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Paradiso perduto di John Milton: il più grande poema epico inglese

Paradiso perduto di John Milton. Il più grande poema epico inglese

Paradiso perduto di John Milton

Paradiso perduto (Paradise Lost) è considerato il più grande poema epico della letteratura inglese. Pubblicato da John Milton nel 1667, narra della caduta dell’uomo dall’Eden, focalizzando l’attenzione su due vicende fondamentali: la tentazione di Eva e Adamo ad opera di Satana e la vicenda di Satana stesso. La prima pubblicazione conta una stesura di dieci libri. A questa seguirà una seconda (1674), divisa stavolta in dodici libri, così com’è a noi nota, su imitazione della suddivisione dell’Eneide di Virgilio.

Paradiso perduto di John Milton: composizione e tema

Suddiviso in dodici libri, Paradiso perduto di John Milton, seguendo la tradizione epica, inizia “in media res”, dopo la descrizione del tema principale, mentre l’antefatto verrà esposto nei libri centrali al poema, V e VI. Milton inizia a scrivere il suo capolavoro nel 1658, e sebbene già terminato nel 1664 circa, non verrà pubblicato fino al 1667, a causa della pestilenza (1665) e del grande incendio di Londra (1666). Milton compone il poema da cieco, e nel medesimo anno di pubblicazione vende i diritti d’autore per dieci sterline. 

La lingua usata da Milton per la stesura di Paradiso perduto è piuttosto complessa, attingendo per costruzioni e vocaboli alla lingua latina, agli arcaismi e a numerosi riferimenti classici e biblici. Inoltre Milton utilizza i versi sciolti (blank verse), ossia versi non rimati, considerando le rime inadatte e forse limitanti alla materia elevata da lui trattata.

Il poema di Milton narra essenzialmente la caduta dell’uomo dall’Eden, causata dalla tentazione di Eva e Adamo perpetrata da Satana. Tuttavia tale caduta non assume un’accezione negativa, mostrando piuttosto il fine catartico e provvidenziale della scoperta di se stessi. È dunque una “caduta propizia” o “felix culpa”. A tal proposito, l’intento del Paradiso perduto di John Milton è quello di svelare all’uomo la Provvidenza Divina, tentando anche di spiegare l’eterno conflitto tra essa e il libero arbitrio. Nel fare questo è impossibile non soffermarsi a riflettere sulla debolezza dell’essere umano, mostrata in tutta la sua nudità, veicolata particolarmente dall’orgoglio e dall’ambizione, i medesimi che animano il grande protagonista del poema: Satana.

Come anticipato, Milton indugia nella narrazione su due vicende particolari. La vicenda di Satana, noto anche con il nome di Lucifero, inizia dopo la caduta dei fallen angels, Satana e la sua schiera di angeli ribelli, nell’Inferno. Tale diverrà il regno di Lucifero, chiamato nell’opera “Pandemonio” – coniato da Milton per identificare la capitale dell’inferno, dai termini greci pan (tutte le cose) e daímonion (demoniache) –, dove sarà affiancato dai suoi fedeli seguaci per portare avanti le sue mire vendicative sulla Terra appena creata, muovendo contro Dio indirettamente, attraverso la corruzione dell’uomo. Il Paradiso perduto di John Milton mostrerà chiaramente quanto il diabolico piano di Satana possa andare in porto: l’uomo non riesce a rifuggire la tentazione, precipitando ancora e ancora nel peccato. Ecco che il Figlio di Dio, Gesù, si offre in sacrificio per la salvezza dell’umanità. La storia umana sarà continuamente caratterizzata dalla lotta incessante tra il bene e il male.

Nella seconda importante vicenda del Paradiso perduto di John Milton i protagonisti sono Eva e Adamo, presentati per la prima volta in una letteratura cristiana come esseri attivi anche prima di peccare, dotati cioè di passioni, sesso e personalità. Approfittando della vanità di Eva, Satana riesce a tentarla facilmente, ingannandola con la sua arguta dialettica, e trascinando Adamo nel medesimo peccato, conscio di voler seguire la sua metà anche nell’errore. Dopo aver mangiato il frutto proibito dall’Albero della conoscenza, commettendo il peccato originale, Eva e Adamo si scoprono “nudi”, consapevoli cioè di un’inedita sensualità. Segue la lotta, per poi riconciliarsi. Intanto Adamo persegue un viaggio visionario, vissuto con l’Arcangelo Michele, che gli mostrerà gli errori dell’umanità e il Diluvio universale, ma anche la speranza, alimentata dalla possibilità di redenzione, attraverso la visione di Gesù. Segue la cacciata dall’Eden, dopo la quale Eva e Adamo intraprendono con Dio un rapporto di maggior distanza, nel quale l’Onnipotente è onnipresente, seppur invisibile all’uomo.

Eppure la disobbedienza di Eva e Adamo ben si distingue dalla volontaria ribellione di Satana a Dio: i due umani sperimentano il pentimento, seme di futura redenzione, mentre Lucifero è mosso all’azione solo dal suo smodato orgoglio e dall’ambizione. Ma la tanto agognata redenzione sarà possibile solo attraverso la sofferenza e la morte terrena.

