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Eroica Fenice

Musica

AVA quando il sovranismo è femminile | Intervista

“Lo Squalo” è il disco d’esordio di AVA alter-ego della musicista e autrice Laura Avallone che lancia questo progetto solista a suon di moombahton e trap. «La femminilità è un’attitudine, un pensiero, un’indole che non hanno necessariamente solo le donne. Conosco uomini più femministi e femminili di moltissime altre donne e viceversa. Quindi la femminilità secondo me è una capacità di intendere tutto quanto in maniera elegante, intelligente con un enorme slancio verso la bellezza». AVA, alter ego di Laura Avallone, ci ha spiegato così la sua idea di femminilità. Il suo progetto d’esordio, Lo Squalo, propone un sound innovativo con il moombahton cantato in italiano, ma non mancano inoltre contaminazioni trap, latin wave e afrobeat. La cantante afferma di essere stata la prima ad aver portato questo genere in Italia e, attraverso esso, si fa portavoce di un messaggio rivoluzionario: sovranismo femminile. Siamo lontani dalle atmosfere musicali distese che per anni l’hanno contraddistinta con il suo precedente gruppo, le Calypso Chaos. Ora sono l’irriverenza e la spigliatezza a farla da padrone. Afferma in modo provocatorio, ma altrettanto convinto, che al potere dovrebbero esserci le donne. Lo squalo diventa dunque il simbolo ideale per rappresentare il potere e il dominio auspicato. L’animale è però anche il protagonista di un suo trauma di infanzia, di quando da bambina uno squalo le passò accanto, mentre era immersa in acqua, lasciandole una sensazione che non ha più dimenticato.  L’abbiamo intervistata e abbiamo parlato con lei di questo e di tanto altro ancora.  AVA, intervista Inizierei l’intervista partendo da questa tua esperienza traumatica d’infanzia. Sono una miracolata, è lì che è iniziata la mia passione per questi animali. Ho avuto questo incontro ravvicinato con uno squalo quando avevo 6 anni, ne sono uscita senza un graffio però sono quelle cose che ti segnano per tutta la vita. Infatti, ricordo benissimo alcune sensazioni e quindi diciamo che da quel giorno non mi sono più liberata di questo animale. Poi il fatto che lo abbia scelto come brand del progetto di AVA è una circostanza più che altro metaforica, perché lo squalo rappresenta in pieno quel progetto e quel messaggio di sovranismo femminile: la donna all’apice della catena alimentare, a livello metaforico chiaramente. Ma come sei passata dalle Calypso Chaos a questo progetto solista? Musicalmente è molto diverso. Sì, è molto diverso a livello sonoro, ma questo genere qua io ce lo avevo dentro già da molto tempo prima che si sciogliessero le Calypso. Tra i vari motivi dello scioglimento c’è anche questo: una non volontà collettiva di proseguire questa strada. Quindi inevitabilmente l’ho fatto da sola. Sono passata dall’occuparmi di cantautorato e di musica elettro-pop a un mood sonoro molto più esplosivo. Con le Calypso Chaos suonavamo sedute, vestitissime (ride, ndr), e per una marea di anni mi sono sentita dire che non avevo sufficientemente alzato la cresta, allora ho creato questo alter ego, AVA, l’esatto opposto di Laura. AVA non le manda a dire e ha questo mood sonoro molto più esplosivo. Poi alla […]

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Fun e Tech

DottorGadget: intervista ai creatori del sito di e-commerce

Nato dall’idea di due fratelli dell’hinterland milanese, Federico e Filippo, DottorGadget.it è un sito di e-commerce che offre un’ampissima gamma di scelta di prodotti da regalare per ogni tipo di occasione: dall’abbigliamento all’arredamento, dai compleanni alle lauree, dal Natale a San Valentino, passando anche per i matrimoni e le comunioni. Sono tantissime le linee di prodotti offerte, tra le quali spiccano la linea ‘geek’, con i prodotti di alcuni dei più brand dell’animazione come Rick and Morty, Star Wars e Nintendo, e una fornitissima gamma di giocattoli e giochi da tavolo. Di questo e di tanto altro ancora riguardante il sito, abbiamo parlato con i due fratelli che ci hanno raccontato della nascita del progetto e ci hanno anche illustrato i vari servizi che offrono.  DottorGadget, intervista Come nasce DottorGadget.it? DottorGadget nasce nel 2011 dall’idea di 2 fratelli della provincia di Milano. Gli esordi del “Dottore” sono come blog incentrato sui gadget più strani del web. A novembre 2012 però c’è il grande cambiamento, perché al blog viene affiancato l’e-commerce. Il sito passa dall’essere una semplice galleria di prodotti da guardare a una piattaforma incentrata sulle idee regalo originali. Il blog è sempre attivo con tutte le novità e le anticipazioni da ogni angolo del globo, ma c’è anche il negozio online dove è possibile acquistare le idee regalo. Che gamma di prodotti offrite? Per offrire la maggiore scelta possibile, negli anni la gamma di prodotti si è ampliata parecchio. Il catalogo di DottorGadget offre mediamente tra le 1000 e le 1500 tipologie di prodotti. Orientarsi nel sito però è semplice grazie alle tante categorie e filtri che permettono di visualizzare solo ciò che più interessa. Ci sono elementi di arredo, capi di abbigliamento, tazze e accessori per la cucina, gadget originali di ogni genere e tipo, merchandising di brand dal mondo dei fumetti o del cinema, lampade, gadget tecnologici e molto altro. Quali sono i prodotti più richiesti? Tra i prodotti più richiesti ci sono i gadget ufficiali di brand come Star Wars o Harry Potter. Anche la linea di Poster 100 cose da grattare è molto apprezzata. Si tratta di poster con 100 caselle che celano una selezione fatta in base a un tema. Possono essere luoghi da visitare, videogame, giochi da tavolo, film, libri, cibi, birre e molte altre tematiche. Solo ciò che avete provato o fatto può essere grattato per rivelare l’illustrazione a colori. Anche le tazze sono sempre molto amate. Un classico dei regali visto che sono utili e costano poco. Quali sono invece gli oggetti più strani e singolari presenti nel vostro catalogo? DottorGadget.it è un sito specializzato in gadget strani, quindi ce ne sono tantissimi. Pensando anche al periodo ci sono le palline di Natale alcoliche. Delle sfere trasparenti con tappo in stile bottiglietta da riempire con le bevande preferite. Un’altra stranezza possono essere le Calze Sushi, delle calze dai colori stravaganti che da arrotolate sembrano dei piccoli maki in tessuto. Il settore delle calze però offre anche altre stranezze, alimentari (burrito, avocado…) […]

