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Eroica Fenice

Interviste vip

Da Alici come prima a Le Iene: un’intervista ad Andrea Rossi

Affezionatissimo alla sua Napoli e costretto ad allontanarvisi per coltivare i propri sogni, Andrea Rossi è la mente (e il volto) dietro il progetto Alici come prima. Ironico e socievole come tradizione partenopea richiede, dal 2013 è conosciuto per le sue video-inchieste e le “interviste” fatte durante serate e compleanni. Ad oggi fa la spola tra Napoli e Milano, ritenendosi uno dei “pochi” che ha la fortuna di essersi trasferito ma poter lavorare in entrambe le città. Da Alici come prima a Le iene: la volontà di fare la differenza Come è iniziato il progetto Alici come prima? Io scrivo su dei giornali da quando avevo quattordici anni, a partire dal giornalino della scuola. Poi una volta diplomato ho cominciato a scrivere per un giornale locale, Lo strillo, e successivamente sul Roma. C’è stato poi un evento particolare, nel 2013: l’incendio a Città della Scienza. E per me, da napoletano verace, fu terribile. Sentii di dover fare qualcosa. Lo strillo però era un mensile, avrei dovuto quindi aspettare tre settimane prima dell’uscita della notizia, quando tutti ne avevano già parlato. Quindi pensai che dovevo rendermi indipendente. Contemporaneamente ritenni che il modo più veloce per raggiungere le persone fosse il video, perché nessuno legge ormai più, né libri né giornali. E dopo una notte insonne ho deciso di creare una pagina Facebook. Scesi a comprare una telecamera e il giorno successivo feci il primo video. In tre giorni ho fatto tutto. E come sei passato alla tipologia di video legata al mondo delle discoteche e delle feste di compleanno? Nelle discoteche e agli eventi ci sono, in realtà, capitato per caso. Sono partito dalla strada, andavo in giro. Approfittando poi della popolarità di Alici come prima qualcuno ha deciso di portarmi agli eventi. Quindi ho semplicemente trasportato il format dalla strada alle discoteche. Non è bullismo, lo dico rispondendo a ciò che a volte mi hanno detto. Non c’è volontà di evidenziare l’ignoranza dei napoletani, io sono innamorato di questa città. Figuriamoci. E proprio per questo vorrei che fosse uno scossone, prenderli e dire “Guagliù, sveglia! Vi rendete conto che i ragazzi di diciotto anni non conoscono Pino Daniele? Vi rendete conto che i ragazzi di diciotto anni non sanno cosa voglia dire lungimirante?” O “cagionevole”, “poliedrico”, parole di uso comune. E quando mi è capitato che venissero ragazzi vicino a me dicendo “Sai, grazie a te ho imparato il significato della parola ‘autoctono’” per me è stata una grande vittoria. Quel servizio ha avuto uno scopo sociale, pedagogico. Poi mi è capitato anche di non farlo intenzionalmente. Magari di chiedere di raccontarmi un aneddoto sulla festeggiata e loro non sapevano nemmeno cosa significasse “aneddoto”. Ti fa piacere il fatto che molte frasi dei tuoi video siano diventati dei tormentoni? Ovviamente mi fa piacere che nascano i tormentoni. Quando mi incontrano in mezzo alla strada e mi dicono “Dai, facciamo un video dicendo ‘Cavall dall’ a ber’” io posso assicurarti che non ho mai detto nella mia vita una cosa del […]

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Libri

L’animale femmina di Emanuela Canepa, Einaudi Editore

L’animale femmina di Emanuela Canepa è il primo romanzo della bibliotecaria, romana d’origine e padovana d’adozione. È edito da Einaudi e ha raggiunto un grande successo, oltre al conseguimento, assegnato all’unanimità, del Premio Calvino 2017. Il romanzo è un’indagine, profonda, dell’animo umano, apparentemente suddivisa in una classificazione di genere ma così unita nella sua fragilità. L’enorme pregio è infatti quello di poter seguire l’evoluzione di una ragazza che tenta di diventare donna e che, per farlo, è costretta a minare le certezze di una semplicità al maschile. L’animale femmina di Emanuela Canepa: di prigionia in prigionia Rosita Mulè è una ragazza di ventisei anni, costretta a migrare dalla provincia di Caserta a Padova, per realizzare il suo sogno: diventare medico. Nella sua terra natìa era perennemente ostacolata dalle premure e dalle eccessive attenzioni di una donna di vecchio stampo, la madre, convinta che la sua istruzione fosse solo una perdita di tempo. Il distacco non avviene senza dolore e ogni giorno Rosita ne porta il peso come un senso di colpa. D’altronde il resto della sua vita non va certamente come sperava: è al settimo anno di università, indietro con gli esami, incastrata in un lavoro full-time senza prospettive e possibilità di dedicare tempo allo studio e in una relazione senza sbocchi, con un uomo sposato. Tutto sembra cambiare, nel punto di maggiore crisi della sua vita, quando è sul punto di mollare tutto. Dopo un gesto di disinteressato altruismo entra nella vita di Rosita un settantenne molto particolare. All’inizio cerca di convincersi che questa opportunità sia una benedizione, ignara del fatto di starsi infilando in una nuova gabbia, seppur dalle sbarre dorate. L’animale femmina di Emanuela Canepa è la dimostrazione che uomini e donne, quando si tratta di sentimenti, sono un unicum. Probabilmente cambia il modo di processare gli eventi, ma all’amore, all’orgoglio, alla gelosia, alla paura e all’impazienza non si comanda. È la dimostrazione che gli stereotipi esistono ma non è detto che ogni individuo ne sia la rappresentazione vivente: ognuno è fatto di molteplici sfumature e deve solo scoprire fin dove arrivano i propri limiti. E superarli.

