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Eroica Fenice

Teatro

Ho fatto bingo, lo spettacolo di Davide Marini al Kestè

Per la prima volta a Napoli, lo scorso giovedì il comedian e doppiatore YouTube romano Davide Marini si è esibito con il suo primo monologo da un’ora Ho fatto bingo al Kestè. Come ci aveva annunciato durante la nostra intervista, la speranza era quella di farsi «du’ risate». Aspettativa tutt’altro che disattesa, anzi, ampiamente superata. Ho fatto bingo, lo spettacolo Poco dopo le 22.00, i primi spettatori iniziano a scendere nella saletta sotterranea del Kestè Abbash. Marini è con Davide DDL (Davide Di Lorenzo), il secondo performer della serata. Hanno un po’ di ansia, quella fisiologica prima di ogni spettacolo. Tra gli interrogativi su quanti spettatori saranno presenti e i pareri sullo spettacolo di Louis C.K. a Milano, DDL manifesta il suo desiderio di individuare lo spettatore più sudato: uno spettatore sudato può sempre fare comodo durante uno spettacolo. Verso le 23.00, è proprio DDL a salire sul palco e ad aprire le danze. Il suo è un breve monologo sullo zoo di Napoli, occasione perfetta per presentare Davide Marini che, oltre all’attività di comedian, ha anche un canale YouTube dove doppia video buffi di animali. «Cercheremo di farci du’ risate», dopo essere salito sul palco, Davide Marini si presenta così, non nascondendo al pubblico una certa ansia e rammaricato dal non poter avere un po’ di “zinza” dal suo personaggio Mirko il koala. Ho fatto bingo è un monologo in cui Davide ripercorre le piccole “sfighe” della sua vita. Quelle avversità che per anni ha temuto di raccontare per la vergogna ma delle quali adesso ride con leggerezza. C’è spazio per tanti temi: le catene di Sant’Antonio della zia, il regime di terrore psicologico messo su dagli amici che volevano per forza farlo uscire di casa la sera (chi non ci è passato?), l’invadenza degli urologi, il rapporto contraddittorio e misterioso con la sessualità, la rottura di una storia d’amore di tre anni… Salta da un argomento all’altro in maniera lieve, sdrammatizzando su tutto ciò che per anni ha costituito un vergognoso peso. Il risultato è molto apprezzato anche dal pubblico, che non risparmia risate e applausi. Il fenomeno dell’anti-ciclone africano che si sviluppa – per motivi ignoti – nell’area circostante il palco lo fa sudare a dirotto. Ma Davide non si ferma e tira dritto con il suo monologo, mostrando anche notevoli doti da rumorista, degne di Larvell Jones di Scuola di Polizia. A tenere uniti i vari temi, la figura del bingo che diventa metafora della nostra esistenza. Il bingo è quel luogo impregnato da fumo di sigarette, dove orde agguerrite di persone si accalcano nella frenetica corsa al segnare sulle proprie cartelle i numeri chiamati a velocità supersonica. Tutti alla ricerca della cosiddetta botta di fortuna che non può certo cambiare le nostre vite, ma sicuramente costituire un momentaneo palliativo alle fatiche quotidiane: sempre che, dopo aver vinto, riusciate ad uscirci dal bingo. Per ogni persona che vince ce ne sono almeno un altro paio che imprecano, sconfitte con soltanto un numero mancante. Una ruota di […]

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Musica

Ponzio Pilates: follia e irriverenza a ritmo di samba

Ponzio Pilates, cosa vi dice questo nome? Magari, potreste dire che sia la versione fitness-addicted di quel governatore romano famoso per declinare agli altri le proprie responsabilità. Ma no, non parliamo di lui, parliamo di una band. Di una band folle (nel senso buono del termine). Sukate è il loro nuovo album pubblicato il 24 Maggio per l’etichetta discografica Brutture Moderne (che dire, sembra tutto cucito apposta per loro) e finanziato con una campagna di crowdfunding. Il titolo- come potete immaginare- non lascia spazio a molte interpretazioni: è il biglietto da visita irriverente della band. Chi sono? Sono Lorenzo Camera (chitarra, voce, synth), Federico Lorenzini (synth, tastiere),  Dimitri Reali (batteria, voce), Daniele Sarti (percussioni, effetti sonori), Paolo Baldini (basso, synth, voce). Per fare il disco, si sono isolati per un po’ dal mondo, chiudendosi in una villa sperduta nella Romagna bucolica, a Case del Vento. Che sia stata la noia dell’isolamento o l’aria salubre di campagna, oppure un mix di questi due elementi, non lo sappiamo, ma il risultato è ancora più folle del precedente disco Abiduga, (ripetiamo: in senso buono). I Ponzio Pilates hanno deciso di dar vita a qualcosa di estremamente giocoso perché sì, diciamocelo, la canzone e la musica nascono dal gioco, dal ludus, allora perché non giocare? Perché non essere irriverenti? Come direbbe qualcuno «ad essere belli e bravi siamo bravi tutti», allora qualcuno dovrà pur assumersi la responsabilità di essere “brutto” o, quanto meno, “non bello”. Ecco che quindi arrivano i Ponzio Pilates a far saltare gli schemi con 9 tracce dai ritmi tribali frenetici. In fondo il messaggio è chiaro fin dal titolo che quasi sembra dire: «Non ce ne frega niente, noi vogliamo divertirci». Sukate, l’album dei Ponzio Pilates Il disco si apre con Disagio e Camagra (è un tipo di Viagra, abbiamo cercato noi, così non dovrete giustificare la cronologia delle vostre ricerche ai vostri genitori), una breve traccia di poco più di un minuto, un assaggio delle sonorità del disco che i Ponzio Pilates definiscono come «elettrosamba esplosiva» o ancora «tecno acustica tribaleggiante e felice». Tra samba e ritmi tribali, il disco prosegue con brani dai titoli sempre più bizzarri, che formano un mosaico immaginativo cangiante ed eterogeneo: Gamolla (un formaggio valdostano), Bagarre, Insalata (probabile reminiscenza freudiana del gruppo sull’avversità a mangiare le verdure), Vongole, Sukate, Figamalapena, Watashi e Ciocobiscotto. Un folle divertissement musicale dai toni dissacranti, sessualmente allusivi e, a volte, totalmente no-sense, ma che comunque si compone di un sound eterogeneamente solido, denso, di fattura più che buona. Non fatevi ingannare dallo spirito mattacchione dei Ponzio Pilates: questi ragazzi sanno suonare e anche molto bene. La conferma viene data dal modo con cui riescono, di traccia in traccia, a variare sui temi della samba e dei ritmi tribali, aggiungendo sempre elementi diversi e originali. Inserendo anche delle tracce “estemporanee” come Insalata, quasi uno stornello e Watashi, ascoltandola potreste pensare di essere finiti ad ascoltare la soundtrack di un anime come Evangelion.  Fonte immagine: ufficio stampa Fleisch Agency.  

