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Eroica Fenice

Libri

Sciamani, arabe fenici, banane gialle e mambo

Sciamani, arabe fenici, banane gialle e mambo è una raccolta di racconti scritta da Waldemaro Morgese e pubblicata per la casa editrice Giazira scritture. Sciamani, arabe fenici, banane gialle e mambo: il testo Sciamani, arabe fenici, banane gialle e mambo è una raccolta di racconti molto brevi in cui l’autore sviluppa attraverso varie trame il concetto – e con sé il significato – del termine “guerriero”. Chi è un guerriero? Cosa vuol dire essere un guerriero? La risposta sembra essere stata trovata da Waldemaro Morgese in mille spigoli, in mille facce di storie legate alla grandezza del quotidiano: attraverso l’infinitesimale – l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande -. Chi è un guerriero? Cosa vuol dire essere un guerriero? Queste, dicevamo, le domande che l’autore ripete a volte chiare lettere, apertamente, in maniera celata altre volte, ma che ritornano con l’intenzione di scavare come un solco fra le pagine, come un solco fra i pensieri. Forse la risposta che l’autore si dà è tutta lì, nelle sue parole che forse muovono pure la struttura di queste sue vicende annovellate e inanellate: «La vita di ciascuno di noi è un ossimoro». Subito si percepisce una dicotomia che pure è – ritorna il termine – ossimorica: tante storie diverse o tante storie che in realtà sono tutte in prospettiva lungo una stessa storia? Vicende diverse, lontane, che seguono ognuna una linea, che percorrono distintamente proiezioni e scenari oppure facce di una stessa vita, raccontata sotto diversi punti di vista, mediante il filtro di nuove e plurime esperienze? O ancora storie distorte di individui o la storia deformata attraverso le lenti di eteronimi? Tanti personaggi diversi per ogni storia, per ogni pensiero su cui l’autore intende soffermarsi o ricordi di un passato – vissuto o distorto? – attraverso gli occhi di tanti ma la penna di uno? L’autore sembra saltellare di qua e di là non lasciando spazio alla certezza, creando contraddizioni e confutandole poi; forse anche in questo si spiega la sua chiosa sibillina: «Da dove arriva questa raccolta di racconti? Da un altro pianeta? Da un passato talmente lontano da sembrarci alieno? Oppure da un futuro che ci spaventa? E l’autore? Chi è l’autore? Un uomo che si è dato tanti nomi quanti sono i suoi trascorsi? È un pacifico orditore di trame nostalgiche oppure è un pericoloso sovvertitore degli ordini?». Sciamani, arabe fenici, banane gialle e mambo è un po’ tutto questo. L’autore del testo: Waldemaro Morgese Waldemaro Morgese è uno scrittore, un saggista e un editorialista. Fra i suoi testi ricordiamo in questa sede – oltre, ovviamente, a Sciamani, arabe fenici, banane gialle e mambo – il volume autobiografico Multitask (edito dalla casa editrice Edizioni del Sud, di Bari, nel 2014); la raccolta di tre racconti Città buie (edita per i tipi de Il Grillo, Gravina in Puglia, nel 2015); Il discobolo (romanzo edito nel 2015 per FaLvision, Bari); Il tempo uguale (romanzo pubblicato per Les Flanêurs, Bari nel 2016) e il romanzo I guerrieri cambiano (edito per la casa editrice napoletana Homo […]

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Libri

Prontuario per candidato sindaco di Enrico Parolisi

Prontuario per candidato sindaco. 99 frasi ad effetto per la tua campagna elettorale a Napoli, sempre pronte all’uso per ogni occasione è un testo sui generis (come confermato dal prefatore Nico Falco che lo definisce un «non-libro») scritto da Enrico Parolisi, edito da Edizioni MEA. Prontuario per candidato sindaco: il testo Prontuario per candidato sindaco. 99 frasi ad effetto per la tua campagna elettorale a Napoli, sempre pronte all’uso per ogni occasione si presenta come un libro particolare, a tratti vuoto e in ciò trova il suo senso (che è, nei fatti, un non senso): un libro che esiste nel suo contrario e che mette in luce le ombre e l’arido nulla di certe inique pratiche da politicante. Enrico Parolisi con frasi secche e asciutte prende di mira tutto ciò e scrive di un tema ormai tanto abusato da chi, nei fatti, nulla ne sa né ha intenzione di sapere (se non per mettere le mani sulle ricchezze potenziali): Napoli. La tipica ironia partenopea e la tipica dote della concretezza, del guardare in faccia alla realtà del vero napoletano – tanto lontane dal vizio di chi si nasconde dietro un dito – e la cronaca eloquente sono sotto gli occhi di tutti, non più solo degli studiosi e degli storici – con la brutta abitudine di offendere gli altri (nonostante i propri scheletri, le tante – troppe – mancanze). Parolisi scrive di candidati sindaci a Napoli (o sedicenti tali se si interpreta oltre lo strato più superficiale delle parole e delle intenzioni), ma se sostituiamo le precompilate e trite parole propagandistiche al di là della città partenopea, ecco che si può scrivere un prontuario per politicanti settentrionali, ad esempio. Il messaggio che vuol dare il giornalista è: svuotiamoci tutti del vuoto, ma non come parola estemporanea, piuttosto come filosofia di vita al fine di uscire da un abbrutimento della politica che è principalmente abbrutimento dell’uomo e del cittadino. Ferale appare la sferzata data da questa lapidaria frase di Nico Falco, apposta in calce, come post scriptum, alla prefazione di questo Prontuario per candidato sindaco: «sul centinaio di frasi citate ce ne sono un paio che non sono state realmente usate per la propaganda. E la parte più brutta di questa storia è che sono impossibili da distinguere dalle altre». Sono molte, troppe (per certi versi), come si è detto, le frasi propagandistiche elencate da Enrico Parolisi e scandite in un susseguirsi di pagine alterne, una scritta e una bianca in cui non si sa se più vuote e inutili sono quelle riempiete a inchiostro stampato o quelle lasciate bianche e tolte alla vita arboricola: in questo il senso profondo di questo «non-libro». Ne elenca tante e qui in maniera esemplare ne cito una, fra le tante: «Abbiamo fatto tanto, ma non basta»; io aggiungo: che sia stato fatto tanto ho i miei dubbi, che non basta è sicuro. Enrico Parolisi: l’autore del testo Enrico Parolisi è giornalista specializzato in comunicazione con i media e strategie digitali integrate. Nella sua carriera, […]

