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Eroica Fenice

Culturalmente

Hermes: storia del messaggero degli dei, e non solo

Hermes: storia del messaggero degli dei, dalle tante caratteristiche. Ermes, Hermes o Ermete è una delle più importanti divinità del Pantheon greco, le cui caratteristiche saranno poi assegnate a Mercurio, divinità romana equivalente. Nell’iconografia classica il dio greco Ermes è rappresentato con il borsellino, sandali e cappello alati e il caduceo, ovvero il bastone da messaggero. Il dio nasce dall’unione, inutile precisare che sia extraconiugale, tra Zeus e la Pleiade Maia, come ci informa Esiodo nella Teogonia (938-939): “Maia, la figlia d’Atlante, congiunta d’amore con Giove,/ Ermète generò, l’illustre, l’araldo dei Numi”. Tra i figli che i racconti mitologici gli attribuiscono ci sono Eros, Ermafrodito, Priapo e Pan. Hermes: storia del messaggero degli dei, ma anche protettore Nell’Inno ad Ermete, uno dei 33 anonimi Inni omerici, si descrive la nascita e la primissima prodigiosa infanzia del dio: il piccolo Ermes, infatti, appena nato mette in mostra il suo innato e sorprendente ingegno inventando e fabbricando da solo una lira da un guscio di tartaruga. Ma ciò che contraddistingue il dio fin dalla nascita non è solo la sua abilità, ma anche la sua sfrontata furbizia che lo porta a prendersi gioco di Apollo, suo fratello maggiore: il piccolo Ermes, nell’arco di una notte, dal monte Cillene in Arcadia, dove è nato, si sposta da solo fino al monte Olimpo, in Pieria (Macedonia), sul quale ruba i buoi sacri ad Apollo, per condurli fino a Pilo dove vengono nascosti in una spelonca. Terminato il furto, il piccolo rientra in Arcadia presso la sua grotta: l’astuto Ermes, però, si preoccupa durante il tragitto di cancellare ogni impronta in modo da non poter essere in alcun modo rintracciato. Non a caso il dio è definito polùtropos (dalle molte risorse, ingegnoso, abile a trovare stratagemmi) proprio come Odisseo nel primo verso dell’Odissea. Dopo una serie di controversie tra Ermes e Apollo riguardanti il furto dei buoi sacri, controversie che il padre Zeus cerca di dirimere, Apollo, colpito dal suono della lira, cederà al fratello minore la sferza per il governo dei buoi in cambio dello strumento musicale. L’Inno ad Ermes ci dà, quindi, una spiegazione delle prerogative attribuite al dio: Ermes è, infatti, il dio greco protettore dei ladri e dei commercianti, due categorie che nell’immaginario collettivo greco sono assimilabili. In realtà il dio Ermes si può considerare come protettore di qualsiasi tipo di scambio, trasferimento o passaggio: dallo scambio di merci dei commercianti, al “trasferimento” di beni dei ladri, al passaggio di informazioni, fino al passaggio da un mondo all’altro, da una dimensione all’altra. Ermes, dunque, sarà anche psicopompo, cioè accompagnatore dello spirito dei morti: il dio aiuta le anime a trovare la via per gli inferi, ed è uno dei pochi che ha il permesso di accedervi. Nell’Inno a Demetra, Ermes riporta Persefone sana e salva da sua madre Demetra, nell’Odissea accompagna nell’oltretomba le anime dei proci uccisi da Odisseo e, ne I Persiani di Eschilo, lo spettro di Dario I. Ermes è, inoltre, ἄγγελος ovvero messaggero degli dei e protettore dei […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Silvian Heach spring/summer 2019, la nuova collezione è pronta!

