Resistance Fall of Man, la trilogia di Insomniac Games I Recensione

Resistance Fall of Man, la trilogia di Insomniac Games I Recensione

 

Resistance: Fall of Man è il primo gioco di una trilogia iniziata nel 2006 col primo capitolo e con i successivi due usciti, rispettivamente, nel 2008 e 2011. Lo studio che si è occupato del gioco, Insomniac Games, era già famosissimo nel settore per essere il creatore di titoli di grande spessore come Marvel’s Spider-Man, Spyro e Ratchet & Clank. Il gioco uscì durante l’inizio dell’era PS3, ed essendo lo studio una delle “frontline” di Sony, ebbe il difficile compito di lanciare una nuova IP per l’uscita della nuova console, passando da giochi platform colorati a uno sparatutto horror molto cupo.

Insomniac è uno studio che per anni ha pubblicato in esclusiva titoli per la console PlayStation, venendo poi acquistato dalla Sony stessa nel 2019 e pubblicando poi enormi titoli come Marvel’s Spider-Man. Ma con questa sua trilogia sci-fi si era già dimostrato ampiamente meritevole di essere considerato uno dei team di punta per Sony.

Scheda tecnica della trilogia Resistance

Caratteristica Dettaglio
Sviluppatore Insomniac Games
Publisher Sony Computer Entertainment
Genere Sparatutto in prima persona (FPS) / Fantascienza
Piattaforma esclusiva PlayStation 3 (PS3)
Anni di pubblicazione 2006 (Fall of Man), 2008 (Resistance 2), 2011 (Resistance 3)

Resistance: Fall of Man: trama e contesto del gioco

All’epoca dell’uscita del titolo non c’erano molti giochi per la PlayStation 3 data la grande difficoltà nel programmare e sviluppare per la nuova console, quindi questo fu uno dei loro titoli di punta al lancio. La cosa che sbalordì molti fu l’ambientazione cruda e la trama. La narrativa segue una storia alternativa (ucronia) dove, dopo che la Russia si auto-isola nel 1921, nel 1947 in Europa compare una razza aliena sconosciuta che viene denominata Chimera. Si tratta di alieni, o meglio, di mostri spaventosi e mutanti che arrivano dalla Russia e travolgono in pochissimo tempo l’intera Europa. Il loro unico obiettivo è quello di diffondersi sterminando la razza umana, infettandoli tramite un virus letale che trasforma qualsiasi essere vivente in un Chimera.

L’unico paese a resistere all’invasione fu il Regno Unito, essendo storicamente e geograficamente separato dal mare. Ma nel 1950 i Chimera idearono ciò che Napoleone aveva immaginato invano tempo addietro nel 1800, e scavarono un tunnel che passa sotto la Manica; in poco tempo i Chimera presero il controllo di tutta la costa sud dell’Inghilterra. Gli inglesi chiesero aiuto agli americani senza dichiarare la vera natura del nemico che stavano per affrontare, e così, nel 1951, ci fu un’operazione disperata dove 10.000 soldati americani furono sconfitti e massacrati in un singolo giorno, tranne un unico superstite: Nathan Hale. Hale viene gravemente infettato ma non si trasforma del tutto in un Chimera, e questo gli permette di ottenere vari poteri sovrumani, come la provvidenziale rigenerazione della salute. Il protagonista creato da Insomniac non parla mai per tutta la durata del gioco, e le sue eroiche gesta vengono narrate attraverso degli intermezzi dove una terza persona racconta ciò che sta accadendo tramite vecchie foto e documenti classificati, esattamente come se fosse un documentario storico sulla guerra di Nathan.

Gameplay di Resistance: Fall of Man

Il gameplay di gioco segue una formula molto semplice per l’epoca, con il giocatore che ha una classica barra della vita (non ricaricabile in automatico) e moltissime armi disponibili da portarsi dietro. Le armi sono senza dubbio il vero punto forte del gioco creato da Insomniac: in Resistance non si ha a disposizione solo il solito fucile d’assalto umano, ma si potevano equipaggiare e utilizzare anche le avanzatissime armi dei Chimera, come ad esempio il Bullseye, che lanciava un segnale tracciante in cui tutti i proiettili seguivano il nemico bersagliato anche dietro i ripari, o il micidiale Auger, in grado di sparare plasma attraverso i muri. Questa caratteristica rendeva i combattimenti estremamente divertenti, tattici e diversi dal solito, nonostante la rigida barra della vita mettesse costantemente pressione e ansia al giocatore.

