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Eroica Fenice

Culturalmente

Pulcinella, storia e origini della maschera

La tradizione partenopea viene conosciuta e tramandata grazie ai particolari e meravigliosi simboli che la rendono unica agli occhi del caldo popolo e del mondo intero. I gustosi spaghetti al pomodoro fumanti, i deliziosi babà, il tenebroso ma incantevole Vesuvio. Ancora la pizza, la tarantella, la lingua, la canzone, il teatro e il panorama mozzafiato che la città offre con orgoglio ad occhi innamorati. Poi c’è Pulcinella, la maschera napoletana che colora d’allegria e sfrontatezza il Carnevale italiano e popolare in tutto il mondo. Pulcinella. Storia e origini della maschera Conosciuta sin dai tempi dell’antichità romana, sparisce con l’avvento del Cristianesimo e risorge intorno alla metà del Cinquecento con la Commedia dell’Arte, divenendo da allora una delle maschere più amate insieme ad Arlecchino. La storia della maschera di Pulcinella affonda le sue radici nell’antichità, probabilmente risale al IV a.C. quale discendente da Maccus, personaggio delle Atellane Romane. Maccus impersonava infatti la tipologia di servo dal naso lungo, faccia bitorzoluta, guance grosse e ventre prominente, con una camicia a veste larga e bianca. Altri fanno risalire l’origine della maschera di Pulcinella ad un altro personaggio delle Fabulae Atellanae, Kikirrus, maschera teriomorfa (dall’aspetto animale), il cui nome richiama il famoso verso del gallo “chicchirichì”. Proprio quest’ultimo personaggio ricorda più da vicino Pulcinella in virtù del fatto che la maschera partenopea si esprime e recita con voce chioccia, come quella di un pulcino.  Da qui l’altra possibile origine che fa discendere il nome da Pulcinello, un piccolo pulcino con naso adunco. La maschera di Pulcinella farebbe inoltre riferimento all’ermafroditismo del personaggio: la parte superiore – composta da naso, cappello a punta e corno – sarebbe maschile, mentre quella inferiore – composta da ventre gravido, natiche enormi e seni prominenti – sarebbe femminile. In effetti il carattere dialettico è ciò che caratterizza un po’ Pulcinella. Nascerebbe infatti da un uovo di gallina, animale sacro a Persefone, sposa di Ade e regina degli Inferi. Incarna la morte appunto e le miserie umane (si pensi al colore nero della maschera che copre il volto lasciando libera solo la bocca). Ma allo stesso tempo le scongiura grazie alla sua spontaneità, all’allegria, al cappello a forma di corno dell’abbondanza. Pulcinella non è un personaggio, ma una schiera di personaggi. I ruoli che ricopre sono molteplici, simboleggiando tanto i difetti quanto le qualità del popolo napoletano. Perché Pulcinella è comico e tragico, affidabile ed arrogante, ricco di genuinità e povero di status. L’emblema autentico del napoletano, spesso in crisi, ma pronto a rialzarsi anche a costo di farsi beffa dei prepotenti, arrangiandosi secondo quella che è l’arte tipica del popolo partenopeo. Pulcinella. Caratteristiche e significato della maschera La maschera di Pulcinella è stata inventata ufficialmente a Napoli dall’attore Silvio Fiorillo nella seconda metà del Cinquecento (nel periodo dunque della Commedia dell’Arte). Tuttavia il costume della maschera, così come lo conosciamo oggi, fu inventato nell’Ottocento da Antonio Petito. Quella di Fiorillo infatti indossava un cappello bicorno, contro l’attuale a “pan di zucchero”, e portava barba e baffi. Con Silvio Fiorillo […]

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Culturalmente

Aforismi sull’amore. Splendidi, delicati, profondi, genuini, diretti ed inviolati

Quanti splendidi, delicati, profondi, genuini, diretti ed inviolati aforismi sull’amore è possibile leggere e trascrivere sulle pagine del cuore! E dov’è lo stupore, dal momento che il motore ispiratore è l’amore? Quanto è stato scritto, dibattuto, suonato, cantato su un argomento così vasto e così complicato da non poterlo davvero imbrigliare in un’univoca definizione! Canzoni, trattati filosofico-psicologici, poesie e romanzi; tutti pianeti che ruotano intorno all’immenso sole di questo palpabile ed incostante sentimento. Una realtà che si nutre di sogno, speranza e coraggio, alimentando il genio dell’anima, che si accinge in punta di piedi a prestare la sintassi a tanta grata magia, percorrendone il sentiero senza mai calpestarlo. Ecco che i pensieri e le emozioni, che necessitano di adeguata traduzione, esprimono l’amore in opere d’arte, pellicole cinematografiche e romanzi. Ma spesso l’effetto di un’unica frase può far luce su universi prima sconosciuti. Emergono così dall’inchiostro dell’anima i più incantevoli e sinceri aforismi sull’amore. Qui ne son stati selezionati quindici, dai classici della letteratura ai più moderni, tratti da romanzi e dal cinema. Frasi sull’amore, le nostre 10 preferite! Aforismi sull’amore. Inchiostro ed anima «L’amore è come il fulmine: non si sa dove cade finché non è caduto». (Henri Lacordaire) Così il religioso giornalista del XIX° descrive la forza e l’imprevedibilità dell’amore, che come un fulmine colpisce senza chiedere, liberandone gli effetti devastanti. L’amore è anche questo: un fuori programma, una sorpresa, un regalo. L’amore è serendipity: si veste di fascino e speranza inattesa, spogliandosi dell’abitudine e della metodicità. «Il vero amore è come i fantasmi; tutti ne parlano, ma sono pochi quelli che lo hanno visto davvero». (François de La Rochefoucauld) Così lo scrittore e filosofo francese del XVII° racconta l’amore, paragonandolo ad un fantasma. Un’entità astratta visibile a pochi fortunati e predisposti ad accoglierlo nella sua completezza. Pochi nella vita possono dire di aver amato totalmente e profondamente, così da sperimentare un legame indissolubile, più forte del tempo, dell’odio e delle distanze. Il vero amore è nutrimento di se stesso. «L’amore. Che altro è esso? Una follia segreta, fiele che strangola e dolcezza che sana». (William Shakespeare) Non potrebbe mancare, in una rassegna di aforismi sull’amore, William Shakespeare. Così il famoso drammaturgo e poeta inglese del XVI° si esprime, caricando l’amore di senso estremo ed avvolgente. Perché a caratterizzarlo subentra anche un dolce lato oscuro, che è fiele che uccide, inibendo forza e volontà; ma è altrettanto carico di immensa dolcezza, pronta a fungere da antidoto. L’amore è così morbo e cura insieme. Precipitare e volare fino a perdersi totalmente nell’infinito di carne, respiri, baci, sguardi e purezza d’intenti. «Tutto, tutto ciò che so, lo so solo perché amo». (Lev Tolstoj) Lo scrittore russo del XIX° così esprime il quasi annichilimento del suo sapere, il quale scaturisce solo dall’amore. Un po’ come aprire una finestra sul mondo e sulla realtà, in cui l’amore docet, proiettando la mente verso il tutto, tutto ciò che di genuino, puro e carnale insieme, travolgente e riflessivo si trovi al di là del cuore […]

