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Eroica Fenice

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La ballata dell’usignolo e del serpente: l’atteso prequel di Hunger Games

Recensione dell’attesissimo prequel della saga di Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente A otto anni dall’uscita dell’ultimo romanzo della trilogia di Hunger Games, Il canto della rivolta, accompagnata dal fortunatissimo esordio cinematografico della saga con Jennifer Lawrence nel ruolo di Katniss, Josh Hutcherson nel ruolo di Peeta e Liam Hemsworth in quello di Gale, la saga distopica di Suzanne Collins torna in libreria con l’atteso prequel La ballata dell’usignolo e del serpente, edito Mondadori come i precedenti. Protagonista delle vicende raccontate nel romanzo, questa volta ambientato molti anni prima che si svolgessero gli Hunger Games vinti da Katniss e Peeta, è Coriolanus Snow, quello che i fan della trilogia hanno già imparato a conoscere nel ruolo del Presidente Snow, Presidente di Capitol City e acerrimo nemico di Katniss Everdeen, delle libertà individuali e della rivolta che lei porterà avanti nel corso della trilogia. Nell’universo distopico ricreato da Suzanne Collins, in questo prequel la guerra che ha distrutto la pace di Panem è già trascorsa, ma il ricordo è ancora troppo recente e la ferita troppo fresca. Gli abitanti di Capitol City, ricchi casati nobiliari i cui nomi richiamano tempi gloriosi ormai andati, hanno perso i loro cari in una guerra da tutti loro ritenuta giusta e necessaria, sebbene dolorosa, per imporre la guida di Capitol sui Distretti, territori i cui nomi vengono semplicemente numerati da 1 a 12, abitati da uomini che vivono in condizioni via via peggiori, che lavorano per la ricchezza e lo sfarzo di Capitol City, che sono ritenuti appena umani e che, soprattutto, ogni anno dalla fine della guerra sono tenuti ad offrire in sacrificio, nel giorno della Mietitura in diretta tv, due Tributi: un giovane uomo ed una giovane donna, di età compresa tra i 12 ed i 18 anni, che dovranno raggiungere Capitol City per combattere in un’arena, sotto i riflettori televisivi, all’ultimo sangue, finché ne sopravviverà uno soltanto, incoronato vincitore di quella edizione degli Hunger Games. Nell’anno della narrazione, si svolge la Decima edizione, la prima che vedrà i Tributi guidati ognuno dal proprio Mentore, uno studente dell’Accademia che dovrà sostenerli dall’esterno dell’arena e aiutarli, per quanto possibile, in modo da facilitarne la vittoria. L’ambizioso Coriolanus è figlio di una nobiltà decaduta, ha perso i genitori a causa della guerra e vive, oramai ridotto in una decorosa ed insospettabile miseria, con l’altezzosa nonna che, sdegnosa della propria condizione, non smette di curare il proprio giardino di rose bianche (le stesse che l’anziano Presidente Snow curerà fino all’estremo nella trilogia), e la cugina Tigris. Gli Hunger Games diverranno per il giovane Coriolanus, col ricco premio destinato al Mentore del vincitore, un’occasione imperdibile di riscatto personale e familiare da una condizione che non si confà al suo casato distrutto dalla guerra, in una Capitol City che vede emergere personaggi dal casato inferiore o addirittura originari dei Distretti ma immensamente più facoltosi. Coriolanus sarà mentore di Lucy Gray Baird, una misteriosa ragazza del Distretto 12, il più povero ed emarginato, che incanta i telespettatori […]

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Libri

Primo piano sul cadavere: la prima indagine di Nestor Burma

Recensione di una delle ultime uscite Fazi Editore, il primo romanzo di Lèo Malet della serie dell’investigatore privato Nestor Burma, Primo piano sul cadavere Uscito per la prima volta nel 1985 col titolo originale di Gros plan du macchabée, e finora inedito in Italia, Primo piano sul cadavere è la prima avventura dell’investigatore privato Nestor Burma, l’eroe noir del politicamente scorretto nato dalla penna di Léo Malet, uscito nel mese di maggio per Fazi Editore, come gli altri titoli della serie. In questo primo caso, incontriamo un Nestor Burma più giovane e con meno esperienza ma nondimeno arguto e sarcastico, un anticonformista dalla battuta pronta ugualmente donnaiolo e squattrinato, se non di più, tale da reggere con tranquillità il confronto con la sua versione più anziana ed esperta che il lettore ha imparato ad apprezzare nelle precedenti pubblicazioni Fazi. Gli esordi di Nestor Burma nel mondo dell’investigazione privata sono nella Francia degli anni Quaranta in un set cinematografico dalla sceneggiatura che ricorda un film in bianco e nero: lui, bello e tenebroso, attore di successo e gran seduttore, e lei, una bellezza mai sfiorita nonostante l’avanzare dell’età. Sul palco, Nestor Burma malamente truccato e travestito, una comparsa sul set non prevista dalla sceneggiatura ma fortemente richiesta, anzi pretesa, dalla primadonna della produzione, che non è l’attrice protagonista bensì l’attore protagonista, Julien Favereau, che ha ricevuto una lettera di minaccia e ha ingaggiato Burma affinché lo segua sul set come guardia del corpo, per proteggerlo da eventuali aggressioni. Ma, una volta terminate le riprese, l’attore torna nel camerino e muore improvvisamente sotto gli occhi dell’investigatore. Nella stanza, nessuno oltre alla vittima, che si scoprirà essere un uomo insensibile e cinico nei confronti del quale tutti avevano fondati motivi di disprezzo e risentimento, e al suo protettore, un investigatore che non ha alcuna simpatia verso la vittima, che pure lo ha ingaggiato e verso la quale ha, suo malgrado, un debito morale: scoprire l’identità del suo assassino, costi quel che costi. È in questo caso che Nestor Burma avrà il suo primo incontro con il giornalista del Crépuscule Marc Covet, alle prime armi come lui, presenza fissa negli altri capitoli della saga: è questo caso che determinerà la fama del giornalista e dell’investigatore privato, due personalità fino ad allora sconosciute, che sfrutteranno le luci della ribalta e la stampa scandalistica per acquisire una certa notorietà nelle rispettive professioni. L’intrigo della prima, brevissima ma coinvolgente avventura dell’investigatore privato ideato da Malet è semplice e scorrevole, si lascia leggere avidamente fino all’imprevedibile conclusione del racconto, reso piacevole dal sagace umorismo di Nestor Burma, che conduce il lettore il lettore attraverso scene del crimine, interrogatori, conquiste di avvenenti bariste ed agenti di polizia come sempre messi alla berlina, commentando gli eventi con la sua inconfondibile ed irresistibile ironia: il segreto di una saga noir che si riconferma tanto avvincente quanto divertente. Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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Libri

