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Eroica Fenice

Musica

Tommaso Paradiso e Fabio Rovazzi, la nuova frontiera dei tormentoni estivi

Tormentoni estivi, parliamone! Il contenuto del seguente articolo è ironico, il lettore è dunque gentilmente invitato a non indignarsi e a non prendere seriamente niente di ciò che è scritto. Sono ovunque, ci inseguono, non c’è modo per fuggirli o anche soltanto evitarli: sono i tormentoni estivi! Ogni anno, con l’arrivo della primavera, decine e decine di cantanti spagnoli e sudamericani si destano dal sonno letargico per invadere il mercato musicale con le loro canzoni (tutte uguali!) sulla bellezza dell’estate: i balli, gli amori, le passioni… Li vedi ballare sulle spiagge, sulla sabbia bollente senza alcuna difficoltà. Hanno per tutta la durata del videoclip un sorriso a 32 denti stampato in faccia perché loro non sono persone normali. Una qualsiasi persona normale, in quelle condizioni, suderebbe o inciamperebbe rovinosamente, ma loro no perché non sono umani: sono cyborg creati dall’industria discografica! Come se non bastassero i vari J Balvin, Alvaro Soler, Daddy Yankee, Luis Fonsi (quello di Despacito, il cyborg latino-americano più potente di sempre), anche l’industria discografica italiana ha deciso di passare al lato oscuro e seguire le orme della musica latino-americana, la più grande fabbrica al mondo di tormentoni estivi preconfezionati. Ci siamo dovuti sorbire Baby-K e J-Ax & Fedez che, per fortuna, non canteranno più insieme per un po’ (speriamo a lungo). Quest’ultimi tra una ventina/trentina d’anni saranno probabilmente ricordati come gli Al Bano & Romina Power del XXI secolo. Possiamo già immaginare un distopico film di un ormai ottuagenario Checco Zalone, che sulle note di Italiana di J-Ax & Fedez, si indigna con il ristoratore norvegese di turno, reo di non portare rispetto alla cultura italica. Qualcosa negli ultimi anni, però, è cambiato, l’azione pervasiva e dissacrante del web che, originariamente, avrebbe dovuto contrastare i grandi monopoli industriali musicali, li sta invece cambiando. A poco a poco, il liquame informatico postmoderno sta ricoprendo l’industria, potenziandola, rendendola ancora più pericolosa di prima, creando dei mostri ancora più paurosi: Tommaso Paradiso e Fabio Rovazzi. Sì, proprio loro, apparentemente innocui ma decisamente più malvagi di qualunque altro cantante. Tommaso Paradiso, l’uomo vaporwave  dei tormentoni estivi postmoderni Si presenta come un belloccio, tutto passione e romanticismo. Si narra che sia nato da un amore galeotto tra Jerry Calà e Sophie Marceau (la protagonista de Il tempo delle mele), ma in realtà fonti attendibili-di cui non possiamo svelare il nome- ci hanno svelato in esclusiva che Tommaso Paradiso è nato da un progetto militare segreto di un nucleo della Democrazia Cristiana ancora in vita. Il suo compito è quello di ristabilire l’egemonia culturale del partito ormai estinto. Ha iniziato a mostrare il suo potere con Completamente nel 2016, ma è stato un tentativo che non ha portato grandi frutti. La svolta è arrivata l’anno scorso con Riccione. Gli anni ’80 sono risorti e sono tornati a prendersi ciò che gli apparteneva. Insieme agli anni ’80 è ritornata la riviera romagnola, troppo a lungo accantonata per altre località moderne e più esotiche. Paradiso, a colpi di vaporwave, synth anni 80 e amori […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Giorgio Montanini al Kestè: la comicità come missione

Come preannunciato pochi giorni fa, ieri sera è andato in scena lo spettacolo di Stand Up Comedy di Giorgio Montanini al Kestè in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli. Giorgio Montanini al Kestè, la serata Ore 21:00. Un cospicuo numero di spettatori attende fuori l’ingresso e inizia a scambiarsi le prime impressioni e aspettative su questo nuovo spettacolo del comico di Fermo, contenente alcuni dei suoi vecchi monologhi non conosciuti dal grande pubblico. Ore 21:30. Si inizia a scendere nella saletta sotterranea e subito si invoca a gran voce il comedian marchigiano:”Giorgio! Giorgio!”. L’attesa è delusa, ma soltanto momentaneamente, il primo a salire sul palco non è Giorgio Montanini ma il comico romano Mauro Kelevra che, con un irriverente monologo sul suo astio verso i bambini, riscalda l’atmosfera per il protagonista della serata. Ore 22:30. Giorgio sale sul palco acclamato da tutta la platea: è finalmente giunto il suo momento. Dopo una breve introduzione allo spettacolo, entra a gamba tesa nel cuore della narrazione, scagliandosi contro due delle più grandi piaghe sociali del nostro paese: le cover band e la Lega ( ci ripromettiamo di non menzionarla più perché la leggenda narra che essa salga nei sondaggi ogni volta che viene nominata). Con lo sguardo indemoniato e fermandosi pochi volte, Montanini sviscera uno dopo l’altro i suoi monologhi. Espone gli effetti negativi e le contraddizioni di temi come l’omofobia e la religione, mostrando le loro fallaci fondamenta, costruite sulla paura e l’ignoranza. Squarciando quel rassicurante velo di Maya, costruito apposta per loro dalla nostra società capitalista, dietro il quale esse si rifugiano . La forza della dialettica di Montanini, nonostante abbia più volte incitato il pubblico a malmenare i cantanti delle cover band, è nel non essere violenta. Mi spiego meglio. Quando critica qualcuno o qualcosa, non lo fa in maniera approssimativa ma ne scioglie i nodi più stretti e presenta quella cosa per quello che davvero è, nella maniera più cruda e cinica possibile. Non cade nella polemica perché, se è vero che la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci, essa è soltanto una reazione isterica, seppur a volte inevitabile non è una risposta intelligente perché fin troppo semplice e conveniente. Giorgio si assume quindi la piena responsabilità dell’essere uomo, che non consiste in una vaga serie di buoni propositi e buone intenzioni, ma nell’obbiettivo di essere creature ragionevoli che si emancipano dagli istinti. Assumendo quasi i connotati di un invasato profeta, il comico marchigiano non preannuncia salvezze edeniche o imminenti apocalissi, ma ripudia qualsiasi forma di coercizione o repressione della parola e mostra al pubblico quella che, in fondo, è l’unica via per essere uomini: la ragione. Ma la  Stand Up Comedy non si ferma qui Ebbene sì, la Stand Up Comedy a Napoli non si ferma con l’esibizione di Giorgio Montanini al Kestè ma ritornerà il 29 Settembre con il comico Pietro Sparacino, dove? Sempre al Kestè!