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Teatro

Davide Marini, un inaspettato stand up comedian | Intervista

«Non sai mai quello che succede nel futuro», ci rivela Davide Marini. Romano, classe 1988, una laurea in architettura e adesso in giro per l’Italia come stand up comedian. Uno scenario che, fino a pochi anni fa, non avrebbe mai immaginato. Folgorato da alcuni video di Giorgio Montanini, Daniele Fabbri e Saverio Raimondo su YouTube, ha intrapreso questo viaggio circa 3 anni e mezzo fa. È stato proprio Saverio Raimondo, con un workshop, a far scattare nel comedian romano la scintilla definitiva della stand up comedy. Nel frattempo, ha lanciato anche un canale YouTube di buon successo, Davide Marini – Comedian , dove doppia in maniera ironica video buffi di animali. Ho fatto bingo è il primo monologo da un’ora di Davide Marini che, il 25 Luglio, si esibirà per la prima volta a Napoli, al Kestè. Lo scorso venerdì è stato ospite al Giffoni Film Festival dove, in occasione dell’anteprima del nuovo Men in Black, ha presentato un suo nuovo video doppiato. Durante il frenetico tran tran imposto dal festival cinematografico, siamo riusciti a contattare telefonicamente Davide Marini che ci ha parlato del suo spettacolo, dei suoi primi passi nel mondo della stand up comedy e di tanto altro ancora. Intervista a Davide Marini Inizierei subito chiedendoti perché sei al Giffoni Film Festival? Stai presentando il tuo spettacolo? No, questa volta non è per la stand up. Sto partecipando al Giffoni perché c’è l’anteprima del nuovo Men in Black e, siccome io nei video doppiati ho un personaggio di nome Lillo che è un carlino, mi hanno contattato perché nel film c’è un carlino di nome Frank e quindi mi hanno chiesto di fare un video in cui si univano i due mondi. Così l’altro ieri ho pubblicato un video in cui Lillo ha un colloquio per entrare nei Men in Black perché è raccomandato da Frank. A proposito dei tuoi video doppiati su Youtube, come hai iniziato? Ho iniziato nell’Ottobre 2017 per puro caso. Non era un progetto, né avevo mai pensato di fare questa cosa per diventare famoso. Era così: mi piaceva farlo e mi piace farlo. Ricordo che la comica Martina Catuzzi, che forse conosci non so, fece un video doppiato del Titanic. Mi sono detto: oh bella ‘sta cosa, mi fa ridere, voglio farla anch’io. E ho preso un video con una scimmia che attraversa un campo da golf. Durava sei secondi, ho fatto questo doppiaggio che sembrava che cercasse degli amici che cercavano parcheggio. A molti amici piaceva ma dopo un po’ ho visto molte persone che non conoscevo e che mettevano mi piace e condividevano. Così ho continuato a farli e piano piano si è espansa la cosa, senza che neanche me ne accorgessi. Di colpo è diventata una cosa che molti conoscevano, ancora adesso non riesco a capacitarmi di come abbiano questo successo. È iniziato prima il doppiaggio dei video oppure la stand up? La stand up. Sono circa 3 anni e mezzo che faccio stand up. All’inizio sono andato a tentativi […]

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Musica

Simone Valeo torna con Vai a Dubai | Intervista

Vai a Dubai è il quarto l’ultimo lavoro discografico del cantautore parmense Simone Valeo. Classe 1962, Simone Valeo nell’ultimo lavoro mette a frutto le tante esperienze maturate nel corso della sua carriera, condensando in 11 tracce ironia e sagacia a ritmo di jazz e swing. Tra i temi trattati, spazia da quelli più intimi come “Il cammino della vita” e “Un amore ingombrante”, ad altri di matrice politica e sociale come in “Il fascista mediatico”, “Corri corri sorellina” e “Uguali e diversi”. Intervistato da noi, Simone Valeo ci ha parlato del suo disco ma di tanto altro ancora. Intervista a Simone Valeo Hai esordito discograficamente nel 1996 con il disco “Nuoce gravemente alla salute”, al quale sono seguiti “Sto cercando il sole” (1998) e “Pioggia di polvere” (2003). Il quarto disco, “Vai a Dubai”, è stato pubblicato lo scorso aprile, cosa è successo in questi 16 anni? Dopo aver ricevuto da questa attività grandi soddisfazioni in quanto sono sempre riuscito, seppure con grande fatica e tenacia, a ritagliarmi spazi di creatività sincera, ho pensato che il mercato discografico fosse diventato per me un tabù, perché troppo legato a meccanismi di vendita immediata e obbligata. Già la crisi delle vendite faceva naufragare la discografia in un mare di download, mentre il gusto popolar di massa tendeva irrimediabilmente verso la canzone di facile consumo. Così ho cercato di mandare avanti la musica dal vivo nella mia città, Parma, perché in quel momento la situazione live era veramente ai minimi storici. Ho collaborato alla nascita di due locali, che della musica dal vivo facevano una bandiera, e organizzato eventi per il comune di Parma. Tutti i musicisti spesso più giovani di me mi ringraziavano per aver risollevato un po’ l’umore della mia città. Poi mi sono tolto qualche vecchia soddisfazione, portando avanti due progetti che mi hanno permesso di tornare a cantare e suonare dal vivo: due tributi a due artisti che nel loro genere reputo dei campioni: Bob Marley e Lucio Dalla, accomunati da una grana vocale unica e profonda e da un’anima soul spontanea e originale. Quindi ho sentito l’esigenza di completare il mio percorso musicale attraverso lo studio e mi sono laureato al Conservatorio di Parma col massimo dei voti, un percorso In-Verso, come ho intitolato la mia tesi scritta, sulla canzone d’autore. La mia insegnante di canto, Susanna Parigi, anch’essa cantautrice, dopo aver ascoltato alcuni miei brani, mi ha spronato a continuare a scrivere e incidere canzoni e così è nato il nuovo album. Cosa puoi dirmi dunque di “Vai a Dubai”? L’ho scritto e prodotto nell’arco di un anno e mezzo, in concomitanza con un progetto di musica dal vivo che riguardava lo swing italiano. Ho avvertito la necessità di scrivere canzoni che come tali avessero leggerezza ma sorrette da testi che affrontassero l’attualità senza peli sulla lingua. Da qui l’idea di una copertina volutamente provocatoria che facesse riflettere sul mondo contemporaneo e sulle sue assurde contraddizioni. È venuto fuori così, nato dall’ urgenza di scrivere pensieri che […]

