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Eroica Fenice

Libri

Lorenzo Marone presenta Il bosco di là a Ricomincio dai Libri 2021

Lorenzo Marone, noto romanziere napoletano e direttore artistico dell’edizione 2021 di Ricomincio dai Libri, presenta sabato 25 nello Spazio Principe della Galleria Principe di Napoli il suo racconto-novella Il bosco di là, pubblicato di recente con Aboca, casa editrice di grande impegno per i temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Per Aboca, Lorenzo Marone scrive una favola dolceamara in cui natura e storia sono protagoniste, in un gioco di flashback che congiunge il presente col passato, le radici con le radici, nel senso letterale e metaforico del termine. Matteuccia è stata una staffetta partigiana, da ragazza. Nel presente, è un’anziana signora additata come matta, perché ha smesso di parlare agli uomini per rivolgersi unicamente alle piante, agli animali e al vento, che le parlano come si parlerebbe ad un’amica e che, in cambio del rispetto che lei ha sempre dimostrato nei loro riguardi, coltivano con la donna un rapporto privilegiato, da pari a pari: la donna vive in totale sintonia e comunione con la natura, una natura incantata abitata da creature favolose, piante e venti personificati, dove gli antichi miti rivivono e risplendono per lei sola. Le malelingue nel paese vedono nella vecchia stramba una strega, una femminista, una comunista, ma Matteuccia non è che una persona incapace di concepire il male, nonostante l’enorme, ingombrante segreto che si porta dentro e che le impedisce di parlare a tutti fuorché alle sue amate piante, ai venti che chiama per nome, come amici, e riconosce dal fruscio tra le piante, e agli animali che si rivolgono a lei con rispetto e riverenza.  L’atmosfera è quella di fiaba, ma la vita di Matteuccia è stata tutt’altro che fiaba: ha perso gli affetti più cari, ha visto morire il nonno sotto i colpi dei fascisti, la nonna di dolore, ha visto il padre allontanarsi da lei e da sua madre, credendolo sul campo di battaglia, in guerra, e invece intento a combattere una guerra silenziosa sui monti, quella di Resistenza, la stessa guerra che la ragazza combatterà con le sue armi – una bicicletta e l’amicizia della bella e coraggiosa Gentile – per ritrovare suo padre. La donna, muta e indifferente alle malelingue, si isola nel suo mondo incantato, dove il dolore dell’anima trova la sua naturale consolazione nel rapporto con l’assoluto, in una concezione animistica della natura. Il bosco di là è il più poetico, intimo e descrittivo tra i romanzi di Marone: è poesia messa in prosa, è il fruscio del vento tra le foglie, il rumore delle onde del mare che Matteuccia non ha mai visto, il cinguettio degli uccelli, il passo lento e silenzioso di una donna che va incontro al suo destino sotto l’antica quercia dove lo stesso, tanti anni prima, si è compiuto. Doloroso ed incantevole, Il bosco di là è un racconto da leggere ora più che mai, in un momento storico in cui è urgente tornare a cercare un contatto con la natura, per ricostruire adesso – e proprio “adesso” è la parola chiave di quest’edizione […]

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Cinema e Serie tv

Benvenuti in casa Esposito: il film di Gianluca Ansanelli tratto dal romanzo di Pino Imperatore

Il 20 settembre al Cinema Metropolitan è presentato alla stampa Benvenuti in casa Esposito, il film di Gianluca Ansanelli in tutte le sale dal 23 settembre Il regista di Troppo Napoletano, Gianluca Ansanelli, presenta alla stampa lunedì 20 settembre al Cinema Metropolitan di Napoli il suo nuovo film, Benvenuti in Casa Esposito, tratto dall’omonimo romanzo di successo di Pino Imperatore Benvenuti in casa Esposito. Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista (Giunti, 2012). La commedia di Gianluca Ansanelli ed il romanzo di Pino Imperatore cercano di unire quelle che sono sempre state le due narrazioni di Napoli: quella leggera e comica di Totò e delle commedie di Scarpetta ed Eduardo, oltre che dei tanti e tanti film degli ultimi anni ambientati a Napoli, e quella cupa, violenta e disperata di Gomorra, proponendosi di mettere in scena una famiglia camorrista sui generis, dai tratti tragicomici, dando vita ad una favola che guarda al futuro con speranza di riscatto. Benvenuti in casa Esposito: è possibile ridere della camorra? Nel rione Sanità vive con la sua famiglia Tonino Esposito (Giovanni Esposito), orfano di un noto boss della Camorra che non ha ereditato, tuttavia, l’indole e le abilità paterne, e pertanto non è riuscito neppure a ereditare il suo ruolo naturale di successore a capo del clan, ruolo che ha ereditato, invece, Don Pietro De Luca (Francesco Di Leva), che s’impegna a passare a Tonino e alla sua famiglia un sussidio di mantenimento a vita, per volontà del padre, affidandogli soltanto incarichi di poco conto che servono, più che altro, a tenerlo lontano dai guai che inevitabilmente causerebbe a causa della sua inadeguatezza al sistema camorrista ed evitare che noccia agli affari di famiglia, come ha sempre fatto, non volendo, fin da bambino, quando ha causato l’arresto del padre raccontando in un tema scolastico, con la goffa ingenuità che ancora da adulto lo contraddistingue e con una certa fierezza, che il padre era un noto capozona, responsabile di molte eclatanti imprese nel quartiere. Nonostante i ripetuti sforzi di Don Pietro di tenerlo lontano dagli affari, Tonino cerca di emulare le gesta paterne ma, non riuscendo mai davvero a liberarsi del confronto con questo genitore ingombrante, finisce per deludere sé stesso ed i propri propositi delinquenziali continuamente, con imprese dagli esiti tragicomici al fianco di Enzuccio (Antonio Orefice), suo collaboratore: Tonino è un buon’uomo, tanto spesso accusato di essere un fesso, un uomo inadatto a quel tipo di vita, che si ostina a cercare di condurre perché figlio di quella tradizione, per senso del dovere, anche se non c’è nulla di più lontano dalla sua indole che la malavita. A fargli comprendere che c’è un’alternativa alla vita da mediocre camorrista e che è sempre possibile riscattare la propria condizione è la figlia, una ragazza che si emancipa dalle proprie origini attraverso lo studio e che proprio tra i banchi di scuola intraprende una relazione col figlio del magistrato che tiene d’occhio il clan a cui appartiene anche la famiglia di Tonino. Una ragazza che desta stupore […]

