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Eroica Fenice

Musica

I Lilac Will debuttano con Tales From The Sofa | Intervista

I Lilac Will sono Francesca Polli, Vincenzo Morinelli e Giulio Gaudiello, tre musicisti di Latina unitisi nell’estate del 2014 a Roma. Il loro è un folk sognante dal tono caldo ed introspettivo. In attività dal 2015, il gruppo ha fatto diverse nei locali della capitale, affiancando spesso artisti come Leo Pari, Gnut e Livia Ferri; partecipando anche a eventi come il Roma Folk Contest e il Roma Folk Fest. Nel giugno e nel dicembre 2019 sono poi arrivati Black Show e Tell Me You Love Me, singoli che hanno anticipato l’uscita di Tales From The Sofa uscito lo scorso 10 gennaio per l’etichetta discografica Romolo Dischi. È un disco che non smentisce lo spirito che in questi anni il gruppo ha creato durante le «tante cene finite a suonare total unplugged su un piccolo divano ed una parete lilla a fare da sfondo». Queste atmosfere calde, di intimità, sono così finite in un album di dieci brani, di dieci brevi storie raccontate dal divano. Ne abbiamo voluto parlare direttamente con i Lilac Will, intervistandoli. Intervista ai Lilac Will  C’è qualche collegamento tra il Lilac wine di Jeff Buckley e il nome del gruppo? Il nostro nome racchiude in due parole tante cene finite a suonare total unplugged su un piccolo divano ed una parete lilla a fare da sfondo. Solo dopo ci siamo resi conto che poteva richiamare il pezzo di Jeff Buckley: chissà, magari un giorno ne faremo una cover per alimentare questa leggenda… Tales from the sofa è stato anticipato dall’uscita dei videoclip di Black Show e Tell me you love me, perché avete scelto proprio questi brani e quali sono state le idee per girare i video? Tempo fa siamo partiti per un live alla volta di Mantova e in quell’occasione Giulia, la nostra corista, ha fatto delle riprese durante il viaggio. Dopo aver affidato il montaggio a Paolo Scarpelli, ci sono sembrate perfette per il primo pezzo che abbiamo composto: Black Show, l’inizio del nostro viaggio. Il video di Tell me you love me nasce invece dalla collaborazione con Luca Scalia, che si è occupato di regia e montaggio. Avevamo un’idea ben precisa in testa per “tradurre” la canzone in immagini, volevamo esprimere la difficoltà di trovarsi in una situazione senza riuscire davvero a viverla. Assieme a Luca abbiamo condensato in una giornata tutto il divertimento e le energie possibili per riuscirci. Qual è stata la ricerca musicale per il disco?   Prima ancora della ricerca musicale, è stato come ricercare noi stessi in qualcosa di nuovo: ognuno di noi aveva background differenti e, guardando all’indietro, è davvero bello vedere come senza forzature ci siamo ritrovati a suonare qualcosa in cui tutti crediamo e ci rispecchiamo pienamente. Cosa avete voluto raccontare? Tales from the Sofa parla di storie. Storie che ci hanno colpito, storie personali, di conoscenti o inventate su cui c’è piaciuto riflettere. Pensiamo che l’unico modo per conoscersi di più è confrontarsi con storie che non ci appartengono e questa è stata un po’ […]

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Musica

Marco Sentieri: passione, gavetta e sacrifici | Intervista

Si è fatto conoscere al grande pubblico con Billy Blu, brano che gli ha permesso di partecipare alle fase finale della gara delle Nuove Proposte di Sanremo 2020, ma Marco Sentieri è lungi dall’essere un esordiente. Prima di interpretare la canzone scritta e composta da Giampiero Armenti (autore di grandi classici della canzone italiana come Perdere l’amore), il cantante originario di Casal di Principe (CE) si è esibito in lungo e in largo per lo stivale con la band Due Quarti, aprendo decine di concerti per artisti come Clementino, Rocco Hunt e i Neri per Caso. Anni di sudore e sacrifici ma soprattutto di passione, quella che ha spinto Marco a inseguire il suo sogno: la musica. Una carriera costruita attraverso la gavetta non solo in Italia ma anche in Romania dove Marco Sentieri ha vinto due festival internazionali nel 2016 George Grigoriu e Dan Spataru ed è arrivato tra i dieci finalisti dell’X-Factor Romania, dove spesso viene chiamato come ospite in diverse trasmissioni.  Oggi, Marco Sentieri si appresta ad iniziare un ciclo di incontri nelle scuole per la sensibilizzazione sul bullismo e sul cyberbullismo, dei quali tiene molto a parlare e che, come ci ha raccontato durante la nostra intervista, ha subito in prima persona. Intervista a Marco Sentieri  Ti sei fatto conoscere al grande pubblico con la tua partecipazione a Sanremo Giovani, non sei però un esordiente assoluto ed hai alle spalle una lunga carriera, vuoi parlamene? Ho iniziato da piccolissimo, amavo tantissimo cantare già a 5-6 anni. Ogni qualvolta avevo l’opportunità cantavo al karaoke, al piano bar, feste private… queste cose che succedono in famiglia ed io venendo dal sud si festeggia ad ogni cerimonia. Poi verso i 12 anni, ho iniziato a farlo più seriamente iniziando ad incidere dei brani grazie al sostegno della mia famiglia e verso i 16 ho iniziato con i primi live seri, le prime band. Sono andato avanti facendo tante esperienze, tanta gavetta, tante feste di piazza, pub… Nel 2016 ho partecipato ad X-Factor in Romania dove tra l’altro ho anche vinto due festival internazionali (George Grigoriu e Dan Spataru, nda). Come sei capitato in Romania? La mia etichetta discografica è rumena (Divas Music Production, nda) e mi trovavo lì per rappresentare l’Italia per dei festival internazionali e durante un day-off dove non avevamo nulla da fare e quindi andammo nell’albergo accanto al nostro dove stavano facendo le audizioni per X-Factor. Da lì mi richiamarono fino ad arrivare alle fasi finali, sono stato tra i dieci finalisti. È stata una cosa molto casuale ma è stata un’esperienza che ha contribuito tantissimo ad arricchire il mio bagaglio artistico. Hai inoltre aperto tantissimi concerti per artisti come Clementino, Rocco Hunt, i Neri per Caso… Sì nel mio lungo periodo di gavetta ho fatto spesso da apripista e anche queste cose qui mi hanno dato tanta tanta esperienza. Quando mi chiedevano a Sanremo “Marco come mai sei così sereno, così sicuro di te?” probabilmente ero così anche grazie ai tantissimi live fatti anche davanti anche […]

