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Chruščëvki, case simbolo dell’URSS

Chruščëvki, case simbolo dell'URSS

Nel film sovietico Ironia del destino, oppure buona sauna! del 1975 diretto da El’dar Rjazanov un gruppo di amici di riunisce a Mosca per la tradizionale sauna di Capodanno. Dopo essersi ubriacati, uno di loro viene accompagnato erroneamente all’aeroporto. Il malcapitato Ženja si sveglia nell’aeroporto di Leningrado (l’attuale San Pietroburgo) e chiede al tassista di portarlo a casa. La via e la casa coincidono con l’indirizzo di Mosca e, sorprendentemente, anche la chiave della sua casa moscovita apre l’appartamento che non gli appartiene. L’interno della casa del tutto simile a quello di casa sua e nulla fa sospettare a Ženja che si trova in un’altra città, in un’altra via e in un altro appartamento. Viene messa così a nudo una realtà tutta sovietica: le chruščëvki, case prefabbricate a 4-5 piani sparse ancora oggi per tutto lo spazio post-sovietico, che sono una la copia dell’altra.

Specifiche tecniche e dimensioni delle chruščëvki (Progetto K-7)

Tipologia appartamento Superficie standard Caratteristiche edificio
Monolocale 30 m² Edifici di 5 piani (senza ascensore)
Bilocale 44 m² Soffitti alti 2,7 m
Trilocale 60 m² Cucine standard di 5,5 m²

Le chruščëvki e l’edilizia industriale di massa

La storia delle chruščëvki nasce nel secondo dopo guerra, in pieno clima di Guerra Fredda. Come ci suggerisce il nome, le chruščëvki sono state costruite sotto il governo del segretario del Partito Comunista Nikita Chruščëv. Dal ’55 il leader sovietico smise di far costruire unità abitative con decorazioni superflue, come potevano essere le cosiddette stalinki (dal soprannome del secondo segretario del Partito Comunista Stalin), ovvero palazzi dallo stile neoclassico, e iniziò ad orientarsi sull’edilizia industriale di massa.

Il principio costruttivo delle chruščëvki era il razionalismo: l’idea di standardizzare la produzione di case uguali per ottimizzare la loro costruzione e annullare così la differenza tra i cittadini è insita nell’idea di comunismo. Questo approccio è stato fondamentale durante la fase di destalinizzazione per garantire alloggi rapidi alla popolazione.

Le prime case di questo tipo furono costruite a Čerëmuški, un quartiere a sud ovest di Mosca. In breve tempo nella capitale russa vennero costruite 64.000 unità di K-7, ovvero l’edificio prefabbricato a 5 piani che divenne famoso sotto il nome di chruščëvka. La scelta di costruire unità di 5 piani era strategica: gli standard di sicurezza sovietici non prevedevano l’obbligo di ascensore nelle case di 5 piani e la costruzione di questi era ai tempi molto costosa.

Piccola ma (non) accogliente: dimensioni e materiali

Gli appartamenti tipici del progetto K-7 hanno superfici standard: 30m² per un monolocale, 44m² per il bilocale e 60m² per il trilocale. Le stanze erano divise da muri sottilissimi, tanto che ad oggi è rimasta in Russia l’uso di appendere tappeti al muro per isolare i rumori provenienti da altre parti della casa. I soffitti erano alti 2,7 m e le cucine erano di 5,5 m², piccolissime. La facilità di costruzione delle chruščëvki le rendeva popolarissime: alcune unità abitative vennero messe su nel giro di una settimana.

Le eterne chruščëvki: uno sguardo allo spazio post-sovietico

Nelle intenzioni iniziali di Chruščëv le case a 5 piani dovevano durare 20-25 anni. La verità è che molte di loro sono ancora in piedi, moltissimi ci vivono in condizioni disumane. Molte chruščëvki sono fatiscenti e sul punto di crollare. La gente non le ama, ma sono un simbolo del passato, un passato eterno se vogliamo, perché ancora ancorato a molti paesi dello spazio post-sovietico, un’eredità storica che accomuna l’architettura civile ad altri grandi simboli dell’epoca, come l’impresa di Yuri Gagarin.

Immagine in evidenza: Archivio personale

Risorse e approfondimenti sull’Unione Sovietica:

Articolo aggiornato il: 17 Febbraio 2026

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