Quali sono le tendenze e gli stili dell’Asian Beauty, Makeup e Fashion?
L’Asia sta dominando il mondo della bellezza e della moda globale attraverso tre macro-categorie (J-Beauty, K-Beauty e C-Beauty) e stili urbani iconici:
- Makeup: Passiamo dal trucco minimalista e radioso della Corea (K-Beauty) al blush marcato giapponese (Igari), fino allo sguardo drammatico cinese (Douyin) e al fascino audace della Thailandia.
- Skincare Coreana: Il segreto di una pelle perfetta (Glass Skin) risiede in una detersione a più step, nell’uso di maschere in tessuto e ingredienti naturali innovativi (come proposto da brand come FRIA).
- Fashion e Subculture: Dal colorato street style di Harajuku nato nel dopoguerra, fino allo stile ribelle e appariscente delle ragazze Gyaru nel quartiere di Shibuya.
Il makeup nel Sud-Est asiatico e in tutto l’Estremo Oriente è rinomato per concentrarsi sulla cura della pelle e per essere molto più minimalista rispetto a quello occidentale. Esistono diversi stili provenienti dai vari Paesi del continente; tuttavia, alcuni di questi sono diventati particolarmente popolari sui social media negli ultimi anni. Oltre al trucco, anche l’estetica dell’abbigliamento ha varcato i confini nazionali, dettando legge sulle passerelle di strada internazionali.
Vediamo i segreti di bellezza e di stile delle nazioni asiatiche: dal Giappone alla Thailandia, ecco i makeup e le mode che ogni amante del fashion dovrebbe conoscere. Per approfondire le differenze e le tendenze, si può consultare questa guida alle tendenze di J-Beauty, K-Beauty e C-Beauty.
Indice dei contenuti
Stili makeup: dal Giappone alla Thailandia
Confronto stili makeup asiatici
| Stile | Paese d’origine | Focus principale |
|---|---|---|
| Igari (Hangover Makeup) | Giappone | Blush marcato sulle guance e naso |
| Douyin | Cina | Occhi drammatici, glitter e ciglia manhua |
| K-Beauty | Corea del Sud | Glass skin e gradient lips |
| Thai Makeup | Thailandia | Audace, contouring e pelle dorata |
Giappone: il makeup Igari
Il makeup Igari, anche noto come makeup da postumi o blush da ubriachi, deve il suo nome a Shinobu Igari, una makeup-artist che ha agevolato la diffusione di questo stile al di fuori del Giappone. È entrato in tendenza a partire dal 2018, fino al boom degli ultimi anni.
La caratteristica principale di questo tipo di trucco è una sola: il blush. Adottando uno stile molto minimalista, simile alla clean girl, l’Igari makeup si realizza stendendo il blush sulla parte frontale delle guance e talvolta anche sul ponte nasale per ottenere un effetto più giovanile e delicato. Altro elemento fondamentale è bilanciare bene i colori rosati su tutto il viso, per cui il pigmento si usa anche sulle labbra e sulle palpebre. La base della pelle si mantiene leggera e idratata, puntando molto sull’effetto glow. Sulle labbra si applica un gloss o un balsamo così da dare un effetto luminoso ma non troppo marcato.
Cina: il trucco Douyin
Uno dei tipi di makeup nel Sud-Est asiatico più rinomati è sicuramente il Douyin makeup. Il suo nome deriva dall’app Douyin, corrispettivo cinese di TikTok. Molti tutorial e video hanno poi invaso l’algoritmo di altre piattaforme cinesi come Xiaohongshu (小红书), noto anche come REDnote. Per il suo apparire romantico ed etereo ha presto conquistato anche gli utenti occidentali a partire dal 2022, diventando il trucco asiatico più ricreato.
Se l’Igari puntava tutto sulle guance, il Douyin makeup si focalizza sugli occhi e risulta più drammatico. Si arriva al punto focale dello sguardo: si usano ombretti dai colori attenuati messi poi in risalto dai glitter. L’occhio viene poi accompagnato da ciglia finte chiamate manhua lashes (letteralmente ciglia da fumetto, dato che manhua è l’equivalente cinese di manga), di solito raggruppate a “ciuffetti”. Per concludere, sulla parte inferiore dell’occhio si disegna l’aegyo sal, ovvero il piccolo rigonfiamento sotto la palpebra.
Corea del sud: la K-beauty
Il makeup popolare in Corea si chiama semplicemente trucco coreano o K-beauty. Nel 2010, grazie all’ascesa del K-pop e di gruppi come le Blackpink e le Girls’ Generation, e negli ultimi anni in seguito ai K-drama, questo stile si è diffuso oltreoceano.
Guance, occhi… stavolta i coreani puntano sulle labbra e sulla skincare. L’effetto che il trucco deve avere sulla pelle è centrale: la cosiddetta glass skin (pelle di vetro) è uno degli aspetti più importanti. Dal viso si passa agli occhi, mantenendo un effetto no-makeup makeup. Le vere star sono però le labbra, dove si adotta una tecnica chiamata gradient lips: si applicano diversi strati di rossetto, matita e lip gloss per creare un gradiente di colore concentrato all’interno.
Thailandia: il Thai makeup
Infine, il Thai makeup è il meno diffuso globalmente, ma si distingue per essere molto più audace e vistoso. La base valorizza la pelle dorata e abbronzata, applicando molto contouring con bronzer e blush. Anche gli occhi sono marcati, con eyeliner nero e ciglia voluminose, in uno stile che ricorda le dive della televisione o della scena drag tailandese.
La Skincare Coreana e il metodo FRIA
Il segreto alla base dell’estetica coreana (K-Beauty) non è solo il trucco, ma soprattutto la skincare coreana. La Corea, nello specifico la Corea del Sud, è specializzata nel settore della cosmetica proponendo prodotti innovativi. L’obiettivo è eliminare acne e imperfezioni senza trattamenti invasivi e dannosi per la pelle.
| Tipologia prodotto Skincare | Funzione principale |
|---|---|
| Detergente oleoso o burro | Rimuove trucco waterproof e impurità grasse. |
| Mousse detergente | Elimina i residui oleosi e pulisce a fondo. |
| Maschera in tessuto | Idratazione intensiva e trattamento specifico. |
Fria e l’ispirazione alla skincare coreana
I migliori prodotti di skincare coreana si possono trovare ormai ovunque. Tra i brand che propongono prodotti validi c’è FRIA Korean Beauty, un brand che produce in Italia i propri prodotti, studiando a fondo i segreti orientali. Si tratta di cosmetici cruelty free, non testati su animali e accessibili a tutti grazie ai prezzi competitivi.