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Comunicati stampa

Documentario La gente di Napoli: fruizione gratuita

Il documentario La gente di Napoli si inserisce come la prosecuzione naturale di un progetto interessante di indagine sociale condotto da alcuni giovani studiosi che ho avuto modo di conoscere qualche anno fa. Ho seguito personalmente alcune delle fasi salienti che hanno interessato le ricerche di Vincenzo De Simone e del suo gruppo di colleghi collaboratori, attenti alle dinamiche psico-sociali dei napoletani e di Napoli. Mi trovo qui, a distanza di qualche tempo, a riparlarne, questa volta in occasione di un’appendice – per così dire – al progetto fotografico: un documentario complesso realizzato con gli stessi intenti che avevano mosso il progetto fotografico prima e la pubblicazione del libro illustrato poi. Ecco di seguito il comunicato stampa e il collegamento ipertestuale per la fruizione del documentario: Dall’omonimo progetto fotografico e di indagine psicosociale di Vincenzo De Simone, La gente di Napoli – Humans of Naples è un viaggio esclusivo tra cibo, arte, musica, teatro e calcio: l’obiettivo è quello di rafforzare e rilanciare l’immagine della città di Napoli sullo scenario internazionale attraverso gli occhi e le parole di chi la vive, soprattutto attraverso i volti di chi decide di restare o di chi è stato costretto a lasciarla. Nello svolgersi di una giornata a Napoli, i suoi personaggi raccontano le storie e le contraddizioni della loro città: tra questi Enzo Avitabile descrive la città come una casa madre, un punto da cui si parte per poi ritornarvi inesorabilmente; Laura Bouchè, emigrata a Londra, della capacità del napoletano di adattarsi a nuovi contesti; ancora Cristina Donadio sottolinea come Napoli sia avvolta da luci e ombre che spesso cerchiamo di nascondere; infine Christian Giroso, nato e cresciuto a Scampia, racconta del laboratorio teatrale Arrevuoto al quale partecipano i ragazzi della periferia di Napoli.               La carica innovativa di questo documentario rappresenta un occhio permanente sulle diverse sfaccettature della città, un sistema di connessioni tra le persone e il territorio con l’ambizione di metterli in correlazione, studiare in particolare un luogo ricco di risorse, al fine di migliorarle e di non disperderle. Si vogliono rafforzare così i rapporti d’interazione e di scambio con chi continua a impegnarsi e ad investire nella crescita di Napoli, una straordinaria possibilità per “la gente di Napoli” di essere finalmente altro rispetto agli stereotipi che la affliggono. L’amore del napoletano per la sua città è unico al mondo.               Il cast è composto da Carlo Alvino, Enzo Avitabile, Laura Bouchè, Sara Caiazzo, Sal Da Vinci, Luigi de Magistris, Cristina Donadio, Marco Ferrigno, Luciano Filangieri, Sara Gentile, Christian Giroso, Emanuela Marchese, I Nati con la Camicia, Gianni Parisi, Teresanna Pugliese, Luigi Reale, Patrizio Rispo, Pasquale Ruocco, Mario Scippa, Veronica Simioli, Ciro Vitiello.                 Le musiche di Enzo Avitabile, Andrea Sannino, LePuc, Roberto Ormanni & Il Quartet. Il documentario è disponibile sul canale YouTube e sul sito del progetto “La gente di Napoli” poiché è nostra volontà renderlo gratuito e accessibile a tutti, per sempre: un segnale positivo per dimostrare che Napoli è viva e sogna ancora nonostante le problematiche affrontate […]

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Libri

La quercia di Bruegel: fra arti e natura, fra mente e cuore

La quercia di Bruegel è un recente testo scritto da Alessandro Zaccuri e pubblicato per Aboca edizioni nella collana Il bosco degli scrittori. La quercia di Bruegel: il testo Alessandro Zaccuri imbastisce per il suo romanzo una trama che è essa stessa libro: una letteratura nella letteratura, un metatesto in cui si svolgono risposte gemmate da principi che appartengono all’umanità: il senso dell’arte, l’essenza della vita, la vertigine della conoscenza, il senso del sapere, delle lettere. Una donna alle prese con un enigma da sciogliere, un uomo alle prese con se stesso, ognuno con i propri fantasmi, ognuno con i propri desideri: luci e ombre che, attraverso il labirintico passo che i due saranno chiamati a compiere dentro il sé e oltre il sé, si faranno chiaroscuro fino a rendere chiara la via. «Ma non datevi il disturbo di distinguere tra l’alba dei fatti e il crepuscolo dell’invenzione», ci segnala l’autore e forse davvero indistinguibili lungo l’orizzonte mistico del vivere sono l’uomo e la sua psiche e l’amore che li lega. «Il rapporto con la realtà, il significato dell’arte, la necessità del racconto sono gli elementi che permetteranno di venire a capo di un enigma altrimenti irrisolvibile. Anche se la risposta, in definitiva, è molto più semplice di quanto si potrebbe credere, come sempre accade in una storia d’amore»: La quercia di Bruegel, un romanzo da leggere. Alessandro Zaccuri: l’autore Alessandro Zaccuri è giornalista del quotidiano Avvenire ed autore di vari testi fra cui ricordiamo, oltre ovviamente a La quercia di Bruegel, Il signor figlio (edito nel 2007 per la Mondadori e premio Selezione Campiello), Dopo il miracolo (edito nel 2012, ancora per la Mondadori e risultato vincitore dei premi Basilicata e Frignano), Lo spregio (pubblicato nel 2016 per la casa editrice Marsilio e vincitore dei premi letterari Comisso e Mondello Giovani) e Nel nome (pubblicato nel 2019 dalla casa editrice NNE). La collana Il bosco degli scrittore: l’editore Aboca L’azienda Aboca vuole negli intenti manifestati formare attraverso la sezione di editoria una rete di legami e richiami fra le arti che nutrono e che si nutrono di salute, natura, dita. Di seguito riportate in citazione le parole dell’Editore sulla collana Il bosco degli scrittori: «Da sempre le piante esercitano una profondissima fascinazione sull’attività creativa degli scrittori. Con poche eccezioni, si potrebbe dire che ognuno di loro abbia legato a un albero, reale o immaginario, una parte spesso rilevante della sua opera. Anzi, secondo alcuni scrittori di oggi è solo guardando all’intelligenza del mondo vegetale, alle sue straordinarie qualità sistemiche, che il genere umano potrà comprendere come il rispetto della natura altro non sia che il rispetto verso se stessi». Fonte immagine in evidenza: Casa editrice