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Comunicati stampa

YO CONTEST, il concorso musicale per rapper e trapper emergenti

Parte la prima edizione di YO CONTEST, il concorso musicale per rapper e trapper emergenti Yo contest è un concorso nazionale per rapper e trapper emergenti ideato e organizzato da Maia Events di Verdiano Vera in collaborazione con l’Alveare e Italia Contest, pensato per trovare prodotti di qualità nel mondo musicale urban, tra tutti i sottogeneri dell’Hip Hop. È rivolto a quelli che sono definiti ormai i cantautori 2.0, alla nuova generazione che sceglie un nuovo linguaggio. Non c’è età minima né massima di partecipazione. Il primo classificato riceverà il “Premio Yo Contest Award 2020” e una borsa di studio di € 500 da utilizzare per la promozione della propria attività artistica presso Maia Group (Maia Events, Studio Maia, Maia Records, Hive Records, Klubhouse, MusicOnTV). Le selezioni avverranno On-line tramite l’ascolto dei pezzo inviato che verrà valutato da una giuria di qualità competente nel settore. I brani inviati saranno valutati per l’originalità, per la personalità del personaggio, per la qualità del progetto musicale, per il testo, per l’idea innovativa e per la creatività Semifinale e finale si svolgeranno con esibizione live presso il Crazy Bull di Genova Sampierdarena rispettivamente il 13 settembre 2020 (semifinale) e il 27 settembre 2020 (finale). Tutte le canzoni iscritte al Concorso (anche se non selezionate per ricevere un premio) saranno comunque pubblicate sulla Pagina Facebook Ufficiale di Yo Contest, e i rispettivi videoclip (se inviati unitamente alla scheda di iscrizione) saranno inseriti a rotazione per 6 mesi nel palinsesto di MusicOnTV. La quota di partecipazione al Contest è di € 15 per ogni partecipante, prezzo speciale fino al 12 aprile 2020. Dopo questa data l’iscrizione sarà a prezzo pieno ovvero 30 euro e il termine ultimo per iscriversi è il 30/06/2020. per info e iscrizioni https://www.italiacontest.it/yo-contest 320 83 19 269 | [email protected]

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Napoli e Dintorni

Napoli Animal Save e Napoli Climate Save al Liceo Pansini | Intervista

Venerdì 14 Febbraio le associazioni di attivisti di Napoli Climate Save e Napoli Animal Save interverranno al Liceo Classico A. Pansini di Soccavo (Napoli) per tenere una lezione informativa sulle conseguenze delle azioni umane sugli attuali cambiamenti climatici e le correlazioni che esistono tra quest’ultimi e le industria zootecnica. L’obbiettivo è quello di far conoscere la complessità di queste tematiche che richiedono studio e forte responsabilizzazione da parte di tutti. Organizzatisi sotto l’egida del movimento internazionale abolizionista Save Movement nato a Toronto nel 2010 e anche sotto la spinta del movimento Friday’s for Future di Greta Thunberg, queste associazioni svolgono diverse attività per la tutela dell’ambiente e dei diritti degli animali. Ne abbiamo parlato con Connie Dentice, rappresentante del gruppo Napoli Animal Save.  Cosa sono Napoli Climate Save e Napoli Animal Save, e quali sono i loro obbiettivi? Sono dei gruppi locali di attivisti, il primo per la tutela dell’ambiente mentre il secondo per la tutela dei diritti degli animali. Nascono dall’organizzazione internazionale Save Movement che conta gruppi in tutto il mondo. Il primo obbiettivo è quello di informare le persone sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e promuovere l’antispecismo, ovvero, che tutte le creature viventi sono sullo stesso piano: non esistono animali da compagnia o animali da reddito. Le attività di Animal Save Movement consistono nell’andare in ogni luogo di sfruttamento animale: allevamenti, macelli, fiere, zoo, circhi, negozi che vendono animali. Lo facciamo sempre in maniera pacifica parlando anche coi lavoratori e riscontrando che spesso neanche loro vogliono fare certi lavori. Portiamo quindi la testimonianza di chi vive nell’ombra, parliamo di persone che fanno uso di alcool e droghe, persone che chiaramente non vogliono uccidere ogni giorno, sentire urla e sporcarsi col sangue… non è umano. Si parla tanto della classe operaia ma non si parla mai di queste persone che spesso sono immigrati che non hanno altra scelta. Il nostro atteggiamento è di comprenderle, non di giustificarle e di guidarle verso la transizione. Poi siamo contro la trivellazione, siamo contro gli inceneritori e facciamo manifestazioni per questo. A marzo faremo una manifestazione a Milano fuori la sede della Cargill, una multinazionale che, disboscando intere foreste, rifornisce gli allevamenti di mangimi e distribuisce carne a grandi colossi come McDonald’s e Burger King. Napoli Climate Save, nello specifico, si occupa di far capire e informare sul come l’industria zootecnica incida in maniera consistente sull’inquinamento e i cambiamenti climatici. Ma tra le diverse attività ci sono anche azioni di riqualificazione e pulizia di zone degradate, oppure azioni di rimboschimento. In cosa consiste la lezione che terrete al Liceo Pansino? È una lezione di quattro ore incentrata sulle cause e conseguenze del cambiamento attualmente in atto. Parleremo dei combustibili fossili, della fast fashion, della plastica e dell’industria zootecnica. Sarà una lezione frontale con un dibattito alla fine. Avete già svolto attività simili in altre scuole? Abbiamo svolto la stessa lezione in un istituto professionale a San Giorgio a Cremano per gli studenti del triennio e abbiamo riscontrato che c’è poca informazione ed è […]

