Ecco l’intervista a Josip Buric, autore del libro “La colonna e la catena. Viaggio tra Anatomia e Meccanica. Capire per curare consapevolmente“, pubblicato da Edizioni Jolly Roger.
| Dettagli dell’Opera e Concetti Chiave | Informazioni |
|---|---|
| Autore e Professione | Dott. Josip Buric (Neurochirurgo) |
| Titolo del Libro | La colonna e la catena. Viaggio tra Anatomia e Meccanica |
| Casa Editrice | Edizioni Jolly Roger |
| Metafora Principale | La colonna vertebrale paragonata alla catena di una bicicletta |
| Focus Clinico | Prevenzione, equilibrio sagittale, terapie conservative e nutrizione |
- La sinossi di La colonna e la catena
- L’intervista a Josip Buric: colonna vertebrale e neurochirurgia
- Approccio neurochirurgico e l’esigenza di realizzare questo libro
- Cure consapevoli e l’importanza di una buona nutrizione
- L’importanza dello sport e l’efficacia musicale spiegate nel libro di Josip Buric
- Consigli pratici e progetti futuri
La sinossi di La colonna e la catena, Viaggio tra Anatomia e Meccanica. Capire per curare consapevolmente di Josip Buric
È possibile spiegare il funzionamento della colonna vertebrale attraverso la catena di una bicicletta? Il neurochirurgo Josip Buric, forte di oltre trent’anni di esperienza nella chirurgia vertebrale e nella biomeccanica, dimostra che sì, è possibile. Nasce così “La colonna e la catena. Viaggio tra Anatomia e Meccanica. Capire per curare consapevolmente“, pubblicato da Edizioni Jolly Roger, un volume divulgativo che rende accessibili concetti complessi senza rinunciare al rigore scientifico. L’autore accompagna il lettore in un percorso che parte da un’immagine semplice e immediata: la catena della bicicletta. Proprio come una catena trasmette il movimento e necessita di manutenzione per funzionare correttamente, anche la colonna vertebrale è un sistema dinamico, formato da vertebre, disco intervertebrale, muscoli e legamenti che lavorano in perfetta sinergia per garantire una corretta postura. Quando questo equilibrio si altera, compaiono dolore, rigidità e limitazioni funzionali.
Lontano dai manuali tecnici destinati agli specialisti, “La colonna e la catena” si rivolge a tutti: a chi soffre di cervicalgia, lombalgia o sciatalgia, a chi desidera prevenire i disturbi della schiena applicando le regole dell’ergonomia, e a chi vuole comprendere meglio il funzionamento di uno degli apparati più complessi e straordinari del corpo umano.
L’intervista a Josip Buric

Dott. Josip Buric, nel suo libro lei utilizza l’originale metafora della catena della bicicletta per spiegare la colonna vertebrale. Com’è nata questa analogia e in che modo aiuta i non esperti a superare il “timore” di cui parla nell’introduzione?
Come accade per molte idee un po’ insolite, tutto è nato da un’intuizione. Da tempo cercavo un modo semplice, ma scientificamente corretto, per spiegare che cos’è la colonna vertebrale e come funziona. Sentivo che serviva un’immagine capace di trasformare un argomento complesso in qualcosa di immediato e facile da comprendere. Quell’idea mi accompagnava da tempo, finché, quasi all’improvviso, ha preso forma nella metafora della catena della bicicletta.
Lei ha alle spalle oltre trent’anni di esperienza in Neurochirurgia con una specializzazione esclusiva sulla colonna. Nel corso della sua carriera, come è cambiato il modo di interpretare questa struttura, da semplice “pila di ossa impilate” ad “architettura vivente”?
Negli ultimi vent’anni le conoscenze sulla colonna vertebrale hanno compiuto enormi progressi, probabilmente più che in qualsiasi altro periodo della storia della chirurgia vertebrale. Oggi, anche grazie agli sviluppi delle neuroscienze, comprendiamo molto meglio i meccanismi che regolano il funzionamento della colonna e le cause che possono portare alla comparsa del dolore e della disabilità.