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Libri

L’albero dello zenzero, il romanzo di Oswald Wynd

Il Giappone perduto e misterioso di Oswald Wynd ne “L’albero dello zenzero”. Recensione del romanzo. L’albero dello zenzero è un grande classico della letteratura scozzese, pubblicato nel 1977 ma inedito in Italia fino alla recente traduzione di Valeria Bastia per Garzanti. Dal romanzo di Oswald Wynd è stata tratta l’omonima serie The Ginger tree, prodotta dalla BBC nel 1989. Nel romanzo, Oswald Wynd dipinge un Giappone ormai lontano, chiuso nella propria cultura e nelle proprie tradizioni e sospettoso verso lo straniero, prima che la globalizzazione rendesse simili  a quelli occidentali i suoi usi, il Giappone di chi quella terra l’ha vissuta e conosciuta come terra natìa negli anni in cui il libro è ambientato, immediatamente prima che lo straniero, in quanto tale, divenisse un nemico: Oswald Wynd è infatti nato a Tokyo nel 1913, città nella quale i genitori si sono trasferiti dalla Scozia per una missione diplomatica. Alla volta del marito diplomatico si trasferisce in Cina, nel 1903, Mary Mackenzie, la giovane della quale il lettore segue le vicende in questo romanzo, composto dalle pagine di diario della donna, che coprono un periodo che va dal 1903 al 1942: dal lungo viaggio verso la Cina, che la condurrà sposa al futuro marito, uno stimato diplomatico scozzese che appena conosce, al trasferimento della donna in Giappone, in seguito a molte peripezie che la condurranno a vivere la gran parte della sua vita in Oriente, al punto da arrivare a considerarlo casa, abbracciarne gli usi e le credenze, restando comunque pur sempre una straniera agli occhi degli orientali. Il romanzo si compone di sezioni molto particolareggiate, nelle quali gli eventi narrati sono descritti con minuzia, e sezioni che fungono da sommario e ricapitolano in poche righe o poche pagine anni densi di eventi dal punto di vista sia personale che storico: il focus della narrazione è sempre l’evoluzione psicologica e la maturazione della donna, che da giovane di buona famiglia sprovveduta ed ignara del mondo arriva a sfidare, attraverso le insidie e le sofferenze, i limiti delle proprie capacità personali, del proprio ingegno e finanche del proprio genere, se si considera quelle che erano le modeste possibilità offerte nei primi decenni del Novecento ad una donna sola, per giunta in un paese straniero. Si tratta di un vero e proprio romanzo di formazione, che si avvale di uno stile impeccabile e della potenza narrativa di un classico, in cui è un uomo a tratteggiare carattere, scelte e psicologia di una donna, operazione per nulla scontata e con ottimi effetti di realismo. La donna, che affronta un lungo viaggio in mare per andare a sposarsi, consapevole che la sua vita cambierà radicalmente per congiungersi al marito in una terra così lontana, si dimostra fin da subito tenace e nient’affatto remissiva, cercando dapprima d’integrarsi al fianco del marito nella vita sociale dell’élite diplomatica in Oriente, ed infine di farsi strada, liberandosi dai preconcetti e dalla paura, in un mondo deliberatamente ostile verso di lei in quanto donna e in quanto occidentale, cercando di sfruttare […]

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Notizie curiose

Quanto guadagna un blogger esperto di viaggi e turismo?

“La vita è un viaggio, e chi viaggia vive due volte” (Omar Khayyam): la vita avventurosa di un blogger esperto di viaggi e turismo La parola tedesca Wanderlust, oltre ad essere un cliccatissimo hashtag su Instagram, è un termine che designa la voglia di viaggiare, il desiderio di esplorare. C’è chi della propria Wanderlust ha fatto un mestiere, un lavoro nato nell’era social e sviluppatosi soprattutto su Instagram, il social per eccellenza dedicato alla condivisione di foto: il travel blogger, il blogger esperto di viaggi e turismo che condivide sui social foto spettacolari, panorami mozzafiato e interessantissimi vlog – parola che unisce video e blog – che danno l’impressione ai suoi followers di accompagnarlo lungo il viaggio, di vivere con lui (o lei) le stesse esperienze, così ben documentate attraverso un contatto costante con i propri seguaci, scoprire tradizioni del posto, luoghi e cibi caratteristici, vivere gli stessi incontri e le stesse emozioni, filtrate attraverso uno scatto o delle Insta stories. Un travel blogger non è necessariamente qualcuno che vive esperienze rare e spettacolari, come scalare l’Everest, o che visita luoghi lontanissimi, come il Giappone: un blogger esperto di viaggi può scegliere, per esempio, di limitarsi al proprio paese – l’Italia è ricca di località bellissime e decisamente instagrammabili – o viaggiare per l’Europa, ottenendo un gran successo di pubblico presso chi predilige viaggi low-cost vicino casa, scoprire le bellezze del proprio paese o progettare un tour delle capitali europee. Sono sempre di più le persone che scelgono la meta delle proprie vacanze sfogliando i più popolari hashtag di località, paesaggi e viaggi su Instagram. Quella del blogger esperto di viaggi e turismo è sicuramente una condizione invidiabile: a chi non piacerebbe viaggiare gratis o, addirittura, venir pagato per visitare luoghi meravigliosi e condividere sul web le proprie avventure? Il travel blogging è un mestiere nato innanzitutto come passione, e divenuto lavoro in un secondo momento, grazie alla popolarità che i social hanno acquisito. Gli influencer, persone che creano contenuti per il web, fanno tendenza, muovono l’economia con i loro suggerimenti e si rivelano dunque una risorsa fondamentale per chiunque faccia impresa al giorno d’oggi e voglia accaparrarsi, attraverso la popolarità di un influencer, una nuova fetta di pubblico e clientela. Più visitatori ha un profilo, più popolare diventa. Più popolare diventa, più collaborazioni ottiene, perché diventa più appetibile per gli inserzionisti. Con le collaborazioni, aumentano i guadagni, che possono raggiungere cifre davvero alte. Ma in che modo inquadrare, dal punto di vista fiscale, il lavoro di blogger o di influencer? Quando la propria passione per i viaggi diventa un lavoro, è opportuno aprire subito una Partita IVA, in modo da regolarizzare l’attività, fatturare gli incassi e adempiere a tutti gli oneri previsti dalla legge. L’operazione può essere effettuata in vari modi, ma quello che ci sentiamo di consigliare è: rivolgersi ad un servizio telematico – vedi il noto Fiscozen – per risparmiare sui costi di attivazione, ma senza ritrovarsi in difficoltà dinanzi ai passaggi più complessi. Un professionista valuterà la situazione e deciderà quale inquadramento – freelancer o impresa individuale – rispecchia maggiormente l’attività svolta, […]