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Culturalmente

Lectio difficilior e lectio facilior: significato

Lectio difficilior e lectio facilior sono due locuzioni latine che trovano largo impiego nel campo filologico. Cosa si intende, allora, con lectio difficilior e lectio facilior? Lectio difficilior e lectio facilior: il significato Prima di chiarire il significato delle due locuzioni latine di lectio facilior e lectio difficilior, par bene partire dal significato che il termine latino lectio assume: in italiano, il termine lectio – corrispettivo di “lezione”, “lettura” – indica in filologia, in critica testuale, la restituzione scritta di elementi minimi o complessi della frase all’interno di un codice (manoscritto). Il lemma lectio nella forma di locuzione lectio difficilior (letteralmente “lezione – o lettura – più difficile”) viene ad indicare in filologia e in critica testuale un procedimento per cui, nella stesura di un’edizione critica di un testo, di fronte alla presenza di due o più lezioni dissimili ma con pari autorità (varianti), si sceglie quella che presenta la difficoltà intrinseca maggiore: da qui, quindi, letteralmente la lezione più difficile, la “lectio difficilior”. Tale difficoltà può essere intesa del punto di vista semantico, dal punto di vista morfologico, dal punto di vista morfosintattico, dal punto di vista lessicale; tale scelta viene motivata dal seguente assunto: sembra più probabile che nell’atto della copia di un codice, di un manoscritto, si possa sostituire – o sbagliare a trascrivere – una parola difficile, rara, ricercata linguisticamente piuttosto che fare il contrario (ossia sostituire involontariamente una parola banale o semplice, facile, con una dotta, con una “più difficile”). Il contrario della lectio difficilior è, appunto, la lectio facilior (letteralmente “lezione più facile”); tale locuzione sta ad indicare una lezione più facile che con maggiore probabilità – secondo il criterio della potior e melior – è suscettibile a variazione: in definitiva e nell’atto pratico, insomma, come si diceva prima, l’esatto opposto della lectio difficilior. Lectio facilior e lectio difficilior, inoltre, sono criteri filologici che si applicano in caso di recensio aperta. A questo punto bisogna chiarire ulteriori concetti propri del linguaggio e del ragionamento filologico: collatio, recensio, stemma. Lectio, collatio, recensio e stemma: i significati, in sintesi, di alcuni dei termini fondamentali della critica testuale Le locuzioni latine di lectio facilior e lectio difficilior si legano direttamente alla pratica filologica della collatio (collazione), a cui a loro volta afferiscono strettamente il concetto di recensio e in diretta linea consequenziale l’altrettanto fondamentale concetto dello stemma codicum. La recensio – termine latino che in italiano trova il suo corrispettivo in recensione, rassegna, esame, disamina – è la fase principale del lavoro di edizione critica di un testo, che consiste nella ricerca e scelta della lectio ritenuta migliore, dunque da preferire, fra le varianti conosciute di uno stesso codex (codice, manoscritto) al fine di restituire l’esatta lezione di quel testo; la fase della recensio è successiva alla fase della collatio (in italiano “collazione”, “confronto”, “raffronto”): con essa vengono praticamente confrontati, dal filologo che li ricerca e ritrova, tutti gli esemplari traditi di un codice, al fine di operare la recensio e quindi l’edizione critica dello stesso codice. […]

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Libri

La magia del riordino: il testo di Marie Kondo

La magia del riordino è un fumetto scritto da Marie Kondo, illustrato da Yuko Uramoto e pubblicato dalla casa editrice Salani; il testo illustrato prende spunto dai libri scritti dalla stessa Marie Kondo, pubblicati in Italia dalla casa editrice Vallardi e intitolati Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità. La magia del riordino: il libro La magia del riordino è un manga, giapponese scritto dall’arredatrice Marie Kondo, già conosciuta in editoria – oltre chiaramente che per il suo lavoro – per aver scritto il libro o manuale, se si vuole, sulle proprie teorie d’arredamento che oltre a tenere conto di precisi canoni architettonici – architettura d’interni – ed estetici, dedica un’ampia parte al benessere; una bella casa, per essere davvero ospitale e psicologicamente salubre, necessita di pulizia e di ordine: è questo che Marie Kondo vuole sottolineare e trasmettere con il suo operato, con i suoi testi e con questo fumetto, in cui fa emergere con forza il legame profondo che c’è fra la casa e chi vi dimora. Abitare una casa, un luogo, vuol dire viverne all’interno e “viverlo” secondo ordine e pulizia: una casa confusa, disordinata, non permette di far spazio e chiarezza – pulizia, appunto – nel cuore di chi la abita, nel cuore di chi la vive, nel cuore delle persone stesse. Attraverso la storia di Chiaki Suzuki (una giovane e bella donna che chiede a Marie Kondo aiuto per sfuggire al disordine che regna nella sua casa – dopo accumuli e rimandi vari – al fine di far ordine in casa e nella sua vita, passo a passo – o meglio, “cassetto per cassetto” – sistemando tutto al giusto posto, dando un giusto ordine e collocando in maniera adeguata il necessario e trovando l’amore vero), Marie Kondo propone la sua visione di abitazione che è filosofia di vita e si rifà ai principi giapponesi della tradizionale “arte del riordino”, «vera e propria forma di cultura», come ricordato in terza di copertina dell’albo illustrato. Spazio, nel volume La magia del riordino, trovano semplici, chiari e giusti consigli riassunti efficacemente dall’arredatrice a coronamento della storia illustrata da Yuko Uramoto: «Cominciate riflettendo su come volete vivere veramente. Che tipo di casa desiderate e che tipo di vita vorreste condurvi?» – scrive Marie Kondo e aggiunge: «Se avete la mano adatta, fatemi un disegno. Se vi piace scrivere, mettete i vostri pensieri nero su bianco. Raccomando inoltre di ritagliare foto di case che vi piacciono dalle riviste d’arredamento. Riflettendo sul vostro stile di vita ideale, comincerete a capire perché volete riordinare e che tipo di vita desiderate dopo che avrete finito: riordinare può cambiarvela fino a questo punto». Marie Kondo: l’autrice Citato dal testo: «In Giappone l’arte del riordino è una vera e propria forma di cultura. Marie Kondo ci si è dedicata con passione fin da bambina, si è specializzata in questa disciplina all’università e ne ha fatto l’oggetto della sua professione: tiene corsi in patria e all’estero e le sue consulenze per trasformare case […]

