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Eroica Fenice

Comunicati stampa

Elixir Falernum, il primo liquore al mondo in affinamento subacqueo

L’antica città romana di Sinuessa, fondata nel 296 a.C. e sprofondata sotto il livello del mare intorno al IX secolo d.C., il 7 luglio è stata palcoscenico di un evento senza precedenti. Per la prima volta in assoluto a livello mondiale una partita di bottiglie di liquore è stata posizionata sul fondo del mare allo scopo di studiare gli effetti che l’immersione marina determina sull’affinamento dei distillati. Promotrice dell’iniziativa è stata l’Antica Distilleria Petrone, azienda storica del litorale domitio, nata nel 1858 e ora giunta alla quinta generazione col giovane manager Andrea Petrone. Il liquore prescelto per questo esperimento, non a caso, è stato l’Elixir Falernum, a base di frutti di bosco e brandy invecchiato 3 anni, il cui nome si ispira al celebre vino apprezzatissimo in epoca romana che veniva prodotto nell’Ager Falernus e proprio dal porto di Sinuessa raggiungeva via mare l’intero Impero . “Questo tipo di affinamento già diffuso nel mondo del vino – dichiara Andrea Petrone, general manager della Distilleria – ha acceso in me la curiosità di verificarne i potenziali effetti sui liquori. Il particolare microclima che si viene a generare sui fondali marini sembra creare condizioni ottimali per la maturazione dei liquori grazie a diversi fattori: temperatura costante, assenza totale di luce e di ossigeno, movimento delle correnti e delle onde che cullano le bottiglie e completo riparo dalle fasi lunari. La cassa contenente le bottiglie di Falernum resterà in mare per 5 mesi prima di essere riportata in superficie. Per le valutazioni scientifiche ci avvarremo della collaborazione dell’Associazione Arma Aeronautica- Sezione di Caserta”. Dall’8 luglio è stata poi aperta l’asta su eBay per aggiudicarsi le 360 bottiglie di liquore “sottomarino”. Parte del ricavato della vendita, che durerà fino al 7 dicembre, sarà devoluto in beneficenza per realizzare attività sociali sul territorio. L’appuntamento è, poi, continuato presso i locali della Distilleria, recentemente rinnovati e ampliati, dove il pubblico presente, accolto dalla Fanfara dell’8° Reggimento Bersaglieri della Brigata Garibaldi di Caserta, ha potuto ammirare la esclusiva Lamborghini Huracán della Polizia di Stato. Ricco il percorso di degustazione con numerose eccellenze agroalimentari e tanti artigiani del gusto che hanno preparato piatti e cocktail con i liquori dell’azienda. Si ringraziano: Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, Consorzio di Tutela della Ricotta di Bufala Campana DOP, Consorzio della Mela Annurca Campana IGT, Consorzio Vitica, Agriturismo Le Campestre, Azienda Micco, Scuola Dolce e Salato, Casatiè Cucine Atellane, Helga Liberto, Sapori di Napoli, Hostaria di Bacco, Nino Cannavale, Domenico Fioretti, Cuori di Sfogliatelle, Benito Odorino, Fabbrica di cioccolato Gallucci Faibano 1890, Cibelli Cafè e Gelateria Artigianale – Pina Molitierno, nonché i barmen Giacomo Serao, Roberto Onorati, Francesco Conte, Domenico Barra, Francesco Santillo, Luca Varricchione e Alessio Vanzanella. Partner dell’Evento: Il Maestro violinista Ciro Formisano, AIS Delegazione Caserta, Associazione Arma Aeronautica – Sezione di Caserta, Associazione M di Mondragone, Biancamore Cosmetici di bufala, Santo Stefano Acqua minerale naturale, Associazione Espresso Napoletano, Birra Karma, Cantina Tosti 1820.

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Teatro

Kassandra, l’incomunicabilità tra antico e moderno

Recensione dello spettacolo Kassandra di Sergio Blanco, rappresentato all’interno del Campania Teatro Festival 2021. La Kassandra di Sergio Blanco, interpretata da una straordinaria Roberta Lidia De Stefano con la regia di Maria Vittoria Bellingeri, padroneggia il palco in un avvincente monologo. Antico e moderno si fondono in una rivisitazione originale della protagonista del mito greco. Kassandra, il cui nome inizia ironicamente con la lettera “k”, è una donna che vende sigarette Malboro ed il suo corpo. La sua vita è racchiusa in una macchina: questa è la sua casa ed è la sua tomba. Ma è anche un luogo di memoria, in cui la protagonista si racconta senza filtri al pubblico, spregiudicata lo seduce e gli dona la parte più recondita della sua anima, quella oscura che in genere si è soliti tacere. Con microfono e synth alla mano, la profetessa alterna il lirismo dei versi greci con musiche contemporanee, dalle note di un soft blues, al pop, all’elettronica. Intanto, si perde in una lingua non sua, ponendo così una certa distanza tra lei ed il pubblico. Kassandra è incomunicabilità: dopo avere respinto l’amore del dio Apollo, è stata condannata a fare profezie alle quali nessuno avrebbe mai creduto. Ma parlando un inglese elementare, dimostra anche la volontà di farsi capire, di coinvolgere gli spettatori in quello che in certi momenti appare quasi un dialogo, narrando così il presente attraverso l’antico con un discorso fluido e attraente. Oggi, soprattutto con lo scoccare di un periodo storico difficile su tanti fronti, si sono accentuate sempre di più le diseguaglianze con quelle che vengono intese come minoranze. Queste ultime, di contro, stanno cercando di darsi delle voci di protesta per rivoluzionare il presente. In un tale clima di volontà riformatrice, l’arte recupera il mito come esempio e, perché no, come un modello etico-morale che possa fornire degli spunti di riflessione. Allora si ritorna alla polis come centro inclusivo della diversità, al teatro come esperienza di condivisione collettiva. La nostra Kassandra diventa simbolo di quelle stesse minoranze che hanno voglia di esprimersi, di urlare la loro ricerca di un posto in cui collocare il proprio rispettivo io: ella termina il suo monologo sostenendo di non essere né una donna, né un uomo, di non avere un’identità ed ironica sembra sviare superficialmente il discorso interrompendosi con un “è complicato”, ma intanto ha acceso una spia negli ascoltatori, rapiti dai suoi discorsi sarcastici e toccanti, comici e tragici, costantemente al confine tra verità ed invenzione, mito e realtà presente. Drammaturgia: Sergio Blanco Regia: Maria Vittoria Bellingeri Attrice: Roberta Lidia De Stefano Scene e costumi: Maria Vittoria Bellingeri Luci: Andrea Sanson Musiche originali: Roberta Lidia De Stefano Organizzazione: Filippo Quaranta Produzione: BRUGOLE&CO Un’iniziativa di Campania Teatro Festival, direzione artistica: Ruggero Cappuccio.        Fonte immagine copertina: ufficio stampa

