Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

Edna O’Brien: Ragazza, una vita tra orrore e rinascita

Recensione di Ragazza, il nuovo romanzo di Edna O’Brien pubblicato per Einaudi «Prima ero ragazza, adesso non più.» Esce per Einaudi l’ultimo romanzo di una delle voci più interessanti del panorama letterario, l’autrice irlandese Edna O’Brien (Ragazze di campagna, 1960) che, nel suo ultimo romanzo – che nel titolo ricorda quello del suo discusso esordio – volge lo sguardo, questa volta, lontanissimo dalle campagne irlandesi, all’attualità e ad un recente fatto di cronaca particolarmente cruento: il rapimento e la riduzione in schiavitù, in Nigeria, di un gruppo di studentesse da parte delle milizie jihadiste nel 2014. Il racconto delle tragiche vicende di Boko Haram prende l’avvio dalla lucida consapevolezza che quell’evento ha segnato uno spartiacque tra il prima ed il dopo nella vita della giovane, allora ragazza, Maryam: «Prima ero ragazza, adesso non più.»  Il tempo della narrazione è un tempo fluido, un eterno ed angoscioso presente che non tiene conto dei giorni che passano e si susseguono tutti uguali: giorni, da quello del rapimento che l’ha vista, da giovane studentessa piena di sogni, ridotta schiava ed inerte oggetto sessuale nel campo dei miliziani, in cui il tempo è scandito dal ritmo delle violenze, del duro lavoro, delle umiliazioni dell’anima e del corpo. Maryam e le sue compagne sono donne che si spengono, si chiudono in se stesse e si abbandonano lentamente, fino a lasciar volare le proprie anime lontano da quei corpi martoriati, che non appartengono più a loro. Il lettore non conoscerà mai la durata esatta della permanenza della protagonista al campo di prigionia, perché è la protagonista stessa a perdere il contatto con la realtà ed il trascorrere del tempo, in un eterno e brutale presente. Il nuovo romanzo di Edna O’Brien è caratterizzato da una prosa asciutta, brusca e cruda: l’orrore è mostrato con violenza, quasi ostentato, ma la narrazione della dura vita nel campo lascia spazio a rari momenti di bellezza e lirismo, nella riscoperta solidarietà tra donne sconosciute ma accomunate dalle tragiche circostanze, vittime dei medesimi carnefici, private della propria fede, del proprio nome, della propria volontà, piegate ma non spezzate fino in fondo e, invece, custodi, in segreto, di una forza inarrestabile alimentata dalla rabbia e dall’odio. Le vittime degli jihadisti formano una comunità dalla quale è impossibile uscire davvero, anche se si riesce a fuggire dal campo, ma sono tante quelle che, vittime della sindrome di Stoccolma, arrivano ad abbracciare il credo e lo stile di vita del carnefice, sopportando in silenzio ogni sopruso perché assuefatte al dolore ed incapaci, ormai, di immaginarsi lontane da lì. Maryam è segnata, nel corpo e nell’anima, per sempre: non potrà tornare ragazza. Non è semplice reintegrarsi nella società civile, complice la diffidenza del tessuto sociale d’origine, restio a lasciarvi penetrare la sposa di un miliziano, sia pure costretta, e la pressoché totale indifferenza ed impotenza delle istituzioni. Ragazza è un romanzo femminista e coraggioso, dove l’unico raggio di speranza, l’unica rete di supporto, l’unica ancora di sostegno è costituita dalla solidarietà femminile tra le vittime di […]

... continua la lettura
Libri

Bae Suah in Notti invisibili, giorni sconosciuti per Add Editore

Recensione di una delle ultime uscite editoriali Add, l’onirico romanzo coreano Notti invisibili, giorni sconosciuti di Bae Suah Pubblicato da Add Editore, Notti invisibili, giorni sconosciuti è il primo romanzo pubblicato in Italia dell’autrice coreana Bae Suah, il racconto, onirico e visionario, di un giorno ed una notte in una Seoul dalle atmosfere fantastiche, distorte e vagamente disturbanti. Nel romanzo di Baeh Suah, gli elementi della trama – luoghi, personaggi, finanche frasi ricorrenti, che delineano personaggi e situazioni sempre diverse eppure così simili – si soprappongono e si rincorrono, annullando i confini tra un personaggio e l’altro, un luogo e l’altro, una storia e l’altra. La realtà diventa fluida, priva di punti di riferimento: la realtà perde ogni contatto col reale, in un caos allucinatorio in cui i piani del reale e dell’immaginario si fondono continuamente ed il lettore non sa mai di quale personaggio sta davvero leggendo le azioni ed i pensieri e se questi sono reali o immaginari. Il romanzo ha, nei suoi tratti grotteschi e disturbanti, un che di kafkiano: l’autrice, difatti, è, oltre che una talentuosa scrittrice, traduttrice di Kafka e Pessoa in Corea. Persi in una città di sogno, che di Seoul ha soltanto il nome e talvolta neppure questo, divenendo semplicemente la “città segreta”, uno, due, tre personaggi s’inseguono, sconfinando continuamente l’uno nell’altro: è difficile finanche definirne la quantità precisa, data la labilità dei contorni. Protagonista del racconto, Ayami, o forse Yoni – un nome sanscrito che simboleggia la sessualità femminile -, un’ex attrice ventinovenne, o forse quarantanovenne, che lavora in un bizzarro teatro sonoro, un teatro per non-vedenti dove però si ripete ogni giorno sempre lo stesso spettacolo. È il suo ultimo giorno di lavoro: il teatro chiuderà per sempre i battenti, ma la donna ha già un’alternativa. Le è stato chiesto di accompagnare un poeta straniero, che poeta non è, a trovare la sua ispirazione in giro per la Corea. Ma forse Ayami, o Yoni, la protagonista del breve e complesso romanzo di Bae Suah, non è soltanto un’ex attrice ed ex impiegata del teatro sonoro: è una poetessa, l’operatrice telefonica di una linea erotica, una donna smarrita, un’insegnante di tedesco, una donna già morta che rivive nel sogno disturbante di uno scrittore di gialli. Nella disturbante e confusionaria realtà disegnata da Bae Suah in Notti invisibili, giorni sconosciuti, l’ordine lascia definitivamente lo spazio al caos, in un viaggio allucinatorio in cui il lettore, dimenticherà perfino di star leggendo un romanzo e s’inserirà, come immerso, nell’atmosfera surrealista e kafkiana del romanzo, vivendo, con questi personaggi, l’esperienza di un viaggio allucinatorio, paranormale e distopico.

