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Educazione Sabauda di Willie Peyote: 5 canzoni da scoprire

Educazione Sabauda di Willie Peyote.

Guglielmo Bruno, in arte Willie Peyote, è un rapper e cantautore italiano. Il suo genere musicale comprende l’alternative hiphop, rock ed indie pop. Nasce a Torino nel 1985 da genitori musicisti. Laureato in scienze politiche, sin da giovane si interessa a questioni sociali e politiche che tratterà in modo aperto e senza filtri. Il suo terzo album, Educazione Sabauda, uscito nel 2015, è un disco che ci tiene a sottolineare le distanze con gli altri artisti: critica sociale, amore tormentato, flussi di coscienza, disagio e diseguaglianze, questi sono i punti di partenza del rapper. Il suo nome d’arte fa riferimento al personaggio dei cartoni animati Willy il Coyote e il Peyote, un cactus con effetti allucinogeni. Educazione Sabauda è una rappresentazione satirica della società di oggi, con i suoi difetti, stereotipi, luoghi comuni e le problematiche del mondo del lavoro e del sistema politico, con accuse taglienti e non velate. Il sound unisce vari mondi, una leggera sfumatura elettronica accompagnata da funk e jazz, tenendo conto del mondo rap e indie. Le canzoni del disco esprimono in maniera raffinata e cruda l’incapacità si inserirsi nella società. Ad oggi è un artista avviato, e dopo Educazione Sabauda sono usciti altri 4 album, ma è importante partire dal principio per analizzare e comprendere il viaggio di questo artista. Quali sono le 5 canzoni di Willie Peyote da non perdere in Educazione Sabauda?

•      Peyote451 (L’eccezione)

Prima traccia dell’album, delinea la strada per capire l’essenza del disco aprendosi con una conversazione che vuole ricreare un colloquio di lavoro, dove il punto centrale, chiave di lettura di tutto l’album, è proprio la sincerità, qualità indiscussa dell’autore e con la quale, senza filtri, dirà la sua. Dalla critica alla figura del rapper, del mondo creato da loro e dal quale si distanzia, si definisce “a metà fra il rap e l’hardcore e la canzone d’autore, non per essere il migliore, ma l’eccezione“. Questo non è semplice arroganza, il fatto che non possa essere categorizzato nella scena rapper italiana è palese dai primi ascolti. Ci sono parecchi spunti per le successive canzoni: il mondo del lavoro, la critica alla monotonia e alla mancata evoluzione del mondo, sia del rap che a livello sociale, come non mancheranno tracce che esprimono sentimenti.

•      Io non sono razzista ma…

Il brano, come possiamo intuire dal titolo, gira intorno ai luoghi comuni e stereotipi mascherati da buon senso dell’italiano medio. Il pensiero politico del cantautore si distacca dalla durezza della destra in merito alla questione immigrazione, e si trova in una società incattivita dalla presenza dell’altro, intimorita dalla mancanza di risorse. In un ritmo incalzante esprime tutto ciò che ha a che fare con le giustificazioni xenofobe e razziste del classico italiano che accusa lo straniero di rubargli il lavoro (pur non conoscendo la lingua, e questa già la dice lunga sull’italiano medio stesso). Mette in luce le contraddizioni sullo stesso pensiero razzista, di quanto ci siano lamentele basate su fake news: “Stando ai discorsi di qualcuno/ Lampedusa è un villaggio turistico/ I cinesi ci stanno colonizzando/ E ogni Imam sta organizzando un attentato terroristico.” Ci fa anche pensare alla questione inversa, dei nostri avi emigrati per le stesse ragioni che portano gli immigrati, che a quanto pare vengono tutti in Italia a fuggire dai loro paesi: “L’immigrazione è la prima emergenza in televisione/ Che poi non è tutta sta novità/ Pensa a tuo nonno arrivato in Argentina col barcone/ Invece qui da noi non facciamo le moschee/ Perché da loro non fanno le chiese / “L’Italia agli italiani!” ho sentito dire al bar/ E se non sbaglio il bar era cinese”. Con questo brano di Educazione Sabauda, Willie Peyote vuole che l’ascoltatore si faccia un esame di coscienza.