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Libri

Sogni della memoria di Francesco Colonnesi

Sogni della memoria è un testo di recente pubblicazione (2020) scritto da Francesco Colonnesi per i tipi della casa editrice Giammarino editore. Sogni della memoria: il testo Sogni della memoria è un piccolo diario, una piccola raccolta personale dell’autore – o un piccolo «scrigno», come Francesco Colonnesi descrive il suo testo – fatto di ricordi, di pensieri e di aneddoti che fra la città lucana di Bella (piccolo centro in provincia di Potenza) e Napoli è ambientato e si sviluppa; la narrazione prende l’avvio e si snoda tutta lungo un percorso che è fatto allo stesso tempo di sogno e di memoria: lo stesso autore ne dà notizia a chiare lettere quando in apertura della sua introduzione al testo scrive: «Si spera sempre che i sogni diventino realtà. Proverò a fare il contrario, visto che di realtà ne ho vissute tante […] Mi accingo a trasformarne alcune, tra quelle belle, in sogni: “sogni della memoria”». Un’intentio che parte dall’oggettivo caso per andare a ritroso nelle soggettive pieghe, insomma, della memoria di una vita. «Come uno scrigno prezioso che si apre, mille ricordi mi si accavallano», principia l’autore di Sogni della memoria e così continua: «racconterò inoltre di alcuni dei tanti personaggi, più o meno noti, incontrati nel corso della vita, dirò qualcosa ancora dei viaggi in altre terre. Non mancherà infine una serie eterogenea di piccoli fatti, battute, aneddoti, curiosità». E il testo, in effetti, eterogeneo si mostra al lettore: ricordi, aneddoti, personaggi più o meno noti della cultura napoletana e della società italiana scorrono fra le pagine del libro (si ricordano Concetta Barra e Aldo Bovio, ad esempio); eterogeneo anche l’andamento narrativo: con serietà, con allegria, a volte con garbo altre volte con ironia, Francesco Colonnesi ci accompagna all’interno dei tanti diversi “fattarielli” di cui si fa testimone. Significative di quanto detto, sono le spiritose quartine riproposte in quarta di copertina trascritte di seguito: «L’aggio scritto finalmente chistu libbro ‘e fattarielle: parlo ‘e Napule, d’ ‘a gente, tutte storie piccerelle! ‘O ricordo e cierti viagge, ‘e battute spiritose, ‘e cchiu mmeglie persunagge, e accussì tant’ati ccose! Quanno è doppo ca ‘o liggite, si ‘o truvate nu papocchio, nun appena me vedite vuie sputateme int’a n’uocchio!». Serietà ed ironia, appunto: eccone il riassunto simpatico, divertito e di spirito dell’autore. Francesco Colonnesi: l’autore Francesco Colonnesi è avvocato, giudice di pace, scrittore, fiduciario di Slow Food a Napoli, caratterista cinematografico, conduttore di spettacoli teatrali e «cintura nera di judo»: anima polivalente che mischia le sue passioni e i suoi interessi alla lettura, al collezionismo ed alla scrittura: per i tipi della Giammarino editore è, infatti, con Sogni di della memoria al suo secondo libro, dopo il primo, pubblicato nel 2019, dal titolo Armaioli napoletani. Fonte immagine in evidenza: casa editrice

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Libri

Il bosco. Istruzioni per l’uso: recensione del libro

Il bosco. Istruzioni per l’uso è un libro scritto da Peter Wohlleben e recentemente pubblicato in Italia per i tipi della casa editrice Garzanti per la traduzione a cura di Giuliana Mancuso. Il bosco. Istruzioni per l’uso: il testo Il bosco. Istruzioni per l’uso è letteralmente nelle intenzioni del suo autore «un manuale d’istruzioni per l’uso» che ogni lettore – frequentatore di boschi – può leggere – e perché no? – portare con sé per fruire e rispettare al meglio – quindi vivere – il bosco. Nelle prime pagine del testo, l’autore ci invita a fare un giro per il bosco, accompagnandoci idealmente nel verde profondo del paesaggio silvano; subito ci svela che il silenzio e l’invito alla quiete assoluta a cui siamo subito portati a pensare, cela un piccolo inganno: «I rumori prodotti da noi umani quando passeggiamo nel bosco non infastidiscono gli animali, dato che non investono il bosco intero, ma provengono da una sola fonte ben definita […] Quando passeggiamo per i sentieri cantando allegramente o conversando ad alta voce, segnaliamo alle altre creature che non stiamo cacciando». Segue una breve descrizione interessante sulle tracce della fauna boschiva che può diventare anche un divertente gioco per il frequentatore di boschi “investigatore silvano” e può indurci ad una seconda ricerca parallela alla prima: la ricerca di «indizi del passaggio di umani»; come ci assicura Peter Wohlleben «Se imparerete a leggerle, vedrete che vi divertirete a esaminare le tracce dei vostri simili». Dopo la descrizione della fauna, il libro prosegue con le proposte di osservazione e “studio” sulla flora boschiva: l’abete rosso, il pino, l’abete bianco, il faggio europeo, la quercia, la betulla, il larice, il frassino sono gli alberi su cui si concentrano le descrizioni e le riflessioni dell’autore; e ancora, le varie “vesti” dell’ambiente boschivo a seconda delle stagioni e dunque del paesaggio naturale che cambia nello scorrere ciclico della vita. Come scrive lo stesso autore in conclusione: «Questo libro non vuole essere un testo di consultazione, ma un invito a venire nel bosco […] Noi umani siamo parte integrante della natura che ci circonda, almeno quando ci muoviamo a piedi e abbiamo cura di lasciare i luoghi naturali che visitiamo come li abbiamo trovati. Spero allora che queste istruzioni vi abbiano fatto venire voglia di esplorare il bosco e vi auguro buon divertimento con le piccole e grandi meraviglie che può offrirvi». Immagine in evidenza: Garzanti

