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Eroica Fenice

Libri

Una storia straordinaria: intervista a Diego Galdino

Una storia straordinaria è il recente libro (edito lo scorso febbraio) scritto da Diego Galdino e pubblicato per i tipi di Leggereditore (Gruppo Editoriale Fanucci). In occasione della lettura del romanzo, abbiamo intervistato l’autore. Una storia straordinaria: intervista all’autore Diego Galdino Diego, vuol presentarci la sua storia editoriale? Dopo anni di gavetta, fatta di tanti sacrifici, sono stato scoperto da uno dei più importanti agenti letterari del mondo Vicki Satlow che ha creduto in me come scrittore fin da subito permettendomi di farmi apprezzare da un’importante casa editrice del Gruppo Mondadori come la Sperling & Kupfer con la quale ho pubblicato cinque romanzi. Il mio primo romanzo Il primo caffè del mattino fu considerato un caso editoriale divenendo un best seller in molti paesi del mondo aprendomi le porte del successo nazionale ed internazionale che mi ha portato ad oggi ad essere pubblicato con successo  in otto paesi europei e in Sudamerica e a suscitare l’interesse di un importante produttore cinematografico europeo intenzionato a fare de Il primo caffè del mattino un bellissimo film. Fino ad arrivare ad oggi, al mio ultimo romanzo Una storia straordinaria pubblicato con la Leggereditore del Gruppo editoriale Fanucci. Una storia straordinaria si svolge in primis attraverso la descrizione delle percezioni sensoriali: i sensi si confondono fra descrizioni di percezioni uditivi, olfattive, visive, gustative, tattili; i primi capitoli del testo, non a caso, richiamano, per ognuno, un’esperienza percettiva: da cosa nasce quest’intenzione e scelta d’autore? Sono sempre stato convinto che noi non diamo la giusta considerazione ai nostri sensi, dandoli a volte quasi per scontato, senza renderci conto che essi sono fondamentali per la nostra vita e soprattutto per le nostre storie d’amore. In questo caso dovremmo prendere esempio dagli orientali, da sempre capaci di apprezzare i cinque sensi, assaporandoli e vivendoli con la giusta lentezza. Una storia straordinaria nasce anche per questo scopo. Qualche anno fa mi trovavo al Giardino degli aranci sull’Aventino insieme alle mie figlie. Stavo tranquillamente seduto su una panchina osservandole mentre si facevano dei selfie con alle spalle un panorama unico, Roma in tutta la sua bellezza. Sembrava la scena più bella di un film. Così ho pensato a cosa avrei fatto se mi fosse stata tolta improvvisamente la possibilità di guardare le persone che amo, Roma e i film. Ho chiuso gli occhi; quando li ho riaperti è iniziata Una storia straordinaria.  Nei ringraziamenti in fondo al testo, nomina il suo precedente romanzo, Bosco Bianco: vuole descriverne, ai nostri lettori, la storia? Non sono molto bravo con le sinossi, posso dire che Bosco Bianco è un romanzo fatto di tanti tipi di amore, tra genitori e figli, per un posto, tra un uomo e una donna, l’amore assoluto scevro da pregiudizi e regole scritte, un romanzo con tre protagonisti, una splendida tenuta sulla costiera amalfitana chiamata Bosco Bianco, una coppia d’innamorati dei giorni nostri e una coppia d’innamorati del passato.  Diego, lei è autore di storie che parlano di sentimenti: cosa significano per lei, come uomo, l’amore e le […]

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Libri

Da Vinci su tre ruote: un libro di Alessandro Agostinelli

Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio è un recente testo scritto da Alessandro Agostinelli (scrittore, poeta, storico delle arti visive) e pubblicato per la casa editrice Exorma. Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio: il testo Come evincibile a chiare lettere dal sottotitolo scelto da Alessandro Agostinelli per il suo testo, Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio tratta di Leonardo Da Vinci in una maniera inconsueta: un libro “itinerante”, odeporico, un viaggio nei luoghi – e attraverso i luoghi – di Leonardo da Vinci in sella a un ciclomotore: «Ho deciso che avrei compiuto un viaggio con uno scooter sulle orme di Leonardo da Vinci […] Oltre un anno fa mi sono messo in testa di ripercorrere le tappe importanti della vita di Leonardo da Vinci. Avevo deciso di fare il viaggio con uno scooter e un camper al seguito, con sopra la troupe per girare i video che avrebbero composto il docufilm sul viaggio di Leonardo», ci informa l’autore già dalle prime pagine del suo racconto. Narrazione odeporica, dicevo: si descrive minuziosamente il viaggio, si narrano le vicende occorse, si descrivono in dettaglio i luoghi visitati (naturali, antropici, di ristoro), si ripercorrono con dovizia di particolari gli incontri avvenuti in itinere; «Il viaggio è stato una lunga passeggiata in scooter nel senso della storia, della fama e della fortuna di questo personaggio», ricorda Agostinelli. Le fotografie a testimonianza della sua impresa, sembrano inequivocabilmente suggerire la passione per le moto (di fianco a quella per l’arte), così come i numerosi passi dedicati dallo storico dell’arte ai ciclomotori stessi. Il viaggio di Alessandro Agostinelli lungo i luoghi di Leonardo da Vinci è un viaggio a prima vista molto particolare, inconsueto, in sella al ciclomotore «MP3 500 hpe business» della Piaggio, (percorrendo chilometri su chilometri fra Italia e Francia, andata e ritorno) e con al seguito il suo gruppo di teleoperatori ed assistenti a bordo di un autoveicolo; lo stesso autore di Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio ci spiega il motivo di questa scelta, rintracciando un personale tratto d’unione fra Leonardo da Vinci e il costruttore Corradino D’Ascanio: «Se è vero che sappiamo riconoscere un avvertimento, sapremmo stabilire altrettanto bene cosa passa tra una invenzione e un inventario? Difficile dirlo, perché spesso quella che sembra una nuova creazione di un fatto è un inventario di cose messe assieme che in apparenza non sembravano stare assieme. Quando l’ingegnere Corradino D’Ascanio creò la Vespa prese in prestito un pezzo del motore di un elicottero e disegnò una scocca che ricordava il corpo di una vespa. Ne venne fuori – è proprio il caso di dirlo – un miele di scooter. Anche Leonardo da Vinci aveva questa capacità, cioè quella di mettere insieme in maniera performante cose inventate da altri, macchinari e ingranaggi che altri avevano pensato e fabbricato, ma che nella sua inventiva venivano composti insieme in maniera più efficace, erano assemblati finché non […]