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Musica

Gli Animatronic debuttano con REC

Rec è l’album d’esordio del trio sardo-bergamasco degli Animatronic formato da Luca Ferrari (Verdena) alla batteria, Nico Atzori al basso e Luca Worm Terzi alla chitarra, pubblicato da La Tempesta Dischi lo scorso 8 novembre. Il disco è stato anticipato il 10 ottobre dal singolo Fl1pper# ed è stato registrato in analogico, in presa diretta, e mixato da Alberto Ferrari (Verdena) nell’Henhouse Studio di Albino (Bergamo).  Si compone di 15 tracce strumentali che danno vita a un magma caotico di riff e ritmi intricati, dalle atmosfere visionarie e allucinate. Come ci ha raccontato Luca Worm, è nato un po’ per gioco, spontaneamente ed inconsapevolmente: «Luca e Nico già facevano della jam insieme a casa di Luca, in una cameretta. Ad un certo punto, a Dicembre del 2017, mi han chiamato e abbiamo cominciato con delle jam che poi sono diventati dei riff e poi dei brani. Siamo andati avanti, quasi inconsapevolmente, a lavorare su questi brani strumentali. Il disco è nato così».  La consapevolezza che potesse diventare un disco è nata quando i brani -come ha continuato a spiegarci Luca- hanno iniziato ad essere più di cinque: «Dopo i cinque ci siamo accorti che era qualcosa di più. Abbiamo iniziato a registrare e a riascoltarci, i pezzi hanno preso forma così. È come se non ce lo fossimo detti chiaramente, però si capiva, l’uno con l’altro, che stavamo facendo qualcosa di serio» Seppur senza un’idea precostituita a monte, gli Animatronic si districano abilmente in questo magma caotico di suoni tra il math e il prog rock, con la convinzione e la speranza che si possa fare musica anche senza parole: «Speriamo che venga apprezzata la sincerità delle composizioni, specialmente dai musicisti, da quelli che già ascoltano musica strumentale e dagli amanti del prog. Io spero che anche altri la pensino un po’ come noi: non per forza la musica deve avere le parole, basta anche la melodia». Non siamo davanti, però, ad un estemporaneo ‘divertissement’, il progetto non esclude di avere longevità e di aprirsi anche a nuove sperimentazioni e perché no, anche al cantato, ammette Worm: «C’è un buon feeling, le idee non mancano e non si esclude nessuna cosa. Può essere che in futuro ci sia una voce, piuttosto che un sinth, o può essere che rimanga così».  Per il futuro, la band non esclude nessuna possibilità: «È nato talmente spontaneamente che alla fine siamo una band, non abbiamo un contratto tra di noi che dice domani finisce tutto e saluti, ognuno per la sua strada. Quindi per me non si esclude che ci sia un futuro» Lo scorso 7 Novembre hanno intrapreso il tour di promozione del disco al Covo Club di Bologna e dopo Roma (Largo Venue), Napoli (Galleria 19), Milano (Ohibo) e Torino (CAP10100) proseguiranno con Perugia, Brescia e tante altre ancora. Durante le loro esibizioni live sono accompagnati dalle proiezioni di video amatoriali, alcuni di questi con alcuni pupazzetti in animatronica, la tecnologia che grazie ad alcune componenti robotiche e meccaniche, permette loro il movimento. Guardando […]

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Musica

Ivan Costa, il dj e cantante italiano che fa ballare il Sudamerica | Intervista

Se il suo nome non vi dice niente, sappiate che Ivan Costa è un dj e cantante veneziano tra i più richiesti ed amati in Sudamerica. Approdato nel 2013 in Repubblica Dominicana, si è fatto conoscere reinterpretando la bachata latinoamericana in chiave pop italiana e riscuotendo da subito grande successo. È ospite fisso nei principali festival e carnevali del paese e, inoltre, compare stabilmente nelle più importanti playlist Spotify di musica latino americana come Bachata Lovers (1.705.844 followers). Te Amo y Te Amaré è il suo brano più famoso, contenuto nel suo ultimo EP  Ven Mami.  Intervistato da noi, Ivan Costa c’ha raccontato di come è nato questo progetto musicale sudamericano e dei nuovi progetti a cui sta lavorando. Intervista a Ivan Costa Come è iniziata la tua avventura in Repubblica Dominicana? Ero stato contattato dal mio attuale manager che era interessato ai miei dj set. Visto l’interesse decisi di andare in vacanza in Repubblica Dominicana, portando con me tutto il materiale per poter fare un paio di serate di prova per questa agenzia. Fin dalla prima serata ci fu una chimica speciale con il pubblico dominicano e mi proposero un contratto che firmai e da allora ci torno in tour due volte all’anno. Una scelta dettata più dalla voglia di andare via dall’Italia o semplicemente dalla curiosità di aprirsi a nuove esperienze? Un po’ entrambe le cose, avevo voglia di conoscere nuovi mondi, nuove culture, nuove persone… e nello stesso tempo in Italia mi sentivo frenato, sapevo che all’estero potevo dare e fare molto di più di quello che facevo e così è stato. Senti di rimproverare il nostro paese? Io amo l’Italia e non mi va di rimproverarla, purtroppo la nostra realtà è questa da anni, dobbiamo andare via per farci apprezzare e valorizzare, per poi un giorno tornare forti e vincitori. Quindi più che rimproverare l’Italia io credo che siamo noi Italiani che dobbiamo cambiare e cominciare a valorizzarci, apprezzarci e aiutarci di più, cosa che in America già esiste. Credere nei giovani e in nuovi progetti significa creare un futuro. Un paese lo fa il popolo che ci vive e quello che semino oggi lo raccolgo a suo tempo non subito. Che ambiente hai trovato in Repubblica Dominicana? Un ambiente molto accogliente, persone fantastiche che ti aprono le porte di casa anche senza conoscerti. Se possono ti aiutano senza pensarci troppo. Ovviamente hanno la loro cultura, i loro modi e i loro tempi. Apprezzano molto noi italiani comunque. Quali sono i festival e i principali carnevali del luogo in cui hai suonato? In Repubblica Dominicana i festival sono organizzati dai grandi marchi e della rete televisiva nazionale, io i primi 3 anni ero sponsorizzato da Brugal e ho suonato nei loro festival e feste in spiaggia incluso il Carnevale di Santiago de los Caballeros dove ero ospite nell’area Vip Brugal. Gli ultimi 3 anni ed ancora oggi sono sponsorizzato da “Presidente” (La Birra Nazionale) e quindi partecipo ai loro festival e feste in spiaggia e con […]

