Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

Beckett e il suo Film. Un silenzio visivo: il saggio

Beckett e il suo Film. Un silenzio visivo è un saggio (di recentissima pubblicazione) scritto da Alberto Castellano e Filomena Saggiomo per Phoenix Publishing. Il testo, che vuole ripercorrere e analizzare le fasi salienti e i significati critici del cortometraggio Film di Samuel Beckett, si sviluppa su assi plurimi, fra i quali la direttrice linguistico-semiologica e quello cinematografico-interpretativa. Beckett e il suo Film. Un silenzio visivo: il testo di Alberto Castellano e Filomena Saggiomo Dopo una premessa sulla genesi di Film «prima e unica esperienza o forse meglio avventura di Samuel Beckett […] un cortometraggio senza dialoghi, praticamente muto», Alberto Castellano si avventura, con fare lesto e destro, nel senso più profondo dell’opera di Beckett: partendo dalla constatazione sul titolo che sembrerebbe «richiamare l’attenzione dello spettatore anzitutto sulla sua forma», si ferma poi sulla riflessione analitica degli elementi salienti su cui è costruito il cortometraggio; viene, così, subito posta l’attenzione sulla vista, canale sensoriale privilegiato dal cortometraggio: «La colonna visiva viene per così dire annunciata dalla prima sequenza: un occhio che si apre. Primissimo piano dell’occhio, strumento e simbolo della percezione visiva»; la vista, quindi, elemento fondamentale e fondativo dell’opera cinematografica, non solo di Film ma delle pellicole stesse: l’occhio è, infatti, il soggetto ontologico d’ogni opera cinematografica, in quanto essa esiste finché c’è occhio disposto a guardarla e a prenderne, teatralmente, parte da spettatore ma anche da personaggio, per così dire, ulteriore, se consideriamo il coinvolgimento di questi nell’azione scenica. L’intuizione di Beckett, dunque (ed è su questa linea che la riflessione si muove maggiormente) rende Film un cortometraggio significativo sul fare cinema. Le linee seguite da Alberto Castellano e da Filomena Saggiomo per lo sviluppo di Beckett e il suo Film. Un silenzio visivo, come si diceva, risultano plurime: innanzitutto una riflessione semiologica (nella prima parte del testo), poi ricostruzioni analitiche intorno all’opera di restauro della pellicola (a cui segue, intrecciandosi, un’intervista a Ross Lipman) e ancora un saggio acuto di Alberto Castellano sul testo e sulle implicazioni che esso porta con sé; nella terza parte, poi, un’appendice dà spazio a due idee di Antonello Paliotti, musicalmente “sui generis”. Film fra silenzio, suono e vista La vista è, come si è detto, il canale precipuo della comunicazione cinematografica: attraverso lo sguardo i fotogrammi che scorrono hanno ragione d’esistere; una pellicola muta può “prendere vita”, certamente – e la storia del cinema ci dimostra largamente che i silenzi sono parte integrante, se non fondamentale, imprescindibile, indiscutibile, di una pellicola ben fatta – ma una pellicola invisibile (cioè impercettibile all’occhio umano) è di per sé “priva di vita”: il nostro occhio al di qua dello schermo televisivo segue quindi indefesso i protagonisti al di là, un gigantesco occhio onnisciente che “grava” sulle attività dei personaggi, minuscoli, sotto il peso di quest’occhio indagatore – Cosa faranno  i personaggi? Chi sono? Chi incontreranno? Dove vanno? – che mai li lascia “liberi”, e non potrebbe farlo, altrimenti la pellicola non esisterebbe, cinematograficamente parlando; un po’ come vale con i libri: che vita avrebbero […]

... continua la lettura
Libri

Calma e quieta è la notte: il romanzo di Vittorio de Martino

“Calma e quieta è la notte. La leggenda dei bagni di Szigetvár”: recensione del nuovo libro di Vittorio de Martino “Calma e quieta è la notte. La leggenda dei bagni di Szigetvár” è un romanzo scritto da Vittorio de Martino e di recente pubblicazione, nell’aprile 2019, per la casa editrice La Lepre edizioni; poco dopo la pubblicazione, a inizio di questo anno in corso, il testo è risultato vincitore del primo premio per la sezione narrativa edita alla XII edizione del Premio Letterario Nazionale “Nicola Zingarelli”. Calma e quieta è la notte: il tempo, la storia, l’inganno, il silenzio «Voi, che siete vecchio, lo sapete se esiste un punto, un luogo fisico del corpo dove il desiderio della carne si trasforma in illusione delle anime?». Illusione, sogno, sospensione del tempo della storia, sopore, racconto, silenzio: il romanzo di Vittorio de Martino (pianista, danzatore, assistente di regia per Eduardo De Filippo e Giancarlo Menotti, insegnante, guida) si intreccia col doppio filo sottilissimo dell’inganno; un inganno che è inganno dei sensi, che è inganno della parola. Un canto di sirena, suadente ma rischiosissimo, una tela di ragno, scintillante ma assai pericolosa, da cui e in cui il vecchio protagonista di queste “notti d’Oriente” e con lui i lettori ammessi a partecipare a patto del silenzio, si ritrovano, senza accorgersene, rapiti. Un vecchio imbalsamatore ogni notte attende che una giovane voce gli parli, per raccontargli una storia, lì, nei bagni di Szigetvár, lì, in quel luogo fumoso sospeso dal tempo, dalla Storia: e così, in questa sospensione fatta di attese e ritrovi, le storie narrate possono sciogliersi. Inganno, illusione: pagina dopo pagina, notte dopo notte, si è avvinti alla vicenda, storie nella Storia; per certi versi, vicende in cui inizio e fine si toccano, si incrociano, coincidono, si perdono, si ritrovano e per altri versi, vicende che non esistono. “Una storia nella storia ed una storia nella Storia“: un romanzo – dai tipici caratteri della novella romanzesca storica e avventurosa – in cui novelle e racconti si inseriscono in una cornice superiore alle stesse e che si snoda nella Storia. Avventura, erranza, vagheggiamenti e perdizioni, arrivi, partenze e ritorni, agnizioni e scomparse, peripezie, ritrovamenti: niente è come sembra o almeno così pare; in altre parole, ciò che sembra non è e ciò che è non sembra. O forse no? Chissà… Cos’è un’illusione? Vittorio de Martino col suo “Calma e quieta è la notte. La leggenda dei bagni di Szigetvár,” nel vapore delle terme sparge fumo d’illusione letteraria, con i suoi salti e giri, con le sue giravolte e i suoi capovolgimenti condensati nelle pagine conclusive del testo. Qual è la verità, che poi è fictio letteraria? Ad ogni lettore sia lecita la propria versione.     Fonte immagine in evidenza: http://www.lalepreedizioni.com/archivio/libri/copertinaBig_131.png

