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Eroica Fenice

Food

Pizzerie d’Italia 2019, la nuova edizione della guida del Gambero Rosso

Giovedì 20 settembre è stata presentata al Palazzo Caracciolo di Napoli la guida “Pizzerie d’Italia 2019”, le migliori pizzerie del paese secondo il Gambero Rosso, nelle parole del direttore generale Luigi Salerno “sinonimo di qualità e di diffusione della cultura dell’arte della pizza nel mondo“, ben conscio della portata ormai globale di un cibo come la pizza, ma anche della responsabilità dell’Italia, ed in particolar modo della città di Napoli che alla pizza ha dato i natali, di testimoniare una tradizione millenaria e, al contempo, aprirsi all’innovazione, come hanno dato prova di saper fare i pizzaioli in gara, realizzando con i prodotti della tradizione culinaria italiana prodotti gourmet originali e saporiti. Pizzerie d’Italia 2019: il podio La competizione ha visto contendersi il podio pizzaioli di tutte le età e di tutte le regioni d’Italia, che, per l’accesso alla guida Pizzerie d’Italia 2019, sono stati giudicati sulla base di tre voci fondamentali: la qualità della pizza (impasto, lievitazione ed ingredienti utilizzati), il servizio (che include non soltanto il menù culinario ma anche la carta dei vini) e l’ambiente. Non mancano new entries nella guida Pizzerie d’Italia 2019: il mestiere è infatti in espansione e le nuove leve, più volte premiate nella guida, fanno certamente onore a quella che sta diventando una mansione di prim’ordine e di gran prestigio nella ristorazione, al pari del lavoro dello chef. Sul podio, insigniti con il prestigioso riconoscimento Tre Spicchi, con un punteggio di 96/100, ci sono a pari merito Franco Pepe (Pepe in Grani, Caiazzo, CE) e Simone Padoan (I Tigli, San Bonifacio, VR), cui seguono Enzo Coccia (La Notizia, Napoli) e Renato Bosco (Saporè, San Martino Buon Albergo, VR), entrambi con punteggio 94/100. Vince il primo posto riservato alla pizza in teglia, con un punteggio di 95/100, Gabriele Bonci (Bonci Pizzarium, Roma). Inoltre, nelle categorie dei Premi Speciali, il Gambero rosso ha premiato Gennaro Battiloro, allievo di Franco Pepe (Battil’oro, Querceta, LU), che ha presentato una pizza con baccalà islandese mantecato, riduzione di pomodoro verde alla vaniglia e chips di mela annurca, e Francesco e Salvatore Salvo (Salvo, San Giorgio a Cremano, NA) come “maestri d’impasto”, come “pizzaioli emergenti” i giovanissimi Luca Mastracci (Pupillo a Priverno, LT), che ha presentato una pizza con fiordilatte pontino, cicorietta selvatica, ragù di carni bufaline, ricotta salata di bufala e olio extravergine d’oliva, e Valentino Tafuri (3Voglie in Centro, Battipaglia), come “pizze dell’anno” Alberto Morello (Gigi Pipa, Este, PD), Gianluigi Di Vincenzo (Giangi’s Pizza, Arielli, CH), Guglielmo Vuolo (Verona), Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati, Roma) con la sua pizza dolce al gusto di fior di fragola e croccante, mentre per la “migliore carta delle bevande” sono stati premiati Stefano Bonamici e Ciro Oliva. Non sono mancati i pluripiemiati nomi della tradizione classica napoletana come Gino Sorbillo, Enzo e Cristiano Piccirillo della Masardona, Antonio Starita, che hanno esportato la tradizione napoletana anche nel resto d’Italia (molto rinomate le pizzerie Sorbillo e Starita, rispettivamente, a Milano e Torino); le distanze si accorciano così nei confini nazionali, permettendo di gustare la vera […]

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Cinema & Serie tv

The Good Doctor: successo la prima stagione, al via la seconda

Nulla di interessante da guardare stasera? Vi consigliamo caldamente d’iniziare questa nuova serie! The Good Doctor è un nuovo medical drama statunitense, di 18 episodi, targato ABC e ideato da David Shore (su riadattamento di una serie tv coreana), famoso per aver dato vita ad una delle più note ed apprezzate serie tv di argomento medico, Dottor House, trasmesso nella prima serata del martedì di Rai 1 dalla fine di luglio alla metà di settembre. Nonostante il periodo scelto per la trasmissione tv non sia stato dei più favorevoli, The Good Doctor, complice la straordinaria interpretazione di Freddie Highmore nel ruolo del protagonista, ha letteralmente conquistato il pubblico e ha collezionato oltre 4 milioni di spettatori, che ora chiedono a gran voce una data per la trasmissione della seconda stagione, che prenderà il via negli Stati Uniti il 30 settembre. La serie tv, realizzata nel 2017 ma approdata in Italia soltanto un anno dopo, segue le vicende di Shaun Murphy (Freddie Highmore, l’attore protagonista de La fabbrica di cioccolato), un ragazzo autistico, con la Sindrome del Savant, specializzando in chirurgia nel San José Sn. Bonaventure Hospital, nella Carolina del Nord. The Good Doctor: un genio silenzioso Un genio silenzioso è il titolo della prima delle 18 puntate della prima stagione, trasmessa in questo momento su Rai 1, definizione che si adatta a pieno a Shaun Murphy: il giovane, laureatosi a pieni voti in medicina e chirurgia, si trasferisce, dalla cittadina del Wyoming dov’è nato, nella Carolina del Nord per inseguire il suo sogno, sotto la guida dell’anziano mentore, il dottor Glassman (Richard Schiff), con il quale il ragazzo ha un rapporto tanto profondo da essere simile a quello di un figlio col padre. Nulla d’insolito fin qui, se si trattasse di un ragazzo neurotipico: ma Shaun è un giovane autistico, con serie difficoltà nell’interazione sociale, una spiccata e talvolta ossessiva attenzione per i dettagli, un’indole timida e riflessiva ed intuizioni geniali, tali da permettergli di arrivare prontamente alla soluzione dei problemi che gli si pongono, anche più rapidamente rispetto ai colleghi neurotipici (Antonia Thomas e Chuku Modu nel ruolo, rispettivamente, degli specializzandi Claire Brown e Jared Kalu, e Nicholas Gonzalez nel ruolo del dr. Melendez), dai quali è accolto in ospedale con un misto di curiosità e timore legato alla sua condizione, condizione che lo porta ad essere molto diverso dai suoi colleghi e ad incontrare numerose difficoltà nell’interazione con questi e con i pazienti. Ma quello che di Shaun, più di ogni altra cosa, viene messo in luce, è la genialità, la rapidità nel ragionamento e nella risoluzione dei casi che lo porta a primeggiare in reparto, tanto quanto la timidezza e l’atteggiamento goffo ed impacciato lo portano invece a chiudersi in sé e sfuggire ai contesti sociali, scegliendo invece come proprio nido e rifugio sicuro il dipartimento di chirurgia del Sn. Bonaventura. E tuttavia, la storia di Shaun è quella di un giovane che, con fatica e timore, sceglie di farsi strada in un mondo del quale talvolta stenta a capire […]

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Napoli & Dintorni

Piedigrottissima di Ciro Giorgio: terza edizione del Festival del Sud al Maschio Angioino