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Musica

I Joe D. Palma sono Ok, Tutto Ok | Intervista

Affermano di essere stati rapiti dal fascino delle donne di Gubbio, sirene di questa piccola città di mare in Umbria…No aspettate, c’è qualcosa che non va! Parliamo di Giorgio Cagnin (chitarra, voce), Matteo Stanco (chitarra, voce), Alvise Mutterle (basso), Giacomo Raffaelli (batteria), Andrea Gomiero (tastiere, voce) che insieme formano i Joe D. Palma. Tutto Ok è il loro nuovo lavoro discografico pubblicato lo scorso novembre per La Clinica Dischi. ‘Tutto ok’ come espressione di un mood, di un approccio alla vita della quale non si riesce bene ad afferrare il senso. È una condizione di disagio contrastata con ironia e un po’ di leggera disillusione. «Ma chi l’ha detto poi che è coscienza o moralità?». Il disco prende forma in nove tracce tra scene quotidiane, attese interminabili, aspettative disattese e citazioni del wrestling che puntellano il suo vestito sonoro dancefloor, dalla spiccata attitudine elettronica. Un sound convincente  che in questi anni è stato apprezzato anche su tanti palchi in giro per l’Italia dato che i Joe D. Palma hanno aperto molti concerti per i Pinguini Tattici Nucleari, Coma Cose, Frah Quintale e Giorgieness.  Di questo e di altro ancora abbiamo avuto occasione di parlare stesso con i Joe D. Palma, durante la nostra intervista. Intervista ai Joe D. Palma Come nasce il gruppo? Il gruppo nasce dall’idea di Giorgio e Matteo di fare un po’ quello che gli pareva, suonare quello che non avevano mai potuto scrivere con gli altri progetti che avevano. Prima che uscisse il primo EP siamo stati probabilmente il gruppo che ha cambiato più membri della storia, sarebbe interessante fare un concerto con tutti ragazzi che abbiamo conosciuto. Poi nel 2017 sono arrivati Raffa, Alvi e Gomez e sono effettivamente nati i Joe D. Palma. Com’è nato l’album? È nato a Padova principalmente a casa di Gomez, tra i tramezzini di mamma Stella e i tentativi di far parlare il suo cane Sciro, è stato un processo abbastanza lungo, ma alla fine aveva imparato a dire un sacco di cose. Poi da quando siamo entrati in studio dai ragazzi di La Clinica Dischi il tutto ha iniziato a prendere una dimensione più precisa, dalle pre-produzioni ai mix è stato un gran bel viaggio. Cosa avete voluto raccontare? Abbiamo voluto raccontare quei piccoli disagi quotidiani che stanno dietro le persone normali, in cui i ragazzi della nostra generazione possono trovare un po’ di familiarità, magari in quei richiami malinconici alla nostra infanzia e agli oggetti che l’hanno caratterizzata. Rimane comunque un racconto leggero, ci piace stare sereni, alla fine sta tutto nel titolo dell’album. Qual è stata la ricerca musicale? È stata la cosa più lunga ma anche quella più interessante. Trovare una dimensione che ci caratterizzasse comunque come una band a livello proprio di sound, che non è così semplice nel panorama musicale italiano, riuscire ad unirlo con lo stile che Giorgio ha nello scrivere, che tende al cantautorale. A noi piace l’idea di suonare come una band poco italiana, speriamo di riuscirci. Cosa potete dirmi […]

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Musica

Terraferma, il terzo lavoro in studio di Gerardo Attanasio | Intervista

Chitarre battenti, zampogne e castagnette si scontrano con chitarre elettriche e sintetizzatori nel terzo lavoro in studio di Gerardo Attanasio, Terraferma, pubblicato il 15 giugno 2019 per Blue Bell Dischi. Composto da nove tracce, il disco ha giovato della direzione artistica di Fabio Rizzo. Attraverso il contrasto musicale tra sonorità tradizionali ed ‘elettriche’, Gerardo Attanasio racconta in Terraferma della contaminazione e dell’interazione reciproca dei miti antichi e moderni della provincia napoletana, espressioni delle istanze di una civiltà contadina e premoderna fagocitata e posta ai margini dall’affermazione tecnologica della modernità. Per approfondire questi aspetti, abbiamo intervistato Gerardo che ci ha aiutato a conoscere meglio Terraferma. Intervista a Gerardo Attanasio, autore di Terraferma Com’è nato Terraferma? È un disco dedicato interamente alla provincia napoletana, il luogo in cui sono cresciuto. Ho cercato di raccontarla individuando dei miti antichi e moderni che potessero parlare di questi posti. Poi musicalmente c’è stato un lavoro molto divertente, ho preso strumenti della tradizione e li ho declinati in ambito rock. Quali sono questi miti? Sono partito dalle sirene, queste sirene che non cantano più, e sono arrivato al mito moderno di Don Catellino Russo che è stato un grande velista stabiese che ha avuto una storia incredibile perché perse una gamba in guerra, a Tobruk (Libia), e malgrado ciò vinse di tutto a livello mondiale in categoria lightning. Un’altra storia è quella del generale Avitabile, famoso generale borbonico che governò l’Afghanistan e il Pakistan. Ancora oggi, alcune persone usano il suo nome per spaventare i bambini, storpiandolo in afghano il suo nome diventa Abu Tabela. Sono storie passate, insomma, che raccontano di un mondo scomparso, come la civiltà contadina. Il pezzo che chiude il disco, Nonna Nonnarella, parla appunto di questo. Prende ispirazione dalla musica popolare che però diventa un rock e in quel brano parlo appunto della fine di questo mondo contadino. “Sirene che non cantano più”, a cosa fai riferimento precisamente? Faccio riferimento al fatto che la modernità ha un po’ fagocitato i sogni, i miti e anche certe ingenuità facendo perdere qualcosina. Preciso che non sono assolutamente un nostalgico, però insomma, diciamo che il nostro territorio è stato divorato dalla modernità, dal cemento… Per me le sirene sono un po’ la voce della natura, oltre che delle illusioni che abbiamo distrutto. È un po’ un’elegia, ecco. Che ruolo ha avuto Fabio Rizzo all’interno del disco? Fabio Rizzo è stato fondamentale perché io avevo una sviluppato una mole notevole di materiale e avevo una direzione in testa ma avevo bisogno di qualcuno esterno che mettesse ordine a tutto quello che avevo preparato. Fabio mi ha proprio aiutato a scegliere cosa tenere e cosa rimuovere, poi è stato importante perché ha registrato delle bellissime chitarre che abbiamo suonato insieme: lui è la parte solistica mentre io sono ritmico e arpeggio. Mi ha aiutato a fare ordine e a chiudere il disco in una città nel cuore del Mediterraneo, Palermo, che mi ha ispirato tantissimo perché gli ultimi dieci giorni di lavoro al disco li abbiamo […]

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Teatro

Filippo Giardina al Teatro Nuovo di Napoli con Formiche

Il 17 gennaio,The Comedy Club, ormai punto di riferimento italiano per la Stand Up Comedy, porta Filippo Giardina al Teatro Nuovo di Napoli, con il suo nono monologo, Formiche, la cui apertura viene affidata alla comicità graffiante del napoletano Davide Diddielle, che scalda la folla dei presenti prendendo egregiamente confidenza con loro. Filippo Giardina è la figura di riferimento attorno alla quale è nato il movimento della Stand Up Comedy in Italia, fondando nel 2009 a Roma il collettivo Satiriasi Stand Up. Dopo una lunga carriera segnata da alti e bassi, oggi sente di aver scritto il suo monologo più bello. Filippo, in questo spettacolo, partorisce considerazioni molto personali e molto universali – che hanno svariati protagonisti, da Giulio Andreotti a Leo Ferragni, passando per immigrati, gay, donne, nani e stragi di Stato – fino ad arrivare a consegnarci il senso della vita, che è “figliare”. Eh lo so, uaglioni belli. Ci so’ rimasta male pure io, ma se ci pensate…Filippo Giardina ha ragione. Figliate e avrete dato finalmente un contributo alla specie. Figliate, e nessuno vi romperà le scatole. Figliate, e la notte riuscirete a prendere sonno in due minuti. Figliate, e il vostro cervello smetterà di fare piroette in loop nella testa. Siamo una spanna sotto persino alle formiche. Filippo Giardina e una bottiglietta d’acqua sul palco Siete abbastanza straniti? Filippo aveva davvero con sé sul palco una bottiglietta d’acqua, insieme a un fisico asciutto da giovinetto e un sorriso quasi ebete. Ma voi ricordate la furia che schizzava dagli occhi di Filippo Giardina quando parlava? Le sue parole correvano alla velocità della luce sulla strada infuocata del palco e si facevano largo nell’oscurità violacea della platea, scintillando di luce diabolica. Si torcevano, gemevano, ululavano e stramazzavano. Non poche notti, Filippo è stato tormentato dal suo stomaco bruciante, ma a quanto pare ha ingerito qualcosa di freddo e ha ripreso a dormire regolarmente…merito dell’amore? Beh, Filippo si è dichiarato innamorato, e lo ha confidato al pubblico con l’espressione di un buon diavolo e con un incontenibile sorriso. Giardina invecchia sul palco. Lo aveva accennato in un’intervista: «Mi piace l’idea d’invecchiare sul palco, me ne rendo conto che mi sta succedendo. Cambio. Cambiano le relazioni. Cambia tutto. E mi piace orientare i miei spettacoli come un’autostrada che scorre accanto alla mia vita. È come se ogni due anni facessi il punto della situazione, di ciò che mi succede. Prima si diceva che le generazioni vanno di vent’anni in vent’anni. Ormai, secondo me, ogni due o tre anni è come se cambiasse il mondo. Va tutto a una velocità talmente tanto folle che è molto stimolante fare questo lavoro in un tale momento storico.» Filippo Giardina, in questo nuovo brillante monologo, ci parla di come negli anni abbia amato poco e odiato molto, ma non smette di demolire i capisaldi della nostra società e di rovesciare il comune sentire, facendo dell’autentica satira e lasciandoci sguazzare nello scenario desertico dell’arte odierna, senza risparmiare nessuno. Ma proprio nessuno. Ad un certo punto […]