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Interviste vip

Giorgio Montanini e la coscienza storica della comicità [intervista]

Grazie al Kestè la stand-up comedy continua a essere protagonista a Napoli. Sabato 4 Agosto, infatti, arriva al Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli uno dei più celebri comedian italiani: Giorgio Montanini. Dopo aver fatto incetta di pubblico con i suoi ultimi spettacoli in alcuni dei più importanti teatri italiani come il Brancaccio, Giorgio Montanini non si ferma e rilancia con un nuovo spettacolo che sarà presentato in anteprima nazionale al Kestè, nella saletta sotterranea. Una location intima per permettere al pubblico di assistere e godere appieno dell’esibizione, senza alcun filtro. Perché Giorgio Montanini non lascia nulla al caso e padroneggia la sua arte comica con grande perizia e, quindi, un’atmosfera confidenziale è la migliore opportunità per assaporare un po’ di sana irriverenza. Per l’occasione, ho avuto l’onore di intervistare il comico marchigiano. È stata subito lampante la sua consapevolezza. Conscio del valore storico e culturale della comicità, Giorgio Montanini mi ha raccontato dei suoi inizi e dei cambiamenti che ha subito quest’arte nel tempo, argomentando con grande acume e cognizione di causa. Giorgio Montanini, l’intervista Come hai iniziato a fare stand-up comedy, com’è nata questa passione? Io ho iniziato come attore di teatro. Il primo contratto da professionista l’ho avuto con lo spettacolo Edipo Re per la regia di Franco Branciaroli. Sono partito con un mostro del teatro e un’opera gigantesca che mi ha formato molto. Volevo essere il nuovo Gian Maria Volonté, il miglior attore italiano in assoluto perché io non faccio mai le cose tanto per, se faccio una cosa ci metto il massimo impegno. Infatti mi sono sfondato di corsi di recitazione e workshop di tutti i tipi e posso dire che, a differenza dei nuovi comedian, io sono molto preparato dal punto di vista tecnico. Cosa che non vedo in questi nuovi virgulti rivoluzionari della comicità. Ho fatto un paio di fiction e un film ma poi, essendo figlio di operai e non avendo santi in Paradiso, più volte quando dovevo firmare il contratto, mi dicevano che c’era un “amico” del regista e puntualmente mi veniva soffiato il posto. Quindi, sentendomi una vena comica, ho iniziato a fare il comico perché lì non si mente: puoi essere anche il figlio del Ministro, se non fai ridere non fai ridere. Solo che non conoscevo la stand-up comedy, conoscevo soltanto Luttazzi. Poi ho scoperto che lui a sua volta si ispirava ad altri comici internazionali, anzi che copiava pari pari i monologhi. Quindi derubricai Luttazzi a mero delinquente artistico e approfondì la mia conoscenza sui comici internazionali. Poi ho avuto l’onere e l’onore di portare la stand-up comedy in Italia. Il tuo canone artistico è composto da 7 spettacoli scritti in 7 anni. Nella scrittura di questi monologhi hai cercato di portare dei cambiamenti oppure di rimanere fedele a un certo stile comico? Guarda, è una domanda che non ti poni. Non ti poni la domanda se devi essere coerente con uno stile oppure no. Io sono un comico italiano e quindi rispondo alla cultura della società italiana […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Filippo Giardina al Maschio Angioino con “Lo ha già detto Gesù”

Domenica 22 Luglio nella suggestiva cornice del Maschio Angioino, il comico Filippo Giardina si è esibito con il monologo “Lo ha già detto Gesù” per l’evento culturale promosso dal Kesté “Ma che bel Kestello- Marcondirondirondello!”. Filippo Giardina al Maschio Angioino, la serata Una fresca brezza estiva si espande tra le mura del cortile dello storico bastione angioino, i gabbiani volteggiano tra le torri e i capitelli, alla luce di una affascinante gibbosa crescente. L’incantevole atmosfera viene interrotta dal black humour del giovane stand-up comedian napoletano Davide Diddielle che, con buon ritmo, sviscera le sue battute e le sue freddure su temi di attualità e non solo. All’insegna del politicamente scorretto, il giovane prepara il terreno per Filippo Giardina, offrendo al pubblico un piccolo assaggio di una stand-up comedy senza filtri o paletti di sorta, che sceglie la via dell’irriverenza con totale disincanto ma anche con grande coerenza. Così, dopo Diddielle sale sul palco l’ospite più atteso della serata: Filippo Giardina. Si mostra fin da subito sfrontato e bramoso di provocare il pubblico, demolendo i miti e i capisaldi della cultura napoletana: Totò, Troisi, il caffè, la pizza… Il pubblico in larga parte (non tutti) apprezza e partono i primi scroscianti applausi. Giardina presenta il monologo “Lo ha già detto Gesù”, come il suo primo lavoro scritto grazie a un’ispirazione esterna. Partendo dal concetto cristiano del male che può diventare bene, il comico pone sotto il vaglio sovversivo della sua satira i “mostri” creati dalla nostra società (quindi noi stessi) individualista ed egocentrica che, sotto il velo del politicamente corretto, cerca di nascondere i suoi scheletri nell’armadio. Una società ancora profondamente maschilista e patriarcale, rea di concentrare tutte le sue forze sull’efficienza dei singoli individui e non nella collaborazione e nella solidarietà tra essi. Attraverso il racconto della sua vita, sfata tabù e visioni stereotipate sul sesso e sull’autoerotismo, mostrandone con puntuali esempi le loro assurdità logiche. Sono infatti visioni che, seppur razionalmente paradossali, vengono accettate pedissequamente, perché radicate nella nostra cultura. Filippo Giardina ne ha per tutti: le donne, le modelle curvy, Gesù, i suoi genitori, il popolo indignato dei social… Dietro il monologo di questo quarantaquattrenne depresso, menefreghista, cinico, spudorato e non più sicuro nei panni di comico, c’è però un importante sottotesto che va colto. Filippo Giardina rifiuta il diktat del “Credi in te stesso”, ne smantella con sagace ironia tutti gli effetti negativi, ma non si siede sulle sponde del fiume a guardare il cadavere del nemico, offre un’alternativa: quella della gentilezza. Non ne tratta fino in fondo, ne accenna per non venir in meno al suo personaggio crucciato e alla sua ideologia politica del “menefreghismo di sinistra”. Prima di conoscere e focalizzarci soltanto su noi stessi dovremmo conoscere gli altri, perché sono gli altri a costituire il metro di giudizio per conoscersi. Quindi, un atto di gentilezza, seppur minimo, è un primo importante passo per costruire una vasta rete di solidarietà. Giardina distrugge, diverte, provoca e sguazza tra le macerie culturali del nostro paese ma quello […]

