Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Cinema & Serie tv

Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile e agli attori della serie

Dalia de las Hadas (Dalia delle fate) è una serie musicale per teenager scritta e diretta dalla giornalista, scrittrice e sceneggiatrice Anna Mirabile. In onda su La5 dall’11 Giugno, dal lunedì al venerdì alle 13:40, la fiction parla del sogno della giovane Dalia (Miriam Planas), abbandonata dalla madre adottiva a 4 anni e cresciuta con il padre Walter, di diventare una cantante. La serie, girata tra Buenos Aires e l’Italia, vanta un cast internazionale composto da un perfetto mix di attori già esperti ed affermati nel mondo della telenovela come Florencia Ortiz ( “Il mondo di Patty”, “Violetta”, “Esperanza mia”, “Somos familia”, “Muneca brava”), Sol Moreno (“Mujeres Asesinas”, “Peter Punk”, “Soy Luna”, “La Antena”), Paula Brasca (“Vite rubate”), Aida Flix (“El secreto de Puente Viejo”, “Gran Hotel”, “Matilde Navalón”) e Nicolas Maiques ( “Rebelde Way”, “Floricienta”, “Peter Punk”, “La Trinity”) che ha inoltre composto e scritto le canzoni in spagnolo della serie; e altri attori giovanissimi come il quindicenne Tiziano Colabucci alla sua prima esperienza in una telenovela musicale, Ian Lucas di 18 anni con già alle spalle esperienze in “Soy Luna” e “Once” e la stessa protagonista Miriam Planas, anche lei di 18 anni, che ha recitato in tre film: “Psychophony”, “Paranormal Xperience 3D”, “Barcelona nit d’estiu”. Il 2 Luglio, in occasione del PromoDay della serie alla libreria Open di Milano, abbiamo avuto l’occasione di intervistare telefonicamente Anna Mirabile e molti degli attori della serie. Ecco a voi. Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile Lei è una giornalista professionista, scrittrice, produttrice, soggettista e una sceneggiatrice. Cosa l’ha spinta a realizzare una telenovela musicale come Dalia de las Hadas? Ho un trascorso di giornalista Rai dove sono rimasta fino al 2010, ma ho sempre coltivato questo sogno della telenovela teen. Ti posso raccontare un aneddoto su questo: quando ero piccola sul balcone di casa di mia madre, dove c’erano una serie di scope, avevo messo dei cartoncini con dei nomi a ogni scopa creando dei personaggi; e ogni giorno giravo una puntata di una telenovela. Per dirti quanto è antico questo sogno. Quindi, appena ho avuto l’opportunità di realizzare questa telenovela, l’ho voluta fare con gli attori che secondo me meglio la rappresentavano, quindi con l’Argentina in prima linea. Anche se poi la protagonista è spagnola e ci sono italiani, colombiani, peruviani… Però insomma, che l’Argentina fosse in prima linea era molto importante perché per me la telenovela è argentina. Rimanendo in tema telenovela, ci sono delle differenze o delle analogie tra la fiction italiana e quella sudamericana? Secondo me non c’è nessun collegamento perché la fiction italiana tende molto a rappresentare la realtà nei suoi aspetti anche più crudi, con un grande disincanto a volte. Mentre, la componente sudamericana, anche nelle serie tv più drammatiche, è sempre portata al trascendere la realtà: a vedere lo straordinario nell’ordinario. C’è molto più spazio per la fantasia e anche per la fede, la speranza e l’immaginazione. Diciamo che gli attori sudamericani hanno le briglie più sciolte, gli italiani invece sono più […]

... continua la lettura
Musica

Compilation Eroica #5, i migliori brani di Maggio

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questo mese vi proponiamo tre singoli pieni di “napoletanità”. Ecco a voi. Compilation Eroica #5, Sisifo di Ventinove e Trenta feat. Ciccio Merolla Pubblicato il 25 maggio per l’etichetta discografica Full Heads, Sisifo è il nuovo singolo della band napoletana Ventinove e Trenta in collaborazione con il celebre percussionista Ciccio Merolla. Un titolo eloquente, nella mitologia greca, Sisifo era il più scaltro tra gli uomini: astuto e cinico. Il brano è infatti una sagace critica a chi non si fa scrupoli di coscienza per raggiungere i suoi obiettivi, avvalendosi di sotterfugi e scorciatoie. Costringendo, dunque, chi invece cerca di seguire un percorso corretto, a fare i salti mortali. La correttezza e il rispetto in questo modo non diventano motivo di dignità ma soltanto un enorme peso da portare con sé, proprio come il protagonista del video costretto a trascinare un enorme masso. Con un sound energico e vivace, che unisce blues e funk, i Ventinove e Trenta potrebbero scrivere una nuova pagina per il “Neapolitan Power”. “Ma sta chi nun se fa scrupole ‘e cuscienza/ e vò fernì primma ancora ‘e accummincià/ guapparia e pure cocche conoscenza/ frisco e profumato passa annanze e je me ‘nchiaveco a saglì//” Compilation Eroica #5, La leggenda del Superman napoletano di Tommaso Primo Dopo 3 anni dalla pubblicazione del suo primo album Fate, Sirene e Samurai, il cantautore napoletano Tommaso Primo ritorna con La leggenda del Superman napoletano. Un brano, pubblicato il 4 Maggio, che fa da anteprima all’uscita del suo nuovo disco targato Full Heads 3103. Il cantautore, con la leggerezza con cui si raccontano le favole, traspone il personaggio di Superman nella città di Napoli, immaginando la vita di un ipotetico Superman napoletano. È un Superman che appare molto meno scultoreo e senza quell’alone di epicità che avvolge il personaggio classico. Appare quasi buffo, un po’ arrangiato, ma nel suo piccolo comunque eroico, impegnato a risolvere i problemi dell’ordinaria quotidianità. “Si Superman fosse Napulitano/ se scetasse tutt’ ’e matine cu ‘o vient’ ’e mare/ e a chi le chiede ancora “Ma che ce staje a fa?”/ rispunnesse “è n’onore a essere nato ‘ccà”//” Compilation Eroica #5, E vivrò… di Mauro Di Domenico Concludiamo con E vivrò… brano inedito del chitarrista Mauro Di Domenico tratto da Essenza, il suo album di cover strumentali dei più famosi brani di Pino Daniele, pubblicato il 25 maggio per Forward Music Italy. Le sapienti dita di Mauro Di Domenico si muovono sinuose sulla tastiera della sua chitarra classica, plasmando, sopra un sottofondo di archi, una melodia che rimanda a Quando e Napul’è. Un elegante ed emozionante omaggio a chi Napoli l’ha saputa raccontare e suonare come pochi. Clicca qui per ascoltarlo.  