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Libri

Un lupo nella stanza, il romanzo di Amélie Cordonnier: la recensione

Un lupo nella stanza di Amélie Cordonnier: un viaggio tra follia e colori alla scoperta di sé Esce per NN Editore nel mese di maggio Un lupo nella stanza, di Amélie Cordonnier, un romanzo psicologico sul tema della crisi della maternità e la perdita dell’identità. La protagonista del romanzo è una donna appagata: il lavoro di docente di Lettere che ama, una bella casa a Parigi, un marito presente e innamorato di lei, una figlia, Esther, bambina dolce e intelligente che è tutto ciò che una madre potrebbe desiderare, e da qualche mese è arrivato nella sua vita anche Alban, il secondogenito. Durante una visita di controllo, il pediatra del bambino nota delle macchie scure sulla pelle del neonato. Lapidaria la sentenza dello specialista: Alban sta cambiando colore, sta facendo la muta, come un serpente. Alban, il cui nome richiama ciò che è chiaro e luminoso come l’alba, sta diventando nero, è un bambino mulatto. Eppure Alban è figlio di una coppia di bianchi: com’è possibile? La macchiolina che appare sulla pelle del bambino, sempre più scura e sempre più grande, diventa un baratro in cui la donna cade inesorabilmente e trascina con sé il bambino, che scopre ben presto a sue spese di essere diventato un indesiderato, uno scherzo della natura i cui cambiamenti quotidiani vanno monitorati, come la donna inizia a fare, di nascosto, misurando il colore del bambino con delle bacchette colorate di un dépliant di stoffe, un indesiderato da scacciare, come il kafkiano Gregor Samsa, il commesso viaggiatore trasformatosi in scarafaggio che costantemente ritorna nelle pagine del romanzo di Amélie Cordonnier. Amélie Cordonnier riporta sulla pagina, con lucidità disarmante, il dolore di una madre che non ama suo figlio perché costretta a causa sua a rimettere in discussione sé stessa e le proprie radici, la solitudine, l’ossessione ricorrente della metamorfosi in un indesiderabile scarafaggio. Le gambine scalcianti del neonato diventano, agli occhi della donna, le zampine dell’insetto, la schiena ogni giorno più scura diventa un guscio, gli strilli di un neonato trascurato degli incomprensibili e fastidiosi versi, un suono lancinante che le ricorda quanto in basso è caduta nella scala evolutiva, quanto sia innaturale, insano ed immorale il suo comportamento. Il lettore insegue la donna nel suo baratro di follia e paranoia, resa con la tecnica narrativa della focalizzazione interna: paura che qualcuno possa sospettare che il figlio non sia di suo marito, paura che il marito stesso e la figlia primogenita possano scoprire il segreto di Alban, ma soprattutto immenso smarrimento di fronte alla perdita totale del controllo sulla propria vita. Chi è lei? Perché suo figlio è nero, se lei non è nera, suo marito non lo è e non risultano legami di  parentela con persone di colore? Della protagonista di Un lupo nella stanza non si conoscerà mai il nome: la donna potrebbe essere chiunque, lei stessa non sa più chi sia ed è alla ricerca della sua identità. Un’identità che la donna credeva di avere e che ha perso a causa di un esserino […]

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Libri

Promesse di Bryan Washington: la recensione

Recensione del primo romanzo dell’autore americano Bryan Washington, Promesse (Memorial) Esce in occasione del Pride Month per NN Editore il romanzo di Bryan Washington Promesse, romanzo scritto in uno stile dialogico decisamente non convenzionale, che si avvicina all’oralità. Il romanzo racconta, alternando i punti di vista, di Mike e Benson, una coppia gay che convive a Houston (Texas), nel momento in cui, a seguito di un periodo di crisi, Mike è richiamato in Giappone, la terra dalla quale proviene, per assistere il padre morente, mentre Benson, un giovane afroamericano, resta a Houston, a condividere l’appartamento con la madre di Mike, Mitsuko, che l’uomo ha appena conosciuto e con la quale trascorrerà, in assenza di Mike – che nel frattempo conosce il padre, che ha abbandonato lui e sua madre quando era un ragazzino – , lunghi mesi a conoscere lei, Mike attraverso di lei e, soprattutto, sé stesso. Tra i punti di forza del romanzo di Bryan Washington non si può non menzionare lo stile, originalissimo: dal punto di vista stilistico, il romanzo si presenta come un vero e proprio flusso di coscienza, il che dimostra grande maestria e padronanza delle tecniche narrative dell’autore, a dispetto della giovanissima età. Il romanzo è, infatti, costruito alternando i punti di vista dei due in delle macrosezioni che, più che capitoli, corrispondono a stagioni della vita interiore dei protagonisti, dove dialoghi, pensieri, descrizioni e narrazione non sono distinti sulla pagina per scelte grafiche o interpuntive, ma sono riportati tal quali appaiono e si susseguono, come in un lungo monologo, dove trovano spazio finanche le fotografie che i due protagonisti si inviano nelle chat di messaggistica istantanea, come se il lettore stesse leggendo un lunghissimo messaggio su smartphone e non un romanzo. La relazione omosessuale e interraziale di Mike e Benson è ormai arrivata, dopo quattro anni, ad un vicolo cieco: nessuno dei due ha il coraggio di voltare davvero pagina, anche se entrambi sanno che questa è la cosa giusta da fare, ed il lungo viaggio di Mike, del quale Benson subisce la decisione improvvisa – cosa che spinge, il lettore, inizialmente ad empatizzare con lui, per poi sovvertire completamente il paragone non appena il punto di vista si sposta su Mike – mette i due giovani alla distanza necessaria per poter ripensare a sé come coppia ma, innanzitutto, a loro stessi come individui. La tematica omosessuale è senz’altro una tematica fondamentale del romanzo di Bryan Washington, così come la questione razziale e la sieropositività. ma ad essere veramente centrali sono le tematiche della memoria, della famiglia e dell’identità: a trovare largo spazio sono sì la quotidianità dei due giovani, rivissuta soprattutto sotto forma di ricordo, e la crisi di coppia, non così diversa dalla crisi che potrebbe affrontare una coppia eterosessuale arrivata ad un punto di stagnazione, ma trovano larghissimo spazio i ricordi d’infanzia, la famiglia ed il rapporto con essa, che ha forgiato l’identità dei due uomini e ha determinato il loro rapporto con l’altro. Promesse è un romanzo figlio del nostro tempo, della generazione […]

