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Sifilide in America Latina: epidemia in crescita e dati PAHO

La sifilide è tornata a essere una delle malattie sessualmente trasmissibili che destano maggiore preoccupazione nelle Americhe. Dopo anni in cui sembrava sotto controllo grazie alla disponibilità della penicillina e ai programmi di prevenzione, l’infezione causata dal batterio Treponema pallidum registra oggi una crescita costante in gran parte dell’America Latina, con incrementi particolarmente evidenti in Argentina e segnali di recrudescenza anche a Cuba [1]. Gli epidemiologi parlano di una vera inversione di tendenza, favorita dall’intreccio tra cambiamenti nei comportamenti sessuali, difficoltà economiche, riduzione dell’uso del preservativo e maggiore circolazione dell’infezione in popolazioni sempre più eterogenee [1].

Indicatore epidemiologico Dati e percentuali di crescita Area geografica e periodo
Nuovi casi annui registrati 4,2 milioni (incremento del 15%) Americhe (2024 rispetto al 2022)
Concentrazione dei nuovi casi Oltre il 90% America Latina e Caraibi (2024)
Nuove diagnosi in Argentina 46.613 casi (+26% vs 2024, +71% vs media 5 anni) Argentina (2025)
Casi di sifilide congenita notificati Oltre 34.000 casi (stimati reali: 66.000) Americhe (2024)

La crescita della sifilide in Argentina: i dati del 2025

In Argentina il fenomeno ha assunto dimensioni particolarmente rilevanti [1]. Nel 2025 i casi notificati di sifilide sono aumentati del 26% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 46.613 diagnosi confermate [1]. Se il confronto viene esteso alla media dei cinque anni precedenti, l’incremento arriva addirittura al 71%, un dato che conferma una diffusione ben superiore alle oscillazioni epidemiologiche osservate negli anni passati [1]. L’aumento interessa soprattutto giovani adulti e persone sessualmente attive, ma coinvolge anche donne in gravidanza, con il conseguente rischio di sifilide congenita [1].

Le cause sociali ed economiche dietro la recrudescenza

Secondo gli specialisti, la crescita dell’infezione non può essere spiegata da un solo fattore [1]. In molti Paesi dell’America Latina (il cui scenario economico e di instabilità geopolitica richiama i temi trattati nell’operazione Venezuela e la visione del mondo di Trump) la lunga crisi economica ha modificato profondamente le dinamiche sociali. L’insicurezza lavorativa, la precarietà e il disagio psicologico hanno contribuito, in alcuni contesti, all’aumento dei rapporti occasionali e del sesso a pagamento, mentre numerosi studi sociologici descrivono la sessualità anche come una forma di ricerca di vicinanza emotiva e di consolazione durante periodi di forte instabilità personale ed economica [1]. Questi fenomeni, pur non riguardando l’intera popolazione, possono favorire una maggiore esposizione alle infezioni sessualmente trasmesse quando si associano a rapporti non protetti e a un elevato ricambio di partner [1].

Comportamenti a rischio e calo nell’uso del preservativo

Un elemento che continua a preoccupare gli esperti è la progressiva riduzione dell’uso del preservativo [1]. Le campagne di prevenzione sembrano avere perso efficacia soprattutto tra i più giovani, mentre persistono resistenze culturali e imbarazzo nell’acquisto dei profilattici [1]. Non è raro che il preservativo non sia disponibile al momento del rapporto, con la conseguenza che molte coppie decidono comunque di avere rapporti sessuali senza protezione [1]. La sottovalutazione del rischio riguarda in particolare il sesso orale, ormai molto frequente all’inizio delle relazioni sessuali [1]. Molte persone continuano infatti a ritenerlo una pratica sicura, ignorando che rappresenta una modalità efficiente di trasmissione della sifilide [1]. Il caratteristico sifiloma, la piccola ulcera che compare nella fase iniziale dell’infezione, può svilupparsi non solo sui genitali ma anche sulle labbra, sulla lingua, sulle tonsille o nella faringe [1]. Poiché spesso è indolore e passa inosservato, il batterio può essere trasmesso facilmente durante il contatto tra le mucose [1].

Il panorama in America Latina e i dati dell’Organizzazione Panamericana della Sanità

L’intera regione latinoamericana sta registrando un aumento della sifilide [1]. Secondo l’Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO), oltre il 90% dei nuovi casi notificati nelle Americhe si concentra in America Latina e nei Caraibi [1]. L’incremento interessa sia la sifilide acquisita sia quella congenita, indicando che la trasmissione continua a coinvolgere la popolazione generale e che in molti casi la diagnosi avviene troppo tardi [1].