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Cinema & Serie tv

Bohemian Rhapsody. La Leggenda di Freddie Mercury torna a splendere

Il 29 novembre è uscito nelle sale italiane Bohemian Rhapsody il film che racconta la straordinaria storia dei Queen. L’unica cosa più straordinaria della loro musica è la sua storia. Questo l’incipit che acclama a gran voce il ritorno dei Queen sugli schermi. Bohemian Rhapsody prende forma attraverso un biopic musicale uscito nelle sale cinematografiche italiane il 29 novembre 2018. Così attesa da mesi, la pellicola, guidata dal duplice timone di Bryan Singer e Dexter Fletcher e distribuita da 20th Century Fox, non poteva puntare a un protagonista più adatto di Rami Malek ad interpretare il frontman dell’eccezionale band britannica. Il film focalizza l’attenzione del pubblico sui primi quindici anni di carriera musicale della celebre rock band, dalla formazione (1970) fino allo straordinario concerto Live Aid (1985). Bohemian Rhapsody. Trama Bohemian Rhapsody ricostruisce l’escalation al successo dei Queen, il cui nome fa ancora vibrare i cuori all’unisono con la travolgente voce di Freddie Mercury. E la sua storia in particolare ne diviene protagonista, tra sogni di gloria, tenacia, creatività, coraggio ed immenso talento. Farrokh Bulsara, questo il nome di battesimo del re della rock music di origini indiane. Trasferitosi con la famiglia da Bombay in Gran Bretagna per terminare gli studi, Freddie sa di essere in potenza una leggenda, destinato alla gloria grazie all’innato talento per la musica e ad una presenza scenica venerata anche dalle più famose star, come David Bowie. Così, conosciuti nel 1970 il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor, comincia la meteorica scalata al successo, con la successiva aggiunta alla band del bassista John Deacon. Dalla Gran Bretagna il decollo, grazie alla collaborazione discografica con la EMI. Intanto Freddie, che sente sempre più stretta su di sé la cultura stereotipata delle origini, cambia legalmente cognome in “Mercury”, in onore al mitologico messaggero degli dei. E Freddie è l’ideatore del nome della band “Queen”, col desiderio di dare forza, regalità, universalità e impatto alla loro musica, mai inscritta totalmente in un unico genere. La storia dei Queen e del loro successo affianca in Bohemian Rhapsody quella privata del frontman, alla scoperta di se stesso, dei suoi desideri e dell’autentico amore che lo rapporta alla famiglia biologica e a quella acquisita dei suoi colleghi di spartito. Le vicende si susseguono per quindici anni, passando per la crisi esistenziale di Freddie Mercury e alle dure decisioni prese. Fino al 1985, anno dell’iconico concerto, ricordato come una delle performance più inedite della storia musicale, il “Live Aid”, e della drammatica scoperta dell’AIDS di cui Freddie risultò affetto, stroncandogli la vita a soli quarantacinque anni nel 1991. Bohemian Rhapsody. Il biopic musicale dell’anno L’attesissima pellicola fa pulsare i cuori al ritmo dei bassi suonati e del range vocale impressionante di Mercury che superava le quattro ottave, regalando brividi ed emozioni intense ed inebrianti. Certo la perfezione non è di casa, in quanto l’intera vicenda presenta licenze non rispondenti ai reali accadimenti. Ma guardando oltre il velo dell’etichetta e del sincronismo, si arriva ad amare un film reso grandioso e […]

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Culturalmente

Frasi belle in francese, le 10 da leggere e condividere

Frasi belle in francese 10 frasi belle in francese saranno qui riportate e descritte per omaggiare una lingua dall’eleganza sonora, ampiamente apprezzata ed utilizzata nella letteratura, così come nella quotidianità, quando ci si abbandona a fascino e musicalità di aforismi, che tingono significati e sintassi di colori inediti. Le citazioni scritte e pronunciate in lingua francese recano con sé il profumo degli Champs Élysées, la magia del fiume Senna al tramonto, il sapore della Montmartre parigina e l’incanto dei Castelli della Loira. Un tripudio di suoni, sapori, colori e parole concentrati nella bellezza di una lingua dal fascino senza tempo e dalla cultura che riecheggia nelle orecchie, negli occhi e nell’anima. Qui di seguito saranno riportate 10 frasi belle in francese con rispettive traduzioni, selezionate attingendo al vasto panorama della letteratura, della politica e della psicologia. 10 frasi belle  in francese: repertorio di cultura e attualità Frasi belle in francese, si comincia! «La liberté commence où l’ignorance finit». (La libertà inizia dove finisce l’ignoranza). Così scrive Victor Hugo, offrendo un monito sempiterno. Quale citazione più immediata per far luce su un tema sempre attuale: la notte dell’ignoranza che offusca il sole dell’intelletto, ma soprattutto della libertà. Perché solo la luce della ragione e dell’intelligenza rende davvero liberi i pensieri e le azioni umane. Perché l’ignoranza è cieca e la libertà insegue l’infinito delle possibilità, che trova sede nella lealtà, nel rispetto e nella tolleranza. «On ne voit bien qu’avec le coeur. L’essentiel est invisible pour les yeux». (Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi). Così Antoine de Saint-Exupéry si esprime ne Il Piccolo Principe. Quale citazione più vera per descrivere il senso autentico e la profondità dell’osservazione! In una realtà in cui l’estetica e la superficialità spadroneggiano indisturbate, risulta più urgente la necessità di aprire l’anima al mondo, ai rapporti, alla bellezza dei sentimenti. Solo così il cuore diventa i nostri occhi, guardando oltre l’apparenza e svelando l’essenza e l’intimità dell’essere. «Un sourire coȗte moins cher que l’électricité. Mais donne autant de lumière». (Un sorriso costa meno dell’elettricità, ma dà più luce). Così il religioso e politico Abbé Pierre descrive la bellezza del sorriso. Una bellezza che va oltre la fisicità per giungere allo splendore dello spirito. Perché un sorriso dona speranza a chi lo riceve e rende più forte chi lo esterna. Perché un sorriso illumina l’animo uggioso, allontana la tristezza e dispensa amore. Perché un sorriso è contagio e cura insieme e la gratuità lo caratterizza. «Il y a souvent plus de choses naufragées au fond d’une âme qu’au fond de la mer». (C’è spesso più naufragio nelle profondità di un’anima che in fondo al mare). Ritorna Victor Hugo con questo straordinario aforisma che sottolinea la complessità dell’animo umano, oceano di segreti, turbamenti, gioie e speranze. E l’anima è così vasta da privare chi l’osserva (o almeno tenta di farlo!) del giusto orientamento che serve a comprenderne l’essenza. Così un palombaro che si perde negli abissi più profondi, mai eguaglierà il naufrago che […]