Il rifugio di Tana French, un thriller edito Einaudi

Recensione de Il rifugio, il thriller di Tana French edito Einaudi In tutte le librerie dal mese di maggio Il rifugio, il nuovo entusiasmante capitolo della serie edita Einaudi dell’autrice statunitense Tana French sulla squadra omicidi della polizia di Dublino (Nel bosco, Il collegio, L’intruso), un romanzo avvincente e ben strutturato che mette d’accordo gli amanti del thriller e quelli delle investigazioni alla Law & Order e tiene il lettore col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Al centro delle vicende raccontate nel romanzo – che coprono un lasso temporale piuttosto breve ma che vede un’evoluzione nei protagonisti – un crimine terribile ed inspiegabile che unisce lavoro e vita privata, il presente con un passato sepolto dal dolore. Teatro delle tragiche vicende e forse vero protagonista del racconto, un luogo che sa parlare all’anima fragile, alle paure e ai rimorsi nascosti dietro all’apparenza forte e pragmatica dell’investigatore Michael “Scorcher” Kennedy: Broken Harbour, quella che un tempo era la ridente località di villeggiatura in riva al mare della classe media irlandese, con villini a schiera abitati da allegre famigliole con bambini, divenuto in seguito alla crisi economica un luogo squallido e spettrale, ricco di villini in costruzione e mai terminati, o di villini acquistati ed ormai impossibili da vendere e dunque lasciati in stato di abbandono, in preda alle ingiurie del tempo. In un villino all’apparenza ridente, un’oasi felice in mezzo a vialetti dove l’erba cresce alta ed incolta, vive la famiglia Spain: Patrick, Jenny ed i loro figli Emma e Jack. Una giovane coppia affiatata, insieme fin dagli anni del liceo, con un buon lavoro ed una bella casa, due bellissimi figli biondi e allegri: un ritratto familiare idilliaco, troppo perfetto per sembrare reale, di una bellezza troppo luccicante per non essere artificiosa. È ciò che pensa Michael Kennedy quando, giunto sulla scena del delitto, che è anche il luogo di memorie infantili dolorose e sepolte, trova davanti ai suoi occhi una scena che pare raccapricciante anche ad un detective consumato, e che turba profondamente il suo più giovane partner, inesperto ma molto acuto ed empatico, Ritchie Curran: Patrick giace riverso sul pavimento in una pozza di sangue, sua moglie è accanto a lui, gravemente ferita ma, inspiegabilmente, ancora viva. Al piano superiore, i due bambini sembrano riposare sereni nei loro letti, ma sono già immersi nelle profondità di un sonno eterno dal quale non si sveglieranno mai più. Se tutto, meno che le testimonianze dei parenti e degli amici che descrivono i coniugi come una coppia molto unita anche dopo la perdita del lavoro di Patrick, esclude la presenza di un quinto attore sulla scena e dunque lascia pensare ad un crimine passionale, troppi elementi distraggono gli investigatori: una cronologia web maldestramente cancellata, troppi baby-monitor sparsi per la casa e soprattutto degli anti-estetici buchi nelle pareti che stonano in un villino curato fin nei minimi dettagli. Sarà compito dei detective Kennedy e Curran, attraverso lunghe investigazioni sul campo ed estenuanti interrogatori, svelare il mistero di Broken Harbour: Michael, con […]

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Culturalmente

Come sedurre una ragazza: l’adulterio femminile da Madame Bovary a Lady Chatterley

La seduzione è l’arte di esercitare un irresistibile fascino magnetico tale da rendere impossibile il fallimento amoroso: è l’arte di Giacomo Casanova, l’avventuriero e scrittore veneziano divenuto poi emblema di tutti i seduttori della letteratura, al pari di Don Giovanni, nomi che sono è ormai sinonimi di seduttore, maestro indiscusso nella sottile arte della seduzione, che, tra lusinghe tali da soddisfare la vanità femminile, frasi belle ad effetto, giochi di sguardi e mille altre tecniche seduttive riesce immancabilmente a sedurre una ragazza. A mostrarci abilmente come sedurre una ragazza sono però anche due classici della letteratura, tacciati dalla critica del loro tempo di immoralità ed oscenità, con delle protagoniste femminili tra loro diverse ma indimenticabili, due donne che hanno fatto scandalo per le forti e sensuali passioni da cui si sono lasciate travolgere: Emma Bovary, la protagonista di Madame Bovary di Gustave Flaubert, pubblicato nel 1856, e Connie Chatterley, la celebre adultera di L’amante di Lady Chatterley, il discusso romanzo erotico di David Herbert Lawrence del 1928. Come sedurre una ragazza: Madame Bovary e Lady Chatterley a confronto Due donne sensuali, passionali, due indimenticabili eroine della letteratura, due adultere che hanno fatto sognare i lettori ed indignare la critica, due romanzi troppo grandi e moderni per il loro tempo: usciti a circa 80 anni di distanza l’uno dall’altro, Madame BovaryeL’amante di Lady Chatterley sono stati ugualmente tacciati di oscenità ed immoralità per il contenuto considerato immorale dell’uno e fortemente erotico dell’altro, letture pruriginose e sconvenienti, ma che in realtà si dimostrano acuti spaccati della società borghese tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, intrisa di ipocrisie e moralismi, costruita su fragili apparenze. Quelle stesse apparenze che spingeranno Clifford Chatterley, il marito di Connie reso paraplegico dall’esperienza della guerra e dunque inadatto alla procreazione, a chiedere alla moglie di trovarsi un amante purché lei rimanga incinta e provveda a fornire un erede, in modo da mettere a tacere le malelingue, non sospettando che a sedurla sarà il rude guardiacaccia Oliver Mellors, un uomo in tutto e per tutto diverso da lui, un uomo rozzo e dai modi diretti che le farà riscoprire i proibiti, ma così naturali e spontanei, piaceri dell’eros in un modo che il marito non ha mai saputo, impegnato di giorno in affari di lavoro e di sera in letture preziose e conversazioni brillanti. Connie Chatterley scoprirà così i piaceri della sessualità vissuta non più come dovere coniugale da adempiere nei confronti del proprio marito, perché rientra tra i doveri di una brava moglie, ma come appagamento del corpo e dello spirito, Connie scoprirà sé stessa ed il proprio desiderio di appagare e sentirsi appagata attraverso l’incontro con un uomo che non potrebbe essere più diverso da lei e dal suo ambiente, ma che nella naturalezza dell’atto sessuale stabilisce con lei un dialogo franco, onesto, sullo stesso piano, ciò che non sarebbe affatto possibile stabilire in società perché la gerarchia sociale lo impedisce. Dal canto suo, Emma Bovary non ricercherà il piacere in uomini […]