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Comunicati stampa

Innovative ‘a Figlia d’ ‘o Marenaro a Dinner in The Sky

Napoli – Venerdì 4 giugno, dalle 12.45 alle 15, si pranza ad alta quota con Dinner in The Sky e la cucina verace e innovativa di Giuseppe Scicchitano patron di Innovative ‘a Figlia d’ ‘o Marenaro. Il ristorante sospeso tra cielo e terra che arriva a Napoli dal 2 al 6 giugno, ospita la cucina di Innovative il locale nel cuore di Napoli, custode della tradizione gastronomica partenopea con un’anima contemporanea.   Una food experience unica a 50 metri di altezza, a cui si aggiunge lo spettacolo del serving a cui il ristorante partenopeo ha abituato i suoi ospiti. Gamberi, calamari, plancton e molluschi, queste le materie prime freschissime che entrano nel menu costruito per l’occasione dal giovane Giuseppe accompagnate dai vini di Feudi di San Gregorio: Pietracalda,  Fiano di Avellino DOCG per antipasto e primo, Cutizzi, Greco di Tufo DOCG  per il secondo, Privilegio, Irpinia Fiano Passito per il dolce   Si parte dalla Cheesecake Maria con gambero rosso e fresella ripassata e si continua con un primo piatto a base di Riso Acquerello al plancton marino e trasparenza di calamari e molluschi. Il secondo è una vera sorpresa di gusto come il nome che porta: ‘A Meraviglia con calamaro in porchetta salsiccia, bacon croccante e spezie aromatiche. Infine il dolce, Curniciello con crema di camomilla allo Strega su tegola di frolla napoletana.   Dinner in The Sky arriva per la prima volta a Napoli dal 2 al 6 giugno ed è organizzato da W.I.P. COMMUNICATION di Vincenzo Moriello e Vittorio Piccirillo con DINNER IN THE SKY ITALIA di Stefano Burotti e con la partecipazione di Kimbo, platinum sponsor e di Pepsi Max gold sponsor. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno in conformità con tutte le norme anti Covid per offrire un’esperienza unica e sicura. Il programma gastronomico è senza precedenti: sette chef stellati e il maestro pizzaiolo Franco Pepe che preparerà, per la prima volta al mondo, la pizza a 50 metri di altezza. Gli chef stellati che cucineranno sospesi tra cielo e terra sono Salvatore Bianco de Il Comandante – Romeo Hotel, Adriano Dentoni di La dispensa di Armatore, Domenico Iavarone di Josè Restaurant, Lino Scarallo di Palazzo Petrucci, Francesco Sposito di Taverna Estia, Luciano Villani de La Locanda del Borgo di Aquapetra e Marianna Vitale di Sud Ristorante. Ma non solo. Gli chef di J Japanese Restaurant – Giacomo Ignelzi e Kennedy Garduce – firmeranno una irripetibile sushi experience ad alta quota. La carta dei vini che accompagnerà le cene e i pranzi stellati è firmata da Wine&Thecity che porterà a bordo di Dinner in The Sky sette cantine di eccellenza: Astroni, DUBL, Feudi di San Gregorio, Frescobaldi, Mastroberardino, Cantine San Marzano, San Salvatore 1988. Tutto il programma è consultabile su www.dinnerinthesky.it   Come funziona l’accesso a Dinner in The sky. Dinner in The Sky è una piattaforma da 5 tonnellate che sale fino a 50 metri di altezza sollevata su 16 cavi di acciaio da una gru da 120 tonnellate. Al centro c’è un tavolo per […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Claude Monet: the Immersive Experience arriva a Napoli

A partire dal 20 maggio, nella Chiesa di San Potito in via Tommasi 1, a Napoli, arriva la grande mostra internazionale “Claude Monet: the Immersive Experience”. Prodotta da Hamza El Azhar con la sua società di Bruxelles Exhibition Hub, specializzata nella progettazione e produzione di mostre immersive, si ha la possibilità di viaggiare tra i capolavori del maestro dell’Impressionismo. Con un connubio avvincente tra cultura e tecnologia, si consente ai visitatori di immergersi nello spirito creativo dell’artista insieme alle visite guidate, su richiesta, a cura dell’Associazione “L’Arte nel Tempo”. Filo conduttore di questo viaggio immersivo è il lavoro sulla luce, che tanto ha ossessionato l’artista. Con la ricreazione nella Galleria Immersiva del Giardino dei fiori di Giverny, si può percorrere la magnifica proprietà, attraversando i ponti protagonisti di numerosi quadri di Claude Monet. L’esperienza si arricchisce con le proiezioni a 360 gradi delle straordinarie pennellate (grazie a Dirty Monitor, specialista in mappatura e produzioni audiovisive, vari squarci artistici prendono vita sulle pareti e sul pavimento) e la realtà virtuale (VR), in cui ci si profonda nelle otto regioni geografiche che sono state d’ispirazione per l’artista. Ma c’è di più: un’area interattiva permette anche ai più piccoli di essere per un momento Monet e ricreare alcune sue opere da proiettare e portare a casa come ricordo. Qualche ora fatta di colori e sogni tra capolavori eterni e la riproduzione di alcuni luoghi iconici sono l’ingrediente segreto di un commovente momento di condivisione ed infatti «lungi dal voler sostituire i musei, il cui ruolo di trasportatori di storia e di cultura rimane essenziale, questa mostra intende riunire un pubblico più ampio, non necessariamente avvezzo a questi luoghi, e offrire così un metodo nuovo e complementare per avvicinare chiunque all’arte» così spiega Mario Iacampo, creatore dell’evento. La mostra di Claude Monet arriva a Napoli La mostra ha anche lo scopo di sostenere il restauro della Chiesa, la cui costruzione risale al XVII secolo, nonché quello di ricreare attività sociali rivolte principalmente ai giovani: «l’allestimento ha una valenza sociale significativa, in quanto consente alla mia associazione non solo di fronteggiare il robusto impegno di restauro della monumentale Chiesa di San Potito, ma nel contempo di riprendere le attività di carattere sociale con i giovani che vivono il degrado e l’abbrutimento delle periferie» sostiene Carlo Morelli, presidente di “Ad Alta Voce”. Infatti, contemporaneamente a questo coinvolgimento nell’Impressionismo, i visitatori possono ammirare anche le meraviglie della Chiesa, con altrettante opere di grandi artisti. Insomma, una full immersion nella cultura, che arricchisce l’anima ed amplia la mente, mantenendo viva la curiosità con la scelta di un linguaggio comunicativo moderno e vicino agli interessi attuali, perciò consigliata a tutte le fasce d’età: grandi, piccini e ragazzi.   Francesca Hasson