Serata di musica tradizionale napoletana e balli folkloristici il 27 agosto sotto le stelle, nel cortile del Maschio Angioino di Napoli, con lo spettacolo musicale “Piedigrottissima”, per la terza edizione del Festival del Sud, Orgoglio Meridionale, organizzata dal Centro Teatro Studi, con l’organizzazione e la regia del noto cabarettista, cantante e uomo di spettacolo Ciro Giorgio, già direttore artistico di altre manifestazioni di successo tenute in altri siti storici di Napoli. Una serata, questa, volta a riportare in auge e far rivivere le suggestioni e l’atmosfera senza tempo del Festival di Napoli, che fece grande la musica tradizionale napoletana in Italia e nel mondo, con una delle tipologie più note nella tradizione del folklore partenopeo, la Piedigrotta. A raccontarci le origini di questo spettacolo è il maestro Claudio Esposito, che dirige l’orchestra dei Professionisti (Claudio Esposito, Gianni Sepe, Mario Todaro, Enzo Desiato e Luciano Esposito). «Oggi, se si pensa alla Piedigrotta, si pensa alla festa di balli e canti tradizionali che tutti conosciamo, quella che fu, in passato, festa nazionale del Regno delle Due Sicilie. Ma la Piedigrotta ha in realtà origini molto più antiche, che si fanno risalire al mondo greco, che ha dato origine alla città di Napoli, e al culto di Dionisio.» In onore della divinità, il cui corrispettivo romano è Bacco, erano infatti indette in autunno delle celebrazioni volte a festeggiare la vendemmia, e la tarantella, inventata più tardi e riproposta non soltanto nella tipologia di spettacolo che oggi chiamiamo Piedigrotta, ma in ogni altra manifestazione del folklore partenopeo, ricorda e ripete i passi di danza di queste celebrazioni. Piedigrottissima di Ciro Giorgio riporta in città la magia del Festival di Napoli Simbolo della canzone partenopea nella seconda metà del Novecento, il Festival di Napoli nasce nel ’52 e s’interrompe nel 2004: è la conclusione dell’epoca d’oro della musica tradizionale napoletana, quella apprezzata e conosciuta in tutto il mondo, quella eterna, che racconta il nostro popolo oggi come ieri. È a questa tradizione che si rifà il grande spettacolo di musica e danze folkloristiche portato in scena da Ciro Giorgio, che vanta la presenza di numerosi artisti che hanno partecipato allo stesso Festival di Napoli, alternando brani commuoventi e toccanti, magistralmente interpretati, a ballate leggere, melodiose ed ironiche, in uno spettacolo volto a rappresentare le due facce della dolce-amara Napoli ed ad esprimere le mille sfumature della napoletanità. Ad introdurre il pubblico nell’atmosfera della serata, con balli e canti tradizionali, è Carmen Percontra e il gruppo dei Ritmi del Sud, ma ad aprire la serata canora è la cantante Giusy Ciano, con un grande ritorno, lontana dalla scena per alcuni anni che con la forza espressiva e presenza scenica che la contraddistingue, propone pezzi di Libero Bovio e Salvatore Di Giacomo; seguita da Angelo dei Visconti, noto cantante di successo degli anni ’60, che col suo entusiasmo trascina il pubblico a cantare e ballare sulle note di Napule ca se ne va. La toccante esibizione della giovanissima Giusy Tuccillo nel grande classico Indifferentemente, Antonio Di Castaldo, spesso presente nelle […]

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Cinema & Serie tv

Film tratti da libri: i 10 più belli di sempre

Il legame tra letteratura e cinema è profondo e trova una giustificazione radicata nell’animo umano, che da sempre ha la capacità di creare e ricreare nella propria mente, attraverso la fantasia, la memoria ed il racconto, non soltanto immagini di situazioni realistiche o possibili, ma anche di situazioni fantastiche ed irrealistiche, dando libero sfogo all’immaginazione, oppure lasciare che le immagini sorgano dalla parola scritta: è quello che fanno i registi che cercano di riportare sul grande schermo, secondo la propria immaginazione e sensibilità, le parole su carta dei libri più belli e di successo, in maniera più o meno fedele al testo letterario, a seconda dei casi. Se c’è un gruppo di lettori che affermerà sempre e comunque, a prescindere dal film in questione, che il libro è senz’altro “migliore”, spesso perché in realtà semplicemente il film non corrisponde all’immagine mentale che il lettore si era costruito da sé del libro al punto da vivere come un “tradimento” personale il tentativo altrui di creare un’immagine che, una volta giunta sullo schermo, diventa quella “canonica”, una schiera nutrita di lettori conta invece i giorni che li separano dall’uscita nelle sale cinematografiche del film tratto dal proprio libro preferito. Ecco dunque una rassegna dei 10 film tratti da libri più belli ed appassionanti, quelli che, a prescindere dall’aver letto il libro o meno, vale la pena guardare, e che forse potrebbero convincere anche i meno avvezzi alla lettura ad immergersi in un buon libro. Una rassegna (in ordine sparso) dei più appassionanti 10 film tratti da libri: da successi letterari a successi cinematografici Saga di Harry Potter (J. K. Rowling) Durante tutto il primo decennio del 2000 gli otto film tratti da libri della saga di Harry Potter, maghetto più famoso di tutti i tempi, hanno trascinato al cinema (e, in conseguenza, in libreria) ben più d’una generazione di bambini ed adolescenti: come resistere al fascino dell’eterna lotta fra bene e male, in chiave fantasy? Si tratta infatti della saga cinematografica col maggior numero di incassi. Quattro sono i registi che hanno lavorato ai film della saga: Chris Columbus ai primi due (senz’altro i più fedeli ai romanzi della Rowling), Alfonso Cuaròn al terzo, Mike Newell al quarto e David Yates dal quinto all’ottavo, tre i giovanissimi protagonisti che devono la loro fama al ruolo interpretato nella saga di Harry Potter: Daniel Radcliffe nel ruolo di Harry Potter e Rupert Grint e Emma Watson nei ruoli dei suoi amici, rispettivamente Ron Weasley e Hermione Granger. The Help (K. Stockett) Il film, uscito nel 2012 con la regia di Tate Taylor, è ambientato nel Mississipi degli anni ’60 e racconta le vicende della giovane aspirante scrittrice Skeeter (Emma Stone), interessata a documentare, con l’aiuto di alcune domestiche di colore, la dura vita delle nere nel suo paese, segnata dal pregiudizio, dal sopruso e dalla tirannia operata dalle signore bianche ai danni delle domestiche di colore. Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, come il premio Oscar a Octavia Spencer, nel ruolo della domestica Minny […]