... continua la lettura
Libri

L’ultima testimone: il potente romanzo d’esordio di Cristina Gregorin

Esce nel mese di settembre per Garzanti il romanzo d’esordio di Cristina Gregorin, che ha ricevuto la menzione speciale della giuria del Premio Calvino L’ultima testimone è il potente romanzo d’esordio di Cristina Gregorin, edito Garzanti, che, ha ottenuto la menzione speciale della giuria del Premio Calvino, uno dei più prestigiosi premi letterari per scrittori esordienti del panorama nazionale. Triestina di nascita, l’autrice sceglie di raccontare -citando testualmente l’intervista che l’autrice ha concesso alla casa editrice – “un confine che ha segnato la sua storia [di Trieste] e quella di migliaia di individui“, un patrimonio di storie familiari, tramandato di padre in figlio e che per molti e molti anni è rimasto al di fuori dei libri di Storia. È proprio la memoria ad essere un elemento fondamentale di questo libro, che alterna vicende del passato, raccontate dalla protagonisti anziani, baluardo della memoria storica ed ultimi testimoni di una stagione che si è conclusa, giovani istriani negli anni ’30 ora induriti dall’esperienza della guerra e dell’esilio e vicende del presente nelle quali il passato torna, richiamato a galla, a rivivere. Trieste, città di confine ricca di misteri e segreti e vera protagonista del romanzo, vive e rivive, attraverso le pagine del romanzo di Cristina Gregorin, la sua affascinante storia di crocevia di popoli, culture e lingue, in pace ed in guerra. Francesca è, suo malgrado, ultima testimone di un evento che ha segnato la sua vita e che l’ha cambiata per sempre, segnando uno spartiacque tra il prima ed il dopo: un evento del passato che la donna, una dottoressa di mezza età nel presente, è chiamata a rinvangare, a riportare in superficie dal suo inconscio, che credeva di averlo rimosso dalle ultime parole in punto di morte di Bruno, un novantenne che, in un tempo molto lontano, fu amico di sua nonna Alba: “Cercate Francesca Molin, perché solo lei conosce la verità“. A mettersi sulle tracce di Francesca è Mirko, nipote di Bruno, del quale raccoglie le ultime parole in punto di morte, uno storico che cercherà di far luce su una verità che non conosce e non sospetta, su eventi mai registrati vecchi di settant’anni, dei quali gli ultimi testimoni, resi stanchi e reticenti dall’età, non hanno voglia di parlare, ad eccezione di qualcuno, desideroso di liberarsi del fardello portato per anni solo sulle proprie spalle: il fardello di una generazione di uomini e donne senza più una patria, il fardello della guerra, dell’esilio, del sentirsi stranieri nella propria patria, straziata dalla contesa di fascisti e titini: un mondo lontano, a tratti ineffabile e difficile da comunicare alle nuove generazioni, che si scopre, nel romanzo di Cristina Gregorin, mai così vicino, ad un passo dalla rivelazione dei suoi più oscuri segreti, in tutte le sue contraddizioni, perché dal passato, per quanto lo si ricacci con forza nei meandri più segreti della propria anima, non si può fuggire e bisognerà tornare, prima o poi, a fare i conti, portando a galla, in un processo quasi catartico, con dolore ma anche […]

... continua la lettura
Libri

Sopravvissuti di Vincenza Alfano: la presentazione da IoCiSto

Recensione di Sopravvissuti di Vincenza Alfano, presentato il 3 ottobre da IoCiSto: la cultura sopravvive al coronavirus Scritto e programmato per l’uscita in libreria del lockdown, Sopravvissuti di Vincenza Alfano è un racconto lungo, edito Polidoro, dalla struttura e potenza narrativa degna di un romanzo vero e proprio, intenso e denso nella sua brevità. L’autrice lo presenta sabato 3 ottobre a piazza Fuga, da IoCiSto, dialogando con Titti Marrone e Guido Pocobelli Ragosta: è la prima presentazione del libro, uscito il 29 settembre, ed una delle primissime presentazioni dal vivo a Napoli, dopo le restrizioni imposte dal Coronavirus. “Siamo tutti sopravvissuti“, spiega Vincenza Alfano al suo pubblico. Ognuno di noi è sopravvissuto a qualcosa: un dolore, un lutto, una sconfitta. Adesso la sopravvivenza, dopo la pandemia, ha assunto addirittura un significato collettivo. La sopravvivenza di cui si racconta in questo breve romanzo pone uno spartiacque tra il prima e il dopo, in cui nulla più è come prima e non potrà più tornare: una perdita che lacera, una perdita prematura, inaspettata, innaturale, che rende necessario a chi resta ricostruire un nuovo equilibrio, un puzzle fragile che si compone attorno ad una tessera mancante e fondamentale. Il romanzo di Vincenza Alfano si snoda attraverso due nuclei tematici: la perdita e la sopravvivenza, che è la ricomposizione, difficile e delicata, di un nuovo equilibrio che faccia posto alla perdita, inserisca una virgola lì dove sarebbe stato forse più semplice mettere un punto. Quella di Mara, la protagonista del romanzo, la cui anima si spalanca lentamente al lettore, è la storia di una donna che, nel momento del dolore, in un primo momento sceglie la solitudine per metabolizzarlo, camminando sulla linea sottile che divide il conosciuto dall’ignoto, l’insondabile, ma guarisce davvero solo quando incontra le solitudini ed il dolore degli altri, quando comprende che ognuno è sopravvissuto a qualcosa e sta cercando di rimettere insieme i pezzi, e che non è possibile salvarsi da soli. La perdita alla quale si sopravvive, malgrado tutto, in questo breve romanzo è quella di una figlia. Una giovane vita, quella di Camilla, spezzata da un incidente in maniera brusca, improvvisa: qualcosa cui un genitore, che non accetta di poter sopravvivere al proprio figlio, perduto così bruscamente, non si può rassegnare. Una notizia che piomba all’improvviso nel salotto del Vomero di Mara e Alfredo, una famiglia borghese, nella pacata serenità di una domenica mattina. Una famiglia normale, come tante. Una notizia percepita ancor prima che confermata, col sesto senso di un genitore, che sa già ma non vuole accettare. Il dolore intenso vissuto fin dal primo istante, la paura, lucidissima, di finire per non ricordare più una voce, un odore un tempo consueto e caro, e la consapevolezza che questo rischio sia reale, perché una voce, un odore, un tocco costituiscono un’essenza, sono parti di un universo che si è infranto e che non sarà possibile ricostruire, sono frammenti che il vento implacabile del tempo porterà via. Sopravvissuti è un romanzo denso di dolore e di poesia, di forza e di […]

