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Eroica Fenice

Musica

Cassandra Raffaele: anarchia e amore, nostalgia e rock

Nel titolo penso di aver chiuso almeno gli ingredienti portanti di questa nuova ballad indie-rock di Cassandra Raffaele che dopo il singolo “Sarà successo” cavalca ancora questo mood nostalgico e parla di libertà in modo sfacciato e poetico allo stesso tempo. Parla d’amore, parla di vita… e come sempre si riconferma quel suono acido di un downtempo americano, quasi shoegaze alla memoria… si riconferma L’Amor Mio Non Muore di Roberto Villa a curare i dettagli e i ricami di un mood che sembra arrivare da un’America anni ’70, tra rivoluzioni e resilienze. “La mia anarchia ama te” è una bellissima tinteggiatura di accettazione. Nuovo singolo e finalmente. In ogni direzione lo si ascolti, lo si guardi… c’è uno sfacciato ritorno al passato. Lo avevi fatto con “Sarà successo” e lo confermi ora… Perché? Il passato mi ha insegnato tanto musicalmente e oggi ho sentito il bisogno di ringraziarlo cercando linee arrangiative evocative e nostalgiche in quello che sto facendo. Roberto Villa che ha prodotto i brani, in questo ha fatto centro, comprendendo esattamente il mio stato d’animo. La musica dei cantautori degli Anni ’70, i vinili prog, John Lennon, gli Stones, Julie Driscoll e gli hammond di Brian Auger, Morricone, sono solo alcuni pezzi vivi di un passato sempre presente, che mi hanno coccolato (e continuano a farlo) in questo momento storico dal quale non riuscivo a trovare slanci di entusiasmo. Il passato è diventato quasi un rifugio, nel quale cerco strade per proiettarmi comunque e malgrado tutto, nel futuro. E in questa chiave del passato usi una parola assai importante: anarchia. Che significa per te? L’anarchia è una poesia di resistenza ed amore che solo il rispetto nei confronti dei propri ideali, possono fare nascere. È il sapere restare fedeli a ciò che si è, ad oltranza, un grido di affermazione dell’arte, della musica, che malgrado tutto, continuano ad esistere, anche se provati dai tempi ostili. Senti faccio un passo indietro e ritorno al primo singolo che ha rotto un silenzio che durava 5 anni. “Sarà successo”: ti chiedo subito: perché i NERD come simbolo protagonista del brano? Ho scelto una bandiera che mi rappresentasse al meglio sia intellettualmente che emotivamente. E non potevo che scegliere i nerd. Non mi sono mai arresa in questi ultimi anni, e anche nei momenti più difficili ho puntato tutto sui mezzi che avevo a disposizione, ovvero la curiosità e l’intuito, per creare e fare. I nerd sono la metafora di chi cerca un riscatto dalla vita e sa che lo studio e l’applicazione saranno fondamentali, per costruire i propri progetti, spesso elaborati in solitudine ma divertendosi e non dandosi mai per vinto. E lasciati chiedere della location di questo video. Esistono ancora posti del genere? Esistono e come! Bologna nerd è un vero e proprio museo di video games ma non solo. È un circolo che riunisce gente appassionata di giochi di società, fumetti, cartoons, robot. Un mondo nel quale perdersi e ritrovarsi bambini, perché in fondo forse quello che manca a […]

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Musica

Enrico Lombardi: succo e sostanza dietro una canzone “hippie”

E le virgolette sono opportune perché se “hippie” lo è nello spirito – come ci dirà lui – pop italiano lo è nella sua estetica per quanto una lap steel arrivi pronta a ricamare bellissime sensazioni di “un’America on the road”. Enrico Lombardi ci invita all’ascolto di questa nuova canzone dal titolo “Girasole” che tratta con poesia quotidiana il tema delicato dell’inquinamento globale. La Terra e i suoi abitanti dentro questa violenta diffusione del cemento e di tutta la chimica operosa dell’uomo, chimica che copre e che soffoca… guerrieri troppo spesso invisibili che uccidono per nostra stessa mano. E questo lockdown, come ci ricorda anche lo stesso Lombardi, ha fatto diminuire persino una cappa di smog che impedica allo sguardo di scoprire nuovi panorami. Ma non è una canzone figlia di questa attualità… in fondo ha ragione quando ci dice che “Girasole” sembra non avere tempo. Per lui dunque questo non è soltanto un fiore da dipingere in copertina grazie alla mano operosa di un’artista come Evgenjia Shalak, ma anche e soprattutto un simbolo di chi naturalmente abita la nostra terra e a cui tutti dovremmo rivolgere il nostro perdono, per gli uomini che siamo diventati e per le nostre faccende sporche di chimiche e di cemento: “Cosa penserai quel giorno girasole l’ultimo giorno dell’umanità chissà se piangerai i poeti e tutto il loro folle amore tradito dall’avidità”. Ed è proprio vero: questa canzone dal pop d’autore liquido e sincero non vuole avere tempo. Partiamo da coordinate discografiche. Un nuovo singolo, un nuovo disco in arrivo o ti muovi per brani? Si sta tornando un po’ alla vecchia anche in questo… Credo non ci sia una regola, certo il trend bisognerebbe chiederlo a qualche direttore di ufficio stampa, non a me. Come artista oggi mi trovo a lavorare sulle pre-produzioni del mio nuovo album, e al tempo stesso sento il bisogno di uscire con altre canzoni che per qualche motivo si discostano dal lavoro in corso, alcune delle quali sono canzoni nel cassetto, altre nuovissime. Cerco di mantenere un approccio più libero, meno schematico, alla mia creazione artistica. Poi concordo certamente che è meglio pubblicare singoli che anticipano album, per ottimizzare il budget limitato a disposizione per la promozione e poi anche per dare una visione più ampia e d’insieme sul momento creativo che ogni artista vive ciclicamente nella sua vita. Ma non mi sento di dire che questa sia la strada giusta e le altre siano sbagliate. L’ambiente e le sue mille derive. Una canzone di denuncia ma anche di preghiera, di speranza. Le tue parole sono dolcemente severe. Che tipo di effetto pensi possa aver provocato nell’ascolto, sapendo di questa società assai distratta e ormai obesa di messaggi ed informazioni? Ah, bella domanda. Spero riflessione, consapevolezza, senso critico verso di sé. Mi piace pensare che “Girasole” sia una canzone priva di una data di scadenza, e mi riferisco alla sua scrittura testuale. Oggi ascolto molta musica con riferimenti specifici a mode del momento, a eventi o personaggi popolari, […]