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Attualità

Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

Il reddito di cittadinanza, l’aiuto economico che verrà destinato dal governo a 9 milioni di famiglie italiane in stato di indigenza, prive di reddito o con un reddito troppo basso, è stato al centro del dibattito politico e della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle che alle scorse elezioni del 4 marzo 2018, col 32% dei voti, è divenuto la prima forza politica del paese (e c’è chi addebita proprio alla promessa del reddito di cittadinanza la vittoria del Movimento 5 Stelle, che ha conquistato una schiacciante maggioranza proprio nelle regioni del centro-sud maggiormente colpite dalla piaga della disoccupazione), stringendo un patto di governo con la Lega, capitanata da Matteo Salvini, il partito che, all’interno della coalizione di centro-destra, ha totalizzato il maggior numero di voti (17%). Ben oltre la campagna elettorale, il leader politico del Movimento 5 Stelle e attuale Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nonché vicepremier, Luigi Di Maio, definendo il reddito di cittadinanza una necessaria misura di contrasto della povertà, lo ha inserito con priorità tra gli obiettivi del contratto di governo, sottoscritto dai leader delle due forze politiche al governo, e potrebbe forse vedere la luce già nel 2019, contro le previsioni di chi credeva che l’argomento, per mancanza di fondi, non potesse entrare davvero nel dibattito politico e restasse dunque legato alla campagna elettorale e agli slogan di piazza. Ma vediamo subito di cosa si tratta, a chi spetterà e come funziona il reddito di cittadinanza. Reddito di cittadinanza: chi potrà richiederlo e secondo quali criteri? Il reddito di cittadinanza è una misura economica che cercherà da un lato di sostenere economicamente i nuclei familiari più fragili e vessati dalla povertà, dall’altro di ridare dignità al lavoro e favorire la formazione professionale attraverso corsi professionalizzanti, per combattere l’emarginazione e l’esclusione dei disoccupati e favorirne l’inclusione nel mondo del lavoro. Ma chi potrà beneficiarne? Secondo i dati ISTAT, si può parlare di povertà in Italia al di sotto dei 780€ al mese di reddito. Tale cifra varia, naturalmente, al variare del numero dei componenti del nucleo familiare e, all’aumentare del numero dei componenti del nucleo familiare -in particolar modo nel caso in cui ci siano minori a carico-, aumenta la cifra sotto la quale si possa parlare di povertà. Il reddito di cittadinanza prevede dunque l’erogazione di un contributo economico tale che ogni famiglia possa raggiungere questa cifra. Potrà richiederlo qualsiasi maggiorenne, che sia disoccupato o inoccupato, con un reddito mensile inferiore ai 780€, e ciò vale, naturalmente, anche per i pensionati con la minima pensione prevista, per i quali si parlerà dunque di “pensione di cittadinanza”. Ancora, il reddito di cittadinanza verrà in aiuto di quei lavoratori, part-time o full-time, che siano sottopagati, erogando loro la somma sufficiente a raggiungere la cifra di 780€ mensili, e saranno previsti vantaggi per le aziende che decideranno di assumere lavoratori beneficiari del reddito di cittadinanza. Per ottenere il reddito di cittadinanza, occorrerà essere iscritti ad un Centro per l’impiego e rendersi subito disponibili al lavoro, iniziare […]

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Libri

Il fiume della colpa di Wilkie Collins per Fazi Editore (Recensione)

Se la fama di Wilkie Collins (1824-1889), autore inglese, è legata principalmente ai suoi romanzi polizieschi e all’invenzione ne La pietra di Luna del fair-play, ossia l’opportunità data al lettore di sciogliere le fila del mistero attraverso gli indizi che lo scrittore dissemina sapientemente ed oculatamente nel testo, è da considerarsi ammirevole la scelta editoriale della casa editrice Fazi di riprodurre una nuova edizione non dei gialli che lo hanno reso celebre ma di altre opere forse meno visitate, che svelano un’accurata attenzione dell’autore, amico di Dickens, per le dinamiche sociali. È evidente infatti in questo romanzo il legame con l’autore del grande romanzo sociale inglese – verso le classi sociali ed i rapporti tra queste, al centro della trama de Il fiume della colpa, che racconta il ritorno del giovane ereditiero Gerard Roylake in patria in seguito alla morte del padre, dopo anni di forzata lontananza dalla sua famiglia e dai suoi possedimenti in Inghilterra, e della sua attrazione per la bella, ma ben più umile, Cristel, la figlia del mugnaio della sua tenuta, che ridesta nell’uomo dolci ricordi d’infanzia e al contempo un’inarrestabile passione. Il fiume della colpa: Wilkie Collins tra attenzione al sociale e mistero Fanciulle in pericolo, amori a prima vista, rigidi codici di comportamento, ferrea ed inflessibile moralità, padroni e servi, duelli e rivalità amorose: nel romanzo di Wilkie Collins ritroviamo tutti gli elementi della narrativa inglese ottocentesca, volta a disegnare con tratto preciso e sicuro e da un’ottica realista la società contemporanea. È il denaro a stabilire il peso e la rispettabilità di un uomo nelle campagne dell’Inghilterra vittoriana, che a tratti ricorda quella dipinta da Jane Austen. Se ne accorgerà ben presto il giovane Mr. Roylake, cresciuto ed educato in Germania, secondo un codice sociale meno rigido ed opprimente, notando con crescente stupore il peso del suo nome ed il modo in cui questo influisca nei rapporti con gli altri, al punto da impedirgli di frequentare il mugnaio e la sua incantevole figlia senza incorrere nelle chiacchiere e nel disappunto degli abitanti del villaggio. Consiste in questo la colpa, espiata nelle lunghe passeggiate lungo il tetro fiume che collega la tenuta al mulino: amare è una colpa laddove l’oggetto dell’amore non è quello previsto dalle aspettative sociali, che avrebbero voluto il giovane Mr. Roylake legato ad una donna del suo rango, quella designata per lui dalla famiglia.  È proprio l’incontro con Cristel che porterà Gerard ad imbattersi in un uomo affascinante e misterioso, il cui nome è sconosciuto a tutti: noto piuttosto come “L’Inquilino“, l’uomo è ospite del mulino, è sordo, infido e fin troppo interessato a nascondere la sua identità e la sua storia. La sua presenza inquieta e preoccupa la giovane, verso la quale l’uomo ha sviluppato un’insana ossessione, che mette la donna in una posizione di pericolo, ma ancor di più Mr. Roylake, percepito dal misterioso Inquilino come un pericoloso rivale in grado di portargli via l’unico sollievo alle sue sofferenze. Qui Wilkie Collins, attraverso la voce di Gerard, che […]

