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Eroica Fenice

Culturalmente

Modi di dire e detti napoletani: origine dei più famosi

Modi di dire e detti napoletani, vediamo l’origine dei più celebri! La lingua napoletana vanta una viscerale tradizione di gestualità, proverbi e modi di dire, dotati di tale bellezza e musicalità da acquisire una propria identità nazionale ed internazionale, oltre che propriamente partenopea. Lingua, si ricordi, e non più mero dialetto, come affermato dall’Unesco, grazie alla sua innata e storica capacità di diffusione e conservazione di modi di vita, arte e genuinità. E insieme alla spiccata arte del gesto, che accompagna la parola e la completa, la lingua partenopea offre un vasto repertorio di tipici modi di dire napoletani che, nel corso del tempo, hanno contribuito a renderla sempre più unica e preziosa. Tali modi di dire napoletani affondano le loro radici nella storia, grazie anche all’influsso delle dominazioni straniere, ma anche nella tradizione religiosa, artistica, etimologica e folcloristico-onomatopeica. Il risultato è una ricca e colorita gamma di espressioni, spesso anche intraducibili per l’efficacia del messaggio originale che intendono trasmettere. Andiamo ad elencare alcuni dei più famosi detti napoletani, ormai radicati nella quotidianità partenopea. Modi di dire e detti napoletani. Origini storico-religiose Alcuni termini come buatta (barattolo) o sciantosa (cantante esibizionista) derivano dalla pronuncia dei termini francesi “boit” e “chanteuse”; o ancora ammuìna (confusione) e ‘ngarrà (indovinare), che derivano dai verbi spagnoli “amohinar” e “engarràr”. Ma uno tra i più diffusi detti napoletani, che affonda le sue radici nella storia, anche dal punto di vista religioso, è A Santa Lucia nu passe ‘e gallina, a Sant’Aniello nu passe ‘e pecuriello. Il chiaro riferimento è ai due santi, l’una siciliana e l’altro campano, vissuti a circa due secoli di distanza, eppure così vicini nell’immaginario della tradizione linguistica napoletana. Il 13 dicembre, in cui si festeggia Santa Lucia, indica il giorno più breve dell’anno, che dunque si allunga di poco come poca è la distanza tra i passi di una gallina. Il 14 dicembre, in cui si commemora Sant’Aniello, indica invece il giorno in cui cominciano a seguire giornate più lunghe come maggiore è il passo compiuto da un agnellino. Origini storico-etimologiche Nella lingua napoletana si è soliti definire una persona sveglia e spiccatamente astuta ed intelligente con l’espressione Figlio ‘e ‘ntrocchia. In tutto il mondo viene recepita come offesa, mentre in terra napoletana assume quasi le tinte di un complimento. ‘Ntrocchia infatti si riferisce a “prostituta”, ma nel senso positivo del termine. Un figlio di prostituta è colui che ha dovuto imparare a vivere per strada e cavarsela senza poter contare su aiuti altrui. Inoltre, la prostituzione è il mestiere più antico del mondo e già praticato nell’antica Roma, dove le prostitute, scendendo la notte in strada, utilizzavano per riscaldarsi piccole torce chiamate “antorcule”. Di qui l’espressione sopra indicata che si traduce con “figlio di lucciola”. Altri due modi di dire napoletani che trovano spiegazione nell’etimologia dei termini utilizzati sono Chillo tene l’arteteca e E’ fernuta ‘a zezzenella. Nel primo il termine “arteteca” deriva dal latino “arthritis”, a sua volta da “arthron” (giuntura). La parola è traducibile con “artrite”, una malattia che […]

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Voli Pindarici

Se il tempo fosse denaro: un patrimonio da conservare

La clessidra verde scandisce il tempo e i suoi inesorabili istanti. Le ore costituiscono ricchezza. I giorni, un patrimonio da preservare con parsimonia. Un ghetto. L’élite. Due facce della stessa medaglia. Figli di un cuore che divorzia dalla mente. Esigenza comune, ma capricciosa priorità. La vita. Esistenza improntata al terrore e alla speranza. Esistenza inscritta in un destino disegnato sulle tracce della sicurezza e della corruttibilità. Lui, Will, operaio in una fabbrica che produce apparecchi in cui viene immagazzinato il tempo, e lei, Sylvia, giovane privilegiata residente nella zona più ricca della città. Will con la sua sete di giustizia e Sylvia cristallizzata nella sua gabbia dorata. Due mondi apparentemente opposti, distanti anni luce in termini di possibilità guadagnate e concesse. Il tempo ha il colore del denaro, perché è denaro. Nel ghetto c’è chi giunge a derubare ed ingannare, perché ogni ora vissuta può essere l’ultima. L’élite sembra destinata all’eternità, vivendo un tempo eccessivo per sé e vitale per loro. Ma quell’incontro avrebbe segnato finalmente una nuova era. L’era della mortalità comune, che segue la morte dell’eternità. L’era in cui la ragione e la giustizia cominciano a percorrere lo stesso sentiero. Qualcosa stava cambiando e lei era pronta a barattare il suo tempo infinito, lottando con lui, nel tentativo di sovvertire il sistema, e provando per la prima volta l’adrenalina e l’eccitazione di un condannato a morte. Will, con l’obiettivo di vendicare sua madre, le mostrerà il brivido della lotta alla sopravvivenza in un’esistenza in cui la ricchezza è la vita stessa. Sylvia, con l’intento di impartire una lezione morale a suo padre, si guarderà dentro scoprendo di avere un coraggio fino a quel momento assopito. Gli amici nel ghetto continuavano a morire, mentre l’élite sorrideva egoista e sarcastica della fine altrui. Determinazione e coraggio unirono le proprie forze per concedere nuove chance di serenità, arginando il terrore di non riuscire a contemplare nuove albe. Non occorreva più sacrificare il tempo di molti per soddisfare i capricci di pochi. Perché di tempo ce n’era a sufficienza per tutti. E con tempo sufficiente era possibile sfamare i bambini e gli adulti con la gioia di poter vedere il domani e riuscire ad amare ed abbracciare le persone amate. La vita acquisiva un nuovo significato, un senso di tranquillità e gratitudine contro la corsa forsennata alla sopravvivenza. Ma sopra ogni cosa, il tempo sufficiente per tutti insegnava ora, a quell’élite viziata e dispotica, l’importanza del vederlo scorrere inesorabile, comprendendo e scoprendo un tesoro prima sottovalutato. Una ricchezza incommensurabile, divina e mortale insieme. Perché non esiste denaro senza tempo sufficiente. Un tempo da vivere senza rimpianti e senza remore. Perché un giorno volgerà al termine e il cuore dovrà provare soddisfazione nell’averlo impiegato rettamente e completamente. Via dunque le bende dall’anima e dalla mente. Perché il tempo è denaro e la vita stessa.