... continua la lettura
Concerti

Gli Eugenio in Via Di Gioia entusiasmano la Casa Della Musica

Gli Eugenio in Via Di Gioia sono approdati, ieri 24 Maggio, alla Casa Della Musica per realizzare il primo concerto nella città partenopea, in occasione del tour del loro nuovo album Tutti su per terra. Noi di Eroica eravamo lì per potervelo raccontare. Eugenio in Via Di Gioia, il concerto A giudicare dalle foto postate sulle pagine social della band torinese ci si sarebbe aspettati una grande affluenza o, quanto meno, un pubblico abbastanza folto. Invece, già dalla fila ai cancelli, si intuiva che saremmo stati davvero pochi e così è stato. Ma poco importa, il numero esiguo non ha di certo influito negativamente sulla riuscita dello spettacolo che anzi, del calore e della stravaganza dei pochi presenti, ha sicuramente giovato. È come se fosse stato un raduno tra vecchi amici, in campo tanta allegria e voglia di divertirsi. Il concerto inizia alle 22, gli Eugenio in Via Di Gioia si presentano sulle note di Silenzio. Una breve presentazione e subito hanno l’occasione di interagire con il pubblico. Doveroso menzionare un bizzarro ma simpaticissimo ragazzo che, presentatosi come Gigi D’Alessio, per tutta la durata del concerto, ha esternato il suo amore per la band con frasi piene d’amore e carnalità. Il tutto, mentre la sua fidanzata, rigorosamente presentata come Anna Tatangelo, cercava inutilmente di trattenerlo. Un’atmosfera divertentissima e anche abbastanza surreale che ha rallegrato non poco i presenti. Il concerto va avanti e il gruppo continua attingendo a brani tratti da tutto il loro repertorio: Prima di tutto ho inventato me stesso, Giovani illuminati, Emilia, Selezione Naturale, Sette camicie, Ho perso, Pam, Obiezione, Egli, La punta dell’iceberg… E anche due piccoli tributi a due pezzi da novanta della storia della musica: Beethoven e Gigi D’Agostino. A colpire il grande entusiasmo e soprattutto la  complicità che c’è tra gli “Eugenii” che, tra un brano e l’altro, ma anche durante i brani, danno vita a numerosi scherzi e siparietti, aggiungendo tanta teatralità allo spettacolo. Dopo Chiodo fisso e il lancio di una prugna (no, non è il nome di una canzone, hanno davvero lanciato una prugna sul palco), scendono dal palco, radunando in cerchio gli spettatori. Il concerto finisce proprio così, con gli Eugenio in Via Di Gioia letteralmente abbracciati dai loro fan mentre suonano Perfetto uniformato e Re fasullo d’Inghilterra. Eugenio in Via Di Gioia, considerazioni sulla band e sul concerto Gli Eugenio in Via Di Gioia stupiscono non solo per la vitalità sul palco ma anche per le scelte musicali e testuali delle loro canzoni. Propongono un nuovo folk, ripescando strumenti un po’ dimenticati come la fisarmonica, conciliandolo con sonorità decisamente più moderne. A completare il tutto, testi con un imprinting molto scherzoso e giocoso, quasi fiabesco, che offrono però tantissimi spunti di riflessione su temi incentrati sul rapporto uomo-tecnologia e uomo-natura. Proponendo delle interessanti chiavi di lettura con le quali interpretare il nostro mondo.  

... continua la lettura
Concerti

Nino D’Angelo 6.0, lo scugnizzo riabbraccia la sua città

Reduce da concerti di incredibile successo Nino D’Angelo non si ferma e continua con Il Concerto Nino D’Angelo 6.0, nato l’anno scorso per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Sabato 19 maggio, quasi un anno dopo l’inizio del tour allo Stadio San Paolo, è ritornato a Napoli per poter nuovamente cantare davanti al suo popolo. Ad ospitarlo ancora il Teatro Palapartenope, gremito di persone di ogni età pronte ad accogliere l’eterno “scugnizzo”. Noi di Eroica Fenice eravamo lì e vogliamo raccontarvelo. Nino D’Angelo 6.0, il concerto Sono le 21.20, due signore confabulano: Nino D’Angelo ha messo su un po’ di pancia ma questo non le scoraggia, sono convinte che sia ancora bravissimo e, soprattutto, ancora bello. È questo il clima che si respira nel teatro, qualche dubbio c’è ma non tale da scalfire la granitica certezza di assistere a un grande spettacolo. 21:30, ora il pubblico, un po’ impazientito, invoca a gran voce il suo beniamino. Passano pochi minuti e Nino è proprio lì, a braccia aperte per stringere a sé il calore del pubblico e cullarsi sulle note di, guarda caso, Ventuno e Trenta. L’urlo della platea è ora assordante, il sound della band è massiccio e deciso, si passa da ritmi rock ad altri più distesi. Brani come Batticuore, Si turnasse a nascere, Jammo Ja, Chesta Sera, Sotto ‘e stelle si susseguono uno dopo l’altro non senza che Nino abbia più volte dimostrato il suo affetto al pubblico:” Evviva l’amore, vi amo!”. Lo ripeterà più e più volte, sdraiato, disteso, in ginocchio, a braccia spalancate, in ogni modo. Trova anche il tempo per ironizzare sulla passionalità “carnale” di alcune sue canzoni che forse, data l’età, non gli sono più consone. I suoi sessant’anni non sono però un freno ma uno stimolo a tuffarsi a capofitto nell’adrenalina del concerto perché:” non bisogna accontentarsi delle cose materiali, quelle si scassano, i sentimenti no”. Inarrestabile, salta da un lato all’altro del palco, assorbendo l’energia del pubblico in delirio. Solo un piccolo guasto tecnico lo ferma ma, con molta esperienza, non lascia che il tempo trascorra inerte e intrattiene il pubblico, ingraziandoselo anche:” Il mio pubblico non va a vedersi Nino D’Angelo, ma va a cantare con Nino D’Angelo”. Risolti i problemi tecnici si riprende a suonare: Senza giacca e cravatta, Jesce Sole, A mio padre, Io vivo e tante altre fino ad approdare a Napul’è, un omaggio a Pino Daniele. Questo tributo segna un po’ una svolta nello spettacolo entrato nella sua fase finale. A prendersi la scena, adesso, i brani che hanno fatto da colonna sonora ai film come Pop-Corn e patatine, Pronto si Tu? A giacc e pell e ‘Nu jeans e ‘na maglietta durante la quale, sceso tra il pubblico, rischia seriamente di rimanere schiacciato per il troppo affetto. Dopo aver anche esaudito alcune richieste, si cinge le spalle con la bandiera del Napoli e termina il tutto con Napoli Napoli. Nino D’Angelo 6.0, considerazioni Questo concerto mi ha stupito non poco. Troppo spesso rinchiuso nell’immagine del caschetto biondo e […]