... continua la lettura
Libri

L’orizzonte ci regalerà le stelle, il nuovo romanzo di Ruta Sepetys

Recensione del nuovo romanzo di Ruta Sepetys, L’orizzonte ci regalerà le stelle Esce nel mese di luglio per Garzanti il nuovo romanzo dell’acclamata autrice statunitense Ruta Sepetys (Avevano spento anche la luna, 2011), L’orizzonte ci regalerà le stelle, un toccante romanzo storico ambientato nella Spagna franchista, a Madrid nel 1957.  Un romanzo storico che cerca di far luce su una pagina tetra della storia spagnola e sul coinvolgimento degli Stati Uniti in questa storia attraverso le vicende di alcuni personaggi, le cui vite s’intrecciano nell’estate del ’57 a Madrid: Ana, orfana di insegnanti dissidenti, ridotta in povertà e costretta a vivere con la sorella Julia, il cognato Antonio, il fratello Rafa e la piccola Lali in una baracca di periferia, sopravvivendo con i pochi proventi dei lavori umili cui figli di repubblicani possono ambire; Fuga, un eroe misterioso del quale, per tutto il romanzo, il lettore non scoprirà mai il nome, un aspirante torero che combatte per riscattare il destino dei più fragili; Purification, una ragazza piena di giovanile entusiasmo e acute domande messe a tacere dalla rigidità monastica, dal cieco dogmatismo e dal silenzio omertoso dell’orfanatrofio dell’Inclusa, dove presta volontariato, Daniel, un giovane fotoreporter texano di madre spagnola, giunto a Madrid con i genitori, imprenditori petroliferi in affari con Franco, ricco di curiosità per un paese fino ad allora sconosciuto, o conosciuto soltanto attraverso i racconti della madre, e così impenetrabile per chi cerchi di carpirne i segreti dall’esterno. Perché, come ripete Purification, “siamo tutti più belli con la bocca chiusa“. “Esiste una categoria di cose indicibili, un cassetto buio dove vivono in esilio le verità inesprimibili. Non parlare. Non raccontare.” La temutissima Guardia Civil (“uomini di vernice con anime di vernice“), il Generalisimo Franco, il dittatore cattolico e nazionalista in carica per un trentennio, la censura, la povertà, l’umiliazione dei repubblicani, il mistero degli orfani, sempre di più, adottati da ricche famiglie cristiane per somme di denaro sempre più alte: i segreti più oscuri di Madrid, le sue contraddizioni, le sue ambiguità e le sue mascherate atrocità si sveleranno a Daniel, nel corso del romanzo, attraverso l’obiettivo della sua fotocamera, in grado di raccontare su pellicola storie che la voce non oserebbe riportare ma che è giusto e necessario far venire alla luce, perché la verità è più forte della paura. La fotografia diviene la porta d’accesso ad un mondo che, agli occhi di un turista americano, è precluso: un mondo incomprensibile ed inenarrabile, sul quale una rigidissima censura pone il suo controllo; l’obiettivo diventa uno sguardo -penetrante, ma scomodo ed invadente- che si allunga pericolosamente su zone ombrose che tali devono restare. Il romanzo di Ruta Sepetys è, com’è proprio dello stile dell’autrice, verosimile ed accurato nella ricostruzione di luoghi, usi e costumi della Spagna franchista, ricostruendone con abilità il clima facendo anche riferimento, in molti punti del romanzo, a vere e proprie fonti storiche quali quotidiani dell’epoca ed interviste, senza per questo risultare tedioso, poco originale o privo dell’elemento romanzesco: la struttura narrativa è, al contrario, solida e […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Cosimo Alberti e Maurizio de Giovanni chiudono la rassegna In-Chiostro

Il 26 settembre si chiude la rassegna In-Chiostro, un ciclo di incontri, letture e presentazioni che ha coinvolto l’editoria napoletana ed i suoi lettori nella splendida cornice del Chiostro di San Domenico Maggiore, con un doppio appuntamento molto atteso dal grande pubblico: alle 18:45 la presentazione del libro Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria di Cosimo Alberti, artista eclettico: attore di teatro, cinema e televisione, scrittore e grande appassionato e conoscitore di tammorra, un ballo tradizionale campano inserito di recente anche nella longeva fiction napoletana Un posto al sole, seguitissima in tutt’Italia, dove Cosimo Alberti interpreta il ruolo di Salvatore Cerruti; seguirà successivamente il reading di Troppo freddo per settembre, l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, autore icona di Napoli in Italia e nel mondo giunto alla notorietà con la serie, anche televisiva, dei Bastardi di Pizzofalcone e del Commissario Ricciardi. Una serata d’incontro tra editori, scrittori e pubblico sulle note della tammorra di Cosimo Alberti e della splendida narrazione di Maurizio de Giovanni Fare musica, fare spettacolo, fare cultura è possibile anche nell’era post-Covid: ormai lo sa bene l’affezionato pubblico di In-Chiostro, ma mai come in questa sera si è instaurato un legame profondo tra palco e pubblico grazie al ritmo “naturale, congenito, perché riprende il battito del cuore” della tammorra di Cosimo Alberti e della voce, potente strumento di narrazione, di Maurizio de Giovanni, che legge, accompagnato dal sax di Marco Zurzolo,  frammenti del suo ultimo romanzo che ha per protagonista l’irresistibile Mina Settembre, la nuova, indomabile voce femminile, inconsapevolmente bellissima, dello scrittore napoletano, già protagonista del romanzo Dodici rose a Settembre, ed un estratto del breve romanzo scritto per La Repubblica, Il concerto dei destini fragili, un romanzo polifonico sulla fragilità, riscoperta tristemente durante i duri giorni del lockdown. Musica e voce s’incontrano, in questa serata, per ricreare e rinforzare quel filo che congiunge l’arte ed i suoi fruitori che il Covid aveva bruscamente spezzato. Tony Saggese accompagna Cosimo Alberti in un intenso viaggio attraverso la storia e la geografia della tammurriata, danza tradizionale popolare campana, della quale Alberti identifica ben 7 varianti, quante sono, secondo la leggenda, le Madonne:  è una danza popolare devozionale, liberatoria, sacra e profana, dal suono profondo e dal ritmo incalzante, come la narrazione di Cosimo Alberti, che spazia dalle leggende popolari fino ai racconti e alla poesia. La tammurriata è un tramite per tramandare la tradizione e la cultura del nostro popolo, ricordarlo oggi, inserirci in quella scia che va dai canti pagani pre-cristiani fino al culto mariano, una danza ed un canto che ancora oggi mantengono la loro impronta fortemente liberatoria, un’invocazione “al sole che deve rinascere, riscaldare la città e permetterle di risorgere dalla cultura: quello che è, dunque, lo scopo di questa manifestazione“, chiarisce Mara Iovene, editrice Valtrend. La rassegna In-Chiostro si è conclusa in bellezza, in una serata densa di poesia e spettacolo, nella piena riuscita del proprio intento: ricominciare lì dove si era messo un punto, trasformare quel punto in una virgola. Ristabilire il contatto umano, […]

... continua la lettura
Libri

Il giardino dell’amore inaspettato: il nuovo romance di Iona Grey per Newton Compton Editori