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Teatro

Filippo Giardina: la satira non parla di attualità | Intervista

Filippo Giardina torna sul palco con FORMICHE, il suo nuovo live completamente inedito. 24 le date già pubblicate per la prima parte del tour che riparte da Caserta e arriva fino al Teatro Brancaccio di Roma. Il tour è organizzato e promosso da The Comedy Club, la nuova casa della stand up comedy italiana dove convivono appassionati, comici e aspiranti tali. Questa giovane realtà è nata a Napoli con l’obiettivo di diffondere la comicità stand up in tutto il paese attraverso eventi live e produzioni video con i migliori comici d’Italia. Filippo Giardina, uno dei maggiori pionieri della stand up comedy italiana, ha deciso di affidarsi proprio a The Comedy Club per la promozione online di Lo ha già detto Gesù e per il tour del suo nono monologo satirico FORMICHE. Del nuovo spettacolo live, del precedente pubblicato su Youtube e di tante altre cose belle ne ho parlato al telefono con Filippo all’indomani del sold out di FORMICHE a Caserta. Intervista a Filippo Giardina Questa sera ti esibirai a Avellino con il tuo nuovo monologo Formiche, come è nato? Il processo di creazione è sempre lo stesso. Per un anno, mi prendo appunti perché devo risolvere l’idea “che cosa cavolo ho da dire?” e poi, una volta che ho sistemato tutte le cose che mi interesserebbe dire, inizia il lungo processo di scrittura che termina due o tre mesi dopo che ho debuttato con lo spettacolo. Quindi si aggiungono sette-otto mesi in più, per questo io faccio uno spettacolo ogni due anni. Formiche è uno spettacolo più politico rispetto agli altri ed è uno spettacolo di cui vado molto orgoglioso. È molto più satirico, ma non come quella satira che viene fatta in Italia, quella basata sullo sberleffo che io chiamo “Travagliate”. La vera satira dovrebbe parlare di temi e raramente di attualità politica. Anzi non dovrebbe mai parlare di attualità, l’attualità è il commento spicciolo e banale, da troppi anni la satira è stata appiattita e abbruttita sull’attualità. Di quali temi dovrebbe riappropriarsi? La satira dovrebbe riappropriarsi dei temi etici: la satira parla di etica, sempre. Ti mette di fronte a una cosa e ti chiede se sei d’accordo o meno su quella sulla quale stai ridendo. Non deve lanciare strali. Ti faccio un esempio. Vent’anni fa, prima di Internet, molti comici italiani se usciva la legge finanziaria se la studiavano e ti dicevano: «Guarda, ti dicono questo, ma in realtà è qualcos’altro». Questa cosa non aveva senso nemmeno prima, però, permetteva che lo ‘spettatore medio’, disinteressato alla politica, potesse venire a sapere qualcosa. Oggi, qualsiasi proposta politica dopo cinque minuti ha almeno quindici articoli che dicono tutti il contrario degli altri, perché c’è questa dittatura del presente: ogni giorno bisogna scrivere, ogni giorno bisogna commentare e giustamente le persone non capiscono più niente. Io credo che qualsiasi cittadino debba porsi dubbi etici. Se io dovessi andare a capire come si risolve il problema dell’Ilva, io, in qualità di comico, a che titolo ne parlo? Ma che ne […]

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Musica

Konrad e il suo ultimo album, "Luce" | Intervista

Nato a Bari nel 1975, Alessandro Konrad Iarussi, in arte Konrad, cresce in una famiglia dalla grande vivacità artistica e questo lo spinge fin da ragazzino ad appassionarsi alla musica. Dagli anni ’90 è pienamente immerso in questo mondo: pubblica con gli Hype il suo primo disco, Sottosopra; con i Radiolondra, prima dello scioglimento nel 2008, partecipa a Spazio Giovani, Arezzo Wave e Sanremo Rock; diventa anche il protagonista di un film del regista Carlo Fenizi, Effetto Paradosso; nel 2013 entra nel roster dell’etichetta discografica Music Force con cui pubblica nel 2013 Carenza di Logica e ultimo, pubblicato lo scorso maggio Luce, un album che l’autore definisce l’antitesi del precedente lavoro. Dopo le tante e vive esperienze musicali, Luce è un lavoro che mette un po’ il punto al passato e lo mette in ordine, in modo tale da poter voltare pagina e raccontare un nuovo inizio: quello segnato dalla nascita di sua figlia. Il disco si sviluppa attraverso una prosa scarna ed essenziale, accompagnata da sonorità che uniscono il folk al rock americano degli anni ’90, il grunge di Seattle, per intenderci. Tutto questo ce lo ha raccontato lo stesso Konrad, durante la nostra intervista. Intervista a Konrad La tua è una famiglia di artisti, questo che importanza ha avuto nel tuo percorso musicale?  Mio nonno dipingeva, come mio padre e mia zia, che è anche scrittrice.Mio fratello è bassista, i miei cugini suonano. Mia nonna suonava la fisarmonica e sua sorella insegnava pianoforte. Questo è assolutamente normale ed è questo il punto, fare arte per noi è una cosa qualsiasi. Naturale. Cosa puoi raccontarmi degli anni con i Radiolondra? -potresti ritornare sulle cause che portarono allo scioglimento del gruppo? Anni belli ma soprattutto formativi. Ci siamo sciolti perché… Shhhh… Segreto… Ma sicuramente posso dire che siamo rimasti tutti grandi amici e con l’ex chitarrista Valerio Fuiano ho prodotto il nuovo album Luce. Cosa puoi raccontarci invece della tua esperienza da attore? Un gioco. Divertente. Ma io sono un musicista, un cantautore, non un attore. Perché Luce è la perfetta antitesi a Carenza di Logica? Perché è un disco logico. Racconta me, la mia vita, il mio amore, la mia musica ideale. In Carenza di Logica ho sperimentato generi musicali che non sono miei. Cosa hai voluto raccontare con quest’ultimo album? La felicità. La felicità dopo un dolore. La felicità di aver incontrato Giuliana. La felicità per la nascita di LUCE (mia figlia). La capacità di superare le difficoltà. Qual è il sound che hai ricercato per comporlo? Il giusto mix tra i cantautori italiani e quelli di Seattle. Ti esibirai dal vivo prossimamente? Prossima data certa il 27 dicembre a Foggia. Progetti futuri? Ho finito di scrivere il nuovo disco… Voglio registrarlo. È una bomba.   Fonte immagine: ufficio stampa Music Force. 