... continua la lettura
Libri

La lettera di Pietro di Aldo Amabile: recensione

La lettera di Pietro. La genesi del Secondo Medioevo è un testo breve – ma non per questo non denso di riflessioni – scritto da Aldo Amabile per Articoli Liberi. La lettera di Pietro. La genesi del Secondo Medioevo: il testo Distopia o triste e pericolosa attualità? Con il suo La lettera di Pietro. La genesi del Secondo Medioevo, Aldo Amabile firma un testo in cui, come purtroppo spesso è accaduto e accade, la fantasia stravolta è aberrante anticipazione della realtà storica. La Storia, magistra vitae, senza la politica non è che una guida sola, senza seguito, e la politica senza Storia non è che massa alla sbaraglio: parafrasando un concetto carissimo al Manzoni, si appura con sconforto immenso come nel mondo immaginato da Aldo Amabile manchino proprio queste due dimensioni fondamentali dell’esistenza e della convivenza sociale. Un mondo distorto, totalmente al contrario rispetto ai sani principi e veri di uguaglianza sociale e di legalità, in cui si muove il protagonista di questa storia, un giovane “rivoluzionario” che vorrebbe sovvertire l’andamento del suo tempo; niente è da salvare: la corruzione, così come la connivenza, incentivate, volute, legalizzate. La legalità e l’onestà, allora, in un mondo dove il capo è al posto dei piedi e i piedi sono al posto del capo, sottosopra, stravolti, rovesciati, presto diventano crimini da perseguire, cosicché onesti e meritevoli sono, come in un ossimoro, emarginati e delinquenti, persone da cui tenersi alla larga e dai cui comportamenti retti e probi guardarsi bene: sconcerto e sconforto, quindi, pagina dopo pagina, il testo ci infonde. In un luogo del genere – e degenere – anche la considerazione sociale risulta rovesciata (diversamente non potrebbe essere in un mondo al contrario): l’ultimo strato sociale, quello più basso, infimo ed infido, quello della miseria e della meschinità, in cui sono compresi «emarginati e delinquenti» è, come si diceva prima, quello che in realtà dovrebbe rifulgere, ossia lo stato degli onesti. Un testo lugubre e buio, scritto con estrema semplicità sintattica che sembra marcare la condizione allucinata del soggiogamento, un testo senza speranza di luce alcuna, se persino un colpo di Stato improntato alla rivoluzionaria presa dell’onestà fallisce. Eppure, vorrei aggiungere e suggerire alcune riflessioni, spiragli di luce sociale fra le ombre che tetre s’addensano e minacciano. L’importanza della parola «Medioevo» Aldo Amabile utilizza la parola “medioevo” più di una volta nel suo La lettera di Pietro. La genesi del secondo Medioevo: la prima, nel sottotitolo, poi nel testo. Dunque, una parola su cui ci spinge consapevolmente o inconsapevolmente a riflettere. Il significato di “Medioevo” è quanto mai vario e complesso: tralasciando il luogo comune dell’età come “secolo buio”, l’età segna, da un punto di vista storico, una fioritura in vari campi dell’arte, della politica e del sapere; e, da un punto di vista linguistico, un’epoca di passaggio. Come leggere allora quel concetto di «genesi del secondo Medioevo»? In senso comune, non andrebbe bene, perché i fatti narrati sono già in corso, quindi non si tratterebbe di una genesi, piuttosto di una […]

... continua la lettura
Libri

Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo

Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo è un libro a carattere saggistico-divulgativo scritto da John Biguenet e tradotto in italiano da Naike Agata La Biunda. Il testo pubblicato da Il Saggiatore e inserito nella collana Piccola Cultura è stato presente fra i testi che la casa editrice ha proposto in fruizione digitale gratuita in seno all’iniziativa “Solidarietà digitale”. Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo Il testo di Biguenet riflette sui significati attribuiti dalla psiche umana – e dall’istinto animale, generalizzando alcuni aspetti della questione – al silenzio. Cos’è il silenzio? Domanda semplice, ma solo nell’apparenza: il silenzio è concentrazione, calma, riflessione, pace, equilibrio interiore, e, al contempo, è mistero, ansia, paura, angoscia: esso è e non è, contemporaneamente, la sua essenza come presenza e come assenza, come bene e come male, come gioia e come dolore. Il silenzio come sospensione della parola, implica, per contralto, che la parola vi conviva, coesista. Cos’è il silenzio? Ponendoci questa domanda, ben presto comprendiamo che ci stiamo avventurando in quell’intricatissimo – e umanamente inconcepibile – labirinto che è il vertiginoso abisso del silenzio. Comprendiamo che la mente, la ragione, la ratio umana incespica, inciampa, arranca, arretra, lungo l’erto e faticosissimo sentiero non tracciato del significato e della significanza del lessema “silenzio”. La psiche attribuisce plurimi significati alla manifestazione silenziosa e plurime associazioni costruisce, secondo logiche attributive, predittive, socialmente partecipate (perché socio-culturalmente indotte e psico-evoluzionisticamente tradotte) o personalissime, individuali. In questa selva ospitale ma scurissima ci si introduce, quando con lumino fra le ombre alla mano, si cercano i nodi fra le sinuose maglie della rete del silenzio che ci avvolge. Suono, rumore, silenzio Cos’è il silenzio? John Biguenet si sofferma sulla medaglia e i suoi rovesci, osserva la luna e il lato oscuro della casta diva inargentata: il silenzio come sospensione volontaria della parola e il silenzio come solitudine (nei casi estremi il silenzio come abbandono, coercizione). Il silenzio rappresentato dalla parola impone, coarta, e il silenzio rappresentato dall’annullamento della parola, il silenzio “solido” della nostalgia e della melanconia. Il testo Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo, si sofferma anche sul valore e sul senso che il significato del silenzio assume nell’arte – iconica, musicale, letteraria, drammatica – e sulla primaria importanza della gestualità, della mimica nella comunicazione del silenzio. In questo solco d’indagine divulgativa che l’autore percorre, credo possano bene inserirsi anche i paragrafi dedicati al silenzio nostalgico della fotografia e al silenzio indifferente e imperturbabile – per questo altamente perturbante – delle bambole e degli oggetti inanimati antropomorfizzati. E ancora, la parola come rafforzamento del silenzio («mettere a tacere»), il silenzio come rafforzamento di patti, di legami (il silenzio e il mistero, il silenzio e il segreto…): non vi è silenzio senza parola e non vi è parola senza silenzio. La loro esistenza è duplice e mutua, coesiste nella scansione ritmica di pausa e suono, parola e silenzio: la presenza di una segna la preesistenza dell’altra e viceversa, scambievolmente. Il suono può esistere solo […]