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Eventi/Mostre/Convegni

TuttoPizza 2018 alla Mostra d’Oltremare di Napoli

Dove, se non a Napoli, capitale mondiale della pizza, poteva tenersi Tuttopizza, il salone internazionale della pizza, che presenta tutte le novità e le innovazioni in questo settore? Dal 21 al 23 maggio la Mostra d’Oltremare di Napoli ospita Tuttopizza 2018, la terza edizione del salone internazionale della pizza organizzata da Raffaele Biglietto, che può vantare una lunghissima esperienza nel settore fieristico e Sergio Miccu, presidente dell’Associazione Pizzaioli Napoletani, che compie 20 anni, dedicato agli operatori del mondo Ho.Re.Ca. (hotellerie-restaurant-catering) specializzati nel ramo pizzeria. La terza edizione di quest’anno, oltre a riconfermarsi come un valido punto d’incontro tra appassionati, venditori ed addetti ai lavori, ha promosso le novità legate al mondo della pizza, forte dallo scorso anno del titolo di patrimonio dell’Unesco, presentando elaborate pizze gourmet, accostamenti audaci e nuove tecniche di lavorazione, senza però dimenticare quella che è la tradizione italiana ed in particolare campana: molto spazio è stato infatti dedicato agli espositori di prodotti locali come la mozzarella di bufala, il fiordilatte di Agerola, l’olio extravergine di oliva, alcune tipologie di pomodori e di farine tipicamente napoletane. Presenti alla fiera nomi del calibro di Perrella, Molino Caputo e Rosso Pomodoro, la Torrente, Birra Poretti, Nastro Azzurro e tantissime altre eccellenze campane ed italiane. Nel corso dell’evento, della durata di tre giorni, si susseguiranno seminari, masterclass, cooking  show con i nomi più noti dell’ambiente, incontri di confronto e di aggiornamento professionale. Nell’ambito della fiera si svolgerà, inoltre, il Trofeo Tuttopizza, quest’anno duplicato rispetto alle precedenti edizioni perché alla gara classica riservata a team composti da 5 persone, che si terrà il 22 maggio, si terrà il 23 maggio quella a tema Gluten Free, tema a cui è dedicata un’area intera all’interno della mostra. Tuttopizza 2018, gli Artigiani del Gusto protagonisti al Villaggio del Gusto di Perrella Tra le numerosissime novità -come la cola piemontese Molecola, totalmente italiana, offerta e presentata nello stand di Perrella nelle varianti classica, senza zucchero e decaffeinata- e le innovazioni presentate nel salone, notevoli le proposte degli Artigiani del Gusto al Villaggio del Gusto di Perrella, prodotti d’eccellenza campana: come pomodori sia rossi che gialli, olio extravergine d’oliva, formaggi e salumi e conserve, presentati agli operatori della ristorazione. Vero motivo di vanto e fiore all’occhiello del progetto è la Farina Intera realizzata dal Molino Varvello, in collaborazione dell’Università degli Studi di Bologna, la sola farina bianca che, grazie alla Lavorazione Fedele, riesca a mantenere le parti più nobili del chicco di grano. A presentare al pubblico questa portentosa e salutare novità, che ha anche il beneficio di ridurre la glicemia postprandiale sia in soggetti sani che in sovrappeso, è Diego Vitagliano, promotore della Farina Intera in Campania, nel giorno d’apertura, lunedì 21 maggio alle 12:00, in un’incontro moderato dalla giornalista enogastronomica Laura Gambacorta e da Giuseppe Gargiulo. Ciascuno dei sei momenti denominati “Incontri di Gusto” sarà poi seguito da un momento di “Mani in pasta” che vedrà protagonisti i più noti pizzaioli del momento, accanto a Laura Gambacorta, e da numerosi cooking show.

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Teatro

I Miserabili, da Victor Hugo a Luca Doninelli, al Mercadante

I Miserabili di Victor Hugo, grande romanzo storico ambientato a Parigi negli anni successivi alla Restaurazione, va in scena in prima nazionale dal 25 aprile al 6 maggio al Teatro Mercadante di Napoli, nell’adattamento teatrale di Luca Doninelli e con la regia di Franco Però. “Quella di portare I Miserabili sulle tavole di un teatro di prosa è un’impresa temeraria, una sfida per chiunque sia disposto a sopportare un grande insuccesso piuttosto che un successo mediocre. Millecinquecento pagine che appartengono alla storia non solo della letteratura, ma del genere umano. Come l’Odissea, come la Commedia, il Chisciotte o Guerra e Pace.” afferma Luca Doninelli a proposito dell’audace impresa di portare in scena il capolavoro di Victor Hugo, attuale come non mai, com’è proprio di ogni grande classico, nel portare in scena il labile confine tra ciò che è bene e ciò che è male, il divario tra chi ha tutto e chi non ha nulla, tra chi ha il suo ruolo nella società e chi vive ai margini di essa, emarginato, escluso, miserabile. “I Miserabili” di Luca Doninelli, specchio di una società dilaniata dai contrasti Miserabile è chi non riesce ad integrarsi in una società per cui è un reietto, un escluso, un emarginato. Un miserabile non è mai al suo posto, mai al posto giusto, perché non esiste un posto giusto. Miserabile è chi fugge da tutto e da tutti, ma soprattutto da sé stesso. Miserabile è Jean Valjean (Franco Branciaroli), un uomo che ha passato vent’anni in carcere per aver rubato poco più che bambino, in preda ai morsi della fame, una pagnotta. Miserabile è Jean Valjean, che miserabile nell’animo lo è diventato nel corso di vent’anni di lavori forzati, che lo hanno cambiato e reso un uomo diverso. Miserabile è Jean Valjean che, una volta riconquistata la libertà con appiccicata addosso un’etichetta che non gli apparteneva, non ha trovato altra via che il furto, ma un vescovo (Alessandro Albertin), donandogli dell’argento da rivendere, con la sua generosità gratuita lo ha riammesso al mondo. Miserabile è Jean Valjean, che, rinnegato il suo nome ed il bagno penale, costruitosi una nuova identità di sindaco e uomo giusto, vero benefattore, trema tuttavia dinnanzi alla miseria che ben conosce e all’ipotesi che questa possa tornare a perseguitarlo. I Miserabili è una storia di peccato e redenzione, che indaga la miseria insita non soltanto negli stadi più bassi della società di metà ottocento francese, tra galeotti ex-prostitute, accattoni, modelli di strada e studenti squattrinati, ma anche negli stadi più alti. Forse miserabile è il commissario Javert (Francesco Migliaccio) che, dall’alto della sua posizione sociale, guarda con disdegno la miseria umana attorno a sé ossessionato dalla figura di Jean Valjean, ne fa l’emblema della criminalità e, credendolo capace di ogni nefandezza, nella cieca ricerca di giustizia a tutti i costi dedica la sua intera vita alla persecuzione di quest’uomo che, tra mille cambi d’identità, fugge per non dover fare i conti con sé stesso. Miserabile è, forse, chi non crede nella redenzione e […]