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Cinema & Serie tv

5 telefilm da vedere assolutamente

5 telefilm da vedere, per chi non l’avesse ancora fatto, e rivedere. Ma cos’è un telefilm? Si tratta di una serie televisiva articolata in più episodi, dunque non concentrata in un’unica visione. In una serie televisiva ogni singolo episodio è autoconclusivo, contrariamente a quanto accade nei “serial televisivi” (come le soap opera e le telenovelas), nei quali ogni puntata è sempre collegata alla precedente. Negli ultimi tempi le serie televisive si modellano sempre più spesso sui serial televisivi, con temi narrativi presenti in più episodi e/o per intere stagioni. Frequente è poi l’uso del “cliffhanger”, ossia una brusca interruzione della vicenda, nel momento culminante, alla fine dell’episodio o della stagione, così da fidelizzare sempre più lo spettatore. Generalmente, proprio come le colonne sonore per i film, anche i telefilm sono ricordati per note e parole, caratterizzati dunque da una sigla d’apertura, musicata o cantata, divenendo spesso simbolo della serie stessa. E come per i film, anche i telefilm sono interessati da una classificazione di generi. Si va dal comico (si pensi alle sit com, come Friends, Casa Vianello, Happy Days) – in cui l’elemento portante è lo humour – al drammatico. Questi ultimi – come Dawson’s Creek, Beverly Hills 90210, The O.C., Settimo Cielo – sono incentrati sulle interrelazioni tra persone, narrando storie di amicizia, amore, tradimenti, sofferenze, morte, e pongono al centro tematiche sociali di grande attualità, come la droga, il sesso, omicidi, conflitti generazionali. In altri generi di telefilm prevale invece l’azione su campo e la ricorrente ricerca per la risoluzione di problemi, casi ed enigmi. Rientrano nella categoria il genere fantascientifico, poliziesco e legale-giudiziario, menzionando a tal proposito telefilm come Fringe, Lost, Buffy, Smallville, Il commissario Rex, solo per citarne alcuni. E c’è infine il genere medico-ospedaliero, incentrato su temi concernenti la salute e la morte, intrecciati alla storia personale dei protagonisti. Ne costituisce esempio l’amatissimo telefilm Grey’s Anatomy. 5 telefilm da vedere assolutamente Ma andiamo ad osservare nel dettaglio i 5 telefilm da vedere assolutamente, i più amati, visti, rivisti e chiacchierati dagli anni ’90 ai nostri giorni. Cominciamo da una delle serie televisive amate da giovani ed adulti, da vedere soli, in coppia o in famiglia. Si tratta di Settimo Cielo (7th Heaven), la serie televisiva statunitense incentrata sulla vita della famiglia “quasi perfetta” (da Mulino Bianco!) del reverendo Camden. Il telefilm, prodotto da Brenda Hampton e trasmesso in Italia in undici stagioni dal 1998 al 2009, si svolge a Glen Oak, una città immaginaria della California, in cui questa famiglia modello conduce una vita apparentemente tranquilla, là dove i confronti/scontri generazionali emergono insieme a tematiche fortemente realistiche, come la droga, il bullismo, i primi amori e le difficoltà adolescenziali. Gli spettatori vedranno crescere i protagonisti – i sette figli del reverendo Eric e sua moglie Annie – Matt, Mary, Lucy, Simon, Ruthie e i due gemellini Sam e David, e con loro le dinamiche felici e sofferte per tenere unita la famiglia, tra tante difficoltà, ma anche soddisfazioni ed orgogli. Quale coppia di moderni genitori […]

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Cinema & Serie tv

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: la nuova rivisitazione cinematografica

Nuova distribuzione da parte di Walt Disney Picture, che rilancia nelle sale cinematografiche la magica storia de Lo Schiaccianoci, con varianti nel racconto e il nuovo titolo Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. In uscita al cinema il 31 ottobre 2018, il film raggruppa un cast d’eccezione con Keira Knightley (nel ruolo di Fata Confetto), Morgan Freeman (il Signor Drosselmeyer), Helen Mirrer (Madre Cicogna), Matthew Macfadyen (Signor Stahlbaum, padre di Clara) e la giovanissima Mackenzie Foy – già nota agli schermi nel ruolo di Murph in Interstellar (2014)  e di Renesmee Cullen in Breaking Dawn – Parte II (2012) – , nel ruolo della protagonista Clara. Diretto dalla doppia regia di Lasse Hallström e Joe Johnston, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni si rifà al racconto originario Schiaccianoci e il re dei topi (1816) di E.T.A. Hoffmann, e più precisamente alla versione meno cupa proposta da Alexandre Dumas padre nel 1845, quella che ha poi ispirato il celebre Repertorio di Balletto Lo Schiaccianoci, musicato dall’incantevole genio di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. Dalla trama originale…  È la Vigilia di Natale e il Signor Stahlbaum, in Germania, indice una festa per gli amici di famiglia e i giovanissimi figli, Clara e Fritz. Tra gli invitati spicca la particolare figura dello zio Drosselmeyer, che dispensa regali a tutti i bambini presenti. Clara, nipote prediletta, riceve in dono uno schiaccianoci a forma di soldatino, che Fritz, da bimbo dispettoso, rompe. Drosselmeyer riuscirà a riparare il dono che Clara prenderà a custodire teneramente. Giunge la mezzanotte e Clara, stanca e assonnata, si addormenta iniziando a sognare, e tutto intorno a lei, dai giocattoli ai soldatini di Fritz, si anima. Incombe intanto una schiera di topi che cerca di rubare il suo amato schiaccianoci. Clara tenta di cacciarli, aiutata dallo stesso Schiaccianoci che prende parte alla battaglia contro il Re Topo e la sua schiera. Al culmine della guerra, vinta dalla bambina e il soldatino, lo Schiaccianoci si trasforma in un Principe e accompagnerà Clara nel suo fantastico Regno, precedentemente minacciato da Re Topo. Qui il Principe Schiaccianoci mostra a Clara il Regno dei Dolci, passando per la foresta innevata in cui la ragazza assiste allo splendido Valzer dei fiocchi di neve. Giunti al Palazzo Reale, lo Schiaccianoci e Clara vengono ricevuti dalla dolce Fata Confetto (la cui figura coincide in alcune versioni con quella di Clara). Si dà il via ad un tripudio di danze, tra cui il magico Valzer dei fiori, fino al celebre ed emozionante Pas de Deux, in cui si esibiscono il Principe e la Fata Confetto. Il sogno di Clara termina, ritornando alla realtà felice dell’esperienza appena vissuta. … alla rivisitazione cinematografica Ne Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni la trama originale subisce qualche modifica, spostando il baricentro della narrazione sulla bravura e il coraggio di Clara che, rimasta orfana di madre, è tormentata dalla realtà circostante e afflitta per l’introversione paterna. In questa trasposizione cinematografica sarà il Signor Drosselmeyer ad organizzare una festa la sera […]