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Comunicati stampa

Max Coppeta presenta SOSPENSIONI GRAVITAZIONALI a cura di Cynthia Penna

Venerdì 5 febbraio 2021 alle ore 17.00 presso Amira Art Gallery in via San Felice n.16, Nola sarà inaugurata la personale di Max Coppeta a cura di Cynthia Penna / ART1307. L’artista presenterà negli spazi della Galleria, oltre a una raccolta di opere che fanno parte della ricerca Piogge Sintetiche, il video della performance Zero Gravity presentato ufficialmente al Teatro Circulo, in occasione della V ed. del ConFusión Festival di València e inserito nell’agenda europea per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. La performance Zero Gravity, nasce dall’osservazione di due sculture: ZeroGravity (2013) e Rainmaker (2016) finalista al Premio Cramum del Museo del ‘900 Milano, presenti in mostra insieme all’istallazione Strip of Wind presentata al Tokyo Metropolitan Art Museum (2016) in occasione dei 150 anni di rapporti diplomatici tra l’Italia e il Giappone, alla macchina scenica Flow, presentata insieme all’opera Free Drop alla Reggia di Caserta (2018) e a Curve di tensione  presentata alla LA Artcore di Los Angeles (2019). La gravità è la forza che anima queste opere che, per la prima volta, saranno esposte assieme dopo aver girato il mondo in questi anni. L’idea di riunirle nasce anche dalla necessità, in questo delicato momento storico, di meditare sullo stato di “sospensione” in cui è precipitato il mondo. La ricerca di Coppeta nasce da una visione ottica attenta alla deformazione della materia in cui si esplorano le capacità di manipolazione della realtà, tramite la riflessione e la rifrazione della luce sui materiali. A questi elementi di costruttivismo, arte concreta e cinetismo, l’artista fonde atmosfere teatrali e visionarie, contestualmente rigorose nella forma, che evidenziano quel senso della percezione ora distorta, mutante, irreale e ambigua, destinata a sancire un’attrazione atemporale con la sfera emozionale. Attraverso il video-documento della performance Zero Gravity, per la prima volta visibile online in versione integrale, questi elementi emergono all’unisono coinvolgendo, chi guarda, in un vortice di equilibri e suoni sincopati in azioni sospese. Biografia Max Coppeta nasce a Sarno nel 1980, vive e lavora a Bellona (Ce). Nel 2002 si laurea in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con una tesi sul teatro multimediale. Lo stesso anno gli viene assegnata una borsa di studio dall’Istituto Superiore di Design di Torino. Nel 2006 si specializza in Arti Visive e Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Napoli. La sua attività di ricerca, in cui esplora le varie possibilità della percezione visiva, è monitorata dalla Fondazione Filiberto Menna di Salerno e dalla Fondazione D’Ars di Milano. E’ insignito di numerosissimi premi nazionali ed internazionali. Ha esposto a Houston, Los Angeles, Lancaster, Singapore, Tokyo, Caracas, València, Napoli, Milano, Torino, Venezia. Ha collaborato con l’Università di Salerno, il Politecnico di Milano e il Dams di Torino. www.maxcoppeta.it

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Eventi/Mostre/Convegni

Andamento Lento alla Spot Home Gallery

Apre da domani, 4 febbraio 2021, nel cuore di Napoli, in via Toledo 66, la nuova galleria Spot home gallery con l’intento di diffondere e promuovere la fotografia contemporanea e le sue contaminazioni con altri linguaggi espressivi attraverso mostre, proiezioni, incontri e workshops. La galleria, nata da un’idea e a cura di Cristina Ferraiuolo, fotografa napoletana, inaugura con la mostra collettiva Andamento Lento, dedicata a Napoli, scenario e pretesto di una fotografia che si colloca in quel magico spazio tra realtà e finzione. (Opening: 4 – 5 – 6 – 7 febbraio 2021 prenotazione obbligatoria su www.spothomegallery.com) Otto artisti, provenienti da diverse parti del mondo, esporranno, per la prima volta a Napoli, una selezione di immagini realizzate nella città partenopea, appartenenti a più estesi lavori di ricerca o anche a progetti puntuali. Otto piccole mostre in un’unica esposizione composta da oltre 100 immagini e da un’installazione audiovisiva in uno spazio dedicato. Fotografi con linguaggi e scritture differenti tra loro ma accomunati da un approccio alla fotografia intesa come espressione soggettiva ed emotiva del proprio modo di essere e di vivere il mondo. Il fotografo americano Michael Ackerman si immerge nel ventre più oscuro di Napoli, svelando una umanità dolente ritratta con la sincerità di chi sente di appartenervi. Per il norvegese Morten Andersen Napoli diventa una delle sue Untitled.Cities, progetto ispirato alla fantascienza, nel quale egli, trasfigurando la realtà, crea nuove metropoli di fantasia. Il napoletano Luca Anzani nelle sue immagini stranianti della serie Amartema fa dell’aleatorio un elemento chiave della sua sperimentazione in camera oscura provocando sistematicamente l’errore attraverso l’uso di supporti di scarto e chimici esausti o impropri. Lo svedese Martin Bogren tra le tappe del suo progetto Italia ritorna più volte a Napoli, restituendone immagini oniriche e senza tempo, che evocano la dimensione interiore del suo viaggio. Lorenzo Castore, fotografo fiorentino, presenta l’installazione audiovisiva Sogno 5#, progetto realizzato insieme ad Irene Alison, un racconto di amore e di scoperta, di ricerca e di memoria di un luogo dimenticato di Napoli, l’Ospedale Psichiatrico Leonardo Bianchi, a oltre trent’anni dalla sua chiusura ufficiale. Stone butterfly di Cristina Ferraiuolo è un lungo lavoro di ricerca personale sull’incandescente universo femminile che abita le strade della sua Napoli. Il newyorkese Adam Grossman Cohen, sfocando i confini tra fotografia e film, tra passato e presente, sceglie di fermare singoli fotogrammi di filmati Super 8 girati a Napoli molti anni addietro, restituendoci fotografie che abitano un tempo fluido. Il francese Richard Pak con la sue serie Les Fiancés (I Promessi Sposi), fotografa le auto parcheggiate in fila sui marciapiedi e ci invita ad immaginare gli amanti di via Alessandro Manzoni nascosti dietro le loro tende di fortuna. “Andamento lento è una storia di amicizia e di fotografia, di cui faccio parte – racconta Cristina Ferraiuolo -. Ho scelto di presentare una ‘famiglia’ di fotografi nella quale i legami affettivi si intrecciano a corrispondenze artistiche, a un modo di immergersi nel mondo con occhi e cuore aperti. Lavori realizzati nell’arco di oltre vent’anni a Napoli […]