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Libri

Mascaró: fra storia editoriale e Storia

Mascaró è un testo scritto da Haroldo Conti (con prefazione di Gabriel Garciá Márquez), recentemente riedito per i tipi della casa editrice Exòrma edizioni e tradotto in italiano da Marino Magliani. Mascaró: la genesi letteraria Il libro Mascaró, el cazador americano (in italiano: Mascaró, il cacciatore americano) fu pubblicato per la prima volta nel 1975 per le edizioni Casa de los Américos; nel 1981 fu, poi, nuovamente dato alle stampe corredato dalla prefazione La última y mala noticia sobre Haroldo Conti, firmata da Gabriel Garciá Márquez (di cui, nell’edizione recente a cura della casa editrice Exòrma, viene riportato – in traduzione italiana – il testo); nel 2020, quindi, il gruppo editoriale di Exòrma lavora alla nuova pubblicazione del testo di Haroldo Conti in Italia (dopo l’edizione Bompiani del 1983). Il testo Le vicende del libro si snodano tutte in un paese ispanico che per tanti riflessi e suggestioni suggerisce al lettore sfondi, ambienti, luoghi, paesaggi – visioni dirette e di sbieco, oblique – cari e vicini all’autore. Tema portante del testo è la libertà, la ricerca di una nuova identità, forse desiderio di emancipazione dal “piede straniero sul cuore”; un realismo, con tutte le ombre che purtroppo – ferali spettri fluttuanti sull’uomo – ne conseguono e quasi sembrano farsi presaghe di sorte funesta e dolentissima a cui sarebbe andato incontro lo stesso autore Haroldo Conti (come rilevato anche da Márquez nella sua prefazione al testo). Haroldo Pedro Conti: notizie sull’autore Haroldo Pedro Conti è stato uno scrittore e giornalista argentino. Nel 1962 risultò vincitore del premio letterario Fabril per il libro Sudeste (fra l’altro pubblicato in riedizione recente dalla casa editrice Exòrma, nel 2018); protagonista suo malgrado di una fra le più atroci e dolorose piaghe storiche, finì fra i desaparecidos finché non fu ammesso il suo omicidio; Haroldo Conti fu, dunque, una fra le vittime della dittatura e nella propria prefazione Márquez ricorda così lo strazio della guerra: «[…] In sei mesi, quella era la prima volta che andavano al cinema. I due bambini erano stati affidati a un amico che nel pomeriggio era arrivato da Cordoba e che avevano invitato a dormire sul divano dello studio. Quando tornarono, cinque minuti dopo mezzanotte, gli aprì la porta di casa un civile armato con una mitraglietta da guerra. In casa altri cinque uomini armati allo stesso modo li stesero a terra colpendoli con il calcio dei mitra e li stordirono a calci. L’amico giaceva a terra, svenuto, bendato e legato, col volto sfigurato dalle botte. In camera i bambini non si accorsero di nulla: erano stati cloroformizzati. Haroldo e Marta furono portati in due diverse camere mentre il commando saccheggiava l’appartamento, sottraendo qualsiasi oggetto di valore. […] Marta ricorda minuziosamente quella notte di terrore […] era sfigurata dalle botte e aveva parecchi denti rotti»; dopo quella spietata notte, Conti fu sequestrato e “fatto sparire” (fu tra i desaparecídos, gli “scomparsi”) dal regime militare dopo il colpo di Stato del 1976 in Argentina. Mascaró: un libro su cui riflettere, un libro per […]

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Libri

Antonio Penati e La costruzione di un sogno: il testo

La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è il recente testo scritto da Antonio Penati (istruttore di vela d’altura, navigatore e cofondatore – insieme alla moglie – della casa editrice Edizioni Il Frangente «emanazione naturale della sua passione per il mare e per la cartografia») e pubblicato per la stessa casa editrice Edizioni il Frangente. La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante: il testo, di Antonio Penati La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è il racconto di un viaggio intorno al mondo, di un giro del mondo in barca a vela; Antonio Penati ripercorre nel suo libro le tappe salienti della sua avventura per mare, della sua “costruzione di un sogno”: partendo dai ricordi a formare la premessa del suo libro – raccolta di memorie di viaggio – svolge cronologicamente il filo dei fatti e delle avventure vissute; marinaio appassionato ed esperto, l’autore del testo, realizza un diario di bordo odeporico, in cui confluiscono emozioni ed esperienze e gli elementi marini si fanno sostanza concreta di fianco alla sublime astrattezza del vago richiamo del mare, del sale, del vento di mare. Un amore che non conosce ostacoli o confini, come ogni vero amore trasmette, e la sua descrizione è minuziosa: questo restituisce Antonio Penati nel suo testo che intervalla scrittura e immagini, foto dirette di luoghi visitati, incontrati, restati nel petto dell’uomo di mare che non conosce patria se non il mare, che non conosce distanze se non le coste che trapuntano d’oro l’occhio che scorre e scintilla fra le onde, ora agitate, ora calme, ore in tempesta, ora in sereno. La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è anche, in filigrana, il racconto di come – letteralmente – sia stata costruita l’imbarcazione e di come il sogno abbia preso struttura, concretezza: nella prefazione al testo, infatti, attraverso i paragrafi La ricerca dei perché, La svolta, Il sogno prende forma, Antonio Penati accompagna il lettore nei propri ricordi spiegando le vele della mente e indicando ai lettori la genesi della sua passione, del suo amore per il mare e la costruzione e il successivo varo delle sue imbarcazioni (in ordine: la Stefral (acronimo dei suoi «tre figli Stefano, Francesca e Alessandro»), la Stefral II, la Stefral III, la Lycia). «Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo», riprendendo una massima di Lao Tzu presente in epigrafe al capitolo Mediterraneo occidentale del testo, ed è una scelta che rispecchia in pieno lo spirito del testo di Penati: un viaggio per mare iniziato con un passo, un soffio di vento che spinge e che gonfia una vela, un polmone di corda e di tela, nel ventre azzurro del mare, profondo mistero di sale, di vita, di vento, d’azzurro, di sole. Fonte immagine in evidenza: https://www.frangente.com/libri/5637-art-LA_COSTRUZIONE_DI_UN_SOGNO.htm

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Ma perché non te ne vai? Recensione del libro

Ma perché non te ne vai? è il recente testo (pubblicato lo scorso settembre per il marchio editoriale Milena Rainbow, collana LGBTQ+) scritto da Christian Coduto, già autore del libro [email protected] – le (dis)avvenure di Carlo & Luana, edito anch’esso per la stessa Milena Edizioni. Ma perché non te ne vai?: il testo Ma perché non te ne vai? è un racconto che si basa sui rapporti generazionali e su quello col sé: un giovane omosessuale che “scopre” il proprio desiderio fra errori giovanili e amori, desideri e intensità inizia un rapporto di convivenza – incontro-scontro – con un vecchietto: dallo scontro fra i due, distanti per età e mentalità, nascerà poco a poco un sentimento vero di amicizia e di rispetto l’uno dell’altro. Christian Coduto scrive una storia comune, immersa tutta in fatti realistici, descrivendo uno spaccato di vita quotidiana e forse vissuta, seppur indirettamente, nei fatti espliciti narrati, quindi viva e vera; un amore omosessuale, un giovane che cerca la sua vera identità all’interno di un contesto fatto a volte di inganni, a volte di bugie, altre volte di amicizia e sentimenti veri e genuini; un giovane che, in piena età di formazione, cerca il proprio sé e lo fa inevitabilmente – com’è giusto che sia – attraverso l’amore. Al fianco del giovane protagonista un vecchietto che, attraverso il suo occhio che guarda da un’altra prospettiva, riuscirà in un certo qual modo a rimetter ordine nella confusione post-adolescenziale del giovane. Un racconto contemporaneo a cui l’autore, Christian Coduto, non dà unità, avviando e tenendo insieme una struttura composita, fatta di un’andatura narrativa varia, non ferma o decisa, piuttosto vaga, che aderisce alla vaghezza emotiva che vuol restituire: una ricerca della propria identità attraverso l’ondoso mare dell’amore e delle passioni. Per cercare di riassumere il testo risultano impeccabili le parole di Annarita Ferrero, nella sua prefazione al libro: «Un racconto delicato, intriso anche di dolore, nel tentativo di far emergere la propria fisiologica identità, di farla crescere in libertà e consapevolezza, senza vergognarsene o avere paura. La veridicità e la minuzia dei dettagli ti catapultano rapidamente nella narrazione, ti figuri subito le situazioni, i luoghi, quasi come se appartenessero anche a te, come se leggessi le pagine di un diario di un amico e riconoscessi persone e posti»: una scrittura immediata, lungo l’universalità delle manifestazioni amorose: anche questo pare Ma perché non te ne vai? Christian Coduto: l’autore del libro Christian Coduto è impiegato presso l’ufficio anagrafe del comune di Pietradefusi (…); già autore del testo [email protected] – le (dis)avvenure di Carlo & Luana (edito per la casa editrice Milena Edizioni nel 2018), Christian Coduto firma, ancora con lo stesso editore, Ma perché non te ne vai?. Direttore artistico del Cineclub Vittoria dei fratelli Mastroianni, è ideatore e responsabile della rassegna di cinema indipendente italiano “Independent Duel”, presso il Multicinema Duel Village di Caserta. Fonte immagine in evidenza: https://www.milenalibri.com/product-page/ma-perch%C3%A9-non-te-ne-vai

