Vino e intelligenza artificiale: il report sulle donne in Campania

L’indagine, realizzata con il coordinamento scientifico di Rural Hack, traccia una fotografia nitida del comparto vitivinicolo campano: forte propensione all’innovazione frenata da fragilità organizzative, e una sostenibilità che genera reali vantaggi economici. Istituzioni, ricerca e imprese siglano un patto per il futuro.

Il mondo del vino si trova di fronte a una soglia decisiva, un momento storico in cui la tradizione è chiamata a misurarsi con l’intelligenza artificiale, la sostenibilità e nuove forme di leadership. È questo il quadro tracciato dal report promosso dall’Associazione Le Donne del Vino Campania e realizzato con il coordinamento scientifico di Rural Hack, presentato ufficialmente durante l’ultima edizione del Vinitaly.

Alla presentazione ha preso parte un panel di altissimo profilo, a testimonianza dell’importanza dei temi trattati: il professor Alex Giordano (direttore scientifico di Rural Hack), Maria Carmela Serluca (Assessora all’Agricoltura della Regione Campania), Maria Teresa Del Giudice (docente di Economia Agraria all’Università Federico II), Luciano Daponte (dirigente della Regione Campania), Tommaso Luongo (presidente AIS Campania), Daniela Mastroberardino (presidente nazionale de Le Donne del Vino) e Gilda Guida Martusciello (delegata Campania dell’Associazione).

Dati salienti del report vitivinicolo in Campania Percentuale rilevata
Imprese che vogliono adottare l’Intelligenza Artificiale in futuro 91%
Imprese che attualmente non utilizzano l’Intelligenza Artificiale 59%
Aziende che indicano la mancanza di competenze interne come limite 53%
Imprese che indicano la formazione come priorità assoluta 75%
Aziende che hanno registrato una diminuzione dei costi grazie alla sostenibilità 59%

La ricerca, coordinata da Fabiana Mango (ricercatrice di Rural Hack), ha evidenziato un comparto vitivinicolo dinamico, consapevole e aperto all’innovazione, ma che risulta ancora attraversato da fragilità strutturali che rischiano di rallentarne il definitivo salto di qualità.

Il paradosso del digitale: c’è la tecnologia, ma mancano le competenze

Il dato più dirompente emerso dallo studio riguarda il rapporto con l’Intelligenza Artificiale. Attualmente, il 59% delle imprese campane non la utilizza, ma un sorprendente 91% dichiara di volerla adottare in futuro. Le aziende hanno compreso che l’AI non sarà un semplice dettaglio accessorio, ma ammettono di non avere ancora le condizioni per integrarla stabilmente nei processi decisionali.

L’ostacolo principale, infatti, non è la mancanza di tecnologia, ma la carenza di competenze. Il 53% delle imprese segnala la mancanza di competenze interne come il limite più rilevante, il 75% indica la formazione come priorità assoluta per il futuro e il 47% dichiara di non avere una figura dedicata specificamente al digitale.

La digitalizzazione di base è già presente in modo massiccio: il 91% delle aziende ha un sito web, l’84% utilizza i social media e il 94% adotta la fatturazione elettronica. Tuttavia, come sottolineato dal report, “il digitale c’è, ma non è ancora diventato architettura”. Il suo utilizzo è relegato alla comunicazione e alla gestione amministrativa, faticando a integrarsi nei processi strategici e produttivi.

«Le conclusioni della ricerca dicono con chiarezza che la discrepanza vera è quella tra maturità operativa e visione strategica – ha spiegato il professor Alex Giordano –. Le imprese sanno usare strumenti e linguaggi, ma l’innovazione resta ancora troppo legata alla sensibilità individuale della titolare, senza tradursi pienamente in una struttura aziendale distribuita, in deleghe, in competenze intermedie e responsabilità codificate. È qui che il tema tecnologico rivela la sua natura reale: non una questione di dispositivi, ma di organizzazione».

La sostenibilità non è solo greenwashing, ma genera profitto

Un altro fronte cruciale indagato dal report è quello della sostenibilità, che si dimostra essere un asset strategico e non solo una questione di reputazione. I dati parlano chiaro: l’approccio sostenibile ha portato a una riduzione degli impatti ambientali per il 66% delle imprese, ma ha anche generato una diminuzione dei costi per il 59% e un aumento della produttività per il 41%. La sostenibilità produce dunque effetti concreti ed economici tangibili.

Le donne come forza trasformatrice

Il ruolo femminile non è marginale in questa transizione. Gilda Guida Martusciello, delegata campana de Le Donne del Vino, ha ricordato come la presenza femminile non sia meramente testimoniale, ma rappresenti una «forza che sta accompagnando la sua trasformazione», riconoscendole una funzione attiva di orientamento in cui l’innovazione non significa perdita di identità, ma la scoperta di nuovi modi per custodirla.

Un concetto ribadito anche dalla professoressa Maria Teresa Del Giudice, che ha inserito il tema in una cornice più ampia: quella di un’agricoltura-ecosistema in cui natura, società ed economia devono essere pensate insieme.

Nasce l’osservatorio permanente “Donne, Vino e Futuro”

A conclusione del dibattito, è emersa la proposta più concreta della giornata: la creazione di un Osservatorio Permanente “Donne, Vino e Futuro”. Non un semplice strumento tecnico di monitoraggio, ma la forma concreta di un patto tra il mondo della ricerca (Rural Hack), le imprese (Le Donne del Vino Campania) e le Istituzioni.

L’Assessora Regionale all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca, ha accolto la sfida, sottolineando come «innovazione e identità possano crescere insieme» e che proprio in questa convergenza si giocherà il futuro del vino campano. Con la nascita dell’Osservatorio, le parti coinvolte scelgono di non lasciare i risultati della ricerca confinati all’evento del Vinitaly, ma di assumerli come base fondante per un lavoro comune e continuativo sul futuro del settore.

Il report integrale è scaricabile gratuitamente online sul sito ufficiale di Rural Hack.

 

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