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Musica

I Dade City Days ritornano con Free Drink | Intervista

I Dade City Days nascono a Bologna nel 2013. Formato da Michele Testi (batteria, drum machine), Mara Gea Birkin (basso, voce) e Andrea Facchini (voce, chitarra, synth), il gruppo fa il suo esordio discografico nel febbraio 2016 con VHS (etichetta Swiss Dark Nights), album dall’anima elettronica new wave e shoegaze. Nel nuovo lavoro, Free Drink, uscito per Nesc’i Dischi lo scorso 15 novembre, la band mantiene la sua attitudine dream new wave virando su una scrittura maggiormente narrativa che si affaccia su relazioni e storie d’amore fugaci, della durata di un drink. Da diversi anni in giro per l’Italia, da Cerea (Verona) a Reggio Calabria, con anche due date all’estero, in Austria e Slovacchia, i Dade City Days ci hanno raccontato di Free Drink e del processo creativo dal quale è nato. Intervista ai Dade City Days Cosa potete dirci di Free Drink? Avevamo voglia di sperimentare cose diverse, pur rimanendo ancorati a quello che avevamo fatto con il primo disco. Ci piaceva l’idea di riuscire a continuare a scrivere in italiano dando più spazio alla voce che in un genere come il nostro è spesso molto più dentro al suonato. Il primo pezzo abbozzato fu “Astro Pop”, era immediato e rimaneva molto in testa e capimmo che poteva essere la strada giusta per un nuovo lavoro. Volevamo che il disco e soprattutto i contenuti fossero più narrativi, che parlassero di cose reali, situazioni vissute, insomma un bel cambiamento per noi. I titoli dei brani corrispondono a nomi di cocktail? Non l’abbiamo deciso subito, abbiamo sempre chiamato le bozze dei brani in modi abbastanza semplici: jeans, dream, playlist, più che altro per capirci tra di noi quando le dovevamo provare. Poi è nata “Long Island” e ci piaceva il fatto che un titolo del genere trasmettesse subito un’immagine, un sapore, ed essendo un disco dai contenuti molto notturni e da club abbiamo pensato di identificare ogni pezzo con un cocktail che lo potesse caratterizzare. Alcuni sono drink molto popolari, altri come “Astro Pop” o “Hi-Fi” sono stati scelti più per il nome e il concetto che a sua volta richiamava. Avete tantissimi live in programma, qual è stato il riscontro del pubblico finora? È ancora presto da dire, ma abbiamo notato un po’ più di attenzione, forse perché dopo il primo disco c’è sempre un po’ più di curiosità di sentire i pezzi nuovi. È anche più difficile capire quali pezzi mettere in scaletta e come amalgamare i brani vecchi e nuovi tra di loro. Cosa è cambiato nel processo di composizione tra il primo disco e questo? “VHS” era più diretto, abbiamo suonato tanto durante le prove e da lì sono nate le idee per andare in studio. Abbiamo anche iniziato a suonare i brani dal vivo ancor prima che venissero incisi e quindi decidevamo cosa funzionava e cosa no anche grazie alla risposta del pubblico durante i live. “Free Drink” è stato praticamente l’opposto. Le idee dei brani sono partite da Andy con chitarra e voce, Mara dopo […]

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Musica

Kuadra: Cosa ti è successo. L’ultimo album | Intervista

I Kuadra sono Yuri La Cava (voce), Emanuele ‘Zavo’ Savino (chitarra), Van Minh Nguyen (batteria) e Simone Matteo Tiraboschi e Cosa ti è successo è il loro quarto disco uscito lo scorso 7 ottobre per Maninalto Records!. Sotto la direzione artistica di Giulio Ragno Favero (One Dimensional Man, Teatro degli Orrori), tra sonorità rock, nu-metal con forti contaminazioni elettroniche, prendono vita le liriche rap dal forte gradiente immaginifico e onirico di Yuri che si sviluppano su temi politici ma anche su scene di vita quotidiana. Quella raccontata dai Kuadra è un’umanità degradata e sconfitta che, però, nel raccogliere i propri cocci e le proprie forze, riesce sempre ad afferrare un barlume di riscatto. In attività dal 2005, la band ha macinato in questi tanti chilometri, collezionando moltissimi concerti in Italia ma anche in Europa. Sulle loro attività e in particolare sul loro ultimo lavoro, abbiamo rivolto qualche domanda ai Kuadra durante la nostra intervista. Intervista ai Kuadra Come è nato il gruppo? Il gruppo è nato per condividere qualcosa insieme, come tutte le band che nascono quando si è giovani. Suonare perché suonare è la ricompensa di sé stesso. Trasformarlo in un progetto artistico solido è stato graduale. Il segreto è la comunione d’intenti. Nessuno di noi ha mai scelto il calcetto al posto delle prove o il compleanno della zia. Riguardo l’album cosa potete dirmi? Abbiamo discusso molto prima di metterci a comporre. Yuri ha deciso che il disco avrebbe parlato direttamente con il pubblico e che i testi avrebbero raccontato di tutti attraverso dei personaggi chiave, degli archetipi. Dopo un disco molto introspettivo avevamo l’esigenza di un disco espressivo, forte e aperto verso l’esterno. Qual è stata la direzione artistica che Giulio Ragno Favero ha voluto dare al disco? Partiamo dal presupposto che se facessimo una lista dei nostri 10 dischi italiani preferiti degli ultimi 25 anni Giulio apparirebbe nei primi 5 o come musicista o come produttore o come tecnico del suono. È stata la nostra prima scelta. Gli abbiamo spedito le preproduzioni il sabato e il lunedì ci ha risposto dicendoci che il materiale gli piaceva parecchio e che avremmo dovuto parlare di persona. Siamo andati da lui e ci ha detto come poteva valorizzare la parte più interessante del disco: sviluppare i temi musicali dei pezzi e aggiungere quella parte elettronica che non avevamo sviluppato completamente. Ci siamo fidati. È uno straordinario direttore artistico, di una sincerità disarmante nel bene e nel male. Poi ora abbiamo Kole alle tastiere che fa la differenza dal vivo. Focale. Punti di continuità e differenza con i tre precedenti lavori? I testi di Yuri sono uno dei fili conduttori, la sua retorica rap si è evoluta, si è raffinata fino all’intimismo del disco scorso. Questo disco ha preso il meglio e l’ha trascritto creando undici ritratti nitidi. Per quanto riguarda la musica sono cambiati diversi elementi, gli ultimi due dischi hanno la formazione attuale. Ci diamo la possibilità di suonare sia con il piglio vecchio che come ci va […]

