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Eroica Fenice

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Doppia goccia: recensione ed intervista all’autore Valentino Russo

Doppia goccia è il coinvolgente romanzo poliziesco d’esordio di Valentino Russo, edito Valtrend e presentato al pubblico durante la rassegna letteraria InChiostro, rassegna letteraria che si è tenuta negli ultimi due weekend del mese di maggio e che è stata organizzata dalla stessa casa editrice, da tempo impegnata nella promozione attiva dell’editoria locale.  Il romanzo, ambientato in una Napoli dai tratti chiaro-scuri, della quale si apprezzano nel romanzo tanto le zone più caratteristiche, rese celebri da cinema e letteratura, quanto le periferie e gli angoli più degradati, segue le indagini del Commissario Maurizio Buisson, brillante investigatore particolarmente politicamente scorretto, che conduce una vita dissoluta, tra alcol e bizzarre frequentazioni, che lo rende oggetto di disapprovazione e scherno da parte di colleghi e superiori. Completamente immerso nel lavoro e privo di legami stabili all’infuori di quello con i pesci del proprio acquario, che cura con amore, l’uomo coltiva rapporti soltanto con la donna di servizio, Concetta, ormai rassegnata al suo disordine e all’incuria in cui versa l’appartamento e la sua persona, e con l’ispettore Luca Rusciano, agente validissimo e braccio destro di Buisson. I due si trovano ad affrontare un complesso caso di omicidio: si tratta di una prostituta di colore trovata sfigurata ed uccisa nella zona industriale della città, della quale non si conosce l’identità. Un’invisibile che non interessa a nessuno, men che mai alle colleghe, reticenti nel dialogo con le forze dell’ordine, e ai clienti, reticenti a palesarsi come tali, sui quali peserebbe, oltre che l’umiliazione, il sospetto di omicidio: invisibile agli occhi di tutti meno che a quelli del Commissario, che si assume l’incarico di indagarne le cause e le modalità della morte, tra rocambolesche imprese e tecniche investigative ai limiti della legalità. Il romanzo, appartenente al genere poliziesco, si rivela, in realtà, molto più di questo, per il finale sorprendente e dagli inquietanti risvolti psicologici che via via prendono le indagini, ponendo al lettore domande sulla natura umana e sulla coesistenza del bene e del male nello stesso individuo, con un ritmo serrato ed incalzante che conduce freneticamente il lettore fino alla risoluzione del caso, inaspettata e disarmante. Un romanzo d’esordio ben scritto, coinvolgente ed appassionante che non può mancare nelle librerie degli appassionati del genere e dei sostenitori dell’editoria napoletana. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autore Valentino Russo. Doppia goccia: l’intervista con l’autore Valentino Russo Valentino Russo, di professione avvocato: come nasce questo romanzo e il desiderio di scriverne uno? Scrivere è una passione che viene da lontano e che permea tutta la mia vita, al di là di quella che è la mia professione. Ogni esperienza vissuta, ogni emozione è potenzialmente un seme che può far nascere l’ispirazione per una storia. Questo romanzo in particolare nasce diversi anni fa, quando ebbi l’idea di voler realizzare qualcosa di diverso rispetto ai romanzi gialli letti fino a quel momento. Questa ispirazione, unita ad una ragionata e strutturata opera di costruzione, hanno permesso la nascita di Doppia Goccia. Doppia goccia è un romanzo poliziesco che ha per protagonista il […]

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La rinnegata, il romanzo d’esordio di Valeria Usala

Recensione del romanzo La rinnegata di Valeria Usala Esce ad aprile per Garzanti lo splendido romanzo d’esordio di Valeria Usala, La rinnegata, che ha conosciuto un meritato successo fin dai primissimi giorni della pubblicazione, scalando le classifiche grazie ad una storia potentissima, tutta al femminile, e ad una prosa degna dei migliori romanzi della nostra letteratura. Tra Canne al vento e I malavoglia, nel romanzo di Valeria usai si riscontrano la narrazione corale del capolavoro verghiano, la sensazione che sia il paese intero a narrare una storia dimenticata, e le atmosfere sarde care alla Deledda. La Sardegna è la vera protagonista del romanzo, con i suoi miti, le sue leggende, i suoi costumi lontanissimi da quelli di ogni altra terra, il suo essere una terra remota, quasi magica, come di magia e credenze è popolato questo romanzo.  La rinnegata è un romanzo coraggioso, al femminile e femminista: la protagonista del racconto è Teresa, una donna tanto bella quanto assennata, un’orfana la cui fama, alimentata da pregiudizio e maldicenze, precede il nome. La bella locandiera dagli occhi color del miele gestisce le finanze della famiglia, ha un marito lontano e tre figli cui badare, tiene in pugno le redini della famiglia e ne ha determinato la fortuna con la propria abilità negli affari. Nata sola al mondo, senza padre né madre, rinnegata dai suoi genitori e dalla sua terra natia, la donna ha da sempre combattuto contro il pregiudizio: troppo bella e troppo intelligente, inadeguata rispetto al ruolo che il microcosmo di Lolai le ha cucito addosso, rispetto alle aspettative che venivano riposte in una donna di umile estrazione sociale, una donna che, partendo dal nulla, ha ottenuto la ricchezza ma non il rispetto degli abitanti del paese. Nemmeno il matrimonio con un uomo che ama riesce a mettere Teresa al riparo delle maldicenze, perché il marito è troppo spesso lontano e “una donna senza marito non è nulla“, come sente spesso ripetere. Teresa appare come un cavallo senza padrone, un cavallo da domare a forza perché troppo testardo. Ossessione di un paese intero, l’ombra del pregiudizio e delle maldicenze, l’ossessione della sua ricchezza e l’incapacità di accettare che la fonte di tale ricchezza sia il lavoro, come se Teresa fosse un uomo, si estende a macchia d’olio dalla donna alla sua famiglia come un’onta dalla quale non si può fuggire se non abbandonando il proprio paese, il proprio nome e la propria storia per essere, finalmente, liberi. Altro personaggio femminile potentissimo è Maria, un’anziana senza storia e senza meta: come Teresa, la donna è oggetto e protagonista di mille miti e leggende, che la vedono ora una vecchia strega, ora una mendicante. Una storia in realtà ce l’ha, ma la custodisce ermeticamente dentro di sé: come Teresa, Maria combatte a testa alta il pregiudizio, ha scontato la sua condanna scendendo a patti col suo passato. Teresa e Maria sono due ribelli, due donne che camminano sole in un mondo declinato al maschile, vittime, per questo, della commiserazione nel migliore dei casi, del biasimo e della […]