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Cinema & Serie tv

Film cult da vedere assolutamente, i nostri 10 consigli

Quanti film hanno fatto sognare intere generazioni, divenendo icone, autentici film cult da vedere e rivedere! La cinematografia. Un universo colmo di emozioni di iridate sfumature. Territorio di scoperte e sentimenti inediti, dove il semplice movimento di immagini registrate su pellicola catapulta l’anima in una dimensione che trova coerenza con la propria intima realtà. Amore, riflessione, divertimento, tristezza, sgomento, inquietudine, terrore, tutto questo può contenere un film, che diviene pertanto una forma d’arte, oltre che propriamente d’intrattenimento. Ci sono pellicole cinematografiche divenute pietre miliari, grazie a scene particolari, ad argomenti mai trattati in precedenza, e che pertanto abbattono le pareti del pudore e gli schemi da troppo tempo stabiliti e definiti. Grosso merito è attribuibile alle colonne sonore che impreziosiscono la trama, o una scena, fotografandola in maniera indelebile negli occhi, nella mente e nel cuore. Ecco che determinati film divengono talvolta un vero culto. Si definisce pertanto film cult, o cult movie, quell’opera cinematografica che supera il livello del successo per giungere a quello di icona sociale. Tale definizione abbraccia anche le pellicole che, pur non avendo avuto enorme clamore, hanno un pubblico ristretto, una ristretta cerchia di fedeli affezionati che provano una stima paragonabile ad un’adorazione religiosa, un culto appunto, espressione di una subcultura. Ma questo straordinario successo o venerazione attribuiti ai film cult giunge in genere a posteriori, dopo molto tempo intercorso dalla loro prima uscita e pubblicazione. E questa loro definizione emerge in maniera del tutto spontanea, grazie ad un elemento, una canzone, un personaggio o una scena che rendono l’intera pellicola memorabile. A tal proposito esiste una classificazione di film cult, partendo dai cosiddetti “film d’autore”, ovvero film-feticcio che hanno incantato generazioni di cinefili. Fino ai “film d’exploitation”, pellicole che puntano ad un’estetizzazione forte, estremizzando scene di sesso e di violenza. Come non menzionare a tal riguardo Il Padrino, lo straordinario capolavoro di Francis Ford Coppola. Un’ulteriore straordinaria categoria abbracciata dai film cult concerne quella dei “film generazionali”, offrendo appunto uno spaccato generazionale che faciliti l’identificazione soprattutto dei giovani spettatori. A tal riguardo sono da menzionare La febbre del sabato sera, Il tempo delle mele, L’attimo fuggente, per citarne alcuni. In questa sede verrà presentata e consigliata una serie di film cult da vedere assolutamente. Film cult da vedere. La top 10 degli intramontabili Come dimenticare il piccolo e dolcissimo extraterrestre, che ha reso cult uno dei film generazionali più belli degli anni ’80, grazie al celebre amarcord E.T. telefono – casa. E.T. – L’Extraterrestre (1982) è il capolavoro di Steven Spielberg, con al centro la particolarissima e preziosa amicizia tra un piccolo alieno, abbandonato per sbaglio sulla Terra, e il bambino Elliot. Un’amicizia indistruttibile, anche dopo il ritorno di E.T. nello spazio. E cult è la scena del volo sulle biciclette di Elliot con E.T. e i suoi amici al seguito sullo sfondo di un’enorme e bianchissima Luna. E se E.T. – L’Extraterrestre insegnava il valore dell’amicizia oltre limiti e pregiudizi, La Storia Infinita mostrava attraverso le vicende e i particolari dialoghi il potere […]

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Culturalmente

Cos’è l’amore? Il parere della scienza

Cos’è l’amore? «La vera essenza dell’amore consiste nell’abbandonare la coscienza di sé, nell’obliarsi in un altro se stesso e tuttavia nel ritrovarsi e possedersi veramente in quest’oblio. Quindi è identificazione del soggetto in un’altra persona, è il sentimento per cui due esseri esistono solo in una unità perfetta e pongono in questa identità tutta la loro anima e il mondo intero». Così il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel si esprimeva in Lezioni d’estetica nel diciannovesimo secolo, cercando di definire uno dei sentimenti più complessi che l’umanità sperimenta da sempre. L’amore è il Sole intorno a cui ruotano i pianeti dell’arte, del cinema, della letteratura. Filosofi, scienziati e psicologi hanno da sempre cercato di contestualizzarlo e definirlo in concetti più o meno validi. Storie d’amore tormentate, amori platonici, amore visto come semplice strumento necessario alla riproduzione del genere umano (secondo la visione pessimistica del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer); amore per la natura, per la famiglia, per il partner e per le proprie inclinazioni e talenti. Già nell’antica Grecia vennero individuate quattro forme primarie dell’amore: quello parentale-familiare (storge), l’amicizia (philia), il desiderio erotico e romantico (eros) e l’amore prettamente spirituale ed incondizionato (agape). La vasta gamma di sfumature e significati attribuiti all’amore rendono sempre più imbarazzante la possibilità di poterlo circoscrivere ed irretire in teorie filosofico-scientifiche. Ciò nonostante psicologi, biologi, scienziati e matematici hanno arditamente accolto la sfida svelando questioni ed aspetti per molto tempo sepolti dal mantello del mistero Cos’è l’amore. Le teorie scientifico-psicologiche Cos’è l’amore? Secondo la maggior parte degli psicologi ci sarebbero tre fasi principali nell’amore che un rapporto di coppia inevitabilmente sperimenta: infatuazione (o innamoramento), attrazione e attaccamento. Nella prima fase il motore è l’attrazione fisica con l’istinto sessuale. Qui il nostro mesencefalo (l’area cerebrale che controlla i riflessi visivi ed uditivi) rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che produce piacere ed euforia. In questa fase l’amore è quasi meramente materiale. Sembra inoltre bandita la capacità critica e di considerazione del giudizio sociale, proprio come se occhi e orecchi fossero coperti da veli rosa! Segue, con l’intensificarsi del rapporto di conoscenza, una maggiore importanza attribuita alla cultura e al pensiero del partner, accostandosi alla sua interiorità. Accanto alla dopamina verranno rilasciate noradrenalina e feniletilammina, responsabili di insonnia, riduzione dell’appetito ed energia sconfinata. Tale fase di innamoramento comincia ad accostarsi alla componente più matura. Si passa infine all’attaccamento, in cui intanto il rilascio di ormoni come l’ossitocina dona la meravigliosa propensione a prendersi cura dell’altro e ci si sente al sicuro al suo canto. Un’ulteriore teoria scientifica, fondata su studi psicologici, pone in auge il “Modello triangolare dell’amore”. Espresso dallo psicologo statunitense Robert Sternberg tra il 1986 e il 1988, propone un modello trifasico nelle relazioni affettive: la Triangular Love Scale o Triangular Theory of Love. Le componenti essenziali che descrivono tale teoria e che definirebbero un’ideale relazione amorosa sono la passione (caratterizzante l’attrazione fisica), l’intimità (fase dell’innamoramento consolidato) ed ultima ma fondamentale pratica dell’impegno. A tal riguardo lo psicologo tedesco Erich Fromm dichiara che l’amore non è per tutti, […]