... continua la lettura
Culturalmente

Filostrato di Boccaccio, riflessioni su Pandaro

Il Filostrato di Boccaccio è fra le opere più “misteriose”: incerta storia filologica, incerta attribuzione delle fonti (intese in senso stretto), incerta identità dei personaggi. Il testo di seguito proposto è tratto, fortemente riassunto e rimodulato dal contributo assai più esteso e approfondito Le vie indiscrete della passione: riflessioni sul Pandaro del Filostrato (e proposte sul Filostrato del Decameron), presentato in occasione del seminario internazionale di Studi intorno a Boccaccio (Boccaccio e dintorni, quinta edizione). In tale contributo si è cercato di rintracciare alcuni fili genetici, che possano almeno in parte avvicinarci al canovaccio compositivo tenuto in mente dal Certaldese. Il Filostrato di Boccaccio: riflessioni su Pandaro Nell’economia delle ottave del Filostrato, il personaggio di Pandaro riveste un ruolo importantissimo per lo svolgimento dell’azione narrativa. Contraltare di Troiolo nella visione delle “mondane cose”, per certi versi prefigurazione – con le dovute cautele e differenze – del cortigiano ante litteram (fedele secretarium e confidente del suo amico-signore) e al tempo stesso carattere tipico da commedia, il personaggio di Pandaro resta tratteggiato dal suo autore – come del resto nella tecnica che lo contraddistingue – come non categorizzabile: immerso nelle “antiche istorie” (da cui l’autore, per sua stessa ammissione, ha tratto la materia del suo libello), ma lontanissimo dall’epos, Boccaccio lo dipinge come giovane dal carattere modernissimo, forgiato dall’esperienza; abile affabulatore, dote (o vizio) che lo innalza a ruolo di comprimario, sicuramente figura imprescindibile al fine della realizzazione, seppur breve, dell’esperienza amorosa di Criseida e Troiolo. Il personaggio ha origini misteriose; suggestive vicinanze sembrano intravedersi, invece, nel Pandaro dell’Iliade (per somiglianza di interessantissimi schemi psicologici) e – seppur con le chiarissime differenze naturali – nel Mercurio dell’Eneide (nel sensus circoscritto che assume nella vicenda amorosa del libro IV del poema). La collisione fra eros ed epos – fra passio e ratio – viene evidenziata proprio dal Certaldese, che, più tardi, nelle sue Genealogia deorum gentilium, parlando della poesia cita un esempio significativo: «[…] intendit Virgilius per totum opus ostendere quibus passionibus humana fragilitas infestetur, et quibus viribus a constanti viro superetur. Et cum iam non nullas ostendisset, volens demonstrare quibus ex causis ab appetitu concupiscibili in lasciviam rapiamur, introducit Dydonem generosi tate sanguinis claram, etate iuvenem, forma spectabilem, morbus insignem, divitiis abundantem, castitate famosam, prudentia atque eloquentia circumspectam, civitati sue et populo imperantem, et viduam, quasi ab experientia Veneris concupiscientie aptiorem. Que omnia generosi cuiuscunque hominis habent animorum irritare, nedum exulis atque naufragi, et in incognitam regionem deiecti atque subsidio indigentis. Et sic intendit pro Dydone concupiscibilem et attractivam potentiam, oportunitatibus omnibus armatam; Eneam autem pro quocunque ad lubricum apto et demum capto. Tandem ostenso quo trahamur in scelus ludibrio, qua via in virtutem revehamur, ostendit, inducens Mercurium, deorum interpretem, Eneam ob illecebra increpantem atque ad gloriosa exhortantem. Per quem Virgilius sentit seu conscientie proprie morsum, seu amici et eloquentis hominis redargutionem, a quibus, dormientes in luto turpitudinum, excitamur, et in rectum pulchrumque revocamur iter, id est ad gloriam.» Nel passo, Boccaccio spiega chiaramente come la vicenda di Enea e Didone serva […]

... continua la lettura
Culturalmente

Strumenti a corda: tipologie e sonorità

Strumenti a corda: cosa sono e quali sono? Gli strumenti a corda, definiti anche come cordofoni, sono strumenti musicali che permettono all’aria di trasformarsi in suono al passaggio attraverso le vibrazioni delle corde che li compongono; il corpo vibrante di tali strumenti è dunque un apparato di corde. Cordofoni: descrizione e alcuni esempi Gli strumenti a corda possono essere classificati, in base alla natura della vibrazione prodotta, in strumenti a corde sfregate, strumenti a corde pizzicate e strumenti a corde percosse. L’elemento principe dei cordofoni è, palesemente, la corda che vibrando tonicamente conferisce all’aria i caratteristici suoni; gli strumenti a corde si presentano di solito come formati da un insieme di corde – la cordiera – dalle cui vibrazioni complesse, il suono fuoriesce polifonico. Anticamente le casse degli strumenti muniti di corde erano costituite da gusci scavati e vuoti, da ossi, da testuggini e da legname derivato dagli archi da caccia; oggi esse sono soprattutto in legno, resine e materiali vari; oltre alle corde, lo stesso materiale delle casse contribuisce alla resa fonico-musicale dell’aria: in altre parole, la qualità del suono prodotto risente tanto della vibrazione tonica delle corde tonali quanto della struttura – forma, materiale – della cassa armonica. Fra gli strumenti a corde figurano, ad esempio, gli archi (cordofoni nei quali il suono è prodotto dallo sfregamento meccanico ottenuto con un archetto monoidiocorde o polidiocorde), il pianoforte (a percussione, in quanto il suono si produce attraverso la percussione meccanica delle corde attraverso i martelletti), le cetre, l’arpa, il cembalo, la ghironda, le viole, la tromba marina. Particolari cordofoni sono la cetra di Eolo, in cui le corde sono messe in vibrazione dal vento, e la mandochira (ideata dall’associazione La bottega del mandolino e venduta presso la storica Ditta di strumenti Giuseppe Miletti, sita in via San Sebastiano, a Napoli), strumento a tipiche corde pizzicate, “nato” dalla congiunzione di una chitarra e di un mandolino; la particolarità di questo strumento risiede nella cassa armonica che è rigonfia come nei mandolini ma segue la forma di quella delle chitarre: ciò consente la produzione idi suoni struggenti (come quelli del mandolino) e avvolgenti (come quelli della chitarra). Strumenti a corda: alcuni elementi costitutivi Fondamentale per la risonanza musicale è – per questo tipo di strumento – la parte concava dell’intera cassa; tali strumenti sono costituiti, inoltre, da martelletti (nel caso di cordofoni a percussione) e da tastiere; fra gli elementi caratteristici troviamo il capotasto (segmento su cui sono fissate le corde e posto al principio della tastiera dei cordofoni), il ponte (elemento su cui è possibile tener tese le corde), i pioli (elementi in genere in legno o in metallo attorno a cui è avvolta la corda e la cui funzione è quella di rendere abbastanza tesa la corda stessa, affinché essa possa permettere correttamente la produzione del suono), la paletta (porzione terminale degli strumenti a corda muniti di manico); fra gli arnesi di ausilio alla produzione di suono, ricordiamo l’archetto (tipico per la produzione di suono negli strumenti a corde […]

