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Scritto sul corpo di Jeanette Winterson | Recensione

Scritto sul corpo: amare oltre il genere con il romanzo della Winterson

“Perché è la perdita la misura dell’amore?” Scritto sul Corpo, romanzo della scrittrice britannica Jeanette Winterson, si apre con questa domanda lacerante che ogni individuo si pone alla fine di una storia d’amore.
Alla base di Scritto sul corpo c’è una sorta di gioco che l’autrice propone ai lettori: mentre di tutti gli altri personaggi sappiamo se si tratta di un uomo o una donna, l’autrice non lascia mai capire a quale sesso appartenga l’Io narrante, la voce e il punto di vista attraverso i quali vengono filtrate tutte le vicende. Ma di questa passione d’amore, profondamente incisa nei sensi e nella mente, conosciamo l’oggetto: Louise, una bellissima donna sposata dai capelli color Tiziano; la relazione con quest’ultima sconvolgerà del tutto la vita del narratore.

Scritto sul corpo narra dell’amore in tutte le sue forme, del viaggio doloroso che ognuno di noi percorre nella propria vita quando si ama. Vi innamorerete di Louise e dei lunghi monologhi del narratore, vi farete trasportare dal linguaggio sempre vivo e palpitante, capirete di aver cominciato un viaggio all’interno dell’amore stesso pian piano che sfoglierete le pagine.
Ma un romanzo del genere è impossibile da riassumere, va vissuto, va divorato, parola dopo parola.

Sarete portati a interrogarvi sulla scelta dell’autrice di omettere il sesso biologico del narratore, che nemmeno un’analisi attenta del testo può stabilire con sicurezza, lasciandovi solo la possibilità di proseguire con delle supposizioni.
Sarete indotti a decostruire i preconcetti sul genere, ma in realtà è la Winterson stessa a compiere una sfida verso la nozione di genere e sessualità come fondamento dell’identità.
In questo senso il narratore della vicenda potrebbe essere letto come una realizzazione della teoria della performatività di genere di Judith Butler. Secondo la Butler l’identità del narratore non è fondata su un particolare costrutto di genere; lui o lei non è etichettato come donna o uomo a causa di particolari tratti di genere, ma elude le etichette e viene giudicato secondo altri aspetti. Nello scegliere di essere differente lui o lei preferisce cancellare le distinzioni di sesso così da essere considerato come un essere umano con la sua identità individuale. Judith Butler affermava che il genere non è la parte centrale dell’identità di una persona ma un atteggiamento che varia a seconda delle differenti occasioni e situazioni. Detto con altre parole, secondo la Butler il genere si configura con ciò che l’individuo fa in certe occasioni invece di ciò che essenzialmente è.

Procedendo con la lettura del romanzo noterete che questa definizione si accorda impeccabilmente con l’atteggiamento del protagonista che sembra assumere un comportamento a tratti più virile quando si trova in compagnia di partner donne o durante le risse che avranno luogo, mentre sembra diventare quasi più fragile nel momento in cui il suo partner è un uomo.
Ma è davvero fondamentale scoprire il genere del narratore?
Sicuro è che il romanzo voglia muoversi oltre questa differenza. Per molti di noi, il genere è qualcosa di assolutamente importante da conoscere in una persona, e risulta difficile immaginare un mondo nel quale questa informazione non lo sia. Ma è esattamente questo che la Winterson chiede a voi lettori di fare.

 

Fonte immagine: Pixabay

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