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Eroica Fenice

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Alessandro Gomma Antolini (AGA): il tutto ed il contrario di tutto. Esce “Dream On”

AGA: esce “Dream On” Come promesso dopo l’anticipazione assolutamente affascinante con “Questa non è”, esce il disco “Dream On” di Alessandro “Gomma” Antolini (AGA). Sette nuove tracce, sette nuove fotografie personali ma da finissimi risvolti anche pubblici, in bilico tra quello che sembra e quello che è, tra quel che appare e quello che non sarà mai… tra visioni popolari e futuristiche mescolate assieme. “Dream On” è un viaggio etereo, sospeso, digitale dove dentro troviamo firme di produzioni preziose nel genere come quella di Franco Naddei (Francobeat), Gianluca Lo Presti e Stefano Casti. “Dream On” è suono, è suono nei dettagli, suono anche dentro ciascuna delle liriche… ed è il suono stesso la parola che si fa portatrice sana di valori e di significati. Nel cantautore e nei suoi testi, i panni puliti di chi alla parola chiede e restituisce lo spazio per divenire tutto e – alle anime sensibili capaci di codificarlo – anche il contrario di tutto. Un disco davvero interessante a cui destinare l’immersione totale di un ascolto condiviso ed epatico. AGA, intervista Finalmente un disco che elude dalla forma canzone canonica. Per quanto hai rispolverato tanto dell’elettro pop anni ’70 e ’80… vero? Si, la forma canzone è un rimando a ciò che ascolto più spesso ma in fase di composizione tutto questo viene sempre messo in secondo piano per dar vita alla libera struttura. Quelle sono decadi che ritornano spesso in “Dream On” e, riconosco, sono significative per me. La cronologia musicale rimane una fonte bibliotecaria a cui attingo ogni qualvolta ho dei rimandi da consultare. Secondo te che importanza ha la forma dentro una canzone? Cos’è che vincola e cosa invece libera la forma? Non è necessaria la forma nelle canzoni anche se per brani come “Respiro”, Questa Non E’” e “Lui E Lei” era fondamentale. Il resto del disco si sviluppa invece con un ritornello non così definito lasciando spazio alle aperture sonore che dettate dall’istinto propongono una dilatazione musicale. La dimensione sognante deve, nelle mie composizioni, essere libera dalla forma. I suoni di questo lavoro sono eterei, sono robotici, sono metropolitani ma di quel futuro che vedevamo appunto 20 anni fa. E ora che ci siamo secondo te questo disco ha un suono retrò o continua ad essere visionario? Il suono del disco fa parte di un mondo che non deve esser dimenticato e come tutte le forme d’arte ne deve tenere conto per poi esser trasformato. Non lo ritengo un disco visionario ma un disco sognante, notturno che racconta una storia concreta. La ricerca musicale rimane fondamentale per dare vita ai miei nuovi orizzonti sonori. Tengo sempre conto del suono contemporaneo ma ho bisogno di ricreare nelle composizioni i cardini della mia espressività. Mi colpisce “Come stai”: forse il momento più figlio di un Bowie e di una scena berlinese… non so come la vedi… Mi fa molto piacere il parallelismo che fai con uno dei miei capisaldi musicali per periodo e autori che vi hanno lavorato (vedi Brian Eno e […]

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Aneurisma: la follia romantica in questo “Insanity”

Aneurisma: recensione di Insanity Non esiste la “normalità” -forse-non esiste una regola: esistono solo etichette, come quelle che mettiamo alla musica per orientarci dentro ai tantissimi ascolti. E nel rock americano degli Aneurisma ci sono gli anni ’90 dei Foo Fighters. Dentro questo nuovo singolo dal titolo “Insanity” c’è qualcosa che somiglia alla difesa di quella “diversità” che troppo spesso viene denunciata o emarginata. Ma soprattutto c’è la follia di una mente altra che vede il mondo e le cose in modo altro da noi. E, sanità o devianza, normalità o discriminazione, la chiave di lettura è presto applicata alla qualunque di questi giorni, di questa nostra sempre piccola società. Aneurisma, secondo singolo… ci stiamo avvicinando al disco. Tutto nella norma o ci sono ritardi imposti da questo periodo che stiamo vivendo? Tutto nella norma, in questo periodo, è una parola grossa…se fosse rimasto tutto come prima della comparsa di questo maledetto virus avremmo già pubblicato il nostro album e avremmo fatto ascoltare dal vivo la nostra musica. Ma purtroppo per adesso è così…un periodo di forte crisi anche per il settore artistico. Tutto il mondo è in una fase di passaggio, a rilento, e nessuno può farci niente. Per quanto riguarda la nostra band cerchiamo di sfruttare i vantaggi del vivere in un’era tecnologica: social e digital store ci consentono di portare avanti il nostro lavoro…Da qualche settimana è uscito il nostro secondo singolo “Insanity” e non escludiamo di farne uscire un terzo: una collaborazione americana con i Rotten Apple, una Rock Band californiana. “Insanity”… delicato tema della violenza, della diversità, della “normalità”… ecco: cos’è per voi “normale”? Nella mente degli artisti definire uno standard di normale è veramente difficile, ma come artisti è nostro dovere portare in superficie tematiche complesse e delicate. La normalità dovrebbe essere un mondo senza disuguaglianza sociale, razzismo, povertà, corruzione, estremismo politico e religioso, un mondo senza un virus in grado di mettere in ginocchio l’intero sistema sanitario, a livello globale. La normalità per noi è vivere di semplici cose…ma dobbiamo essere realisti…un mondo “normale” non ci sarà mai. Decisamente lo spettro dei Foo Fighters è dietro l’angolo… ne siete coscienti? Oltre a loro: ispirazioni? “Insanity” è sicuramente la nostra canzone più vicina allo stile dei Foo Fighters…c’è da dire che è una delle nostre prime composizioni e da questo può derivare questo sound molto diretto. Negli anni il nostro stile ha avuto un’evoluzione, come è normale che sia, ed il nostro repertorio, attualmente, presenta brani più complessi e strutturati con influenze dalla psichedelia al Noise Rock. Fare una lista dei gruppi che ci piacciono, e da cui traiamo ispirazione, è sempre difficile…sicuramente il Seattle Sound, e più in generale il rock degli anni ’90, ha influito profondamente sulla nostra musica e sui nostri principi artistici, ma ognuno di noi, attraverso le proprie differenti esperienze personali, ha contribuito allo sviluppo dell’identità artistica della band. Ci piace molto questa copertina del singolo, un disegno che mi riporta anche ad un certo mondo di favole alla […]

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Daniele Fortunato: canzoni stese su “Quel filo sottile”

