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Tampon Tax in Italia: il costo delle mestruazioni e l’IVA sugli assorbenti

ASSORBENTI

Gli assorbenti, è innegabile, ci hanno letteralmente cambiato la vita. Si stima che nell’antico Egitto le donne usassero foglie di papiro, mentre nell’antica Roma e fino al Medioevo si ricorreva a pezzi di stoffa o lana da lavare e riutilizzare. Una rivoluzione arriva nel 1888 in America con il primo assorbente usa e getta, un prodotto che però rimase a lungo un lusso per poche. Anche quando i prezzi calarono, le donne dovevano spesso servirsi da sole nei negozi, lasciando i soldi in una scatola per evitare l’imbarazzo dell’acquisto. Le mestruazioni, infatti, erano e in molte parti del mondo sono ancora oggi un vero e proprio tabù. Un tabù che si riflette anche in un costo economico e sociale specifico: la cosiddetta Tampon Tax.

In sintesi: Cos’è la Tampon Tax?

La Tampon Tax è l’aliquota IVA applicata ai prodotti per l’igiene mestruale. In Italia, nel 2026, l’aliquota è fissata al 10%, dopo che la legge di bilancio 2024 ha annullato la riduzione al 5% del 2023. I prodotti mestruali non sono ancora riconosciuti stabilmente come beni di prima necessità.

Una breve storia degli assorbenti: da lusso a necessità quotidiana

Dalle soluzioni rudimentali dell’antichità, la strada verso i moderni prodotti per l’igiene femminile è stata lunga. Per secoli, la gestione del ciclo mestruale è stata una questione privata, affrontata con mezzi di fortuna. L’introduzione dei prodotti monouso ha rappresentato un passo avanti enorme per l’igiene, la comodità e la libertà delle donne, consentendo loro di partecipare pienamente alla vita sociale e lavorativa senza interruzioni. Quello che era nato come un prodotto costoso si è trasformato in un bene essenziale e non opzionale per circa metà della popolazione mondiale, ponendo le basi per un dibattito globale sulla sua accessibilità economica.

Il percorso verso l’emancipazione femminile e il riconoscimento dei bisogni biologici fondamentali si inserisce storicamente in un lungo cammino di rivendicazione dei diritti civili. Proprio come un secolo fa le battaglie delle suffragette lottavano per scardinare l’esclusione delle donne dalla vita politica e per ottenere il diritto di voto, oggi la mobilitazione contro la disparità fiscale di genere punta a ridefinire le regole dell’equità quotidiana, ricordandoci che la giustizia sociale passa anche dal trattamento economico dei beni di prima necessità.

💡 Lo sapevi che…?

In Germania, fino al 2020, gli assorbenti erano tassati al 19% perché considerati beni suntuari (di lusso), mentre i fiori recisi, il tartufo fresco e persino la consegna di libri godevano dell’aliquota ridotta al 7%. Una petizione popolare firmata da oltre ottantamila persone ha spinto il parlamento tedesco a cambiare la legge.

Il costo delle mestruazioni: quanto spende una donna in Italia?

Stimando l’inizio delle mestruazioni intorno ai 12 anni e la menopausa a 52, una donna attraversa circa 40 anni di vita fertile, per un totale di circa 460 cicli mestruali. Se un ciclo dura in media cinque giorni e un assorbente viene cambiato ogni quattro ore, una donna utilizza circa 5 assorbenti al giorno, 25 per ciclo, che si traducono in 11.500 assorbenti o tamponi in una vita. In Italia, una confezione di assorbenti costa in media tre euro, portando la spesa a circa nove euro per ciclo e a oltre 4.000 euro in una vita solo per i prodotti igienici. A questo si aggiungono le spese collaterali: l’acquisto di contraccettivi e pillole, di cui puoi approfondire la rimborsabilità nell’articolo sulla pillola anticoncezionale gratuita in Italia, e il costo di analgesici per crampi e dolori, che possono incidere per centinaia di euro ogni anno.

Queste stime, tra l’altro, non tengono conto del tasso d’inflazione che negli ultimi anni ha colpito pesantemente i beni per la cura della persona. Il rincaro delle materie prime tessili e della plastica ha fatto lievitare il prezzo medio di una singola confezione di assorbenti ben oltre le proiezioni iniziali. Per le famiglie a basso reddito o con più figlie adolescenti, la gestione del ciclo mestruale si trasforma in una spesa fissa mensile non trascurabile, che incide pesantemente sul budget dedicato all’acquisto di generi alimentari e al pagamento delle utenze domestiche.

