I Comitati delle Nazioni Unite sono numerosi e possiedono funzioni e competenze diverse: si tratta di organi di controllo che monitorano sul rispetto da parte degli Stati delle principali convenzioni sui diritti umani elaborate dall’ONU
| Comitato ONU | Trattato/Convenzione di riferimento |
|---|---|
| Comitato sui Diritti Umani | Patto sui Diritti Civili e Politici (1966) |
| Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali | Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966) |
| Comitato Contro la Tortura | Convenzione Contro la Tortura (1984) |
| Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale | Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione Razziale (1965) |
| Comitato sull’Eliminazione della Discriminazione contro la Donna | Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei confronti della Donna (1979) |
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Nascita dei Comitati ONU
Le Nazioni Unite hanno svolto un ruolo importantissimo in materia di tutela dei diritti umani, adottando una serie di strumenti, sia non vincolanti, come le dichiarazioni di principi, sia vincolanti, come la Convenzione sui Diritti del Fanciullo o la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione nei confronti della Donna. I Comitati ONU riguardano proprio le Convenzioni delle Nazioni Unite, in numerose materie. I Comitati ONU sono stati creati perché istituire una Corte, che avrebbe potuto esprimersi sulla violazione dei diritti inseriti nei vari trattati in materia di diritti umani, sarebbe stata una manifestazione chiara della volontà di interferire profondamente nella sfera domestica degli Stati. Quindi, le Nazioni Unite, invece di dotarsi di una Corte giurisdizionale per ogni trattato in materia di diritti umani, hanno istituito i Comitati, ognuno dei quali prende il nome dallo strumento giuridico da cui nasce.
I principali Comitati ONU sono: il Comitato sui Diritti Umani (istituito dal Patto sui Diritti Civili e Politici del 1966), il Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (istituito dal Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966), il Comitato Contro la Tortura (che deriva dalla Convenzione Contro la Tortura del 1984); il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (istituito dalla Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione Razziale del 1965), il Comitato sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei confronti della Donna (derivante dalla Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei confronti della Donna del 1979), e il Comitato sulle Sparizioni Forzate (istituito dalla Convenzione Internazionale per la Protezione di Tutte le Persone dalla Sparizione Forzata del 2006).

Composizione e funzioni dei Comitati ONU
I Comitati sono generalmente composti da un numero di membri che varia dai 10 ai 18 esperti indipendenti dai governi che li hanno nominati e vengono selezionati sulla base della loro esperienza nel campo dei diritti umani. I Comitati ONU, solitamente, svolgono diverse funzioni, anche se non sono tutti uguali:
- Esaminano i rapporti periodici che gli Stati hanno l’obbligo di presentare (anche se possono ricevere informazioni sulla situazione dei diritti umani all’interno di un Paese anche da altre fonti, quali ONG, agenzie delle Nazioni Unite, istituzioni accademiche, ecc…). A seguito dell’esame dei rapporti, i Comitati discutono ed emanano le loro raccomandazioni, sotto il nome di osservazioni conclusive;
- Alcuni Comitati possono avviare procedure di indagine, attivate o a seguito di segnalazioni di violazione dei diritti umani realizzate dalle Nazioni Unite, o da parte di ONG. Una volta attivata la procedura di indagine, i Comitati possono chiedere allo Stato interessato di presentare un rapporto. Spesso, è anche prevista una procedura di indagine che non viene attivata in caso di emergenza, ma che è periodica;
- Alcuni Comitati ONU possono prendere in esame comunicazioni interstatali, che sussistono quando uno Stato comunica che un altro Stato ha commesso una violazione;
- Alcuni Comitati possono effettuare anche l’esame di comunicazioni individuali, cioè quando un individuo presenta una comunicazione al Comitato, lamentando di aver subito una violazione da parte dello Stato in cui risiede o in cui sta transitando.
Tuttavia, i Comitati ONU non adottano una sentenza (perché non sono una Corte giurisdizionale), bensì una comunicazione, ovvero delle osservazioni generali, dove si limitano a segnalare allo Stato che una tale condotta costituisca una violazione degli obblighi discendenti dal trattato che ha ratificato, indicando anche come deve comportarsi per adempiere a questi obblighi, ma non c’è nessun obbligo per lo Stato di mettere in atto tali comportamenti.
Inoltre, i Comitati ONU pubblicano la loro interpretazione sul contenuto degli obblighi discendenti dai trattati sui diritti umani da cui derivano, conosciuta come General Comment. Essi sono molto importanti, perché vanno a costituire una prassi. Ad esempio, nel 2002 il Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali ha rilasciato un General Comment affermando che dall’art. 11 del Patto sui Diritti Economici, Sociali e Culturali sul diritto ad uno standard di vita adeguato, potesse derivare anche il diritto all’acqua. Secondo il Comitato, infatti, uno standard di vita adeguato è impossibile da realizzarsi senza un accesso adeguato all’acqua.

Conclusione e importanza pratica
I Comitati ONU, benché privi di poteri vincolanti, sono uno strumento fondamentale per la tutela dei diritti umani a livello internazionale. La loro autorevolezza ha fatto sì, in alcuni casi, che le loro decisioni siano state recepite dagli organi giudiziari nazionali, anche di natura suprema. Ad esempio, con la sentenza del 17 luglio 2018, la Corte Suprema Spagnola ha applicato la decisione assunta dal Comitato sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei confronti della Donna nel caso Angela Gonzalez Carreno c. Spagna, nella quale si accertava la responsabilità della Spagna per non aver prevenuto l’uccisione della donna da parte del padre, nonostante le pregresse minacce perpetrate dal padre nei suoi confronti e della madre, e prevedeva una riparazione economica a favore della ricorrente (la madre stessa).
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