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Lo squalificato di Osamu Dazai | Recensione

Lo squalificato di Osamu Dazai

Osamu Dazai, pseudonimo di Tsushima Shuji, è uno degli scrittori più tormentati del panorama letterario giapponese della prima metà del Novecento. A differenza del contemporaneo Yukio Mishima morto suicida per un ideale, per Dazai il suicidio è un liberatorio atto di autodistruzione, che dopo quattro tentativi fallimentari contempla nel 1948 annegando nel fiume Tamagawa con una delle sue amanti. Nello stesso anno viene pubblicato Lo squalificato di Osamu Dazai, il cui titolo originale è Ningen shikaku. Questo libro, attraverso quattro taccuini, narra le fasi della vita di un uomo di nome Oba Yōzo e la sua sciagurata esperienza sulla Terra, permeata dal senso di fallimento come essere umano.

Lo squalificato di Osamu Dazai, trama del romanzo

Lo squalificato di Osamu Dazai è scritto in prima persona dal protagonista, ma la narrazione contenuta nei taccuini è incasellata tra un prologo e un epilogo scritti in prima persona da un personaggio non meglio identificato: un narratore che ha trovato dei taccuini e li reputa così interessanti da doverli pubblicare. Nella conclusione incontra una donna, che ha conosciuto l’autore dei taccuini, alla quale chiede se Oba Yōzo sia ancora vivo, ma nessuno dei due sa se sia vivo o morto. 

Yōzo, il protagonista de Lo squalificato di Osamu Dazai, sin da bambino ha un immenso bisogno di essere visto, che si traduce ben presto nell’irrefrenabile necessità di compiacere. Privo dell’innocenza tipicamente infantile, già in tenera età è intrinseca in lui la convinzione che per garantirsi il rispetto e l’accettazione altrui debba offrire al mondo una versione di sé più godibile. 
Si camuffa con una maschera d’ironia, non lasciando trapelare i suoi pensieri o desideri fino al punto di non essere neanche più conscio di quali essi siano. Ciò lo costringe a portare avanti un esistenza sbandata e caotica, avulsa da una società in cui non si sente di appartenere. Trova rimedio alla sua sconsolatezza rifugiandosi nell’alcol e nelle droghe fino a raggiungere il baratro, definendosi “squalificato come essere umano”.

La voce di una generazione smarrita: inettitudine e decadentismo

Scritto nel 1948, Lo squalificato di Osamu Dazai è un libro che restituisce la testimonianza di un’intera generazione  accomunata da un senso di smarrimento a seguito della seconda guerra mondiale. Il Giappone in questo periodo stava perdendo il contatto con le proprie radici e tradizioni e al contempo si proiettava velocemente al futuro per dare un volto nuovo al paese dopo il conflitto. Questi cambiamenti viscerali generano disorientamento in un’intera generazione, che si traduce in una crisi esistenziale, tema che rende questo romanzo ancora attuale. 

Quello della crisi esistenziale è solo uno dei temi che non solo avvicina questo romanzo alla contemporaneità, ma anche alla letteratura novecentesca occidentale. Il protagonista de Lo squalificato di Osamu Dazai, Oba Yōzo, può essere tranquillamente affiancato agli inetti sveviani quali Alfonso Nitti, Emilio Brentani e Zeno Cosini, rispettivamente protagonisti dei romanzi Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno. L’inettitudine che accomuna Yōzo ai personaggi di Italo Svevo è un sentimento che lo porta a sentirsi rifiutato ed escluso dalla società, in virtù del quale però il protagonista riesce ad inquadrare la stessa in maniera fredda e minuziosa. Tale capacità analitica, invece di costituire la chiave per inserirsi nella società, si traduce in autoinganni che lo dragano inesorabilmente verso l’abisso.

La figura dell’antieroe incarnata da Yōzo ne Lo squalificato è l’archetipo prediletto dalla Burai-ha, ovvero la scuola decadente. La Burai-ha non è da intendersi come una scuola letteraria vera e propria, bensì come il frutto dello smarrimento e della crisi di identità del Giappone del secondo dopoguerra che ha accomunato un gruppo di scrittori tra cui lo stesso Dazai. Non si può parlare dunque di una corrente letteraria, quanto più di una commistione di personalità che oltre le tematiche condivideva uno stile di vita bohémienne all’insegna di alcol, droghe e sesso promiscuo che valse al gruppo l’appellativo di scuola decadente. Infatti, il termine burai letteralmente significa “inaffidabile” (e non decadente), in riferimento all’atteggiamento anticonvenzionale di questi scrittori rispetto alla società del loro tempo.

Lo squalificato di Osamu Dazai è un romanzo intimo e introspettivo, che restituisce la testimonianza di un’esistenza tormentata, non dissimile da quella dello stesso autore. Lo stile di Dazai non fa uso di orpelli letterari, ma sviscera chirurgicamente la mestizia dell’animo umano.

Fonte immagine: Feltrinelli editore

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