Pop Tropicale Party: collezione spring/summer 2019 di Silvian Heach nello store di via Nisco. Nello store Silvian Heach di via Nisco è ufficialmente cominciata l’estate: la collezione Silvian heach spring/summer 2019 con i suoi colori vividi e vitaminici spazza via il grigio di queste piovose giornate di maggio. Per presentarci la sua nuova collezione, Silvian Heach ha organizzato un evento nel cuore del quartiere Chiaia: il party Silvian Heach in mood Pop Tropicale, punto di incontro per fashion hunter, amiche, clienti, shopaholic, gente a caccia di tendenze o anche semplicemente passanti attratti dagli accattivanti colori e dalla musica di un evento che ha i contorni di un fashion mob. L’evento si è tenuto venerdì 17 maggio dalle 18 fino alle 21, nella sede di via Nisco: a scaldare il clima ancora un po’ freddo di questo maggio così incerto ci hanno pensato il soudtrack del dj Marco Piccolo, che ha sapientemente mixato pop, indie ed elettronica, il dolci della pasticceria Gay Odin e il bar catering di Matteo di Stasio con i suoi drink dal sapore tropical, per rimanere in tema! Tra la folla di invitati e curiosi in & out store, le modelle in outfit Silvian Heach hanno svelato alcuni pezzi della collezione Spring Summer 2019. La collezione presentata è in linea con l’identità del brand: giovane, grintosa e versatile. Colori acidi e freddi, come il menta, il giallo, il fuxia, stampe floreali, fantasie optical, audaci e inediti mix, intramontabili black and white campeggiano su un backdrop fatto di piante tropicali e animali wild e si fondono con l’atmosfera jungle e safari che fa da cornice all’evento e alla collezione stessa. Silvian Heach, inoltre, presenta una novità: il denim customizzato. Il jeans, con bande laterali a contrasto, si apre alla personalizzazione: con la calligraphy, tendenza design e street attualissima, il jeans porta sul lato posteriore maxi lettering nei colori bianco, nero, rosso o blu metal, con cui customizzare e dare identità al proprio jeans. Il servizio di customizzazione gratuito, può essere effettuato negli store, presso i rivenditori del brand e sul sito del brand www.silvianheach.com.

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Culturalmente

Apokolokyntosis: la crudele vendetta di Seneca

Apokolokyntosis o deificazione di uno zuccone: la crudele vendetta di Seneca. L’Apokolokyntosis, satira menippea composta da un’alternanza di versi e prosa, deriva il suo stravagante titolo chiaramente dal greco ed è la contrazione dei termini kolokyntha (κολόκυνθα), che significa zucca, e apotheose (αποθέωση), che è il processo di deificazione post mortem. La traduzione di questa singolare crasi sarebbe “zucchificazione” ma non riuscirebbe a rendere a pieno la valenza satirica e dissacrante del termine: si è quindi più propensi a tradurlo come “deificazione di una zucca o zuccone” con un chiaro riferimento alla stupidità e alla vanagloria spesso attribuita all’imperatore Claudio. L’accanimento satirico a cui è sottoposto Claudio non si comprende a pieno se non si conoscono i retroscena del rapporto tra Seneca e l’imperatore della casa Giulio-Claudia. Le ostilità sorte tra i due sono da attribuire sicuramente alle abili quanto amorali macchinazioni di Messalina, la giovanissima moglie di Claudio. La donna, una volta salita al trono imperiale nel 41 d.C. assieme all’anziano marito, dopo l’omicidio di Caligola, provvede a vendicare la morte di quest’ultimo: a cadere vittima della vendetta di Messalina è anche Seneca, probabilmente amante di Giulia Lavilla, sorella di Caligola. I due subiscono l’esilio: Giulia nell’isola di Ventotene, dove verrà poi successivamente raggiunta ed eliminata dai sicari di Messalina; Seneca, invece, sarà spedito nella selvaggia e desolata Corsica, dove sconterà anni di esilio dal quale solo la nuova moglie di Claudio, Agrippina, lo richiamerà, restituendogli la libertà, riabilitando la sua fama e affidandogli l’educazione del figlio Nerone. Alla luce dei complicati rapporti tra i due è più facile comprendere la violenza dell’Apokolokyntosis, che suona quindi come una vendetta a lungo meditata dal filosofo nei confronti di un imperatore che lo ha condannato all’esilio, alla solitudine, alla lontananza dagli affari e dalle vicende della capitale. E la piega che prenderà la satira è chiara fin dall’esordio in cui Seneca annuncia i suoi propositi: “I fatti che si svolsero nei cieli il tredici ottobre dell’anno 54 primo di un’era di beatitudine, ecco quanto voglio tramandare alla storia.” Seneca pur professando una certa imparzialità nella narrazione dei fatti smaschera fin da subito la sua feroce ostilità e la gioia per la riacquisita libertà che coincide con la morte, sopraggiunta il 13 Ottobre del 54 d.C., di colui che aveva confermato la verità del proverbio: “o si nasce re o si nasce cretino”. La satira comincia con un divertente botta e risposta tra Mercurio e Cloto, una delle tre Parche, sull’esigenza di “staccare la spina” all’ormai anziano e agonizzante imperatore: dopo un riferimento acidamente polemico alla scelta di Claudio di allargare la cittadinanza romana a frotte di provinciali, Cloto tronca di netto il filo della sua inutile esistenza. La descrizione del trapasso ha dell’esilarante: “L’ultima frase che di lui si udì nel mondo, dopo che ebbe lasciato partire un suono più forte del solito da quella parte con la quale si esprimeva con maggior facilità, fu questa:”Povero me, forse me la son fatta addosso”. Se l’avesse fatta, non lo so; certo è […]