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Musica

Alosi e il suo esordio da solista con 1985 | Intervista

Alosi esordisce da solista con 1985 | Intervista «Un lavoro impulsivo e viscerale», Alosi (nome d’arte di Pietro Alessandro Alosi) definisce così 1985 (La Tempesta Dischi/ Khalisa Dischi), il suo disco d’esordio da solista. Dopo dieci anni come voce e autore del duo Il Pan del Diavolo, lo scorso aprile, Alosi ha scelto di mettersi in proprio. Il risultato sono undici energiche tracce dalle sonorità punk- rock. Un disco d’impatto che non lesina neanche dal punto di vista autoriale, dove emerge la fine penna di Alosi che in questi anni, oltre al Il Pan del Diavolo, ha potuto mettersi in mostra come autore con artisti come Piero Pelù, i Tre Allegri Ragazzi Morti e Motta, con il quale ha scritto Se continuiamo a correre. Abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda a Pietro, questa è la nostra intervista. Intervista ad Alosi Come nasce questa decisione di pubblicare un album da solista dopo ben 10 anni con Il Pan del Diavolo? È una scelta artistica. Avevo bisogno di demolire e ricostruire, di lavorare esclusivamente guidato da uno spirito nuovo, da quello che non sai dove ti porterà. Come autore e musicista la ricerca è una parte indispensabile per fare venire fuori qualcosa di vero, sincero e inaspettatamente istintivo. Cosa puoi raccontarci dell’album? Ho lavorato canzone dopo canzone senza l’idea iniziale che avrei fatto un album intero. Solo la voglia di ascoltarmi e tirar fuori quello che sentivo. Anche se la lavorazione dell’album è stata lunga, considero “1985” un lavoro impulsivo e viscerale. Quale è stata la direzione musicale che hai voluto seguire? La musica è uscita contemporaneamente alle parole, sono cresciuto con il rock ed è venuto fuori un album rock. Completamente fuori dagli schemi del 2019 e perfettamente in sintonia con se stesso, parole e musica. Perché hai voluto registrarlo in presa diretta? È una scelta importante che rende la performance più umana e permette ai musicisti impegnati nelle registrazioni di essere più liberi. In questa maniera con ogni play rivive la performance di più musicisti contemporaneamente come nei grandi brani del passato. Cosa puoi dirci delle tue collaborazioni con Motta? Con Francesco abbiamo condiviso il palco in più occasioni e in diversi anni, ci davamo una mano a vicenda, suonavamo insieme e abitavamo nelle stesse città, collaborare è stato naturale. In “La mia vita in tre accordi” ti chiedi come sarebbe la tua vita in tre accordi: Do- Sol e Mi minore. Come sarebbe dunque questa tua vita in questi tre accordi? Perché proprio questi? Sono gli accordi del punk, di un famoso volantino di Londra del ’77 in cui si diceva che bastavano questi tre accordi per fare una band. Semplicità, cuore e tre accordi se ben usati bastano e poi d’altronde sono stato sempre più impegnato a scrivere canzoni che non a imparare accordi. Come procede fino ad adesso il tour di lancio del disco? Per certi versi sono ripartito da zero ed è una bella sfida, l’ennesimo round. Il live spacca, ci sono dei musicisti bravissimi […]

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Musica

I Notagitana ritornano con Consecuencia | Intervista a Salvi Defilippo

Partiti da Rubiera (provincia di Reggio Emilia) nel 2012, i Notagitana hanno fatto dei viaggi il motore propulsivo della loro musica. Composta da Salvi Defilippo (voce e chitarra), Donato Federico Auricchio (chitarra solista), Roberto Crotti (batteria) e Marco Cilloni (basso), la band, dopo il primo EP LAMONALOCA, ha pubblicato Consecuencia, il nuovo disco autoprodotto che nasce proprio dalla scia musicale tracciata dal primo lavoro. Il gruppo propone infatti una scelta di musica patchanka, ovvero quel genere ibrido che unisce gli stili delle diverse tradizioni musicali latine. La contaminazione è un concetto fondamentale per capire la musica dei Notagitana che vedono nel viaggio, ma anche nella condivisione e nella ricerca dell’altro, un’occasione di crescita personale. Di questo e di tanto altro ancora- come le dodici tracce che compongono Consecuencia– abbiamo avuto il piacere di parlare con Salvi Defilippo, frontman dei Notagitana. Intervista a Salvidefilippo, voce dei Notagitana Partirei subito chiedendoti di Soy, singolo del vostro primo EP LAMONALOCA, il cui videoclip è stato in parte girato in India. Cosa puoi raccontarmi di quel viaggio? Il viaggio in India è stato qualcosa di indescrivibile a parole, dovresti viverlo per poter capire veramente. È qualcosa di inimmaginabile per noi occidentali, qualcosa di magico ma allo stesso tempo spaventoso. Sorridi e piangi, impari tanto e poi ti chiedi dove sia veramente il giusto, occidente o oriente? Ti chiedi ad ogni angolo, come sia possibile. Viaggi su mezzi che neanche sai se arriveranno mai a destinazione, senti sapori e vedi colori che ti invadono l’anima, percepisci sensazioni sulla tua pelle che mai avevi provato. Percepisci energia, parli con gente che ti guarda stranita, come se guardasse un extraterrestre. Bambini che ancora giocano scalzi per le strade e si divertono a rincorrere uno scarafaggio, donne che con scialli scintillanti avvolgono attorno a loro i figli appena nati, famiglie intere su un motorino, mucche che pascolano lungo le vie della città, per poi girare un angolo e trovarti di fronte a un elefante…come vedi tante sono le cose che risulta quasi impossibile parlarti dell’India…ecco che nasce SOY. Ero a Varanasi, città sacra che sorge sulle rive del Gange, proprio lì mentre osservavo due vecchietti avvolti da una nuvola di fumo, creatasi dallo svampare del cilum (cercavano lo stono per raggiungere Shiva) mi sono chiesto quale fosse la giusta filosofia di vita!   Sempre a proposito di LAMONALOCA, come mai pubblicarlo sotto licenza Creative Commons? Volevamo dare libera e massima diffusione al nostro primo lavoro. Era un EP che aveva anche e soprattutto lo scopo di presentare il progetto Notagitana, doveva essere libero da qualsiasi vincolo. Ci bastava avere la paternità dell’opera, riscuotere eventuali diritti d’autore non ci interessava e non volevamo sostenere costi inutili in quel momento. Consecuencia è invece il vostro nuovo album, cosa puoi dirmi a riguardo? Consecuencia nasce nel momento esatto in cui doveva nascere, è l’arrivo e la partenza di un gran bel percorso, fatto soprattutto di stima e amicizia. È un punto a cui si doveva arrivare per poi ripartire a ricreare […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La Musica può fare, il festival promosso dal Club 33 Giri | Intervista