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Libri

Eugenia di Lionel Duroy: uno sguardo sulla Romania nella Seconda Guerra Mondiale

Un romanzo di formazione superbo, crudo e necessario: questi i tre aggettivi che più si addicono ad Eugenia del reporter francese Lionel Duroy, uscito in Italia per Fazi Editore in occasione della Giornata della Memoria. Superbo, perché magnificamente scritto, con uno stile che avvince e coinvolge il lettore. Crudo, perché mostra senza paura e con schiettezza quanto possa essere meschina la natura umana quando si lascia andare all’insensatezza e alla bestialità. Necessario, perché, citando non impropriamente Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“. Eugenia di Lionel Duroy: il coraggio di andare fino in fondo Eugenia è una studentessa alla facoltà di Lettere della città universitaria di Iași nei difficili anni che precedono l’inizio della Seconda Guerra Mondiale ed il coinvolgimento della Romania al fianco della Germania nazista. Figlia di bottegai, uomini semplici e privi di grandi ideali, conosce la professoressa Irina Costinas, ostile al clima antisemita e nazionalista che s’inizia a respirare in Romania, una donna forte e risoluta che diventerà ben presto il suo mentore e con la forza delle sue idee la spingerà, per la prima volta, ad aprire gli occhi con sguardo critico sul mondo che la circonda, a svincolarsi dal credo comune ed avere il coraggio di andare controcorrente, perfino contro le ideologie dell’adorato fratello maggiore Stefan, politicamente coinvolto ed in prima linea, tra gli estremisti più fanatici, contro quella che veniva definita la minaccia ebraica, presenza preponderante ed avvertita come sempre più ingombrante sul suolo romeno. L’occasione si offrirà alla giovane Eugenia nell’incontro -vero e proprio spartiacque nella vita di Eugenia- con lo scrittore di origini ebraiche Mihail Sebastian, autore di Da duemila anni, romanzo in cui ci si interroga sulle cause che hanno fatto degli ebrei oggetto di risentimento, odio e persecuzione nella storia. Un uomo fragile e malinconico, che ha rinunciato a tutto, finanche alla libertà, meno che alla scrittura, un uomo di cui la giovane donna s’innamorerà perdutamente, non ricambiata o debolmente ricambiata con un tenue e riconoscente affetto, essendo l’oggetto di ogni sua attenzione la mutevole, sfuggente e frivola attrice teatrale Leny, anche lei ebrea. Sullo sfondo di questo triangolo amoroso, si svolge un decennio di storia della Romania, dal ’35 al ’45, dai primi coinvolgimenti politici ed attentati ai danni degli ebrei del Movimento Legionario della Guardia di Ferro di Codreanu ai pogrom di Bucarest e Iași, fino all’alleanza con la Germania nazista, la persecuzione degli ebrei e degli zingari, la Resistenza, la disperata impresa di Russia, alla quale prenderà malvolentieri parte il fratello minore di Eugenia Andrei, un animo sensibile e delicato, ed infine la conclusione del conflitto mondiale. Un decennio denso di vicende in cui Eugenia diverrà una donna coraggiosa e risoluta che, spinta da un amore proibito, dalla vergogna dei propri connazionali e dal bisogno e desiderio di dire la verità, si trasferirà a Bucarest dove intraprenderà una brillante carriera di reporter che la porterà a vivere e raccontare in prima persona non soltanto gli eventi fondamentali della storia romena contemporanea, ma a conoscere per […]

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Libri

Ida Contiello con Lo spirito di sopravvivenza per BookSprint Edizioni

Edito da BookSprint Edizioni, Lo spirito di sopravvivenza, di Ida Contiello, autrice ed imprenditrice napoletana nel campo dell’estetica, è l’autobiografia di una giovane donna che, alle prese con una madre affetta da una forte depressione e dalla sindrome bipolare, destreggiandosi tra la separazione dei genitori, la cura della madre e le normali preoccupazioni di ogni adolescente, fra cui la scuola, il lavoro precario e le prime storie d’amore, è riuscita a rialzarsi, a ritagliarsi lo spazio che ogni giovane donna merita, scoprendo dentro di sé la forza per salvarsi e per mettere se stessa e la propria vita al primo posto, senza che ciò possa essere scambiato per egoismo, con l’obiettivo di ritrovare nella realizzazione affettiva e lavorativa la serenità, preclusa da una vita difficile. Ida Contiello racconta lo spirito di sopravvivenza, ovvero il coraggio di rialzarsi Ida Contiello, una giovane donna che è stata figlia e madre insieme, si mette a nudo in Lo spirito di sopravvivenza, un breve racconto intimo ed introspettivo che mostra chiaramente quanto, dalle situazioni più difficili, possa nascere quella forza, quell’energia, quel coraggio, che nessuno di noi sospetta di avere e che probabilmente non sarebbero mai venuti fuori senza necessità. Una forza che nasce dalle avversità, che spinge all’autoconservazione, alla sopravvivenza e che invita a scegliersi, per reagire al dolore e provare a crearne qualcosa di buono, risorgendo come una fenice dalla cenere. Perché amarsi è sempre la scelta giusta da fare, “l’inizio di una lunga storia d’amore che dura tutta la vita“, citando Oscar Wilde, qualcosa di ben diverso dall’egoismo e che, anzi, è in totale contrasto con esso, perché senza stabilire un sano rapporto d’amore e di stima con se stessi, accettando i propri limiti ed errori e cercando di individuare i propri punti di forza, non sarà possibile instaurare alcun rapporto autentico con gli altri. L’amore per sé è, infatti, la conditio sine qua non per amare gli altri, perfino chi ci fa soffrire: si riesce così a comprendere ed accettare il proprio universo interiore, metabolizzare la propria sofferenza ed imparare a conviverci per trasformarla in qualcos’altro, per poter accettare e perdonare gli altri, a loro volta portatori di un bagaglio di vita, di emozioni e di esperienze a noi segreto. Un racconto delicato e autentico di dolore e di coraggio in cui l’autrice, che vive la scrittura come auto-terapia per superare i conflitti interiori e raccontare finalmente ciò che fino ad ora non ha osato narrare neppure a se stessa, non vuole porsi come esempio ma, anzi, si mostra in tutta la sua umanità per raccontare come dal dolore più profondo possa nascere una forza che è in tutti noi, lo spirito di sopravvivenza che ci accomuna tutti. Foto in evidenza: https://www.booksprintedizioni.it/libro/racconto/lo-spirito-di-sopravvivenza