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Viaggi e Miraggi

Parigi. Ville Lumière, amore, arte e spirito bohémien

Cosa visitare a Parigi? Consigli e indicazioni per un fine settimana nella città dell’amore Parigi. Cité d’amour. Terra d’incanto, curiosità, cultura, arte e joie de vivre. È una meta che sicuramente non può mancare nella lista dei viaggi e weekend fuori porta di un buon viaggiatore. Spesso, e non a torto, considerata “la città dell’amore” per i suoi panorami mozzafiato dall’alto della Tour Eiffel, dell’Arc de Triomphe, della Torre della Cattedrale di Notre Dame e lungo la splendida Senna. Ma Parigi è una metropoli moderna e cosmopolita, romantica e anche misteriosa, con uno spirito gaio e bohémien che la rendono unica nel vasto panorama delle capitali europee. Parigi e il romanticismo Nella magnifica città, patria di artisti, successi cinematografici e musicali, è impossibile annoiarsi; ma soprattutto è impossibile non innamorarsi. Il profumo dei croissants appena sfornati, il brulicare di artisti di strada e il fascino notturno della città illuminata rendono irresistibile la “Ville Lumière”. La magia nasce dal cuore della città, l’Île de la Cité, una delle due isole fluviali della Senna. Questa ospita la Cattedrale di Notre Dame, maestosa architettura gotica costruita a partire dal 1163 e completata nel 1344. Entrata nell’immaginario collettivo grazie all’omonimo romanzo di Victor Hugo (1831) prima e dopo con il successo del musical Notre Dame de Paris di David e Clemente Zard, con al centro la tormentata storia d’amore tra Quasimodo ed Esmeralda. La bellezza delle vetrate interne rapisce l’occhio dell’osservatore, ma ciò che desta stupore è il pazzesco panorama visto dall’alto della torre, a cui si accede attraverso 378 gradini a chiocciola che inibiranno le forze ma, una volta giunti in cima, la meraviglia spodesterà la fatica. Lì tra le guglie e i misteriosi demoni in pietra cominceranno a risuonare nella testa le straordinarie musiche di Riccardo Cocciante scritte per il musical. Uno spettacolo indimenticabile! Tra una passeggiata e l’altra attraverso boulevards e bistrot, assaggiando prelibatezze quali omelette e i coloratissimi macarons, ci si sposta nella città trafficata ed affollata con la metropolitana, che con le sedici linee permette di raggiungere quasi ogni destinazione a Parigi e dintorni. Ma per i sognatori ed i romantici non può certamente mancare il tour parigino effettuato sui bateaux-mouches. I famosi traghetti utilizzati un tempo esclusivamente per il trasporto merci e divenuti una delle principali attrazioni turistiche a partire dal 1867 in occasione dell’Esposizione Universale. Le architetture e i colori della città visti dalla Senna non hanno prezzo. Da ogni angolo di Parigi in cui ci si trovi, dal basso o dall’alto, di giorno o di notte, è impossibile non ammirare la splendente bellezza della Tour Eiffel. Salire in cima, attraverso i 1665 scalini o in ascensore, è un’esperienza irrinunciabile. Luogo per eccellenza di viste mozzafiato, sguardi innamorati, promesse scambiate e fascino sublime! Il gioiello in ferro del progettista Gustave Eiffel, destinato ad una precoce demolizione, dopo la sua costruzione in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, sembra osservare e proteggere l’intera città come una madre elegante e premurosa. Lì sulla sua cima ci si carica di eccitazione […]

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Notizie curiose

Bambole voodoo. Origini, culto e rituali

Bambole voodoo, tutto quello che hai sempre voluto sapere ma non avevi mai avuto il coraggio di cercare. Il culto voodoo (o vudù o vodoo) ha origine tradizionalmente dalla diaspora africana avvenuta nel XVI secolo e trova attuale collocazione nel voodoo di Haiti e New Orleans. Si tratta di un culto sincretistico, in quanto combina elementi ancestrali dell’animismo della tradizione africana, praticato nel Benin prima del colonialismo, con concetti ed elementi del Cattolicesimo. Bambole e riti voodoo  I riti voodoo in realtà venivano compiuti già nell’antichità romana, quando l’elemento simbolico per eccellenza, ossia la bambola, era chiamata kolossai e realizzata con componenti di metallo malleabili. Il culto voodoo nella sua versione moderna sorge invece intorno al XVIII secolo ad Haiti, durante la colonizzazione dell’isola da parte dei francesi. Qui vennero condotti numerosi schiavi importati dall’Africa, le cui pratiche e credenze religiose si fusero nel tempo con la religione cattolica praticata dagli indigeni. Da tale integrazione trae dunque origine il voodoo, dal quale si sviluppano le pratiche di magia bianca o nera con le bambole, le dagide, che da tale culto traggono il nome di “bambole vudù”. Il culto originale prevede però sacrifici animali (come galli, maiali, tori ecc.), nei quali alle vittime si chiede il consenso tramite l’accettazione del cibo loro offerto. Scopo del culto voodoo è comunque quello di chiedere alla divinità, o agli spiriti, di intercedere per arrecare effetti benefici o malvagi alla persona destinataria delle proprie intenzioni o desideri. Pertanto le figure determinanti per la pratica del culto sono le divinità voodoo di origine africana, i Loa, spesso assimilate a figure religiose del cristianesimo, come i santi. Una funzione preminente è quella del Papa Legba, intermediario tra mondo divino e mondo terreno. La convinzione erroneamente diffusa consiste nel credere che le bambole voodoo e il culto ad esse associato siano puro strumento di magia nera. L’origine di questa sorta di religione ci ricorda invece come il voodoo sia sorto inizialmente per scopi benefici. In effetti il voodoo ha attraversato tre secoli di persecuzioni e mistificazioni; fortemente screditato e di cui sono state diffuse molte illazioni che hanno condotto ad una visione distorta dell’argomento, soprattutto attraverso il cinema. Oggi il voodoo (o vudù) è praticato da circa sessanta milioni di persone in tutto il mondo e riconosciuto come religione ufficiale in Benin e ad Haiti, praticato contemporaneamente al cattolicesimo. Bambole voodoo, cosa sono Le dagide, meglio conosciute come bambole voodoo, sono strumenti essenziali adoperati nei rituali di magia bianca o nera. Il trattamento ad esse riservato è dunque vario e si fonda sulla credenza che al loro interno sia rappresentata l’anima della persona da graziare o punire. Non si tratta infatti delle comuni bambole imbottite con stoffa o cotone, bensì contengono unghie, capelli, pezzi di indumenti e campioni di sangue dell’individuo prescelto. Se il rituale concerne la magia bianca, si può ad esempio attirare a sé la persona di cui si è innamorati o proteggere qualcuno. In tal caso la bambola viene accarezzata e avvolta da vibrazioni positive. Se […]

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Cinema & Serie tv

Michael Sucsy ritorna con “Ogni giorno” (Recensione)

