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Stewart Binns, Operazione Barbarossa | Recensione

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Il saggio Operazione Barbarossa. Come Hitler ha perso la seconda guerra mondiale (Newton Compton Editori, 2021) di Stewart Binns affronta l’argomento storico della sconfitta della Germania nazista da una prospettiva differente rispetto a quelle storicamente adottate: l’autore, infatti, immergendosi nello spirito della Russia, propone un’analisi dell’Operazione Barbarossa affiancando al dato storico quello umano, verrebbe da dire etnologico, dei russi che sono riusciti a frenare l’avanzata tedesca. Ne risulta una narrazione di carattere divulgativo che, tra ricerche d’archivio e dati storici assodati, vuole restituire una immagine rinnovata dello spirito sovietico che va dal periodo della dittatura stalinista a quello della distensione.

Stewart Binns apre il suo Operazione Barbarossa con una rievocazione, basata su testimonianze personali, dello spirito sovietico, considerato dall’autore come uno degli elementi che hanno mosso la volontà russa verso la vittoria contro il nemico nazista. Questo saggio di narrativa storica, infatti, pone innanzi al lettore la centralità del popolo russo (“popolo” che condivide un immaginario tradizionale e culturale, non semplicemente “agglomerato di cittadini” di finte democrazie): «nonostante tutti i cambiamenti nella storia moderna russa (dagli zar medievali ai dittatori comunisti, da Gorbačëv a El’cin a Putin, passando attraverso rivoluzioni, guerre e purghe, sofferenza e morte), la popolazione è rimasta la stessa» (p. 30). Si tratta, infatti, di una coscienza popolare che trova le sue fondamenta nel forte grado di sopportazione della popolazione sovietica, che va al di là di una semplicistica constatazione di capacità militare; in questo senso acquista importanza l’affermazione di Binns per cui «i russi sono stoici, non guerrafondai» (p. 31).

Operazione Barbarossa di Stewart Binns: saggio di narrativa storica

L’intenzione del libro Operazione Barbarossa, che riprende il titolo dall’evocativo nome con cui Hitler identificò l’operazione dell’invasione dell’U.R.S.S., è da ritrovarsi nell’analisi proposta da Binns della logica bellica dello stesso Hitler: «la conquista dell’Unione Sovietica non era fine a sé stessa, ma semplicemente un mezzo per raggiungere uno scopo. Nella sua diabolica logica, l’Ostkrieg (guerra orientale) non era che il preludio a qualcosa di ancora più terrificante e impegnativo: la capitolazione delle democrazie occidentali, tramite sottomissione al suo dominio oppure tramite l’annientamento totale» (pp. 41-42). Da questo, pertanto, seguendo sommariamente la suddivisione del libro, la dovuta partenza della narrazione storica con gli eventi che legati all’Invasione dell’Unione sovietica. Segue la lucida analisi del piano di Sterminio operato dal regime nazista fino allo scoppio della battaglia di Stalingrado, La madre di tutte le battaglie, che vide i sovietici vittoriosi sui tedeschi. Concludono il libro le sezioni Inferno sul campo di battaglia e Götterdämmerung, il crepuscolo degli dei, in cui si narra delle vicende che portarono, pur con difficoltà, i sovietici alla invasione di Berlino e quindi alla vittoria.

Il pregio di Operazione Barbarossa di Stewart Binns risiede non tanto nel percorso storico tracciato quanto nel porsi dal lato della prospettiva sovietica, resa in maniera evidente e sanguignamente reale dalle numerose testimonianze citate, dalle lettere, dalle vive parole di coloro che nel bene e nel male, nella vita e nella morte presero parte ai funesti eventi che caratterizzarono quegli anni. In tal senso assume grande importanza il capitolo Testimoni (pp. 406-430) in cui si riportano tanto brevi quanto significative notizie sui reali testimoni di quegli accadimenti.

Infine, va ricordato che a vivere la guerra o anche solo parte di essa furono anche i numerosi dimenticati dalla Storia, i quali conferiscono vivo sentimento a quanto di già vivo è riportato in Operazione Barbarossa.

Aggiungo una testimonianza personale, un tassello in chiusa al mosaico ricostruito da Binns dello spirito del popolo: il ricordo vivo di un soldato italiano che ho conosciuto, costretto alla campagna russa, Giacomo Gerevini, un “dimenticato” dalla storia eppure protagonista di quella stessa Storia e che proprio nella grande solidarietà del popolo russo (in particolare dei contadini) trovò salvezza: essi accoglievano i soldati italiani, dispersi e disorientati per le fredde distese, e li indirizzavano verso altri luoghi di ospizio fino a far ritornare a casa i più fortunati.

Fonte immagine in evidenza: Newton Compton

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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