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Fun e Tech

Regali personalizzati per amici o per clienti: a ciascuno il suo

Si sa, il miglior regalo è quello che ti fai da solo. Oppure, se vogliamo essere meno pragmatici e più romantici, il miglior regalo è quello fatto da una persona cara, che ti conosce bene e sa cosa apprezzi. A questo proposito, un’ottima risorsa, decisamente originale, possono essere i regali personalizzati: oggetti personalizzati con foto o testo, o entrambi, scelti dal committente, doni perfetti per celebrare un momento speciale, come un anniversario, una laurea, un compleanno o una promozione a lavoro, o anche senza un particolare motivo o ricorrenza, soltanto per ricordare a qualcuno che gli vuoi bene.  Ma un gadget personalizzato può rivelarsi anche un efficace strumento per chi fa impresa: un oggetto utile e di utilizzo quotidiano che, attraverso l’esposizione del marchio e del logo della propria attività, contribuisce a fidelizzare il cliente ed attrarne, potenzialmente, di nuovi. Regali personalizzati: come stupire le persone che ami Dove trovare regali personalizzati che siano originali e di qualità ad un prezzo contenuto, innanzitutto? Un’ottima risorsa sono i negozi di souvenir, negozi non soltanto fisici, come se ne trovano in tutte le località turistiche, ma anche online. L’e-commerce può venirci incontro, oggi più che mai, per soddisfare l’esigenza di originalità a prezzi contenuti nella ricerca del perfetto regalo personalizzato. Dai più classici dei classici (ma sempre apprezzati) come una t-shirt personalizzata con una scritta divertente o l’immagine di un film o una serie tv, una tazza o una cornice con una bella foto, una cover per cellulare, articoli per la casa o finanche dei grembiuli personalizzati economici, per gli amici amanti della cucina o per il proprio ristorante, con il logo ed il nome del locale: ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutte le esigenze! La personalizzazione renderà l’oggetto originale ed unico, a misura di chi lo riceverà e non potrà fare a meno di apprezzarlo. Non soltanto per festeggiare una ricorrenza: i gadget personalizzati sono un ottimo alleato della propria attività economica Ma non si tratta soltanto di semplici regali: i regali personalizzati possono essere un’ottima risorsa, per chi fa impresa, per fidelizzare il cliente attraverso utili gadget, veri e propri omaggi promozionali come la classica penna, un portachiavi, una shopping bag in tela o un block notes che presentano il marchio della propria attività e/o il proprio slogan, contribuendo a pubblicizzarlo e, dunque, ad attirare altri potenziali clienti. Al titolare di un’impresa converrà sfruttare le potenzialità del web e servirsi di negozi di souvenir online per ordinare all’ingrosso un ampio numero di gadget da distribuire ai propri clienti, consegnati in tempi brevi e a basso costo. I gadget personalizzati sono un’attenzione gentile nei confronti del cliente, soprattutto quando questi si rivelano oggetti utili e di utilizzo quotidiano, e hanno il vantaggio ulteriore di apportare al proprio marchio pubblicità ad un prezzo davvero contenuto. Il merchandising personalizzato si rivela, dunque, un’abile strategia per fidelizzare il cliente ed aumentare le proprie possibilità di vendita, specie se associato ad un logo ed un nome originale e […]

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Kiley Reid: L’inganno delle buone azioni

‘Recensione del romanzo L’inganno delle buone azioni di Kiley Reid edito Garzanti Kiley Reid, autrice americana, pubblica con Garzanti nel mese di febbraio il suo potente romanzo d’esordio, L’inganno delle buone azioni (Such a fun age). Il romanzo, che ha riscosso un enorme successo per le tematiche trattate, la prosa scorrevole e lo sguardo sarcastico e disincantato sul reale, ha consentito all’autrice di entrare in lizza per il Booker Prize 2020. Il romanzo, provocatorio e pungente, sa attrarre il lettore con facilità, sebbene racconti vicende quotidiane, delle quali tutti possono avere esperienza, o forse proprio in virtù di ciò, a dimostrare che, se non è necessaria ad un grande romanzo una grande storia, è invece necessaria una grande idea, ridefinendo magistralmente il concetto di classe e portando alla luce l’America del black lives matter, in cui il colore della pelle può determinare la qualità della vita di una persona finanche più delle sue doti personali, ed il razzismo è malcelato dalle buone intenzioni. Al centro delle vicende narrate, due donne che più diverse non potrebbero essere. Alix, Mrs. Chamnberlain, è una scrittrice di lettere professionista, una trentenne bianca impigrita dalla vita matrimoniale e dalla mancanza di stimoli a seguito del trasferimento a Filadelfia, che le sembra così provinciale. Emira è una ventiseienne nera, una giovane laureata che non ha ancora trovato la sua strada e che vive con gran preoccupazione l’ingresso nel mondo degli adulti, non riuscendo a trovare un lavoro che le consenta di avere un’assicurazione sanitaria e permettersi un appartamento che sia qualcosa di meglio di una stanzetta umida in un quartiere degradato. La sola dote che la ragazza riconosce a sé stessa è la semplicità con cui riesce ad approcciare i bambini e prendersi cura di loro, tanto da decidere di farne un mestiere che possa, provvisoriamente, consentirle di sbarcare il lunario: è proprio grazie al lavoro di Emira, baby-sitter della dolce e curiosa bambina di Alix, Briar, che le due donne, appartenenti a due mondi opposti, s’incontrano. Il romanzo si apre nel momento in cui Alix chiama Emira nel cuore della notte, mentre la ragazza era ad una festa, affinché porti via da casa Briar il prima possibile, a seguito di un incidente, e la distragga portandola in un minimarket notturno della zona, dove la baby-sitter viene accusata di aver rapito la bambina, perché di certo una ragazza, vestita in modo disdicevole e per giunta nera, non può essere la baby-sitter di una famiglia così a modo. Da questo evento, raccontato con una prosa schietta e diretta e che fin dalle primissime pagine chiarisce al lettore, con amarezza, quanto l’accaduto sia per Emira spiacevole ma purtroppo nient’affatto inaspettato, nasce in Alix l’irrefrenabile esigenza di mostrarsi diversa e migliore, un’esigenza fin troppo ostentata per essere sincera. Il romanzo di Kiley Reid sa raccontare brillantemente l’ipocrisia dei benpensanti, incarnata nella figura di Alix, ossessionata dall’opinione degli altri, la privilegiata per eccellenza del romanzo, che non solo non riconosce i suoi privilegi ma, dall’alto di questi, dispensa nelle sue lettere consigli sulla […]

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Omicidio a regola d’arte, il nuovo romanzo di Letizia Triches