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Libri

Tinder Generation: due chiacchiere con lo scrittore Ciro Zecca

Questa è la Tinder generation: è così facile spingere con il proprio pollice a destra o a sinistra, per apprezzare o meno un potenziale partner. È una vetrina che pone inevitabilmente una distanza fra i soggetti. Se da un lato semplifica le cose, perché sei certo – senza equivoci – che le intenzioni sono più o meno le medesime tra coloro che interagiscono, dall’altro vede un’alienazione dei protagonisti, che finiscono per sentirsi in dovere di non rispettare più la persona con cui si sta interagendo. Comincia infatti a sparire l’empatia e le cose diventano più facili, ma anche più fredde, più distaccate, più meccaniche. Serve davvero questo? C’è chi afferma di arricchirsi ugualmente, attraverso l’incontro di nuove persone e nuovi punti di vista; c’è chi invece si sente terribilmente vuoto, dopo che l’”ennesima” persona è entrata nella propria vita e poi ne è immediatamente uscita. Della Tinder generation e delle nuove tendenze correlate abbiamo parlato con Ciro Zecca, scrittore per il cinema, che attualmente lavora per la Lucky Red. Probabilmente vedremo presto sul grande schermo un altro film (il terzo) scritto da lui e prodotto da Medusa. Tinder generation, una chiacchiera con Ciro Zecca sulle nuove tendenze nel campo delle relazioni Lo hai detto tra le righe del tuo libro, Diario di un bastardo su Tinder, ma ribadiamolo chiaramente: cos’è Tinder per te? Penso che il successo che ha avuto lo abbia avuto perché risponde a varie necessità e vari desideri degli utenti: avere un’ampia scelta, una facilità di approccio, il potersi nascondere dietro un telefono… Tantissimi vantaggi dà Tinder. Poi a me, lo hai visto anche nel libro, ciò che più ha colpito tra gli effetti collaterali è il fatto di alienarmi. Prima di Tinder mi era più facile vedere una ragazza carina e avvicinarmi. Dopo è stato più difficile. È come se volessi uno schermo pure lì, vuoi accertarti di piacerle. Ti dà una grande sicurezza il fatto che abbia messo “mi piace” alle tue foto. Ti allontana dalla vita vera. Consiglierei a tutti di usarlo un po’ e poi di cancellarlo. È un peccato se uno non lo prova come molte cose nella vita. Alla lunga non fa bene. Solo quando non hai chance, può darti una mano. Per me è come la dipendenza da alcool. Oggi le app di dating sono particolarmente diffuse. Persino Facebook ha dichiarato di voler implementare le proprie funzioni in tal senso. Cosa ne pensa Ciro Zecca? Mah, penso che sia comunque una cosa positiva. Anche se mi stanno dicendo che in tal senso, rispetto a Instagram, sta diventando più obsoleto. Il dating è una delle principali funzioni che ha dato Facebook. Prima di Tinder c’era Facebook e lo usavamo per rimorchiare. Anche se poi si è creato quasi subito un certo scetticismo da parte delle ragazze soprattutto. A me non ha aiutato tantissimo, ma se sei famoso invece sì. Ghosting e zombieng, due prestiti stranieri. Cosa ne pensi del fenomeno che rappresentano? Beh siamo dei vigliacchi. Anche io l’ho fatto delle volte. […]

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Libri

“Diario di un bastardo su Tinder”, l’esordio di Ciro Zecca con la Marlin Editore

Diario di un bastardo su Tinder è il primo romanzo di Ciro Zecca, scrittore per il cinema originario di Sondrio. È pubblicato dalla casa editrice Marlin editore ed è un testo davvero inaspettato. Tale premessa è necessaria per approcciarvisi convinti, erroneamente, si tratti di un teen drama. La scrittura è cruda, essenziale, efficace: non ci sono mezzi termini, anche i dettagli a sfondo sessuale sono trattati con semplicità e senza la minima ombra di imbarazzo. Sono tanti ma – leggendo il contenuto – appaiono immediatamente necessari al lettore, che finirà per immedesimarsi pienamente con quanto descritto. Diario di un bastardo su Tinder: uno scorcio sulla Tinder Generation Cos’è Tinder? Banalmente è un’applicazione per incontri (in inglese dating) che, nell’80% dei casi, non ha molto a che fare con il romanticismo. Ciò non significa però che chiunque voglia iscriversi non possa cercare la propria anima gemella, ma per farlo è necessario essere chiari da subito ed essere pronti a dover “switchare” molte, moltissime volte. Il testo è un’autobiografia, una presa di coscienza profonda di un impenitente collezionista di incontri casuali e fini a se stessi. Non è certamente un’apologia, ma è il tentativo – lucido – di ripercorrere la propria vita, il proprio passato e le motivazioni che hanno indotto il protagonista stesso a scegliere un approccio del genere con il gentil sesso. Si parla di sesso, quindi, nella maniera più esplicita, senza considerare che spesso è ancora un argomento trattato con distanza e ritrosia, indipendentemente dal proprio orientamento o dal proprio genere sessuale. L’approccio è scevro di bugie, infatti entrambi sanno che l’incontro raramente prevederà una replica. Ciò rende probabilmente non veritiero l’autoappellativo di “bastardo”: per il protagonista, forse, il solo non provare affezione e non desiderare legami di alcun tipo è sufficiente per sentirsi al di fuori della normalità. Ciro infatti ci ha provato, ha tentato anche di allontanarsi da Tinder, ma – alla fine – nonostante il senso di solitudine e di incompletezza della propria esistenza non riesce a farne a meno o a privarsene così facilmente. Ogni esperienza, che descrive in maniera minuziosa, porta però con sé qualche insegnamento e l’idea che anche degli incontri effimeri possono avere qualcosa da regalare. Se proprio nulla, almeno l’adrenalina pre-incontro. Diario di un bastardo su Tinder, quindi, è un libro davvero ben scritto e appassionato, ma non ha nulla a che vedere con l’essere bastardi. Tratta di affetto, disillusione, desiderio e superficialità, ma l’essere bastardi è altra cosa. Essere bastardi è dichiarare di volere una relazione e poi sparire (lasciare attraverso un sms è ormai diventato, banalmente, una via di mezzo quasi giustificabile); è scomparire dopo un mese, tagliare corto, con improbabili scuse come “non riesco ad avere una relazione in questo momento” e impegnarsi con qualcun altro il mese successivo; essere bastardi è raccontare bugie sui propri sentimenti, non cercare di apparire migliori davanti a qualcuno in quell’ora di sesso; essere bastardi è mostrare un interesse a scadenza, peggio ancora solo di natura virtuale; essere bastardi è non lasciare […]

