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Eroica Fenice

Napoli e Dintorni

Bio… Dinamico: la scommessa dell’agricoltura biodinamica

Bio… Dinamico: divulgare, promuovere e valorizzare i prodotti dell’agricoltura biodinamica. Giovedì 18 luglio, nel complesso monumentale di Santa Chiara si è tenuto il terzo appuntamento con il tour in 6 tappe del progetto Bio… Dinamico promosso da AmicoBio, con il patrocinio del Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale, la Repubblica Italiana, la Regione Campania e la collaborazione di APAB. Le città toccate dal tour di seminari tematici sono Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze e Santa Maria Capua Vetere. Se nelle tappe di Milano e Roma sono stati approfonditi i temi della sostenibilità, della tutela dell’ambiente e del paesaggio, della valenza dell’agricoltura biodinamica come patrimonio dell’agricoltura italiana, la tappa napoletana ha affrontato il tema Ricerca e formazione in agricoltura biologica e biodinamica. Ad intervenire sul tema della necessità di incrementare la ricerca e la sperimentazione nel settore biologico e biodinamico sono stati esperti del settore della formazione: Dott. Filippo Diasco, Direttore generale delle politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Campania; Dott. Enrico Amico, Imprenditore e Presidente gruppo Amico Bio; Prof. Giuseppe Celano Professore associato presso l’Università degli Studi di Salerno; Prof. Massimo Fagnano, Professore associato di Agronomia ed Ecologia Agraria presso il Dipartimento di Agraria della Facoltà di Napoli Federico II; Dott. Francesco Giardina esperto agronomo collaboratore di Coldiretti; Dott. Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica; Dott.ssa Roberta Cafiero Dirigente MIPAAFT. A seguire, lo chef Simone Salvini ha tradotto il discorso teorico in un cooking show in cui prodotti provenienti da agricoltura biodinamica e ricette tradizionali campane sono stati rielaborati e trasformati in capolavori dell’arte enogastronomica. Che cos’è l’agricoltura biodinamica e perché è necessario investire in questo settore? Ad aiutarci a comprendere cosa sia l’agricoltura biodinamica e come essa possa costituire una svolta nel sistema della produzione agricola globale possono essere utili alcuni stralci del documentario in uscita, che è sintesi dell’intero progetto di AmicoBio: la biodinamica è un’agricoltura che non solo non avvelena il pianeta, ma crea un’interazione tra tutti gli esseri viventi e costituisce la speranza di creare, davanti ad un disastro ecologico incombente, una realtà nuova. Obiettivi della biodinamica sono la biodiversità, la riduzione dell’impatto ambientale della produzione agricola, l’integrazione tra produzione agricola e allevamento zootecnico con modalità che rispettino e promuovano la fertilità e la vitalità del terreno e allo stesso tempo le qualità tipiche delle specie vegetali e animali, il rispetto de ritmi della natura e dei cicli cosmici e lunari, l’eliminazione di fertilizzanti minerali sintetici e di pesticidi chimici. Il metodo biodinamico, quindi, prevede che la fertilità e la vitalità del terreno debbano essere ottenute con mezzi naturali come compost prodotto da concime solido da cortile, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali, lotta antiparassitaria meccanica e pesticidi a base di sostanze minerali e vegetali. Insomma il progetto dell’agricoltura biodinamica propone un ritorno a metodi naturali, a ritmi meno serrati e ad una produzione meno invasiva per l’ambiente, ma pur sempre compatibilmente con le richieste del mercato globale. Ricerca e formazione nel campo della biodinamica. La ricerca in questo campo, se in Europa fa passi da gigante […]

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Lettera a un bambino mai nato. Madre, sost. femminile singolare

Lettera a un bambino mai nato. Madre, sost. femminile singolare: Il pozzo e il pendolo ci regala nuovi “Brividi d’estate” con la lettura di “Lettera a un bambino mai nato”. L’Orto Botanico, una scenografia essenziale, luci basse, ombre, la voce di Rosalba Di Girolamo, le parole di Oriana Fallaci, musica. “Stanotte ho saputo che c’eri”. “Essere madre non è un mestiere e nemmeno un dovere, essere madre è un diritto”. Lettera a un bambino mai nato è la paradossale celebrazione della vita, della scelta di dare la vita pur continuando ad essere, ad esistere come donna oltre che come madre. Lettera a un bambino mai nato è la storia di una una donna che prima è stata una figlia non desiderata e che ora è madre di un figlio non cercato. Rosalba Di Girolamo mette in scena il dubbio, il ripensamento, la lacerante scelta tra essere donna e essere madre, poiché l’essere madre a volte esclude la possibilità di essere donna. 3 settimane: 2 mm e mezzo eppure il tuo cuore, in proporzione, è 9 volte più grande del mio. Questo essere che ancora non esiste è presente e la sua sola presenza le impone di donargli la vita anche se c’è un padre che medita su come disfarsene; di metterlo al mondo anche se il mondo è un mondo difficile, un mondo di uomini, un mondo che pensa al maschile; di farlo nascere anche se questo bambino potrebbe non volerlo, perché farlo nascere è la cosa giusta. A 5 settimane sei 3 mm, simile ad una larva, un essere senza volto e senza cervello, un essere che ignora di esistere. La protagonista è una donna continuamente preda del dubbio e di umori variabili e discordanti, che vede in questo bambino, in questo essere che “le ruba se stessa”, che “respira il suo respiro“, una minaccia alla sua esistenza come donna, come giornalista.  6 settimane: un pesciolino con le ali, la scienza mi ha dato la certezza che esisti. Questa donna farà un figlio senza un uomo in un mondo fatto su misura per gli uomini: allora lei dovrà proteggere se stessa e il suo bambino dagli sguardi scandalizzati, dal biasimo e dalla silenziosa condanna del farmacista che le vende la luteina, del sarto a cui chiede un cappotto più “abbondante” per l’inverno che verrà, del commendatore “che aveva grandi progetti per lei”, della sua amica sposata al quarto aborto in 3 anni. Nonostante ciò, il solo pensiero di uccidere questo bambino la uccide: lo proteggerà da tutto e da tutti, ma non da se stessa.  2 mesi: l’embrione diventa feto. Le cose si complicano. Il commendatore ha un progetto cucito addosso a lei, il medico le impone il riposo. La tenerezza della maternità non scalfisce la fierezza di essere donna. Essere donna mentre si è madre sta diventando sempre più difficile; scegliere diventa sempre più doloroso.  3 mesi: 6 cm e 8 grammi Il padre che voleva disfarsene, che cercava soluzioni ad un “crimine” commesso in due, ci ripensa: questo bambino […]

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Il tempo è veleno: Tony Laudadio gioca con il tempo