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Libri

Sommersione: recensione del libro di Sandro Frizziero

Sommersione è il recente romanzo scritto da Sandro Frizziero (scrittore e docente di lettere presso Chioggia e finalista al premio John Fante nel 2019 con il suo primo libro, Confessioni di un NEET, pubblicato per i tipi di Fazi Editore nel 2018), e pubblicato per la casa editrice Fazi Editore lo scorso febbraio. Il testo, che sembra assumere la foggia di una lunga lettera pensata dall’autore del romanzo come scritta dal “suo” narratore, intradiegetico e onnisciente allo stesso tempo (forse un alter-ego letterario, in un certo senso, dello stesso autore Sandro Frizziero) e rivolta ad un «odioso pescatore», “immerge” subito il lettore nella storia narrata, con estrema immediatezza e cruda violenza, trascinandolo giù nei torbidi fondali, come pesce brutalmente pescato, nel mare dei pensieri esacerbati e delle figure narrate. Sommersione: il testo Scorrendo in lettura le pagine del romanzo, sembra emergere chiarissimo il tema portante, il nucleo narrativo attorno al quale si estende e si propaga il senso del testo, sommerso fra un’isola arida e il mare che la circonda: la descrizione di un’ambientazione riarsa dal sale del mare, come le coscienze dei protagonisti pensati e descritti dall’autore. Sicuramente la prospettiva di Sandro Frizziero è intrisa di infelicità, di una certa profondissima sofferenza e solitudine, fortemente percepita nella lettura di Sommersione in tutto il suo proprio dolore. Solitudine morale, indifferenza, brutalità, rimordono gli isolani di Sommersione, “prosciugandoli”, in termini montaliani; un “male di vivere” aleggia ferale e trasuda fra le pagine del testo, un male di vivere violento, cattivo, foriero di brutalità e comportamenti del tutto abietti. Un “mondo chiuso”, sommerso da ombre tetre “zuppe” di crudeltà: fra tutte, emerge violentissima la crudeltà del pescatore che fa mattanze di pesci e di uomini, nell’atrocità delle sue maglie che fanno agonizzante il pescato. Le descrizioni sono costruite in negazione, nella loro assenza di vita. Sommersione: già dal titolo, fra l’altro eloquentissimo, si può comprendere il senso del discorso portato avanti e già a partire dallo stesso titolo sembra delinearsi l’intento dell’autore, ossia un’immersione totale – una sommersione, appunto – nel mare, quel mare che è contemporaneamente luogo fisico d’ambiente naturale e luogo intimo dell’animo umano: una dimensione marina pluriesistenziale, insomma, una sommersione fra le acque che sono fuori e che sono dentro ai personaggi; una riflessione, una lunga tormentata e impietosa riflessione, che Sandro Frizziero costruisce sul dialogo fra il suo narratore-scrivente e l’uomo suo interlocutore-destinatario; una riflessione sui malesseri torbidi e i mali sordi dell’esistenza: un romanzo proiettato, insomma, a me pare, all’interno di una prospettiva d’indagine interiore. Fonte immagine in evidenza: https://fazieditore.it/catalogo-libri/sommersione/

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Libri

Aria di novità: recensione del libro di Carmen Korn

Aria di novità è un libro della scrittrice e giornalista tedesca Carmen Korn in recente pubblicazione per la casa editrice Fazi editore e tradotto da Manuela Francescon (con il contributo economico del Goëthe Institut finanziato dal Ministero degli Affari Esteri tedesco); esso, che si inserisce come terzo romanzo della serie iniziata con Figlie di una nuova era e È tempo di ricominciare, prosegue nella narrazione delle vicende iniziate nei precedenti due “capitoli” della stessa serie. Aria di novità: il testo Aria di novità si apre con la descrizione dei personaggi, che dà la possibilità ai lettori di “ricordare” i nomi e le identità dei personaggi già incontrati e descritti nei precedenti volumi della serie (Figlie di una nuova era e È tempo di ricominciare) e offre una panoramica riassuntiva delle “vite” che si incontreranno durante la lettura del testo. Le vicende sono suddivise, scandite, secondo l’ordine cronologico definito già a partire dal titolo; consuetudine, questa, che attraverso la scansione definita in mese e anno dà la possibilità a Carmen Korn di sottolineare, già a partire dalle intestazioni dei capitoli, una questione importante: il significato patente di questa scelta sembrerebbe infatti risiedere nell’importanza capitale che la Storia ha nello svolgersi delle storie dei personaggi narrati; l’autrice presenta, infatti, le vicende familiari e quotidiane varie e composite dei personaggi femminili, protagoniste di questo testo e dei precedenti due, e dei personaggi che intorno ad essi gravitano, che ad essi sono legati in maniera più o meno stretta e profonda affiancando e intrecciando a tale pluralità di storie, di episodi, di vicende, gli eventi storici europei del secolo XX (in particolare, della seconda metà del 1900). In altre parole, la Storia che fa da sfondo al romanzo Aria di novità (così come avviene per i precedenti due “capitoli” della serie) non sembra nelle intenzioni autoriali legato unicamente all’esigenza di collocare nel tempo e nello spazio un testo (che altrimenti risulterebbe genere altro rispetto a quello scelto da Carmen Korn), ma legato ad una volontà di rendere tale sfondo storico un ulteriore personaggio, in un certo senso, del testo stesso. Viene quindi da chiedersi, spontaneamente, come lettori: sarebbero potute esistere – nella fictio letteraria – le vicende narrate se non fossero state evidenziate determinate incidenze storiche? Avrebbero avuto senso, avrebbero avuto gli stessi esiti le vicende, le stesse motivazioni ad agire, le protagoniste e i personaggi in toto del romanzo? La risposta a queste domande sembra essere la stessa, cioè “no”: Storia e storie interconnesse da sottili quanto robustissimi fili sono descritti da Carmen Korn in un assoluto mutuo esistere. Aria di novità: descrizione e rapporto con i due precedenti romanzi della serie La descrizione di uno spaccato storico-familiare: che possa essere questa la definizione che di più si avvicina ad un’identificazione della primigenia spinta a scrivere che ha mosso l’autrice (al suo terzo testo della serie, come si è ricordato a più riprese)? Crediamo di sì. Ogni personaggio manifesta una propria costruzione ben definibile – e definita – e al contempo in limine […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Be Green: intervista a Franco Rendano