Il 14 giugno 2018 giunge nelle sale cinematografiche a deliziare il pubblico con la sua dolcezza e sensibilità Ogni giorno, il nuovo film di Michael Sucsy. Ogni giorno, il cui titolo originale è Every Day, viene distribuito da Eagle Pictures e tratto dall’omonimo romanzo di David Levithan, con protagonista Rhiannon (Angourie Rice). Ogni giorno di Michael Sucsy . Trama Rhiannon è una teenager sedicenne che si innamora di un’anima o personalità misteriosa chiamata “A”, che ogni giorno abita un corpo diverso, sempre della stessa età, mai della stessa persona. Attratta da Rhiannon, una brava ragazza semplice e matura per la sua età, “A” si palesa a lei ogni giorno con sembianze diverse, così da rapirle il cuore grazie alla sua personalità delicata e al suo cuore gentile. Rhiannon vive con la sua famiglia, non esente da problemi, ed è fidanzata con Justin (Justice Smith), il tipico ragazzo egocentrico che presta poca attenzione al loro rapporto, non riuscendo a valorizzarlo come meriterebbe. Un giorno Rhiannon coglie una diversità nel suo ragazzo che la avvicina ancor più facendola sentire più amata del solito. Ma il giorno seguente Justin torna quello di sempre. Una situazione analoga si paleserà a Rhiannon nei giorni successivi con altri coetanei, ragazzi e ragazze, finché si troverà a dover fare i conti con una bizzarra ma straordinaria verità, che la porrà di fronte a scelte mature ed estremamente complicate. Ogni giorno. Dal romanzo al film Ogni giorno è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo fantasy sentimentale di David Levithan. Pubblicato nel 2012, entra nella classifica dei best seller nel New York Times ed elogiato per la delicatezza e l’empatia che lo caratterizzano, disegnando un ritratto deciso dell’amore che prescinde da limiti fisici ed etnici. Il film riprende fedelmente tale tematica, insistendo sul concetto dell’amore profondo e disinteressato, senza maschere e pregiudizi. Un monito ad amare le persone per chi sono e non per ciò che sono. A differenza del romanzo, Sucsy ha focalizzato il punto di vista della storia su Rhiannon e non su “A”, su questa ragazza ancora adolescente ma già alle prese con una storia complicata ed inverosimile. La bravura del regista risiede nella scelta consapevole dei protagonisti che a turno vestono i panni di “A”. Gli attori selezionati infatti sono sì giovani, ma emotivamente adulti, così da carpire l’importanza del ruolo affidato e riuscire ad interpretarlo con una grande profondità d’animo. Anche stavolta Sucsy è riuscito a toccare i cuori del pubblico, proprio come era già riuscito con La memoria del cuore nel 2012. Michael Sucsy. Polimorfismo d’intenti La determinazione di Rhiannon è il motore della straordinaria vicenda, in quanto la sua mente aperta le consente di approcciarsi alla verità, pur tra perplessità e sofferenze. Qui risiede la concezione del vero amore, pronto ad abbattere le barriere dell’ipocrisia e dell’egoismo, a trascendere i limiti estetici ed assumere il rischio di essere tacciato di promiscuità dalla comunità. Ma in realtà, proprio come il polimorfismo di “A”, anche la natura di Ogni giorno sembra un po’ ingannevole. Infatti sotto […]

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Musica

Andrea Sannino presenta Andrè, un nuovo album dalla forte identità partenopea

Andrea Sannino ritorna con  il nuovo album André, scopriamolo insieme Continua l’energico e coinvolgente percorso artistico di Andrea Sannino, il giovane cantautore partenopeo che, dopo i precedenti successi, lancia il nuovo album André. Prodotto e distribuito dalla Zeus Record, con la produzione artistica di Mauro Spenillo e Pippo Seno, Sannino ha presentato il suo nuovo orgoglio il primo giugno 2018 a Napoli, presso lo spazio eventi della Feltrinelli in Piazza dei Martiri. Ad anticipare l’uscita del disco è Lassame cu’ tte, una ballata romantica già oggetto di oltre 100 mila views in meno di 24 ore a partire dal 18 maggio 2018, insieme al videoclip targato Francesco e Sergio Morra. André. Figlio del percorso di crescita umana e artistica di  Sannino “Mr Abbracciame”- il cantante campano è soprannominato così in seguito al forte successo di Abbracciame – è diventato ormai un’icona nel panorama del repertorio dei brani melodici napoletani e italiani. È un giovane di talento con un immenso e contagioso desiderio di emergere e parlare al cuore della gente attraverso la musica. Artista poliedrico, nonostante la giovane età, esordisce nel 2010 scrivendo e componendo Senza Accordi insieme al musicista Emanuele Nerino. Giunge poi nel medesimo anno il suo successo con il musical C’era una volta… Scugnizzi, dove vestei panni del coraggioso prete Don Saverio. Da qui comincia a farsi strada con il suo talento, non solo come cantante, ma anche come attore e ballerino. Un vero showman, con il palcoscenico al suo servizio ed un pubblico che ne acclama il carisma e l’energia. Dal 2014 al 2015 è ancora tra i protagonisti di un musical scritto e diretto da Alessandro Siani, Stelle a metà, al fianco di Sal da Vinci. Nel 2015 pubblica Abbracciame, brano da milioni di visualizzazioni e ormai stabilmente ai vertici delle classifiche di Spotify dedicate alla musica napoletana. Abbracciame anticipa il suo primo album uscito il primo Dicembre 2015, Uanema, composto da 15 brani inediti che scaldano i cuori del pubblico ormai innamorato della sua schietta simpatia e del suo carismatico talento. André: il nuovo album che urla identità partenopea A tre anni di distanza dall’esordio discografico, Andrea Sannino torna con André, un lavoro ancor più personale dei precedenti, proprio a partire dal titolo! L’album raccoglie 14 brani che ripercorrono il suo personale stile, frutto di un lungo lavoro di ricerca, scrittura e produzione. Un lavoro importante, perché rappresenta una crescita umana e artistica. Tutto parte già dal titolo André, in risposta a chi voleva cambiargli gli orizzonti già dal primo disco, oggetto di enorme successo forse proprio per la viscerale peculiarità partenopea. Una vera dichiarazione d’identità, e così lui presenta questa scelta consapevole alla rubrica Music&TheCity: «Una sorta di ripicca ironica verso chi.. quando qualcosa parte da Napoli ti fa sempre la classica affermazione: “Però adesso ci vuole un brano in italiano!“; cioè quasi a dire che se lo fai in napoletano è qualcosa di serie B. Allora io per ripicca, non solo i 14 brani sono tutti in napoletano, ma mi sono tradotto anche il nome: da […]