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Libri

Doppia goccia: recensione ed intervista all’autore Valentino Russo

Doppia goccia è il coinvolgente romanzo poliziesco d’esordio di Valentino Russo, edito Valtrend e presentato al pubblico durante la rassegna letteraria InChiostro, rassegna letteraria che si è tenuta negli ultimi due weekend del mese di maggio e che è stata organizzata dalla stessa casa editrice, da tempo impegnata nella promozione attiva dell’editoria locale.  Il romanzo, ambientato in una Napoli dai tratti chiaro-scuri, della quale si apprezzano nel romanzo tanto le zone più caratteristiche, rese celebri da cinema e letteratura, quanto le periferie e gli angoli più degradati, segue le indagini del Commissario Maurizio Buisson, brillante investigatore particolarmente politicamente scorretto, che conduce una vita dissoluta, tra alcol e bizzarre frequentazioni, che lo rende oggetto di disapprovazione e scherno da parte di colleghi e superiori. Completamente immerso nel lavoro e privo di legami stabili all’infuori di quello con i pesci del proprio acquario, che cura con amore, l’uomo coltiva rapporti soltanto con la donna di servizio, Concetta, ormai rassegnata al suo disordine e all’incuria in cui versa l’appartamento e la sua persona, e con l’ispettore Luca Rusciano, agente validissimo e braccio destro di Buisson. I due si trovano ad affrontare un complesso caso di omicidio: si tratta di una prostituta di colore trovata sfigurata ed uccisa nella zona industriale della città, della quale non si conosce l’identità. Un’invisibile che non interessa a nessuno, men che mai alle colleghe, reticenti nel dialogo con le forze dell’ordine, e ai clienti, reticenti a palesarsi come tali, sui quali peserebbe, oltre che l’umiliazione, il sospetto di omicidio: invisibile agli occhi di tutti meno che a quelli del Commissario, che si assume l’incarico di indagarne le cause e le modalità della morte, tra rocambolesche imprese e tecniche investigative ai limiti della legalità. Il romanzo, appartenente al genere poliziesco, si rivela, in realtà, molto più di questo, per il finale sorprendente e dagli inquietanti risvolti psicologici che via via prendono le indagini, ponendo al lettore domande sulla natura umana e sulla coesistenza del bene e del male nello stesso individuo, con un ritmo serrato ed incalzante che conduce freneticamente il lettore fino alla risoluzione del caso, inaspettata e disarmante. Un romanzo d’esordio ben scritto, coinvolgente ed appassionante che non può mancare nelle librerie degli appassionati del genere e dei sostenitori dell’editoria napoletana. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autore Valentino Russo. Doppia goccia: l’intervista con l’autore Valentino Russo Valentino Russo, di professione avvocato: come nasce questo romanzo e il desiderio di scriverne uno? Scrivere è una passione che viene da lontano e che permea tutta la mia vita, al di là di quella che è la mia professione. Ogni esperienza vissuta, ogni emozione è potenzialmente un seme che può far nascere l’ispirazione per una storia. Questo romanzo in particolare nasce diversi anni fa, quando ebbi l’idea di voler realizzare qualcosa di diverso rispetto ai romanzi gialli letti fino a quel momento. Questa ispirazione, unita ad una ragionata e strutturata opera di costruzione, hanno permesso la nascita di Doppia Goccia. Doppia goccia è un romanzo poliziesco che ha per protagonista il […]

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Libri

La rinnegata, il romanzo d’esordio di Valeria Usala

Recensione del romanzo La rinnegata di Valeria Usala Esce ad aprile per Garzanti lo splendido romanzo d’esordio di Valeria Usala, La rinnegata, che ha conosciuto un meritato successo fin dai primissimi giorni della pubblicazione, scalando le classifiche grazie ad una storia potentissima, tutta al femminile, e ad una prosa degna dei migliori romanzi della nostra letteratura. Tra Canne al vento e I malavoglia, nel romanzo di Valeria usai si riscontrano la narrazione corale del capolavoro verghiano, la sensazione che sia il paese intero a narrare una storia dimenticata, e le atmosfere sarde care alla Deledda. La Sardegna è la vera protagonista del romanzo, con i suoi miti, le sue leggende, i suoi costumi lontanissimi da quelli di ogni altra terra, il suo essere una terra remota, quasi magica, come di magia e credenze è popolato questo romanzo.  La rinnegata è un romanzo coraggioso, al femminile e femminista: la protagonista del racconto è Teresa, una donna tanto bella quanto assennata, un’orfana la cui fama, alimentata da pregiudizio e maldicenze, precede il nome. La bella locandiera dagli occhi color del miele gestisce le finanze della famiglia, ha un marito lontano e tre figli cui badare, tiene in pugno le redini della famiglia e ne ha determinato la fortuna con la propria abilità negli affari. Nata sola al mondo, senza padre né madre, rinnegata dai suoi genitori e dalla sua terra natia, la donna ha da sempre combattuto contro il pregiudizio: troppo bella e troppo intelligente, inadeguata rispetto al ruolo che il microcosmo di Lolai le ha cucito addosso, rispetto alle aspettative che venivano riposte in una donna di umile estrazione sociale, una donna che, partendo dal nulla, ha ottenuto la ricchezza ma non il rispetto degli abitanti del paese. Nemmeno il matrimonio con un uomo che ama riesce a mettere Teresa al riparo delle maldicenze, perché il marito è troppo spesso lontano e “una donna senza marito non è nulla“, come sente spesso ripetere. Teresa appare come un cavallo senza padrone, un cavallo da domare a forza perché troppo testardo. Ossessione di un paese intero, l’ombra del pregiudizio e delle maldicenze, l’ossessione della sua ricchezza e l’incapacità di accettare che la fonte di tale ricchezza sia il lavoro, come se Teresa fosse un uomo, si estende a macchia d’olio dalla donna alla sua famiglia come un’onta dalla quale non si può fuggire se non abbandonando il proprio paese, il proprio nome e la propria storia per essere, finalmente, liberi. Altro personaggio femminile potentissimo è Maria, un’anziana senza storia e senza meta: come Teresa, la donna è oggetto e protagonista di mille miti e leggende, che la vedono ora una vecchia strega, ora una mendicante. Una storia in realtà ce l’ha, ma la custodisce ermeticamente dentro di sé: come Teresa, Maria combatte a testa alta il pregiudizio, ha scontato la sua condanna scendendo a patti col suo passato. Teresa e Maria sono due ribelli, due donne che camminano sole in un mondo declinato al maschile, vittime, per questo, della commiserazione nel migliore dei casi, del biasimo e della […]

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Fun e Tech

Regali personalizzati per amici o per clienti: a ciascuno il suo

Si sa, il miglior regalo è quello che ti fai da solo. Oppure, se vogliamo essere meno pragmatici e più romantici, il miglior regalo è quello fatto da una persona cara, che ti conosce bene e sa cosa apprezzi. A questo proposito, un’ottima risorsa, decisamente originale, possono essere i regali personalizzati: oggetti personalizzati con foto o testo, o entrambi, scelti dal committente, doni perfetti per celebrare un momento speciale, come un anniversario, una laurea, un compleanno o una promozione a lavoro, o anche senza un particolare motivo o ricorrenza, soltanto per ricordare a qualcuno che gli vuoi bene.  Ma un gadget personalizzato può rivelarsi anche un efficace strumento per chi fa impresa: un oggetto utile e di utilizzo quotidiano che, attraverso l’esposizione del marchio e del logo della propria attività, contribuisce a fidelizzare il cliente ed attrarne, potenzialmente, di nuovi. Regali personalizzati: come stupire le persone che ami Dove trovare regali personalizzati che siano originali e di qualità ad un prezzo contenuto, innanzitutto? Un’ottima risorsa sono i negozi di souvenir, negozi non soltanto fisici, come se ne trovano in tutte le località turistiche, ma anche online. L’e-commerce può venirci incontro, oggi più che mai, per soddisfare l’esigenza di originalità a prezzi contenuti nella ricerca del perfetto regalo personalizzato. Dai più classici dei classici (ma sempre apprezzati) come una t-shirt personalizzata con una scritta divertente o l’immagine di un film o una serie tv, una tazza o una cornice con una bella foto, una cover per cellulare, articoli per la casa o finanche dei grembiuli personalizzati economici, per gli amici amanti della cucina o per il proprio ristorante, con il logo ed il nome del locale: ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutte le esigenze! La personalizzazione renderà l’oggetto originale ed unico, a misura di chi lo riceverà e non potrà fare a meno di apprezzarlo. Non soltanto per festeggiare una ricorrenza: i gadget personalizzati sono un ottimo alleato della propria attività economica Ma non si tratta soltanto di semplici regali: i regali personalizzati possono essere un’ottima risorsa, per chi fa impresa, per fidelizzare il cliente attraverso utili gadget, veri e propri omaggi promozionali come la classica penna, un portachiavi, una shopping bag in tela o un block notes che presentano il marchio della propria attività e/o il proprio slogan, contribuendo a pubblicizzarlo e, dunque, ad attirare altri potenziali clienti. Al titolare di un’impresa converrà sfruttare le potenzialità del web e servirsi di negozi di souvenir online per ordinare all’ingrosso un ampio numero di gadget da distribuire ai propri clienti, consegnati in tempi brevi e a basso costo. I gadget personalizzati sono un’attenzione gentile nei confronti del cliente, soprattutto quando questi si rivelano oggetti utili e di utilizzo quotidiano, e hanno il vantaggio ulteriore di apportare al proprio marchio pubblicità ad un prezzo davvero contenuto. Il merchandising personalizzato si rivela, dunque, un’abile strategia per fidelizzare il cliente ed aumentare le proprie possibilità di vendita, specie se associato ad un logo ed un nome originale e […]