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Musica

Lucio Dalla – Legacy Edition: quarant’anni dopo la prima pubblicazione

«Lucio Dalla fece un mezzo miracolo. Il 1979 fu l’anno in cui uscirono The Wall dei Pink Floyd, London Calling dei The Clash, Highway to Hell degli AC/DC e lui riuscì a inserirsi in mezzo a questi dischi incredibili. Questo non è un disco, è il disco». Queste le parole con cui Stefano Patara, responsabile di Sony Music Italia, ha introdotto Lucio Dalla – Legacy Edition, la rimasterizzazione del disco “Lucio Dalla” quarant’anni dopo la sua prima pubblicazione. Presentato in anteprima mercoledì 23 ottobre alla Sony Music di Milano, il disco è arricchito da 3 bonus track in versione inedita registrate nello studio di registrazione del castello di Carimate (Como): Angeli, Stella di mare in uno slang di inglese maccheronico e Ma come fanno i marinai con Francesco De Gregori. Dal 25 Ottobre, l’album sarà disponibile sia in versione CD con un libretto di 24 pagine; sia in versione LP rimasterizzato nell’innovativo formato 24bit/192 KHZ, che comprende il cd con un libretto di 12 pagine e una stampa speciale. Di quest’ultima versione saranno disponibili soltanto mille copie Dal 6 dicembre, ma ordinabile già da ora, saranno disponibili altre mille copie del cofanetto con l’LP, questa volta in pasta bianca. I booklet sono stati curati e disegnati dal fumettista marchigiano Alessandro Baronciani, che ha trasposto su carta le suggestioni visive della musica di Dalla, e contengono anche dei contributi di Dente, Colapesce e Dimartino che raccontano i loro ricordi legati all’album. Il lavoro anticipa il progetto editoriale di TV Sorrisi e Canzoni e La Gazzetta dello Sport, in collaborazione con Pressing Line, che dal 3 dicembre pubblicheranno a cadenza bisettimanale tutti i 22 lavori del cantautore bolognese in vinile, correlati da fascicoli con racconti inediti e interviste ai principali artisti che hanno collaborato con lui. La conferenza di presentazione di Lucio Dalla – Legacy Edition Nell’elegante e avveniristico edificio della Sony, adornato dai dischi d’oro e platino dei tanti artisti dell’etichetta discografica, si è svolta la conferenza di presentazione di Lucio Dalla – Legacy Edition, introdotta dai responsabili di Sony Music Italia Stefano Patara e Paolo Maiorino. Sono intervenuti il critico musicale John Vignola, come moderatore, Maurizio Biancani, autore della rimasterizzazione, Alessandro Colombini, storico produttore musicale di Lucio Dalla, e Alessandro Baronciani autore delle illustrazioni dei booklet e delle animazioni del video Angeli. Il progetto è nato per poter celebrare il quarantesimo anniversario del disco Lucio Dalla, un lavoro che segnò un’importante svolta nella carriera dell’artista. Pubblicato dopo Come è profondo il mare (1977) e prima di Dalla (1980), Lucio Dalla è uno dei tre dischi che costituiscono il trittico che, a detta di molti, segna la vetta artistica della sua carriera. Lo spartiacque che pose fine al periodo di sperimentazione con il poeta Roberto Roversi e che gli conferì fama nazionale. Il disco è stato rimasterizzato grazie al ritrovamento in Germania (dove la Sony conserva la maggior parte dei propri master) di alcuni nastri originali risalenti proprio alle registrazioni fatte nel 1979 nella sala di registrazione del castello di Carimate. […]

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Teatro

FAKEminismo, il nuovo spettacolo di Daniele Fabbri | Recensione

L’ultima volta di Daniele Fabbri a Napoli risale a non molto tempo fa, allo scorso 27 Aprile, a quando, terminato il tour di Fascisti su Tinder, aveva portato al Kestè i suoi Nuovi Monologhi. Sabato 5 ottobre, il palco del Kestè Abbash lo ha di nuovo accolto, ospitandolo per il suo nuovo monologo FAKEminismo, inaugurando così la nuova stagione di stand up comedy del locale, giunta alla sua quinta edizione. FAKEminismo, il racconto della serata Ore 22:00, iniziano a scendere le prime persone nella saletta di Abbash che si riempie in poco tempo, sotto le note di grandi classici del rock come Wish you were here, Whiskey in the jar, Smoke on the water e Stairway to heaven. Ad aprire le danze di questa quinta stagione ci pensa Flavio Verdino, uno dei protagonisti principali dei tanti open mic al Kestè. Dopo aver scherzato sulla sua somiglianza con Umberto Smaila, inizia il suo monologo sulla rivalutazione della mediocrità. Una mediocrità come una serie di step da rispettare per combattere la tossicità delle aspettative sociali che portano le persone ad una lesionista gara per essere il migliore. Verdino è dissacrante, senza scrupoli, è a suo agio nel profanare tabù inviolabili come la morte. E lo fa mettendo in gioco se stesso, con sicurezza e forse anche con una sorta di piacere perverso. La sua esibizione è convincente, un’ottima prova per riscaldare gli animi del pubblico che accoglie con un’ovazione il principale protagonista della serata: Daniele Fabbri. Prima di iniziare il monologo, Fabbri chiede a una ragazza del pubblico di completargli il trucco sull’occhio destro e di farsi schiaffeggiare, un invito accettato con un po’ di ritrosia. FAKEminismo nasce dalla volontà del comedian di immedesimarsi, quanto più possibile, nel mondo femminile e, nel farlo, inizia facendosi carico di uno dei suoi simboli: il trucco. Come il precedente monologo, Fascisti su Tinder, la premessa è la stessa: l’emancipazione dal retaggio cattolico e dal patriarcato maschile. Qui, però, si sviluppano nuovi esiti e nuove riflessioni. Con sagacia demolisce, tassello dopo tassello, i vincoli insensati di una certa cultura cattolico-patriarcale che sono invisibili, ma che incombono sulle dinamiche sociali del nostro paese, soprattutto nei rapporti con l’altro sesso. Il femminismo che racconta è fatto di empatia e uguaglianza, non di isterica censura, non in una guerra a chi è più discriminato. Uno dei maggiori danni fatti dal patriarcato (raffigurato da Fabbri nell’immagine di tre vecchietti scorbutici e superdotati) non sta soltanto nel riduttivo ruolo assegnato alla donna, ma anche in quell’imperativo di rimuovere il dolore e di costante obbligo di mostrare la propria mascolinità che crea in tanti uomini ansie e angosce. Oltre ai momenti maieutici di riflessione, non mancano quelli più scanzonati. Piccole gag costruite con fervida immaginazione, dei piccoli bozzetti fumettistici (non è certo un caso). Anche con questo spettacolo, il comedian romano dimostra di essere uno dei migliori esponenti della stand up comedy italiana. La sua è una comicità fatta di quell’acume in grado di ribaltare un pregiudizio, che fa della risata uno […]

