La compromissione di Mario Pomilio: vincitore del premio Campiello | Recensione

La compromissione di Mario Pomilio: vincitore del premio Campiello | Recensione

La compromissione è un romanzo di Mario Pomilio, pubblicato nel 1965 e vincitore del Premio Campiello. L’opera pone Pomilio fra i più importanti romanzieri del secondo dopoguerra.

La compromissione di Mario Pomilio: Trama

Marco Berardi, giovane professore di liceo e segretario della sezione locale del partito socialista, è fidanzato con Amelia, di famiglia ricca e cattolica, che accetta di buon grado idee diverse dalle sue, di stampo borghese. Dopo la pesante sconfitta di socialisti e comunisti alle elezioni politiche del 1948, Marco comincia a dubitare delle sue convinzioni e in questa confusione il padre di Amelia lo convince a un matrimonio religioso, mentre la ragazza avrebbe preferito che Marco lottasse per le sue idee: è il primo accenno alla compromissione. Nonostante ciò, la coppia conduce una vita agiata, ma priva dell’armonia di un tempo. Quando Amelia perde il bambino che aspettava, i due restano insieme, tristi e incapaci di offrirsi un amore riconciliato, fino a quando Marco sprofonda nell’autodisprezzo, riflettendo sulla condizione di chi, come lui, si è rivelato incapace di incertezze e rifiuti.

Teramo e la realtà provinciale

La città di Teramo, sfondo delle vicende de La compromissione di Mario Pomilio, se pur non completamente riconducibile alla sua reale topografia, assume una valenza particolare se si considerano le vicende storiche che interessano l’Italia degli anni ’60 segnata dal Patto Atlantico, dall’entrata nella NATO e dalla modernizzazione, fenomeni che scombussolano le coscienze degli intellettuali e tradiscono le aspettative dell’ansia di rinnovamento che si era avvertita subito dopo la guerra e che aveva determinato il fervore della sinistra italiana. La vicenda privata di Marco si intreccia con la vicenda pubblica italiana vissuta nella dimensione di una realtà di provincia quale è Teramo. Quest’ultima viene descritta come silenziosa, indifferente, pigra, una cittadina che vuole vivere tranquilla, senza immischiarsi, in cui la politica è una vacanza, un fatto della domenica, e in cui la campana della chiesa suona l’inizio della messa, occasione vissuta dalla gente come occasione per riunirsi più che come momento di raccoglimento in preghiera – chiaro esempio di una borghesia che vive la religiosità in maniera puramente formale. Questa vecchia città piena di facciate di chiese ma povera di spazi spirituali, chiusa nel guscio della sua inerzia, non fa che accentuare il senso di isolamento che pervade il protagonista de La compromissione.

Teramo fa da contrappunto polemico alle insofferenze di Marco, ed è ciò che lo spinge a fare riflessioni su sé stesso: la provincia funge da lente d’ingrandimento proprio per la sua dimensione marginale in cui la crisi di ideali è sentita più forte che altrove. I grandi eventi della storia sono vissuti come lontani tanto da sembrare irreali, le ideologie contrastano con il modo in cui vengono applicate nella realtà, e il protagonista de La compromissione ridimensiona le sue prospettive, arrivando a essere addirittura sollevato dal non sentire più il peso di tanta responsabilità storica sulle spalle, concentrandosi solo sulla piccola realtà che lo circonda.

La noia e l’immobilismo nel romanzo La compromissione di Mario Pomilio

Nel romanzo La compromissione, il sentimento che più caratterizza il protagonista è la noia, e la causa del suo malessere è dovuta all’immobilismo della realtà provinciale così come al crollo del fervore ideologico che aveva mosso le anime del PSI da cui Marco si allontana. La presa di coscienza riguardo al fatto che la realtà abbia preso una piega diversa rispetto a quanto si aspettassero di ottenere lui e i suoi ex-compagni, che un tempo erano stati il cuore e il sangue della città e che invece ora sono eroi in pensione, investe Marco di un greve senso di inutilità accentuato dal vivere in una cittadina di provincia.

Una generazione compromessa

Il processo di compromissione, a lungo andare, interessa lo stesso Marco: pur senza avere effettivamente fede, va a confessarsi, si sposa in chiesa, addirittura prega nel momento in cui sua moglie e suo figlio neonato lottano per la vita; la sua vicenda amorosa è una soluzione di comodo, lui e Amelia hanno un rapportarsi quasi meccanico; si lascia andare agli agi borghesi nonostante le critiche a quelli di Via Bissolati  e si adatta ad una vita ovattata e di azioni spesso dettate dal caso, estranee al vecchio desiderio di bruciarsi sull’altare della storia. Entrambi incapaci sia di rifiuti che di certezze, Marco (o un’intera generazione) e la sua Teramo sono vinti dalla compromissione imposta dalla storia.

Fonte immagine in evidenza: copertina del libro La compromissione edito da Bompiani

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