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The Human Centipede (trilogia) | Recensione

The Human Centipede è una saga cinematografica che comprende tre film horror: il primo è stato realizzato nell’anno 2009, il secondo nel 2011 e il terzo nel 2015. La trilogia è stata diretta da Tom Six: regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e montatore olandese. Appartiene, più precisamente, al sottogenere horror chiamato body horror, caratterizzato da contenuti visivi disturbanti, incentrati sulla mutilazione e trasformazione fisica del corpo umano, sulle mutazioni genetiche e malattie deturpanti. Un esempio di questo genere di film è Tusk di Kevin Smith, che narra di un uomo che viene trasformato in un tricheco da un altro uomo. Il paese di produzione del primo e del terzo film sono i Paesi Bassi, mentre del secondo sono i Paesi Bassi e il Regno Unito. Gli attori principali della trilogia The Human Centipede sono: Dieter Laser, un attore tedesco, Ashley C. Williams, Ashlynn Yennie e Laurence R. Harvey.

Trama dei tre film The Human Centipede

Tutte e tre le pellicole si concentrano su un esperimento fisico in particolare: creare un millepiedi umano, unendo tramite un’operazione chirurgica bocca e ano delle vittime. Nel primo film, le vittime sono tre: Jenny e Lindsay, due americane che, dopo essersi perse in un bosco, arrivano alla lussuosa villa del chirurgo in pensione Dr. Josef Heiter, e un turista giapponese. L’uomo finge di volerle aiutare, ma il suo obiettivo era quello di creare un millepiedi umano con un unico apparato digerente. Nel secondo The Human Centipede il maniaco è Martin Lomax, sorvegliante di un parcheggio sotterraneo, afflitto da problemi mentali. L’uomo ha visto il primo film della trilogia e ne è diventato ossessionato, tanto da volerlo emulare. Per farlo raduna circa dieci persone, fra cui Ashlynn Yennie, una delle protagoniste del primo film. Martin esegue l’intervento con i mezzi che ha a disposizione: rompe i denti delle vittime con un martello, taglia loro i tendini e cuce con una graffettatrice le bocche degli uni con gli ani degli altri. Nel terzo film Bill Boss, il folle direttore di un carcere americano, e Dwight Butler, il suo contabile, dopo aver visto The Human Centipede 2 (Full Sequence), emulano a loro volta l’esperimento, ma più in grande. Bill vuole ottenere rispetto da parte dei detenuti, ed è convinto che il metodo migliore consista in violenze e torture. Un giorno, il direttore ha un incubo in cui veniva assalito dai detenuti, e decide di creare un millepiedi umano con i prigionieri, per scoraggiare chiunque a commettere reati. Bill convoca Tom Six, regista dei film, per una consulenza, e afferma che l’idea è possibile dal punto di vista medico, anche amputando braccia e gambe. Naturalmente, i prigionieri danno vita a una rivolta, una volta venuti a conoscenza del progetto, ma vengono fermati.

Recensione della trilogia

I tre film appartenenti alla trilogia The Human Centipede sono molto disturbanti; infatti, negli Stati Uniti, il film è stato vietato ai minori di 17 anni e in Germania una versione censurata ha ottenuto il divieto ai minori di 18 anni. La critica ha espresso opinioni contrastanti in merito, data la particolarità e crudeltà inaudita delle pellicole. Questi film non sono adatti ai deboli di stomaco; superano, infatti, pellicole horror note per la loro crudeltà, come Saw – L’enigmista, The Texas Chainsaw Massacre e altri film slasher come Scream e Fear Street. The Human Centipede da un lato mostra una forma malata di erotismo e di ossessione, dall’altra crea una metafora sull’impossibilità di comunicazione, che vediamo in varie scene dei film: quando le turiste americane non riescono a comunicare con il chirurgo tedesco per chiedere aiuto, quando i vari elementi vengono uniti, impossibilitando di fatto la comunicazione, e quando il chirurgo sceglie di posizionare il turista cinese, che non parla una lingua internazionalmente conosciuta, come testa del millepiedi. L’assenza di comunicazione, però, non annulla l’azione: le tre vittime, nel primo film, riescono a collaborare ugualmente, cercando di capirsi anche senza parlare. Ciò che rende i film interessanti è l’elemento della finzione nella finzione: i personaggi, infatti, guardano il film precedente all’interno della pellicola, per emularne gli atti. Il secondo dei tre film è quello che risulta più disturbante e che esprime il sentimento di ossessione e morbosità, ed è stato realizzato in bianco e nero, conferendogli un aspetto meno moderno degli altri due. Naturalmente, questo folle progetto è irrealizzabile nella vita reale.

Fonte immagine dell’articolo: kinocheck.com

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