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Libri

Kiley Reid: L’inganno delle buone azioni

‘Recensione del romanzo L’inganno delle buone azioni di Kiley Reid edito Garzanti Kiley Reid, autrice americana, pubblica con Garzanti nel mese di febbraio il suo potente romanzo d’esordio, L’inganno delle buone azioni (Such a fun age). Il romanzo, che ha riscosso un enorme successo per le tematiche trattate, la prosa scorrevole e lo sguardo sarcastico e disincantato sul reale, ha consentito all’autrice di entrare in lizza per il Booker Prize 2020. Il romanzo, provocatorio e pungente, sa attrarre il lettore con facilità, sebbene racconti vicende quotidiane, delle quali tutti possono avere esperienza, o forse proprio in virtù di ciò, a dimostrare che, se non è necessaria ad un grande romanzo una grande storia, è invece necessaria una grande idea, ridefinendo magistralmente il concetto di classe e portando alla luce l’America del black lives matter, in cui il colore della pelle può determinare la qualità della vita di una persona finanche più delle sue doti personali, ed il razzismo è malcelato dalle buone intenzioni. Al centro delle vicende narrate, due donne che più diverse non potrebbero essere. Alix, Mrs. Chamnberlain, è una scrittrice di lettere professionista, una trentenne bianca impigrita dalla vita matrimoniale e dalla mancanza di stimoli a seguito del trasferimento a Filadelfia, che le sembra così provinciale. Emira è una ventiseienne nera, una giovane laureata che non ha ancora trovato la sua strada e che vive con gran preoccupazione l’ingresso nel mondo degli adulti, non riuscendo a trovare un lavoro che le consenta di avere un’assicurazione sanitaria e permettersi un appartamento che sia qualcosa di meglio di una stanzetta umida in un quartiere degradato. La sola dote che la ragazza riconosce a sé stessa è la semplicità con cui riesce ad approcciare i bambini e prendersi cura di loro, tanto da decidere di farne un mestiere che possa, provvisoriamente, consentirle di sbarcare il lunario: è proprio grazie al lavoro di Emira, baby-sitter della dolce e curiosa bambina di Alix, Briar, che le due donne, appartenenti a due mondi opposti, s’incontrano. Il romanzo si apre nel momento in cui Alix chiama Emira nel cuore della notte, mentre la ragazza era ad una festa, affinché porti via da casa Briar il prima possibile, a seguito di un incidente, e la distragga portandola in un minimarket notturno della zona, dove la baby-sitter viene accusata di aver rapito la bambina, perché di certo una ragazza, vestita in modo disdicevole e per giunta nera, non può essere la baby-sitter di una famiglia così a modo. Da questo evento, raccontato con una prosa schietta e diretta e che fin dalle primissime pagine chiarisce al lettore, con amarezza, quanto l’accaduto sia per Emira spiacevole ma purtroppo nient’affatto inaspettato, nasce in Alix l’irrefrenabile esigenza di mostrarsi diversa e migliore, un’esigenza fin troppo ostentata per essere sincera. Il romanzo di Kiley Reid sa raccontare brillantemente l’ipocrisia dei benpensanti, incarnata nella figura di Alix, ossessionata dall’opinione degli altri, la privilegiata per eccellenza del romanzo, che non solo non riconosce i suoi privilegi ma, dall’alto di questi, dispensa nelle sue lettere consigli sulla […]

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Libri

Omicidio a regola d’arte, il nuovo romanzo di Letizia Triches

Recensione del nuovo giallo di Letizia Triches, il secondo della fortunata serie del commissario Chiusano Letizia Triches, storica dell’arte romana, ha vinto il prestigioso Premio Chiara nel 2010 col racconto Pittore contro ed è autrice della serie sul restauratore Giuliano Neri, la serie noir, edita Newton Compton, che ha inizio con Il giallo di Ponte Vecchio, una serie che ha conosciuto un enorme successo e l’ha resa tra le pubblicazioni di punta della casa editrice, che pubblica adesso il nuovo romanzo, Omicidio a regola d’arte, il secondo della serie del commissario Chiusano, che tuttavia precede il primo in ordine cronologico. Se il primo, Delitto a villa Fedora (2019) racconta delle indagini del commissario Chantal Chiusano, una donna forte e determinata con un nome da soubrette televisiva, trasferitasi a Roma a seguito della morte dell’amato marito Giovanni Aiello, pittore d’arte sacra pieno di talento ma privo di fama, dal quale la donna ha ereditato un metodo artistico nel condurre le indagini. Omicidio a regola d’arte riguarda il passato del commissario, di origini ischitane, a Napoli al fianco del marito, sulla cui morte la donna si trova ad indagare, perché, in qualche modo, collegata ad un altro delitto del quale la città non può smettere di parlare, l’efferato delitto Mosti, nel quale sono rimasti coinvolti Michele Mosti, pittore d’arte contemporanea, ossessionato dalla propria arte e dalla celebrità e tuttavia spaventato da questa, tanto da restare celebre soltanto a Napoli, docente dell’Accademia di Belle Arti napoletana, e la sua giovane amante Sofia. Omicidio a regola d’arte è un giallo che lascia moltissimo spazio all’arte e alla psicologia, regalando delle pagine d’immensa bellezza ed introspezione. L’arte è vera protagonista e motore della storia: al mondo dell’arte sono collegati tutti i personaggi principali – Michele Mosti e Giovanni Aiello, innanzitutto, ma anche le varie personalità che gravitano attorno all’Accademia, al commercio d’arte e alle gallerie e che trovano rilievo nella storia – ad eccezione delle due voci femminili, il cui racconto e punto di vista si alterna: Sara Steno, psichiatra e moglie di Michele, che resta suo malgrado invischiata in un rapporto insano e malato con un uomo manipolatore ed egocentrico, un legame matrimoniale che le sta allo stesso tempo fin stretto e fin troppo largo, e Chantal Chiusano, una donna serena e realizzata nel lavoro e nel matrimonio, amata alla follia da Giovanni Aiello, suo marito, che la donna vede spegnersi giorno dopo giorno, inesorabilmente, senza conoscerne la causa e senza poter intervenire. Due uomini e due donne che non potrebbero essere più diversi di così e che, tuttavia, sono uniti in un comune destino di morte e dolore nel segno, inquietante, dell’arte. Destino di morte che conosciamo fin dalle primissime pagine del racconto dove a parlare è un defunto, Giovanni o Michele, che assiste alle esequie dell’uno e dell’altro e non riconosce sé stesso: condannato all’oblio perpetuo della propria memoria, una sorta di crudele contrappasso per chi, attraverso la propria arte, aveva cercato l’immortalità. Il romanzo di Letizia Triches è molto più che un racconto noir o giallo, che dir […]