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Culturalmente

Espressioni dantesche e la loro spiegazione: le 5 più belle e famose

La Divina Commedia, tra le opere più importanti e studiate non soltanto della letteratura italiana ma mondiale, è caratterizzata da un altissimo tasso di memorabilità: sono tantissime le terzine e le espressioni dantesche che hanno fatto scuola e sono entrate nella mente e nel cuore dei lettori, ad imperitura memoria, per la loro bellezza, la loro musicalità e per la grande attualità di versi che, sebbene scritti in pieno Medioevo, risultano ancora oggi sorprendentemente moderni, dotata com’è la Divina Commedia, come d’altronde ogni grande classico immortale, della capacità di parlare agli uomini di ogni dove e di ogni epoca, perché portatrice di verità e di valori universali. Scopriamo dunque quali sono le più famose espressioni dantesche e la loro spiegazione “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita.” (Inferno, I, vv. 1-3) Tra le più famose espressioni dantesche non può mancare l’incipit più memorabile della letteratura mondiale, i tre versi che danno inizio alla Commedia e al viaggio di Dante attraverso i tre regni ultraterreni. Giunto alla metà della sua vita terrena (35 anni circa), Dante si rende conto di aver smarrito la via del bene e di essersi compromesso col peccato. Il suo obiettivo sarà dunque perseguire la salvezza dell’anima, ma per farlo dovrà uscire dalla selva ed attraversare i tre regni che lo condurranno, ancora vivo, al cospetto di Dio dopo aver attraversato tutte le umane sofferenze ed essersi purgato di ogni vizio. “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese colui de la bella persona che mi fu tolta, e’l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona mi prese del colui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense.” (Inferno, V, vv. 100-107) Nel famosissimo quinto canto dell’Inferno, Francesca da Rimini racconta a Dante e Virgilio le circostanze nelle quali nacque il suo amore, proibito e condannato, per il cognato Paolo, che ha condotto entrambi alla morte per mano del marito di lei (che per l’omicidio verrà punito tra i Traditori dei Parenti) e successivamente al cerchio dei Lussuriosi. L’amore nasce dall’incrocio dello sguardo tra due cuori gentili, nobili d’animo, e non lascia scampo all’amato: chi è amato, viene a sua volta colpito dai dardi d’amore e si innamora a sua volta, al punto che il sentimento non si esaurisce neppure dopo la morte: difatti Paolo e Francesca, uniti dallo stesso crudele destino, non sono stati separati neppure nella morte. L’anafora (Amor, ripetuto ad inizio verso per ben tre volte) sottolinea quello che è il motore e la causa di ogni piacere e di ogni dolore, ovvero la signoria di Amore, un Dio al quale è impossibile sottrarsi. “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Inferno, XXVI, vv. 118-120) Con queste famosissime parole, Ulisse, relegato con Diomede tra gli Astuti e Consiglieri Fraudolenti, convinceva i suoi compagni a sfidare i limiti […]

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Cinema e Serie tv

The Aeronauts, Eddie Redmayne e Felicity Jones su Amazon Prime Video

The Aeronauts, un film scritto e diretto da Tom Harper e distribuito in esclusiva da dicembre 2019 sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video, è la meravigliosa storia del più alto volo in mongolfiera dell’Inghilterra vittoriana, quello della mongolfiera Mammoth che salì all’altezza di 39.000 piedi segnando un record che ha scalzato il precedente (23.000 piedi) ed è destinato a restare imbattuto per oltre 45 anni, un’audace impresa che vede per protagonisti il giovane scienziato e meteorologo James Glaisher (Eddie Redmayne) e la coraggiosa pilota Amelia Wren (Felicity Jones), due attori che rivediamo insieme con piacere dopo l’emozionante e commovente performance ed il successo de La teoria del tutto. Obiettivo dell’impresa, l’esplorazione dei cieli, il progresso dell’umanità attraverso la conoscenza dei misteri della meteorologia, una scienza vera e propria tutta da scoprire, a dispetto di chi ritiene i pioneristici studi di James Glaisher, deriso dalla comunità accademica e dalla stampa, i deliri di un indovino che si diletta a prevedere il meteo. Il racconto s’ispira ad una storia vera: lo scienziato James Glaisher, brillantemente interpretato dall’attore Premio Oscar Eddie Redmayne, fu affiancato nell’impresa, in realtà, da Henry Coxwell, operazione rischiosa ed audace e ancor più sorprendente se si considera che fu compiuta senza l’ausilio delle moderne tecnologie. The Aeronauts, una storia di coraggio Il film si ambienta nella Londra del 1862 quando il signor Glaisher, deciso ad avvalorare con delle prove i suoi studi, ancora  soltanto teorici, cerca l’appoggio di una comunità scientifica caratterizzata da un baronato ostile alle novità con una spedizione al fianco di una impavida pilota, Amelia Wren, una femminista ante litteram che non si rassegna al proprio ruolo preconfezionato di angelo del focolare e che, avendo già assaporato col marito tragicamente morto in un incidente l’esperienza del volo, sceglie di mettere a servizio della scienza, dando il proprio fondamentale contributo, le proprie competenze acquisite sul campo. Una donna, in prima istanza, esuberante e scenica, che decolla in cima alla mongolfiera danzando per il suo pubblico, dimenandosi con maestria sulle corde di sostegno del pallone, suscitando la disapprovazione del metodico e freddo scienziato, affascinato, all’apparenza, solo dai numeri e dalle sue misurazioni e piuttosto cieco di fronte alla bellezza attorno a sé: due personaggi che verranno profondamente cambiati dall’esperienza vissuta e dai rischi cui si sottoporranno, e che sapranno trovare in sé stessi e nell’altro il perfetto connubio tra la razionalità ed il pragmatismo della scienza e lo sguardo denso di estatica meraviglia dell’artista, che si posa su ciò che vede e sa apprezzarlo senza necessariamente comprenderne i misteri, due personaggi che rovesceranno, infine, gli stereotipi che vogliono che lo scienziato sia un uomo, tutto sommato, privo di spirito e la donna, al contrario, una creatura irrazionale asservita soltanto ai moti del proprio animo e dunque del tutto priva di virile praticità. The Aeronauts è una storia di coraggio, audacia, caparbia che sfiora l’incoscienza per amore della scienza da un lato, per amore del brivido dall’altro. Soli tra le nuvole, in un viaggio di circa 90 minuti, James […]