Recensione del nuovo giallo di Letizia Triches, il secondo della fortunata serie del commissario Chiusano Letizia Triches, storica dell’arte romana, ha vinto il prestigioso Premio Chiara nel 2010 col racconto Pittore contro ed è autrice della serie sul restauratore Giuliano Neri, la serie noir, edita Newton Compton, che ha inizio con Il giallo di Ponte Vecchio, una serie che ha conosciuto un enorme successo e l’ha resa tra le pubblicazioni di punta della casa editrice, che pubblica adesso il nuovo romanzo, Omicidio a regola d’arte, il secondo della serie del commissario Chiusano, che tuttavia precede il primo in ordine cronologico. Se il primo, Delitto a villa Fedora (2019) racconta delle indagini del commissario Chantal Chiusano, una donna forte e determinata con un nome da soubrette televisiva, trasferitasi a Roma a seguito della morte dell’amato marito Giovanni Aiello, pittore d’arte sacra pieno di talento ma privo di fama, dal quale la donna ha ereditato un metodo artistico nel condurre le indagini. Omicidio a regola d’arte riguarda il passato del commissario, di origini ischitane, a Napoli al fianco del marito, sulla cui morte la donna si trova ad indagare, perché, in qualche modo, collegata ad un altro delitto del quale la città non può smettere di parlare, l’efferato delitto Mosti, nel quale sono rimasti coinvolti Michele Mosti, pittore d’arte contemporanea, ossessionato dalla propria arte e dalla celebrità e tuttavia spaventato da questa, tanto da restare celebre soltanto a Napoli, docente dell’Accademia di Belle Arti napoletana, e la sua giovane amante Sofia. Omicidio a regola d’arte è un giallo che lascia moltissimo spazio all’arte e alla psicologia, regalando delle pagine d’immensa bellezza ed introspezione. L’arte è vera protagonista e motore della storia: al mondo dell’arte sono collegati tutti i personaggi principali – Michele Mosti e Giovanni Aiello, innanzitutto, ma anche le varie personalità che gravitano attorno all’Accademia, al commercio d’arte e alle gallerie e che trovano rilievo nella storia – ad eccezione delle due voci femminili, il cui racconto e punto di vista si alterna: Sara Steno, psichiatra e moglie di Michele, che resta suo malgrado invischiata in un rapporto insano e malato con un uomo manipolatore ed egocentrico, un legame matrimoniale che le sta allo stesso tempo fin stretto e fin troppo largo, e Chantal Chiusano, una donna serena e realizzata nel lavoro e nel matrimonio, amata alla follia da Giovanni Aiello, suo marito, che la donna vede spegnersi giorno dopo giorno, inesorabilmente, senza conoscerne la causa e senza poter intervenire. Due uomini e due donne che non potrebbero essere più diversi di così e che, tuttavia, sono uniti in un comune destino di morte e dolore nel segno, inquietante, dell’arte. Destino di morte che conosciamo fin dalle primissime pagine del racconto dove a parlare è un defunto, Giovanni o Michele, che assiste alle esequie dell’uno e dell’altro e non riconosce sé stesso: condannato all’oblio perpetuo della propria memoria, una sorta di crudele contrappasso per chi, attraverso la propria arte, aveva cercato l’immortalità. Il romanzo di Letizia Triches è molto più che un racconto noir o giallo, che dir […]

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Fun e Tech

Voglia di shopping in lockdown? Consigli per gli acquisti

Si sa, poche cose risollevano il morale quanto una sana giornata di shopping. Secondo alcuni studi, lo shopping (a meno che non diventi compulsivo e dunque patologico) potrebbe rivelarsi addirittura terapeutico: fare compere allontana ansia, stress e malumore ed indossare abiti che ci fanno stare bene e ci stanno bene aumenta l’autostima, per non parlare degli incredibili vantaggi in termini di occasioni sociali che lo shopping porta con sé. Lo shopping è, a tutti gli effetti, un modo per prendersi cura di sé stessi ed un’occasione di convivialità – niente di meglio che fare shopping con le amiche, per molte donne – che allontana problemi e preoccupazioni ed offre una valvola di sfogo dalla quotidianità. Oggi più che mai abbiamo bisogno di leggerezza e di quel senso di serenità, per quanto effimera e passeggera, che lo shopping sa donare. Ma come soddisfare al tempo del lockdown questa esigenza? Cosa può sostituire lo shopping in lockdown? Internet può soddisfare l’esigenza di shopping, spesso risparmiando rispetto al commercio tradizionale al dettaglio e, al contempo, rivelarsi un’ottima strategia per tirarci fuori dalla tristezza da pandemia: acquistare capi per la bella stagione rivela la speranza di poterli indossare, immaginando dunque un futuro prossimo più roseo del presente che viviamo. Shopping in lockdown: oltre Amazon Indubbiamente il colosso di Jeff Bezos, Amazon, domina il mercato virtuale mondiale, soprattutto per quanto concerne la tecnologia ed i libri, ma per uno shopping in lockdown che sia soddisfacente e di qualità vale la pena di conoscere le alternative, non meno convenienti dal punto di vista della qualità, dell’efficienza del servizio e dei costi! Per l’abbigliamento di qualità ed il Made in Italy, sono imbattibili store online come Zalando e Stileo dov’è possibile acquistare a prezzi scontati articoli di abbigliamento ed accessori dei più noti marchi mondiali. Stileo non è un vero e proprio store online, come Zalando, ma un sito aggregatore, che reindirizza gli utenti ai siti web dei negozi dov’è possibile acquistare i prodotti scelti. Notevole, su Stileo, la sezione dedicata al Made in Italy, una vetrina che espone i marchi più conosciuti della moda italiana, apprezzata in tutto il mondo, con sconti che possono superare il 70%. Se gli acquisti online perdono sicuramente qualcosa in termini di convivialità, possiamo senza dubbio affermare che compensano ampiamente questa mancanza proponendo offerte imbattibili che il commercio tradizionale non offre neppure in periodo di saldi! Shein è tra i siti preferiti delle giovanissime: abbigliamento low cost, per essere sempre di tendenza a prezzi decisamente competitivi. Il sito cinese ha magazzini europei ed è dedicato soprattutto al commercio in Europa e negli USA, ragion per cui le taglie sono conformi alle nostre. Il sito si rivela, oltretutto, una validissima risorsa per le curvy più giovani – troppo spesso condannate dal mondo della moda ad uno stile che non si addice alla loro età e le mortifica – offrendo una scelta ampia e variegata negli stili e nei modelli. Le spedizioni sono piuttosto rapide (una o due settimane di attesa) se confrontate con […]