Intervista a Daniele Fortunato, autore di “Quel filo sottile” Titolo emblematico che soprattutto oggi apre scenari diversi e inevitabilmente distopici. Ma qui siamo nel campo della canzone d’autore, quella classica, quella trasparente acqua e sapone. Ma il filo sottile inteso da Daniele Fortunato ha ben altra storia e significato: è la precarietà della vita e dei suoi rapporti, è la sottile bellezza che divide l’istinto dalla ragione, è quella linea di confine sottilissima che separa l’omologazione dalla diversità, l’uguaglianza dalla personalità. E questo disco intitolato “Quel filo sottile” si gioca la partita proprio dietro la verità dell’essere semplice. Semplicità di un suono per lo più acustico, semplicità di liriche quotidiane, semplicità di melodie pulite. Chiediamo a lui ragione e merito di questo filo sottile… Domanda azzardata per iniziare: di quale “filo sottile” parli? Ce ne sono davvero tanti in mente… È il filo che unisce i protagonisti delle canzoni nello spazio e nel tempo. È il filo conduttore che lega ogni canzone con l’altra. Una canzone d’autore classica. Hai ricercato anche stilemi e forme sonore assai classiche… perché questa scelta precisa? Il folk tradizionale, un certo richiamo jazz, le ritmiche latine ma anche le ballate crepuscolari sono il mio modo di esprimermi in musica, quello che mi fa sentire sulle giuste frequenze. Tra l’altro il disco ha un suono “acustico” come ormai raramente capita di ascoltare. Hai mai pensato invece in una direzione più “indie” – se mi permetti la parola? Dipende da cosa si intende per direzione “indie”. Nel corso degli anni il sound relativo a questa definizione si è modificato, ma mi ha sempre dato l’idea di uno “luogo stretto”, determinante nel creare un senso di appartenenza ma anche nel generare progetti e identità musicali molto simili fra loro. Per quel che mi riguarda, mi sento indipendente nel raccontarmi attingendo da tutti i generi che mi stimolano, miscelandoli tra loro. Il suono “acustico” può far ballare, riflettere, lacrimare, ripartire. Amore, figli, vita vissuta… e se ti chiedessi cosa manca, col senno di poi, a questo disco? Ci sono molte vite dentro ognuno di noi. “Quel filo sottile” è una delle mie, divenuta canzone. Per raccontarne altre, prenderò un altro quaderno a righe. Daniele Fortunato, quanto ti somigliano il suono e la forma e le parole di questo disco? Il suono di questo disco è quello che pratico quotidianamente, in camera, in sala prove o in concerto; così come le parole, frutto della vita, di un certo modo di raccogliere le cose capitate e quelle volute. La musica che si ascolta, i libri che si leggono, gli sguardi che si incontrano sono determinanti nel formare una propria personalità, anche in musica. Questo disco di Daniele Fortunato è un viaggio, un’esperienza di vita da raccontare nel modo più autentico possibile. Paolo Tocco Fonte immagine: https://www.blogmusic.it/daniele-fortunato-storia-di-fili-sottili/6323

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Sossio Banda: Ceppeccàt (Italysona, 2019) | Recensione

Recensione di Ceppeccàt, nuovo album pop della Sossio Banda, formazione giunta ai dieci anni di carriera. Un ascolto divertente e decisamente intrigante per quanto siano rimarcati i cliché di un certo tipo di scrittura. Parliamo della celebre formazione di Gravina di Puglia condotta per mano da Francesco Sossio Sacchetti: la famosa Sossio Banda che festeggia dieci anni di lunga carriera con un disco, ripeto, assai interessante e ottimamente prodotto. Si intitola Ceppeccàt, che in pugliese significa che peccato oppure c’è peccato! Di peccati capitali si parla, si parla dell’uomo e della sua vita quotidiana, delle sue debolezze e del suo lato oscuro senza il quale probabilmente non esisterebbero neanche le virtù. La Sossio Banda dipinge tutto questo in sette brani inediti (ovviamente sette come i vizi capitali da cui prendono il titolo) che ci arrivano con piglio popolare, bandistico tipico della cultura pugliese con questa sezione di fiati. Ma anche derive greche, balcaniche, ricorrendo – e questo risulta assai importante – a strumenti appartenenti alla tradizione come tamburi a cornice, ciaramelle, bena, fisarmonica, chitarra e mandola e tutti rivisti e riadattati nella loro voce in una chiave che inevitabilmente ha sembianze moderne… e questo lo si avverte nel canto di Loredana Savino e in quel certo modo forse assai pop di gestire la vocalità, ma anche nella produzione che non tradisce la pulizia delle nuove tecnologie. Forse ci saremmo saziati con gusto maggiore se tutto il suono e gli arrangiamenti avessero rispettato le tradizioni in modo più didascalico, ma è anche vero che è proprio questa rilettura nel tempo che fa della Sossio Banda un momento elevato della riscoperta musicale delle nostre radici e di tante altre contaminazioni che arrivano via mare. Almeno questo vale per quel che riguarda generi importanti come questo che si distaccano anni luce dal solito abusato pop mainstream. Paolo Tocco Immagine: ExitWell

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Maribou State – Kingdoms In Colour (Counter Records, London 2018) | Recensione