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Fun e Tech

PlayStation 4, i 5 videogiochi più giocati di sempre

Dal rilascio di PlayStation 3 la Sony ha investito molto sulla evoluzione del mondo videoludico, proiettando l’utenza verso l’interazione online. Nel corso degli anni ha proposto ai propri clienti numerosi servizi: a partire da un account PlayStation Network è possibile usufruire di servizi come lo storico PlayStation Plus, abbonamento che offre pacchetti di videogiochi gratis a cadenza mensile e di poter giocare online (solo su PlayStation 4); arrivando al più recente PlayStation Now che permette agli utenti di giocare in streaming. Oltre ai vari servizi gratis e a pagamento, popolare è anche il sistema di trofei integrato che permette di arricchire il proprio profilo PlayStation Network con dei “traguardi” raggiunti per ogni videogioco giocato. Ogni videogioco è infatti composto da un numero definito di trofei, suddivisi in categorie di prestigio, in ordine bronzo, argento, oro e platino: quest’ultimo è ottenibile soltanto una volta ottenuti tutti gli altri trofei. Nel corso degli anni, sono stati tantissimi i videogiocatori a possedere una console Sony, ad acquistare, giocare e di conseguenza a sbloccare trofei di videogiochi. Questi dati statistici sono stati utilizzati dalla squadra di Gamstat per effettuare delle stime sui videogiochi delle console Sony, ad esempio per scoprire quali siano i 5 videogiochi più giocati di sempre su PlayStation 4. I 5 videogiochi più giocati di sempre su PlayStation 4: i più apprezzati dai videogiocatori 1. GTA V Il famosissimo quinto capitolo del titolo principale di casa Rockstar conquista il podio con più di 80 milioni di giocatori. Il merito del primo posto è dovuto alla godibilissima e longeva trama che impegna il videogiocatore per parecchie ore con numerose missioni, assieme a GTA online che aumenta infinitamente le possibilità di intrattenimento. 2. Fortnite Il videogioco che ha portato alla ribalta il genere dei battle royale si aggiudica la seconda posizione con ben 65 milioni di giocatori. La singolare combinazione di meccaniche sparatutto con l’esplorazione di un mondo gigante e la costruzione di fortezze è risultata a dir poco vincente, intrattenendo milioni di videogiocatori online. Il gioco ha conosciuto, inoltre, un’immensa popolarità tra i giovanissimi dovuta ai numerosissimi gameplay sulle piattaforme YouTube e Twitch, seguiti ogni giorno da milioni di utenti. 3. Call of Duty: Black Ops III Il terzo capitolo della apprezzata serie Black Ops di Call of Duty si aggiudica il terzo posto con circa 63 milioni di giocatori. I meriti vanno alle meccaniche di gioco che rendono il titolo uno dei più apprezzati del suo genere, gli sparatutto in prima persona. 4. Minecraft Il fortunato titolo di Mojang è stato un successo mondiale, rivoluzionando il modo di intrattenere attraverso una piattaforma videoludica. Si guadagna il quarto posto tra i 5 videogiochi più giocati di sempre su PlayStation 4 con ben 41 milioni di giocatori. Le meccaniche di gioco intuitive, le illimitate possibilità date al giocatore per interagire col mondo generato casualmente e le componenti multigiocatore garantiscono numerose ore di divertimento. 5. FIFA 18 Il simulatore calcistico di EA Sports, fortunatissimo format di fama sempre crescente, dal ’93 ai giorni nostri, […]

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Culturalmente

Cerchi e gironi infernali dell’Inferno dantesco: i 7 episodi più memorabili

“Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate” (Inferno, III, 9) È la sera del Venerdì Santo dell’anno 1300. Queste le parole che Dante e Virgilio leggono sulla porta d’ingresso dell’Inferno dantesco, un chiaro monito per chi entra: dall’Inferno non c’è via d’uscita, non riponga, chi vi entri, alcuna speranza di rivedere la luce. L’Inferno dantesco è un luogo di dolore, sofferenza, perpetua dannazione. Un luogo di buio, fiamme, sangue, sterco, insetti e demoni. Un luogo in cui l’ingresso di Dante e la sua successiva uscita, dopo aver sondato le profondità del dolore e della cattiveria umana, è consentito perché “vuolsi così colà dove si puote” (Inferno, III, 95), perché Dio ha deciso che Dante, un uomo che si era smarrito nella selva del peccato, dovesse compiere questo viaggio di purificazione attraverso cerchi e gironi infernali, per poi raggiungere il Purgatorio ed infine il Paradiso, quale esperienza esemplare per gli uomini tutti per riportare il suo messaggio di speranza e di salvezza, che l’uomo raggiunge in vita e nell’Aldilà seguendo la doppia guida della Ragione e della Fede. Tra cerchi, bolge e gironi infernali: la struttura dell’Inferno di Dante Ma com’è strutturato l’Inferno di Dante? Si tratta di una voragine conica che da Gerusalemme (al centro delle terre emerse, secondo la geografia medievale) culmina al centro della terra, dove si trova Lucifero. Subito dopo la porta dell’Inferno, il vestibolo è occupato dagli ignavi, coloro che non scelsero di schierarsi né con Dio né con Lucifero e che per questo sono rifiutati dall’uno e dall’altro, relegati nell’estrema periferia dell’Inferno. Superato il fiume infernale Acheronte, il baratro infernale è diviso in nove cerchi, il primo dei quali è il “limbo“, abitato dalle anime sagge che non conobbero Dio perché nate prima del Cristianesimo, mentre nei successivi otto vengono punite varie categorie di peccatori secondo la legge del contrappasso. Dal secondo al quinto cerchio si puniscono gli Incontinenti, coloro che non seppero resistere agli impulsi della carne. Oltre la Città di Dite, il settimo cerchio è diviso in tre gironi infernali, che ospitano vari tipi di Violenti, rispettivamente Omicidi, Suicidi e Sodomiti, mentre le bolge del nono cerchio ospitano vari tipi di Fraudolenti. Oltre il Pozzo dei Giganti, il nono cerchio, ove vengono puniti i peccatori più vicini di ogni altro a Lucifero, i Traditori. Scopriamo dunque quali sono i cerchi ed i gironi infernali più famosi e terribili, i più memorabili dell’Inferno dantesco. Cerchi e gironi infernali, gli episodi più memorabili Inferno III: gli Ignavi e Celestino V Tra gli episodi più memorabili, certamente c’è l’incontro con gli Ignavi, coloro che “vissero sanza ‘nfamia e sanza lodo” (III, 36), non scelsero di schierarsi con Dio né contro di lui e che per questo sono relegati nel vestibolo dell’Inferno, costretti a correre dietro un’insegna mentre vengono perpetuamente punzecchiati da vespe e mosconi. È il primo approccio di Dante con i dannati dell’Inferno, anime ritenute da Virgilio perfino indegne dello sguardo del sommo poeta (“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa“, III, 51), che riconosce tuttavia […]

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Culturalmente

Predicato verbale e nominale: come riconoscerli?

