Pluto: il mito di Astro Boy, dal passato al presente

Pluto

Pluto, il mito di Astro Boy

Con la rapida crescita di interesse nei confronti della cultura pop nipponica, che ha visto un’impennata nel periodo della pandemia, le parole “Dio dei Manga” suonano un po’ più familiari a tutti, oggi.
Osamu Tezuka, pioniere del fumetto e dell’animazione giapponese, è stato il personaggio più importante per la popolarizzazione e la diffusione della cultura pop nipponica, dentro e fuori dal Sol Levante.
Con circa 700 storie pubblicate nell’arco della sua carriera stellare, e titoli che ancora oggi vivono nei cuori dei suoi lettori più affezionati, tra cui i celebri “Kimba, il leone bianco”, “La Fenice”, “Black Jack”, “La storia dei tre Adolf” e “Buddha”, uno su tutti ha conquistato il titolo di leggenda: “Tetsuwan Atom”, meglio conosciuto come “Astro Boy”.
L’influenza del grazioso bambino meccanico con intelligenza e sensibilità da essere umano va ben oltre il lato meramente estetico (è grazie a Tezuka se gli occhi nei manga oggi hanno la loro inconfondibile forma, un po’ influenzato da Disney, un po’ dai lavori dei fratelli Fleischer); Atom, che ha visto l’inizio della propria serializzazione nel 1952, ha gettato le basi per il modello narrativo del manga, è servito ad aiutare la ricostruzione della gioventù giapponese in una società devastata dalla Seconda Guerra Mondiale, ed è stato il primo manga a ricevere una trasposizione animata, con la serie televisiva anime omonima del 1963, prodotta dalla Mushi Production (storico studio d’animazione dello stesso Tezuka). 

Circa mezzo secolo dopo, nel 2003, inizia la serializzazione di “Pluto”, un manga che rappresenta la collaborazione indiretta tra due giganti del fumetto: Osamu Tezuka (già deceduto nel 1989) e Naoki Urasawa, autore di opere che sono considerate dei must, come “20th Century Boys”, “Monster”, “Billy Bat”, “Happy” ed altre ancora (potete trovare un articolo riguardo 5 letture consigliate del maestro Urasawa qui).
Con quest’opera, Urasawa ripercorre le vicende della storia del 1964 “Il più grande Robot della Terra”, nel quale venivano esplorate tematiche come il senso della guerra, la natura del singolo e il senso di “esistere”.
Il tutto ruota intorno alla misteriosa figura di Pluto, un robot che gira il mondo grazie agli uragani che genera con la potenza delle sue braccia meccaniche, a caccia di tutti gli altri automi più forti del pianeta: lo svizzero Mont Blanc è il primo a soccombere sotto il potere disarmante del nostro enigmatico antagonista.
La personale rivisitazione di Naoki Urasawa del racconto di Tezuka spiazza il pubblico per la sua configurazione: un murder mystery con classici elementi da giallo.
Il manga, scritto e illustrato da Urasawa, è composto da 8 volumi e vede la partecipazione di Takashi Nagasaki come co-scrittore e Macoto Tezuka, figlio del compianto Dio dei Manga, alla supervisione artistica.
Uno dei personaggi cardine di “Pluto” è Gesicht, ispettore dell’Europol e uno dei robot più forti del mondo, incredibilmente dedito al suo lavoro e con un passato oscuro e tormentato (molto simile all’Ispettore Lunge, personaggio cardine del best seller di Urasawa, “Monster”).
Dopo la morte di Mont Blanc, verrà incaricato della salvaguardia degli altri robot più forti del pianeta, compreso il nostro piccolo eroe, Atom.
In “Pluto”, Urasawa non ha solo arricchito la storia con dettagli e misteri squisitamente avvincenti, ma ha anche esplorato a fondo l’interiorità di ogni singolo robot, definendone meglio i caratteri salienti e rendendoli ancora più “umani” agli occhi del lettore.
Nonostante sia un vero e proprio tributo all’originale, Pluto è riuscito a superare i confini della classica “storia-omaggio”, piazzandosi in cima alla classifica personale di molti lettori.  

Immagine di copertina: Wikipedia.

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A proposito di Christian Landolfi

Studente al III anno di Lingue e Culture Comparate (inglese e giapponese) presso "L'Orientale" di Napoli e al I anno di magistrale in Chitarra Jazz presso il Conservatorio "Martucci" di Salerno. Mi nutro di cultura orientale in tutte le sue forme sin da quando ero piccino e, grazie alla mia passione per i viaggi, ho visitato numerose volte Thailandia e Giappone, oltre a una bella fetta di Europa e la totalità del Regno Unito. "Mangia, vivi, viaggia!"

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