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Eventi/Mostre/Convegni

All’A’Mbasciata va in scena il genio di Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh all’A’Mbasciata: l’associazione culturale A’Mbasciata, in via Benedetto Croce a Napoli, propone un’immagine intima e personale del celebre artista. Diretto da Sharon Amato e interpretato da Valerio Lombardi, Vincent è il primo spettacolo del nuovo format “Aperitivo dell’arte”: il format, proposto dall’associazione culturale A’Mbasciata, prevede una serie di corti teatrali, della durata di 35 minuti,  incentrati su figure significative del mondo dell’arte e della musica. Il corto è alla sua seconda messa in scena, dopo il successo registrato nella prima di Aprile. L’attore Valerio Lombardi porta in scena un Van Gogh delirante, in preda all’ebbrezza, frustrato, solo e isolato, intrappolato nel suo genio e nella sua diversità. L’immagine che fuoriesce dal lungo monologo è di un artista consapevole e fiero di essere ex grege, ma anche desideroso di affermazione, di veder riconosciuto il talento che sa di avere: “Se varrò qualcosa un giorno, la valgo anche adesso. Perché il grano è sempre grano, anche se i cittadini lo scambiano per erbaccia.” Un uomo, che nel delirio dato dai disturbi psichici e dall’alcool, si confessa con trasparenza, pur consapevole che “la sincerità spaventa, distrae”, davanti ad un immaginario interlocutore, cercando una soluzione che sciolga una serie di nodi asfissianti: il rapporto con il padre, il rapporto con la società, la ricerca di Dio. Il padre e la società lo vorrebbero borghese e realizzato: “guadagna denaro e la tua vita diventerà onesta” gli ripete il padre. Tuttavia Vincent ha come sua unica religione, non quella di Cristo, ma quella della bellezza, come unica compagna la pittura, come sua regola di vita l’arte. L’arte quindi diventa un mestiere, non inteso come un lavoro che gli dia da vivere, ma come una strada, la sola percorribile, per imparare a vivere. Ma l’arte e la bellezza investono anche la sfera della religiosità confondendosi con Dio. La sua delirante riflessione approderà alla convinzione che la ricerca di Dio passa necessariamente attraverso l’amore: l’amore per un amico, per una persona cara, ma soprattutto l’amore per la conoscenza, la passione che è alla base della ricerca storica, letteraria, artistica. “Ama e sarai sulla buona strada per saperne di più”. Tutto avviene nell’ambiente decadente e vagamente bohémien di Palazzo Venezia, sede dell’associazione culturale, in via Benedetto Croce. L’associazione A’Mbasciata nasce dall’idea di recuperare le stanze di un palazzo storico come Palazzo Venezia e dare voce “a chi ha da dire qualcosa”, culturalmente parlando. “Tutto è partito da quando siamo entrati in questa casa abbandonata e fatiscente, altro che film horror, fin da subito ci siamo rimboccati le maniche per rendere quantomeno respirabile l’aria e vivibili le stanze, ben dieci mesi! Una casa così grande e importante non poteva rimanere vuota e sconosciuta, da lì l’idea di “A’Mbasciata”, un punto di ritrovo e di condivisione di arte, musica, teatro, moda e le più disparate attività che partono dalle tradizioni nostrane napoletane fino ad arrivare alle StartUp innovative, tutto questo è possibile offrendo uno Spazio della nostra Grande Casa a chi ha da dire qualcosa, insomma Tagg’à fa n’ […]