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Musica

AVA quando il sovranismo è femminile | Intervista

“Lo Squalo” è il disco d’esordio di AVA alter-ego della musicista e autrice Laura Avallone che lancia questo progetto solista a suon di moombahton e trap. «La femminilità è un’attitudine, un pensiero, un’indole che non hanno necessariamente solo le donne. Conosco uomini più femministi e femminili di moltissime altre donne e viceversa. Quindi la femminilità secondo me è una capacità di intendere tutto quanto in maniera elegante, intelligente con un enorme slancio verso la bellezza». AVA, alter ego di Laura Avallone, ci ha spiegato così la sua idea di femminilità. Il suo progetto d’esordio, Lo Squalo, propone un sound innovativo con il moombahton cantato in italiano, ma non mancano inoltre contaminazioni trap, latin wave e afrobeat. La cantante afferma di essere stata la prima ad aver portato questo genere in Italia e, attraverso esso, si fa portavoce di un messaggio rivoluzionario: sovranismo femminile. Siamo lontani dalle atmosfere musicali distese che per anni l’hanno contraddistinta con il suo precedente gruppo, le Calypso Chaos. Ora sono l’irriverenza e la spigliatezza a farla da padrone. Afferma in modo provocatorio, ma altrettanto convinto, che al potere dovrebbero esserci le donne. Lo squalo diventa dunque il simbolo ideale per rappresentare il potere e il dominio auspicato. L’animale è però anche il protagonista di un suo trauma di infanzia, di quando da bambina uno squalo le passò accanto, mentre era immersa in acqua, lasciandole una sensazione che non ha più dimenticato.  L’abbiamo intervistata e abbiamo parlato con lei di questo e di tanto altro ancora.  AVA, intervista Inizierei l’intervista partendo da questa tua esperienza traumatica d’infanzia. Sono una miracolata, è lì che è iniziata la mia passione per questi animali. Ho avuto questo incontro ravvicinato con uno squalo quando avevo 6 anni, ne sono uscita senza un graffio però sono quelle cose che ti segnano per tutta la vita. Infatti, ricordo benissimo alcune sensazioni e quindi diciamo che da quel giorno non mi sono più liberata di questo animale. Poi il fatto che lo abbia scelto come brand del progetto di AVA è una circostanza più che altro metaforica, perché lo squalo rappresenta in pieno quel progetto e quel messaggio di sovranismo femminile: la donna all’apice della catena alimentare, a livello metaforico chiaramente. Ma come sei passata dalle Calypso Chaos a questo progetto solista? Musicalmente è molto diverso. Sì, è molto diverso a livello sonoro, ma questo genere qua io ce lo avevo dentro già da molto tempo prima che si sciogliessero le Calypso. Tra i vari motivi dello scioglimento c’è anche questo: una non volontà collettiva di proseguire questa strada. Quindi inevitabilmente l’ho fatto da sola. Sono passata dall’occuparmi di cantautorato e di musica elettro-pop a un mood sonoro molto più esplosivo. Con le Calypso Chaos suonavamo sedute, vestitissime (ride, ndr), e per una marea di anni mi sono sentita dire che non avevo sufficientemente alzato la cresta, allora ho creato questo alter ego, AVA, l’esatto opposto di Laura. AVA non le manda a dire e ha questo mood sonoro molto più esplosivo. Poi alla […]

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Fun e Tech

DottorGadget: intervista ai creatori del sito di e-commerce

Nato dall’idea di due fratelli dell’hinterland milanese, Federico e Filippo, DottorGadget.it è un sito di e-commerce che offre un’ampissima gamma di scelta di prodotti da regalare per ogni tipo di occasione: dall’abbigliamento all’arredamento, dai compleanni alle lauree, dal Natale a San Valentino, passando anche per i matrimoni e le comunioni. Sono tantissime le linee di prodotti offerte, tra le quali spiccano la linea ‘geek’, con i prodotti di alcuni dei più brand dell’animazione come Rick and Morty, Star Wars e Nintendo, e una fornitissima gamma di giocattoli e giochi da tavolo. Di questo e di tanto altro ancora riguardante il sito, abbiamo parlato con i due fratelli che ci hanno raccontato della nascita del progetto e ci hanno anche illustrato i vari servizi che offrono.  DottorGadget, intervista Come nasce DottorGadget.it? DottorGadget nasce nel 2011 dall’idea di 2 fratelli della provincia di Milano. Gli esordi del “Dottore” sono come blog incentrato sui gadget più strani del web. A novembre 2012 però c’è il grande cambiamento, perché al blog viene affiancato l’e-commerce. Il sito passa dall’essere una semplice galleria di prodotti da guardare a una piattaforma incentrata sulle idee regalo originali. Il blog è sempre attivo con tutte le novità e le anticipazioni da ogni angolo del globo, ma c’è anche il negozio online dove è possibile acquistare le idee regalo. Che gamma di prodotti offrite? Per offrire la maggiore scelta possibile, negli anni la gamma di prodotti si è ampliata parecchio. Il catalogo di DottorGadget offre mediamente tra le 1000 e le 1500 tipologie di prodotti. Orientarsi nel sito però è semplice grazie alle tante categorie e filtri che permettono di visualizzare solo ciò che più interessa. Ci sono elementi di arredo, capi di abbigliamento, tazze e accessori per la cucina, gadget originali di ogni genere e tipo, merchandising di brand dal mondo dei fumetti o del cinema, lampade, gadget tecnologici e molto altro. Quali sono i prodotti più richiesti? Tra i prodotti più richiesti ci sono i gadget ufficiali di brand come Star Wars o Harry Potter. Anche la linea di Poster 100 cose da grattare è molto apprezzata. Si tratta di poster con 100 caselle che celano una selezione fatta in base a un tema. Possono essere luoghi da visitare, videogame, giochi da tavolo, film, libri, cibi, birre e molte altre tematiche. Solo ciò che avete provato o fatto può essere grattato per rivelare l’illustrazione a colori. Anche le tazze sono sempre molto amate. Un classico dei regali visto che sono utili e costano poco. Quali sono invece gli oggetti più strani e singolari presenti nel vostro catalogo? DottorGadget.it è un sito specializzato in gadget strani, quindi ce ne sono tantissimi. Pensando anche al periodo ci sono le palline di Natale alcoliche. Delle sfere trasparenti con tappo in stile bottiglietta da riempire con le bevande preferite. Un’altra stranezza possono essere le Calze Sushi, delle calze dai colori stravaganti che da arrotolate sembrano dei piccoli maki in tessuto. Il settore delle calze però offre anche altre stranezze, alimentari (burrito, avocado…) […]