Club 33 Giri promuove l’ottava edizione de La Musica può fare | Intervista Il 16 giugno, giunge alla sua ottava edizione La Musica può fare, il festival musicale promosso dall’associazione culturale no-profit Club 33 Giri. La kermesse musicale, che attraverso la musica vuole offrire un’esperienza a 360 gradi come quella dei grandi festival, ritorna per il secondo anno nella suggestiva cornice dell’Arena Ferdinando II di San Nicola la Strada (Caserta). Il tema caratterizzante di quest’edizione sarà lo spazio, in occasione del cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna di Neil Armstrong. Uno spazio inteso come assenza di confini e agevole condivisione. Ispirandosi alle celebri parole del primo uomo sulla Luna, il Club 33 Giri vuole compiere un piccolo passo nel mondo dei festival che sia però un grande passo in quella che vuole essere un’idea diversa di condivisione e aggregazione: valorizzare il territorio attraverso attività musicali, artistiche e ludiche per tutti. Del programma e delle attività del festival abbiamo parlato con Roberta Cacciapuoti, direttrice artistica del Club 33 Giri. Intervista Roberta Cacciapuoti, direttrice artistica del Club 33 Giri La musica può fare giunge quest’anno alla sua ottava edizione, puoi parlarmi del percorso che vi ha portato fino a qui? Nel 2012 siamo stati invitati (Club 33 Giri, nda) dall’associazione Play for Africa che opera in Senegal insieme a un’altra associazione che si chiama I bambini di Ornella, ad organizzare un evento che supportasse le loro iniziative. Sulla spinta di questa proposta organizzammo la prima edizione del festival dove invitammo degli ospiti che erano “amici”, nel senso che li conoscevamo e che erano già stati all’associazione Club 33 Giri. Erano Riccardo Sinigallia, Ballads quindi Ciccio di Bella e Alfonso Bruno, e Sandro Joyeux. Poi il percorso è continuato perché la prima edizione andò molto bene, più di quanto ci aspettassimo. Ci sembrò dunque naturale continuare ad organizzare l’appuntamento, per cercare di farlo diventare un appuntamento fisso, ecco. Sia per i nostri soci che seguono le nostre attività durante tutto l’anno, ma anche per coinvolgere tante altre persone. Dal 2012 ad oggi il festival è cresciuto, ha cercato di allargare i suoi orizzonti, ha cercato di portare in Campania artisti che non riuscivano ad arrivare. Ad esempio, nel 2014 abbiamo ospitato gli Ex-Otago, i Joe Victor, i Fitness Forever… Tutte band che noi reputiamo fortissime ma che non avevano l’opportunità di suonare spesso nelle nostre zone. Oltre alla musica, il festival si arricchisce di mostre, mercatini ed altri tipi di attività per cercare di creare un’esperienza che non sia soltanto musicale ma un’esperienza “festival”, così come è concepita nelle manifestazioni più grandi e importanti. Un’esperienza a 360 gradi, dunque, che possa essere vissuta durante tutto l’arco della giornata e che sia quanto mai coinvolgente. Quest’anno il tema del festival è lo spazio, perché questa scelta? Ogni anno ci divertiamo a scegliere un tema che poi sarà il filo conduttore dei nostri allestimenti, delle nostre grafiche e chiaramente della promozione. Quest’anno, visto che ricorre il cinquantesimo anniversario del primo sbarco sulla luna di Armstrong, […]

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Musica

Rocco Rosignoli e il nuovo album Tutto si dimentica | Intervista

Tutto si dimentica è il nuovo disco autoprodotto del polistrumentista e cantautore parmigiano Rocco Rosignoli pubblicato lo scorso 26 Aprile. Ossessionato dalla memoria e dallo scorrere del tempo, Rocco Rosignoli fa della memoria il fil rouge del suo lavoro. In brani come L’ululato e Sul selciato di Piazza Garibaldi questo tema assume una grande connotazione storica e pedagogica, non si lega soltanto all’inarrestabile scorrere del tempo, ma a quegli esempi di lotta per la libertà e i diritti che hanno caratterizzato l’esperienza partigiana della Resistenza. Il racconto di Rosignoli diventa così un monito stimolante e infervorante, allo stesso tempo ispirante e leggero. Emerge anche la componente poetica, ispirata e fortemente legata a quella grande tradizione cantautoriale costituita da Fabrizio De André, Leonard Cohen, Francesco Guccini e Claudio Lolli al quale dedica il brano Piccola canzone per me. Il tutto viene rivestito da una veste musicale folk che conferisce ai temi trattati un tocco di maggior profondità e sapienza. Rocco Rosignoli mette a frutto tutta la sua conoscenza musicale e strumentale inserendo nell’album moltissimi strumenti: dalla chitarra acustica al violino, dalla fisarmonica all’armonium, dal bouzouki al mandolino, passando anche per l’armonica a bocca, il pianoforte e il basso elettrico. Oltre ad essere un polistrumentista, Rocco Rosignoli è anche uno scrittore e coltiva molteplici interessi: è autore di due raccolte di poesie;  dirige il coro di canto popolare “OltreCoro”;  ha ideato alcuni particolari format musicali monografici chiamati “Lezioni-concerto”;  ed è anche curatore del laboratorio “Shir” presso il Museo Ebraico Fausto Levi di Soragna. Di questo e di tanto altro ancora abbiamo avuto possibilità di parlare con il diretto interessato. Intervista a Rocco Rosignoli Suoni la chitarra, il violino, il basso, il bouzouki, il pianoforte, la fisarmonica, l’armonica, l’harmonium indiano e il mandolino. Raccontaci un po’ della tua carriera di musicista, come hai imparato a suonare tutti questi strumenti? Ho iniziato con la chitarra, a 11 anni. C’era questa vecchia chitarra classica in casa e ho voluto tirarla giù dal muro a cui era appesa da anni e provare a suonarla. Mia madre ha voluto fare le cose per bene e mi ha iscritto a una scuola di musica. Mi hanno dato per due anni le basi della chitarra classica. Alla fine del secondo anno mi sono stancato perché a me interessava suonare le canzoni e non fare degli esercizi. Mi sono comprato un prontuario degli accordi e ho cominciato a studiare da solo le canzoni che mi piacevano. Col tempo però ho capito che le basi di chitarra classica che avevo mi rendevano molto indipendente nello studio e mi davano una velocità di apprendimento che altri miei coetanei autodidatti non avevano. E dunque ho ricominciato a prendere lezioni. L’armonica faceva parte dell’armamentario di chi, come me, amava Bob Dylan. Anche quella l’ho studiata con passione. A vent’anni poi ho dato sfogo al desiderio di studiare il violino: è certamente lo strumento che amo di più, suonarlo per me è una lotta costante e richiede tantissimo studio. Il mandolino si accorda come il violino e […]