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Food

Il Dublin Square di Pomigliano D’Arco presenta il suo nuovo menù

Piacevole serata quella trascorsa ieri tra le mura del pub Dublin Square a Pomigliano D’Arco. Per presentare il nuovo menù, i proprietari del pub si sono affidati all’esperienza e alla competenza di Renato Rocco, direttore responsabile del magazine La Buona Tavola, nonché organizzatore di eventi enogastronomici ed agroalimentari, che ha seguito e diretto in prima persona tutti i preparativi della serata. È stato proprio lui, dopo un veloce assaggio di birre e cuoppi di fritti misti, a introdurre agli ospiti il menù e le finalità della serata, dando anche la parola ad Agata Annunziata, una delle due proprietarie del Dublin Square. Agata ci racconta della genesi del locale, nato 4 anni fa da un’idea sua e della sorella Marianna, lo chef del locale, di voler portare in Italia, in seguito a un viaggio in Irlanda, le atmosfere dei pub dell’isola verde. L’arredamento e il mobilio del locale rimandano molto a quel mondo: sembra davvero che ci sia un pezzo di Irlanda a Pomigliano D’Arco! Ma non è un’imitazione pedissequa, anzi, come tiene a precisare Agata, il pub non nasce soltanto con l’idea di riprodurre le atmosfere irlandesi ma anche con quella di integrarle e adattarle alla realtà dei prodotti tipici campani. Un progetto che ha come assi portanti l’Irlanda e la Campania ma guarda anche altrove. Infatti, il Dublin Square è il primo rivenditore campano della birra Chouffe, una birra belga. Nata nel 1982 da un’idea dei due cognati Pierre Gobron e Christian Bauweraerts, la birra si caratterizza per i suoi aromi al gusto d’arancia e alla mela acerba e per il suo inconfondibile marchio: uno gnomo con un cappello rosso e una folta barba bianca. Ieri sera, una piccola riproduzione dello gnomo è stata una delle attrazioni: gli ospiti non hanno esitato a fotografare i loro piatti vicino a lui! Dublin Square, la cena Dopo gli assaggi di fritti e di birra, è arrivata la prime sostanziose portate: lo spezzatino stracotto alla Guiness con purea di patate e le alette di pollo Irish Style in salso agropiccante. A questi due piatti sono seguiti le due nuove, e soprattutto squisite, proposte di panini: il Callan e il Carlow. Il primo è una variante di un panino con ingredienti abbastanza tipici: mini burger di Chianina, cheddar, bacon croccante, cipolla caramellata, patatine, salsa BBQ e senape. Il secondo, invece, presentava sapori e ingredienti decisamente più particolari e ricercati: mini burger di maiale affumicato, melanzane alla contadina (fritte con un particolare metodo con l’uovo), caciotta dolce, capocollo di Martina Franca, salvia fritta e maionese. Per concludere in dolce bellezza, sono stati serviti degli assaggi di due dolci preparati in esclusiva dalla pasticceria Antignani per il Dublin Square: una cheesecake ai frutti di bosco con ricotta di bufala e una Birramisù, una variante “birrica” del tiramisù. I dolci sono stati accompagnati da due liquori, uno alla crema di caffè e uno alla crema di latte. Un finale con i fiocchi per suggellare una piacevole serata all’insegna dei sapori irlandesi e campani.

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Eventi/Mostre/Convegni

Filippo Giardina al Maschio Angioino il 22 luglio

Grande attesa per lo spettacolo di Filippo Giardina al Maschio Angioino. Il comico romano, classe ’74, si esibirà Domenica 22 Luglio alle 21:00, nella suggestiva cornice del bastione angioino, grazie alla collaborazione del Kestè e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. L’evento suggella la terza edizione del “Marcondirondirondello – ma che bel Kestello!”, il festival organizzato dallo storico locale della movida napoletana, che si inscrive nella rassegna di eventi culturali promossa dal comune di Napoli: Estate a Napoli 2018. Uno dei più famosi e irriverenti stand-up comedian italiani, reduce inoltre da ben quattro sold-out al Kesté a Largo San Giovanni Maggiore, potrà tornare a esibirsi nel capoluogo campano con il suo monologo “Lo ha già detto Gesù” (spettacolo rigorosamente vietato ai minori di 18 anni). Un’analisi impietosa e senza mezzi termini del nostro paese che offre, attraverso l’ironia, non un pretesto per ridere e non pensare, ma uno spunto per riflettere e ragionare. Giardina sfata miti e tabù con approccio cinico e sarcastico, affidando alla sua satira non soltanto il compito di sovvertire e distruggere gli stereotipi, ma anche quello di creare un terreno ideale per poter costruire una nuova consapevolezza, più pura e sincera. Filippo Giardina al Maschio Angioino, alla scoperta del comico Filippo Giardina, come scritto precedentemente, è uno dei più famosi stand-up comedian italiani, autore di otto spettacoli comici. La sua satira pungente e la sua ironia irriverente vantano ormai anni di decennale esperienza. Giardina ha infatti iniziato a esibirsi come monologhista satirico in locali e teatri dal 2001. Arriva al grande pubblico nel 2013 quando, contattato dal produttore televisivo Gregorio Paolini, partecipa al programma di Rai 2 “Aggratis!”, insieme al collettivo da lui fondato Satiriasi. Nello stesso anno diventa anche autore del programma “Nemico Pubblico”, targato Rai3. Dal 2014 fino al 2016 partecipa e coordina il programma “Stand Up Comedy” su Comedy Central, per poi diventare, nella stagione televisiva 2016/2017, autore e panelist delle cinquantacinque puntate di “Sbandati” su Rai2. Filippo Giardina al Maschio Angioino, non solo stand-up comedy Dopo il monologo di Giardina la serata non giunge affatto al termine: il pubblico potrà infatti assistere a ben due spettacoli musicali. A esibirsi saranno i Barabba e i Mantrika. I primi sono un energico trio Rockabilly che porta avanti un vivace sound che spazia da Chuck Berry a Buddy Holly. Batteria, contrabbasso, piano, chitarra e un pastrocchio linguistico napoletano, italiano e inglese all’insegna del “Politically Incorrect”. I Mantrika, invece, sono il gruppo teatrale musicale/teatrale di Danilo Rovani e Cosimo Alberti. Nacchere, tammorre e voci partenopee per far rivivere il suono antico del capoluogo partenopeo, trasportando il pubblico in una grande festa popolare.