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Fun & Tech

Iliad Italia: il nuovo operaore mobile low cost

Iliad Italia è il nuovo gestore telefonico pronto ad imporsi nel nostro Paese. Ci riuscirà?   Iliad Italia è qui! Nell’era della dittatura tecnologico-informatica, con la connessione Internet inesorabilmente in tasca e il mondo a portata di clic, gli operatori della telefonia mobile scendono in campo armati di offerte aggressive per accaparrarsi una sempre crescente utenza. E nel momento in cui la concorrenza diviene quasi spietata Iliad fa capolino lanciando in Italia offerte appetibili urlando low cost. Iliad debutta a Milano lo scorso 29 maggio come quarto operatore telefonico italiano, occupando il posto lasciato libero dopo la fusione tra Wind e Tre, promettendo un cambiamento radicale nelle offerte della telefonia mobile in Italia, mirando alla trasparenza e alla semplicità. Cos’è Iliad Italia? Iliad Italia nasce come filiale di Iliad S.A., società francese fondata dall’imprenditore Xavier Niel nel 1990 per emergere nel panorama francese delle tariffe ad alto costo, soprattutto per Internet. La madre italiana è la Iliad Holding S.p.A. nata nel 2016, che controlla al 100% Iliad Italia S.p.A. E da gennaio 2018 viene designato Benedetto Levi quale amministratore delegato di Iliad Italia, allo scopo di guidare la giovane filiale italiana di Iliad. Il gemellaggio Francia-Italia avviene tramite investimenti di cospicua somma da parte della società francese comprendenti i costi di acquisizione delle frequenze radio da Wind-Tre e dallo Stato Italiano. È anche attivo il servizio clienti Iliad, che risponde al numero 177. Iliad. Offerte e costi Iliad mira innanzitutto ad una copertura in 4G+ di qualità, sbaragliando i limiti economici e la bassa trasparenza delle offerte propinate dagli altri operatori. In Italia la prima offerta presentata segue l’impronta francese. Ma cosa offre Iliad di così speciale da sedurre l’utenza italiana? Ebbene la tariffa presentata comprende chiamate illimitate in Italia e all’estero, SMS illimitati e 30 GB di traffico Internet in 4G+, con l’aggiunta di 2 GB per chi viaggia in Europa (specifici per l’estero e non cumulabili ai 30 GB). Il tutto al solo costo di 5,99 € mensili (per il primo milione di utenti aderenti) più 9,99 € di attivazione SIM. Un neo può essere considerato il fatto che esauriti i 2 GB (validi per navigazione all’estero) si pagano 0,00732 € ogni MB, ovvero 7,32 € a GB. Il solo costo basta a far venire l’acquolina. Ma l’offerta non si esaurisce alla sola cifra allettante. Iliad include opzioni che con altri operatori prevedono costi aggiuntivi: segreteria telefonica, hotspot e altri servizi. L’impegno che Iliad si propone è quello della durata della tariffa, che sembra non avere scadenza per gli stessi abbonati. Una differenza interessante che contraddistingue Iliad dagli altri operatori, i quali, come evidente, si riservano sempre più frequentemente di cambiare unilateralmente le loro offerte già attive verso i clienti, lasciando agli stessi esiguo margine decisionale. Iliad. Acquisto e abbonamento Le SIM di Iliad possono essere acquistate online sul sito dell’azienda oppure tramite le “simbox”, distributori automatici che la società dovrà installare in diverse città italiane. Per ora presenti in numero esiguo, come la sola città di Torino […]

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Viaggi e Miraggi

Palazzo Te: fascino pittorico e architettonico nell’amena cornice di Mantova

Mantova, già Capitale italiana della Cultura nel 2016, ospita tra i suoi gioielli alcune meraviglie architettonico-pittoriche. Tra queste è doveroso annoverare l’affascinante Palazzo Te. Costruito tra il 1524 e il 1534, su commissione di Federico II Gonzaga, ad opera del celebre architetto italiano Giulio Romano. Una doppia ipotesi riconduce il nome del Palazzo al termine teieto (giardino di tigli) oppure a tegia (dal latino attegia, capanna). Palazzo Te. Struttura e composizione Palazzo Te si erge all’interno di un vasto parco, caratterizzato da zone soleggiate e zone d’ombra, ideale per rilassarsi leggendo un buon libro o ascoltando musica distesi su una delle panchine in pietra, o per passeggiare e donare ai bambini la possibilità di divertirsi e ristorarsi. Attraversando il parco si raggiunge l’ingresso laterale di Palazzo Te. Un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile quadrato, un tempo decorato con un labirinto, antistante un ulteriore sfondo architettonico composto da un emiciclo colonnato d’esedra. L’intero edificio sorgeva in origine in una zona paludosa e lacustre (peculiarità della città lombarda). Bonificata poi dai Gonzaga, la stessa giunse ad offrire lo splendore del raffinato Palazzo, decorato alternando elementi architettonici a quelli naturali in stanze e facciate. Palazzo Te. Museo Civico Dopo le occupazioni spagnole, francesi e austriache, passando per la proprietà dei Gonzaga, l’edificio nel 1876 diviene proprietà del Comune di Mantova. Oltre ai restauri apportati alle sale e ai giardini, lo scopo delle istituzioni cittadine prevedeva la realizzazione di un museo che ospitasse una parte delle collezioni civiche. A tal proposito si annoverano la “Sezione Gonzaghesca”, costituita da materiali legati alla storia mantovana di età gonzaghesca, raccolti nella Collezione Numismatica e costituita da 595 monete prodotte dalla zecca di Mantova. Altresì interessante la “Raccolta Egizia” di Giuseppe Acerbi. Console Generale d’Austria in Egitto, raccolse 500 pezzi tra i materiali della spedizione archeologica donandoli alla città di Mantova. La collezione è interamente esposta in Palazzo Te, ricordando in parte quella presente nel Museo Egizio di Torino, seppur in quantità esigua. Palazzo Te. Le Sale Ma l’autentico splendore e fascino di Palazzo Te viene offerto senza dubbio dalla ricca pinacoteca, con l’esposizione di mirabili affreschi sulle pareti interne delle sale, ciascuna dotata di identificazione simbolica. All’inizio ci si imbatte nella Sala grande dei cavalli, con i ritratti in grandezza naturale dei sei destrieri preferiti dei Gonzaga e adibita a sala destinata al ballo. La peculiarità della camera si riscontra nello sguardo di uno dei sei cavalli, che sembra seguire il visitatore nei suoi spostamenti. Attraversando Palazzo Te si giunge alla sontuosa Sala di Amore e Psiche, adibita un tempo a sala da pranzo del duca. Interamente affrescata, deriva il proprio nome dalla favola di Amore e Psiche tratta dalle Metamorfosi di Apuleio. Difficile cogliere ad una prima occhiata l’intero complesso pittorico, che si sviluppa in più raffigurazioni e soggetti. Una delle sale che necessita dunque di una fruizione approfondita e più attenta. Ben in vista risulta essere senza dubbio il riquadro al centro del soffitto, raffigurante Giove in atto di unire […]

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Cinema & Serie tv

Loro 2. Il tracollo italiano riflesso della crisi di Berlusconi

Continuano le vicende di Lui. Uomo e politico oggetto di critiche, scandali e polemiche. Irrompe così il 10 maggio 2018 nelle sale cinematografiche Loro 2. La seconda parte del racconto italiano di Paolo Sorrentino attraverso Silvio Berlusconi, con la medesima distribuzione Universal Pictures. Loro 2. Trama Se in Loro 1 il regista partenopeo aveva presentato Berlusconi/Servillo al pubblico dopo circa un’ora dall’inizio del film, in Loro 2 il suo viso e il suo operato diventano onnipresenti. Un Berlusconi con il desiderio di rimonta politica dopo l’opposizione. Un Berlusconi intento a riconquistare la moglie Veronica Lario, ormai stanca e delusa del matrimonio. Un Berlusconi ancora superficie riflettente (come il font cromatico del titolo sulle locandine) per Loro, coloro che ruotano intorno al suo sole. Qualcuno, come Morra/Scamarcio, riesce ad entrare nelle sue grazie, conquistando la sua simpatia; altri mine vaganti in un universo improntato a collusione e desiderio di rivalsa. E così, sfoderando le sue vecchie doti di venditore di sogni, Berlusconi riesce a ritornare al potere. Ma la sua sfrontata propensione al divertimento, donne, persuasione e raggiri sembra destinare al baratro la gloria riconquistata. Loro 2. Dalla farsa alla tragedia Personaggio complesso. Proprio questo ha attratto l’attenzione di Sorrentino. E, come già anticipato in Loro 1, la sua complessità è tale perché prima del politico egoista e carismatico c’è l’uomo. Un uomo sicuro di sé nel suo operato, ma con dubbi e perplessità nel prendere atto della sua decadenza. Ed ecco che, se in Loro 1 la trama ruotava intorno alla farsesca rappresentazione della sua vita e di quella di coloro che lo attorniavano, in Loro 2 è la tristezza a prevalere. Berlusconi è triste perché non si rassegna al voltafaccia degli italiani e della moglie. Non riesce a spiegarsi perché gli stessi che lo hanno tanto amato ora son pronti a puntargli contro il dito, perdendo fiducia. Si assiste ad una sorta di parabola discendente. La luce con la quale prima attirava i “loro-pianeti” comincia ad affievolirsi. Due saranno invece i soli che avranno un ruolo determinante in Loro 2: due donne, la moglie Veronica e una delle ragazze di Morra, Stella. Entrambe con intelligenza e consapevolezza lo porranno di fronte all’evidente realtà. E Lui non potrà che cominciare a prenderne atto. Si assiste così in Loro 2 ad un terremoto, reale e metaforico. Il terremoto che colpì l’Aquila nel 2009, tragica cicatrice sul volto dell’Italia e quello del tracollo sociale, politico e morale del Paese nel momento in cui Berlusconi riacquista la carica di Presidente del Consiglio nel 2008, ma soprattutto quello successivo alla sua caduta. Con Lui cadono Loro. Cadono gli italiani e il Paese. Il Bel Paese che fonda i suoi onori su cibo, turismo e compromessi. Ma se il terremoto è emblema di decadenza, la statua del Cristo estratta intatta dalle macerie del terremoto può divenire il simbolo della speranza di una rinascita, pur se ardua a realizzarsi. Unico raggio di sole sulle rovine italiche. Paolo Sorrentino ha presentato in definitiva il Berlusconi aperto alla […]