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Libri

La moglie di Shanghai di Jean Moran

Recensione di “La moglie di Shanghai”, il romanzo storico di Jean Moran La moglie di Shanghai è un romanzo storico di Jean Moran, giornalista britannica e autrice di numerosi bestseller, recente pubblicazione della casa editrice Newton Compton. L’autrice trae ispirazione per i suoi romanzi dai racconti di sua madre, sopravvissuta agli anni della guerra, tematica che attraversa il romanzo, il primo edito in Italia di Jean Moran, che ripercorre gli anni tra il ’41 e il ’47 ad Hong Kong.  Le vicende si aprono nel 1941 nella colonia di Hong Kong, precisamente nel quartiere di Kowloon, dove la dottoressa angloindiana Rowena Rossiter, in libera uscita in compagnia dell’amica Alice, infermiera, vive nella stessa sera e nello stesso luogo, il Connor’s bar, due incontri che cambieranno il corso della sua vita: Connor O’ Connor, il proprietario del bar, un soldato irlandese che col suo violino ed il canto incanta gli avventori del locale, e Kim Pheloung, un uomo misterioso, ricco e determinato a prendersi ciò che desidera. I due uomini, per quanto diversi, attraggono la donna in maniera ugualmente intensa proprio in virtù della loro diversità: da un lato la corte scanzonata ed irriverente del violinista-soldato, appassionato interprete di gighe irlandesi, dall’altro l’incanto magnetico di un uomo che non si ferma davanti a nulla e che ha tra le mani l’intera città, un uomo pericoloso di fronte al quale la dottoressa, abile sul lavoro quanto inesperta nei sentimenti, abbassa ogni barriera, nonostante sia stata allertata dei pericoli che corre. La Rowena degli inizi del romanzo è molto diversa da quella che diverrà: non è che una giovane donna che si lancia con speranza in ogni avventura e offre il suo aiuto lì dov’è necessario, guarda con speranza il futuro, vuole divertirsi e non bada troppo alle conseguenze, è una giovane intraprendente ma ingenua in un mondo dominato dagli uomini, un mondo del quale non conosce ancora i pericoli. All’alba di Pearl Harbor, l’invasione giapponese di Hong Kong strappa all’incanto dei giorni sereni di Kowloon e fa piombare la colonia in un incubo di inaudita violenza ed orrore, che strappa alla donna la giovinezza, la serenità e la libertà, costringendola ad anni difficilissimi, di duro lavoro e soprusi nei campi di lavoro giapponesi. Il male subìto e reiterato indurisce Rowena, provata nel corpo e nello spirito, resa fragile dalla paura, dall’incertezza: la salvezza sembra sopraggiungere nel momento più buio e a tenderle la mano è colui che lei stessa, razionalmente, considera un pericolo. Ma come stabilire quale fra due pericoli sia quello maggiore, se perdere la vita a causa della miseria e della denutrizione al campo di lavoro o perdere la libertà, il diritto all’autodeterminazione, in una comoda gabbia dorata, che resta pur sempre una gabbia? Il romanzo di Jean Moran descrive quadri di cruda violenza, è un romanzo di guerra e dolore, ma tocca il picco della brutalità quando affronta il tema del narcisismo e della manipolazione, della distorsione della volontà, piegata non dalle necessità ma da un ego più forte, da una […]

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Marilena Lucente racconta ‘O Nfierno: Dante e Virgilio mmiezo e’ malamente

‘O Nfierno: recensione del viaggio di Dante e Virgilio mmiezo e’ malamente raccontato da Marilena Lucente e dai suoi alunni Marilena Lucente, insegnante di materie letterarie all’Istituto Terra di Lavoro di Caserta, ha già raccontato il mondo della scuola nel suo primo libro Scritto sui banchi (2005) e torna a parlare di scuola nel suo ultimo libro, pubblicato con Giazira Scritture, un brillante ed ambizioso lavoro di traduzione e riscrittura dell’Inferno dantesco in napoletano svolto con i suoi alunni, che prende il titolo di ‘O Nfierno. Dante e Virgilio mmiezo e malamente. La scuola e Dante sono gli indiscussi protagonisti di questo libro: la classe terza di Marilena Lucente vive con il primo incontro con Dante, intraprende, tra i banchi di scuola, il viaggio ultraterreno intrapreso da Dante. Niente di più bello, agli occhi di un professore di letteratura, innamorato della sua materia, ma niente di più lontano dagli interessi di una classe di adolescenti, che con la letteratura non ha avuto alcun precedente approccio e si misura, adesso, col padre della letteratura europea e mondiale, adolescenti spesso distratti, affamati di vita più che di libri, sospettosi verso ciò che non conoscono, eppure pieni di curiosità. Quanto può essere difficile insegnare Dante oggi? Quanto può essere difficile rendere Dante parte integrante della formazione degli studenti, affinché essi lo interiorizzino, ne comprendano a pieno la bellezza e la poesia? Quanto può essere difficile, in classi multiculturali come sono spesso le classi di oggi, aiutare a comprendere una lingua che è spesso ostica anche per chi ha l’italiano per lingua madre? Il messaggio di Dante è un messaggio universale e transgenerazionale, il cammino di un uomo dal peccato verso la redenzione, attraverso tutti gli stadi dell’umana sofferenza e della beatitudine. Se è vero che ogni traduzione è un tradimento, è pur vero che mai come oggi è forse necessario ripensare al modo in cui Dante viene insegnato a scuola: affinché la sua voce possa risuonare ancora oggi forte e chiara, e non restare ancorata alle pagine di libri che la maggior parte degli studenti forse non rileggerà più nella vita, deve avvicinarsi a quella degli studenti, rompere quella barriera linguistica che genera la diffidenza e il disinteresse che privano questi adolescenti dell’esperienza di un incontro vero con Dante. Il Dante raccontato da Marilena Lucente e dalla sua classe terza parla napoletano: un napoletano che, come la lingua di Dante nell’Inferno mescola registri diversi e volgari diversi, si nutre della linfa colta della poesia dialettale, di quella della canzone popolare e dei più vari dialetti di Napoli e della provincia, avvalendosi dello studio di manuali e dizionari di lingua, per ricreare una lingua che li accomuni tutti e che, soprattutto, avvicini Dante a loro senza tradire il suo messaggio. Nella traduzione e rielaborazione dell’Inferno di Marilena Lucente, che diventa dunque ‘O Nfierno, la classe affronta 9 tra i canti più celebri della cantica: Dante incontra ‘o Masto (Maestro) Virgilio a mmità strada d’ ‘a vita nostra / din’t ‘a na sérva scura ed intraprende […]

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Decameron Project: ventinove racconti dalla pandemia

Recensione di Decameron Project, l’antologia che racconta la pandemia L’uomo, nei momenti di incertezza e solitudine, ha sempre trovato conforto nella comunione con i suoi simili, anche virtuale, come (ri)scopriamo in questi mesi di pandemia: nell’empatia, nel confronto, nella possibilità di scambiarsi pensieri, parole, racconti. Ce lo racconta Boccaccio, che nel suo monumentale Decameron, tra le opere più importanti della letteratura italiana e di tutti i tempi, narra di un gruppo di giovani rinchiuso in una villa fuori Firenze a raccontarsi storie, per ingannare il tempo ed esorcizzare la paura del contagio. La pandemia da Covid-19 ha messo tutto in discussione, tranne la voglia di comunicare: ritroviamo quest’esigenza primordiale, che diventa quasi un grido di aiuto e l’ancora di salvezza cui aggrapparsi per non scivolare nel baratro dell’angoscia, nel volume Decameron Project, pubblicato da NN Editore: una raccolta di ventinove racconti scritti durante i primi mesi bui della pandemia e pubblicati sul New York Times. Alcune grandi voci della letteratura mondiale hanno provato a raccontare la paura inenarrabile che ha attanagliato le nostre vite e che ha cambiato il mondo. «Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni» (Di qua dal Paradiso, Francis Scott Fitzgerald). Narrare è difficile, quando tutto, anche le cose più banali e naturali dell’esistenza, quelle che normalmente si danno per scontate, vengono improvvisamente messe in dubbio. La terra trema sotto i piedi, ogni certezza vacilla e sembra scivolare dalle mani come l’acqua: ma forse raccontare è il solo modo per sentirsi vivi e parte di un tutto, per non sentirsi soli col proprio dolore e le proprie paure, perché il distanziamento sociale sia un concetto soltanto fisico e mai affettivo. Decameron Project è il racconto, corale e insieme particolare, della pandemia: il momento in cui il mondo intero si è fermato, come l’autobus bloccato in un intervallo temporale del racconto di Karen Russell Linea 19, da Woodstock a Glisan, meravigliosa metafora del loop temporale in cui tutti noi ci sentiamo bloccati da un anno a questa parte, un eterno presente che cancella il passato e ci priva della speranza del futuro, dal quale però i protagonisti del racconto escono soltanto con uno sforzo condiviso: lo stesso cui noi tutti siamo chiamati oggi per sconfiggere la pandemia. Ritroviamo il conflitto generazionale tra giovani, che accusano i più anziani di aver divorato tutte le risorse ed il loro futuro, ed i più anziani, che accusano i giovani di parassitismo e pigrizia in Cimeli di Andrew O’ Hagan, conflitto generazionale che al tempo della pandemia si è acuito, mentre i più giovani gridano ai boomers la loro comprensibile voglia di vita e la preoccupazione del dopo ed i più anziani, spesso dal futuro meno precario ed incerto dei millennials, vivono con comprensibile e crescente angoscia lo spettro del contagio, che miete vittime tra i più anziani, meno preoccupati del domani di quanto lo siano i giovani, che sono, a loro volta, talvolta meno preoccupati […]

