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May B al Bellini | Recensione

May B al Bellini

Dal 10 al 14 dicembre va in scena al Bellini, per la sezione dance&performance, May B, spettacolo di danza con la coreografia di Maguy Marin.

Quali sono gli elementi distintivi di May B?

Elemento Caratteristica principale
Ispirazione L’opera letteraria e teatrale di Samuel Beckett.
Stile visivo Trucco grottesco, polvere e costumi dimessi.
Ritmo Alternanza tra immobilità e movimenti ossessivi.

Il significato profondo dello spettacolo

Quando i personaggi di Beckett anelano alla quiete, non possono fare a meno di muoversi; poco o tanto, si muovono.

May B di Maguy Marin è uno di quegli spettacoli che, una volta visti, continuano a risuonare nella memoria come un’eco insistente. Ispirata liberamente all’universo letterario di Samuel Beckett, questa creazione del 1981 mantiene ancora oggi una forza espressiva sorprendente, capace di interrogare lo spettatore sul senso dell’esistenza, sul fallimento e sulla tenace, disperata ostinazione dell’essere umano a procedere comunque. May B è la ricerca di un movimento sfrenato, continuo e irrefrenabile: i personaggi che ciclicamente ricercano la quiete, il riposo, l’immobilità vengono continuamente sospinti e stimolati al movimento. Lo spettacolo diventa dunque il punto di incontro tra teatro, danza e linguaggio coreografico.

Il rapporto tra May B e l’universo di Beckett

May B al Bellini
May B – il teatro beckettiano di Maguy Marin

Marin non si limita a citare Beckett: ne traduce il linguaggio in gesti, movimenti, immobilità, polvere, respiri, gemiti, espressioni del volto, generando un microcosmo grottesco, fragile e profondamente umano. La scena iniziale, con i danzatori coperti di una cipria biancastra che fa pensare alla terra o alle ceneri, introduce immediatamente un tempo sospeso, un universo terminale in cui i personaggi sembrano creature a metà tra il clown, il relitto e il fantasma. Il trucco esagerato, i costumi dimessi e la gestualità ripetitiva trasformano i corpi in figure beckettiane in carne e ossa: esseri che arrancano, inciampano, riprovano; esseri che non smettono, nonostante tutto, di tentare di comunicare, di avanzare insieme, di esistere in relazione.

L’analisi del linguaggio coreografico

Uno degli elementi più affascinanti dello spettacolo è la costruzione del ritmo. May B alterna con maestria momenti di immobilità a scatti di movimento, brusche accelerazioni a lente derive collettive. Il gruppo avanza come un organismo unico, disordinato ma coeso, capace di trasformare una marcia goffa in un’immagine poetica. La ripetizione, che è spesso ossessiva, cantilenante, assillante, diventa forma narrativa, lessico di un teatro che non utilizza la parola ma si deve esprimere per suoni e movimenti. Il vuoto, sempre caro a Beckett, è riempito qui da un’umanità che si aggrappa al gesto come a un tentativo di significato. Nel finale, quando i personaggi si allontanano lentamente uno dopo l’altro, lo spettacolo lascia un senso di sospensione e compassione. Non c’è una conclusione, ma la constatazione che la loro — e la nostra — marcia continua, nonostante tutto.

La colonna sonora e le musiche

La scelta musicale, che spazia da Schubert a brani popolari, contribuisce a costruire una drammaturgia che procede per strati. Le melodie classiche, dolci ma struggenti, si intrecciano con silenzi pesanti e rumori corporei che amplificano l’impressione di una vita ridotta all’essenziale, all’impulso, al bisogno primario e corporeo. Quando la musica si ferma, si percepisce il respiro dei danzatori, e tutto sembra più vulnerabile. Quando ritorna, dà un impulso quasi involontario, come se i personaggi trovassero in essa una spinta che non appartiene loro ma li trascina comunque.

May B è uno spettacolo dolente e comico come solo il grottesco sa essere, dalle immagini di una rara e potente poesia, che lascia lo spettatore incantato davanti alla portentosa capacità immaginifica che ha la mente umana. Eroica Fenice vi invita a continuare a seguire le altre proposte della sezione Dance & Performance del Bellini.

MAY B
coreografia Maguy Marin

cast 10 danzatori

light designer Alexandre Beneteaud
costumi Louise Marin
musiche originali Franz Schubert, Gilles de Binche, Gavin Bryars

Fonte immagini: ufficio stampa

 

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