Infatti la pressione psicologica è un qualcosa che viene trasmesso dal gioco sotto molti punti di vista. Gli ambienti sono volutamente molto spogli e i colori girano tutti intorno al marrone, al seppia e al grigio, dando la perfetta immagine di un’Inghilterra distrutta, piovosa e disperata. Molte parti di gameplay sono giocate in totale solitudine, con quasi nessun alleato con noi ad aiutarci, dando in alcuni livelli del gioco una nota horror e angosciante non indifferente. Inoltre, i nemici sono di quanto più mostruoso, alieno e spaventoso che si potesse immaginare per l’epoca videoludica. Non sono affatto facili da abbattere: alcuni (i “titani”) richiedevano diversi caricatori per essere buttati giù e solo alcune armi specifiche potevano rivelarsi davvero utili contro di loro. Era però possibile allentare un po’ questa pressione grazie alla divertente modalità cooperativa a schermo condiviso offerta dal gioco.

Insomniac ha dimostrato di saper gestire alla grande i pressanti ritmi di lavoro della Sony. Riuscirono infatti nella creazione di un motore grafico solido partito da zero per la nuova console che, all’epoca, era un vero e proprio incubo da programmare. Il loro tocco distintivo si vede nella creatività con cui hanno ideato una trama totalmente inesplorata per il team (famoso per i platform colorati), e il risultato fu un primo titolo eccellente dal punto di vista del gunplay. Questo primo titolo della trilogia era forse un po’ grezzo nei controlli, ma aveva un’atmosfera “sporca”, realistica e claustrofobica che i seguiti, purtroppo, hanno un po’ perso per strada.

Resistance 2: il seguito che stravolge il gioco

Resistance Fall of Man, la trilogia di Insomniac Games I Recensione

Il secondo titolo di Resistance ha cercato, purtroppo, di copiare un po’ troppo i giochi sparatutto commerciali dell’epoca. Due anni dopo l’uscita del primo capitolo è arrivato l’atteso seguito e qui le cose sono cambiate parecchio. Ci spostiamo negli invasi Stati Uniti d’America e tutto diventa visivamente più colorato, grandioso e “spettacolare”. La grafica era migliorata moltissimo, ma il gioco ha iniziato a seguire troppo la moda videoludica di quegli anni, inserendo un combattimento molto più frenetico e optando per la totale assenza del lato horror survival presente nel primo capitolo.

Questo cambio di rotta ha portato a cambiamenti drastici nel gameplay. Si è vista la totale scomparsa dell’amata ruota delle armi, togliendo la possibilità strategica al giocatore di portare con sé più di due armi per volta. C’è stata anche l’aggiunta di una salute ricaricabile in automatico (nascondendosi dietro un riparo) in perfetto stile Call of Duty, eliminando la storica barra della vita. Un vero peccato, perché in questo modo si andò a perdere inevitabilmente quella forte varietà tattica presente nel primo capitolo. La storia, inoltre, è diventata un po’ confusionaria e caciarona, e il feeling generale della campagna single-player era un po’ troppo da “film di Hollywood“, con il protagonista Nathan Hale che ora prendeva finalmente parte attiva alla narrativa parlando in prima persona durante il gioco.

Però, c’erano delle ottime e coraggiose novità da apprezzare in Resistance 2. Il multiplayer online competitivo, ad esempio, permetteva di giocare in ben 60 persone contemporaneamente, con battaglie enormi e caotiche sulla mappa. Inoltre, c’era una ricca modalità cooperativa (fino a 8 giocatori) completamente distaccata dalla storia principale, dove si potevano usare varie classi diverse di soldati molto in stile Team Fortress 2, che risultava essere incredibilmente divertente e longeva per quei tempi. Questo titolo è molto più grande in tutto: boss giganti alti come grattacieli, aree molto più vaste e ricche di dettagli, ma ha anche perso un po’ di quella grintosa personalità del debutto. Il drammatico finale, però, ti lasciava letteralmente a bocca aperta per il coraggioso colpo di scena a fine gioco. Purtroppo, tutto ciò non ha portato al successo commerciale sperato con l’ultimo titolo della trilogia.