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Musica

Pino Marino: facendo i conti con i nostri “Tilt”

Pino Marino: intervista al cantautore romano Nuovo disco per il cantautore romano Pino Marino, una delle penne a cui va un riconoscimento importante nella recente storia italiana della canzone d’autore. Ad artisti come lui anche il merito di rendere la musica fulcro principale di impegnative attività sociali e collettive. Ed oggi è tempo anche di un nuovo bellissimo disco dal titolo “Tilt”, anche disponibile in una bella release in vinile. Canzoni che denunciano e che scuotono con violenza (a tratti) le tante violazioni di morale e di umanità, di quotidiani tilt in cui stiamo cadendo e in cui trasportiamo di peso le nuove generazioni inermi a tanto decadentismo. Preziose anche le sue collaborazioni, da Ginevra di Marco a Tosca fino all’attore Vinicio Marchioni che a chiusa del disco recita i tanti tilt, le frasi cardine di tutte le canzoni del disco poggiate con grazia ed eleganza su una base circolare e sospesa disegnata per l’occasione anche da Fernando Pantini e Fabrizio Fratepietro. Sono 20 gli anni di grande carriera che si celebrano oggi con un lavoro che davvero ha il dovere di raggiungere ogni possibile via di incontro. Un disco importante, in cui la canzone e la sua parola tornano ad essere valori importanti. Nuovo disco, denuncia sociale che non passa per il sottile. Domanda difficile, forse, ma così mi viene: quanta poesia hai messo in gioco per non essere troppo severo ma senza smussare la punta delle frecce? La poesia (ammesso se ne abbia) si mette in gioco sempre tutta, perché non è possibile usarne un po’, esattamente come non è possibile dire: “ti amo un po’”. (Sorrido ma non mi vedete). E la poesia non è meno severa della prosa, tutt’altro, è solo più chirurgica e meno dispersiva, ammesso che nel mio caso possa essere scomodato questo termine. Diciamo che un linguaggio più carico di visioni, rispetto all’aridità di immaginario che siamo costretti a subire dal nostro circostante contemporaneo, è stato il modo per parlare della nostra condizione in maniera esplicita e in soli 34 minuti. Questa la durata di Tilt. Bellissima copertina. Bellissima foto. L’hai scelta dopo aver scritto il disco o in qualche modo ti ha ispirato parte della scrittura? Quello straordinario scatto di Emad Nassar, fatto a Gaza nel 2015, l’avevo visto nel 2016 quando gli venne attribuito un prestigioso premio fotografico. L’avevo messo in una cartella di immagini da rivedere nel tempo. Quando si è formato il concept che poi ho sintetizzato nel titolo, cercavo un’immagine che riuscisse a rappresentarlo e riaprendo quella cartella è stato evidente quale fosse. Sono stato poi molto felice che Emad, messo a conoscenza di questo progetto discografico, abbia voluto partecipare sostenendolo e concedendomi la possibilità di averla come copertina del mio e del nostro Tilt. Fuggire dalle cose inutili: questo è il significato primo che mi arriva da tutto. Pensi sia questa una soluzione? Scartare, senza fuga, le cose inutili o nocive. Comprenderle per capire cosa abbia generato i Tilt da cui dobbiamo spostarci rilanciando con altre possibilità, […]

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Comunicati stampa

Un regalo dal passato: un film interamente girato a scuola

A Casperia, in provincia di Rieti, la Cinemart di Gianna Menetti, produzione indipendente tra le più note del settore, ha terminato le riprese del film “Un regalo dal passato”, ideato ed interpretato dagli studenti dell’Istituto Comprensivo della città, progetto fortemente sostenuto dal dirigente scolastico, la dott.ssa Alessandra Onofri. Grazie all’intervento di professionisti giunti nell’Istituto a settembre gli allievi hanno appreso ogni singolo passaggio del complesso lavoro legato al mondo della cinematografia (soggetto, sceneggiatura, casting, riprese) nel corso di appassionanti lezioni extracurricolari. Durante la lavorazione del film sono state ovviamente rispettati i protocolli sanitari in atto, dando così agli allievi la possibilità di cimentarsi in totale sicurezza. La produttrice ed il docente Fabio Crisante, coadiuvati dal regista Luigi Cozzi (una firma cult per gli appassionati del genere fantascientifico e horror a livello internazionale), dal direttore della fotografia A.I.C. Roberto Girometti, dall’operatore Andrea Pieroni e dal responsabile della produzione Vittorio Viscardi, sono riusciti a ricreare la magia del cinema, attraverso l’utilizzo di un service professionale, con macchina da ripresa Arriflex, audio separato, fonico, elettricista ed aiuto operatore. Insomma, è stato allestito un vero  proprio set cinematografico! Il film, corredato di sottotitoli e lingua dei segni (LIS) per il pubblico dei non udenti, utilizzerà una colonna sonora originale composta dal docente di musica e le sue classi. Queste le parole della produttrice Gianna Menetti: “Stiamo lavorando attivamente per creare un ambiente che promuova il libero scambio di idee, prospettive ed iniziative. Cinemart si impegna fin dalla sua nascita per la diversità, l’equità e l’inclusività, da noi considerati valori fondamentali. Un settore importantissimo è quello della scuola. Specialmente in questo periodo così privo di certezze, l’intero apparato deve sforzarsi di essere un punto centrale per la formazione, la crescita e la maturità dei nostri figli. Abbiamo condiviso con gli studenti un percorso intenso e pratico, facendoci guidare dalla loro creatività, permettendogli di sperimentarsi e forgiarsi, rapportandoci con grande umiltà ed impegno. Mi auguro vivamente che altri professionisti del settore vogliano emularci. Alle tante chiacchiere ho sempre preferito i fatti, ed il grande entusiasmo con il quale i ragazzi ci hanno accolti e seguiti sta a dimostrarlo pienamente”. Casperia, borgo tra i più belli ed antichi d’Italia, fu citata dal Sommo Virgilio tra i comuni che inviarono truppe in aiuto di Re Turno nella guerra contro Enea e il Re Eponimo dei latini. Questa generosità, che da sempre l’accompagna, ci auguriamo possa quantomeno far risorgere la fiducia in periodi migliori… Che a dare tale segnale sia stato un gruppo di ragazzi e ragazze alle prime armi deve farci riflettere su quanto le nuove generazioni, oltre ad apprendere, siano in grado oggi d’insegnarci a vivere.

