Museo Diocesano Ischia (MUDIS): storia, opere e cosa vedere

Museo Diocesano di Ischia, tra religione e storia

Il Museo Diocesano di Ischia è la porta d’ingresso per un viaggio alla scoperta della millenaria storia di Ischia e della sua tradizione religiosa. Il MUDIS, nato il 5 marzo 1997 per volontà del vescovo Antonio Pagano, ha sede nel Palazzo del Seminario, edificio storico che per secoli ha accolto la formazione di sacerdoti e studiosi dell’isola. Il palazzo si affaccia sul borgo di Ischia Ponte, cuore antico dell’isola.

Cosa vedere al Museo Diocesano di Ischia (MUDIS)

Opera o reperto Descrizione e importanza
Quartiere artigianale di Pithecusae Fornaci per la produzione di ceramica di diversa grandezza e forma.
Lastre e bassorilievi medievali Provenienti dall’antica Cattedrale sul Castello Aragonese, raffigurano committenti e santi.
San Tommaso Orante Dipinto attribuito a Pedro De Aponte, espressione del Cinquecento napoletano.
Calice di Giovanni Paolo II Prezioso calice liturgico donato dal Papa durante la visita del 2002.

Indice dei contenuti


Informazioni utili

Indirizzo: Via Seminario, 20, Ischia (Napoli)

Sito web: www.mudis.it

Orari di apertura:

  • Lunedì: 9:00 – 13:30
  • Mercoledì: 10:30 – 12:30 / 16:30 – 18:30*
  • Venerdì: 10:30 – 12:30 / 16:30 – 18:30*
  • Sabato: 16:30 – 18:30

* Se chiuso, bussare al campanello.

Negli altri giorni è possibile visitare il museo su appuntamento.

Il MUDIS non prevede un biglietto d’ingresso: è sufficiente lasciare un’offerta a piacere.

Il museo offre ai visitatori un percorso espositivo che ripercorre le tappe della vita religiosa e artistica della Diocesi di Ischia, dal IV secolo d.C. fino ai nostri giorni. La struttura è accessibile a tutti grazie all’assenza di barriere architettoniche e alla presenza di un comodo ascensore che collega i diversi piani espositivi.

MUDIS: tante opere da ammirare

Nella prima sala si può osservare l’area identificata con il quartiere artigianale dell’antica Pithecusae: qui sono esposte fornaci differenti per grandezza, forma, cronologia e capacità produttiva, testimonianza concreta dell’attività ceramica sviluppata sull’isola in età antica.

Al primo piano merita attenzione anche la vetrina dedicata ai libri. La Biblioteca Diocesana, infatti, custodisce un patrimonio librario che documenta la diffusione dei culti locali nel corso del tempo: nelle Effemeridi sacre di Girolamo Bascapè è raccontato lo sbarco della santa nella baia di San Montano, mentre nel volume di Girolamo Milone si ripercorre l’antichissimo culto del martire patrono di Forio.

Proseguendo lungo il percorso espositivo, si incontra una maestosa lastra con bassorilievi, tra le testimonianze più suggestive conservate all’interno del museo.

Lastra medievale con bassorilievi esposta al Museo Diocesano di Ischia
Lastra medievale con bassorilievi conservata al Museo Diocesano di Ischia

Le lastre medievali e il sarcofago di Taliercio

La lastra costituisce il fronte di un sarcofago con gisant ad altorilievo, secondo la tipologia dei sarcofagi pensili su colonne introdotta dallo scultore senese Tino da Camaino. Presenta tre clipei rotondi modanati: in quello centrale compare la Madonna con il Bambino, mentre nei due laterali sono raffigurati santa Caterina d’Alessandria, con palma, libro e ruota, e sant’Antonio Abate, con il libro e il bastone. Tra il medaglione centrale e quelli laterali, in alto, compaiono due angeli; in basso sono invece raffigurati il committente, Antonio Taliercio, e suo figlio.

Lo schema iconografico ripropone quello tradizionale del fronte di sarcofago: al centro la Madonna col Bambino, espressione della devozione familiare, e ai lati il santo omonimo del defunto e la santa particolarmente venerata dalla famiglia. Il monumento sepolcrale doveva trovarsi nella cappella dedicata a santa Caterina nella Cattedrale sul Castello d’Ischia. L’opera, come suggerisce anche l’iscrizione incompleta, non fu mai utilizzata da Antonio Taliercio che, insieme alla sua famiglia, fu costretto a lasciare l’isola dopo essersi schierato contro Alfonso d’Aragona. Il modellato delle figure appare piuttosto rigido, forse anche a causa dell’incompiutezza del manufatto.

Dettaglio del sarcofago di Taliercio con figure scolpite e motivi religiosi
Dettaglio del sarcofago di Taliercio con decorazione scolpita

La presenza dei due rocchi di colonna e del capitello aiuta a comprendere meglio le dinamiche insediative nei centri del potere ischitano: si tratta infatti di testimonianze preziose di architettura al servizio di committenze aristocratiche impegnate nella realizzazione di edifici pubblici o religiosi.

