L’Amore Povero di Dutch Nazari al Rapsodia di Caserta

Amore Povero

Ieri, domenica 30 Aprile, è andato in scena al Rapsodia Live Music Club di Caserta l’Amore Povero Tour dell’artista veneto Dutch Nazari. Per l’occasione, noi di Eroica Fenice eravamo lì per raccontare la serata.

Amore Povero, il sound check

Ore 20:30. Entro nel locale ancora semivuoto. Ci sono dei ragazzi intenti a provare i microfoni. Anche Dutch è lì e scambia qualche chiacchiera con alcuni fan curiosi. Noto che all’ingresso ci sono dei rusticini e degli stuzzichini gratis. “Gratis” è, per me, una di quelle parole che riempie il cuore soprattutto quando si unisce a quell’altra bellissima parola che è “cibo”. Inutile dirvi che mi ci fiondo. Intanto, il locale inizia a riempirsi.

Amore Povero, lo show d’apertura

Ore 22:00. Si inizia. Il primo a esibirsi è un ragazzo di 15 anni un po’ impacciato: si vede che è alle primissime armi. Nel suo brano racconta di essere in giro con il suo fantasma Casper. Si esibiscono poi due ragazzi decisamente meno impacciati e timidi di lui: Dalai e D’Orange. Il primo veste una maglia di calcio della Turchia con il numero 10. L’emblema, volendo usare le parole di Dargen D’Amico, del suo essere un “fantasista di dubbia moralità”.

Tra il pubblico si inizia a ballare, o meglio, volendo usare una terminologia tecnica e inerente alla serata, a “swaggare” e “trappare”. I ragazzi ballano in questo modo per farsi ammirare dalle tante giovani ragazze che, abbastanza “inorridite” da quell’equivoco molleggiarsi, si mostrano alquanto contrariate. Si continua a “swaggare” pure con il terzo rapper, molto giovane anche lui. Parla di illusioni e de “ La Grande Bellezza”. Perplessi come me tre signori seduti in un angolo, che danno al pubblico un certo tocco di eterogeneità anagrafica. Lo show d’apertura si conclude, infine, con Baco Krisi, un rapper milanese, e Masa Masa, organizzatore della serata. Il livello si alza esponenzialmente. Sono davvero bravi. Conquistano il pubblico e riscaldano l’atmosfera per Dutch.

Amore Povero, il concerto di Dutch Nazari

Ore 23:00. Dopo essersi divincolato tra il pubblico, Dutch sale finalmente sul palco. Ad accompagnarlo solo DJ Wairaki. Sick Et Simpliciter, l’altro suo socio, è infatti assente per motivi di salute. Inizia subito con Proemio e, dopo qualche breve convenevole, continua con Così Bravi. Dà sfoggio in modo trasversale a gran parte del suo repertorio: Da Diecimila Lire fino a Amore Povero, passando per Fino a Qui.

Si susseguono così, senza grandi interruzioni: Diecimila Lire, Sui Divanetti, Come Battisti, Stupido Paradosso, Da abbinarsi con un mondo grigio, Caramelle, Un fonico, Near Venice (per l’occasione trasformata in Near Naples), Luce Clandestina, Gin Jack Havana Cointreau, Falling Crumbs, Inutili e Belli, Nelle stazioni, Amore Povero e, in conclusione, Cura di me. Si alternano momenti di profonda introspezione ad altri più distesi e la musica si diffonde per tutto locale, ormai colmo di persone. L’alchimia tra le parole di Dutch e le strumentali risulta quasi perfetta. Come un abile fonico, Nazari mixa impeccabilmente gli alti di un disincantato cinismo e i bassi di una soffusa nostalgia. Ci si abbandona alla musica e ci si lascia guidare dai suoi flussi di parole.

Tutti conoscono i testi e cantano perché tutti si rivedono nei racconti di Dutch che altro non sono che quelli della sue generazione cresciuta negli anni ’90. I racconti di chi è cresciuto con “una mentalità da ricco e un futuro già scritto da straccione” nella piena crisi delle ideologie politiche che ha confuso “idee già poco nitide”. Una generazione che cerca di godersi la vita procrastinando impegni e guardando il mondo attraverso una leggera ebbrezza alcolica.

Amore Povero, fine della serata

Ore 00:08. Si conclude la performance, come già scritto precedentemente, con Cura di Me. Il tempo di cambiarsi la camicia e Dutch è di nuovo insieme al pubblico per scambiare qualche chiacchiera e scattare foto con i fan.

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A proposito di Angelo Baldini

Sono nato a Napoli nel 1996. Credo in poche cose: in Pif, in Isaac Asimov, in Gigione, nella calma e nella pazienza di mia nonna Teresa.

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