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Cinema & Serie tv

Un posto al sole, ambientata a Napoli, è la serie più longeva italiana

Quando parliamo di serie televisive estremamente longeve la prima a venirci in mente è sicuramente Beautiful, prodotta negli Stati Uniti. L’Italia però ha anch’essa un primato ed è legata all’altrettanto conosciuta soap opera di Un posto al sole: è la prima serie italiana che vanta quasi le 5000 puntate. Un numero effettivamente sbalorditivo per la serie prodotta da Rai Fiction, Fremantle Media Italia e Centro di produzione Rai di Napoli, ormai trasmessa su Rai 3 da lunedì 21 ottobre 1996. Napoli: l’ambientazione tutta partenopea di Un posto al sole La storia è incentrata sulle vicende degli inquilini di Palazzo Palladini, situato sulla collina partenopea di Posillipo, di fronte al mare e, inevitabilmente, allo splendido Vesuvio. In principio l’abitazione apparteneva al conte Giacomo Palladini, un aristocratico napoletano; la famiglia di quest’ultimo è costituita dal nipote Tancredi con la moglie Federica e i figli Alberto, un avvocato, e Alessandro. La terza figlia, al momento, è in Inghilterra. Alla morte del conte l’appartamento più ambito viene lasciato in eredità alla figlia naturale, Anna Boschi, avuta con la governante. La giovane si trasferisce in compagnia di un’amica, del cugino di quest’ultima, di un aspirante giornalista e una modella. La contessa Federica cerca di rendere difficile con ogni mezzo la vita della ragazza, che si vede contesa tra l’altro tra i due giovani Palladini. Ovviamente nel corso della lunghissima serie, le varie vicende si dipanano facendo uscire di scena alcuni protagonisti e introducendone altri che permetterà alla storia di allontanarsi un po’ dal filone originario e dalla faida familiare iniziale. La struttura della serie, curiosità e novità introdotte Un posto al sole è ideato e scritto in Italia da Wayne Doyle con la collaborazione di Adam Bowen e Gino Ventriglia. Il format di riferimento è quello di Neighbours, una serie australiana che segue le storie di alcune famiglie che vivono nell’immaginaria “Ramsay Street”. Il contenuto è variegato al punto da rendere difficile incanalarla in un genere preciso. Tratta infatti temi rosa, ma anche storie di cronaca nera, problemi sociali e casi tipici delle serie poliziesche, come omicidi, tentati omicidi, rapine, sequestri di persona e vicende di camorra. Il tutto intervallato anche da situazioni comiche e grottesche. Queste ultime sono interpretate da alcuni attori appositamente scelti e selezionati come Patrizio Rispo, Marzio Honorato, Lucio Allocca, Carmen Scivittaro e Germano Bellavia. I frequenti sketch tra Patrizio Rispo e Marzio Honorato ricordano intenzionalmente quelli tra Totò e Peppino De Filippo. La storica sigla nel 2015 è stata cambiata, mentre le immagini al suo interno venivano già regolarmente mutate per dare modo agli attori del cast fisso di spiccare di volta in volta prima di dover abbandonare la serie. Accanto a loro, semplicemente menzionati,  i “guest”, ovvero personaggi secondari interpretati da attori come Martina Melani, Raffaello Balzo, Laura Chiatti, Massimo Poggio o Manuela Ruggiero. Insomma, una serie che promette di regalare ai propri spettatori ancora molti anni di colpi di scena e siparietti ilari. Se vuoi essere aggiornato sulle novità di un Posto al sole ti consigliamo di visitare […]

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Libri

Il piccolo vagabondo di Crystal Kung: una storia senza dialoghi della Bao Publishing

Il piccolo vagabondo di Crystal Kung è una delle graphic novel targate Bao Publishing, entrata soltanto da pochissimi mesi a pieno diritto nel loro “parterre”. Il titolo originale è The Little Drifter, mentre la traduzione in italiano è stata affidata a Elisabetta Bellizio. Per la casa editrice è la prima opera proveniente da Taiwan, ma questa non è la sua unica esclusività: è anche il primo lavoro “muto” su cui la Bao Publishing ha deciso di lavorare, inaugurando il 2018 con questa eccezionalità. Il piccolo vagabondo di Crystal Kung: un’opera quasi muta Ciò che effettivamente manca all’interno delle vignette è il dialogo; questo dettaglio non si mostra come un difetto, bensì un punto di forza senza precedenti: i disegni sono fortemente espressivi e nessun particolare è lasciato sospeso. È sparsa solo qualche didascalia per ogni inizio di capitolo e qualche messaggio preciso che la fumettista ha voluto riservare al lettore, sottolineando l’intimità che l’opera vuole mantenere. I colori, a seconda delle circostanze, assumono tonalità più intense o, al contrario, tendenti al pastello. La scelta è sicuramente sempre armoniosa e visibilmente ponderata con estrema attenzione. La rilegatura del fumetto è brossurata, accogliendo con cura le pagine spesse e lucide. «Tutti hanno un piccolo vagabondo nel proprio cuore» è la frase che accompagna il disegno posto in incipit: è collocato ancor prima dell’indice dei vari capitoli ed è un indizio per ciò che si incontrerà nelle pagine seguenti. Non c’è una trama su cui la storia si sviluppa: ogni capitolo costituisce una narrazione a sé con un protagonista comune per ogni vicenda, ovvero un piccolo vagabondo. È un bambino, sorridente, rubicondo e dagli occhi vispi, che appare nei momenti più inaspettati e in qualsiasi parte del mondo. La raccolta è infatti un insieme di vicende che hanno luogo in luoghi dislocati nel mondo, come New York, il Tibet o Xinjiang. È lì per una ragione: donare speranza o offrire un aiuto a coloro che si sentono sconfortati, demotivati o, peggio ancora, persi. Nient’altro che una proiezione di sé tra i lavori Bao Publishing Il piccolo vagabondo, confessa l’autrice, non è nient’altro che la sua proiezione: una piccola donna che come una stella indica la strada ai viandanti e non appartiene veramente a nessun luogo. La simbologia è forte, dal primo all’ultimo capitolo, mentre la storia si conclude proprio a Tapei, capitale del Taiwan da cui la fumettista proviene.