... continua la lettura
Interviste

Essere Enzo Savastano, alla scoperta del maestro neomelodico

Abbiamo intervistato Antonio De Luca, l’uomo che offre voce e sembianze a Enzo Savastano, il languido cantante neomelodico, munito di occhiali da sole, che ha conquistato il web con la sua passionalità e le sue storie surreali. Durante una lunga ma estremamente piacevole chiacchierata telefonica, Antonio ci ha raccontato di questo progetto nato insieme all’amico Valerio Vestoso. Un personaggio nato per gioco e curato nei minimi dettagli, che non si rifugia nei tormentoni o nel semplice scimmiottare i cantanti neomelodici, ma che costruisce una sagace ironia, offrendo ai fan una nuova liturgia, un immaginario attraverso il quale guardare il nostro paese. Uno degli aspetti più belli dell’essere Enzo Savastano, come racconta Antonio,  è che proprio tutti stanno al gioco e si offrono discepoli al suo cospetto. Lui è pronto ad accoglierli, a tendergli la mano: “Io sono con voi” dice loro, proprio come il titolo del suo album pubblicato il 10 Maggio. L’album segna l’incarnazione del Verbo, surreale e grammaticalmente incerto dei suoi post su Facebook,  in Uomo.  Con grande ironia e disponibilità, ci spiega la genesi del personaggio e del disco che racchiude al suo interno tanti generi: dalle sonorità tipicamente neomelodiche al neapolitan power di Pino Daniele, passando per il reggae  e le tendenze minimaliste dell’indie. Ecco a voi l’intervista. Essere Enzo Savastano, intervista ad Antonio De Luca Come nasce il progetto Enzo Savastano? Questo progetto nasce da un’estate vuota di due individui sconosciutissimi che si chiamano Valerio Vestoso e Antonio De Luca. Abbiamo sempre avuto, un po’ per cultura pop comune, un po’ per provenienza perché siamo entrambi di Benevento, un’attrazione per il mondo neomelodico. Non come fruitori ma come curiosi. Io ho sempre scherzato scimmiottando il modo di cantare dei neomelodici e lui ha sempre avuto una grande capacità di scrittura e di immaginazione. Così, tra uno scherzo e l’altro, è nata l’idea di mettere su un finto neomelodico. Dopo Mannaggia ‘a marozzi, la prima canzone di Savastano scritta da Valerio, abbiamo iniziato a lavorare sulla costruzione del personaggio che è nato senza alcuna pretesa, senza alcuna sponsorizzazione e senza dirlo a nessuno soprattutto. Il primo anno infatti eravamo completamente celati. È nato per gioco, volevamo semplicemente divertirci a impersonare un neomelodico finto. Poi però la cosa è diventata abbastanza seria, avete pubblicato un album! Abbiamo iniziato ad avere consapevolezza che questa storia non facesse ridere solo noi quando il 3 Gennaio del 2015 provammo a fare il primo live in un locale che, a Benevento, è un punto di riferimento per la musica, il Morgana. Convincemmo i proprietari e chi gestiva la direzione artistica a fare il primo live di Enzo Savastano. Fu un successo non immaginato francamente. Poi Una Canzone indie ci ha aperto le porte al panorama nazionale e alle grosse visualizzazioni. Gli artisti veri hanno avuto il piacere di suonare con Enzo Savastano: Brunori Sas, Calcutta, Daniele Sepe, Stefano Bollani. Focalizzandoci invece sull’album, la prima cosa che mi ha colpito è la copertina che è quella del libro solitamente utilizzato al catechismo,  ma […]

... continua la lettura
Musica

Compilation Eroica #4, i migliori singoli di Aprile

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Compilation Eroica #4, Mama Linda di Asma Boys Questo mese il nostro viaggio inizia da molto lontano, dalla Guinea-Bissau da dove, ormai tre anni fa, scappò Samba. La sua è la storia triste e drammatica di tanti migranti africani che, per fuggire a guerre e povertà, affrontano viaggi disperati in condizioni estreme. Per fortuna Samba ce l’ha fatta e, grazie all’aiuto dei ragazzi dello studio di registrazione Smoka Rec  a Paestum, sta coltivando la sua passione per il rap. Il 26 Aprile, con il nome di Asma Boys, ha infatti pubblicato il suo primo singolo in portoghese, Mama Linda.  Questa è, almeno secondo il mio modestissimo parere, una delle iniziative più “rap” degli ultimi dieci anni in Italia. Rischio di essere retorico, lo so, ma il rap parte dal basso e questo non vuol dire per forza parlare del “quartiere”, di rivalsa, di rabbia repressa e tutto il relativo immaginario annesso. Non vuol dire che non bisogna parlarne, sono temi rispettabilissimi e giustissimi, ma delle volte sfociano soltanto in un vero e proprio “esclusivismo”: “io sono questo e quello, io faccio questo e quello e tu no!”. Quando Dj Kool Herc faceva girare i suoi vinili nel Bronx penso che, a tutti quei ragazzini che lo circondavano, volesse dare una possibilità di divertirsi, di svagarsi, di farli sentire parte di qualcosa. Ecco, quello che hanno fatto i ragazzi della Smoka Rec è “Rap” perché è Integrazione. Quindi che dire, grandi ragazzi e grande Samba, congratulazioni! Compilation Eroica #4, Rigore per la Juve di Otto Non vi preoccupate, non è stato fischiato nessun rigore per la Juventus. Parliamo invece del brano-Rigore per la Juve, per l’appunto- pubblicato il 20 Aprile dal giovane cantautore napoletano Lorenzo Campese, in arte Otto. È un brano divertente che con sagace ironia punzecchia tutte quelle persone che si rifugiano dietro la loro finta ingenuità, accampando scuse improbabili, vecchie, obsolete. C’è un modo di dire napoletano che le descrive benissimo, noi ve lo traduciamo: “scemi per non andare in guerra”. Le loro scuse, infatti, sono puntuali e ineluttabili, proprio come un rigore per la Juve (si scherza!).  “Cadi dalle nuvole/ tanto alla fine cadi sempre in piedi/ Lontana dal disordine/ tanto alla fine c’è un rigore per la Juve”   Compilation Eroica #4, Invicibili di Micaela Tempesta Chiudiamo in bellezza con un’altra cantautrice napoletana, Micaela Tempesta che il 25 Aprile ha pubblicato Invincibili. Una voce “calda”, elegante che si espande su una godibilissima strumentale, prevalentemente elettronica,  ci racconta in 3 minuti, la fine di una relazione e i dubbi a essa relativi. Senza alcuna pesantezza dettata dall’argomento, Micaela ci regala una piacevolissima sorpresa con la consapevolezza di chi sa che :” Sopravviverò, in fondo l’ho già fatto”.  