Che tu sia uno studente di scuola media alle prese con l’analisi logica o un adulto che ha disperatamente bisogno di un ripasso, questo articolo ti aiuterà a chiarire le differenze tra predicato verbale e nominale e scioglierà ogni tuo dubbio!  Il predicato verbale e nominale, due diverse modalità grammaticali di esprimere un’azione che ogni giorno utilizziamo nel parlato e nello scritto senza badarci. Ma come distinguere il predicato verbale e nominale? Scopriamolo insieme. Il predicato verbale Il predicato verbale è costituito da un qualsiasi verbo predicativo e può essere di forma attiva, passiva o riflessiva, transitivo o intransitivo. Esprime lo stato del soggetto, un’azione fatta o subita. Vediamo qualche esempio: Maria legge il giornale. Legge è il predicato verbale in forma attiva, indica l’azione svolta da Maria, soggetto, che ha una ricaduta diretta sull’oggetto (il giornale). Leggere è dunque un verbo transitivo, ovvero un verbo che può reggere un complemento oggetto. Andrea va a scuola. Va è il predicato verbale, indica l’azione svolta dal soggetto Andrea, andare, che è un verbo di movimento e dunque è intransitivo, ovvero non può reggere un complemento oggetto. A scuola, infatti, è un complemento di moto a luogo. Antonio ha un bellissimo orologio. Ha, verbo avere, è il predicato verbale della frase, con funzione attiva e transitiva. Dario ha detto la verità. In questo caso, avere è soltanto l’ausiliare del verbo dire, che qui funge da predicato verbale, coniugato alla forma attiva transitiva al tempo passato prossimo. L’aereo si sta muovendo. Muoversi è un verbo riflessivo, un verbo che indica che la ricaduta dell’azione compiuta è sul soggetto stesso (l’aereo). Verbi riflessivi sono muoversi, lavarsi, toccarsi, baciarsi e tutti i verbi che si coniugano con una particella riflessiva (in questo caso, il si). Il gatto è sul tavolo. Imperdonabile errore è credere che il verbo essere costituisca sempre un predicato nominale. Difatti, come vedremo a breve, il verbo essere costituisce un predicato nominale se e soltanto se accompagnato da un nome o un aggettivo. Negli altri casi, quando compaia da solo, accompagni un altro verbo in funzione di ausiliare o sia seguito da un altro complemento, esso è un predicato verbale. In questo caso, essere è predicato verbale perché predica l’azione del gatto, soggetto, di trovarsi sul tavolo (complemento di stato in luogo). Ha funzione verbale propria quando ha il significato di trovarsi, esistere, stare ed è seguito da preposizione (come in questo caso, sul). Sofia e sua madre sono andate al mare. In questo caso, essere è ausiliare del verbo andare, verbo intransitivo alla forma attiva e al tempo passato prossimo. Il libro è stato messo sulla mensola dalla bibliotecaria In questo caso, essere funge soltanto da ausiliare del verbo mettere, che è il verbo che in questa frase compare in forma passiva. Il soggetto è sempre il libro, da non confondere con il complemento d’agente dalla bibliotecaria, che nelle frasi passive segnala chi materialmente compie l’azione che ha ricaduta sul soggetto della frase. Il soggetto, inoltre, non viene mai introdotto da una […]

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Libri

Conversazione su Tiresia, le prove estreme di Andrea Camilleri

Tiresia, l’indovino della mitologia greca al centro di una secolare narrazione letteraria, figlio di Evereo e della ninfa Cariclo, reso cieco dagli déi, è interprete del monologo teatrale di Andrea Camilleri Conversazione su Tiresia, edito da Sellerio nel 2019 e portato in scena dal suo autore il 18 giugno 2018 al teatro greco di Siracusa. Camilleri purtroppo non fece a tempo a presentare al pubblico la sua ultima impresa, Autodifesa di Caino, uscita postuma per la stessa casa editrice a pochi mesi dalla morte del grande narratore agrigentino. “Diventato cieco mi è venuta una curiosità immensa di intuire cosa sia l’eternità, quell’eternità che sento ormai così vicina a me.”: Camilleri e la cecità come opportunità in Conversazione su Tiresia Interpretazione è calarsi completamente nel personaggio, pensare, vivere ed agire come lui, ripercorrerne la storia: è l’abilissima operazione compiuta da Andrea Camilleri in Conversazione su Tiresia, monologo teatrale coinvolgente e sentito, in grado di portare la persona dentro il personaggio e di fare cogliere al lettore-spettatore almeno una minima parte della profondità del sentire di Camilleri, che, nonostante gli occhi offuscati dalla cecità, non ha mai perso la capacità di guardare lontano, cogliere le sfumature, i dettagli troppo spesso impercettibili agli occhi di chi guarda soltanto per mezzo di essi, passivamente, ma non attraverso lo spirito. Tiresia e Andrea, Andrea e Tiresia: la persona ed il personaggio ricongiunti in un solo corpo sul palco del teatro greco di Siracusa, al punto tale che risulta difficile distinguerli. Da un lato Tiresia, l’indovino  greco tramutato in donna dagli déi perché colpì una serpe con un sasso, e vide spalancarsi per sé le porte dello sterminato universo femminile, dall’altro il grande e saggio narratore, che racchiude in sé gli infiniti mondi e le infinite vite delle sue storie. Entrambi ciechi, entrambi non hanno perso la possibilità di vedere, anzi, dalla cecità hanno acquistato la possibilità di vedere oltre, vedere davvero. Tornato uomo, Tiresia perse la vista, secondo la più accreditata leggenda, per opera di Era, moglie di Zeus, che gliela sottrasse quando l’uomo, interrogato da Zeus e dalla sua regina sulla natura del piacere femminile, ne svelò i segreti. Per compensare la perdita della vista, Zeus donò a Tiresia il dono della preveggenza attraverso sette esistenze, dono da lui vissuto come una condanna, perché patisce le sofferenze dell’umanità (afferma con dolore di non essere riuscito a prevedere l’Olocausto, “un orrore anche dell’immaginazione allenata da tante vite ed aperta ad ogni rischio“) e gode dei pochissimi momenti lieti, vivendo attraverso epoche diverse e accumulando una straordinaria esperienza di vita. Come l’intellettuale in società, vate e profeta che osserva per poter comunicare, Tiresia acquista il grande e doloroso compito di indicare la via, in virtù della sua capacità di vedere cose precluse allo sguardo degli uomini, non attraverso gli occhi ma l’anima. Muovendo dal monte Olimpo, in Conversazione su Tiresia Camilleri ripercorre la figura del personaggio attraverso le fila della tradizione letteraria mondiale, soffermandosi in particolar modo su quella italiana, da Dante a Primo Levi: un grande […]

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Culturalmente

4 poesie sulla Shoah: per non dimenticare

Ogni anno cade il 27 gennaio la Giornata della Memoria, dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto, affinché la barbarie e l’odio non abbiano la meglio sull’umanità e la solidarietà, perché soltanto la memoria -dovere morale e civile- di ciò che è stato e non dovrà ripetersi potrà impedirlo. In questo giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore di ciò che lì accadeva e che condusse a morte oltre 15 milioni di persone tra uomini, donne e bambini, tra ebrei, dissidenti politici, disabili, rom e omosessuali. A ricordarci ciò che è stato non sono soltanto i documentari ed i saggi, ma anche il cinema e la letteratura: sono moltissime le opere cinematografiche e le opere letterarie sul tema, da Primo Levi ad Anne Frank fino a titoli meno noti ma non per questo meno significativi. Leggiamo oggi alcune poesie sulla Shoah, per non dimenticare. “La domanda: Ditemi dove era Dio, ad Auschwitz. La risposta: E l’uomo dov’era?” (William Clarke Styron) 4 toccanti poesie sulla Shoah Se questo è un uomo, Primo Levi Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un si o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi. Una rassegna delle più note e toccanti poesie sulla Shoah non può che iniziare con la poesia introduttiva al crudo e straziante, forte primo romanzo di Primo Levi Se questo è un uomo (1947), un uomo che, avendo vissuto in prima persona l’esperienza del lager senza esserne mai uscito davvero, pur essendo tra i salvati, si chiede fino a che punto possa spegnersi nell’uomo l’umanità e sonda con estrema lucidità l’alienazione ed il progressivo imbarbarimento sia dei sommersi che dei salvati all’interno del lager. A lui dobbiamo l’invito costante a ricordare, perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“: ricordare le indicibili (eppure dette, una per una, in questo romanzo) atrocità di cui l’uomo si è macchiato contro l’uomo, contro il concetto stesso di umanità, perdendo ogni contatto con la stessa. Ricordare che, se ciò è accaduto, potrebbe ripetersi qualora noi decidessimo di abbassare la guardia. Un invito a stare all’erta, affinché ciò che è stato non possa ripetersi. Un paio di scarpette rosse, Joyce Lussu C’è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro quasi nuove: sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica “Schulze Monaco”. C’è un paio di scarpette rosse in cima a un mucchio di […]