Lo scorso venerdì 24 gennaio si è tenuta, negli spazi del Lanificio 25 (piazza Enrico De Nicola, 46, a Napoli), la mostra fotografica “Mi rifiuto” e il primo degli incontri d’ecologia e ambiente “Be Green“. Per l’occasione, abbiamo intervistato Franco Rendano, chirurgo e presidente del Lanificio 25. Be Green: intervista al professor Franco Rendano Professor Rendano, il “Lanificio 25” è spesso impegnato in attività e progetti culturali; vuole raccontarci la storia della struttura e del sito ov’è ubicata? Comincia nel 2005: fui affascinato dall’edificio che, come dice Francesca Rigotti (Il pensiero delle cose – Ed. Maggioli), mi disse di avere tante cose da raccontare. Con il tempo queste cose sono venute a galla; un’affascinante storia di oltre 500 anni: nel ‘400 monastero come “Insula Monastica di Santa Caterina a Formiello”, nell”800 fabbrica di lana (Lanificio SAVA), importante industria dove lavoravano oltre seicento operai, poi sede di varie attività artigianali. Oggi rappresenta un edificio storico, tipico reperto di archeologia industriale di epoca borbonica la cui vocazione non è più la produzione di beni materiali ma “immateriali” (cultura, arte, musica, danza…). Porta Capuana si trova accanto al complesso ed identifica tutto il quartiere caratterizzato da antiche tradizioni culturali e culinarie oltre che per la presenza di importanti monumenti. “Be Green” è un progetto sull’ambiente per l’ambiente; vuole offrircene una descrizione in dettaglio? Il quartiere che ho citato è in abbandono e negletto dalle istituzioni. Lo è ancor più oggi che i lavori del progetto UNESCO hanno creato da lunghi mesi notevoli disagi agli abitanti ed alle attività del luogo. In una situazione di tanto degrado con questo progetto vogliamo lanciare un messaggio speciale alle nuove generazioni sull’importanza di una coscienza “GREEN” a partire dalle piccole cose che tutti noi possiamo mettere in pratica. Per questo, in occasione della presentazione del progetto, abbiamo organizzato con l’aiuto della dottoressa Valeria Panella e di Giuseppe Perrini il primo convegno BE GREEN invitando i ragazzi della scuola “Bovio Colletta”, situata a pochi metri, e nomi illustri dell’ecologia nazionale ed internazionale. Circa cento ragazzi dagli 8 ai 15 anni, accompagnati dalle famiglie e dai docenti della scuola, hanno ricevuto dai presidenti di Legambiente Edoardo Zanchini e Maria Teresa Imparato una lezione pratica con dieci consigli “per contrastare i cambiamenti climatici”. In conclusione ho consegnato a ciascun bambino una spilla/stemma da portare con orgoglio sul petto insieme al decalogo e ad una pergamena personalizzata che li diplomava “Ambasciatore Be Green per salvare il Pianeta”. I bambini hanno preso molto sul serio il messaggio del quale si faranno portavoce anche in seno alle famiglie. È stato emozionante. Il tutto seguito poi da un dibattito più “serio” sulle problematiche ambientali. Dopo la presentazione del nostro progetto sono intervenuti Edoardo Zanchini (vicepresidente nazionale di Legambiente), Carmine Maturo (portavoce nazionale di “Green Italia”) con “Essere green a Napoli”, Enzo Russo (Mobility manager Ufficio di presidenza “Green Italia”) con “Politiche, strategie, azioni concrete per una mobilità sostenibile”, Cristina Di Stasio (Quartiere Intelligente) con “Educazione all’ambiente come educazione civica”. Gli incontri di “Be Green” […]

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Eventi/Mostre/Convegni

NOMEA: l’identità di un progetto plurimo

NOMEA è un progetto artistico dalle plurime manifestazioni nato di recente e già affermato e conosciutissimo; nonostante ciò, descrivere con una sola parola o espressione cosa sia “NOMEAeventi” non può che risultare difficile: esso è, sicuramente, opificio d’arte e i suoi prodotti, tutti eccellenti e di varia specie. Alla ricerca di una definizione Un percorso, il cammino dell’esperienza verso e attraverso la musica: questo ciò che si pone come obiettivo il progetto musicale, artistico, sociale, nonché un modo particolare, intenso, emozionante, attraverso cui divulgare l’arte. Luciano Ruotolo e Romina Casucci, coppia nell’arte e nella vita (e per i quali arte – musica e bel canto – e vita forse non possono che essere intreccio, indissolubile, potentissimo), scelgono insieme ai loro collaboratori luoghi altri rispetto a quelli tradizionali per fare e portare arte, per produrre suono e armonia; così, di fianco alle attività coreutico-musicali nei tradizionali luoghi dell’arte, Romina e Luciano producono in luoghi, per loro stesso dire «non convenzionali». NOMEA: una panoramica sugli eventi Fertile produzione, alacre e industrioso il lavoro del gruppo che intorno a NOMEA si muove, agisce, pensa, crea: attivo laboratorio e fucina “sempre aperta”, se si pensa che solo negli scorsi due mesi si sono avvicendati vari spettacoli, fra concerti e danze: un numero elevato se si considera la mole di lavoro di cui ogni attività ben fatta necessariamente ha bisogno. Una “macchina” umana collaborativa, volitiva e appassionata. NOMEA è stata di recente attiva con: Wine Jazz a Palazzo Venezia (23 novembre 2019, Palazzo Venezia, Napoli); Fontanelle Candlelight (15 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); PizzArt Happening a Villa Favorita (27 dicembre 2019, Scuderie di Villa Favorita, Ercolano); Fontanelle Experience (29 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); Walk in Art a Villa Campolieto (4 gennaio 2020, Villa Campolieto, Ercolano); Opera Jazz a Donnaregina (19 gennaio 2020, Complesso monumentale di Donnaregina, Napoli); Altre date si aggiungeranno al fitto calendario di appuntamenti artistico-musicali proposti (anticipiamo qui Sax&Food, che si terrà il I febbraio al Palazzo Venezia, a Napoli, la serata romantica Love Candlelight  che si terrà il 14 febbraio alle ore 21:30 negli spazi dello stesso Palazzo Venezia e Colonne Sonore a Pietrarsa, in programma per il 16 febbraio). OperaJazz: una panoramica della serata Con OperaJazz (ospitato negli spazi sacri del complesso monumentale di Donnaregina a Napoli e interamente organizzata da NOMEA), si sono proposte esecuzioni di brani (eseguiti al pianoforte da Vittorio De Sangro) accompagnati dal canto di Romina Casucci, soprano, diplomata in canto e pianoforte presso il Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” e laureata in canto e coralità presso lo stesso Conservatorio. Romina, che di recente è stata insignita del Premio Internazionale Cartagine 2.0 2019 (con la motivazione «[…] Punto di riferimento nel panorama musicale per la formazione di giovani cantanti lirici provenienti da diverse Nazioni, avviati alla carriera artistica attraverso un metodo innovativo che riconosce il corpo come strumento musicale […]»), è protagonista vivissima degli appuntamenti NOMEA arte a cui affiancano le sue intense lezioni ed attività presso l’Accademia Musicale Europea. Cos’è, quindi, […]

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Libri

Ricordati di me: intervista ad Emanuele Bosso

Emanuele Bosso, studente di Lettere Moderne e curatore della rubrica (su Instagram) “#unlibrosospeso“, ha pubblicato quest’anno il suo primo romanzo, Ricordati di me (edito per la casa editrice GM press); per l’occasione, abbiamo intervistato l’autore. Ricordati di me di Emanuele Bosso: l’intervista Emanuele, studi Lettere, sei stato libraio, curi una rubrica di libri e sui libri: quanto e in che modo il sapere umano, la letteratura, le emozioni, le storie, sono il nutrimento delle tue parole, dei tuoi pensieri, della tua vita? Le parole, e in particolar modo i libri che le contengono, sono i pilastri della mia vita. Senza, mi sentirei perso, costantemente in pericolo. La verità è che ho bisogno di storie, di immergermi in vite completamente diverse dalla mia, di provare emozioni contrastanti e poco coerenti con il mio carattere. Tutto questo si riflette inevitabilmente sul mio modo di relazionarmi con gli altri: i libri accrescono la mia sensibilità, la delicatezza, la comprensione verso il prossimo. Mi definirei un “profondo romantico” e questo mio modo di essere deriva dai libri che ho letto. “Unlibrosospeso”: come nasce il titolo e l’idea? Vuoi parlarci in dettaglio della tua rubrica? Il titolo della rubrica è un chiaro riferimento a “Un caffè sospeso”, un’iniziativa tutta napoletana attraverso la quale, chi prende un caffè al bar, ne paga un altro per chi verrà dopo, che non può permetterselo. L’idea nasce da questo meraviglioso gesto e dalla mia volontà di condividere e lasciare in sospeso le sensazioni provate dopo la lettura di un libro. Ho cominciato quasi per gioco, adesso collaboro con grandi case editrici e sul profilo siamo in ottomila a condividere la passione per i libri e per le storie. È per me un traguardo incredibile che testimonia ancora una volta, come i libri siano aggregazione e partecipazione e non qualcosa di solitario e noioso come spesso vogliono farci credere. In Ricordati di me vengono affrontati temi profondi quali il dramma della mancata maternità (e paternità), l’infanzia desiderata, le distanze cagionate dalla mancanza di comunicazione, di dialogo; come sono nate e maturate dentro te queste riflessioni? Tutto nasce dalla volontà di scrivere un romanzo di un certo spessore introspettivo, che indagasse in profondità la psicologia di tutti i personaggi. Di conseguenza, ho dovuto documentarmi molto prima di cominciare a scrivere, anche perché quasi tutte le tematiche trattate non mi appartengono in senso stretto. Per me scrivere vuol dire soprattutto mettersi in gioco, sperimentare e conoscere nuovi punti di vista. Diciamo che quando devo creare una storia, preferisco sempre allontanarmi dalla mia comfort-zone e scoprire nuove sfumature e altre intensità. Le vicende raccontate nel testo si svolgono fra Napoli e Rocca San Felice; quanto la scelta dei luoghi ha influito sulla costruzione dei personaggi e sulle loro vicende? Rocca San Felice, molto più di Napoli, è stato un luogo fondamentale per la costruzione e caratterizzazione dei personaggi. Per chi non lo sapesse, è un piccolissimo paese in provincia di Avellino, con poco più di mille abitanti. Ho scelto di ambientare il romanzo […]