... continua la lettura
Musica

Il debutto discografico degli Alfabeto Runico

Alfabeto Runico, un ottimo debutto “Due contrabassi, un violino e un paio di corde vocali” si presentano così sulla loro pagina Facebook gli Alfabeto Runico, trio foggiano che lo scorso 30 Marzo ha pubblicato il suo primo omonimo album targato Apogeo Records. Composto da Marta Dell’Anno (voce, viola, violino), Andrea Resce e Nicola Scagliozzi (contrabasso entrambi), il gruppo unisce e mescola sonorità di mondi e culture molto diversi tra loro: dall’atmosfere classiche a quelle tradizionali del Sud Italia, richiamando anche quelle fredde e magniloquenti del Nord Europa (come d’altronde suggerisce  il loro nome). Un lavoro di pregiata fattura, di indubbia ricerca tecnica, che risulta, nonostante questo, molto genuino e dall’ impatto emotivo immediato. Noi di Eroica, per l’occasione, li abbiamo intervistati e fin da subito hanno confermato questa nostra impressione: “Il trio è nato per una esigenza di fare musica insieme, siamo tre musicisti di formazione classica ma lontani dal mondo Accademico, frequentatori di feste popolari e di anziani cantori” Alfabeto Runico, l’album Registrato quasi interamente in presa diretta nella suggestiva cornice della Chiesa di San Severo alla Sanità (Napoli) e composto da 13 tracce, questo disco unisce immaginari culturali e musicali diversi non soltanto attraverso le scelte musicali ma anche attraverso l’uso di più lingue: dialetto ( Beddha ci stai luntano, Montanara di carpino, La via delle fontanelle, L’America, Ninna Nanna di San Marco la Catola), italiano (Perdo, Drops, Nutrimi), spagnolo (Abuela), inglese ( Fluid, Limes) e francese ( Ambulance). Marta ce lo racconta così: “Il disco è venuto fuori da un riarrangiamento di alcuni brani miei (di Marta ndr) che avevo scritto precedentemente per un mio progetto solista ma con gli Alfabeto hanno preso una veste completamente nuova. Ci sono canzoni tradizionali del Sud Italia ma riarrangiate e due pezzi inediti scritti a sei mani: L’Ambulance e Nutrimi. I brani sono scritti in lingue diverse non per una esigenza, è stato un percorso naturale. Spesso mi capita di pensare ad un brano già in una lingua e mi piace poi coglierne le diverse sfumature. Ogni lingua racchiude un proprio mondo ed è questo che noi cerchiamo di sfruttare nei nostri brani. L’obiettivo ed evoluzione della nostra musica è EMOZIONARE. Fare musica emozionante.” Alfabeto Runico, considerazioni Gli Alfabeto Runico ci regalano un album raffinato, di classe, attraverso un approccio alla musica puro e genuino, senza alcun filtro. È inoltre un album dal grande impatto immaginativo che, con le sue melodie, può far viaggiare la mente dell’ascoltatore attraverso numerosi paesaggi: dalle imponenti lande nordiche al quelle calorose del Sud Italia.  

... continua la lettura
Musica

Compilation Eroica #3, Enzo Savastano e Scarlet

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questo mese vi presentiamo due singoli ricchi di energia e suadente passionalità, passando da Enzo Savastano, che ormai si sta consolidando come un idolo discusso del web, alla giovane e promettente Scarlet. Compilation Eroica #3, compilation che sanno di Enzo Savastano Come magari avrete già intuito dal titolo dell’articolo, questa volta, a prendersi la scena, è l’indiscusso maestro neomelodico Enzo Savastano, esperto possessore delle antiche tecniche del “gagaga” e “vavava”. Savastano ci regala una perla di inestimabile valore, una canzone pregna di viscerale passione, una storia strappa lacrime densa di malinconia. Il maestro ci racconta della sua travolgente relazione con l’eroina dei pomeriggi targati Canale 5: Barbara D’Urso. Attraverso il suo solito sound elegante e ricercato, impreziosito anche dal virtuoso assolo di chitarra di Alex, prende forma la cocente delusione di Enzo Savastano, abbandonato precocemente da Barbara, partita per Milano per inseguire il sogno di diventare una showgirl. È però un amore non ancora domo, la cui fiamma non smette di bruciare impetuosamente. Un amore che torna tutti i pomeriggi a bussare prepotentemente alle porte del cuore di Savastano che non l’hai mai dimenticata, nonostante il suo amore galeotto con Maria Teresa Aruta. “Voglio un cuore che sappia di cuore/ Un amore che sappia d’ amore/ Voglio un altro di quei pomeriggi che sanno di te” Compilation Eroica #3, Demon di Scarlet Dalle atmosfere allegre e spensierate di Enzo Savastano facciamo una decisione inversione di genere e passiamo al sound rock graffiante dell’artista campana Rossella Sicignano, in arte Scarlet. Demon, pubblicato il 4 Marzo, è un singolo che ha anticipato Wonder, il primo album (interamente in inglese) della rocker pubblicato il 26 Marzo dall’etichetta discografica salernitana Luma Records. Il brano si presenta come un sapiente connubio tra sonorità elettroniche e altre più prettamente “rock”. Inizia in sordina, crescendo lentamente per poi culminare nel ritornello con dei potenti riff di chitarra. È un brano avvolto da un fascinoso malessere, una solitudine che diventa un male difficilmente estirpabile. Opprimente ma, a volte, paradossalmente necessario per andare avanti. “you are my sweet death on a cold floor/ you are my fuckin’ drug, you’re my overdose/ you are a dirty lover to me/ you are my demon.”