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Culturalmente

Inno a Satana: la celebrazione del progresso

L’Inno a Satana, composto da Giosuè Carducci, fa parte della raccolta Levia Gravia, che l’autore pubblica in una prima edizione nel 1868 a Pistoia. La raccolta prende il titolo da un verso dei Tristia di Ovidio e fa riferimento a poesie dal tono leggero (levia) ma difficili a farsi (gravia): in essa sono contenuti testi che affrontano temi personali e dolorosi, come il suicidio del fratello, temi umanitari e populistici, come la perenne lotta tra ricchi e poveri, ma anche temi di stringente attualità e di forte impegno civile, politico e culturale. L’Inno a Satana, che dal punto di vista stilistico non ha grandi pregi se è vero che lo stesso autore lo definì una “chitarronata volgare”, può essere inserito in quest’ultima categoria. L’opera nasce come poemetto conviviale scritto nel 1863 per essere letto in un banchetto tra amici, per poi essere rimaneggiato e pubblicato nel 1869 su una rivista bolognese, “Il popolo”, sotto lo pseudonimo di Enotrio Romano. Il poemetto di 200 quinari raccolti in quartine, celebra la ragione, la scienza, il libero pensiero e il progresso scientifico e tecnologico che da questi deriva; nel mirino del poeta, che interpreta il ruolo del giacobino e del libero pensatore anticlericale, ci sono l’oscurantismo e l’atteggiamento punitivo del cristianesimo e del pensiero romantico. Satana, all’interno dell’inno, diviene, quindi, simbolo di valori laici e illuministici, anti-cristiani e antiromantici. vv. 57- 64 Tu spiri, o Satana, Nel verso mio, Se dal sen rompemi Sfidando il dio De’ rei pontefici, De’ re crüenti: E come fulmine Scuoti le menti. Il proemio dell’inno contiene la tradizionale invocazione alla divinità, che in questo caso è Satana, celebrato come “de l’essere Principio immenso, Materia e spirito, Ragione e senso”, e il riferimento a calici di vino che collocano il componimento in un contesto conviviale. Subito segue l’aspra polemica anticlericale: in uno scenario apocalittico si vedono angeli cadere dal firmamento, uno spennato arcangelo Michele precipitare giù dal paradiso con il brando angelico corroso dalla ruggine, il fulmine di Geova ghiacciarsi. In questo scenario solo Satana, usando le parole dello stesso autore, “vive eterno nella materia variabile, nella gioia d’uno sguardo femmineo, nel lieto umore dei grappoli, nel verso ribelle dei poeti e nell’opere degli artisti, che in ogni tempo a lui, simbolo dell’eterna bellezza, diedero pitture e poemi”. La polemica anticlericale continua con un richiamo nostalgico alla cultura greco- romana, ai grandi della letteratura latina (Virgilio, Orazio, Livio) e con un invocazione ai grandi riformatori, a coloro che, come Lutero, Savonarola, Wycliffe e Huss si sono battuti con ardore per riformare la chiesa dall’interno. Nella parte finale del poema, Carducci torna sulla celebrazione del progresso e qui Satana assume le sembianze di una locomotiva a vapore. La macchina viene presentata come un “monstrum”, un prodigio, che attraversa mari, monti e pianure, si solleva su baratri, si nasconde in antri incogniti e in vie profonde. Nelle ultime tre quartine Carducci saluta Satana, rappresentato, come Apollo, sul carro infuocato del sole, e celebra la sua vittoria definitiva su Geova e […]