I prodotti FRIA vanno utilizzati seguendo i famosi step della doppia detersione. Il primo step è utilizzare il detergente a base di olio o il burro struccante al karitè e cocco per rimuovere le impurità e il make up waterproof. Il secondo step prevede l’uso della mousse detergente schiumogena per rimuovere lo strato oleoso.

Il terzo step è quello di utilizzare le maschere in tessuto idratanti da tenere in posa 10 minuti. Quella con centella asiatica va utilizzata dopo massaggi facciali con il Gua Sha (tecnica di massaggio cinese con pietra al quarzo). La maschera con fungo tremella funge da sostituto naturale all’acido ialuronico. Dopo la posa, FRIA Korean Beauty consiglia di non risciacquare il viso, ma di massaggiare delicatamente il siero residuo sulla pelle.

Gyaru Style: la ribellione fashion giapponese
Oltre alla cosmetica, l’Estremo Oriente domina anche nell’estetica dell’abbigliamento. Gyaru è uno stile di moda femminile appartenente alla subcultura giapponese che nacque negli anni 2000. Le ragazze, chiamate Gyaru, Gal o Kogaru, adottarono questo stile al punto da inglobare comportamenti, linguaggio e luoghi frequentati. Il termine deriva dalla distorsione inglese di “Gal”, mentre “Kogaru” potrebbe derivare dall’unione con il prefisso “Ko” (liceo/ragazza).
Le ragazze Gyaru hanno un look audace e appariscente. Portarono in auge la divisa scolastica con gonne mini, scalda-muscoli e maglie accessoriate. Il trucco consiste in eye-liner scuro, ciglia finte, abbronzatura artificiale (lampade o autoabbronzanti) e capelli tinti di biondo. Il loro rifugio storico è il quartiere Shibuya di Tokyo, e in particolare il negozio “109”, simbolo dove acquistare i brand di punta (Alba Rosa, Cecil McBee). Esistono vari sottogeneri come l’Amekaji (casual americano), Gaijin-gyaru (stile occidentale) o lo stile Hime-gyaru principesco.
Per approfondire le sfaccettature della comunicazione giapponese, scopri cos’è l’haragei e l’energia vitale.
Harajuku Style: storia ed evoluzione
E a proposito di subculture urbane nipponiche, non possiamo non citare Harajuku, un angolo di Tokyo divenuto la mecca della moda d’avanguardia globale. Un tempo tranquilla zona vicino al santuario Meiji, oggi Harajuku è un centro commerciale e una meta imperdibile per chi progetta gite da Tokyo.
Negli anni ’80, gli adolescenti creavano look colorati utilizzando abiti di seconda mano per uscire dalla monotonia dell’uniforme scolastica. Una svolta fu data dai Takenoko-zoku, gruppi che si riunivano per ballare indossando abiti sgargianti presi da una boutique sulla famosa strada Takeshita-dori. Negli anni ’90, l’esplosione della rivista Fruits ha documentato questa espressione creativa diffondendola all’estero.

Ad oggi esistono oltre tredici stili di abbigliamento (J-fashion). Il più famoso all’estero è lo stile Lolita, ispirato alla moda vittoriana e rococò. Le Lolita passeggiano a Takeshita Street con le loro ampie gonne a campana, bluse con fiocchi, pizzi e calze al ginocchio, declinando l’abito in toni rosa pastello fino al viola e nero gotico.

Articolo aggiornato al: 5 maggio 2026