Il tempo è veleno: Tony Laudadio al Sannazzaro Per il Napoli Teatro Festival, va in scena al Sannazzaro “Il tempo è veleno” di Tony Laudadio, per la regia di Francesco Saponaro: un gioco di incastri, di vertiginosi salti temporali dagli anni ’70 ad oggi. “Napoli all’inizio ha le braccia conserte, ma dopo un po’ si apre“: una Napoli un po’ diffidente e guardinga è la città che ospita le varie generazioni di una famiglia controversa e turbolenta, ma tutto sommato legata anche nella lontananza, presente anche nell’assenza, una famiglia per la quale “il tempo è veleno“. Bianca è una donna “dannosa” che ha paura del futuro, delle scelte fatte, di quelle ancora da fare, della sua gravidanza, di se stessa. Paco è un uomo leggero, nonostante il peso dei suoi segreti, dotato di un inossidabile ottimismo che cerca, invano, di trasmettere alla moglie Bianca.  Sara e Marta sono le due figlie che nasceranno da questa unione e che dovranno poi, in età adolescenziale, affrontare la perdita dei genitori. Sara è una primogenita immatura e irrisolta, che cerca scorciatoie, che non percepisce i danni causati dalle sue scelte sbagliate. Marta è posata fino al punto di risultare inquadrata, è ancorata al passato, disperatamente intenzionata a non perdere ciò che resta del suo nido. Negli anni ’70 si dipanano classiche dinamiche familiari, domestiche, consueti giochi di ruolo tra Bianca e Paco: maschio/femmina, marito/moglie, madre ansiosa/padre irresponsabile. Piani temporali si intersecano, generazioni si susseguono, persone che non ci sono più manifestano ancora la loro presenza, coloro che sopravvivono affrontano le perdite e le verità che dal passato riemergono in modo diverso. Sulla scena convivono personaggi calati in piani temporali diversi, madri giovani e figlie ormai adolescenti o addirittura mature, gli anni ’70 e la caduta del muro di Berlino, Craxi e la guerra in Jugoslavia, un mutuo da accendere e una casa ormai vecchia da mettere in vendita. L’incontro con un, solo apparentemente sconosciuto, possibile acquirente della casa di famiglia, tale Ennio, porterà la Marta ormai matura a confessarsi, a riaprire ferite che il tempo non ha sanato, a fare i conti con i suoi fantasmi. Il tempo di questa commedia amara e melanconica è un tempo che non sana, ma lascia, invece, evidenti cicatrici; è un tempo “velenoso” che alimenta morbosamente il ricordo. Marta nelle sua negazione del dolore continuerà a “coltivare i suoi fantasmi“, ad accoglierli in casa, a nutrirli con la bellezza, con l’affetto, con il dolore, con la memoria. Ad avvelenare i rapporti e le persone non è solo il tempo: i rapporti si inquinano con bugie, segreti, frasi infelici, scelte non condivise e non condivisibili. I fantasmi abitano il passato nella forma dei ricordi, abitano il futuro nella forma dei desideri repressi, delle passioni e dei sogni frustrati, delle strade non battute; abitano, infine, il presente nella forma di verità dure da accettare e rancori difficili da sciogliere.   Foto in evidenza: https://www.napoliteatrofestival.it/

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Libri

Libri erotici: una rassegna della migliore letteratura erotica per nulla banale

Libri erotici: una rassegna della migliore letteratura erotica per non cadere nella banale porno-letteratura. Di libri erotici sono pieni gli scaffali di ogni libreria, dalla più ricercata alla più commerciale, perché molti sono i fan del genere per le più svariate ragioni. Chi si accosta al genere erotico lo fa perché alla ricerca di storie piccanti o di sensazioni forti; lo fa per vedere tradotto in parole quello che si fa in azione o anche per vedere immortalato sul bianco della pagina quello che spaventa, quello che per pudore non si riesce a fare o per costrizioni di natura morale non si riesce ad esprimere. Non tutto ciò che le librerie propongono nel settore “letteratura erotica”, però, vale la pena di essere sfogliato. Come in ogni settore della letteratura è bene sapere di cosa si è in cerca, cosa si vuole leggere, prima di passare per la cassa. Tra l’immane quantità di robaccia che il mercato propone cercheremo di selezionare quanto di più alto il genere abbia prodotto, affinché i nostri lettori possano trovare, nel sentiero che li porta alle sensazioni forti, anche una buona dose di piacere letterario. Il confine tra erotismo e pornografia è effettivamente molto scivoloso e se per la filmografia intercettare questo confine è abbastanza facile, per i libri erotici non lo è altrettanto. Su questo punto Neil Gaiman ha cercato di dare una spiegazione nella prefazione di Lost Girls, l’opera a fumetti in tre volumi di Alan Moore e Melinda Gebbie: «Il confine tra pornografia ed erotismo è ambiguo, e cambia a seconda del punto di vista. Per alcuni forse dipende da cosa ti eccita (ciò per me è erotico, per te è pornografico), per alcuni è una questione sociale (vale a dire l’erotismo è la pornografia per ricchi). Forse ha anche a che fare con la distribuzione – la pornografia in rete è indiscutibilmente porno, mentre un’edizione a tiratura limitata, su carta avorio, comprata da esperti, divisa e rilegata in volumi costosissimi, non può che essere erotica». Tale spiegazione non ci soddisfa del tutto e non chiarisce completamente la differenza tra letteratura pornografica e letteratura erotica, ma è comunque un indizio per cercare di capire a che tipo di testo ci stiamo accostando. La rassegna di libri erotici che proponiamo comincia dalle più recenti proposte per poi passare ai classici, a quei testi che acquistano ancora più valore se si pensa a quale sia il contesto culturale nel quale sono stati pubblicati. Di recente pubblicazione è Candore (Einaudi), il nuovo romanzo dello scrittore pugliese Mario Desiati: Martino Bux, un soldato diciottenne, scopre il sesso e il mondo femminile in un cinema a luci rosse, dove donne sensuali e disinibite tanto quanto irraggiungibili si offrono a lui e alle sue fantasie erotiche. Tutto questo può avvenire solo in un cinema a luci rosse perché fuori c’è una Roma e un’Italia ancora perbenista e bigotta. Ma per Martino la pornografia diventa una claustrofobica trappola: piano piano la realtà diventa per lui insoddisfacente e allora cerca solo donne che somiglino […]

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La Tempesta di Shakespeare: un surreale pastiche letterario