Resistance 3: la chiusura della trilogia

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Questo terzo e ultimo capitolo di Resistance, invece, è probabilmente il migliore dell’intera saga a livello di grafica, pulizia e gameplay, anche se curiosamente ha venduto molto meno dei suoi predecessori. Hanno riportato saggiamente l’iconica ruota delle armi e la storia è diventata molto più cupa e disperata. Si segue ora la difficile vicenda di un nuovo protagonista: non si è più un supersoldato mutante con poteri alieni e rigenerazione automatica della salute, ma un uomo normale che cerca di sopravvivere con mezzi di fortuna in un mondo che è già caduto e arreso in mano ai Chimera. È un gioco molto più lento, più ragionato tatticamente e con un’atmosfera post-apocalittica bellissima.

L’ultimo capitolo è quello che, secondo i critici, è stato realizzato meglio dal punto di vista del gunplay e del level design. Il nuovo personaggio principale, Joseph Capelli (ex compagno di squadra di Hale), è un uomo normale e stanco che vuole solo difendere la sua famiglia dai Chimera che ora dominano incontrastati la superficie terrestre. L’atmosfera torna prepotentemente a essere cupa, fredda e tesa, quasi da survival horror. La ruota delle armi è tornata in grande stile, permettendo di avere a disposizione e trasportare contemporaneamente decine di nuove armi aliene e improvvisate. Il design dei mostri e i livelli esplorabili sono molto più curati e vari. Ora la trama on the road narra del lungo viaggio in treno e a piedi di Joseph, che non si trova ad affrontare una guerra campale, ma una vera lotta per la sopravvivenza con il folle obiettivo di attraversare un’America innevata e distrutta per fare a pezzi la mastodontica struttura di comando dei Chimera situata a New York.

Resistance 3 ha venduto meno dei primi due capitoli, ma era sicuramente il più completo e maturo del pacchetto. Le armi si potenziavano visivamente e tecnicamente più le usavi in combattimento, e ogni scontro era molto divertente, letale e dinamico. È un vero peccato che la serie sia finita lì, perché gli sviluppatori avevano finalmente trovato la formula ludica perfetta, anche se ormai era commercialmente troppo tardi per puntare a un reboot del franchise. Questo portò a un finale della trama un po’ frettoloso e amaro, che soddisfece i fan storici solo in parte.

Cosa ha lasciato la trilogia di Resistance?

Resistance: Fall of Man non è mai diventato il titolo sparatutto definitivo di PlayStation come forse sperava Sony (titolo andato poi a Killzone), ma resta una serie incredibilmente solida. Il primo capitolo è un vero pezzo di storia della PS3: grezzo, difficile e con un’atmosfera malinconica che non si trova affatto spesso nei giochi moderni. A giocarlo oggi, pad alla mano, si sente tutto il peso degli anni e delle meccaniche, ma si nota subito perché all’epoca abbia colpito così tanto l’immaginario dei gamer. Il geniale mix tra armi aliene assurde e ambientazioni storiche dal sapore horror funziona ancora molto bene.

Se guardiamo indietro, Resistance è stata una serie onesta per ciò che offriva al suo pubblico. Il gioco ha dato ai possessori di PlayStation un qualcosa di radicalmente diverso dai soliti shooter militari fotocopia: il primo aveva l’atmosfera inarrivabile, il secondo la scala epica e i boss giganti, e il terzo un gameplay rifinito e solido. Purtroppo a oggi è molto difficile giocare a questi splendidi titoli. Non sono attualmente presenti sul mercato delle remaster HD o delle collection per giocarlo all’infuori della vecchia PS3 (o tramite il cloud gaming di PlayStation Plus Premium), relegando questo capolavoro ancora prigioniero della vecchia console Sony.

Fonte immagini: Wikipedia / Immagine in evidenza: Locandina promozionale del videogioco

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