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Cucina e Salute

Come fare il pane in casa: trucchi e consigli

La ricetta del pane che qui proponiamo è la tradizionale ricetta del pane napoletano casereccio. Per fare il pane in casa sono necessari pochi ingredienti: farina, acqua, sale, lievito. Questi quattro ingredienti sono alla base del tradizionale pane casereccio, ma per completezza, ricordiamo che esistono diverse ricette per gli impasti di pane a seconda della regione geografica a cui facciamo riferimento: per esempio, il pane toscano è un pane “sciocco“, cioè senza sale, mentre il pane ebraico è azzimo, quindi non prevede lievitazione. Come fare il pane in casa: trucchi e consigli Prima di indicare la ricetta, alcune riflessioni: il pane è uno degli ingredienti basilari dell’alimentazione, in quanto ricco di carboidrati necessari al sano sviluppo dell’organismo; ciò, chiaramente, a patto che venga introdotto con l’alimentazione un quantitativo giusto per il fabbisogno calorico giornaliero individuale. È bene, dunque, utilizzare per l’impasto del pane solo farina integrale (meglio se macinata a pietra) piuttosto che la farina bianca setacciata fine (con il processo di raffinamento, il grano perde le fibre naturali contenute in germe di grano, necessarie nel processo regolare di assimilazione e rilascio degli zuccheri nel sangue), solo lievito naturale (da evitare il chimico, la cui produzione è sintetica), evitare l’utilizzo dello zucchero nell’impasto (da taluni utilizzato per “accelerare” e “favorire” l’azione “batterica” dei lieviti) ed utilizzare poco sale (per evitare l’insorgenza di fenomeni di ipertensione). Inoltre, per chi ne abbia la possibilità, è da preferire la cottura a legna del pane affinché esso possa acquisire la sua caratteristica croccantezza e fragranza. Il pane fatto in casa: una ricetta (e due sue varianti) Ingredienti (orientativamente per mezzo chilo di pane): 500 grammi di farina; 25 centilitri di acqua; 2 centilitri di olio extravergine di oliva; 3 grammi di lievito di birra; un po’ di sale. Procedimento: Sciogliere il lievito nell’acqua, poi aggiungere la farina e il sale e impastare fino all’ottenimento di un impasto corposo e liscio. Impastare molto e a lungo affinché il composto possa “inglobare” aria che servirà a dare volume al pane e conferirà allo stesso la tipica struttura alveolata. Far lievitare l’impasto, lasciandolo “riposare”, per 12 ore; successivamente mettere in forno per 30 minuti a 180 gradi centigradi. Varianti al procedimento precedentemente indicato: I variante: Impastare 100 grammi di farina, con 10 centilitri d’acqua e un grammo di lievito. Far lievitare questo “lievitino” per 12 ore, poi aggiungere al composto così ottenuto i rimanenti 400 grammi di farina, i 15 centilitri d’acqua e i 2 grammi di lievito e aggiungere l’olio e il sale; impastare il tutto e lasciar “riposare” ulteriori 8 ore (il procedimento permette al pane di mostrare la sua struttura “alveolata”). Successivamente mettere in forno (sempre per 30 minuti a 180 gradi) per la cottura. II variante: Sull’impasto, ecco un trucco da considerare come ulteriore variante ai procedimenti indicati: mescolare e impastare gli ingredienti per il “lievitino”, poi far “riposare” il piccolo composto, così ottenuto, per 15 minuti e aggiungere pian piano l’acqua (preriscaldata, dev’essere tiepida) e la farina fino ad ottenere che l’impasto completo abbia consistenza […]

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Culturalmente

Architettura organica: arte e natura

L’architettura organica è una corrente di pensiero artistica concepita dall’architetto Frank Lloyd Wright. Con il termine si intende la totale armonia fra paesaggio antropico (ambiente costruito, edilizio, paesaggio naturale modificato dall’uomo) e paesaggio naturale. Architettura organica: definizione ed esempi Il termine, si è detto, sta ad indicare il “sistema di equilibrio” fra ambiente costruito e ambiente naturale, sistema, questo, raggiungibile attraverso l’inserimento armonico – integrazione “non forzata” – degli elementi architettonici artificiali (da utilizzare per la costruzione) con gli elementi naturali del sito in cui si va a costruire l’impianto architettonico. «Una poetica serenità»: così Frank Lloyd Wright, architetto moderno e fondatore dell’architettura organica, ha definito lo stile; essa, quindi, in contrasto con l’architettura razionale, intende ricuperare l’armonia fra uomo e natura erigendo opere architettoniche che facciano del rapporto di simbiosi uomo-costruzione il dittico fondamentale e precipuo della messa in opera architettonica. I punti salienti di tale modello – definiti, nel loro insieme, attraverso i termini di “progetto organico” – riguardano i concetti di aria, luce, spazio: in termini pratici, le costruzioni rispettose dei principi dell’architettura organica (che deve, in primo luogo, armonizzare la triade uomo-tecnica-natura), per seguire pienamente i “dettami organici”, devono essere concepite e realizzate come unità architettoniche in cui aria e luce si espandono libere, senza ostacoli d’ombra (di cui fanno parte, ad esempio, le “chiusure” delle prospettive e degli spazi causate dalle stanze); come unità architettoniche in cui vi è perfetta intersezione fra la costruzione stessa e l’ambiente naturale circostante. Sono preferibili l’aggetto delle superfici orizzontali – ossia la sporgenza dell’edificio che contribuisce, similmente a quanto accade con l’ombra in pittura, a donare caratteristica dinamica e risalto alla costruzione -, e l’utilizzo di singoli materiali edilizi (e di elementi d’arredamento interno) in grado di integrarsi al meglio con l’ambiente naturale circostante. L’edificio, dunque, non è considerato come “isolato”, come costruzione a sé stante, o “fissato” entro determinati schemi precostruiti, ma è concepito come spazio libero che forma “un unico sistema” con l’ambiente circostante; in altre parole, si potrebbe dire che sono gli ambienti naturali a “richiedere” adattabilità agli schemi di costruzione e non gli edifici, con i loro schemi fissi di costruzione, ad imporsi “con tirannia” sugli ambienti naturali. Il modello architettonico organico e le sue derivazioni Dal modello architettonico organico sono discesi vari modelli architettonici che rispettano il principio di armonia-coesione espresso dalla triade uomo–architettura–ambiente; è questo il caso dell’architettura bioclimatica, dell’architettura ecosostenibile, dell’arcologia, della bioarchitettura: correnti architettoniche che, per un verso o per l’altro, hanno in comune la progettazione e la costruzione di edifici che rispettano i principi dell’ecologia (ricerca e utilizzo di materiali naturali o sintetici ma con impatto inquinante prossimo allo zero, prospettive di risparmio energetico) e della salute psico-fisica (recupero per l’individuo della dimensione di “abitante della Natura“); tutti pensieri, dunque, che, a ben vedere, hanno l’intento di recuperare le “facoltà visive” dallo stato di forte cecità dell’edilizia disattenta e nociva; un recupero, questo, realizzantesi attraverso lo studio di tecniche consapevoli che si riavvicinano ai sani modi di comprendere gli spazi […]