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Comunicati stampa

L’ultima grande battaglia dal Barocco al contemporaneo

Baccaro Art Gallery e la Fondazione De Chiara De Maio presentano la mostra L’ultima grande battaglia dal Barocco di Salvator Rosa al contemporaneo di Max Coppeta Baccaro Art Gallery via Carmine, 66 Pagani – Salerno vernissage 27 maggio 2021, ore 18.00 a cura di Alessandro Demma testo critico di Sandro Barbagallo progetto di Davide Caramagna light design Ciro Ruggiero / Spark, allestimento Tiziana Cannavacciuolo con il patrocinio morale del Sipbc, catalogo Gutenberg Edizioni Il 27 maggio inaugura alla Baccaro Art Gallery (Pagani, Salerno) la mostra L’ultima grande battaglia – dal Barocco di Salvator Rosa al contemporaneo di Max Coppeta, a cura di Alessandro Demma. Il progetto, da un’idea di Davide Caramagna (presidente dell’Ass. Culturale MM18), apre un ciclo di esposizioni che hanno il fine di mettere in dialogo l’arte di Max Coppeta con alcuni capolavori dei più celebri artisti del Barocco napoletano (F. Guarini, F. Solimena, L. Giordano, M. Pino da Siena, S. Rosa, per citarne alcuni) provenienti dalla Fondazione De Chiara De Maio, con l’eccezionale contributo critico dello storico dell’arte Sandro Barbagallo (curatore del reparto Collezioni Storiche dei Musei Vaticani). In questa prima esposizione, tutto ruota attorno all’opera La Battaglia tra cristiani e turchi di Salvator Rosa del 1630, voluta dalla Galleria Baccaro per celebrare i suoi vent’anni di ricerca e concessa grazie alla visione e alla generosità del Presidente Diodato De Maio – Fondazione De Chiara De Maio Lo scontro navale che ebbe luogo il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto, segnò una svolta epocale nella storia del Mar Mediterraneo e di tutti quei paesi che, fino ad allora, erano stati coinvolti nella lotta per arginare la minaccia turca. La battaglia, tema caro all’attività pittorica di Salvator Rosa, fu uno dei suoi soggetti preferiti fin dagli esordi. Coppeta percependo la volontà del maestro, di andare oltre la meraviglia visiva, sceglie di agire direttamente nella terza dimensione, deformando materiali specchianti e sottolineando il ruolo decisivo che le tensioni hanno in questo dialogo. Ad aiutarci in questo processo di decodifica di un linguaggio che ha avuto il suo exploit nel seicento napoletano, è la ricerca “Riflessi e Deformi” dell’artista Max Coppeta, opere che esplorano la proprietà dell’acqua e dei liquidi di ingrandire oggetti immersi in essa a causa della differenza dell’indice di rifrazione. Questa indagine è una metafora sulla percezione della realtà, spesso distorta dalla fame di sopraffazione. La luce che, ne La battaglia di Lepanto, trafigge i visi dei protagonisti dei due gruppi antagonisti è reinterpretata in chiave contemporanea dall’artista, che la assimila, per rifletterla nelle sue sculture. Come in una scenografia, chi osserva, viene avvolto e catturato dalla forza attrattiva che anima le opere di Rosa e Coppeta. Questa forza, sembra fuoriuscire dalle figure per propagarsi nei rimandi di una storia che scuote il presente e torna ad essere forma nuova. Questa condizione chiaroscurale, di uomo contro uomo, proietta nuove ombre sulla contemporaneità. Ma se ogni battaglia lascia una crepa, l’invito è di coglierne la luce. Ufficio stampa: Stefania Trotta [email protected] Baccaro Art Gallery via Carmine, 66 […]

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Musica

Luciano Varnadi Ceriello: un giorno in radio con tutta la famiglia

Nuovo disco per il cantautore dai “2 cappelli”, nuovo disco non solo per lui ma per tutta la sua famiglia. Figlio della pandemia, questo progetto nasce anche dalla voglia dei suoi figli di riportare a galla la figura di un padre poliedrico e artista in tutti i sensi, romanziere, scrittore a tutto tondo… e anche di canzoni. Il cantautore dunque si rimette in moto e coinvolge tutti i suoi figli, dalla copertina ai suoni, dalle voci al video passando inevitabilmente per l’idea: una giornata radiofonica, come fosse l’intera programmazione del giorno. Si intitola “Radio Varnadi 2.0 Family Edition” ed è un lavoro di 31 tracce (15 canzoni e 16 intro di presentazione). Semplicità anche indotta dalle restrizioni, di location e di mezzi… fatto in casa in tutto e per tutto. Come i video, come il suono, così come doveva e voleva essere. Punto e a capo. Tanto di cappello (anzi di cappelli visto che sono 2) all’arte che qui trova un alto significato della sua stessa identità. Che bella intervista quella che segue… Torna in scena il “Cantautore con due cappelli”… e direi che dopo aver ascoltato “Stokazzo” si chiude il cerchio di questa allegoria o denuncia contro i nuovi “cantautori” di oggi che scimmiottano un passato glorioso… o no? Qualcuno dovrebbe spiegare ai novelli cantautori figli dello star-system che la rivoluzione sessuale è avvenuta già cinquant’anni fa e che i riferimenti che scimmiottano, David Bowie su tutti, sono talmente stellari che al loro confronto anche il trasgressivo rocker di zocca apparirebbe come una scorreggina di formica, figuriamoci questi personaggetti uterini e s-talentuosi. Ma il mio j’accuse non è indirizzato a loro, bensì a noi cinquantenni appartenenti alla generazione di mezzo tra i cantautori della vecchia guardia e il nulla odierno, perché la colpa è nostra, siamo noi che non abbiamo saputo tramandare la memoria culturale di chi ci ha preceduto. Se pensiamo che oggi le “battaglie” del Primo maggio, prima granitico monolite di cantautori dallo stile mordace e dalla penna fendente, adesso sono combattute da Fedez, luminare dall’indiscusso spessore culturale, con il placet di gruppi che davvero a suo tempo sono stati combattivi e sovversivi (Vedi 99 posse), significa che il fondo ormai è stato toccato, ma io sono fiducioso, perché è proprio quando si tocca il fondo che ci si riesce a dare la spinta per la risalita. Dopo ogni periodo di decadenza esiste sempre una rinascita! Nel brano “Stokazzo”, brano nel quale ho duettato con mio figlio Giuseppe, ho citato i nomi di alcuni cantautori ormai passati a miglior vita come Jannacci (Prima c’era Jannacci e adesso c’è Stokazzo!), Dalla, De André, Graziani… avrei voluto citare anche Guccini per la stima che nutro in lui, ma per fortuna quest’ultimo abbiamo il piacere di averlo ancora tra di noi. Luciano Varnadi Ceriello, una intervista La Campania come punto fermo… se ti chiedessi quanta ironia e quanti ingredienti della tua (e nostra) Campania ci sono dentro questo modo di fare musica? Io adoro vivere in Campania e nel Sud […]