Luca De Fusco stravolge Shakespeare e regala al pubblico di Pompei Theatrum Mundi una Tempesta sotto forma di pastiche artistico. Il 20 giugno la prima de La Tempesta di Luca De Fusco al Teatro Grande di Pompei, primo spettacolo dell’edizione 2019 di Pompei Theatrum Mundi. Dopo il debutto a Pompei, lo spettacolo andrà in scena al Teatro Romano di Verona il 28 e 29 giugno 2019  La tempesta di Shakespeare, per esplicita volontà del regista, diventa un enorme contenitore in cui si amalgamano immagini surreali, clamorosi anacronismi, arditi accostamenti, citazioni letterarie e cinematografiche. In una scenografia essenziale, ma all’occorrenza immaginifica e onirica, semovente e magica, convivono Machiavelli e Jocker, il Re Sole e la Decalcomania di Magritte; la musica si mescola alla prosa, Shakespeare incontra De Filippo, la tragedia si risolve in farsa, Giunone si veste da Marilyn, la vendetta sfuma in perdono. La Tempesta, riadattata e diretta da Luca De Fusco, va in scena nel chiuso della biblioteca di Prospero: il protagonista, interpretato da Eros Pagni ed ispirato più o meno inconsapevolmente a Renato De Fusco, padre del regista ed emerito storico dell’architettura, dalla dimensione protettiva e claustrofobica della sua biblioteca manovra come abile demiurgo ogni avvenimento, personaggio o evento per piegarli al proprio progetto di vendetta e rivalsa. Prospero, malvagio e sadico come la più vendicativa delle Medee, gioca come il gatto con il topo con i suoi personaggi: li ipnotizza con la sua “musica fatata”, sconvolge le loro menti e li fa sbandare, li piega al suo volere, li seduce, li circuisce e li raggira. Il Prospero di De Fusco si presenta fin dall’inizio come un appassionato letterato che ha votato tutto se stesso al sapere, all’arte e alla conoscenza, come un “sovrano che aliena la sovranità”, per cui “la biblioteca è un regno più che sufficiente”. Prospero è a tal punto intriso di letteratura e teatro da diventare lui stesso drammaturgo, autore di trame e personaggi: tutto ciò che accade accade perché è Prospero a volerlo, a prevederlo, a renderlo possibile, in un intreccio sapiente tra caparbia volontà e provvidenziale predestinazione. E allora i personaggi che ruotano attorno al protagonista o sono suoi complici, come l’affascinante e naïf Ariel, interpretato dalla bravissima Gaia Aprea, o narcotizzate marionette che rincorrono illusioni. Ma Prospero non vuole davvero il potere né la vendetta: ha trascurato il trono fino a perderlo e alla fine del dramma concederà al fratello usurpatore un perdono neanche richiesto. Il motore di Prospero è la volontà di autoaffermazione, il desiderio di controllo, il sadico compiacimento che prova nel manovrare e manipolare. Al centro de La Tempesta ci sono anche i torbidi e ciclici giochi di potere, in cui il tradimento genera tradimenti, l’usurpatore finisce per usurpare: in una inevitabile e perversa anaciclosi, in cui ognuno vuole essere “re di se stesso”, i vari personaggi, da Prospero al fratello Antonio fino al mostruoso Calibano (interpretato dalla stessa Aprea), tradiscono e usurpano poiché traditi e usurpati. In questi torbidi giochi si muovono, però, anche personaggi dotati di […]

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Napoli e Dintorni

Pompei Theatrum Mundi: al via la stagione estiva dello Stabile di Napoli

Il 20 Giugno ha inizio Pompei Theatrum Mundi, la terza rassegna di drammaturgia antica, che nasce dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Napoli, il Teatro Nazionale e il Parco Archeologico di Pompei. A presentare la rassegna, nella conferenza stampa del 18 giugno al Teatro Mercadante, sono Luca De Fusco, direttore dello Stabile di Napoli nonché regista del primo spettacolo in programma, “La tempesta” di Shakespeare, Rimas Tuminas, regista dell’Edipo a Colono e Andrea De Rosa, che ha curato la regia del Satyricon. Accanto agli addetti ai lavori anche il sindaco di Pompei, Pietro Amitrano, che ha presentato la kermesse teatrale come una possibilità di incontro tra la città vecchia e la città nuova e come una solida base su cui costruire un’identità culturale e artistica, e Emilio Di Marzio, in qualità di rappresentante della Regione Campania: Di Marzio, nel suo intervento, ha sottolineato lo sforzo economico sempre crescente che la Regione Campania garantisce ogni anno a sostegno dell’evento e riconferma i finanziamenti regionali per la stagione teatrale 2020 e la tutela dell’evento al direttore De Fusco. Il palinsesto della rassegna Pompei Theatrum Mundi 2019 prevede 4 spettacoli La Tempesta di William Shakespeare, in scena dal 20 al 22 giugno, per la regia “azzardatissima” di Luca De Fusco, che promette una messa in scena dell’ultima opera shakespeariana sorprendente, surreale e strampalata. L’ambientazione del dramma non è più l’isola, ma una biblioteca, e il Prospero rivisto da De Fusco è un intellettuale agorafobico dall’immaginazione fervida e plasmante che il regista mutua, più o meno inconsapevolmente, dal padre, il noto storico dell’arte Renato De Fusco. Nella rivisitazione di De Fusco gli eventi, già inverosimili nell’originale, diventano invenzioni e costruzioni mentali partorite dalla mente del protagonista e vengono scanditi da immagini e citazioni surrealistiche e anacronistiche. L’Edipo a Colono in scena dal 27 al 29 giugno, una riscrittura di Ruggero Cappuccio dall’opera di Sofocle, diretta da Rimas Tuminas, regista lituano già noto al pubblico dello Stabile dopo lo zio Vanja di Čechov. Tuminas con un’ironia dirompente e una modestia che vuole esorcizzare l’ansia da “prima”, racconta il suo rapporto con il personaggio di Edipo cominciato con l’Edipo re, messo in scena al teatro di Epidauro, e rinsaldato ora dall’Edipo a Colono: l’Edipo di Tuminas è un uomo che porta con fatica e dolore il peso delle colpe sue e della sua stirpe, colpe che neanche la sua sofferenza basta ad espiare. Il Satyricon di Francesco Piccolo, ispirato a Petronio e diretto da Andrea De Rosa, in scena dal 4 al 6 luglio. Ambientato in una graeca urbs che potrebbe tranquillamente essere una moderna urbs, il Satyricon di Francesco Piccolo cerca la società moderna nella Roma di Petronio, nella città di Trimalcione, una città che ha raggiunto la sua massima estensione e che manca ormai di un obiettivo, di un’ambizione e che per questo gozzoviglia, si accomoda, si abbandona al lusso e alla corruzione. La società del Satyricon, proprio come la società moderna, è una società che ha brama di ricchezza, che la rincorre […]