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Studio Morelli presenta il calendario 2021

Studio Morelli presenta il calendario 2021 con tre sorelle modelle d’eccezione di oggi abbinate a tre sorelle del passato, le Signorine Toraldo, nate dalla penna di Matilde Serao i cui forti sentimenti convivono e dialogano con i gioielli Interno napoletano. Luce. Azione! L’edizione 2021 del calendario di Studio Morelli attinge al cuore di una delle più affascinanti leggende napoletane, raccontata con mirabile maestria dalla penna di Matilde Serao le cui protagoniste sono tre sorelle del nobile casato dei Toraldo. Studio Morelli nel presentare i suoi iconici gioielli vuol celebrare la straordinaria forza delle donne e i sentimenti più cari dell’animo umano, che mai come nel complesso anno precedente si sono riscoperti e apprezzati: la famiglia, la condivisione fraterna, l’amore. Chi conosce Studio Morelli sa bene che non è solo un negozio dove fare acquisti preziosi ma anche un “salotto” dove confrontarsi, confidarsi e dove gli affetti e le emozioni si mescolano alla passione per i gioielli, capolavori scultorei di artigianato nati dall’inventiva della designer Stefania Cilento. Da qui la scelta di omaggiare Donna Regina, Donna Romita e Donna Albina coinvolgendo in questo dialogo virtuale tra ieri e oggi tre sorelle Francesca, Veronica e Caterina Ummarino, che in qualche modo simboleggiano tutte le sue clienti e amiche. Questo calendario dunque è un po’ il manifesto di Studio Morelli la cui filosofia mette al centro la forza dei sentimenti e la carica espressiva dei suoi gioielli di design che colpiscono diventando espressione della personalità di chi li indossa e non oggetti puramente decorativi. E così, in un affascinante appartamento situato nel cuore del centro storico di Napoli dal nome Signorine Toraldo, non lontano da dove si erge lo stemma della nota famiglia, sono ambientati i 12 scatti del calendario che percorrono mese dopo mese la storia che lo ha ispirato raccontando attraverso l’obiettivo di Lorenzo Cabib la forza, la passione e il coraggio di cui sono capaci le donne. Il calendario A gennaio è una delle signorine Toraldo a fare gli “onori di casa” elegantissima su tela e impreziosita da gioielli che dialogano con la linea Cristallo Kenya. Febbraio dà il benvenuto alla linea Aubrey Epicentro, il punto in cui si generano gli effetti di maggiore intensità qui rappresentati da linee decise e cerchi concentrici. Marzo rinasce a nuova vita come l’Araba fenice che dà il nome ad una linea la cui caratteristica dominante sono le ali mitologiche che avvolgono questi gioielli nella leggenda. Aprile getta uno sguardo all’Infinito con una linea dai simboli presi in prestito alla matematica e alla geometria qui stilizzati nel segno del design, come è nello stile di Studio Morelli. I Nodi spesso vengono al pettine, così si dice, ma in questo caso finiscono su gioielli da cui prendono il nome abbinati al mese di maggio in buona compagnia con una signorina Toraldo. Giugno s’insinua con la linea Serpi a comporre parure che incantano attraverso gioielli sinuosi, grande must di collezione Studio Morelli. E’ un’esplosione di colore luglio che affonda negli abissi del mare portando a galla […]

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Musica

Gran Zebrù: massiccio di nostalgia questo primo Ep

Si intitola didascalicamente “EP1” questo esordio discografico milanese immerso tra scenari metropolitani e antiche reminiscenze psichedeliche, tornando all’acidità di alcuni Pink Floyd come anche alle nebulose distese paesaggistiche dei Mogway. Ed è forte quel mood sudista che quasi quasi mi rimandano a ricami artigianali proprio di quel certo modo di essere lascivi dentro suoni grigi e piovigginosi come accade nella “sfavillante” Paisley Underground dei Dream Syndacate. Un primo tassello tutto in italiano, dove si mescolano lunghi strumentali e intarsi lirici di una melodia “domenicale” incisa come fosse su legno antico di querce secolari. Gran Zebrù. Curioso questo nome da cui si prendono ispirazioni Vi riferite alla montagna o c’è altro? E che significato c’è dietro? La ricerca del nome della band è stata piuttosto travagliata, cercavamo qualcosa che piacesse a tutti e quattro e, a un certo punto, ci siamo imbattuti in questa montagna maestosa, con un nome curioso. Non c’è un significato particolare ma, come per la nostra musica, se ci suona bene, allora funziona. I nostri primi follower, sui social, sono stati ovviamente degli alpinisti! Un primo Ep oggi che dal suono così come dalle dinamiche… come anche nel titolo… sembra “provarci” ma con discrezione. Sembra che tutto questo lavoro dei G.Z. voglia come starsene in disparte… che ci dite? Si tratta di un lavoro spontaneo, che non ha particolari ambizioni se non quella (per noi importantissima) di soddisfare il nostro gusto come musicisti. Tutti e quattro abbiamo militato in diverse formazioni che, in qualche modo, ci “provavano”, come dici tu. Dopo queste esperienze ci siamo ritrovati a suonare insieme, senza un piano preciso, soltanto per il piacere di farlo. Abbiamo scoperto che questa attitudine portava a risultati interessanti, così abbiamo selezionato alcuni brani e li abbiamo registrati in questo primo EP. Non vogliamo stare in disparte e nemmeno al centro, ma sentiamo di avere qualcosa da dire e lo facciamo in questo modo. Chiare le ispirazioni che vanno dalla forma pop alla psichedelia. In questo enorme cesto di contaminazioni quasi non è ben chiara la vostra precisa collocazione. Dunque un disco questo che è di ricerca, di sperimentazione, oppure è una scelta ben precisa quella di non definire una forma a priori? La nostra musica non è sempre collocabile in una precisa categoria, non si tratta di una scelta ma del risultato del nostro suonare insieme. La composizione dei brani è imprevedibile: improvvisiamo, registriamo e sviluppiamo. Questo ci consente di utilizzare diverse attitudini, di farle coesistere e persino scontrare, di profanare le forme tradizionali oppure di sposarle in toto. Ci concediamo la libertà di non aderire a uno schema preciso. L’unico vero criterio è quello del nostro gusto. E tra le tante cose in “Piccolo Lord” esiste la Turchia, esiste quel retrogusto di scale arabe… da dove saltano fuori e perché? Hai colto un ottimo esempio, “Piccolo lord” è probabilmente il brano più rappresentativo della nostra attitudine. È nato da un’improvvisazione su un singolo accordo, sulla quale si sono innestate diverse influenze, compresa quella scala un po’ […]