•      Che bella giornata

Questa traccia di Educazione Sabauda di Willie Peyote riflette sulla frustrazione e insoddisfazione che la società ci porta a provare nella vita di tutti i giorni. L’odio per la monotonia, per il proprio lavoro, mischiato a vessazioni dai piani alti e delusioni amorosi. Una fantasia di chiudere, di dimettersi, di non dover più avere a che fare con soggetti senza spina dorsale e midollo, con un’aspettativa di vita falsa e monotona.

Vorrei mi licenziassero, che si dimenticassero di me / In un attimo come hai fatto te / Come se non mi fossi fatto in tre /Per riuscire a darti il meglio/ Ma alla fine forse un meglio che non c’è/ Mi hanno detto quando ridi sei più bello, sì/ Ma io per farlo avrei bisogno di un gemello”.

L’io della canzone non riesce a far finta di niente, a sorridere sembrando perfetto; non riesce a far finta di nulla. Anche se il ritornello suggerisce di chiudere gli occhi e andare, cercando di ignorare tutto ciò che ci butta giù, è evidente che sia solo un’utopia per cercare di nascondere o deviare la frustrazione portata dalla società oppressiva, il desiderio di liberarsi dalle aspettative per rimpossessarsi della sua vita. L’ascoltatore sentirà il desiderio di indagare maggiormente sulla sua vita e su ciò che vuole, per il desiderio di una vita con significato mettendo in discussione le norme sociali, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

•      Willie Pooh  

Una delle canzoni più romantiche ma al contempo tristi e permeate di insicurezze, l’artista affronta il tema del timore del relazionarsi, della difficoltà di accettare il bello che la vita ci offre, come legami e amori, che mandiamo all’aria proprio a causa dell’incertezza. L’io si sente uno spettatore non pagante della sua vita, come se non potesse far nulla per contribuire a cambiarla, ed è sopraffatto dai suoi sentimenti. Il Willie Pooh presente in Educazione Sabauda di Willie Peyote unisce sia il dolce personaggio di Winnie the Pooh, desideroso di miele e affetto, sia la cinica personalità di Willie Peyote, una natura duale che lo porta da una parte ad essere desideroso di amore, e dall’altra di essere pessimista e paranoico sulla sua vita sentimentale. lo me ne frego dell’orgoglio/ E che ho paura ok?/ Ma guarda che creatura sei/ Quegli zigomi e quei nei/ Quei fantasmi come miei/ Tu mi mischi i sentimenti/ Come dischi /Sei un dj”.

Non sa se meritarsi l’amore, e inizia a descrivere la sua amante come una creatura perfetta, capace di muovere i suoi sentimenti ma per la quale non riesce a sentirsi all’altezza. Una canzone tutta alla rassegna di sentimenti, insicurezza, bassa autostima e speranza di accettarsi e al contempo accettare l’amore.

•      Truman Show

La penultima canzone dell’album Educazione Sabauda di Willie Peyote, prodotta da Godblesscomputers, è ispirata all’omonimo film di Peter Weir. È una malinconica rappresentazione sulla dicotomia essere e apparire, la tristezza che deriva da questo dubbio, la lotta tra razionalità ed emozione. Nella strofa “Forse la verità esiste, però non si può raccontare/ Già nel guardarla la cambi, già nel pensarla scompare/ ma nell’essere triste non c’è niente di male/ se il dolore persiste fino al prossimo telegiornale” va a ricalcare uno dei temi principali: la verità. Il riferimento a Pablo Coelho si lega all’auto-scoperta e all’importanza dell’autenticità in un mondo permeato da ipocrisia e maschere. La canzone promuove l’introspezione di fronte alle pressioni e alle aspettative sociali, e la speranza del prevalere dell’autenticità sui costrutti sociali.

Fonte immagine “Educazione Sabauda di Willie Peyote: 5 canzoni da scoprire”: copertina album ufficiale Spotify

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