... continua la lettura
Riflessioni culturali

Teoria delle emozioni: riflessioni e strategie

La teoria delle emozioni e il nesso fra competenze cognitive e competenze emotive La riflessione che propongo è tratta, fortemente riassunta e rimodulata, dall’elaborato Un incommensurabile attaccamento alla vita: emozioni, apprendimento, bisogni affettivi, presentato per il corso d’alta formazione per educatori socio-pedagogici. Teoria delle emozioni: una premessa Le emozioni sono parte integrante di noi stessi; profondamente connesse alle esperienze intime e sociali, influenzano le azioni, le reazioni, gli assetti e gli sviluppi cognitivi e i processi di adattamento evolutivi, finanche spingendo l’individuo a forgiare per sé una maschera di apparenze, avvertita come protezione verso l’esterno, manufatto dell’individuo e segno di più o meno profondi e lesivi disagi emotivi psico-sociali. Le emozioni, fondamentali per lo sviluppo del Sé e per la socializzazione, risultano anche correlate alla salute e all’apprendimento: sul nesso emozione-salute, le indagini delle scienze psicosomatiche e delle neuroscienze hanno potuto dimostrare che esistono fattori emotivi che influenzano taluni meccanismi ormonali e il loro corretto funzionamento; sul nesso emozione-apprendimento, numerose ricerche dagli esiti positivi fanno ritenere fondamentale l’influenza che le emozioni possono svolgere nei processi cognitivi dell’attenzione, della memoria, dell’apprendimento: attraverso indagini mirate è emerso, infatti, che i soggetti con buone competenze emotive hanno maggiori possibilità di raggiungere migliori risultati nell’acquisizione di conoscenze rispetto a soggetti con deficit emotivi. L’intelligenza emotiva sembra possedere, inoltre, capacità adattive, attraverso le quali l’individuo può mantenere una buona salute mentale. Il costrutto – e l’individuazione completa del meccanismo di funzionamento – dell’intelligenza emotiva risulta in fieri, tutto in fase di studio e definizione: secondo alcuni ricercatori l’intelligenza emotiva sarebbe identificabile come abilità determinata (intesa quindi come intelligenza pura), secondo altri l’intelligenza emotiva sarebbe identificabile come insieme di abilità cognitive e di aspetti della personalità (intesa quindi come intelligenza mista). Le ricerche nel campo delle neuroscienze hanno rilevato che le emozioni individuali e le abilità sociali dipendono da complesse reti neurali afferenti a diversi comportamenti, interconnessi al funzionamento dell’intelligenza generale: emozione ed abilità cognitiva, dunque, risulterebbero profondamente correlate ed uno squilibrio in uno dei due sistemi creerebbe conseguenti malfunzionamenti all’altro e viceversa. Le indagini neurobiologiche hanno individuato, inoltre, nell’amigdala, il centro di elaborazione emotiva ed è stato possibile tracciare, così, i percorsi di trasmissione delle informazioni emotive: percorsi plurimi, che interessano varie aree del cervello che convogliano, fanno confluire verso l’amigdala i dati “raccolti” tanto da stimoli interni (ricordi, esperienze) che da stimoli esterni (variabili ambientali). Le emozioni lasciano tracce mnestiche all’interno dell’amigdala che influenzano le successive risposte emotive attraverso il rilascio di noradrenalina e serotonina (ormoni neurotrasmettitori) che mediano – e modulano – la comunicazione neuronale operando il legame dei recettori sinaptici alla classe di neuroni affusolati di natura proteica (neuropeptidi della corteccia cingolata anteriore): in tal modo, avviene la regolazione del substrato fisiologico delle emozioni. È stato dimostrato che malfunzionamenti dei regolari meccanismi di comunicazione neurale (cause genetiche e indotte da condizionamenti post-traumatici) incidono sui disturbi alessitimici e sui disagi anedonici: definito come scarto fra l’emozione vissuta e la sua adeguata e normale espressione, il termine “alessitimia” risulta l’esito di un analfabetismo emotivo, […]

... continua la lettura
Culturalmente

Strumenti a fiato: tipologie e sonorità

Strumenti a fiato: cosa sono e quali sono? Gli strumenti a fiato, definiti anche aerofoni, sono strumenti musicali che permettono all’aria di trasformarsi in suono al passaggio attraverso la loro struttura interna; il corpo vibrante di tali strumenti è dunque una colonna d’aria. Quella degli aerofoni costituisce una delle cinque macrocategorie in cui vengono classificati gli strumenti musicali: oltre a questi strumenti troviamo, infatti, i cordofoni (suono prodotto attraverso corde vibrate), i membranofoni (suono prodotto attraverso membrane vibrate), gli idiofoni (suono prodotto dal corpo stesso dello strumento privo di membrane e di corde e prodotto senza l’ausilio di colonne d’aria, come invece per gli aerofoni) e gli elettrofoni (suono è generato da una fonte elettrica, che può essere un sintetizzatore elettronico o un dispositivo elettromagnetico). Le quattro macrocategorie (a cui successivamente è stata aggiunta la quinta degli elettrofoni), trovano una corrispondenza nella classificazione di Hornbostel-Sachs, attraverso le cui molteplici ramificazioni, dalle macrocategorie si giunge ai singoli strumenti musicali in esse collocate. Aerofoni: descrizione ed esempi Le sostanziali differenze di suono prodotte dai vari strumenti a fiato dipendono in maniera preponderante e principale dalla struttura – forma e materiali – degli strumenti stessi; a proposito dei materiali, tali strumenti concepiscono una classificazione ulteriore nelle sottocategorie di ottoni e legni (palesemente derivante dal materiale di costruzione). Gli aerofoni si classificano, inoltre, in aerofoni liberi e aerofoni risonanti. La differenza, grosso modo, consiste nella sede di espressione sonora: negli aerofoni liberi (come l’armonica a bocca) l’onda sonora è generata intorno allo strumento, negli aerofoni risonanti il suono è generato dal passaggio all’interno del corpo cavo dello strumento. Fra gli strumenti a fiato figurano, ad esempio: i flauti, le trombe, il sassofono, le cornamuse, il clarinetto, l’oboe, i fagotti, l’ottavino, il piffero, le armoniche. Strumenti a fiato: alcuni elementi costitutivi Elemento costitutivo fondamentale degli aerofoni è, naturalmente, l’aria, che viene soffiata – o insufflata –  direttamente nello strumento oppure trattenuta in appositi serbatoi o camere d’aria (come accade ad esempio per le zampogne dei pastori e per gli organi a canne) o caricata attraverso appositi mantici (come accade ad esempio per le fisarmoniche). Gli aerofoni, inoltre, sono costituiti da un’ancia (o due: in tal caso si parla di strumenti a fiato ad ancia doppia), una sottile lamina di materiale diverso – legno, metallo, canna – attraverso la cui vibrazione si produce il suono degli aerofoni. Fonte immagine in evidenza: https://it.wikipedia.org/wiki/Aerofoni#/media/File:Shinobue_and_other_flutes.jpg