Recensione del romanzo di Iona Grey Il giardino dell’amore inaspettato Pubblicato durante l’estate da Newton Compton Editori, Il giardino dell’amore inaspettato è un romanzo emozionante e delicato di Iona Grey, il secondo pubblicato in Italia dopo il successo di Lettere a un amore perduto, edito Giunti. Anche questo romanzo è ambientato in Inghilterra, ma negli anni tra la prima e la seconda Guerra Mondiale.  Protagonisti delle vicende, una donna, un uomo ed una bambina, che alternativamente si scambiano voce e punto di vista, nel corso del romanzo, disseminando e raccogliendo misteriosi indizi di una particolarissima caccia al tesoro che ricongiunge passato e presente: la caccia al tesoro organizzata da Selina, la madre di Alice, per intrattenere in via epistolare la figlia Alice, che attende presso la tetra dimora dei nonni, che la ospitano malvolentieri, il suo ritorno da un lungo viaggio in Birmania in compagnia di suo marito. La narrazione, nel romanzo di Iona Grey, si svolge su due binari paralleli che, contrariamente ad ogni legge matematica, arriveranno a congiungersi: la giovinezza di Selina Lennox, raccontata a partire 1925, e la caccia al tesoro organizzata per Alice, una bambina dolcissima ed acuta che comunica le sue emozioni attraverso la pittura, nel 1936. Selina racconta, in una serie di lettere che serviranno a fare sentire alla figlia la sua presenza, anche se è lontana, e rivelarle il segreto della sua nascita attraverso una serie di indizi nascosti nella dimora di Blackwood, dove la bambina l’attende, la sregolata giovinezza di una donna dell’alta società, una donna splendida e piena di vita ma con un terribile dolore che cerca di offuscare con i suoi eccessi, una giovinezza vissuta tra feste, alcol, follie in compagnia di una comitiva di giovani annoiati ed eccentrici e discutibili avventure che spesso l’hanno condotta sulle pagine scandalistiche dei giornali londinesi, tali da far impallidire gli austeri genitori, preoccupati che, con una simile condotta, la loro secondogenita potesse non contrarre un buon matrimonio; l’incontro fortuito con Lawrence, un talentuoso artista squattrinato, inaccettabile negli ambienti che Selina è solita frequentare, con il quale la donna scopre, ciononostante, di condividere molto più di quanto può con gli uomini compassati, ricchi e viziati del suo ambiente, di essergli nel profondo immensamente più vicina che a loro, nonostante l’imperdonabile -agli occhi di una società classista- differenza di ceto; ed il matrimonio, già nell’aria da tempo, nonostante l’atteggiamento ribelle di Selina, con Rupert Carew, un gentiluomo serio e posato, vicino alla sua famiglia fin dai tempi della morte in guerra dell’amato fratello di Selina, Howard. La caccia al tesoro organizzata per la piccola Alice dissemina il romanzo di indizi utili al lettore per comprendere i segreti del passato e le conseguenze che questi hanno avuto sul presente, segreti rimasti, fino ad allora, inconfessati ed inconfessabili finanche alla propria figlia, per le complesse ricadute che questi hanno avuto sul presente, le scelte difficili e sofferte che la giovane donna ha dovuto prendere per tutelare sé stessa e sua figlia e che verranno improvvisamente messe tutte in […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

La staffetta antologica a cura di Vincenza Alfano: la presentazione nel primo weekend di In-Chiostro

Al via In-Chiostro, la rassegna letteraria che ricongiunge editoria e grande pubblico nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli: ogni fine settimana, dal giovedì alla domenica, per tutto il mese di settembre Ripartire dalla cultura, ripartire in sicurezza, nel pieno rispetto delle regole anti-covid ma con l’intenzione e la speranza di un ritorno graduale alla normalità: ogni fine settimana, dal 3 al 26 settembre la letteratura torna al centro della scena con una moltitudine di eventi afferenti alla rassegna In-Chiostro, eventi che ricongiungono editori, scrittori e pubblico, a lungo divisi e messi a dura prova dai difficili mesi del lockdown. La rassegna, nata dall’idea delle case editrici Valtrend, inKnot e Homo Scrivens dell’Associazione Campana Editori, vuole porsi come simbolo di rinascita, la letteratura diviene la fenice che risorge dalle ceneri di una triste stagione delle nostre vite che ha messo in ginocchio il settore della cultura, dell’editoria e dello spettacolo. La rassegna presenta un programma ricco di ospiti e di eventi, tra presentazioni di libri ed incontri con autori e curatori, offrendo finanche la possibilità di proporre i propri manoscritti alle firme editoriali ivi presenti. Ogni settimana, la manifestazione si tingerà di un diverso colore di in–chiostro, per indicare il genere letterario tematico di quella settimana: nel primo weekend (3-6 settembre), In-Chiostro Blu per narrativa, narrativa per ragazzi, poesia e attualità, nel secondo (10-13 settembre) In-Chiostro Rosso, per gialli, noir, storia e filosofia, nel terzo (17-20 settembre) In-Chiostro Giallo Senape, per cucina, salute, poesia e saggistica, mentre chiuderà la rassegna (25-26 settembre) In-Chiostro Verde, con arte, fumetti, fantasy, turismo, cultura napoletana e tecnologie Nella serata del 5 settembre, nel primo weekend della rassegna, si è tenuta una Staffetta Antologica: la presentazione dei due volumi Vizi capitali in cento parole e Napoli a 45 giri, entrambi editi da L’erudita, due raccolte di racconti curate dalla scrittrice napoletana Vincenza Alfano, due lavori nati dalla fucina letteraria L’Officina delle parole durante i duri giorni della quarantena. Due progetti corali cui aggrapparsi nei giorni della solitudine e della paura, perché la letteratura è ciò che ci tiene, nonostante tutto, ancorati alla vita, alle speranze, ai sogni. «Sono libri-laboratorio, sono piccoli gioielli, scrigni dai quali si attinge per esprimere le proprie emozioni e le storie con le parole essenziali ed efficaci, scrivere significa far affiorare le nostre fragilità, le nostre ossessioni. Attraverso la scrittura ci denudiamo» spiega la curatrice, con particolare riferimento alla brevità dell’esperimento letterario, denso, complesso ed affascinante, delle 100 parole in Vizi capitali; un «esercizio di semantica e di stile, vero gioco letterario» in cui gli autori dell’Officina, volti nuovi e già noti del panorama letterario napoletano, si sono di sovente impegnati. Napoli a 45 giri, la seconda antologia presentata nel corso della serata, è invece un più esteso esercizio di scrittura narrativa che fa parte di un ciclo (non soltanto Napoli raccontata a 45 giri, ma anche Roma e Milano), nel quale i 45 autori della raccolta si sono cimentati nella prova di raccontare Napoli scegliendo come […]