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Musica

Gli Animatronic debuttano con REC

Rec è l’album d’esordio del trio sardo-bergamasco degli Animatronic formato da Luca Ferrari (Verdena) alla batteria, Nico Atzori al basso e Luca Worm Terzi alla chitarra, pubblicato da La Tempesta Dischi lo scorso 8 novembre. Il disco è stato anticipato il 10 ottobre dal singolo Fl1pper# ed è stato registrato in analogico, in presa diretta, e mixato da Alberto Ferrari (Verdena) nell’Henhouse Studio di Albino (Bergamo).  Si compone di 15 tracce strumentali che danno vita a un magma caotico di riff e ritmi intricati, dalle atmosfere visionarie e allucinate. Come ci ha raccontato Luca Worm, è nato un po’ per gioco, spontaneamente ed inconsapevolmente: «Luca e Nico già facevano della jam insieme a casa di Luca, in una cameretta. Ad un certo punto, a Dicembre del 2017, mi han chiamato e abbiamo cominciato con delle jam che poi sono diventati dei riff e poi dei brani. Siamo andati avanti, quasi inconsapevolmente, a lavorare su questi brani strumentali. Il disco è nato così».  La consapevolezza che potesse diventare un disco è nata quando i brani -come ha continuato a spiegarci Luca- hanno iniziato ad essere più di cinque: «Dopo i cinque ci siamo accorti che era qualcosa di più. Abbiamo iniziato a registrare e a riascoltarci, i pezzi hanno preso forma così. È come se non ce lo fossimo detti chiaramente, però si capiva, l’uno con l’altro, che stavamo facendo qualcosa di serio» Seppur senza un’idea precostituita a monte, gli Animatronic si districano abilmente in questo magma caotico di suoni tra il math e il prog rock, con la convinzione e la speranza che si possa fare musica anche senza parole: «Speriamo che venga apprezzata la sincerità delle composizioni, specialmente dai musicisti, da quelli che già ascoltano musica strumentale e dagli amanti del prog. Io spero che anche altri la pensino un po’ come noi: non per forza la musica deve avere le parole, basta anche la melodia». Non siamo davanti, però, ad un estemporaneo ‘divertissement’, il progetto non esclude di avere longevità e di aprirsi anche a nuove sperimentazioni e perché no, anche al cantato, ammette Worm: «C’è un buon feeling, le idee non mancano e non si esclude nessuna cosa. Può essere che in futuro ci sia una voce, piuttosto che un sinth, o può essere che rimanga così».  Per il futuro, la band non esclude nessuna possibilità: «È nato talmente spontaneamente che alla fine siamo una band, non abbiamo un contratto tra di noi che dice domani finisce tutto e saluti, ognuno per la sua strada. Quindi per me non si esclude che ci sia un futuro» Lo scorso 7 Novembre hanno intrapreso il tour di promozione del disco al Covo Club di Bologna e dopo Roma (Largo Venue), Napoli (Galleria 19), Milano (Ohibo) e Torino (CAP10100) proseguiranno con Perugia, Brescia e tante altre ancora. Durante le loro esibizioni live sono accompagnati dalle proiezioni di video amatoriali, alcuni di questi con alcuni pupazzetti in animatronica, la tecnologia che grazie ad alcune componenti robotiche e meccaniche, permette loro il movimento. Guardando […]

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Musica

Ivan Costa, il dj e cantante italiano che fa ballare il Sudamerica | Intervista

Se il suo nome non vi dice niente, sappiate che Ivan Costa è un dj e cantante veneziano tra i più richiesti ed amati in Sudamerica. Approdato nel 2013 in Repubblica Dominicana, si è fatto conoscere reinterpretando la bachata latinoamericana in chiave pop italiana e riscuotendo da subito grande successo. È ospite fisso nei principali festival e carnevali del paese e, inoltre, compare stabilmente nelle più importanti playlist Spotify di musica latino americana come Bachata Lovers (1.705.844 followers). Te Amo y Te Amaré è il suo brano più famoso, contenuto nel suo ultimo EP  Ven Mami.  Intervistato da noi, Ivan Costa c’ha raccontato di come è nato questo progetto musicale sudamericano e dei nuovi progetti a cui sta lavorando. Intervista a Ivan Costa Come è iniziata la tua avventura in Repubblica Dominicana? Ero stato contattato dal mio attuale manager che era interessato ai miei dj set. Visto l’interesse decisi di andare in vacanza in Repubblica Dominicana, portando con me tutto il materiale per poter fare un paio di serate di prova per questa agenzia. Fin dalla prima serata ci fu una chimica speciale con il pubblico dominicano e mi proposero un contratto che firmai e da allora ci torno in tour due volte all’anno. Una scelta dettata più dalla voglia di andare via dall’Italia o semplicemente dalla curiosità di aprirsi a nuove esperienze? Un po’ entrambe le cose, avevo voglia di conoscere nuovi mondi, nuove culture, nuove persone… e nello stesso tempo in Italia mi sentivo frenato, sapevo che all’estero potevo dare e fare molto di più di quello che facevo e così è stato. Senti di rimproverare il nostro paese? Io amo l’Italia e non mi va di rimproverarla, purtroppo la nostra realtà è questa da anni, dobbiamo andare via per farci apprezzare e valorizzare, per poi un giorno tornare forti e vincitori. Quindi più che rimproverare l’Italia io credo che siamo noi Italiani che dobbiamo cambiare e cominciare a valorizzarci, apprezzarci e aiutarci di più, cosa che in America già esiste. Credere nei giovani e in nuovi progetti significa creare un futuro. Un paese lo fa il popolo che ci vive e quello che semino oggi lo raccolgo a suo tempo non subito. Che ambiente hai trovato in Repubblica Dominicana? Un ambiente molto accogliente, persone fantastiche che ti aprono le porte di casa anche senza conoscerti. Se possono ti aiutano senza pensarci troppo. Ovviamente hanno la loro cultura, i loro modi e i loro tempi. Apprezzano molto noi italiani comunque. Quali sono i festival e i principali carnevali del luogo in cui hai suonato? In Repubblica Dominicana i festival sono organizzati dai grandi marchi e della rete televisiva nazionale, io i primi 3 anni ero sponsorizzato da Brugal e ho suonato nei loro festival e feste in spiaggia incluso il Carnevale di Santiago de los Caballeros dove ero ospite nell’area Vip Brugal. Gli ultimi 3 anni ed ancora oggi sono sponsorizzato da “Presidente” (La Birra Nazionale) e quindi partecipo ai loro festival e feste in spiaggia e con […]

