cornice del viaggio, della crociera. Sinfonie in Sal Maggiore è uno spettacolo ricchissimo che alterna monologhi del cantante, che ricorda i momenti più significativi della sua carriera e della sua vita personale, esilaranti sketch comici e musica, in un viaggio attraverso la celebre canzone napoletana, italiana ed internazionale, viaggio su una love boat capitanata da Gianni Parisi, che trasporta i passeggeri, divertenti e macchiettistici viaggiatori (Ciro Villano e l’esuberante Floriana De Martino, dal varietà televisivo Made in Sud) alla riconquista del proprio partner, da Napoli a New York: un lungo viaggio che hanno intrapreso i nostri avi, alla ricerca di nuove opportunità oltremare, e che riviviamo sul palco con Sal Da Vinci, napoletano ma nato a New York, che celebra in musica la tradizione napoletana che ci ha resi celebri nel mondo – con brani come la commovente Caruso e le più divertenti e ballabili Pigliate ‘na pastiglia e Tu vuò fa’ l’americano – ma anche la musica italiana e di fama internazionale, con brani come Un amore così grande e Il mondo, ma soprattutto con un omaggio al Frank Sinatra di New York, New York, il cantante italoamericano che, nelle parole di Sal Da Vinci, “seppe cantare Napoli“. Un viaggio attraverso i ricordi, testimoniati dalla canzone classica napoletana ed italiana, di una generazione di emigranti, in viaggio verso la Statua della Libertà e verso un mondo migliore, un viaggio che ci ricorda quanto questa storia -l’esodo di migliaia di giovani ogni anno- sia, tutt’oggi, profondamente attuale, storia che si riflette nella dialettica tra le generazioni e nel rapporto tra padri e figli, portato in scena in musica da Sal Da Vinci e dal figlio Francesco, cantante come suo padre. Un viaggio che ci ricorda quanto sia fondamentale mantenere vive le proprie origini, e fare della musica un’occasione di comunione, di ricongiungimento: perché la musica ha la straordinaria capacità di ricordarci chi siamo e, al contempo, unire le persone ed i popoli diversi. – Foto di: NapoliToday

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