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Culturalmente

Frasi d’amore in napoletano. Quando il cuore si esprime in musica e versi

Frasi d’amore in napoletano: un modo estremamente incisivo e teatrale per esprimere i propri sentimenti! Vedi Napoli e poi… È ormai sempre più acclamata la bellezza della lingua napoletana, universo melodioso di colore, musicalità, arte e tradizione. Assodata la componente divertente dell’ex dialetto, il napoletano assume la capacità espressiva di un romanticismo carnale e passionale, dolce e iconografico, là dove l’amore si posa e chiede degna manifestazione della sua essenza. Non c’è nulla di più incisivo di frasi d’amore in napoletano, così variegate, poetiche e viscerali da sostituire spesso degnamente quelle recitate in lingua italiana. Nell’esprimere alla persona amata il nostro amore per lei potrebbe prevalere la dolcezza, come in «Sì ‘o core mio» (Sei il mio cuore), ovvero la vita, il tutto. Ancora la lingua napoletana potrebbe tingersi di un colore più folle, con frasi passionali come «Me so’ ‘mbriacat e’ te» (Sono ubriaco di te), presi e confusi come prevede lo stato di ubriachezza. Ma nelle frasi d’amore napoletane possono accendersi dei toni assoluti e teatrali, come in «Sì tutt ‘a vita mia» (Sei tutta la mia vita) e in «Te cerco comm ‘a ll’aria» (Ti cerco come l’aria), come una realtà imprescindibile, di cui non ci si può privare. L’argomento amore è così complesso e iridato da trovare inserimento nell’ampio panorama della poesia e della canzone napoletane, da quelle dell’intramontabile tradizione alle più recenti non meno incisive. Frasi d’amore in napoletano. Le poesie d’amore Ecco dunque alcune frasi d’amore napoletane estrapolate dalla penna di autori del calibro di Totò (Antonio De Curtis) e Salvatore Di Giacomo, seguite da traduzione. Veri e propri inni struggenti, dolci ed amari, veste smaccata del più bel sentimento che esista. «Ammore perduto m’ha ditto stu core, ca tard ha saputo tu ch’ire pe’ mmé» (Amore perduto mi ha detto questo cuore, che ha capito tardi tu cosa significavi per me). (Da Ammore perduto di Totò). È qui espressa la consapevolezza struggente di un amore perduto, non avendo compreso prima tutta la sua importanza. «Ammore, ammore mio, chist’uocchie tuoie songo ddoje feneste aperte, spalancate, ‘ncopp’ ‘o mare; m’affaccio e veco tutte ‘e ccose care» (Amore, amore mio, i tuoi occhi sono due finestre aperte, spalancate sul mare; mi ci affaccio e vedo tutte le cose care). (Da A Franca di Totò). Romanticismo d’essenza, dove gli occhi divengono specchio dei sentimenti ed oggetto d’amore. «Si putesse parlà stu core, quanta cose vulesse dì, ma chiagnenno pe’ lu dulore, io m’ ‘o scippo, pe’ n’ ‘o sentì!» (Se questo cuore potesse parlare, quante cose vorrebbe dire, ma piangendo per il dolore, io lo strappo per non sentirlo!). (Da ‘A retirata di Salvatore Di Giacomo). L’azione simulata del cuore strappato dal petto indica dolore assordante ed incapacità di continuare a straziarsi per un amore perduto o non corrisposto. Frasi d’amore in napoletano. Canzoni d’amore Se le poesie e le frasi in napoletano sono già intrise di sentimento, le canzoni offrono uno dei più vasti repertori cui poter attingere nel formulare le più compiute, struggenti e passionali frasi […]

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Culturalmente

Colonne sonore famose, le 10 indimenticabili

Colonne sonore famose? La nostra top 10 Quante colonne sonore memorabili sono stampate sul cuore e nei ricordi! Quante musiche e parole sussurrate ci riconducono a quella scena del nostro film preferito o ad una situazione che noi stessi abbiamo vissuto! Il potere evocativo della musica trova spiegazione nel forte impatto emotivo che suscita nel cuore e nella mente dell’ascoltatore. Le sensazioni stimolate sono spesso più nitide delle parole e la spirale, in cui si ha la sensazione di precipitare, è un dolce baratro che lega corpo e spirito, materia e trascendenza. La musica e i testi che la completano donano alla mente la capacità di creare collegamenti a immagini, luoghi e situazioni vissute impressi indelebilmente sulla pelle. Ed ecco che la folkloristica Zorba evoca la Grecia, mentre il suono di un sassofono ascoltato in un parco al tramonto ci fa pensare a New Orleans! Così agiscono le colonne sonore nella mente. Hanno il potere di condurre i ricordi ad una scena memorabile di un film o di un musical, rendendola nitida e attribuendole un significato prezioso, perché profonde sono le emozioni innescate. Le colonne sonore costituiscono parte integrante dell’audiovisivo, in grado di lanciare messaggi più immediati delle pure immagini. Generalmente indicate con la sigla inglese OST (Original Soundtrack, “traccia sonora originale”, dove “originale” indica l’espressa composizione per una determinata opera). Colonne sonore. Etimologia e curiosità Il termine “colonna sonora” nasce in ambito cinematografico, dove il suono spesso è registrato sulla pellicola cinematografica in senso longitudinale in un’area ben delimitata, che può essere chiamata appunto “colonna”. Le colonne sonore sono dunque i contenuti sonori registrati in tale area, significato esteso poi ad una qualunque opera composta da immagini e musica. Precedentemente all’innovazione tecnica del sonoro, i film erano accompagnati di norma da musica eseguita dal vivo. La prima registrazione di musiche da utilizzarsi per una pellicola cinematografica ebbe luogo nel 1916 ad opera di Victor Schertzinger,  ma la vendita di colonne sonore di film divenne consuetudine soltanto a partire dagli anni trenta. Colonne sonore famose: le 10 difficili da dimenticare  Diversi capolavori cinematografici e musical sono rimasti nel cuore anche e soprattutto grazie alla divina capacità dei brani musicali sottesi di immortalarne fascino e spessore. Ecco le nostre 10 colonne sonore famose preferite. Partiamo con magica Reality di Richard Sanderson che ha agito da Cupido per milioni di teenager negli anni ottanta, incantati dalla tenera storia di Vic e Mathieu, protagonisti de Il tempo delle mele. Che dire della travolgente What a Feeling, cantata da Irene Cara nelle scene d’apertura e chiusura di Flashdance nel 1983. Ancora i memorabili cult quali Top Gun e Dirty Dancing, acclamati a suon di romanticismo e passione rispettivamente sulle note di Take my breath away di Berlin e Hungry Eyes di Eric Carmen. Impossibile non far pulsare il cuore al ritmo dei passi di un affascinante Patrick Swayze e di una dolce Jennifer Grey. Emozionanti, fino a perdere la capacità di stoppare le lacrime, le intramontabili colonne sonore di Nuovo Cinema Paradiso (1988) e Il […]

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Cinema & Serie tv

Titanic compie vent’anni. Uno sguardo alla pellicola tra curiosità e retroscena

Appuntamento imperdibile per gli appassionati del film record d’incassi e tela di una delle storie d’amore più indimenticabili del cinema: Titanic torna a far sognare il pubblico in occasione del suo ventennale dalla prima uscita nelle sale cinematografiche italiane. La seconda pellicola più vista al mondo, superata solo da Avatar, figlie entrambe del talentuoso regista James Cameron, usciva nelle sale cinematografiche americane il 19 dicembre 1997 e l’Italia avrebbe atteso soltanto un mese per seguire la travolgente storia d’amore tra Jack (interpretato da un giovanissimo Leonardo DiCaprio) e Rose (interpretata da Kate Winslet). La QMI Stardust, in occasione dunque del ventennale dell’uscita del film, ne ha proposto tre giornate di programmazione, nelle sale delle principali città d’Italia, fissate per 8, 9 e 10 ottobre 2018. Titanic, rimasto vent’anni fa in vetta alla classifica per settimane e in molti cinema italiani in proiezione per ben sei mesi, torna a donare suspense e a cullare l’anima sulle meravigliose note di My Heart Will Go On, interpretata da una magistrale Céline Dion, impreziosendo una pellicola dallo spessore già “titanico”. La trama del film cult, riproposto nel corso degli anni puntualmente dalla Mediaset, affascina donando ogni volta emozioni inedite. Ormai è scolpita nei cuori la storia del transatlantico britannico più famoso e sfortunato, proprietà della White Star Line, affondato nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico nell’aprile del 1912 dopo una fatale collisione con un iceberg. È in questa drammatica cornice che si inserisce la passionale e tormentata storia d’amore tra Jack Dawson – artista di strada squattrinato, che vince il viaggio a bordo del Titanic grazie ad una mano fortunata a poker – e Rose DeWitt Bukater – una ragazza ricca e un po’ bisbetica, forte e coraggiosa, in viaggio verso l’America con sua madre ed il ricco e detestato fidanzato Cal Hockley. Viva nella mente dopo vent’anni l’immagine dello sguardo di Leonardo DiCaprio che disegna Rose che indossa solo il Cuore dell’Oceano. Come sempre viva è la speranza, ad ogni nuova visione del film, di veder virare abbastanza il Titanic per non urtare l’iceberg! Una pellicola che ha investito tanto (oltre 285 milioni di dollari) e ha incassato tanto (quasi 3 miliardi di dollari), ma soprattutto ha conquistato platealmente i cuori degli spettatori, che oggi, a distanza di vent’anni, possono ancora sognare e ricordare una storia da Oscar. Ben 14 nomination infatti e 11 statuette ottenute. Se la storia del transatlantico e la trama d’amore in cui si inserisce sono ormai ben note, ciò che desta ulteriore interesse sono i vari retroscena e le curiosità che intessono un apparato grandioso come questo straordinario prodotto di James Cameron. Titanic. Curiosità e retroscena Il ritrovamento del relitto del Titanic ha contato ben settantatré anni: è avvenuto nel settembre 1985 grazie a un team di ricercatori francesi e inglesi, che ne scovarono una parte a Sud di Newfoundland, a circa 12.000 piedi di profondità. Antecedentemente al suo annuncio, Titanic avrebbe dovuto assumere il titolo Ice Planet, in quanto il regista James Cameron aveva girato filmati di iceberg al largo della […]