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Musica

Annarè: il “Gluten Free” sbarca anche dentro una canzone

Singolo nuovo che anticipa un disco di inediti di prossima pubblicazione. La giovane Annarè torna a fare del pop d’autore, di moda e di cliché dentro questa liquidità anche molto figurativa e allegorica nella fresca quanto frizzante idea – romantica nelle sue conclusioni – di dare all’amore e alla vita una veste culinaria. “Glutine Free” parla di questo, parla di possibilità, parla di essenza e di decisioni… ma soprattutto parla di socialità e di quel certo modo di essere se stessi. E le chiavi di lettura sono numerosissime e senza fine a volerci davvero sguazzare dentro la melodia di questa nuova canzone di Annarè. Attendiamo il disco e che sia “glutine free” anch’esso… forse… Domanda assai difficile forse: somigli alle canzoni che fai? Te lo chiedo perché in questo suono ampiamente prodotto troviamo distanze di facciata dalla tua figura di donna acqua e sapone… non credi? Somiglio molto alle canzoni che faccio. Mi piace giocare, sperimentare. Il primo album rispecchiava molto il mio lato introverso, emozionale. “Gluten Free” è la mia bandiera personale di svolta: sono passata dal prendere tutto molto seriamente, di petto, a lasciar correre, sorridere e divertirmi. Per questo la scelta di un arrangiamento molto leggero, attinente ai toni della canzone. Certo nell’album non mancheranno canzoni un po’ più intime e vecchio stampo Annarè.. In fondo c’è ancora quella parte di me.. Ma il singolo si abbina molto alla mia faccia, per tornare ad “acqua e sapone”; niente trucchi, niente sovrastrutture, semplice e lineare come lo sono io. Che poi in piccolo è quello che accade nel bel video di animazione: alla fine torni in carne ed ossa e somigli esattamente a quel canone di cui parlavo… Non voglio dare un’immagine di me che non mi rispecchi a pieno. Ecco perché si passa dal cartone animato alla realtà. “Gluten Free” parla di me, parla di persone che ci sono realmente sia nella parte “vera” sia nella parte “cartone”. È tutto semplice, è tutto uguale alla realtà. Sono io in tutto e per tutto.. Dalla musica, all’immagine animata, all’immagine reale. Assenza di Glutine: non pensi sia una mancanza? Trovi che sia una risorsa? Come in tutto ciò che ci circonda, ci sono due possibili chiavi di lettura, due possibili punti di vista: assenza di glutine (mancanza di qualcosa) o gluten free (free come libertà?). Cosa scegliamo: bicchiere mezzo pieno o bicchiere mezzo vuoto? È tutto in prospettiva di ciò che siamo e di come vediamo le cose. Inevitabile chiederti cosa seguirà questo singolo. Un altro video o finalmente il disco? Il disco lo tengo come “Bomba libera tutti”. Quindi seguirà un altro singolo con relativo video! Per l’album, stiamo preparando grandi cose. Paolo Tocco

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Attualità

Meticcia, ma non martire: un ritratto della gioventù di colore

Proponiamo su queste pagine virtuali Meticcia, ma non martire, un dialogo tra due studentesse francesi in Erasmus sui pregiudizi razziali. “Siamo prigionieri della nostra storia, ma non della nostra identità” Incontriamo Salomé, una giovane donna arabo-caraibica, che dipinge un ritratto della gioventù di colore, stanca di dover lottare contro i vecchi stereotipi. Meticcia, ma non martire Bérénice: È difficile essere una meticcia nel 2020? Né bianco né nero, questo stato speciale è facile da indossare? Salomé: Il colore della mia pelle non è affatto qualcosa che mi allontana o a cui penso quotidianamente perché per fortuna vivo in un tempo e in un ambiente in cui la mia pelle non condiziona il mio stile di vita. Ho piuttosto la sensazione che siano gli altri a rimandarmi alla mia condizione, alla mia immagine puramente fisica di donna nera o araba. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la mia identificazione come meticcia non viene solo dall’esterno, ma è stata costruita all’interno della mia famiglia. Bérénice: Quindi seguiremo la cronologia di questa costruzione. La prima volta che hai capito di essere meticcia era nella tua famiglia? Salomé: In effetti, è stato nel cuore della mia cerchia familiare che mi è stato indicato per la prima volta il mio colore. Ovviamente è stato fatto in modo molto naturale e in modo piuttosto delicato. Bastava guardare i miei nonni (mia nonna è caraibica e mio nonno è bretone) per rendersi conto che c’era un ampio spettro di colori. La narrazione è al centro della mia costruzione, che sia quella delle mie origini o quella dei miei genitori. All’inizio ero compartimentalizzata in un ruolo piuttosto passivo di chi ascolta senza avere la legittimità di parlare. Vedo dietro queste storie un’intenzione molto protettiva e benevola da parte della mia famiglia, in modo da sapere “chi sono e da dove vengo”. Ma allo stesso tempo hanno inconsapevolmente allargato il divario tra le nostre due generazioni, una troppo vecchia per guarire e l’altra troppo giovane per agire. Bérénice: Così possiamo parlare di “post-memoria” nel tuo caso. Come promemoria, si riferisce al rapporto che la “prossima generazione” ha con il trauma personale, collettivo e culturale subito da chi l’ha preceduta, con esperienze che ricorda solo attraverso le storie, le immagini e i comportamenti in cui è cresciuta. Ma queste esperienze le sono state trasmesse così profondamente ed emotivamente che sembrano costituire un ricordo in quanto tale. Salomé : In effetti, ho forgiato un’identità di nera e di araba, soprattutto attraverso le storie dei miei genitori. È un po’ come se, nel tramandarmi questa eredità, mi mettessero un peso improvviso sulle spalle: quello di doverla portare tutta la mia vita e di esserne la portavoce. Per esempio, anche se non ho vissuto la guerra d’Algeria come la mia famiglia, ne sono ancora profondamente toccata e commossa, come se fosse stata la mia stessa esperienza. Bérénice: Ma cerchiamo di vedere un po’ di luce in quello che sembra un po’ pessimista. Vorrei alimentare questa definizione con una nuova speranza. E se […]