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Libri

Chiara Montani al suo romanzo d’esordio: Il mistero della pittrice ribelle

Recensione de Il mistero della pittrice ribelle, romanzo d’esordio di Chiara Montani Chiara Montani, architetto e arteterapeuta, pubblica il suo romanzo d’esordio Il mistero della pittrice ribelle con la casa editrice Garzanti: un romanzo davvero imperdibile per gli amanti del romanzo storico, dell’arte rinascimentale e del mistero, un romanzo dalle mille anime dove amore, arte, storia e mistero si mescolano con grande abilità, sullo sfondo, incantevole ritratto, della Firenze medicea. “La mia esperienza nel campo della arti figurative, la fascinazione per le epoche passate e per i misteri sepolti, unitamente al mio amore per Firenze costituiscono il terreno da cui è germogliato il primissimo seme di questa storia. L’idea era quella di un romanzo ambientato nel mondo dell’arte, proprio a Firenze nel suo periodo d’oro“: con queste parole l’autrice racconta il suo romanzo, che mescola abilmente realtà ed invenzione, con minuzioso studio non soltanto della vita e della società del tempo, delle personalità storiche ivi citate e delle loro biografie. Si apprezza la voce ed il ritmo di un ottimo narratore, nel procedere incalzante ed appassionante del racconto, e al contempo si avverte lo sguardo dell’architetto, fine conoscitore d’arte, nelle descrizioni, tanto accurate da dar modo al lettore di vedere, nella sua mente, quelle opere d’arte – si pensi, ad esempio, al modo in cui Chiara Montani racconta la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, personaggio centrale nel romanzo, con le sue opere fatte di equilibrio ed universi impassibili: è il mistero che avvolge i suoi dipinti a fornire la base all’autrice per tratteggiare una personalità di uomo ermetico, schivo, arguto e misterioso. Nel romanzo, ritroviamo sia il Piero della Francesca artista sia l’intellettuale, seguace delle dottrine neoplatoniche: il suo genio è, dunque, rappresentato a 360° e, nell’immaginazione dell’autrice, si arricchisce di straordinarie doti investigative, che forniscono brillantemente la soluzione al mistero-minaccia che aleggia in tutto il romanzo. Il romanzo ruota, infatti, attorno alle misteriose vicende che uniscono i destini di Lavinia, personaggio immaginario e voce narrante, una giovane e coraggiosa donna con una straordinaria ed innata, nonché insolita per l’epoca, passione per l’arte unita ad talento naturale; suo zio, il pittore Domenico Veneziano, e Piero della Francesca, un tempo allievo del Veneziano, giunto a Firenze dal vecchio maestro – che ora ha preso a bottega un nuovo aiutante, Francesco – perché richiamato da una lettera, apparentemente da parte di Domenico, che ne richiedeva l’urgente ritorno a Firenze per questioni delicate e della massima importanza. È proprio da questa lettera che prende avvio l’intricata vicenda, nella quale si susseguono delitti e misteri che sembrano avvolgere ed intrappolare, come le prede del ragno nella tela, i tre protagonisti, riportando alla luce tragici eventi del passato, verità perdute e bugie nascoste per decenni che nascono da un affresco maledetto, che ha determinato la rovina di più di un’artista e che, ora, sembra determinato a distruggere tutto ciò che di più caro hanno i protagonisti del romanzo. Denso di colpi di scena e di avventura quanto di pagine di storia dell’arte d’incredibile minuzia, Il mistero […]

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Dita Kraus, la libraia di Auschwitz: un libro di memorie

Recensione dell’autobiografia di Dita Kraus, La libraia di Auschwitz: una lunga vita combattuta tra il peso della memoria e il coraggio di guardare avanti. Esce per Newton Compton Editori nel mese di gennaio, il mese più di ogni altro consacrato alla memoria poiché il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, il libro di memorie di Dita Kraus, classe 1929, una sopravvissuta all’Olocausto ceca, oggi novantunenne, che racconta la sua vita nell’autobiografia La libraia di Auschwitz, attraverso le sofferenze e le peripezie che l’intero popolo ebraico ha dovuto affrontare nel corso del Novecento: da un’infanzia serena, trascorsa in compagnia dei genitori in un quartiere borghese di Praga, alle prime difficoltà economiche dettate dalle leggi raziali, al trasferimento nel ghetto della città fino alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, dove la donna ha trascorso gli anni della sua adolescenza, ed i lavori forzati all’interno e fuori dal campo, fino alla liberazione e al ritorno in patria, seguito poi dal trasferimento, definitivo, nella terra promessa d’Israele e alla scelta della vita comunitaria del kibbutz al seguito del marito Otto, anch’egli un sopravvissuto all’Olocausto incontrato nel lager, deceduto nel 2000, autore per Newton Compton de Il maestro di Auschwitz. L’anziana donna vive tutt’oggi in Israele, circondata dall’affetto dei familiari, dove nel corso degli anni ha avviato e continuato la sua opera di diffusione e sensibilizzazione sull’argomento, a partire dai disegni, recuperati negli anni successivi alla liberazione del campo, che i bambini internati nel campo di Auschwitz hanno realizzato sulle pareti della baracca a loro destinata e su carta, inconsapevoli del triste destino che li attendeva poco dopo, in compagnia dei giovani responsabili della loro tutela all’interno del campo: tra questi, Dita, custode dei pochi libri del campo, e per questo definita “libraia“, e Otto. Oltre che un invito a conoscere e ricordare ciò che è stato, l’autobiografia di Dina Kraus è un omaggio alla storia di un popolo esule, costretto a continue sofferenze, trasferimenti, improvvisi cambi di rotta: a valle della propria esperienza di vita, la donna afferma di non sentirsi del tutto a casa a Praga, dove tuttavia è nata e riposano le spoglie dei suoi cari, né del tutto a casa in Israele, nel luogo dove oggi riposano le spoglie del marito ed abitano i suoi familiari ancora in vita, dove si è trasferita, giovanissima, a seguito del marito, cambiando vita più e più volte, passando dall’esperienza della vita comunitaria, percepita sempre come provvisoria, del kibbutz, dove ha vissuto sette anni esercitando le più varie professioni, al trasferimento all’interno di un campus scolastico, dove i coniugi hanno trovato lavoro come insegnanti. Provvisorio è l’aggettivo che la donna è stata costretta ad associare alla propria situazione e ai repentini cambiamenti della sua vita, di volta in volta, a causa delle dure discriminazioni, della costante assenza di cibo, nel ghetto e ancor di più nel lager, della difficile integrazione nello stato d’Israele, in un luogo definito dai suoi compagni come la patria promessa, una patria della quale lei, tuttavia, non conosce neppure la […]