... continua la lettura
Libri

Il weekend di Charlotte Wood: il romanzo dell’amicizia nella terza età

Recensione del romanzo di Charlotte Wood Il weekend, un’imperdibile uscita NN Editore Il weekend, l’ultimo romanzo di formazione della pluripremiata autrice australiana Charlotte Wood sul tema dell’amicizia, esce ad agosto per NN Editore, nella collana La Stagione. Tematica fondamentale, e collegata al macro-tema dell’amicizia, è la vecchiaia: sono protagoniste, infatti, tre donne ultrasettantenni amiche da quarant’anni, e che ciononostante sembrano non ricordare più cosa fosse a tenerle unite. Una forza misteriosa e segreta ha tenuto unite nel corso di tre lunghe e diversissime vite, caratterizzate da alterne vicende, tre complesse personalità, Jude, Wendy e Adele: rispettivamente, una donna forte e decisa, austera e determinata, ma int­­rappolata da trent’anni in una relazione con un uomo sposato che non le dedica che i suoi ritagli di tempo, un’intellettuale di successo ormai divenuta un’anziana svampita e trascurata, vedova di un uomo che ha amato moltissimo e disperatamente attaccata ad un cane decrepito e sofferente,  che tiene in vita perché mantenga lei attaccata alla vita, ed un’attrice di teatro che rimpiange i lontanissimi fasti del passato, bella come allora, ancora desiderabile, nonostante l’età, ma non più desiderata, priva di solide prospettive future, di risparmi, di certezze. La quarta protagonista del romanzo di Charlotte Wood, un più che vivido fantasma sullo sfondo, è la defunta Sylvie, l’amica che è stata traît-d’union del rapporto tra le tre donne, il collante che le teneva unite in un delicato equilibrio tra personalità fortemente contrastanti, che adesso si trovano riunite nella villa di villeggiatura della donna, col compito di svuotare l’appartamento dai ricordi di una vita intera e dal ciarpame accumulato negli anni, prima di metterlo in vendita. Il racconto si svolge interamente, tra diversi cambi di prospettiva che spalancano al lettore le porte dell’animo di ognuna delle tre donne e talvolta fanno luce sul loro passato, nel corso di un unico fine settimana, così fondamentale per le loro vite. Si diceva, per questo motivo, che è Il weekend è un romanzo di formazione: l’evoluzione delle tre donne, colpite da tre diverse epifanie chiarificatrici nel finale del romanzo, le condurrà a mutare profondamente rispetto agli esordi, a leggere in una nuova alba un nuovo, insperato inizio, anche nella terza età, il coraggio di rialzarsi dopo una batosta, nonostante la stanchezza di una lunga vita vissuta, nonostante le delusioni, nonostante la sofferenza di un corpo, appesantito e affaticato, che non risponde più all’immagine che di esso ha l’anima, sempre giovane e pronta a rinnovarsi. Il romanzo di Charlotte Wood svela in una incantevole prosa dai tratti fortemente letterari, in una storia orchestrata con precisione millimetrica, il mistero e la forza dell’amicizia nella terza età, un caposaldo incrollabile nonostante le bugie, i tradimenti, i conflitti irrisolti ed i rancori mai sopiti, i segreti che inevitabilmente, come saggiamente ricorda Jude, prima o poi saltano fuori. Ma è proprio quando il passato diventa per la prima volta sorprendentemente chiaro che è possibile guardare avanti e volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti futuri, programmare un domani, trovare a 75 anni la forza di ricominciare.

... continua la lettura
Libri

Il romanzo della rosa. Storie di un fiore raccontate da Anna Peyron

Recensione del saggio di Anna Peyron Il romanzo della rosa. Storie di un fiore Anna Peyron è la vivaista fondatrice del Vivaio Anna Peyron a Castagneto Po, specializzato nella coltivazione di fiori, soprattutto rose antiche e botaniche. Proprio alla rosa, che, nelle parole del curatore della prefazione Ernesto Ferrero è “una lente attraverso la quale si può mettere a fuoco la storia del mondo“, è dedicato il saggio Il romanzo della rosa. Storie di un fiore, uscito nel mese di giugno per Add editore. Attraverso la rosa, un fiore dalle mille incarnazioni e personalità, che di volta in volta assume nomi e tratti simbolici di un’epoca, è possibile ripercorrere la grande storia negli snodi in cui questa s’intreccia con la storia del fiore. Nelle pagine del saggio di Anna Peyron – che è romanzo perché vi compaiono, comparse o protagonisti, come Giuseppina Bonaparte, innumerevoli personaggi – il lettore scoprirà tratti inediti dei grandi nomi della storia: la passione della moglie di Napoleone, Giuseppina Bonaparte, e la sua grandissima competenza nella coltivazione delle rose, nell’ibridazione e nel collezionismo di rose e piante rare, donate all’imperatrice dallo stesso Napoleone, che si appropriava di queste rarità durante i suoi viaggi, tali da rendere il maestoso giardino della Malmaison, la residenza dell’imperatrice, un modello sempre più imitato nell’alta società, al punto che, caduto l’Impero, vi sopravviverà il gusto per i giardini e per la coltivazione delle rose sovra ogni altro fiore, simbolo di potere, bellezza, purezza ed eleganza non soltanto presso l’aristocrazia e l’alta borghesia europea, ma anche presso gli strati meno agiati della popolazione, dove la rosa, vero e proprio lusso, assurgeva a simbolo di una sorta di comunanza di gusti e d’interessi -e dunque un tratto di ricercatezza- con i nobili, un modo per sentirsi parte di quel mondo patinato, di quella società. Attraverso personaggi e luoghi diversi, dalla Francia, all’Inghilterra, fino alla Cina alla Russia e alle Americhe, inseguendo la scia del profumo della rosa, Anna Peyron ricostruisce, dall’Ottocento ad oggi, la storia della passione per la coltivazione di rose, una passione che ha radici ben lontane (difatti della bellezza e della purezza della rosa ci parlano le fonti letterarie fin dai tempi di Omero) e che conoscerà il suo picco in Europa grazie alla figura di Giuseppina Bonaparte, vera e propria mecenate di artisti e uomini di scienza cui si devono varietà di rose apprezzate ancora oggi. Un saggio ben scritto, ricco di ritratti inediti di uomini e donne della grande storia, di luoghi, di profumi e di curiosità, che ripercorre, come nelle tappe di un romanzo, senza ricorrere ad un uso eccessivo di tecnicismi -il che rende il romanzo godibile anche per chi non fosse un esperto in materia-, le tappe della storia della rosa, protagonista indiscussa dei giardini di ogni tempo, nelle sue mille, profumatissime e coloratissime varietà. Un saggio-romanzo che adoreranno tutti coloro che si lasciano sedurre dalla poesia senza tempo di una rosa. Immagine copertina: ufficio stampa

... continua la lettura
Food

SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a piazza Dante

SfogliateLab, il noto brand di bar-pasticceria di Vincenzo Ferrieri con sede storica a piazza Garibaldi, apre un secondo punto vendita a piazza Dante, 80, il primo luglio, a vent’anni dall’apertura della prima sede: un’apertura che è anche rinascita, un buon auspicio per lasciarsi alle spalle un periodo terribile: è al padre Salvatore, guarito dal Coronavirus, che il figlio Vincenzo dedica quest’apertura, un nuovo inizio denso di speranze e preludio di un successo garantito dalla fama della brand, ormai baluardo della tradizione pasticciera napoletana da tre generazioni, tra storia e creatività. Stanchi del solito aperitivo a base di patatine e olive? Niente paura! Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo di SfogliateLab   Sabato 25 luglio Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a base di sfogliatelle rustiche nella nuova sede di SfogliateLab: un ottimo menù a base di sfogliatelle ricce rustiche, connubio di tradizione ed innovazione per soddisfare ogni palato, da gustare in compagnia. Una deliziosa sfoglia croccante, come insegna la tradizione, che avvolge -letteralmente- i sapori tipici della cucina napoletana: salsicce e friarielli, peperoni, melanzane, provola, ricotta e salame. Per chi invece avesse voglia di dolce, nel menù del nuovo punto vendita SfogliateLab non possono di certo mancare le celebri Sfogliacampanelle, sfogliatelle ricce dolci classiche, al cioccolato, al pistacchio, ricotta e pera o in altre varietà in una particolare forma conica che ricorda, appunto, una campanella. Ma la fantasia di Vincenzo Ferrieri non si ferma qui: il nuovo bar-pasticceria di piazza Dante reinventa una ricetta tipica della tradizione dolciaria italiana in una presentazione decisamente originale e iconica della nostra città. Si tratta del Mokamisù, un tiramisù, preparato nella sua ricetta classica, servito all’interno di una moka che il cliente può portare a casa con sé. Un oggetto immancabile nelle case degli italiani e, particolarmente, dei napoletani, dove il caffè è oggetto un vero e proprio culto, un rito che si ripete più volte in un giorno e che ha del sacro in tutte le sue fasi, dalla preparazione fino alla degustazione. Cantava Domenico Modugno, nella celebre canzone dedicata al caffè di Modugno e Pazzaglia, “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’/ e nisciuno se spiega pecché / è ‘na vera specialità!“. Una presentazione innovativa di uno dei dolci più apprezzati e conosciuti tanto in Italia quanto all’estero della nostra tradizione dolciaria nazionale, che di certo attrarrà tanto i turisti quanto gli affezionati avventori napoletani del locale. Al centro di piazza Dante, ai piedi della statua del Sommo Poeta uno striscione recita: “Essere napoletani è meraviglioso”. Seduto ad uno dei tavolini di SfogliateLab, centrale rispetto alla piazza, gustando le sue ultime prelibatezze in una delle piazze più belle e vitali della città, è impossibile dubitarne. Foto di Serena Schettino  