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Libri

Alessandro Orlandi e il suo saggio sul culto degli antenati nel mondo antico

Genius Familiaris, Genius Loci, Eggregori e forme pensiero- Culto degli antenati nel mondo antico e trasmissione iniziatica è un saggio del matematico, museologo e musicista Alessandro Orlandi, pubblicato dalla casa editrice napoletana Stamperia del Valentino, per la collana I Polifemi. Come c’ha lui stesso rivelato, questo lavoro nasce da un interesse di lunga data: «Si può dire che l’interesse per il culto degli antenati nel mondo antico e per la trasmissione iniziatica mi accompagni da quando ero adolescente. Verso i miei 13 anni mi capitò di leggere alcuni libri di Mircea Eliade e di René Guenon e, da allora, questa passione non mi ha più abbandonato» Nonostante la brevità, il saggio riesce a ripercorrere in maniera esaustiva i culti iniziatici e religiosi del mondo classico greco e romano, ma anche di altre civiltà del mondo antico. La struttura del saggio di Alessandro Orlandi sul culto degli antenati nel mondo antico Il saggio è basato su una ricerca che si muove in due direzioni. La prima descrive le differenze e le analogie dei culti degli antenati tra le civiltà del mondo antico; la seconda ruota intorno tre interrogativi: -Qual è il ruolo della Tradizione e dell’Iniziazione nelle grandi Tradizioni spirituali? -Si può ancora parlare di Tradizione e Iniziazione nel XXI secolo? -Come è cambiato il nostro modo di intendere la Tradizione e l’Iniziazione rispetto agli antichi culti misterici? Alessandro Orlandi segue queste due linee guida e risponde alle tre domande unendo alla minuzia accademica un tocco di misteriosa solennità, molto consona alla materia trattata.  I culti degli antenati nel mondo antico si legavano indissolubilmente alla sfera della morte ed erano caratterizzati da una complessità difficilmente comprensibile ai giorni nostri. Ai nostri occhi di uomini digitalizzati e razionalmente regolatori, questi culti potrebbero erroneamente sembrare il frutto di civiltà non sviluppate come la nostra, ma invece rivelano una profondità e una saggezza peculiari. Una saggezza frutto di culture che concepivano il mondo e la vita organicamente, come qualcosa di estremamente correlato tra loro. Principi diversi dagli schemi del pensiero occidentale moderno che invece tende a frammentare il mondo per poterlo successivamente dominare e regolare. Su questo punto, facendoci un esempio su un’antica tradizione romana, l’autore tende a precisare:«Ogni 110 anni i romani celebravano la festa dei Ludi saeculares, che segnava il chiudersi di un ciclo di generazioni e l’aprirsi di un altro, differentemente caratterizzato. Si festeggiava la generazione che aveva perso genitori, nonni e bisnonni, destinata ad aprire un nuovo ciclo. Si apriva il Mundus del Tarentum, sacrario sotterraneo sulla riva sinistra del Tevere, in cui era seppellito un altare dedicato a Dite e Proserpina sul quale un sacrificio notturno era dedicato a Llithie e alle Parche. La terza notte si sacrificava alla Terra madre. Nella cerimonia si evocava lo srotolarsi fatale dei fusi delle Parche. Il Mundus, creato alle origini di Roma con il compito di contenere un esemplare di tutto ciò che sarebbe servito in seguito alla vita della città, era anche una porta per gli Inferi, tra il mondo visibile […]

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Musica

Anima Popolare, cabaret e libero pensiero | Intervista a Flavio Oreglio

Cabarettista, cantautore, scrittore nonché laureato in Biologia con specializzazione in Ecologia, Flavio Oreglio, conosciuto al grande pubblico come il poeta catartico di Zelig, ha fatto della sperimentazione, della creatività e del rigore gli assi portanti della sua arte. Anima Popolare è la sua ultima fatica artistica realizzata insieme al gruppo folk degli Staffora Bluzer e pubblicata dall’etichetta discografica di Luca Bonaffini, la Long Digital Playing Edizioni Musicali. In questi anni Flavio Oreglio si è distinto anche per la ricerca e la documentazione della storia del cabaret, cosa che, prima della fondazione dell’Archivio Storico Cabaret Italiano sito a Peschiera Borromeo (MI), risultava alquanto deficitaria. Erroneamente da quanto si pensa, il cabaret come forma artistica ha poco a che vedere con la comicità trasmessa in tv. Esso affonda le sue radici nell’opera dell’impresario teatrale e pittore dell’800 Rodolphe Salis che, nel 1881, riunì nel locale Cabaret Artistique, poi divenuto l’iconico Le Chat noir, gruppi eterogenei di poeti e artisti d’avanguardia. Il suo fu un tentativo di dare un taglio maggiormente poetico ed elevato al varietà, inserendo componenti umoristiche e satiriche. Da lì nacquero i poeti performer, poeti che non si limitavano soltanto a scrivere poesie, ma che si esibivano recitandole e in seguito mettendole in musica. Incontrato e intervistato il 16 Maggio, durante la prima giornata del FIM, Flavio Oreglio c’ha spiegato della profonda connessione esistente tra il cabaret e la canzone d’autore. Possono infatti essere considerati membri della tradizione cabarettistica artisti come De André, Fo e Jannacci. Cabaret, dunque, forma molto lontana da quelle televisive con le quali viene spesso identificato, che esauriscono invece un’altra forma del ridere: la comicità. Oltre agli interessi musicali, cabarettistici e storici, Flavio Oreglio ha anche coltivato interessi scientifici. Autore di libri di divulgazione scientifica come i tre della serie “Storia curiosa della scienza”, Oreglio concepisce la scienza come disciplina meticolosa e rigorosa ma che allo stesso tempo deve risultare leggera, per stimolare la curiosità e la creatività. Soprattutto, questa sua idea di scienza è strettamente legata alla filosofia nel suo senso più antico e originario. Una forma di pensiero critico e libero dall’esito parresiasta, ovvero quell’esito di verità destabilizzante che trova le sue origini proprio nella filosofia dell’antica Grecia. Abbiamo parlato di questo e di tanto altro ancora in una lunga e stimolante intervista. Intervista a Flavio Oreglio Come sono nati Anima Popolare e questa collaborazione con gli Staffora Bluzer? Dunque, questo disco nasce del tutto casualmente e la progettualità nasce altrettanto casualmente, è stata una delle cose strane che succedono nella vita. Sostanzialmente cos’è successo? È successo che dal 2015 al 2018 ho festeggiato il trentennale di carriera. Avevo creato il contesto del gruppo dei poeti catartici nell’oltrepò pavese, nel Passo del Brallo. Se hai presente la cartina della Lombardia, che ha quella punta che va verso il basso, è quell’ultimo comune della punta il Passo del Brallo. Lì ho costituito questo circolo dei poeti catartici e, durante una delle feste, si presentarono due ragazzi, Stefano Faravelli e Matteo Burrone, che sono un due […]

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Musica

Dario Dee e il suo ultimo progetto discografico | Intervista

Domenico Dario Dipalo, in arte Dario Dee, è un cantautore con all’attivo diverse esperienze e diversi concorsi musicali. Ultimo quello del PAE della fiera FIM, il Premio Autori Emergenti, che l’ha visto tra i dieci finalisti selezionati per la compilation scelta dalla direzione del FIM. Dario è uscito dalla stanza è l’ultimo lavoro discografico da solista di Dario Dipalo, uscito lo scorso 5 Aprile, a quattro anni di distanza dal suo precedente album Sopra Le Righe 2.015. Anticipato dal singolo Il mio pesce corallo rosso, il brano che è stato appunto selezionato nella compilation del FIM, l’album si compone di 16 tracce che spaziano dal soul all’elettro-pop, sonorità che si legano alle esperienze di vita emotive che l’autore ha voluto raccontare. Il 16 Maggio abbiamo incontrato, durante la prima giornata del FIM,  Dario Dee e scambiato quattro chiacchiere con lui. Intervista a Dario Dee Cosa puoi raccontarci di Il mio pesce corallo rosso, il brano che ha anticipato il tuo secondo disco. Il titolo, come puoi immaginare, è abbastanza ironico. È uscito quest’anno ed ha anticipato l’album Dario è uscito dalla stanza e sono autore e produttore di questo brano. Ha delle vene un po’ vintage anni ’70, ricorda un po’ la dance degli ABBA. Su questa struttura ho messo questo testo che racconta delle varie delusioni d’amore, di quel periodo in cui ci si chiude in casa e non si vuole avere a che fare con nessuno. Ho scritto appunto questa filastrocca per dire lasciatemi solo a casa con il mio pesce corallo rosso. È nato così questo brano. Cosa puoi dirci del PAE? Come sta andando questa tua esperienza al FIM? Siamo una decina di artisti a essere stati inseriti in una compilation. È comunque il primo anno che vengo qui e lo trovo molto interessante. Che venga dedicato uno spazio alla musica, che troppo spesso viene messa in un angoletto, in una sede così importante come questa a Milano, è molto importante. Andando invece un po’ indietro, cosa puoi dirci di te? Come hai iniziato a fare musica? Ho cominciato a far musica da bambino ed ho studiato in conservatorio pianoforte. Poi di lì ho iniziato ad ascoltare la soul music e mi sono affacciato al mondo pop. Per un periodo ho avuto una doppia vita: di mattina in ufficio e la sera ero nei club a far musica. A un certo punto mi sono scocciato di questa cosa e mi sono dedicato completamente alla musica. Oggi tra insegnamento e produzioni faccio questo. Sei insegnante di musica quindi? Sì, sono un insegnante di musica, sono un vocal coach. Poi, avendo una grande passione per il gospel ho creato vari cori. Dal soul e dal gospel come sei passato a fare questa filastrocca in stile ABBA? Diciamo che all’inizio scrivevo in inglese. Mi ero accorto però che con il nostro pubblico italiano era come alzare un muro perché molto di quello che cantavo non arrivava. Ho cominciato così a scrivere in italiano avvicinandomi di più al cantautorato, anche […]