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Teatro

Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo al Palapartenope

Dopo due anni di assenza dal palcoscenico, torna al Teatro Palapartenope di Napoli il musical “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo” di David Zard, produttore discografico italiano recentemente scomparso, noto al grande pubblico per il successo planetario del musical “Notre-Dame De Paris“, ispirato all’omonima opera di Victor Hugo, successo replicato con “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo”, che, anche in questa nuova tournée, non smette d’incantare ed emozionare, come se fosse la prima volta, l’affezionato pubblico con il tragico amore degli sventurati amanti veronesi nella più celebre e romantica opera di Shakespeare, portata in scena in un’opera ricca di pathos e di fortissimo impatto scenico, garantiti dalla straordinaria equipe di attori, ballerini ed acrobati e dalle musiche di Gérard Presgurvic, curate da Vincenzo Incenzo nell’adattamento italiano. Ama e cambia il mondo, il monito di Romeo e Giulietta La scena si apre nella Verona rinascimentale, dilaniata dai conflitti tra le due potenti famiglie Montecchi e Capuleti, in antica tenzone. Alla prima appartiene Romeo (Davide Merlini), alla seconda la giovane Giulietta (Giulia Luzi), innamorati fin dal primo sguardo, scambiato fugacemente durante un ballo in maschera organizzato dal padre di Giulietta, il Conte Capuleti (Graziano Galatone, il Febo di Notre-Dame De Paris) per presentarle il suo promesso sposo, il conte Paride. Un amore travolgente, che sfida le rivalità familiari stringendo un’unione segreta e si consuma, fugace, nel tempo di pochi giorni: durante l’ennesima scorreria, Tebaldo (Gianluca Merotti) cugino di Giulietta, uccide Mercuzio (Luca Giacomelli Ferrarini), amico fraterno di Romeo che, per vendicarlo, ne uccide l’assassino ed è per questo esiliato dalla città su ordine del Principe Escalus (Leonardo Di Minno). Ancora una volta, è l’odio a separare due famiglie e due giovani colpevoli solo d’amarsi: Giulietta, pur essendo in segreto sposata con Romeo, è promessa ormai a Paride, e con la morte nel cuore guarda Romeo andar via e con lui i loro sogni. Verrà loro incontro Frate Lorenzo (Emiliano Geppetti) che, grazie ad un filtro che simula morte apparente, permetterà a Giulietta di sfuggire al matrimonio con Paride ed attendere il ritorno di Romeo e ricongiungersi con lui, prontamente avvertito. Celebre la tragica conclusione di un piano perfetto guastato dalla sorte avversa ad un amore nato sotto una cattiva stella, piano mandato a monte da una lettera mai arrivata: credendola morta davvero, Romeo si dà la morte un attimo prima che lei si risvegli e possa, a sua volta, non trovare altro modo per riunirsi a lui se non attraverso il pugnale. L’ardente amore di Romeo e Giulietta, magistralmente interpretato da Davide Merlini e Giulia Luzi, non smette di commuovere ed emozionare con la freschezza della loro gioventù ed  irrompe sulla scena con la portata rivoluzionaria di un messaggio universale: ama, e cambia il mondo. Il cambiamento, se c’è, è possibile solo attraverso l’amore, incarnato qui da Romeo e Giulietta, martiri dell’odio atavico che ha diviso Montecchi e Capuleti per secoli, adesso stretti in un unico, immenso ed ormai irreparabile dolore. Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo: le […]

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Cinema & Serie tv

Puoi baciare lo sposo: le unioni civili al cinema

Puoi baciare lo sposo, commedia diretta da Antonio Genovesi, è in tutte le sale dal primo marzo 2018. Leggera, ironica e molto attuale, la commedia porta al cinema la tematica delle unioni civili (regolamentate dalla cosiddetta “Legge Cirinnà” , entrata in vigore nel giugno 2016) che, contrariamente a quanto oggi accade negli altri paesi europei, ha diviso gli italiani e li divide tutt’ora. Puoi baciare lo sposo… senza dover espatriare L’amore ti coglie improvvisamente e stravolge i piani, mette tutto in discussione. È quel che accade ad Antonio (Cristiano Caccamo), ragazzo italiano che, come tanti, ha cercato fortuna e realizzazione personale all’estero e, probabilmente, anche la possibilità di esprimere il proprio io e vivere la propria normalità senza censure, senza timore del giudizio. L’incontro fortuito con Paolo (Salvatore Esposito, smessi i panni di Genny Savastano della serie Gomorra) cambia le priorità e combatte la paura di mostrarsi: la voglia di unire indissolubilmente la propria quotidianità, il proprio vissuto e il proprio destino, nella buona e nella cattiva sorte, alla persona che si ama, supera perfino – sebbene con qualche timore ed ostacolo – la paura di dover, finalmente, presentarsi alla propria famiglia per chi si è davvero e vivere in Italia la propria omosessualità. Perché, come dice Paolo, “a fare i gay a Berlino sono bravi tutti”, la vera sfida è esserlo in Italia, e ancor di più esserlo col beneplacito delle rispettive famiglie di origine. La giovane coppia si ritroverà dunque costretta ad affrontare il viaggio di ritorno in Italia, per comunicare alle due famiglie il progetto, in compagnia dei bizzarri coinquilini Donato (Dino Abbrescia), uomo cui la crisi di mezz’età ha dato modo di scoprire il femminile dentro di sé, e la svampita Benedetta (Diana Del Bufalo). Giunti nel paese d’origine di Antonio, Civita di Bagnoregio, un affascinante borghetto semi disabitato in provincia di Viterbo, la coppia incontrerà le resistenze dei genitori di Antonio ed in particolare del padre, un Diego Abatantuono qui nei panni di sindaco progressista, accogliente e di larghe vedute, fin quando non si tratta però di suo figlio: se si è mostrato disposto ad accogliere immigrati per ripopolare Civita, e a favorire l’integrazione di questi nel tessuto sociale, presentando Civita come “il paese che accoglie tutti“, mostra totale chiusura di fronte all’omosessualità del figlio, che ha sempre rifiutato di vedere, ed in particolar modo di fronte alla sua scelta di unirsi civilmente ad un altro uomo, uomo che Antonio, aspirante attore, ha conosciuto sul set di un musical, definito da suo padre “la versione gay del teatro“. Rifiutando il suo dovere di sindaco di unirli in matrimonio, si dimostra sindaco (solo apparentemente) progressista, padre omofobo. Ad accondiscendere ai desideri di Antonio, dopo iniziali resistenze, è soltanto sua madre (Monica Guerritore), che pone però alcune condizioni: il matrimonio dovrà esser celebrato in una pittoresca chiesa di Civita – interessante a questo proposito il ruolo della Chiesa, nel film tollerante e aperta all’amore in ogni sua forma -, dovrà esser presente anche la madre di Paolo e, soprattutto, […]

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Teatro

La Divina Commedia, il musical al Palapartenope

Dopo il debutto nel 2007, la più grande opera della letteratura italiana e di tutti i tempi, la Divina Commedia, è in scena al Teatro Palapartenope di Napoli dall’8 all’11 febbraio, in una monumentale opera musicale curata dall’attenta, coraggiosa e curiosa regia di Andrea Ortis e con le musiche di Marco Frisina, vera autorità nel campo della celebrazione del Sacro in musica. Grazie ad un suggestivo gioco di luci che sfrutta le ultime tecniche di proiezione 3D, lo spettatore vive con Dante, in un’esperienza multimediale, il viaggio interiore che lo condurrà, attraverso i tre mondi ultraterreni, dalla sofferenza alla salvezza, in un percorso che è allegoria del percorso di ogni uomo e della fatica dell’espiazione del peccato, dalle bassezze del male alle profonde ed inenarrabili altezze del Divino. L’opera racconta in due atti il dramma tutto umano dell’essere scisso tra il terreno ed il celeste, tra corpo e spirito, essere fisico e metafisico insieme, attratto e trascinato dal basso, che lo seduce con i suoi effimeri piaceri, ma naturalmente tendente verso l’alto: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Inferno, XXVI) A distanza di secoli dalla sua composizione, ancora oggi la Divina Commedia non manca di colpire per la sua profonda umanità e attualità, la capacità di parlare, a distanza di secoli, allo stesso uomo divorato dalle stesse passioni e con lo stesso desiderio di riscatto, per il suo essere, nel cammino di un uomo solo, l’allegoria del cammino dell’umanità intera, opera riproposta attraverso un’opera musicale innovativa e suggestiva, che non tradisce la Commedia dantesca neppure negli usi linguistici (notevole l’uso del volgare nei dialoghi e nel canto e dei passi più belli e conosciuti della Divina Commedia, qui ripresi con fedeltà), ma che ricrea, a partire da questa, un’esperienza nuova e di forte impatto emotivo. La Divina Commedia: un viaggio musicale tra Inferno, Purgatorio e Paradiso Dante Alighieri (Antonello Angiolilli), giunto “nel mezzo del cammin di nostra vita”, ha smarrito sé stesso nella selva oscura del peccato, né più riesce a trovare la luce. A indicargli la via del perdono è il poeta latino Virgilio (Andrea Ortis), che accompagnerà Dante, unico uomo vivo a compiere questo cammino e poterlo raccontare, attraverso i due regni ultraterreni dell’Inferno e del Purgatorio: oltre, non gli sarà concesso proseguire, perché nato prima di Cristo e dunque impossibilitato ad accedere ai Regni Celesti, ma sarà sua guida verso il Paradiso la candida Beatrice (Myriam Somma e Noemi Bordi). Lo spettatore visiterà l’Inferno, a tinte fosche ed atmosfere lugubri, assieme a Dante e Virgilio e rivivrà con loro l’eterna dannazione delle anime prave, che giammai possono “isperar veder lo cielo”, perché cadute troppo in basso, irrimediabilmente lontane dalla luce. Un viaggio attraverso i vizi più perversi e le passioni più laceranti, passioni nelle quali, talvolta, è impossibile non immedesimarsi, come nel travolgente amore adultero di Paolo e Francesca, che ancor dopo la morte non li abbandona, o nella sete di conoscenza mai placata di Ulisse. “E quindi uscimmo […]