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Voli Pindarici

Avere un sogno… oggi!

«Io ho un sogno… che un giorno gli uomini si solleveranno e capiranno che sono fatti per vivere da fratelli… che tutti gli uomini rispetteranno la dignità dell’essere umano. Sogno che un giorno la giustizia scorrerà come l’acqua e la rettitudine come un fiume irruente». Così Martin Luther King scriveva negli anni ’60, urlando a gran voce un bisogno urgente di giustizia e la sconfitta di ogni sentimento razzista e belligerante. Erano quelli gli anni della speranza, del sangue che ribolliva vivo nelle arterie. Gli anni della più grande rivolta giovanile che la storia dell’uomo abbia sperimentato. Quel sogno di ieri i giovani di oggi lo hanno ereditato, ma lo hanno spogliato di entusiasmo e coraggio. E nel momento storico in cui quel sogno diviene più urgente, vien meno la speranza di lotta, la voglia di crederci davvero, come un tempo ci hanno creduto davvero loro, i figli della rivoluzione. Avere un sogno oggi equivale ad abolire le barriere dell’ipocrisia e del falso buonismo. Avere un sogno oggi equivale a impugnare un’arma più tagliente dei coltelli e più letale di cannoni e fucili, il coraggio cioè di vivere davvero, lottando strenuamente per le cose che contano: un amore che non faccia male, un lavoro che non risieda oltre le frontiere della propria terra, la dignità d’essere uomini e donne in un mondo in cui diritti e doveri non abbiano una veste formale, ma basi solide su cui costruire un futuro degno d’essere vissuto. Il bisogno di cambiamento brucia e arde come il sole cocente di mezzodì. E quel cambiamento risiede negli sguardi giovani di chi sperimenta la piaga della disoccupazione. Risiede nel cuore di ragazze e ragazzi costretti a lasciare affetti, amore, terra e cuore pur di approdare alle rive di una stabilità economica, deponendo spesso sogni ed ambizione. Risiede nel cuore e nella sofferenza di quanti vedono scomparire davanti ai propri occhi cari e conoscenti, risucchiati dal cemento dell’indifferenza e della corruzione. Vite spezzate, desideri tarpati, adulti colpevoli e giovani disillusi. È questa la cospicua eredità del XXI°. Questa la ricchezza che colma vuoti fittizi e mai dona autentica serenità. Ma la pena colossale risiede nell’attuale inerzia, nella superficialità, nel disincanto, nemici di quell’attivismo un tempo motore efficace per capovolgere abitudini e situazioni intollerabili. La futura “generazione d’idioti” di cui parlava Einstein è già qui, presente intorno a noi e siamo proprio noi, ciascuno coinvolto in prima persona. Perché quel che cede sotto i nostri piedi è innanzitutto la dignità e il rispetto personale prima che sociale. Ciò che manca a noi giovani oggi è quella scintilla che smuove le coscienze, che turba gli animi di quanti brancolano nell’errore. Ciò che manca è un vivo desiderio di rivalsa e di giustizia, quello in cui i nostri coetanei di mezzo secolo fa credevano davvero. Manca la pazienza, manca la capacità di comprendere la sana tempistica del momento dell’audacia e quello della riflessione. E così precipitiamo nel baratro della disperazione, in una dimensione in cui l’arduo sacrificio non viene ricompensato, bensì […]

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Cinema & Serie tv

Mamma Mia! Ci risiamo. Il ritorno esplosivo di musica ed energia

Mamma Mia! Here we go again. L’amarcord musicale che torna a risuonare con clamore ed entusiasmo nel vivace sequel cinematografico diretto da Ol Parker e distribuito da Universal Pictures. Ebbene, il 6 settembre 2018 ritorna nelle sale il fortunato successo che solo dieci anni fa ha incassato più di seicento milioni di dollari, con al timone la regista Phyllida Lloyd e sulla scena la straordinaria Meryl Streep nei panni di Donna Sheridan. Si ritorna così a ballare, cantare e sognare sulle favolose note degli ABBA, con una location mozzafiato, l’isola greca di Kalokairi, che fa da cornice idilliaca ad una storia di nostalgia, gioia e amore per la vita. In realtà un’isola fantastica, il cui nome in greco significa “estate”, in quanto inesistente. Il film è stato infatti girato tra le isole di Skíathos e Skópelos e la penisola del Pelio. Mamma Mia! Ci risiamo. Trama Le vicende si susseguono in un intreccio parallelo tra presente e passato. Avanti e indietro nel tempo per comprendere aneddoti e situazioni non esplicati in Mamma Mia. Nel presente Sophie Sheridan (Amanda Seyfried), figlia di Donna, intona un canto nostalgico rievocando i momenti felici trascorsi con la madre venuta a mancare da qualche mese. Intanto, per renderla fiera di sé, si impegna a ristrutturare la vecchia fattoria in cui Donna era giunta giovanissima colma di entusiasmo e desideri da realizzare. Mentre i preparativi per l’inaugurazione del magnifico Hotel Bella Donna imperversano, il pubblico viene catapultato ripetutamente nel misterioso passato di Donna, interpretata in giovane età dall’energica e sensuale Lily James. Neolaureata presso la prestigiosa Università di Oxford e nel cuore un sogno di libertà ed evasione che giungerà a compimento in un luogo da fiaba, pur tra difficoltà e cuore infranto. In terra greca Donna conoscerà l’amore e due ragazzi, i tre probabili padri di Sophie. Sorprese, magia, decisioni difficili fanno da sfondo a questo intramontabile successo; il tutto condito dalle frizzanti coreografie eseguite sulle note dei più cantati successi degli ABBA insieme ad inediti non conosciuti nella precedente pellicola. Mamma Mia! Ci risiamo. L’intramontabile successo degli ABBA in un cine-sequel vivace e colorato Un tripudio di colori ed entusiasmo coinvolgente accompagnano i protagonisti ed il pubblico in un vortice di allegria contagiosa. Un successo cominciato negli anni ’70 con l’esordio della band svedese, gli ABBA, che nel 1974 incantò con l’esecuzione all’Eurofestival del brano Waterloo, oggi ripreso nel film. Da allora le canzoni degli ABBA hanno continuato a risuonare ovunque, finché giunse il temuto momento dell’oblio, dal quale vennero salvati grazie all’interesse di Catherine Johnson che mise in scena il fortunato musical che concesse agli ABBA una seconda chance, riscoprendo e offrendo al mondo la loro straordinaria musica, fervente negli anni della disco music e mai dimenticata nelle successive generazioni. Proprio dal musical la regista Phyllida Lloyd trae ispirazione per l’acclamato Mamma Mia uscito nel 2008. L’eredità passa poi ad Ol Parker che ripropone un sequel forse atteso, consegnando al pubblico un prodotto ben riuscito e travolgente. Le adrenaliniche Dancing Queen, When I […]