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Libri

Bestiario di Sergio Toppi: un mondo animale ferino e affascinante

Bestiario di Sergio Toppi è un’opera a fumetti del compianto illustratore italiano, pubblicato – per la collana a lui dedicata – dalla Nicola Pesce Editore. È una raccolta a colori in cui il meraviglioso disegno di Toppi si esprime al meglio descrivendo il suo soggetto preferito: il mondo animale in correlazione con gli essere umani. Questo rapporto è infatti affrontato spesso nei suoi lavori, da Sheraz-De a Blues, ma questa volta in maniera più evidente e marcata, senza una storia a fare da cornice. L’introduzione, tradotta come il resto dei testi da Stefano Andrea Cresti, è curata dallo stesso autore, che spiega i motivi della sua profonda fascinazione nei confronti della fauna e ci regala dettagli autobiografici. Contrapposizione e associazione nel Bestiario di Sergio Toppi L’eccezionalità di questo lavoro è la raffigurazione di esemplari maestosi e fieri intervallati da figure mitologiche che infestano l’immaginario umano o il mondo onirico, come l’incontro tra Teseo e il Minotauro o il disegno di un centauro illuminato da una Luna “personificata”. Sotto è evidente il profondo lavoro antropologico che relaziona indomite bestie con l’essere umano, entrambi colti in un momento di estrema contrapposizione o di associazione. Una delle figure più emblematiche è quella della donna che spicca il volo accompagnata da un uccellino che rappresenta perfettamente il concetto di somiglianza tra i soggetti, oltre a manifestare tutta la bravura artistica di Toppi. Una delle principali caratteristiche e modalità d’espressione artistica del fumettista è quella di non rinchiudere i propri disegni nella canonica quadratura di una vignetta: sono infatti liberi di muoversi, vivere e invadere lo spazio, seguendo linee geometriche perfette come triangoli, quadrati e rettangoli. Le tavole, alcune in bianco e nero, altre con i colori forti che contraddistinguono le scelte stilistiche del maestro Toppi, sono intervallate da brevi saggi che hanno valore introduttivo ed esemplificativo delle opere. Queste parlano della vita e della formazione dell’artista, dei suoi riconoscimenti, dei premi che ha conseguito nella sua carriera e dei debiti che ha la storia del fumetto nei suoi confronti. A dire la propria sono chiamati Marco D’Angelo e Sara Valle, Pierre Yves Lador (che ha anche creato le didascalie ai disegni), Gianni Brunoro e Michel Jans. Nelle ultime pagine viene spiegato da dove ogni singolo disegno della raccolta è stato preso, sottolineando l’impegno profuso del maestro come illustratore: le commissioni sono giunte da riviste, testi, libri come Fantastici rapaci di Federico Cauli, «Archéo», Grogh, storia di un castoro, I tarocchi delle origini e molti altri.

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Interviste

Mega Superbattito: chi è Gazzelle?

Non è timido, solo estremamente riservato: è Flavio, in arte Gazzelle, cantautore romano e baluardo del sexy pop. Di cosa si tratta? È un genere musicale la cui definizione «è nata al bar, è nata così, per giocare, perché con Antonio (dell’etichetta discografica Maciste Dischi) ero in procinto di far uscire il disco e servivano per il comunicato stampa delle piccole frasi per la sua introduzione; mi ha chiesto di scrivere qualche riga per autodefinire il lavoro». Gazzelle sembra avere le idee molto chiare su questo particolare nuovo genere: in questo modo indica quel tipo di musica che vorrebbe le coppie ascoltassero durante i momenti di intimità, proprio perché sexy nella musicalità e nei testi. Sostenuto dalla famiglia e aiutato inizialmente dal fratello, che ha uno studio di registrazione, oggi può vantare un anniversario importante: l’uscita di Superbattito, avvenuta nel marzo 2017. Ottenuto poi “il disco d’oro”, sono usciti anche Nero (2017) e Mega Superbattito (2018). Inoltre, durante il suo tour, ha fatto moltissimi sold out alcuni dei quali a Napoli, all’Atlantico di Roma e a Milano. Gazzelle: l’intervista Come è nato Gazzelle? E come è arrivato a collaborare con la Maciste Dischi? Gazzelle artisticamente è nato da piccolo, quand’ero bambino. Alle elementari ho scritto la mia prima canzone, grazie a mio padre che mi aveva regalato una tastiera, e mi sono avvicinato alla musica in maniera abbastanza naturale. Poi ho continuato a scrivere, pure e soprattutto al liceo. Ed era una cosa che sapevo solo io, non la dicevo a nessuno. Lo sapeva solo il mio migliore amico. Però non mi andava di espormi, finché qualcuno non mi ha iniziato a dire “Fla ma che le scrivi a fa’ se te le devi tene’ pe’ tte?” e a 22 anni ho preso coraggio e ho fatto il mio primo concertino chitarra e voce, in un localino in un sottoscala di un pub a Trastevere, dove sono venuti solo i miei amici, una trentina di persone. Nessuno lo sapeva, è stato uno shock per tutti. E gli è pure piaciuto, mi sono un po’ fomentato e ho iniziato a fare dei piccoli live solo a Roma. Poi ho voluto una band e ho cominciato a cercare musicisti, ci ho messo un po’. Ho scritto un po’ di canzoni nuove e ho deciso di registrarle perché mi ero stufato che rimanessero così. Ho registrato un demo con quattro canzoni, tipo Non sei tu, Zucchero filato, Quella te e Non mi ricordi più il mare, e l’ho mandato a tutti quelli che trovavo perché non avevo idea di come funzionasse. Prima alle grandi major e poi alle etichette indipendenti. Mi è capitato per caso Maciste Dischi su Facebook, che non mi ha risposto. Poi dopo due mesi, mentre io ero in giro, mi squilla il telefono, mi chiama Antonio e inizia a farmi i complimenti. Quanto c’è di autobiografico nelle tue canzoni? Hai voluto creare un personaggio o ciò che leggiamo e vediamo sei proprio tu, un po’ naif? Di base è […]

