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Paura di Stefan Zweig | Recensione

Paura di Stefan Zweig

Nel 1920 viene pubblicata una novella che illustra magistralmente i processi psicologici di impotenza che il nostro corpo aziona come difesa in risposta ad un demone che ci attanaglia dalla nascita del genere umano stesso: la paura. La paura si manifesta e viene manifestata in diversi modi, tuttavia, nella novella di Stefan Zweig che prende il nome della “Paura” stessa, analizziamo scandalosamente il vortice in cui la protagonista, una gentildonna più che benestante della Vienna cosmopolita dei primi decenni del 1900, finisce al seguito all’essere stata scoperta mentre usciva dal palazzo del suo giovane e frivolo amante dopo un veloce rendezvous.

Cosa sappiamo dell’autore?

Stefan Zweig nasce a Vienna il 28 novembre del 1881 da una famiglia ebraica. Sin dai primi tempi manifesta uno spiccato interesse per l’arte della letteratura e della filosofia, pertanto studia storia della filosofia a Vienna e Berlino, iniziando a pubblicare i suoi primi scritti nei primi anni del Novecento, divenendo uno degli scrittori più letti e annoverati fra i lettori del periodo delle guerre mondiali. Tra le opere più celebri citiamo Amok, la sua biografia Il mondo di ieri, ma anche Lettera di una sconosciuta e Paura. Celebri saranno anche le sue biografie su personaggi storici di spicco come Fouché o Maria Antonietta.
Nonostante la fama, viene costretto dall’ascesa del nazismo a lasciare la sua amata Austria e itinera in paesi come Inghilterra, ma anche gli Stati Uniti e infine il Brasile, paese dove metterà fine alla sua e alla vita della moglie, suicidandosi nel 1942 a causa di una profonda disperazione e pessimismo dinanzi ai totalitarismi militari e al razzismo che stavano dilaniando l’ambiente mondiale in quelle annate.

Trama di Paura di Stefan Zweig

 La protagonista della novella – conta pressappoco più di 100 pagine – è Irene Wagner, che come già anticipato è la moglie imborghesita di un avvocato di successo a Vienna, il signor Wagner, e madre di due bambini. Irene ha dunque tutto nella vita: una splendida casa con relativo personale, un marito quanto meno amorevole, due bambini empatici e intelligenti, vestiti di lusso e il tempo per avere un’agiata vita sociale…tuttavia, probabilmente perché è abituata a vivere in questa condizione economica sia da bambina in quanto proviene da una famiglia benestante, questa vita non le basta: lei vuole un amante con cui possa dare colorito alla sua vita, a detta della protagonista, noiosa e monotona – e ci riesce, trovando il primo ragazzetto musicista che la guarda interessato e portandolo a letto. Gli incontri passionali saranno sempre più ricorrenti, Irene sempre più ansiosa di andare da lui e sentirsi viva, uscendo la maggior parte dei pomeriggi per passare un’oretta di svago con il giovane. Irene non riesce a calcolare un’incognita di cui probabilmente ignorava l’esistenza: all’uscita dell’appartamento del ragazzo, la nostra protagonista si imbatte in una donna rozza e sgradevole, che le comunica di sapere che cosa sta facendo, di averla scoperta, e che se non l’avesse pagata avrebbe spifferato tutto al marito, il signor Wagner, e a tutta Vienna, facendo in modo che la sua vergogna arrivi anche ai capillari più infimi della città. Irene ancora non lo sa, quando le molla tutti i soldi che tiene nella borsetta e fugge di corsa dalla scena del crimine, che la sua ricattatrice sa dove vive e a che ora esce di casa, pertanto nei giorni successivi la perfida parassita la aspetta sotto casa per riuscire a riscattare ancora più denaro in cambio del suo silenzio, arrivando persino a suonare il campanello ed entrare in casa quando ha capito che Irene si barrica nella sua stanza pur di non incontrarla per strada.
Irene entra in uno stato di paura e processa quel sentimento in diverse fasi: in alcune c’è l’incredulità, in altre l’impotenza, o ancora il senso di rivalsa che viene infranto nel vedere la donna richiederle dei soldi nuovamente, poi c’è la follia, il vedere la faccia della ricattatrice in ogni dove, l’asocialità nel non voler uscire di casa, la paranoia nel pensare che possano tutti arrivare a sapere della sua relazione extraconiugale, fino ad arrivare alla resa finale: il tentato suicidio, che verrà poi sventato dal marito di Irene, rivelandole che è stato tutto un inganno e che lui sapeva del tradimento, avendo pagato la donna per pedinare la moglie e fare in modo che non potesse più ricadere in questi vizi extraconiugali. Irene, paradossalmente, impara la lezione, apprezzando molto di più il marito, i suoi bambini e la vita che un tempo sottovalutava così tanto.