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Viaggi e Miraggi

Parco giardino Sigurtà: tesoro verde nel veronese

Sigurtà, uno splendido polmone verde Nella lista delle località turistiche e d’interesse italiane non può mancare per gli appassionati d’arte e natura l’incantevole Parco giardino Sigurtà. Un parco naturalistico di 60 ettari situato a Valeggio sul Mincio, nella splendida Verona, a pochi chilometri dalla ridente Peschiere del Garda. Un tuffo nella storia e nella bellezza di un’autentica opera d’arte, che ha sperimentato una successione di diverse proprietà nell’arco di cinque secoli. Il Parco giardino Sigurtà ospita innumerevoli attrazioni naturalistiche e storiche, prima tra tutte la straordinaria fioritura, che rende il parco un prezioso smeraldo nel panorama del territorio italiano, conquistando il secondo premio di “Parco più Bello d’Europa” nel 2015 e di “Parco più Bello d’Italia” nel 2013. Parco giardino Sigurtà. Fioriture Le colorate fioriture si susseguono con caleidoscopiche varietà nei periodi primaverile, estivo ed autunnale. Agli albori primaverili fioriscono le bulbacee tra cui giacinti, narcisi e soprattutto tulipani. Tale fioritura è la seconda più ricca d’Europa dopo quella olandese e la più importante in Italia. L’ingente afflusso di visitatori attratti da tale evento naturale dona a questa stagione l’epiteto di Tulipanomania. Nel mese di maggio prosegue la fioritura di iris e rose, che colorano il celebre “Viale delle Rose” (lungo circa 1 chilometro), icona del parco nel mondo. Sullo sfondo del Viale delle Rose si erge maestoso il Castello Scaligero di Valeggio sul Mincio, che sembra sorgere all’interno del parco, grazie all’effetto scenografico della costruzione del viale, creando un magico effetto visivo. Nella stagione estiva è possibile ammirare, oltre alle fioriture di dalie e canna indica, piante acquatiche quali ninfee, fiori di loto, giacinti d’acqua all’interno dei 18 laghetti incastonati tra immensi prati verdi. Nella stagione autunnale infine è possibile ammirare la fioritura di aster e begonie. Parco giardino Sigurtà. Storia e trasformazione Un brolo cinto de mura. Questa l’origine del parco veronese. Il Parco giardino Sigurtà conosce il suo primo proprietario il 14 maggio 1407 nel patrizio Gerolamo Nicolò Contarini, che acquista l’intera proprietà costituita da terre coltivate con foraggi all’interno di un’alta muraglia e da un piccolo e geometrico giardino adiacente alla casa principale dedicato all’ozio dei nobili. Nel 1417 Contarini fece erigere un’ulteriore struttura, “Domus Magna”, caratterizzata da uno stabile principale per la famiglia e da abitazioni minori destinate ai loro servitori. Nel 1436 la tenuta segue alla famiglia Guarienti per ben 190 anni, fino al 1626. In questo periodo la struttura mantenne le sue funzioni agricole, finché Guarienti cominciò ad apprezzare l’amenità del giardino fino ad ampliarne la superficie. Sarà però con la stirps Maffea (1626 – 1836) che il giardino della tenuta acquisirà sempre maggiore bellezza, grazie anche all’opera di irrigazione che permise di attingere acqua dal vicino fiume Mincio, garantendo un periodo florido alla vegetazione presente. Influenzato anche dal poeta Ippolito Pindemonte, suo ospite, il Marchese Antonio Maffei trasformò la proprietà in un giardino romantico all’inglese, accostando elementi naturali e artificiali. A tal proposito si ricordano nel parco un bosco in cui venne inserito un tempietto neo-gotico, l’”Eremo”, un Castelletto del medesimo stile e […]

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Cinema & Serie tv

Loro 1. Paolo Sorrentino racconta l’Italia attraverso il Berlusconi di Toni Servillo

La primavera 2018 presenta uno dei film più attesi della stagione: Loro. La nuova opera cinematografica del regista partenopeo Paolo Sorrentino  è incentrata sulla figura di uno dei politici italiani più discussi di sempre: Silvio Berlusconi. Il film si compone di due parti: Loro 1, in uscita nelle sale cinematografiche il 24 aprile 2018, e Loro 2 nella successiva data del 10 maggio 2018. Una coproduzione Italia-Francia che vede Indigo Film per l’Italia e Pathé e France 2 Cinéma per la Francia. In Italia sarà distribuito dalla Universal Pictures. Loro 1. Trama del nuovo film di Sorrentino Attenzione contiene spoiler! Loro 1 ha un’ulteriore suddivisione interna di racconto, vicende e stile. È ambientato tra la Roma dei Fori e la Sardegna di Villa Certosa (la residenza estiva del Cavaliere). Il periodo storico si concentra negli anni della decadenza del terzo Governo Berlusconi e gli inizi della crisi del quarto (2006-2010). Emblematica la scena d’esordio in cui una pecorella, nell’idilliaco paesaggio sardo che circonda Villa Certosa a Porto Rotondo, attratta dalla frescura entra nella villa rinfrescata da condizionatori. Tre schermi nella stanza trasmettono senza volume una trasmissione quiz di Mike Bongiorno. Quando il condizionatore giunge a 0° per la pecorella non c’è speranza, muore assiderata. Tipico di Sorrentino servirsi di immagini e sviluppi a effetto, scevri di percorsi lineari, puntando sulla sorpresa, l’esuberanza e il grottesco. Si entra dunque nel vivo del racconto. Una prima parte, svolta interamente a Roma, in cui si assiste alla scalata al successo di Gianpaolo Tarantini (presentato nel film col nome di Sergio Morra), un imprenditore barese, interpretato da Riccardo Scamarcio, che organizza i celebri festini a base di escort e cocaina famosi in tutto il mondo. All’inizio del film Morra presenta a un politico locale, che deve fargli vincere un appalto per una mensa scolastica, una delle sue ragazze, una escort ginnasta acrobatica come merce di scambio. In seguito, mentre lui stesso si approfitta di lei, colpito dal tatuaggio sul suo fondoschiena che ritrae il volto di Berlusconi, viene folgorato dalla geniale idea di arrivare a Lui (l’ex premier è chiamato così da “loro”, quelli che contano, coloro che lo venerano e lo circondano), per fare fortuna, sperando di conquistare le sue simpatie procurandogli un plotone di ragazze in vetrina che arruola rifornendole di coca. Morra ha una compagna, Tamara (Euridice Axen), che lo aiuta nella gestione delle ragazze. Intanto conosce una delle donne più vicine a Lui, Kira (Kasia Smutniak), l’ape regina che guiderà le sue ragazze aiutando Morra nelle sue mire di successo. È una prima parte molto vicina, seppur non completamente aderente al consueto stile contorto ed ermetico di Sorrentino, che si concentra sugli effetti esplosivi, nevrotici e appariscenti che hanno caratterizzato altri suoi lavori come La Grande Bellezza. Un susseguirsi di personaggi, reali e non, si presenta al pubblico districandosi tra festini, prostituzione, collusione, interessi politici e personali, ambizioni e sniffate di cocaina. La prima frazione si conclude con un colpo di scena che prepara lo spettatore alla seconda metà. Un ratto che attraversa […]