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Libri

Ricordati di me: il romanzo di Emanuele Bosso

Ricordati di me è il romanzo d’esordio di Emanuele Bosso. Il testo, pubblicato dalla casa editrice GM press e introdotto da una prefazione scritta da Valentina D’Urbano, è «un romanzo che racconta del rapporto complesso tra un uomo che desidera diventare padre e un bambino che non è mai stato un figlio». Ricordati di me: il romanzo e la struttura Attraverso Ricordati di me, Emanuele Bosso più che costruire una trama narrativa – più o meno fitta di azioni, situazioni, contesti diegetici – si dedica, con la sua scrittura, al complesso tessuto delle emozioni umane: trama e intreccio, vicende, azioni e situazioni, infatti, non sono descrizioni dei personaggi, piuttosto intendono farsi voce della “vita” stessa dei personaggi. E allora questi personaggi maturano, crescono, si sviluppano e dalle prime pagine prendono corpo attraverso ciò che caratterizza gli esseri umani: le emozioni. Le emozioni: inevitabile parlarne, e  inevitabile ripetere questa parola, questo concetto, riflettendo sul testo di Emanuele Bosso, poiché è proprio su questa componente umana che il testo si trova sorretto; non a caso, infatti, lo sguardo e l’attenzione ricadono su questa frase all’interno del testo: «[…] eppure adesso sono seduto qui a scrivere […] Ho preferito non chiamarlo “diario” ma “raccolta di emozioni”. Un diario segue il tempo, segna i mesi, scandisce i giorni. Queste pagine invece seguiranno soltanto il cuore e le emozioni». Emanuele Bosso scandisce il suo testo in tre momenti: un “mentre”, un “prima”, un “dopo”: tali elementi si evincono non soltanto dal logico scorrere della storia e dei suoi tempi narrativi: l’autore separa in tre scansioni “fisiche” il passaggio fra i ricordi e le azioni, fra i pensieri e le speranze, fra presente e futuro. E così si palesano gli avanzamenti, le stasi, gli inciampi, in continue oscillazioni e all’interno del complesso, delicato e per certi versi misteriosissimo tessuto vitale emotivo. La lettura scorre veloce, sinonimo di una scrittura semplice ma sicuramente attenta alla delicatissima sintassi delle emozioni, e le sequenze narrative si fanno immagine, “consolidandosi” in un affresco linguistico e verbale che non lascia dubbi sullo spessore interiore, intimo, dei personaggi e sulla loro caratterizzazione all’interno del testo. Un composito mosaico: così, potrebbe definirsi, con un’artistica metafora, la complessa struttura del testo, in cui vicende, azioni, pensieri, emozioni, avanzamenti, ritorni, ripensamenti, si fanno strada, sul percorso tracciato da Emanuele Bosso per il cammino dei suoi personaggi; sullo sfondo, un paesaggio che, forse, si fa anch’esso “personaggio” ulteriore, determinando con la sua forte carica suggestiva gli sviluppi della trama. Ricordati di me: fra vive presenze e dolentissime assenze Nel campionario delle emozioni umane che emerge dalla lettura del romanzo di Emanuele Bosso, ciò che colpisce – fra evidenti e intensissime presenze – è stata sicuramente la presenza in penombra – eppure vivissima nel proprio inesprimibile dolore e profondissimo – della protagonista femminile, Silvia; e chissà se interpretazione personale o volontà autoriale, il ricordo che immediatamente suscita il nome: la Silvia di leopardiana memoria. Un dolore, una felicità che fugge: le emozioni hanno una voce universale, benché […]

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Libri

Io e il signor Oz (e altri racconti) di Stefano Orlando Puracchio | Recensione

Io e il signor Oz (e altri racconti) è un recentissimo testo (pubblicato lo scorso settembre da Demian Edizioni) scritto da Stefano Orlando Puracchio (alla sua – com’egli stesso afferma – «prima “incursione” nel campo della narrativa»). Io e il signor Oz (e altri racconti): la storia Come evidentemente palesato dal titolo del libro, Io e il signor Oz (e altri racconti) è un libro narrato in prima persona: a raccontare le vicende, come un novello cantastorie, un immaginario sceriffo dal “fosco” passato che fra vari racconti districa pian piano, di pagina in pagina, dubbi e curiosità che spontaneamente sorgono nella mente del lettore (o degli ascoltatori, dato che il testo ben si presta, come ogni fiaba, alla “lettura ad alta voce”). Ciò che colpisce, fra l’altro, è la struttura che Stefano Orlando Puracchio ha dato al suo testo: storie nelle storie, che da un asse orizzontale centrale (la storia del protagonista) si dispongono verticalmente dilungandosi in storie su di esso imperniate; è questo il caso dei racconti scritti dopo la storia principale e nei quali Joe Sneaky Brown (questo il nome di fantasia scelto da Puracchio per il suo immaginario personaggio) spiega l’evoluzione delle proprie vicende personali e dei personaggi che “vivono” intorno a lui. Solo esempi, alcuni, dei vari “altri racconti” di questo testo strutturati lungo orizzontali e verticali secanti il centro della narrazione, che tanto – tantissimo – si avvicinano alla diegesi orale, e per questo fanno pensare al libro come una lunga fiaba che dovrebbe essere cantata e che è stata messa per iscritto. Dal mago di Oz al signor Oz: l’intento narrativo di Stefano Orlando Puracchio Io e il signor Oz (e altri racconti) ha l’intenzione di porsi come proseguimento ulteriore e altro alla storia de Il meraviglioso mago di Oz, come un’appendice a latere, del testo e delle sue varie (fedeli o liberamente tratte dall’originale) prosecuzioni; l’impostazione di fiaba, di storia nella storia, la forte connotazione orale del testo e il richiamo a più riprese di elementi e personaggi del testo di Lyman Frank Baum (la strada lastricata di mattoni gialli, il paese di smeraldi, lo spaventapasseri, le fiere del paese di Oz e le streghe dei regni), fanno del testo di Puracchio un’interessante fiaba che resta fedele all’impianto e alle volontà originali lette nell’opera di Lyman Frank Baum. E il merito di Puracchio, in questo suo testo, dev’essere soprattutto inteso nella messa in opera di un libro che poco si inserisce, di fatto, nella dimensione scritta e nei suoi canoni più veri e propri, per librarsi leggermente nei suoni e nelle consistenze volatili – e al tempo stesso, per taluni versi, solidissime – proprie dell’oralità. E allora Io e il signor Oz (e altri racconti) più che un testo scritto è un fiaba, un lungo racconto trapunto da racconti, a cui mai è possibile mettere la parola “fine”, perché infinita è la facondia e la fantasia dei racconti orali che tramandati lungo le direttrici del tempo (e forse non è un caso che il […]