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I viaggi di Pietruccio Montalbetti | Intervista

Intervista a Pietruccio Montalbetti «La curiosità è quella che ti porta avanti nel tempo, bisogna sempre essere curiosi» Pietro “Pietruccio” Montalbetti è lo storico leader del gruppo beat/pop italiano dei Dik Dik. In attività dal 1965, il musicista milanese si esibisce ancora oggi con il gruppo in giro per tutto il mondo. Spinto da un’insaziabile curiosità, Pietro Montalbetti ha scoperto negli ultimi anni una prolifica verve da scrittore, ha infatti scritto 5 libri: “I ragazzi della via Stendhal”, “Settanta a settemila. Una sfida senza limiti di età”, “Io e Lucio Battisti“, “Sognando la California. Scalando il Kilimangiaro” e “Amazzonia. Io mi fermo qui. Viaggio in solitaria tra i popoli invisibili”. L’ultima pubblicazione, edita nel 2018 da Zona Music Book, è il resoconto di un suo viaggio in solitaria attraverso la foresta amazzonica del Perù e dell’Ecuador, che ha raccontato anche attraverso l’ultimo disco da solista Niente, edito da Saar Records. Non è stato comunque il primo viaggio in solitaria. Montalbetti ha infatti affrontato altri itinerari estremi, esplorando l’Africa o per esempio scalando la vetta dell’Aconcagua, la cima più alta della catena montuosa delle Ande. Soprattutto, non sarà il suo ultimo libro, ci ha infatti rivelato di averne già pronti altri otto! Abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo Giovedì 16 Maggio alla fiera FIM di Milano e ci ha raccontato dei suoi interessi, che cerca sempre di stimolare in maniera eterogenea. Per esempio, usa il suo account Instagram per raccontare aneddoti e curiosità su alcuni dei grandi nomi della storia della musica rock e legge libri di astrofisica. Ciò che proprio non riesce a digerire sono il calcio, la politica e il rap italiano (il rap italiano è proprio un tabù). «Non ti allarmare di invecchiare perché è una prerogativa negata a molti», di questo antico detto indiano Pietro Montalbetti ha fatto un mantra. Nel viaggio ha scoperto una possibilità per conoscere se stesso ma soprattutto le svariate ed eterogenee sfumature del pianeta. Il viaggio (in solitaria) è secondo lui un’esperienza dalla forte valenza formativa che insegna l’umiltà e il rispetto per il diverso. Abbiamo parlato di questo e di tanto altro ancora in una lunga chiacchierata. Intervista a Pietruccio Montalbetti Inizia il suo libro dicendo che esistono tre tipologie di viaggio, quali sono? C’è quello estremo, poi c’è quella del viaggio tutto organizzato con pullman e grandi alberghi e infine c’è la mia tipologia: io me ne vado da solo, facendo anche delle cose molto impegnative. Non ho mai rischiato la vita ma ho comunque scalato montagne da solo, come il Kilimangiaro. Sono stato in Africa, in Tibet, in Nepal, in India. Ho sempre viaggiato da solo con un sacco, adeguandomi alle situazioni del momento. Questo tipo di viaggio ti insegna molte cose. Ti insegna che cos’è questo pianeta e com’è la gente nel resto del mondo. Non bisogna guardare sempre il mondo attraverso gli schermi dei cellulari, soprattutto per i più giovani: è alla lunga molto dannoso. Un messaggio che voglio dare è che per essere rock non è […]

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Fance debutta da solista con Indeed | Intervista

Indeed è il disco d’esordio da solista di Fance, nome d’arte di Fabrizio Fancelli, musicista originario della provincia di Perugia. Composto da otto tracce, con testi sia in italiano che in inglese e francese, l’album si articola attraverso un solido sound che richiama le sonorità new-wave degli anni ‘80/’90 di artisti come i The Cure, Depeche Mode e David Bowie. Il 17 Maggio al FIM, abbiamo conosciuto Fabrizio e fatto una piacevole chiacchierata con lui, scoprendo un po’ di più di Fance. Fance, intervista a Fabrizio Fancelli Parlaci un po’ di te, come hai iniziato a fare musica? Io da tanti anni suono, suono anche con una cover band che si chiama Mutazione. Facciamo cover di David Bowie, Depeche Mode, The Cure… Musica new-wave anni ’80 però di professione sono un export manager e lavoro all’estero, quindi tutt’altro rispetto la musica. Comunque, vivo e mastico musica da tanto tempo. Dato che avevo nel cassetto una trentina di pezzi, ho deciso due anni fa di prenderne alcuni e comporre un album da solista. Ho raccolto otto brani per uscire con l’album. Cosa puoi raccontarci di quest’album? L’album è composto da otto tracce, cinque in lingua inglese, due in italiano e uno in francese. Scritto in diverse lingue perché, andando all’estero, sono sottoposto a stimoli vari. Alcune, infatti, le ho scritte proprio all’estero. Il singolo Senza Pietà, che ha anticipato l’album, è stato scritto diversi anni fa ed è autobiografico con una metafora. Autobiografico perché parla degli acufeni che sono delle allucinazioni uditive di cui soffro da diversi anni, sono dei piccoli ronzii alle orecchie. All’inizio sono stati abbastanza duri da affrontare ma adesso nemmeno me ne accorgo. Ma come ti dicevo, all’inizio è stata dura e per distogliermi da questi disturbi mi sono approcciato alla chitarra e da lì mi sono innamorato dello strumento. Quindi ringrazio la chitarra per avermi aiutato ad affrontare questa difficoltà ed avermi dato la possibilità di affacciarmi a questo meraviglioso mondo che è la musica. Allo stesso tempo, però, la canzone è una metafora poiché l’acufene è un po’ quel tracciato che i “benpensanti” ci dicono di seguire. Ci dicono che per essere delle persone giuste dobbiamo sempre rispettare le regole, ma proprio i “benpensanti” sono molto spesso quelli che si trovano in situazioni spiacevoli perché ci dicono cosa fare ma poi fanno tutt’altro. Questa canzone vuole essere appunto un inno all’indipendenza intellettuale: se uno segue il cuore può fare quello che vuole, sempre utilizzando il buon senso e non uniformandosi. Anche il resto dell’album segue questa linea tematica? L’album, in maniera anche un po’ forte, parla della società del momento. Una prima parte parla delle relazioni interpersonali della fredda società del momento, un’altra parte parla dell’amore in tutte le sue forme, perché per me l’amore è fondamentale. Infatti, ho posto molta attenzione nei testi a questo argomento. A livello musicale che ricerca c’è stata? Come ho detto anche prima, visto che derivo da gruppi new-wave, quest’album è caratterizzato da contenuti new-wave, con forti giri di […]

