“Dare la possibilità a turisti e abitanti di vivere un’avventura”, è così che Matteo Vanzan presenta “Futurism: prophecy and revolution”, la mostra da lui curata a Caorle, rinomata cittadina della laguna veneta, meta di innumerevoli turisti ogni anno. La sfida di proporre grandi nomi dell’arte nel periodo che va da giugno a settembre, e che vede la città animarsi grazie al turismo balneare, non è nuova; negli anni grandi nomi sono già stati ospitati al Centro Culturale A. Bafile di Caorle, da Andy Warhol a Salvador Dalì, nella mostra sul Surrealismo, tenutasi lo scorso anno.
Stavolta però si punta a quella che Vanzan definisce “la più forte avanguardia storica di tutti i tempi”, la più rivoluzionaria nel senso più completo del termine: quella che è riuscita ad imporsi non solo nelle arti visive, bensì in tutti i campi della vita dell’uomo, dalla cucina alla moda: “Questi ragazzi erano stanchi, stanchi di una tradizione passatista e antiquata”, e dal 1909 al 1945 hanno voluto capovolgere la vita stessa. Per questo, il criterio scelto per l’esposizione delle opere è tematico: l’intento è quello di mostrare in che modo i futuristi hanno innovato ogni ambito della vita. “Si pensi agli aerobanchetti organizzati da Marisa Mori“, le cene spettacolo tenute dai futuristi, che, secondo Vanzan, avranno un riscontro negli anni ’70 e ’80, per arrivare alla musica degli anni ’90.
| Dettaglio mostra | Informazioni |
|---|---|
| Nome evento | Futurism: prophecy and revolution |
| Curatore | Matteo Vanzan |
| Luogo | Centro Culturale A. Bafile, Caorle (Ve) |
| Artisti in mostra | Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Carlo Carrà e altri |
| Costo biglietto | Intero 10 euro, ridotto 6 euro |
Indice dei contenuti
Futurism: prophecy and revolution, la rivoluzione culturale e il profetico
In tal senso la scelta dei due termini a descrivere il Futurismo: una rivoluzione culturale che investe la vita e insieme una profezia, come profetico è stato Umberto Boccioni: nella prima sala della mostra troviamo una lettera scritta il 17 agosto 1915 da Boccioni, il quale indirizza queste parole al fondatore della musica futurista Francesco Balilla Pratella: “noi lavoriamo a preparare braccia e gambe e assalti… che verranno speriamo presto!”; l’Italia partecipava alla guerra, e i giovani, non avendo idea di cosa fosse, erano animati da un’energia che pensavano riformatrice. Boccioni però, a quella guerra non parteciperà mai: il 17 agosto 1916, esattamente un anno dopo, morirà.

Vanzan invita inoltre a leggere gli scritti dei futuristi, oltre al manifesto di Filippo Tommaso Marinetti; innumerevoli sono le idee che anticipano gli strumenti tecnologici per noi oggi familiari, perché nuovo era lo sguardo sulla vita. I futuristi dichiarano guerra, metaforicamente e concretamente attraverso le loro opere, a tutto ciò che esisteva e veniva assorbito così com’era, quasi passivamente.

Nella stessa sala opere di Boccioni, Previati, Bucci e Renè Paresce. Una foresta attrae l’attenzione; non una mera rappresentazione della natura, bensì il simbolo di uno spazio interiore tormentato e ossessivo, che è anche il percorso dell’uomo futurista, che, come i grandi eroi, attraversandola, ne esce mutato: la foresta di un mondo in continuo mutamento, e del quale l’uomo stesso è parte integrante. I suoni dai quali è circondato non sono più quelli della natura, bensì quelli delle macchine, dei tram, della città che avanza veloce.

La seconda sala, in tal senso, raccoglie non solo opere pittoriche, bensì anche gli scritti dei futuristi e le poesie, tra queste: “Mafarka il futurista” del 1911, “Guerrapittura” di Carlo Carrà del 1915 e “L’Arte dei rumori” di Luigi Russolo del 1916. “Zang Tumb Tumb”, di Filippo Tommaso Marinetti del 1914, è l’emblema di come anche la pagina scritta deve assumere delle caratteristiche diverse da ciò che era stata fin ad allora, con caratteri che mimano la realtà e il suono, soprattutto quelli della guerra.
Procedendo nel percorso espositivo, un’altra sala ospita opere che da complementi d’arredo diventano vere e proprie opere d’arte con Fortunato Depero e Victor Aldo De Sanctis, creatore di modelli pittorici dell’abito futurista. Al centro della sala campeggia l’Intonarumore di Luigi Russolo, il progenitore della musica elettronica. I suoni della modernità sono cambiati, e quei suoni Russolo intende catturarli e riprodurli, infine classificarli in famiglie di rumori, distinguendo rombi, sibili, crepitii, scoppi, rendendoli riproducibili, prima ancora del registratore.

Il cambio radicale di prospettiva
“Il cielo non è più solo dominio della natura”, al secondo piano la mostra continua con autori del secondo futurismo, che ben rappresentano come la prospettiva sia cambiata letteralmente: l’uomo può volare e quindi rappresentare il mondo dall’alto: Luigi Bonazza e Enzo Benedetto “Record” possono mostrare ciò che fino ad allora sembrava impossibile, irrappresentabile. L’aeroplano è la massima rappresentazione della velocità e del progresso, che nelle opere degli artisti futuristi si armonizza con la natura. L’uomo può così, finalmente, dominarla.
L’opera di Alfredo Gauro Ambrosi, Scendendo in città dal cielo è, secondo Vanzan, la massima rappresentazione di questo definitivo cambio di prospettiva. È la prima volta che l’uomo può permettersi di puntare al sole senza bruciarsi, ma planando e addirittura rappresentando ciò che vede, mostrarne la prospettiva all’osservatore, che si sente immediatamente catapultato nell’opera, e come preso da una vertigine, i piedi che penzolano nel vuoto sono i suoi.

L’ultima sala è infine dedicata ai manifesti futuristi, che toccano vari ambiti della vita quotidiana, anche quelli meno attesi di una sagra di paese, essendo la pubblicità parte integrante della vita. Una mostra di oltre 60 opere che Matteo Vanzan ci ha fatto vivere come un vero e proprio viaggio nei vari ambiti e aspetti della vita che il futurismo ha toccato e capovolto, e la cui eco continua a manifestarsi negli artisti contemporanei che troviamo in chiusura: Matteo Alfonsi, Bit, Giorgio Dalla Costa, Elena Ketra, Naby, Beatrice Sheridan. Anche occhi di donne che nel futurismo non furono assenti seppur meno note e le cui opere sono difficili da trovare, come ci racconta Matteo Vanzan, nonostante lo spazio dedicato nella mostra a Marisa Mori e a Fides Testa Stagni.
Futurism: prophecy and revolution è una mostra da non perdere per conoscere e approfondire un’avanguardia culturale che continua a sorprendere.

Le opere provengono da prestigiose collezioni private e pubbliche come il Patrimonio artistico Banco BPM e il Museo dell’Aeronautica G. Caproni di Trento.
Informazioni e biglietti
- Luogo: Centro Culturale A. Bafile – Rio Terà delle Botteghe, Caorle (Ve)
- Biglietto Intero: 10 euro
- Biglietto Ridotto: 6 euro
- Ingresso gratuito: per under 18, studenti universitari fino a 25 anni, persone con disabilità e accompagnatore.