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Musica

Gianfranco Mauto: come far rivivere Piero Ciampi

Gianfranco Mauto ci regala una doppietta di pubblicazioni interessanti. Un disco realizzato in studio dal titolo Il tempo migliore che di recente si arricchisce di un suo duplicato ma in versione acustica. Esce Il tempo migliore – Acustico dove, va sottolineato, gli stessi brani sono realizzati rigorosamente dal vivo con solo pianoforte e voce. La chicca è inoltre racchiusa in questo nuovo brano che non troviamo nel primo disco: si intitola Nero bianco e blu, uno scritto inedito del grande Piero Ciampi che Mauto musica su richiesta di una grandissima come Miranda Martino. Non contenti, in questa release acustica, i due duettano anche assieme per restituire una vita nuova alla penna di un riferimento assoluto della canzone d’autore italiana, mai troppo illuminato come forse meriterebbe. Il pop d’autore di Gianfranco Mauto si fa dunque suono di dettaglio pregiato nel tempo e nella bella saggezza. L’amore e il quotidiano incontrano la storia. Intervista a Gianfranco Mauto Un disco che si divide in due ed è quella la prima curiosità. Dopo la versione in studio, di Il tempo migliore esce la versione acustica di solo piano e voce. Perché? Le canzoni nascono in modi diversi, spesso in modo casuale, semplice, con un solo strumento o una melodia nella testa, e solo successivamente si colorano di arrangiamenti più o meno ricercati; ma nel momento in cui nascono così “nude” che conservano secondo me la loro forza, la loro “verità”, per questo ho voluto fermarle così, pianoforte e voce dal vivo, proprio per fermare nel tempo la loro ragione di essere. Una versione ricca della featuring di Miranda Martino che canta con te un testo inedito scritto da Piero Ciampi… Come nasce tutto questo? Ho conosciuto Miranda e siamo subito entrati in empatia. Lei è una donna ed una artista  eccezionale, piena di energia e sentimento, mi ha sempre raccontato con passione la sua vita ricchissima di esperienze ed incontri ed uno di questi con Piero Ciampi, suo amico, che, frequentando la sua casa romana negli anni ’70 decise, come gesto d’affetto, di regalarle una poesia. Un giorno Miranda mi ha chiesto di musicarla, da lì è nato tutto… Come hai trovato la musica giusta per questo brano? Mi sono avvicinato in punta di piedi a quelle parole scritte nel ’77 da questo grandissimo artista. Ho lasciato che quell’emozione provata nel leggerle la prima volta arrivasse sui tasti del pianoforte: quando l’ho fatta sentire a Miranda e lei si è commossa come me ho capito di aver forse interpretato nel modo migliore che potessi quelle sensazioni. Ad ascoltare i tuoi suoni, il mondo cantautorale di Ciampi come di tanta parte di quella scuola, è assai lontano da te. Come hai vissuto questo accostamento? Nonostante il grande onore che mi è stato concesso ho vissuto questa esperienza come un grande onere ed ho fatto l’unica cosa che potevo fare: rimanere me stesso, con il mio mondo musicale, cercando di rendere attuali quelle frasi e moderno il loro grande messaggio. Delle due anime, di quella in […]

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BIRRA IPA ARTIGIANALE E BURGER O’MERICANO: LE NOVITÀ COMING SOON DI CHALET CIRO

Un nuovo panino, una nuova birra, la passione di sempre: “O’ Mericano” e “Co’ Core”, la birra artigianale Pale Ale made in Napoli. Sono le due novità in arrivo nei punti vendita Chalet Ciro della città per chi ha voglia di un hamburger come lo mangerebbe in California o a New York, basato sul food porn americano ma accostato alle eccellenze culinarie del nostro Paese. Chalet Ciro è il posto giusto per gustare tramezzini farciti, primi piatti, insalate gustose e presto anche una new entry, completa e nutriente, che non ha nulla da invidiare al sapore tipico di un original burger “mericano”. L’anima di questo panino è la carne di ottima qualità, il bacon, il formaggio cheddar, l’uovo e naturalmente un sofficissimo pane fresco che si scioglie in bocca. Insuperabile se accostato ad una ghiacciata Pale Ale artigianale “Co’ Core”, una birra ad alta fermentazione prodotta con malto chiaro e luppolata, veracemente napoletana e fatta con il cuore, perfetta per i sapori decisi. L’intenzione è quella di offrire sempre più scelte ai propri clienti, e mirare a un menu ricco che punta su ingredienti di prima scelta: O’ Mericano è una novità assoluta e, insieme agli altri piatti della produzione di Chalet Ciro, sarà l’ideale per un pranzo veloce o una serata in compagnia all’aperto, con l’arrivo della bella stagione e un po’ di respiro, grazie al passaggio alla zona gialla. Un’esperienza di gusto, un godimento per occhi e palato! Punti vendita Chalet Ciro della città: . Via Caracciolo, Mergellina 081.669928 . Via Cilea 131, Vomero 081.19520512 . Piazza Garibaldi, Stazione Centrale di Napoli 081.19022838  

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Taste Alto Piemonte Napoli 2021: per la prima volta i vini dell’Alto Piemonte in trasferta a Napoli il 30 e 31 Maggio