La Tampon Tax in Italia: la tassa sugli assorbenti

In Italia, circa 21 milioni di donne utilizzano regolarmente assorbenti. Eppure, per decenni, questi prodotti non sono stati considerati beni di prima necessità, subendo una tassazione sproporzionata.

L’evoluzione dell’IVA sugli assorbenti in Italia

Per lungo tempo, gli assorbenti sono stati tassati con l’IVA al 22%, la stessa aliquota applicata ai beni di lusso. Questo mentre prodotti come il tartufo o i francobolli da collezione godevano di un’aliquota agevolata al 10%. Dopo anni di proteste e campagne di sensibilizzazione, nel 2022 l’IVA è stata ridotta al 10%. Un ulteriore passo avanti è stato fatto nel 2023, quando l’aliquota è stata abbassata al 5%, equiparando finalmente gli assorbenti ad altri beni di prima necessità. Tuttavia, con la legge di bilancio 2024, il governo ha deciso di fare un passo indietro, riportando l’IVA sugli assorbenti al 10%, una scelta che ha riacceso il dibattito sulla Tampon Tax Italia e sull’equità fiscale di genere.

Nel 2026, la discussione politica attorno alla tassazione degli assorbenti è tornata prepotentemente al centro dell’attenzione istituzionale. Il 22 maggio 2026, infatti, Forza Italia ha presentato al Senato il ddl Ternullo (dal nome della prima firmataria, la senatrice Daniela Ternullo). Questo disegno di legge propone ufficialmente il ritorno stabile dell’aliquota IVA al 5% per tutti i dispositivi igienico-sanitari femminili, definendoli beni essenziali privi di qualsiasi connotazione voluttuaria. La proposta punta a uniformare l’Italia ai parametri adottati dai principali partner comunitari, riducendo l’impatto fiscale sulle consumatrici di circa 41,7 milioni di euro all’anno.

💡 Lo sapevi che…?

La proposta di legge presentata al Senato a maggio 2026 stima che la riduzione dell’IVA sugli assorbenti dal 10% al 5% comporterebbe un risparmio immediato per le donne italiane, riducendo di circa quaranta milioni di euro il prelievo fiscale annuo su una necessità biologica ineludibile.

Il confronto con il resto d’Europa e del mondo

L’Italia non è l’unico paese ad aver affrontato questo tema. La Francia ha ridotto l’imposta al 5,5%, l’Olanda e il Belgio al 6%. Il Regno Unito, l’Irlanda e il Canada hanno completamente abolito la tassa. La Scozia ha fatto un passo rivoluzionario, diventando il primo paese al mondo a garantire l’accesso gratuito e universale agli assorbenti, riconoscendo la gestione dell’igiene mestruale come un diritto fondamentale.

Oltre la Tampon Tax: il fenomeno della povertà mestruale

La Tampon Tax è la punta dell’iceberg di un problema più vasto: la povertà mestruale o period poverty. Questo termine descrive le difficoltà economiche, sociali e sanitarie che molte donne e ragazze affrontano per accedere ai prodotti igienici, ma anche a servizi igienico-sanitari adeguati e a un’educazione sul tema. La mancanza di accesso a questi beni essenziali può portare a gravi conseguenze, come l’abbandono scolastico, infezioni e un profondo senso di vergogna e isolamento. Ridurre o eliminare la tassa sugli assorbenti è un passo importante per combattere la povertà mestruale e promuovere la parità di genere.

La mancanza di prodotti per l’igiene mestruale limita pesantemente lo studio e il lavoro, evidenziando una disparità sistematica che si inserisce nel più ampio e delicato quadro dei diritti delle donne nel mondo, dove molteplici barriere di carattere sociale, economico e legislativo ostacolano ancora il raggiungimento di una reale uguaglianza e l’emancipazione femminile globale. In molti paesi, la period poverty costringe le ragazze a utilizzare metodi di fortuna pericolosi per la salute, come pezzi di stoffa bagnati, carta di giornale o foglie, esponendole a gravissimi rischi di infezioni ginecologiche o shock tossici.

💡 Lo sapevi che…?

La Nuova Zelanda distribuisce assorbenti gratuiti in tutte le scuole primarie e secondarie del paese dal 2021. La decisione è stata presa dopo che un sondaggio governativo ha rivelato che una studentessa su dodici saltava regolarmente le lezioni a causa dell’impossibilità economica di acquistare prodotti per il ciclo.

Iniziative di welfare nel 2026: l’azzeramento privato dell’IVA

Mentre le proposte legislative nazionali faticano a trovare una sintesi in Parlamento, nel 2026 il mondo del welfare privato e delle farmacie territoriali ha deciso di intervenire autonomamente per dare sollievo alle consumatrici. L’esempio più significativo è rappresentato dall’iniziativa di Benu Farmacia (insegna di Phoenix Pharma Italia). A maggio 2026, il gruppo ha confermato per il sesto anno consecutivo l’azzeramento della Tampon Tax in tutti i suoi 207 esercizi commerciali di proprietà distribuiti in Italia.