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Fun e Tech

Voglia di shopping in lockdown? Consigli per gli acquisti

Si sa, poche cose risollevano il morale quanto una sana giornata di shopping. Secondo alcuni studi, lo shopping (a meno che non diventi compulsivo e dunque patologico) potrebbe rivelarsi addirittura terapeutico: fare compere allontana ansia, stress e malumore ed indossare abiti che ci fanno stare bene e ci stanno bene aumenta l’autostima, per non parlare degli incredibili vantaggi in termini di occasioni sociali che lo shopping porta con sé. Lo shopping è, a tutti gli effetti, un modo per prendersi cura di sé stessi ed un’occasione di convivialità – niente di meglio che fare shopping con le amiche, per molte donne – che allontana problemi e preoccupazioni ed offre una valvola di sfogo dalla quotidianità. Oggi più che mai abbiamo bisogno di leggerezza e di quel senso di serenità, per quanto effimera e passeggera, che lo shopping sa donare. Ma come soddisfare al tempo del lockdown questa esigenza? Cosa può sostituire lo shopping in lockdown? Internet può soddisfare l’esigenza di shopping, spesso risparmiando rispetto al commercio tradizionale al dettaglio e, al contempo, rivelarsi un’ottima strategia per tirarci fuori dalla tristezza da pandemia: acquistare capi per la bella stagione rivela la speranza di poterli indossare, immaginando dunque un futuro prossimo più roseo del presente che viviamo. Shopping in lockdown: oltre Amazon Indubbiamente il colosso di Jeff Bezos, Amazon, domina il mercato virtuale mondiale, soprattutto per quanto concerne la tecnologia ed i libri, ma per uno shopping in lockdown che sia soddisfacente e di qualità vale la pena di conoscere le alternative, non meno convenienti dal punto di vista della qualità, dell’efficienza del servizio e dei costi! Per l’abbigliamento di qualità ed il Made in Italy, sono imbattibili store online come Zalando e Stileo dov’è possibile acquistare a prezzi scontati articoli di abbigliamento ed accessori dei più noti marchi mondiali. Stileo non è un vero e proprio store online, come Zalando, ma un sito aggregatore, che reindirizza gli utenti ai siti web dei negozi dov’è possibile acquistare i prodotti scelti. Notevole, su Stileo, la sezione dedicata al Made in Italy, una vetrina che espone i marchi più conosciuti della moda italiana, apprezzata in tutto il mondo, con sconti che possono superare il 70%. Se gli acquisti online perdono sicuramente qualcosa in termini di convivialità, possiamo senza dubbio affermare che compensano ampiamente questa mancanza proponendo offerte imbattibili che il commercio tradizionale non offre neppure in periodo di saldi! Shein è tra i siti preferiti delle giovanissime: abbigliamento low cost, per essere sempre di tendenza a prezzi decisamente competitivi. Il sito cinese ha magazzini europei ed è dedicato soprattutto al commercio in Europa e negli USA, ragion per cui le taglie sono conformi alle nostre. Il sito si rivela, oltretutto, una validissima risorsa per le curvy più giovani – troppo spesso condannate dal mondo della moda ad uno stile che non si addice alla loro età e le mortifica – offrendo una scelta ampia e variegata negli stili e nei modelli. Le spedizioni sono piuttosto rapide (una o due settimane di attesa) se confrontate con […]

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La moglie di Shanghai di Jean Moran

Recensione di “La moglie di Shanghai”, il romanzo storico di Jean Moran La moglie di Shanghai è un romanzo storico di Jean Moran, giornalista britannica e autrice di numerosi bestseller, recente pubblicazione della casa editrice Newton Compton. L’autrice trae ispirazione per i suoi romanzi dai racconti di sua madre, sopravvissuta agli anni della guerra, tematica che attraversa il romanzo, il primo edito in Italia di Jean Moran, che ripercorre gli anni tra il ’41 e il ’47 ad Hong Kong.  Le vicende si aprono nel 1941 nella colonia di Hong Kong, precisamente nel quartiere di Kowloon, dove la dottoressa angloindiana Rowena Rossiter, in libera uscita in compagnia dell’amica Alice, infermiera, vive nella stessa sera e nello stesso luogo, il Connor’s bar, due incontri che cambieranno il corso della sua vita: Connor O’ Connor, il proprietario del bar, un soldato irlandese che col suo violino ed il canto incanta gli avventori del locale, e Kim Pheloung, un uomo misterioso, ricco e determinato a prendersi ciò che desidera. I due uomini, per quanto diversi, attraggono la donna in maniera ugualmente intensa proprio in virtù della loro diversità: da un lato la corte scanzonata ed irriverente del violinista-soldato, appassionato interprete di gighe irlandesi, dall’altro l’incanto magnetico di un uomo che non si ferma davanti a nulla e che ha tra le mani l’intera città, un uomo pericoloso di fronte al quale la dottoressa, abile sul lavoro quanto inesperta nei sentimenti, abbassa ogni barriera, nonostante sia stata allertata dei pericoli che corre. La Rowena degli inizi del romanzo è molto diversa da quella che diverrà: non è che una giovane donna che si lancia con speranza in ogni avventura e offre il suo aiuto lì dov’è necessario, guarda con speranza il futuro, vuole divertirsi e non bada troppo alle conseguenze, è una giovane intraprendente ma ingenua in un mondo dominato dagli uomini, un mondo del quale non conosce ancora i pericoli. All’alba di Pearl Harbor, l’invasione giapponese di Hong Kong strappa all’incanto dei giorni sereni di Kowloon e fa piombare la colonia in un incubo di inaudita violenza ed orrore, che strappa alla donna la giovinezza, la serenità e la libertà, costringendola ad anni difficilissimi, di duro lavoro e soprusi nei campi di lavoro giapponesi. Il male subìto e reiterato indurisce Rowena, provata nel corpo e nello spirito, resa fragile dalla paura, dall’incertezza: la salvezza sembra sopraggiungere nel momento più buio e a tenderle la mano è colui che lei stessa, razionalmente, considera un pericolo. Ma come stabilire quale fra due pericoli sia quello maggiore, se perdere la vita a causa della miseria e della denutrizione al campo di lavoro o perdere la libertà, il diritto all’autodeterminazione, in una comoda gabbia dorata, che resta pur sempre una gabbia? Il romanzo di Jean Moran descrive quadri di cruda violenza, è un romanzo di guerra e dolore, ma tocca il picco della brutalità quando affronta il tema del narcisismo e della manipolazione, della distorsione della volontà, piegata non dalle necessità ma da un ego più forte, da una […]

