Air ‒ La storia del grande salto | Recensione

Ben Affleck in Air - La storia del grande salto (Credits: Warner Bros. Pictures)

Air ‒ La storia del grande salto, la recensione del film di e con Ben Affleck, Matt Damon, Viola Davis, Chris Tucker, Jason Bateman, Marlon Wayans e Chris Messina

Le scarpe, che grande ossessione per l’uomo. Alla moda, rispolverando il gusto anni retrò e seguendo la tendenza elegante del momento o indossando una scarpa comoda per tutti i giorni. E così anche nello sport? Vince la moda o il comfort?

Nello sportswear i modelli più adatti a ogni esigenza sono: Converse, Adidas e Nike. C’è chi preferisce le scarpe in tela multicolori per le passeggiate in una calda giornata di sole; chi si mette a suo agio con le Stan Smith ai piedi; chi compra un paio di scarpe da ginnastica per andare a fare jogging. Al trittico se ne aggiunge un quarto, la variante Nike che dagli anni ’80 porta il simbolo del leggendario fenomeno del basket che vola in aria: Michael Jordan.

Air ‒ La storia del grande salto, il film di Ben Affleck tra capitalismo e critica

Air ‒ La storia del grande salto è la storia del marchio che ha rivoluzionato il sistema capitalistico e la concezione dello sport nella cultura popolare contemporanea. La scarpa Air Jordan, un rosso invasivo sullo sfondo bianco base con il logo di Michael Jordan che si libra in volo ben in vista, nasce da una scommessa tra gli esponenti della Nike che puntano tutto il budget sull’allora esordiente giocatore di basket. Un gran bel rischio per il futuro dell’azienda, ripagato dal contratto più proficuo di sempre: per la prima volta nella storia sportiva, la Nike non solo investiva 250 mila dollari su un atleta esclusivo ma Jordan incassava anche una percentuale sulla vendita di ogni singola scarpa. Partnership firmata e guadagni da capogiro grazie al compromesso proposto dalla madre di Jordan che fin dall’inizio ha creduto al grande talento del figlio. E aveva ragione.

Ma il film di Ben Affleck va oltre il cospicuo accordo commerciale. Una buona dose di sarcasmo nei suoi personaggi che non amano prendersi troppo sul serio si mescola a una critica forte ai danni degli Stati Uniti d’America di quegli anni. Immagini di repertorio instillano il malinconico odore della Golden Age e alternano il malevolo dietro le quinte di un colosso in un momento di crisi finanziaria costretto a ricorrere a qualsiasi mezzo a disposizione pur di mantenere il profilo alto. Una mise en scène mascherata dal velo ironico della pesante competizione e dell’offerta sostanziosa sul fil rouge della scarpa creata su misura per la futura leggenda del basket, inasprita dall’accusatoria Born in the U.S.A. del boss Bruce Springsteen che tutto è tranne che un elogio agli Stati riuniti sotto un’unica bandiera (You end up like a dog that’s been beat too much / ‘Til you spend half your life just to cover up).

Air ‒ La storia del grande salto parte dal 1984 e attraversa per circa tredici anni le cronache di un ragazzo prodigio di colore che stava cercando di entrare in una grossa squadra e legare il suo nome a un marchio sportivo, suo sponsor ufficiale da lì in avanti. È il racconto di un uomo-simbolo che ha generato introiti non indifferenti alla triade Phil Knight ‒ nel film Ben Affleck al suo quinto film da regista e capo dell’azienda in giacca e cravatta con un paio di Nike ai piedi ‒ al manager Sonny Vaccaro (Matt Damon) che fa di testa sua e va avanti per la sua strada, e Deloris Jordan (Viola Davis nella parte della madre diplomatica) che ottiene quello che vuole con paziente cautela. Giocate la vostra partita: con Air ‒ La storia del grande salto trionfate. Occhio però a vedere oltre l’ironia e il godibile.

VOTO: 7/10

Martina Corvaia

Immagine: Warner Bros. Pictures

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