I Nebbioli dell’Alto Piemonte finalmente a Napoli in tutta sicurezza Il Consorzio Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte conferma – dopo diversi rinvii dettati dal prolungarsi dell’emergenza sanitaria – le date dell’edizione di Taste Alto Piemonte Napoli: domenica 30 e lunedì 31 maggio 2021, i Nebbioli dell’Alto Piemonte sbarcheranno nel capoluogo campano, con un format tutto nuovo, ma soprattutto sicuro. La celebre produzione piemontese sarà presentata negli spazi dello storico Eurostars Hotel Excelsior, sul lungomare (via Partenope 48), con la formula della masterclass con degustazione. Nella due giorni si svolgeranno 8 masterclass: 5 masterclass nella giornata di domenica e 3 in quella di lunedì. Ogni masterclass prevedrà una prima parte di introduzione e inquadramento sul territorio e sulle dieci denominazioni tutelate dal Consorzio, seguita da una degustazione guidata. Le denominazioni presentate saranno: Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC, Valli Ossolane DOC. Il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte dal 1999 tutela, valorizza e promuove l’immagine di questi vini delle province di Biella, Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola. Ne diffonde la conoscenza e promuove iniziative atte a valorizzare le storiche Denominazioni di Origine: due Docg (Gattinara e Ghemme) e otto Doc (Boca, Bramaterra, Colline Novaresi, Coste della Sesia, Fara, Lessona, Sizzano e Valli Ossolane). Le aziende che aderiscono al Consorzio rappresentano la quasi totalità della produzione; sono presenti marchi di antichissima tradizione locale insieme ad altri di nascita recente e aziende di dimensioni importanti così come aziende con produzioni limitatissime. Questa formula di evento è stata fortemente voluta ed organizzata dal Consorzio Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte con la collaborazione di Ais Campania. Le masterclass  saranno  aperte al pubblico, operatori di settore e stampa e saranno realizzate grazie al prezioso contributo di Mauro Carosso, delegato Ais Torino, profondo conoscitore dei vini alto piemontesi. Programma masterclass:   Domenica 30 maggio 2021: 10:00-11:20, 12:00-13:20, 14:00-15:20, 16:00-17:20, 18:00-19:20 Lunedì 31 maggio 2021: 10:00-11:20, 12:00-13:20, 14:00-15:20   Prenotazione e acquisto biglietti online Le masterclass saranno su prenotazione e avranno posti limitati in base alle disposizioni anti Covid-19 in essere nel periodo di realizzazione, al fine di garantire adeguate misure di sicurezza. La prenotazione potrà avvenire solamente tramite il sito web ell’evento www.tastealtopiemonte.it. INTERO: Il costo per pubblico e appassionati è di € 20,00. RIDOTTO: I soci Ais, Fisar e Onav potranno usufruire di una riduzione pari a € 5,00 inserendo un codice sconto che riceveranno contattando l’indirizzo email [email protected] e inviando in allegato il tesserino dell’associazione. GRATUITO: La partecipazione alle masterclass per stampa ed operatori di settore è gratuita previa prenotazione.

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Musica

BOAVISTA: il pop romantico dei nostri tempi

Titolo emblematico, scenografico, decisamente romantico: “Li dove ci sono le stelle” che in realtà ha forti richiami letterari più che tradizioni pop da cassetta. Tuttavia se il primo fosse stato un obiettivo da raggiungere, diciamo che non era questo il modo migliore visto il livello culturale della massa popolare. E sfogliando poi la tracklist di questo primo disco dei BOAVISTA diciamo che il pop magistralmente confezionato che si dipana al centro del tutto non aiuta a venir fuori dai cliché che il primo impatto regala. Disco che però mette in scena una gustosissima qualità, di trame ben fatte, di amore vissuto e di perseveranza quotidiana, di solitudine anche… se il suono si fa “Ruggine” per non mollare la presa, spesso lascia anche spazio a dolcissimi voli a planare per l’emozione che soltanto il bel pop d’autore macchiato di rock sa come mescolare. Perché questo esordio dei BOAVISTA mescola il suono alla vita di tutti i giorni… Esordio romantico e decisamente rock. Anzi direi severo nel romanticismo e dolce nel suo essere rock. Che ne pensate? Potremmo essere decisamente più rock, ma siamo esattamente quello che suoniamo a volte riflessivi e a volte più graffianti. Per scrivere d’amore devi forse arrivare ad odiare l’amore stesso. Che poi a parte i primi momenti, per il resto il disco è assai dolce nelle soluzioni… perché non avete mantenuto un tiro assai “radiofonico”? Me lo sarei atteso… Questo disco è il nostro modo di vedere e di pensare alle cose, non abbiamo badato molto a come comunicare quello che stavamo vivendo ma, ci siamo concentrati su cosa…ma prendiamo lo spunto Direi che un’altra parola affine è metropolitano. Quanto dovete alla città che avete attorno? A Bologna dobbiamo tanto soprattutto per averci fatto incontrare, ma dobbiamo tanto a tante altre città come: Savona; Roma; Céglie Messápica che hanno lasciato il segno dentro Ma soprattutto… quanto all’evasione dalla città che avete attorno? Più che altro dalle cose che non vanno di molte città ma a noi basta una sala prove ed essere tutti insieme…non esiste evasione migliore Il rock liquido e acido che arriva dall’Inghilterra è sicuramente un riferimento. Lo si legge spesso associato al vostro nome. Chi è il vostro vero riferimento? Non saprei darti una risposta precisa di chi sia il riferimento, siamo la somma di tanti ascolti dal rock al pop all’indie. Abbiamo ascoltato U2, Blur, The Killers ma anche tanto altro E dopo “Ruggine”? Stiamo scrivendo molto in questo momento, non so ancora bene quando, ma ci sarà un nuovo singolo a breve e forse anche un disco nel 2021, non pensavamo di avere così tante canzoni nel cassetto. Abbiamo un nuovo video fuori “Lí dove ci sono le stelle” per ora ci godiamo il momento e continuiamo a guardare avanti. Paolo Tocco