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Culturalmente

I Saturnalia: storia di un mondo al contrario

I Saturnalia: storia delle festività romane del mondo al contrario I Saturnalia sono festività religiose di epoca romana in cui, per pochi giorni, ordini e categorie sociali vengono sovvertiti. Si tratta di un ciclo di festività che, sotto l’imperatore Domiziano, raggiunse la durata di sei giorni. Tali festività cadevano nel periodo del solstizio d’inverno, dal 17 al 23 dicembre ed erano dedicate al dio Saturno, dio della seminagione e della mitica età dell’oro, corrispondente al dio greco Krono, divinità del tempo e padre di Zeus. La festa, per i rituali ad essa legati in cui licet insanire (è lecito impazzire), è assimilabile al nostro carnevale, pur essendo celebrata nel periodo che per noi è quello natalizio. I Saturnalia, inizialmente legati a tradizioni laziali, si diffusero in breve tempo in tutto l’impero, diventando una delle feste più note e più celebrate fino alla completa affermazione del Cristianesimo. Durante l’età dell’oro gli uomini vivevano in uno stato di piena felicità, abbondanza, armonia e perfetta eguaglianza: per questo motivo, durante i Saturnalia, i romani cercavano di riprodurre tali condizioni attraverso banchetti, riti orgiastici, libertà e licenze di ogni tipo. Le celebrazioni ufficiali prevedevano un sacrificio solenne nel tempio di Saturno nel Foro, officiato da un sacerdote senza capite velato, secondo la moda greca, seguito da un lectisternium indetto dal Senato, ovvero un rito rivolto all’immagine del dio Saturno, concluso poi da un banchetto pubblico (convivium publicum). Durante il banchetto i convintati, vestiti di una cenatoria (una tunica dai colori sgargianti) si scambiavano brindisi e il tipico saluto augurale: Io, Saturnalia! Nelle case dei romani si svolgevano, contemporaneamente, banchetti privati che spesso degeneravano in orge e crapule o durante i quali si giocava al gioco dei dadi, solitamente proibito al di fuori dei saturnalia. Il ripristino di quel primigenio stato di eguaglianza e fratellanza proprio dell’età dell’oro si manifestava attraverso una vera e propria sovversione degli ordini sociali: durante i giorni dei Saturnalia gli schiavi erano uomini liberi e a loro era permesso indossare il pileus o pilleum, il copricapo greco proprio degli uomini liberi, partecipare ai banchetti, scambiarsi i regali tipici dei Saturnalia (gli Xenia e Apophoreta di cui ci parla Marziale), ingiuriare e deridere senatori e padroni. Durante il convivium privato, veniva eletto un Saturnalicius princeps, la risposta satirica al princeps senatus, ovvero l’imperatore, che doveva garantire il buon andamento dei festeggiamenti. In quei giorni il princeps indossava vesti dai colori sgargianti e un mascherone colorato, l‘oscilla, e ogni suo comando o volontà doveva essere rispettato. Il calendario dei Saturnalia Il calendario della festività prevedeva una serie di precise ricorrenze: il primo giorno dei Saturnali venivano accese centinaia di candele e in tutta la città venivano appesi festoni d’abete. Il 18 si festeggiava l’Eponalia, in onore della dea Epona, divinità celtica dei cavalli, adottata dai romani come protettrice dell’abbondanza e della fertilità. Il 18, 19 e 20 erano i giorni del Mercatus e dei Ludi plebeii; il 19 ricorreva anche la festa di Opalia, in onore di Ops-opis, protettrice dei raccolti e, presumibilmente, moglie […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Corto Maltese al MANN: Hugo Pratt sbarca a Napoli

