L’Islanda, secondo la storiografia medievale, viene scoperta per puro caso da alcuni norvegesi spinti fuori rotta. La storia di questa nazione, inizialmente intrecciata con la Norvegia, non termina qui. Per comprendere a pieno la raccolta di fiabe e racconti è necessario comprendere che la cultura islandese è indissolubilmente intrecciata con quella europea. Jón Árnason raccoglie molto materiale riguardo la cultura e il folklore islandese. Svariati personaggi come elfi, troll e fantasmi popolano le leggende del folklore islandese. Uniche e affascinanti, le leggende avvolgono il lettore in un alone di mistero, dubbio ed eterna curiosità per luoghi, personaggi e vicende surreali.
| Elemento del folklore | Caratteristiche principali nelle leggende |
|---|---|
| Elfi (Huldufólk) | si dividono in elfi lucenti (belli e luminosi) ed elfi scuri (vivono sottoterra). |
| Troll | creature giganti o simili ad orchi, simboli delle insidie e della forza della natura islandese. |
| Fantasmi (Draugur) | cadaveri risvegliati o anime intrappolate nel mondo dei vivi per compiti incompiuti. |
| Jón Árnason | storico collezionista delle fiabe e dei racconti popolari d’Islanda. |
Indice dei contenuti:

Leggende del folklore islandese da conoscere
Storie di elfi: la pappa d’avena con la panna

Parlare di elfi nella cultura popolare islandese significa immergersi in un garbuglio di preconcetti che è necessario chiarire. Al termine elfo sono associate idee molto diverse, a causa della sua rappresentazione nei prodotti culturali odierni. Per alcuni possiedono le orecchie a punta, sono eleganti ed eterei, per altri sono piccoli esserini come gnomi e folletti, per altri sono gli aiutanti di Babbo Natale. Gli elfi islandesi sono tutt’altra cosa: da un lato ci sono elfi scuri che vivono sottoterra e dall’altro gli elfi lucenti che sono più belli del sole. Le leggende del folklore islandese sugli elfi sono variegate e si destreggiano dalle origini degli elfi agli elfi vendicativi, dal capodanno all’amore che questi esseri provano verso gli umani.
C’era una volta un pastore che si trovava in viaggio per recuperare alcune pecore smarrite. Il pover’uomo, esausto dalla fame, non osava tornare indietro perché il padrone era molto severo e avrebbe punito il lavoratore. L’uomo tra sé e sé disse: «Vorrei avere qualcosa da mangiare, così potrei evitare la strigliata del mio padrone». In quell’istante una mano grigia uscì dalla roccia e pose all’uomo un askur ricolmo di pappa d’avena, con un pizzico di panna. Il pastore terminò il suo piatto e, non appena si rimise in viaggio, trovò le pecore smarrite. Riportò a casa gli animali e venne lodato dal suo padrone.
Storie di troll: la grotta della malattia

Il termine troll è mutuato dall’antico islandese. L’antenato di questo termine indica un essere sovrannaturale. Il troll ha assunto significati diversi nel corso del tempo: può essere utilizzato come sinonimo di gigante oppure orco, simile all’uomo, ma grande e di aspetto sgradevole. D’altro canto il termine è utilizzato per descrivere forza e dimensioni sovrumane o creature come i berserkir, ricorrendo all’utilizzo della stregoneria. Il troll può essere visto come una personificazione e rappresentazione delle insidie e della brutalità della natura indomita. Le leggende del folklore islandese sono ricche di troll vendicativi, di troll amichevoli e di troll notturni.
Una volta diciotto uomini si erano recati, durante un’escursione, sulle montagne della regione islandese. Per riposarsi si sistemarono in una grotta. Dopo pochi minuti videro una vecchia trollessa e si presero gioco di lei. Solo uno, dei diciotto uomini, non si prese gioco di lei. La trollessa li maledisse e sopraggiunse all’istante una malattia che colpì tutti gli uomini, tranne colui che non aveva offeso l’anziana. Morirono tutti nella grotta, che da quel momento ebbe il nome di Sottarhellir, ossia grotta della malattia.
Storie di fantasmi: lo scheletro

La credenza negli spiriti dei morti, con tutte le sue possibili declinazioni, è una costante in ogni cultura. Per motivi di varia natura un’anima è impossibilitata a raggiungere la vita successiva e resta nel mondo dei vivi. Le ragioni possono essere disparate: può avere a che fare con il morto stesso, con le circostanze della morte oppure quando il morto viene chiamato dal vivo per svolgere alcuni compiti. Uno dei termini più utilizzati per il fantasma è draugur, ossia un cadavere risvegliato. I fantasmi islandesi sembrano rappresentare una commistione di elementi della tradizione cristiano-cattolica e di quella pagana. Le credenze e le leggende del folklore islandese sui fantasmi sono assai mutevoli.
Nel Nord del Paese, un postino stava viaggiando per svolgere i suoi compiti attraverso una brughiera dove era stata costruita una casupola per il riposo notturno dei viaggiatori. Quando il postino si rifugiò all’interno, qualcuno bussò alla porta. Il nuovo arrivato si sistemò e i due mangiarono. Lo sconosciuto ordinò che gli fosse consegnata qualsiasi cosa di valore che era presente nel sacco. Quando il postino cercò di proteggere la borsa, l’altro lo uccise. L’indomani lo sconosciuto scomparve e il cane del postino si mise a giacere sul luogo dove si trovava il corpo del padrone. Molti anni dopo, tre uomini trascorsero insieme, nella stessa capanna, la notte. Ad un tratto, lo scheletro di un cane, tutto intero e senza pelle, uscì dal letto e azzannò uno di questi uomini. Non ci fu nulla da fare. Da quel momento si cercò di svelare il tenebroso arcano finché l’uomo, sopraffatto dalla paura, non confessò i suoi precedenti crimini. Lui era lo stesso uomo che uccise il postino.
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