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Musica

Synthagma Project: Onirica, esperire, misurare… il suono

Un disco “vecchio” per la cronaca discografica, forse… forse per i più attenti alle mode del giornalismo. Ma chi l’ha detto che i dischi hanno un tempo? L’opera invece il tempo lo congela ed è per questo che resta immortale… E poi un disco come “Onirica” che continua a far parlare di se, sembra fluttuare dentro visioni che non so bene se provenire dal medioevo o dal futuro distopico in cui tutti torneremo alle radici. Eccovi i Synthagma Project, progetto di ricerca musicale, di letteratura musicale soprattutto e poi anche di evasione dalle forme conosciute. Disco uscito per la RadiciMusic che tanto preme l’acceleratore su produzioni come questa che spulciano nella storia di tutti i tempi… così i Synthagma P. ripescano anche da testi antichi del 1600 per cercare la voce da dare al loro suono, mescolando l’elettronica a strumenti medievali, approdando in liquide improvvisazioni come “Fragments”, piccolo inciso dentro un disco al cui ascolto si deve dedicare il tempo che non è certo il tempo violento di questo consumismo sfrenato. Si fa cultura… e noi cerchiamo di addentrarci un poco di più… Con “Onirica” conosciamo un altro aspetto della musica che spesso ci viene precluso. Spesso, troppo spesso, la comunicazione di massa si ferma su canoni ben precisi. Secondo voi perché?  Purtroppo viviamo in tempi frenetici dove tutto deve essere “fast”, veloce. La comunicazione di massa ci ha permesso di attingere ad una quantità incredibile di informazioni e di spostarci in un attimo in ogni angolo del mondo. Ma tutto ciò, per forza di cose, avviene molto spesso in modo superficiale per cui non c’è tempo per soffermarsi su un quadro, riflettere su un libro o immergersi nella musica. Tutto deve essere vissuto (ma ne siamo sicuri?) in un attimo per poi passare ad altro. Per la musica ciò è stato ancora più penalizzante in quanto spesso essa viene relegata al ruolo di colonna sonora “mentre facciamo altro”: abbiamo rinunciato alla magia di quella sorta di rito nel “maneggiare” il vinile o il Cd, si è persa la curiosità di sfogliare e leggere un booklet mentre abbiamo acquisito una sorta di pigrizia mentale nel cercare cose nuove. Questo è dovuto certamente ai nuovi supporti “usa e getta”, ma nel nostro Paese, riteniamo, anche alla diseducazione musicale che si è perpetrata negli ultimi decenni che ha portato spesso ad un appiattimento verso standard prefissati e di qualità artistica non eccelsa. Noi saremo sognatori, ma non ci vogliamo rassegnare a questa logica in quanto fortunatamente c’è sempre una parte di pubblico che non si accontenta di un ascolto “mainstream”. In uno stesso lavoro troviamo scritture antiche come i “Carmina Burana” e poi improvvisazioni vostre, inedite. Come si collegano concettualmente e artisticamente questi due estremi, concettuali e temporali? Uno dei versi tratti dai “Carmina Burana” recita: “In terra summus rex est hoc tempore nummus” (Sulla terra in questi tempi il denaro è re assoluto). Questo per dire che nel corso dei secoli certi concetti, certe paure e difetti dell’uomo nella sostanza sono […]

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Food

Panettoni Natale 2020: cosa comprare in Campania online

Panettoni Natale 2020: cosa comprare in Campania  Natale 2020: potevano mai esimersi i nostri pasticcieri preferiti dal presentarci le loro creazioni, i loro fantastici lievitati natalizi? Mai come quest’anno è nostro dovere supportare gli artigiani della pasticceria, coloro che spesso non dormono per settimane intere per permetterci di gustare un prodotto perfetto, all’altezza dei soldi che decidiamo di investire e delle nostre aspettative gastronomiche. Da qualche anno, ormai, gli alfieri del lievitato di origine milanese si sono decisamente spostati al Sud: i grandi concorsi del settore, ogni anno, decretano svariati vincitori che provengono da ogni zona della Campania, a dimostrazione di come i nostri pasticcieri siano abili studenti ed altrettanto abili maestri. Ovviamente per molti di noi sarà difficile raggiungere la pasticceria dei sogni, anche se dista qualche chilometro: purtroppo è nostro dovere rispettare le restrizioni a causa della pandemia da COVID. I nostri beniamini, però, si sono rapidamente attrezzati per non farci restare senza leccornie. Infatti, la pasticceria è il settore che vanta più di tutti una capillare attività di vendita online e delivery, attraverso piattaforme proprie oppure appoggiandosi ad altre piattaforme. Quindi, abbiamo tutti i motivi per scoprire quali sono i panettoni del Natale 2020 da poter acquistare comodamente online. Abbiamo selezionato, come gli scorsi anni, soltanto pasticcieri della Campania: pensiamo sia una scelta giusta da fare per supportare il nostro territorio, in un momento così difficile e storicamente unico nel suo genere. Per motivi di igiene e sicurezza, ancora più aumentata in virtù delle normative COVID, abbiamo evitato le foto dei prodotti “nudi”, limitandoci alla degustazione in sicurezza degli stessi. Ecco a voi una selezione, in rigoroso ordine sparso dei migliori panettoni Natale 2020 per sapere cosa comprare online dalla Campania. Attenzione però: tutti i prodotti proposti sono rigorosamente artigianali e facili al sold out. Quindi, fate in fretta ad ordinare il panettone dei vostri desideri. Panettoni Natale 2020: cosa comprare in Campania (anche online) Pasticceria Mamma Grazia La pasticceria Mamma Grazia di Nocera Superiore, con i maestri pasticcieri Giuseppe e Pasquale, sforna ogni anno dei piccoli capolavori di arte lievitata: oltre al classico panettone tradizionale, basso e dalla forma perfetta, molto consigliato quello all’albicocca del Vesuvio, candita direttamente in pasticceria. Il panettone è umido e ben calibrato, giustamente giallo di uova. Questi panettoni sono divenuti ormai dei nuovi classici della pasticceria campana: approfittatene anche per provare il cioccolato, altra specialità della pasticceria. I panettoni sono acquistabili tramite shop online sul sito della Pasticceria Mamma Grazia Pietro Macellaro Pasticceria Agricola La pasticceria agricola Pietro Macellaro da anni si distingue per il lavoro praticato sull’entroterra cilentano, nella ricerca dei prodotti, nella valorizzazione di questo pezzetto di terra campana. Pietro Macellaro da anni propone diversi lievitati tra i quali i suoi panettoni natalizi, realizzati con ingredienti di lusso come il burro francese AOP oppure i grani antichi come il Carosella. Oltre al panettone tradizionale, pregiati e degni di nota i panettoni “creativi”: si va dallo storico melanzane, pistacchi e cioccolato, castagne e cioccolato ma anche origano selvatico e limone. […]

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Comunicati stampa

007 OPERAZIONE SUONO di Michelangelo Iossa In streaming sulla pagina Facebook Rogiosi

Penultimo appuntamento del calendario di presentazioni in streaming organizzato da Rogiosi Editore. L’iniziativa, che ha riscosso grande successo, propone, mercoledì 16 dicembre, alle 19, “007 Operazione Suono” di Michelangelo Iossa. In diretta sulla pagina Facebook della casa editrice, insieme all’autore, interverranno, il giornalista Christian D’Antonio, direttore di The Way Magazine e il musicista Fabrizio Fedele che presenterà in anteprima un video con una versione/rilettura del “James Bond Theme” di Monty Norman. Gli spettatori della diretta saranno coinvolti nella scoperta di un’opera letteraria che incrocia musica e cinema, racconto e fotografia e che non può mancare nelle librerie degli appassionati di James Bond e delle sue avventure: “007 Operazione Suono” è firmato da Michelangelo Iossa, è impreziosito dalla prefazione del leggendario Monty Norman, pluripremiato compositore britannico e creatore del “James Bond Theme”, ed è pubblicato da Rogiosi Editore. Chiude il calendario di appuntamenti on-line, “31 Artists Self-Portraits, living in Napoli” di Loredana Troise, in programma venerdì 18 dicembre.  