... continua la lettura
Libri

Nessuno ti chiama per nome: l’ultimo romanzo di Tommaso Occhiogrosso

Recensione del romanzo di formazione di Tommaso Occhiogrosso Nessuno ti chiama per nome. Un’estate con Sashi Edito Les Flâneurs (2019), Nessuno ti chiama per nome è un romanzo di formazione di Tommaso Occhiogrosso che racconta il delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta, dall’ingenua inconsapevolezza del bambino alla sempre più lucida, e a tratti triste, presa di coscienza che caratterizza la maturità. Un romanzo di formazione che si svolge nel corso di un’estate –Un’estate con Sashi è il sottotitolo- e che vede il giovanissimo protagonista, Carmine, un sensibile ragazzino di Oria, crescere, conoscere, comprendere da un evento di cronaca che non lo riguarda in prima persona, ma che prende a cuore come se la cosa lo riguardasse, quanto sia spessa, tra gli adulti, la coltre dell’indifferenza, avendo loro perso ormai irrimediabilmente tutto l’ardore, la generosità e l’altruismo del bambino che fa del bene senza ricavarci nulla. Carmine è un ragazzino diverso, di una diversità vissuta sempre con imbarazzo, ma che si rivela un dono, com’è ricchezza ogni diversità: ama leggere, disegnare, rifugiarsi nel suo mondo, dal quale osserva tutto e molto comprende di ciò che agli altri è precluso. Il disegno, più che una passione, è un dono: le figure di Carmine hanno vita propria, così vicine al reale da sostituirsi ad esso: come Sashi, la giovanissima nomade, la zingarella scomparsa disegnata da Carmine seguendo le indicazioni di suo padre, che ne denuncia la sparizione invano, perché di sua figlia, l’ultima tra gli ultimi, non importa a nessuno. Sashi non è che un ritratto affisso in città, dove ogni passante posa distrattamente lo sguardo, come lo poserebbe su una pubblicità e con molta meno attenzione di quella che dedicherebbe ad un necrologio. È un’invisibile, un’emarginata: come Carmine, cui nessuno presta attenzione, che è l’unico ad interessarsi alla scomparsa della ragazza e a darsi da fare a ritrovarla per come può, con l’ausilio di un giovane prete, Don Lorenzo, e della sua bicicletta. La bicicletta, oggetto del desiderio nei primi capitoli del romanzo, emblema della condivisione con i propri coetanei e della desiderata e difficilissima accettazione nel gruppo, così fondamentale per ogni adolescente, richiamata alla mente dall’immaginazione e divenuta poi pretesto per recarsi ogni giorno in caserma e avere l’opportunità di disegnare i tratti così particolari dell’appuntato Carbone e cercare di scorgere l’uomo dietro l’appuntato, diventerà poi, lasciato il mondo delle idee per incarnarsi nel reale, il mezzo per la libertà, ciò che permetterà a Carmine di estendere il suo raggio d’azione per operare all’interno della società: ritrovare Sashi, anche se non toccherebbe a lui farlo, anche se della sua scomparsa non importa a nessuno. Nel Carmine di Tommaso Occhiogrosso riecheggiano grandi figure della letteratura, riferimenti espliciti o chiaramente allusi nel testo: l’Arturo di Elsa Morante e il Cosimo di Calvino nel Barone rampante, che dall’alto del suo albero, lontano ed escluso dalla società dei suoi simili, ma avvantaggiato da una straordinaria ampiezza di vedute dovuta alla sua posizione solo apparentemente marginale, osserva, comprende, e fa del suo meglio per essere utile a coloro […]

... continua la lettura
Libri

La casa e il mondo: il Bengala di Rabindranath Tagore

Recensione di La casa e il mondo, il romanzo edito Fazi del premio Nobel Rabindranath Tagore Torna in libreria per Fazi Editore, con una nuova traduzione, La casa e il mondo, uno splendido ritratto dello Stato del Bengala all’alba del Ventesimo secolo, dello scrittore Premio Nobel per la Letteratura Rabindranath Tagore, il primo scrittore non occidentale a ricevere questo riconoscimento nel 1913. La casa e il mondo è uno splendido romanzo a tre voci -tre potentissime voci l’una profondamente diversa dall’altra- che racconta non soltanto lo Stato del Bengala sconvolto, nei primi anni del Novecento, dalle rivendicazioni del movimento indipendentista indiano contro la dominazione britannica ma, in senso più ampio, il conflitto tra il proprio universo interiore, gli universi interiori di ognuno e la realtà storica che fa da sfondo alle complesse vicende dell’io che conosce altri io. Un romanzo dalla prosa delicata, poetica ed elegante che conduce il lettore attraverso le fila del racconto, congiungendo microcosmo e macrocosmo e svelandone i punti di contatto e le contraddizioni. La casa e il mondo spalanca le porte sugli universi interiori di tre individui dalle personalità diverse e fortemente contrastanti, ne svela i segreti ed i pensieri più intimi, permettendo al lettore di riconoscere quelle voci come caratteristiche di quei personaggi e spingendolo a cambiare continuamente punto di vista, empatizzando ora con una voce, ora con l’altra. Il lettore incontrerà così, in principio, Bimala, nelle prime pagine del romanzo una perfetta moglie indiana, che ha bisogno di adorare il marito per poterlo amare, che ricerca in lui un rapporto gerarchico e “verticale”, una subordinazione che Nikhil, un uomo colto e moderno ma mite e politicamente moderato, dedito più alla speculazione filosofica e spirituale che all’azione, non desidera per un rapporto tra pari ma che accetta come “pegno” necessario alla donna che ama e rispetta profondamente. Vorrebbe sentire la voce più vera dell’io, al punto da spingerla a lasciare il gineceo domestico per conoscere il mondo fuori dalla porta di casa, mondo nel quale lei afferma di sentirsi fuori luogo, a disagio, ma che Nikhil desidera che lei conosca affinché possa sentirsi libera davvero in una condizione scelta e non costretta dalle convenzioni sociali. La terza, imponente voce del romanzo è quella di Sandip, leader radicale del movimento indipendentista indiano, un io forte e avido, un incantatore d’anime che risponde alla legge naturale del volere per il soddisfacimento del proprio ego. Una personalità incredibilmente carismatica che riesce ad attrarre Bimala con la forza delle proprie idee, a tirarla fuori dall’isolamento domestico con l’irresistibile nenia della propria oratoria, rendendola la personificazione della dea della rivoluzione. Sandip è l’uomo forte verso il quale Bimala vorrebbe riversare la propria adorazione, l’adorazione di cui lei sente di aver bisogno per poter amare un uomo, un uomo dall’ego fortissimo, abituato ad ottenere sudditanza e verticalità nei rapporti che instaura. Al contrario, quella di Nikhil è una personalità mite moderata, che nell’adorazione della moglie vede una sudditanza che reputa svilente in un rapporto tra pari e nella lotta armata, […]