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L’entusiasmo delle donne: recensione

L’entusiasmo delle donne è un libriccino scritto da autori vari, pubblicato dalla Buendia Books, con illustrazioni interne di Ernesto Anderle ed illustrazione di copertina di Marco Petrella. L’entusiasmo delle donne: il testo L’entusiasmo delle donne è una piccola e breve antologia in cui si vuol dare “spazio all’entusiasmo e alla vita”: è questo l’intento del libriccino che spiega testi in prosa e in versi, in sequenza alternata, mescolando voci, pensieri, parole, immagini, disegni, desideri, riflessioni. Un testo composito, un tratto di penna e matita che cerca e vuol disegnare o definire la forza vitale femminile, multiforme, cangiante, complessa, varia, l’entusiasmo delle donne, appunto. Atti di vita quotidiana, immagini comuni, scorci di realtà, ma pure sogni, prospettive oblique da cui partire o attraverso cui vivere, percorrendo le sfaccettature inafferrabile delle donne: un mistero, come misteriosa è la vita, come l’anima. La casa editrice Buendia Books e il Festival Giallo Garda e Tignale Summer Festival La casa editrice Buendia Books è una realtà editoriale piemontese («Siamo radicati sul territorio piemontese, nati tra le dolci colline e la città, e puntiamo alla valorizzazione degli autori che risiedono nella nostra regione, per seguirli da vicino e prenderci cura con passione e rispetto delle loro opere in tutte le fasi di lavoro, dalla selezione allo sviluppo dell’idea fino ala realizzazione e alla promozione»). Il loro simbolo, una piccola farfalla gialla: «Il nostro simbolo è una farfalla gialla, il primo insetto che si mostra non appena il gelo cala e le giornate si allungano». Dalla seconda di copertina: «Buendia Books è una casa editrice indipendente piemontese che propone un “nuovo-vecchio modo” di far libri: una realtà editoriale che è anche artigianato, manualità, creatività e labor limae, un marchio che si prende cura di ciascuna opera, dalla selezione allo sviluppo dell’idea-progetto fino alla realizzazione e alla promozione. L’opera che hai tra le mani è una FIASCHETTA, un formato snello pensato per storie da leggere in un sorso, è un PLIN, una storia ripiena di vita ed emozioni, è un NOVELLO, un testo inedito e contemporaneo». Il festival Giallo Garda è una manifestazione e un premio letterario internazionale che prevede e organizza serie di incontri con scrittori del genere giallo: prevede, inoltre, una “accademia” che consiste in uno spazio fisico e virtuale in cui vengono svolti corsi e seminari telematici su generi narrativi diversi, fra cui, ovviamente – dato il nome della manifestazione – il genere giallo. Il Tignale Summer festival nasce entro le attività organizzate e svolte dall’associazione culturale lombarda “Librarte Tignale”, che si occupa di «libri, arte, cibo, vino»: il Tignole Summer festival è un «incontro con gli autori per la presentazione di libri e degustazione di vini e prodotti locali». Fonte immagine in evidenza: https://www.buendiabooks.it/prodotto/l-entusiasmo-delle-donne-aa-vv/

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Il richiamo di Alma: alla ricerca di sè

Il richiamo di Alma, testo scritto da Stelio Mattioni e pubblicato per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice Adelphi, è stato recentemente riedito per la casa editrice Cliquot (dicembre 2020) e corredato dalla prefazione di Chiara Mattioni e dalla postfazione di Gianfranco Franchi. Il richiamo di Alma: il testo Ne Il richiamo di Alma sembrano emergere, in patina, un certo filo d’afflato dannunziano, per talune atmosfere, taluni passaggi, talune suggestioni, e certi aspetti moraviani, in termini di conflitto e turbamento, in termini di noia, disprezzo, indifferenza. Labirinti di essenze e colori che svolgendosi psichedelici nella mente del giovane protagonista, prendono forma correndo lungo le vie di una città che si ramifica indistricata e forse indistricabile, dunque misteriosa. Chi è – o cos’è – Alma? Il protagonista mosso da un’indefinibile spinta vitale – una voce, un atto, un richiamo – non sa dirlo; cerca di raggiungerla, di possederne l’idea, ma ogni volta che avanza, arretra e ogni volta che egli arretra lei avanza, in una danza estenuante, in un cerchio “magico”, inafferrabile, ineffabile, come la stessa Alma è. E allora ecco aprirsi al lettore una serie di ammalianti domande: Chi è questa sembianza femminile che cambia, muta ad ogni passaggio e ad ogni sguardo, scorcio, si fa altro e rende altro il protagonista stesso? Chi è o cos’è Alma? Cosa rappresenta questa essenza impalpabile? Questa ragazza, questa bambina, questa donna, quest’essere, quest’entità fantastica e misteriosa che si aggira per Trieste e si fa essa stessa città, via, vento di bora, stradina, percorso, altura, percorso, panorama? E si fa ancora vita, emozione, pensiero e ritorna poi umana, ma pure eterea, impalpabile a volte e irraggiungibile, non raffigurabile, sfuggente, inafferrabile? Chi è – o cos’è – Alma, nell’identità in costruzione del giovane protagonista? Chi è o cos’è questa «creatura fantastica ed effimera che vive in una dimensione rarefatta, entrando solo a tratti in contatto con la realtà», o forma o idea sempre in trasformazione il cui unico segno distintivo uguale, perenne, è un anello a un dito di una leggera mano? La scrittura è leggera, lieve, lo stile permeato di realismo magico su cui influisce fortemente «la periferica collocazione geografica, Trieste» (come dalle parole di Chiara Mattioni in prefazione al testo) e che intende – ancora dalla parole della prefatrice – «la scrittura di storie che narrano fatti e circostanze verisimili, con premesse ordinarie e comuni, in cui all’improvviso irrompe un fatto imprevisto e sconcertante che spariglia le carte. E chi vi si trova davanti può credere che si tratti di un’illusione oppure di un fatto reale, ma allora questa realtà obbedisce a leggi a noi ignote». Metamorfosi, epifanie, rievocazioni fra «ricordo e sogno»: un libro che fa riflettere sulla sostanza «trascendente, irraggiungibile, inconoscibile» dell’ideale. Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’uso del melodramma

Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma è un testo di recente pubblicazione, per i tipi della casa editrice Garzanti, scritto da Alberto Mattioli. Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma: il testo Ciò che si trova in Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma, non è solo l’opera in sé, piuttosto il concetto di lirica romanza frammisto ad una cascata di pensieri personali e di parole “infuocate” intorno al mondo lirico e alle figure che intorno vi gravitano – registi, direttori, interpreti canori, musicali, scenici – il tutto mescolato da uno stile veloce e a tratti ironico; ironia verso chi fa il teatro, ironia verso chi assiste al teatro: nessuno escluso. Frammezzate a piccoli o grandi aneddoti personali, le riflessioni che l’autore svolge e su cui induce i lettori ad ulteriori riflessioni: analisi sul modus operandi di autori e librettisti, analisi sull’iter interpretativo dei registi e direttori d’orchestra moderni, riflessioni fra passato e presente della musica lirica, fra tradizione e modernità; analisi e riflessioni queste dell’autore di Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma che, fra serietà, giuoco e ironia, aprono ai lettori visioni personali e ulteriori. Alberto Mattioli prova a spiegare al lettore alcune “bizzarrie”, alcune visioni interpretative e scelte di regia moderne che tanto si discostano dall’opera originale, ma che nell’intenzione cercano di portare novità sul palco (o meglio, cercano di portare in termini diacronici, il grado di modernità che all’epoca quelle stesse opere avevano: una sorta di ammodernamento che ha la volontà di restituirci il carattere primigenio dell’opera, anche a scapito di una “infedeltà” formale): il libro di Mattioli è chiaro ed offre uno spaccato altro rispetto a quello che la prima osservazione ci potrebbe suggerire. Seguendo una linea storico-artistica in prospettiva diacronica, l’autore di Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma, offre la propria riflessione-critica che parte da grandi nomi della lirica quali Giuseppe Verdi e Richard Wagner e cerca di spiegare come alcuni registi moderni scelgano di recuperare – a ragione – i più intensi significati profondi delle opere liriche; ma per toccare gli animi oggi come allora, c’è bisogno di una traslazione, in termini emotivi, sul moderno: allora la ricerca di «una fedeltà sostanziale, non formale, che non sempre coincidono» (come dice l’autore) ben venga, purché sia fatta bene e possa davvero essere motore potenziale di traslazione emotiva, dal passato sul presente, attraverso il rispetto di quella grammatica dell’arte, custode strutturata dell’alfabeto emotivo umano. Dopo aver offerto ai lettori le proprie attente riflessioni sulle moderne direzioni operistiche, Alberto Mattioli passa alle teorie del canto e con fare acuto ci introduce implicitamente ad una domanda: Che possa esistere una modulazione storica di esso? Certo e lo afferma a gran voce: «[…] il canto, esattamente come ogni attività umana, è un fenomeno storico, e quel che era «giusto» ieri potrebbe non esserlo più oggi, ma magari tornare a esserlo di nuovo domani […] cantare, come qualsiasi attività artistica, significa in primo luogo interpretare il proprio tempo». Un libro interessante che […]

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Il mito del deficit e la teoria monetaria moderna

Il mito del deficit. La teoria monetaria moderna per un’economia al servizio del popolo è un recente testo scritto da Stephanie Kelton e tradotto da Jacopo Foggi per la casa editrice Fazi editore (novembre 2020). Il mito del deficit. La teoria monetaria moderna per un’economia al servizio del popolo: il testo Stephanie Kelton nel suo Il mito del deficit. La teoria monetaria moderna per un’economia al servizio del popolo, è chiara fin da subito nelle sue intenzioni: già dalla prefazione spiega come vuol dimostrare e divulgare la sua teoria: «In questo libro utilizzo le lenti della teoria monetaria moderna (Modern Monetary Theory – MMT) per mostrare che, contrariamente a quanto gli economisti mainstream e i politici raccontano da decenni, i governi che emettono la propria valuta (che detengono, cioè, la sovranità monetaria) non possono mai “finire i soldi”, né possono diventare insolventi (fare default) sui titoli di debito emessi nella loro stessa valuta. A dire il vero non hanno neanche bisogno di emettere titoli di Stato per finanziare i propri deficit di bilancio, né hanno bisogno di ricorrere alla tassazione per finanziare le proprie spese. Questo perché, in quanto emittenti di valuta, a differenza delle famiglie e delle imprese, che sono dei semplici utilizzatori di valuta, gli Stati che dispongono della sovranità monetaria possono semplicemente creare “dal nulla” tutto il denaro di cui hanno bisogno. Questi governi, dal punto di vista tecnico hanno una capacità di spesa illimitata nella propria valuta: possono cioè acquistare senza limiti tutti i beni e servizi disponibili nella valuta nazionale. (come spiego nel libro), questo non implica che i governi che emettono la propria valuta debbano spendere o incorrere in deficit senza limiti; esistono dei limiti, solo che non sono di natura finanziaria». Lo scopo prefissato dall’autrice è dunque farsi partecipe di un’alfabetizzazione – in termini economici e finanziari – sociale: «Comprendere questa semplice verità equivale a fare un vero e proprio salto di paradigma, perché significa che la maggior parte dei paesi – e in particolare le nazioni industrializzate tecnicamente avanzate e altamente sviluppate che spendono, tassano e prendono in prestito nelle proprie valute incontrovertibili (e adottano un regime di cambio fluttuante) – possono “permettersi” (letteralmente) di fare molto di più per incrementare il benessere dei propri cittadini e più in generale per perseguire qualunque obiettivi politico scelgano di prefissarsi (penso per esempio alla mitigazione del cambiamento climatico) di quanto comunemente si creda». Continuando nella propria disamina economica e finanziaria, Stephanie Kelton insiste sul concetto di sovranità monetaria e di legittimità democratica e sulla differenza sostanziale fra utilizzatori di moneta ed emittenti di moneta, scagliando accuse – fondando sempre le sue affermazioni sui principi costitutivi della teoria monetaria moderna ed argomentando le sue riflessioni corredando il testo di note tecniche e rimandi a fatti, studi e saggi sulla stessa teoria monetaria moderna – alla cattiva gestione delle banche centrali («proprio come la BCE sta oggi creando denaro per sostenere gli sforzi nazionali per combattere la pandemia, avrebbe potuto fare lo stesso in passato per […]