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Cinema & Serie tv

Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile e agli attori della serie

Dalia de las Hadas (Dalia delle fate) è una serie musicale per teenager scritta e diretta dalla giornalista, scrittrice e sceneggiatrice Anna Mirabile. In onda su La5 dall’11 Giugno, dal lunedì al venerdì alle 13:40, la fiction parla del sogno della giovane Dalia (Miriam Planas), abbandonata dalla madre adottiva a 4 anni e cresciuta con il padre Walter, di diventare una cantante. La serie, girata tra Buenos Aires e l’Italia, vanta un cast internazionale composto da un perfetto mix di attori già esperti ed affermati nel mondo della telenovela come Florencia Ortiz ( “Il mondo di Patty”, “Violetta”, “Esperanza mia”, “Somos familia”, “Muneca brava”), Sol Moreno (“Mujeres Asesinas”, “Peter Punk”, “Soy Luna”, “La Antena”), Paula Brasca (“Vite rubate”), Aida Flix (“El secreto de Puente Viejo”, “Gran Hotel”, “Matilde Navalón”) e Nicolas Maiques ( “Rebelde Way”, “Floricienta”, “Peter Punk”, “La Trinity”) che ha inoltre composto e scritto le canzoni in spagnolo della serie; e altri attori giovanissimi come il quindicenne Tiziano Colabucci alla sua prima esperienza in una telenovela musicale, Ian Lucas di 18 anni con già alle spalle esperienze in “Soy Luna” e “Once” e la stessa protagonista Miriam Planas, anche lei di 18 anni, che ha recitato in tre film: “Psychophony”, “Paranormal Xperience 3D”, “Barcelona nit d’estiu”. Il 2 Luglio, in occasione del PromoDay della serie alla libreria Open di Milano, abbiamo avuto l’occasione di intervistare telefonicamente Anna Mirabile e molti degli attori della serie. Ecco a voi. Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile Lei è una giornalista professionista, scrittrice, produttrice, soggettista e una sceneggiatrice. Cosa l’ha spinta a realizzare una telenovela musicale come Dalia de las Hadas? Ho un trascorso di giornalista Rai dove sono rimasta fino al 2010, ma ho sempre coltivato questo sogno della telenovela teen. Ti posso raccontare un aneddoto su questo: quando ero piccola sul balcone di casa di mia madre, dove c’erano una serie di scope, avevo messo dei cartoncini con dei nomi a ogni scopa creando dei personaggi; e ogni giorno giravo una puntata di una telenovela. Per dirti quanto è antico questo sogno. Quindi, appena ho avuto l’opportunità di realizzare questa telenovela, l’ho voluta fare con gli attori che secondo me meglio la rappresentavano, quindi con l’Argentina in prima linea. Anche se poi la protagonista è spagnola e ci sono italiani, colombiani, peruviani… Però insomma, che l’Argentina fosse in prima linea era molto importante perché per me la telenovela è argentina. Rimanendo in tema telenovela, ci sono delle differenze o delle analogie tra la fiction italiana e quella sudamericana? Secondo me non c’è nessun collegamento perché la fiction italiana tende molto a rappresentare la realtà nei suoi aspetti anche più crudi, con un grande disincanto a volte. Mentre, la componente sudamericana, anche nelle serie tv più drammatiche, è sempre portata al trascendere la realtà: a vedere lo straordinario nell’ordinario. C’è molto più spazio per la fantasia e anche per la fede, la speranza e l’immaginazione. Diciamo che gli attori sudamericani hanno le briglie più sciolte, gli italiani invece sono più […]

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Musica

Compilation Eroica #5, i migliori brani di Maggio

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questo mese vi proponiamo tre singoli pieni di “napoletanità”. Ecco a voi. Compilation Eroica #5, Sisifo di Ventinove e Trenta feat. Ciccio Merolla Pubblicato il 25 maggio per l’etichetta discografica Full Heads, Sisifo è il nuovo singolo della band napoletana Ventinove e Trenta in collaborazione con il celebre percussionista Ciccio Merolla. Un titolo eloquente, nella mitologia greca, Sisifo era il più scaltro tra gli uomini: astuto e cinico. Il brano è infatti una sagace critica a chi non si fa scrupoli di coscienza per raggiungere i suoi obiettivi, avvalendosi di sotterfugi e scorciatoie. Costringendo, dunque, chi invece cerca di seguire un percorso corretto, a fare i salti mortali. La correttezza e il rispetto in questo modo non diventano motivo di dignità ma soltanto un enorme peso da portare con sé, proprio come il protagonista del video costretto a trascinare un enorme masso. Con un sound energico e vivace, che unisce blues e funk, i Ventinove e Trenta potrebbero scrivere una nuova pagina per il “Neapolitan Power”. “Ma sta chi nun se fa scrupole ‘e cuscienza/ e vò fernì primma ancora ‘e accummincià/ guapparia e pure cocche conoscenza/ frisco e profumato passa annanze e je me ‘nchiaveco a saglì//” Compilation Eroica #5, La leggenda del Superman napoletano di Tommaso Primo Dopo 3 anni dalla pubblicazione del suo primo album Fate, Sirene e Samurai, il cantautore napoletano Tommaso Primo ritorna con La leggenda del Superman napoletano. Un brano, pubblicato il 4 Maggio, che fa da anteprima all’uscita del suo nuovo disco targato Full Heads 3103. Il cantautore, con la leggerezza con cui si raccontano le favole, traspone il personaggio di Superman nella città di Napoli, immaginando la vita di un ipotetico Superman napoletano. È un Superman che appare molto meno scultoreo e senza quell’alone di epicità che avvolge il personaggio classico. Appare quasi buffo, un po’ arrangiato, ma nel suo piccolo comunque eroico, impegnato a risolvere i problemi dell’ordinaria quotidianità. “Si Superman fosse Napulitano/ se scetasse tutt’ ’e matine cu ‘o vient’ ’e mare/ e a chi le chiede ancora “Ma che ce staje a fa?”/ rispunnesse “è n’onore a essere nato ‘ccà”//” Compilation Eroica #5, E vivrò… di Mauro Di Domenico Concludiamo con E vivrò… brano inedito del chitarrista Mauro Di Domenico tratto da Essenza, il suo album di cover strumentali dei più famosi brani di Pino Daniele, pubblicato il 25 maggio per Forward Music Italy. Le sapienti dita di Mauro Di Domenico si muovono sinuose sulla tastiera della sua chitarra classica, plasmando, sopra un sottofondo di archi, una melodia che rimanda a Quando e Napul’è. Un elegante ed emozionante omaggio a chi Napoli l’ha saputa raccontare e suonare come pochi. Clicca qui per ascoltarlo.  