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Musica

Headlight: il lento scorrere del tempo

Decisamente una fusion di alto significato quella che troviamo nel concetto musicale dei giovanissimi Headlight. Band abruzzese che funge – dunque fusion – stilemi pop internazionali, riff che richiamano quel glamour funk digitale, alla melodia che si fa precisa e ricca di cliché… fino a sbocciare dentro un singolo come “This Love” che pare averlo ascoltato da anni. Brani degni aspiranti a rotazioni radiofoniche dove lo stampo inglese svetta su quello americano. E l’Italia sembra sparire delle volte, soprattutto quando la mente creativa è giovanissima, di grandi ascolti più che di contorte e ripetute tradizioni “indie”. Esordio internazionale in quel pieno stile pop mescolato a tantissimo altro… ispirazioni primigenie degli Headlight? Il panorama musicale inglese ha sempre esercitato una forte attrazione su di noi. I Coldplay sono la nostre fonte di ispirazione principale, la band che accomuna i gusti musicali di ogni componente degli Headlight. Un video come “This Love” ha sicuramente decretato un buon successo come primo passo. Secondo voi cosa ci regala il vostro disco che prima non c’era dentro le fila della scena indie italiana? A questa domanda è difficile rispondere, potremmo risultare “presuntuosi” se pensassimo di aver introdotto qualcosa di nuovo nella scena indie italiana. Sicuramente, ci troviamo davanti ad un disco puro, sincero, proveniente da 4 ragazzi che credono nel loro progetto ed in quello che fanno e questa è la cosa più importante. Riferimenti didattici di grandi stili. Torniamo alle ispirazioni. Secondo voi ascoltare musica di grande profilo è un freno alla personalità o uno stimolo a fare di meglio? Non esiste una ricetta per avere maggiori stimoli o maggiore creatività compositiva, tuttavia crediamo si debba ascoltare la musica in cui ognuno di noi si rispecchia maggiormente, che sia di nicchia o per il grande pubblico non ha importanza. La scena di oggi è forse molto meno ispirata di un tempo. Che ne pensate? Forse manca un po’ di personalità, il fatto che alcuni artisti affermati ripropongano modelli del passato la dice lunga, sarà che anche il mercato discografico non permette più di esprimersi liberamente, al 100%, senza essere messi immediatamente in un circuito di nicchia, perché non si rispecchia un modello “idealizzato” e non si rispecchiano i canoni imposti da qualcuno. “Timeline” secondo voi a quale domanda risponde prima di tutto? Al viaggio interiore che ognuno di noi compie in una fase della vita. Paolo Tocco Immagine in evidenza: https://www.facebook.com/HeadlightOfficial/photos/a.1759534294360776/2569772443336953

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Musica

Alessandro Gomma Antolini (AGA): il tutto ed il contrario di tutto. Esce “Dream On”

AGA: esce “Dream On” Come promesso dopo l’anticipazione assolutamente affascinante con “Questa non è”, esce il disco “Dream On” di Alessandro “Gomma” Antolini (AGA). Sette nuove tracce, sette nuove fotografie personali ma da finissimi risvolti anche pubblici, in bilico tra quello che sembra e quello che è, tra quel che appare e quello che non sarà mai… tra visioni popolari e futuristiche mescolate assieme. “Dream On” è un viaggio etereo, sospeso, digitale dove dentro troviamo firme di produzioni preziose nel genere come quella di Franco Naddei (Francobeat), Gianluca Lo Presti e Stefano Casti. “Dream On” è suono, è suono nei dettagli, suono anche dentro ciascuna delle liriche… ed è il suono stesso la parola che si fa portatrice sana di valori e di significati. Nel cantautore e nei suoi testi, i panni puliti di chi alla parola chiede e restituisce lo spazio per divenire tutto e – alle anime sensibili capaci di codificarlo – anche il contrario di tutto. Un disco davvero interessante a cui destinare l’immersione totale di un ascolto condiviso ed epatico. AGA, intervista Finalmente un disco che elude dalla forma canzone canonica. Per quanto hai rispolverato tanto dell’elettro pop anni ’70 e ’80… vero? Si, la forma canzone è un rimando a ciò che ascolto più spesso ma in fase di composizione tutto questo viene sempre messo in secondo piano per dar vita alla libera struttura. Quelle sono decadi che ritornano spesso in “Dream On” e, riconosco, sono significative per me. La cronologia musicale rimane una fonte bibliotecaria a cui attingo ogni qualvolta ho dei rimandi da consultare. Secondo te che importanza ha la forma dentro una canzone? Cos’è che vincola e cosa invece libera la forma? Non è necessaria la forma nelle canzoni anche se per brani come “Respiro”, Questa Non E’” e “Lui E Lei” era fondamentale. Il resto del disco si sviluppa invece con un ritornello non così definito lasciando spazio alle aperture sonore che dettate dall’istinto propongono una dilatazione musicale. La dimensione sognante deve, nelle mie composizioni, essere libera dalla forma. I suoni di questo lavoro sono eterei, sono robotici, sono metropolitani ma di quel futuro che vedevamo appunto 20 anni fa. E ora che ci siamo secondo te questo disco ha un suono retrò o continua ad essere visionario? Il suono del disco fa parte di un mondo che non deve esser dimenticato e come tutte le forme d’arte ne deve tenere conto per poi esser trasformato. Non lo ritengo un disco visionario ma un disco sognante, notturno che racconta una storia concreta. La ricerca musicale rimane fondamentale per dare vita ai miei nuovi orizzonti sonori. Tengo sempre conto del suono contemporaneo ma ho bisogno di ricreare nelle composizioni i cardini della mia espressività. Mi colpisce “Come stai”: forse il momento più figlio di un Bowie e di una scena berlinese… non so come la vedi… Mi fa molto piacere il parallelismo che fai con uno dei miei capisaldi musicali per periodo e autori che vi hanno lavorato (vedi Brian Eno e […]