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Cinema & Serie tv

Benedetta Follia, Carlo Verdone torna al cinema

Con Benedetta Follia, in tutte le sale italiane dall’undici gennaio, torna al cinema Carlo Verdone, nel suo ventiseiesimo film da regista, attore e sceneggiatore, ormai icona del cinema italiano, che, anche in questo ultimo film, non manca di mettere in scena la follia presente nella vita quotidiana dell’italiano medio, follia indagata spesso e quasi elemento caratteristico dei film di Verdone, che ritroviamo qui finanche nel titolo. Accompagnato in questa impresa dalla giovane Ilenia Pastorelli, alla sua seconda prova di attrice dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, Carlo Verdone è ormai in vetta alle classifiche fin dal debutto nelle sale. Nel mezzo del cammin di nostra vita… mi ritrovai in una benedetta follia Guglielmo Pantalei (Carlo Verdone) è un uomo di mezza età che, nel difficile momento del divorzio da sua moglie, cerca debolmente di riorganizzare la sua vita e si trova a fare i conti con la sua miserabile esistenza: un negozio di articoli religiosi e sacri ben avviato, ereditato da suo padre senza troppo entusiasmo, una ruggente motocicletta ferma in garage, antico cimelio di una giovinezza e di una spensieratezza che sembrano lontanissime, un matrimonio sfasciato dopo venticinque anni di vita comune. Un’esistenza neppure così tragica, ma grigia ed orribilmente piatta, priva di slanci e di stimoli, una vita di giorni che passano sempre uguali, senza lasciar nulla, che lentamente lo sta conducendo alla depressione. A strapparlo via dal torpore è la giovane e frizzante Luna (Ilenia Pastorelli), borgatara romana assunta come commessa nel negozio di Guglielmo e che, con i suoi abiti provocanti e privi della modestia che si addice al suo ruolo, si muove tra paramenti sacri e reliquie come un elefante in cristalleria. Una benedetta follia, che proverà, con l’entusiasmo e l’irriverenza della sua giovane età, a restituire un po’ di gioventù e di colore alla vita di un uomo che si accingeva a trascorrere una senilità all’insegna della rinuncia e del grigiore. Lo convince così ad installare un’app di incontri, grazie alla quale la donna gli organizzerà alcuni, folli appuntamenti al buio, che si risolveranno in scene di esilarante comicità, che indagano con ironico disincanto il fenomeno Tinder. Quello tra Guglielmo e Luna è l’incontro di due generazioni diverse e due modi differenti di concepire la vita, un uomo e una donna lontani per età, estrazione sociale e interessi, ma che troveranno l’uno nell’altra la via. Luna, una giovane sbandata, alle prese con un passato difficile che cerca di nascondere, ma che ancora la tormenta. Guglielmo è il classico protagonista verdoniano. Se nel passato è stato un giovane vivace, dinamico e spregiudicato, nel quale lo spettatore può facilmente riconoscere Ivano Vecchiarutti, il burino che Verdone era solito interpretare assieme a Claudia Gerini in Viaggi di nozze e altri film, oggi Guglielmo è un uomo profondamente insicuro, nostalgico e smarrito di fronte ai cambiamenti, che non riesce a trovare da solo la forza, dentro di sé, per dare una svolta alla sua vita e provare ad uscire dalla sua confort zone, sebbene sia esattamente questo […]

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Libri

Delitto al luna-park di Léo Malet, Burma torna in libreria

Nel novembre 2017 la Fazi Editore pubblica, per la collana Darkside, una riedizione di Delitto al luna-park (1957), giallo del narratore Léo Malet, maestro del noir francese al pari di Georges Simenon, autore delle avventure del commissario Maigret. Protagonista del romanzo di Malet è l’investigatore privato Nestor Burma, il cui esordio letterario avviene nel 1943 col romanzo 120, Rue de la Gare, primo di una lunga serie di racconti e di misteri. Tra questi, mini-serie in una serie più grande, ve n’è una dedicata ai misteri della città di Parigi: quindici racconti dedicati ognuno ad un arrondissement parigino, questo al dodicesimo. Delitto al luna-park, un nuovo caso per Nestor Burma In una calda giornata di maggio, l’investigatore privato Nestor Burma attende invano la sua segretaria Hélène alla stazione, di ritorno da Cannes. Un imprevisto le impedisce di raggiungerlo, e l’uomo, libero da impegni professionali, decide di trascorrere la giornata in giro per la città di Parigi. Entra in un luna-park, spinto dal desiderio di distendersi, avvinto e trascinato dai mille colori, dalle voci, dalle risate di un caldo pomeriggio di maggio. Di certo non immune al fascino femminile, Burma segue, rapito, una sconosciuta dalle gambe tornite sull’ottovolante, ma è ignaro di essere, a sua volta, osservato e pedinato: durante il giro in giostra, subirà un aggressione che metterà a repentaglio la sua vita.  Curioso incidente, considerando che, appena un anno prima, un incidente simile era costato caro ad una giovane, nello stesso luna-park. Alcuni elementi sono comuni a molti dei più grandi investigatori privati della letteratura: come Sherlock Holmes di Conan Doyle e Poirot di Agatha Christie, anche il Nestor Burma di Léo Malet si muove lontano dalle istituzioni ed è, inoltre, caratterizzato da uno spirito anarchico che forse lo avvicina maggiormente a Sherlock Holmes, rispetto al pacato e flemmatico Hercule Poirot. Come entrambi gli investigatori, anche Burma, di natura acuto e piuttosto diffidente, sembra non tenere in gran considerazione le opinioni della polizia, incaricata di seguire il suo caso: mentre questa gli intima di tenersene alla larga – non essendo, nei fatti, in servizio -, Burma non può tenere a bada il suo desiderio di condurre parallelamente le sue indagini, che lo porteranno in direzioni differenti e ben più lontano delle indagini ufficiali, svolte dalla polizia francese. Il suo apporto sarà, infatti, fondamentale per la risoluzione del caso e il lettore non potrà fare a meno di affezionarsi a questo anarchico investigatore che insegue le sue indagini quasi di nascosto, tra flirt e fumo di pipa, altro elemento caratteristico e quasi prototipico della letteratura noir. E lo sa bene Lèo Malet, che più volte ammicca al lettore di gialli, affamato di misteri, tratteggiato in alcuni punti quasi con aspetto caricaturale. Nello spazio circoscritto del XII arrondissement parigino, Burma sembra muoversi, col suo sarcasmo e il suo pragmatismo privo di ogni tatto ed eleganza, finanche espressiva, se non quando si tratta di parlare con una bella donna, con la grazia di un elefante in cristalleria: eppure sono proprio la sua carica esplosiva […]

