Gomes Eanes da Zurara e il secolo delle scoperte portoghesi: crónicas e feitorias

Gomes Eanes da Zurara

 Gomes Eanes da Zurara, cronista del re di Portogallo

Gomes Eanes da Zurara, contemporaneo dell’infante Dom Henrique, è stato il cronista ufficiale dei Re di Portogallo e poco sappiamo della sua vita. Sappiamo che già verso il 1433 fece il suo ingresso alla corte di Dom Duarte come assistente di biblioteca. Nel 1450 fu incaricato di scrivere la Crónica da tomada de Ceuta e nel 1453 la Crónica dos feitos de Guiné, opera in cui si risalta la figura dell’Infante Dom Henrique, principale fautore dei viaggi portoghesi verso la costa dell’Africa e le isole dell’Atlantico. Quest’opera, di grande interesse geografico e biografico, fornisce un’accurata descrizione delle popolazioni ‘’altre’’; fatto di straordinaria importanza per un uomo del Rinascimento. Sappiamo anche che non è stato il primo a documentare le scoperte nell’Atlantico: tra il 1402 e il 1404 nella cronaca francese Le Canarien si raccontava, appunto, della conquista delle isole Canarie.

Nella sua opera, Gomes Eanes da Zurara, racconta le imprese ultramarine ispirate dall’Infante Dom Henrique, contribuendo alla costruzione della figura mitica, quasi profetica, di quest’ultimo; e come si può vedere riesce a coniugare il suo sapere letterario, geografico ed astrologico. Un momento importante per la navigazione portoghese si ha quando, nel 1534, Gil Eanes oltrepassa il capo Bojador. Geograficamente, il capo Bojador altro non è che una sporgenza sulla costa africana che oggi appartiene al Sahara occidentale, e che per molto tempo ha costituito una barriera de facto per la navigazione. In quell’epoca incagliarsi in quel deserto sconosciuto significava morte certa.

Quando Gil Eanes oltrepassò il capo Bojador, conosciuto anche come Cabo do Medo, riuscì a navigare con facilità verso sud grazie ai venti favorevoli. Sarà proprio grazie ai venti Alisei che i portoghesi si vedranno facilitati nella navigazione e riusciranno a spingersi verso la costa occidentale africana, fino ad arrivare molti anni dopo in India. A partire da questo momento i portoghesi avviano una rete di commerci lungo la costa africana fino al golfo della Guinea. Alla morte dell’infante Dom Henrique, i portoghesi avevano percorso più di quattromila chilometri di costa. Ma perché l’Infante Dom Henrique decise di allargare il suo sguardo ai territori d’oltremare? Una spiegazione verosimile ci viene fornita da Gomes Eanes da Zurara stesso, nella Crónica dos feitos de Guiné, in cui enumera sei cause, tra cui ritroviamo il tradizionale spirito di crociata verso le popolazioni infedeli, convertire i pagani in cristiani, creare nuove alleanze con i re cristiani che avrebbe incontrato durante i viaggi, aprire nuove rotte commerciali oltre alla voglia di spingersi oltre il temuto Cabo Bojador. L’ultimo motivo che ci fornisce Zurara è legato a qualcosa che al tempo non era assolutamente sorprendente, e che lo stesso cronista definisce come radice da cui provengono tutti gli altri motivi: l’inclinazione delle ruote celesti. Il sovrano era infatti disposto a compiere la predizione del suo oroscopo che lo predestinava a dedicarsi a grandi scoperte e conquiste.

Nella seconda parte dell’opera di Zurara assistiamo all’emozionante partilha degli schiavi africani nella città di Lagos. Una visione duale, tra il medioevo e la modernità.

Ci troviamo di fronte a uno scenario violento, nella quale uomini e donne per cui proviamo irrimediabilmente pietà sono destinati a separarsi dalle famiglie e dagli affetti in nome dello spirito di crociata tipico del tempo che avrebbe permesso loro la salvezza dell’anima.

Anche ora, però, lo sguardo e la centralità dell’opera ricadono sul sovrano portoghese. L’obiettivo è magnificare la figura dell’Infante, rappresentato a cavallo in un atteggiamento esemplare, che alla fine rinuncia ai suoi schiavi per cederli ad altri personaggi portoghesi.

A partire dal XV secolo, il secolo delle Scoperte, i portoghesi iniziarono la costruzione di feitorias lungo la costa africana. Tali feitorias erano luoghi in cui si vendevano prodotti in cambio di oro, spezie e schiavi; oltre a fungere da fortezza difensiva, magazzino, supporto alla navigazione e dogana.

Costruito sul golfo di Guinea, nell’attuale Ghana, il castello di São Jorge da Mina è il più antico edificio europeo nell’Africa subsahariana. Nel 1478 un’armata castigliana di 35 caravelle e una flotta portoghese si affrontarono a largo di Elmina per disputarsi il controllo del commercio in Guinea (oro, schiavi, avorio e spezie). La guerra terminò con la vittoria della flotta portoghese, seguita dal riconoscimento ufficiale dei Re Cattolici della sovranità portoghese nei territori dell’Africa occidentale. La città di Elmina si sviluppò intorno alla fortezza di São Jorge da Mina, costruito dal portoghese Diogo de Azambuja, per ordine del re D. João II, a difesa della feitoria di Mina nel 1482. Mina diventò così il principale stabilimento portoghese in Africa. L’interesse principale dei portoghesi era l’oro, ma ben presto il porto di Elmina si aprì però alla tratta degli schiavi. Nel 1596 gli olandesi fecero un primo tentativo di conquistare il castello. La conquista fu possibile solo nel 1637, quando ormai il castello sotto frequente attacco dei pirati inglesi, francesi e olandesi, era controllato solo dai pochi soldati rimasti.

Gli olandesi continuarono la tratta degli schiavi fino al 1814 quando quest’ultima venne abolita. Resta comunque importante sottolineare l’attività culturale della feitoria portoghese nella regione, la cui testimonianza è rappresentata dalla presenza di vocaboli portoghesi all’interno delle lingue locali.

Fonte immagine: Wikipedia

 

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