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Fun e Tech

I migliori videogiochi del decennio: la top 10

La fine del 2019 ha segnato anche la fine di un decennio, un decennio in cui il mondo videoludico ha visto la nascita di titoli che hanno segnato una generazione intera, oltre ad altri che invece hanno avuto la propria consacrazione con la pubblicazione di capitoli successivi. Scopriamo (in ordine sparso) quali sono stati i migliori videogiochi del decennio. I 10 migliori videogiochi del decennio appena trascorso: le nostre scelte Mass Effect 2 Secondo episodio della trilogia di Mass Effect, rilasciato nel 2010 per Xbox 360, PC e PlayStation 3. Già il primo capitolo pubblicato nel 2007 fu un enorme successo e, proponendo un gioco di ottima fattura, Mass Effect 2 ha portato la saga a rasentare la perfezione con le sue meccaniche di gioco di ruolo (già ottime nel primo capitolo) e di sparatutto in terza persona (decisamente perfezionate rispetto al predecessore). La trama della saga, la caratterizzazione dei singoli personaggi, la personalizzazione del protagonista e le scelte di dialogo ben strutturate rendono questo gioco estremamente coinvolgente ed immersivo. Il giocatore nei panni del comandante Shepard verrà trasportato in un universo costellato da numerosi pianeti popolati da diverse civiltà, che si differenziano in aspetto, ideologie e culture. The Last of Us L’ultimo decennio è stato partecipe della nascita e dell’affermazione del genere di giochi survival-horror, e The Last of Us, che ha esaltato al meglio tutte le caratteristiche di questo genere, non può assolutamente mancare nella rassegna dei migliori videogiochi del decennio, all’alba dell’uscita del suo nuovo capitolo. Pubblicato nel 2013 su PlayStation 3 e successivamente rimasterizzato su PlayStation 4 l’anno seguente, The Last of Us racconta le vicende di un mondo distopico, dove la civiltà umana è stata decimata o trasformata in mutanti con fattezze da zombie a causa di un fungo parassita. I protagonisti sono Joel, un padre cinico che ha perso la figlia in un raid militare, e Ellie, una ragazzina sulla bocca di tutti perché infetta ma non mutata dal fungo. Il tutto viene raccontato da una grafica mozzafiato ed una ottima giocabilità che alterna momenti di esplorazione e sparatorie che possono essere affrontate faccia a faccia o in maniera stealth. Grand Theft Auto (GTA) V La fortunata serie di Rockstar Games si è riproposta nel 2013 con il quinto capitolo principale della saga di Grand Theft Auto. GTA 5 è riuscita ad emulare il successo di GTA: San Andreas (gioco più venduto di sempre sulla PlayStation 2) diventando il gioco più venduto di sempre sulle PlayStation 3 e PlayStation 4 e di conseguenza anche uno dei titoli più venduti in assoluto. GTA 5 si innova sul piano della trama, raccontando le vicende di tre diversi protagonisti, che è possibile impersonare in vari momenti del gioco, costretti a collaborare per evitare di finire in prigione. Una particolare menzione va alla componente multiplayer: a distanza di quasi sette anni dal rilascio, l’online di GTA è ancora popolata da una foltissima comunità attiva di giocatori. Le caratteristiche sandbox del titolo offrono delle possibilità di intrattenimento pressoché illimitate, […]

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Libri

Le disavventure di Amos Barton, il romanzo clericale di George Eliot per Fazi Editore

Le disavventure di Amos Barton, primo romanzo del ciclo “Scene di vita clericale” di George Eliot, pseudonimo dell’autrice Mary Anne Evans (1819-1880), tra le più brillanti dell’epoca vittoriana e autrice anche di Daniel Deronda, altra recente uscita per la medesima casa editrice, è in tutte le librerie dal mese di novembre 2019 per Fazi Editore. Lo sguardo ricco di arguzia e sagacia di George Eliot sulla comunità rurale di Amos Barton Scene di vita clericale, si è detto. Ebbene, al centro delle vicende narrate c’è Amos Barton, un curato di campagna che vive e lavora presso la piccola comunità di Shepperton, un uomo presentato dal narratore onnisciente, che abilmente conduce il lettore attraverso le fila del racconto, come non particolarmente brillante, né particolarmente stupido, non particolarmente buono né particolarmente malvagio, senza alcun carattere particolare che ne permetta la memorabilità né che lo distingua da qualsiasi altro umile curato di campagna: perché, d’altronde, se la grande storia appartiene ai grandi, la piccola appartiene ai piccoli, che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione, non vivono di grandi esperienze entusiasmanti ma trascorrono la propria vita alla ricerca della tranquillità e della moderazione. George Eliot, in questo piccolo gioiellino del realismo inglese che è questo breve romanzo, delinea con maestria la vita di campagna della middle class provinciale di epoca vittoriana, all’insegna delle maschere e dell’ipocrisia, attraverso lo sguardo di un uomo, Amos Barton, umile, goffo ed impacciato, del tutto privo di carisma e di forza, un uomo le cui intenzioni sono sempre più alte dei suoi risultati, che non riesce, nonostante la sua indole, ad attrarsi le simpatie di una ristretta comunità che lo loda in pubblico e ne ride in privato, osservando con maldicenza la vita modesta ma dignitosa, caratterizzata da crescenti ristrettezze economiche, che il curato conduce assieme all’adorata moglie Milly, una donna assennata e paziente che ha dedicato tutta la sua vita alla cura della sua numerosa famiglia, già provata nel fisico da sei gravidanze e nonostante ciò nel mezzo della settima. Della bigotta comunità di Shepperton, delineata con uno stile ricco d’arguzia ed umorismo, cura e dovizia di particolari, sembra di sentire il chiacchiericcio, che risuona tra le pagine del romanzo di George Eliot passando con leggerezza da una maldicenza all’altra, leggerezza che nasconde la superficialità di una comunità di uomini e donne che non hanno altra distrazione che osservare la vita degli altri per commentarla con cattiva ironia in privato, attorno al fuoco, fino a distruggerne l’armonia familiare: il lettore non potrà che provare empatia nei confronti del pover’uomo così bistrattato, inconsapevole vittima della comunità che egli, disperatamente e senza grandi risultati, ma votandosi con tutto sé stesso alla causa, si sforza di condurre sulla retta via attraverso sermoni decisamente poco convincenti e opere caritatevoli immancabilmente disastrose. E tuttavia, laddove le sue buone intenzioni hanno fallito, saranno le sue traversie a suscitare, finalmente, la benevolenza della sua comunità, che si volgerà infine con sguardo denso di ipocrita bontà all’uomo così vessato dalla sorte. Un romanzo acuto e brillante […]

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Fun e Tech

Remastered, remake e reboot di videogiochi: quali sono le differenze?