... continua la lettura
Libri

La ballata dell’usignolo e del serpente: l’atteso prequel di Hunger Games

Recensione dell’attesissimo prequel della saga di Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente A otto anni dall’uscita dell’ultimo romanzo della trilogia di Hunger Games, Il canto della rivolta, accompagnata dal fortunatissimo esordio cinematografico della saga con Jennifer Lawrence nel ruolo di Katniss, Josh Hutcherson nel ruolo di Peeta e Liam Hemsworth in quello di Gale, la saga distopica di Suzanne Collins torna in libreria con l’atteso prequel La ballata dell’usignolo e del serpente, edito Mondadori come i precedenti. Protagonista delle vicende raccontate nel romanzo, questa volta ambientato molti anni prima che si svolgessero gli Hunger Games vinti da Katniss e Peeta, è Coriolanus Snow, quello che i fan della trilogia hanno già imparato a conoscere nel ruolo del Presidente Snow, Presidente di Capitol City e acerrimo nemico di Katniss Everdeen, delle libertà individuali e della rivolta che lei porterà avanti nel corso della trilogia. Nell’universo distopico ricreato da Suzanne Collins, in questo prequel la guerra che ha distrutto la pace di Panem è già trascorsa, ma il ricordo è ancora troppo recente e la ferita troppo fresca. Gli abitanti di Capitol City, ricchi casati nobiliari i cui nomi richiamano tempi gloriosi ormai andati, hanno perso i loro cari in una guerra da tutti loro ritenuta giusta e necessaria, sebbene dolorosa, per imporre la guida di Capitol sui Distretti, territori i cui nomi vengono semplicemente numerati da 1 a 12, abitati da uomini che vivono in condizioni via via peggiori, che lavorano per la ricchezza e lo sfarzo di Capitol City, che sono ritenuti appena umani e che, soprattutto, ogni anno dalla fine della guerra sono tenuti ad offrire in sacrificio, nel giorno della Mietitura in diretta tv, due Tributi: un giovane uomo ed una giovane donna, di età compresa tra i 12 ed i 18 anni, che dovranno raggiungere Capitol City per combattere in un’arena, sotto i riflettori televisivi, all’ultimo sangue, finché ne sopravviverà uno soltanto, incoronato vincitore di quella edizione degli Hunger Games. Nell’anno della narrazione, si svolge la Decima edizione, la prima che vedrà i Tributi guidati ognuno dal proprio Mentore, uno studente dell’Accademia che dovrà sostenerli dall’esterno dell’arena e aiutarli, per quanto possibile, in modo da facilitarne la vittoria. L’ambizioso Coriolanus è figlio di una nobiltà decaduta, ha perso i genitori a causa della guerra e vive, oramai ridotto in una decorosa ed insospettabile miseria, con l’altezzosa nonna che, sdegnosa della propria condizione, non smette di curare il proprio giardino di rose bianche (le stesse che l’anziano Presidente Snow curerà fino all’estremo nella trilogia), e la cugina Tigris. Gli Hunger Games diverranno per il giovane Coriolanus, col ricco premio destinato al Mentore del vincitore, un’occasione imperdibile di riscatto personale e familiare da una condizione che non si confà al suo casato distrutto dalla guerra, in una Capitol City che vede emergere personaggi dal casato inferiore o addirittura originari dei Distretti ma immensamente più facoltosi. Coriolanus sarà mentore di Lucy Gray Baird, una misteriosa ragazza del Distretto 12, il più povero ed emarginato, che incanta i telespettatori […]

... continua la lettura
Libri

Primo piano sul cadavere: la prima indagine di Nestor Burma

Recensione di una delle ultime uscite Fazi Editore, il primo romanzo di Lèo Malet della serie dell’investigatore privato Nestor Burma, Primo piano sul cadavere Uscito per la prima volta nel 1985 col titolo originale di Gros plan du macchabée, e finora inedito in Italia, Primo piano sul cadavere è la prima avventura dell’investigatore privato Nestor Burma, l’eroe noir del politicamente scorretto nato dalla penna di Léo Malet, uscito nel mese di maggio per Fazi Editore, come gli altri titoli della serie. In questo primo caso, incontriamo un Nestor Burma più giovane e con meno esperienza ma nondimeno arguto e sarcastico, un anticonformista dalla battuta pronta ugualmente donnaiolo e squattrinato, se non di più, tale da reggere con tranquillità il confronto con la sua versione più anziana ed esperta che il lettore ha imparato ad apprezzare nelle precedenti pubblicazioni Fazi. Gli esordi di Nestor Burma nel mondo dell’investigazione privata sono nella Francia degli anni Quaranta in un set cinematografico dalla sceneggiatura che ricorda un film in bianco e nero: lui, bello e tenebroso, attore di successo e gran seduttore, e lei, una bellezza mai sfiorita nonostante l’avanzare dell’età. Sul palco, Nestor Burma malamente truccato e travestito, una comparsa sul set non prevista dalla sceneggiatura ma fortemente richiesta, anzi pretesa, dalla primadonna della produzione, che non è l’attrice protagonista bensì l’attore protagonista, Julien Favereau, che ha ricevuto una lettera di minaccia e ha ingaggiato Burma affinché lo segua sul set come guardia del corpo, per proteggerlo da eventuali aggressioni. Ma, una volta terminate le riprese, l’attore torna nel camerino e muore improvvisamente sotto gli occhi dell’investigatore. Nella stanza, nessuno oltre alla vittima, che si scoprirà essere un uomo insensibile e cinico nei confronti del quale tutti avevano fondati motivi di disprezzo e risentimento, e al suo protettore, un investigatore che non ha alcuna simpatia verso la vittima, che pure lo ha ingaggiato e verso la quale ha, suo malgrado, un debito morale: scoprire l’identità del suo assassino, costi quel che costi. È in questo caso che Nestor Burma avrà il suo primo incontro con il giornalista del Crépuscule Marc Covet, alle prime armi come lui, presenza fissa negli altri capitoli della saga: è questo caso che determinerà la fama del giornalista e dell’investigatore privato, due personalità fino ad allora sconosciute, che sfrutteranno le luci della ribalta e la stampa scandalistica per acquisire una certa notorietà nelle rispettive professioni. L’intrigo della prima, brevissima ma coinvolgente avventura dell’investigatore privato ideato da Malet è semplice e scorrevole, si lascia leggere avidamente fino all’imprevedibile conclusione del racconto, reso piacevole dal sagace umorismo di Nestor Burma, che conduce il lettore il lettore attraverso scene del crimine, interrogatori, conquiste di avvenenti bariste ed agenti di polizia come sempre messi alla berlina, commentando gli eventi con la sua inconfondibile ed irresistibile ironia: il segreto di una saga noir che si riconferma tanto avvincente quanto divertente. Fonte immagine: Ufficio Stampa.