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Teatro

Filippo Giardina: la satira non parla di attualità | Intervista

Filippo Giardina torna sul palco con FORMICHE, il suo nuovo live completamente inedito. 24 le date già pubblicate per la prima parte del tour che riparte da Caserta e arriva fino al Teatro Brancaccio di Roma. Il tour è organizzato e promosso da The Comedy Club, la nuova casa della stand up comedy italiana dove convivono appassionati, comici e aspiranti tali. Questa giovane realtà è nata a Napoli con l’obiettivo di diffondere la comicità stand up in tutto il paese attraverso eventi live e produzioni video con i migliori comici d’Italia. Filippo Giardina, uno dei maggiori pionieri della stand up comedy italiana, ha deciso di affidarsi proprio a The Comedy Club per la promozione online di Lo ha già detto Gesù e per il tour del suo nono monologo satirico FORMICHE. Del nuovo spettacolo live, del precedente pubblicato su Youtube e di tante altre cose belle ne ho parlato al telefono con Filippo all’indomani del sold out di FORMICHE a Caserta. Intervista a Filippo Giardina Questa sera ti esibirai a Avellino con il tuo nuovo monologo Formiche, come è nato? Il processo di creazione è sempre lo stesso. Per un anno, mi prendo appunti perché devo risolvere l’idea “che cosa cavolo ho da dire?” e poi, una volta che ho sistemato tutte le cose che mi interesserebbe dire, inizia il lungo processo di scrittura che termina due o tre mesi dopo che ho debuttato con lo spettacolo. Quindi si aggiungono sette-otto mesi in più, per questo io faccio uno spettacolo ogni due anni. Formiche è uno spettacolo più politico rispetto agli altri ed è uno spettacolo di cui vado molto orgoglioso. È molto più satirico, ma non come quella satira che viene fatta in Italia, quella basata sullo sberleffo che io chiamo “Travagliate”. La vera satira dovrebbe parlare di temi e raramente di attualità politica. Anzi non dovrebbe mai parlare di attualità, l’attualità è il commento spicciolo e banale, da troppi anni la satira è stata appiattita e abbruttita sull’attualità. Di quali temi dovrebbe riappropriarsi? La satira dovrebbe riappropriarsi dei temi etici: la satira parla di etica, sempre. Ti mette di fronte a una cosa e ti chiede se sei d’accordo o meno su quella sulla quale stai ridendo. Non deve lanciare strali. Ti faccio un esempio. Vent’anni fa, prima di Internet, molti comici italiani se usciva la legge finanziaria se la studiavano e ti dicevano: «Guarda, ti dicono questo, ma in realtà è qualcos’altro». Questa cosa non aveva senso nemmeno prima, però, permetteva che lo ‘spettatore medio’, disinteressato alla politica, potesse venire a sapere qualcosa. Oggi, qualsiasi proposta politica dopo cinque minuti ha almeno quindici articoli che dicono tutti il contrario degli altri, perché c’è questa dittatura del presente: ogni giorno bisogna scrivere, ogni giorno bisogna commentare e giustamente le persone non capiscono più niente. Io credo che qualsiasi cittadino debba porsi dubbi etici. Se io dovessi andare a capire come si risolve il problema dell’Ilva, io, in qualità di comico, a che titolo ne parlo? Ma che ne […]

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Musica

Konrad e il suo ultimo album, Luce | Intervista

Nato a Bari nel 1975, Alessandro Konrad Iarussi, in arte Konrad, cresce in una famiglia dalla grande vivacità artistica e questo lo spinge fin da ragazzino ad appassionarsi alla musica. Dagli anni ’90 è pienamente immerso in questo mondo: pubblica con gli Hype il suo primo disco, Sottosopra; con i Radiolondra, prima dello scioglimento nel 2008, partecipa a Spazio Giovani, Arezzo Wave e Sanremo Rock; diventa anche il protagonista di un film del regista Carlo Fenizi, Effetto Paradosso; nel 2013 entra nel roster dell’etichetta discografica Music Force con cui pubblica nel 2013 Carenza di Logica e ultimo, pubblicato lo scorso maggio Luce, un album che l’autore definisce l’antitesi del precedente lavoro. Dopo le tante e vive esperienze musicali, Luce è un lavoro che mette un po’ il punto al passato e lo mette in ordine, in modo tale da poter voltare pagina e raccontare un nuovo inizio: quello segnato dalla nascita di sua figlia. Il disco si sviluppa attraverso una prosa scarna ed essenziale, accompagnata da sonorità che uniscono il folk al rock americano degli anni ’90, il grunge di Seattle, per intenderci. Tutto questo ce lo ha raccontato lo stesso Konrad, durante la nostra intervista. Intervista a Konrad La tua è una famiglia di artisti, questo che importanza ha avuto nel tuo percorso musicale?  Mio nonno dipingeva, come mio padre e mia zia, che è anche scrittrice.Mio fratello è bassista, i miei cugini suonano. Mia nonna suonava la fisarmonica e sua sorella insegnava pianoforte. Questo è assolutamente normale ed è questo il punto, fare arte per noi è una cosa qualsiasi. Naturale. Cosa puoi raccontarmi degli anni con i Radiolondra? -potresti ritornare sulle cause che portarono allo scioglimento del gruppo? Anni belli ma soprattutto formativi. Ci siamo sciolti perché… Shhhh… Segreto… Ma sicuramente posso dire che siamo rimasti tutti grandi amici e con l’ex chitarrista Valerio Fuiano ho prodotto il nuovo album Luce. Cosa puoi raccontarci invece della tua esperienza da attore? Un gioco. Divertente. Ma io sono un musicista, un cantautore, non un attore. Perché Luce è la perfetta antitesi a Carenza di Logica? Perché è un disco logico. Racconta me, la mia vita, il mio amore, la mia musica ideale. In Carenza di Logica ho sperimentato generi musicali che non sono miei. Cosa hai voluto raccontare con quest’ultimo album? La felicità. La felicità dopo un dolore. La felicità di aver incontrato Giuliana. La felicità per la nascita di LUCE (mia figlia). La capacità di superare le difficoltà. Qual è il sound che hai ricercato per comporlo? Il giusto mix tra i cantautori italiani e quelli di Seattle. Ti esibirai dal vivo prossimamente? Prossima data certa il 27 dicembre a Foggia. Progetti futuri? Ho finito di scrivere il nuovo disco… Voglio registrarlo. È una bomba.   Fonte immagine: ufficio stampa Music Force. 