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Musica

Anna Utopia Giordano: ombre e luci tra i suoni e le parole

Artista, poetessa anche, di immagine e di psichedeliche deformazioni dei tradizionali contorni, modella in scena ma anche visionaria della luce e delle sue ombre… come foglie e come fogli, bianchi o neri poco importa. Indaga sull’uomo, filosofia per niente spicciola ma che si mostra lisergica, da codificare dentro le linee per niente sfacciate di quegli stessi contorni che Anna Utopia Giordano ci mostra alterati nella loro composta definizione. Si intitola “Fogli d’ombra” questo esordio in cui accosta lo spoken word e la recitazione delle parole incastrate in un senso alto, al suono composto e disegnato da Giuseppe Fiori, Leonardo Barilaro e Un Artista Minimalista. Solo 3 composizioni che hanno in se la luce della parola ma anche l’ombra del cemento industriale, di atmosfere di caverne e nascondigli… La sensibilità sociale dietro un’opera come “Fogli d’ombra” … ci ho anche voluto leggere tanta violenza verso cui difendersi… dicci la tua… Questo tipo di sensibilità, secondo me, deriva anche dall’intuire che fare parte di una rete sociale significa trovarsi in una struttura in cui le azioni di ogni singola persona, un nodo di quella rete, possono portare a un movimento di tutti gli altri individui ad essa collegati, come un’onda che si propaga. Avere consapevolezza delle proprie azioni credo che sia importante per accorgersi che parole e gesti hanno effetti su di noi e sul mondo intorno a noi. A volte si dimentica che le nostre azioni possono essere percepite in modo differente dalle persone con le quali ci rapportiamo e che possono avere un impatto notevole sugli altri. Liquidità, velocità… contro questo down-tempo digitale, tra le pieghe di questo spoken word cadenzato… una controtendenza di questi tempi. Una provocazione o un altro modo di vestire la moda? I tre brani non hanno alcuna volontà di provocare oppure seguire la moda, scrivo perché sto bene mentre lo faccio, compongo seguendo il mio ritmo e attingo dalle tematiche del mio immaginario. Non posso prevedere, e neanche controllare, come verranno recepite le mie opere dal pubblico. Non ho mai avuto problemi con le critiche, anche quelle negative, anzi, sono curiosa dei pareri di chi osserva, ascolta o legge i miei lavori. E a proposito di mode: la creatività, secondo te, deve in qualche modo sposare il linguaggio popolare o lo deve rivoluzionare? O magari non deve proprio niente a nessuno… che ne pensi? Credo che non ci sia una regola precisa, dipende dal contesto. Sicuramente dietro ad ogni prodotto creativo c’è un lavoro considerevole. L’artista, seguendo il proprio impulso creativo, può scegliere di usare e sperimentare qualsiasi tipo di linguaggio al fine di aderire a ciò che prova e sente. Ad ogni modo, penso che riuscire ad astrarre totalmente dalla società in cui si è nati, dalle sue regole, abitudini e tendenze, sia una impresa illusoria. La creatività così intesa, forse, non ha altro motivo se non l’atto stesso di estendere sé stessi e di imprimere con parole, musica, movimenti o immagini, il proprio modo di sentire e recepire gli stimoli, senza alcuna altra […]

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“Noi insieme per la salute”: cure domiciliari per salvaguardare la salute dei soggetti fragili ed evitare la saturazione degli ospedali

“Noi insieme per la salute”: un pool di medici, infermieri ed assistenti socio sanitari campani hanno dato vita a questo sodalizio per incrementare l’assistenza medico – infermieristica domiciliare a alleviare il carico dei servizi d’emergenza del sistema sanitario pubblico. Un progetto assistenziale innovativo rivolto soprattutto a coloro che per età, condizione fisica, mentale e socio – culturale vivono mille difficoltà. Ecco i principali servizi offerti: servizio di assistenza domiciliare medica (visite mediche per l’esecuzione di esami diagnostici domiciliari come radiografie, ecografie, elettrocardiogrammi, etc.); servizio di assistenza infermieristica (esecuzione di prelievi ematici, terapie iniettive, etc.); servizio di assistenza socio sanitaria  nei confronti di persone non autosufficienti (anche h24); esecuzione del tampone naso faringeo molecolare e del tampone antigenico per Covid19; ricerca degli anticorpi anti proteina S del Covid19. In assistenza domiciliare il paziente riceve prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e socio – assistenziali programmate secondo piani individuali e definiti con la partecipazione di tutte le figure professionali interessate al caso specifico. Questo tipo di supporto consente, ad esempio, l’agevolazione della permanenza in famiglia e a domicilio degli anziani in condizioni di fragilità, così da evitare la loro ospedalizzazione e, dunque, l’esposizione ad ulteriori rischi (di natura virale, ad esempio la possibilità di contrarre il nuovo Coronavirus, e di natura psicologica, in quanto è risaputo che l’anziano non digerisce bene l’allontanamento dal proprio focolare in quanto percepisce l’ospedale come un luogo asettico e freddo). “Il nostro interesse comune è proteso alla creazione di benessere e coesione sociale – spiegano gli ideatori dell’iniziativa (Giuseppe Palmieri, Antonio Gargiulo e Augusto Rivellini) – con una particolare attenzione alla qualità di vita del paziente. Disponiamo di un’equipe costituita da figure professionali esperte e preparate sia sul piano relazionale che su quello tecnico”.

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L’Oca nera apre a Chiaia e lancia il panino Mergellina che sa di birra e taralli

Arriva il panino alla birra e taralli ideato da Alessandro Conte e Francesco Trombetta, cuochi e proprietari de L’Oca nera Burger Station, che hanno aperto a Napoli, in zona Chiaia, una nuova stazione di street food con delivery e asporto. Il panino si chiama “Mergellina”: nell’impasto del bun artigianale ci sono la sugna e il pepe, la maionese è preparata con una riduzione di birra chiara doppio malto ed è farcito con salsiccia di maialino nero, provola impanata con mandorle e funghi spadellati. “Un panino del ricordo e un omaggio a Napoli – spiegano Conte e Trombetta – che rimanda ai chioschetti di Mergellina, dove si andava a comprare birra e taralli da gustare in compagnia guardando il mare”. Alessandro è lo Chef che realizza i panini da lui ideati dopo lunghe prove in cucina, in cui si diverte a creare nuove salse e a combinare ingredienti di ricette italiane a sapori internazionali. Francesco si occupa dei fritti e qui sperimenta le più diverse panature, che possono essere realizzate con cereali, mandorle, pistacchi, miele e altri ingredienti che però tiene segreti. Ricco il menù di panini, crostoni e fritti. Le materie prime sono di stagione, le carni esclusivamente italiane, le salse artigianali, le combinazioni di gusto indovinate ed elaborate. Le maionesi rigorosamente handmade, sono al limone, al basilico, alle noci, ai quattro pepi e al rosmarino. In ogni panino c’è una cucina regionale condita con un pizzico di ingredienti anglosassoni e ogni mese se ne sperimenta uno nuovo. A marzo dopo l’omaggio alla Campania con il panino “Mergellina”, tocca anche al Piemonte con il panino composto da: hamburger di podolica, formaggio toma croccante, rucola, pomodorini e marmellata di bacon. Sono tre le tipologie di bun utilizzati: artigianale con semi di sesamo per i panini più elaborati, il casereccio, più croccante all’esterno e morbido all’interno, per accogliere i ricchi contorni della cucina tradizionale partenopea e infine quello al carbone vegetale utilizzato per il panino “L’Oca nera” farcito con crema di parmigiana, hamburger di podolica, provola, noci e pesto di basilico. I fritti strizzano l’occhio agli States: originali i donuts di pollo, dove le ciambelle di Homer Simpson diventano salate e poi cheeseball, filetti di pollo Kentucky impanati con i Corn- FlaKes oppure con salsa barbecue e miele, nuggets di pollo, anelli di cipolla, patatine a volontà. Non manca un po’ di tradizione irlandese, proveniente dai panini dello storico L’Oca nera Irish Pub di via Bernini fondato da Francesco Morra. Nel 2018 Alessandro e Francesco hanno preso in gestione la sede take away, la burger station di Via Cilea, per poi approdare a Chiaia in Via Carducci. Anche qui si può gustare il “Donkey” con hamburger, cipolla caramellata, bacon e cheddar, da sempre il panino più richiesto e considerato il cavallo di battaglia. Spiccano anche il “Papen” con hamburger, mortadella, provola e crema di pistacchi di Bronte, il “Chives” con schiacciatina di patate alle erbe, hamburger, provola, maionese al limone e poi hamburger vegani, panini gluten free e delizioso crostoni, come il “Taco” con prosciutto cotto, provola e melanzane grigliate, “Epic” con porchetta, provola e friarielli e […]