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Concerti

Gli Eugenio in Via Di Gioia entusiasmano la Casa Della Musica

Gli Eugenio in Via Di Gioia sono approdati, ieri 24 Maggio, alla Casa Della Musica per realizzare il primo concerto nella città partenopea, in occasione del tour del loro nuovo album Tutti su per terra. Noi di Eroica eravamo lì per potervelo raccontare. Eugenio in Via Di Gioia, il concerto A giudicare dalle foto postate sulle pagine social della band torinese ci si sarebbe aspettati una grande affluenza o, quanto meno, un pubblico abbastanza folto. Invece, già dalla fila ai cancelli, si intuiva che saremmo stati davvero pochi e così è stato. Ma poco importa, il numero esiguo non ha di certo influito negativamente sulla riuscita dello spettacolo che anzi, del calore e della stravaganza dei pochi presenti, ha sicuramente giovato. È come se fosse stato un raduno tra vecchi amici, in campo tanta allegria e voglia di divertirsi. Il concerto inizia alle 22, gli Eugenio in Via Di Gioia si presentano sulle note di Silenzio. Una breve presentazione e subito hanno l’occasione di interagire con il pubblico. Doveroso menzionare un bizzarro ma simpaticissimo ragazzo che, presentatosi come Gigi D’Alessio, per tutta la durata del concerto, ha esternato il suo amore per la band con frasi piene d’amore e carnalità. Il tutto, mentre la sua fidanzata, rigorosamente presentata come Anna Tatangelo, cercava inutilmente di trattenerlo. Un’atmosfera divertentissima e anche abbastanza surreale che ha rallegrato non poco i presenti. Il concerto va avanti e il gruppo continua attingendo a brani tratti da tutto il loro repertorio: Prima di tutto ho inventato me stesso, Giovani illuminati, Emilia, Selezione Naturale, Sette camicie, Ho perso, Pam, Obiezione, Egli, La punta dell’iceberg… E anche due piccoli tributi a due pezzi da novanta della storia della musica: Beethoven e Gigi D’Agostino. A colpire il grande entusiasmo e soprattutto la  complicità che c’è tra gli “Eugenii” che, tra un brano e l’altro, ma anche durante i brani, danno vita a numerosi scherzi e siparietti, aggiungendo tanta teatralità allo spettacolo. Dopo Chiodo fisso e il lancio di una prugna (no, non è il nome di una canzone, hanno davvero lanciato una prugna sul palco), scendono dal palco, radunando in cerchio gli spettatori. Il concerto finisce proprio così, con gli Eugenio in Via Di Gioia letteralmente abbracciati dai loro fan mentre suonano Perfetto uniformato e Re fasullo d’Inghilterra. Eugenio in Via Di Gioia, considerazioni sulla band e sul concerto Gli Eugenio in Via Di Gioia stupiscono non solo per la vitalità sul palco ma anche per le scelte musicali e testuali delle loro canzoni. Propongono un nuovo folk, ripescando strumenti un po’ dimenticati come la fisarmonica, conciliandolo con sonorità decisamente più moderne. A completare il tutto, testi con un imprinting molto scherzoso e giocoso, quasi fiabesco, che offrono però tantissimi spunti di riflessione su temi incentrati sul rapporto uomo-tecnologia e uomo-natura. Proponendo delle interessanti chiavi di lettura con le quali interpretare il nostro mondo.  

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Concerti

Nino D’Angelo 6.0, lo scugnizzo riabbraccia la sua città

Reduce da concerti di incredibile successo Nino D’Angelo non si ferma e continua con Il Concerto Nino D’Angelo 6.0, nato l’anno scorso per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Sabato 19 maggio, quasi un anno dopo l’inizio del tour allo Stadio San Paolo, è ritornato a Napoli per poter nuovamente cantare davanti al suo popolo. Ad ospitarlo ancora il Teatro Palapartenope, gremito di persone di ogni età pronte ad accogliere l’eterno “scugnizzo”. Noi di Eroica Fenice eravamo lì e vogliamo raccontarvelo. Nino D’Angelo 6.0, il concerto Sono le 21.20, due signore confabulano: Nino D’Angelo ha messo su un po’ di pancia ma questo non le scoraggia, sono convinte che sia ancora bravissimo e, soprattutto, ancora bello. È questo il clima che si respira nel teatro, qualche dubbio c’è ma non tale da scalfire la granitica certezza di assistere a un grande spettacolo. 21:30, ora il pubblico, un po’ impazientito, invoca a gran voce il suo beniamino. Passano pochi minuti e Nino è proprio lì, a braccia aperte per stringere a sé il calore del pubblico e cullarsi sulle note di, guarda caso, Ventuno e Trenta. L’urlo della platea è ora assordante, il sound della band è massiccio e deciso, si passa da ritmi rock ad altri più distesi. Brani come Batticuore, Si turnasse a nascere, Jammo Ja, Chesta Sera, Sotto ‘e stelle si susseguono uno dopo l’altro non senza che Nino abbia più volte dimostrato il suo affetto al pubblico:” Evviva l’amore, vi amo!”. Lo ripeterà più e più volte, sdraiato, disteso, in ginocchio, a braccia spalancate, in ogni modo. Trova anche il tempo per ironizzare sulla passionalità “carnale” di alcune sue canzoni che forse, data l’età, non gli sono più consone. I suoi sessant’anni non sono però un freno ma uno stimolo a tuffarsi a capofitto nell’adrenalina del concerto perché:” non bisogna accontentarsi delle cose materiali, quelle si scassano, i sentimenti no”. Inarrestabile, salta da un lato all’altro del palco, assorbendo l’energia del pubblico in delirio. Solo un piccolo guasto tecnico lo ferma ma, con molta esperienza, non lascia che il tempo trascorra inerte e intrattiene il pubblico, ingraziandoselo anche:” Il mio pubblico non va a vedersi Nino D’Angelo, ma va a cantare con Nino D’Angelo”. Risolti i problemi tecnici si riprende a suonare: Senza giacca e cravatta, Jesce Sole, A mio padre, Io vivo e tante altre fino ad approdare a Napul’è, un omaggio a Pino Daniele. Questo tributo segna un po’ una svolta nello spettacolo entrato nella sua fase finale. A prendersi la scena, adesso, i brani che hanno fatto da colonna sonora ai film come Pop-Corn e patatine, Pronto si Tu? A giacc e pell e ‘Nu jeans e ‘na maglietta durante la quale, sceso tra il pubblico, rischia seriamente di rimanere schiacciato per il troppo affetto. Dopo aver anche esaudito alcune richieste, si cinge le spalle con la bandiera del Napoli e termina il tutto con Napoli Napoli. Nino D’Angelo 6.0, considerazioni Questo concerto mi ha stupito non poco. Troppo spesso rinchiuso nell’immagine del caschetto biondo e […]

