Il ritorno di Canzonissima e la stagione delle grandi soubrette

Dopo oltre mezzo secolo di assenza, Canzonissima sta per tornare in televisione. Lo storico varietà della Rai, uno dei programmi più popolari della televisione italiana del Novecento, tornerà in prima serata su Rai 1 nella primavera del 2026 con la conduzione di Milly Carlucci. Lo show riproporrà, in chiave moderna, la formula che lo rese celebre: gara musicale, orchestra e momenti di spettacolo.

Il ritorno di Canzonissima non è solo un’operazione televisiva. È anche un viaggio nella memoria della televisione italiana, quando il varietà era il grande spettacolo popolare del sabato sera e milioni di italiani si riunivano davanti allo schermo per assistere a un mix di musica, comicità e teatro.

Le storiche soubrette di Canzonissima (Anni ’70) Edizione e Conduttore
Raffaella Carrà 1970 e 1971 (con Corrado)
Loretta Goggi 1972 (con Pippo Baudo)
Mita Medici 1973 (con Pippo Baudo)

Le ultime grandi soubrette di Canzonissima

Nelle sue ultime edizioni, all’inizio degli anni Settanta, Canzonissima fu anche una straordinaria vetrina per alcune artiste destinate a diventare protagoniste assolute dello spettacolo italiano. In quegli anni il programma era guidato da due grandi conduttori della televisione: Corrado Mantoni e Pippo Baudo.

Fu Corrado a portare alla ribalta, nelle edizioni del 1970 e del 1971, una giovane ballerina e cantante destinata a diventare una delle icone più amate della televisione italiana: Raffaella Carrà. In quelle stagioni la Carrà rivelò al grande pubblico tutte le sue qualità: danza, presenza scenica e una modernità che avrebbe segnato profondamente il linguaggio del varietà televisivo.

Nel 1972 la conduzione passò a Pippo Baudo e accanto a lui arrivò Loretta Goggi. In quella stagione la Goggi mostrò un talento straordinariamente versatile: cantante, attrice, imitatrice e protagonista di sketch comici. Una performer completa, capace di muoversi con naturalezza tra musica, comicità e conduzione.

L’anno successivo, nel 1973, Baudo affiancò un’altra artista destinata a lasciare un segno nel panorama dello spettacolo italiano: Mita Medici. Il suo percorso era diverso da quello delle altre due. Arrivava al varietà dopo esperienze nel cinema, negli sceneggiati della Rai e nel teatro musicale, dove aveva recitato anche nel celebre musical Ciao Rudy. Quindi una personalità artistica più vicina alla tradizione dell’attrice.

Tre percorsi, una stessa tradizione

Carrà, Goggi e Medici rappresentano tre figure molto diverse tra loro, ma accomunate da un elemento fondamentale: incarnavano la figura della soubrette televisiva, nel senso pieno e nobile del termine.

Raffaella Carrà portava in televisione energia, ritmo e una modernità che avrebbe influenzato tutta la televisione popolare degli anni successivi. Loretta Goggi rappresentava la performer totale: cantante, attrice e imitatrice con una straordinaria capacità di intrattenimento. Mita Medici portava invece l’eleganza dell’attrice e una formazione più legata al teatro e al racconto scenico.

Tre percorsi diversi, ma un tratto comune: erano artiste capaci di affrontare tutte le dimensioni dello spettacolo, dal canto alla danza, dalla recitazione alla conduzione.

La soubrette, un mestiere scomparso

La figura della soubrette, centrale nei grandi varietà televisivi, oggi è quasi scomparsa. Non era semplicemente una showgirl: era un’artista completa, capace di cantare, ballare, recitare e sostenere lo spettacolo accanto ai grandi conduttori del varietà.

Programmi come Canzonissima, Studio Uno o Milleluci erano costruiti come grandi spettacoli popolari: orchestra dal vivo, corpi di ballo, scenografie spettacolari e numeri musicali alternati a sketch comici. In quel contesto la soubrette aveva un ruolo fondamentale e spesso diventava uno dei volti più amati dal pubblico.

Ma accadeva anche qualcosa di più. Quelle artiste finivano per diventare veri simboli culturali del loro tempo. Il pubblico non seguiva soltanto le loro esibizioni: ne imitava lo stile, gli abiti, le acconciature, il modo di muoversi e di stare in scena. La televisione trasformava quelle interpreti in icone popolari, capaci di influenzare il gusto e l’immaginario di un’intera generazione.

E non si può dimenticare il ruolo delle sigle dei programmi, spesso veri e propri inni popolari. Le canzoni di “Canzonissima” scalavano le classifiche di vendita e le rotazioni radiofoniche, diventando hit cantate da bambini, adolescenti e persino dai nonni, contribuendo a creare un legame intergenerazionale con il varietà.

Oggi la televisione è molto cambiata. Il grande varietà è quasi scomparso e al suo posto dominano talent show, reality e programmi costruiti attorno a format più rigidi. In questo contesto è difficile che nascano figure capaci di avere lo stesso impatto culturale.

Eppure il fascino di quel modello resta intatto. La soubrette non era soltanto una performer televisiva: rappresentava un modo di fare spettacolo e, in qualche modo, anche un’idea di eleganza, di stile e di personalità artistica. Un tipo di artista che nasceva dal teatro, dalla musica e dalla danza e che la televisione trasformava in icona popolare.

 

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