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L’Antica Distilleria Petrone lancia gli “iMIX – Fresh Cocktail”

Nascono gli “iMIX – Fresh Cocktail” con ingredienti separati da miscelare e shakerare all’istante per poi sorseggiare il proprio drink preferito sulla spiaggia, durante un picnic, a casa con gli amici o dovunque lo si desideri. A lanciare questo nuovo modo di vivere i cocktail prêt-à-porter è l’Antica Distilleria Petrone, azienda casertana capitanata dal giovane manager Andrea Petrone, che ha puntato sull’innovativo mini shaker iMIX brevettato dalla start up napoletana 4.0 Smart Drinks. L’iMIX nella capsula superiore contiene i singoli ingredienti separati e nella parte inferiore presenta un bicchiere: ruotando la capsula, gli ingredienti scendono nel bicchiere e, grazie all’originale meccanismo brevettato, possono essere shakerati e miscelati all’istante per dare vita a un perfetto cocktail fresco. A differenza degli altri drink “pronti” disponibili sul mercato, che in genere sono dei premiscelati, gli “iMIX – Fresh Cocktail” presentano delle caratteristiche organolettiche superiori perché la miscelazione effettuata al momento del consumo fa aprire in modo ottimale le molecole e sprigionare al meglio il gusto dei vari ingredienti. Sei i cocktail attualmente disponibili, tutti firmati dal Bar Manager e mixologist Roberto Onorati, da scegliere tra gli internazionali Cosmopolitan, Daiquiri Passion e Sex on the Beach o tra i nuovissimi Limoncello Red, Amarè Crush e Guappa Rum e Pera che appartengono alla linea “Italian temptation” creata con i liquori di punta dell’Antica Distilleria Petrone.   Gli “iMIX – Fresh Cocktail” potranno essere acquistati dal 4 marzo sull’e-commerce dell’Antica Distilleria Petrone (www.distilleriapetrone.it) o presso lounge bar, stabilimenti balneari, locali sulla spiaggia, hotel e b&b.

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Suoni contro muri, musica e arte in streaming al teatro Trianon Viviani

Al teatro Trianon Viviani la musica e l’arte si incontrano in Suoni contro muri, la nuova rassegna ideata da Marisa Laurito, direttore artistico del teatro della Canzone napoletana, trasmessa in streaming da mercoledì 10 marzo prossimo. Come recita il sottotitolo – «6 testimonial per 6 musicisti accompagnati da 6 artisti di arte contemporanea in 6 concerti:» –, il teatro pubblico di Forcella ha programmato sei concerti di musicisti partenopei, che interpretano le canzoni partenopee di ieri e di oggi, ognuno dei quali presentato da un noto musicista o scrittore, ai quali si associa il lavoro di un artista selezionato dal museo Madre. Laurito spiega il senso dell’iniziativa: «I teatri sono ancòra chiusi e gli artisti vivono un periodo di grande mortificazione, sentendosi sempre più isolati: proprio per questo, oggi e ora, noi artisti dobbiamo essere compatti, stare insieme ed essere generosi l’uno con gli altri. Di qui l’idea dei sei artisti importanti e riconosciuti a livello internazionale che raccontano perché appassionati, la musicalità di altrettanti bravissimi musicisti e, grazie al museo Madre, nella persona di Laura Valente, presidente uscente che ha abbracciato la mia idea, intervengono in questi concerti con le loro immagini, sei potenti artisti di arte contemporanea». Primo appuntamento il 10 marzo con Gianni Conte nel concerto Conte… un piano per Napoli. Renzo Arbore ci racconta questo musicista, sottolineandone «la bella, potente, intonata e coinvolgente voce», sempre volta all’espressione, che nasce dal «pensare intensamente a quello che si canta e per chi si canta». Questo recital di canzoni, dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, è accompagnato dalle opere dello scultore e pittore Lello Esposito, che lavora sul rapporto tra arte contemporanea e tradizione, attraverso la riflessione e la rielaborazione artistica dei simboli dell’immaginario culturale partenopeo. Il 17 marzo è la volta di Eugenio Bennato che introduce Fiorenza Calogero in NapulAnnùra, una cantante che per il fondatore del movimento Taranta power «appartiene a una ristretta schiera di interpreti della canzone che si sono sottratti a quel cliché, a volte negativo e pesante, che grava sulla città. Il concerto propone brani da Renato Carosone a Sergio Bruni, da Angela Luce a Concetta Barra, spingendosi fino al Settecento napoletano, ed è associato al lavoro di Enrico Benetta, artista veneto che si muove su diversi registri stilistici e la fusione di fonti culturali lontane tra di loro. Segue, il 24 marzo, Stefano Bollani che presenta il concerto del pianista e cantante Lorenzo Hengeller in Alla faccia del jazz: «Hengeller, che è il nome delle sfogliatelle a Napoli, è un giovanotto matto con l’umorismo sano alla Luttazzi o alla Carosone e la passione per il jazz e per le musiche vive e divertenti». Dietro le note del musicista partenopeo c’è un manifesto di poetica del jazz, il genere degli irregolari, che, libero dai lacci degli spartiti, va in cerca di atmosfere e prosegue per improvvisazioni e recuperi. In contrappunto il lavoro di Roxy in the box, artista che indaga, colpisce, schernisce e smaschera tutto ciò che risiede “fuori dal box”, comunicando attraverso il corpo. Il 31 marzo, Tosca racconta i Suonno d’ajere in Suspiro: «questo trio incredibile interpreta la canzone napoletana con una classicità all’insegna di una strana e incredibile modernità». La cantante Irene Lupe […]

