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Disastri, ovvero quel che resta: la compagnia Pilar Ternera al Teatro Basilica

Utilizzare il teatro come spazio per interrogarsi sul presente. È questa la via intrapresa da “Disastri, ovvero quel che resta”, spettacolo della compagnia Pilar Ternera andato in scena il 7 marzo 2026 alle ore 21:00 al Teatro Basilica di Roma.

Disastri ovvero quel che resta
L’uccisione di Marco

Narrazioni frammentate e Teatro Basilica nel caos

Dal punto di vista drammaturgico – aspetto a cura di Leonardo Ceccanti e Francesco Cortoni – lo spettacolo si presenta dal principio come un lavoro volutamente frammentato: tre performer – rispettivamente Matteo Ceccarini, Marco Fiorentini e Silvia Lemmi – si muovono all’interno di uno spazio scenico minimale, dominato da un grande telo bianco e da oggetti sparsi come microfoni e pietre, dando vita ad una sequenza di racconti e situazioni che vanno, man mano che lo spettacolo prosegue, a sovrapporsi tra loro.

Marco Ceccantini in "Disastri, ovvero quel che resta"
Marco Ceccantini in “Disastri, ovvero quel che resta”

I personaggi passano con naturalezza da momenti ironici – a volte persino grotteschi – a riflessioni più intime e drammatiche. Il risultato è una drammaturgia non lineare che riflette il senso di smarrimento dell’epoca contemporanea, un tempo in cui l’eccesso di informazioni rende difficile avere un orientamento stabile. Ed è proprio questo il punto di partenza dello spettacolo: come trovare la propria strada nel caos che ci circonda. Così la scena si trasforma in un luogo d’indagine collettiva sulla complessità attuale, sui disastri – personali e sociali – che caratterizzano la nostra epoca e sulla difficoltà di attribuirne un senso.

Disastri ovvero quel che resta
Silvia ed il racconto della nonna

Tra i passaggi più significativi della performance troviamo il monologo dedicato alla storia dei nonni di Silvia che parte dapprima come la narrazione di una memoria familiare per poi trasformarsi gradualmente in un racconto paradossale. Un altro momento centrale riguarda la riflessione filosofica sul concetto di verità. Matteo racconta d’aver studiato filosofia e d’aver scoperto come, oggi, non esista più una verità univoca ma una molteplicità di possibili interpretazioni: una consapevolezza che, sebbene in un certo senso possa dare un’illusione di libertà, non fa altro che generare ancora più smarrimento, portando ad una tensione che attraversa l’intero spettacolo.

Scenografia, luci ed immagini: il linguaggio visivo dello spettacolo

Uno degli elementi più interessanti della messa in scena è il forte utilizzo del linguaggio visivo. La scenografia di Francesco Cortoni è ridotta all’osso: un fondale bianco domina la scena trasformandosi, all’occorrenza, in uno schermo per proiettare video, scritte o immagini. Questa scelta stilistica non è casuale: è stata fatta per poter passare agilmente da scene neutrali a scene caotiche potendo mutare, all’occorrenza, l’ambiente circostante in tempi brevi.

Il disegno luci svolge un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera: la luce neutra domina l’inizio dello spettacolo. Successivamente le luci assumono tonalità sempre più marcate e simboliche. Il rosso intenso invade il palco nei momenti di maggiore tensione; il blu, al contrario, accompagna alcune delle sequenze più solitarie e riflessive avvolgendo la scena in una dimensione sospesa, a tratti onirica. Particolarmente efficace è poi l’uso delle luci fucsia e viola durante i momenti performativi e musicali, che trasformano lo spazio scenico in una sorta di concerto teatrale.

Musica e ritmo scenico di “Disastri, ovvero quel che resta”

Accanto alle luci, anche la musica contribuisce in maniera decisiva alla costruzione emotiva dello spettacolo. Le colonne sonore sono composte prevalentemente da brani di artisti contemporanei – tra cui canzoni pop come quelle di Camila Cabello – utilizzati volutamente in modo incalzante e caotico. Le musiche non funzionano soltanto come accompagnamento, ma come un vero e proprio dispositivo drammaturgico: in molti momenti aiutano ad accelerare il ritmo della scena, sottolineando il senso di sovraccarico sensoriale che caratterizza la nostra epoca. Il risultato è una sensazione di frenesia che riflette il continuo bombardamento di stimoli contemporaneo a cui l’essere umano odierno è sottoposto ogni giorno.

Disastri ovvero quel che resta
Silvia e la sua performance

“Disastri, ovvero quel che resta”: un’opera che pone domande

La rappresentazione non offre risposte ma, al contrario, è ideato proprio per lasciare lo spettatore in una condizione di dubbio e riflessione. La pièce si interroga su questioni fondamentali: cosa resta dopo una crisi? Come si sopravvive ad un disastro? E, soprattutto, cosa può lasciare l’essere umano ai posteri? E il teatro, cosa lascerà?

Post-disastro

Informazioni sullo spettacolo al Teatro Basilica

Prima tappa di un progetto più ampio, l’opera rappresenta solo l’inizio di un percorso destinato a proseguire nei prossimi anni, con nuovi capitoli dedicati al tema della sopravvivenza dopo il disastro. Un progetto ambizioso che, attraverso il linguaggio del teatro contemporaneo, prova ad interpretare le inquietudini del nostro tempo.

Disastri, ovvero quel che resta” è andato in scena al Teatro Basilica di Roma il 7 marzo 2026 alle ore 21:00 e l’8 marzo alle ore 16:30. Lo spettacolo – prodotto dalla compagnia Pilar Ternera – ha un costo di 18 euro per il biglietto intero, 15 euro online e 12 euro ridotto. Per maggiori informazioni visitare il sito internet.

Fonti immagini: archivio personale

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