Sono Anthony Brave. Benvenuta e benvenuto. Prima di continuare a leggere ti chiedo cortesemente di indossare le cuffie. I Maribou State non sono il progetto musicale più famoso nel mondo dell’elettronica, ma il loro secondo disco di inediti dopo il successo di Portraits (terzo se si conta anche l’esperimento d’esordio Beginnings) ci offre l’opportunità per capire un po’ meglio alcune cose sulla cosiddetta musica elettronica. Procediamo. https://open.spotify.com/album/70FGsJuLXPQHYdKmEZZFq9?si=T3P0Ba2URTa7kLM6OA57zg https://www.youtube.com/playlist?list=PLT7Eq2hOtXheRs39zTPjFa8-EP77zSSyn – Regola n. 1 Prima o poi nella vita ci passano tutti. Magari insieme alla prof. sessantenne che va a dormire ogni notte alle 4.13 del mattino per controllare che tu non ti faccia le canne coi compagni di classe o a fare le/i cameriere/i in un ristorante italiano a Covent Garden dove guadagni il doppio della suddetta prof. sessantenne. A Londra, oltre ai musei e Piccadilly e la guardia reale ecc., capitano cose che non capitano ad Amsterdam o a Milano. Londra è la capitale della musica elettronica, a pari merito con Berlino e forse L.A. A Londra per esempio hanno sede Ninja Tunes e Warp, etichette indipendenti che hanno sfornato gioielli della musica underground degli ultimi 30 anni. A Londra se non hai niente da fare una sera non vai in piazza a bere la tua Beck’s pagata un euro e cinquanta – anche perché lì non costa un euro e cinquanta e non puoi bere per strada – ma vedi chi suona alla Roundhouse o al 100 Club London o al Fabric (per cui i Maribou State hanno curato un top dj mix che trovi qua https://open.spotify.com/album/132x7s5otIdXjWqQqA0S4O?si=Wn1gT9UORqW4YzUCJuC1jQ) o al Turnmills (che è celebrato nel terzo brano dell’album in questione e che chiuse nel 2008 per la crisi che i locali soffrono addirittura nella loro Mecca inglese). A Londra operano o passano regolarmente Bonobo, Mr. Scruff, Tom Misch, James Blake, Four Tet, Floating Points, Flying Lotus, George FitzGerald ecc. Ah, e i Maribou State. Regola n. 2 Se ti chiedono “Cos’è la musica elettronica?” tu giustamente rispondi “Una musica fatta da strumenti elettronici”. In realtà, praticamente tutta la musica moderna è performata da strumenti elettronici, il cui suono cioè è prodotto dalla manipolazione di un circuito elettrico (prendi ad es. la chitarra elettrica o il basso). Per indicare questo genere è quindi più utile ricorrere al criterio canonicamente adottato per distinguere i generi musicali nella musica moderna (ma anche per quelli letterari o artistici o per i periodi storici ecc.): individuare strumenti e schemi comuni e caratterizzanti, per genus et differentiam avrebbe detto il nostro amico Aristotele se avesse parlato latino. Così, come nel rock prevalgono la chitarra elettrica e la batteria in 4/4, nel jazz gli ottoni e l’improvvisazione e nel cantautorato i testi, possiamo definire come elettronica la musica performata soprattutto attraverso drum machine (batterie elettroniche) e sintetizzatori, e che è prodotta in primo luogo per essere suonata nei club in dj set e ballata. Ascoltando il disco di oggi, però, ti renderai facilmente conto che i Maribou State usano la batteria acustica, le melodie principali le suonano violini orientaleggianti e soprattutto spicca la chitarra […]

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Leon Seti: inno alla vista, inno all’evasione

Artista sempre di grande trasgressione e di inevitabile fascino metropolitano Leon Seti, penna dell’underground dai colori prettamente internazionali, che ha sempre contaminato la sua musica di quel quid digitale che qui trova in Pancratio una collaborazione foriera di ispirazione per quelle soluzioni mai scontate nonostante questi suoni che rimandano alle hit radiofoniche anni ’80 e ’90. Ecco dunque questo nuovo singolo, “Japan”, diffuso su tutti i consueti canali digitali, anche ricco di un video diretto da Thomas Rebour con la fotografia di Shaun Waldie: inno alla vista come atto sensoriale ma anche inno alla libertà d’espressione e di vita, di evasione verso luoghi che metaforicamente il nostro identifica appunto in Japan. Citazioni e preziose reminiscenze dentro un lavoro che come al solito si arricchisce di un potere visionario e di una introspezione emotiva d’autore molto raffinata. Di Leon Seti conosciamo questa versatilità poco aderente ai cliché. Aspetti urban, metropolitani, oserei direi quasi berliniani pensando a certe estetiche visionarie degli anni ’80 e ’90. Oggi invece in questo nuovo singolo cerchi una strada più “pop”… un certo modo di aderire ad un gusto di massa? La canzone è nata come pezzo pop spontaneamente, non cerco mai di forzare la direzione di un pezzo. Ma in generale cosa pensi che convenga fare? Adeguarsi al linguaggio che la massa sa ben codificare o provare ad imporsi con il proprio dizionario artistico? Dare agli altri quello che non sanno possa piacergli. Io faccio musica che piace a me, la massa segue il gusto che le proponi. Oggi parliamo spesso di un monopolio che le grandi case discografiche esercitano sulle piccole realtà. In qualche modo questo non accade con l’editoria dei libri anche se… tu cosa ne pensi? La scena indipendente cruda è completamente staccata da case che si dicono indie e poi sono pubblicate da Universal o Sony… qua non ci sono nè limiti di espressione ma neanche opportunità. Siamo di fronte ad un nuovo blocco della vita quotidiana, soprattutto riferendoci alla cultura e ai suoi eventi. Pensi che i mezzi digitali siano comunque una piazza dove la cultura possa vivere? O siamo di fronte all’ennesima riprova di come il mondo digitale abbia ucciso il valore di ogni forma di espressione? Il mondo digitale è solo un mezzo. ovviamente non ha ucciso niente, quando l’espressione perde valore su internet è colpa delle persone che non lo usano bene, non di internet. se le persone svalutano la musica non è colpa di internet, è colpa di chi ruba ascolti e streams perchè non vuole pagare 9.99 al mese. Con “Japan” parli di evasione. Pensi sia una soluzione ottimale per l’individualità di ognuno di noi? Assolutamente. io non ce la faccio a stare troppo da solo nella mia testa. Paolo Tocco

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A BRAVE INTRODUCTION TO ELECTRONICA: KIASMOS, “KIASMOS” (Erased Tape, London 2014)