... continua la lettura
Interviste

Intervista a Gabriele Finotti, leader e fondatore dei Misfatto

Una storia lunga più di 30 anni fatta di sperimentazioni musicali, festival e libri. Di chi parliamo? Parliamo di Gabriele Finotti e della sua rock band Misfatto con la quale, lo scorso 19 Gennaio, ha pubblicato il suo ultimo album, L’uomo dalle 12 dita edito dall’etichetta discografica Orzorock Music. Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui ripercorrendo, tra le tante cose, la storia della sua band. Ecco a voi. L’intervista al leader della band hard rock i Misfatto Come nascono i Misfatto? Potresti raccontarci qualcosa di ogni vostro album ? I Misfatto sono nati nell’87, io trent’ anni fa avevo 15 anni. In una cantina dei sobborghi della provincia di Piacenza, a Gragnano Trebbiense, vicino al fiume Trebbia, il fiume caro a Hemingway. Io sono l’ultimo dei fondatori rimasto, gli altri non suonano più. L’ultimo è stato Alessandro Chiesa che ha smesso nel 2011. Tra il ‘90 e il ‘93 abbiamo fatto uscire tre demotape che erano a tutti gli effetti degli album, però, non sono inclusi nella discografia ufficiale perché, fondamentalmente, a quel tempo, fare l’album ufficiale significava far uscire o un CD, che era un miraggio, o un vinile. La spesa era veramente esagerata, serviva proprio un produttore: erano altri tempi. Arriviamo al ’97 con il primo disco ufficiale La fine del giorno (Audiar), un disco rock/hard rock in italiano. Sono presenti canzoni che tutt’ora eseguiamo dal vivo come Prima che ritorni il sole e Lentamente. Nell’originale fisico- non c’è sul web- era presente anche una prima bozza di Ossessione che è diventata ora Ossessione Baudelaire. Nel 2000 Misfatto che abbiamo registrato in un mese in un agriturismo di Arezzo. È un album che ha avuto una realizzazione di master non felicissima però ne andiamo comunque fieri. Nel 2005 abbiamo pubblicato Invisible e nel 2008 è uscito il libro cd Caos Duemila a mio nome. È stato il mio primo libro. Nel 2011 Undici Eroi Morti, un disco al quale tengo molto perché ha avuto la direzione artistica di Lorenzo Poli che, dal 2010 all’anno scorso, è stato il bassista ufficiale dell’orchestra di Sanremo e adesso è il bassista del trio Renga, Nek e Pezzali. Poi nel 2012 è uscito il nostro unico vinile in discografia ed è infatti un oggetto di culto tra i nostri non numerosi fan: Eleven Dead Heroes, la trasposizione in inglese del disco precedente. Nel 2014 esce Heleonor Rosencrutz e l’anno successivo Rosencrutz is dead. Sono due album che prendono spunto dal mio secondo libro La chiesa senza tetto- 35 sogni a Lisbona. Sono dei concept-album dove si delinea già quello che poi è lo stile al quale siamo arrivati con L’uomo dalle 12 dita. Ovvero un crossover di generi dal pop al rock, dal prog al grunge che però poi sfociano in quello che è il nostro stile: rock a due voci con delle chitarre pungenti e dell’elettronica che si avvicina all’era moderna. L’uomo dalle 12 dita è uscito quest’anno e ci ha occupato tutto il 2017. Ha avuto il mix finale […]

... continua la lettura
Interviste

Si vuole scappare, Eugenio Sournia racconta i Siberia

Si vuole scappare è il secondo album dei Siberia pubblicato il 23 Febbraio da Maciste Dischi. Dopo il buon successo riscosso nel 2016 con In sogno è la mia patria, la band livornese ritorna con il suo sound new wave raccontandoci, attraverso le loro canzoni, il senso di una realtà, quella attuale, precaria e instabile che si affaccia al futuro titubante, ancorata alle ormai fievoli certezze del passato. Per l’occasione abbiamo intervistato Eugenio Sournia, voce del gruppo, che, insieme a tante altre cose, ci ha raccontato della storia e del messaggio della loro musica. “Io penso che il dolore sia quel qualcosa che faccia scattare un po’ la molla a chiunque intraprenda un percorso creativo. Quando si crea qualcosa, c’è sempre un tentativo di combattere il nulla. Colui che scrive è sempre qualcuno che vuole aggiungere qualcosa, non vedo mai nelle mie canzoni, anche quelle più apparentemente negative, una volontà di ritrarre un fenomeno negativo. Le mie canzoni penso che abbiano sempre offerto un ‘seme’ per individuare una via di fuga”. Ecco a voi. Si vuole scappare, intervista a Eugenio Sournia Come nascono i Siberia? L’inizio è stato nel 2010 con il nucleo originario e la scelta del nome, ma direi che il progetto Siberia vero e proprio nasce nel 2014 con i tre quarti dei componenti attuali. Veniamo tutti da una città abbastanza piccola come Livorno di centocinquantamila abitanti, quindi alla fine chi suona finisce per conoscersi di persona. Semplicemente c’eravamo io e il mio batterista, amici fraterni, poi abbiamo coinvolto altre due persone che sembravano affini dal punto di vista musicale. La scelta del nome non ha a che vedere con i Diaframma ma a che fare con le atmosfere del libro Educazione Siberiana di Nicolai Lilin. Come riportate nella vostra musica queste atmosfere del libro? Mi correggo: è stato ispirato dalla lettura del romanzo di Nicolai Lilin. Al tempo stesso non vuole essere una trasposizione di quelle atmosfere o di quell’immaginario. Siberia evoca da una parte un immaginario freddo, riflessivo e introspettivo dall’altro, foneticamente, è una parola che tende a rimanere in mente. Tra l’altro ha il vantaggio di non evocare immediatamente una lingua di appartenenza perché, comunque, si dice più o meno allo stesso modo in francese, in italiano, in inglese… Ha un nome, come dire, che si spende bene in tutti contesti. Quando ci siamo accorti che esisteva un album dei Diaframma, uno dei più importanti della new wave italiana, da una parte siamo stati contenti che esistesse questo rimando, dall’altra meno. Diciamo che da allora siamo costantemente accusati di “derivatività”. Basta però ascoltare qualche canzone per capire che, sicuramente i Diaframma sono presenti fra i nostri ascolti, l’ambizione è fare qualcosa di diverso. Nel 2015 avete partecipato a Sanremo Giovani, cosa puoi raccontarci di quest’esperienza? Avete mai pensato di riprovarci? Sanremo è stata una cosa che è giunta un po’ come un fulmine a ciel sereno. Tra l’altro, all’epoca, l’etichetta Maciste Dischi, che è la nostra etichetta fin dall’esordio, non aveva ancora questa visibilità […]