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Attualità

Aurora Station: il primo hotel di lusso tra le stelle

Vacanze pluristellari e turismo spaziale? Ormai sembra non essere più un sogno ad occhi aperti. Il futuro sensazionale hotel nello spazio ha già una firma: Aurora Station. Un modulo spaziale con un diametro di 4 metri e 20 centimetri e una lunghezza di 10 metri, che dovrebbe appunto rappresentare il primo hotel di lusso nello spazio a 320 Km di distanza dalla Terra. Dietro al progetto la Orion Span di Houston, una società texana fondata da Frank Bunger che dichiara di voler investire sul turismo spaziale, in quanto lo spazio rappresenterebbe l’ultima frontiera della civiltà umana. Il primo soggiorno rigorosamente stellare dovrebbe essere offerto tra pochissimo tempo, entro il biennio 2021/2022. Prima di Aurora Station: il progetto del MIT premiato dalla NASA Ma l’Aurora Station non è certo il primo progetto diretto verso le stelle. Un’idea simile, ancora irrealizzata, è stata partorita da giovani studenti laureati del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ipotizzando Marina (Managed reconfigurable in-space nodal assembly). Un porticciolo spaziale per far attraccare moduli privati ospitante stanze con vista mozzafiato sul nostro pianeta. Questa spaziale e fantasmagorica idea è stata premiata dalla NASA come miglior progetto in concorso tra le università, culle di nuove idee nel campo dei sistemi aerospaziali. Marina prevedeva otto stanze con bar, ristorante e palestra. Niente di nuovo per un’offerta standard di un comune hotel terrestre. Ma a rendere speciale ed irrinunciabile il progetto era senz’altro l’incredibile emozione di sorvolare il nostro amato pianeta soggiornando tra le stelle; privilegio finora di astronauti e pionieri spaziali. Ma gli studenti del MIT hanno anche immaginato di andare oltre, presentando Marina come approdo e punto di partenza per altri viaggi verso Marte. Insomma, se con l’avvento di Internet le interconnessioni informatico-digitali viaggiano ormai alla velocità della luce, il futuro sembra non incontrare barriere nemmeno in campo fisico-aerospaziale. Aurora Station: organizzazione e addestramento Il geniale progetto della Orion Span prevede la possibilità di soggiornare su Aurora Station per dodici giorni, per un costo pari a 9,5 milioni di dollari a persona, per quasi 800.000 dollari a notte. Frank Bunger apre le prenotazioni, con possibilità di versare un acconto di 80.000 dollari, per quanti intendano sperimentare una vacanza elitaria, all’insegna di emozioni mozzafiato mai vissute prima. Il modulo sarà in grado di ospitare sei persone, di cui due membri dell’equipaggio. Ma i futuri turisti spaziali potranno immergersi in questa sensazionale avventura non prima di essersi sottoposti ad un addestramento, ridotto alla durata di tre mesi, contro i ventiquattro di norma necessari, così da contenere ulteriormente le spese. È fondamentalmente prioritario infatti acquisire alcune nozioni di meccanica orbitale, volo spaziale e soprattutto di microgravità, trovandosi in ambienti pressurizzati. Costi stellari e lavoro d’addestramento. Ne varrà davvero la pena? Per una delle esperienze più incredibili per l’esistenza umana assolutamente sì. Se finora era inimmaginabile poter tenere la mano del nostro partner fluttuando tra le stelle, al cospetto del panorama più spettacolare di cui l’uomo abbia mai fatto esperienza, adesso ciò non è più fantascienza. La vacanza dei sogni diviene realtà, salvo […]

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Cinema & Serie tv

Quanto basta. Il film elogio alla semplicità di Francesco Falaschi

Il 5 aprile 2018 irrompe nelle sale cinematografiche in tutta la sua genuinità Quanto basta, il nuovo film di Francesco Falaschi, distribuito da Notorious Pictures. Quanto basta. Trama Protagonista una coppia portentosa, definita nei ruoli di tutor e apprendista. Un uomo e un ragazzo, le cui vite sembrano viaggiare su lunghezze d’onda differenti, ma uniti dalla medesima intensa passione per la cucina e dalla difficoltà di conformarsi ai canoni che la società impone. Arturo, interpretato da un vivace Vinicio Marchioni, è uno chef stellato precipitato dalla cresta dell’onda in seguito al suo temperamento collerico e all’assente controllo dell’aggressività, che gli fruttano una condanna per percosse e lesioni aggravate. Ma la pena alternativa che gli viene concessa è la possibilità di tenere un corso di cucina per ragazzi autistici seguiti dai servizi sociali. Qui incontra Guido, interpretato magistralmente da Luigi Fedele, un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, come i suoi compagni, ma che da subito cattura l’attenzione di Arturo, spiccando tra gli altri per la sua preparazione e viscerale passione per l’arte culinaria. Lo chef “aggressivo” non risparmia i toni severi di fronte alla neurodiversità di Guido, che non è mai inferiorità, scansando pietismo ed agendo con iniziale impulsività. Sarà in occasione della partecipazione ad un talent culinario, fortemente desiderata da Guido ed odiata da Arturo per la barocca creatività che profana la genuinità della buona cucina, che la coppia fenomenale vedrà mutare il proprio destino. Quanto basta. Panoramica del film Dopo l’esordio con Emma sono io (2002), che già affrontava il tema della disabilità mentale, il lavoro di Falaschi prosegue con due lungometraggi Last Minute Marocco (2007) e Questo mondo è per te (2011), fino a giungere al suo quarto prodotto che già dona commozione e sorrisi ad un pubblico che ancora spesso ignora l’entità di una sindrome, come l’Asperger, molto affine all’autismo. La straordinaria interpretazione della coppia Marchioni-Fedele rende poi ancor più interessante l’argomento trattato. Il film si inserisce anche in quel vibrante filone del “road movie”, che ha conclamato il successo de La pazza gioia (2016) e del più datato Rain Man (1988), in cui il viaggio è metafora di un percorso di crescita e consapevolezza di sé. Arturo e Guido sperimentano imprevisti ed emozioni inedite nella bella Toscana, terra di sapori autentici. Il giovane Luigi Fedele, già promessa del cinema da bambino, offre il meglio della sua professionalità, vestendo un ruolo complesso, determinato e commovente “quanto basta” e dimostrando un talento incommensurato. Quanto basta. Semplicità anticonvenzionale nella vicinanza delle diversità Si sa, la ricetta per un ottimo spaghetto al pomodoro è la genuinità degli ingredienti e del loro accostamento. Pertanto il segreto per eccellenza è la semplicità. Una semplicità che affiora nelle pietanze, ma nelle emozioni dei protagonisti, condite da grazia e delicatezza non spesso presenti sui grandi e piccoli schermi. La semplicità è la parola d’ordine per Falaschi, scelta come arma contro gli eccessi e le convenzioni sociali, contro la ricercatezza esasperata della perfezione che finisce per privarsi poi del vero ed autentico condimento che […]