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Il segreto di Avium, il nuovo fantasy di Giulia Gubellini

Esce per Magazzini Salani Il segreto di Avium, il primo capitolo della nuova saga fantasy di Giulia Gubellini È uscito a settembre 2020 in tutte le librerie per Magazzini Salani il primo capitolo di una nuova, promettente saga fantasy di una giovane autrice italiana: si tratta de Il segreto di Avium di Giulia Gubellini, un romanzo per ragazzi che non lascerà delusi gli affezionati alla saga di Harry Potter e alle Cronache di Narnia e che si rivela una lettura entusiasmante, divertente e profonda al contempo, godibile ad ogni età, una storia emozionante della quale il lettore, arrivato all’ultima pagina, non potrà fare a meno di desiderare di conoscere il continuo. Protagonisti del romanzo sono Giglio e Rosa, due orfani cresciuti in un istituto, totalmente all’oscuro delle proprie origini, che, frugando nell’archivio dell’istituto, entrano per caso in possesso di due ciondoli misteriosi, che permettono loro di attirare un treno volante che conduce in un mondo fantastico, Avium, oltre il confine del cielo, abitato da uomini e donne alati come uccelli. Un mondo immensamente lontano e diverso dal loro, nelle cui vicende, ciononostante, i due fratelli, svegli, dall’indole curiosa e con una straordinaria propensione a cacciarsi nei guai, finiscono per trovarsi coinvolti: il viaggio verso il regno misterioso di Avium diviene per i due fratelli un viaggio ben più impegnativo ed introspettivo, benché avventuroso, alla ricerca di sé e delle proprie origini. Il segreto di Avium si rivela un romanzo esaustivo e coerente, oltre che appassionante e ben scritto: risultano particolarmente apprezzabili le ambientazioni fantastiche, curate sapientemente e nei minimi dettagli da Giulia Gubellini, ed una narrazione dinamica e ricca di colpi di scena, che svela la natura di questa terra poco alla volta, incentivando così il lettore a proseguire voracemente nella lettura. L’autrice infatti ha ricostruito tanto il presente quanto il passato del suo mondo immaginario e di tutti i suoi abitanti, cogliendo l’occasione di trattare temi sociali rilevanti, quali l’integrazione dei popoli, l’emarginazione e la tolleranza. Nello straordinario mondo di Avium, infatti, un tempo caratterizzato dalla pacifica convivenza degli Alati, Spennacchiati, Ancestrali e Senza-Piume – questo è il nome con cui ci si riferisce agli uomini della terra – tutti uniti nel bene comune e nell’intento di far prosperare Avium, al tempo del Regno della dinastia delle Aquile Reali, oggi governa un Imperatore usurpatore, convinto della superiorità della razza degli Alati e strenuo persecutore di Ancestrali, Spennacchiati e Senza-Piume, salito al potere in circostanze tragiche ancora tristemente ricordate dagli abitanti di Avium che hanno il coraggio di opporsi, in segreto, al potere, formando il circolo dei Ribelli della Fenice, i cui membri si riconoscono dall’evocazione di una formula che Giglio, inconsapevolmente, ha sempre richiamato alla mente per darsi forza nei momenti di difficoltà. “All’ombra dell’aquila il volo del passero è gentile, il volo del merlo è leggero, il volo del gufo è saggio. All’ombra dell’aquila il cielo è vasto!” Il romanzo, sebbene non manchino i riferimenti ai grandi nomi della letteratura fantasy, che ogni lettore del genere ama e conosce, […]

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Cosimo Alberti in Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria

Recensione del libro di Cosimo Alberti Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria Cosimo Alberti, autore del libro Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria, è un talentuoso artista poliedrico: scrittore, attore di teatro e televisivo, che ha raggiunto la notorietà grazie al personaggio del vigile Cerruti nella longeva soap napoletana Un posto al sole, seguitissima in tutt’Italia, grande appassionato e conoscitore del folklore, delle tradizioni e dei canti e balli popolari, che ha avuto il merito di portare, grazie al suo ruolo in Un posto al sole, in televisione. A lui, però, piace immaginarsi, in una vita passata al cospetto della dea Cibele, ai balli devozionali, “coribante che danzava estasiato al canto” di Marcello Colasurdo, sacerdote officiante del rito, mentre nella presente fidato amico e collaboratore nelle feste popolari e devozionali che si è occupato, tra l’altro, della prefazione del libro che ha per oggetto la passione comune per la tammurriata, il tradizionale ballo sul tamburo, le sue origini, le diverse tipologie di tammorra, i miti e le leggende popolari sulla sirena millenaria, Partenope. Non si fa fatica ad immaginarli così, Cosimo Alberti e Marcello Colasurdo, coribante e sacerdote, per chi avesse avuto il piacere di vivere con loro il trasporto della tammurriata nella serata conclusiva di In-Chiostro organizzata dalla casa editrice Valtrend o in un’altra occasione, godere del ritmo della musica incalzante e naturale, che ricorda il battito del cuore, del canto liberatorio che ancora oggi, con la mente, riporta gli appassionati ai canti devozionali che hanno innestato il pathos dei riti pagani nel culto mariano, molto presente in Campania e, più in generale, nel meridione. Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria è diviso in tre sezioni. La prima sezione, denominata La Sirena Danzatora, riguarda, come da titolo dell’opera, la tammurriata o “ballo sul tamburo”, ne ripercorre le origini e ne delinea le diverse tipologie, presentando, finanche, un calendario delle feste nelle quali ancora oggi è possibile rivivere quest’antica tradizione tipica delle feste devozionali. La seconda, interessantissima sezione, denominata Chi t’ ‘o conta ‘nce mette ‘a jonta, ovvero “Un fatto raccontato si arricchisce sempre della fantasia di chi lo racconta” è un’antologia in prosa di racconti, sapientemente rielaborati dall’autore del libro, miti e leggende su Napoli e sulla Campania: dalla storia della Sirena Partenope alla vicenda, mitica anch’essa, della nascita della tarantella, dalle origini – invero lontanissime dall’America – di Halloween fino al commovente episodio, tra storia e leggenda, di Corradino di Svevia, decapitato poco più che fanciullo alla corte angioina. L’ultima sezione, Santa Partenope dei dannati, è un’affascinante antologia poetica che spazia dalla tematica amorosa, cara alla poesia lirica, a ritratti paesaggistici che non potranno lasciare indifferente chi ama questi luoghi. Il libro di Cosimo Alberti è un pittoresco affresco di Napoli, della Campania e delle sue origini e tradizioni popolari, che la rendono unica al mondo. “Una volta giunti a Napoli, se avete gli occhi per vedere vi accorgerete subito di quanto magica essa sia. Essa emana un mistero che la rende unica […]