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Musica

C.R.E.O., il concorso per giovani musicisti under 35

Promosso da  Machiavelli Music il concorso C.R.E.O. è una call for artist per musicisti o gruppi di musicisti di musica strumentale under 35 residenti in Italia. Creato con la partecipazione di Artemista, un’associazione culturale no-profit che si occupa di progetti artistici, culturali, ambientali e socio-educativi, e finanziato con il sostegno del MiBACT e di SIAE, il progetto permetterà ai sei musicisti, o ai sei gruppi, selezionati di trascorrere 14 giorni nel centro culturale di Artemista di Spessa (Pavia), una suggestiva location immersa nel verde, in un’antica cascina ristrutturata adibita ad ostello e sede di tanti workshop e progetti culturali. L’ideale per sviluppare nel migliore dei modi le proprie idee.  Un’ottima occasione di crescita e formazione professionale, ma, soprattutto, di confronto tra i musicisti che potranno, non solo confrontarsi tra di loro, ma anche essere seguiti da professionisti del settore. La Machiavelli Music, infatti, lavora da 30 anni nell’ambito della post-produzione per l’audiovisivo, la musica per la comunicazione, ovvero, opera ovunque ci sia bisogno di sincronizzare la musica alle immagini: musica per pubblicità, cinema, TV, documentari e siti web. Il team di professionisti seguirà i ragazzi nel percorso di creazione. Un brano di ciascun artista (o gruppo) sarà inserito in un album che sarà poi pubblicato dalla stessa Machiavelli Music su tutti i maggiori store digitali. L’album andrà ad aggiungersi ai tantissimi cataloghi di musica gestiti dalla compagnia. Oltre all’occasione di pubblicazione, si aggiunge la possibilità di suonare in un concerto che sarà trasmesso in live streaming. Ad ogni partecipante spetterà una borsa di studio, 600 euro in caso di artista singolo o duo e 1200 euro in caso di gruppi di più di due persone. C.R.E.O, come partecipare e i criteri di scelta Attivo dall’11 settembre, gli aspiranti producer potranno presentare la propria candidatura entro il 10 ottobre inviando all’indirizzo [email protected]: il modulo della richiesta di partecipazione compilato in tutte le sue parti e scansionato insieme al documento d’identità, una scheda che descriva il progetto artistico, un’altra scheda con il curriculum vitae del candidato e il file audio con il provino (non verrà valutata la qualità della registrazione). La giuria addetta a scegliere i sei candidati valuterà le proposte secondo i seguenti criteri: Parametri tecnici (intonazione, timing, omogeneità del gruppo), punteggio: da 0 a 5; Musicalità (espressività, qualità del suono, carattere dello strumento), punteggio: da 0 a 5; Curriculum artistico, punteggio: da 0 a 4; Originalità, punteggio: da 0 a 6. Ogni candidato potrà raggiungere un massimo di 20 punti. Un’occasione rara «Penso che sia importante che ci siano queste opportunità perché non ce ne sono molte. Il bando nasce proprio dalla constatazione del fatto che ci siano poche opportunità per i giovani artisti», Elisa Boccaccini, responsabile della comunicazione di Machiavelli Music, ci racconta C.R.E.O. con queste parole.  A questo si aggiunge un’altra esigenza: «C.R.E.O nasce dall’esigenza di scoprire nuovi talenti musicali», un’opportunità che può portare giovamento sia ai giovani producer che alla Machiavelli Music. In questo modo possono portare avanti un’esperienza innovativa di formazione e crescita.  Il tutto viene arricchito […]

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Musica

Jacopo Facchi esordisce da solista con Stray Dogs | Intervista

Dopo alcuni progetti con gruppi come gli Odd Trio e gli Even, Jacopo Facchi trova la sua dimensione musicale individuale nella chitarra acustica. Pubblicato lo scorso 20 settembre Stray Dogs, il suo EP d’esordio da solista, esprime bene la spiccata propensione cantautoriale di Jacopo Facchi. Influenzato dallo stile di chitarristi acustici come Chet Atkins e Mark Knopfler, il cantautore bresciano classe ‘90 racchiude in cinque tracce i pensieri, le riflessioni e le esperienze maturate dopo un intenso anno e mezzo passato negli Stati Uniti. Un viaggio di lavoro diventato un’opportunità di crescita e definizione non soltanto musicale ma anche umana. Attraverso le sonorità acustiche e folk di Stray Dogs, Jacopo Facchi rievoca quelle atmosfere sognanti e avventurose, di quell’America dei grandi viaggi e degli spazi sconfinati. La bussola di questo breve ma intenso viaggio è stata soltanto una, la sua chitarra acustica: la condizione senza la quale non sarebbe partito. Intervista a Jacopo Facchi Incuriositi dagli immaginari evocati da Jacopo Facchi, abbiamo deciso di intervistarlo. Siamo riusciti a contattarlo telefonicamente mentre era a Berlino, questa volta non per un viaggio di lavoro ma per una vacanza e senza la chitarra (dannate policy di Ryanair!).  Stray Dogs nasce dopo un anno e mezzo passato negli Stati Uniti, cosa puoi raccontarci a riguardo? Sì, praticamente io sono andato negli Stati Uniti per lavoro. La domanda è stata: «Ti va di andare un anno e mezzo negli Stati Uniti?», ho detto subito di sì, l’unica condizione era di portare la chitarra con me. Fa un po’ ridere però è davvero l’unica cosa che ho chiesto. Dunque, sono partito con questa chitarra acustica e, una volta là, soprattutto all’inizio, ci sono stati molti momenti da solo. Quindi ho avuto l’occasione di suonicchiare nei pub e in quei momenti suonavo tanto. È stata una bella spinta, suonavo con la chitarra acustica e di conseguenza sono nati questi pezzi molto incentrati su chitarra e voce. Da lì la decisione di unire alcuni brani in un EP. Dal punto di vista concettuale, le canzoni non sono molto legate una all’altra: alcune parlano di viaggi, altre di pensieri… Però rappresentano un po’ quella che è stata la successione di pensieri durante questo annetto. Una volta registrato il disco ho aggiunto altri strumenti però l’idea di presentarlo in giro in acustico è per riproporre i brani così come sono stati scritti. Infatti, sto cercando di suonare in locali piccoli, non troppo luminosi, sempre abbastanza intimi. Qual è il tuo lavoro? Sono un solution architect, un lavoro che non c’entra nulla con la musica. Lavoro con software e automazione, macchinari praticamente. Il mio ruolo è creare progetti. Il lavoro negli Stati Uniti riguardava appunto questo quindi. Quel lavoro riguardava la stessa azienda che ha anche una sede in America. Ai tempi lavoravo al supporto tecnico e mi era stato chiesto di mettere in piedi il reparto del supporto tecnico nella sede americana e quindi sono andato lì per quello. Poi dopo un anno e mezzo il reparto si era formato […]

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Attualità

Beeing e l’apicoltura urbana | Intervista a Roberto Pasi

Beeing è una startup fondata da Roberto Pasi e Gabriele Garavini, con sede a Faenza, che offre assistenza e consulenza agli apicoltori. Tra i servizi offerti, la startup vende delle innovative arnie come B-Box che permettono anche ai più inesperti di avvicinarsi all’apicoltura in modo semplice ed immediato: senza dover indossare guanti, maschere e altre ingombranti protezioni. Grazie all’attivazione di un dispositivo montato e creato da Beeing sulla B-Box, le api potranno soltanto uscire nella parte in cui producono il miele. In modo tale che, una volta uscite tutte, si possa recuperare il miele senza alcun fastidio. Alla produzione autonoma di miele si unisce l’aspetto di design, accurato e innovativo, e  anche quello ecologico per combattere il trend negativo della moria delle api. L’inquinamento ambientale e l’uso spropositato di pesticidi mettono infatti a rischio la vita delle api e con esse un intero ecosistema con la relativa filiera agri-alimentare. Questi insetti dalla caratteristica tinta gialla e nera svolgono un ruolo fondamentale nella gestione e nella manutenzione del nostro ecosistema essendo le responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali presenti sul pianeta. In questo modo garantiscono circa il 35% della produzione mondiale di cibo. (Dati Ispra) Di questo e di tanto altro abbiamo parlato con Roberto Pasi, fondatore di Beeing. Intervista a Roberto Pasi, fondatore di Beeing Inizierei chiedendoti com’è nata la vostra startup. Tutto nasce da quando da piccolo aiutavo mio nonno, che faceva l’apicoltore, a gestire le api, facendo quello che può fare un bambino insomma. Mi sono appassionato con lui. Da quando è mancato mio nonno ho portato avanti io le arnie, una quindicina di arnie che avevamo di famiglia. In seguito, ho iniziato a lavorare come coordinatore di un acceleratore di startup e quindi mi sono appassionato a tutto ciò che riguardava il mondo dell’innovazione digitale. Lavorando con l’innovazione ho conosciuto Gabriele che è attualmente il mio socio. Chiacchierando con lui del mio hobby sono venute fuori varie idee di come il digitale e le innovazioni digitali anche semplici potessero semplificare un po’ il lavoro degli apicoltori. Le prime idee sono nate quindi due anni fa e da lì abbiamo iniziato a creare i primi dispositivi digitali: antifurti, gps, strumenti per misurare temperatura, umidità dentro le arnie. Poi dopo abbiamo iniziato a lavorare sul tema dell’apicoltura urbana e sviluppare le nostre arnie per la città. Uno dei vostri progetti è appunto la B-Box, un’arnia per la casa. Esatto, uno dei progetti principali, l’ultimo e il più nuovo è appunto la B-Box. Nasce dal fatto che sono sempre più le persone interessate a dare un contributo diretto per salvare le api e sono sempre di più le persone interessate a consumare miele, un prodotto molto più sano di tutti gli altri zuccheri raffinati. Tra l’altro le api iniziano a soffrire pesantemente le tecniche di agricoltura intensiva e quindi si è scoperto che in città spesso stanno meglio che in campagna, perché i fiori di città, che sono molti e tra l’altro le città hanno […]

