Home | Culturalmente | Emil Cioran: il pensatore che trasformò il pessimismo in filosofia

Emil Cioran: il pensatore che trasformò il pessimismo in filosofia

Emil Cioran, filosofo e saggista rumeno naturalizzato francese

Filosofo, saggista e aforista di origine rumena, Emil Cioran è da molti conosciuto come uno degli autori più originali e controversi del Novecento. Un’artista che è stato in grado con le sue opere di trasformare il pessimismo, il dubbio e il disincanto in strumenti di riflessione sulla condizione umana. Ancora oggi i suoi libri continuano a essere letti e condivisi, perché ciò che affascina, sicuramente, è lo stile essenziale, provocatorio ma profondamente filosofico di Cioran nel panorama della filosofia contemporanea.

Dati biografici e letterari Informazioni chiave su Emil Cioran
Nascita e origini 8 aprile 1911 a Rășinari (Transilvania, attuale Romania).
Opere principali in francese Sommario di decomposizione, Sillogismi dell’amarezza, L’inconveniente di essere nati.
Tematiche filosofiche Pessimismo radicale, nichilismo, insonnia, fardello della nascita, suicidio come liberazione teorica.
Morte 20 giugno 1995 a Parigi (sepolto nel cimitero di Montparnasse).

Emil Cioran: una vita tra Romania e Francia

«Tutto ciò che in me è vero proviene dalle timidezze della mia gioventù. A loro devo quello che sono, nel senso migliore della parola. Senza di esse non sarei letteralmente nulla, e non conoscerei tregua nella vergogna di me stesso. Che cosa non ho sofferto, da giovane, per causa loro. E ora sono queste sofferenze che mi riscattano ai miei occhi.»

(E. Cioran, Taccuino di Talamanca)

Emil Cioran nasce l’8 aprile 1911 a Rășinari, piccolo villaggio della Romania nella regione storica della Transilvania, allora appartenente all’Impero austro-ungarico. La famiglia dello scrittore era profondamente legata alla religione ortodossa. Il padre, Emilian Cioran, era un sacerdote, e la madre, Elvira Comaniciu, discendeva da un’antica famiglia aristocratica. Si può dire che l’infanzia di Cioran, come lui stesso ammise, fu abbastanza felice, fin quando non arrivò a frequentare le scuole medie nella città di Sibiu. Da lì fu segnato da una grave forma di insonnia che influenzò non solo la sua vita, ma anche le sue opere, per tutto il tempo. Dopo gli studi in filosofia presso l’Università di Bucarest, dove ebbe modo di confrontarsi con pensatori come Mircea Eliade — figura che sarà di significativa ispirazione nella produzione letteraria di Cioran ed esponente di spicco del pensiero occidentale — iniziò a pubblicare le sue prime opere in lingua rumena. Nel 1932 si laurea con una tesi che lo avvicina a Kant, Schopenhauer e soprattutto a Nietzsche, autori che segneranno per sempre la sua sensibilità filosofica e il suo approccio all’esistenzialismo. L’anno dopo, nel 1933, ottiene una borsa di studio per Berlino, dove trascorre due anni immerso nel clima culturale — e soprattutto politico — della Germania degli anni Trenta. Sono anni particolari e a tratti controversi per lo scrittore, segnati dall’ammirazione per il movimento della Guardia di Ferro — la destra radicale e antisemita rumena —, tant’è che nel 1936 pubblicò Schimbarea la față a României (La trasfigurazione della Romania), opera permeata dal furore nazionalista di Cioran influenzato da quegli anni. Ma lo scrittore liquiderà poi il movimento con una frase sprezzante ed eloquente, dichiarando che con quel paese «la Legione ci si pulisce il culo», mostrando negli anni successivi una certa consapevolezza critica dei propri errori. Nel 1937 una borsa dell’Istituto Francese di Bucarest lo porta a Parigi, città in cui rimarrà sino alla morte, pur restando apolide per tutta la vita. Cioran fece la scelta radicale di rifiutare sempre la cittadinanza francese, poiché considerava la lingua, e non lo Stato, la sua unica vera patria. Probabilmente, a posteriori, è opinione comune riflettere su quanto sia stata la sua assenza di una patria a rendere coerente il pensiero di Cioran, che ha fatto dello sradicamento una condizione filosofica prima ancora che biografica.

Ritratto del filosofo Emil Cioran durante un'intervista a Parigi
Emil Cioran durante un’intervista

La conversione al francese e la nascita dello stile di Cioran

Cioran non sarebbe mai più ritornato nella sua terra di origine. Il sottotetto al settimo piano del numero 21 di rue d’Odéon a Parigi fu la casa che lo accompagnò durante tutti i suoi anni a Parigi, dove egli prese la decisione, tra il 1947 e il 1949, di scrivere in francese, una lingua rigida, quasi “cadaverica” nella sua disciplina, lontanissima dalla fluidità del rumeno, diventando di fatto una pietra miliare della letteratura francese contemporanea. Précis de décomposition (Sommario di decomposizione), 1949, dalla casa editrice Gallimard, fu la sua prima opera in francese, la quale gli valse il Premio Rivarol, unico riconoscimento in tutta la carriera letteraria di Cioran, che egli accettò — pentendosi tuttavia, in età matura, anche di averlo accettato. Con quest’opera nasce lo stile maturo di Cioran: la forma breve, tagliente, impregnata di nichilismo, che rifiuta la trattazione sistematica in favore del frammento e dell’aforisma, stile che apparterrà allo scrittore per tutta la vita e che segnerà il suo ruolo nella saggistica moderna. Seguiranno, negli anni successivi, opere come Sillogismi dell’amarezza, pubblicato nel 1952, i cui temi principali sono il flusso distruttivo del tempo, il suicidio, la solitudine come condizione esistenziale perenne e la religione (il tema del misticismo era quasi un’ossessione, per Cioran).

