Se amate le atmosfere cupe e introspettive di titoli come Death Note ed Ergo Proxy, sapete quanto sia difficile oggi trovare serie che privilegino il ritmo lento e la psicologia rispetto all’azione ipersaturata. In questo articolo vi proponiamo una selezione di gemme dei primi anni 2000 per riscoprire il vero spirito degli anime dark fantasy: opere dai colori tenui, quasi desaturati, capaci di costruire mondi tanto affascinanti quanto inquietanti, nati sulla scia di successi psicologici come Evangelion e che vi terranno col fiato sospeso.
Indice dei contenuti
Serie anime dark fantasy: tabella comparativa
| Titolo | Anno | Atmosfera / Temi | Voto Utenti (Media) |
|---|---|---|---|
| Witch Hunter Robin | 2002 | Gotico, Noir, Caccia alle streghe | 4.5/5 |
| Haibane Renmei | 2002 | Spirituale, Mistero, Limbo | N.A. |
| Boogiepop Phantom | 2000 | Claustrofobico, Alienazione, Rashomon | N.A. |
Serie anime dark fantasy: i nostri consigli
Witch Hunter Robin (2002)
Segue la storia in 26 episodi di una società nota come SOLOMON, con il compito di eliminare le streghe e gli stregoni che imperversano ancora nella società nonostante una lunga storia di persecuzione nei secoli. Una ragazza quindicenne di nome Robin Sena, cresciuta in Italia in un convento della Chiesa Cattolica, viene mandata dalla casa madre a unirsi a un team di cacciatori, la cui sede affiliata è in Giappone (STN-J), come una “rieducata”, ovvero una persona nata col seme della magia e autorizzata a utilizzare i propri poteri per dare la caccia agli stregoni ostili. Il suo compito però è ben altro: mentre agisce sotto copertura come nuova recluta del gruppo, deve trovare informazioni per la casa madre in merito a un oggetto che detiene il “segreto della magia”. Tra le armi usate dai cacciatori spicca l’orbo, un liquido verde racchiuso in un ciondolo, utilizzato per inibire i poteri delle streghe senza ucciderle, che Robin si rifiuta di usare, considerandolo quasi un sacrilegio, in quanto detentrice di poteri magici lei stessa. Col progredire degli episodi Robin si sente sempre più a disagio a cacciare e catturare le altre streghe e ne mette in discussione il trattamento subito quando incarcerate dalla Factory. Presto scopre anche di essere una discendente delle streghe di Salem e dovrà lottare per la sopravvivenza nascondendosi dalla STN-J, che ora le dà la caccia.
Lo stile è cupo, psicologico, a tratti gotico, ma mantiene il carattere urbano e industrial caratteristico di molti anime degli anni 2000, con tonalità più tenui rispetto a quelle odierne ma che donano un certo fascino. Il regista è Shūko Murase, che ha debuttato con questa serie; alcuni se ne saranno accorti proprio perché il mood, lo stile dei colori e dei personaggi si avvicina a un’altra serie da lui diretta, più famosa, cioè Ergo Proxy, confermandosi come un anime dark fantasy imperdibile per chi cerca profondità. Il cast di doppiatori italiani comprende Patrizio Prata, Massimo Di Benedetto, Marco Pagani, Emanuela Pacotto e altre voci protagoniste della nostra infanzia. Anche la colonna sonora merita un riconoscimento: scritta da Taku Iwasaki (lo stesso di Black Butler e Bungo Stray Dogs, per citarne di più famosi), è stata cantata dall’artista Bana e distribuita in due CD in Giappone; è caratterizzata da un sound sporco e graffiante, tipico del rock alternativo dei primi anni 2000. La serie è stata apprezzata da molti utenti e alcuni la considerano una delle migliori uscite noir in Giappone di quegli anni, con un punteggio medio su Crunchyroll di 4.5/5.
Haibane Renmei (2002)
Serie tratta da una raccolta di dōjinshi scritti da Yoshitoshi Abe, distribuita anche in Italia a inizi anni Duemila col titolo Ali Grigie. La storia è ispirata da un romanzo scritto da Haruki Murakami, “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, da cui prende gran parte dell’ambientazione. La serie tratta infatti le vicende degli Haibane, esseri dalle sembianze umane e angeliche che vivono in una città isolata dal mondo esterno attraverso delle altissime mura, oltre le quali è proibito andare sia agli umani che vi vivono dentro, sia agli Haibane. Questi ultimi sono rappresentati da una società chiamata Haibane Renmei. Alla “rinascita”, che avviene dentro un enorme bozzolo, viene conferito a ciascuno un nome basato sul significato dei sogni fatti all’interno dello stesso (la protagonista si chiama Rakka proprio perché in giapponese significa ‘caduta’, richiamando il sogno in cui ricorda di precipitare dal cielo). Dopo poche ore spunteranno a tutti, in maniera estremamente dolorosa, delle ali e verrà loro donata un’aureola di metallo da portare sulla testa. Ogni Haibane dovrà mantenersi con un lavoro nella città separata dall’orfanotrofio in cui vivono insieme, ma non potranno ricevere denaro. Infatti, al posto di esso verrà dato a ciascuno un libretto dalla Haibane Renmei da utilizzare per gli acquisti e che servirà ad annotare gli importi degli oggetti, rigorosamente di seconda mano come da regola per tutti gli Haibane.