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Interviste

Essere Enzo Savastano, alla scoperta del maestro neomelodico

Abbiamo intervistato Antonio De Luca, l’uomo che offre voce e sembianze a Enzo Savastano, il languido cantante neomelodico, munito di occhiali da sole, che ha conquistato il web con la sua passionalità e le sue storie surreali. Durante una lunga ma estremamente piacevole chiacchierata telefonica, Antonio ci ha raccontato di questo progetto nato insieme all’amico Valerio Vestoso. Un personaggio nato per gioco e curato nei minimi dettagli, che non si rifugia nei tormentoni o nel semplice scimmiottare i cantanti neomelodici, ma che costruisce una sagace ironia, offrendo ai fan una nuova liturgia, un immaginario attraverso il quale guardare il nostro paese. Uno degli aspetti più belli dell’essere Enzo Savastano, come racconta Antonio,  è che proprio tutti stanno al gioco e si offrono discepoli al suo cospetto. Lui è pronto ad accoglierli, a tendergli la mano: “Io sono con voi” dice loro, proprio come il titolo del suo album pubblicato il 10 Maggio. L’album segna l’incarnazione del Verbo, surreale e grammaticalmente incerto dei suoi post su Facebook,  in Uomo.  Con grande ironia e disponibilità, ci spiega la genesi del personaggio e del disco che racchiude al suo interno tanti generi: dalle sonorità tipicamente neomelodiche al neapolitan power di Pino Daniele, passando per il reggae  e le tendenze minimaliste dell’indie. Ecco a voi l’intervista. Essere Enzo Savastano, intervista ad Antonio De Luca Come nasce il progetto Enzo Savastano? Questo progetto nasce da un’estate vuota di due individui sconosciutissimi che si chiamano Valerio Vestoso e Antonio De Luca. Abbiamo sempre avuto, un po’ per cultura pop comune, un po’ per provenienza perché siamo entrambi di Benevento, un’attrazione per il mondo neomelodico. Non come fruitori ma come curiosi. Io ho sempre scherzato scimmiottando il modo di cantare dei neomelodici e lui ha sempre avuto una grande capacità di scrittura e di immaginazione. Così, tra uno scherzo e l’altro, è nata l’idea di mettere su un finto neomelodico. Dopo Mannaggia ‘a marozzi, la prima canzone di Savastano scritta da Valerio, abbiamo iniziato a lavorare sulla costruzione del personaggio che è nato senza alcuna pretesa, senza alcuna sponsorizzazione e senza dirlo a nessuno soprattutto. Il primo anno infatti eravamo completamente celati. È nato per gioco, volevamo semplicemente divertirci a impersonare un neomelodico finto. Poi però la cosa è diventata abbastanza seria, avete pubblicato un album! Abbiamo iniziato ad avere consapevolezza che questa storia non facesse ridere solo noi quando il 3 Gennaio del 2015 provammo a fare il primo live in un locale che, a Benevento, è un punto di riferimento per la musica, il Morgana. Convincemmo i proprietari e chi gestiva la direzione artistica a fare il primo live di Enzo Savastano. Fu un successo non immaginato francamente. Poi Una Canzone indie ci ha aperto le porte al panorama nazionale e alle grosse visualizzazioni. Gli artisti veri hanno avuto il piacere di suonare con Enzo Savastano: Brunori Sas, Calcutta, Daniele Sepe, Stefano Bollani. Focalizzandoci invece sull’album, la prima cosa che mi ha colpito è la copertina che è quella del libro solitamente utilizzato al catechismo,  ma […]

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Musica

Compilation Eroica #4, i migliori singoli di Aprile

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Compilation Eroica #4, Mama Linda di Asma Boys Questo mese il nostro viaggio inizia da molto lontano, dalla Guinea-Bissau da dove, ormai tre anni fa, scappò Samba. La sua è la storia triste e drammatica di tanti migranti africani che, per fuggire a guerre e povertà, affrontano viaggi disperati in condizioni estreme. Per fortuna Samba ce l’ha fatta e, grazie all’aiuto dei ragazzi dello studio di registrazione Smoka Rec  a Paestum, sta coltivando la sua passione per il rap. Il 26 Aprile, con il nome di Asma Boys, ha infatti pubblicato il suo primo singolo in portoghese, Mama Linda.  Questa è, almeno secondo il mio modestissimo parere, una delle iniziative più “rap” degli ultimi dieci anni in Italia. Rischio di essere retorico, lo so, ma il rap parte dal basso e questo non vuol dire per forza parlare del “quartiere”, di rivalsa, di rabbia repressa e tutto il relativo immaginario annesso. Non vuol dire che non bisogna parlarne, sono temi rispettabilissimi e giustissimi, ma delle volte sfociano soltanto in un vero e proprio “esclusivismo”: “io sono questo e quello, io faccio questo e quello e tu no!”. Quando Dj Kool Herc faceva girare i suoi vinili nel Bronx penso che, a tutti quei ragazzini che lo circondavano, volesse dare una possibilità di divertirsi, di svagarsi, di farli sentire parte di qualcosa. Ecco, quello che hanno fatto i ragazzi della Smoka Rec è “Rap” perché è Integrazione. Quindi che dire, grandi ragazzi e grande Samba, congratulazioni! Compilation Eroica #4, Rigore per la Juve di Otto Non vi preoccupate, non è stato fischiato nessun rigore per la Juventus. Parliamo invece del brano-Rigore per la Juve, per l’appunto- pubblicato il 20 Aprile dal giovane cantautore napoletano Lorenzo Campese, in arte Otto. È un brano divertente che con sagace ironia punzecchia tutte quelle persone che si rifugiano dietro la loro finta ingenuità, accampando scuse improbabili, vecchie, obsolete. C’è un modo di dire napoletano che le descrive benissimo, noi ve lo traduciamo: “scemi per non andare in guerra”. Le loro scuse, infatti, sono puntuali e ineluttabili, proprio come un rigore per la Juve (si scherza!).  “Cadi dalle nuvole/ tanto alla fine cadi sempre in piedi/ Lontana dal disordine/ tanto alla fine c’è un rigore per la Juve”   Compilation Eroica #4, Invicibili di Micaela Tempesta Chiudiamo in bellezza con un’altra cantautrice napoletana, Micaela Tempesta che il 25 Aprile ha pubblicato Invincibili. Una voce “calda”, elegante che si espande su una godibilissima strumentale, prevalentemente elettronica,  ci racconta in 3 minuti, la fine di una relazione e i dubbi a essa relativi. Senza alcuna pesantezza dettata dall’argomento, Micaela ci regala una piacevolissima sorpresa con la consapevolezza di chi sa che :” Sopravviverò, in fondo l’ho già fatto”.  

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Musica

Il debutto discografico degli Alfabeto Runico

Alfabeto Runico, un ottimo debutto “Due contrabassi, un violino e un paio di corde vocali” si presentano così sulla loro pagina Facebook gli Alfabeto Runico, trio foggiano che lo scorso 30 Marzo ha pubblicato il suo primo omonimo album targato Apogeo Records. Composto da Marta Dell’Anno (voce, viola, violino), Andrea Resce e Nicola Scagliozzi (contrabasso entrambi), il gruppo unisce e mescola sonorità di mondi e culture molto diversi tra loro: dall’atmosfere classiche a quelle tradizionali del Sud Italia, richiamando anche quelle fredde e magniloquenti del Nord Europa (come d’altronde suggerisce  il loro nome). Un lavoro di pregiata fattura, di indubbia ricerca tecnica, che risulta, nonostante questo, molto genuino e dall’ impatto emotivo immediato. Noi di Eroica, per l’occasione, li abbiamo intervistati e fin da subito hanno confermato questa nostra impressione: “Il trio è nato per una esigenza di fare musica insieme, siamo tre musicisti di formazione classica ma lontani dal mondo Accademico, frequentatori di feste popolari e di anziani cantori” Alfabeto Runico, l’album Registrato quasi interamente in presa diretta nella suggestiva cornice della Chiesa di San Severo alla Sanità (Napoli) e composto da 13 tracce, questo disco unisce immaginari culturali e musicali diversi non soltanto attraverso le scelte musicali ma anche attraverso l’uso di più lingue: dialetto ( Beddha ci stai luntano, Montanara di carpino, La via delle fontanelle, L’America, Ninna Nanna di San Marco la Catola), italiano (Perdo, Drops, Nutrimi), spagnolo (Abuela), inglese ( Fluid, Limes) e francese ( Ambulance). Marta ce lo racconta così: “Il disco è venuto fuori da un riarrangiamento di alcuni brani miei (di Marta ndr) che avevo scritto precedentemente per un mio progetto solista ma con gli Alfabeto hanno preso una veste completamente nuova. Ci sono canzoni tradizionali del Sud Italia ma riarrangiate e due pezzi inediti scritti a sei mani: L’Ambulance e Nutrimi. I brani sono scritti in lingue diverse non per una esigenza, è stato un percorso naturale. Spesso mi capita di pensare ad un brano già in una lingua e mi piace poi coglierne le diverse sfumature. Ogni lingua racchiude un proprio mondo ed è questo che noi cerchiamo di sfruttare nei nostri brani. L’obiettivo ed evoluzione della nostra musica è EMOZIONARE. Fare musica emozionante.” Alfabeto Runico, considerazioni Gli Alfabeto Runico ci regalano un album raffinato, di classe, attraverso un approccio alla musica puro e genuino, senza alcun filtro. È inoltre un album dal grande impatto immaginativo che, con le sue melodie, può far viaggiare la mente dell’ascoltatore attraverso numerosi paesaggi: dalle imponenti lande nordiche al quelle calorose del Sud Italia.  