Gli aforismi più celebri dell’opera Sillogismi dell’amarezza, che vale la pena citare, sono:

  • “All’interno di ogni desiderio lottano un monaco e un macellaio”;
  • “Vago attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi”;
  • “Vivo solo perché è in mio potere morire quando meglio mi sembrerà: senza l’idea del suicidio, mi sarei ucciso subito.”

Un’altra opera degna di qualche riga, dato che riassumere un Cioran è pressoché impossibile e a tratti quasi un’offesa verso di lui, è sicuramente La tentazione di esistere, pubblicata nel 1956. Lo stesso Cioran la considerava il suo libro più serio. Nelle pagine de La tentazione di esistere si assiste a un Cioran lucidissimo, quasi diverso da tutte le sue opere precedenti, un Cioran intrappolato — neanche così controvoglia — nell’universo della sua solitudine, aggrappato a una disperazione che lo porta squisitamente a invitare l’essere umano a pensare contro sé stesso, come scrive nella primissima pagina dell’opera. Altri temi de La tentazione di esistere sono la storia, la civiltà europea, la letteratura, l’ebraismo, la scrittura stessa — sempre però mettendone in luce il lato paradossale e contraddittorio. Il fil rouge che lega tutte le pagine dell’opera è proprio che esistere sia una tentazione a cui nessuno, d’altronde, sfugge del tutto.

Anche qui, è doveroso inserire alcuni dei frammenti cioraniani tratti da La tentazione di esistere:

  • «Noi non abbiamo più un passato, o meglio non c’è più niente del passato che sia nostro; niente più paese d’elezione, salvezza ingannatrice, rifugio nel tempo trascorso. Le nostre prospettive? Impossibile intravederle: siamo dei barbari senza avvenire. […] fare dei libri e mostrarsene fieri costituisce uno degli spettacoli più pietosi […]»
  • «Il Nulla era la mia ostia: tutto in me e fuori di me si transustanziava in spettro. Irresponsabile, agli antipodi della coscienza, finii per abbandonarmi all’anonimato degli elementi, all’ebbrezza dell’indiviso, determinato a non più reintegrare il mio essere né a ridiventare un civilizzato del caos.»

Seguiranno, nei decenni successivi, opere come Storia e utopia (1960), Il funesto demiurgo (1969) e quello che diventerà uno dei suoi libri più letti, L’inconveniente di essere nati (1973) — titolo che racchiude fedelmente l’apice del pensiero di Cioran, ovvero che non è la morte il “problema filosofico” centrale, ma la nascita, evento subito da tutti gli uomini senza consenso e perciò fonte di ogni successiva sofferenza.

L’inquietudine come condizione dell’esistenza

Si può dire che i temi cari a Emil Cioran furono quelli che lo “ossessionarono” per tutta la sua vita. Come più volte affermato con estrema lucidità da lui stesso, l’insonnia non fu per lui un semplice disturbo, ma l’esperienza generatrice da cui nasce ogni sua riflessione successiva. È proprio nell’insonnia, sostiene lo scrittore, che la mente perde le sue protezioni e vede la realtà in maniera differente: più lucida, più cinica e disincantata. Ed è proprio da questo che nascerà il pessimismo cosmico cioraniano. Anche il suicidio è un tema ricorrente in un Cioran più maturo, nelle sue pagine e soprattutto nei Diari (Cahiers), altra opera celebre. Il suicidio, per lo scrittore, non viene mai propriamente incoraggiato come atto, ma pensato, quasi fino allo sfinimento, come pensiero liberatorio — quello che finalmente mette, solo apparentemente, fine alle sofferenze e alle sciagure nella vita dell’uomo — e la sola azione del pensarlo è già una consolazione. Accanto all’insonnia, ritornano nella produzione letteraria dello scrittore romeno, altri temi, come il tempo, la morte, la noia, la decomposizione dell’esistenza, il rapporto con Dio e il senso della nascita stessa. Sicuramente, la filosofia di Cioran, in un modo o nell’altro, nel tempo ha coinvolto lettori di ogni genere. Forse, è stato in grado, di non offrire mai risposte rassicuranti, ma bisogna riconoscergli il merito dell’aver abitato visceralmente il dubbio, trasformando l’inquietudine in uno strumento di conoscenza. Forse tutto ciò, è stato al tempo stesso, la sua condanna?

Emil Cioran morì all’età di 84 anni nella città che lo aveva accompagnato e segnato per tutta la vita, a Parigi, il 20 giugno 1995, per patologie legate all’età e a causa della malattia di Alzheimer — l’ultima, amara ironia per un pensatore che aveva fatto della lucidità la sua ragione d’essere. Fu sepolto nel cimitero di Montparnasse, sempre a Parigi, luogo in cui riposano scrittori e filosofi celebri quali: Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Guy de Maupassant e Samuel Beckett.

Fonte immagine: archivio personale

Altri articoli da non perdere
Condividi l'articolo!

A proposito di Alessia Stoisman

Vedi tutti gli articoli di Alessia Stoisman

Commenta