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Food

L’olio d’oliva, un’eccellenza mediterranea

Olio d’oliva, una ricca disamina L’estate è finita e con l’arrivo di settembre, l’autunno è alle porte. L’arrivo di questa stagione non comporta soltanto il ritorno dalle vacanze e la ripresa delle consuete attività quotidiane, ma porta con sé anche importanti tradizioni agro-alimentari. Tra queste, la raccolta delle olive che generalmente avviene tra ottobre e gli inizi di dicembre. Dalle olive si ricava il famoso olio, uno dei prodotti più emblematici della cucina e della dieta mediterranee. Grazie a portali come portavolantino.it è possibile confrontare i volantini e, di conseguenza, le offerte di catene commerciali come quelle che si possono trovare sull’anteprima del volantino Penny Market, MD e Supermercati Gecop , per trovare l’olio di oliva che più ci soddisfa al prezzo che riteniamo più vantaggioso. Una storia di antica data L’utilizzo delle olive per la produzione dell’olio è attestato fin dall’antichità. Le prime testimonianze provengono da Creta, dove veniva prodotto fin dall’età minoica (2000-1450 a.C). A capo del primo importante impero marittimo della civiltà occidentale, i minoici diedero il via alla diffusione della pianta di ulivo nel bacino orientale del Mediterraneo: Egitto, Libano e Turchia meridionale. Saranno poi i coloni greci e fenici a diffondere la pianta nel bacino occidentale: in Italia Meridionale (la Magna Grecia) e in Spagna. L’olio non era usato soltanto come condimento per i cibi ma aveva svariati usi. Veniva usato come unguento per massaggiare gli atleti, per lenire il dolore di ferite, pruriti e morsi d’insetto, ma anche per fabbricare balsami e prodotti profumati. I diversi tipi di olio d’oliva Oggi, esistono diversi tipi di olio d’oliva, essi vengono distinti in base al tasso di acidità contenuto e alle tecniche usate per estrarlo. Abbiamo l’olio extra-vergine di oliva (EVO) ottenuto tramite estrazione con soli metodi meccanici, contenente una percentuale di acidità inferiore o uguale alle 0,8%. Ottenuto anch’esso con estrazione effettuata tramite soli metodi meccanici l’olio vergine di oliva, che presenta però un tasso di acidità superiore, inferiore o uguale al 2%. Abbiamo poi l’olio di oliva lampante che presenta un’acidità maggiore del 2% e non può essere utilizzato per il consumo alimentare. Esso veniva infatti utilizzato come combustibile per le lampade. Tramite processi chimici di raffinazione dell’olio di oliva lampante è possibile ottenere l’olio di oliva raffinato, questo è utilizzato nella preparazione di dolci ed è ideale per friggere. Dall’estrazione dell’olio di oliva, si ottiene l’olio di sansa di olive, un sottoprodotto composto dai residui di polpa, buccette e frammenti dei noccioli. Tramite dei processi di raffinazione è possibile trasformarlo in un olio alimentare, ma dati i costi elevati è utilizzato per lo più come combustibile di caldaie a biomassa o nei processi di fermentazione per la produzione di biogas. Maggiori produttori e consumatori di olio d’oliva I paesi europei del bacino mediterraneo la fanno da padrone sia nelle classifiche di produzione che in quelle dei consumi. Solo l’Unione Europea è responsabile del 71% del consumo mondiale di olio d’oliva. In cima alla classifica dei produttori mondiali troviamo la Spagna, responsabile del 45,5% […]

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Musica

Simone Piva e la sua musica di frontiera | Intervista

Simone Piva e i Viola Velluto iniziano a muovere i primi passi nel mondo della musica nel gennaio del 2008. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti e, soprattutto, tanta musica. Il cantautore, insieme alla sua band di supporto, è infatti da più di 10 anni in giro per lo stivale e conta all’attivo cinque dischi: Ci Vuole Fegato Per Vivere, Polaroid…di una vecchia modernità, SP&iVV, Il Bastardo e Fabbriche, Polvere e un Campanile nel Mezzo pubblicato lo scorso maggio per Music Force, Toks Records e distribuito da Egea Music. In questi anni, hanno anche aperto i concerti di importanti artisti come Sick Tamburo, i Fast Animals and Slow Kids e i Zen Circus.   Nella sua musica Simone Piva utilizza il Nord-Est italiano, il suo Friuli, come un espediente per raccontare la Provincia, una provincia intesa come margine, come quelle frontiere del Far West, terre sconosciute da conquistare. Tra citazioni di film western e di Charles Bukowski prende forma un racconto di fatica, lotta, sudore, ma anche di rinascita e speranza. Il tutto condito da solide sonorità rock che attingono spesso dal mondo del country e del folk.  Per saperne di più, abbiamo fatto qualche domanda a Simone che ci ha raccontato del suo ultimo album e di altro ancora.  Intervista a Simone Piva  “Fabbriche, polvere e un campanile nel mezzo” è il tuo nuovo lavoro discografico, cosa puoi raccontarci? È un album polveroso, dove ogni canzone è il resoconto di questa Italia vista con gli occhi di un bandito del Nord Est. In “Hey Frank” canti «Non c’è più una Provincia, nella Provincia», cosa intendi? Intendo dire che esistono di nuovo le Frontiere, tutto muta e cambia ed è nuovamente conquistabile. Che collegamento c’è tra la tua terra, il Nord Est, e le atmosfere da Far west evocate nella tua musica? “Nord Est” e “Far West” che, inoltre, sono anche due brani del tuo precedente album “Il bastardo”. Ci sono molte similitudini tra loro, sono sporchi e selvaggi. “Nord Est” e “Far West” sono due brani che cercano di riprodurre le atmosfere di questi ambienti dimenticati. In queste atmosfere western non possono non venire in mente i film di Sergio Leone, al quale hai anche dedicato un brano, “Sergio Leone” per l’appunto. Ci sono altri punti di riferimento e influenze che magari nelle canzoni non emergono esplicitamente? Nelle mie canzoni si trovano molti punti di riferimento, alcuni espliciti, altri meno. Il tutto per omaggiare film, poesie o racconti che mi hanno particolarmente colpito e che alla fine hanno il mio stesso punto di vista. Con i Viola Velluto suoni dal 2008, dunque oltre dieci anni di attività. Come giudichi la vostra carriera fin qui? Abbiamo preso grandi soddisfazioni tra alti e bassi. Avete suonato insieme a Roy Paci e Aretuska nel 2010, inoltre avete aperto i concerti di band come gli Zen Circus e i Fast Animals And Slow Kids. Cosa puoi raccontarmi di questi artisti, chi di loro ti è rimasto più impresso? Mi sono rimasti tutti impressi […]