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Musica

Compilation Eroica #3, Enzo Savastano e Scarlet

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questo mese vi presentiamo due singoli ricchi di energia e suadente passionalità, passando da Enzo Savastano, che ormai si sta consolidando come un idolo discusso del web, alla giovane e promettente Scarlet. Compilation Eroica #3, compilation che sanno di Enzo Savastano Come magari avrete già intuito dal titolo dell’articolo, questa volta, a prendersi la scena, è l’indiscusso maestro neomelodico Enzo Savastano, esperto possessore delle antiche tecniche del “gagaga” e “vavava”. Savastano ci regala una perla di inestimabile valore, una canzone pregna di viscerale passione, una storia strappa lacrime densa di malinconia. Il maestro ci racconta della sua travolgente relazione con l’eroina dei pomeriggi targati Canale 5: Barbara D’Urso. Attraverso il suo solito sound elegante e ricercato, impreziosito anche dal virtuoso assolo di chitarra di Alex, prende forma la cocente delusione di Enzo Savastano, abbandonato precocemente da Barbara, partita per Milano per inseguire il sogno di diventare una showgirl. È però un amore non ancora domo, la cui fiamma non smette di bruciare impetuosamente. Un amore che torna tutti i pomeriggi a bussare prepotentemente alle porte del cuore di Savastano che non l’hai mai dimenticata, nonostante il suo amore galeotto con Maria Teresa Aruta. “Voglio un cuore che sappia di cuore/ Un amore che sappia d’ amore/ Voglio un altro di quei pomeriggi che sanno di te” Compilation Eroica #3, Demon di Scarlet Dalle atmosfere allegre e spensierate di Enzo Savastano facciamo una decisione inversione di genere e passiamo al sound rock graffiante dell’artista campana Rossella Sicignano, in arte Scarlet. Demon, pubblicato il 4 Marzo, è un singolo che ha anticipato Wonder, il primo album (interamente in inglese) della rocker pubblicato il 26 Marzo dall’etichetta discografica salernitana Luma Records. Il brano si presenta come un sapiente connubio tra sonorità elettroniche e altre più prettamente “rock”. Inizia in sordina, crescendo lentamente per poi culminare nel ritornello con dei potenti riff di chitarra. È un brano avvolto da un fascinoso malessere, una solitudine che diventa un male difficilmente estirpabile. Opprimente ma, a volte, paradossalmente necessario per andare avanti. “you are my sweet death on a cold floor/ you are my fuckin’ drug, you’re my overdose/ you are a dirty lover to me/ you are my demon.”

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Interviste

Intervista a Gabriele Finotti, leader e fondatore dei Misfatto

Una storia lunga più di 30 anni fatta di sperimentazioni musicali, festival e libri. Di chi parliamo? Parliamo di Gabriele Finotti e della sua rock band Misfatto con la quale, lo scorso 19 Gennaio, ha pubblicato il suo ultimo album, L’uomo dalle 12 dita edito dall’etichetta discografica Orzorock Music. Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui ripercorrendo, tra le tante cose, la storia della sua band. Ecco a voi. L’intervista al leader della band hard rock i Misfatto Come nascono i Misfatto? Potresti raccontarci qualcosa di ogni vostro album ? I Misfatto sono nati nell’87, io trent’ anni fa avevo 15 anni. In una cantina dei sobborghi della provincia di Piacenza, a Gragnano Trebbiense, vicino al fiume Trebbia, il fiume caro a Hemingway. Io sono l’ultimo dei fondatori rimasto, gli altri non suonano più. L’ultimo è stato Alessandro Chiesa che ha smesso nel 2011. Tra il ‘90 e il ‘93 abbiamo fatto uscire tre demotape che erano a tutti gli effetti degli album, però, non sono inclusi nella discografia ufficiale perché, fondamentalmente, a quel tempo, fare l’album ufficiale significava far uscire o un CD, che era un miraggio, o un vinile. La spesa era veramente esagerata, serviva proprio un produttore: erano altri tempi. Arriviamo al ’97 con il primo disco ufficiale La fine del giorno (Audiar), un disco rock/hard rock in italiano. Sono presenti canzoni che tutt’ora eseguiamo dal vivo come Prima che ritorni il sole e Lentamente. Nell’originale fisico- non c’è sul web- era presente anche una prima bozza di Ossessione che è diventata ora Ossessione Baudelaire. Nel 2000 Misfatto che abbiamo registrato in un mese in un agriturismo di Arezzo. È un album che ha avuto una realizzazione di master non felicissima però ne andiamo comunque fieri. Nel 2005 abbiamo pubblicato Invisible e nel 2008 è uscito il libro cd Caos Duemila a mio nome. È stato il mio primo libro. Nel 2011 Undici Eroi Morti, un disco al quale tengo molto perché ha avuto la direzione artistica di Lorenzo Poli che, dal 2010 all’anno scorso, è stato il bassista ufficiale dell’orchestra di Sanremo e adesso è il bassista del trio Renga, Nek e Pezzali. Poi nel 2012 è uscito il nostro unico vinile in discografia ed è infatti un oggetto di culto tra i nostri non numerosi fan: Eleven Dead Heroes, la trasposizione in inglese del disco precedente. Nel 2014 esce Heleonor Rosencrutz e l’anno successivo Rosencrutz is dead. Sono due album che prendono spunto dal mio secondo libro La chiesa senza tetto- 35 sogni a Lisbona. Sono dei concept-album dove si delinea già quello che poi è lo stile al quale siamo arrivati con L’uomo dalle 12 dita. Ovvero un crossover di generi dal pop al rock, dal prog al grunge che però poi sfociano in quello che è il nostro stile: rock a due voci con delle chitarre pungenti e dell’elettronica che si avvicina all’era moderna. L’uomo dalle 12 dita è uscito quest’anno e ci ha occupato tutto il 2017. Ha avuto il mix finale […]