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Marilena Lucente racconta ‘O Nfierno: Dante e Virgilio mmiezo e’ malamente

‘O Nfierno: recensione del viaggio di Dante e Virgilio mmiezo e’ malamente raccontato da Marilena Lucente e dai suoi alunni Marilena Lucente, insegnante di materie letterarie all’Istituto Terra di Lavoro di Caserta, ha già raccontato il mondo della scuola nel suo primo libro Scritto sui banchi (2005) e torna a parlare di scuola nel suo ultimo libro, pubblicato con Giazira Scritture, un brillante ed ambizioso lavoro di traduzione e riscrittura dell’Inferno dantesco in napoletano svolto con i suoi alunni, che prende il titolo di ‘O Nfierno. Dante e Virgilio mmiezo e malamente. La scuola e Dante sono gli indiscussi protagonisti di questo libro: la classe terza di Marilena Lucente vive con il primo incontro con Dante, intraprende, tra i banchi di scuola, il viaggio ultraterreno intrapreso da Dante. Niente di più bello, agli occhi di un professore di letteratura, innamorato della sua materia, ma niente di più lontano dagli interessi di una classe di adolescenti, che con la letteratura non ha avuto alcun precedente approccio e si misura, adesso, col padre della letteratura europea e mondiale, adolescenti spesso distratti, affamati di vita più che di libri, sospettosi verso ciò che non conoscono, eppure pieni di curiosità. Quanto può essere difficile insegnare Dante oggi? Quanto può essere difficile rendere Dante parte integrante della formazione degli studenti, affinché essi lo interiorizzino, ne comprendano a pieno la bellezza e la poesia? Quanto può essere difficile, in classi multiculturali come sono spesso le classi di oggi, aiutare a comprendere una lingua che è spesso ostica anche per chi ha l’italiano per lingua madre? Il messaggio di Dante è un messaggio universale e transgenerazionale, il cammino di un uomo dal peccato verso la redenzione, attraverso tutti gli stadi dell’umana sofferenza e della beatitudine. Se è vero che ogni traduzione è un tradimento, è pur vero che mai come oggi è forse necessario ripensare al modo in cui Dante viene insegnato a scuola: affinché la sua voce possa risuonare ancora oggi forte e chiara, e non restare ancorata alle pagine di libri che la maggior parte degli studenti forse non rileggerà più nella vita, deve avvicinarsi a quella degli studenti, rompere quella barriera linguistica che genera la diffidenza e il disinteresse che privano questi adolescenti dell’esperienza di un incontro vero con Dante. Il Dante raccontato da Marilena Lucente e dalla sua classe terza parla napoletano: un napoletano che, come la lingua di Dante nell’Inferno mescola registri diversi e volgari diversi, si nutre della linfa colta della poesia dialettale, di quella della canzone popolare e dei più vari dialetti di Napoli e della provincia, avvalendosi dello studio di manuali e dizionari di lingua, per ricreare una lingua che li accomuni tutti e che, soprattutto, avvicini Dante a loro senza tradire il suo messaggio. Nella traduzione e rielaborazione dell’Inferno di Marilena Lucente, che diventa dunque ‘O Nfierno, la classe affronta 9 tra i canti più celebri della cantica: Dante incontra ‘o Masto (Maestro) Virgilio a mmità strada d’ ‘a vita nostra / din’t ‘a na sérva scura ed intraprende […]

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Decameron Project: ventinove racconti dalla pandemia

Recensione di Decameron Project, l’antologia che racconta la pandemia L’uomo, nei momenti di incertezza e solitudine, ha sempre trovato conforto nella comunione con i suoi simili, anche virtuale, come (ri)scopriamo in questi mesi di pandemia: nell’empatia, nel confronto, nella possibilità di scambiarsi pensieri, parole, racconti. Ce lo racconta Boccaccio, che nel suo monumentale Decameron, tra le opere più importanti della letteratura italiana e di tutti i tempi, narra di un gruppo di giovani rinchiuso in una villa fuori Firenze a raccontarsi storie, per ingannare il tempo ed esorcizzare la paura del contagio. La pandemia da Covid-19 ha messo tutto in discussione, tranne la voglia di comunicare: ritroviamo quest’esigenza primordiale, che diventa quasi un grido di aiuto e l’ancora di salvezza cui aggrapparsi per non scivolare nel baratro dell’angoscia, nel volume Decameron Project, pubblicato da NN Editore: una raccolta di ventinove racconti scritti durante i primi mesi bui della pandemia e pubblicati sul New York Times. Alcune grandi voci della letteratura mondiale hanno provato a raccontare la paura inenarrabile che ha attanagliato le nostre vite e che ha cambiato il mondo. «Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni» (Di qua dal Paradiso, Francis Scott Fitzgerald). Narrare è difficile, quando tutto, anche le cose più banali e naturali dell’esistenza, quelle che normalmente si danno per scontate, vengono improvvisamente messe in dubbio. La terra trema sotto i piedi, ogni certezza vacilla e sembra scivolare dalle mani come l’acqua: ma forse raccontare è il solo modo per sentirsi vivi e parte di un tutto, per non sentirsi soli col proprio dolore e le proprie paure, perché il distanziamento sociale sia un concetto soltanto fisico e mai affettivo. Decameron Project è il racconto, corale e insieme particolare, della pandemia: il momento in cui il mondo intero si è fermato, come l’autobus bloccato in un intervallo temporale del racconto di Karen Russell Linea 19, da Woodstock a Glisan, meravigliosa metafora del loop temporale in cui tutti noi ci sentiamo bloccati da un anno a questa parte, un eterno presente che cancella il passato e ci priva della speranza del futuro, dal quale però i protagonisti del racconto escono soltanto con uno sforzo condiviso: lo stesso cui noi tutti siamo chiamati oggi per sconfiggere la pandemia. Ritroviamo il conflitto generazionale tra giovani, che accusano i più anziani di aver divorato tutte le risorse ed il loro futuro, ed i più anziani, che accusano i giovani di parassitismo e pigrizia in Cimeli di Andrew O’ Hagan, conflitto generazionale che al tempo della pandemia si è acuito, mentre i più giovani gridano ai boomers la loro comprensibile voglia di vita e la preoccupazione del dopo ed i più anziani, spesso dal futuro meno precario ed incerto dei millennials, vivono con comprensibile e crescente angoscia lo spettro del contagio, che miete vittime tra i più anziani, meno preoccupati del domani di quanto lo siano i giovani, che sono, a loro volta, talvolta meno preoccupati […]