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Riflessioni culturali

Chi sono i Curdi? Storia del popolo senza stato

Chi sono i Curdi? La storia del più grande popolo senza stato Il popolo curdo conta circa 50 milioni di unità sparsi all’interno della regione del Kurdistan. Un milione e mezzo di Curdi è, invece, in diaspora tra Europa del nord e America. Il Kurdistan è un vasto altopiano situato nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia: la regione del Kurdistan si estende fra gli stati di Turchia a sud-est, Iran a nord-ovest, Iraq nella parte nord e, in minor misura, Siria a nord-est e Armenia a sud. Il Kurdistan non è politicamente autonomo, bensì dipendente dagli stati nei quali si estende. I Curdi, dunque, costituiscono una nazione ma, dal momento che nessun organo internazionale ne riconosce ufficialmente i confini, nonostante le numerose guerre combattute per raggiungere l’indipendenza, essi rappresentano il più grande popolo al mondo a non avere uno stato. Si tratta, quindi, di un popolo senza patria e in perenne lotta per affermare politicamente ciò che esiste già da secoli storicamente e geograficamente. La storia del popolo curdo è una storia convulsa e travagliata, fatta di dominazioni conquiste e smembramenti, che ha inizio con la distruzione di Ninive da parte dei Medi nel 612 a.C. Dopo quella data, il popolo curdo subì la dominazione persiana per due secoli, per poi entrare in guerra con i Greci di Alessandro il Macedone. Nel I secolo d.C. il Kurdistan entra a far parte dei domini romani e rimarrà soggetto all’impero romano fino a 637 d.C., anno della conquista da parte dell’Islam. I Curdi passeranno, poi, sotto altre dominazioni straniere, come quella mongola, quella dei persiani safawidi e quella più longeva degli Ottomani: il Kurdistan, infatti, fece parte dell’Impero Ottomano dal 1514 fino alla Grande guerra. Ma è proprio con la sconfitta e con il conseguente crollo dell’Impero Ottomano nella prima guerra mondiale che cominciò la spinosa e sanguinosa questione curda. Il Trattato di Sèvres, siglato nel 1920 dopo la fine del primo conflitto mondiale, riduceva l’Impero Ottomano ad uno stato nazionale turco circoscritto alla sola Anatolia e prevedeva, inoltre, agli articoli 62 – 64, la possibilità per la minoranza curda di costituire un proprio stato autonomo, i cui confini sarebbero stati definiti da una commissione appositamente designata dalla Società delle Nazioni. Il Trattato di Sèvres, però, non fu mai ratificato e, a seguito della guerra di indipendenza Turca, Mustafa Kemal Ataturk “Padre dei Turchi”, comandante delle truppe indipendentiste turche e primo presidente della neonata Turchia, costrinse le potenze alleate a firmare il Trattato di Losanna, che di fatto annullava completamente quanto stabilito nel precedente trattato. Con il trattato di Losanna la minoranza curda vide svanire la speranza di costituirsi in uno stato indipendente: il Kurdistan sparì dalle carte geografiche e venne suddiviso tra la nascente repubblica turca di Ataturk e la monarchia araba di Iraq. Dal Trattato di Losanna in poi le varie comunità curde, in ognuno degli Stati in cui sono divise, reclamano la propria indipendenza o almeno un’autonomia. La lotta per l’indipendenza del popolo curdo d’Iraq è legata alla […]

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Food

Le Esperienze Borboniche all’Archivio storico di Napoli

L’Estate dei Borbone, il quarto e ultimo appuntamento della kermesse Esperienze borboniche all’Archivio storico   All’Archivio storico, uno tra i più sofisticati e ricercati locali di via Manzoni, punto di riferimento della movida chic e borghese napoletana con la sua atmosfera così “lounge” e il suo stile drammatico e raffinatamente too much, vanno in scena le Esperienze Borboniche. Con Esperienze borboniche,  l’Archivio storico ha voluto coniugare storia e cibo, identità locale e ricerca enogastronomica, tradizione storica e culinaria e ardite sperimentazioni. Il risultato è stato un viaggio suggestivo e inebriante all’interno della storia e della geografia culinaria della Napoli borbonica, una città sfacciatamente bella e artisticamente fervida. Ogni evento è stato incentrato su uno degli aspetti della storia dei Borbone, famiglia che ha intrecciato la sua storia a quella di Napoli dal ‘700 fino all’Unità d’Italia: argomento del primo appuntamento sono stati gli amori dei Borbone; protagoniste del secondo incontro sono state le regine appartenenti alla dinastia francese; poi è stata la volta dei primati del Regno borbonico. Il quarto e ultimo incontro, invece, è stato dedicato alle estati dei Borbone e quindi alle loro residenze estive: ogni piatto proposto, che sarà possibile scegliere tra le proposte del nuovo menu estivo dell’Archivio storico, è stato studiato dallo chef stellato Pasquale Palamaro affinché richiamasse le atmosfere marine delle residenze borboniche estive. Quindi “Il Falconiere” (spigola fritta, ravanello marinato, fiori e zucchine) ci racconta della reggia di Quisisana, “Un calamaro per una Genovese” (spaghetto mantecato con genovese di calamaro) è abbinato al Palazzo reale di Ischia; la Crepinette di vitello, zafferano, provola e pinoli ci porta alla Reggia di Caserta, mentre “Alì Babbà” (babà al rum e crema al cardamomo) è un richiamo alla Reggia di Portici. Nel menu, inoltre, non è mancato un tributo ai Campi Flegrei e alla sua tradizione vinicola: ai piatti sono stati abbinati tre vini Carputo, nota azienda di Quarto rappresentata da Valentina Carputo, responsabile del marketing dell’azienda di famiglia. I vini proposti sono tra i vini di più nobile e lunga tradizione della zona flegrea e sono prodotti con le uve dei vitigni della famiglia Carputo: “Lapilli”, una Falanghina extra dry metodo charmant, una Falanghina Campi Flegrei D.O.P. e un Piedirosso Campi Flegrei D.O.P. All’evento ha presenziato anche Tommaso Luogo dell’AIS Napoli, che ha curato personalmente la nuova carta dei vini estiva: una carta dei vini definita “interregno” e arricchita da racconti e aneddoti legati alla tradizione vinicola del territorio. Ma l’Archivio storico è anche “Premium bar“, per cui ad aprire la cena ci ha pensato Salvatore D’Anna, bar manager dell’Archivio con un’ardita rivisitazione di un evergreen della miscelazione all’italiana, il Negroni, che per regalarci un viaggio nel mare del golfo di Napoli, diventa Negroni all’aria di mare.  Lo stile della ricetta resta intatto: uno spirito botanico, un vermouth, un liquore d’aperitivo e un bitter; ma il Negroni all’aria di mare è bianco e non più rosso e viene servito colmato da un’aria di mare che lo rende salino oltre che tremendamente scenico.  