Cosa piace della novella?

Anzitutto, bisogna menzionare che la scrittura è impeccabile: la specificità nel raccontare i cambiamenti psicologici che avvengono nella mente di Irene – ce ne sono tanti e sono tutti repentini e avventati – contribuiscono a capire a pieno cosa sta realmente provando la psiche di una donna colpevole e frivola come lei, donando una certa profondità al personaggio, facendo in modo che il lettore faccia il tifo per lei e la buona riuscita della situazione in cui si trova, tenendo comunque a mente il fatto che la moralità della donna sia ambigua. Il libro gira tutto attorno ai pensieri di Irene, pertanto i personaggi vengono raccontati tutti tramite la sua percezione dell’ambiente: il marito è un buon uomo che lavora e la tratta amorevolmente senza essere affettuoso come vorrebbe lei, i figli sono due bambini che raramente vedono la mamma e che si stupiscono nel vederla a casa durante il racconto, specialmente nella sezione in cui spende più tempo fra le mura domestiche per paura della ricattatrice, donna che viene descritta come sgradevole, brutta e petulante nonostante non vengano fornite descrizioni particolari circa il suo aspetto, mentre il ragazzo con cui intraprende questa relazione non ha alcun legame con lei, un donnaiolo giovane e piacente che non è nemmeno bello, ma che si cimenta negli affari con le donne e con le ragazze molto facilmente. Tramite il rapporto che Irene ha con il musicista con cui tradisce il marito forse riusciamo ad esplicare coerentemente il fulcro dell’anima della donna: pochi sono i dettagli fisici che ci sa offrire di lui, difatti non intraprende il tradimento per delle motivazioni vagamente razionali come ad esempio la bellezza o l’intelligenza dell’amato; in un certo modo, chiunque sarebbe potuto andar bene, purché fosse giovane, interessato e in grado di darle la reminiscenza di quando non era ancora maritata ed era desiderata dagli uomini. Irene intraprende dunque questa relazione per compiacimento personale, forse per noia e nostalgia di un tempo che più non le appartiene. La psiche debole e fluttuante della donna viene sviscerata ed esaminata con estrema cura del dettaglio, in un libro che risulterebbe pesante se fosse stato più lungo: Paura di Stefan Zweig è stata infatti in grado di conciliare un registro specifico, talvolta pesante e lento, con una prosa breve e periodi contenuti.
L’autore dosa la tensione con un ritmo costante e serrato in grado di mantenere il lettore in un continuo stato di allerta, proprio come Irene, che ci racconta gli avvenimenti tramite la sua percezione alterata della realtà, aumentando dunque lo stato di paranoia e ansia nel vedere cosa le può accadere.

Il destino è crudele e infido, ma la nostra mente, se sottoposta ad un immane ammonto di stress e paranoia, può renderlo persino più scomodo e insopportabile.
Stefan Zweig ci illustra impeccabilmente i processi catastrofici della natura umana e della paura nella sua omonima novella, Paura.

Fonte immagine: Amazon.it

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