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Eventi nazionali

FIM: una degna conclusione | resoconto del secondo giorno

Quasi come un oscuro e scaramantico presagio, la giornata di ieri, Venerdì 17, non è iniziata nel migliore dei modi. Se il primo giorno del FIM è stato accompagnato da una limpida atmosfera che ha rischiarato l’avveniristica struttura di Piazza Città di Lombardia, la seconda ed ultima giornata del Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale si è aperta con dei grossi nuvoloni ai quali sono inevitabilmente seguite piogge nel pomeriggio. Per fortuna la Piazza si trova sotto una struttura coperta e le avverse condizioni atmosferiche non hanno inficiato lo svolgimento dell’evento. Il racconto del secondo ed ultimo giorno del FIM Aprono l’evento a Casa FIM gli Genos Saxophone Quartet, quartetto di sassofoni formato da Elia Faletti, Tommaso Massardi, Matteo Tassano e Nicolò Gatti che hanno suonato con le legature senza viti autofissanti fornite dall’azienda Kyndamo. Le legature Kyndamo sono state inoltre tra le dieci invenzioni finaliste al “Premio Leonardo- Innovazioni per la musica” che ha visto vincere il progetto della tastiera ODLA per la trascrizione musicale per persone non vedenti ideata e prodotta della startup di Palermo Kermonia River. I rappresentati di Kermonia River, Renato Pace e Alessandro Pace, sono stati inoltre protagonisti di un interessante conferenza sulle prospettive future degli strumenti e delle innovazioni musicali. All’incontro hanno partecipato anche Salvatore Chindamo di Kyndamo- Legature Sax e Clarinetto e Mattia Davide Amico di Kodaly  con KIBO, tastierina midi che riproduce le note musicali attraverso delle figure geometriche. Durante il confronto sono emerse delle linee guida verso le quali devono propendere le innovazioni in campo musicale: maggior ricerca e sperimentazione di strumenti rivolti a tutte quelle persone portatrici di handicap e patologie che impediscono il normale utilizzo e fruizione della musica. Una ricerca in tal senso potrebbe aiutare tutto il mondo della musica e dei musicisti perché aiuterebbe a riscoprire modi di percezione e fruizione musicale spesso dimenticati, come quello tattile. Intervallati dalle esibizioni di alcuni artisti come Tony Liotta, Andrea De Paoli, Ilaria Pastore e Massimo Giuntoli, seguono altri interessanti incontri, possibilità di confronto e supposizioni di nuovi scenari. Esempio estremamente attinente l’incontro “Made in Italy. Le prospettive internazionali” curato da Claudio Formisano presidente del CAFIM Italia (Confederazione Europea delle Industrie Musicali) che ha auspicato a una maggiore unità nelle fiere internazionali tra i produttori ed espositori italiani. Senza collaborazione e unità di intenti si rischia di far venire meno il senso di un marchio, il “made in italy”, che ha grande prestigio nel mondo. Piuttosto che allestire stand singoli tra loro scollegati, gli espositori italiani dovrebbero cercare di esporre, per quanto possibile, nella stessa area, per esprimere una solida conferma di quella tradizione che rappresentano. Le discussioni e le innovazioni non animano soltanto Casa FIM però, anche il padiglione FIM Talks offre importanti conoscenze e spunti di riflessione: è il caso dei workshop “Professione musicista: dalla formazione all’attività professionale” e “La musica elettronica e i sintetizzatori” rispettivamente tenuti da Fabio Anicas di Live Musica Academy e Andrea De Paoli di MKI Modernkeyboards. Mentre Casa FIM e FIM Talks sono […]

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Eventi nazionali

FIM, Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale | Resoconto primo giorno

«La musica forma il carattere di una persona, è arte, è cultura. Ha una storia quindi può essere molto importante se si vuole, si tratta di inserirla nei piani di studi e di farla diventare una materia al pari di tutte le altre». Queste sono alcune delle parole proferite da Verdiano Vera, fondatore e direttore del FIM, in un’intervista rilasciata per noi lo scorso 4 Aprile, nelle quali emerge la profonda passione per la musica che anima l’evento. Iniziato ieri, il Salone della Formazione e dell’Innovazione musicale (FIM) non ha infatti tradito le aspettative né lo spirito di cui è rappresentante. Uno spirito costituito da passione per la musica intesa come innovazione, creatività e crescita personale. Come abbiamo più volte annunciato, attraverso i nostri canali, quest’anno noi di Eroica Fenice siamo media-partner della manifestazione, questo è il resoconto della prima giornata. Il racconto della prima giornata del FIM Ore 9:00. C’è il sole su Piazza Città di Lombardia (Milano) e l’aria è un di un fresco pungente. Gli espositori terminano di montare e mettere a posto gli stand, qualche curioso già si affaccia oltre le transenne per dare un’occhiata. Nella grande piazza situata tra gli edifici che compongono l’imponente Palazzo della Regione Lombardia è quasi tutto pronto. Ore 9:30. Via le transenne, si aprono le porte al pubblico. Subito nutriti gruppi di scolaresche seguono con entusiasmo le dimostrazioni sperimentali tenute agli stand del Politecnico di Milano, ma anche le spiegazioni dei software digitali di musica tenute allo stand della Steinberg. Intanto sul palco prendono parola i tre rappresentanti della Biasin Strumenti Musicali che, in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci, presentano l’«Accordion di Leonardo», strumento costruito grazie a degli studi fatti su dei disegni del genio fiorentino. Alle 10:30 è poi l’ora dell’inaugurazione ufficiale. Al taglio simbolico del nastro presenziano il direttore del Salone, Verdiano Vera, e l’assessore allo sviluppo economico della Regione Lombardia Alessandro Mattinzoli che elogia l’operato dell’evento: esempio di autentica dialettica tra innovazione e rispetto della tradizione. Uno dopo l’altro, cominciano tutti gli eventi e la settima edizione del FIM può dirsi finalmente iniziata. La piazza è suddivisa in quattro zone di influenza: FIM Theater, Casa FIM, FIM Social e FIM Talks. Ognuna con la propria prerogativa. Gli eventi del FIM Theater si sono svolti nell’Auditorium Testori e sono stati dedicati alle esibizioni dei giovani allievi della scuola di musica Cluster. Casa FIM ha invece avuto un approccio più generalista, accessibile anche ai semplici curiosi ed occasionali fruitori di musica, offrendo loro anche la possibilità di osservare e ascoltare all’opera importanti musicisti come Christian Meyer e Cesareo, storici membri degli Elio e le Storie Tese. Dedicato invece ai partecipanti dei diversi contest proposti dal Salone il “box” del FIM Social dove hanno potuto esibirsi. Infine, di carattere decisamente più tecnico, i workshop proposti nell’area FIM Talks, dove si tenuti seminari come “Comporre editare e registrare musica con Cubase Pro 10. La notazione musicale con Dorico” e “5 tecniche per promuovere la musica online”. […]