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Culturalmente

Hermes: storia del messaggero degli dei, e non solo

Hermes: storia del messaggero degli dei, dalle tante caratteristiche. Ermes, Hermes o Ermete è una delle più importanti divinità del Pantheon greco, le cui caratteristiche saranno poi assegnate a Mercurio, divinità romana equivalente. Nell’iconografia classica il dio greco Ermes è rappresentato con il borsellino, sandali e cappello alati e il caduceo, ovvero il bastone da messaggero. Il dio nasce dall’unione, inutile precisare che sia extraconiugale, tra Zeus e la Pleiade Maia, come ci informa Esiodo nella Teogonia (938-939): “Maia, la figlia d’Atlante, congiunta d’amore con Giove,/ Ermète generò, l’illustre, l’araldo dei Numi”. Tra i figli che i racconti mitologici gli attribuiscono ci sono Eros, Ermafrodito, Priapo e Pan. Hermes: storia del messaggero degli dei, ma anche protettore Nell’Inno ad Ermete, uno dei 33 anonimi Inni omerici, si descrive la nascita e la primissima prodigiosa infanzia del dio: il piccolo Ermes, infatti, appena nato mette in mostra il suo innato e sorprendente ingegno inventando e fabbricando da solo una lira da un guscio di tartaruga. Ma ciò che contraddistingue il dio fin dalla nascita non è solo la sua abilità, ma anche la sua sfrontata furbizia che lo porta a prendersi gioco di Apollo, suo fratello maggiore: il piccolo Ermes, nell’arco di una notte, dal monte Cillene in Arcadia, dove è nato, si sposta da solo fino al monte Olimpo, in Pieria (Macedonia), sul quale ruba i buoi sacri ad Apollo, per condurli fino a Pilo dove vengono nascosti in una spelonca. Terminato il furto, il piccolo rientra in Arcadia presso la sua grotta: l’astuto Ermes, però, si preoccupa durante il tragitto di cancellare ogni impronta in modo da non poter essere in alcun modo rintracciato. Non a caso il dio è definito polùtropos (dalle molte risorse, ingegnoso, abile a trovare stratagemmi) proprio come Odisseo nel primo verso dell’Odissea. Dopo una serie di controversie tra Ermes e Apollo riguardanti il furto dei buoi sacri, controversie che il padre Zeus cerca di dirimere, Apollo, colpito dal suono della lira, cederà al fratello minore la sferza per il governo dei buoi in cambio dello strumento musicale. L’Inno ad Ermes ci dà, quindi, una spiegazione delle prerogative attribuite al dio: Ermes è, infatti, il dio greco protettore dei ladri e dei commercianti, due categorie che nell’immaginario collettivo greco sono assimilabili. In realtà il dio Ermes si può considerare come protettore di qualsiasi tipo di scambio, trasferimento o passaggio: dallo scambio di merci dei commercianti, al “trasferimento” di beni dei ladri, al passaggio di informazioni, fino al passaggio da un mondo all’altro, da una dimensione all’altra. Ermes, dunque, sarà anche psicopompo, cioè accompagnatore dello spirito dei morti: il dio aiuta le anime a trovare la via per gli inferi, ed è uno dei pochi che ha il permesso di accedervi. Nell’Inno a Demetra, Ermes riporta Persefone sana e salva da sua madre Demetra, nell’Odissea accompagna nell’oltretomba le anime dei proci uccisi da Odisseo e, ne I Persiani di Eschilo, lo spettro di Dario I. Ermes è, inoltre, ἄγγελος ovvero messaggero degli dei e protettore dei […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Silvian Heach spring/summer 2019, la nuova collezione è pronta!

Pop Tropicale Party: collezione spring/summer 2019 di Silvian Heach nello store di via Nisco. Nello store Silvian Heach di via Nisco è ufficialmente cominciata l’estate: la collezione Silvian heach spring/summer 2019 con i suoi colori vividi e vitaminici spazza via il grigio di queste piovose giornate di maggio. Per presentarci la sua nuova collezione, Silvian Heach ha organizzato un evento nel cuore del quartiere Chiaia: il party Silvian Heach in mood Pop Tropicale, punto di incontro per fashion hunter, amiche, clienti, shopaholic, gente a caccia di tendenze o anche semplicemente passanti attratti dagli accattivanti colori e dalla musica di un evento che ha i contorni di un fashion mob. L’evento si è tenuto venerdì 17 maggio dalle 18 fino alle 21, nella sede di via Nisco: a scaldare il clima ancora un po’ freddo di questo maggio così incerto ci hanno pensato il soudtrack del dj Marco Piccolo, che ha sapientemente mixato pop, indie ed elettronica, il dolci della pasticceria Gay Odin e il bar catering di Matteo di Stasio con i suoi drink dal sapore tropical, per rimanere in tema! Tra la folla di invitati e curiosi in & out store, le modelle in outfit Silvian Heach hanno svelato alcuni pezzi della collezione Spring Summer 2019. La collezione presentata è in linea con l’identità del brand: giovane, grintosa e versatile. Colori acidi e freddi, come il menta, il giallo, il fuxia, stampe floreali, fantasie optical, audaci e inediti mix, intramontabili black and white campeggiano su un backdrop fatto di piante tropicali e animali wild e si fondono con l’atmosfera jungle e safari che fa da cornice all’evento e alla collezione stessa. Silvian Heach, inoltre, presenta una novità: il denim customizzato. Il jeans, con bande laterali a contrasto, si apre alla personalizzazione: con la calligraphy, tendenza design e street attualissima, il jeans porta sul lato posteriore maxi lettering nei colori bianco, nero, rosso o blu metal, con cui customizzare e dare identità al proprio jeans. Il servizio di customizzazione gratuito, può essere effettuato negli store, presso i rivenditori del brand e sul sito del brand www.silvianheach.com.

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Culturalmente

Apokolokyntosis: la crudele vendetta di Seneca

Apokolokyntosis o deificazione di uno zuccone: la crudele vendetta di Seneca. L’Apokolokyntosis, satira menippea composta da un’alternanza di versi e prosa, deriva il suo stravagante titolo chiaramente dal greco ed è la contrazione dei termini kolokyntha (κολόκυνθα), che significa zucca, e apotheose (αποθέωση), che è il processo di deificazione post mortem. La traduzione di questa singolare crasi sarebbe “zucchificazione” ma non riuscirebbe a rendere a pieno la valenza satirica e dissacrante del termine: si è quindi più propensi a tradurlo come “deificazione di una zucca o zuccone” con un chiaro riferimento alla stupidità e alla vanagloria spesso attribuita all’imperatore Claudio. L’accanimento satirico a cui è sottoposto Claudio non si comprende a pieno se non si conoscono i retroscena del rapporto tra Seneca e l’imperatore della casa Giulio-Claudia. Le ostilità sorte tra i due sono da attribuire sicuramente alle abili quanto amorali macchinazioni di Messalina, la giovanissima moglie di Claudio. La donna, una volta salita al trono imperiale nel 41 d.C. assieme all’anziano marito, dopo l’omicidio di Caligola, provvede a vendicare la morte di quest’ultimo: a cadere vittima della vendetta di Messalina è anche Seneca, probabilmente amante di Giulia Lavilla, sorella di Caligola. I due subiscono l’esilio: Giulia nell’isola di Ventotene, dove verrà poi successivamente raggiunta ed eliminata dai sicari di Messalina; Seneca, invece, sarà spedito nella selvaggia e desolata Corsica, dove sconterà anni di esilio dal quale solo la nuova moglie di Claudio, Agrippina, lo richiamerà, restituendogli la libertà, riabilitando la sua fama e affidandogli l’educazione del figlio Nerone. Alla luce dei complicati rapporti tra i due è più facile comprendere la violenza dell’Apokolokyntosis, che suona quindi come una vendetta a lungo meditata dal filosofo nei confronti di un imperatore che lo ha condannato all’esilio, alla solitudine, alla lontananza dagli affari e dalle vicende della capitale. E la piega che prenderà la satira è chiara fin dall’esordio in cui Seneca annuncia i suoi propositi: “I fatti che si svolsero nei cieli il tredici ottobre dell’anno 54 primo di un’era di beatitudine, ecco quanto voglio tramandare alla storia.” Seneca pur professando una certa imparzialità nella narrazione dei fatti smaschera fin da subito la sua feroce ostilità e la gioia per la riacquisita libertà che coincide con la morte, sopraggiunta il 13 Ottobre del 54 d.C., di colui che aveva confermato la verità del proverbio: “o si nasce re o si nasce cretino”. La satira comincia con un divertente botta e risposta tra Mercurio e Cloto, una delle tre Parche, sull’esigenza di “staccare la spina” all’ormai anziano e agonizzante imperatore: dopo un riferimento acidamente polemico alla scelta di Claudio di allargare la cittadinanza romana a frotte di provinciali, Cloto tronca di netto il filo della sua inutile esistenza. La descrizione del trapasso ha dell’esilarante: “L’ultima frase che di lui si udì nel mondo, dopo che ebbe lasciato partire un suono più forte del solito da quella parte con la quale si esprimeva con maggior facilità, fu questa:”Povero me, forse me la son fatta addosso”. Se l’avesse fatta, non lo so; certo è […]