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Libri

L’età adulta è l’inferno: il maestro dell’horror Lovecraft spaventato dall’amore

H.P. Lovecraft è considerato il maestro dell’horror e il più grande creatore di misteri del Novecento pressoché all’unanimità: ne ha mutato la concezione e ha creato – dal punto di vista temporale e spaziale – un universo ineguagliabile, racchiuso in opere come il Necronomicon, ad oggi tra i lavori più affascinanti del genere. Non molti però conoscono tutti i dettagli della sua vita: un personaggio particolare, austero, rigoroso, ma dotato di una buona dose di sagacia. Come se non bastasse, figlio del suo tempo, era antisemita, xenofobo e misogino. Anche fortemente misantropo, seppur intrattenesse fittissimi rapporti epistolari con destinatari che ha raramente conosciuto. Lovecraft e il suo epistolario autobiografico Le lettere che spediva, spesso anche di una quarantina o cinquantina di pagine, custodiscono la biografia di Lovecraft, il quale – come tutti gli esseri umani – dimostra di essere fallibile e terribilmente incoerente. Nonostante le sue idee politiche e sociali, uno dei suoi migliori amici era indiscutibilmente ebreo (Samuel Loveman), così come l’unica donna che lui abbia mai amato (e sposato): donna, ebrea e ucraina, tutte caratteristiche che normalmente lo avrebbero fatto inorridire. Alla sua visione rigida si contrapponevano solo la madre e le zie, considerate donne dalla vita encomiabile. «Mia madre […] era l’unica persona che mi capisse perfettamente. Era una persona di una forza di carattere e di un fascino rari e inusuali, esperta di letteratura come di belle arti; una studiosa di formazione francese, una musicista, una pittrice a olio. Con tutta probabilità, non incontrerò mai più una mente altrettanto ammirabile sotto ogni punto di vista». Dei vari carteggi inviati ad amici e ammiratori manca sicuramente la parte legata all’amore cieco che provava proprio per Sofia Haft Greene, finita bruciata dalla stessa dopo il loro divorzio. L’età adulta è l’inferno è la raccolta, curata da Marco Peano e pubblicata nel 2018 da L’Orma Editore, che dà la possibilità – attraverso un’accurata selezione delle parti più significative delle produzioni lovecraftiane e una piccola introduzione esplicativa a ciascuna lettera – di conoscere l’autore nella sua intimità. La possibilità di comprendere che il più grande autore di libri dell’orrore era un uomo comune, nostalgico dell’età infantile e consapevole di non essere fatto per l’amore benché sua moglie lo meritasse. Poche pagine nella profondità di un uomo come tanti eppure unico nel suo genere.

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Libri

L’odore dei ragazzi affamati di Peeters e Phang

L’odore dei ragazzi affamati (titolo originale L’odeur des garçons affamés) è una graphic novel creata dal fumettista Frederik Peeters e dalla scrittrice e sceneggiatrice Loo Hui Phang, tradotta da Maria Teresa Segat e pubblicata dalla BAO Publishing (già editrice di Macerie prime e La giusta mezura). Un’opera in cartonato, di 112 pagine, a colori: le tinte sono forti e vivide, i colori si contrappongono nelle accese tonalità del rosso o dell’azzurro, a seconda che ci si trovi sul piano reale o su quello onirico. I disegni sono accurati, meticolosi, espliciti. «Esci dall’acqua e rimettiti quegli stracci. È strano parlare con una persona nuda quando si è vestiti.» «Perché?» «A me dà fastidio. O si è entrambi nudi, o entrambi vestiti. Si chiama parità.» «…E non c’è niente di più bello dell’odore dei ragazzi affamati» A fare da sfondo un’ambientazione western post secessionista, nel polveroso e desertico Texas. I protagonisti sono tre, un gruppo male assortito di individui di cui (se dovessero malauguratamente sparire) non si sentirebbe la mancanza: sono stati ingaggiati da uno sconosciuto multimiliardario per svolgere uno studio approfondito sulla comunità di nativi americani Comanche. Ognuno di loro (Milton, Oscar e il Signor Stingley) nasconde un segreto profondo e porta con sé una quantità poco invidiabile di demoni. Stingley sottolinea quanto il loro gruppo sia una società in scala ridotta, di cui lui sarebbe l’elemento primario con potere decisionale e depositario del sapere tecnico, Oscar Forrest l’elemento secondario con funzione esecutiva e Milton quello terziario, che non deterrebbe alcun sapere e il cui ruolo sarebbe “puramente domestico”. Anche nelle più strutturate società, però, bisogna tener conto delle individualità e delle proprie capacità, spesso tenute nascoste fino alla necessità di doverle manifestare, magari per amore. Allo stesso modo non bisogna sottovalutare un altro importantissimo elemento: l’”immenso, insolente, innegabile” desiderio che pervade l’essere umano, che muove i protagonisti e il mondo stesso, condizionandolo costantemente nelle sue scelte e nelle sue azioni. E non importa che si indentifichi strettamente nella sessualità o più largamente nell’avidità e nel desiderio di possesso. I protagonisti impareranno a conoscersi, affronteranno moltissimi pericoli, sfuggiranno a un cacciatore di taglie e dovranno sopravvivere a una mandria imbizzarrita di mustang diretta verso di loro. Dovranno stringersi forte o imparare a riconoscere chi tenere lontano, mentre scopriranno moltissime verità indagando su se stessi e sulle proprie pulsioni. «Siamo ancora vivi?» «Più vivi che mai»

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Libri

La piccola Parigi, il romanzo di Alessandro Tonoli

La piccola Parigi – Leggende di Cabiate è un romanzo scritto da un giovanissimo studente, Alessandro Tonoli, e pubblicato da GWMAX Editore. A cosa faccia riferimento il titolo non è chiaro nemmeno ai protagonisti della storia, che decidono di attribuire tale nome a volte a una piccola e sconosciuta bambina, a volte alla città di Cabiate. O a entrambe. La cosa certa è che è una storia d’amore, tutt’altro che ordinaria e convenzionale. La piccola Parigi, una storia di sogni e desideri Cabiate è un piccolo comune in provincia di Como. Qualcuno lo chiama la “Piccola Parigi”, qualcun altro attribuisce il nome a una dolcissima bambina che gironzola saltellando per la città, vestita di rosso. Nessuno sa chi sia, ma tutti la conoscono: è colei che parla sempre con tutti e ha un sogno quasi surreale ma rispettato con assoluta dignità dagli abitanti della cittadina. La piccola vorrebbe far crescere un seme molto particolare al centro dell’unico spazio verde di Cabiate. A raccontare questa vicenda è il nonno di Chiara, che dopo la morte della propria compagna di vita, sente di dover svelare un segreto alla sua nipotina di 10 anni. Chiara, come tutti i bambini della sua età, si mostra inizialmente irrequieta e reticente, ma le basta percepire quanto ciò sia importante per il nonno da sedersi buona e restare immobile prima di dover fare i compiti. Poche parole e la sua attenzione viene completamente catturata: ascolta con espressione solenne, introducendosi prudentemente quando sente di tradire la propria infantile curiosità. Lei assomiglia terribilmente alla Piccola Parigi e, come assorbe tutta la storia, si ritrova improvvisamente a condividere con il nonno qualcosa di estremamente importante, forse più di quanto lei stessa possa comprendere. A colpirla è la consapevolezza del peso di una vita fatta d’amore e devozione, di un affetto talmente profondo da legare due persone in maniera indissolubile, persino dopo la morte. Chiara sarà felice, nonostante il romanzo porti, al suo completamento, strascichi di pura amarezza, di quelli difficili da mandar via.