... continua la lettura
Interviste

Intervista a Mattia Del Forno de La Scelta

Durante una piacevole chiacchierata telefonica, Mattia Del Forno ci racconta così il nuovo album de La Scelta Colore Alieno (Artist First) pubblicato il 10 Novembre 2017: “Il messaggio che noi vogliamo dare con la nostra musica è un messaggio di contaminazione e mescolanze, anche con altri artisti. Tutto questo dà vita a un multicolore che, attraverso gli arrangiamenti e i live, esce ben fuori ed è una caratteristica fondamentale de La Scelta. Se parliamo di messaggio ti posso dire che sono tutti brani che affrontano tematiche, come l’amore o l’amicizia, nella maniera più semplice ed essenziale. In un mondo così saturo volevamo dare un ritorno all’origine, un ritorno alle cose semplici. Reagire a questa realtà e ritrovare se stessi, non subendo questo mondo che molte volte ci vuole tutti un po’ omologati e simili. Ritrovando ogni giorno la nostra unicità.” Un album, quello di Mattia Del Forno, pubblicato quasi dieci anni dopo il loro primo lavoro discografico Il nostro tempo, contenente l’omonimo brano con il quale si piazzarono secondi nell’edizione di Sanremo del 2008. Abbiamo parlato di questo ma di tanto altro ancora, come la loro ormai consolidatissima partnership artistica con Ron con il quale condividono il palco da diversi anni, per il quale Mattia ha scritto l’album La forza di dire sì e il brano L’ottava meraviglia presentata dal cantautore nell’edizione del 2017 di Sanremo. Mattia Del Forno, l’intervista Com’è nata La Scelta? La Scelta è nata nel 2003 però già ci conoscevamo: siamo amici e proveniamo dallo stesso quartiere. Ognuno di noi suonava con gruppi diversi e ha fatto esperienze diverse. A un certo punto ci siamo trovati e abbiamo cominciato a scrivere delle canzoni inedite e, appunto, ci siamo un po’ “scelti”. La genesi del nome deriva dal fatto che abbiamo fatto questa “scelta” di proseguire questo cammino tra di noi e, soprattutto, di iniziare un percorso di musica inedita. Abbiamo iniziato a registrare delle prime cose in casa e, piano piano, abbiamo creato tutto questo ambaradan di band che ci portiamo fino a oggi dietro. Nel 2008 avete partecipato a Sanremo con il brano “Il nostro tempo” classificandovi secondi nella categoria giovani. Cosa puoi raccontarmi di questa esperienza? Abbiamo provato le selezioni di Sanremo diverse volte, almeno tre, poi fortunatamente nel 2008 Baudo scelse la nostra canzone perché comunque conteneva un messaggio ancora attuale. Stiamo parlando di un brano che era un po’ una fotografia multiculturale della nostra società. Quindi presentammo il pezzo e, addirittura senza casa discografica perché avevamo una piccola etichetta indipendente di Roma, ci fece partecipare all’ultima selezione. Andò bene e partecipammo a questo grande festival. Ci fu un grande riscontro da parte degli addetti ai lavori e del pubblico, ci piazzammo secondi e vincemmo il premio AFI. Fu una bellissima esperienza per una piccola band giovane come la nostra che, per la prima volta, si affacciava al mondo discografico. Ancora adesso ci lascia tante cose belle dentro. Speriamo di ritornarci. Quando contate di ritornarci? Ma guarda adesso dovremmo partecipare nella categoria più avanzata, quella […]

... continua la lettura
Napoli & Dintorni

Lettere a mia figlia di Giuseppe Nuzzo, Pulcinella Editore

Lo scrittore e regista Giuseppe Nuzzo lo scorso 9 Marzo ha presentato alla Feltrinelli di Pomigliano D’Arco il suo libro Lettere a mia figlia, edito da Pulcinella Editore. Perdere la memoria Siamo fatti di ricordi, desideri, emozioni e sogni. Siamo il frutto di ciò che abbiamo fatto e di ciò che siamo stati ma tutto questo ha durata limitata, è destinato a concludersi a causa della finitezza dell’esistenza, come ben tutti sappiamo. Si può però essere privati della “vita” ancora prima del suo epilogo, si può rimanere impassibili e inermi davanti allo sgretolarsi della propria identità mentale, mentre tutti i nostri organi continuano imperterriti la loro attività: si può contrarre l’Alzheimer. Cambiare punto di vista con il racconto di Giuseppe Nuzzo L’Alzheimer è una sindrome neurodegenerativa dagli effetti devastanti che causa, tra i tanti sintomi a essa connessi, la perdita di memoria. A questa malattia non è ancora stata trovata una cura risolutiva e, come ci racconta il giovane regista opprime seicentomila persone in Italia e venticinque milioni in tutti il mondo. Sempre come racconta Nuzzo “una persona senza memoria è una persona che non ha più nulla da raccontare” ma è proprio dal capovolgimento di questo assunto che nasce il suo lavoro. L’autore punta infatti a concentrare l’attenzione sul “malato” che cerca di spiegare, attraverso una lunga e interminabile lettera, la sua malattia alla figlia; per far sì che non sia l’“oggetto” della narrazione ma che sia lui il protagonista del racconto e che la storia sia narrata dal suo punto di vista. Un’operazione dunque volta a restituire dignità a tutte quelle persone che combattono questa infausta battaglia. Lettere a mia figlia di Giuseppe Nuzzo, un progetto di duplice natura  Edito da Pulcinella Editore e prodotto da Pulcinella Films con Paradise Pictures, Lettere a mia figlia comprende sia un libro che un dvd con un cortometraggio interpretato da Leo Gullotta che ha anche scritto la prefazione del libro. Come ci racconta Giuseppe Nuzzo, è un progetto di duplice natura per cercare di arrivare a quante più persone possibili, per cercare di far conoscere questo tema troppo spesso sottovalutato. Il tutto nasce da una sua esperienza personale in seguito sviluppata con uno scrupoloso lavoro, suo e della sua troupe, di ricerca e di consultazione di numerosi medici ed esperti; cercando in questo modo di rimanere quanto più possibile credibili e vicini alla realtà. Per l’occasione, a causa di motivi tecnici, non è stata possibile la proiezione del corto. Mancanza alla quale si è compensato con la lettura di alcune parti del libro da parte delle allieve dell’Università del Cinema di Acerra, di cui il regista è direttore. Alla presentazione hanno inoltre partecipato anche alcuni esperti del settore, tra i quali la dottoressa Caterina Musella, presidente dell’AIMA (Associazione Italiana Malattia d’Alzheimer) che ha illustrato, senza mezzi termini, il preoccupante e inesorabile propagarsi di questa patologia che miete sempre più vittime e che si sta diffondendo anche tra persone relativamente giovani; e le terribili conseguenze subite non solo dai malati ma anche […]

... continua la lettura
Musica

Compilation Eroica #2: Luk (Sage Audio) e Viern dei Romito (Soundfly)

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questa volta la scena se la prendono due singoli di due nuovissimi progetti musicali. Viern dei Romito Pubblicato l’otto Febbraio per l’etichetta Soundfly, Viern è il singolo di debutto dei Romito, una formazione tutta partenopea, formatasi recentemente, che riunisce al suo interno musicisti già conosciuti nel panorama musicale campano: Vittorio Romito, Andrea Pasqualini (Le Strisce), Carlo De Luca (Scarlatti Garage), Dj Nicola Papa e Walter Marzocchella. Coadiuvati dalla produzione artistica di Massimo De Vita (Blindur) e accompagnati da un videoclip girato da Alessandro Freschi, i Romito danno vita a un brano in cui il dialetto napoletano si unisce a interessanti sonorità indie folk. Un racconto di un inverno, “Viern”, che non è solo uno stato climatico ma anche una vera propria condizione emotiva: fredda e solitaria. «Vierno è turnato/ nu”mme ascarfa chi ‘o sole/ Chi è longa ‘a notte/ e cchiù è forte ‘a paura» Non è il momento di Luk Luk, progetto musicale di Enzo Colursi, ha fatto il suo esordio nel 2017 con il brano La linea d’orizzonte e ora ritorna con un nuovo singolo Non è il momento, pubblicato il 5 Febbraio. Affiancato anche lui dalla produzione artistica di Massimo De Vita e da un videoclip firmato Alessandro Freschi, Luk continua il suo percorso tra la canzone d’autore e la musica elettronica mostrandoci, anche questa volta, una certa sensibilità nella sua penna. Una profondità non certo usuale e comunemente riscontrabile nel panorama musicale emergente, ma anche in autori più conosciuti e elogiati. Un lungo monologo, un soliloquio dall’incredibile carica introspettiva. Rabbia e rancore crescono all’unisono con la musica. Non sempre il “bello” è frutto di armonia o di serenità, delle volte anche il tormento e la dannazione possiedono una certa “bellezza”, un certo fascino. E questo è sicuramente è uno di quei casi. Si viene subito rapiti da questo brano, fin dai primissimi secondi. Il testo appare un po’ come una serie di codici e immagini da decifrare, impossibile, forse, afferrarne il senso a un primo ascolto ma meglio così. Meglio ascoltarlo più e più volte per penetrare sempre più a fondo questa tormentata ma seducente canzone di Enzo Colursi. «E si direbbe che insultarti non è buona educazione/ Che le tue forme sono causa del disordine sociale/Dei miei problemi per dormire/ Il tuo buonsenso andato a male/ E si direbbe che ogni tanto le mie scuse sono buone/ Che l’ossessione in fondo è solo un altro modo di pensare/ Che le mie forze siano vere/ Che la tua faccia sia un errore.»  

