La rivoluzione di velluto: cosa causò la fine della Cecoslovacchia

la rivoluzione di velluto

La rivoluzione di velluto fu il processo politico che nel 1989 condusse alla decadenza dello Stato comunista cecoslovacco. Questo termine è stato coniato da Rita Klímová, una traduttrice inglese. 

Rivoluzione di velluto: contesto storico 

Il governo del Partito Comunista in Cecoslovacchia era iniziato il 25 febbraio 1948. Non essendo legale l’esistenza dell’opposizione, un gran numero di oppositori si era organizzato in un movimento, chiamato Charta 77.  In questo movimento troviamo il presidente Václav Havel che prese anche lui parte alla Rivoluzione di velluto. Questi oppositori pubblicavano dei periodici fatti in casa, o a mano o con la macchina da scrivere, dove riproducevano dei testi censurati e illegali (questo fenomeno veniva chiamato samizdat). E per questo motivo tali oppositori hanno dovuto difendersi dalla persecuzione da parte della polizia.

Verso la fine degli anni ’80, il malcontento del popolo, gli standard di vita bassi e la crisi economica hanno portato i cittadini cecoslovacchi a combattere il sistema di governo. Nel 1989, i cittadini, che fino a quel momento si erano tenuti fuori dalle manifestazioni e dagli scioperi, espressero apertamente la loro disapprovazione contro il regime.

Tutto cominciò il 16 novembre 1989 con una manifestazione pacifica a Bratislava organizzata alla vigilia della Giornata Internazionale degli Studenti da parte di studenti di scuole superiori e università slovacchi, che presentarono le proprie richieste per una riforma del sistema educativo. Il giorno dopo, il 17 di novembre, a Praga, la manifestazione per la Giornata Internazionale degli Studenti organizzata dall’Unione della Gioventù Socialista giunse a radunare 50.000 persone. Questo gruppo raccoglieva molte persone contrarie al progetto comunista, ma che avevano fino ad allora avuto la paura di farsi sentire. La Rivoluzione di velluto fu l’opportunità per questi studenti di unirsi ed esprimere la loro opinione. Tutti i dissidenti, che possedevano striscioni e addirittura cantavano cori anticomunisti, venivano arrestati e picchiati in maniera violenta dalla polizia.

Tale evento scatenò una serie di dimostrazioni popolari fino alla fine di dicembre, contro il regime del Partito Comunista della Cecoslovacchia, che controllava il paese dal 1946. Vennero creati nuovi movimenti guidati da Václav Havel. Entro il 20 novembre i dimostranti pacifici riuniti a Praga passarono da 200.000 a quasi mezzo milione di persone. Il segretario del Partito Comunista della Cecoslovacchia, Miloš Jakeš, per questo motivo fu costretto a dimettersi.

La fine della rivoluzione 

La Rivoluzione di velluto portò al crollo definitivo del partito comunista e verso una repubblica parlamentare. Il 29 dicembre 1989 venne nominato Václav Havel come presidente della Cecoslovacchia. Nel giugno 1990 si tennero le prime elezioni democratiche dal 1946, che diedero alla Cecoslovacchia il primo governo non comunista dopo 44 anni. Il parlamento cecoslovacco nel 1992 votò a favore della divisione in due della nazione, che ha dato origine a due Stati indipendenti: Repubblica Ceca e Slovacchia. Non vennero coinvolti i due popoli con un referendum e la divisione ufficiale l’avremo il 1º gennaio 1993: venne realizzata tra i due rappresentanti politici, Vladimír Mečiar (presidente slovacco) e Václav Klaus (presidente ceco) a Brno.

Dopo la conclusione della Rivoluzione di velluto e dello scioglimento della Cecoslovacchia, la Slovacchia per potersi riferire a questo momento storico utilizza il termine di Rivoluzione Gentile mentre la Repubblica Ceca continua a fare riferimento all’evento con il nome invariato.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

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A proposito di Azzurra Maria di Matteo

Sono una studentessa dell'università l'Orientale di Napoli e studio spagnolo e ceco.

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