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Eventi/Mostre/Convegni

All’A’Mbasciata va in scena il genio di Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh all’A’Mbasciata: l’associazione culturale A’Mbasciata, in via Benedetto Croce a Napoli, propone un’immagine intima e personale del celebre artista. Diretto da Sharon Amato e interpretato da Valerio Lombardi, Vincent è il primo spettacolo del nuovo format “Aperitivo dell’arte”: il format, proposto dall’associazione culturale A’Mbasciata, prevede una serie di corti teatrali, della durata di 35 minuti,  incentrati su figure significative del mondo dell’arte e della musica. Il corto è alla sua seconda messa in scena, dopo il successo registrato nella prima di Aprile. L’attore Valerio Lombardi porta in scena un Van Gogh delirante, in preda all’ebbrezza, frustrato, solo e isolato, intrappolato nel suo genio e nella sua diversità. L’immagine che fuoriesce dal lungo monologo è di un artista consapevole e fiero di essere ex grege, ma anche desideroso di affermazione, di veder riconosciuto il talento che sa di avere: “Se varrò qualcosa un giorno, la valgo anche adesso. Perché il grano è sempre grano, anche se i cittadini lo scambiano per erbaccia.” Un uomo, che nel delirio dato dai disturbi psichici e dall’alcool, si confessa con trasparenza, pur consapevole che “la sincerità spaventa, distrae”, davanti ad un immaginario interlocutore, cercando una soluzione che sciolga una serie di nodi asfissianti: il rapporto con il padre, il rapporto con la società, la ricerca di Dio. Il padre e la società lo vorrebbero borghese e realizzato: “guadagna denaro e la tua vita diventerà onesta” gli ripete il padre. Tuttavia Vincent ha come sua unica religione, non quella di Cristo, ma quella della bellezza, come unica compagna la pittura, come sua regola di vita l’arte. L’arte quindi diventa un mestiere, non inteso come un lavoro che gli dia da vivere, ma come una strada, la sola percorribile, per imparare a vivere. Ma l’arte e la bellezza investono anche la sfera della religiosità confondendosi con Dio. La sua delirante riflessione approderà alla convinzione che la ricerca di Dio passa necessariamente attraverso l’amore: l’amore per un amico, per una persona cara, ma soprattutto l’amore per la conoscenza, la passione che è alla base della ricerca storica, letteraria, artistica. “Ama e sarai sulla buona strada per saperne di più”. Tutto avviene nell’ambiente decadente e vagamente bohémien di Palazzo Venezia, sede dell’associazione culturale, in via Benedetto Croce. L’associazione A’Mbasciata nasce dall’idea di recuperare le stanze di un palazzo storico come Palazzo Venezia e dare voce “a chi ha da dire qualcosa”, culturalmente parlando. “Tutto è partito da quando siamo entrati in questa casa abbandonata e fatiscente, altro che film horror, fin da subito ci siamo rimboccati le maniche per rendere quantomeno respirabile l’aria e vivibili le stanze, ben dieci mesi! Una casa così grande e importante non poteva rimanere vuota e sconosciuta, da lì l’idea di “A’Mbasciata”, un punto di ritrovo e di condivisione di arte, musica, teatro, moda e le più disparate attività che partono dalle tradizioni nostrane napoletane fino ad arrivare alle StartUp innovative, tutto questo è possibile offrendo uno Spazio della nostra Grande Casa a chi ha da dire qualcosa, insomma Tagg’à fa n’ […]

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Culturalmente

Inno a Satana: la celebrazione del progresso

L’Inno a Satana, composto da Giosuè Carducci, fa parte della raccolta Levia Gravia, che l’autore pubblica in una prima edizione nel 1868 a Pistoia. La raccolta prende il titolo da un verso dei Tristia di Ovidio e fa riferimento a poesie dal tono leggero (levia) ma difficili a farsi (gravia): in essa sono contenuti testi che affrontano temi personali e dolorosi, come il suicidio del fratello, temi umanitari e populistici, come la perenne lotta tra ricchi e poveri, ma anche temi di stringente attualità e di forte impegno civile, politico e culturale. L’Inno a Satana, che dal punto di vista stilistico non ha grandi pregi se è vero che lo stesso autore lo definì una “chitarronata volgare”, può essere inserito in quest’ultima categoria. L’opera nasce come poemetto conviviale scritto nel 1863 per essere letto in un banchetto tra amici, per poi essere rimaneggiato e pubblicato nel 1869 su una rivista bolognese, “Il popolo”, sotto lo pseudonimo di Enotrio Romano. Il poemetto di 200 quinari raccolti in quartine, celebra la ragione, la scienza, il libero pensiero e il progresso scientifico e tecnologico che da questi deriva; nel mirino del poeta, che interpreta il ruolo del giacobino e del libero pensatore anticlericale, ci sono l’oscurantismo e l’atteggiamento punitivo del cristianesimo e del pensiero romantico. Satana, all’interno dell’inno, diviene, quindi, simbolo di valori laici e illuministici, anti-cristiani e antiromantici. vv. 57- 64 Tu spiri, o Satana, Nel verso mio, Se dal sen rompemi Sfidando il dio De’ rei pontefici, De’ re crüenti: E come fulmine Scuoti le menti. Il proemio dell’inno contiene la tradizionale invocazione alla divinità, che in questo caso è Satana, celebrato come “de l’essere Principio immenso, Materia e spirito, Ragione e senso”, e il riferimento a calici di vino che collocano il componimento in un contesto conviviale. Subito segue l’aspra polemica anticlericale: in uno scenario apocalittico si vedono angeli cadere dal firmamento, uno spennato arcangelo Michele precipitare giù dal paradiso con il brando angelico corroso dalla ruggine, il fulmine di Geova ghiacciarsi. In questo scenario solo Satana, usando le parole dello stesso autore, “vive eterno nella materia variabile, nella gioia d’uno sguardo femmineo, nel lieto umore dei grappoli, nel verso ribelle dei poeti e nell’opere degli artisti, che in ogni tempo a lui, simbolo dell’eterna bellezza, diedero pitture e poemi”. La polemica anticlericale continua con un richiamo nostalgico alla cultura greco- romana, ai grandi della letteratura latina (Virgilio, Orazio, Livio) e con un invocazione ai grandi riformatori, a coloro che, come Lutero, Savonarola, Wycliffe e Huss si sono battuti con ardore per riformare la chiesa dall’interno. Nella parte finale del poema, Carducci torna sulla celebrazione del progresso e qui Satana assume le sembianze di una locomotiva a vapore. La macchina viene presentata come un “monstrum”, un prodigio, che attraversa mari, monti e pianure, si solleva su baratri, si nasconde in antri incogniti e in vie profonde. Nelle ultime tre quartine Carducci saluta Satana, rappresentato, come Apollo, sul carro infuocato del sole, e celebra la sua vittoria definitiva su Geova e […]