... continua la lettura
Cucina e Salute

Food delivery in Campania: un’idea di Giuseppe Maglione

Giuseppe Maglione, titolare delle pizzerie Daniele Gourmet e Daniele Urban (ad Avellino), ha messo a punto un’idea particolare di food delivery in Campania: Instanteat. Ne abbiamo parlato direttamente con lui, nell’intervista che segue. Giuseppe Maglione e l’idea delle pizze d’eccellenza surgelate per il food delivery in Campania Giuseppe, vuole descrivere la sua idea ai nostri lettori? Com’è nata l’impresa? L’idea è nata nello stesso modo con cui creo una nuova pizza: dalle mie esperienze, il mio vissuto, la mia quotidianità. Ero chiuso con il ristorante da alcuni giorni a causa del decreto e mi stavo dedicando alla spesa per la mia famiglia in un supermercato. L’occhio è caduto sulle pizze surgelate, o meglio sulle consegne delle pizze surgelate. Ho pensato che potevo farlo anche io, ma garantendo la massima qualità del prodotto. Qual è stato l’iter da seguire per poter avviare la produzione? Ho dovuto chiedere l’ampliamento delle licenze che mi permettevano di esercitare in questo momento. Ho fatto domanda agli enti di competenza e avendo tutti i requisiti ho ottenuto i codici Ateco che mi consentono di lavorare come laboratorio e effettuare la vendita così come accade per gli alimentari e i minimarket. Com’è possibile ordinare le pizze sfornate e surgelate? Quale numero contattare e fino a quale distanza, in chilometri e raggi territoriali, saranno effettuate le consegne? Le pizze si possono ordinare tramite un’ applicazione, Instanteat, che permette di scegliere i vari prodotti a disposizione compreso gastronomia e enoteca. Dalla prossima settimana sarà possibile effettuare anche l’acquisto con carta di credito. Inoltre, per qualche giorno, è ancora possibile ordinare chiamando direttamente al ristorante. La distribuzione copre la città di Avellino e i comuni limitrofi, ma le idee iniziano a guardare al resto d’Italia e – perché no? – all’estero. Abbiamo avuto subito tante proposte, già alcune gastronomie di lusso hanno richiesto le mie pizze. Vuole descrivere ai lettori di Eroica Fenice quali sono (e quali saranno, prossimamente) i condimenti e i gusti delle pizze che potranno assaporare a domicilio direttamente dalle sue pizzerie? Per ora abbiamo deciso di tenere in carta le nostre pizze più gettonate: Porcini e provola, Violetta, Margherita, Pepe verde, Mortazza e pistacchi. È possibile ordinare l’opzione senza glutine, ma per ora soltanto per Margherita e bianca. Le pizze arriveranno a casa del consumatore con l’apposito kit. Basterà seguire le indicazioni e il gioco è fatto.   Quali sono i suoi progetti futuri? Come pensa di sviluppare il progetto a latere dell’ordinaria attività di ristorazione in loco? Nel frattempo stiamo lavorando per la riapertura, abbiamo già a disposizione un’applicazione, Istanteat dove è possibile visualizzare il menù digitale adattabile a tutte le lingue del mondo, in questo modo eliminiamo il menù cartaceo che potrebbe essere fonte di batteri. Sempre tramite smartphone si potrà pagare anche il conto. Inoltre, ho ordinato delle lampade speciali che si utilizzano in sala operatoria in modo da distruggere tutti i batteri all’interno dell’ambiente. Posate e bicchieri saranno riposti in vari contenitori sterili e all’ingresso ci sarà tutto il materiale che occorre per […]

... continua la lettura
Libri

Sergio Leone: C’era una volta il cinema | Recensione

C’era una volta il cinema. I miei film, la mia vita è un libro di Sergio Leone, a cura di Noël Simsolo e tradotto da Massimiliano Matteri. Il testo, pubblicato nel 2018, è stato inserito dalla casa editrice Il Saggiatore fra i testi in fruizione digitale gratuita temporanea in seno all’iniziativa Solidarietà digitale. C’era una volta il cinema. I miei film, la mia vita: l’opera di Sergio Leone «Alla base di questo libro di interviste con Sergio Leone ci sono quindici anni di amicizia. Quindici anni di dialogo continuo, tra Parigi, Cannes e Roma. Quindici anni di festival cinematografici in trattorie romane o in piccoli bistrot del Marais, in ristoranti d’alta cucina o in casa di amici. Quindici anni di passeggiate al mercato delle pulci di Montreuil, di animate discussioni e di folli risate nei palazzi di Parigi o della Costa Azzurra; quindici anni di conversazioni telefoniche per parlare di cinema o per fissare appuntamenti con potenziali finanziatori. Quindici anni di convivenza che sono sfociati in questo libro, come una sorta di matrimonio di convenienza»: così apre la sua prefazione al libro l’attore, scrittore, storico del cinema, regista e sceneggiatore Noël Simsolo, interlocutore (e «amico fidato») di Sergio Leone lungo l’intervista-chiacchierata che compone il libro. Dopo una parentesi sulla vita personale – fra luci e ombre – del regista, l’intervista si rivolge nello specifico all’attività lavorativa di Sergio Leone che attraverso le domande di Simsolo ripercorre la sua carriera, dagli esordi e dai giudizi contrastanti della critica alla sua fama cinematografica. Il regista ricorda, fra l’altro, i rapporti con gli altri registi e i rapporti con gli attori delle sue pellicole: C’era una volta il cinema: i miei film, la mia vita è insomma una celebrazione della cinematografia di Sergio Leone. La genesi del libro è chiara già dalle prime pagine, in cui Noël Simsolo infatti scrive: «Una sera del 1986, durante una cena a due in una trattoria lionese di Parigi, ci è venuta l’idea di scrivere questo testo. Sergio aveva appena letto Il étaitune fois… Samuel Fuller, il libro di interviste che avevo realizzato con Jean Narboni, e mentre ne parlavamo ci siamo decisi a pubblicare le nostre conversazioni». Fra pensieri, giudizi e commenti personali, il testo ripercorre la carriera cinematografica del regista. Simsolo ricorda: «L’opera di Leone è anche ricordo: la maggior parte dei suoi film possiede una struttura che si basa su un ricordo segreto e ricorrente che si rivela nel finale attraverso un’orchestrazione polifonica. È tanto la memoria della storia del West o del tempo dei contrabbandieri di alcol quanto quella delle loro rappresentazioni nel cinema. C’è anche un’importante componente documentaristica. Scenografie, costumi, armi sono realizzati in ogni minimo dettaglio partendo da documenti fotografici dell’epoca. Curiosa coincidenza. Se il tempo – unico fattore decisivo per il cinema – conferma l’importanza del cinema di Leone, e se il tempo è il motore delle sue opere, la memoria rimane fondamentale. E resta coerente anche nei confronti della componente autobiografica». Il Saggiatore e le pubblicazioni di interviste “da […]