La catena di farmacie ha rimosso l’onere dell’IVA del 10% su oltre cinquanta referenze dei marchi più importanti, assorbendo interamente il costo fiscale dell’imposta. Questa iniziativa continuativa dimostra che un intervento di contrasto alla povertà mestruale è praticabile anche senza attendere i tempi della burocrazia ministeriale. Tali azioni offrono un aiuto concreto alle tasche dei cittadini, ricordando all’opinione pubblica che gli assorbenti sono a tutti gli effetti un presidio sanitario fondamentale e non un bene voluttuario.

Salute mestruale e congedo: il dibattito nelle scuole italiane nel 2026

La discussione sulla salute femminile in Italia nel 2026 si è allargata oltre la sfera meramente fiscale della Tampon Tax, toccando il tema del benessere giovanile e del diritto allo studio. Negli ultimi mesi, diverse scuole superiori italiane hanno introdotto autonomamente il congedo scolastico mestruale. Questa misura consente alle studentesse che soffrono di dismenorrea certificata (dolori mestruali intensi e debilitanti) di astenersi dalle lezioni fino a due giorni al mese senza che queste assenze incidano sulla validità dell’anno scolastico.

Tra gli istituti scolastici pionieri di questa iniziativa spiccano il liceo Alessandro Manzoni di Milano, il liceo artistico Nervi Severini di Ravenna e altri istituti secondari a Roma, Potenza e Torino. Se a livello didattico la misura sta trovando un’applicazione virtuosa grazie all’autonomia scolastica e all’attivismo dei collettivi studenteschi, lo stesso non si può dire per il mondo del lavoro. Nonostante la presentazione di diverse proposte di legge (come il DDL C. 1523), in assenza di un quadro normativo nazionale obbligatorio, pochissime aziende private in Italia offrono attualmente alle lavoratrici permessi retribuiti legati alla salute mestruale, lasciando il Paese in una situazione a due velocità rispetto a modelli europei più avanzati come quello della Spagna.

Tabella comparativa della tassazione dei prodotti mestruali

Paese o Iniziativa (2026) Aliquota IVA applicata Status e Accessibilità dei Prodotti
Regno Unito / Irlanda 0% (Abolita) Prodotti totalmente esenti da tasse di genere.
Scozia 0% + Gratuità Accesso universale e gratuito garantito per legge in tutti gli uffici e scuole.
Francia 5,5% Tassazione agevolata equiparata ai beni di prima necessità.
Benu Farmacia (Italia) 0% (Assorbita) Iniziativa privata: l’azienda si fa carico del 10% di imposta per i clienti.
Italia (Nazionale) 10% Imposta rialzata nel 2024; ddl in discussione nel 2026 per ridurla al 5%.

Come contribuire alla lotta contro la Tampon Tax

La lotta contro la Tampon Tax in Italia è una battaglia di civiltà. Ogni cittadino può fare la sua parte informandosi e parlando apertamente del problema, contribuendo a rompere il tabù che ancora circonda le mestruazioni. È possibile sostenere le associazioni che si occupano di povertà mestruale, firmare petizioni online e sensibilizzare la propria comunità. Chiedere che i prodotti per l’igiene mestruale siano trattati per quello che sono, ovvero beni di prima necessità, è un atto di giustizia sociale che riguarda tutti.

L’educazione mestruale e il superamento delle discriminazioni economiche richiedono uno sforzo collettivo continuo. Oltre alle petizioni fiscali, l’attivismo quotidiano si esprime nel sostegno a campagne di distribuzione solidale, come le scatole di raccolta assorbenti posizionate nei supermercati e nelle università, volte a supportare le studentesse e le donne vulnerabili. Parlare del ciclo senza imbarazzo e pretendere che i servizi igienico-sanitari e i prodotti mestruali siano considerati diritti umani inalienabili è l’unica via per rimuovere una disparità economica che penalizza la salute e la dignità di milioni di persone nel nostro Paese.

Fonte immagine: Pexels

Articolo aggiornato il: 10 Giugno 2026

🩸 Il corpo è politico — Dalla tassa occulta sugli assorbenti (Tampon e Pink Tax) fino al diritto all’autodeterminazione sanitaria e riproduttiva. Se vuoi analizzare l’impatto di queste normative sulla vita delle donne, naviga nello speciale Diritti delle donne e parità di genere.

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