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Libri

La giusta mezura, una storia d’amor cortese e bisogni infiniti

La giusta mezura è il (o la, come si preferisce) graphic novel disegnato da Flavia Biondi e pubblicato da BAO Publishing nel novembre 2017. Un volume cartonato di quasi 160 pagine, rivestito da una copertina di tela blu in imtilin con stampa bianca. I disegni sfruttano le tonalità del blu che vengono contrapposte alla pagina crema, dando una morbidezza inaudita ai soggetti e ai contorni, per un argomento invece nettamente in contrasto. Bologna fa da sfondo, rappresentata con accuratezza e nostalgia. La soluzione di ogni cosa è la giusta mezura La trama è amara, ma tanto realistica da abbracciare le emozioni e i sentimenti della maggior parte della generazione y. Mia e Manuel sono due giovani innamoratissimi, che raggiunta quasi la soglia dei trent’anni mostrano di avere – dopo una lunga crescita insieme – bisogni e desideri diversi. Condividono un appartamento con altri inquilini, ma – almeno uno dei due – sente la necessità di trovare un nido d’amore e iniziare finalmente a crescere. Come se non fosse abbastanza, si trovano incastrati nel vortice dei lavori a scadenza, che non rispondono delle proprie qualifiche ma che sono funzionali all’esigenza di mettere soldi da parte per vivere e per costruire il proprio futuro. In questo quadro sopraggiunge lo smarrimento di uno dei due personaggi, che avvinto dalle braccia della debolezza umana, deve compiere la propria scelta. Entrambi vorrebbero vivere d’arte, soprattutto lui, che accosta al proprio lavoro di cameriere la pubblicazione online di un romanzo medievale, improntato sull’amor cortese. Per quanto il filone cavalleresco abbia sempre lo stesso svolgimento e la stessa risoluzione, Manuel si rende conto che la vita reale non è fatta solo di “morale”, ma anche di compromessi, debolezze e soprattutto attenzioni. Infatti «È così perfetto l’amore prima di conoscere i suoi protagonisti». Una storia che coglie perfettamente l’inadeguatezza che vive buona parte dei giovani, oggi. La necessità di trovare il proprio spazio nel mondo, la propria ragione, il proprio motore, soprattutto quando si pensa di non aver guadagnato nulla a quasi trent’anni. A volte è indispensabile sbagliare per poter comprendere ciò che si rischia di perdere e ciò che si vuole veramente ottenere.

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Musica

Oltre di Tartaglia Aneuro: il secondo album dopo Per Errore

I Tartaglia Aneuro sono una band formatasi nel 2012 in terra flegrea, composta da Andrea Tartaglia (voce e leader del gruppo), Salvio La Rocca (percussioni), Paolo Cotrone (chitarra), Mattia Cusano (basso) e Federico Palomba (batteria). Come rivelatoci in un’intervista precedente, “Tartaglia” è il cognome del leader mentre “Aneuro” «è il nome del progetto, ma i due non sono separati, diciamo che c’è Tartaglia in aneuro e aneuro in Tartaglia! “Aneuro” in un gioco di parole puteolano (detto con vari accenti strani) può significare varie cose, tipo: “sto da un’ora” (stong A’N’EUR), “fuori la neuro” (for A’NEURO), “senza un euro” (senzA N’EURO) o “nudo” (ANNEùR), che descrive un po’ quello che siamo». Insomma, un gruppo indipendente napoletano che rende i propri pensieri un insieme di musica e parole dal significato immediato ed efficace. Oltre di Tartaglia Aneuro è una collaborazione tra artisti indipendenti L’anteprima live del nuovo cd “Oltre” (uscito l’11 dicembre) è stata presentata il 21 dello stesso mese al Lanificio 25 di Napoli. L’album è stato prodotto da iCompany con il sostegno del progetto “S’illumina”, il bando promosso da SIAE e Mibact per la nuove offerte musicali. Questo lavoro è il frutto di una proficua collaborazione con artisti come Daniele Sepe, O’ Zulù dei 99 Posse e Ciccio Merolla. 11 brani, raccolti in un disco dal titolo emblematico: “Oltre” vuole infatti spingere l’ascoltatore a non soffermarsi alla superficie ma scavare più profondamente per raggiungere la verità. È quindi un appello, volto a diffidare dei media, dei “vampiri” che ci sono attorno e ci succhiano continuamente il sangue, ad affrontare la monotonia che si instaura nel quotidiano, la paura del futuro e l’insicurezza che spinge a battere solo percorsi già conosciuti. Il mezzo con cui i Tartaglia Aneuro comunicano è inusuale, una mescolanza di genere tra il rock, il soul, il jazz e l’indie, con sonorità etniche, ritmi incalzanti, ironia e parole affilate. Oltre è un inno a riconoscere le proprie potenzialità, anche se non ci si crede o non le si riescono a vedere; O’Lion è la descrizione inizialmente di un mondo paragonabile a una giungla, in cui si muove una figura forte e fiera come il leone che segue il proprio istinto e non fa mai nulla senza la giusta motivazione, arrivando alla metafora dell’uomo moderno ormai stanco, depresso e indolente; Leggi armate (feat. Ozulù) è una visione attuale, un ritratto della società violenta e corrotta guidata da leader inadeguati per cui bisogna aprire gli occhi; con Zucasang (feat. Daniele Sepe) il gruppo vuole mettere in guardia da quel tipo di persone sempre in grado, con malizia e cattiveria, di prendere tutto il sangue del proprio corpo, ma soprattutto dalla possibilità di diventarlo a propria volta; Fratm si sofferma nuovamente sulla difficoltà della vita che – nonostante tutto – deve essere affrontata, basandosi sui propri sensi e la propria forza; quasi interamente strumentale è Crateri, il cui testo appare come una poesia musicata che incoraggia nuovamente a spingere e a superare la superficialità, leitmotiv dell’intero album; La Fenice, come […]

