Dietro i monumenti e le opere d’arte che ammiriamo nelle nostre piazze, si nascondono spesso vite fatte di carne, sangue e segreti appassionanti. È il caso della famiglia di Onofrio Buccini, il celebre scultore di Marcianise, tornata di recente al centro delle cronache grazie a una straordinaria scoperta d’archivio. Una ricerca paziente che ha riportato alla luce una storia d’amore d’altri tempi, capace di sfidare i tabù dell’epoca e di richiedere nientemeno che l’intervento del Re d’Italia.
| Membro della famiglia | Dettagli anagrafici e storici |
|---|---|
| Onofrio Buccini | Scultore e capostipite (deceduto nel 1896) |
| Olimpia Buccini | Terza figlia (nata nel 1858) |
| Attilio Buccini | Ultimogenito e impiegato alle Ferrovie (nato nel 1879) |
| Francesca Rocca | Figlia di Olimpia (sposa nel 1908) |
| Vittorio Emanuele III | Re d’Italia (firma il Regio Decreto il 25 giugno 1908) |
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Una storia familiare intricata
Per capire cosa accadde, bisogna fare un piccolo salto indietro nel tempo ed entrare nella numerosa casa dello scultore. Buccini ebbe ben nove figli, nati a molti anni di distanza l’uno dall’altro. Una differenza d’età così marcata che creò una situazione singolare: nel 1858 nacque la sua terza figlia, Olimpia, mentre ben ventun anni dopo, nel 1879, venne alla luce l’ultimo genito, Attilio.
Quando il padre Onofrio morì nel 1896, Attilio era ancora un ragazzo di 17 anni. Diventato grande, scelse la stabilità di un impiego nelle Ferrovie dello Stato. Il lavoro lo portò a Catanzaro, dove fu ospitato proprio a casa della sorella maggiore Olimpia. Ma in quella casa il destino aveva in serbo per lui qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
Zio e nipote, uniti dall’amore
A Catanzaro, Attilio incontrò la figlia di Olimpia, Francesca Rocca. Tra i due scattò un colpo di fulmine. Biologicamente, i ragazzi erano quasi coetanei – tra di loro c’erano appena cinque anni di differenza –, ma sulla carta la situazione era molto diversa: per l’albero genealogico, infatti, Attilio era lo zio materno di Francesca.
Nell’Italia di inizio Novecento, un’unione tra parenti così stretti era considerata un tabù sociale e, soprattutto, un ostacolo legale insormontabile. Il matrimonio sembrava un sogno impossibile.
La firma del Re
Ma i due giovani non si arresero di fronte alla burocrazia e ai pregiudizi del tempo. La loro determinazione fu così forte da spingere la richiesta di nozze ben oltre i confini locali, fino ad arrivare ai palazzi del potere di Roma.
I documenti d’archivio datati 1908 testimoniano l’incredibile lieto fine: il 25 giugno di quell’anno, il Re d’Italia Vittorio Emanuele III firmò di suo pugno un eccezionale Regio Decreto di dispensa per consanguineità. Grazie al via libera del sovrano, Attilio e Francesca poterono finalmente coronare il loro sogno d’amore.
Questa preziosa scoperta non fa solo luce su un frammento inedito della dinastia Buccini, ma ci ricorda la forza dei sentimenti che, a volte, sanno essere abbastanza potenti da spingere persino un Re a cambiare le regole.
Fonte immagine: Archivio personale.