I due rocchi di colonna sono decorati con foglie di alloro e bacche: nel primo un laccio sembra chiudere idealmente i racemi, mentre sul secondo corre un fregio che interrompe la sequenza vegetale ed è scandito in due riquadri contigui, nei quali sono raffigurati draghi marini in posizione rampante, con le estremità del corpo avvolte attorno a una palma. Il capitello, molto lacunoso, è del tipo corinzio, anche se il modellato delle foglie di acanto e delle volute risulta oggi irrimediabilmente compromesso.

Rocchi di colonna medievali decorati conservati nel percorso museale del MUDIS
Rocchi di colonna decorati esposti nel percorso museale del MUDIS

La tipologia delle lastre in epoca medievale era molto diffusa come forma di sepoltura e prevedeva la raffigurazione scolpita del defunto. Le tre lastre furono rinvenute tra il 1968 e il 1969 durante i lavori di restauro della Cattedrale, voluti dal vescovo Dino Tomassini. La loro collocazione originaria era nell’antica Cattedrale sul Castello Aragonese; in particolare, sappiamo che la lastra di Bornese Taliercio doveva trovarsi in una cappella della famiglia dedicata a santa Caterina. In seguito le lastre furono asportate e riutilizzate come gradini per l’altare della nuova Cattedrale di Ischia Ponte.

Serie di lastre funerarie medievali provenienti dall'antica Cattedrale di Ischia
Lastre funerarie medievali provenienti dall’antica Cattedrale di Ischia

Il San Tommaso Orante di Pedro De Aponte

Il nuovo allestimento si sviluppa su due livelli: al piano terra è esposta una raccolta di marmi, tra cui spicca un pregevole e raro sarcofago del IV secolo a.C., mentre al quarto piano sono conservati dipinti, sculture, argenti e altri manufatti. Proprio al quarto piano si può ammirare il dipinto di San Tommaso colto in preghiera davanti all’altare: le mani giunte e il volto assorto diventano il fulcro di un dialogo silenzioso tra il santo e il Crocifisso. La volumetria del saio, resa attraverso ampie pieghe, domina la composizione al centro di una struttura prospettica di archi e pilastri decorati “a candelabro”, che amplifica lo spazio fino alla porta aperta sullo sfondo. L’opera è attribuita da Leone De Castris a Pedro De Aponte di Saragozza, artista che, secondo lo studioso, inaugura la fase moderna del Cinquecento napoletano.

Il San Tommaso Orante proveniva dalla Cattedrale sul Castello Aragonese, ma non è noto con certezza il punto in cui fosse collocato né chi ne avesse commissionato la realizzazione. Restano però evidenti i legami tra l’Ordine Domenicano, di cui san Tommaso è figura eminente come Dottore della Chiesa e filosofo, e la dinastia aragonese, che scelse la basilica di San Domenico Maggiore a Napoli come luogo destinato ad accogliere le arche funerarie dei suoi rappresentanti.

Dipinto di San Tommaso Orante attribuito a Pedro De Aponte nel MUDIS
Il San Tommaso Orante attribuito a Pedro De Aponte

Museo Diocesano di Ischia: oggetti sacri e paramenti

Il museo conserva anche dipinti, sculture, argenti e paramenti sacri provenienti dalle chiese della Diocesi, in particolare dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, che ha raccolto i materiali provenienti dall’antica Cattedrale sul Castello e dagli altri edifici religiosi che vi sorgevano.

Paramenti sacri e tessuti liturgici esposti al Museo Diocesano di Ischia
Paramenti sacri conservati nelle collezioni del Museo Diocesano di Ischia

Di grande rilievo, oltre a testimoniare il forte legame che il Pontefice Giovanni Paolo II ebbe con l’isola, è la sezione dedicata al Papa. Il Museo Diocesano di Ischia custodisce infatti un prezioso calice liturgico che il pontefice donò personalmente alla Diocesi di Ischia in occasione della sua visita sull’isola, il 5 maggio 2002. Oggi questo oggetto rappresenta uno dei pezzi più significativi della sezione dedicata agli ori e agli argenti. La sua presenza nel museo simboleggia non soltanto un momento storico importante per la comunità ischitana, ma anche la continuità del legame tra la Chiesa universale e la storia millenaria della diocesi. Accanto al calice si conservano anche documenti e testimonianze fotografiche che ricordano quella giornata, durante la quale il Papa incontrò i giovani e la cittadinanza proprio nel borgo di Ischia Ponte, a pochi passi dall’attuale sede del MUDIS.

Fotografia dedicata alla visita di Giovanni Paolo II conservata nel museo diocesano
Materiali esposti sulla visita di Giovanni Paolo II a Ischia
Giovanni Paolo II con il vescovo Strofaldi in una fotografia conservata al MUDIS
Giovanni Paolo II con il vescovo Strofaldi in una delle immagini custodite al MUDIS

Il MUDIS di Ischia non è soltanto una collezione di oggetti sacri, ma un vero racconto visivo della storia dell’isola, dalle sue radici paleocristiane fino al periodo borbonico. Per ulteriori approfondimenti sulla cultura dell’isola è possibile consultare anche le risorse ufficiali del Ministero della Cultura.

Immagine in evidenza: archivio personale

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