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Chiara Montani al suo romanzo d’esordio: Il mistero della pittrice ribelle

Recensione de Il mistero della pittrice ribelle, romanzo d’esordio di Chiara Montani Chiara Montani, architetto e arteterapeuta, pubblica il suo romanzo d’esordio Il mistero della pittrice ribelle con la casa editrice Garzanti: un romanzo davvero imperdibile per gli amanti del romanzo storico, dell’arte rinascimentale e del mistero, un romanzo dalle mille anime dove amore, arte, storia e mistero si mescolano con grande abilità, sullo sfondo, incantevole ritratto, della Firenze medicea. “La mia esperienza nel campo della arti figurative, la fascinazione per le epoche passate e per i misteri sepolti, unitamente al mio amore per Firenze costituiscono il terreno da cui è germogliato il primissimo seme di questa storia. L’idea era quella di un romanzo ambientato nel mondo dell’arte, proprio a Firenze nel suo periodo d’oro“: con queste parole l’autrice racconta il suo romanzo, che mescola abilmente realtà ed invenzione, con minuzioso studio non soltanto della vita e della società del tempo, delle personalità storiche ivi citate e delle loro biografie. Si apprezza la voce ed il ritmo di un ottimo narratore, nel procedere incalzante ed appassionante del racconto, e al contempo si avverte lo sguardo dell’architetto, fine conoscitore d’arte, nelle descrizioni, tanto accurate da dar modo al lettore di vedere, nella sua mente, quelle opere d’arte – si pensi, ad esempio, al modo in cui Chiara Montani racconta la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, personaggio centrale nel romanzo, con le sue opere fatte di equilibrio ed universi impassibili: è il mistero che avvolge i suoi dipinti a fornire la base all’autrice per tratteggiare una personalità di uomo ermetico, schivo, arguto e misterioso. Nel romanzo, ritroviamo sia il Piero della Francesca artista sia l’intellettuale, seguace delle dottrine neoplatoniche: il suo genio è, dunque, rappresentato a 360° e, nell’immaginazione dell’autrice, si arricchisce di straordinarie doti investigative, che forniscono brillantemente la soluzione al mistero-minaccia che aleggia in tutto il romanzo. Il romanzo ruota, infatti, attorno alle misteriose vicende che uniscono i destini di Lavinia, personaggio immaginario e voce narrante, una giovane e coraggiosa donna con una straordinaria ed innata, nonché insolita per l’epoca, passione per l’arte unita ad talento naturale; suo zio, il pittore Domenico Veneziano, e Piero della Francesca, un tempo allievo del Veneziano, giunto a Firenze dal vecchio maestro – che ora ha preso a bottega un nuovo aiutante, Francesco – perché richiamato da una lettera, apparentemente da parte di Domenico, che ne richiedeva l’urgente ritorno a Firenze per questioni delicate e della massima importanza. È proprio da questa lettera che prende avvio l’intricata vicenda, nella quale si susseguono delitti e misteri che sembrano avvolgere ed intrappolare, come le prede del ragno nella tela, i tre protagonisti, riportando alla luce tragici eventi del passato, verità perdute e bugie nascoste per decenni che nascono da un affresco maledetto, che ha determinato la rovina di più di un’artista e che, ora, sembra determinato a distruggere tutto ciò che di più caro hanno i protagonisti del romanzo. Denso di colpi di scena e di avventura quanto di pagine di storia dell’arte d’incredibile minuzia, Il mistero […]

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Dita Kraus, la libraia di Auschwitz: un libro di memorie

Recensione dell’autobiografia di Dita Kraus, La libraia di Auschwitz: una lunga vita combattuta tra il peso della memoria e il coraggio di guardare avanti. Esce per Newton Compton Editori nel mese di gennaio, il mese più di ogni altro consacrato alla memoria poiché il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, il libro di memorie di Dita Kraus, classe 1929, una sopravvissuta all’Olocausto ceca, oggi novantunenne, che racconta la sua vita nell’autobiografia La libraia di Auschwitz, attraverso le sofferenze e le peripezie che l’intero popolo ebraico ha dovuto affrontare nel corso del Novecento: da un’infanzia serena, trascorsa in compagnia dei genitori in un quartiere borghese di Praga, alle prime difficoltà economiche dettate dalle leggi raziali, al trasferimento nel ghetto della città fino alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, dove la donna ha trascorso gli anni della sua adolescenza, ed i lavori forzati all’interno e fuori dal campo, fino alla liberazione e al ritorno in patria, seguito poi dal trasferimento, definitivo, nella terra promessa d’Israele e alla scelta della vita comunitaria del kibbutz al seguito del marito Otto, anch’egli un sopravvissuto all’Olocausto incontrato nel lager, deceduto nel 2000, autore per Newton Compton de Il maestro di Auschwitz. L’anziana donna vive tutt’oggi in Israele, circondata dall’affetto dei familiari, dove nel corso degli anni ha avviato e continuato la sua opera di diffusione e sensibilizzazione sull’argomento, a partire dai disegni, recuperati negli anni successivi alla liberazione del campo, che i bambini internati nel campo di Auschwitz hanno realizzato sulle pareti della baracca a loro destinata e su carta, inconsapevoli del triste destino che li attendeva poco dopo, in compagnia dei giovani responsabili della loro tutela all’interno del campo: tra questi, Dita, custode dei pochi libri del campo, e per questo definita “libraia“, e Otto. Oltre che un invito a conoscere e ricordare ciò che è stato, l’autobiografia di Dina Kraus è un omaggio alla storia di un popolo esule, costretto a continue sofferenze, trasferimenti, improvvisi cambi di rotta: a valle della propria esperienza di vita, la donna afferma di non sentirsi del tutto a casa a Praga, dove tuttavia è nata e riposano le spoglie dei suoi cari, né del tutto a casa in Israele, nel luogo dove oggi riposano le spoglie del marito ed abitano i suoi familiari ancora in vita, dove si è trasferita, giovanissima, a seguito del marito, cambiando vita più e più volte, passando dall’esperienza della vita comunitaria, percepita sempre come provvisoria, del kibbutz, dove ha vissuto sette anni esercitando le più varie professioni, al trasferimento all’interno di un campus scolastico, dove i coniugi hanno trovato lavoro come insegnanti. Provvisorio è l’aggettivo che la donna è stata costretta ad associare alla propria situazione e ai repentini cambiamenti della sua vita, di volta in volta, a causa delle dure discriminazioni, della costante assenza di cibo, nel ghetto e ancor di più nel lager, della difficile integrazione nello stato d’Israele, in un luogo definito dai suoi compagni come la patria promessa, una patria della quale lei, tuttavia, non conosce neppure la […]

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