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Cinema & Serie tv

Il sole a mezzanotte. Quando l’alba mina il corpo, ma rigenera il cuore

Il 22 marzo 2018 il filone cinematografico “amore e malattia” ritorna a far brillare gli occhi con Il sole a mezzanotte. Diretto da Scott Speer e distribuito da Eagle Pictures, dispensa forte emozione grazie alla tenera e genuina interpretazione dei protagonisti Bella Thorne, nel ruolo di Katie Price, e Patrick Schwarzenegger, nel ruolo di Charlie. Il sole a mezzanotte. Trama La diciassettenne Katie conduce una vita diversa dalle sue coetanee. È, infatti, costretta sin da piccola a vivere come un vampiro a causa dello Xeroderma Pigmentoso, rara patologia genetica causante ipersensibilità alla luce del sole. Anche la minima esposizione può risultarle fatale; così la sua routine è scandita da studio privato, vita appartata e oscurata dietro vetri speciali che la riparano dal sole, ma anche dalle esperienze di ogni normale teenager. Ma Katie reca in sé la luce dell’ottimismo e del talento come musicista e cantante. E intorno alla sua orbita gravitano i soli del padre, genitore ed amico, e di Morgan, amica del cuore di sempre. Sotto la sua finestra osserva sin da bambina Charlie, il ragazzo che le ruba il cuore e che, ora adolescente, le mostrerà la bellezza splendente dell’amore, dal quale risulterà impossibile scappare e proteggersi, proprio come dal sole. Lo incontrerà per caso una notte alla stazione, dove a volte si reca a suonare la sua chitarra incantando i passanti con la sua voce melodiosa. Il sole a mezzanotte. Panoramica sul film Il sole a mezzanotte, il cui titolo originale è Midnight Sun o Song to the Sun è un remake del film giapponese Taiyō no uta (2006), riprendendone il filone cinematografico sempre più in voga dei film “love and disease”. Basti pensare ai fortunatissimi e commoventi Autumn in New York, Sweet November, fino ai recenti A walk to remember (I passi dell’amore), Colpa delle stelle, Me Before You (Io prima di te), per citarne alcuni. L’interpretazione dei protagonisti risulta molto convincente. Da un lato Bella Thorne, già amatissima dalle fan per il personaggio di Cece Jones nella serie tv di Disney Channel A tutto ritmo e di Belle nell’horror Amityville – Il risveglio. Il suo partner non è da meno. Già figlio d’arte dell’ex governatore della California ed impeccabile protagonista della pellicola Terminator Arnold Schwarzenegger, il modello e attore sfodera le armi di bellezza e dolcezza, facendo sognare le teenager, oltre la sua Bella. Il sole a mezzanotte porta la firma di Scott Speer, esordiente con Step Up Revolution (2012), ed anche scrittore di romanzi e regista di diversi video musicali. Ma Speer ama le favole, per sua stessa ammissione, e adora subito la sceneggiatura de Il sole a mezzanotte inviatagli da John Rickard, uno dei produttori. Appena letta, la percepisce come versione reale di Cenerentola e Rapunzel, le principesse Disney costrette a vivere da recluse e all’ombra delle malvagie streghe. Ma per Katie il male è rappresentato dalla stella madre del Sistema Solare: il Sole. Il sole a mezzanotte. La luce come condizione ossimorica di morte e vita È dal sole che Katie […]

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Culturalmente

L’arte del gesto. Un linguaggio tutto napoletano

Il linguaggio è l’unità della comunicazione, grazie al quale è possibile produrre messaggi tra due o più soggetti interlocutori. Ciò che lo rende complesso e unico per l’essere umano sono le sue proprietà. In particolare la biplanarità, caratterizzante il rapporto tra significante (l’espressione fonica, la parola) e il significato (l’elemento semantico, il contenuto). L’arbitrarietà, indicante l’assenza di vincolo naturale tra significante e significato, in quanto le associazioni sono date per convenzioni. La doppia articolazione, che rende il linguaggio prerogativa umana, indica la scomposizione del significante su due livelli: i morfemi (unità minime ancora portatrici di significato) e i fonemi (unità minime non più dotate di proprio significato). La trasponibilità di mezzo indica la possibilità di trasmettere un significante sia attraverso il canale fonico-acustico (trasmissione orale) sia attraverso il canale visivo-grafico (trasmissione scritta). Ancora il linguaggio è lineare, in quanto impone che gli elementi siano accostati linearmente uno dopo l’altro, e discreto, ossia basato sull’assoluta differenza tra i fonemi: cambiandone anche uno all’interno del significante, questo assumerà diverso significato. Il linguaggio. Differenza tra linguaggio verbale e linguaggio non verbale Ma è importante definire il linguaggio anche in base alla sua imprescindibile differenziazione tra “linguaggio verbale” e “linguaggio non verbale”. Il linguaggio verbale e la capacità di elaborarlo si sono sviluppati nell’uomo in seguito ai mutamenti strutturali della cavità orale; in particolare l’arretramento dell’ugola ha reso l’essere umano capace di esprimere una gamma sonora variegata e di controllare l’articolazione dei suoni. Se nel linguaggio verbale, l’associazione tra significante e significato costituisce un codice, fondato sulla corrispondenza segni-suoni offerta dall’IPA (International Phonetic Alphabet – Alfabeto Fonetico Internazionale, utilizzato appunto per rappresentare i suoni delle lingue nelle trascrizioni fonetiche),  nel linguaggio non verbale il codice è rappresentato dall’associazione gesti-significati. In tenera età in tutti gli esseri umani è presente la capacità di comunicare sia con le parole che con i gesti. Una dote che l’uomo abbandona progressivamente, forgiato dalle abitudini e dai ritmi che la società impone. Ecco che sembra così sopravvivere soltanto la parola. Il linguaggio. L’arte del gesto In realtà la capacità di comunicare attraverso la simbologia gestuale, nel corso del tempo, diviene prerogativa dei popoli mediterranei, in particolare del popolo partenopeo. È come se i napoletani non rinunciassero alla volontà, insita nella fanciullezza, di comunicare in maniera risoluta e colorata, anche se a volte un po’ esagerata, quelle sfumature emozionali, in cui la lingua non sempre eccelle. Va ricordato che il vocabolario dei gesti si suddivide in due categorie: i gesti mimici e i gesti simbolici. I primi, detti anche illustrativi, accompagnano un termine o una frase di una conversazione. È un gesto mimico, ad esempio, quello di indicare il polso senza orologio per chiedere l’ora. I gesti simbolici invece alterano completamente il significato della parola a seconda del conteso socio-culturale. Un esempio può essere offerto dal gesto delle corna (dato dall’indice e il mignolo rivolti verso l’alto e le altre dita piegate all’interno) per indicare l’infedeltà di un uomo o una donna. Se la gestualità mimica è convenzionalmente riconosciuta a […]