... continua la lettura
Musica

I May Gray e il loro Ritorno al sereno

Dopo quasi tre anni dalla pubblicazione del loro primo album Londra nel Giugno 2015 e tante esperienze tra contest e palchi, il trio emiliano dei May Gray ritorna-perdonatemi l’imminente ridondanza- con Ritorno al sereno. Un nuovo punto di partenza per i May Gray Pubblicato il 26 Gennaio per Manitalab/Private Stanze con la distribuzione curata da Audioglobe, questo album segna un’inversione di tendenza rispetto al precedente lavoro. Dal tema del viaggio, vissuto come un’esigenza interiore dovuta a una tormentata necessità di evadere e scappare, si passa a un’introspezione più pacata e serena, emblema di una ritrovata fiducia con se stessi. Una fiducia ritrovata grazie all’influsso di nuove energie positive. Energie nitide e solari come quel bel sole disegnato con un pastello giallo sulla copertina dell’album. Dal punto di vista musicale, invece, il percorso dei May Gray procede senza interruzioni e ripensamenti, approfondendo e rinvigorendo il sound rock che da sempre li contraddistingue. Un sound energico, graffiante, ispirato ai loro idoli, i Foo Fighters, che non disdegna nei ritornelli linee più melodiche e meno strepitanti. Ritorno al sereno, l’album Il viaggio per riconquistare la serenità- che potrebbe ricordare Return to Serenity dei Testament, brano probabilmente conosciuto dal trio- parte da Camilla. In crescendo, come un fuoco che cresce a poco a poco, prende forma il sound graffiante dei May Gray che procede con poche variazioni- forse troppo poche- nel passaggio da un brano all’altro. Dopo Camilla abbiamo Testa in tasca e In un altro mondo. Sempre centrale il tema della riconquista della serenità che si prospetta sempre come uno slancio verso un futuro più radioso e luminoso, rivolgendo le spalle a un passato che invece appare decisamente più cupo e tenebroso. Nel quarto brano Tracciare una via (100 cose), la band inverte decisamente la rotta. È infatti una traccia con una carica introspettiva decisamente maggiore, caratterizzata anche da un ritmo meno martellante e molto più disteso. Anche qui si chiude “la finestra sui ricordi che non voglio” ma con un approccio più ragionato, volto a far tesoro delle esperienze negative del passato, senza ripudiarle a priori. Pochi minuti per riprendere fiato e subito i May Gray ritornano a “martellare” con Tra di noi, Amnesia e Maniglia. Con gli ultimi due brani forse l’album raggiunge il suo picco di vigore e forza, una vera e propria scarica di adrenalina. Dulcis in fundo, Ritorno al sereno termina con una struggente ballad al pianoforte, Via Pennisi, che suggella la conclusione di un amore ormai giunto al capolinea. L’ultimo atto di una nuova consapevolezza attraverso la quale voltare finalmente pagina e intraprendere un nuovo cammino.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Essere Gigione: l’incredibile storia di Luigi Ciaravola

Un’attesa durata più di due anni ma finalmente terminata il 18 Gennaio: Essere Gigione : l’incredibile storia di Luigi Ciaravola  è al cinema. Accolto tra entusiasmi e non poche polemiche per i finanziamenti ricevuti dal Mibact, il documentario su Gigione del giovane regista Valerio Vestoso, prodotto dalla Capetown Srl, ci ha positivamente sorpreso, mostrandoci come si possa produrre un ottimo lavoro cinematografico, di interesse culturale, documentando quello che forse è uno dei fenomeni musicali più longevi e sbalorditivi del nostro paese. Ebbene sì, Gigione- che lo si voglia o no- non è un qualsiasi cantante da sagra di paese. Oltre a essere “il Re delle sagre”, Gigione è un fenomeno musicale e culturale. Sminuirlo a semplice fenomeno trash è un po’ troppo riduttivo. Senza alcun tipo di preconcetto volto a deridere o a magnificare il personaggio, Vestoso ci mostra, con uno scrupolosissimo intento documentaristico, cosa significa vestire i panni di Gigione. Lasciando che siano le immagini e i diretti interessati a parlare (Gigione, i suoi musicisti e i fan), senza mai entrare all’interno della narrazione se non attraverso alcune piccole e divertentissime finezze di montaggio. D’altronde, sarebbe stato difficilissimo fare diversamente, data l’esuberanza del soggetto. Armato della sola videocamera, il regista beneventano ci offre il sunto di quasi due anni passati insieme all’istrionico cantautore, seguendolo durante le sue interminabili tournée tra centinaia di sagre, feste di paese, pranzi/cene-spettacolo, dirette nelle televisioni locali… Dei veri e propri tour de force. Non tralasciando, però, di porre l’attenzione sul lato “uomo” di Gigione, ossia Luigi Ciaravola, e realizzando anche un vivido e realistico affresco di tutti i luoghi in cui si svolge quest’incredibile storia: la provincia italiana. Ma analizziamo il tutto in ordine. Chi è Luigi Ciaravola? Chi è il cantante Gigione? A questa domanda si potrebbe rispondere con una semplice equazione: Luigi Ciaravola= Gigione. Non c’è molta differenza. L’uomo di ormai settant’anni suonati che dà spettacolo sui palchi di tutta Italia è pressoché lo stesso che, a 8 anni, cantava sugli alberi di fichi a Boscoreale, intrattenendo i suoi vicini e tutti i suoi compaesani che, durante la festa del patrono, lo “buttarono” letteralmente sul palco per farlo cantare. Un’elezione, una vera e propria investitura che segnerà nel profondo il piccolo Luigi. Da quel momento in poi, il consenso diventerà una delle sue preoccupazioni più grandi, una vera ragione di vita. Il consenso di quel pubblico, che non solo lo ha investito come cantante, ma gli ha anche affibbiato il suo nome d’arte. Inizialmente era “Gigi-One” ma tutti lo chiamavano “Gigione”. Un consenso bramato e ricercato attraverso un’energia positiva a tratti inconcepibile. “Dove c’è Gigione non c’è problema” non è soltanto una frase fatta ma un vero e proprio stile di vita, un modus operandi: non c’è niente che Gigione non possa risolvere a colpi di movimenti pelvici, ghigni sornioni e canzoni sessualmente ambigue. Stenterete a crederci ma è così. Non è una positività relegata al solo “ruolo artistico” perché si ripercuote anche nella vita privata di Luigi che, quasi sempre, affronta tutto […]