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Interviste

Si vuole scappare, Eugenio Sournia racconta i Siberia

Si vuole scappare è il secondo album dei Siberia pubblicato il 23 Febbraio da Maciste Dischi. Dopo il buon successo riscosso nel 2016 con In sogno è la mia patria, la band livornese ritorna con il suo sound new wave raccontandoci, attraverso le loro canzoni, il senso di una realtà, quella attuale, precaria e instabile che si affaccia al futuro titubante, ancorata alle ormai fievoli certezze del passato. Per l’occasione abbiamo intervistato Eugenio Sournia, voce del gruppo, che, insieme a tante altre cose, ci ha raccontato della storia e del messaggio della loro musica. “Io penso che il dolore sia quel qualcosa che faccia scattare un po’ la molla a chiunque intraprenda un percorso creativo. Quando si crea qualcosa, c’è sempre un tentativo di combattere il nulla. Colui che scrive è sempre qualcuno che vuole aggiungere qualcosa, non vedo mai nelle mie canzoni, anche quelle più apparentemente negative, una volontà di ritrarre un fenomeno negativo. Le mie canzoni penso che abbiano sempre offerto un ‘seme’ per individuare una via di fuga”. Ecco a voi. Si vuole scappare, intervista a Eugenio Sournia Come nascono i Siberia? L’inizio è stato nel 2010 con il nucleo originario e la scelta del nome, ma direi che il progetto Siberia vero e proprio nasce nel 2014 con i tre quarti dei componenti attuali. Veniamo tutti da una città abbastanza piccola come Livorno di centocinquantamila abitanti, quindi alla fine chi suona finisce per conoscersi di persona. Semplicemente c’eravamo io e il mio batterista, amici fraterni, poi abbiamo coinvolto altre due persone che sembravano affini dal punto di vista musicale. La scelta del nome non ha a che vedere con i Diaframma ma a che fare con le atmosfere del libro Educazione Siberiana di Nicolai Lilin. Come riportate nella vostra musica queste atmosfere del libro? Mi correggo: è stato ispirato dalla lettura del romanzo di Nicolai Lilin. Al tempo stesso non vuole essere una trasposizione di quelle atmosfere o di quell’immaginario. Siberia evoca da una parte un immaginario freddo, riflessivo e introspettivo dall’altro, foneticamente, è una parola che tende a rimanere in mente. Tra l’altro ha il vantaggio di non evocare immediatamente una lingua di appartenenza perché, comunque, si dice più o meno allo stesso modo in francese, in italiano, in inglese… Ha un nome, come dire, che si spende bene in tutti contesti. Quando ci siamo accorti che esisteva un album dei Diaframma, uno dei più importanti della new wave italiana, da una parte siamo stati contenti che esistesse questo rimando, dall’altra meno. Diciamo che da allora siamo costantemente accusati di “derivatività”. Basta però ascoltare qualche canzone per capire che, sicuramente i Diaframma sono presenti fra i nostri ascolti, l’ambizione è fare qualcosa di diverso. Nel 2015 avete partecipato a Sanremo Giovani, cosa puoi raccontarci di quest’esperienza? Avete mai pensato di riprovarci? Sanremo è stata una cosa che è giunta un po’ come un fulmine a ciel sereno. Tra l’altro, all’epoca, l’etichetta Maciste Dischi, che è la nostra etichetta fin dall’esordio, non aveva ancora questa visibilità […]

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Interviste

Intervista a Mattia Del Forno de La Scelta

Durante una piacevole chiacchierata telefonica, Mattia Del Forno ci racconta così il nuovo album de La Scelta Colore Alieno (Artist First) pubblicato il 10 Novembre 2017: “Il messaggio che noi vogliamo dare con la nostra musica è un messaggio di contaminazione e mescolanze, anche con altri artisti. Tutto questo dà vita a un multicolore che, attraverso gli arrangiamenti e i live, esce ben fuori ed è una caratteristica fondamentale de La Scelta. Se parliamo di messaggio ti posso dire che sono tutti brani che affrontano tematiche, come l’amore o l’amicizia, nella maniera più semplice ed essenziale. In un mondo così saturo volevamo dare un ritorno all’origine, un ritorno alle cose semplici. Reagire a questa realtà e ritrovare se stessi, non subendo questo mondo che molte volte ci vuole tutti un po’ omologati e simili. Ritrovando ogni giorno la nostra unicità.” Un album, quello di Mattia Del Forno, pubblicato quasi dieci anni dopo il loro primo lavoro discografico Il nostro tempo, contenente l’omonimo brano con il quale si piazzarono secondi nell’edizione di Sanremo del 2008. Abbiamo parlato di questo ma di tanto altro ancora, come la loro ormai consolidatissima partnership artistica con Ron con il quale condividono il palco da diversi anni, per il quale Mattia ha scritto l’album La forza di dire sì e il brano L’ottava meraviglia presentata dal cantautore nell’edizione del 2017 di Sanremo. Mattia Del Forno, l’intervista Com’è nata La Scelta? La Scelta è nata nel 2003 però già ci conoscevamo: siamo amici e proveniamo dallo stesso quartiere. Ognuno di noi suonava con gruppi diversi e ha fatto esperienze diverse. A un certo punto ci siamo trovati e abbiamo cominciato a scrivere delle canzoni inedite e, appunto, ci siamo un po’ “scelti”. La genesi del nome deriva dal fatto che abbiamo fatto questa “scelta” di proseguire questo cammino tra di noi e, soprattutto, di iniziare un percorso di musica inedita. Abbiamo iniziato a registrare delle prime cose in casa e, piano piano, abbiamo creato tutto questo ambaradan di band che ci portiamo fino a oggi dietro. Nel 2008 avete partecipato a Sanremo con il brano “Il nostro tempo” classificandovi secondi nella categoria giovani. Cosa puoi raccontarmi di questa esperienza? Abbiamo provato le selezioni di Sanremo diverse volte, almeno tre, poi fortunatamente nel 2008 Baudo scelse la nostra canzone perché comunque conteneva un messaggio ancora attuale. Stiamo parlando di un brano che era un po’ una fotografia multiculturale della nostra società. Quindi presentammo il pezzo e, addirittura senza casa discografica perché avevamo una piccola etichetta indipendente di Roma, ci fece partecipare all’ultima selezione. Andò bene e partecipammo a questo grande festival. Ci fu un grande riscontro da parte degli addetti ai lavori e del pubblico, ci piazzammo secondi e vincemmo il premio AFI. Fu una bellissima esperienza per una piccola band giovane come la nostra che, per la prima volta, si affacciava al mondo discografico. Ancora adesso ci lascia tante cose belle dentro. Speriamo di ritornarci. Quando contate di ritornarci? Ma guarda adesso dovremmo partecipare nella categoria più avanzata, quella […]

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