Corto Maltese in mostra al MANN dal  25 Aprile al 9 Settembre 2019 Corto Maltese, l’affascinante antieroe di Hugo Pratt, maestro del fumetto mondiale, sbarca a Napoli, più precisamente al MANN. La mostra, che si terrà dal 25 Aprile al 9 settembre 2019, nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il CONG, nella persona di Patrizia Zanotti, il COMICON e Rizzoli Lizard, ed è patrocinata dal Comune di Napoli: tale collaborazione fa parte del più ampio progetto di OBVIA (Out of Boundaries Viral Art Dissemination) dell’Università Federico II di Napoli. L’esposizione dedicata al famoso marinaio di Hugo Pratt, in realtà, rientra tra gli eventi previsti da “Thalassa. Mare, mito, storia ed archeologia”, una raccolta delle meraviglie dell’archeologia subacquea del Mediterraneo, provenienti dai più importanti musei del mondo, che si terrà da settembre 2019 a marzo 2020 nel salone della Meridiana del MANN. Obiettivo della partnership tra MANN e COMICON è instaurare un dialogo duraturo e fecondo tra archeologia e nuove forme artistiche che avvicini giovani e giovanissimi alla fruizione dell’arte in ogni sua forma: accolto all’interno delle mura di un così ricco e importante museo, al fumetto, quindi, viene esplicitamente riconosciuta piena dignità letteraria ed artistica. La mostra di Corto Maltese, ospitata nelle sale interrate del museo archeologico, propone stampe, chine e acquerelli tratti da alcune delle più famose opere di Pratt, come La ballata del mare salato, Anna della giungla, L’uomo di Sertao: le tavole esposte sono suddivise in sezioni tematiche (donne, avventure, mare, viaggi) o per tappe geografiche (Samarcanda, Amazzonia, Venezia, Africa). Qui l’inchiostro delle stampe si confonde con i reperti archeologici dell’area portuale della Napoli greco-romana, ritrovati durante gli scavi delle linee metropolitane di Municipio e Università. Il filo conduttore che unisce passato e presente, archeologia e disegno, arte e letteratura è, dunque, ancora una volta, il mare. Ma la mostra di Corto Maltese al MANN è solo uno dei tanti eventi previsti dal fitto calendario del COMICON 2019. L’evento, che si svolgerà alla Mostra d’Oltremare dal 25 a 28 aprile, giunge alla XXI edizione forte dei risultati dell’edizione precedente (record di 150000 presenze e più di 20milioni di indotto) e di una crescita costante che è ormai una certezza e non più una speranza. Tra gli eventi in programma si segnalano le mostre The Art of Pugni, un percorso nell’iconografia dei pugni, quella di Casimiro Teja, alla riscoperta degli albori della fumettistica italiana, Epoxy, mostra di Paul Cuvelier, maestro belga del fumetto erotico. Ospiti più attesi della rassegna sono Maurizio De Giovanni, che presenterà l’adattamento a fumetti de I Bastardi di Pizzofalcone, Jerome Flynn, il mercenario Bronn della saga del Trono di spade, Cristina dell’Anna e Arturo Muselli, protagonisti di Gomorra- la serie, Manetti Bros, che daranno alcune anticipazioni sul film Diabolik. Inoltre, a dimostrazione che il COMICON non è solo divertimento disimpegnato, ma anche possibilità di riflessione, Gipi, Magister dell’edizione 2019, presenta Migrando, Gridando, Sognando, dove in mostra ci sono storie di migranti filtrate attraverso lo sguardo del fumetto mediterraneo. Tra testimonianza […]

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Libri

Fumetti erotici, un viaggio nelle illustrazioni per adulti

Fumetti erotici: i capolavori dell’eros a matita. Dove immagine, arte e scrittura d’autore si fondono.  I fumetti erotici, che per un vizio di genere possono facilmente scadere nella banale e pruriginosa perversione, costituiscono un mare magnum in cui è necessario fare una scrematura. Va precisato, infatti, che non è così facile trovare, all’interno di questa eterogenea produzione, grandi capolavori della letteratura. Accostandosi al genere anche il lettore meno critico si accorgerà della debolezza degli intrecci e dell’inverosimiglianza delle trame. Ma è altrettanto vero che il pubblico affezionato a questo genere è probabilmente alla ricerca di sensazioni ed emozioni forti più che di suggestioni artistico- letterarie. Il nostro viaggio all’interno del genere dei fumetti erotici comincia da una delle produzioni più notevoli del recente panorama fumettistico: le “Lost girls- Ragazze perdute” di Alan Moore e Melinda Gebbie (pubblicato in Italia nel 2008). Tre protagoniste femminili di altrettanti capolavori della letteratura a cavallo tra ‘800 e ‘900, ovvero Alice (Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie), Dorothy (Il mago di Oz) e Wendy (Peter Pan) si incontrano nel 1913 per caso in un lussuoso albergo austriaco, l’Himmelgarten, sulle rive del lago di Costanza. Le protagoniste hanno età diverse come sono diverse le loro personalità: Alice è una donna ormai più che matura, borghese e risoluta, Dorothy è un’esuberante ventenne, Wendy è poco più che adolescente e forse per questo ancora timida e repressa. Le tre donne, nei tre volumi che compongono l’opera, (Ragazze cresciute, Isole che non ci sono, Grande e terribile), libere da pudori e vincoli morali, si confrontano e si raccontano esperienze sessuali che vanno dalla scoperta del sesso e del piacere alle più torbide espressioni e inclinazioni sessuali, fino ad invischiarsi in temi più spinosi e controversi come la pedopornografia, i perversi giochi sessuali adolescenziali, le molestie, il feticismo. Se le illustrazioni di Melinda Gebbie sono fiabesche, e per questo fredde e infantili, del tutto diverse sono invece le proposte di uno dei più famosi maestri del genere: Milo Manara. Nei quattro capitoli della saga “Il gioco”, pubblicati tra il 1983 e il 2001, la giovane e conturbante Claudia Cristiani, giornalista e moglie del vecchio e ricco avvocato Cristiani, è vittima dei ricatti e degli esperimenti del crudele e viscido dottor Fez, ideatore di un congegno in grado di stimolare pulsioni erotiche nella donna. Fez e gli altri subdoli e spietati personaggi maschili che entreranno in possesso del congegno, lo utilizzeranno per demolire l’incrollabile fedeltà, il profondo senso del pudore e la ritrosia al sesso della giovane donna e per scatenare in lei una irrefrenabile libido. Le immagini proposte da Manara sono estremamente realistiche, a tratti voyeuristiche, e perciò sensualissime, anche se le trame risultano a volte forzate, se non addirittura surreali.   In questa breve rassegna, non si può non inserire la celebre Valentina dell’ormai defunto Guido Crepax. Valentina compare per la prima volta nel 1965 sulla rivista Linus, e da quel momento il suo aspetto retrò e raffinato la rende una delle più riconoscibili icone della fumettistica […]

