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Caracas di Marco D’Amore: un viaggio da Napoli al mondo intero

Caracas Marco D'Amore

Caracas è la consacrazione di Marco D’Amore nel doppio ruolo di attore e regista. Caracas è un pugno nello stomaco e allo stesso tempo una carezza. Caracas è un viaggio che da Napoli porta al mondo intero. 

Il 27 febbraio scorso, al The Space Cinema di Napoli, è stato proiettato in anteprima Caracas, l’ultimo film di Marco D’Amore da oggi disponibile in tutte le sale d’Italia. D’Amore ha indossato anche i panni del co-protagonista, affiancato da Toni Servillo e Lina Camélia Lumbroso, al debutto sul grande schermo. 

La trama del film 

Giordano Fonte (interpretato da Toni Servillo) è uno scrittore napoletano che dopo tanti anni di assenza decide di tornare a Napoli, la “città-spugna” che assorbe e inghiotte, affascina e allo stesso tempo spaventa. Un corpo organico che è inevitabilmente cambiato e che lo scrittore non riconosce più. Con lui ci sono Caracas (alias Marco d’Amore), un militante dell’estrema destra che ha deciso di convertirsi all’Islam nel tentativo di trovare le proprie risposte ai perché della vita, e Yasmina (interpretata da Lina Camélia Lumbroso), donna simbolo di resistenza e redenzione. Il loro amore cantato da Giordano fa da sfondo a una città in cui tutti lottano per salvarsi

Caracas di Marco D’Amore conferenza stampa
Conferenza stampa di Caracas. Da dx a sx: Marco D’Amore, Toni Servillo, Lina Camélia Lumbroso.

Caracas di Marco D’Amore: la recensione (senza spoiler)

Come rivelato nella conferenza stampa svoltasi nella cornice del The Space Cinema di Napoli, Caracas nasce da un innamoramento. Luciano Stella consiglia a Marco D’Amore la lettura di Napoli ferrovia, libro scritto da Ermanno Rea nel 2007 e finalista l’anno successivo al Premio Strega. Il dialogo-cronaca colpisce l’artista campano e l’idea di trarne un film per il grande schermo germoglia.

Arriva così al cinema Caracas di Marco D’Amore, una storia che si snoda tra violenza, bruttura e morte e che per questo finisce per esaltare la vita, valorizzare l’attimo, non distogliendo lo sguardo da quello che è allo stesso tempo il fascino e la paura per l’ignoto, per quell’incertezza che rende magica e per nulla scontata l’esistenza. Il risultato è un’alternanza tra pugni nello stomaco e carezze, in un climax che proietta lo spettatore a tuppertù con i personaggi, instaurando un rapporto dove l’empatia regna sovrana.

In questo vortice di emozioni Napoli è contemporaneamente unica e universale, si presenta come un umore avvertibile da chiunque. Allargando il campo la città, intesa come luogo fisico e non come esclusiva del caso napoletano, mostra la sua natura contraddittoria, confliggente: la ricchezza incontra la povertà, l’ingiustizia sostanziale fa i conti con un’uguaglianza formale e la tranquillità di superficie si scontra con un caos latente. La città come luogo di perdizione, dove per combattere la condizione intrinseca di solitudine si tenta di ricostituire legami primari perduti, finendo spesso per coalizzarsi contro un “nemico comune” che diventa obiettivo verso cui scaricare l’aggressività accumulata. 

Caracas di Marco D’Amore è impregnato di attualità. A partire da uno dei filoni principali, l’estremismo, che all’inizio del film si materializza nel neofascismo, fenomeno ancora presente nei tessuti urbani di tutto il mondo. Nel film vengono poi toccate le corde del fanatismo religioso che, come quello politico, crea una sovrastruttura in cui l’individuo che sta cercando la propria verità si perde, non dando più “conto a ciò che sente”, come sottolinea Giordano Fonte in uno dei passaggi più emozionanti della pellicola. A ostacolare tale ricerca, nel caso di Yasmina,  è invece un’altra sovrastruttura, quella della dipendenza dall’eroina. Fanno poi da sfondo i limiti di un’integrazione non ancora riuscita, con i migranti che al posto di trovare condizioni di vita più favorevoli finiscono per infoltire loro malgrado la schiera degli invisibili, dei diseredati. 

Nel vortice urbano accade la più semplice lotta per la sopravvivenza, con la città che si palesa come entità in divenire, pronta ad abbracciare fino a inghiottire i suoi figli, come sostanza umida – non a caso l’elemento della pioggia e dunque dell’acqua è quasi una costante in Caracas. La cura dei dettagli riserva una menzione speciale all’unione vincente di fotografia, regia e colonna sonora, che rende il film un insieme di emozioni capaci di attrarre e impaurire, tenendo lo spettatore incollato allo schermo. 

Caracas di Marco D’Amore è una bussola per chi si sente perso, un respiro profondo per chi è affaticato dalla frenesia dell’esistenza. Caracas ci permette di fare i conti con il bello della vita. 

Fonte immagine: Ufficio stampa Caracas
Fonte immagine nell’articolo: archivio personale 

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A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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