... continua la lettura
Libri

Una storia straordinaria: intervista a Diego Galdino

Una storia straordinaria è il recente libro (edito lo scorso febbraio) scritto da Diego Galdino e pubblicato per i tipi di Leggereditore (Gruppo Editoriale Fanucci). In occasione della lettura del romanzo, abbiamo intervistato l’autore. Una storia straordinaria: intervista all’autore Diego Galdino Diego, vuol presentarci la sua storia editoriale? Dopo anni di gavetta, fatta di tanti sacrifici, sono stato scoperto da uno dei più importanti agenti letterari del mondo Vicki Satlow che ha creduto in me come scrittore fin da subito permettendomi di farmi apprezzare da un’importante casa editrice del Gruppo Mondadori come la Sperling & Kupfer con la quale ho pubblicato cinque romanzi. Il mio primo romanzo Il primo caffè del mattino fu considerato un caso editoriale divenendo un best seller in molti paesi del mondo aprendomi le porte del successo nazionale ed internazionale che mi ha portato ad oggi ad essere pubblicato con successo  in otto paesi europei e in Sudamerica e a suscitare l’interesse di un importante produttore cinematografico europeo intenzionato a fare de Il primo caffè del mattino un bellissimo film. Fino ad arrivare ad oggi, al mio ultimo romanzo Una storia straordinaria pubblicato con la Leggereditore del Gruppo editoriale Fanucci. Una storia straordinaria si svolge in primis attraverso la descrizione delle percezioni sensoriali: i sensi si confondono fra descrizioni di percezioni uditivi, olfattive, visive, gustative, tattili; i primi capitoli del testo, non a caso, richiamano, per ognuno, un’esperienza percettiva: da cosa nasce quest’intenzione e scelta d’autore? Sono sempre stato convinto che noi non diamo la giusta considerazione ai nostri sensi, dandoli a volte quasi per scontato, senza renderci conto che essi sono fondamentali per la nostra vita e soprattutto per le nostre storie d’amore. In questo caso dovremmo prendere esempio dagli orientali, da sempre capaci di apprezzare i cinque sensi, assaporandoli e vivendoli con la giusta lentezza. Una storia straordinaria nasce anche per questo scopo. Qualche anno fa mi trovavo al Giardino degli aranci sull’Aventino insieme alle mie figlie. Stavo tranquillamente seduto su una panchina osservandole mentre si facevano dei selfie con alle spalle un panorama unico, Roma in tutta la sua bellezza. Sembrava la scena più bella di un film. Così ho pensato a cosa avrei fatto se mi fosse stata tolta improvvisamente la possibilità di guardare le persone che amo, Roma e i film. Ho chiuso gli occhi; quando li ho riaperti è iniziata Una storia straordinaria.  Nei ringraziamenti in fondo al testo, nomina il suo precedente romanzo, Bosco Bianco: vuole descriverne, ai nostri lettori, la storia? Non sono molto bravo con le sinossi, posso dire che Bosco Bianco è un romanzo fatto di tanti tipi di amore, tra genitori e figli, per un posto, tra un uomo e una donna, l’amore assoluto scevro da pregiudizi e regole scritte, un romanzo con tre protagonisti, una splendida tenuta sulla costiera amalfitana chiamata Bosco Bianco, una coppia d’innamorati dei giorni nostri e una coppia d’innamorati del passato.  Diego, lei è autore di storie che parlano di sentimenti: cosa significano per lei, come uomo, l’amore e le […]

... continua la lettura
Libri

Da Vinci su tre ruote: un libro di Alessandro Agostinelli

Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio è un recente testo scritto da Alessandro Agostinelli (scrittore, poeta, storico delle arti visive) e pubblicato per la casa editrice Exorma. Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio: il testo Come evincibile a chiare lettere dal sottotitolo scelto da Alessandro Agostinelli per il suo testo, Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio tratta di Leonardo Da Vinci in una maniera inconsueta: un libro “itinerante”, odeporico, un viaggio nei luoghi – e attraverso i luoghi – di Leonardo da Vinci in sella a un ciclomotore: «Ho deciso che avrei compiuto un viaggio con uno scooter sulle orme di Leonardo da Vinci […] Oltre un anno fa mi sono messo in testa di ripercorrere le tappe importanti della vita di Leonardo da Vinci. Avevo deciso di fare il viaggio con uno scooter e un camper al seguito, con sopra la troupe per girare i video che avrebbero composto il docufilm sul viaggio di Leonardo», ci informa l’autore già dalle prime pagine del suo racconto. Narrazione odeporica, dicevo: si descrive minuziosamente il viaggio, si narrano le vicende occorse, si descrivono in dettaglio i luoghi visitati (naturali, antropici, di ristoro), si ripercorrono con dovizia di particolari gli incontri avvenuti in itinere; «Il viaggio è stato una lunga passeggiata in scooter nel senso della storia, della fama e della fortuna di questo personaggio», ricorda Agostinelli. Le fotografie a testimonianza della sua impresa, sembrano inequivocabilmente suggerire la passione per le moto (di fianco a quella per l’arte), così come i numerosi passi dedicati dallo storico dell’arte ai ciclomotori stessi. Il viaggio di Alessandro Agostinelli lungo i luoghi di Leonardo da Vinci è un viaggio a prima vista molto particolare, inconsueto, in sella al ciclomotore «MP3 500 hpe business» della Piaggio, (percorrendo chilometri su chilometri fra Italia e Francia, andata e ritorno) e con al seguito il suo gruppo di teleoperatori ed assistenti a bordo di un autoveicolo; lo stesso autore di Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio ci spiega il motivo di questa scelta, rintracciando un personale tratto d’unione fra Leonardo da Vinci e il costruttore Corradino D’Ascanio: «Se è vero che sappiamo riconoscere un avvertimento, sapremmo stabilire altrettanto bene cosa passa tra una invenzione e un inventario? Difficile dirlo, perché spesso quella che sembra una nuova creazione di un fatto è un inventario di cose messe assieme che in apparenza non sembravano stare assieme. Quando l’ingegnere Corradino D’Ascanio creò la Vespa prese in prestito un pezzo del motore di un elicottero e disegnò una scocca che ricordava il corpo di una vespa. Ne venne fuori – è proprio il caso di dirlo – un miele di scooter. Anche Leonardo da Vinci aveva questa capacità, cioè quella di mettere insieme in maniera performante cose inventate da altri, macchinari e ingranaggi che altri avevano pensato e fabbricato, ma che nella sua inventiva venivano composti insieme in maniera più efficace, erano assemblati finché non […]

... continua la lettura
Libri

Sommersione: recensione del libro di Sandro Frizziero

Sommersione è il recente romanzo scritto da Sandro Frizziero (scrittore e docente di lettere presso Chioggia e finalista al premio John Fante nel 2019 con il suo primo libro, Confessioni di un NEET, pubblicato per i tipi di Fazi Editore nel 2018), e pubblicato per la casa editrice Fazi Editore lo scorso febbraio. Il testo, che sembra assumere la foggia di una lunga lettera pensata dall’autore del romanzo come scritta dal “suo” narratore, intradiegetico e onnisciente allo stesso tempo (forse un alter-ego letterario, in un certo senso, dello stesso autore Sandro Frizziero) e rivolta ad un «odioso pescatore», “immerge” subito il lettore nella storia narrata, con estrema immediatezza e cruda violenza, trascinandolo giù nei torbidi fondali, come pesce brutalmente pescato, nel mare dei pensieri esacerbati e delle figure narrate. Sommersione: il testo Scorrendo in lettura le pagine del romanzo, sembra emergere chiarissimo il tema portante, il nucleo narrativo attorno al quale si estende e si propaga il senso del testo, sommerso fra un’isola arida e il mare che la circonda: la descrizione di un’ambientazione riarsa dal sale del mare, come le coscienze dei protagonisti pensati e descritti dall’autore. Sicuramente la prospettiva di Sandro Frizziero è intrisa di infelicità, di una certa profondissima sofferenza e solitudine, fortemente percepita nella lettura di Sommersione in tutto il suo proprio dolore. Solitudine morale, indifferenza, brutalità, rimordono gli isolani di Sommersione, “prosciugandoli”, in termini montaliani; un “male di vivere” aleggia ferale e trasuda fra le pagine del testo, un male di vivere violento, cattivo, foriero di brutalità e comportamenti del tutto abietti. Un “mondo chiuso”, sommerso da ombre tetre “zuppe” di crudeltà: fra tutte, emerge violentissima la crudeltà del pescatore che fa mattanze di pesci e di uomini, nell’atrocità delle sue maglie che fanno agonizzante il pescato. Le descrizioni sono costruite in negazione, nella loro assenza di vita. Sommersione: già dal titolo, fra l’altro eloquentissimo, si può comprendere il senso del discorso portato avanti e già a partire dallo stesso titolo sembra delinearsi l’intento dell’autore, ossia un’immersione totale – una sommersione, appunto – nel mare, quel mare che è contemporaneamente luogo fisico d’ambiente naturale e luogo intimo dell’animo umano: una dimensione marina pluriesistenziale, insomma, una sommersione fra le acque che sono fuori e che sono dentro ai personaggi; una riflessione, una lunga tormentata e impietosa riflessione, che Sandro Frizziero costruisce sul dialogo fra il suo narratore-scrivente e l’uomo suo interlocutore-destinatario; una riflessione sui malesseri torbidi e i mali sordi dell’esistenza: un romanzo proiettato, insomma, a me pare, all’interno di una prospettiva d’indagine interiore. Fonte immagine in evidenza: https://fazieditore.it/catalogo-libri/sommersione/