Nell’ultimo decennio il mondo videoludico ha assistito ad una apparizione massiccia di videogiochi etichettati come remastered, remake e reboot di giochi già noti. La caratteristica che li accomuna è sicuramente l’appoggio alla base di un titolo precedentemente pubblicato, ma con differenze sostanziali che contraddistinguono una delle tre tipologie rispetto alle altre. Remastered, remake e reboot: le differenze ed i giochi più popolari delle varie tipologie Gioco rimasterizzato (remastered) La remastered di un videogioco non è altro che una rimasterizzazione di un titolo già noto su una console più recente, una conversione ad hoc di un titolo pubblicato su una console di generazione precedente a quella in cui dovrà girare il videogioco modificato. L’operazione di rimasterizzazione consiste nell’adattamento del comparto grafico alla console di generazione successiva, in aggiuntiva sono stati apportati anche degli adattamenti nel comparto sonoro. Il gioco resta pressoché identico all’originale, ma fruibile da una console più recente, dunque capace di riprodurre una qualità multimediale più elevata. Da non confondersi con l’emulazione che consiste invece in una conversione in “tempo reale” del videogioco (originale) e allo stesso tempo del firmware della console nativa che supporta il titolo. Nel citare alcuni esempi famosi di rimasterizzazioni non si può non citare The Last of Us, pluripremiato titolo uscito nel 2013 inizialmente per PlayStation 3 e rimasterizzato su PlayStation 4 l’anno successivo. Sulla terza console di casa Sony il gioco girava ad una risoluzione in HD 720p, mentre sulla sua console successiva il titolo è stato upscalato al full HD 1080p. Altri famosi titoli sono stati rivenduti sotto forma di “trilogie”, dove un unico titolo conteneva i tre capitoli che hanno contraddistinto i brand nelle precedenti generazioni videoludiche, come le trilogie di Ratchet & Clank, Sly Cooper e Jak and Daxter, videogiochi che hanno scritto la storia della PlayStation 2, riproposti per la PlayStation 3 ad una risoluzione a 720p (contro i 480i/p della console nativa). Gioco ri-progettato (remake) Al contrario della rimasterizzazione, il remake di un videogioco consiste in una lavorazione ex novo di un titolo già esistente. Il gioco si presenta con lo stesso titolo del suo originale ma con una veste completamente rinnovata. Lo sviluppo di un remake è certamente più complesso di una semplice rimasterizzazione, in quanto tutte le meccaniche di gioco vengono ricostruite da zero ed eventualmente proposte con modifiche più o meno invasive che adattano maggiormente il titolo ad un contesto videoludico più attuale a quello del titolo originario. Esempi di videogiochi che sono stati ricostruiti sono i brand di Crash Bandicoot con i due titoli Crash Bandicoot N. Sane Trilogy (remake dei primi tre capitoli sulla prima PlayStation) e Crash Team Racing (CTR), il draghetto Spyro con la trilogia dei primi tre capitoli su PlayStation, cioè Spyro Reignited Trilogy. Anche altri brand come Resident Evil e MediEvil hanno ricevuto dei titoli ricostruiti sulle console più recenti. Quello del rifacimento dei videogiochi non è certamente una novità degli ultimi anni, Nintendo infatti ripropose sul Super Nintendo Entertainment System (più familarmente SNES) i titoli di Super Mario […]

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Eventi nazionali

Fiere comics in Italia: le più amate dagli appassionati

Non soltanto in Giappone: le Fiere del Fumetto o Fiere Comics in Italia sono numerosissime, ogni regione può vantarne più d’una in qualsiasi periodo dell’anno: ce n’è davvero per tutti! Ma cosa sono, in breve, le fiere comics? A chi si rivolgono? Si tratta di eventi di gran richiamo per gli appassionati di fumetti, videogiochi, animazione e cosplay e rappresentano un piacevole e divertente diversivo dalla quotidianità per immergersi nel fantastico mondo nerd in compagnia di altri appassionati, fare gruppo e stringere nuove amicizie. In fiera è possibile trascorrere il tempo curiosando tra gli stand che vendono non soltanto fumetti, ma anche videogiochi (perfino console e videogames retro!), gadget ed abbigliamento legato alla cultura giapponese, ma anche cibo tradizionale giapponese, incontrare i propri fumettisti e youtuber preferiti oppure divertirsi  ai concerti offerti dalla fiera: come non menzionare i bellissimi live di Giorgio Vanni, autentici tuffi nel passato, immancabile ospite di tutte le fiere comics in Italia? Ancora, è possibile giocare a giochi di ruolo o a giochi da tavola in veri e propri tornei, godere della compagnia dei cosplayers, ragazzi e ragazze di ogni età che impersonano, non soltanto nell’aspetto ma soprattutto nell’interpretazione, un personaggio che amano, ed assistere alla gara cosplay, dove si esibiscono. È altresì un’ottima occasione per aspiranti fumettisti per farsi conoscere ed apprezzare dagli appassionati e dalle case editrici. Scopriamo insieme quali sono le fiere comics in Italia più amate e frequentate dagli appassionati. Fiere comics in Italia: quando e dove si svolgono le tre maggiori Lucca Comics & Games Il Lucca Comics & Games è la più grande e rinomata tra le fiere comics in Italia, nonché la prima in d’Europa e seconda nel mondo soltanto al Comiket di Tokyo: è La Mecca dei cosplayers italiani e degli appassionati tutti, sogno nel cassetto di molti ma appuntamento fisso di tanti, tantissimi altri (la scorsa edizione ha contato ben 270 mila presenze), che, sfidando il tempo incerto del mese di novembre (mese in cui la fiera tradizionalmente si svolge), vi si recano partendo da ogni città d’Italia.  La fiera si svolge all’interno delle mura della città, in un’area vastissima dedicata alle molteplici attività a cui si può prendere parte durante la manifestazione. L’edizione 2020 del Lucca Comics & Games si svolgerà dal 28 ottobre al 1 novembre. Napoli Comicon Seconda fiera d’Italia per grandezza e prestigio, nonché prima nel meridione, il Napoli Comicon, che giunge quest’anno alla sua ventiduesima edizione, è una delle fiere comics d’Italia più apprezzate, per la varietà delle attività proposte e per lo spessore degli ospiti internazionali che ogni anno la fiera invita, e si tiene tra aprile e maggio nella Mostra d’Oltremare di Napoli, location molto ampia ed apprezzata che consente una gran varietà di attività – dai concerti all’aperto alla gara cosplay, ed una grandissima quantità di stand nei padiglioni della Mostra-, ed è senz’altro uno degli eventi dell’anno più attesi dalla gioventù napoletana e dagli appassionati di ogni regione d’Italia. L’edizione 2020 del Napoli Comicon si svolgerà dal 30 aprile […]

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