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Musica

Giuseppe Calini e il suo rock | Intervista

Una passione viscerale di lunga data quella che unisce il rocker di Legnano classe 1966 Giuseppe Calini e il rock. Per lui non è soltanto un genere musicale, ma «un modo di essere». Una passione che dura da quando Giuseppe Calini era un bambino, che strimpellava una chitarra regalatagli dallo zio e che trova il suo incipit discografico nel 1986, con Spirito Libero. Da allora, sono seguiti altri 16 dischi, ultimo di questi Verso l’Alabama, pubblicato due anni fa per Music Force. Il viaggio rock di Giuseppe Calini è però ben lungi dal concludersi, il musicista è infatti alle prese con il suo prossimo disco: un altro tassello del suo viaggio rock’n’roll. Intervistato da noi, il rocker ci ha parlato di questo e di tanto altro ancora. Questa è l’intervista. Intervista al rocker di Legnano Giuseppe Calini Qual è stato il tuo primo approccio alla musica? Da piccolo, un mio zio mi regalò una chitarra, poi i primi 45 giri ed ebbi  fortuna ad aver avuto 12 anni nel periodo più bello della musica, fine anni ’70. Uscirono “Love is in the air”, “Born to be alive” e rimasi fulminato da “Whatever you want”. Altri tempi, altra musica. Chi è Giuseppe Calini al di fuori della musica? Lo stesso. Il rock non lo si fa, lo si è. Da Spirito Libero, il tuo primo lavoro discografico pubblicato nel settembre 1986, a Verso l’Alabama, il tuo ultimo album pubblicato due anni, conti all’attivo 17 album. Come è evoluto il tuo stile musicale in questi anni? La mia musica è sempre stata la stessa. Non mi sono mai piaciuti i gruppi che cambiavano direzione artistica. Certo l’evoluzione c’è ed è normale che con le nuove tecnologie i suoni si evolvano ma la radice deve rimanere la stessa. Per me il rock è un modo di essere. Con l’esperienza che ho potrei suonare tanti tipi di musica ma non li sentirei miei quindi non lo faccio. Suono quello che sono. Cosa puoi dirmi di “Verso l’Alabama”? Qual è stata la ricerca musicale seguita? “Verso l’Alabama” è un album che racchiude vecchie canzoni tutte risuonate e remixate. Ho voluto riproporre insieme a grandi musicisti questi pezzi con suoni più moderni ma senza perdere l’essenza del vero rock. Quello senza fronzoli, senza effetti, senza finzioni. Sei al lavoro su nuovi progetti? Puoi svelarci qualche anteprima? Visto che “Verso l’Alabama” è piaciuto tanto, ho deciso di … “ritornarci”. Sto infatti lavorando alla realizzazione del nuovo album che i si intitola “Torno in Alabama” 11 nuovi brani, tutti inediti. Qualche valzer, un po’ di rap. No dai, scherzo. Solo rock, puro e semplice rock! Hai delle date in programma? Prima il nuovo album. È un lavoro lungo, ci vorranno ancora alcuni mesi. Grazie per l’intervista. Keep on rockin my friend! Fonte immagine: Ufficio Stampa Music Force

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Teatro

Ho fatto bingo, lo spettacolo di Davide Marini al Kestè

Per la prima volta a Napoli, lo scorso giovedì il comedian e doppiatore YouTube romano Davide Marini si è esibito con il suo primo monologo da un’ora Ho fatto bingo al Kestè. Come ci aveva annunciato durante la nostra intervista, la speranza era quella di farsi «du’ risate». Aspettativa tutt’altro che disattesa, anzi, ampiamente superata. Ho fatto bingo, lo spettacolo Poco dopo le 22.00, i primi spettatori iniziano a scendere nella saletta sotterranea del Kestè Abbash. Marini è con Davide DDL (Davide Di Lorenzo), il secondo performer della serata. Hanno un po’ di ansia, quella fisiologica prima di ogni spettacolo. Tra gli interrogativi su quanti spettatori saranno presenti e i pareri sullo spettacolo di Louis C.K. a Milano, DDL manifesta il suo desiderio di individuare lo spettatore più sudato: uno spettatore sudato può sempre fare comodo durante uno spettacolo. Verso le 23.00, è proprio DDL a salire sul palco e ad aprire le danze. Il suo è un breve monologo sullo zoo di Napoli, occasione perfetta per presentare Davide Marini che, oltre all’attività di comedian, ha anche un canale YouTube dove doppia video buffi di animali. «Cercheremo di farci du’ risate», dopo essere salito sul palco, Davide Marini si presenta così, non nascondendo al pubblico una certa ansia e rammaricato dal non poter avere un po’ di “zinza” dal suo personaggio Mirko il koala. Ho fatto bingo è un monologo in cui Davide ripercorre le piccole “sfighe” della sua vita. Quelle avversità che per anni ha temuto di raccontare per la vergogna ma delle quali adesso ride con leggerezza. C’è spazio per tanti temi: le catene di Sant’Antonio della zia, il regime di terrore psicologico messo su dagli amici che volevano per forza farlo uscire di casa la sera (chi non ci è passato?), l’invadenza degli urologi, il rapporto contraddittorio e misterioso con la sessualità, la rottura di una storia d’amore di tre anni… Salta da un argomento all’altro in maniera lieve, sdrammatizzando su tutto ciò che per anni ha costituito un vergognoso peso. Il risultato è molto apprezzato anche dal pubblico, che non risparmia risate e applausi. Il fenomeno dell’anti-ciclone africano che si sviluppa – per motivi ignoti – nell’area circostante il palco lo fa sudare a dirotto. Ma Davide non si ferma e tira dritto con il suo monologo, mostrando anche notevoli doti da rumorista, degne di Larvell Jones di Scuola di Polizia. A tenere uniti i vari temi, la figura del bingo che diventa metafora della nostra esistenza. Il bingo è quel luogo impregnato da fumo di sigarette, dove orde agguerrite di persone si accalcano nella frenetica corsa al segnare sulle proprie cartelle i numeri chiamati a velocità supersonica. Tutti alla ricerca della cosiddetta botta di fortuna che non può certo cambiare le nostre vite, ma sicuramente costituire un momentaneo palliativo alle fatiche quotidiane: sempre che, dopo aver vinto, riusciate ad uscirci dal bingo. Per ogni persona che vince ce ne sono almeno un altro paio che imprecano, sconfitte con soltanto un numero mancante. Una ruota di […]