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Libri

Il giro del Mondo in 40 Napoli: il libro di Michelangelo Iossa

Il giro del Mondo in 40 Napoli è un libro di Michelangelo Iossa pubblicato recentemente (gennaio 2019) per la casa editrice Rogiosi editori. Il giro del Mondo in 40 Napoli: il testo Il testo “geografico” di Michelangelo Iossa è un inconsueto “atlante di viaggio”, una guida “sui generis“: iniziato come «inchiesta che il Corriere del Mezzogiorno pubblicò a puntate tra l’agosto e il settembre del 2017» e divenuto poi libro «grazie all’affettuoso interesse dell’editore Rogiosi», Il giro del Mondo in 40 Napoli è uno sguardo curioso sul mondo, alla ricerca di poleonimi simili o del tutto identici rispetto alla “nostra” campana Napoli. Musica, letteratura, cinematografia, storia, politica, religione: sono molti i riferimenti che Michelangelo Iossa mescola alle pagine della sua “guida geografica” sulle varie “Napoli nel Mondo”; così come molti sono i paralleli che lo stesso autore traccia fra le città: sembra quasi di poter scorgere fra le pagine quell’ideale filo narrativo che di città in città, di viaggio in viaggio, Michelangelo Iossa ha svolto fra le pagine, ha steso, ha annodato, fino a intrecciare complessivamente il composito tessuto geografico-narrativo di cui Il giro del Mondo in 40 Napoli è costituito. Le “40 Napoli nel Mondo” Il viaggio fra le “Napoli del Mondo” si svolge a partire dalle Americhe: è qui, in questo continente, che Iossa ci illustra le “città nuove” statunitensi, canadesi e brasiliane dando, fra l’altro, spazio alla virtuale metropoli Neopolis, «un non-luogo, una città non reale» omonima delle altrettanto immaginarie città e megalopoli di videogiochi e fumetti ricordate dall’autore fra le pagine del suo testo. Il viaggio riprende lungo le linee della realtà e il racconto prosegue nelle città dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa; ed è qui, in Europa, nella nostra Italia, in particolare, che il viaggio intorno al Mondo di Michelangelo Iossa giunge alla sua tappa conclusiva (per il momento): con un “volo” dalla siracusana Neapolis, arriviamo a Napoli, nella “nostra” campana Napoli, di cui Michelangelo Iossa riconosce «l’immenso contributo che l’arte, la letteratura e la musica» hanno sempre offerto a Napoli, con chiara visibilità nel mondo. E allora, noi napoletani, ricordando le parole che l’autore ha espresso in procinto della chiusa alla sua “opera itinerante” – «Napoli è una e multipla: non solo sfogliatelle e mandolini ma anche rodeo texano, ouzo ateniese, carnevale brasiliano, malvasia greco-veneziana, testimonianza dei nativi americani, prelibatezze siciliane e pugliesi, villaggi africani e smart city cipriote. Tutto si nasconde e si svela nel nome di Napoli, ad ogni latitudine» – guida di viaggio alle “Napoli nel Mondo” alla mano e consapevolezza geo-storico-etnografica nel cuore e nella mente, possiamo intraprendere idealmente o fisicamente questo sicuramente suggestivo viaggio mossi sempre ed imprescindibilmente da – riprendo una frase di Giancarlo Siani ricordata da Michelangelo Iossa in epigrafe al suo testo – «ricerca, curiosità, approfondimento». Fonte immagine in evidenza: rogiosi.it 

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Eventi nazionali

Pizza Revolution: il corso universitario sulla pizza

«La pizza è più di una ricetta: è un Patrimonio Culturale Nazionale, e, nel caso del pizzaiolo napoletano, un Patrimonio Immateriale sancito dall’Unesco. Un simbolo della Dieta Mediterranea e della cultura della Convivialità, un elemento in cui si fondono tradizione e innovazione»: è da questo concetto che è nata l’idea di Pizza Revolution: il primo corso accademico sull’arte della pizza, organizzato dal Centro Federica Weblearning dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” («Per iscriversi basta accedere al corso, iscriversi compilando il form di registrazione e confermare la propria mail. Poi, non resta che seguire, spicchio dopo spicchio, questo percorso a base di pizza»). Il corso, primo nel suo genere e curato da Luciano Pignataro (giornalista e autore del testo saggistico La pizza. Una storia contemporanea, edito dalla casa editrice Hoepli), offre contenuti didattici multimediali accessibili in piattaforma telematica e fruibili gratuitamente da qualunque dispositivo elettronico abilitato alla connessione internet. La presentazione alla stampa Il progetto è stato presentato alla stampa il 17 settembre scorso, nell’ambito della manifestazione Caputo Pizza Village e alla presentazione hanno preso parte, oltre a Luciano Pignataro (giornalista e curatore del progetto), Valentina Della Corte (docente di Economia del Turismo), Alberto Ritieni (docente di Chimica degli alimenti) ed Evelina Bruno (responsabile dei corsi della piattaforma “Federica”). Durante la presentazione è stato spiegato l’intento del progetto: Pizza Revolution vuol offrire, tramite le sue video-lezioni teoriche, basi e approfondimenti inerenti l’arte della pizza, nei suoi vari passaggi (impasto, lievitazione, condimenti, cottura). Data la completezza del corso di studi che si vuole offrire, numerosi e provenienti da vari ambiti del sapere sono i docenti e maestri del corso (fra i maestri pizzaioli: Matteo Aloe, Giancarlo Casa, Enzo Coccia, Sara Palmieri, Franco Pepe, Enzo Piccirillo, Lello Ravagnan, Ciro Salvo, Salvatore Salvo, Gino Sorbillo; fra i docenti universitari: Bruno Siciliano, Paolo Masi, Alberto Ritieni, Valentina Della Corte, Raffaele Sacchi, Paolo D’Achille, Matteo Lorito). Pizza Revolution: le aree tematiche Si riportano di seguito (come da comunicato stampa) le aree tematiche in cui il corso è stato suddiviso: «Sociolinguistica: la parola italiana più diffusa nel mondo è “pizza”: indaghiamo la genesi di un vocabolo e la diffusione di un cibo simbolo dell’Italia all’estero; Chimica: laminazione, fermentazione, lievitazione. Lievito madre, di birra, biga e riporto. Perché la pizza è un esperimento da laboratorio oltre che un’arte; Storia: 1889 è l’anno di nascita della Pizza Margherita. Ma è davvero così? Un viaggio a ritroso nel tempo alle vere origini del cibo della felicità; Ingredienti: Un giro d’olio, un oro giallo. Infinite varietà di pomodoro. La mozzarella dalla lunga storia. Le tre tappe principali di un viaggio top sul topping; Diffusione: 1 miliardo e 620 milioni di pizze all’anno sono quelle mangiate in Italia. 5 miliardi quelle vendute nel mondo. Le cifre a 9 zeri di un cibo artigianale; Valori nutrizionali: Pizza, base della dieta mediterranea e amica del benessere. Scopriamo il suo valore!». Fonte immagine in evidenza: comunicato stampa