Tra le acquisizioni più importanti vi è certamente il concetto di equilibrio sagittale. Abbiamo imparato che il benessere della colonna non dipende soltanto dall’integrità delle singole vertebre o dei dischi intervertebrali, ma anche dal modo in cui l’intera colonna è allineata nello spazio e distribuisce i carichi durante la stazione eretta e il movimento.
Questa nuova visione ha profondamente modificato l’approccio chirurgico. Se un tempo l’attenzione era rivolta principalmente alla correzione della singola lesione, oggi l’obiettivo è preservare o ripristinare l’equilibrio globale della colonna, perché è proprio questo equilibrio a influenzare la funzionalità, il consumo energetico durante la deambulazione e, soprattutto, la qualità di vita del paziente. In altre parole, oggi non curiamo soltanto una vertebra o un disco: cerchiamo di ristabilire l’armonia dell’intera colonna vertebrale.
Approccio neurochirurgico e l’esigenza di realizzare questo libro
Quando è nata l’esigenza di scrivere questo libro?
La colonna e la catena non è nato dall’idea di scrivere un libro, ma da una domanda che mi sono posto dopo tanti anni di professione: perché alcuni pazienti ottengono ottimi risultati e altri, pur ricevendo le stesse cure, continuano ad avere problemi? La conclusione a cui sono arrivato è stata, in fondo, molto semplice: è difficile prendersi cura di ciò che non si conosce. Molti pazienti si affidano giustamente al medico per risolvere il problema, ma conoscono poco la propria colonna vertebrale, il suo funzionamento e il motivo per cui alcune abitudini possono proteggerla o, al contrario, danneggiarla. Così, una volta concluso il percorso di cura o di riabilitazione neuromotoria, tendono inconsapevolmente a riprendere gli stessi comportamenti che avevano favorito la comparsa del disturbo.
È da questa riflessione che è nato il libro. Prima di parlare di terapie o di chirurgia, ho sentito il bisogno di spiegare che cos’è la colonna vertebrale, come funziona e perché merita di essere mantenuta efficiente nell’ottica di una sana medicina preventiva.
Nel testo emerge con forza un messaggio chiaro: “La chirurgia non è sempre il mezzo migliore per curare un paziente”. Quali sono i criteri clinici e di “buon senso” che la guidano nel capire quando è davvero necessario il bisturi e quando invece bisogna dare spazio a percorsi conservativi?
Prima di tutto è importante distinguere il tipo di patologia che stiamo trattando. Di fronte a tumori, malformazioni, traumi o patologie vascolari della colonna, il percorso decisionale è generalmente più definito, perché l’obiettivo è risolvere una condizione che può compromettere seriamente la salute o la funzione neurologica gestita dal sistema nervoso centrale.
Diverso è il caso delle patologie degenerative, che rappresentano la maggior parte dei problemi della colonna e sono l’espressione del naturale processo di invecchiamento. In queste situazioni la presenza di alterazioni radiologiche, da sola, non giustifica un intervento chirurgico. La vera domanda non è che cosa mostra la risonanza magnetica, ma quanto quei reperti incidono sulla vita del paziente.
Per questo motivo la decisione di operare deve essere sempre ponderata con attenzione, valutando se vi sia spazio per trattamenti conservativi, terapia del dolore o procedure mininvasive. La chirurgia deve essere presa in considerazione solo quando offre un reale vantaggio rispetto alle altre opzioni. Se dovessi indicare il criterio più importante nella scelta terapeutica, direi senza esitazione la sintomatologia del paziente. Non curiamo una risonanza magnetica o una radiografia: curiamo una persona, i suoi sintomi, le sue limitazioni funzionali e il loro impatto sulla qualità della vita.
Cure consapevoli e l’importanza di una buona nutrizione
Il sottotitolo del volume è “Capire per curare consapevolmente”. Perché, secondo lei, la consapevolezza del paziente è così determinante nell’efficacia e nella durata di un trattamento terapeutico?
