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Il vecchio che parlava alle piante di Mauro Giancaspro

Il vecchio che parlava alle piante di Mauro Giancaspro

Il vecchio che parlava alle piante di Mauro GiancasproMartedì 17, alle 18.30, si è tenuta, nella Sala Ferdinando del Gran Hotel Parker’s in corso Vittorio Emanuele, la presentazione del libro “Il vecchio che parlava alle piante” di Mauro Giancaspro, edito dalla giovane e napoletana casa editrice Alessandro Polidoro. Mauro Giancaspro, direttore prima della Biblioteca Nazionale di Cosenza, poi  della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, con l’elogio e il sostegno dei relatori intervenuti, ha introdotto il proprio romanzo. Riconosciuto come un testo pieno d’erudizione e mistero, che fa nascere sentimenti contrastanti: da una parte «tenerezza e grazia» contrapposte alla «sgraziatezza» dell’evento che sconvolge le vite all’interno dell’abbazia di Massombrosa.

“Il vecchio che parlava alle piante”, un romanzo pervaso di “tenerezza e grazia” che si contrappone alla “sgraziata faccenda”

Il Ministero vuole trasformare l’abbazia di Massombrosa in un complesso turistico, stravolgendo con questa decisione la tranquilla vita dei monaci che vi risiedono. Tra loro – il protagonista di questa “fiaba basata sul reale” – un vecchio speziale, padre Gregorio, personaggio «estroso e stravagante» che sembra custodire un importante segreto. «Prende così avvio un lungo racconto dai contorni sfumati, tutto tessuto intorno alla meraviglia delle piccole cose quotidiane. Una calda tisana di erbe scelte, l’odore delle pagine dei vecchi manoscritti, la musica di un vecchio giradischi, diventano così i segni di un mondo e di una umanità che resistono ai cambiamenti imposti dall’inesorabile scorrere del tempo», come cita la trama riportata sul sito della casa editrice.

L’illustrazione della copertina è stata affidata ad Antonio Nocera, presente all’incontro. Assieme a lui, gli ospiti e relatori Dino Falconio, moderatore, Maurizio De Giovanni, Tomaso Montanari e lo stesso Alessandro Polidoro. Le parole spese dai presenti sono state rivolte prima di tutto all’autore e amico, poi all’opera in oggetto al convegno: il riconoscimento del suo lavoro sotto il Ministero, della sua erudizione e della sua distintiva – e cinica – ironia. La nota paradossalmente dissonante evidenziata, però, da ognuno di loro è la tenerezza, l’eleganza e la grazia che costellano un racconto che tratta di un’amara vicenda: «ci si aspettava un decalogo di sapere», viene fatto notare, e invece ci si ritrova davanti a cultura frammista alla capacità di saper narrare, con un esplicitissimo riferimento persino a Umberto Eco.

Inevitabile, soprattutto per Montanari, attraverso il personaggio dello storico dell’arte nel quale è stato chiamato a rappresentarsi, fare un richiamo all’attualità e alla spiacevolezza di vedere il proprio patrimonio culturale non essere valorizzato come meriterebbe. «Semi, radici, bosco» sono state le tre parole chiave ripetute al convegno e che permeano un romanzo che si oppone con tutte le proprie forze all’idea di «museizzazione»: un libro non va guardato, ma visto, e una biblioteca non può e non deve essere circondata da strati di plexiglass impedendo la vera e propria consultazione della cultura, in un modo in cui primaria non è più la tutela del patrimonio bensì il guadagno economico che se ne può ricavare. Insomma, come direbbe padre Gregorio «solite sciocchezze».

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A proposito di Francesca Paola Esposito

Napoletana. Già laureata in Lettere Moderne alla Federico II, attualmente iscritta a Scienze storiche allo stesso ateneo. Vivo nel sospetto di aver imparato prima a leggere, poi a camminare. Certo è che da quel momento non ho più smesso.

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