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Culturalmente

Quali sono i criteri per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo?

Qual è la lingua più parlata al mondo? Esistono diversi criteri per stabilire quale, tra le circa 7000 lingue parlate al mondo, sia quella più diffusa. Nei circa 189 stati indipendenti presenti al mondo il numero di lingue attualmente parlate oscilla tra le 6000 e le 7000 unità. La maggior parte di queste sono concentrate tra Asia, Africa e America latina, che non a caso sono i continenti con una più alta densità demografica. Per avere una classifica abbastanza affidabile sulle lingue più parlate al mondo, è utile consultare l’ultima edizione di Ethnologue (2018), pubblicazione del SIL International: tale classifica si basa su una serie di criteri per stabilire quali siano le lingue con una maggiore diffusione. Ma quali sono i criteri per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo? Per stabilire quale sia la lingua più parlata al mondo i criteri di selezione sono principalmente tre: i parlanti madrelingua, il numero totale di parlanti e il numero di paesi in cui la lingua è parlata. Non tutti e tre sono, però, validi o comunque affidabili. Se, infatti, dovessimo basarci sul numero di paesi in cui la lingua è parlata, la classifica sarebbe inevitabilmente alterata dai flussi migratori e il nostro paese, l’Italia, schizzerebbe paradossalmente, vista la ridotta estensione e l’esiguo numero di parlanti madrelingua (circa 67 milioni), in cima alla classifica con i suoi 26 paesi di diffusione. Più giusto è, dunque, affidarsi al numero di parlanti madrelingua e al numero totale di parlanti nel mondo. A darci un’idea di come cambi la classifica in base al criterio di valutazione basta una rapida occhiata alla top three delle due classifiche: Classifica delle Lingue per numero totale di parlanti Inglese (famiglia indoeuropea) 1,191 milioni di parlanti, 17,01% della popolazione mondiale Cinese mandarino (famiglia sino-tibetana) 1,107 milioni, 15, 81% della popolazione mondiale Hindi- Urdu (famiglia Indoeuropea) 697,4 milioni, 9,96% della popolazione mondiale. Classifica delle Lingue per numero di parlanti madrelingua Cinese mandarino, 908, 7 milioni di parlanti madrelingua, 12,98% della popolazione mondiale Spagnolo, 442,3 milioni di parlanti madrelingua, 6,31% della popolazione mondiale Inglese 378,2 milioni di parlanti madrelingua, 5.4% della popolazione mondiale Nonostante le differenze tra le due classifiche, il dato che emerge comunque non sorprende. A prendersi il podio sono l’inglese, il cinese mandarino e lo spagnolo, con una sola presenza insospettabile: l’Hindi- urdu (nome nativo اردو è una lingua indoeuropea ed è attualmente la lingua ufficiale del Pakistan insieme all’inglese). La questione, però, può essere guardata anche da un altro punto di vista. Se, anziché stabilire quale sia la lingua con un maggior numero di parlanti al mondo, vogliamo invece decretare quale sia la principale lingua veicolare, ovvero la lingua che mette in comunicazione un maggior numero di persone e un maggior numero di paesi e continenti, allora sarà bene incrociare tutti e tre i criteri sopracitati. Da questa ulteriore analisi emergerà che Inglese e Spagnolo, con i loro 24 paesi di diffusione, contro gli 8 paesi in cui si parlano Hindi-Urdu e Cinese mandarino, sono ufficialmente […]

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