Sono Anthony Brave. Benvenuta e benvenuto. Prima di continuare a leggere mettiti le cuffie per piacere. Oggi iniziamo con una domanda: quanto fa 1+1? Brava e bravo. Hai sbagliato. Mi rispondi meglio dopo. Cominciamo. https://open.spotify.com/album/7pBDu7nc2KaMsh0SfZMc2d?si=uUHB-hT7QiGe6MHbE2Pubg https://www.youtube.com/watch?v=fmzzX5E_f1o&t=2480s&ab_channel=Mt.Sound – Regola n. 1 Il disco è un disco di ritorno. Per ascoltare questo disco devi essere in movimento nello spazio, e devono essere passate le due del pomeriggio altrimenti non vale la pena. Se sei a casa a farti la doccia, a fare le pulizie ed è mezzogiorno, accendi Radio Italia Solo Musica Italiana o sentiti Maluma. Quando invece saranno le 19 e sarai in metro, macchina, a piedi, di ritorno dalla palestra o da lavoro, clicca sul link e premi play.   Regola n. 2 Se sei il tipo di persona che mangia in piedi in 10 minuti perché ha troppo da fare, e magari nel frattempo risponde a sua cugina su WhatsApp, chiudi questa pagina, vai su una playlist qualunque di Spotify e ti fai una bella scorpacciata di adrenaliniche e sexy canzoni casuali di artisti sexy casuali. Se invece la tua priorità è dedicare del tempo di qualità a te stessa e te stesso, fa’ che il tuo ritorno a casa duri un po’: magari scegli il tragitto un po’ più lungo, spegni le notifiche e premi play. Non te ne pentirai. I due giovanotti, nemmeno trentenni quando hanno ideato questo album, non lo hanno concepito come l’unione di canzoni, come noi siamo abituati a concepire la musica, ma come un percorso che passa attraverso tappe obbligate. In Kiasmos non ci sono 12 tracce di tre minuti l’una che puoi ascoltare in riproduzione casuale. Il primo brano non ha senso senza l’ultimo. È proprio nel segno della loro unitarietà che i titoli dei brani sono tutti aggettivi. C’è un solo viaggio, o lo fai tutto o non lo fai. Se sei troppo occupata/o e non hai 50 minuti da dedicare a una nuova esperienza, la domanda è inevitabile: perché diamine stai leggendo questo inutile articolo di un tale che si chiama Anthony Brave? Regola n. 3 Ti aspettavi la musica elettronica. Ti aspettavi il tunz-tunz ignorante, la voce femminile che cantava parole inglesi incomprensibili su una base superadrenalinica, come quando avevi 17 anni e andavi a Riccione a limonare con ignoti sulle note di this is the rythm of the night. E invece senti un pianoforte e dei violini. Questo è perché a) l’elettronica che ti descrivo non è quella che senti in discoteca, anche se la passo sempre nel locale da me acquistato nell’ormai lontano 2033; b) se Janus è un musicista elettronico, Ólafur è un compositore classico, ed entrambi sono estranei alle logiche dei locali estivi. E hanno dei nomi improbi perché sono islandesi. Regola n. 4 Il disco è un crescendo. E pure le canzoni sono un crescendo. All’inizio le musiche disegnano paesaggi sognanti. Lit comincia con suoni provenienti dal cielo delle Alpi Giulie, poi ti rendi conto che stai muovendo la testa a tempo quando entra l’hihat, e magari stai pure sorridendo. All’ingresso del kick, ormai hai capito tutto, e […]

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Comunicati stampa

Il collettivo Lost in Desert realizza un brano scritto a sostegno dei lavoratori dello spettacolo

Sony Music Italy e OTR presentano LOST IN THE DESERT un collettivo composto da Rodrigo D’Erasmo, Daniele Silvestri, Rancore, Joan as a Police Woman, Mace, Venerus, Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini, Antonio Filippelli, Daniele “ilmafio” Tortora, Gabriele Lazzarotti e Alain Johannes. “Lost in the Desert” è il brano scritto a sostegno dei lavoratori dello spettacolo disponibile da martedì 12 maggio su tutti gli instore e piattaforme digitali. Da sabato 9 maggio disponibile in pre-save e pre-order su + multilink Tutti i proventi del brano saranno devoluti al fondo COVID-19 MUSIC RELIEF a sostegno dei lavoratori dello spettacolo. Dare voce ai più sommersi tra gli invisibili, i più fragili di una categoria già seriamente compromessa e fortemente a rischio. Questo l’intento di un collettivo di artisti che hanno deciso di regalare questo brano, frutto della loro creatività condivisa a distanza in questo periodo di confinamento, ai loro amati compagni di viaggio e colleghi di lavoro meno fortunati e ancora meno tutelati: tutti i tecnici e le maestranze che lavorano dietro le quinte nel mondo della musica. “Avete presente quando, alla fine di uno spettacolo, di un concerto, di un’esibizione di qualsiasi genere.. il protagonista principale chiede “un applauso ai tecnici!”, magari aggiungendo qualcosa tipo.. “senza di loro, nulla di questo sarebbe possibile”… avete presente? Ecco. È vero. È sempre vero. Anche quando sembra vagamente retorico, o ipocrita…in realtà è proprio vero e basta. Quello che però forse non sapete è che quella categoria – quella dei tecnici intendo – è una delle meno protette in assoluto, anche all’interno del già debolissimo mondo dei lavoratori “intermittenti” dello spettacolo. Non intendo qui aprire l’infinito discorso della legislazione italiana in materia, anche se non c’è dubbio che questo paese dovrà sbrigarsi a recuperare il terreno perduto. Ora la battaglia che dobbiamo combattere – tutti – è un’altra. Ben più urgente. Ben più concreta. E c’è un’enorme quantità di persone, di lavoratori più o meno precari, più o meno in regola, che rischiano di non uscire più dal baratro in cui stanno entrando. E allora torno a parlare di loro, dei tecnici. Perché per noi non sono una categoria qualsiasi. Non sono numeri. Sono volti e nomi di fratelli, che da sempre dedicano – e vi dedicano – tante ore-energiesudore-studio per permettere a qualcun altro di raccontare storie, suonare, ballare, disegnare mondi, regalare gioie e stupori, sogni e magie, bugie e verità. Ecco molti, moltissimi di questi fratelli, ora non hanno più niente a cui aggrapparsi. Alcuni sono semplicemente disperati. Rimasti privi di lavoro e privi di tutele, sentono di non esistere. È arrivato il momento di restituire. È il momento di dirgli che era importante quello che facevano e che prima o poi rifaranno, e che adesso che non possono farlo… non sono stati dimenticati, messi da parte, abbandonati. Ed è giusto che i primi a pensarci siano i più fortunati, quelli che hanno potuto godere di entrate sicure e più o meno consistenti, di qualche forma di popolarità… quelli che anche da casa riescono […]