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Culturalmente

I Saturnalia: storia di un mondo al contrario

I Saturnalia: storia delle festività romane del mondo al contrario I Saturnalia sono festività religiose di epoca romana in cui, per pochi giorni, ordini e categorie sociali vengono sovvertiti. Si tratta di un ciclo di festività che, sotto l’imperatore Domiziano, raggiunse la durata di sei giorni. Tali festività cadevano nel periodo del solstizio d’inverno, dal 17 al 23 dicembre ed erano dedicate al dio Saturno, dio della seminagione e della mitica età dell’oro, corrispondente al dio greco Krono, divinità del tempo e padre di Zeus. La festa, per i rituali ad essa legati in cui licet insanire (è lecito impazzire), è assimilabile al nostro carnevale, pur essendo celebrata nel periodo che per noi è quello natalizio. I Saturnalia, inizialmente legati a tradizioni laziali, si diffusero in breve tempo in tutto l’impero, diventando una delle feste più note e più celebrate fino alla completa affermazione del Cristianesimo. Durante l’età dell’oro gli uomini vivevano in uno stato di piena felicità, abbondanza, armonia e perfetta eguaglianza: per questo motivo, durante i Saturnalia, i romani cercavano di riprodurre tali condizioni attraverso banchetti, riti orgiastici, libertà e licenze di ogni tipo. Le celebrazioni ufficiali prevedevano un sacrificio solenne nel tempio di Saturno nel Foro, officiato da un sacerdote senza capite velato, secondo la moda greca, seguito da un lectisternium indetto dal Senato, ovvero un rito rivolto all’immagine del dio Saturno, concluso poi da un banchetto pubblico (convivium publicum). Durante il banchetto i convintati, vestiti di una cenatoria (una tunica dai colori sgargianti) si scambiavano brindisi e il tipico saluto augurale: Io, Saturnalia! Nelle case dei romani si svolgevano, contemporaneamente, banchetti privati che spesso degeneravano in orge e crapule o durante i quali si giocava al gioco dei dadi, solitamente proibito al di fuori dei saturnalia. Il ripristino di quel primigenio stato di eguaglianza e fratellanza proprio dell’età dell’oro si manifestava attraverso una vera e propria sovversione degli ordini sociali: durante i giorni dei Saturnalia gli schiavi erano uomini liberi e a loro era permesso indossare il pileus o pilleum, il copricapo greco proprio degli uomini liberi, partecipare ai banchetti, scambiarsi i regali tipici dei Saturnalia (gli Xenia e Apophoreta di cui ci parla Marziale), ingiuriare e deridere senatori e padroni. Durante il convivium privato, veniva eletto un Saturnalicius princeps, la risposta satirica al princeps senatus, ovvero l’imperatore, che doveva garantire il buon andamento dei festeggiamenti. In quei giorni il princeps indossava vesti dai colori sgargianti e un mascherone colorato, l‘oscilla, e ogni suo comando o volontà doveva essere rispettato. Il calendario dei Saturnalia Il calendario della festività prevedeva una serie di precise ricorrenze: il primo giorno dei Saturnali venivano accese centinaia di candele e in tutta la città venivano appesi festoni d’abete. Il 18 si festeggiava l’Eponalia, in onore della dea Epona, divinità celtica dei cavalli, adottata dai romani come protettrice dell’abbondanza e della fertilità. Il 18, 19 e 20 erano i giorni del Mercatus e dei Ludi plebeii; il 19 ricorreva anche la festa di Opalia, in onore di Ops-opis, protettrice dei raccolti e, presumibilmente, moglie […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Corto Maltese al MANN: Hugo Pratt sbarca a Napoli

Corto Maltese in mostra al MANN dal  25 Aprile al 9 Settembre 2019 Corto Maltese, l’affascinante antieroe di Hugo Pratt, maestro del fumetto mondiale, sbarca a Napoli, più precisamente al MANN. La mostra, che si terrà dal 25 Aprile al 9 settembre 2019, nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il CONG, nella persona di Patrizia Zanotti, il COMICON e Rizzoli Lizard, ed è patrocinata dal Comune di Napoli: tale collaborazione fa parte del più ampio progetto di OBVIA (Out of Boundaries Viral Art Dissemination) dell’Università Federico II di Napoli. L’esposizione dedicata al famoso marinaio di Hugo Pratt, in realtà, rientra tra gli eventi previsti da “Thalassa. Mare, mito, storia ed archeologia”, una raccolta delle meraviglie dell’archeologia subacquea del Mediterraneo, provenienti dai più importanti musei del mondo, che si terrà da settembre 2019 a marzo 2020 nel salone della Meridiana del MANN. Obiettivo della partnership tra MANN e COMICON è instaurare un dialogo duraturo e fecondo tra archeologia e nuove forme artistiche che avvicini giovani e giovanissimi alla fruizione dell’arte in ogni sua forma: accolto all’interno delle mura di un così ricco e importante museo, al fumetto, quindi, viene esplicitamente riconosciuta piena dignità letteraria ed artistica. La mostra di Corto Maltese, ospitata nelle sale interrate del museo archeologico, propone stampe, chine e acquerelli tratti da alcune delle più famose opere di Pratt, come La ballata del mare salato, Anna della giungla, L’uomo di Sertao: le tavole esposte sono suddivise in sezioni tematiche (donne, avventure, mare, viaggi) o per tappe geografiche (Samarcanda, Amazzonia, Venezia, Africa). Qui l’inchiostro delle stampe si confonde con i reperti archeologici dell’area portuale della Napoli greco-romana, ritrovati durante gli scavi delle linee metropolitane di Municipio e Università. Il filo conduttore che unisce passato e presente, archeologia e disegno, arte e letteratura è, dunque, ancora una volta, il mare. Ma la mostra di Corto Maltese al MANN è solo uno dei tanti eventi previsti dal fitto calendario del COMICON 2019. L’evento, che si svolgerà alla Mostra d’Oltremare dal 25 a 28 aprile, giunge alla XXI edizione forte dei risultati dell’edizione precedente (record di 150000 presenze e più di 20milioni di indotto) e di una crescita costante che è ormai una certezza e non più una speranza. Tra gli eventi in programma si segnalano le mostre The Art of Pugni, un percorso nell’iconografia dei pugni, quella di Casimiro Teja, alla riscoperta degli albori della fumettistica italiana, Epoxy, mostra di Paul Cuvelier, maestro belga del fumetto erotico. Ospiti più attesi della rassegna sono Maurizio De Giovanni, che presenterà l’adattamento a fumetti de I Bastardi di Pizzofalcone, Jerome Flynn, il mercenario Bronn della saga del Trono di spade, Cristina dell’Anna e Arturo Muselli, protagonisti di Gomorra- la serie, Manetti Bros, che daranno alcune anticipazioni sul film Diabolik. Inoltre, a dimostrazione che il COMICON non è solo divertimento disimpegnato, ma anche possibilità di riflessione, Gipi, Magister dell’edizione 2019, presenta Migrando, Gridando, Sognando, dove in mostra ci sono storie di migranti filtrate attraverso lo sguardo del fumetto mediterraneo. Tra testimonianza […]