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Cinema & Serie tv

Il filo nascosto, il film casto e velenoso di Paul Thomas Anderson

Il 22 febbraio 2018 giunge nelle sale cinematografiche italiane Il filo nascosto (Phantom Thread), per la regia di Paul Thomas Anderson e distribuito da Universal Pictures. Quasi un dono agli occhi degli spettatori amanti dell’introspezione e dell’eleganza. Il filo nascosto: trama L’impeccabile protagonista Daniel Day-Lewis interpreta magistralmente il ruolo del celebre stilista Reynolds Woodcock che dirige la sua maison londinese, abbigliando con le sue esclusive creazioni la famiglia reale, le star del cinema, le ricche ereditiere, le celebrità mondane, le debuttanti e le signore dell’alta società. La maison Woodcock costituisce negli anni Cinquanta il fulcro della moda britannica e il suo nome è uno dei più conosciuti e ammirati del dopoguerra. Alla base di questo straordinario successo c’è la dedizione assoluta di Reynolds, affiancato dalla sorella Cyril (Lesley Manville), al suo lavoro. Una passione maniacale e bulimica, che non sembra concedere al nostro protagonista la possibilità di conoscere il vero amore, che ritiene essere un privilegio precluso ad un artista del suo calibro. Scapolo impenitente, come lui stesso si definisce, si circonda di donne belle ed eleganti, amanti e muse ispiratrici. Il suo debole per la bellezza femminile lo condurrà ad Alma (Vicky Krieps), interessante e maldestra cameriera, che conoscerà una mattina durante la colazione presso un hotel in cui sosta per riordinare le idee. Alma si rivelerà ben presto diversa da tutte le altre donne incontrate da Reynolds: caparbia, rivela tutta la sua tenacia vincendo lo scetticismo di Cyril, che la crede di passaggio, e l’arroganza e l’insofferenza del misurato stilista. Paradosso di perfezione e ambiguità Le giornate di Reynolds Woodcock sono scandite ed organizzate secondo una spettrale routine. Ogni azione ed evento segue una cronologia rituale, non lasciando spazio a contrattempi e distrazioni, se non quelle che lo stilista ama concedersi per compagnia. Una vita “cucita su misura”, ma che con l’incontro di Alma comincerà a prendere una piega inaspettata, stravolgendo il controllo e la moderazione. La maniacalità di Mr. Woodcock è in parte dovuta all’ossessione per la madre defunta, onnipresente nella sua vita, nei sogni e nelle stoffe. Il fantasma di sua madre prende forma prima attraverso la sorella Cyril, presenza costante e silenziosa, poi con Alma, che comprende la falsa forza in cui Reynolds si arrocca come in una sorta di torre d’avorio. Tra i protagonisti è subito attrazione. Alma si insinua nella sua vita calibrata ed egoista nel modo per lui più fastidioso, tormentando la sua insofferenza con distrazioni mattutine durante il rituale della colazione. Ma la presenza di Alma diviene sempre più dirompente, facendo poi crollare il muro di quella realtà incontaminata, scandita da stoffe, pizzi fiamminghi e scadenze. Reynolds, convinto inizialmente di condurre il gioco d’amore e seduzione, da “uomo affamato” qual è, cederà invece inconsapevolmente il potere alla cameriera, testarda e determinata nel conquistare completamente l’oggetto del suo amore. Il filo nascosto: il potere deleterio dell’amore Un amore fondato appunto sui giochi di potere tra le parti, su un andirivieni di concessioni e ritrosie. Il potere di una donna che non cede […]

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Cinema & Serie tv

Red Sparrow. Il film votato all’arte dell’inganno e della sopravvivenza

Red Sparrow, il nuovo film di Francis Lawrence, è già un successo. Rivelazione della pellicola è la sensuale Jennifer Lawrence, già diva per Francis negli ultimi due capitoli della serie Hunger Games. Prodotto dalla Chernin Entertainment e distribuito dalla 20th Century Fox, giunge nelle sale italiane il 1 marzo 2018. Red Sparrow. La trama L’avvenente Jennifer Lawrence la ritroviamo in veste sovietica con il nome Dominika Egorova. Prima ballerina presso lo storico Teatro Bol’šoj di Mosca, in seguito ad un incidente che ne stroncherà per sempre la carriera, viene arruolata presso i servizi segreti sovietici dell’SVR (Servizio di intelligence internazionale). Un programma di intelligence russo nel quale viene addestrata ad usare l’arte della seduzione e della manipolazione psico-fisica per irretire ed annientare spie e nemici dello Stato. Dominika è innanzitutto una figlia devota che, con il solo scopo di aiutare e proteggere la madre bisognosa di cure, servirà la sua vita, la sua intelligenza e il suo cuore diventando un’agente Sparrow. Il suo primo obiettivo è un agente americano della CIA (Agenzia di spionaggio civile del governo federale degli Stati Uniti d’America) Nathaniel Nash (Joel Edgerton), sospettato di essere una talpa. I due cadranno in una spirale di intrighi e passione che comprometterà le loro vite e la fedeltà ai rispettivi Paesi. Red Sparrow. Panoramica sul film Red Sparrow è in realtà la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo Nome in codice: Diva (Red Sparrow) firmato Jason Matthews, diventato scrittore dopo trentatré anni come agente della CIA. Il romanzo è il primo di una trilogia che è proseguita con Il palazzo degli inganni e con Kremlin’s Candidate. È il film che pone in risalto le qualità della protagonista, vista nella nuova veste di donna con un’alta carica sensuale ed erotica. Ma è soprattutto il film che mostra, senza veli, l’arte della sopravvivenza e della metamorfosi. Il cambiamento, o meglio adattamento è necessario alla protagonista per riprendere in mano la sua vita e quella di sua madre. Senza possibilità di scelta, Dominika, già provata dalle difficoltà quotidiane, diverrà un’agente “programmata” per sedurre e distruggere i nemici della patria e/o quelli più vicini alla sua vita. Lo sguardo glaciale e il corpo diventano le armi della sua nuova identità. Dal mondo di creta, fatto di applausi, scarpette, tutù e sacrifici, Dominika si trova catapultata in una realtà colma di inganni, compromessi, lotte e torture. Pronta a spingersi oltre e a superare qualsiasi limite fisico, etico ed emozionale, pur di portare avanti la sua missione, che prenderà una piega diversa da quella segnata inizialmente. È una storia di coraggio, attraverso dolore e sofferenze. Non mancano in effetti esplosioni di violenza, soprattutto fisica, che metteranno a dura prova la giovane ballerina russa, temprandone il carattere. Il regista non risparmia alcun tipo di emozione, passando dalla paura al coraggio, dalla tenerezza alla durezza, dalla forza alla sopportazione, dalla seduzione senza scrupoli all’amore, un amore per il quale lottare e rischiare. L’amore per un uomo, ma soprattutto per la madre. Un cocktail di colpi di scena, nel contesto […]

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