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Culturalmente

Narghilè. Origine, diffusione, effetti

Il fumo, arma grigia per eccellenza diffusa e radicata, mostra un altro volto dai toni orientali nella figura del narghilè. Frequentemente chiamato anche šīša (pronunciato “sciscia”), termine d’origine turca che significa “bottiglia”, è uno strumento adottato in gran parte dei Paesi arabi. Narghilè. Composizione Il narghilè si compone di un contenitore d’acqua che funge da base, spesso in vetro, al cui interno viene fatta passare una spirale che consente al fumo di raffreddarsi prima di giungere alla bocca del fumatore attraverso un tubicino flessibile. Il fumo può avere due matrici. Generalmente è prodotto da un tipo di tabacco, noto come Virginia, impregnato di melassa, tenuto sotto carta stagnola bucherellata, posta alla sommità del collo del narghilè, sulla quale viene poggiato del carbone acceso. Ma esistono in commercio anche nuovi tipi di melassa, molto meno dannosi, carenti di tabacco e nicotina. Il fumo aspirato risulta più leggero al consumatore, anche perché addolcito dalle fresche essenze degli aromi di svariati gusti, dalla fragola al limone, dall’anguria al mango, dal miele al mirtillo, ecc. Narghilè. Origine e diffusione Il narghilè ha origine egiziana. La sua antica composizione prevedeva una noce di cocco che fungeva da ampolla base e come tubicini delle canne di bambù. Ma la maggior flessibilità dell’attuale narghilè ne ha decretato il successo e la più ampia diffusione. In Nord Africa, Turchia e nei Paesi Mediorientali fumare il narghilè è una specie di rituale simboleggiante unione, amicizia e fratellanza. L’avvento della globalizzazione sperimenta la diffusione di narghilè anche in Occidente. In Italia non è certamente usato come le sigarette, ma è possibile trovarlo in alcuni locali o acquistarne uno da tenere in casa, creando un nuovo strumento di socializzazione e compagnia con amici e conoscenti nelle calde sere d’estate. La “water pipe” guadagna una sorprendente popolarità soprattutto tra i giovani della fascia generazionale compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni. Low cost e socializing sono i principali motori che spingono i young consumers a prediligere il narghilè come valida alternativa alle normali sigarette. Il boom, come spiegato dagli esperti, va ricercato nella percezione, diffusa tra i giovani, secondo cui il narghilè esporrebbe a degli effetti più salubri e meno devastanti della classica sigaretta. Narghilè, fa male? Ma il narghilè può davvero essere considerato un modo di fumare più “sano” rispetto alle sigarette? Il narghilè fa male o no? Alcune ricerche legano il narghilè ai medesimi rischi apportati dalle sigarette (tumore ai polmoni, bronchite cronica, disturbi cardiovascolari) con aggiunto il rischio di trasmissione di herpes ed epatite C dovuti alla condivisione del bocchino dello sciscia. In realtà il dottor Kamal Chaouachi, socio-antropologo e tabaccologo dell’Université Paris-Sud, sfata con i suoi studi alcuni falsi miti, giungendo alla conclusione che fumare un narghilè con del tabamel (tabacco con melassa) è sì dannoso, ma non ai livelli delle sigarette. Quando si fuma il tabamel, le sostanze sprigionate risultano essere decisamente inferiori a quelle contenute in una sigaretta (meno di 200 contro le 5000 individuate). Inoltre il fumo di narghilè non viene bruciato, bensì solo riscaldato. […]

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Viaggi e Miraggi

Sharm el Sheikh… non solo mare! Attrazioni e tour consigliati

Vacanze all’insegna del relax unito allo spirito d’avventura e alle meraviglie naturali? Sharm el Sheikh, in Egitto, è il luogo giusto! Situata tra il deserto della penisola del Sinai e il Mar Rosso, è rinomata per i paesaggi mozzafiato dipinti del marrone delle rocce e del deserto e del turchese delle acque cristalline. Ma Sharm è anche brivido, cultura e vita notturna. La vacanza adatta ad uno spirito poliedrico. Sharm el Sheikh. L’incantevole barriera corallina Tra i gioielli di cui vanta  Sharm el Sheikh si pone senza dubbio sul podio la fantastica barriera corallina, iridata da caleidoscopiche forme di flora e fauna uniche in territorio egizio. Il sito per eccellenza dov’è possibile ammirarla praticando del sano snorkeling è il Parco Nazionale di Ras Mohamed. Situato tra il Golfo di Suez e il Golfo di Aqaba, all’estremo sud della Penisola del Sinai, a circa 20 Km a sud di Sharm el Sheik. Una riserva naturale di 480 Km, in cui terra arida e mare limpido si fondono. Qui la vita sottomarina è un’esplosione di incanto e splendore tra le circa duecento specie di coralli, mille di pesci, quarantacinque di stelle marine, venti di ricci e ancora molluschi e crostacei. Ma prima di raggiungere via terra questo straordinario spettacolo naturale è necessario passare attraverso la suggestiva Porta di Allah. Una costruzione di cemento eretta come simbolo di armistizio tra Israeliani ed Egiziani. La sua particolarità consiste nella mastodontica scritta che la costituisce “Allah”, leggibile sia da sinistra verso destra (in ebraico) sia da destra verso sinistra (in arabo). Una volta oltrepassata la Porta si raggiunge la costa del Golfo di Suez. Lì, munendosi di pinne, maschera e boccaglio, ci si immerge tra le meraviglie del fondale osservando la vita marina che si muove sotto i nostri corpi. Spostandosi all’interno del Parco è possibile raggiungere il Lago Magico, che incanterà gli sguardi con le sue sfumature tra il turchese e lo smeraldo. Si tratta di una piscina naturale di acqua salata oggetto di leggende sulla fertilità e la realizzazione di desideri espressi attraverso piccoli rituali, come il compiere sette passi per entrare in acqua. Attrazioni, deserto e folklore Se le escursioni sottomarine scuotono le emozioni più recondite, la vista di Sharm el Sheikh dall’alto di un paracadute è un’esperienza sensazionale, che dipinge l’animo dei colori della spensieratezza in un’esplosione di gaia fanciullezza. La Sharm delle acque cristalline e della colorata barriera corallina incontra la vivacità delle attrazioni nel deserto. Tra queste emerge la Motorata, escursione a bordo di quad, abbigliandosi con kefieh e occhiali da sole, su piste battute nel deserto e tra le rocce, con sosta nella Valle dell’Eco per divertirsi con foto bizzarre e giochi di voce. Segue la sosta in tenda beduina, con la possibilità di gustare il caldo tè preparato dai beduini, utilizzando erbe come la Marmarìa e la Samoa utili per curare mal di pancia e diabete. Particolarissimi i monili, essenze e gioielli artigianali da loro preparati con cura. Un’esperienza incredibile in una realtà distante anni luce dal […]