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A MODO MIO, il nuovo cortometraggio di Danilo Rovani

A modo mio è il cortometraggio di Danilo Rovani con Cosimo Alberti e Denise Capuano, prodotto da Itinerari di Napoli di Massimiliano Sacchetto e Carmela Autiero (https://napoli.itineraridellacampania.it) e iKen ONLUS, che prende le mosse dalla storia di Maria Paola Gaglione e Ciro Migliore due giovani della provincia di Napoli balzati agli onori della cronaca perché il loro amore è diventato una tragedia. Per la tematica trattata e per la qualità del prodotto il corto è stato scelto come manifesto contro il bullismo omofobo che sarà presentato, in anteprima assoluta, alla prima edizione di [email protected] Film Festival la prossima estate. “Come IDN – afferma Massimiliano Sacchetto – ci occupiamo da molti anni di comunicazione firmando campagne di comunicazione per artisti ed istituzioni. Nel corso degli anni abbiamo voluto ampliare i nostri interessi e sviluppare un progetto multiplo che comprendesse più attività legate sempre al mondo della comunicazione e della editoria sfociato in IDN itinerari di Napoli lavorando in partner con diverse istituzioni ed enti locali.  Ci siamo dedicati alla produzione di questo lavoro, cui seguiranno molto presto altri due corti, perché puntiamo alla valorizzazione e diffusione di prodotti di qualità in campo artistico e culturale; ci ha convinto la tematica e l’idea registica di Rovani così come l’interpretazione dei protagonisti. Si parte dalla cronaca per evidenziare come la nostra realtà non garantisca la libertà né di pensiero, né di tante altre cose fino ad arrivare perfino al divieto di amare”. Due giovani che vogliono vivere il proprio amore; Ciro che quando è nato si chiamava Carmela, e Maria Paola sognano da sempre il compagno della vita, l’amore così forte da fare dimenticare tutto il resto. Sono due giovani della periferia di Napoli, hanno lasciato la scuola, inseguono altro. Poi si incontrano ed è amore all’istante. Proprio quello che cercavano. Vivono finalmente felici e vanno in giro per le strade della periferia, che pur essendo degradate e squallide, ai loro occhi sembrano splendide. Su quel motorino sono felici, insieme sono felici. Ma la famiglia di lei non accetta il loro amore, Ciro è una donna, sono due donne, non hanno diritto di amarsi. Ed un giorno mentre sono in sella al loro amato motorino il fratello di lei li sperona provocando, nella caduta, la morte di Maria Paola. Il corto racconta l’amore che dovrebbe essere libero, gioioso ed invece in molti casi, come in questo, diventa una trappola mortale. “Noi di i Ken ONLUS – spiega Carlo Cremona presidente i Ken e direttore artistico di Omovies International Film Festival – abbiamo coprodotto con IDN Itinerari di Napoli il cortometraggio “A modo mio” di Danilo Rovani che sarà presentato in anteprima mondiale alla prima edizione di [email protected] International Film Festival nella prossima estate. Un film che parla di una storia queer, di quegli amori non convenzionali e che narrano di vite fuori dagli schemi e per questo difficili da accettare anche più delle singole scelte o condizioni di vita personali. L’amore e l’odio sono facce della medesima medaglia, talvolta sono la pesante condanna […]

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Musica

Cassandra Raffaele: anarchia e amore, nostalgia e rock

Nel titolo penso di aver chiuso almeno gli ingredienti portanti di questa nuova ballad indie-rock di Cassandra Raffaele che dopo il singolo “Sarà successo” cavalca ancora questo mood nostalgico e parla di libertà in modo sfacciato e poetico allo stesso tempo. Parla d’amore, parla di vita… e come sempre si riconferma quel suono acido di un downtempo americano, quasi shoegaze alla memoria… si riconferma L’Amor Mio Non Muore di Roberto Villa a curare i dettagli e i ricami di un mood che sembra arrivare da un’America anni ’70, tra rivoluzioni e resilienze. “La mia anarchia ama te” è una bellissima tinteggiatura di accettazione. Nuovo singolo e finalmente. In ogni direzione lo si ascolti, lo si guardi… c’è uno sfacciato ritorno al passato. Lo avevi fatto con “Sarà successo” e lo confermi ora… Perché? Il passato mi ha insegnato tanto musicalmente e oggi ho sentito il bisogno di ringraziarlo cercando linee arrangiative evocative e nostalgiche in quello che sto facendo. Roberto Villa che ha prodotto i brani, in questo ha fatto centro, comprendendo esattamente il mio stato d’animo. La musica dei cantautori degli Anni ’70, i vinili prog, John Lennon, gli Stones, Julie Driscoll e gli hammond di Brian Auger, Morricone, sono solo alcuni pezzi vivi di un passato sempre presente, che mi hanno coccolato (e continuano a farlo) in questo momento storico dal quale non riuscivo a trovare slanci di entusiasmo. Il passato è diventato quasi un rifugio, nel quale cerco strade per proiettarmi comunque e malgrado tutto, nel futuro. E in questa chiave del passato usi una parola assai importante: anarchia. Che significa per te? L’anarchia è una poesia di resistenza ed amore che solo il rispetto nei confronti dei propri ideali, possono fare nascere. È il sapere restare fedeli a ciò che si è, ad oltranza, un grido di affermazione dell’arte, della musica, che malgrado tutto, continuano ad esistere, anche se provati dai tempi ostili. Senti faccio un passo indietro e ritorno al primo singolo che ha rotto un silenzio che durava 5 anni. “Sarà successo”: ti chiedo subito: perché i NERD come simbolo protagonista del brano? Ho scelto una bandiera che mi rappresentasse al meglio sia intellettualmente che emotivamente. E non potevo che scegliere i nerd. Non mi sono mai arresa in questi ultimi anni, e anche nei momenti più difficili ho puntato tutto sui mezzi che avevo a disposizione, ovvero la curiosità e l’intuito, per creare e fare. I nerd sono la metafora di chi cerca un riscatto dalla vita e sa che lo studio e l’applicazione saranno fondamentali, per costruire i propri progetti, spesso elaborati in solitudine ma divertendosi e non dandosi mai per vinto. E lasciati chiedere della location di questo video. Esistono ancora posti del genere? Esistono e come! Bologna nerd è un vero e proprio museo di video games ma non solo. È un circolo che riunisce gente appassionata di giochi di società, fumetti, cartoons, robot. Un mondo nel quale perdersi e ritrovarsi bambini, perché in fondo forse quello che manca a […]

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