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Naviga le tue stelle di Jesmyn Ward: un inno alla perseveranza

Recensione del monologo di Jesmyn Ward Naviga le tue stelle Esce il 3 dicembre per NN Editore Naviga le tue stelle, l’illuminante monologo sulla tenacia ed il coraggio di credere nei propri sogni che la premiata scrittrice statunitense Jesmyn Ward ha tenuto alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico alla Tulane University, in Mississipi, dove la donna insegna Letteratura creativa, a partire dall’esperienza, tutta in salita, di una donna afroamericana del Sud che si confronta con un mondo razzista e sessista. Il libro di Jesmyn Ward si presenta davvero come un piccolo gioiello, in ogni sua parte e forma. Ad un contenuto illuminante, brillante e d’ispirazione si addice una forma che sia all’altezza, ed è questo il risultato raggiunto da questa pregiata edizione: un volumetto tascabile blu notte dai dettagli dorati, adornato delle magnifiche illustrazioni di Gina Triplett, che donano un’incantevole cornice ed arricchiscono il racconto, breve ed intenso, di una vita di sacrifici, di duro lavoro, di perseveranza, di cui è esempio la nonna dell’autrice, cui il monologo è dedicato, una donna che, nell’America del Sud degli anni Quaranta, ha dovuto lavorare duramente per tutta la vita per permettere, lei che un’istruzione non aveva potuto permettersela, ai suoi figli di diplomarsi, studiare, renderla fiera, attraverso lo studio ed un lavoro che li emancipasse da una condizione di povertà e schiavitù mascherata da lavoro, privo di tutele, di certezze, di stabilità. Se la vita è dura per tutti, per alcuna è più dura che per altri: obiettivo di questa nonna e dei suoi figli è stato garantire un’istruzione che potesse strappare i suoi figli ed i suoi nipoti non a tutte le asprezze della vita, ma a quelle che una vita priva d’istruzione ti conduce, spesso, inevitabilmente: tanto più se si tratta di afroamericani dell’America del Sud. Ma l’istruzione, se si vuole intendere con questo termine l’ottenimento di un diploma di fine ciclo, scopre ben presto Jesmyn Ward, è fondamentale ma non è tutto. L’istruzione è un processo lungo, complesso, un percorso che segue una vita intera: non si smette mai d’imparare, di formarsi, di crescere. La laurea non è il traguardo, ma soltanto un nuovo trampolino di lancio, che permetterà alle nuove leve d’inserirsi nel mondo del lavoro, fronteggiarne le sfide, lottare per i propri sogni, con incrollabile fede e perseveranza. Perseveranza è qui la parola chiave: la forza di chi non si arrende alle sfide del domani, di chi non si crede già arrivato, di chi accetta che la vita non sia semplice, e che forse la chiave del successo è proprio questa, accettare che la vita non è semplice, che la realizzazione è un processo lento, e che ciò che conta è raggiungere la meta, non il tempo impiegato a raggiungerla né il percorso scelto, strettamente soggettivo e soggetto a innumerevoli fattori anche e soprattutto indipendenti dal proprio volere. L’indulgenza, verso sé stessi e gli altri, non è una debolezza: è umanità.  Realizzazione è, dunque, fare il meglio che si può con le carte che la vita ci ha messo […]

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Cambieremo prima dell’alba, il nuovo romanzo di Clara Sánchez

Recensione di Cambieremo prima dell’alba, l’ultimo romanzo della famosa autrice spagnola Clara Sánchez Esce nel mese di novembre Cambieremo prima dell’alba, l’ultimo, atteso romanzo di Clara Sánchez, autrice spagnola in cima alle classifiche in tutto il mondo, edito Garzanti, nella collana Narratori Moderni come tutti gli altri successi dell’autrice (Il profumo delle foglie di limone). I lettori che ne hanno apprezzato le precedenti pubblicazioni apprezzeranno certamente quest’ultima, al centro della quale, com’è solito nei romanzi di Clara Sánchez, vi è una voce femminile forte e coraggiosa, quella di Sonia, impiegata in un lavoro stagionale come cameriera in un resort di lusso a Marbella, affascinante località di mare sulla Costa del Sol, in Andalusia, presa d’assalto ogni estate da sceicchi, ricchi uomini d’affari e personaggi dello spettacolo. La giovane donna è impiegata soltanto temporaneamente presso il resort di Fabián, un uomo che dell’accoglienza ha fatto un vero e proprio culto, per sostituire un’amica, non ha mai lavorato come cameriera e non è mai entrata in contatto col lusso e la raffinatezza, vivendo in difficoltà economiche ed impegnata com’è a risparmiare ogni centesimo per riscattare sé stessa e la propria madre da una situazione di indigenza nella quale sente, colpevolmente, di esser finita per assecondare le mire imprenditoriali, finite male, del proprio ex-fidanzato. Lavorando al resort, la donna entra in contatto con la vita, in apparenza perfetta, che ricchezza e lusso garantiscono, e fa la conoscenza della famiglia reale saudita, ospite del resort assieme ad un nutrito seguito di addetti alla sicurezza e cameriere personali: il sultano e le sue due mogli, Sultana e Amina, la cui avvenenza e giovinezza è, tuttavia, schermata e nascosta da pesanti veli. È nel rapporto con le due principesse, prima soltanto professionale e poi sempre più intenso, ed in particolare nel rapporto con la più giovane tra le due, Amina, sorprendentemente somigliante nell’aspetto a Sonia ma in tutto e per tutto diversa da lei, che la donna scopre che non è tutto oro ciò che luccica e che anche la vita di una principessa, apparentemente baciata dalla fortuna, può nascondersi un grandissimo dolore, e che è fin troppo facile immaginare di entrare nei panni dell’altro, quando si crede che l’altro, vivendo nel lusso e nello sfarzo, non abbia problemi di sorta, molto più difficile e pericoloso è, invece, entrare davvero nei panni dell’altro. Entrare nei panni dell’altro può costituire una gabbia dalla quale è difficile, se non impossibile, uscire: è così che la protagonista del romanzo di Clara Sánchez scopre una fitta rete di inganni tali da rendere impossibile il sottrarsi e non restarne invischiati, prigionieri, costretti da catene invisibili. Chi non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di vivere una vita che non è la propria, sfuggire alle proprie catene ed indossare i panni di un altro, anche solo per qualche giorno? Ebbene, sfuggire alle proprie catene non significa liberarsi delle catene, ma soltanto indossare quelle di un altro. Cambieremo prima dell’alba, romanzo sull’indipendenza femminile Il tema dell’indipendenza femminile, nel confronto tra Sonia e Amina, così […]