Satana è indubbiamente il “cattivo”, l’antagonista per eccellenza. Eppure riesce a divenire interessante protagonista nel Paradiso perduto di John Milton, proprio per le sue intraprendenti doti, e particolarissimo e intramontabile è il suo discorso all’interno del poema. Uno dei passaggi più noti è «Better to Reign in Hell than Serve in Heaven» (“Meglio Regnare all’Inferno che Servire in Paradiso“), con cui Satana si rivolge alla sua schiera di angeli caduti dopo la cacciata dal Paradiso e una volta giunti nel nuovo buio e terrificante regno, l’Inferno, dove Lucifero ritrova il proprio orgoglio e sentendosi anzi finalmente e veramente appagato, lontano dall’autorità divina. Riesce così a trasformare gli inferi nel suo Paradiso ideale, potendo qui regnare e non più servire, mai più inferiore a nessuno.

Paradiso perduto di John Milton: i personaggi

Satana diviene il personaggio principale di Paradiso perduto, e il genio di Milton a tal riguardo è innegabile. Il diavolo viene rappresentato con connotazioni negative, che divengono quasi positive agli occhi di critici e commentatori. Satana possiede le doti vincenti, con cui oggi gli esseri umani sarebbero considerati eroi. Ebbene, Satana è l’eroe romantico di Paradiso perduto. Cade e viene punito a causa della sua disobbedienza, dell’ambizione. Ma è proprio quell’ambizione a renderlo un essere imperfetto, ma intraprendente, audace, coraggioso, vicinissimo agli ideali di “impeto e passione” annunciati dal romanticismo tedesco.

Satana lotta persino contro se steso, per vincere i propri dubbi e le proprie debolezze. Non è forse ciò che quotidianamente sperimenta l’uomo? Satana è il personaggio più avvincente di Paradiso perduto di John Milton, proprio in virtù della sua complessità, accomunato per questo al personaggio di Iago nell’Otello di Shakespeare. È un brillante affabulatore, solerte a ritrovare repentinamente la fiducia in se stesso minata dalla cacciata, essendo sconfitto, ma non ritenendosi annientato. Una delle figure più affascinanti e complesse di tutti i tempi e della letteratura. Incapace di arrendersi, non teme nemmeno la dannazione eterna.

È indubbio che il vertice sarà sempre occupato da Dio, ma Milton rende merito al suo antagonista, rispettandone il coraggio e la determinazione. Adamo, l’eroe per eccellenza, viene piuttosto ritratto come un peccatore peggiore della stessa Eva, errando consapevolmente per seguire in tutto la sua metà, completamente soggiogato dall’amore per lei. Adamo è un essere quasi perfetto, così come avrebbe potuto essere l’uomo senza il peccato originale. Sono le passioni, in special modo quella per Eva, a piegare la sua ragione, immolandola agli impeti, a costo appunto della disobbedienza a Dio.

Eva è madre dell’umanità, dotata di tenerezza, grazia e immensa bellezza. Proprio la sua vanità la condurrà al peccato. Eva non è solo affetto ed esteriorità: è dotata naturalmente d’intelligenza, ma per mano di Milton non sarebbe assetata di conoscenza, bensì dipinta come creatura passiva, adatta a seguire le indicazioni dell’uomo. Eppure, alla fine di Paradiso perduto di John Milton mostrerà la potente unità incarnata in Eva e Adamo, dove la donna in nessun modo risulta inferiore all’uomo.

Dio è la figura onnisciente, onnipresente e onnipotente, conoscendo tutti gli eventi futuri, ma non interponendosi nel libero arbitrio. Dio appare più come una personificazione di idee astratte che un essere fisico e tangibile. Incarna la ragione pura e crea il bene che continuamente contrasta il male per sconfiggerlo.

C’è poi il Figlio di Dio, Gesù, il collante fisico tra l’Onnipotente e la sua creazione. Nel Paradiso perduto di John Milton, Gesù è la manifestazione concreta della volontà del Padre, personificando l’amore, la compassione, la saggezza, l’altruismo e il sacrificio, che spontaneamente sperimenterà per redimere l’umanità dalla morte e dalla dannazione eterne. Sarà Lui, nel Giorno del Giudizio, a richiamare tutti nel mondo, condannando i peccatori al fuoco eterno e i redenti alla Luce divina e all’eternità.

Paradiso perduto di John Milton: ispirazione e modelli

È noto che i poeti greci e romani iniziassero i loro scritti invocando le Muse ispiratrici. Milton in tal senso non avrebbe potuto realizzare il suo capolavoro senza il prezioso aiuto dello Spirito Santo, che l’avrebbe di notte ispirato, affidandogli i versi che al mattino avrebbe prodotto.

È chiaro come la materia teologica, quella cristiana, fosse per Milton preponderante. Ma in Paradiso perduto propenderà per un approccio innovativo: tenterà con successo la riconciliazione della tradizione pagana con quella cristiana. In tal modo intende inglobare e conglobare nelle vicende elementi del paganesimo, della cristianità e la materia dell’epica greca.

I modelli a cui si ispira Milton per la stesura della sua opera sono indubbiamente le Sacre Scritture, l’educazione puritana che connota la sua crescita spirituale sin dall’infanzia, i poeti greci e latini, in particolar modo Omero e Virgilio. E Milton riprende appunto la tradizione del poema epico, reinterpretandola in ottica cristiana. Il suo intento è quello di eguagliare l’Eneide di Virgilio, così come l’Iliade e l’Odissea di Omero, puntando però a un’ambizione maggiore, ovvero raggiungere la verità assoluta, mostrando agli uomini la Divina Provvidenza e le sue manifestazioni.

Paradiso perduto potrebbe facilmente proporsi anche come allegoria della storia inglese del tempo, paragonando la ribellione degli angeli a quella dei puritani al Re Carlo, sfociando nella guerra civile, all’esecuzione del re con caduta della monarchia britannica e alla nascita del Commonwealth, guidato da Oliver Cromwell.

Fonte immagine: Pixabay

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