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Cinema & Serie tv

The Greatest Showman, la magia del circo al cinema

Dal 25 dicembre è al cinema The Greatest Showman, per la regia di Michael Gracey, una meravigliosa commedia musicale che racconta la nascita del Greatest Show on the Earth, il sontuoso ed ammaliante circo P. T. Barnum, dal nome del suo fondatore, interpretato da Hugh Jackman. Il film, che ha già ottenuto tre nominations ai Golden Globes, vede finalmente la luce ed arriva sul grande schermo dopo sette anni di lavoro, in un’annata particolarmente proficua per il genere della commedia musicale, che sembra riemergere dalle sue ceneri, come una maestosa fenice. La colonna sonora, rilasciata all’inizio del mese di dicembre, è ad opera dei compositori Justin Paul e Benji Pasek, reduci dal recente successo conosciuto con La La Land: successo che ha tutte le carte in regola per esser replicato con The Greatest Showman. The Greatest Showman: sognare in grande è possibile A million dreams, citando uno dei brani più belli del film, è quello che P. T. Barnum si impegna a realizzare, per sé e per la sua famiglia. Ma non soltanto: nel circo, egli prova a stupire ed ipnotizzare l’enorme pubblico che ogni giorno cerca nel suo spettacolo la via di fuga alla grigia quotidianità, trovandola nel magico mondo del circo, gioia e festa per gli occhi e per l’animo di grandi e piccini, universo incantato popolato da animali esotici, illusionisti, acrobati, trapezisti e freaks, creature insolite da vedere, come nani e donne barbute: uomini e donne fino a quel momento vissuti ai margini della società adesso cantano e si esibiscono insieme sul palco scenico, sfidando il giudizio dei benpensanti. Quello di Barnum è il circo degli eguali, dove il bianco può danzare assieme al nero, la donna barbuta può essere, almeno per una sera, la prima donna, regina della scena, il nano può indossare una rispettabile divisa da condottiero e condurre in parata una sfilata di magnifici cavalli bianchi. Siamo nell’America del XIX secolo. P.T. Barnum è l’umile figlio di un sarto, bambino curioso e dalla fervida fantasia, che non verrà stroncata da un’infanzia dai contorni dickensiani: rimasto orfano e senza un posto dove stare, troverà l’ancora di salvezza in un impiego presso una compagnia di navigazione, che gli permetterà di guadagnare abbastanza da poter chiedere in sposa Charity (Michelle Williams), ragazza di buona famiglia della quale egli era innamorato dai tempi in cui, con suo padre, si recava presso la sua famiglia a prendere ordinazioni sartoriali. I due vivranno insieme a New York una vita umile ma dignitosa, caratterizzata dall’armonia familiare e dal costante desiderio di Barnum di regalare a sua moglie una vita degna di quella che conduceva con i suoi genitori, e alle sue figlie un’infanzia più serena della sua. Il momento della svolta avverrà, paradossalmente, quando Barnum perderà il lavoro, a seguito della bancarotta della compagnia di navigazione: con una rischiosa operazione finanziaria, riuscirà a convincere la banca a concedergli un prestito tale da permettere la costruzione del circo che, dopo un iniziale momento di crisi, conoscerà fama mondiale, grazie alle sue straordinarie attrazioni e […]

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Cinema & Serie tv

Assassinio sull’Orient Express, Poirot torna al cinema

Dal 30 novembre torna al cinema in Assassinio sull’Orient Express il celebre investigatore Hercule Poirot, nato dalla penna di Agatha Christie, la più grande giallista del ventesimo secolo, riletto da Kenneth Branagh, che nella pellicola interpreta magistralmente l’investigatore belga dai lunghi baffi e dall’intuito infallibile. L’Orient Express è un treno da cui i lettori -adesso anche spettatori- non scendono mai: a 41 anni dalla morte della scrittrice, Assassinio sull’Orient Express è ancora il suo titolo più venduto e senza dubbio uno dei più riusciti, la cui nuova trasposizione cinematografica registra già un ottimo esordio al botteghino. Assassinio sull’Orient Express: la morte viaggia in prima classe “Ha un suo fascino un groviglio di estranei, costretti insieme per giorni, con nulla in comune a parte il bisogno di recarsi da un luogo ad un altro, che non si rivedranno mai più.” – dal trailer Istanbul, 1934. L’Orient Express è stato un treno che collegava Parigi a Istanbul: luogo d’incontri, di viaggi, di storie che s’incontrano e si passano accanto, senza mai toccarsi. O quasi mai. Sarà questo treno a fare da sfondo alle intricate vicende di dodici sconosciuti che non dimenticheranno facilmente questo viaggio. Hercule Poirot, di ritorno nella sua Londra da un viaggio in Israele, affitta per sé una cabina sul lussuoso treno, dotato di ogni comfort e pronto a soddisfare ogni necessità dei suoi passeggeri, tra legni pregiati, comodi sofà, cocktail e banchetti per palati fini. Suoi compagni di viaggio saranno un’eterogenea compagnia: una vedova a caccia di marito, un fisico austriaco, un medico ispanico, un antiquario truffaldino e il suo segretario, un maggiordomo, un’anziana principessa e la sua governante, una missionaria, una coppia di conti. La moltitudine e varietà dei personaggi offre occasione per presentare un cast d’eccellenza, che comprende Johnny Depp, Penelope Cruz e Michelle Pfeiffer. Il piacevole viaggio si trasforma in un incubo quando una tempesta di neve causa una sosta forzata nei Balcani: sarà questo il set ideale, ristretto e circoscritto, per le indagini di Hercule Poirot, che si riveleranno necessarie quando, nel cuore della notte, verrà assassinato con efferati colpi di pugnale uno dei passeggeri. Sospettati, tutti gli altri: nessun altro sarebbe potuto entrare o uscire dal treno, bloccato dalla tempesta su un binario a strapiombo sui Balcani. Il Poirot di Kenneth Branagh riprende fedelmente il Poirot di Agatha Christie: riprende le manie ossessivo-compulsive del singolare investigatore, infastidito da una cravatta allentata o da un granello di polvere e altrettanto metodico e scrupoloso nel lavoro, ma porta in scena soprattutto quell’interesse così spiccato per la natura umana in tutte le sue sfaccettature, affinché chi vive e conosce ogni giorno il crimine non perda la facoltà di riconoscerlo e di riconoscere il bene, nonché una spiccata curiosità e uno straordinario istinto, che lo portano sempre a capo dei misteri apparentemente più irrisolvibili. Il segreto del suo successo? Ordine, metodo e celluline grige. La facoltà dell’anziano investigatore di riconoscere il bene e il male verrà messa a dura prova, in Assassinio sull’Orient Express, quando, una volta rivelate […]