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Edna O’Brien: Ragazza, una vita tra orrore e rinascita

Recensione di Ragazza, il nuovo romanzo di Edna O’Brien pubblicato per Einaudi «Prima ero ragazza, adesso non più.» Esce per Einaudi l’ultimo romanzo di una delle voci più interessanti del panorama letterario, l’autrice irlandese Edna O’Brien (Ragazze di campagna, 1960) che, nel suo ultimo romanzo – che nel titolo ricorda quello del suo discusso esordio – volge lo sguardo, questa volta, lontanissimo dalle campagne irlandesi, all’attualità e ad un recente fatto di cronaca particolarmente cruento: il rapimento e la riduzione in schiavitù, in Nigeria, di un gruppo di studentesse da parte delle milizie jihadiste nel 2014. Il racconto delle tragiche vicende di Boko Haram prende l’avvio dalla lucida consapevolezza che quell’evento ha segnato uno spartiacque tra il prima ed il dopo nella vita della giovane, allora ragazza, Maryam: «Prima ero ragazza, adesso non più.»  Il tempo della narrazione è un tempo fluido, un eterno ed angoscioso presente che non tiene conto dei giorni che passano e si susseguono tutti uguali: giorni, da quello del rapimento che l’ha vista, da giovane studentessa piena di sogni, ridotta schiava ed inerte oggetto sessuale nel campo dei miliziani, in cui il tempo è scandito dal ritmo delle violenze, del duro lavoro, delle umiliazioni dell’anima e del corpo. Maryam e le sue compagne sono donne che si spengono, si chiudono in se stesse e si abbandonano lentamente, fino a lasciar volare le proprie anime lontano da quei corpi martoriati, che non appartengono più a loro. Il lettore non conoscerà mai la durata esatta della permanenza della protagonista al campo di prigionia, perché è la protagonista stessa a perdere il contatto con la realtà ed il trascorrere del tempo, in un eterno e brutale presente. Il nuovo romanzo di Edna O’Brien è caratterizzato da una prosa asciutta, brusca e cruda: l’orrore è mostrato con violenza, quasi ostentato, ma la narrazione della dura vita nel campo lascia spazio a rari momenti di bellezza e lirismo, nella riscoperta solidarietà tra donne sconosciute ma accomunate dalle tragiche circostanze, vittime dei medesimi carnefici, private della propria fede, del proprio nome, della propria volontà, piegate ma non spezzate fino in fondo e, invece, custodi, in segreto, di una forza inarrestabile alimentata dalla rabbia e dall’odio. Le vittime degli jihadisti formano una comunità dalla quale è impossibile uscire davvero, anche se si riesce a fuggire dal campo, ma sono tante quelle che, vittime della sindrome di Stoccolma, arrivano ad abbracciare il credo e lo stile di vita del carnefice, sopportando in silenzio ogni sopruso perché assuefatte al dolore ed incapaci, ormai, di immaginarsi lontane da lì. Maryam è segnata, nel corpo e nell’anima, per sempre: non potrà tornare ragazza. Non è semplice reintegrarsi nella società civile, complice la diffidenza del tessuto sociale d’origine, restio a lasciarvi penetrare la sposa di un miliziano, sia pure costretta, e la pressoché totale indifferenza ed impotenza delle istituzioni. Ragazza è un romanzo femminista e coraggioso, dove l’unico raggio di speranza, l’unica rete di supporto, l’unica ancora di sostegno è costituita dalla solidarietà femminile tra le vittime di […]

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Bae Suah in Notti invisibili, giorni sconosciuti per Add Editore

Recensione di una delle ultime uscite editoriali Add, l’onirico romanzo coreano Notti invisibili, giorni sconosciuti di Bae Suah Pubblicato da Add Editore, Notti invisibili, giorni sconosciuti è il primo romanzo pubblicato in Italia dell’autrice coreana Bae Suah, il racconto, onirico e visionario, di un giorno ed una notte in una Seoul dalle atmosfere fantastiche, distorte e vagamente disturbanti. Nel romanzo di Baeh Suah, gli elementi della trama – luoghi, personaggi, finanche frasi ricorrenti, che delineano personaggi e situazioni sempre diverse eppure così simili – si soprappongono e si rincorrono, annullando i confini tra un personaggio e l’altro, un luogo e l’altro, una storia e l’altra. La realtà diventa fluida, priva di punti di riferimento: la realtà perde ogni contatto col reale, in un caos allucinatorio in cui i piani del reale e dell’immaginario si fondono continuamente ed il lettore non sa mai di quale personaggio sta davvero leggendo le azioni ed i pensieri e se questi sono reali o immaginari. Il romanzo ha, nei suoi tratti grotteschi e disturbanti, un che di kafkiano: l’autrice, difatti, è, oltre che una talentuosa scrittrice, traduttrice di Kafka e Pessoa in Corea. Persi in una città di sogno, che di Seoul ha soltanto il nome e talvolta neppure questo, divenendo semplicemente la “città segreta”, uno, due, tre personaggi s’inseguono, sconfinando continuamente l’uno nell’altro: è difficile finanche definirne la quantità precisa, data la labilità dei contorni. Protagonista del racconto, Ayami, o forse Yoni – un nome sanscrito che simboleggia la sessualità femminile -, un’ex attrice ventinovenne, o forse quarantanovenne, che lavora in un bizzarro teatro sonoro, un teatro per non-vedenti dove però si ripete ogni giorno sempre lo stesso spettacolo. È il suo ultimo giorno di lavoro: il teatro chiuderà per sempre i battenti, ma la donna ha già un’alternativa. Le è stato chiesto di accompagnare un poeta straniero, che poeta non è, a trovare la sua ispirazione in giro per la Corea. Ma forse Ayami, o Yoni, la protagonista del breve e complesso romanzo di Bae Suah, non è soltanto un’ex attrice ed ex impiegata del teatro sonoro: è una poetessa, l’operatrice telefonica di una linea erotica, una donna smarrita, un’insegnante di tedesco, una donna già morta che rivive nel sogno disturbante di uno scrittore di gialli. Nella disturbante e confusionaria realtà disegnata da Bae Suah in Notti invisibili, giorni sconosciuti, l’ordine lascia definitivamente lo spazio al caos, in un viaggio allucinatorio in cui il lettore, dimenticherà perfino di star leggendo un romanzo e s’inserirà, come immerso, nell’atmosfera surrealista e kafkiana del romanzo, vivendo, con questi personaggi, l’esperienza di un viaggio allucinatorio, paranormale e distopico.

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