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Fun e Tech

Come Scegliere Il Condizionatore D’aria Per La Tua Auto

Oggi, l’aria condizionata dei veicoli è un elemento quasi obbligatorio per il comfort di chi guida nelle giornate più calde. A nessuno piace salire sul proprio veicolo e affrontare il caldo estremo, tanto meno essere bloccati nel traffico senza nulla da rinfrescare. E per coloro che affrontano il freddo, non basta chiudere le finestre. Una buona aria condizionata è ciò che salva guidatori e passeggeri! Ecco perché oggi vi mostreremo i tipi di aria condizionata che stanno conquistando il mercato. In questo modo, sarai in grado di scegliere il condizionatore d’aria per la tua auto. Tipi di condizionamento del veicolo L’aria condizionata dei veicoli è molto popolare negli ultimi anni. Il pulsante di selezione perde già spazio per i nuovi sistemi digitali. La tecnologia si evolve e anche l’aria condizionata. Quindi, oggi, ci sono quattro tipi di aria condizionata per veicoli: Condizionatori d’aria per veicoli analogici È il modello più conosciuto. Il sistema di selezione della temperatura è manuale, tramite i pulsanti rotanti che ruotano verso la parte blu (fredda) o rossa (calda), nonché il pulsante numerico che indicherà l’intensità che il dispositivo dovrà funzionare. L’utente sceglie la temperatura su un modello in scala, non una temperatura precisa con i gradi desiderati. La velocità del ventilatore è definita e la circolazione deve essere azionata quando necessario. Analogico con controllo automatico Questo modello evita di cambiare continuamente la temperatura. È analogico, ma con controllo automatico della temperatura. I pulsanti rimangono ruotabili, ma con questa funzionalità aggiuntiva è possibile regolare il sistema secondo necessità. Climatizzazione digitale del veicolo Come dice il nome, il dispositivo è completamente digitale, in cui l’utente controlla solo tramite pulsanti, con tutte le informazioni su uno schermo. Alcuni modelli hanno un touchscreen, un sistema sensibile al tocco. Essere digitali, tuttavia, non significa mantenere costante la temperatura, perché il flusso d’aria e la temperatura sono costanti. Garantisce una maggiore precisione nella scelta della temperatura. Automatico digitale È simile al normale digitale, ma ha sensori e può mantenere la temperatura scelta all’interno del veicolo, dando più precisione al desiderio dei passeggeri e impedendo all’utente di regolarlo in ogni momento. Nel pulsante “AUTO”, ad esempio, il dispositivo decide la velocità della ventola e la direzione in cui dovrebbe andare il vento oltre ad aprire e chiudere la circolazione dell’aria, al fine di raggiungere la temperatura scelta dall’utente. Se devi ordinare parti nuove e originali del climatizzatore per auto, controlla: negozio online di ricambi auto Ricambi-auto24.it.

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Comunicati stampa

Il Befolko festeggia 5 anni di live con un’anteprima free streaming del nuovo album

Sabato 9 maggio dalle 15:00 alle 18:00 il cantautore napoletano invierà sulle proprie pagine social il link all’ascolto in anteprima del suo ultimo album Puoi rimanere appannato? Roberto Guardi, in arte Il Befolko, si esibiva per la prima volta il 9 maggio di cinque anni fa e avrebbe desiderato farlo anche questa volta, per festeggiare questa personale ricorrenza. Magari proprio in questa data, perché no, avrebbe potuto presentare il suo secondo album “Puoi rimanere appannato?”. Poi, all’improvviso, il lockdown. Niente concerto, niente presentazione. Che fare, dunque? La voglia di festeggiare resta, quella di far ascoltare il nuovo album pure. La soluzione è quindi un free streaming, che sarà disponibile sulla pagina fb del cantautore proprio sabato 9 maggio 2020 dalle ore 15 alle 18. Un’occasione unica, prima dell’uscita ufficiale fissata per chissà quando. Il nuovo album, che segue Isola Metropoli del dicembre 2017, si compone anch’esso di 9 brani ed anche questa volta tutti rigorosamente in lingua napoletana. L’amore per la musica degli anni settanta è ben presente, insieme alla voglia di contaminare culture musicali che spaziano dall’India all’Africa, passando rapidamente per il Sud America. Al centro, però, Nord-America e Inghilterra. L’album vede la produzione e direzione artistica di Massimo De Vita, in arte Blindur. Le registrazioni sono avvenute presso Le Nuvole Studio di Cardito (NA), tra dicembre 2019 e gennaio 2020. Missaggio e mastering sono stati curati da Paolo Alberta. Hanno partecipato all’album Michelangelo Bencivenga alle chitarre elettriche, Luca Maria Stefanelli al basso, Jonathan Maurano alla batteria, Carla Grimaldi al violino  e il cantautore Pedar nel brano Riesta n’atu ppoco. Roberto Guardi ha invece registrato chitarre acustiche, percussioni, sitar e voci.  

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Comunicati stampa

Gabriele Russo per Teatro Bellini, emergenza Covid 19

Riceviamo e pubblichiamo con piacere un redazionale, a cura del direttore artistico del Teatro Bellini, Gabriele Russo.  Il decreto diffuso ieri dopo la conferenza stampa del Presidente Conte ci conferma quel che già immaginavamo, tutte le attività di spettacolo dal vivo e di formazione sono sospese. Ci chiediamo invece in quale fase (la 3? la 4? la 5?) ci sarà dovuta qualche risposta più specifica, quale che sia. C’è molto da fare perché le istanze del nostro settore assumano quel carattere di urgenza che sembra dovuto ad altri comparti. Non sappiamo più con quale mezzo ed in che lingua raccontarci ai nostri interlocutori politici, si sprecano studi di settore, grafici, algoritmi, lettere, appelli che hanno l’obbiettivo comune di dimostrare empiricamente il peso della ricaduta economica, occupazionale, civica e culturale del nostro settore, tuttavia non si riesce a modificare la percezione accessoria del nostro lavoro nelle larga parte delle istituzioni. E’ frustrante e forviante doverlo ribadire continuamente da soli con tutte le contraddizioni che ne derivano. Forse anche per noi ci vorrebbe un comitato scientifico: filosofi, psicanalisti, antropologi, scienziati, economisti di chiara fama che sappiano raccontare meglio di noi, diversamente da noi, la nostra funzione. Basti pensare che in passato le polis venivano costruite a partire da una piazza centrale, deputata al rituale politico; una chiesa, deputata al rituale religioso; un teatro, deputato al rituale laico. Ci troviamo di fronte ad un bivio, le scelte che si faranno oggi segneranno il futuro dello spettacolo dal vivo e soltanto con l’intervento di investimenti strutturali importanti e coraggiosi che guardino a salvaguardare il presente potremo sperare di sopravvivere oggi ed essere finalmente solidi domani. Per lo stato è il momento di scegliere. Non c’è settore che non busserà alla sua porta poiché la pandemia ha investito tutto e tutti, saprà il governo equiparare le istanze di settori molto più assertivi, rappresentati e compatti a quello dei 300.000 lavoratori dello spettacolo dal vivo? Noi dovremmo capire di non essere 20mila + 10.000 + 70.000 + 90.000 + 110.000; di non essere la lirica, la prosa, i festival, i grandi teatri, i piccoli teatri, i circuiti, gli attori, i critici, i tecnici, le associazioni e le altre mille categorie in cui ci frammentiamo, ma di essere in 300.000 mila, nel mezzo di uno tsunami economico e sociale che rischia di spazzarci via tutti. In questo momento la poetica dovrebbe essere “mettere la poetica da parte” o forse la poetica sta nella privazione della poesia. Questo tempo sospeso, che apre dibattiti e domande sul senso del nostro lavoro porterà con se idee e contenuti; fornirà materiale scenico nuovo e fertile per i prossimi duecento anni ma a patto che si trovi il modo per tornare a lavorare. Oggi, disarmati ed impotenti di fronte ad un nemico imprevisto e letale, in attesa di misure e date certe, ci stiamo interrogando sul da farsi. Passando dall’universale al particolare, abbiamo immaginato quali conseguenze avverrebbero le chiusure di teatri come il Bellini, sugli artisti, sulla filiera legata alle produzioni, sul […]