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Teatro

La Principessa Sissi al Palapartenope: il musical

La Principessa Sissi al Palapartenope: il musical. Il 25 e 26 novembre la Compagnia Corrado Abbati, in collaborazione con Alessandro Nidi, porta in scena il musical Principessa Sissi al Palapartenope di Napoli, incentrato sulla figura della ben nota principessa Sissi, Elisabetta di Baviera, sposa di Francesco Giuseppe d’Asburgo e Imperatrice d’Austria, che ha incantato il mondo intero e ispirato adattamenti teatrali e cinematografici, come i film con Romy Schneider, e finanche una serie animata. Il musical è una riscrittura della storia d’amore fra la giovane principessa e suo cugino Franz, imperatore d’Austria, e racconta le peripezie che condurranno la principessa bavarese sul trono. Melodie romantiche, arie a tratti liriche, danze tradizionali ed intermezzi comici si mescolano sul palco, a comporre uno spettacolo ricco e godibile, appassionante e divertente. La Principessa Sissi al Palapartenope: l’amore trionfa alla corte di Vienna La scena si apre in Baviera, dove il duca Max di Baviera (Corrado Abbati), uomo alla mano, semplice e cordiale, a dispetto di ciò che ci si aspetterebbe dal suo lignaggio, cresce le sue due figlie Elena, detta Nené (Antonietta Manfredi), ed Elisabetta, detta Sissi (Cristina Calisi), all’aria aperta, in armonia con la natura e abituate a seguire la legge del proprio cuore, più che la rigida etichetta di corte. Nel frattempo a Vienna l’arciduchessa Sofia (Lucia Antinori) s’impegna a trovare una degna sposa a suo figlio, il giovane Francesco Giuseppe (Francesco Bertoni), imperatore d’Austria. La scelta dell’austera regnante ricadrà sulla nipote bavarese Nené, figlia primogenita del duca Max, beneducata, mite ed assennata come si conviene ad un’imperatrice. L’arciduchessa organizzerà dunque un incontro tra suo figlio, la zia Louise (Antonella Degasperi) e le due belle cugine a Ischl, residenza estiva nella quale l’imperatore avrebbe festeggiato il suo compleanno, incontro finalizzato ad un fidanzamento ufficiale con la prima che, emozionata ed agitata all’idea di esser stata scelta per diventare sua sposa, è tesa all’idea dell’incontro col cugino che non incontra da anni, cugino che è ormai imperatore d’Austria. Tuttavia Franz, contrario alle mire materne e ben più propenso a scegliere da sé la propria sposa, s’innamora, ricambiato, della ben più spontanea ed esuberante Sissi, cugina minore, del tutto allergica alla rigida etichetta di corte e ben più a suo agio tra i boschi e in mezzo ai divertimenti semplici cui era abituata in Baviera, incontrandola un giorno nel bosco, senza conoscerne l’identità. Colpi di scena e forti passioni irrompono alla corte di Vienna quando Francesco Giuseppe scoprirà l’identità della bella fanciulla di cui è innamorato, dichiarazione d’amore che vedrà Sissi combattuta tra seguire il proprio cuore e lasciarsi trasportare dai propri sentimenti, obbedendo ciecamente all’amore che lei stessa prova per il cugino, e il timore d’infrangere il sogno dell’amata sorella, senza il sostegno della quale Sissi sa di non poter essere mai davvero felice, seppur riuscisse a coronare il suo sogno d’amore. Come in una favola -e, in effetti, la storia d’amore tra la principessa Sissi e Francesco Giuseppe è passata alla tradizione popolare come una favola- , l’intrigo si risolverà da sé, […]

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Teatro

Sei personaggi in cerca d’autore al Mercadante

Quest’anno il teatro Mercadante di Napoli ospita, dal 25 ottobre al 12 novembre e con la regia di Luca De Fusco, uno dei testi teatrali chiave del Novecento: Sei personaggi in cerca d’autore, di Luigi Pirandello, autore emblematico di un secolo tra incertezze e repentini cambiamenti, in cui tutto è in discussione. L’opera, realizzata negli anni ’20, non incontrò il favore del pubblico, per il suo carattere decisamente innovativo, che rompe gli schemi classici della rappresentazione teatrale e porta sulla scena con tutta la sua forza il metateatro, disintegrando lo spazio teatrale, senza più confini col reale. Sei personaggi in cerca d’autore, tra finzione e realtà La scena si apre su di un palcoscenico in allestimento, dove una compagnia di attori si accinge a provare un’opera di Pirandello stesso, Il giuoco delle parti, ignara del reale giuoco delle parti che sta per svolgersi di lì a poco sotto gli increduli occhi degli attori e del Capocomico (Paolo Serra). D’un tratto irrompono sulla scena sei personaggi, che affermano di essere in cerca d’autore, in cerca di qualcuno che possa permetter loro di portare sulla scena il loro dramma familiare.  Portatori di una realtà più vera ed immutabile della vita stessa, i personaggi sono distinti dagli uomini anche nel colore. Come fotografie d’epoca, in bianco e nero, i Sei personaggi in cerca d’autore si stagliano sullo sfondo portando alla luce un fardello che, di fatto, è reale ed immutabile come una fotografia: né il tempo la scalfisce o la muta, né è possibile replicarla fedelmente, così come sarà impossibile alla compagnia di attori replicare il dramma dei Sei personaggi senza tradirne l’essenza, per come questi la sentono, senza tramutarlo in qualcos’altro, qualcosa che i Sei personaggi sentono come lontano, estraneo ed artificioso. Il loro dramma è quello di un Padre (Eros Pagni) che, decisosi ad abbandonare sua moglie (Federica Granata) per permetterle di sposare un altro uomo, a suo giudizio più adatto a lei, la allontana finanche da suo figlio (Gianluca Musiu) e ne perde le tracce, ritrovandole soltanto quando questa, vedova e con tre figli, bussa alla sua porta per cercare aiuto, ignara del fatto che la Figlia Maggiore (Gaia Aprea) si era già venduta a quell’uomo, senza sapere chi fosse, per sostenere la madre ed i fratelli minori (Silvia Biancalana e Maria Chiara Cossia) in grosse difficoltà economiche. Lo stesso uomo che, seppur avendo ripudiato sua moglie, continuò per lungo tempo ad osservarne la vita da lontano e i figli crescerne, fino al di lei trasferimento, spiando perfino la più grande delle figlie di sua moglie all’uscita dalla scuola, bambina dalle lunghe trecce che è oggi donna e che reca dentro di sé la traccia della vergogna. Quella portata sulla scena dai Sei personaggi in cerca d’autore è una storia di dolore e miseria irriducibile nella rappresentazione scenica degli attori, perché più vera del teatro, più vera degli uomini stessi, che non riescono a portarla in scena fedelmente e tale e quale i Personaggi la sentono perché imprigionati nella mutezza del loro essere uomini, […]

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