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Musica

Aneurisma: la follia romantica in questo “Insanity”

Aneurisma: recensione di Insanity Non esiste la “normalità” -forse-non esiste una regola: esistono solo etichette, come quelle che mettiamo alla musica per orientarci dentro ai tantissimi ascolti. E nel rock americano degli Aneurisma ci sono gli anni ’90 dei Foo Fighters. Dentro questo nuovo singolo dal titolo “Insanity” c’è qualcosa che somiglia alla difesa di quella “diversità” che troppo spesso viene denunciata o emarginata. Ma soprattutto c’è la follia di una mente altra che vede il mondo e le cose in modo altro da noi. E, sanità o devianza, normalità o discriminazione, la chiave di lettura è presto applicata alla qualunque di questi giorni, di questa nostra sempre piccola società. Aneurisma, secondo singolo… ci stiamo avvicinando al disco. Tutto nella norma o ci sono ritardi imposti da questo periodo che stiamo vivendo? Tutto nella norma, in questo periodo, è una parola grossa…se fosse rimasto tutto come prima della comparsa di questo maledetto virus avremmo già pubblicato il nostro album e avremmo fatto ascoltare dal vivo la nostra musica. Ma purtroppo per adesso è così…un periodo di forte crisi anche per il settore artistico. Tutto il mondo è in una fase di passaggio, a rilento, e nessuno può farci niente. Per quanto riguarda la nostra band cerchiamo di sfruttare i vantaggi del vivere in un’era tecnologica: social e digital store ci consentono di portare avanti il nostro lavoro…Da qualche settimana è uscito il nostro secondo singolo “Insanity” e non escludiamo di farne uscire un terzo: una collaborazione americana con i Rotten Apple, una Rock Band californiana. “Insanity”… delicato tema della violenza, della diversità, della “normalità”… ecco: cos’è per voi “normale”? Nella mente degli artisti definire uno standard di normale è veramente difficile, ma come artisti è nostro dovere portare in superficie tematiche complesse e delicate. La normalità dovrebbe essere un mondo senza disuguaglianza sociale, razzismo, povertà, corruzione, estremismo politico e religioso, un mondo senza un virus in grado di mettere in ginocchio l’intero sistema sanitario, a livello globale. La normalità per noi è vivere di semplici cose…ma dobbiamo essere realisti…un mondo “normale” non ci sarà mai. Decisamente lo spettro dei Foo Fighters è dietro l’angolo… ne siete coscienti? Oltre a loro: ispirazioni? “Insanity” è sicuramente la nostra canzone più vicina allo stile dei Foo Fighters…c’è da dire che è una delle nostre prime composizioni e da questo può derivare questo sound molto diretto. Negli anni il nostro stile ha avuto un’evoluzione, come è normale che sia, ed il nostro repertorio, attualmente, presenta brani più complessi e strutturati con influenze dalla psichedelia al Noise Rock. Fare una lista dei gruppi che ci piacciono, e da cui traiamo ispirazione, è sempre difficile…sicuramente il Seattle Sound, e più in generale il rock degli anni ’90, ha influito profondamente sulla nostra musica e sui nostri principi artistici, ma ognuno di noi, attraverso le proprie differenti esperienze personali, ha contribuito allo sviluppo dell’identità artistica della band. Ci piace molto questa copertina del singolo, un disegno che mi riporta anche ad un certo mondo di favole alla […]

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Musica

Daniele Fortunato: canzoni stese su “Quel filo sottile”

Intervista a Daniele Fortunato, autore di “Quel filo sottile” Titolo emblematico che soprattutto oggi apre scenari diversi e inevitabilmente distopici. Ma qui siamo nel campo della canzone d’autore, quella classica, quella trasparente acqua e sapone. Ma il filo sottile inteso da Daniele Fortunato ha ben altra storia e significato: è la precarietà della vita e dei suoi rapporti, è la sottile bellezza che divide l’istinto dalla ragione, è quella linea di confine sottilissima che separa l’omologazione dalla diversità, l’uguaglianza dalla personalità. E questo disco intitolato “Quel filo sottile” si gioca la partita proprio dietro la verità dell’essere semplice. Semplicità di un suono per lo più acustico, semplicità di liriche quotidiane, semplicità di melodie pulite. Chiediamo a lui ragione e merito di questo filo sottile… Domanda azzardata per iniziare: di quale “filo sottile” parli? Ce ne sono davvero tanti in mente… È il filo che unisce i protagonisti delle canzoni nello spazio e nel tempo. È il filo conduttore che lega ogni canzone con l’altra. Una canzone d’autore classica. Hai ricercato anche stilemi e forme sonore assai classiche… perché questa scelta precisa? Il folk tradizionale, un certo richiamo jazz, le ritmiche latine ma anche le ballate crepuscolari sono il mio modo di esprimermi in musica, quello che mi fa sentire sulle giuste frequenze. Tra l’altro il disco ha un suono “acustico” come ormai raramente capita di ascoltare. Hai mai pensato invece in una direzione più “indie” – se mi permetti la parola? Dipende da cosa si intende per direzione “indie”. Nel corso degli anni il sound relativo a questa definizione si è modificato, ma mi ha sempre dato l’idea di uno “luogo stretto”, determinante nel creare un senso di appartenenza ma anche nel generare progetti e identità musicali molto simili fra loro. Per quel che mi riguarda, mi sento indipendente nel raccontarmi attingendo da tutti i generi che mi stimolano, miscelandoli tra loro. Il suono “acustico” può far ballare, riflettere, lacrimare, ripartire. Amore, figli, vita vissuta… e se ti chiedessi cosa manca, col senno di poi, a questo disco? Ci sono molte vite dentro ognuno di noi. “Quel filo sottile” è una delle mie, divenuta canzone. Per raccontarne altre, prenderò un altro quaderno a righe. Daniele Fortunato, quanto ti somigliano il suono e la forma e le parole di questo disco? Il suono di questo disco è quello che pratico quotidianamente, in camera, in sala prove o in concerto; così come le parole, frutto della vita, di un certo modo di raccogliere le cose capitate e quelle volute. La musica che si ascolta, i libri che si leggono, gli sguardi che si incontrano sono determinanti nel formare una propria personalità, anche in musica. Questo disco di Daniele Fortunato è un viaggio, un’esperienza di vita da raccontare nel modo più autentico possibile. Paolo Tocco Fonte immagine: https://www.blogmusic.it/daniele-fortunato-storia-di-fili-sottili/6323

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