... continua la lettura
Libri

Aria di novità: recensione del libro di Carmen Korn

Aria di novità è un libro della scrittrice e giornalista tedesca Carmen Korn in recente pubblicazione per la casa editrice Fazi editore e tradotto da Manuela Francescon (con il contributo economico del Goëthe Institut finanziato dal Ministero degli Affari Esteri tedesco); esso, che si inserisce come terzo romanzo della serie iniziata con Figlie di una nuova era e È tempo di ricominciare, prosegue nella narrazione delle vicende iniziate nei precedenti due “capitoli” della stessa serie. Aria di novità: il testo Aria di novità si apre con la descrizione dei personaggi, che dà la possibilità ai lettori di “ricordare” i nomi e le identità dei personaggi già incontrati e descritti nei precedenti volumi della serie (Figlie di una nuova era e È tempo di ricominciare) e offre una panoramica riassuntiva delle “vite” che si incontreranno durante la lettura del testo. Le vicende sono suddivise, scandite, secondo l’ordine cronologico definito già a partire dal titolo; consuetudine, questa, che attraverso la scansione definita in mese e anno dà la possibilità a Carmen Korn di sottolineare, già a partire dalle intestazioni dei capitoli, una questione importante: il significato patente di questa scelta sembrerebbe infatti risiedere nell’importanza capitale che la Storia ha nello svolgersi delle storie dei personaggi narrati; l’autrice presenta, infatti, le vicende familiari e quotidiane varie e composite dei personaggi femminili, protagoniste di questo testo e dei precedenti due, e dei personaggi che intorno ad essi gravitano, che ad essi sono legati in maniera più o meno stretta e profonda affiancando e intrecciando a tale pluralità di storie, di episodi, di vicende, gli eventi storici europei del secolo XX (in particolare, della seconda metà del 1900). In altre parole, la Storia che fa da sfondo al romanzo Aria di novità (così come avviene per i precedenti due “capitoli” della serie) non sembra nelle intenzioni autoriali legato unicamente all’esigenza di collocare nel tempo e nello spazio un testo (che altrimenti risulterebbe genere altro rispetto a quello scelto da Carmen Korn), ma legato ad una volontà di rendere tale sfondo storico un ulteriore personaggio, in un certo senso, del testo stesso. Viene quindi da chiedersi, spontaneamente, come lettori: sarebbero potute esistere – nella fictio letteraria – le vicende narrate se non fossero state evidenziate determinate incidenze storiche? Avrebbero avuto senso, avrebbero avuto gli stessi esiti le vicende, le stesse motivazioni ad agire, le protagoniste e i personaggi in toto del romanzo? La risposta a queste domande sembra essere la stessa, cioè “no”: Storia e storie interconnesse da sottili quanto robustissimi fili sono descritti da Carmen Korn in un assoluto mutuo esistere. Aria di novità: descrizione e rapporto con i due precedenti romanzi della serie La descrizione di uno spaccato storico-familiare: che possa essere questa la definizione che di più si avvicina ad un’identificazione della primigenia spinta a scrivere che ha mosso l’autrice (al suo terzo testo della serie, come si è ricordato a più riprese)? Crediamo di sì. Ogni personaggio manifesta una propria costruzione ben definibile – e definita – e al contempo in limine […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Be Green: intervista a Franco Rendano

Lo scorso venerdì 24 gennaio si è tenuta, negli spazi del Lanificio 25 (piazza Enrico De Nicola, 46, a Napoli), la mostra fotografica “Mi rifiuto” e il primo degli incontri d’ecologia e ambiente “Be Green“. Per l’occasione, abbiamo intervistato Franco Rendano, chirurgo e presidente del Lanificio 25. Be Green: intervista al professor Franco Rendano Professor Rendano, il “Lanificio 25” è spesso impegnato in attività e progetti culturali; vuole raccontarci la storia della struttura e del sito ov’è ubicata? Comincia nel 2005: fui affascinato dall’edificio che, come dice Francesca Rigotti (Il pensiero delle cose – Ed. Maggioli), mi disse di avere tante cose da raccontare. Con il tempo queste cose sono venute a galla; un’affascinante storia di oltre 500 anni: nel ‘400 monastero come “Insula Monastica di Santa Caterina a Formiello”, nell”800 fabbrica di lana (Lanificio SAVA), importante industria dove lavoravano oltre seicento operai, poi sede di varie attività artigianali. Oggi rappresenta un edificio storico, tipico reperto di archeologia industriale di epoca borbonica la cui vocazione non è più la produzione di beni materiali ma “immateriali” (cultura, arte, musica, danza…). Porta Capuana si trova accanto al complesso ed identifica tutto il quartiere caratterizzato da antiche tradizioni culturali e culinarie oltre che per la presenza di importanti monumenti. “Be Green” è un progetto sull’ambiente per l’ambiente; vuole offrircene una descrizione in dettaglio? Il quartiere che ho citato è in abbandono e negletto dalle istituzioni. Lo è ancor più oggi che i lavori del progetto UNESCO hanno creato da lunghi mesi notevoli disagi agli abitanti ed alle attività del luogo. In una situazione di tanto degrado con questo progetto vogliamo lanciare un messaggio speciale alle nuove generazioni sull’importanza di una coscienza “GREEN” a partire dalle piccole cose che tutti noi possiamo mettere in pratica. Per questo, in occasione della presentazione del progetto, abbiamo organizzato con l’aiuto della dottoressa Valeria Panella e di Giuseppe Perrini il primo convegno BE GREEN invitando i ragazzi della scuola “Bovio Colletta”, situata a pochi metri, e nomi illustri dell’ecologia nazionale ed internazionale. Circa cento ragazzi dagli 8 ai 15 anni, accompagnati dalle famiglie e dai docenti della scuola, hanno ricevuto dai presidenti di Legambiente Edoardo Zanchini e Maria Teresa Imparato una lezione pratica con dieci consigli “per contrastare i cambiamenti climatici”. In conclusione ho consegnato a ciascun bambino una spilla/stemma da portare con orgoglio sul petto insieme al decalogo e ad una pergamena personalizzata che li diplomava “Ambasciatore Be Green per salvare il Pianeta”. I bambini hanno preso molto sul serio il messaggio del quale si faranno portavoce anche in seno alle famiglie. È stato emozionante. Il tutto seguito poi da un dibattito più “serio” sulle problematiche ambientali. Dopo la presentazione del nostro progetto sono intervenuti Edoardo Zanchini (vicepresidente nazionale di Legambiente), Carmine Maturo (portavoce nazionale di “Green Italia”) con “Essere green a Napoli”, Enzo Russo (Mobility manager Ufficio di presidenza “Green Italia”) con “Politiche, strategie, azioni concrete per una mobilità sostenibile”, Cristina Di Stasio (Quartiere Intelligente) con “Educazione all’ambiente come educazione civica”. Gli incontri di “Be Green” […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