Dalla serie si evince che ogni protagonista ha un legame nascosto col proprio passato prima della rinascita, anche se non viene spiegato esplicitamente. Il lato noir, infatti, non risiede nel contesto visivo — i cui colori trasmettono più una sensazione di serenità piuttosto che di inquietudine — ma nel significato nascosto che ogni spettatore deve dedurre dalla trama. Non sappiamo, infatti, chi siano effettivamente gli Haibane “prima”, né cosa ci sia al di là delle mura. Anche gli uccelli conservano un significato implicito; i corvi, simbolo nell’immaginario collettivo del cattivo presagio e della morte, nella serie sono tra i soli esseri viventi che possono sorvolare liberamente le mura, simbolo del legame col mondo esterno e probabilmente con le anime e i ricordi “dimenticati” che fluttuano tra i due mondi. Altro senso nascosto risiede nelle figure dei Toga, unici presunti esseri umani a poter entrare e uscire dalle mura per scopi commerciali, il cui volto è nascosto ed è impossibile parlarvi se non attraverso la mediazione del Renmei-shi, ovvero un comunicatore e capo della federazione Haibane Renmei che fa da tramite usando un linguaggio di segni codificato. Esiste, poi, una forte allegoria del tema della colpa e dell’espiazione tramite la vita in una sorta di limbo, rappresentato dalla città, fino al “giorno del volo” (in maniera metaforica, poiché le ali degli Haibane non consentono loro di volare davvero; si tratta del viaggio che si compie quando l’Haibane ha assolto al proprio compito, attraversando una foresta per andare “oltre”, perdendo la propria forma fisica e svanendo nel nulla). Ed è proprio qui che risiede il mistero che l’accomuna a serie come Ergo Proxy: il senso di prigionia in un mondo di cui non si conoscono le origini e i confini.
Boogiepop Phantom (2000)
Serie di dodici episodi basata su una serie di light novel scritta da Kōhei Kadono. Più impegnativa delle altre due a livello di trama ma non meno interessante, questo anime dark fantasy condivide con le precedenti i colori desaturati e il mood cupo/psicologico. Il filtro seppia e la vignettatura servono a trasmettere un senso di claustrofobia e alienazione, ma rendono difficile distinguere i volti dei personaggi, mentre la narrazione è frammentata e non lineare. Tutto parte da un evento fuori dal comune risalente a cinque anni prima della trama principale: un misterioso e gigante bagliore appare nella città di Shinyo, portando come conseguenza alla mutazione genetica di alcuni ragazzi. I loro sintomi si manifesteranno dopo pochi anni attraverso dei poteri che non riusciranno a controllare, finendo per diventare dei pericoli sia per se stessi che per gli altri, nonostante alcuni siano mossi da fini benevoli. Boogiepop (da “boogieman”, l’uomo nero, e “pop-up”, qualcosa che salta fuori) è un’entità né buona né cattiva, una sorta di “angelo della morte” che si palesa nel momento in cui i protagonisti sono al culmine della propria sofferenza e in pericolo a causa del Phantom, una versione distorta e oscura di alcuni ragazzi scomparsi che promette di fermare il tempo per non soffrire più.
Non c’è un solo protagonista ma la narrazione è corale e ogni episodio mostra la prospettiva di un personaggio diverso, spesso ragazzi emarginati o problematici. Inoltre ogni puntata racconta eventi che avvengono contemporaneamente ad altri episodi. Se lo si guarda con attenzione, si notano personaggi sullo sfondo di una scena che diventeranno i protagonisti la volta successiva. Tutto questo è riassumibile in una tecnica chiamata “effetto Rashomon”, dal nome di un celebre film di Akira Kurosawa, dove la prospettiva cambia a seconda di chi guarda. Nel 2019 è uscito Boogiepop and Others, basato sempre sulla serie di light novel, ma dal carattere completamente diverso dal suo predecessore, a partire dalla trama che si incentra più che sull’atmosfera, sullo spiegare con chiarezza la natura di Boogiepop e dei vari “mostri” tramite una trama lineare, non più frammentata, e dei colori più vicini allo stile contemporaneo, perdendo però quel fascino criptico tipico di ogni anime dark fantasy di inizio millennio.
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