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La metamorfosi di Giorgio Barberio Corsetti | Recensione

La metamorfosi, di Giorgio Barberio Corsetti | Recensione

Giorgio Barberio Corsetti sbarca al Teatro Mercadante di Napoli con il suo viaggio nell’universo di Kafka, questa volta con il testo La metamorfosi, in scena dal 2 al 13 marzo 2022.

La metamorfosi in un…insetto!

Dopo un sonno alquanto disturbato, Gregor, interpretato abilmente da Michelangelo Dalisi, si ritrova nel suo letto con le sembianze di un insetto. Da quel momento la sua trasformazione si va progressivamente completando e accompagna il pubblico in questo processo, guardandosi allo specchio, parlando del confronto tra il mondo ed il suo essere immondo. È un percorso che diventa un lento declino dei rapporti familiari e sociali, che il protagonista vive. Gregor, infatti, sperimenta un’esperienza metafisica, a tratti surreale, alienato del tutto nella sua piccola stanza ed ogni volta che tenta di varcare la porta che lo separa dal resto del mondo viene deriso e respinto, soprattutto dai suoi familiari.

La metamorfosi è metafora di «separazione da ogni forma di socialità»: la distanza che c’è tra i rapporti interni alla famiglia, vissuto con un dolore intimo e personale, si trasforma in una distanza dalla società, irradiandosi sul mondo intero che circonda Gregor. La metamorfosi, allora, diventa necessità di rinchiudersi nel proprio bozzolo protettivo per fuggire dalla sottomissione «all’imbecillità gerarchica» ed alle regole fin troppo interessate, che risultano massacranti finanche in quel luogo famigliare che dovrebbe essere motivo di sicurezza e tenerezza. Ma fuggire implica, poi, arrivare a rinunciare alla propria identità, che trova compimento nelle interazioni reciproche: l’unica possibilità per Gregor, trattato ormai come un peso e, forse, dopo che lo è diventato per davvero, rinchiuso nel suo dolore e nella sua incomunicabilità, è lasciarsi morire.

Così, Kafka riesce ad esprimere con la sua penna autobiografica anche la sua visione del mondo, fatto di esseri umani imponenti, sottomessi a forze gerarchiche più forti di loro e portati alle estreme conseguenze nella loro depressione sociale fino alla repulsione totale.

L’opera di Giorgio Barberio Corsetti

Il lavoro di Corsetti è un adattamento delicato, rispettoso nei confronti del testo di partenza. Aggiungere a Kafka qualcosa di nuovo, nella sua accezione di classico da rielaborare, forse si può azzardare a definirla un’impresa impossibile: è un autore che «va preso alla lettera» in quel suo dolore così personale e terribilmente vero. Ma ciò che il regista ha reso possibile con La metamorfosi è stato immedesimarsi in quell’intimità, restituendo al pubblico uno spettacolo familiare e vicino senza abusarne. Curiosa, in questo senso, la scelta di fare parlare gli attori in terza persona per la maggior parte della messa in scena: un espediente che ha permesso un certo distacco dall’idea di fedeltà al testo originario per inserirvi una nota ironica e leggera, rendendo vivo letteralmente sulla scena il romanzo kafkiano e gli spettatori con esso. La metamorfosi, dunque, è un risultato scenico inquietante, una cristalleria nella quale si è incantati e terribilmente quanto inevitabilmente fragili. Una menzione speciale, in conclusione, va sicuramente alla scenografia di Massimo Troncanetti che con la sua obliquità rafforza quell’aspetto quasi distopico della realtà e con la sua mobilità, invece, sintetizza tutto il senso de Le metamorfosi: la netta differenza tra immondo e mondo.  

Fonte immagine di copertina: Teatro di Napoli

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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