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Le cose che non ci diciamo (fino in fondo), il nuovo libro di de Bortoli

Le cose che non ci diciamo (fino in fondo) è il recente libro scritto da Ferruccio de Bortoli (ex direttore giornalistico de Il Corriere della Sera e de Il Sole 24 ORE, presidente della casa editrice Flammarion S.A., vicepresidente dell’Associazione italiana editori, editorialista e scrittore), pubblicato dalla casa editrice Garzanti nello scorso novembre. Le cose che non ci diciamo (fino in fondo): il testo Con Le cose che non ci diciamo (fino in fondo), Ferruccio de Bortoli si propone in una duplice impresa: la prima, un’analisi di fatti vicini e lontani; la seconda – strettamente connessa alla prima – un’indagine di coscienza – personale e civica – che trae spunto dal novero e dell’investigazione di quegli stessi eventi vicini e lontani. Fatti di cronaca, sociali, civili che hanno scosso – o continuano a scuotere – l’attenzione pubblica delle cronache e che mai dovrebbero cessare di scuotere le coscienze (non fosse altro perché il ricordo ci permette di non ricadere più negli stessi errori del passato, nefasti): de Bortoli scrive e vede tutto con la penna e con l’occhio del giornalista e con una scrittura veloce e secca, in linea con la sua professione, si inserisce nei fatti di cronaca “tagliandoli di netto”, mettendoli sotto gli occhi dei lettori, crudamente; ma la sua è una cronaca oggettiva mista al pensiero soggettivo: c’è, insomma, la cronistoria trascritta dal professionista e c’è la personalissima riflessione dell’uomo; emerge a più riprese questo doppio filo di scrittura e di interpretazione ed è questo, ad esempio, il caso – per citare una porzione del testo –  del pezzo Le ferite aperte e i troppi silenzi milanesi in cui, con la frase «sicurezza granitica – e un po’ spavalda ammettiamolo» l’autore lascia parlare l’orgoglio di una parte di popolazione italiana di fronte alla feroce oggettività del reale. Parole e pensieri su sanità, politica, convivenza civile, attenzione alle questioni urbane, sociali, panoramiche sul governo – assetti, opere, potenzialità, mancanze –, inviti ad agire su questioni economiche e fiscali, sull’istruzione: ecco alcuni fra i temi trattati da Ferruccio de Bortoli nel suo testo; una riflessione che – come è giusto che sia – apre le porte della mente permettendo alla stessa di percorrere le vie di ulteriori riflessioni, di ulteriori ragionamenti che rimandano ad altre meditazioni, invitando i lettori a fare i conti con la realtà e a prendere le proprie responsabilità di coscienza. «Uno dei momenti più drammatici e significativi del 2020 è stata la preghiera di papa Francesco sul sagrato della Basilica di San Pietro, spettralmente vuoto, il 27 marzo. È il tempo di scegliere», disse […] «che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è […] La cura della casa comune è al centro dell’enciclica Laudato si’ […] Ora si tratta di non disperdere quell’immenso capitale sociale ritornando a coltivare i difetti di sempre. E dimenticare così le virtù sprigionate dall’emergenza. Questo è uno dei pericoli che abbiamo davanti. Se vogliamo scongiurarlo non dobbiamo nasconderci molte verità amare che in […]

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Figlia del cuore: recensione del libro

Figlia del cuore è un libro scritto da Rita Charbonnier e pubblicato dalla casa editrice Marcos y Marcos, nella collana Gli Alianti. Figlia del cuore: il libro La famiglia, intesa come nucleo fondante della società, è fondativa di ogni essere umano. Imprescindibile, dunque, per ogni individuo, che prima ancora che essere un adulto nella società è un bambino nel suo piccolo grande mondo familiare; sulla base di queste nozioni, Rita Charbonnier, con Figlia del cuore, analizza il rapporto fra una bambina e la sua mamma adottiva, in un percorso fatto di allontanamenti, crescita, sofferenza, amore: induce, insomma, a riflettere sul tema dell’adozione. Una narrazione in prima persona incentrata sulle crisi emotive della fragilità familiare, la crisi emotiva derivante dalla mancanza di una solidità familiare: anche attraverso l’uso di un linguaggio scabro e disarticolato sintatticamente, emerge l’iniziale mancanza di comunicazione fra la figlia e la madre, una crisi dell’incomunicabilità che riuscirà ad essere superata solo con l’incontro delle due anime, delle due dimensioni in ottica transazionale. Il tema dell’affido è tema portante del libro: frammisti alla narrazione, l’autrice inserisce atti e norme propri di un procedimento per affido; «L’obiettivo dell’intervento è fornire ai minori un contesto famigliare valido dal punto di vista affettivo, emotivo, morale, educativo, economico e sociale, facendo sì che i medesimi sperimentino legami di attaccamento adeguati alle loro esigenze evolutive e che i sostituti genitoriali, ossia le figure materne vicarianti, colmino le specifiche carenze nella loro formazione»: queste le ragioni del ricorso all’affidamento dei due bimbi – fratello e sorella – alle rispettive madri adottive. Un percorso dall’affido all’adozione che attraversa esperienze generazionali, emotive, quotidiane: attraverso la vita delle protagoniste, Rita Charbonnier imbastisce un romanzo che affonda le sue basi in una storia vera. «Ma quello sguardo tra di noi è stato come quando dentro di te si libera qualcosa che era imprigionato, e si mescola con qualcosa che era imprigionato dentro l’altra persona e si è liberato», scrive l’autrice, e solo basta per far comprendere quanta forza emotiva è celata dietro le sue intenzioni, quanta forza emotiva potrebbe prorompere dal testo La figlia del cuore; lo stesso titolo, evocativo, riprende un passo esplicito del testo: un momento quotidiano, uno di quei momenti che a un occhio distratto potrebbero apparire vuoti o lassi – e che in realtà celano in loro, serbata, la profondità stessa del silenzio e dell’esistenza – si fa custode e voce di una fra le verità più profonde: ogni figlio, prima ancora che figlio di sangue e di carne, è figlio del cuore. Attraverso una frase così semplice e al tempo stesso così vera, così profonda, l’autrice del testo spiega forse il concetto stesso di affido, di adozione e la crescita di un sentimento quale l’amore che molto spesso crea rapporti intensi, profondi e “viscerali” pari ai rapporti filiali “naturali”. Rita Charbonnier: l’autrice del testo Rita Charbonnier, autrice di Figlia del cuore, è diplomata presso la Scuola di teatro classico Giusto Monaco dell’Istituto nazionale del dramma antico, a Siracusa, e ha frequentato il Corso di […]

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