Gran parte della nostra vita è guidata dagli automatismi. Camminiamo, guidiamo, ci sediamo, solleviamo oggetti senza pensarci. Gli automatismi sono preziosi perché ci permettono di svolgere migliaia di azioni senza doverle valutare ogni volta. Il problema nasce quando un automatismo è sbagliato: più lo ripetiamo, più diventa difficile modificarlo.
La consapevolezza è il primo passo per interrompere questo meccanismo. Significa fermarsi, osservare e comprendere ciò che stiamo facendo e perché lo stiamo facendo. Solo quando diventiamo consapevoli dei nostri comportamenti possiamo scegliere di cambiarli.
Anche nella salute della colonna vertebrale vale lo stesso principio. Nessuno modifica le proprie abitudini perché glielo impone il medico; le modifica quando ne comprende il significato. La conoscenza trasforma un gesto consapevole in una nuova abitudine e, con il tempo, la nuova abitudine diventa un automatismo. È allora che prendersi cura della propria schiena smette di essere uno sforzo e diventa un modo naturale di vivere.
Nel capitolo dedicato alla nutrizione, lei tocca un tema estremamente moderno: il legame tra microbiota intestinale, infiammazione cronica di basso grado e degenerazione dei dischi intervertebrali. Ci può spiegare come ciò che mangiamo finisce per influenzare direttamente la salute della nostra schiena?
Molti rimangono sorpresi da questo collegamento, ma l’alimentazione influisce sulla salute della colonna vertebrale molto più di quanto si pensi. Non esistono alimenti “miracolosi” per la schiena, ma esistono abitudini alimentari che possono favorirne o comprometterne il benessere supportando uno stile di vita sano.
Il primo aspetto è il controllo del peso corporeo. Ogni chilogrammo in eccesso rappresenta un carico aggiuntivo che la colonna deve sostenere ogni giorno, accelerando i processi di usura e aumentando il rischio di dolore.
Il secondo riguarda la qualità dell’alimentazione. Una dieta equilibrata fornisce i nutrienti necessari per mantenere efficienti ossa, muscoli e tessuti connettivi, mentre un’alimentazione ricca di cibi ultraprocessati e povera di nutrienti può favorire uno stato infiammatorio che, in alcune persone, contribuisce ad amplificare il dolore. Infine, non bisogna dimenticare che alimentazione e attività fisica sono strettamente legate. Una persona che mantiene un peso adeguato e segue uno stile di vita sano tende anche a muoversi di più, e il movimento è uno dei migliori alleati della colonna vertebrale.
L’importanza dello sport e l’efficacia musicale spiegate nel libro di Josip Buric
Lei dedica ampio spazio a discipline come lo Yoga, il Pilates, il Tai Chi e persino la danza. Esiste un’attività fisica ideale per la “manutenzione” della colonna o, come per la chirurgia, l’approccio deve essere rigorosamente personalizzato sullo stile di vita della persona?
Non credo esista un’attività fisica ideale valida per tutti. Se ci fosse, probabilmente la prescriveremmo a ogni paziente. La realtà è che la colonna vertebrale appartiene a persone diverse per età, condizioni fisiche, professione, patologie e obiettivi, quindi anche l’esercizio deve essere personalizzato.
Esiste però un principio che vale per tutti: la migliore attività fisica è quella che si pratica con regolarità e che può essere mantenuta nel tempo. Camminare, nuotare, andare in bicicletta, fare ginnastica posturale, Pilates o esercizi di rinforzo possono essere tutte ottime scelte, purché siano adatte alla persona e svolte correttamente.
Più che cercare lo sport perfetto, bisognerebbe evitare il peggior nemico della colonna: la sedentarietà. La colonna è una struttura progettata per muoversi. Ha bisogno di mobilità, di muscoli efficienti e di carichi fisiologici. Come una catena della bicicletta, se rimane ferma troppo a lungo tende a irrigidirsi; se invece viene utilizzata e “manutenuta” con regolarità, continuerà a funzionare meglio e più a lungo.