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Culturalmente

Natale fai da te: gli spunti handmade dal mondo e dalla cultura

Ci siamo. Il Natale è alle porte e con esso tutta la magia che ne deriva. È un sortilegio curioso quello del Natale. Un gioco seducente che si compiace in qualche modo del riportarci tutti bambini in attesa della grande notte. Un’attesa lunga e trepidante che si gusta giorno dopo giorno, imprimendosi diffusamente in ogni livello del nostro quotidiano. Se i più piccoli redigono liste congetturando slitte volanti, i più grandi dirigono i lavori fabbricando il Natale dei sogni. Che cos’è in fondo il Natale, se non la tradizione tra le tradizioni volta a ricordarci il sapore della famiglia e della condivisione? Ecco per tutti coloro alla ricerca di un Natale dal carattere tenero e tradizionale, non possono mancare alcuni indizi squisitamente handmade per rendere l’albero e la vostra casa ancora più accoglienti e personali. E naturalmente natalizi. Poinsettia: decorazioni originali per un Natale fai da te Se intendete accordare al vostro albero di Natale una nota tradizionale ed esotica al tempo stesso, le decorazioni in feltro con la sagoma di poinsettia, sono ciò che fanno al caso vostro. Le messicane poinsettia, altrimenti conosciute come stelle di Natale, o ‛fiori della Vigilia di Natale’, sono piante originarie dell’America Centrale, ed è proprio una leggenda messicana a sancirne il simbolo di amore e gratitudine. Tale leggenda narra di due bambini molto poveri, un bambino e una bambina. La tradizione voleva che la notte di Natale ognuno preparasse qualche dono per la venuta al mondo del piccolo Gesù, ma i due bambini non possedevano niente da dispensare. Decisero quindi di mostrare metaforicamente la loro devozione componendo un bouquet con erbacce raccolte per strada. La leggenda a questo punto ci dice che una volta posizionato il bouquet di fianco alla mangiatoia, le erbacce si tramutarono in sfavillanti fiori rossi dalla forma stellata: le nostre popolari stelle di Natale. Procuratevi del feltro verde e rosso, dei bottoncini rotondi e della colla. Ritagliate una stella in feltro verde e due in feltro rosso. Sovrapponete le tre stelle in modo tale che tutte le punte siano ben visibili. A questo spunto schiacciate il centro delle stelle applicandovi un bottone che andrà fissato con della colla a caldo. Presto fatto. Non vi resta che applicare sul retro delle vostre stelle un semplice nastrino in raso rosso, e appenderle al vostro albero. Oltre ad essere una deliziosa decorazione per l’albero di Natale, le poinsettia in feltro possono diventare anche dei perfetti pensieri natalizi per tutti gli affetti speciali. Dai vostri cari, agli amici sparsi nei più remoti angoli di mondo, i pacchi viaggiano ovunque. Con Packlink, una piattaforma di comparazione tariffe per l’invio di pacchi in tutto il mondo, il gioco è facile e veloce. La spedizione dei vostri pacchi con Packlink farà viaggiare i vostri regali a prezzi economici, dove vorrete e con una storia da raccontare. La vostra! Le lanterne a forma di stella per illuminare le proprie feste: le parol filippine Ma proseguiamo con i suggerimenti per un Natale fai da te ricco di tradizione. […]

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Culturalmente

Interpretazione dei sogni, gioco del lotto e cabala napoletana

La tradizione napoletana è piena di suggestive ritualità ed abitudini. Tra le più conosciute non mancano sicuramente la tombola e la cabala occidentale, di cui la più diffusa è quella indentificata con la smorfia napoletana. La smorfia, spesso associata alla cabala ebraica (qabbaláh, kabbalah o cabbala), tenta di svelare i misteri o dare una spiegazione agli avvenimenti più criptici o di difficile interpretazione razionale, tramite l’associazione di numeri a una precisa classificazione di nomi. Non è nulla di scientifico, anzi, è una questione puramente mistica ed esoterica. Non si sa con precisione come sia nata, ma certamente il nome deriva dall’associazione al dio dei sogni Morfeo. È all’interno dei sogni che si manifesta, spesso, la volontà d’interpretazione degli avvenimenti, nella convinzione siano la rappresentazione di un messaggio divino non propriamente lineare nella sua esposizione. Tali credenze risalgono molto probabilmente all’antichità, da cui ci è pervenuto il primo libro sull’interpretazione dei sogni. Il suo autore fu Artemidoro di Daldi, apripista poi di una proficua e fitta produzione sul genere. Soprattutto in epoca medievale e rinascimentale si concentrano altri scritti, epoche dove l’interpretazione della simbologia (in particolar modo cristiana) era quasi una vera e propria ossessione. La cabala e la sua applicazione nel gioco del lotto Certo è che, ad oggi, questa pratica dimostra ancora di essere una componente fondamentale delle tradizioni italiane. Una volta interpretato il sogno e circoscritto specifici simboli (e quindi nomi), il risultato finale è una manciata di cifre il cui utilizzo può anche arrivare a stravolgere la propria esistenza; è buona prassi, infatti, utilizzare la smorfia napoletana per l’interpretazione dei sogni e successivamente scommettere su quelle cifre. L’applicazione più diffusa di tali numeri è nel gioco del lotto, in grado di permettere a un giocatore estratto una vincita anche considerevole. Il gioco del lotto non ha origini prettamente napoletane, ma diventa legale nel vicereame spagnolo solo dopo il 1700 (come in tutti gli stati italiani, al di fuori di Genova, luogo di nascita del gioco). Era quindi diffusissimo in tutta la penisola, a dispetto di quanto si possa pensare. L’unico riconoscimento da attribuire ai napoletani è sicuramente quello di averlo introdotto come tipica tradizione natalizia, che non manca quasi mai sulle tavole durante i lunghissimi cenoni delle feste. L’interpretazione dei sogni: una pratica diffusa non solo in Italia L’interpretazione dei sogni, invece, non è sicuramente un’abitudine di origine né napoletana né italiana. Al di là delle credenze popolari e religiose, come quelle che legano sogni e cabala – e, quindi, cabala e lotto –  moltissimi studiosi hanno cercato di analizzarne il contenuto, così come oggi è spesso un metodo impiegato nella psicoanalisi e nella psicoterapia per la risoluzione di problematiche psicologiche o legate alla sfera sentimentale. Il percorso di costruzione, però, va compiuto in autonomia o con l’ausilio di uno specialista, in quanto ha caratteristiche prettamente soggettive e legate alla quotidianità dell’individuo sognante. Tra i più conosciuti estimatori di tale metodo d’analisi troviamo il neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco Sigmund Freud e lo psichiatra, psicoanalista, antropologo e […]