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Musica

Lucio Dalla – Legacy Edition: quarant’anni dopo la prima pubblicazione

«Lucio Dalla fece un mezzo miracolo. Il 1979 fu l’anno in cui uscirono The Wall dei Pink Floyd, London Calling dei The Clash, Highway to Hell degli AC/DC e lui riuscì a inserirsi in mezzo a questi dischi incredibili. Questo non è un disco, è il disco». Queste le parole con cui Stefano Patara, responsabile di Sony Music Italia, ha introdotto Lucio Dalla – Legacy Edition, la rimasterizzazione del disco “Lucio Dalla” quarant’anni dopo la sua prima pubblicazione. Presentato in anteprima mercoledì 23 ottobre alla Sony Music di Milano, il disco è arricchito da 3 bonus track in versione inedita registrate nello studio di registrazione del castello di Carimate (Como): Angeli, Stella di mare in uno slang di inglese maccheronico e Ma come fanno i marinai con Francesco De Gregori. Dal 25 Ottobre, l’album sarà disponibile sia in versione CD con un libretto di 24 pagine; sia in versione LP rimasterizzato nell’innovativo formato 24bit/192 KHZ, che comprende il cd con un libretto di 12 pagine e una stampa speciale. Di quest’ultima versione saranno disponibili soltanto mille copie Dal 6 dicembre, ma ordinabile già da ora, saranno disponibili altre mille copie del cofanetto con l’LP, questa volta in pasta bianca. I booklet sono stati curati e disegnati dal fumettista marchigiano Alessandro Baronciani, che ha trasposto su carta le suggestioni visive della musica di Dalla, e contengono anche dei contributi di Dente, Colapesce e Dimartino che raccontano i loro ricordi legati all’album. Il lavoro anticipa il progetto editoriale di TV Sorrisi e Canzoni e La Gazzetta dello Sport, in collaborazione con Pressing Line, che dal 3 dicembre pubblicheranno a cadenza bisettimanale tutti i 22 lavori del cantautore bolognese in vinile, correlati da fascicoli con racconti inediti e interviste ai principali artisti che hanno collaborato con lui. La conferenza di presentazione di Lucio Dalla – Legacy Edition Nell’elegante e avveniristico edificio della Sony, adornato dai dischi d’oro e platino dei tanti artisti dell’etichetta discografica, si è svolta la conferenza di presentazione di Lucio Dalla – Legacy Edition, introdotta dai responsabili di Sony Music Italia Stefano Patara e Paolo Maiorino. Sono intervenuti il critico musicale John Vignola, come moderatore, Maurizio Biancani, autore della rimasterizzazione, Alessandro Colombini, storico produttore musicale di Lucio Dalla, e Alessandro Baronciani autore delle illustrazioni dei booklet e delle animazioni del video Angeli. Il progetto è nato per poter celebrare il quarantesimo anniversario del disco Lucio Dalla, un lavoro che segnò un’importante svolta nella carriera dell’artista. Pubblicato dopo Come è profondo il mare (1977) e prima di Dalla (1980), Lucio Dalla è uno dei tre dischi che costituiscono il trittico che, a detta di molti, segna la vetta artistica della sua carriera. Lo spartiacque che pose fine al periodo di sperimentazione con il poeta Roberto Roversi e che gli conferì fama nazionale. Il disco è stato rimasterizzato grazie al ritrovamento in Germania (dove la Sony conserva la maggior parte dei propri master) di alcuni nastri originali risalenti proprio alle registrazioni fatte nel 1979 nella sala di registrazione del castello di Carimate. […]

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Teatro

FAKEminismo, il nuovo spettacolo di Daniele Fabbri | Recensione

L’ultima volta di Daniele Fabbri a Napoli risale a non molto tempo fa, allo scorso 27 Aprile, a quando, terminato il tour di Fascisti su Tinder, aveva portato al Kestè i suoi Nuovi Monologhi. Sabato 5 ottobre, il palco del Kestè Abbash lo ha di nuovo accolto, ospitandolo per il suo nuovo monologo FAKEminismo, inaugurando così la nuova stagione di stand up comedy del locale, giunta alla sua quinta edizione. FAKEminismo, il racconto della serata Ore 22:00, iniziano a scendere le prime persone nella saletta di Abbash che si riempie in poco tempo, sotto le note di grandi classici del rock come Wish you were here, Whiskey in the jar, Smoke on the water e Stairway to heaven. Ad aprire le danze di questa quinta stagione ci pensa Flavio Verdino, uno dei protagonisti principali dei tanti open mic al Kestè. Dopo aver scherzato sulla sua somiglianza con Umberto Smaila, inizia il suo monologo sulla rivalutazione della mediocrità. Una mediocrità come una serie di step da rispettare per combattere la tossicità delle aspettative sociali che portano le persone ad una lesionista gara per essere il migliore. Verdino è dissacrante, senza scrupoli, è a suo agio nel profanare tabù inviolabili come la morte. E lo fa mettendo in gioco se stesso, con sicurezza e forse anche con una sorta di piacere perverso. La sua esibizione è convincente, un’ottima prova per riscaldare gli animi del pubblico che accoglie con un’ovazione il principale protagonista della serata: Daniele Fabbri. Prima di iniziare il monologo, Fabbri chiede a una ragazza del pubblico di completargli il trucco sull’occhio destro e di farsi schiaffeggiare, un invito accettato con un po’ di ritrosia. FAKEminismo nasce dalla volontà del comedian di immedesimarsi, quanto più possibile, nel mondo femminile e, nel farlo, inizia facendosi carico di uno dei suoi simboli: il trucco. Come il precedente monologo, Fascisti su Tinder, la premessa è la stessa: l’emancipazione dal retaggio cattolico e dal patriarcato maschile. Qui, però, si sviluppano nuovi esiti e nuove riflessioni. Con sagacia demolisce, tassello dopo tassello, i vincoli insensati di una certa cultura cattolico-patriarcale che sono invisibili, ma che incombono sulle dinamiche sociali del nostro paese, soprattutto nei rapporti con l’altro sesso. Il femminismo che racconta è fatto di empatia e uguaglianza, non di isterica censura, non in una guerra a chi è più discriminato. Uno dei maggiori danni fatti dal patriarcato (raffigurato da Fabbri nell’immagine di tre vecchietti scorbutici e superdotati) non sta soltanto nel riduttivo ruolo assegnato alla donna, ma anche in quell’imperativo di rimuovere il dolore e di costante obbligo di mostrare la propria mascolinità che crea in tanti uomini ansie e angosce. Oltre ai momenti maieutici di riflessione, non mancano quelli più scanzonati. Piccole gag costruite con fervida immaginazione, dei piccoli bozzetti fumettistici (non è certo un caso). Anche con questo spettacolo, il comedian romano dimostra di essere uno dei migliori esponenti della stand up comedy italiana. La sua è una comicità fatta di quell’acume in grado di ribaltare un pregiudizio, che fa della risata uno […]

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