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Napoli e Dintorni

Festival del cinema di Castel Volturno: la II edizione

Festival del cinema di Castel Volturno: la seconda edizione Nei giorni fra l’11 novembre e il 15 dello stesso mese, si è svolta la II edizione del Festival del cinema di Castel Volturno; alla rassegna è seguita una serata di gala – durante la quale sono stati assegnati i premi della stessa rassegna – svoltasi all’“IMAT” (Italian Maritime Academy Technologies). Così come da comunicato stampa, si riportano le parole di Fabrizio Monticelli, Amministratore Unico dell’Istituto IMAT: «L’IMAT ha sposato questo progetto dalla prima edizione; quando gli organizzatori ce ne hanno parlato, abbiamo subito intuito che potesse essere un’idea estremamente interessante per la valorizzazione del territorio. Non a caso anche il nostro progetto è basato sulla responsabilità sociale d’impresa che tende a valorizzare i contenuti migliori del territorio». La II edizione del Festival e il premio speciale “Carlo Croccolo” La rassegna del cinema di Castel Volturno, presentata per questa II edizione da Fabiana Sera, si è aperta con una proiezione di commemorazione verso l’attore (e direttore artistico – insieme a Daniela Cenciotti – della I edizione del festival del cinema di Castel Volturno) Carlo Croccolo e con l’organizzazione (allestita dagli studenti dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore di Castel Volturno) di una mostra a lui dedicata; ricordando l’attore, inoltre, è stato istituito un premio speciale, a lui intitolato, che è stato consegnato ad un giovane talento che, secondo il pensiero dello stesso Carlo Croccolo, maggiormente possa incarnare l’idea di artista “a tutto tondo”; in questa occasione, si è scelto di assegnare il premio “Carlo Croccolo” alla “cantattrice” Viviana Cangiano, giovane talento partenopeo conosciuta, tra le altre cose, per aver preso parte alla recentissima pellicola di Mario Martone Il Sindaco del Rione Sanità e per aver formato, insieme alla collega Serena Pisa, il fortunato duo Ebbanesis con cui le due artiste propongono particolari rivisitazioni (per arrangiamenti, stili, ritmi, contaminazioni musicali)  delle canzoni della tradizione canora e musicale partenopea; a consegnare il premio è stata la direttrice artistica della II edizione del festival, Daniela Cenciotti (moglie di Carlo Croccolo) che, come ricordato nel comunicato stampa, ha dichiarato: «Abbiamo scelto di dare questo riconoscimento a  Viviana  perché è una ragazza dai più talenti che si esprimono tanto su di un palcoscenico quanto dietro una macchina da presa. Siamo molto felici che questo primo premio dedicato a Carlo Croccolo lo riceva lei convinti che incarni perfettamente lo spirito artistico di Carlo e con l’augurio di una lunga, e sempre più florida, carriera».   Festival del cinema di Castel Volturno: la serata di premiazione Le premiazioni sono state intervallate da momenti musicali in cui si sono esibiti la cantrattrice Patrizia Spinosi e il musicista Michele Bonè. Di seguito l’elenco dei premi di categoria e dei premiati: –Miglior lungometraggio: The Uncle di Hiyoung-Yin Kim; -Migliore fotografia a Francesco Morra per Uocchie c’arraggiunate di Paolo Cipolletta; -Migliore sceneggiatura ad Alfredo Mazzara e Matteo Festa per Ragù noir di Alfredo Mazzara; -Miglior attore a Stefano Fresi per Nina di Sabina Pariante; -Migliore attrice a Svetalana Bukhtoyarova  per Because a little […]

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Libri

Napoli Metro per Metro: intervista alle autrici

Napoli Metro per Metro è una guida alle metropolitane artistiche di Napoli; il testo, scritto da Roberta De Risi e Alessia De Michele (entrambe architetti) e presentato alla fiera Ricomincio dai libri, è un «racconto della città, svelata da un insolito punto di vista», ossia attraverso le fermate artistiche delle cosiddette “stazioni dell’arte”. Abbiamo intervistato le due autrici architetti che, fra l’altro, a breve (il prossimo 11 novembre), parteciperanno alla Conferenza Internazionale “L’Architettura della nuova mobilità” (Milano, Sala Reale della stazione Centrale). Napoli Metro per Metro: intervista alle autrici Gentilissime Roberta ed Alessia, mi piacerebbe partire dal titolo della vostra guida: Napoli Metro per Metro: un evidente gioco di parole… cosa vuol dire per voi “Napoli Metro per Metro”? Che significato ha avuto per voi la stesura di questa guida e cosa intendete comunicare ed offrire al lettore-viaggiatore? Una start up al femminile, un’amicizia decennale, questo il segreto della far art. Siamo due amiche di poco più di 30 anni, compagne di banco dalle scuole medie. Così abbiamo deciso di rendere la nostra amicizia la base per un lavoro appagante e sempre più stimolante costituendo, nel 2017, la FAR art srls, dalle iniziali dei nostri nomi, Alessia e Roberta, e dal gioco di parole “fare arte”; nome simpatico quanto ambizioso. La nostra formazione classica, la laurea in architettura e il legame sviscerato con la nostra città hanno fatto il resto. Il nostro progetto nasce così. Scoprire Napoli metro per metro vuol dire spaziare tra Arte, Architettura e Archeologia nonché conoscere curiosità, miti, usanze e sapori del popolo partenopeo, attraverso un percorso inedito e utilizzando un servizio pubblico con zero emissioni ambientali. Napoli Metro per Metro è partita dalla descrizione della Linea 1 della metropolitana napoletana fino alla 6: raccontateci come si articola, per voi, questo “viaggio”. Napoli Metro per Metro è il racconto della città, svelata da un insolito punto di vista: le stazioni dell’arte. Queste non sono più solo un mezzo di trasporto ma diventano esse stesse un luogo di interesse; le 22 stazioni della metropolitana dell’arte della nostra città contano più di 200 opere di artisti famosi a livello internazionale e portano la firma di archistar tra cui Mendini, Rogers, Podrecca, Kollhoff, Siola, Tagliabue per citarne qualcuno. Dopo la prima pubblicazione relativa alla Linea 1, si amplia la collana Napoli Metro per Metro con il racconto della città attraverso la linea 6 della metropolitana cittadina. La “Far art” dopo aver raccontato il sopra e il sotto della città di Napoli, dalla stazione Vanvitelli alla stazione Garibaldi, quindi dal quartiere Vomero al Centro storico per la linea 1, completa l’anello di percorrenza arrivando fino a Fuorigrotta, passando per Mergellina fino alla porta della città via mare con la stazione di Municipio. La Linea 6 della metropolitana dell’arte è la somma della Stazione di Mergellina, le tre stazioni di Fuorigrotta, realizzate nel 2007 ad opera dell’architetto Siola, che hanno dato un forte impulso e un nuovo impatto urbanistico al quartiere, la stazione di Municipio, opera degli arch.tti A. Siza e […]