La seconda parte del libro esplora territori affascinanti come la Mindfulness e la Musicoterapia. In che modo gli stati psicologici e le frequenze vibrazionali della musica (come i 432 Hz o 528 Hz) riescono a dialogare con il sistema nervoso per modulare la percezione del dolore vertebrale?
Sappiamo con certezza che gli aspetti psicologici influenzano la percezione del dolore. Stress, ansia, depressione e paura possono amplificare i sintomi, mentre rilassamento, serenità e un buon equilibrio emotivo possono contribuire a ridurli. Il dolore, infatti, non è soltanto il risultato di uno stimolo fisico, ma il prodotto di un’elaborazione complessa da parte del cervello.
Anche la musica può avere un ruolo positivo. Numerosi studi dimostrano che ascoltare musica gradita favorisce il rilassamento, riduce lo stress e può attenuare la percezione del dolore in alcuni pazienti. Questo effetto, però, sembra dipendere soprattutto dalla risposta emotiva e psicologica che la musica suscita più che particolari caratteristiche tecniche. Alcuni studi preliminari e numerose testimonianze suggeriscono che la musica accordata a 432 Hz possa essere percepita da alcune persone come più rilassante rispetto all’accordatura standard a 440 Hz. Tuttavia, le prove scientifiche disponibili sono ancora limitate e non consentono di affermare con certezza che questa frequenza produca specifici effetti terapeutici.
Per quanto riguarda la frequenza 528 Hz, viene spesso associata, soprattutto in ambiti non scientifici, a presunti effetti benefici sul DNA o sui processi di riparazione cellulare. Ad oggi, però, non esistono evidenze scientifiche solide che confermino queste affermazioni. Se la musica a questa frequenza favorisce rilassamento e benessere soggettivo, il beneficio è verosimilmente legato alla risposta emotiva e psicologica all’ascolto, piuttosto che a un’interazione diretta con il DNA.
Consigli pratici e progetti futuri
Nel libro viene citato un proverbio ciclistico: “Una catena è forte quanto il suo anello più debole”. Traslando questo concetto alla colonna nel post-operatorio, quanto è importante la pazienza e il percorso riabilitativo per non vanificare il lavoro del chirurgo?
È fondamentale. L’intervento chirurgico rappresenta solo una tappa del percorso di cura, non il suo punto di arrivo. La chirurgia può correggere un problema anatomico, decomprimere un nervo o stabilizzare la colonna, ma il recupero funzionale dipende in larga misura da ciò che accade dopo l’intervento.
Il periodo post-operatorio richiede pazienza. I tessuti hanno bisogno di tempo per guarire e il corpo deve adattarsi alle nuove condizioni. Cercare di accelerare i tempi o, al contrario, rimanere completamente inattivi sono due errori altrettanto dannosi.
La riabilitazione ha proprio questo scopo: accompagnare il paziente nel recupero della mobilità, della forza e della fiducia nei propri movimenti. È il momento in cui il paziente diventa il protagonista del percorso di guarigione.
Se dovesse dare un unico e fondamentale consiglio di prevenzione quotidiana a chi passa molte ore seduto davanti a un PC o vive una quotidianità sedentaria, quale sarebbe?
La colonna vertebrale è progettata per muoversi, non per restare immobile per ore, anche se nella posizione apparentemente “corretta”. Alzarsi ogni 30-60 minuti, fare qualche passo, cambiare posizione e muovere la schiena per pochi minuti è spesso più utile che cercare di mantenere rigidamente una postura ideale.
La sedentarietà è uno dei principali nemici della colonna. Il movimento, invece, è la sua migliore forma di manutenzione. È un consiglio semplice, quasi banale, ma probabilmente è anche il più efficace e il più facile da mettere in pratica ogni giorno.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Continuare a offrire ai miei pazienti le migliori cure possibili tenendomi sempre aggiornato sulle nuove scoperte scientifiche e invenzioni terapeutiche.
Fonte immagini: Fornite dell’autore.