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Alessandro Angelone: l’esordio discografico con Start at dawn | Intervista

Queste le parole di Alessandro Angelone sul suo esordio musicale: “Stars at dawn nasce dall’idea, o meglio l’esigenza, di mostrare a chiunque lo desideri il mio mondo, “nascosto” dentro le corde della mia chitarra.” Classe 2002, alunno dell’Accademia Professione Musica, Alessandro Angelone è un giovanissimo chitarrista di Pescara e Stars at dawn è il suo esordio discografico pubblicato per Music Force lo scorso 5 Aprile e presentato nello stesso giorno presso la Mondadori di Pescara a via Milano. Coadiuvato dalla sola chitarra acustica, Alessandro compone dieci tracce strumentali mostrando una grande padronanza dello strumento e della tecnica del finger-style. Star at dawn costituisce così un primo biglietto da visita di un artista che varrà sicuramente la pena seguire in futuro, per poter osservare la crescita di un chitarrista ancora in erba che, ad oggi, mostra al pubblico il suo mondo attraverso le corde della sua chitarra. In occasione dell’uscita del disco, ma soprattutto per conoscere meglio il ragazzo, abbiamo intervistato il giovane chitarrista pescarese. Stars at dawn, intervista ad Alessandro Angelone 17 anni e già alle spalle un album solista strumentale. Parlaci un po’ di te. È una grande soddisfazione aver pubblicato un album tutto mio. Sono un appassionato della chitarra da quando ho approcciato il fingerstyle, un mondo che continuerò ad esplorare. Mi piace tenermi impegnato anche con altri hobby: pratico il karate Wado Ryu, sono stato otto anni negli scout e amo disegnare. È proprio il disegno il principale rivale della musica, da sempre. Una cosa è certa, trovo nell’arte, o meglio, in ciò con cui posso esprimermi, le mie passioni. Cosa puoi dirci dell’Accademia Professione Musica che frequenti? È un ambiente accogliente in cui mi sono trovato bene sin da subito, grazie soprattutto al mio maestro Benedetto Conte, che non ci ha messo molto a farmi innamorare della chitarra. Inoltre, l’Accademia è un contesto che permette di esibirci e sperimentare i nostri progetti. Da grande vuoi che la musica diventi il tuo mestiere oppure hai qualche altro sogno nel cassetto? Sono indeciso. Attualmente sto continuando a comporre e ad arrangiare brani. Vorrei sicuramente fare della mia arte un mestiere, magari riuscendo a combinare l’arte figurativa alla musica. Ora sono al liceo e intravedo altre possibilità. Suoni altri strumenti oltre la chitarra? Quale strumento vorresti imparare a suonare? No, non suono nessun altro strumento. Una volta ho provato il violino, ho un caro amico che lo studia e devo dire che, se dovessi scegliere, opterei per questo. Come nasce Stars at dawn? Che idea c’è dietro? Stars at dawn nasce dall’idea, o meglio l’esigenza, di mostrare a chiunque lo desideri il mio mondo, “nascosto” dentro le corde della mia chitarra. Spronato al meglio dal M° Beny Conte che mi ha fatto incontrare l’etichetta Music Force, ho deciso di pubblicare l’album che, fortunatamente, è in promozione e in vendita sia digitale che fisica.

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Nessuno segna da solo con La Rua | Intervista a Daniele Incicco

“Siamo all’inizio e solo da qui si comincia” Daniele Incicco de La Rua La Rua è un gruppo originario di Ascoli Piceno, fin dall’esordio discografico nel 2015 con l’omonimo album, la band capitanata da Daniele Incicco ha fatto delle esibizioni live il suo punto di forza, dando vita a spettacoli musicali di grande impatto Lo scorso 26 Aprile, il gruppo ha pubblicato il suo terzo album “Nessuno vince mai da solo”, un lavoro targato Universal Music che conferma un sound folk solido e convincente, adornato con una veste pop di matrice radiofonica. Nessuno segna da solo segue il precedente album Sotto Effetto Di Felicità ed è stato anticipato il 19 dicembre dal singolo Alla mia età si vola che può essere considerato un po’ come il ‘manifesto teorico’ del disco ma anche della carriera della band, sempre ‘on the road’ per suonare sui palchi di tutto il mondo. “Non importa se in discesa o in salita/ o se stiamo rallentando da una vita/ l’importante è non fermarsi più//” In queste parole tutta l’energia de La Rua che in questi anni ha freneticamente inanellato, una dopo l’altra, tantissime esperienze: dalla partecipazione ad Amici alle esibizioni sul palco del Primo Maggio nel 2015, nel 2017 e anche quest’anno; al recente tour intercontinentale del Sanremo Giovani World Tour un tour mondiale con i finalisti di Sanremo Giovani 2018 organizzato dalla Rai e dal MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale); al collaborazione con Cristina D’Avena per la reinterpretazione di “È quasi magia Johnny!”; all’apertura del concerto degli Imagine Dragons nel 2013 a Milano. Per l’occasione dell’uscita di Nessuno segna da solo, abbiamo intervistato Daniele Incicco, frontman della band, che ha condiviso con noi alcune delle tante esperienze de La Rua. Intervista a Daniele Incicco, frontman de La Rua Avete partecipato al concertone del Primo Maggio nel 2015, nel 2017 ed anche quest’anno. Cosa puoi dirmi di questo evento? Il Primo Maggio è il palco più importante che c’è in Italia e salire in quel palco rende molto felici. È anche una prospettiva di lavoro molto diversa. Per noi era molto importante salire su quel palco anche per la mission che quel palco porta, ovvero andare a difendere i diritti dei lavoratori. Quindi in un certo senso ci siamo sentiti anche responsabilizzati doppiamente da quello che il Primo Maggio ci stava offrendo in quel momento. Quindi pensi che riesca ancora a ricoprire questo ruolo il concerto del Primo Maggio? Secondo me il ruolo lo ha sempre anche perché, in un certo senso, ci si mette al servizio del lavoro. Poi, lo si fa attraverso la musica, la musica è fatta di canzoni e le canzoni dicono tante altre cose, quindi non è molto facile trovare un brano che possa avere un messaggio che possa rappresentare quello. Noi abbiamo portato canzoni leggere ma con la presenza abbiamo cercato di giustificare il nostro appoggio a questo messaggio che il Primo Maggio dà. Cosa mi puoi dire invece della vostra esperienza ad Amici? È stato […]

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