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Libri

Fumetti erotici, un viaggio nelle illustrazioni per adulti

Fumetti erotici: i capolavori dell’eros a matita. Dove immagine, arte e scrittura d’autore si fondono.  I fumetti erotici, che per un vizio di genere possono facilmente scadere nella banale e pruriginosa perversione, costituiscono un mare magnum in cui è necessario fare una scrematura. Va precisato, infatti, che non è così facile trovare, all’interno di questa eterogenea produzione, grandi capolavori della letteratura. Accostandosi al genere anche il lettore meno critico si accorgerà della debolezza degli intrecci e dell’inverosimiglianza delle trame. Ma è altrettanto vero che il pubblico affezionato a questo genere è probabilmente alla ricerca di sensazioni ed emozioni forti più che di suggestioni artistico- letterarie. Il nostro viaggio all’interno del genere dei fumetti erotici comincia da una delle produzioni più notevoli del recente panorama fumettistico: le “Lost girls- Ragazze perdute” di Alan Moore e Melinda Gebbie (pubblicato in Italia nel 2008). Tre protagoniste femminili di altrettanti capolavori della letteratura a cavallo tra ‘800 e ‘900, ovvero Alice (Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie), Dorothy (Il mago di Oz) e Wendy (Peter Pan) si incontrano nel 1913 per caso in un lussuoso albergo austriaco, l’Himmelgarten, sulle rive del lago di Costanza. Le protagoniste hanno età diverse come sono diverse le loro personalità: Alice è una donna ormai più che matura, borghese e risoluta, Dorothy è un’esuberante ventenne, Wendy è poco più che adolescente e forse per questo ancora timida e repressa. Le tre donne, nei tre volumi che compongono l’opera, (Ragazze cresciute, Isole che non ci sono, Grande e terribile), libere da pudori e vincoli morali, si confrontano e si raccontano esperienze sessuali che vanno dalla scoperta del sesso e del piacere alle più torbide espressioni e inclinazioni sessuali, fino ad invischiarsi in temi più spinosi e controversi come la pedopornografia, i perversi giochi sessuali adolescenziali, le molestie, il feticismo. Se le illustrazioni di Melinda Gebbie sono fiabesche, e per questo fredde e infantili, del tutto diverse sono invece le proposte di uno dei più famosi maestri del genere: Milo Manara. Nei quattro capitoli della saga “Il gioco”, pubblicati tra il 1983 e il 2001, la giovane e conturbante Claudia Cristiani, giornalista e moglie del vecchio e ricco avvocato Cristiani, è vittima dei ricatti e degli esperimenti del crudele e viscido dottor Fez, ideatore di un congegno in grado di stimolare pulsioni erotiche nella donna. Fez e gli altri subdoli e spietati personaggi maschili che entreranno in possesso del congegno, lo utilizzeranno per demolire l’incrollabile fedeltà, il profondo senso del pudore e la ritrosia al sesso della giovane donna e per scatenare in lei una irrefrenabile libido. Le immagini proposte da Manara sono estremamente realistiche, a tratti voyeuristiche, e perciò sensualissime, anche se le trame risultano a volte forzate, se non addirittura surreali.   In questa breve rassegna, non si può non inserire la celebre Valentina dell’ormai defunto Guido Crepax. Valentina compare per la prima volta nel 1965 sulla rivista Linus, e da quel momento il suo aspetto retrò e raffinato la rende una delle più riconoscibili icone della fumettistica […]

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Culturalmente

Quali sono i criteri per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo?

Qual è la lingua più parlata al mondo? Esistono diversi criteri per stabilire quale, tra le circa 7000 lingue parlate al mondo, sia quella più diffusa. Nei circa 189 stati indipendenti presenti al mondo il numero di lingue attualmente parlate oscilla tra le 6000 e le 7000 unità. La maggior parte di queste sono concentrate tra Asia, Africa e America latina, che non a caso sono i continenti con una più alta densità demografica. Per avere una classifica abbastanza affidabile sulle lingue più parlate al mondo, è utile consultare l’ultima edizione di Ethnologue (2018), pubblicazione del SIL International: tale classifica si basa su una serie di criteri per stabilire quali siano le lingue con una maggiore diffusione. Ma quali sono i criteri per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo? Per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo i criteri di selezione sono principalmente tre: i parlanti madrelingua, il numero totale di parlanti e il numero di paesi in cui la lingua è parlata. Non tutti e tre sono, però, validi o comunque affidabili. Se, infatti, dovessimo basarci sul numero di paesi in cui la lingua è parlata, la classifica sarebbe inevitabilmente alterata dai flussi migratori e il nostro paese, l’Italia, schizzerebbe paradossalmente, vista la ridotta estensione e l’esiguo numero di parlanti madrelingua (circa 67 milioni), in cima alla classifica con i suoi 26 paesi di diffusione. Più giusto è, dunque, affidarsi al numero di parlanti madrelingua e al numero totale di parlanti nel mondo. A darci un’idea di come cambi la classifica in base al criterio di valutazione basta una rapida occhiata alla top three delle due classifiche: Classifica delle Lingue per numero totale di parlanti Inglese (famiglia indoeuropea) 1,191 milioni di parlanti, 17,01% della popolazione mondiale Cinese mandarino (famiglia sino-tibetana) 1,107 milioni, 15, 81% della popolazione mondiale Hindi- Urdu (famiglia Indoeuropea) 697,4 milioni, 9,96% della popolazione mondiale. Classifica delle Lingue per numero di parlanti madrelingua Cinese mandarino, 908, 7 milioni di parlanti madrelingua, 12,98% della popolazione mondiale Spagnolo, 442,3 milioni di parlanti madrelingua, 6,31% della popolazione mondiale Inglese 378,2 milioni di parlanti madrelingua, 5.4% della popolazione mondiale Nonostante le differenze tra le due classifiche, il dato che emerge comunque non sorprende. A prendersi il podio sono l’inglese, il cinese mandarino e lo spagnolo, con una sola presenza insospettabile: l’Hindi- urdu (nome nativo اردو è una lingua indoeuropea ed è attualmente la lingua ufficiale del Pakistan insieme all’inglese). La questione, però, può essere guardata anche da un altro punto di vista. Se, anziché stabilire quale sia la lingua con un maggior numero di parlanti al mondo, vogliamo invece decretare quale sia la principale lingua veicolare, ovvero la lingua che mette in comunicazione un maggior numero di persone e un maggior numero di paesi e continenti, allora sarà bene incrociare tutti e tre i criteri sopracitati. Da questa ulteriore analisi emergerà che Inglese e Spagnolo, con i loro 24 paesi di diffusione, contro gli 8 paesi in cui si parlano Hindi-Urdu e Cinese mandarino, sono ufficialmente […]

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