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Cinema & Serie tv

“Resta con me” di Baltasar Kormákur, Il survival movie tratto da una storia vera

«Ho girato mezzo mondo per trovarti. Adesso non ti lascio andare». La frase emblema del travolgente ed appassionante Resta con me. Il nuovo avventuroso lavoro di Baltasar Kormákur, distribuito nelle sale cinematografiche il 29 agosto 2018 e prodotto da STX Entertainment. Protagonisti la bravissima e determinata Shailene Woodley (già famosa con Colpa delle stelle e la trilogia Divergent) e l’affascinante Sam Clafin (già conosciuto con Scrivimi ancora e Io prima di te). Resta con me. Trama Tami Oldham Ashcraft e Richard Sharp. Lei americana originaria di San Diego in California, ventiquattrenne impegnata in lavori occasionali che le consentono di spostarsi per il mondo senza fissa dimora. Lui inglese e trentatreenne skipper esperto, che ha girato il mondo in barca a vela rigorosamente solo. Due spiriti liberi con in comune l’irrefrenabile desiderio di libertà e voglia di esperienze indimenticabili cucite sulla pelle. Il loro incontro a Tahiti, nella Polinesia francese, risulterà fatale, scoprendosi anime gemelle e travolti da un amore incommensurabile. Quando a Richard viene offerta la possibilità di un importante incarico, consistente nel riportare la lussuosa barca a vela Hazana di una coppia di amici facoltosi a San Diego per diecimila dollari e un biglietto di ritorno in prima classe, chiede a Tami di seguirlo nell’avventura, per poi proseguire insieme il loro tour per il mondo con la barca a vela da lui costruita. Inizialmente restia per il ritorno a casa che rinviava da tempo, Tami accetta la proposta, allettata dall’idea di una spericolata e sensazionale avventura attraverso l’Oceano Pacifico. Ma la traversata si trasformerà in un incubo quando il potente uragano Raymond si scaglierà con tutta la sua furia devastante su Hazana travolgendola e lasciando la giovane coppia innamorata alla deriva. Di lì l’inizio della lotta alla sopravvivenza che svela Tami come autentica eroina, dotata di coraggio, intelligenza e determinazione, ma sopra ogni cosa incitata dalla voce interiore dell’amore per Richard, àncora di salvezza e motore per sopravvivere alle paure ed incertezze. La destinazione finale sarà la spiaggia di Hilo, nelle Hawaii, dopo 41 giorni di navigazione alla deriva, con viveri insufficienti, ferite, trauma cranico e barca priva di vela e motore. Aiutata dai soli venti e correnti, Tami supererà brillantemente una prova che cambierà la sua vita, ma che non eclisserà la sua passione. Resta con me. Storia e ambientazione Ciò che rende questo survival movie così coinvolgente è la biografia che lo sottende. Resta con me è infatti interamente tratto dalla vera storia di Tami e Richard accaduta nel lontano 1983 nei medesimi luoghi narrati nella pellicola cinematografica. Quasi vent’anni dopo i drammatici eventi infatti la Oldham decide di raccontare la sua storia in un libro intitolato Red Sky in Mourning: A True Story of Love, Loss and Survival at Sea, pubblicato nel 2002. Ed ecco che il disaster movie, legato al survival movie, trova compiutezza con la narrazione della love story dei protagonisti, vera ed autentica proprio come la racconta Tami attingendo ai ricordi di quei momenti terribili così come a quelli dell’amore profondo vissuto con […]

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Culturalmente

Modi di dire e frasi in napoletano: origine delle più famose

Frasi in napoletano, scopriamo insieme quelle più famose e che hanno reso celebre il dialetto napoletano.  Il dialetto napoletano vanta una viscerale tradizione di gestualità, proverbi e modi di dire, dotati di tale bellezza e musicalità da acquisire una propria identità nazionale ed internazionale, oltre che propriamente partenopea. Lingua, si ricordi, e non più mero dialetto, come affermato dall’Unesco, grazie alla sua innata e storica capacità di diffusione e conservazione di modi di vita, arte e genuinità. E insieme alla spiccata arte del gesto, che accompagna la parola e la completa, la lingua partenopea offre un vasto repertorio di tipici modi di dire napoletani che, nel corso del tempo, hanno contribuito a renderla sempre più unica e preziosa. Tali modi di dire napoletani affondano le loro radici nella storia, grazie anche all’influsso delle dominazioni straniere, ma anche nella tradizione religiosa, artistica, etimologica e folcloristico-onomatopeica. Il risultato è una ricca e colorita gamma di frasi napoletane, spesso anche intraducibili per l’efficacia del messaggio originale che intendono trasmettere. Andiamo ad elencare alcuni delle più famose frasi in napoletano, ormai radicate nella quotidianità partenopea e non. Frasi in napoletano. Origini storico-religiose Alcuni termini come buatta (barattolo) o sciantosa (cantante esibizionista) derivano dalla pronuncia dei termini francesi “boit” e “chanteuse”; o ancora ammuìna (confusione) e ‘ngarrà (indovinare), che derivano dai verbi spagnoli “amohinar” e “engarràr”. Ma uno tra i più diffusi modi di dire in napoletano, che affonda le sue radici nella storia, anche dal punto di vista religioso, è A Santa Lucia nu passe ‘e gallina, a Sant’Aniello nu passe ‘e pecuriello. Il chiaro riferimento è ai due santi, l’una siciliana e l’altro campano, vissuti a circa due secoli di distanza, eppure così vicini nell’immaginario della tradizione linguistica napoletana. Il 13 dicembre, in cui si festeggia Santa Lucia, indica il giorno più breve dell’anno, che dunque si allunga di poco come poca è la distanza tra i passi di una gallina. Il 14 dicembre, in cui si commemora Sant’Aniello, indica invece il giorno in cui cominciano a seguire giornate più lunghe come maggiore è il passo compiuto da un agnellino. Cerchi la perfetta frase napoletana d’amore? Leggi “10 frasi d’amore in napoletano“ Origini storico-etimologiche con traduzione italiano – napoletano Nella lingua napoletana si è soliti definire una persona sveglia e spiccatamente astuta ed intelligente con l’espressione Figlio ‘e ‘ntrocchia. In tutto il mondo viene recepita come offesa, mentre in terra napoletana assume quasi le tinte di un complimento. ‘Ntrocchia è una parola napoletana che indica una “prostituta”, ma nel senso positivo del termine. Un figlio di prostituta è colui che ha dovuto imparare a vivere per strada e cavarsela senza poter contare su aiuti altrui. Inoltre, la prostituzione è il mestiere più antico del mondo e già praticato nell’antica Roma, dove le prostitute, scendendo la notte in strada, utilizzavano per riscaldarsi piccole torce chiamate “antorcule”. Di qui la frase napoletana sopra indicata che si traduce con “figlio di lucciola”. Altre due citazioni napoletane che trovano spiegazione nell’etimologia dei termini utilizzati sono Chillo tene l’arteteca e E’ fernuta ‘a […]

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