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Vita nostra, di Marina e Sergej Djacenko | Recensione

Vita nostra

Vita nostra è la recente pubblicazione, per i tipi della Fazi editori (per la traduzione di Silvia Carli e Denise Silvestri), di Marina e Sergej Djacenko.

Vita nostra: il testo

In Vita nostra gli autori intrecciano una storia in tecniche narrative miste (così come il genere scelto).

L’attacco inusuale – i tre puntini sospensivi ad indicare un incipit ex abrupto – attira il lettore in una trama già avviata, in medias res, all’interno della quale si svolge una scena che – almeno all’apparenza della fictio narrativa – mostra qualcosa di quotidiano: uno spaccato familiare, in cui il lettore viene – come prima si accennava – “attirato”, finendo per invitare il suo occhio a scrutare in quel quadro all’interno del quale è capitato.

La scena iniziale si apre con un quadro sereno, soleggiato: gli autori immaginano una rappresentazione lenta che rendono attraverso un coerente uso sintattico: il tutto sembra dilatarsi, comunicare tranquillità al lettore che scorre rigo per rigo scoprendo a poco a poco la trama lungo cui è immaginata la storia; proprio a questo punto, proprio quando il lettore è assorto nella placida quiete d’avvio del testo, accade qualcosa: i sensi del lettore vengono rapiti, un’ombra avanza: l’intreccio inizia a farsi oscuro e “cattura” con “occhi che trapassano parte a parte” (riprendendo una frase proposta dagli autori); a questo punto il lettore scopre che l’equilibrio e la pace iniziali vengono rotti.  Vita nostra è un testo composito: nelle intenzioni degli autori – e come ribadito dalla casa editrice – Vita nostra è un testo «in cui si mescolano avventura e conoscenza, fantascienza e filosofia, filtrate attraverso la sensibilità letteraria russa».

Le tranquille vacanze estive della giovane protagonista vengono turbate dalle misteriose apparizioni di una figura maschile che sembra seguirla come un’ombra, senza sosta; ella finirà per essere trascinata in un mondo obliquo e misterioso, in cui nulla è come sembra e poco si fa chiaro: la lettura sembra a questo punto farsi arcana, strana, contorta, ricurva su stessa, con momenti di stasi in cui il lettore si sente quasi come imprigionato; nulla più si comprende: l’intento degli autori di costruire un testo di fantasia, mistero e sgomento sembra realizzarsi. Testo composito, si diceva in apertura a questo articolo: ambientato in una sorta di “scuola di magia” – l’Istituto di “tecniche speciali” a cui alludono gli autori – il testo rivela elementi propri del genere di fantasia, ma presto si rivela afferente al genere di paura, con contaminazioni nere, psicologiche, perturbanti, surreali, angosciose; la trama da lineare che era all’inizio finisce per sgretolarsi e di quell’equilibrio iniziale – coerentemente messo per iscritto da una sintassi lineare – resta nulla: le scelte sintattiche si fanno astratte e ciò si riflette in una narrazione oscura e sfuggente, in linea con le intenzioni di un testo di questo tipo.

Marina e Sergej Djacenko: gli autori

Marina e Sergej Djacenko sono una coppia di autori ucraini di letteratura di fantasia che ha vinto diversi riconoscimenti fra cui il premio Best Authors of Europe rilasciato dalla European Science Fiction Society e il Grand Prix de l’Imaginaire 2020 in Francia.

 

Fonte immagine in evidenza: casa editrice

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A proposito di Roberta Attanasio

Redattrice. Docente di Lettere e Latino. Educatrice professionale socio-pedagogica. Scrittrice. Giornalista pubblicista. Contatti: [email protected] [email protected]

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