NOMEA: l’identità di un progetto plurimo

NOMEA è un progetto artistico dalle plurime manifestazioni nato di recente e già affermato e conosciutissimo; nonostante ciò, descrivere con una sola parola o espressione cosa sia “NOMEAeventi” non può che risultare difficile: esso è, sicuramente, opificio d’arte e i suoi prodotti, tutti eccellenti e di varia specie. Alla ricerca di una definizione Un percorso, il cammino dell’esperienza verso e attraverso la musica: questo ciò che si pone come obiettivo il progetto musicale, artistico, sociale, nonché un modo particolare, intenso, emozionante, attraverso cui divulgare l’arte. Luciano Ruotolo e Romina Casucci, coppia nell’arte e nella vita (e per i quali arte – musica e bel canto – e vita forse non possono che essere intreccio, indissolubile, potentissimo), scelgono insieme ai loro collaboratori luoghi altri rispetto a quelli tradizionali per fare e portare arte, per produrre suono e armonia; così, di fianco alle attività coreutico-musicali nei tradizionali luoghi dell’arte, Romina e Luciano producono in luoghi, per loro stesso dire «non convenzionali». NOMEA: una panoramica sugli eventi Fertile produzione, alacre e industrioso il lavoro del gruppo che intorno a NOMEA si muove, agisce, pensa, crea: attivo laboratorio e fucina “sempre aperta”, se si pensa che solo negli scorsi due mesi si sono avvicendati vari spettacoli, fra concerti e danze: un numero elevato se si considera la mole di lavoro di cui ogni attività ben fatta necessariamente ha bisogno. Una “macchina” umana collaborativa, volitiva e appassionata. NOMEA è stata di recente attiva con: Wine Jazz a Palazzo Venezia (23 novembre 2019, Palazzo Venezia, Napoli); Fontanelle Candlelight (15 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); PizzArt Happening a Villa Favorita (27 dicembre 2019, Scuderie di Villa Favorita, Ercolano); Fontanelle Experience (29 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); Walk in Art a Villa Campolieto (4 gennaio 2020, Villa Campolieto, Ercolano); Opera Jazz a Donnaregina (19 gennaio 2020, Complesso monumentale di Donnaregina, Napoli); Altre date si aggiungeranno al fitto calendario di appuntamenti artistico-musicali proposti (anticipiamo qui Sax&Food, che si terrà il I febbraio al Palazzo Venezia, a Napoli, la serata romantica Love Candlelight  che si terrà il 14 febbraio alle ore 21:30 negli spazi dello stesso Palazzo Venezia e Colonne Sonore a Pietrarsa, in programma per il 16 febbraio). OperaJazz: una panoramica della serata Con OperaJazz (ospitato negli spazi sacri del complesso monumentale di Donnaregina a Napoli e interamente organizzata da NOMEA), si sono proposte esecuzioni di brani (eseguiti al pianoforte da Vittorio De Sangro) accompagnati dal canto di Romina Casucci, soprano, diplomata in canto e pianoforte presso il Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” e laureata in canto e coralità presso lo stesso Conservatorio. Romina, che di recente è stata insignita del Premio Internazionale Cartagine 2.0 2019 (con la motivazione «[…] Punto di riferimento nel panorama musicale per la formazione di giovani cantanti lirici provenienti da diverse Nazioni, avviati alla carriera artistica attraverso un metodo innovativo che riconosce il corpo come strumento musicale […]»), è protagonista vivissima degli appuntamenti NOMEA arte a cui affiancano le sue intense lezioni ed attività presso l’Accademia Musicale Europea. Cos’è, quindi, […]

... continua la lettura
Libri

Ricordati di me: intervista ad Emanuele Bosso

Emanuele Bosso, studente di Lettere Moderne e curatore della rubrica (su Instagram) “#unlibrosospeso“, ha pubblicato quest’anno il suo primo romanzo, Ricordati di me (edito per la casa editrice GM press); per l’occasione, abbiamo intervistato l’autore. Ricordati di me di Emanuele Bosso: l’intervista Emanuele, studi Lettere, sei stato libraio, curi una rubrica di libri e sui libri: quanto e in che modo il sapere umano, la letteratura, le emozioni, le storie, sono il nutrimento delle tue parole, dei tuoi pensieri, della tua vita? Le parole, e in particolar modo i libri che le contengono, sono i pilastri della mia vita. Senza, mi sentirei perso, costantemente in pericolo. La verità è che ho bisogno di storie, di immergermi in vite completamente diverse dalla mia, di provare emozioni contrastanti e poco coerenti con il mio carattere. Tutto questo si riflette inevitabilmente sul mio modo di relazionarmi con gli altri: i libri accrescono la mia sensibilità, la delicatezza, la comprensione verso il prossimo. Mi definirei un “profondo romantico” e questo mio modo di essere deriva dai libri che ho letto. “Unlibrosospeso”: come nasce il titolo e l’idea? Vuoi parlarci in dettaglio della tua rubrica? Il titolo della rubrica è un chiaro riferimento a “Un caffè sospeso”, un’iniziativa tutta napoletana attraverso la quale, chi prende un caffè al bar, ne paga un altro per chi verrà dopo, che non può permetterselo. L’idea nasce da questo meraviglioso gesto e dalla mia volontà di condividere e lasciare in sospeso le sensazioni provate dopo la lettura di un libro. Ho cominciato quasi per gioco, adesso collaboro con grandi case editrici e sul profilo siamo in ottomila a condividere la passione per i libri e per le storie. È per me un traguardo incredibile che testimonia ancora una volta, come i libri siano aggregazione e partecipazione e non qualcosa di solitario e noioso come spesso vogliono farci credere. In Ricordati di me vengono affrontati temi profondi quali il dramma della mancata maternità (e paternità), l’infanzia desiderata, le distanze cagionate dalla mancanza di comunicazione, di dialogo; come sono nate e maturate dentro te queste riflessioni? Tutto nasce dalla volontà di scrivere un romanzo di un certo spessore introspettivo, che indagasse in profondità la psicologia di tutti i personaggi. Di conseguenza, ho dovuto documentarmi molto prima di cominciare a scrivere, anche perché quasi tutte le tematiche trattate non mi appartengono in senso stretto. Per me scrivere vuol dire soprattutto mettersi in gioco, sperimentare e conoscere nuovi punti di vista. Diciamo che quando devo creare una storia, preferisco sempre allontanarmi dalla mia comfort-zone e scoprire nuove sfumature e altre intensità. Le vicende raccontate nel testo si svolgono fra Napoli e Rocca San Felice; quanto la scelta dei luoghi ha influito sulla costruzione dei personaggi e sulle loro vicende? Rocca San Felice, molto più di Napoli, è stato un luogo fondamentale per la costruzione e caratterizzazione dei personaggi. Per chi non lo sapesse, è un piccolissimo paese in provincia di Avellino, con poco più di mille abitanti. Ho scelto di ambientare il romanzo […]

... continua la lettura