Circo Kafka di Claudio Morganti | Recensione

Circo Kafka di Claudio Morganti | Recensione
Recensione Circo Kafka in scena il 19 e 20 febbraio al Teatro Stabile d’Innovazione – Galleria Toledo

Circo Kafka, uno spettacolo liberamente ispirato a “Il Processo” di Kafka, immerso nell’atmosfera assurda, immaginifica e grottesca di un’opera scritta per far ridere i compagni e delineare lucidamente l’imbarazzo dell’uomo di fronte ad una presunta Giustizia.

Circo Kafka – il dramma grottesco dell’uomo moderno

Nessun avvertimento, nessun modo di capire cosa aspettarsi. Roberto Abbiati, in un susseguirsi di piccole farse ed episodi composti solo da gesti, suoni, rumori ad accompagnare una mimica e fisicità di massima espressione, interpreta tutti i personaggi che costellano “Il Processo”. Il poliziotto dalla risata sprezzante, l’accusato con voce flebile, come il suono leggero e indifeso di una filarmonica contrapposto alla figura fiera, sicura e dal petto tronfio del giudice. E ancora carceriere, accusatore, poliziotto, giudice, accusato in un cerchio che sembra non spezzarsi mai.
Lo spazio scenico, costruito artigianalmente da Abbiati e Morganti con materiali di recupero, interagisce attivamente con l’attore, muta insieme a lui, svelandosi mano a mano agli spettatori, nonostante gli elementi siano sempre stati presenti agli occhi del pubblico. Con un utilizzo sapiente della luce e semplici ma efficaci espedienti meccanici, la scenografia incorpora gli spazi della camera da letto di K., tribunale con annesso banco degli imputati e camera mortuaria.

Abbiati sul palco si contorce, come se le parti del suo corpo fossero autonome, come una marionetta nelle mani di un burattinaio sadicamente simpatico. In questa rappresentazione che rende ancora più intima l’assurdità della realtà dell’uomo moderno, Josef K. diventa vittima degli eventi, nelle mani di un sistema di Giustizia che «non ti chiede nulla. Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai».
Il signor K., dal momento di inizio del processo, sarà perseguitato dall’ombra di qualcosa che avverrà, ma che poi non avviene mai. Apparentemente è ancora un uomo libero su questa terra, ma al calare delle tenebre Josef K. si sente assediato e recluso nella sua stessa casa. Infiniti rinvii e al massimo un’assoluzione temporanea, ma arriverà mai per Josef. K l’assoluzione definitiva?
Abbiati compare sulla scena vestito di tutto punto, giacca e camicia in ordine, pronto ad abbandonare il suo ruolo di marionetta nelle mani di una burocrazia folle. Scende i primi scalini, è quasi arrivato al pubblico, pronto a riappropriarsi della sua umanità, quando una voce minacciosa intona «Josef!».
Egli si arresta, chiudendosi nelle spalle quasi a voler sparire seduta stante, volta lo sguardo indietro. Non c’è nessuno, eppure K. non si azzarda a fare un altro passo.
«Josef!» – un secondo richiamo ed egli torna indietro, sul suo palco, la farsa della sua stessa vita.

In questo cerchio che si ripropone, immutabile ancor più dello scorrere del tempo, la salvezza e l’assoluzione trovano risposta nella morte. Nell’esecuzione catartica di uno degli oggetti di scena, per l’appunto una marionetta con le sembianze di K. trafitto da un pugnale, Josef prova a spezzare queste catene invisibili che lo tengono imbrigliato in una realtà tiranna. Al suono triste e lugubre di una fisarmonica, una sedia viene innalzata sotto ad un faro di luce, riprendendo il personaggio del libro del sacerdote delle carceri, considerato un uomo libero, nonostante egli abbia passato tutta la vita seduto sulla sedia delle celle, intravedendo la luce del mondo libero soltanto poco prima della sua morte.

Uno spettacolo che in soli 50 minuti riesce a raccontare la complessità e il dramma dell’uomo moderno, incarnando perfettamente lo spirito e lo stile parodico e grottesco di Franz Kafka, lasciando il pubblico commosso e impreziosito al contempo da una comprensione globale e peculiare della condizione di sospensione e incredulità della vita umana.

Circo Kafka

da Il processo di Franz Kafka

con Roberto Abbiati

e la partecipazione di Johannes Schlosser

regia di Claudio Morganti

musiche a cura di Claudio Morganti e Johannes Schlosser

produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa

Fonte Immagine: ufficio stampa 

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