... continua la lettura
Libri

Il rifugio di Tana French, un thriller edito Einaudi

Recensione de Il rifugio, il thriller di Tana French edito Einaudi In tutte le librerie dal mese di maggio Il rifugio, il nuovo entusiasmante capitolo della serie edita Einaudi dell’autrice statunitense Tana French sulla squadra omicidi della polizia di Dublino (Nel bosco, Il collegio, L’intruso), un romanzo avvincente e ben strutturato che mette d’accordo gli amanti del thriller e quelli delle investigazioni alla Law & Order e tiene il lettore col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Al centro delle vicende raccontate nel romanzo – che coprono un lasso temporale piuttosto breve ma che vede un’evoluzione nei protagonisti – un crimine terribile ed inspiegabile che unisce lavoro e vita privata, il presente con un passato sepolto dal dolore. Teatro delle tragiche vicende e forse vero protagonista del racconto, un luogo che sa parlare all’anima fragile, alle paure e ai rimorsi nascosti dietro all’apparenza forte e pragmatica dell’investigatore Michael “Scorcher” Kennedy: Broken Harbour, quella che un tempo era la ridente località di villeggiatura in riva al mare della classe media irlandese, con villini a schiera abitati da allegre famigliole con bambini, divenuto in seguito alla crisi economica un luogo squallido e spettrale, ricco di villini in costruzione e mai terminati, o di villini acquistati ed ormai impossibili da vendere e dunque lasciati in stato di abbandono, in preda alle ingiurie del tempo. In un villino all’apparenza ridente, un’oasi felice in mezzo a vialetti dove l’erba cresce alta ed incolta, vive la famiglia Spain: Patrick, Jenny ed i loro figli Emma e Jack. Una giovane coppia affiatata, insieme fin dagli anni del liceo, con un buon lavoro ed una bella casa, due bellissimi figli biondi e allegri: un ritratto familiare idilliaco, troppo perfetto per sembrare reale, di una bellezza troppo luccicante per non essere artificiosa. È ciò che pensa Michael Kennedy quando, giunto sulla scena del delitto, che è anche il luogo di memorie infantili dolorose e sepolte, trova davanti ai suoi occhi una scena che pare raccapricciante anche ad un detective consumato, e che turba profondamente il suo più giovane partner, inesperto ma molto acuto ed empatico, Ritchie Curran: Patrick giace riverso sul pavimento in una pozza di sangue, sua moglie è accanto a lui, gravemente ferita ma, inspiegabilmente, ancora viva. Al piano superiore, i due bambini sembrano riposare sereni nei loro letti, ma sono già immersi nelle profondità di un sonno eterno dal quale non si sveglieranno mai più. Se tutto, meno che le testimonianze dei parenti e degli amici che descrivono i coniugi come una coppia molto unita anche dopo la perdita del lavoro di Patrick, esclude la presenza di un quinto attore sulla scena e dunque lascia pensare ad un crimine passionale, troppi elementi distraggono gli investigatori: una cronologia web maldestramente cancellata, troppi baby-monitor sparsi per la casa e soprattutto degli anti-estetici buchi nelle pareti che stonano in un villino curato fin nei minimi dettagli. Sarà compito dei detective Kennedy e Curran, attraverso lunghe investigazioni sul campo ed estenuanti interrogatori, svelare il mistero di Broken Harbour: Michael, con […]

... continua la lettura
Culturalmente

Come sedurre una ragazza: l’adulterio femminile da Madame Bovary a Lady Chatterley

La seduzione è l’arte di esercitare un irresistibile fascino magnetico tale da rendere impossibile il fallimento amoroso: è l’arte di Giacomo Casanova, l’avventuriero e scrittore veneziano divenuto poi emblema di tutti i seduttori della letteratura, al pari di Don Giovanni, nomi che sono è ormai sinonimi di seduttore, maestro indiscusso nella sottile arte della seduzione, che, tra lusinghe tali da soddisfare la vanità femminile, frasi belle ad effetto, giochi di sguardi e mille altre tecniche seduttive riesce immancabilmente a sedurre una ragazza. A mostrarci abilmente come sedurre una ragazza sono però anche due classici della letteratura, tacciati dalla critica del loro tempo di immoralità ed oscenità, con delle protagoniste femminili tra loro diverse ma indimenticabili, due donne che hanno fatto scandalo per le forti e sensuali passioni da cui si sono lasciate travolgere: Emma Bovary, la protagonista di Madame Bovary di Gustave Flaubert, pubblicato nel 1856, e Connie Chatterley, la celebre adultera di L’amante di Lady Chatterley, il discusso romanzo erotico di David Herbert Lawrence del 1928. Come sedurre una ragazza: Madame Bovary e Lady Chatterley a confronto Due donne sensuali, passionali, due indimenticabili eroine della letteratura, due adultere che hanno fatto sognare i lettori ed indignare la critica, due romanzi troppo grandi e moderni per il loro tempo: usciti a circa 80 anni di distanza l’uno dall’altro, Madame BovaryeL’amante di Lady Chatterley sono stati ugualmente tacciati di oscenità ed immoralità per il contenuto considerato immorale dell’uno e fortemente erotico dell’altro, letture pruriginose e sconvenienti, ma che in realtà si dimostrano acuti spaccati della società borghese tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, intrisa di ipocrisie e moralismi, costruita su fragili apparenze. Quelle stesse apparenze che spingeranno Clifford Chatterley, il marito di Connie reso paraplegico dall’esperienza della guerra e dunque inadatto alla procreazione, a chiedere alla moglie di trovarsi un amante purché lei rimanga incinta e provveda a fornire un erede, in modo da mettere a tacere le malelingue, non sospettando che a sedurla sarà il rude guardiacaccia Oliver Mellors, un uomo in tutto e per tutto diverso da lui, un uomo rozzo e dai modi diretti che le farà riscoprire i proibiti, ma così naturali e spontanei, piaceri dell’eros in un modo che il marito non ha mai saputo, impegnato di giorno in affari di lavoro e di sera in letture preziose e conversazioni brillanti. Connie Chatterley scoprirà così i piaceri della sessualità vissuta non più come dovere coniugale da adempiere nei confronti del proprio marito, perché rientra tra i doveri di una brava moglie, ma come appagamento del corpo e dello spirito, Connie scoprirà sé stessa ed il proprio desiderio di appagare e sentirsi appagata attraverso l’incontro con un uomo che non potrebbe essere più diverso da lei e dal suo ambiente, ma che nella naturalezza dell’atto sessuale stabilisce con lei un dialogo franco, onesto, sullo stesso piano, ciò che non sarebbe affatto possibile stabilire in società perché la gerarchia sociale lo impedisce. Dal canto suo, Emma Bovary non ricercherà il piacere in uomini […]

... continua la lettura