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Chelsea Hotel: realtà e mito dell’hotel più cool di New York

Chelsea Hotel

Il Chelsea Hotel di New York è l’iconico hotel costruito sulla 23a Street West di Manhattan che è stato rifugio di artisti ed intellettuali di ogni tipo nel corso del XX secolo. Jack Kerouac, Dylan Thomas, Mark Twain, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Allen Ginsberg sono solo alcuni dei nomi leggendari che ne hanno abitato le stanze e che hanno composto molte delle loro opere più famose durante il soggiorno nell’eccentrica residenza.

Creato nel 1884 come progetto urbano di abitazione inclusiva, il Chelsea Hotel divenne ben presto la casa di poeti, scrittori, attori, cantanti che ne occupavano le stanze in una sorta di coesistenza senza regole e senza alcun limite imposto, in un clima totale di libertà che sfociava spesso nella totale sregolatezza.

Dato chiave Dettaglio storico
Ubicazione 23a Street West, Manhattan, New York
Anno di costruzione 1884
Artisti celebri citati Jack Kerouac, Dylan Thomas, Mark Twain, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Allen Ginsberg, Patti Smith, Andy Warhol, Sid Vicious, Leonard Cohen
Opere collegate On the Road, Just Kids, Chelsea Girls, Chelsea Hotel #2
Stato attuale Riconvertito in hotel di lusso nel 2022 (con alcuni storici residenti)

Chelsea Hotel: miti e leggende

Le stanze del Chelsea Hotel sono state focolaio di eventi importanti che ne hanno rafforzato il mito: ad esempio, Jack Kerouac vi scrisse On the road, manifesto indiscusso della Beat Generation, Patti Smith vi compose Just Kids, Andy Warhol vi ambientò Chelsea Girls. Leonard Cohen gli dedicò addirittura uno dei suoi brani più famosi, Chelsea Hotel #2, in cui racconta la notte che passò con Janis Joplin nella stanza 424.

Nonostante il fascino, il Chelsea Hotel è stato anche teatro di terribili eventi. Ad esempio, Dylan Thomas, noto poeta inglese, dopo una gara alcolica il cui scopo era quello di superare i 18 bicchierini di whiskey, rientrò in hotel ubriaco e inciampò, batté la testa su un gradino e venne ricoverato. Dimesso dall’ospedale il giorno dopo, venne trovato morto nella sua camera.

L’avvenimento più tristemente noto, però, è stato in assoluto l’omicidio di Nancy Spungen, che nel 1978 venne accoltellata nella stanza 100. Sid Vicious, leader dei Sex Pistols e fidanzato della donna, fu accusato e in seguito arrestato ma morì di overdose qualche mese dopo, prima che cominciasse il processo. Sulla faccenda resta quindi un mistero irrisolto e la leggenda narra che il fantasma di Nancy continuasse in seguito ad aggirarsi nei corridoi del Chelsea Hotel.

L’hotel oggi

Il Chelsea Hotel è stato trasformato nel 2022 in un hotel di lusso, nonostante le aree interne mantengano ancora le caratteristiche decadenti dell’epoca, come le vetrate colorate e la storica scalinata in ferro battuto, e le atmosfere rimandino al glorioso passato storico dell’edificio. Inoltre, sulla facciata esterna dell’edificio, i fan hanno scritto una lunga lista con i nomi dei personaggi che hanno soggiornato nell’hotel durante quegli anni leggendari.

Dopo diversi trasferimenti di proprietà, l’hotel non è più il luogo dove gli artisti squattrinati possono fittare una camera per pochi dollari e vivere in totale autogestione. Nonostante ciò, 40 storici residenti occupano ancora alcune camere grazie alla stipula di vecchi contratti ancora in essere e infinite battaglie legali.

Ci sono molti libri che parlano del Chelsea Hotel, uno in particolare molto interessante e ricco di aneddoti è Just Kids di Patti Smith nel quale la cantautrice e poetessa racconta la sua esperienza e i suoi incontri durante il suo soggiorno negli anni ’70 nella storica dimora di New York.

Foto in evidenza: Wikipedia

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A proposito di Costantino Gisella

Sono nata a Napoli nel 1977 e sono cresciuta con la musica di Pino Daniele, i film di Massimo Troisi e il Napoli di Maradona. Ma non sono mai stata ferma e infatti metà del mio cuore e’ nel Regno Unito dove ho vissuto per svariati anni. Dopo l’esperienza all’estero, ho deciso di iscrivermi all’ Università di Napoli “L’Orientale” (sono laureanda magistrale in Lingue e Culture dell’Europa e delle Americhe) per specializzarmi in quella che è la mia passione più grande: la letteratura anglo-americana. Colleziono dischi in vinile, amo viaggiare e non rientro mai da un posto senza aver assaggiato la cucina locale perché credo che sia il modo migliore per entrare realmente in contatto con culture diverse dalla mia.

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