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Libri

E-motion della NPE, la tradizione del fumetto tra cartaceo e digitale

E-motion della NPE è un saggio, scritto da Davide Bilancetti e Valentina Marucci, che ripercorre i passi della storia del fumetto, dal cartaceo al digitale. Diviso in sei capitoli, dedica ogni singola parte – con estrema accuratezza – alle varie fasi che caratterizzano l’evoluzione del fumetto, soffermandosi poi su una serie di volti che rappresentano attualmente il professionismo nel campo. Da Paola Barbato (prima sceneggiatrice e oggi autrice di Dylan Dog) a Giacomo Bevilacqua (conosciuto anche per Il suono del mondo a memoria e A Panda piace), da Francesco Polizzo (di cui Ernest Egg è diventato un corto animato con la regia di Claudio Di Biagio) a Pietro Scarnera fino ad arrivare a Cecilia Latella, possiamo leggere piccoli cenni biografici e fitte interviste sul loro personale percorso lavorativo e sul loro modo di interpretare il fumetto come mezzo espressivo. Un testo snello, che raggiunge qualsiasi tipologia di lettore, che sia accanito fruitore o meno del medium, risultando un ottimo inizio per approcciarsi all’argomento. Si compone anche di un breve glossario, costituito dai termini più conosciuti come baloon, vignetta o didascalie per arrivare a quelli più tecnici come storyboarding, storytelling o infinite Canvas. E-motion della NPE: un excursus sulla storia del fumetto e sul ruolo dell’autore Il fumetto è quel mezzo attraverso cui la comunicazione diventa più efficace che mai: unisce inevitabilmente immagini e parole, arrivando sempre al cuore del “problema”. Non esiste un target d’indirizzo ed è errato pensare che sia d’interesse solo per una fascia ristretta di persone o legata ad una specifica età anagrafica. Esistono tipologie diverse, tecniche diverse e strutture diverse, che possono accogliere qualsiasi tipo di storia: da quella romantica a quella avventurosa, da quella fantasy a quella gotica, senza dover porre limiti alla fantasia di un autore e anche di un disegnatore. Non viene tralasciato e anche la figura dell’autore ha un capitolo interamente dedicato. Il lavoro del fumettista non è effettivamente semplice, ma racchiude una grande quantità di capacità e professioni: saper “vedere d’insieme”, scegliere con attenzione come veicolare il proprio messaggio, saper usare gli strumenti del mestiere (come le tavolette grafiche, nel caso del digitale) e, con i Motion Books e i Motion Comics, saper approntare scelte coerenti per coniugare suono e fumetto. Il tutto corredato da immagini e disegni estremamente esplicativi e funzionali all’opera. Qualora questi non dovessero bastare, ad accompagnarli, una serie di QR code da far leggere ai propri dispositivi mobili per osservare le versioni a colori. Che si scelga una lettura impegnata o una lettura evasiva, il fumetto è sempre una scelta giusta.

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Attualità

Infanzie negate: i diritti del bambino e dell’adolescente

Dal 20 novembre 1989, con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite sancisce che i bambini hanno il diritto di vivere un’infanzia serena, adottando il testo proposto senza alcun voto contrario. Da quel momento, ogni anno se ne festeggia la ricorrenza, identificata come la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ad anticiparne la nascita vi sono due avvenimenti importanti: il primo nel 1924, dove per la prima volta si fa riferimento al bambino in quanto tale nella Dichiarazione di Ginevra; il secondo nel 1959, dove viene promulgata la Dichiarazione sui Diritti del Bambino, un documento di sette punti che assume in qualche modo il ruolo di apri-pista. Tali circostanze, unite alla nuova concezione e rappresentazione dei bambini e al rafforzamento del diritto internazionale, permettono alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo di redarre una bozza della futura Convenzione. A presiedere il gruppo di lavoro (o working group) è il ministro degli affari religiosi e presidente della Corte Suprema in Polonia Adam Lopatka, un Paese che già dal ’59 (e soprattutto dopo il 1979, Anno Internazionale del bambino) premeva per una ufficializzazione del documento. Il bel Paese vi aderisce ufficialmente con la legge n. 176 del 27 maggio 1991 e, ad oggi, sono 196 gli Stati che si impegnano al rispetto di tali diritti. Diritti del bambino, un documento onnicomprensivo che li raccoglie valutandoli della medesima importanza Ma quali sono i diritti di un fanciullo? Dopo aver stabilito che per bambino o adolescente si intende un individuo che abbia un’età inferiore ai diciotto anni, gli articoli sono un decalogo di voci che per molti paesi industrializzati possono apparire scontati, ma che hanno l’obbligo (peggio ancora la necessità) di essere messi nero su bianco. Il documento è onnicomprensivo senza distinzioni o suddivisioni per sottolineare l’eguale importanza di ogni singolo articolo, che in questo modo è indivisibile, correlato agli altri e interdipendente. Comprende tutte le diverse tipologie di diritti umani: civili, culturali, economici, politici e sociali. È possibile però suddividere i 54 articoli in macro-insiemi, che si basano sul principio di non discriminazione (per razza, colore, sesso, lingua, etnia, ceto, credo o opinioni), sulla superiorità dell’interesse del bambino (separandolo anche dai genitori laddove esclusivamente necessario), sul diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo e sulla sua libertà d’espressione, a volte anche in ambito legale e nei processi che lo riguardano (considerando, ovviamente, livello di maturità e capacità di comprensione). Agli articoli si aggiungono poi tre protocolli definiti “opzionali”: quello concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, quello sulla loro vendita, la prostituzione e la pedopornografia e, in fine, quello sulle procedure di reclamo. Bambini e diritti negati: quando si ha la necessità di garantire un’infanzia dignitosa Esistono ancora troppe realtà che, in passato come oggi, hanno negato (e negano) tali diritti. A essere incriminati sono spesso i paesi più poveri del mondo, i quali privano i bambini di ciò che naturalmente spetta loro e li sottopongono a violenze e abusi. Tra i diritti più […]

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