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Comunicati stampa

Il Be Quiet è “indi-retta” online fino alla fine dell’emergenza

Con la direzione artistica di Enrico de Angelis e Giovanni Block, la musica indipendente italiana intrattiene il popolo del web dal 16 aprile fino alla fine della quarantena. Il Be Quiet, nonostante la forzata interruzione teatrale, diventa, con il progetto “INDI-RETTA”, punto di riferimento nazionale per la Canzone D’autore in rete. Sotto la direzione artistica del giornalista Enrico De Angelis, colui che ha coniato l’espressione “Canzone d’autore”, affiancato dal cantautore Giovanni Block, ogni sera viene offerto un concerto live da parte di artisti indipendenti connessi da tutta Italia (e non solo), con l’obiettivo comune di condividere musica e bellezza, pur non dimenticando la difficoltà e la drammaticità di questo momento.  Si sono esibiti e si esibiranno per “INDI-RETTA” sulla pagina facebook ufficiale dell’associazione BeQuiet (https://www.facebook.com/bequietnight/) ogni sera fino alla  fine dell’emergenza:   Gnut (Campania), Luca Carocci (Lazio), Ivan Talarico (Lazio), Federico Siriani (Piemonte), Carmine Torchia (Calabria), Marcondiro (Lazio), Ennio Salomone (Sicilia), Cristiana Verardo (Puglia), Guastavoce (Campania), Marta De Lluvia (Belgio), Veronica Marchi (Veneto), Eleonora Bordonaro (Sicilia), BUVA (Puglia), Sara Romano (Sicilia) , Agnese Valle (Lazio), Margherita Ambrosino (Campania), Lillimure (New York), Colombo (Lombardia), Marco Ongaro (Veneto), Mimì Sterrantino (Sicilia), Adele Tirante (Sicilia), Gerardo Tango (Puglia), Davide Campisi (Sicilia), SUE (Lombardia), Leonardo Gallato (Sicilia), Marco Corrao (Sicilia), Manuela Pellegatta (Emilia Romagna), Roberto Ormanni (Campania), Lucas Masciano (Madrid), Sara Marini (Umbria), Massimiliano Larocca (Toscana), Giovanni Battaglino (Piemonte), Miriam Foresti (Friuli – Venezia Giulia), Jacopo Petrosino (Piemonte), Pennelli di Vermeer (Campania).

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In scadenza il bando del Premio Bianca D’Aponte, il contest per cantautrici

IN SCADENZA IL BANDO DEL PREMIO BIANCA D’APONTE, IL CONTEST PER CANTAUTRICI QUEST’ANNO È POSSIBILE PARTECIPARE ANCHE CON REGISTRAZIONI AMATORIALI Scade il 28 aprile il bando dell’unico concorso in Italia riservato a cantautrici. È il Premio Bianca d’Aponte di Aversa (Caserta), uno dei più importanti appuntamenti per la canzone di qualità. Il bando e la scheda di iscrizione sono reperibili su www.premiobiancadaponte.it . La partecipazione è come sempre gratuita. Per iscriversi occorre inviare due brani, che, come previsto nel bando, possono essere anche in formato “provino” e/o accompagnati da un solo strumento. Viste le restrizioni a causa dell’emergenza sanitaria, quest’anno saranno accettate anche registrazioni amatoriali. Non ci sono preclusioni di genere stilistico. Le finaliste saranno selezionate da un prestigioso e nutrito Comitato di garanzia, composto da decine di operatori fra i più rilevanti del settore musicale, che saranno come sempre annunciati insieme alle finaliste stesse. Le finali della 16a edizione sono previste al teatro Cimarosa di Aversa il 23 e 24 ottobre 2020, con la direzione artistica di Ferruccio Spinetti. Le cantautrici finaliste in quella occasione avranno anche l’opportunità di creare momenti di incontro, di approfondimento e di confronto con discografici, artisti di fama, autori, promoter, giornalisti, addetti ai lavori. Importanti anche i bonus: alla vincitrice del premio assoluto sarà attribuita una borsa di studio di € 1.000, mentre per quella del Premio della critica “Fausto Mesolella” la borsa di studio sarà di € 800. Riconoscimenti della giuria andranno anche alla migliore interpretazione, al miglior testo ed alla migliore musica. Sono poi previsti molti altri premi assegnati da singoli membri della giuria o da enti e associazioni vicine al d’Aponte. Nelle due serate di Aversa saliranno sul palco anche importanti ospiti. Tra quelli già confermati due band di culto della scena musicale italiana, gli ‘A 67 e i Têtes de Bois, mentre il fondamentale ruolo di madrina sarà ricoperto da una artista di grande popolarità come Arisa, che nelle serate di ottobre ad Aversa presiederà la giuria e canterà (e inciderà) un brano di Bianca d’Aponte, la cantautrice a cui la manifestazione è dedicata. A precedere Arisa in questa veste è stata lo scorso anno Tosca e prima ancora altre cantautrici di peso del panorama musicale italiano: Rachele Bastreghi dei Baustelle, Rossana Casale, Ginevra di Marco, Cristina Donà, Irene Grandi, Elena Ledda, Petra Magoni, Andrea Mirò, Simona Molinari, Nada, Mariella Nava, Brunella Selo, Paola Turci, Fausta Vetere. A vincere il premio assoluto nel 2019 è stata Cristiana Verardo, mentre il Premio della critica “Fausto Mesolella” è andato a Lamine. Nelle precedenti edizioni il premio assoluto è andato a Veronica Marchi e Germana Grano (ex aequo, 2005), Chiara Morucci (2006), Mama’s Gan (2007), Erica Boschiero (2008), Momo (2009), Laura Campisi (2010), Claudia Angelucci (2011), Charlotte Ferradini (2012), Federica Abbate (2013), Elisa Rossi (2014), Irene Ghiotto (2015), Sighanda (2016), Federica Morrone (2017), Francesca Incudine (2018). Il premio della critica, ribattezzato “Premio Fausto Mesolella” in omaggio allo storico direttore artistico della manifestazione, è stato invece attribuito a Marilena Anzini (2005), Ivana Cecoli (2006), Giorgia Del Mese (2007), Silvia Caracristi (2008), Momo e Giorgia Del […]

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Il modello del liceo sportivo “I. Bachmann”: attività a distanza in streaming e in differita