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Cucina e Salute

Il sistema circolatorio (apparato cardio-vascolare): scopriamolo insieme

Il sistema circolatorio (definito anche apparato cardio-vascolare) è uno fra i più importanti sistemi dell’organismo atto al mantenimento delle funzioni vitali. Il sistema circolatorio è costituito dal muscolo cardiaco – il cuore – a cui afferiscono arterie e vene – i vasi sanguigni – deputate al trasporto del sangue verso le sedi principali e periferiche dell’organismo; il sistema circolatorio cardio-vascolare si trova in stretta correlazione con altri due fondamentali sistemi dell’organismo che sono il sistema linfatico (deputato al trasporto della linfa) e il sistema nervoso (cervello, midollo spinale, organi di senso, tessuti nervosi): essi, sotto le strette influenze degli ormoni, regolano anche a livello emotivo le risposte dell’organismo a determinati stimoli esterni. Il sistema circolatorio e l’effetto delle emozioni Troppo spesso alla prova dei fatti si riscontra che una purtroppo nutrita schiera di operatori medici tende a sottovalutare il rischio delle emozioni negative su cuore, cervello e drenaggio linfatico; liquidata come “stress”, la sindrome da somatizzazione è in realtà fenomeno molto preoccupante per la salute dell’organismo. Per somatizzazione si intende la manifestazione fisica reale di stati di malessere e disturbi vari che alla prova diagnostica non presentano anomalie, però è semplice comprendere come, la somatizzazione, non è un problema fisico (ma nella maggior parte dei casi può essere spia di un gravissimo disagio psicologico, quindi per nulla trascurabile o da sottovalutare), può degenerare in disturbo fisico grave: ciò che gran parte della classe medica sembra, purtroppo, alla prova dei fatti ignorare, infatti, è l’influenza che le emozioni negative generano, a volte come stille silenti di veleno, all’interno del corpo umano. Il sistema circolatorio: cenni sulla costituzione Il sistema circolatorio è costituito da vasi (arterie e vene) che trasportano il sangue sia dal muscolo cardiaco verso le aree periferiche (organi e tessuti) del corpo sia dalle zone periferiche al centro, ossia nel muscolo cardiaco; nel primo caso, i vasi deputati al trasporto di sangue (ricco d’ossigeno) sono le arterie (per questo motivo si parla di sangue arterioso), nel secondo caso, i vasi deputati al trasporto di sangue (deossigenato e in prevalenza ad anidride carbonica) sono le vene cave (per questo si parla di sangue venoso). Il cuore, attraverso movimenti euritmici, alterna rilassamenti diastolici a contrazioni sistoliche; diastole e sistole avvengono all’interno degli atri e dei ventricoli (due atri e due ventricoli che fanno del cuore un muscolo “quadripartito”) e permettono al sangue di attraversare le cosiddette valvole cardiache: battiti normali del cuore permettono l’attraversamento delle valvole (distinte in tricuspide, mitrale, polmonare, aortica) da parte del sangue, in maniera tale da impedire – tramite un meccanismo di corretta apertura-chiusura – il ristagno di sangue nelle valvole o il traboccamento di esso in senso “antianatomico”. La forza con cui il cuore pompa sangue attraverso i movimenti sincroni di sistole e diastole, definisce la pressione arteriosa; quando misuriamo la pressione con fonendoscopio e sfigmomanometro, tracciamo i risultati della pressione sistolica (pressione arteriosa massima) e della pressione diastolica (pressione arteriosa minima): i valori di “massima” e “minima” forniscono dati utili (seppure non esaustivi) sulla salute […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Candlelight Experience: un nuovo evento NOMEA

Candlelight Experience: un nuovo suggestivo evento artistico-creativo a cura della società NOMEA (società di eventi musicali e artistici «di ispirazione creativa»). Venerdì 1° novembre, al Palazzo Venezia di Napoli (Via Benedetto Croce, 19), Luciano Ruotolo e la sua NOMEA Eventi (insieme al presidente del Palazzo Venezia, Gennaro Buccino) ha realizzato una nuova suggestiva serata fra musica, danza e storia. La serata – fra l’altro successiva al recentissimo e favorevole risultato di PizzArt (organizzato dalla stessa società NOMEA, per l’occasione in collaborazione con la Pizzeria Condurro, e accolto negli spazi del Palazzo Venezia) – si è rivelata anch’essa un’ottima scelta artistico-creativa. Candlelight Experience: espressioni coreutico-musicali a lume di candela Partecipare alla serata è stata sicuramente un’esperienza affascinante e molto suggestiva: le luci vibranti e delicatissime delle fiammelle di candela hanno accompagnato già dall’ingresso i partecipanti; dopo aver attraversato un percorso di piccole luci in salita (scalinate dai gradini illuminati), corridoi in penombra e lo spazio della Casina Pompeiana immersa nel buio della notte sorretto dalle timide ma vivissime fiammelle, lo sguardo si è aperto verso il giardino pensile illuminato da lucerne, candele e lumini che, nella penombra della notte, hanno “accompagnato” le esibizioni artistiche del sassofonista Gabriele Gargiulo e della danzatrice Monica Cristiano. Le serate a lume di candela  e il progetto artistico di NOMEA Eventi Candlelight Experience è una delle prime manifestazioni di NOMEA: la società, infatti, fondata quest’anno, ha inaugurato le sue attività a partire dallo scorso 9 giugno, con l’organizzazione della rassegna artistico-musicale Sinfonie sul mare (svoltasi nello spiazzo panoramico (sul golfo) del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, a Portici) e dopo alcuni mesi ha già riscosso (e non solo con Candlelight Experience), un notevole successo; basti pensare che, nei mesi estivi fra luglio e agosto, molte sono state le iniziative curate e ogni volta diverse per contenuti, ambientazioni, scelte organizzative e prodotti completi. Lungi da stagnanti serialità, NOMEA propone ogni volta costrutti d’esperienze artistiche di vibrante intensità emotiva costantemente in fieri. Merito soprattutto delle idee degli organizzatori, che, esperti d’arte, musica e creatività, hanno lavorato (e lavorano costantemente) al progetto NOMEA con vivo entusiasmo. Merito di Luciano Ruotolo, maestro di pianoforte, amministratore delegato della società NOMEA e suo cofondatore, che, partendo dalla gestione artistica di iniziative precipuamente musicali, è arrivato a proporre progetti creativi che abbracciano in equa misura arte visiva, espressione artistica corporea (danza, teatro), musica (sonorità e canto) e tradizioni popolari; non solo Luciano Ruotolo attraverso NOMEA riunisce i partecipanti dei suoi eventi in atmosfere suggestive per ambientazioni scelte e per affascinanti fusioni artistiche commiste, ma, in più, permette l’immersione, la congiunzione dei partecipanti alle profondissime radici storico-culturali napoletane (si pensi, oltre alla serata Candlelight Experience svoltasi al Palazzo Venezia nella centralissima, antica e storica Spaccanapoli, agli eventi musicali organizzati al museo di Pietrarsa (a Portici), e al Camposanto delle Fontanelle). NOMEA è, si può dire consapevolmente, un progetto in costante evoluzione e sperimentazione continua; basti pensare proprio a Candlelight experience: un evento che, alla sua terza messa in opera, lungi dall’essere sempre lo stesso, […]

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