... continua la lettura
Musica

Una piccola tregua Live di Paolo Cattaneo, recensione

Uscito nel 2016, Una piccola tregua (Lavorarestanca/Ecletic Music Group) è stato il quarto lavoro discografico di Paolo Cattaneo, cantautore bresciano dall’ormai più che ventennale carriera. L’artista ha riproposto quest’album con una nuova veste, tutta digitale: Una piccola tregua Live. Pubblicato il 12 Gennaio e curato dalla Ecletic Music Group, Feiyr e dalla Macramè Dischi, Una piccola tregua Live raccoglie 8 brani (sei tratti dall’omonimo album e due da altri precedenti lavori) suonati live tra il Casa Base di Milano, il Teatro Fonderia Aperta di Verona e il Teatro Centro Lucia di Botticino (Brescia), otto frammenti che ricompongono le suggestive atmosfere elettroniche create da Paolo e dalla sua band durante i concerti. Una piccola tregua Live, l’album Il tutto inizia con Se Io Fossi Un Uomo, con suoni che potrebbero ricordare il canto delle balene sui quali si inseriscono progressivamente le linee di basso e dei synth. Seguono Due età un tempo e Bandiera. Ci troviamo davanti a una rievocazione di un tempo sospeso, tutto interiore: una piccola tregua per l’appunto. Una piccola tregua dal caotico mondo esterno per ritagliarsi un momento di intima riflessione attraverso una sapiente composizione di sonorità elettroniche e non. Gli otto brani, se non fossero interrotti dagli applausi del pubblico e dai brevi ringraziamenti di Paolo, potrebbero forse susseguirsi indistinti, senza pause. Frutti di un unico flusso musicale plasmato come un respiro, sussurrato in punta di piedi, che cresce e decresce, di impatto sonoro solido e denso: pulsionale. Un “suono sommesso” che, come racconta in Ho chiuso gli occhi, prende vita dalla “grazia degli angeli” e invita l’ascoltatore a “danzare nel vortice” e a “credere, a crederci”. Superata la quarta traccia, nonché punto centrale dell’album, ci si avvia verso la conclusione con Trasparente, Mi aspetto di tutto e Il Miracolo che riportano la narrazione in una dimensione meno rarefatta e più concreta, a tratti sensuale. Tutta femminile tra il carnale contatto dei “seni addosso” (Trasparente) e la vivacità di “occhi allegri all’improvviso” (Il Miracolo); passando attraverso il languore di un solitario retrobottega di “fast-food” straniero (Mi aspetto di tutto). Una piccola tregua Live, un dolce epilogo Con L’uomo sul filo approdiamo alla conclusione e, a poco a poco, svanisce la magia, di quella dimensione tutta interiore e atemporale precedentemente creata, al contatto con i crescenti rumori della città. Non prima però di concedersi un’altra inebriante esperienza sul filo di un tempo sospeso. “È molto significativo per me che uno degli ultimi versi cantati in questo disco live sia ‘Chiudo le braccia e mi inchino’ da ‘L’uomo sul filo’ perché ‘Una Piccola Tregua Live’ è il mio inchino a chi in questi mesi mi ha seguito con un’attenzione straordinaria ad ogni appuntamento. Ho deciso inoltre di pubblicare queste canzoni anche per sigillare un punto di arrivo nella dimensione live della mia musica. Ora ci sarà una ripartenza verso un Altrove. Sarà un altro viaggio, sarà tutto diverso”.

... continua la lettura
Musica

Compilation Eroica, i migliori singoli campani di Dicembre

Benvenuti nella nostra nuova rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Speriamo che questa sia il primo di tanti appuntamenti: ecco a voi la compilation di Dicembre ! Compilation Eroica, Oltre dei Tartaglia Aneuro Pubblicato il 5 Dicembre come anteprima della loro omonima seconda fatica discografica, Oltre è il nuovo singolo della band flegreo/napoletana Tartaglia Aneuro. La voce del carismatico leader Andrea Tartaglia è accompagnata da un melodioso accompagnamento acustico. È un invito al raccoglimento interiore, al guardarsi dentro, tralasciando il superfluo e impossessandosi del proprio tempo senza sprecarlo nell’inseguire fantasmi e illusioni. “[…] E ne buttiamo troppo di tempo, lo vedi? Quando è il solo bene che realmente possiedi!” Compilation Eroica, Curaggio dei Foja Non hanno certo bisogno di presentazioni i Foja, band napoletana diventata ormai cult in Campania che, grazie al loro ultimo lavoro discografico ‘O Treno che va, sta riscuotendo un buon successo in tutta Italia. Curaggio è una bonus track contenuta nella versione vinile del sopra citato album per il quale è stato pubblicato un lyric video il 5 Dicembre. La voce di Dario Sansone e il sound del gruppo sono ormai inconfondibili: una garanzia ! Un sapiente mix di sonorità tradizionali e moderne che non smette di stupirci che questa volta si lega all’insofferenza verso una abbastanza preoccupante penuria di coraggio. “E quanta gente nun ce crede / e vott’ l’anema ‘nfunno / pecchè nun tene curaggio / l’hanno arrubbato ‘o curaggio / pecchè nun tene curaggio / se so’ vennute ‘o curaggio //” Compilation Eroica, Appriesso ‘e stelle degli EPO Nuovo singolo con relativo videoclip anche per la rockband napoletana degli EPO che pubblicano Appriesso ‘e stelle. Un piccolo assaggio, energico e coinvolgente, di quello che sarà sicuramente un inizio anno scoppiettante per la band dalla ormai quasi ventennale esperienza. Una canzone che, come racconta Ciro Tuzzi il frontman del gruppo, “racconta della battaglia che quotidianamente combattiamo contro il silenzio. Un artista che non viene degnato di risposta, un disoccupato che deve aspettare mesi per ricevere il sussidio, un operaio che trova i cancelli della fabbrica chiusi senza preavviso […] è dedicata a tutte quelle persone che, come noi, non accettano di abbassare la testa” “Nuje ca’ currimme sempe/cadimme e po ce aizamme/ l’artéteca ce magna/nun ce fermammo maje”  

... continua la lettura