Il motto del Liceo Bachmann, “Scuola e sport allenano la vita”, è particolarmente adatto a questo singolare periodo in cui tutti gli studenti d’Italia sono passati dai banchi di scuola alle tastiere del computer. Oltre all’importante lavoro scolastico, in cui tutti i docenti sono impegnati ogni giorno con video lezioni, in streaming o in differita, preparazione di materiale multimediale e assegnazione di compiti e verifiche, azioni atte ad  assicurare una efficace didattica a distanza, gli studenti-atleti del Liceo Bachmann sono perennemente in contatto con i loro allenatori/preparatori fisici. I ragazzi, sparsi in tutta Italia e in tutta Europa, rispondono coesi e concentrati  in ogni ambito e sono fortemente impegnati anche da un punto di vista atletico attraverso sessioni tecniche e ginniche tenute da allenatori e preparatori. Oltre a voler portare a termine gli obiettivi didattici dell’Istituto, lo staff vuole essere vicino agli alunni in questo momento di emergenza cercando di distogliere la loro attenzione dalle notizie scoraggianti, e a volte di dubbia veridicità, e nel contempo mantenere viva la motivazione e la vicinanza al mondo degli sport invernali. “I docenti stanno spingendo gli alunni a riflettere maggiormente, specialmente su aspetti di studio la cui comprensione può aiutare anche a contestualizzare in modo più autentico la presente situazione, fornendo chiavi di lettura reali per il presente”, spiega la dirigente del Liceo, Doris Siega. La didattica a distanza non è una novità per l’Istituto: “Di fronte a questa nuova sfida abbiamo potuto disporre da subito di importanti strumenti e metodologie già da noi utilizzate nel corso degli anni. A rendere significativa l’attività a distanza non è solo il materiale fornito, quanto piuttosto l’interazione didattica – ma anche umana e motivazionale – esistente tra docenti e studenti”, spiega la Preside. Anche gli insegnanti si confrontano a vicenda  in continuazione, sempre in remoto, consci del fatto che il lavoro paga e che un atleta non si ferma mai, seppur con le difficoltà del momento in cui l’allenamento fisico può risultare estremamente difficoltoso da concretizzare. I ragazzi stanno lavorando con i propri coach anche su tematiche riguardanti il mondo neve, in maniera da condividere, analizzare e approfondire le loro conoscenze inerenti: Tecnica dello sci; Storia dello sci; Preparazione materiali; Fisica applicata allo sci; Regolamenti; Curiosità su atleti. Come? Attraverso: Video analisi tramite Skype o altre applicazioni; Video analisi tramite descrizioni scritte trasmesse via e-mail; Domande inviate tramite posta elettronica inerenti riflessioni sulla stagione e curiosità tecniche; Questionari a risposta multipla o aperta sulle tematiche descritte in precedenza. “Rimaniamo tutti attivamente in contatto, nella speranza di poter riprendere quanto prima la nostra normale attività – conclude la Dirigente -. La cosa più importante sarà rivedersi: dopo tante settimane trascorse lontano, guardandosi solo attraverso uno schermo e restando chiusi in casa, la vera emozione sarà potersi riabbracciare e superare la barriera di sicurezza che tanto a lungo ci ha divisi fisicamente, ma che ha consolidato, in definitiva, il nostro legame. Il valore di questa esperienza è stato comprendere quanto contiamo realmente gli uni per gli altri e […]

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Voli Pindarici

Libertà ai tempi del Coronavirus

Fino a poco fa le tracce di scritti assegnati da professori, da commissioni di concorsi di scrittura, da redazioni di giornale, erano sempre incentrate sull’argomento di divieto e necessità di libertà, concetto estraneo, rivolto a livello globale, specie verso quegli stati totalitari e dittatoriali, ma a noi pur sempre sconosciuto poiché, come popolo italiano, non ci è mai stata negata una cosa così quotidiana, così sottintesa ai giorni nostri come la libertà. La Cina, originario focolare di questo noto Covid-19, ad esempio, è già da centinaia di anni arginata dai propri limiti di libertà. Motivo per cui è da sempre uno dei paesi con più alto tasso di prigionieri di coscienza, di semplici persone imprigionate da pregiudizi in base a proprie distintive caratteristiche come la religione, l’orientamento sessuale o il credo politico, il tutto senza aver minimamente utilizzato o invocato l’uso di violenza. La Repubblica Popolare Cinese è, appunto, un paese socialista di dittatura democratica popolare instaurato sul continuo sistema di sottostime di dati, complottismi, destituzioni politiche e censure mediatiche. La Cina ha rivelato sì la sua grande forza nel reagire di fronte a questa enorme emergenza sanitaria, ma anche il proprio gap democratico, una delle sue lacune che si porta dietro da tempo proprio a causa di tutta questa misteriosità nei propri atti di politica e non solo. Ma se oggi le cose non cambiano in un modo o nell’altro è perché quello che viene celebrato come un insuperabile modello di sviluppo e di crescita come la Cina non è altro che un regime, uguale in tutto e per tutto a quello del secolo scorso e di quelli ancora più precedenti. Eppure oggi mi ritrovo a scrivere un tema del genere, basato praticamente sul limite di libertà in Italia ai giorni dell’oramai più conosciuto di una celebrità, coronavirus. Ma cos’è veramente la libertà? Cosa ci sta venendo privato durante questo periodo di “detenzione”? Perché noi abitanti di un mondo occidentale siamo solitamente reputati privilegiati? Da cosa siamo liberi in una situazione di pura normalità? Liberi probabilmente da paure, da pericoli, dalla repressione di dissenso e di espressione. Liberi di scegliere la propria carriera professionale, di vivere ovunque si vuole, di vestirsi come si pare, di sposare chi si veramente desidera. Liberi di comprendere se stessi, la propria persona, la propria identità assieme a tutte le sue originarie radici ed etichette attribuitegli dalla società. Dunque la libertà non è nient’altro che un concetto prettamente relativo, poiché viene sensibilmente limitata dalle nostre risorse materiali ma non solo, anche da quelle intellettuali, e soprattutto da tutte le disinformazioni sul mondo e su noi stessi. Tuttavia al giorno d’oggi, in tempi di coronavirus, siamo ancora “liberi”: siamo ancora dotati della presenza ventiquattr’ore su ventiquattro e sette giorni su sette di un cervello con cui riflettere. Siamo soltanto privi di una libertà materiale dal momento che ci è vietato di uscire, a partire dalla piccola visita ai nonni alle uscite nel week-end con gli amici, insomma siamo semplicemente spogli di una sottoforma di libertà. Al contrario di noi, un qualcosa di […]

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Don Edoardo Cibelli, realtà e speranza ai tempi del Coronavirus

