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Lucía Sánchez Saornil: il simbolo della speranza

Lucía Sánchez Saornil: il simbolo della speranza

Un’anima complessa, piena di sogni e speranze, capace di analizzare e comprendere i forti limiti della società patriarcale e capitalista in cui viveva. Un coraggio e una determinazione che hanno molto da insegnare ancora oggi: tutto questo è Lucía Sánchez Saornil, poetessa e attivista.

La vita di Lucía Sánchez Saornil: dagli esordi all’Ultraismo

Un’infanzia proletaria a Madrid

Lucía Sánchez Saornil nasce a Madrid, il 13 dicembre del 1895, in una famiglia proletaria che, a causa delle condizioni di lavoro precarie, viveva in difficoltà. Rimasta ben presto orfana di madre, si dedica alla cura della famiglia e a ventun anni inizia a lavorare come telefonista, mentre prosegue gli studi di pittura nell’Accademia di Belle arti.

L’avanguardia poetica e lo pseudonimo maschile

Innamorata della poesia, entra a far parte del gruppo avanguardista dell’Ultraismo, fondato da un giovane Jorge Luis Borges. È l’unica donna a prendere parte alle tertulias, le conversazioni nei caffè di Madrid, aderendo a un movimento che più tardi non risparmierà critiche per le sue posizioni maschiliste. Mossa da una grande sete di sapere, inizierà a pubblicare con lo pseudonimo maschile di Luciano de San-Saor. Inizia così una fertile produzione poetica, in cui spesso critica la posizione subordinata della donna e descrive con carnalità e desiderio il corpo femminile. Una voce che stride con gli stereotipi dell’epoca: i suoi versi sono carichi di passione e, fatto impensabile per quella realtà, sono destinati a una donna.

La militanza di Lucía Sánchez Saornil: la lotta operaia e femminista

Dopo aver temporaneamente abbandonato la produzione poetica, Lucía Sánchez Saornil dedicherà tutta sé stessa alla lotta operaia. La Spagna vive gli anni della prima dittatura di Miguel Primo de Rivera (1923-1930): la costituzione è sospesa, i partiti politici banditi e i lavoratori scendono in strada. Lucía inizia ad assumere posizioni sempre più nette rispetto al ruolo dei lavoratori e delle donne. Nel 1931, dopo aver istigato uno sciopero, viene licenziata e inizia a collaborare come giornalista a numerose riviste. La Spagna sta per vivere un momento di grande sconvolgimento: il 14 aprile 1931 diventa una repubblica. Gli anni Trenta saranno per Lucía un periodo di grande vitalità, in cui prenderà parte a dibattiti e manifestazioni, polemizzando anche con gli stessi anarchici perché ritiene che la donna continui a essere tenuta in posizione marginale.

La fondazione di Mujeres Libres

Nel febbraio del 1936 fonda il gruppo Mujeres Libres (Donne libere), che raggiungerà la cifra di ben 20mila militanti. Lucía Sánchez Saornil gestisce una propria rivista e desidera fortemente dare visibilità alla donna, fornendole gli strumenti per esigere migliori condizioni di lavoro e la parità con gli uomini. Con incredibile audacia, Saornil mostra pubblicamente la propria unione con América Barroso, detta Mery, e sui giornali critica le teorie scientifiche allora in voga sulla differenza sessuale dettata dalla biologia.

L’esilio e la clandestinità sotto il franchismo

Il ritorno in Spagna e gli ultimi anni

Ben presto le cose in Spagna prendono una piega differente. Nel gennaio del 1939 la repubblica spagnola cade per far spazio al regime repressivo e totalitario di Francisco Franco. Per questa ragione, Lucía Sánchez Saornil e la sua compagna si rifugiano in Francia, fino a quando anche questo paese sarà occupato dalla Germania di Hitler. Lucía torna in Spagna, prima a Madrid e poi a Valencia, dove vive in clandestinità al fianco di Mery, compagna di una vita. Le due sono obbligate a nascondere la propria unione, proibita dalla dittatura franchista. Fino agli anni Ottanta, Lucía lavorerà nell’ambito della fotografia utilizzando un falso nome, mentre il nuovo regime impone un modello di donna completamente sottoposta all’uomo. Le due donne non avranno mai la possibilità di conoscere quel mondo libero in cui l’amore omosessuale non crea scandalo: entrambe si spegneranno durante gli ultimi anni del franchismo.

L’eredità di una donna impavida

Una donna impavida che non ha avuto timore di essere esattamente quello che era, di credere nei suoi ideali e che non ha mai smesso di credere nell’amore. Lucía Sánchez Saornil è viva testimonianza della determinazione, dell’ambizione e della voglia di andare oltre tutti i limiti che la vita ci presenta, perché come diceva: “Siempre puede volver la esperanza” (la speranza può tornare sempre).

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia.

 

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