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Musica

Ponzio Pilates: follia e irriverenza a ritmo di samba

Ponzio Pilates, cosa vi dice questo nome? Magari, potreste dire che sia la versione fitness-addicted di quel governatore romano famoso per declinare agli altri le proprie responsabilità. Ma no, non parliamo di lui, parliamo di una band. Di una band folle (nel senso buono del termine). Sukate è il loro nuovo album pubblicato il 24 Maggio per l’etichetta discografica Brutture Moderne (che dire, sembra tutto cucito apposta per loro) e finanziato con una campagna di crowdfunding. Il titolo- come potete immaginare- non lascia spazio a molte interpretazioni: è il biglietto da visita irriverente della band. Chi sono? Sono Lorenzo Camera (chitarra, voce, synth), Federico Lorenzini (synth, tastiere),  Dimitri Reali (batteria, voce), Daniele Sarti (percussioni, effetti sonori), Paolo Baldini (basso, synth, voce). Per fare il disco, si sono isolati per un po’ dal mondo, chiudendosi in una villa sperduta nella Romagna bucolica, a Case del Vento. Che sia stata la noia dell’isolamento o l’aria salubre di campagna, oppure un mix di questi due elementi, non lo sappiamo, ma il risultato è ancora più folle del precedente disco Abiduga, (ripetiamo: in senso buono). I Ponzio Pilates hanno deciso di dar vita a qualcosa di estremamente giocoso perché sì, diciamocelo, la canzone e la musica nascono dal gioco, dal ludus, allora perché non giocare? Perché non essere irriverenti? Come direbbe qualcuno «ad essere belli e bravi siamo bravi tutti», allora qualcuno dovrà pur assumersi la responsabilità di essere “brutto” o, quanto meno, “non bello”. Ecco che quindi arrivano i Ponzio Pilates a far saltare gli schemi con 9 tracce dai ritmi tribali frenetici. In fondo il messaggio è chiaro fin dal titolo che quasi sembra dire: «Non ce ne frega niente, noi vogliamo divertirci». Sukate, l’album dei Ponzio Pilates Il disco si apre con Disagio e Camagra (è un tipo di Viagra, abbiamo cercato noi, così non dovrete giustificare la cronologia delle vostre ricerche ai vostri genitori), una breve traccia di poco più di un minuto, un assaggio delle sonorità del disco che i Ponzio Pilates definiscono come «elettrosamba esplosiva» o ancora «tecno acustica tribaleggiante e felice». Tra samba e ritmi tribali, il disco prosegue con brani dai titoli sempre più bizzarri, che formano un mosaico immaginativo cangiante ed eterogeneo: Gamolla (un formaggio valdostano), Bagarre, Insalata (probabile reminiscenza freudiana del gruppo sull’avversità a mangiare le verdure), Vongole, Sukate, Figamalapena, Watashi e Ciocobiscotto. Un folle divertissement musicale dai toni dissacranti, sessualmente allusivi e, a volte, totalmente no-sense, ma che comunque si compone di un sound eterogeneamente solido, denso, di fattura più che buona. Non fatevi ingannare dallo spirito mattacchione dei Ponzio Pilates: questi ragazzi sanno suonare e anche molto bene. La conferma viene data dal modo con cui riescono, di traccia in traccia, a variare sui temi della samba e dei ritmi tribali, aggiungendo sempre elementi diversi e originali. Inserendo anche delle tracce “estemporanee” come Insalata, quasi uno stornello e Watashi, ascoltandola potreste pensare di essere finiti ad ascoltare la soundtrack di un anime come Evangelion.  Fonte immagine: ufficio stampa Fleisch Agency.  

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Teatro

Davide Marini, un inaspettato stand up comedian | Intervista

«Non sai mai quello che succede nel futuro», ci rivela Davide Marini. Romano, classe 1988, una laurea in architettura e adesso in giro per l’Italia come stand up comedian. Uno scenario che, fino a pochi anni fa, non avrebbe mai immaginato. Folgorato da alcuni video di Giorgio Montanini, Daniele Fabbri e Saverio Raimondo su YouTube, ha intrapreso questo viaggio circa 3 anni e mezzo fa. È stato proprio Saverio Raimondo, con un workshop, a far scattare nel comedian romano la scintilla definitiva della stand up comedy. Nel frattempo, ha lanciato anche un canale YouTube di buon successo, Davide Marini – Comedian , dove doppia in maniera ironica video buffi di animali. Ho fatto bingo è il primo monologo da un’ora di Davide Marini che, il 25 Luglio, si esibirà per la prima volta a Napoli, al Kestè. Lo scorso venerdì è stato ospite al Giffoni Film Festival dove, in occasione dell’anteprima del nuovo Men in Black, ha presentato un suo nuovo video doppiato. Durante il frenetico tran tran imposto dal festival cinematografico, siamo riusciti a contattare telefonicamente Davide Marini che ci ha parlato del suo spettacolo, dei suoi primi passi nel mondo della stand up comedy e di tanto altro ancora. Intervista a Davide Marini Inizierei subito chiedendoti perché sei al Giffoni Film Festival? Stai presentando il tuo spettacolo? No, questa volta non è per la stand up. Sto partecipando al Giffoni perché c’è l’anteprima del nuovo Men in Black e, siccome io nei video doppiati ho un personaggio di nome Lillo che è un carlino, mi hanno contattato perché nel film c’è un carlino di nome Frank e quindi mi hanno chiesto di fare un video in cui si univano i due mondi. Così l’altro ieri ho pubblicato un video in cui Lillo ha un colloquio per entrare nei Men in Black perché è raccomandato da Frank. A proposito dei tuoi video doppiati su Youtube, come hai iniziato? Ho iniziato nell’Ottobre 2017 per puro caso. Non era un progetto, né avevo mai pensato di fare questa cosa per diventare famoso. Era così: mi piaceva farlo e mi piace farlo. Ricordo che la comica Martina Catuzzi, che forse conosci non so, fece un video doppiato del Titanic. Mi sono detto: oh bella ‘sta cosa, mi fa ridere, voglio farla anch’io. E ho preso un video con una scimmia che attraversa un campo da golf. Durava sei secondi, ho fatto questo doppiaggio che sembrava che cercasse degli amici che cercavano parcheggio. A molti amici piaceva ma dopo un po’ ho visto molte persone che non conoscevo e che mettevano mi piace e condividevano. Così ho continuato a farli e piano piano si è espansa la cosa, senza che neanche me ne accorgessi. Di colpo è diventata una cosa che molti conoscevano, ancora adesso non riesco a capacitarmi di come abbiano questo successo. È iniziato prima il doppiaggio dei video oppure la stand up? La stand up. Sono circa 3 anni e mezzo che faccio stand up. All’inizio sono andato a tentativi […]

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