Un e-book sulla quarantena, scritto in quarantena, da un giovane sacerdote napoletano, don Edoardo Cibelli. Solitudine e isolamento sono le “parole-chiave” di questo incredibile periodo storico. Un dramma, quello del Coronavirus, che non riguarda solo le sorti della comunità, ma tocca radicalmente l’esperienza della singola persona, che deve necessariamente fare i conti con se stessa. È proprio ciò che accade al protagonista di Coronavirus. Realtà e speranza. Un’invocazione al Padre, il racconto preciso di don Edoardo Cibelli di Napoli, parroco e docente in teologia, che, immerso come tutti nel difficile periodo della quarantena, cerca proprio in questa uno spunto per veicolare un importante messaggio: “L’assenza è preludio di una nuova presenza”. Una frase che sembra ripetersi come un Leitmotiv tra le righe di un racconto attuale, che invita alla lettura e soprattutto alla riflessione, sia esistenziale che spirituale. Solidarietà del Sud verso il Nord, maggiormente colpito dal virus, e non solo tra le pagine dell’e-book, che fa emergere, da un lato, le restrizioni e le limitazioni che il propagarsi del Covid-19 ha generato oggi nella vita di molte persone, dall’altro, le riflessioni del protagonista, il quale ravvisa un desiderio insopprimibile di spiritualità e di speranza che è radicato nel cuore di ogni essere umano e che non può mai essere spento, neanche dal pericolo generato da una pandemia. “Come accade al protagonista del racconto, spesso tutti scappiamo da noi stessi per esorcizzare le nostre paure e non pensare a ciò che ci fa soffrire o ci ha fatto soffrire in passato, come il dolore per la perdita di una persona cara.”, scrive don Cibelli. “La quarantena, allora, non è solo una iattura, ma diviene possibilità propizia, in ottica di fede “occasione di grazia”, per recuperare un sano rapporto con noi stessi, per dare significato e valore a tutto ciò che portiamo nel cuore”. E anche a coloro che ci circondano. Inevitabile infatti la riflessione sui rapporti interpersonali, sulla comunicazione resa a tratti “sterile” dall’incalzare della tecnologia. “La presenza degli altri rappresenta un forte stimolo a valorizzare la nostra interiorità, che, se non curata – conclude don Edoardo – diviene una pagina ingiallita chiusa nel cassetto di una scrivania moderna nascosta sotto un cumulo di carte”. Coronavirus. Realtà e speranza. Un’invocazione al Padre di don Edoardo Cibelli, pubblicato da Effatà editrice Fondamentale infine la scelta del formato e-book, disponibile per tutte le piattaforme digitali, voluta dall’autore per permettere a chiunque di reperirlo, anche in periodo di blocchi e chiusure. Il racconto è stato pubblicato in italiano da Effatà editrice, con il titolo “Coronavirus. Realtà e speranza. Un’invocazione al Padre” e poi in inglese su Amazon, con il titolo “Reality and hope: A plea to God, our Father during pandemia” ed acquistabile sui rispettivi siti. Edoardo Cibelli è presbitero di Napoli dal 2006 e parroco a Napoli, è laureato in Fisica, dottore in Teologia dogmatica, docente di Teologia fondamentale ed Escatologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Sezione San Tommaso (Napoli), studioso del pensiero di Bernard Lonergan, autore di svariati contributi sul dialogo tra scienza e fede.

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Voli Pindarici

Quarantena di una tredicenne: pensieri, riflessioni e idee dal divano di casa mia

«Mi mancano i miei amici, mi manca scherzare e giocare all’ora di ricreazione. Spero che tutto finirà presto, che tutte le persone colpite da questo virus possano guarire presto, che si possa giocare liberi senza avere paura di abbracciarsi, senza avere paura di ammalarsi, e che tutte le persone in quarantena possano essere libere di uscire dalle proprie case e sentire il sole sulla pelle. Mi ricorderò di questo brutto momento per tutta la mia vita, mi ricorderò l’odore della candeggina che mamma mi fa usare sulle mani tutti i giorni». Queste sono le emozionanti parole della piccola Nunzia, una bambina di 8 anni che vive a Codogno, in Veneto, in una delle zone più colpite dal Coronavirus. In questi primi mesi del 2020, non si fa altro che parlare di Coronavirus, il virus, che inizialmente si è diffuso in Cina, nella città di Wuhan, e che pian piano è arrivato anche in altri Paesi, come in Italia dove, a partire dal 19 febbraio, ha iniziato a registrare numerosissimi casi, concentrati soprattutto in alcune regioni del Nord, portando le autorità governative e regionali a imporre periodi di isolamento e “quarantena” per alcuni paesi della Lombardia e del Veneto assieme all’applicazione di misure restrittive per alcune aree e città, tra cui Milano. Ma con il decreto del 9 marzo 2020, il governo ha esteso le misure d’emergenza, compresa la chiusura delle scuole fino al 3 aprile, in tutte le regioni, facendo dell’Italia un’unica zona protetta. Dunque, in questo difficile periodo in cui ci ritroviamo dinanzi una situazione di emergenza nazionale, ognuno di noi è chiamato a collaborare per il bene del Paese, per il bene di questo territorio comune interamente protetto e sopratutto per far sì che tutto questo finisca il più presto possibile, con la speranzosa possibilità di ritornare ai nostri consueti giorni con noi ragazzi di nuovo a scuola, gli adulti a lavoro e i bambini, proprio come Nunzia, dai loro amichetti per scherzare e giocare sotto i raggi calorosi del sole. Tuttavia si registrano ancora gesti irresponsabili da parte di concittadini, seppur il Governo abbia già applicato misure drastiche comuni all’intero territorio nazionale. C’è chi da Veneto e Lombardia preferisce passare la quarantena nella propria casa al mare in un’altra regione, gli emigrati meridionali che affollano treni e stazioni per tornare al Sud, i falsi comunicati su presunti vaccini miracolosi contro il coronavirus. Spiagge piene, piste da sci prese d’assalto, locali affollati nel weekend. Per egoismo, irresponsabilità e ignoranza stavolta ci si sente tutti “Fratelli d’Italia”: una lunga linea da tracciare da Nord a Sud fatta di piccoli e grandi gesti di incoscienza pur di non rispettare le direttive delle autorità per arginare il contagio da coronavirus evitando gli assembramenti. Confusione, spesso generata da una comunicazione degli organi preposti imprecisa, ma anche incomprensione delle conseguenze che il Covid-19 sta causando al nostro sistema sanitario nazionale. Tanti, troppi che agiscono come se il virus non esistesse. La percezione del pericolo è completamente alterata, soprattutto al Sud. A Napoli qualche sabato […]

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