Il caso di Cuba e l’evoluzione microbiologica del Treponema pallidum

Anche Cuba, nonostante disponga di uno dei sistemi di sorveglianza epidemiologica più avanzati della regione (approfondito nel saggio sull’autodeterminazione dei popoli e caso Cuba), osserva una ripresa della sifilide venerea [1]. Il Paese era stato il primo al mondo a ottenere il riconoscimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’eliminazione della trasmissione materno-infantile di HIV e sifilide, ma ciò non ha impedito la ricomparsa dell’infezione nella popolazione adulta [1]. Le ricerche dell’Istituto di Medicina Tropicale “Pedro Kourí” dell’Avana mostrano che i ceppi circolanti di Treponema pallidum presentano una notevole diversità genetica e comprendono anche genotipi ricombinanti [1]. Attraverso le moderne tecniche di biologia molecolare sono stati inoltre identificati casi riconducibili a Treponema pallidum subsp. endemicum, il microrganismo responsabile del bejel, in pazienti inizialmente diagnosticati come affetti da sifilide venerea classica, un dato che testimonia la complessità dell’evoluzione microbiologica del patogeno [1].

Resistenza ai macrolidi e l’efficacia della penicillina

A rendere ancora più delicato il quadro è la crescente diffusione della resistenza ai macrolidi, una classe di antibiotici che comprende farmaci come azitromicina ed eritromicina [1]. Le mutazioni del gene 23S rRNA rendono questi antibiotici sempre meno efficaci contro Treponema pallidum in numerose aree del mondo, compresa Cuba [1]. La buona notizia è che la penicillina G benzatina rimane tuttora il trattamento di riferimento e continua a conservare un’elevata efficacia clinica [1]. Tuttavia, la diffusione di ceppi resistenti ai macrolidi conferma la necessità di un costante monitoraggio microbiologico e di un uso appropriato degli antibiotici [1].

Le strategie di prevenzione per frenare i contagi

Gli specialisti concordano sul fatto che la strategia più efficace resti la prevenzione [1]. L’impiego sistematico del preservativo, anche durante il sesso orale, il riconoscimento precoce delle lesioni iniziali, lo screening nelle persone a rischio e il trattamento tempestivo dei pazienti e dei loro partner rappresentano gli strumenti fondamentali per interrompere la catena dei contagi [1]. In assenza di una rinnovata attenzione alla salute sessuale, la sifilide rischia di consolidare il proprio ritorno come una delle principali emergenze infettive dell’America Latina [1].

Le stime ufficiali PAHO/OMS e lo scenario globale

Secondo le più recenti stime ufficiali della Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO/OPS) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la sifilide sta attraversando una fase di espansione senza precedenti nelle Americhe [1]. Nel 2024 si sono verificati 4,2 milioni di nuovi casi di sifilide, circa 500.000 in più rispetto al 2022, pari a un incremento dell’incidenza del 15% in soli due anni [1]. Il 90% di questi nuovi casi è concentrato in America Latina e nei Caraibi, confermando come la regione rappresenti oggi il principale epicentro dell’epidemia nel continente [1].

L’aumento non riguarda soltanto i nuovi contagi [1]. La PAHO stima che nel continente americano circa 3,4 milioni di persone convivano con un’infezione sifilitica e che la prevalenza continui ad aumentare parallelamente alla crescita dell’incidenza [1]. Tra il 2020 e il 2022 i casi negli adulti sono aumentati del 26%, mentre tra il 2022 e il 2024 si è registrato un ulteriore incremento di circa il 10%, segno che la trasmissione non mostra ancora un’inversione di tendenza [1].

Anche a livello mondiale il quadro è preoccupante [1]. L’OMS stima che nel 2022 si siano verificati 8 milioni di nuovi casi di sifilide tra gli adulti di età compresa tra 15 e 49 anni, oltre un milione in più rispetto agli anni precedenti [1]. Gli aumenti più marcati sono stati osservati proprio nella Regione delle Americhe e nella Regione Africana, tanto da mettere a rischio l’obiettivo internazionale di ridurre del 90% i nuovi casi entro il 2030 [1].

La crescita dell’infezione interessa anche la sifilide congenita [1]. Nelle Americhe, nel 2024 sono stati notificati oltre 34.000 casi, mentre il numero stimato reale raggiunge circa 66.000 neonati colpiti [1]. Almeno 14 Paesi della regione presentano ancora un’incidenza superiore all’obiettivo fissato dall’OMS, che prevede meno di 0,5 casi ogni 1.000 nati vivi [1]. Le stime regionali indicano un’incidenza vicina a 5 casi ogni 1.000 nati vivi, circa dieci volte superiore al traguardo di eliminazione [1].

L’America Latina concentra oggi il peso maggiore dell’epidemia [1]. L’Argentina rappresenta uno degli esempi più significativi di questa crescita: secondo i dati sanitari nazionali, nel 2025 sono stati registrati 46.613 nuovi casi, con un incremento del 26% rispetto al 2024 e del 71% rispetto alla media dei cinque anni precedenti, indicando un’accelerazione molto superiore al semplice aumento della capacità diagnostica [1].

Fonte:
Pan American Health Organization (PAHO). Syphilis in the Americas: 2024 Estimates. Washington, D.C.: PAHO; 2025. Disponibile su: paho.org [1]

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